Il principio di Newton russo: Mosca si prepara alla chiamata alla guerra occidentale

VestiReseau International 12 settembre 2014

7999e60b815e24bffbdc478aa7923fb9La Russia deve essere pronta a qualsiasi provocazione bellica. S’è parlato al Cremlino delle nuove armi per l’esercito nel prossimo futuro. Vladimir Putin ha avuto una riunione sul programma degli armamenti del governo entro il 2025, mentre l’infrastruttura militare della NATO si avvicina ai confini della Russia. Mosca non ha intenzione di rimanere inerte, come negli anni ’90. Il presidente ora dirigerà personalmente i lavori del complesso militare-industriale.
Spettacolo affascinante: il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, decollava da sotto il mare e scompariva all’orizzonte. Questo è il primo lancio dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco. E il primo lancio riuscito, come annunciato dallo Stato Maggiore Generale, dopo pochi minuti le testate del missile raggiungevano il loro obiettivo in Kamchatka. “Nell’ambito dei test del sottomarino lanciamissili strategico ‘Vladimir Monomakh’ è stato lanciato con successo un missile strategico dal Mar Bianco“, annunciava con orgoglio il comandante della Marina militare Victor Tshirkov. Ciò è servito a introdurre il grande incontro al Cremlino sul nuovo programma degli armamenti del governo.
Al fine di valutare il numero di missili, sottomarini, carri armati e armi varie necessari alla Russia, Putin ha riunito i vertici militari e finanziari, iniziando con questa notizia: “È stato firmato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Questo comitato riferisce al Presidente. Abbiamo discusso la questione con il governo e il capo del governo. Abbiamo convenuto che in questo modo il lavoro sarà più efficace, considerando che la commissione supervisionerà una parte significativa della sostituzione delle importazioni. Su tale punto devono concordare non solo il governo ma anche le varie strutture direttamente sotto l’autorità del presidente“, ha spiegato il presidente ai partecipanti alla riunione. Il Vicepresidente del Comitato sarà il vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisionerà i lavori del complesso militare-industriale. La sua prima preoccupazione sarà il nuovo programma degli armamenti del governo per il periodo 2016-2025. Questo programma ha una base finanziaria solida; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000 e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari. Il presidente ha sottolineato che si tratta di enormi spese necessarie. “Questa concentrazione di risorse si spiega con il fatto che dobbiamo ri-equipaggiare l’Esercito e la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa. Non è collegata ad alcuna corsa agli armamenti. Questo perché il nostro armamento principale, il nostro sistema difensivo e i nostri sistemi offensivi sono in esaurimento o obsoleti, sostituendoli con equipaggiamenti avanzati e moderni, dall’affidabilità solida. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, quando la nuova tecnologia passò a una produzione ridotta e le fabbriche hanno perso le loro capacità e i loro dirigenti“, ha proseguito il presidente russo.
Il Capo di Stato Maggiore fornisce dati sulla situazione di agosto. L’esercito ha ricevuto 3600 armamenti di base e 241000 pezzi. Quali esattamente, non l’ha specificato. I dettagli probabilmente furono riportati nella riunione a porte chiuse. Vladimir Putin ha impostato la nuova missione del Consiglio del complesso militare-industriale e i punti cui prestare attenzione: “Bisogna misurare in modo affidabile e completo le potenziali minacce alla sicurezza militare del nostro Paese. Ciascuna di tali minacce deve essere definita adeguatamente come un’efficace risposta. Come sappiamo, da un paio di anni gli Stati Uniti hanno violato unilateralmente il trattato ABM, attivando il loro sistema di difesa antimissile. I colloqui al riguardo non funzionano, tanto che il sistema viene sviluppato in Europa e Alaska, presso i nostri confini”, ha avvertito il capo dello Stato. “L’espansione della NATO a Est è una seria preoccupazione. Le promesse su ciò di Stati Uniti e loro alleati sono dimenticate. Sapete che è stato deciso recentemente di aumentare la presenza della NATO in Europa orientale. La Crisi ucraina, causata e creata dai nostri partner occidentali, viene ora utilizzata per rilanciare il blocco militare della NATO. Tutto ciò deve essere preso in considerazione e considerato nel processo decisionale per garantire la sicurezza del nostro Paese. Faremo tutto ciò che è necessario affinché la sicurezza sia affidabile e completamente garantita. abbiamo già annunciato e ripetuto che, se saremo costretti, dico costretti, adotteremo misure adeguate per garantire la nostra sicurezza. L’abbiamo detto più e più volte, e vedremo che ne conseguiranno reazioni isteriche quando saranno adottate definitivamente tali decisioni ed agiremo. Voglio sottolineare che tutto ciò che facciamo è una risposta“, ha ripetuto il presidente. “Un’ulteriore minaccia alla Russia è il rapido colpo globale (Prompt Global Strike), studiato e attivamente sviluppato dagli Stati Uniti, e che dovrebbe annientare tutti i centri di comando delle forze strategiche. La Russia non rimarrà semplice spettatrice“. Come annunciato dal viceministro della Difesa e dal segretario del nuovo comitato, la Russia svilupperà la propria risposta. “Possiamo, se saremo costretti dal materializzarsi della minaccia, prima di tutto sviluppare la risposta a tale nuova arma“, è stata la risposta ai giornalisti del viceministro della Difesa russo Jurij Borisov. “I finanziamenti per questi programmi si baseranno sull’economia russa e non sarnno a scapito dello sviluppo“.
Alcuni vorrebbero riprendere la corsa agli armamenti, ovviamente non rientrano in tale quadro, è assolutamente escluso. Agiremo secondo le reali prospettive di sviluppo economico“, ha detto Vladimir Putin. “Se il programma del governo precedente era basato sulla modernizzazione delle armi esistenti, il nuovo programma sarà anticipare“, afferma Dmitrij Rogozin. “La posta in gioco sono le armi intelligenti ad alta tecnologia“. “Questo programma degli armamenti deve garantire la piena possibilità difensiva del nostro grande Paese, con l’uso di armi ‘intelligenti’ che, dice, trasformeranno il soldato e l’ufficiale in operatori degli armamenti; queste armi saranno attivate a distanza dagli operatori militari, lontano dalle zona di combattimento. De facto, dobbiamo vedere il nemico prima che lui ci veda, sentirlo prima che ci senta, rilevarlo, seguirlo e distruggerlo“, ha detto Dmitrij Rogozin sulle nuove armi intelligenti. Un altro compito attuale è la sostituzione delle importazioni in risposta alle possibili sanzioni economiche degli occidentali. “Non abbiamo intenzione di disturbare indebitamente la cooperazione con i nostri partner stranieri, ma dobbiamo comprendere i rischi esistenti, la nostra industria deve essere pronta a fornire attrezzature e materiali critici necessari e disporne la produzione, come di conseguenza tecnologie, sviluppo e base tecnica”, questo è il compito specificato da Vladimir Putin ai dirigenti del complesso militare-industriale. Oltre all’indipendenza, ciò sarà uno stimolo per l’industria degli armamenti. Tali ordini erano attesi da tempo nel settore.
Il secondo incontro s’è svolto a porte chiuse, costituendo la prima riunione della nuova commissione militare-industriale guidata da Vladimir Putin. Qui il Cremlino ha finalmente approvato il nuovo principio delle Forze Armate russe, il principio della non-aggressione, del non intervento e dell’autosufficienza militare.

BulavaMonomakhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le probabilità di un’aggressione alla Siria

Ghaleb Kandil New Orient News 12/09/2014
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal – Reseau International
10151331Molti sostenitori della Resistenza si preoccupano legittimamente delle manovre degli Stati Uniti con il pretesto della lotta al terrorismo, dopo aver per anni assemblato e sostenuto economicamente e logisticamente le reti terroristiche per colpire e distruggere lo Stato siriano. Tutte le marionette locali delle agenzie d’intelligence occidentali e miliardi di dollari sono stati messi a disposizione della coppia terroristica internazionale David Petraeus e Bandar bin Sultan, per la campagna contro la Siria. Tuttavia, queste due eminenti figure dell'”intelligence occidentale e del Terzo Mondo” hanno perso la scommessa ed infine sono stati licenziato per il fallimento totale dei loro tentativi davanti la solidità dello Stato, del popolo, dell’esercito nazionale e del suo comandante, il Presidente Bashar al-Assad. Ma ora ci chiediamo, ancora una volta, se l’impero statunitense sconfitto e il suo seguace saudita minacciato dal “cataclisma del SIIL”, non useranno la loro guerra al terrorismo per coprire l’aggressione alla Siria, i raid dell’aviazione degli Stati Uniti sulle posizioni dell’esercito nazionale siriano faciliterebbero l’avanzata dei gruppi terroristici nella regione, che saranno addestrati in Arabia Saudita [1], oltre a quelli già addestrati in Giordania [2] avendo l’incarico di staccare la striscia di confine adiacente le alture del Golan e le Fattorie di Shebaa al comando di agenti segreti sionisti. [3] La risposta è ovvia e immediata, ogni sciocchezza è possibile da parte delle potenze coloniali e delle forze reazionarie ad esse asservite, quando affrontano disperazione e sconfitta. Pertanto, la prima cosa da fare è prepararsi al peggio, ed è ciò che è sempre all’ordine del giorno della Direzione siriana e del suo Esercito, e sempre considerato dall’Asse della Resistenza e dai suoi alleati Russia, Cina, India e Paesi BRICS. Infatti, una tale stupida e potenzialmente assai pericolosa avventura è ancora più probabile dato che circostanze e ragioni che costrinsero Obama ad annullare l’assalto minacciato alla Siria, lo scorso anno, sono ancora più gravi oggi; la potenza dell’Esercito nazionale siriano s’è rafforzato in tutti i settori, compresa la Difesa aerea, per ammissione del Capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, e il partenariato e la cooperazione militare tra Repubblica araba siriana, Federazione Russa ed Iran s’è rafforzata. La Russia, che aveva espresso la propria disapprovazione intercettando dei missili diretti sulla Siria nel settembre 2013 [4], ha ulteriori motivi per lanciare messaggi più forti e seri; il confronto USA-Russia in Ucraina e la sanzioni occidentali l’hanno ancora più convinta della correttezza della visione siriana sulla mentalità coloniale di Stati Uniti e NATO che minaccia il mondo intero! Per l’Iran, la posizione è ancor più chiara essendo la Siria considerata baluardo del Medio Oriente libero!
Non è un caso che il “circo degli Stati Uniti” a Jidah [5] coincide con l’annuncio dell’aumento di dieci volte del commercio russo-iraniano e con la dichiarazione di Mosca di sostenere la strategia per sviluppare l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), facendone un’alleanza internazionale attiva [6] in tutte le regioni, in particolare con l’Iran. Inoltre, la stessa griglia di lettura va applicata alle notizie provenienti da Russia, Cina e Iran [7]: un avvertimento netto contro qualsiasi attacco alla sovranità degli Stati; implicitamente anche la sovranità della Repubblica araba siriana. Dichiarazioni che saranno tradotte efficacemente sul suolo siriano, con il sistema di cooperazione militare e di sicurezza con gli alleati della Siria che sarà attivato e sviluppato a tempo debito. Ciò è necessario per scoraggiare gli Stati Uniti dalla loro orgia brutale contro uno Stato che si batte contro il terrorismo da solo, al posto di alleati e nemici! Detto ciò, e in previsione di uno stupido attacco, in ogni caso è necessario ricordare la dichiarazione del ministro siriano Walid Mualam, che sinteticamente ha detto che qualsiasi operazione aerea in territorio siriano senza previo coordinamento con il governo della Siria, sarà considerato un attacco che richiederà la legittima risposta difensiva. [8] Gli Stati Uniti, nella loro cosiddetta guerra al terrorismo, ideata per colpire la Siria, hanno scelto di continuare ad armare e finanziare altri gruppi terroristici per demolirla e ostacolarla. Vestono i loro agenti e mercenari di mille maschere, in collaborazione con i governi turco, qatariota e saudita, impantanati fino alla testa nel terrorismo taqfirista. Ciò conferma che “l’alleanza di Jidah” non è volta a contenere il terrorismo o a distruggerlo, ma ad usarlo ancora! Inoltre, l’evasività della Turchia [9] e la riluttanza inglese e tedesca offuscano il quadro della situazione. Naturalmente, la visita di Staffan de Mistura (nuovo inviato delle Nazioni Unite in Siria) a Damasco e il suo incontro con il Presidente Bashar al-Assad, sottolineano la priorità della lotta al terrorismo, parallelamente alla carnevalata della conferenza di Jidah, suggerendo a molti osservatori che gli Stati Uniti cercano di rassicurare Damasco. Alcuni credono che abbiano finalmente deciso di domare i loro agenti prima di mutare copione con lo Stato siriano. Ma la storia ci spinge a considerare le sempre cattive intenzioni degli Stati Uniti e a comportarci di conseguenza, in primo luogo. E se mai si dovesse stringerne la mano e sorridergli, nulla vieta di mostrare le zanne, come la Siria può fare al lupo americano e alle sue iene regionali, se necessario!

Note:
[1] L’Arabia Saudita ospiterà campi di addestramento per i ribelli siriani
[2] Washington parteciperà all’addestramento dei ribelli siriani [in Giordania]
[3] Israele in terra siriana: una striscia di confine fino a Damasco: “L’Asse della Resistenza osserva da vicino le pendici orientali del monte Hermon. Fonti attendibili indicano che Israele ha intenzione di occupare la striscia di confine dei villaggi drusi che si estende fino al Rif di Damasco, apparentemente per difendersi dai massacri commessi dai gruppi terroristici siriani… Allo stesso tempo, Israele non si risparmia nel rifornire armi ai terroristi di “Jabhat al-Nusra”, assieme ad assistenza chirurgica e supporto logistico, al fine d’imporre il dominio sulle posizioni dell’Esercito nazionale siriano nella zona centrale di Qunaytra. Insomma, l’Asse della Resistenza si prepara ad affrontare una situazione già vista con l'”esercito di Lahd” nel sud del Libano“. (Antoine Lahd ex-generale dell’esercito libanese, tra il 1984 e il 2000 fu il capo dell’ASL, la milizia libanese alleata dell’esercito israeliano nel sud del Libano).
[4] Il retroscena del lancio di due missili nel Mediterraneo
[5] Coalizione contro l’IS: i Paesi del Golfo si sono riuniti a Jidah
[6] La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo; i primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
[7] La guerra contro l’IS: Washington vuole “violare la sovranità degli stati”, secondo Teheran
[8] Mualam: la Siria è disposta a collaborare regionalmente e internazionalmente nella lotta al terrorismo
[9] La Turchia non parteciperà alle operazioni contro i jihadisti dell’IS

syria-harra-falls-as-syrian-army-continues-advance-01-jan-14Ghaleb Kandil direttore del Centre New Orient News (Libano)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qualcuno già combatte il SIIL: l’Esercito Arabo Siriano

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 15/09/2014

13921221000486_PhotoI1Dal 2011, l’Esercito Arabo Siriano (EAS) ha intrapreso una guerra implacabile sul territorio siriano contro ciò che fin dall’inizio ha chiamato invasione di estremisti settari armatissimi ed eterodiretti. In retrospettiva, la natura ridicola degli articoli del Guardian, come “I ribelli siriani si uniscono per cacciare Assad e sostenere la democrazia” è chiara. L’articolo riporta affermazioni sulla Siria in linea con le storie raccontate in occidente, affermando: “In uno degli scontri più feroci dall’insurrezione, le truppe siriane finalmente hanno preso il controllo della città di Rastan, dopo cinque giorni di intensi combattimenti con i disertori dell’esercito schieratisi con i manifestanti. Le autorità siriane hanno detto che combattono bande terroriste”. Col senno del poi, e dopo aver esaminato l’evidente situazione sui campi di battaglia della Siria oggi, le autorità siriane hanno chiaramente ragione. Poco dopo che la NATO effettuò con successo il “cambio di regime” in Libia nel 2011, sotto il falso pretesto dell'”intervento umanitario”, armando, finanziando e sostenendo via aerea i mercenari settari in Libia, ha iniziato ad infiltrarli costantemente in Siria dal confine settentrionale con il membro della NATO Turchia. I terroristi dell’organizzazione terroristica, secondo il dipartimento di Stato, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), contattò ufficialmente i terroristi che combattono in Siria per offrirgli armi, denaro, addestramento e combattenti. Il London Telegraph riferiva nell’articolo “I capi libici islamici incontrano il libero gruppo dell’opposizione armata siriana“, che: “Gli incontri indicano i crescenti legami tra il nuovo governo della Libia e l’opposizione siriana. Il Daily Telegraph ha rivelato che le nuove autorità libiche avevano offerto denaro e armi alla crescente insurrezione contro Bashar al-Assad. Belhaj ha anche discusso l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, ha detto la fonte”. Infatti, i vertici, anche nel lontano 2011-2012, dei cosiddetti “ribelli moderati” erano legati ad al-Qaida, confermando le dichiarazioni del governo siriano di lottare contro il terrorismo straniero, e non una “rivolta pro-democrazia”. Oggi, l’occidente ha espunto ogni retorica “pro-democrazia”, con l’estremismo settario che chiaramente guida i militanti dalle frontiere della Siria con Libano e Iraq. Invece, l’occidente non s’è rassegnato ai tentativi di distinguere i gruppi come al-Nusra affiliati ad al-Qaida. e la loro controparte dello Stato islamico (SIIL), sostenendo che quest’ultimo deve essere affrontato con urgenza, anche a costo di cooperare ancora con l’ex-organizzazione terroristica designata dal dipartimento di Stato USA.

La lunga guerra della Siria
77829 Mentre i combattimenti feroci in Siria iniziarono nel 2011, la guerra dell’estremismo settario eterodiretto iniziò una generazione prima. Nel 1976-1982 il padre del presidente siriano Bashar al-Assad, Hafiz al-Assad, avviò la grande guerra ai Fratelli musulmani. Dopo la dissoluzione dell’organizzazione in Siria, fuggirono e successivamente furono ricostituiti da Stati Uniti e Arabia Saudita, divenendo al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, combattendo l’Unione Sovietica. Nella relazione del 2008 del Centro antiterrorismo (CTC) dell’US Army di West Point, “Dimamitardi, conti bancari e sangue: al-Qaida da e per l’Iraq“, affermava inequivocabilmente che: “Nella prima metà degli anni ’80 il ruolo dei combattenti stranieri in Afghanistan era trascurabile ed ignorato dagli osservatori esteri. Il flusso di volontari provenienti dal centro dei Paesi arabi era solo un rivolo, anche se c’erano legami significativi tra i mujahidin e i musulmani dell’Asia centrale, soprattutto tagiki, uzbeki e kazaki. Individui come il suddetto Abu al-Walid, furono reclutati con campagne di sensibilizzazione ad hoc avviate in Afghanistan, ma nel 1984 le risorse versate nel conflitto da altri Paesi, in particolare Arabia Saudita e Stati Uniti, aumentò come l’efficacia e la raffinatezza dei reclutamenti. Solo allora gli osservatori stranieri notarono la presenza di volontari stranieri. La repressione dei movimenti islamici in Medio Oriente contribuì ad accelerare la partenza dei combattenti arabi per l’Afghanistan. Un processo importante fu la brutale campagna del regime siriano di Hafiz Assad contro il movimento jihadista in Siria, guidato dall'”avanguardia combattente” (al-Talia al-Muqatila) dei Fratelli musulmani siriani. Il giro di vite avviò l’esodo dei militanti dell’avanguardia negli Stati arabi confinanti. Nel 1984, molti di loro si diressero da Arabia Saudita, Quwayt e Giordania al sud-est Afghanistan per combattere i sovietici”. Nonostante termini come “repressione” e “brutale campagna,” è chiaro che il CTC si riferisce ai pesantemente armati e militarizzati movimenti estremisti su cui gli USA presumibilmente conducono “repressive e brutali” campagne in tutto il pianeta, anche nel vicino Iraq. E’ anche chiaro che la Siria combatte l’estremismo settario da decenni, di cui l’attuale violenza protratta è semplicemente l’ultimo capitolo. E’ anche chiaro che Stati Uniti ed Arabia Saudita certamente puntellano l’estremismo regionale dei Fratelli musulmani e delle sue varie fazioni armate, come di al-Qaida e quindi del SIIL. La Siria combatte una lunga guerra contro gli ascari dell’imperialismo, i terroristi armati fino ai denti ed infiltrati che agiscono da mercenari e da pretesto, se tutto il resto fallisse, per i loro Stati-sponsor d’intervenire direttamente per fermare il caos sparso dai loro piani.

C’è solo un logico alleato nella guerra al SIIL
Se l’occidente fosse veramente interessato a combattere il SIIL, avrebbe un solo alleato nella regione, l’Esercito Arabo Siriano che combatte ferocemente il SIIL ed i suoi affiliati dal 2011, e i suoi predecessori da decenni. Ciò che l’occidente invece propone è aumentare l’armamento e il finanziamento dei cosiddetti “moderati” del SIIL, al-Nusra e innumerevoli altre fazioni estremiste, svelando l’ipocrisia e la doppiezza assoluta delle sue intenzioni in Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Si tratta di geopolitici incendiari che cercano di spegnere le fiamme dei loro crimini gettando benzina sull’inferno che infuria. Infatti, dal 2011 i cosiddetti “moderati” dell'”esercito libero siriano” collaborano apertamente con il LIFG, organizzazione terroristica per gli Stati Uniti. Sarebbe inoltre confermato che l'”esercito libero siriano” combatte al fianco della filiale di al-Qaida (se non sua componente integrale) al-Nusra nel territorio che ora sarebbe controllato dal SIIL. Il SIIL infatti non nasce da moderati idealisti, solo il racconto per nascondere l’esistenza e l’entità degli aiuti esteri al SIIL in Siria, e ora in Iraq e in Libano, è cambiato. Fin dall’inizio, e in effetti, prima della guerra in Siria, una grossa forza mercenaria genocida e settaria fu prevista per devastare la regione per conto degli Stati Uniti e dei loro partner regionali, il piano fu svelato già nel 2007. Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh avvertì, in un profetico articolo sul New Yorker del 2007, intitolato “The Redirection, la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione collabora con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli USA inoltre partecipano ad operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam ed ostili agli USA, e inclini verso al-Qaida”. Non si può più negare che l’occidente sia la causa, non la soluzione, del caos che lentamente devasta tutto il Medio Oriente e oltre. Non si può negare che l’unica vera forza regionale che combatte al-Qaida e la miriade di suoi alias sia il governo siriano con l’appoggio degli alleati Libano, Iraq, Iran e anche della Russia. L’occidente che posa da “nemico” del SIIL creando una coalizione composta dagli stessi patrocinatori dell’organizzazione terroristica, illustra l’audacia concessa all’occidente con i suoi immensi potere ed influenza ingiustificati, potere ed influenza che devono essere ridimensionati per risolvere veramente le violenze in Medio Oriente ed evitare che un caos simile sia istigato in altre parti del mondo.

1852Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica a Bangkok, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Contro” lo Stato islamico, chi c’è dietro il califfato?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 12 settembre 201410660359Lo Stato islamico (IS) viene ritratto come nemico degli USA e del mondo occidentale. Con il supporto indefettibile dell’alleato inglese, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ordinato una serie di bombardamenti sull’Iraq presumibilmente al fine di sconfiggere l’esercito ribelle dello Stato islamico (IS). “Non vacilleremo dalla nostra determinazione a contrastare lo Stato islamico… Se i terroristi pensano d’indebolirci con le minacce, non fanno che sbagliarsi al massimo“. (Barack Obama e David Cameron, Rafforzare la NATO, London Times, 4 settembre 2014) Ma chi c’è dietro lo Stato islamico? Con amara ironia, fino a poco prima i ribelli dello Stato islamico, già noto come Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), vennero presentati come “combattenti per la libertà” in Siria impegnati a “ripristinare la democrazia” e a scalzare il governo laico di Bashar al-Assad. E chi c’è dietro l’insurrezione jihadista in Siria? Chi ha ordinato i bombardamenti è lo stesso che pianifica il califfato. La milizia dello Stato islamico (IS), che sarebbe obiettivo dei bombardamenti “antiterrorismo” di USA-NATO, era sostenuta e continua ad essere sostenuta segretamente da Stati Uniti e alleati. In altre parole, lo Stato islamico (IS) è una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, con il sostegno di MI6 inglese, Mossad israeliano, Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano e Presidenza dell’intelligence generale (GIP o Ryasat al-Istiqbarat al-Amah), saudita. Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana (Debka) la NATO, in collegamento con l’Alto Comando turco, è coinvolta nel reclutamento di mercenari jihadisti fin dall’inizio della crisi siriana, nel marzo 2011. In relazione alla rivolta siriana, i combattenti dello Stato Islamico, insieme alle forze di al-Qaida dei jihadisti del fronte al-Nusra, sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, segretamente sostenuti da USA-NATO-Israele. Il loro compito è l’insurrezione terroristica contro il governo di Bashar al-Assad. Le atrocità commesse dai combattenti Stato Islamico in Iraq sono simili a quelle commesse in Siria. Il risultato della disinformazione dei media è un’opinione pubblica occidentale che non sa che i terroristi dello Stato islamico dall’inizio sono sostenuti da Stati Uniti e alleati. L’assassinio dei civili da parte dei terroristi dello Stato Islamico in Iraq è usato come pretesto e giustificazione per l’intervento militare USA. I bombardamenti ordinati da Obama, tuttavia, non hanno lo scopo di eliminare lo Stato islamico, che costituisce una “risorsa dell’intelligence” degli Stati Uniti, al contrario, gli Stati Uniti prendono di mira la popolazione civile assieme al movimento di resistenza irachena.

Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar
L’ampiamente documentato supporto segreto di USA-NATO allo Stato islamico avviene attraverso gli alleati più fedeli: Qatar e Arabia Saudita. È riconosciuto dai media occidentali che Riyadh e Doha agiscono d’intesa e per conto di Washington svolgendo (e continuando a svolgere) un ruolo centrale nel finanziamento dello Stato islamico (IS), così come nel reclutamento, addestramento e indottrinamento dei mercenari terroristi schierati in Siria. Secondo il londinese Daily Express “Loro [i terroristi dello Stato islamico] ricevono soldi e armi da Qatar e Arabia Saudita”.

Il legame USA-saudita
La prima fonte di finanziamento del SIIL finora proviene dai Paesi del Golfo, soprattutto l’Arabia Saudita, ma anche Qatar, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti“, (secondo il dr. Günter Meyer, direttore del Centro di ricerca sul mondo arabo presso l’Università di Mainz, Germania, Deutsche Welle). Il denaro arriva ai terroristi del SIIL che combattono contro le forze governative in Siria: “Attraverso gli alleati degli occidentali Arabia Saudita e Qatar, i gruppi dei ribelli filo-occidentali da allora sono divenuti il SIIL e le milizie di al-Qaida”. (Daily Telegraph, 12 giugno 2014) Secondo Robert Fisk, il piano del califfato dell’IS “è finanziato dall’Arabia Saudita”: “...l’ultimo contributo mostruoso dell’Arabia Saudita alla storia mondiale: il califfato islamico sunnita dell’Iraq e Levante, conquistatore di Mosul e Tiqrit, Raqqa in Siria, e forse Baghdad, umiliando l’ultimo Bush ed Obama. Da Aleppo nella Siria settentrionale al confine iracheno-iraniano, i jihadisti del SIIL e dei vari gruppuscoli comprati dai wahhabiti sauditi e dagli oligarchi del Quwayt governano migliaia di chilometri quadrati“. (Robert Fisk, The Independent, 12 giugno 2014) Nel 2013, nell’ambito del reclutamento dei terroristi, l’Arabia Saudita prese l’iniziativa di liberare i prigionieri nel braccio della morte delle carceri saudite. Un memorandum segreto rivelò che i prigionieri venivano “reclutati” per le milizie jihadiste (al-Nusrah e SIIL) che combattono contro le forze governative in Siria. I prigionieri avrebbero avuto offerto un accordo, rimanere ed essere giustiziato o combattere contro Assad in Siria. L’accordo offrvia ai ai prigionieri “perdono e stipendio mensile alle famiglie, autorizzate a rimanere nel regno sunnita”. I funzionari sauditi a quanto pare gli diedero una scelta: decapitazione o jihad? In totale, i detenuti da Yemen, Palestina, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Giordania, Somalia, Afghanistan, Egitto, Pakistan, Iraq e Quwayt scelsero di combattere in Siria. (Global Research, 11 settembre 2013)

“Voltafaccia”: una svolta
L’11 settembre 2014, in coincidenza con la commemorazione del 9/11, il re dell’Arabia Saudita con i re del Golfo annunciavano il loro impegno inflessibile a sostenere la guerra santa di Obama contro lo Stato islamico (IS), che continua ad essere finanziato da Qatar e Arabia Saudita con un’operazione d’intelligence accuratamente pianificata. Arabia Saudita e Stati del Golfo, che hanno attivamente finanziato lo Stato islamico, per non parlare del reclutamento ed addestramento dei terroristi per conto di Washington, sono impegnati a sostenere inflessibilmente la campagna di Obama per “degradare e distruggere” lo Stato islamico. La dichiarazione di sostegno del comunicato impegna “gli Stati arabi a collaborare con gli Stati Uniti ad interrompere il flusso di combattenti stranieri e fondi allo Stato islamico“, confermando inoltre di aver discusso “una strategia per distruggere il ISIL ovunque sia, in Iraq e anche in Siria”. L’Arabia Saudita ha capito che il gruppo dello Stato islamico è una seria minaccia, come pure che non segue la tradizione sunnita. Il piano di Obama mira a minare le rivendicazioni ideologiche e religiose islamiche dei militanti dello Stato islamico. L’amministrazione spera che Riyadh usi la sua influenza tra i capi religiosi islamici. (Voice of America, 11 settembre 2014)

Reclutamento di “terroristi moderati”
Nell’ambito dell’accordo, la Casa dei Saud “ospiterà una struttura per addestrare migliaia di ribelli siriani per combattere sia lo Stato islamico che il regime del Presidente Bashar al-Assad”. Fino al 9 settembre, “ufficialmente” l’Arabia Saudita sosteneva lo Stato islamico contro il governo di Bashar al-Assad e ora deve reclutare i jihadisti per combattere lo Stato islamico. Una proposizione assurda e falsa, ma i media non uniscono i puntini per scoprire la menzogna. Si tratta di un piano diabolico: Gli architetti dello Stato islamico informano il mondo che “colpiranno” i propri terroristi, nell’operazione antiterrorismo. Anche se tali azioni sono intraprese sotto la bandiera della “guerra globale al terrorismo”, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di colpire le proprie brigate terroristiche dell’IS integrate da forze speciali e agenti dei servizi segreti occidentali. In realtà l’unica campagna significativa ed efficace contro i terroristi dello Stato islamico è condotta dalle forze governative siriane. Inutile dire che il sostegno di Stati Uniti, NATO, Arabia Saudita e Qatar e relativo finanziamento dello Stato islamico, continueranno. L’obiettivo non è distruggere lo Stato islamico come promesso da Obama, ma un processo sponsorizzato dagli USA per destabilizzare e distruggere l’Iraq e la Siria. La campagna contro lo Stato islamico è utilizzata per giustificare i bombardamento di entrambi i Paesi, colpendo soprattutto i civili. Il fine è destabilizzare l’Iraq come Stato-nazione e scatenarne la partizione in tre entità separate. L’obiettivo strategico di USA-NATO è destabilizzare l’intera regione del Medio Oriente-Nord Africa-Asia Centrale e Meridionale, compresi Iran, Pakistan e India.

Br6tNcQCEAAG8AeL’Iran sospetta della coalizione anti-IS degli USA
Xinhua 13/09/2014

14975Gli Stati Uniti cercano di violare la sovranità dei Paesi con il pretesto della lotta al terrorismo, ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Shamkhani. Gli Stati Uniti tentando di creare una coalizione antiterrorismo in coordinamento con numerosi Paesi sospetti, avrebbe detto Shamkhani secondo l’agenzia IRNA. La nuova mossa degli Stati Uniti ha lo scopo di deviare l’opinione pubblica internazionale dal “loro ruolo centrale nel sostenere e armare i terroristi in Siria con la copertura degli aiuti per rovesciare i governanti siriani“. Shamkhani ha detto che la coalizione contro lo Stato islamico (IS) è volta ritrarre i funzionari statunitensi quali eroi che salvano gli Stati Uniti dalla propria crisi. Il portavoce del Majlis (parlamento) iraniano Ali Larijani ha detto a Press TV che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che combatterebbe i militanti dell’IS, non ha la capacità di risolvere i problemi del Medio Oriente. La coalizione degli Stati Uniti per contrastare i militanti dell’IS non riuscirà a sradicare il gruppo terroristico e innescherebbe l’odio nella regione, avrebbe detto Larijani. Secondo lui gli Stati Uniti non possono sradicare il gruppo terrorista dell’IS con attacchi aerei. Inoltre, il presidente iraniano Hassan Ruhani ha detto a Teheran che l’idea di sradicare il terrorismo con gli attacchi aerei è “ingenua” e non basta ad eliminarlo. Senza la partecipazione degli Stati regionali, gli assalti aerei non risolveranno il problema del terrorismo nel Medio Oriente, ha detto Ruhani al 14° vertice della Shanghai Cooperation Organization nella capitale tagika Dushanbe. “Combattere il terrorismo esige pianificazione, cooperazione bilaterale e multilaterale ed eliminazione di povertà economica e culturale“, ha detto il presidente, esortando i Paesi regionali ad utilizzare il loro potenziale per combattere il terrorismo. La risoluzione del problema del terrorismo richiede impegno internazionale, ha aggiunto. Inoltre, un alto comandante iraniano ha detto che la cooperazione tra Iran e Stati Uniti nella lotta contro l’IS è impossibile. “Tale cooperazione non è possibile perché l’Iran resiste all’IS mentre gli Stati Uniti l’hanno creato“, ha detto il Vicecapo di Stato Maggiore iraniano Masud Jazayeri, citato da Press TV. I militanti dell’IS non possono avvicinarsi ai confini dell’Iran, in quanto si troveranno di fronte la potenza delle forze armate iraniane, ha aggiunto Jazayeri.
Un mese dopo il lancio degli attacchi aerei contro l’IS in Iraq, il presidente Barack Obama ha promesso che “non esiterà a prendere provvedimenti” contro l’IS in Siria e in Iraq, aggiungendo che Washington lavorerà con i suoi amici e alleati a “degradare e in ultima analisi distruggere” le forze dell’IS, osservando che gli Stati Uniti guideranno un’ampia coalizione che userà il potere aereo laddove tali forze “esistano”, eliminando la minaccia terroristica per i cittadini di Iraq e Siria, così come quelli del Medio Oriente, tra cui personale e strutture statunitensi. Ma la portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che “ci sono dubbi sulla serietà della coalizione nata dopo il recente vertice NATO, nella lotta contro i terroristi.” La portavoce iraniana ha criticato ciò che chiama il “doppio standard dell’occidente” verso terrorismo ed estremismo, dicendo che l’azione occidentale contro il terrorismo non comporterà “nessun risultato se non la diffusione di terrorismo ed estremismo, nonché la nascita di loro nuove filiali in diverse parti del mondo“. Afkham ha detto che alcuni membri della cosiddetta coalizione sono sostenitori finanziari e militari dei terroristi in Iraq e in Siria, ed altri non sono riusciti ad agire secondo le loro responsabilità internazionali verso l’Iraq e la Siria. L’IS ha suscitato allarme dopo lo sconfinamento in vaste aree del territorio di Iraq e Siria nel tentativo di creare un proprio Stato-nazione governato da leggi islamiche radicali. I terroristi hanno ucciso bambini, giustiziato prigionieri e schiavizzato vittime. Hanno anche scioccato il mondo con la decapitazione di due giornalisti statunitensi postando i video della loro orribile morte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua in guerra

Alessandro Lattanzio, 14/9/2014

00-donetsk-dnr-soldiers-06-09-14Nonostante la tregua, il 6 settembre si registravano scontri a Pervomajsk, Marjupol e Kirovsk, e bombardamenti su Amrosievka, Donetsk, Dzerzhinsk, Gorlovka, Jasinovataja, Kirovsk, Makeevka, Markov Jar, Shastie, Volonovakha e Zolotoe. Le FAN liberavano i villaggi di Sakhanka, Sartana, Shirokino, Talakhovka e Zemljanoe presso Marjupol. Una colonna di carri armati ucraini tentava di entrare a Volnovakha, venendo però fermata dalla milizia alla periferia della città. Telmanovo veniva ripresa dalle truppe ucraine dopo un attacco a sorpresa. Telmanovo era stata prima bombardata e poi assalita da una grande colonna di veicoli blindati della naziguardia. La milizia distrusse diversi BTR-3E ucraini. Comunque, nel pomeriggio del 6 settembre, dopo aver subito notevoli perdite, i majdanisti si ritiravano da Telmanovo. Qui le truppe ucraine furono colpite dall’artiglieria federalista che distrusse 7 BTR, 1 carro armato T-64 e 2 autocarri, eliminando 70 majdanisti a bordo del convoglio. Anche una colonna di blindati ucraini del battaglione neonazista Ajdar venne distrutta, con l’eliminazione di 35 naziguardie, mentre cercava di rompere l’accerchiamento presso Shastie. A Donetsk i bombardamenti dei naziatlantisti uccidevano 4 civili e ne ferivano altri 10.
Il 7 settembre, presso Volnovakha, gli ucraini bombardavano per errore una colonna della Guardia Nazionale, mentre presso Krasnij Luch una colonna majdanista finiva su un proprio campo minato.
L’8 settembre i golpisti bombardavano Enakievo, Frunze, colle Veselaja, Jasinovataja, Krasnij Partizan, Ocheredino, Shirokino, Spartak e Donetsk. Le truppe majdaniste si ritiravano da Shastie, Privetnoe, Pankovo, Stukalova Balka, Svetloe, Oboznoe, Khristovo, Markovka, Novopskov, Belovodsk, Novoajdar, Severodonetsk, Starobelsk e Svatovo.
Il 9 settembre, a Mariupol, la milizia distruggeva 1 carro armato e un checkpoint ucraini, eliminando 3 naziguardie. Presso Donetsk, 30 soldati dell’esercito ucraino venivano uccisi dalla propria artiglieria. I soldati ucraini avevano deciso di arrendersi presso Elenovka, tuttavia furono bombardati dalle milizie di ‘Pravij Sektor‘. 2 aerei cargo Hercules atterravano nell’aeroporto di Kharkov scaricando 2 MLRS Larom romeni e 1 MLRS Teruel-3 spagnolo assieme a grandi quantità di munizioni.
380650_600 Il 10 settembre, scontri a Popasnoe, Debaltsevo, Uglerdosk, Amrosievka, Marjupol, Shastie, Stanitsa-Luganskaja, Krasnij Luch, Donetsk, Enakievo, Shakhtjorsk, Karlovka e Dokuchaevsk. Combattimenti a Volnovakha. Pervomajskoe, presso Telmanovo, veniva liberato dalla milizia della RPD, così come Stanitsa Luganskaja e Uspenka da parte della milizia della RPL. Alcune unità ucraine venivano circondate dalla milizia a Debaltsevo.
Il 12 settembre, l’ennesimo tentativo dei majdanisti di uscire dall’aeroporto di Donetsk veniva respinto nei pressi del villaggio Tonenkoe. Le Forze Armate di Novorossia (FAN) liquidavano la sacca presso Starobeshevo liberando Patrjotichnoe, nel distretto di Novoazovsk, dove i resti delle unità delle naziguardie si erano trincerate. Presso Volnovakha il battaglione territoriale majdanista Kharkov-1 subiva gravi perdite. Scontri presso Jasinovataja con l’impiego di carri armati e semoventi di artiglieria da parte degli ucraini. Lo scopo dell’offensiva era salvare le truppe majdaniste accerchiate dalle milizie presso Zhdanovka.
Il 13 settembre, i majdanisti bombardavano Makeevka e Kirovskoe, dove uccidevano 30 civili. Nella regione di Kharkov veniva distrutto un treno carico di carburante per le truppe majdaniste. I majdanisti perdevano 200 effettivi nei combattimenti presso Ilovajsk, dove alcuni battaglioni ucraini della Guardia nazionale e dei volontari neonazisti furono accerchiati dalle milizie. Un nuovo convoglio umanitario russo arrivava a Lugansk.
Delle unità operative dell’esercito ucraino, la 72.ma e la 79.ma brigata devono essere ricostituite avendo subito notevoli perdite. Ciò che resta della 25.ma brigata rimane circondato (assieme ai resti della 24.ma) presso il confine con la Russia. La 95.ma brigata ha subito perdite significative, tanto che se si ripristinassero almeno parte dei suoi battaglioni, avrebbero un’efficienza assai inferiore ai precedenti, soprattutto riguardo ai blindati. La 80.ma brigata ha subito perdite significative, soprattutto in materiali. La maggior parte si trovava ad ovest di Lugansk, insieme ai resti della 1.ma brigata corazzata e della 30.ma brigata. Il 3.zo e l’8.vo reggimenti speciali erano stati trasformati in brigate (1.ma e 2.nda), dotate di pochi e scadenti blindati, utili come unità per il presidio di centri urbani. Una brigata si trovava presso Marjupol. La 28.ma brigata è stata posta in riserva il 17 agosto, essendo stata annientata tra Savroka e Ilovajsk, assieme al 92.mo battaglione. Della 51.ma brigata era rimasto intatto solo il comando. La 93.ma brigata era l’ultima unità rimasta efficiente nell’esercito ucraino. La 30.ma brigata aveva subito la perdita di due battaglioni su tre e della maggioranza dei propri mezzi. Probabilmente il comando della brigata sarebbe stato posto in riserva assieme ai comandi della 80.ma e della 1.ma brigate. La 2.nda brigata aveva perso 2 battaglioni e la 128.ma brigata aveva subito perdite a nord da Lugansk, conservando comunque l’ossatura dell’unità. Il 1.mo e 17.mo battaglione venivano utilizzati come riserve, pur avendo subito perdite. Infine, il battaglione ucraino Cherkassij, composto da 400 naziguardie dell’Ucraina occidentale e centrale, disertava a Volnovakha.
Dopo la firma della tregua a Minsk, Igor Plotnitskij, a capo della di Repubblica Popolare Lugansk (RPL), dichiarava “Ho già detto che qualsiasi tentativo di usare il protocollo di Minsk contro di noi non funzionerà. Abbiamo firmato il protocollo come accordo sulla coesistenza. Non possiamo essere isolati o strangolati. Non consegneremo i nostri confini con la Russia al controllo nemico. Siamo pronti ad affrontare economicamente l’Ucraina. Presto il mondo intero vedrà che l’Ucraina è destinata a povertà e degrado, senza l’industrioso Donbas”. La dichiarazione di Plotnitskij rispondeva a Jurij Lutsenko, consigliere di Poroshenko, che aveva detto che il protocollo di Minsk non prevedeva uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk. “Il consigliere di Poroshenko fa trapelare i piani del suo capo? O parla per sé? Minaccia il Donbas d’isolamento? La rivoluzione e l’amicizia con il vicepresidente USA Joe Biden non sfameranno un solo uomo. Altri territori ucraini presto vorranno vivere liberamente come noi. Se Poroshenko vuole il dialogo, faccia chiudere il becco ai suoi consiglieri chiacchieroni”.
JykXbn3ZxTE La Polonia forniva a Kiev il gas acquistato dalla Russia, violando il contratto con Gazprom. La Russia avrebbe risposto abbassando il volume del gas fornito alla Polonia. Mentre 34 carri armati tedeschi Leopard-2 operavano presso Ternopol nell’ambito dell’esercitazione NATO “Rapid Trident” con 1000 soldati atlantisti, il ministro della Difesa golpista Geletej affermava che “Ho incontrato i ministri della Difesa dei Paesi più importanti del mondo, che a porte chiuse ci hanno sentito iniziando a consegnarci armi”. Il consigliere del presidente ucraino Jurij Lutsenko dichiarava che tali Paesi erano Stati Uniti, Francia, Italia, Polonia e Norvegia e che avevano deciso d’inviare in Ucraina anche consiglieri militari oltre alle armi.
Il 9 settembre, il ministero della Difesa russo dichiarava che 15 navi, 10 aerei ed elicotteri e l’artiglieria costiera avevano preso parte alle esercitazioni di Sebastopoli, con il lancio di missili antinave K-300P Bastion. “Il lancio nel poligono a sud-est di Sebastopoli è stato effettuato da un avanzato complesso Bastion. Gli obiettivi, simulati da uno squadrone della marina, furono attaccati da quattro cacciabombardieri Su-24. Tutti i missili hanno colpito gli obiettivi, distruggendoli“, comunicava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, l’11 settembre le truppe nell’Estremo Oriente della Russia venivano poste in allerta per partecipare alle esercitazioni con 100000 militari, “Nel quadro di una verifica della prontezza al combattimento delle truppe del distretto militare orientale. Le unità di stanza nella regione orientale della Federazione Russa hanno completato l’attuazione delle misure per adottare il massimo grado di prontezza al combattimento”, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Le manovre coinvolgevano il 3° Comando dell’Aeronautica e della Difesa Aerea, il Comando della Flotta del Pacifico e il Comando Aereo Strategico. L’esercitazione era stata avviata alle 10:00 dell’11 settembre su ordine del Comandante Supremo delle Forze armate russe, Presidente Vladimir Putin. L’esercitazione a sorpresa “prevedeva la partecipazione a pianificazione e controllo dei combattimenti dei comandi di distretto militare, armata, brigata, delle unità della fanteria meccanizzata, da ricognizione, trasmissioni e logistiche, navi, sottomarini e mezzi ausiliari, così come delle unità strategiche, da trasporto e tattiche dell’Aeronautica“, secondo il Generale Nikolaj Bogdanovskij, a capo del gruppo comando e controllo.

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Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
Voice of Sevastopol
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Voice of Sevastopol
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1092014

La lotta per il potere in Russia

Philippe Grasset Dedefensa 13 settembre 2014

_76359220_023108303-1Igor Strelkov, questo ex-colonnello del FSB (ex-KGB) distintosi in diverse battaglie post-moderne (il post-comunismo dell’ex-Unione Sovietica ridiventata Russia) prima di organizzare la prima resistenza della Novorussia a Kiev, per poi lasciare (costretto a lasciare) questa posizione un paio di settimane fa. Tornato in Russia, Strelkov ha fatto la sua prima apparizione pubblica a Mosca. “Saker” ha pubblicato il 12 settembre 2014 un video (sottotitolato) dell’intervento (conferenza stampa). La presentazione ha riassunto la posizione di Strelkov suggerendo l’importanza della battaglia in corso a Mosca per il potere e la direzione politica della Russia. Ciò implica pure, e certamente conferma, che la crisi ucraina e la battaglia tra Kiev e Novorussia sono per la Russia l’inizio di una crisi o l’avvio di una crisi assai più profonda… “L’ex ministro della Difesa della RPD, Repubblica Popolare di Donetsk, è decisamente un sostenitore di Putin e contrario alla quinta colonna liberale in Russia. Mette in guardia dai falsi patrioti del gruppetto Altra Russia, “nessuno userà il mio nome” e che il “fronte centrale è in Russia…”
Il 12 settembre 2014, Saker aveva pubblicato un lungo commento sulle ragioni storiche e la spiegazione delle complesse ramificazioni del potere russo, dei rapporti di Putin con gli oligarchi (russi), sulla situazione degli oligarchi in generale sostenitori della cosiddetta “quinta colonna” (o “liberal-atlantisti”), e di certi sostenitori di Putin presentati come oppositori dei “liberal-atlantisti”, ecc. Saker è chiaramente un forte sostenitore di Putin e ritiene Strelkov, personalità che ritiene acquisirà notevole peso politico a Mosca, un alleato di Putin senza condividerne tutte le opzioni. Ancora più importante, mette la “lotta per il potere”, in cui lo scopo dei “liberal-atlantisti” sostenuti dal blocco BAO è chiaramente la caduta di Putin (cambio di regime), anche su istigazione di falsi ultra-nazionalisti; nel contesto globale dello scontro in atto, ciò riporta alla nostra equazione antisistema contro sistema. Riportiamo la conclusione del testo di Saker, che naturalmente è centrato sulla personalità di Strelkov ma entro un contesto assai ampio, planetario.
Ero stupito e tremendamente incoraggiato dalla presentazione molto sofisticata di Strelkov della sua posizione. Anche se potrebbe essere troppo presto per concludere, e potendo essere insolitamente ottimista su ciò, credo che Strelkov possa divenire il leader della Novorussia che speravo emergesse. Se è così, allora sarò lieto di dichiararmi colpevole di averlo sottovalutato.  Eppure, voglio anche ammettere di esser molto preoccupato. Il fatto che a quanto pare i media russi non abbiano seguito o trascurato la sua conferenza stampa, in combinazione con la voce che era stato ucciso, è un chiaro messaggio inviatogli dalla 5° colonna, mostrando quanto sia potente ancora. In particolare, ritengo che la voce del suo suicidio sia una seria minaccia di morte. Ancora peggio, e forse è la mia inclinazione paranoica a parlare, vi sono molto che potrebbero essere interessati a vedere Strelkov morto. Gli integrazionisti atlantici e la loro 5° colonna lo vorrebbe morto perché li denuncia apertamente, ma non per sbagliare, potrebbe anche esserci qualche sovranista eurasiatico che lo vorrebbe morto per farne un martire e simbolo dell’eroismo russo. È cinico e brutto? Sì. E così è la lotta per il potere in Russia. La maggior parte degli occidentali non ha idea di quanto spietata possa essere tale lotta. A differenza di Putin, Strelkov non è protetto da un potente apparato di sicurezza statale e, visto che può essere colpito da entrambi i lati, è meglio essere molto molto attenti. Solo per aver accettato di svolgere il ruolo che gioca ora (e lui, essendo un ex-colonnello dell’FSB, ne conosce perfettamente i rischi) lo considero un eroe ed ha la mia sincera ammirazione. “Loro” cercheranno di usarlo, minacciarlo, manipolarlo, screditarlo, usando  ogni sporco trucco possibile per controllarlo o schiacciarlo. In verità, il suo destino è già tragico e il suo coraggio straordinario. Combattere i nazisti ucraini, i wahabiti ceceni o gli ustascia croati è una vacanza rilassante rispetto al tipo di “guerra” in corso per il controllo della Russia. Dato che la Russia è de-facto il leader dei BRICS e della SCO, la lotta per la Russia è in realtà la lotta per il futuro del pianeta. Credo che Strelkov lo sappia.
tamn815Non prenderemo certo posizione su orientamenti, complessità, manovre, ecc., ben descritti ed esplorati dal commento di Saker. Se il famoso termine storico “oriente complesso” viene utilizzato per il Medio Oriente, certo può anche esserlo per la Russia, oggi come ieri… la formula di Churchill è ancora valida (“un enigma, avvolto nel mistero e nascosto in un segreto”); ma se fu detta (nel 1939) per descrivere il potere sovietico, soprattutto in riferimento alla posizione detenuta dalla struttura di una polizia segreta straordinariamente potente, come avrebbe descritto oggi una situazione molto più aperta, più identificabile nei suoi componenti, con battaglie a cielo aperto e comunque in ogni caso estremamente evidenti e comprensibili. Questo è un altro tipo di “enigma…”, completamente postmoderno, con fattori assai importanti direttamente costitutivi dell’evoluzione del potere in generale (in particolare nel blocco BAO), nell’inaudita crisi di potere generale che vediamo. (La prova migliore di tale aspetto della situazione è la famosa “quinta colonna”, diretta emanazione a Mosca delle componenti fondamentali del sistema di potere del blocco BAO). Semplicemente (si fa per dire), la complessità russa paradossalmente fornisce una percezione più realistica dello scontro, e la potenza della corrente antisistema in Russia chiarisce le questioni all’ordine del mondo, il famoso scontro antisistema – sistema. Ironia della sorte, ancora una volta, il grande scontro di potere in Russia è molto più aperto (più “democratico” si potrebbe dire, perché c’è la percezione popolare del problema attraverso il sostegno a Putin) che nella situazione del potere nel blocco BAO, dove il confronto è difficilmente politico ed è appena noto alla masse per via del trionfo del sistema, esprimendosi segretamente nel risultante continuo inasprirsi delle crisi psicologiche (anche del potere). Paradossalmente, diciamo che la Russia è completamente integrata nella crisi generale o collasso del sistema, con la versione di crisi generale del potere molto più attiva e viva a Mosca (“più democratica” ripetiamo ancora più ironicamente) che nei Paesi del blocco BAO, in cui si manifesta con debolezze, paralisi, schizofrenie e quindi  conseguente devastante “crisi psicologica” ad ogni livello, ufficiale, di “dissenso”, popolare, ecc.  Infine, è chiaro che la Russia è il tramite fondamentale tra il blocco BAO completamente intrappolato dal sistema e le forze in formazione nel resto del mondo, la cui consapevolezza anti-sistema è notevolmente risvegliata fino a comprendere attivamente lo svilupparsi reale della crisi del sistema, crisi di civiltà, di più, del collasso del sistema e della sua civiltà. Ciò comporta la graduale comprensione che non c’è solo uno scontro tra “modelli”, ma piuttosto una crisi esplosiva e il collasso sia tra le componenti, alcune completamente sottomesse, altre tra sottomissione imposta e crescente tentazione alla rivolta, uno scenario senza dubbio sotto il controllo e l’influenza del sistema, in crisi anch’esso.
Vediamo come questa complessità russa permette paradossalmente di chiarire, mettere a nudo l’artificio e i simulacri, semplificandone gli elementi fondamentali in gioco nella crisi generale.  Ancora una volta, ribadiamo che la Russia è meno un “modello” antisistema, frase assurda per definizione in quanto l’antisistema necessariamente dipende dall’evoluzione del sistema cui si oppone, che punto detonante delle dinamiche fondamentali antisistema. Guida la rivolta, senza sapere dove porta (e ci porta) subendo la formidabile portata di inganni e manovre del sistema. Il grande contributo della crisi ucraina e delle interpretazioni di Strelkov e Saker che evidenziano quest’ultimo punto, illuminano e aumentano la consapevolezza della sua importanza. E’ ben noto che vi sia una crisi di potere a Mosca, come altrove, con le sue specificità, ma s’inizia a comprenderne forza, potenza e ruolo essenziale nella crisi generale mondiale. La versione di Mosca della crisi generale dell’autorità, creando la crisi del collasso del sistema, è ora più pericolosa, più esplosiva ma anche il più illuminante, più educativa nel comprendere il problema fondamentale dello schema antisistema contro sistema al vertice politico. La crisi di potere in Russia illumina completamente la crisi generale del mondo, il collasso del sistema fino a sostantivare i fondamenti metafisici e spirituali di tale evento, soprattutto per il carattere e l’anima russa che giungono ad esprimersi, malgrado tutto. E’ solo in Russia la crisi di potere oppone direttamente le posizioni di principio ai fondamenti anti-principio, in cui i fattori spirituali (o anti-spirituali) sono presentati apertamente come tali dai vertici delle autorità. Il blocco BAO, annebbiato dal bombardamento continuo della dialettica sui “valori”, imprigionando e terrorizzando il pensiero, ha una crisi di ritardo e la consapevolezza del ritardo sulla crisi del potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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