L’esecuzione di Jang Song-Taek, la pace nella penisola coreana e la Sovranità Nazionale della Corea democratica

Christof Lehmann, Nsnbc, 14 dicembre 2013

La vita ha preso una piega definitiva e drammatica per Jang Song-Taek, fino a poco prima da molti visto come il secondo leader più potente della Corea democratica. Cosa l’epurazione, la condanna per la cattiva gestione della sua agenda dell’apertura economica e l’esecuzione hanno a che fare con la sicurezza nazionale della Repubblica democratica popolare di Corea e con la prospettiva di pace nella penisola coreana?

602744-north-korea-kim-uncle-jang-song-thaekUna “svolta finale e drammatica” non significa solo la definitività della morte, ma anche e soprattutto che la manovra politica su Jang Song-Taek fornisce un quadro della leadership politica, militare e, non ultimo, del sistema giudiziario della democratica popolare del Repubblica di Corea.

Ascesa e caduta di Jang Song-Taek
CC09N0013H_N71_copy2Jang Song-Taek era lo zio acquisito del leader della Corea democratica Kim Jong-Un e marito di Kim Kyung-Hee, zia di Kim Jong-Un e sorella minore di Kim Jong-Il, che conobbe e corteggiò quando erano studenti presso la Kim Jong-Il University, nei primi anni ’70. Lo stretto rapporto con la famiglia Kim senza dubbio aprì le porte a Jang Song-Taek. Porte che usò e anche abusò. Nel 1986 divenne membro dell’Assemblea Popolare Suprema. Nel 1992 divenne membro del Comitato centrale del partito, e nel 1995 fu eletto Primo Vice-direttore del Dipartimento organizzazione e orientamento del partito. Il titolo di “vice”-direttore però, non si abbinava esattamente al suo carattere chiaramente assai ambizioso che l’ha portato alla caduta. In effetti non fu la prima volta che Jang Song-Taek finì nei guai; nel tentativo di accrescere il proprio potere venne espulso nel 2004, e poi reintegrato nel 2005, quando fu incaricato della supervisione dell’intelligence interna, della polizia e delle istituzioni giudiziarie della Corea democratica. Il suo lavoro gli portò la promozione, nell’aprile 2009, a un incarico importante nella Commissione della Difesa Nazionale della Corea democratica. Contemporaneamente, Jang Song-Taek fu scelto per diventare uno dei consiglieri più stretti di Kim Jong-Un, che doveva diventare il capo di Stato della RPDC dopo la morte di Kin Jong-Il, nel dicembre 2011.
Dopo la morte di Kim Jong-Il, Jang Song-Taek fu nominato tra i principali alti dirigenti e consulenti di Kim Jong-Un. Una posizione indispensabile per assicurare una transizione graduale del potere al nuovo capo di Stato, una posizione particolarmente sensibile perché la Corea è ancora in stato di guerra de facto, regolarmente minacciata di aggressione militare da USA e Corea del Sud, e ancora  più dipendente dai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Cina e la Russia, di quanto prevede il diritto internazionale. Infine, la sua posizione era anche particolarmente sensibile, perché Kim Jong-Un ha intenzione di trasformare l’economia della Corea democratica senza minacciarne il sistema politico, la stabilità, la continuità del governo e la sicurezza nazionale. Le macchinazioni di Jang Song-Taek si riferivano a quest’ultima e molto delicata questione, cosa che molto probabilmente l’ha portato al tradimento e infine alla caduta ed esecuzione il 13 dicembre 2013. Il 13 novembre, i suoi stretti sostituti Ri Ryong Ha e Chang Su Kil sarebbero stati giustiziati e Jang Song-Taek posto agli arresti domiciliari. E’ stato formalmente arrestato durante la riunione del Comitato dell’Ufficio Politico dell’8 dicembre 2013, come riporta l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA, il 9 dicembre 2013. (1)
Il 12 dicembre 2013, la KCNA riferiva che Jang Song-Taek era stato condannato per i crimini di cui era stato accusato da uno speciale tribunale militare del ministero della Sicurezza dello Stato e condannato a morte. La condanna a morte è stata eseguita subito. Le accuse contro di lui includevano grave cattiva gestione del suo assai sensibile portafoglio, accusa equivalente a cospirazione contro il Paese e grave corruzione. (2) Le esatte macchinazioni di Jang Song-Taek, che hanno portato al suo arresto, condanna a morte ed esecuzione il 13 dicembre, sono ancora poco chiare, e alcuni aspetti potrebbero non essere divulgati per ragioni di sicurezza nazionale. Detto questo, il suo arresto e processo sono stati seguiti ampiamente dai media della RPDC, inviando il segnale che Kim Jong-Un non solo consolida il governo di transizione, ma che la leadership coreana è saldamente con Kim Jong-Un, senza tollerare coloro che occupando gli uffici più affidabili nel Paese cospirano contro il corso seguito dalla Corea democratica stabilito dal governo.

Due modelli per la trasformazione dell’economia della Corea democratica e loro importanza per la visione della pace di Kim Jong-Un
Non solo Kim Jong-Un annunciò, nel suo discorso di Capodanno 2013, che voleva riformare l’economia della Repubblica democratica popolare di Corea, ma annunciò di volere trasformare la Corea democratica in una potenza economica regionale. (3) L’annuncio, fatto la sera di Capodanno del 2013 però, andava ben oltre lo sviluppo economico del Paese. In realtà, si trattava di un forte messaggio di pace. Un messaggio basato sull’acuta e chiara comprensione che la riunificazione pacifica della Corea potrà essere raggiunta se le economie del Nord e del Sud del Paese diviso saranno compatibili. Come sottolineato in un precedente articolo, Kim Jong-Un aveva lavorato a stretto contatto con dei consulenti tedeschi per avere l’esperienza sulla riunificazione tedesca, in parte amara, e che avevano collaborato con esperti coreani, in modo da adattarla alla situazione coreana. (4)
Kim Jong-Un, uomo con una visione di pace? Sembra quasi incredibile, se si giudica basandosi su BBC, CNN e altri media aziendal-finanziari occidentali. Inoltre, questa immagine della visione della pace di Kim Jong-Un non traspare nemmeno sui media cinesi o statali russi, “dalla politica editoriale indipendente” come Russia Today (RT). I dettagli dell’articolo di sopra neanche, perché Russia e Cina hanno consapevolmente sostenuto le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea democratica, dopo che aveva messo in orbita il suo primo satellite e, di nuovo, dopo che la leadership della Corea democratica rispose alle sanzioni illegali, volte a sabotare il suo sviluppo economico di “nazione sovrana”, effettuando un test nucleare “legittimo”. (5) (6)
Le accuse formali contro Jang Song-Taek, e soprattutto il fatto di essere stato accusato di cattiva gestione del portafoglio per l’apertura economica, come riporta KCNA, suggeriscono fortemente che Jang Song-Taek non solo aveva problemi nel riconciliarsi con i piani per lo sviluppo dell’economia della Corea democratica, fissati da Kim Jong-Un, ma molto probabilmente lavorava attivamente contro di essi, qualcosa di paragonabile al sabotaggio economico dello sviluppo economico del Paese. (7)
Alla luce dello sviluppo a lungo termine del Paese e della politica verso una riunificazione pacifica, qualsiasi sabotaggio equivarrebbe a una grave minaccia contro la sicurezza nazionale e l’obiettivo a lungo termine di una autodeterminata pace coreana. Dopo diversi anni di strette consultazioni con esperti internazionali, tra cui i maggiori esperti tedeschi, da cui attingere l’esperienza sulla riunificazione della Germania, la leadership della Corea democratica e Kim Jong-Un decisero di utilizzare il modello vietnamita per la trasformazione economica della Corea democratica, sviluppandolo nel modello nordcoreano basato sulla migliore tradizione del Juche. (8) Jang Song-Taek era un noto forte sostenitore di Deng Xiao Ping e del suo modello di trasformazione economica cinese. Il modello ha diversi seri svantaggi per la Corea democratica, in particolare riguardo la stabilità politica e la continuità del governo nel periodo di transizione e dopo. Una delle principali differenze tra la Cina e la Corea democratica, è che quest’ultima è di gran lunga più vulnerabile ai tentativi di sovversione estera e all’aggressione militare che non la Cina. Inoltre, anche se né la Cina né la Russia sono egemonie aggressive come gli Stati Uniti, che ha ancora il comando bellico delle forze militari della Corea del Sud, Cina e Russia hanno i loro interessi e una propria politica estera, che non sempre mette al centro la Corea democratica. Si ricordi solo il fatto che Cina e Russia votarono in concomitanza, alla fine del 2012 e all’inizio 2013, le sanzioni illegali contro la Corea democratica al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un abuso del loro privilegio di membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che deriva dal loro status di potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale.
Infine, se si ricorda il discorso di Capodanno di Kim Jong-Un dell’1 gennaio 2013, si comprende che Kim Jong-Un e la Corea democratica non hanno l’ambizione di essere esclusivamente fornitori di manodopera a basso costo e di minerali e risorse naturali a basso prezzo della Cina. Kim Jong-Un e il suo governo aspirano a relazioni di buon vicinato tra partner uguali e alla ricerca e sviluppo, nonché produzione, di alta tecnologia. E’ all’interno di questo contesto, che la “cattiva gestione del portafoglio dell’apertura economica di Jang Song-Taek” può essere intesa come seria minaccia alla sovranità nazionale e sicurezza nazionale della Corea democratica, non solo giustificandone l’epurazione, ma anche la sua esecuzione in quanto, molto probabilmente, colpevole di ciò che equivale ad alto tradimento. E’ anche in tale contesto si comprendono gli epiteti piuttosto emotivi come “quel cane” e altri attribuiti a Jang Song-Taek.
Personalmente sono contro la pena di morte, se non nelle più estreme circostanze, ma ciò è un altro discorso. Non a caso, le condanne più esplicite all’esecuzione di Jang Song-Taek provengono da Paesi la cui leadership è responsabile dell’esecuzione di Saddam Hussein e dell’omicidio di Muammar Gheddafi.

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Note:
1. Relazione sulla riunione allargata dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC, KCNA, 9 dicembre 2013.
2. No Room for Factionists to Live in: News Analyst, KCNA, 12 dicembre 2013.
3. Discorso di Capodanno di Kim Jong-Un, KCNA, 1° gennaio 2013.
4. Korea Crisis and Sanctions Designed to Sabotage Transformation of DPRK Economy, Christof Lehmann, nsnbc internazionale, 20 aprile 2013.
5. US Financial Sanctions Against DPRK as the Godfather of Nuclear Tests on Korea, Ronda Hauben, 5 aprile 2013, 4° Media, e Nsnbc International.
6. North Korea Nuclear Test: Diplomatic Tensions and Hypocrisy, Christof Lehmann, 12 febbraio 2013, Nsnbc International.
7. Relazione sulla riunione allargata dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC, KCNA, 9 dicembre 2013.
8. Korea Crisis and Sanctions Designed to Sabotage Transformation of DPRK Economy, Christof Lehmann, nsnbc internazionale, 20 aprile 2013.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

SONGUN – Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Corea democratica e Iran: un’alleanza spirituale

Issa Ardakani Réseau International 23 novembre 2013 – Asia Times

myriam20130804072846707Alcuni mesi fa, durante la parata a Pyongyang per il 60° anniversario dell’armistizio che pose fine alla guerra civile in Corea, abbiamo avuto una dimostrazione significativa del rapporto tra i membri fondatori dell’”Asse del Male”, la Repubblica islamica dell’Iran (RII) e la Repubblica democratica popolare di Corea (RPDC). Durante la parata, due soli uomini separavano il leader nordcoreano Kim Jong-Un e un generale iraniano. C’era solo un altro dignitario straniero a fianco di Jong-Un e del suo staff, il vicepresidente cinese Li Yuanchao. Il generale iraniano era l’unico addetto militare. Non è sorprendente che alla Cina sia concessa un tale onore per la parata. Cina e Corea hanno legami storici profondamente radicati, sono confinanti e lo Stato Maggiore Generale dell’Esercito Popolare di Corea (KPA) era composto in gran parte da ex partigiani che combatterono a fianco dei cinesi in Manciuria contro l’occupazione giapponese, negli anni ’30; i cinesi hanno versato molto sangue nella lotta a fianco dei nordcoreani, nella guerra civile in Corea, e la Cina è il principale partner commerciale della Corea democratica. E’ quindi del tutto normale che la Cina abbia questo status speciale. Ma perché l’Iran? Gli scambi commerciali tra l’Iran e la Corea democratica non sono elevati. In realtà, l’Iran ha un maggiore volume di scambio annuale con la Corea del Sud che non con la Corea democratica. E l’importanza della cooperazione nella difesa Corea democratica-Iran è diminuita drasticamente dopo che l’Iran ha eclissato la RPDC nella missilistica. Allora perché i nordcoreani assegnano al generale iraniano lo stesso rispetto per Yuanchao? E non solo nella parata, vi sono molti esempi in cui i due Paesi compiono grandi sforzi per sottolineare l’importanza del loro rapporto.
I rapporti Iran-Corea democratica si ampliarono dopo la rivoluzione islamica in Iran, ma la loro partnership raggiunse il culmine dopo lo scoppio della guerra Iran-Iraq (1980-1988). Durante questo conflitto, la Corea democratica fu la principale fonte di armi per l’Iran, rappresentando il 40% di tutte le importazioni di armamenti dall’Iran. Così, durante questo periodo, circa un terzo delle valuta estera della Corea democratica proveniva dalla vendita di armi all’Iran. Mohsen Rafighdoost, l’incaricato d’affari per i contratti sugli armamenti, ha detto che durante una visita a Pyongyang, negli anni ’80, Kim Il-Sung gli avrebbe detto: “Fin quando acquisterete armi da noi? Fabbricatevele!” Quando Rafighdoost disse che l’Iran era infatti riuscito ad avviare la produzione di alcune di queste armi, tra cui lanciarazzi multipli da 70 km di gittata, Kim si alzò prese Rafighdoost dalla sedia e l’abbracciò. Hung Son-Muk, ex ambasciatore della Corea democratica a Teheran, disse un giorno: “Crediamo molto ai progressi e alle realizzazioni della nazione rivoluzionaria iraniana, con lo slogan dell’indipendenza, della libertà e della Repubblica islamica, come la nostra.” Poi, il presidente iraniano (e attuale leader supremo Sayyid Ali Khamenei) riprese questi sentimenti: “I due governi e i due popoli di Iran e Corea democratica hanno molti tratti e ideali comuni. Questo  rapporto ha rafforzato le relazioni e la cooperazione tra i nostri due Paesi“. Recentemente, un coro dell’EPC (Esercito Popolare Coreano) ha eseguito un’interpretazione mozzafiato della canzone rivoluzionaria iraniana Ey Shahid! (O Martiri!), e queste immagini sono state orgogliosamente mostrate alla televisione di Stato iraniana. I due Paesi indicono la “settimana dell’amicizia” ogni anno, e spesso coordinano le loro azioni politiche, e la Corea democratica cerca di sfruttare il possibile riavvicinamento Iran-USA come trampolino di lancio per un suo riavvicinamento diplomatico. E’ risaputo che la Repubblica islamica non ha rapporti mitigati con gli altri Paesi islamici, in particolare i suoi vicini mediorientali. Le ragioni sono abbastanza evidenti: la maggior parte dei cosiddetti Paesi islamici del Medio Oriente sono agenti degli Stati Uniti, e da subito si opposero violentemente alla rivoluzione islamica in Iran. Alcuni, come l’Arabia Saudita e Qatar, sono anche sostenitori ideologici del salafismo, un’ideologia a cui la Repubblica islamica si oppone mortalmente. Così, dopo la rivoluzione, l’Iran si volse verso i Paesi socialisti laici: Siria, Libia, Nicaragua, Cuba, ecc., alleati ideologicamente più compatibili che non i Paesi musulmani, la cui base sociale e la politica internazionale si avvicinavano maggiormente a quelle dell’Iran dello Shah che a quelle della Repubblica islamica. La più convincente di queste relazioni fu il rapporto con la Corea democratica. Inaspettatamente, per via delle differenze geografiche e culturali (presunte) tra i due Paesi, si svilupparono stretti legami. Ma se si osserva da vicino, si nota che il rapporto Corea democratica-Iran è più profondo della semplice alleanza di convenienza, nata dalla comune opposizione all’imperialismo e all’egemonia statunitensi. In sostanza, l’Iran e la Corea democratica stranamente condividono un retroterra storico e la visione del mondo. Così, la ragione di questo straordinario organico partenariato politico è ideologica e culturale, piuttosto che materiale.
La Repubblica Islamica Iraniana (RII), con la sua retorica e le sue azioni, ha dimostrato la propria fede nell’autodeterminazione delle nazioni (in particolare le più povere, che i loro governi resero dipendenti dalle potenze straniere) e un modello di governo globale multipolare. Tuttavia, la Corea democratica era già in prima linea: è fedele alla sua opposizione all’occidente, mentre si distingueva dal resto del blocco socialista. Sebbene entrambi i Paesi siano giunti a tenere in conto la realtà delle riforme economiche, abbandonando su vari livelli la pianificazione economica autarchica che caratterizzava entrambi i sistemi, la privatizzazione è stata avviata a malincuore e solo per necessità. I due Paesi sembrano anche condividere certi valori morali. Negli anni ’70, nel tentativo di mantenere il proprio vantaggio economico rispetto al Sud, la Corea democratica si concentrò sullo sviluppo del commercio estero. Questo portò molti turisti stranieri, molti dai Paesi non socialisti. Questi osservatori videro che la società della Corea democratica era una società assai puritana,  qualcosa di inimmaginabile per i giovani di oggi, con il divieto di tenersi per mano, e anche di avere rapporti sessuali prima del matrimonio. L’abbigliamento impudico non è ammesso. (La donna indossa il tradizionale abito coreano, l’hanbok, un chador a capo scoperto). Erik Cornell, il primo ambasciatore svedese a Pyongyang veniva visto di traverso quando andava in pubblico mano nella mano con la moglie. Le scuole sono separate per sesso, tra cui la scuola dove l’ex leader Kim Jong-Il aveva studiato da bambino. Infatti, la prima critica culturale della Corea democratica nei confronti del Sud è la decadenza morale. Il Nodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea, una volta propagandava (tra l’altro) che la Corea democratica non ha “tossicodipendenti, alcolisti e degenerati dai desideri anormali.” Questa avversione alla sessualizzazione della vita pubblica è evidente anche nell’arte. Le canzoni pop hanno titoli nordcoreani come “Andiamo!” e “Le donne sono fiori” (cantata da un gruppo tutto al femminile, comunque). I film della Corea democratica sono di una purezza impeccabile, anche rispetto a quelli di altri Paesi del blocco socialista, senza mostrare alcun contatto fisico tra i due sessi e sempre incentrati sulla famiglia. Tale puritanesimo è molto familiare in una società religiosa come quella dell’Iran.
Queste caratteristiche comuni hanno un’unica origine. Al centro di questa partnership culturale vi è un principio ideologico: le rivoluzioni della Corea democratica e dell’Iran si riflettono a vicenda e segnano la completa trasformazione delle loro società, pur affermando e confermando certe vecchie tradizioni e credenze. Per esempio, prendiamo la riforma agraria della Corea democratica che ebbe inizio dopo la divisione della Corea nel 1945, e proseguita con maggior vigore dopo la fine della guerra di Corea nel 1953. Si sarebbe potuto supporre che la costruzione dell’agricoltura socialista in Corea democratica avrebbe riprodotto la spinta sovietica alla collettivizzazione dell’agricoltura degli anni ’20 e ’30, che richiesero severe misure punitive da parte del governo sovietico, con almeno centinaia di migliaia di vittime. Ma in questo caso non fu così. Si potrebbe quasi dire che la riforma agraria della Corea democratica violasse la norma dei sistemi socialisti dell’epoca. Lo specialista della Corea democratica, il ricercatore Bruce Cumings, traccia un quadro lucido della riforma agraria nordcoreana relativamente incruenta, ma molto efficace. La terra non fu sequestrata con la forza, i contadini “poveri” e i contadini “ricchi” non furono spinti gli uni contro gli altri. Invece, ogni famiglia (compresi gli ex proprietari, che nella società sovietica erano considerati “nemici di classe”) ricevettero quote uguali di terra appartenenti ad una “cooperativa agricola”. Queste cooperative non erano parte di una struttura di comando, ma piuttosto erano semi-autonome. Il governo forniva i macchinari in cambio di una tassa in natura (che variava a seconda della fertilità della terra). Inoltre, le tenute della famiglia venivano ereditate. La riforma agraria nordcoreana annullò un secolare sistema di schiavitù e sofferenze pur conservando le antiche tradizioni coreane. Non è un caso che questo sistema delle cooperative agricole ha anche una sorprendente somiglianza con quello descritto dallo studioso islamico Ayatollah Sayad Muhammad Baqir as-Sadr, le cui teorie influenzarono i principi economici della costituzione della RII (prima delle modifiche del 2004).
Lo Stato difende costantemente l’importanza della famiglia come unità fondamentale della società, e l’importanza della pietà filiale. Gli anziani vengono supportati da figli e nipoti. E fuori dalla singola famiglia, c’è la famiglia nazionale, lo Stato-famiglia che ha al vertice il padre del popolo. Nei media occidentali, la Corea democratica è spesso definita il “regno eremita”, le origini del termine sono in realtà coreane, risalenti alla dinastia Chosun (1392-1897) che adottò dure politiche isolazioniste in risposta all’aggressione dei vicini Paesi Cina e Giappone. Questa constatazione è ancora più straordinariamente astuta avendo i media occidentali sbagliato sulla Corea democratica. I programmi sociali e politici della Corea democratica, oltre che in modo puramente simbolico, provengono dalle tradizioni coreane permeate di valori confuciani. L’intellettuale sudcoreano Mun Woong Lee disse (nel 1976): “Ciò che è successo in Corea democratica nell’ultimo quarto di secolo può essere riassunto nella trasformazione nella nuova società-famiglia o Stato confuciana ben integrato dall’estensione della pietà filiale, espressa dalla forte lealtà verso il proprio leader. In una certa misura, allora possiamo dire che la società comunista che Chu Hsi aveva sognato, si materializzò nella Corea democratica.”
Riguardo l’Iran, fu lo zelo religioso che ha ispirato la rivoluzione iraniana, ma perché dopo 500 anni di Islam sciita gli iraniani finalmente si accorsero del potenziale rivoluzionario della loro religione? Ciò è dovuto al nuovo pensiero radicale emerso, al momento, soprattutto grazie agli scritti e ai discorsi di Khomeini. La rivoluzione ha segnato la fine di 2500 anni di monarchia nel Paese. Pertanto, fu un elemento importante delle correnti anti-reazionarie. In una lettera aperta del 1967 all’allora primo ministro Amir Abbas Hoveyda, Ayatollah Khomeini disse che il regime Pahlavi era “medievale”. Respinse il principio della monarchia come forma di governo retrograda, dichiarando: “… L’Islam è giunto per distruggere il palazzo della tirannia. La monarchia è la manifestazione reazionaria più vergognosa e oltraggiosa” e disse anche “la monarchia è un tradimento completo, anche i buoni re sono cattivi“. Nel gennaio 1989, Khomeini scrisse: “Dovete dimostrare che nella rivoluzione il nostro popolo si è ribellato contro l’oppressione e la reazione… Il popolo insorse contro l’oppressione e la reazione, per garantire che il puro, vero Islam fosse vittorioso sull’Islam capitalista, monarchico ed eclettico, in altre parole: (vittorioso) sull’Islam americano.” Khomeini vide la Rivoluzione islamica in realtà come una sorta di rivoluzione anti-islamica, in quanto rappresentava la grave sconfitta della forma di Islam che era prevalsa per secoli in Iran e altrove. Khomeini respinse l’apparato clericale islamico e la struttura politica dell’Iran (cioè la monarchia), legittimata dallo stesso clero. Più volte si mostrò sprezzante verso coloro che chiamava “i mullah della Corte (reale)“. Nonostante queste convinzioni radicali, Khomeini non era anti-tradizionalista e non rifiutò gli insegnamenti islamici dei secoli precedenti. Infatti, nella sua storica lettera a Mikhail Gorbaciov, raccomandò le opere di Mulla Sadra (1571-1636) e Ibn Arabi (1165-1240). E non voleva neanche che gli iraniani si distaccassero dal loro passato. E in effetti, uno dei motivi del suo appello al potere fu perché era profondamente iraniano laddove Mohammad Reza Shah non lo era. Tuttavia, la rivoluzione ha certamente suscitato una nuova visione della religione. Così, il legame iraniano-nordcoreano è un matrimonio tra la conservazione del retaggio tradizionale e la necessaria avanguardia nella creazione di nuove idee, accompagnati da un forte spirito collettivista: “[...] purtroppo, invece di unità e armonia tra di noi, ognuno mantiene la propria opinione individuale e, naturalmente, se 100 milioni di persone hanno 100 milioni di opinioni diverse, non potranno realizzare qualcosa, poiché la mano di Dio è nel gruppo. La solidarietà e l’unità sono essenziali. [...] Gli individui isolati non possono realizzare nulla.”
Tale connessione spirituale indica non solo che l’alleanza tra i due Paesi è probabilmente destinata a durare per molti anni, ma che la RII e i suoi alleati non musulmani hanno una solidissima base per cooperare di quanto probabilmente immaginino i governi occidentali. Questa alleanza multipolare sarà il principale ostacolo alla costruzione di un impero nel prossimo futuro.

IRAN-NORTH KOREAIssa Ardakani è un analista politico e storico di Detroit, scrive principalmente di argomenti sull’Iran, da cui è originario.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni della crisi nella penisola coreana

Aleksandr Vorontsov, Strategic Culture Foundation, 12.04.2013

544392Cresce la tensione nella penisola coreana. Pyongyang ha deciso di chiudere il complesso industriale di Kaesong, un’area industriale mista con la Corea del Sud, e ha suggerito che le ambasciate straniere siano evacuate dalla Repubblica popolare democratica di Corea per motivi di sicurezza.  Più significativa, in questa serie di passi, è stata la decisione del Plenum del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, svoltosi nel marzo 2013, riguardo la conferma giuridica dello status di potenza nucleare della Corea democratica e la decisione della Suprema Assemblea Popolare della Corea democratica “di rafforzare ulteriormente lo status di Paese in possesso di armi nucleari a fini di auto-difesa”. La maggior parte dei media, mentre dipinge un quadro vivido della militanza della Corea democratica, non cerca di capire le ragioni per cui il conflitto sul suolo coreano, oggi, abbia un’escalation così drammatica. Quando ci provano, di solito accusano Pyongyang di essere la causa di tutti i mali, sottolineando che dopo il terzo test nucleare della Corea democratica, si è attivato l’“incubo”. Di conseguenza, sorge la pressante necessità di esaminare le reali cause alla base di ciò che viene comunemente indicato come il “problema coreano”.
In breve, la causa iniziale è il nodo irrisolto della Guerra di Corea (1950-1953). Quest’anno è il 60.mo anniversario della fine della guerra e un accordo di pace tra i suoi protagonisti non è ancora stato firmato, vi è solo un accordo di armistizio (possibilmente solo sulla carta in questi giorni), quindi solo una temporanea cessazione delle ostilità, in altre parole. Ancora più importante, non vi sono relazioni diplomatiche tra le principali parti in conflitto, gli Stati Uniti e la Corea democratica.
La natura anomala di una situazione come questa appare ovvia. Pyongyang ha più volte suggerito che questo sorprendente anacronismo della guerra fredda venisse rimosso, ma invano: Washington si rifiuta ostinatamente sia di normalizzare le relazioni intergovernative sia di sostituire l’accordo di armistizio con un documento fondamentale che stabilisca una pace duratura nella penisola. In effetti, gli Stati Uniti dimostrano di avere “intenzioni ostili”, come vengono definite a Pyongyang; non a parole, ma con i fatti, una convivenza pacifica con la Repubblica Popolare Democratica di Corea non figura nei piani statunitensi. Piuttosto, cercano di eliminarla. Questo è il motivo per cui vi è un predeterminato stato di conflitto permanente nella penisola coreana, uno sviluppo ciclico della situazione di crisi acutizzata dalla relativa “remissione” e viceversa. Le azioni dell’occidente riguardo la Corea democratica appaiono come viziate dal comma-22. Gli appelli a sospendere il programma nucleare, evitando così la violazione dei principi del regime di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, sono spesso utilizzati per coprire la realizzazione di un programma segreto: il cambiamento di regime nella Corea democratica…
Di conseguenza, nei casi in cui Pyongyang sceglie il modello contrattuale delle relazioni con la comunità internazionale ed è pronta ad accettare compromessi reciproci riguardanti le  preoccupazioni (sulla non-proliferazione), l’occidente non vede ciò come una decisione indipendente dei nordcoreani, ma come una dimostrazione di debolezza, un trionfo della sua politica di pressioni. Seguendo tale logica, Washington e i suoi alleati sono non hanno fretta di valutare le misure prese da Pyongyang in base al merito, utilizzandole ai fini di una cooperazione costruttiva e di un modo per far avanzare la soluzione della questione nucleare nella penisola coreana, ma piuttosto per agire completamente all’opposto. Sulla base della falsa idea che la Corea democratica abbia cominciato a fare concessioni sotto pressioni esterne, l’occidente ritiene necessario aumentare queste pressioni al fine di mettere alle strette il suo avversario. E ogni volta questa politica duplice, fallisce. Convinta dalle vere intenzioni dei suoi partner, Pyongyang, con l’intenzione di collaborare, ma in nessun modo di capitolare, smette di giocare al gioco altrui e si adopera per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Di conseguenza, invece delle ulteriori concessioni, che ci si aspettava e del crollo tanto atteso della Corea democratica, l’occidente riceve in risposta nuovi test missilistici e nucleari.
La cronologia della crisi attuale è ben nota. Il lancio riuscito di un satellite nordcoreano del 12 dicembre 2012. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sceglie la forma più dura di risposta, sotto forma della risoluzione 2087 (22.01.2013), al contrario di un’occasione simile nell’aprile 2012, quando il Consiglio di Sicurezza si limitò a una dichiarazione del suo presidente. La Corea democratica, fortemente in disaccordo con tale decisione, così come con la logica statunitense, secondo cui “i suoi lanci non riguardano i satelliti, ma missili balistici a lungo raggio”, annunciava che “i colloqui a sei e la dichiarazione congiunta del 19 settembre non esistono più”. Come “segno di protesta”, Pyongyang ha effettuato il suo terzo test nucleare il 12 febbraio 2013, dopo aver sottolineato, in una dichiarazione del Ministero degli Esteri, che ci sono stati “più di 2.000 test nucleari e 9.000 lanci di satelliti” nel mondo, “ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai approvato una risoluzione che vieta i test nucleari o i lanci di satelliti”. In risposta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2094, il 7 marzo 2013, imponendo le sanzioni più severe che la Corea democratica abbia mai subito negli ultimi decenni.
Qual è stato il motivo per il rapido peggioramento del confronto nel 2013? Ci sono molte ragioni.  Tra le principali, gli avversari di Pyongyang di solito citano i seguenti: le palesi inesperienza, immaturità e avventurismo del giovane leader della Corea democratica, il desiderio d’intimidire Seoul, costringendola a credere che le armi nucleari vengono schierate, la Corea democratica ha drasticamente alterato l’equilibrio militare nella penisola a suo favore, ottenendo l’immunità dalle azioni del Sud, ed è ora in grado d’intimidire e di effettuare impunemente “provocazioni militari” contro la Repubblica di Corea. Tali atteggiamenti sono ormai diffusi e di conseguenza sono supportati dall’opinione pubblica sudcoreana. Nella comunità politica e tra gli esperti degli USA, sono aumentate notevolmente le richieste per impegnarsi in un cambiamento immediato e decisivo della politica in favore dell’adozione di misure volte a forzare il cambio di regime nella Corea democratica, aumentando drammaticamente la pressione esterna, così come l’isolamento e l’incoraggiamento dell’opposizione interna. A livello ufficiale, l’idea di colpire il livello di vita della popolazione della Corea democratica, tra le altre cose, è stato discusso apertamente. I sostenitori di questo tipo di azioni preferiscono non notare che i test nucleari della Corea democratica, a cavallo del 2012-2013, sono stati in larga misura una risposta alla riluttanza dell’occidente ad aprire un dialogo costruttivo con Pyongyang.
Ricorderete che, dopo che la Corea democratica aveva annunciato il suo ritiro dai colloqui a sei, nell’aprile 2009, i cinque membri rimanenti avevano dichiarato che trovare un modo per convincere Pyongyang a tornare ai colloqui era una priorità. Ed ecco, quando questo obiettivo è stato quasi raggiunto, in gran parte grazie agli sforzi diplomatici di Russia e Cina, e quando il governo della Corea democratica, nel 2011-2012, ha ripetutamente annunciato di essere disposto a continuare il suo coinvolgimento nel processo diplomatico a sei, Washington, Tokyo e Seoul, in contrasto con le loro stesse dichiarazioni, iniziarono ad avanzare pretesti e sostanzialmente fecero del loro meglio per ritardare la ripresa dei negoziati il più a lungo possibile. Così facendo, ancora una volta rivelarono i loro veri scopi: estendere la politica della “pazienza strategica”, che molti esperti statunitensi definiscono una variazione della “strategia del contenimento” della Corea democratica, in modo da aumentarne l’isolamento con il fine ultimo del cambio di regime. Avendo perfettamente compreso ciò dei suoi avversari, e tenendo conto, sugli esempi di Libia e Siria, della crescente inclinazione dell’occidente a usare la forza militare per rovesciare i regimi indesiderati, Pyongyang si considera libera nella scelta dei mezzi e ha adottato le misure necessarie per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Ciò non è l’unico motivo che spinge Pyongyang a prendere tali misure, naturalmente. E’ più che probabile che il desiderio del governo nordcoreano di compensare la sgradevole amarezza che nasce nella società, dopo il fallito lancio del satellite del 13 aprile, e la realtà della corsa allo spazio tra Corea del Nord e Corea del Sud vi gioca anche la sua parte. Inviando il suo primo satellite in orbita, come programmato, il 12 dicembre 2012, la Corea democratica ha vinto la corsa allo spazio. Ciò è stato preso piuttosto male al Sud, realizzando il riuscito lancio del proprio satellite un mese e mezzo dopo.
Nel frattempo, queste azioni trascinano verso un conflitto mettendo ormai la penisola coreana sull’orlo della guerra. Al fine di evitare ulteriormente il deterioramento della situazione, tutte le parti interessate devono avere autocontrollo, prima di tutto, e avere la massima concentrazione nella ricerca dei modi per riprendere i contatti politici.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: SONGUN: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Corea democratica e infrastrutture critiche

Dedefensa 5 aprile 20138183019375_aaeca7c287_z

Ci sono già state numerose “crisi” tra la Corea democratica e gli Stati Uniti (e la Corea del Sud “incidentalmente”) dalla fine della guerra fredda e dalla fine delle speranze per la riunificazione a metà degli anni ’90. (Il blocco dei tentativi di riunificazione è dovuto principalmente, tra le altre cose, alle macchinazioni per sabotare questi accordi tra Nord e Sud, da parte dei guerrafondai americanisti.) La crisi attuale è particolarmente “ricca”, perché va molto avanti nella sua dimostrazione, quindi offrendo una notevole gamma di opzioni operative e di interpretazioni politiche; opzioni per descrivere le diverse opportunità operative del dispiegarsi della crisi, e le valutazioni politiche per descrivere le varie spiegazioni della crisi. La più istruttiva, in questo caso, fa riferimento alle “valutazioni politiche” (cosa significa questa crisi?), le “opzioni operative” sono estremamente difficili da fissare nel sistemico torrente delle comunicazioni aperte al riguardo.
L’ultima notizia “operativa” è del giovane Grande Leader Kim Jong-Un al cui esercito ha dato il permesso di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. (Vedasi RussiaToday 4 aprile 2013): “Poco dopo che gli Stati Uniti hanno detto che si preparano a schierare un avanzato sistema di difesa antimissile a Guam, Pyongyang ha annunciato di aver approvato un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Nel frattempo vi sono articoli secondo cui la Corea del Nord sta spostando un missile a medio raggio sulle sue coste orientali.”) Se ci si chiede con cosa e come questo attacco nucleare avverrebbe, ovviamente si entra nel campo della FantasyLand che caratterizza l’attuale Corea democratica, straordinaria enclave nel sistema globale e ultra-liberale, ecc. Ma nel loro modo di trattare la “minaccia” della Corea democratica, gli strateghi e gli specialisti della comunicazione di Washington e del blocco BAO non sono meno sulla strada per FantasyLand. (Come ad esempio l’inglese Cameron, che ha annunciato che la Corea democratica possiede la capacità di attacco nucleare contro il Regno Unito (vedi The Independent, 5 aprile 2013), cosa tempestiva e benedetta nel dibattito in corso sul dispiegamento permanente di armi nucleari strategiche inglesi sui sottomarini SSBN che trasportano i missili SLBM Trident.) I sudcoreani non credono in una guerra. Russi e cinesi sono in guardia, ansiosi e timorosi che una manovra maldestra dell’uno o degli altri (soprattutto degli Stati Uniti, dopo tutto)… Lo spettacolo non deturpa il quadro attuale e un incidente che degenera in eventi incontrollabili è ovviamente possibile. Ad ogni modo, vengono date varie interpretazioni della crisi e dei conflitti potenziali.
• L’interpretazione “interna” di Justin Raimondo su Antiwar.com del 3 aprile 2013… Questa è l’interpretazione interna alla Corea democratica. Anche se non ha mancato di ricordare il rude e provocatorio avatar della politica degli Stati Uniti dal 1991, Raimondo essenzialmente non attribuisce la causa di questa crisi particolare o aggravamento, agli Stati Uniti, ma a una situazione di tensione interna al potere nella Corea democratica. Naturalmente, Raimondo ha detto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per muoversi in direzione della pace. “La retorica isterica che esce dalla Corea del Nord fa il suo corso: questo è, dopo tutto, il solo (e unico) capo di esportazione del Paese. Washington sa bene che Pyongyang non ha né i mezzi né l’intenzione di attaccare gli Stati Uniti, nonostante le minacce da operetta, eppure si comportano come se la minaccia fosse reale. In risposta, il segretario della Difesa Chuck Hagel ha annunciato “casualmente” che rinforzeranno le nostre difese contro i missili sulla West Coast. Le programmate esercitazioni militari USA – Corea del Sud, con la partecipazione di aerei con capacità nucleare che “fingono un attacco” alla Corea del Nord, sono una provocazione che ha fatto esplodere la risposta sulfurea di Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno solo fatto in modo di sospendere tutti i reali tentativi di pace nella penisola coreana: quando sembrava che la Corea del Sud stesse assumendo sul serio la prospettiva di una riunificazione con il Nord, Washington ha dato un taglio al processo. Ora che la figlia di un ex dittatore della Corea del Sud è giunta alla presidenza, le prospettive di una ripresa dell’iniziativa sono remote. In questo contesto, le provocazioni di routine di Washington hanno un effetto molto più grande sul Nord, che si vede in una situazione impossibile. Il Regno Eremita è più povero e più isolato che mai, e questo ha prodotto le dinamiche interne che guidano le azioni delle élite della Corea del Nord. Poco si sa degli sviluppi politici interni nel Nord, ma il passaggio da un capo supremo a quello successivo è sicuramente problematico in ogni sistema autoritario, e doppiamente in una monarchia “comunista”. Vi sono state a lungo tensioni tra il Partito coreano dei lavoratori al governo e l’esercito della Corea del Nord, e a quanto pare ciò si è inasprito a un livello insolito lo scorso anno, con notizie di un tentativo di assassinio di Kim Jong-Un, conclusosi con uno scontro a fuoco per le strade di Pyongyang.”
• Vi è l’interpretazione delle “macchinazioni strategiche” degli Stati Uniti, o del modo di utilizzare la crisi coreana (forse una guerra in Corea) per rafforzare ulteriormente l’influenza statunitense nella regione e creare un esercito anti-cinese. Questo è stato sviluppato alla luce della “svolta strategica” annunciata dagli Stati Uniti qualche mese fa, un cambiamento delle priorità generali dallo Spazio Atlantico a quello del Pacifico/Asia. L’argomento è, naturalmente, il crescente potere dei cinesi e le loro ambizioni espansionistiche, secondo l’interpretazione usuale degli strateghi del Pentagono e dei loro accoliti commentatori che sembrano darla per scontata, guardando il mondo come se si vedessero allo specchio, dove tutti ragionano come gli Stati Uniti e coltivano le stesse intenzioni degli Stati Uniti. L’articolo già citato da RussiaToday, ha detto un paio di cose al riguardo, alla fine dell’analisi, partendo dalle valutazioni dei giornalisti interessati alla questione.
Il corrispondente da Seoul Joseph Kim dice che gli Stati Uniti perseguono i propri interessi, essendo sempre più coinvolti nel conflitto. “Seguono costantemente e acquisiscono sempre maggiore influenza nella regione. Stanno tecnicamente cercando di tornare in Asia orientale per contrastare la Cina e la sua crescente potenza economica. E perché non utilizzare la Corea del Nord?” ha detto Kim a RT. “Per quanto riguarda i mezzi che gli Stati Uniti hanno scelto per raggiungere i loro scopi, vi sono altre questioni circa l’efficacia. Il giornalista investigativo Tim Shorrock ritiene che le azioni della Corea democratica siano state fraintese e che la risposta statunitense sia sbilanciata e porti al risultato opposto: “La Corea del Nord non vuole suicidarsi. Credo che stia facendo tutto questo per poter arrivare a un punto in cui possa negoziare un qualche tipo di accordo di pace con gli Stati Uniti”, ha detto. “Osservano e vedono questi bombardieri B-2, un richiamo assoluto del pericolo di una guerra con gli Stati Uniti, ma dà anche al monolitico Stato autoritario [l'opportunità] di dimostrare al popolo della Corea democratica che in effetti vi è una minaccia. Quindi, portando l’escalation a questo punto, gli Stati Uniti giocano proprio la mano di Kim Jong-un”.”
• Un punto interessante riguarda le misure militari prese dagli Stati Uniti… manovre, schieramento  di alcune navi antimissile, voli dimostrativi di B-52, B-2 e F-22, la costruzione di difese strategiche nell’isola Guam. E per quanto ne sappiamo, non una parola su una portaerei di rinforzo. Nel caso di una grave crisi, gli Stati Uniti hanno l’abitudine, nella loro tecnica del rafforzamento volto ad affermare la loro potenza e a scoraggiare il nemico preparandosi ad ogni evenienza, di schierare per primi dei gruppi di  portaerei (anche se già uno è nella zona), con l’effetto della “comunicazione strategica” fornita da questo gesto. Non l’hanno fatto finora, a quanto pare. Questa situazione è da notare, a nostro avviso, si può riferire a tre elementi: 1) non vi è il desiderio politico di un eccesso nel drammatizzare la crisi, 2) non c’è il desiderio dei capi militari, anche per loro, di drammatizzare la crisi, 3) in particolare, a nostro avviso, perché si tratta di una situazione di fatto, una dimostrazione della situazione strategica estremamente ristretta degli Stati Uniti, data dalla disponibilità di portaerei, come si è visto più volte nelle ultime settimane (26 gennaio 2013, 11 febbraio 2013, 4 marzo 2013).
• Vi sono le interpretazioni “complotiste”, come al solito, provenienti da ogni angolo di Internet. Mai dimenticare il mini-sottomarino carico di armi nucleari della Corea democratica, forse, in transito nei pressi delle coste USA di Sorella Sorcha (WhatDoesItMeans, 8 marzo 2013); “pompata” e “rinfrescata” dalla notizia riportata da Zerohedge.com il 3 aprile 2013, secondo cui “osservatori” della Corea del Sud hanno perso il contatto con tre di questi mini-sottomarini nordcoreani). L’approccio tradizionale del complotto a questo proposito, viene presentato dal sito Infowars.com, specialista in questo tipo di interpretazioni, il 3 aprile 2013). E’ anche più di una supposizione, ma una rivelazione o dichiarazione… “Il piano della Federal Reserve di distruggere l’economia e fare spazio al governo mondiale e una economia autoritaria globalista, supportate da un sistema di controllo da polizia di Stato, che richiederà un prerequisito sufficiente, e questo presupposto può benissimo essere una nuova guerra nella penisola coreana“, un’interpretazione annessa riguarda l’articolo “Una guerra accidentale” (Los Angeles Times 3 aprile 2013: “…quando le forze sono in allerta e minacce di attacchi preventivi volano, anche se inverosimili, potenzialmente si creano situazioni d’innesco in cui movimenti tattici, anche di piccole dimensioni, potrebbero essere male interpretati“).
E’ difficile trarre una lezione precisa, e ancora più fare una previsione. Ma non siamo qui per questo lavoro (di previsione), che ha poco senso in un momento come il nostro, segnato dal disordine e caratterizzato da una dimensione escatologica, nel senso che l’elemento umano, con tutto il suo armamentario e nonostante i suoi ornamenti, non domina tutti gli eventi, e tanto meno le loro cause, in particolare i più importanti di questi eventi. Ciò è rafforzato dal carattere incontrollabile dei due avversari principali del momento  (la Corea del Sud è ancora relegata al rango di colonia strategica degli Stati Uniti, un ruolo secondario ma anche così strano rispetto alla sua posizione): il capriccioso, brusco e a volte surreale regime nord-coreano, e la natura ossessiva degli Stati Uniti nell’identificare le minacce e usare la forza militare… in questa constatazione di mancanza di controllo alla luce della durata della crisi, ha portato a prendere in considerazione un conflitto con la Corea democratica, nonostante o forse a causa di alcuni aspetti grotteschi delle considerazioni che la precedono e la caratterizzano, non vergognandosi di queste stranezze.
Come sappiamo e come è stato ripetuto, ci sono già state numerose “crisi”, in generale allarmi transitori e conseguenti gesticolazioni tra i due, la Corea democratica e gli Stati Uniti. Questa volta, la sequenza è più lunga e presenta alcuni aspetti gravi. In un certo senso, si potrebbe dire che questa sequenza potrebbe essere presa più “seriamente” rispetto alle precedenti. Nonostante la disposizione militare e la critica drammatizzazione della crisi contro di loro, gli Stati Uniti mostrano una certa moderazione rispetto ai precedenti episodi segnati da atteggiamenti minacciosi, gesticolazioni militari e dal solito (dall’11 settembre 2001) parossismo della comunicazione bellicista; le misure militari sono anche caratterizzate da una maggiore attenzione difensiva, sempre in relazione ai casi precedenti. Ciò può essere dovuto sia alla più misurata squadra di sicurezza nazionale vigente (Kerry-Hagel) rispetto alle precedenti, ad una certa consapevolezza della situazione generale mondiale e dei rischi portati dal disordine che segna la politica e la strategia, con l’aggiunta della constatazione della realtà della riduzione delle loro capacità di potenza strategica. In un certo senso, questa sequenza di crisi con la Corea democratica ha dei caratteri che l’inseriscono, più delle precedenti, nella situazione generale che conosciamo, assieme alla mancanza di controllo causata dal carattere prevalente escatologico, e dall’incertezza che quindi ne indica la priorità… Si potrebbe dire, tanto gli avatar della Corea democratica sembravano finora provenire da un dominio separato dalla situazione generale, che questa sequenza sembra condurre all’integrazione della situazione critica nordcoreana in ciò che abbiamo identificato come nuova situazione generale di infrastruttura critica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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