Il lento crollo dello Stato ucraino e la capitolazione della Rada

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 luglio 2014
1525743Il primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk ha recentemente annunciato le dimissioni dal governo tra le lotte parlamentari alla Rada, presumibilmente perché nessuna fazione vuol prendersi la colpa delle prossime suicide disposizioni del FMI. (Il desiderio di restare fuori dai guai in vista del prossimo collasso economico e sociale dell’Ucraina, evidentemente collide con gli interessi dei gruppi di potere occidentali che cercano d’imporre il dominio sul sistema dei gasdotti ucraini – OR). La ritirata del partito nazionalista Svoboda e del progetto Udar di Klishko (tedesco), perpetua il collasso istituzionale iniziato a fine novembre con la rivoluzione colorata di EuroMaidan. Se una nuova Rada non sarà formata entro 30 giorni, dovranno svolgersi le elezioni. E’ già si pensa che ciò  non sia altro che uno stratagemma per consolidare il potere di Poroshenko (di cui Udar è stretto alleato) ed espandere la presenza dei nazionalisti di Svoboda. Tali rischiosi e machiavellici calcoli probabilmente avranno conseguenze di vasta portata, continuando a spingere l’Ucraina sempre più verso il collasso e allargando il buco nero del caos che inizia ad inghiottire il Paese.

Avvicinandosi al precipizio
Fino all’ultima fase del collasso istituzionale, Kiev era preda di un dilemma. Dopo aver spinto la popolazione alla cosiddetta integrazione occidentale, alla firma dell’accordo di associazione dell’UE e all’accettazione dei prestiti del FMI, la Rada si rende conto che nessuno dei suoi membri vuol essere responsabile dell’attuazione dei brutali “tagli” economici richiesti. Questa è la causa immediata della crisi alla Rada: tutti vogliono ‘entrare nell’occidente’ ma nessuno vuole prendersi la responsabilità elettorale di ciò che significa veramente. In concomitanza, l’Ucraina ha bandito uno dei maggiori partiti politici, il Partito comunista, che raccolse il 15% dei voti nelle ultime elezioni legittime del 2012. Per un Paese che cerca d’ingraziarsi i “valori occidentali”, sarebbe contraddittorio attuare tale politica, tuttavia non si può dire sia inaspettata. Dopo tutto, c’erano forti richieste di purghe fin dal colpo di Stato di febbraio contro il legittimo presidente Janukovich. Tale politica d’esclusione politica (e quindi sociale) è stata favorita dalle forze nazionaliste e fasciste che hanno occupato il potere ed influenzano l’Ucraina negli ultimi mesi. Tutto ciò per non parlare dell’enorme catastrofe umanitaria nella regione del Donbas, dove l’ONU ufficialmente stima che almeno 1000 persone sono state uccise e oltre 3500 ferite dall’inizio della spedizione punitiva contro i federalisti, a metà aprile. 500000 rifugiati sono in Russia da allora, di cui oltre 34000 attualmente ospiti dello Stato.

La vera ragione del vuoto
Le spiegazioni sulla situazione attuale del governo evitano la genesi degli eventi iniziati prima del colpo di Stato. Primo, l’Ucraina è un pezzo della scacchiera geopolitica degli Stati Uniti fin dall’indipendenza nel 1991. Zbigniew Brzezinski scrisse del suo ruolo di perno eurasiatico nell’influenza degli Stati Uniti nel suo testo del 1997 “La Grande Scacchiera”, dove pontifica che “senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico“. Tale consiglio strategico è stato certamente ascoltato dal dipartimento di Stato, dato che Victoria Nuland ha ammesso che gli Stati Uniti spesero 5 miliardi di dollari per “promuovere la democrazia” in Ucraina dal 1991. Tale investimento non fu per la “democrazia”, ma per il cambiamento di regime con quella motocrazia vista nella folla di Majdan che devastava Kiev prima del golpe. La guerriglia urbana eterodiretta di EuroMaidan, assieme all’intensa propaganda occidentale volta a demonizzare lo Stato, inevitabilmente hanno comportato la frantumazione della struttura statale subito dopo il golpe. Cosa che non accade nemmeno dopo la rivoluzione arancione del 2004, quando l’apparato disciplinare ancora relativamente funzionava rispetto ad oggi. Se non fosse stato per gli obiettivi geostrategici degli Stati Uniti nell’attuare il cambio di regime in Ucraina e attaccare la Russia tramite dei fantocci, non ci sarebbe stata alcuna crisi nel Paese. I rifugiati non sarebbero scappati a est e l’Ucraina non sarebbe divisa lungo faglie di civiltà. Il crescente buco nero del caos è completamente attribuibile agli sforzi degli Stati Uniti nel perseguire minacciosamente la distruzione dell’integrazione dell’Unione Eurasiatica della Russia, di cui l’Ucraina era una possibile candidata prima dell’inizio della destabilizzazione.

L’Ucraina prima della tempesta
Gli eventi da novembre sono stati così drammatici e così veloci, che sembra facile dimenticare com’era il Paese un anno fa. Nell’estate 2013, il governo era corrotto, ma funzionava, senza grandi violenze e relativa stabilità. Tutti i partiti politici erano accolti nel governo inclusivo e il Paese aveva rapporti proficui con Stati Uniti, Unione europea e Russia. È importante sottolineare che le forniture energetiche erano garantite e nessun partner minacciava il pericolo di carenze invernali. Oggi, il ‘governo’ è disfunzionale e corrottissimo, come l’Italia della guerra fredda (si potrebbe anche provocatoriamente dire di oggi). La grandi violenze hanno già causato oltre 1000 morti e distrutto le infrastrutture di una delle più prospere regioni dell’ex-Ucraina, destabilizzando l’intero Donbas. Le purghe hanno reso la Rada un club esclusivo dell’alleanza tra oligarchi ed estremisti che ha un’influenza sproporzionata sul Paese. Anche se nominalmente economicamente volta all’Europa, l’Ucraina è ormai incatenata al debito ed è sul punto di perdere il commercio bilaterale con la Russia, da cui la sua economia dipende. Le fallimentari manovre politiche di Kiev hanno costretto la Russia a chiudere il rubinetto del gas, aumentando i timori di un inverno freddo e quasi certamente garantendo un futuro di crisi per la fine dell’anno

Sull’orlo dell’ignoto
Col senno del poi, il golpe EuroMaidan può benissimo essere visto come il fatale colpo estero che ha rovinato la sovranità ucraina una volta per tutte. Il Paese subisce un collasso doloroso e prolungato agli occhi del mondo, con l’attuale vuoto politico, ultima versione della sua spirale discendente. L’Ucraina è andata oltre l’orlo ed è in un territorio sconosciuto, con l’unica prospettiva dello scenario jugoslavo. Il buco nero del caos in Ucraina s’amplia, con il Paese che oramai mostra  i sintomi dello Stato fallito. Con un colpo di Stato eterodiretto in una zona geopoliticamente utile, un governo e un parlamento fantocci, una guerra civile che potrebbe comportare l’intervento della confinante (Russia) e nazionalisti fanatici al potere. Paese di 45 milioni nel bel mezzo dell’Europa orientale, l’Ucraina potrebbe essere ‘troppo grande per fallire’ per i suoi sostenitori stranieri. In passato non poté mai sostenersi da sola, essendo dipendente dalla Russia fin dall’indipendenza. Ora che la Russia è stata violentemente respinta, l’Ucraina diventa un onere per l’occidente e l’Unione europea, che non vogliono affrontare correttamente. L’integrazione occidentale dell’Ucraina era lo slogan dei politici ucraini e occidentali, ma nessuno ha voluto assumersi le responsabilità connessa, mettendo il Paese in una posizione insostenibile che porta alla miseria di massa. Qualsiasi ente che illustri le caratteristiche di Stato fallito dell’Ucraina, dovrebbe essere qualcosa da cui le forze armate degli altri Stati dovrebbero evitare ad ogni costo, ma Stati Uniti e NATO si avvicinano irragionevolmente a tale crisi, fin da quando i sintomi cominciarono ad apparire. L’assorbimento dell’Ucraina nell’ombra della NATO, in tali circostanze, equivale a trascinare direttamente l’alleanza nell’uragano del caos ucraino. Facendone il principale alleato non-NATO, il Paese diventa più pericoloso e irresponsabile, soprattutto con il crollo del governo e le sempre più manifeste tendenze dittatoriali dei suoi leader. La situazione in Afghanistan, l’ultimo alleato non-NATO, era almeno semi-stabile e prevedibile per via dell’occupazione NATO (che scadrà alla fine dell’anno, però), ma una situazione del genere non (ancora) esiste in Ucraina. Può darsi tuttavia che l’occidente trovi che la sua operazione ucraina sia ‘troppo grande per fallire’, e seguendo l’esperienza dei Paesi dal lento collasso economico, militare e politico, si può disperatamente pensare che l’integrazione nella NATO possa legare tali processi ed invertire l’inevitabile.

10448245Andrew Korybko è corrispondente politico statunitense di Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha interesse ad evitare indagini oggettive sull’incidente delle Malaysia Airlines MH-17?

Prof. Valentin Vasilescu, Reseau International, 29 luglio 2014
mh17-wreckIl Consiglio Nazionale di Sicurezza della Malesia ha dichiarato che gli investigatori internazionali sugli incidenti aerei hanno ricevuto, il 21/07/2014, dalla Repubblica di Donetsk, le scatole nere dell’aereo malese, sigillati e senza nessuna traccia d’intervento esterno. Così, mentre si consegnavano le “scatole nere” ai 3 piloti olandesi e 12 malesi della commissione d’inchiesta, l’esercito ucraino lanciava un attacco con carri armati sulla stazione di Donetsk, dove si teneva un incontro tra il primo ministro della RP di Donetsk e gli investigatori internazionali, accompagnati da una delegazione dell’OSCE.
I missili antiaerei non funzionano come i missili anticarro che cercano di colpire il bersaglio,  perforano la corazza ed esplodono all’interno. Il missile superficie-aria ha una potenza di fuoco con una testata di prossimità da 40 a 70 kg, basato su un complesso dispositivo che misura la velocità angolare del movimento del bersaglio cui punta il missile. In pratica, il tiro di prossimità avvia l’esplosione della carica ad una certa distanza dal bersaglio, tipicamente da 50 a 100 m. La detonazione della testata di prossimità provoca un’esplosione di energia sparando schegge ad altissima velocità, che possono perforare la fusoliera del bersaglio aereo, ma date le dimensioni del Boeing 777 (73 m di lunghezza e 64 m di apertura alare), le parti della fusoliera non possono spezzarsi od esplodere, come accade con i caccia, 7-10 volte più piccoli. Se le schegge tagliano il sistema di alimentazione del Boeing 777, il carburante fluisce nella fusoliera e nelle ali potendo provocare un incendio a bordo. Allo stesso modo, se viene spezzata una linea idraulica, l’aeromobile può divenire difficile da controllare, se non per nulla, dall’equipaggio. Quindi, se un aereo di grandi dimensioni come il Boeing 777 delle Malaysia Airlines è stato colpito da un missile superficie-aria o aria-aria, l’equipaggio poteva riferire la situazione a bordo al controllo del traffico aereo ucraino. Ma l’equipaggio non ha riferito nulla. Inoltre, il missile che aveva colpito l’aereo della Malaysia non aveva modo di disintegrare completamente i comandi (timone e piani di coda orizzontali) facendo quindi passare l’aeroplano dal volo orizzontale alla picchiata. Così l’equipaggio avrebbe continuato a cercare di controllare l’aereo utilizzando i controlli. Eppure non vi è alcuna prova che questo sia successo. Un aereo non si disintegra in aria, come sembra essere stato nel caso del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, a meno che non entra in picchiata a 10000 m, a un angolo quasi verticale, quindi superando il limite massimo di velocità consentita. L’unica possibilità che ciò accada è dovuta all’incapacità dell’equipaggio di azionare i comandi, per via di un evento nella cabina di pilotaggio, seguito da depressurizzazione.
Il controllo del traffico aereo della regione di Dnepropetrovsk ha un centro di controllo di area (ACC) per guidare gli aeromobili nello spazio aereo dell’Ucraina orientale, vale a dire sulle regioni di Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Donetsk, Lugansk e Kharkov. Nella zona di controllo c’è l’area TMA di Donetsk, in cui l’aereo è precipitato. I controllori del traffico aereo ACC di Dnepropetrovsk  informarono il pubblico che persero dai loro schermi il volo MH17 alle 14:15 UTC (16:15 ora locale). La scomparsa dallo schermo non fu dovuta al fatto che il controllore del traffico aereo non vedeva l’aereo sul radar, ma che non riceveva dati identificativi e su altitudine, velocità, velocità verticale, ecc. dallo specifico transponder automatico montato sul velivolo. Quando il transponder non trasmette al controllore a terra, l’aereo scompare dal traffico. E’ possibile che il sistema sia stato fuori servizio per due minuti, fin quando l’equipaggio e il contatto transponder si sono schiantati? Poiché i contatti dell’avionica formano un’immagine della cabina che collega l’equipaggio a terra dopo l’avviamento del primo motore e del transponder montato in cabina, un’esplosione in essa  incide sulle capacità del transponder e dell’equipaggio. Joe Biden, nel frattempo, ha detto che la causa presunta della tragedia è dovuta ad un’esplosione in aria dell’aereo della Malaysia. L’esplosione si sarebbe verificata inavvertitamente sul territorio di Donetsk controllato dalla forza di autodifesa. Ricordiamo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che il velivolo è stato fatto intenzionalmente esplodere in aria: “Non è un incidente. È esploso in cielo“,  Biden non ha detto che è stato colpito da un missile, indipendentemente da chi l’ha lanciato. Dalle immagini scattate dai cronisti sulla scena dello schianto del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, sembra che l’aereo si sia spezzato in almeno tre sezioni. Ali e sezione centrali della fusoliera, contenenti i serbatoi di carburante, sembrano essere i più importanti. Hanno bruciato completamente schiantandosi nei pressi del villaggio Gabrove. A Rozsipne, a 5 km a sud-ovest di Gabrove, caddero alcuni frammenti della fusoliera anteriore, tra cui la cabina di pilotaggio. Secondo i testimoni di Rozsipne, sentirono un tonfo seguito pochi secondi dopo da cadaveri che cadevano dal cielo. Analizzando le prove fotografiche pubblicate, Douglas Barrie, ricercatore presso l’International Institute for Strategic Studies, ha notato che i bordi di un frammento del lato destro della cabina di guida della fusoliera erano ripiegati dall’interno verso l’esterno. Ciò indicherebbe un’esplosione interna, che sarebbe stata impossibile se l’aereo fosse stato colpito da un missile dotato di spoletta di prossimità. Sembra chiaro che ci sia stata un’esplosione nell’aereo. Poiché i frammenti della sezione della fusoliera non sono stati bruciati dalle fiamme che divoravano ali e sezione centrale della fusoliera, se non è stata l’artiglieria antiaerea dell’esercito ucraino, gli esperti aeronautici della commissione internazionale d’inchiesta potranno determinare se l’abitacolo è esploso a causa di una bomba o meno. Comunque la Russia e le forze di autodifesa di Donetsk hanno dimostrato fino a che punto sono interessati a che l’inchiesta sullo schianto del volo MH-17 delle Malaysia Airlines, avvenga secondo professionalità e obiettività.

malaysia-flight-mh17-black-box-may-now-be-in-moscowTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

Mobilitazione permanente

Nuovo articolo di MV Litvinov sui numerosi tentativi della giunta fascista di effettuare una qualche mobilitazione
MV Litvinov, Cassad 26 luglio 2014
tank-graveyard-6_2840058kAnche se un altro fine settimana di luglio è davanti noi e di conseguenza altri cambiamenti della situazione non possono essere esclusi, alcune conclusioni possono essere fatte. Poiché l’offensiva generale della spedizione punitiva, iniziata subito dopo il cessate il fuoco, s’è spenta già il 15 luglio, il raggiungimento degli obiettivi tattici più vicini può essere discusso. Nel frattempo, i risultati dell’offensiva luglio del corpo di spedizione armato dell’Ucraina nel Donbass ha avuto una conclusione abbastanza ambigua. Da un lato, le truppe della spedizione hanno liquidato due (Slavjansk-Kramatorsk e Severodonetsk-Lisichansk) delle sei grandi regioni della resistenza. Ciò ha portato ad un miglioramento delle condizioni del raggruppamento armato dell’Ucraina che, data la superiorità numerica in generale, ne ha migliorato la situazione operativa. Allo stesso tempo, le truppe della spedizione sono avanzate in maniera significativa isolando la regione della resistenza di Gorlovka da Donetsk e Lugansk e, dopo l’abbandono di Popasnaja e parte di Lisichansk, la minaccia di abbandonare Pervomajsk, Stakhanov e Brjanka ora incombe. Inoltre, le truppe della spedizione hanno migliorato la loro situazione nella zona avvicinando l’assedio a Donetsk e Lugansk e anche stabilendo un collegamento stabile con l’aeroporto di Donetsk. Dall’altra parte, non solo il problema di escludere la milizia dal confine russo resta irrisolto, ma al contrario il gruppo che avrebbe dovuto risolvere tale problema è in rotta. Attualmente, tra Chervonopartizansk e Dmitrovka vi sono 8 roccaforti delle truppe della spedizione. Queste roccaforti sono isolate le une dalle altre e sono gravemente carenti nei rifornimenti. Sono anche regolarmente bombardate dalla milizia. I tentativi di sbloccare tali gruppi non hanno avuto successo, nonostante l’impiego delle ultime riserve meccanizzate del corpo di spedizione, il battaglione della 28.ma brigata meccanizzata, rafforzato dal gruppo tattico della 25.ma brigata aeroportata. Così, circa un quarto delle unità di prima linea delle truppe della spedizione (unità aviotrasportate, meccanizzate e altamente mobili delle Forze Armate dell’Ucraina) sono fuori combattimento. E’ estremamente importante il fatto che la maggior parte dei blindati disponibili sia andata persa. Nel frattempo l’isolamento dell’aeroporto di Lugansk continua, dove forze molto significative della spedizione sono bloccate (gruppi tattici dell’8.vo reggimento delle forze speciali, 25.ma brigata aeroportata, 15.mo reggimento di fanteria da montagna e 80.ma brigata aeroportata). I tentativi del corpo di spedizione di continuare l’offensiva il 20-23 luglio lanciando in battaglia i battaglioni della difesa territoriale con la massima motivazione, anche se ha portato a una serie di successi tattici, sono stati accompagnati dall’aumento significativo delle perdite, innescando numerosi contrattacchi riusciti della milizia. Tutto ciò conferma l’indebolimento del corpo di spedizione nel Donbas. Cercando di migliorare la situazione, la leadership a Kiev ha iniziato la successiva fase della mobilitazione.

Obiettivi della terza fase della mobilitazione
Il motivo principale e cruciale del terzo ordine di mobilitazione è il semplice fatto che l’ordine è l’unico fondamento giuridico per mobilitare unità militari, perché non c’è né guerra né legge marziale. Tuttavia, la durata operativa delle mobilitazioni parziali è limitata a 45 giorni (non il termine del piano, ma esattamente il termine della mobilitazione). Naturalmente, a coloro che sono stati mobilitati è stato detto di firmare il contratto, con le buone o con le cattive. Il motivo fondamentale se c’è la mobilitazione almeno avrete dei soldi. Ciò è dettato dalla disoccupazione nel Paese. Tuttavia, l’intensificarsi dell’azione militare costringe i mobilitati a rivedere le loro opinioni sulla redditività di tale offerta. E la rottura di un contratto in assenza di guerra e azioni militari è, in sostanza, una questione puramente legale. In tal modo, tra il 20 giugno e il 24 luglio 2014, in sostanza, abbandonando le loro unità, i militari mobilitati non possono essere considerati disertori. E se all’inizio l’analfabetismo giuridico e la tregua hanno portato ad ignorare tale possibilità, con l’offensiva di luglio l’ondata di “disertori” e “MIA” ha iniziato a crescere, raggiungendo il punto in cui i militari del raggruppamento armato ucraino hanno iniziato ad abbandonare le posizioni, entrando su convogli di APC in territorio russo, al fine di rompere il contratto e di cedere lo status di militari. Tuttavia, la mobilitazione ha anche obiettivi secondari. Si deve rilevare che l’essenza della mobilitazione è diversa dalle precedenti, questa volta. Nelle precedenti, 71 unità militari furono mobilitate. In maggioranza unità militari, senza contare le 6 unità di frontiera del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina, 3 battaglioni di volontari della riserva e 9 unità della Guardia Nazionale ucraina, 53 unità militari delle Forze Armate dell’Ucraina. Si deve notare che tra le unità militari mobilitate delle FAU, in maggioranza (29) sono battaglioni della difesa territoriale. Le unità di supporto militare (genieri, logistica, riparazioni, comunicazioni, medico-infermieristico) effettivamente non furono mobilitate. Le loro attività furono sostituite da personale non schierato delle unità e dall’uso di strutture oligarchiche e volontari civili. Quindi, l’attività militare delle truppe di spedizione aveva l’aspetto di un’organizzazione commerciale. Da lunedì a venerdì gli impiegati in divisa fecero largo uso di outsourcing, raccogliendo e consegnando il materiale per attuare le operazioni militari, dopo di che, nei fine settimana i raggruppamenti armati ucraini combattevano. Se le risorse venivano lasciate, le azioni militari attive continuavano il lunedì-martedì. Qualsiasi deviazione dal normale funzionamento in tempo di pace, gravi perdite in feriti o materiale danneggiato, creare una testa di ponte o un’importante roccaforte, interrompeva  immediatamente le operazioni. La nuova fase della mobilitazione comprende il dispiegamento di 15 unità militari e 44 unità di supporto alle operazioni, si suppone per compensare l’indebolimento delle capacità da combattimento delle unità ed alte perdite attese, con rinforzi, evacuazione, cure e riparazioni. Si deve notare che le unità sostitutive non sono state dispiegate. Quindi, numerose unità di prima linea sono rimaste nei luoghi di dislocazione permanente per sostituire e compensare le perdite. Questo sistema è promosso da due fattori. Primo, c’è la ragione legittima di evitare di inviare al fronte gli ufficiali e soldati più eccentrici delle unità mobilitati. In secondo luogo, la carenza di materiale da schierare, cosa che verrà descritta di seguito. Naturalmente nelle FAU, a differenza della GNU, è impossibile organizzare una corretta sostituzione, e il problema non è stato ancora indicato. Tuttavia, sostituire correttamente le perdite con tale sistema è anche impossibile. E le perdite aumentano; le perdite sanguinose di luglio hanno superato le perdite di giugno di un terzo.  E luglio è ancora lungi dall’essere finito. Ecco perché le FAU devono aumentare il personale supplementare sostituendo quello eliminato.

tnSenso e prognosi dei risultati della terza fase della mobilitazione
Si deve notare che le fasi precedenti della mobilitazione non hanno mobilitato tutte le unità militari.  E la nuova fase della mobilitazione non sarà di molto aiuto. Naturalmente, nessuno può impedire un’ulteriore dispiegamento dei battaglioni della difesa territoriale, dotati di autobus scolastici invece che di blindati. E la situazione dei blindati è tale che di fatto una sola brigata del genere è stata mobilitata. Sulla carta, le forze di terra, la marina e le brigate aviotrasportate altamente mobili avevano 723 carri armati e 2426 blindati. Inoltre, 400 semoventi di artiglieria dovrebbero esservi aggiunti. Naturalmente, le informazioni su quanti ne siano operativi resta un importante segreto militare del regime di Kiev, come quanti di essi potrebbero essere effettivamente riparati. Ma ricorrendo agli esempi storici si può avere una stima abbastanza precisa, senza sbirciare nei documenti segreti del regime di Kiev. Si deve capire che la stragrande maggioranza dei blindati ed automezzi ha 23 o più anni (ad esempio, dei 3000 veicoli della GNU, il 70% ha più di 30 anni).  Mantenere operativi motori e telai è sempre più difficile (anche se sono semplicemente depositati). Qui per esempio c’è una testimonianza oculare sullo stato dell’equipaggiamento del battaglione motorizzato in Crimea. “Nel battaglione, su 130 autoveicoli solo 9 erano più o meno operativi (e anche tra essi, durante un viaggio di 50 km, 3 dovettero essere rimorchiati)”. Cioè solo il 7% dei veicoli era operativo. Naturalmente, si trattava di un’unità motorizzata, e i pezzi di ricambio dei veicoli proveniva dal mercato rispetto ai pezzi di ricambio per mezzi corazzati. Naturalmente, era un’unità di base. Tuttavia, ciò dà un’idea della situazione operativa dei materiali. Non ci sono molti esempi di un Paese in guerra pur non avendo effettivamente nessun equipaggiamento militare di età inferiore ai 20 anni, e anche con una piuttosto prolungata manutenzione trascurata. Anche l’esperienza Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non va bene, qui. L’arsenale militare in realtà aveva meno di 20 anni ed era circa tre volte più giovane. È molto difficile incolpare la dirigenza dell’URSS per negligenza. Tuttavia, qualcosa si può realmente imparare dalla storia. Ad esempio, i carri francesi Renault F-18 furono accettati nell’esercito francese nel 1918. Ve ne furono 3177. Nel 1940 solo 832 erano operativi, circa un quarto di tutta la flotta, e più di un migliaio di mezzi fu radiato in quel momento. Sulla base di questi fatti, possiamo trarre alcune conclusioni. Queste conclusioni effettivamente penderebbero contro la parte ucraina, perché i francesi ebbero migliore cura del loro equipaggiamento militare tra le due guerre, e 23 anni erano l’età massima, mentre in Ucraina 23 anni sono effettivamente l’età minima.
La flotta corazzata ucraina, dopo il taglio inevitabile per via del Trattato CFE, era pari a 4000 carri armati, 5000 APC e IFV, 1300 semoventi di artiglieria. Di conseguenza, la stima potenziale dei corazzati nei raggruppamenti armati dell’Ucraina è circa 1000 carri armati, 1300 APC e IF, e 350 sistemi di artiglieria semoventi, sarebbe ragionevole. Tuttavia, questa stima è soggetta a determinate correzioni. Prima di tutto sui carri armati. Dei 1300 carri armati T-72, 700 furono venduti all’estero.  Naturalmente, ciò a spese della cannibalizzazione dei restanti 600, soprattutto riguardo ai motori.  Naturalmente è possibile mettere un motore made in Ucraina in un T-72. Tuttavia, l’Ucraina non può che produrre che qualche decina di motori al mese, ed è meglio metterli negli scafi dei corazzati disponibili, i T-64. La situazione dei T-80 con il loro motore a turbina è anche peggiore. Quindi, in realtà si può parlare di circa 550-600 T-64. Riguardo l’artiglieria semovente, si deve rilevare che i Gvozdika sono in disarmo e re-impiegarli richiede altri veicoli. Il fatto è che i mezzi dei depositi non sono effettivamente degni di riparazione ed è necessario parlare di uno vero e proprio restauro, come viene particolarmente evidenziato dal seguente fatto. Il deposito di Artjomovsk ha diverse centinaia di blindati. Il deposito è rimasto in mano alla milizia per più di due mesi, divenendo oggetto di attacchi regolari. In questo periodo, non un singolo veicolo corazzato è stato utilizzato per difendere la base. Il discorso sul recupero dei circa 1000 blindati, presumibilmente nelle fabbriche ucraine, negli ultimi 3 mesi, si abbina perfettamente alla differenza tra veicoli  effettivamente operativi all’inizio della spedizione punitiva e veicoli che possono essere riparati utilizzando risorse interne e l’invio di qualche pezzo di ricambio. Si deve notare che video e foto della zona confermano che l’operazione dell’attuale spedizione delle congregazioni armate dell’Ucraina fa largo uso di vari surrogati di blindati. Quindi, possiamo dire che i distaccamenti di carri armati potrebbero essere rafforzati sulla carta all’80%, quelli meccanizzati e altamente mobili al 55%, d’artiglieria semovente al 90%. Non c’è nulla di sorprendente che in tale stato delle cose si possano usare solo 12 battaglioni meccanizzati su 25 per la spedizione punitiva. E i rimanenti, se saranno probabilmente usati correttamente, combatteranno con una quantità limitata di blindati. Inoltre, si deve notare che una parte significativa di questa flotta corazzata è andata perduta. In Crimea, la marina aveva 40 carri armati, 199 IFV e APC (complessivamente 279 blindati). Secondo i media ucraini, 184 veicoli corazzati della marina ucraina non sono stati poi restituiti dalla Russia. E’ anche vero che la stessa parte ucraina ha annunciato che 121 blindati furono effettivamente trasferiti entro il 27 maggio. Tale informazione è sconcertante, perché i numeri non corrispondono. A quanto pare, tra i 30 e 70 blindati sono stati trasferiti dalla Russia all’Ucraina, di cui vi erano documenti ufficiali. Ma in Ucraina sono andati persi. Qualcuno in Ucraina a quanto pare li ha trovati. Niente di sorprendente per un Paese in cui s’è verificato il collasso dello Stato. Nel frattempo, vi sono insinuazioni secondo cui i veicoli corazzati della Crimea siano stati trasferiti alla parte ucraina tra il 27 maggio e il 17 giugno. È possibile che siano andati persi. Con lo stesso livello di fiducia, si può stabilire il saldo del raggruppamento armato ucraino, con equipaggiamenti per 3 battaglioni meccanizzati, 2 aeroportati, 1 corazzato e 1 squadrone di semoventi d’artiglieria, inviati nei pressi del confine con la Russia. Come risultato, lo stato dei blindati dei battaglioni meccanizzati delle truppe della spedizione si ridurrà al livello dei battaglioni delle forze aviotrasportate, da 42 a 22 AFV. E aumentare tali cifre sarà molto difficile, poiché l’equipaggiamento non solo subirà perdite nei combattimenti, ma verrà utilizzato da equipaggi la cui preparazione è assai al di sotto della norma. Ci sono anche alcuni problemi con i veicoli da trasporto esteri. In primo luogo perché la flotta dei principali veicoli corazzati ucraini è unica. T-64 e BMP-2 non sono presenti in gran numero negli eserciti della NATO. E in luoghi in cui vi sono riserve per i sistemi dell’esercito ucraino, T-72 e BMP-1 sono molto diversi dai mezzi di base sovietici. E così mantenere segrete tali operazioni sarà estremamente difficile.

79-1Usare i risultati della mobilitazione
Dopo aver completato la terza fase della mobilitazione, l’Ucraina non avrà più di 38 battaglioni di fanteria con pochi blindati. E’ possibile aggiungervi altri 29 battaglioni della difesa territoriale senza blindati ed armi pesanti. Non ci saranno più di 50 compagnie carri (di 10 mezzi ciascuna), 14 squadroni di obici semoventi (dai calibri di 122mm e 152mm), uno squadrone di cannoni semoventi di sostegno “Nona” (18 veicoli). Inoltre 10 squadroni di MLRS “Grad”, 3 squadroni di “Uragan” e “Smerch”, 2 squadroni di “Pjon” e “Giatsint” (12 veicoli ciascuno). È più difficile valutare lo stato dell’artiglieria trainata. Ma bisogna considerare che con il pieno dispiegamento del personale delle due brigate d’artiglieria, non ci saranno più di dieci squadroni. Complessivamente, circa 690 pezzi d’artiglieria e tubi lanciarazzi. Le capacità delle FAU sopra descritte sono limitate e ovviamente non saranno complete dopo l’emanazione del prossimo ordine di mobilitazione. Tutto il contrario. Tale emanazione sarà solo un punto di partenza per le suddette misure. Il livello precedentemente descritto si avrà non prima di un mese, come suggerito dall’esperienza delle mobilitazioni precedenti. Nell’immediato la principale fonte delle capacità militari del corpo di spedizione saranno i battaglioni della difesa territoriale che entreranno in prima linea. Oggi 5 battaglioni territoriali sono stati gettati in combattimento (12.mo “Kiev” e 24.mo “Ajdar” a nord di Lugansk, 34.mo “Kirovograd-2″ e 39.mo “Dnipro-2″ a nord di Donetsk, 5.to “Prikarpate” nell’area di Amvrosievka). Inoltre, altri 6 battaglioni sono in servizio (9.no “Vinnitsa” a sud della regione di Donetsk, 40.mo “Krivbass” a ovest della regione di Donetsk, 10.mo, 13.mo, 15.mo e 22.mo a nord della RPL). A giudicare dalla densità delle forze di occupazione a nord della RPL, vi sono motivi per supporre che il numero di battaglioni della difesa territoriale sul territorio della RPD è assai superiore a 2 ed ammonti a 6-8, tenendo presente la necessità probabilmente d’occupare l’area  Slavjansk – Kramatorsk – Artemovsk. Inoltre, occupare l’area Rubezhnoe – Lisichansk – Severodonetsk richiederà non meno di 2 battaglioni, e la zona Popasnaja – Pervomajsk – Stakhanov – Brjanka altri 2. Dopo tali misure, le autorità di Kiev non avranno più di 10 battaglioni a disposizione.
Si deve notare che l’occupazione è effettuata non solo dai battaglioni della difesa territoriale. Effettivamente questi distaccamenti non entrano negli insediamenti, perché si dissolverebbero  immediatamente tra la popolazione locale. Controllano i posti di blocco, circondano i centri urbani e le basi. Ma anche qui il personale delle FAU viene mescolato ai distaccamenti della GNU.  Soprattutto reparti congiunti di unità specializzate motorizzate militari della polizia sono utilizzati per tale scopo. Il loro rapporto è di circa un plotone della GNU per ogni compagnia delle FAU. Gli effettivi complessivi di tali distaccamenti della GNU nella zona d’operazione è circa 3000 elementi o 100 plotoni. A differenza delle FAU, vengono sostituiti regolarmente (un mese e mezzo) e ricevono stipendi e benefici decenti. Garantiscono la sicurezza interna ne posti di blocco e  guarnigioni delle FAU. La sicurezza esterna è data principalmente da fortificazioni e blindati leggeri della GNU. Si deve rilevare che la GNU fornisce non solo il grosso degli effettivi. Queste formazioni operano con gli stessi principi nei posti di blocco e in prima linea. Nelle città e cittadine l’ordine è imposto dai battaglioni speciali. Complessivamente vi sono 27 battaglioni e 5 compagnie con sulla carta 5660 effettivi. E anche se non sono inquadrati, non ci sono motivi per supporre che la terza fase della mobilitazione gli permetterà di raggiungere il pieno organico. Non ci sono informazioni sulla rotazione di tali distaccamenti, oggi, e le loro condizioni sono sufficientemente confortevoli per non richiedere tale rotazione. Tuttavia, la sostituzione dell’unità non può essere esclusa totalmente. In questo momento è noto che 12 battaglioni e 1 compagnia di tali distaccamenti sono stati inviati nella zona di operazioni. Hanno nomi famosi: “Azov”, “Artjomovsk”, “Shakhtjorsk”, “Dnipro-1″, “Shtorm”, “Lugansk”, “Kievshina”, “Slobozhanshina”, “Kiev-1″, “Kharkov-1″, “Chernigov”, “Nikolaev” e “Kharkov-2″. Tali reparti collaborano strettamente con i reparti speciali della SBU nei territori occupati. Incontrarli sul fronte è improbabile (non vogliono esservi per nulla), e per sbaragliarli bisogna compiere incursioni partigiane nelle città da essi occupate, come è stato fatto a Lisichansk. I battaglioni dei volontari di riserva (in totale 3) sono distaccamenti militari della GNU, il primo dei quali attualmente è a riposo. Il terzo battaglione di riserva della GNU era formato da personale del 25.mo battaglione della difesa territoriale “Donbas”. Ora non c’è un tale battaglione nelle FAU, c’è solo una compagnia “Donbas” formato dal 24.mo battaglione della difesa territoriale “Ajdar”. Il nuovo 25.mo battaglione della difesa territoriale è stato costituito nella regione di Kiev e si chiama “Kiev Rus“. Oltre ai 3 battaglioni della riserva, l’operazione militare in prima linea viene svolta anche dai gruppi tattici costituiti dalle forze speciali della Guardia Nazionale ucraina, per un totale di 200 elementi ciascuno. Vengono sostituiti regolarmente ogni mese e mezzo, quindi il loro numero totale in prima linea non supera i 7. In prima linea vi sono 32 battaglioni di fanteria, 25 compagnie carri armati, 15 squadroni di artiglieria, 7 squadroni di MLRS “Grad“, 5 squadroni di artiglieria pesante e 30 compagnie da ricognizione e operazioni speciali; complessivamente l’organico sulla carta è di 35000 effettivi, inclusa la sussistenza. Considerando perdite e disertori, oggi non sarebbero più di 30000, così schierati sul fronte in questo momento:
a nord-ovest di Lugansk – 7 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
aeroporto di Lugansk – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Chervonopartizansk e Djakovo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Marinovka e Starobeshevo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
nord-ovest di Donetsk – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
presso Gorlovka – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
settore di Popasnaja – Lisichansk – Severodonetsk – Krasnij Liman – Jampol – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo.
Mentre i combattimenti si svolgono nell’ampia zona urbana, i battaglioni saranno utilizzati sempre meno. Le compagnie saranno più comuni, con un significativo rinforzo di carri armati. Tuttavia, gestirle non sarà facile, anzi sarà più difficile. Un netto successo potrà essere raggiunto soltanto con un’azione coordinata tra diversi gruppi, reparti da ricognizione e batterie degli squadroni di artiglieria assortiti. È un’operazione a livello di brigata, non di battaglione. Per ora gli sforzi delle truppe della spedizione saranno volti contro i reparti della milizia più deboli e isolati, con l’obiettivo di evitare di vincolare le proprie forze nell’assedio a tali posizioni. I battaglioni possono essere utilizzati per smembrare le comunicazioni della milizia su:
Pervomajsk – Stakhanov – Alchevsk;
Alchevsk – Zorinsk – Debaltsevo – Enakievo;
Khartsitsk – Shakhtjorsk – Torez – Snezhnoe;
Antratsit – Rovenkij – Sverdlovsk;
separare Krasnodon da Lugansk.
Solo la sconfitta della spedizione punitiva nell’assalto alle città indicate può impedire operazioni di tale tipo. Per raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, è necessario rischiare gruppi miliziani da  500 elementi, con 50-60 granatieri qualificati e 20 armi da supporto per fanteria (ATGM, MANPADS, AGL, mitragliatrici e mortai pesanti).

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64a037ecc63c0d7ab77291e13645de84Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La distruzione della Libia, un avvertimento per Egitto, Siria ed Ucraina

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 27/07/2014libyaL’articolo di RT, “Con il 90% degli aerei distrutti nell’aeroporto di Tripoli, la Libia può chiedere l’assistenza internazionale“, riferisce che: “La Libia valuta il dispiegamento di una forza internazionale per ristabilire la sicurezza, tra l’ondata di violenze a Tripoli che ha visto decine di razzi distruggere la maggior parte della flotta aerea civile nel suo aeroporto internazionale. “Il governo esamina la possibilità di un appello alle forze internazionali per ristabilire la sicurezza sul terreno e aiutare il governo ad imporre la sua autorità”, ha dichiarato il portavoce del governo, Ahmad Lamin”. Il “domani democratico” promesso dalla NATO nel 2011 s’è realizzato, sotto forma di brogli elettorali prevedibilmente da nessuno accettati, lasciando un vuoto di potere che chiaramente sarà risolto con conflitti armati sempre più violenti. Forse la cosa più ironica di tutte è che tali conflitti sono intrapresi dai vari fantocci armati che la NATO ha usato per la guerra  terrestre, mentre bombardava la Libia per quasi tutto il 2011.

Cannibalismo tra fantocci della NATO
Nel maggio 2014, i combattimenti nella città di Bengasi lasciarono decine di morti, e ancor più feriti e abitanti in fuga per salvarsi la vita, mentre ciò che i media occidentali chiamano “generale rinnegato” guida la guerra ai “militanti islamici” nella città. Reuters nel suo articolo, “Famiglie evacuano Bengasi mentre il generale rinnegato promette nuovi attacchi“, afferma: “L’autoproclamato esercito nazionale libico guidato da un generale rinnegato, ha detto ai civili di lasciare Bengasi prima di lanciare un nuovo attacco agli islamisti, il giorno dopo che decine di persone sono state uccise nei peggiori scontri da mesi”. Il generale rinnegato Qalifa Haftar (talvolta scritto Hiftar), che viveva negli Stati Uniti, presso Langley in Virginia, da anni a libri paga della CIA fino al suo ritorno in Libia nel 2011, per guidare le forze di terra nell’invasione per procura della NATO. Business Insider riferiva nel suo articolo del 2011 “Il generale Qalifa Hiftar è un uomo della CIA in Libia?“, che: “Fin dal suo arrivo negli Stati Uniti nei primi anni ’90, Hiftar viveva in Virginia, presso Washington, DC. Badr ha detto che era incerto su cosa esattamente facesse Hiftar per sostenersi, e che si concentrava principalmente su come aiutare la sua numerosa famiglia. Così un ex-generale di Gheddafi, passato agli Stati Uniti, metteva radici in Virginia, presso Washington DC, dove in qualche modo manteneva la famiglia ingannando un collega che lo conosce da sempre. Hmm. La probabilità che Hiftar sia coinvolto in una qualche attività è piuttosto elevata. Proprio come figure quali Ahmad Chalabi, coltivato per l’Iraq post-Sadam, Hiftar può aver giocato un ruolo simile mentre l’intelligence statunitense lo preparava per una svolta in Libia”. L’ironia è che molti dei settari che Haftar combatte a Bengasi sono gli stessi che Muammar Gheddafi ha combattuto per decenni da leader della Libia, gli stessi militanti che la NATO ha armato e spalleggiato a fianco di Haftar per rovesciare Gheddafi nel 2011. Sulla sua campagna a Bengasi, Haftar ha affermato che continuerà fino a quando “Bengasi sarà ripulita dai terroristi“, e “abbiamo iniziato questa battaglia e la continueremo fino a quando raggiungeremo i nostri obiettivi. La piazza e il popolo libici sono con noi“. I sentimenti di Haftar fanno eco a quelli di Muammar Gheddafi nel 2011, solo che allora i media occidentali negarono l’esistenza dei terroristi presenti a Bengasi da decenni, e ritraevano le operazioni di Tripoli come un “massacro” di “pacifici manifestanti pro-democrazia“.

La NATO distrugge la Libia
Le atrocità citate dalla NATO per avviare l'”intervento umanitario” in Libia, in primo luogo, iniziarono immediatamente per mano delle stesse forze NATO e dei suoi fantocci. Intere città furono circondate, affamate e bombardate fino a quando non capitolarono. In altre città, intere popolazioni furono sterminate, sfrattate e respinte oltre i confini della Libia. La città di Tawarga, la patria di circa 10000 libici fu totalmente sradicata, indicata dal London Telegraph come “città fantasma“.
Dalla caduta di Tripoli, Sirte e altre città libiche che resistettero all’invasione per procura della NATO, ritornò in Libia scarsa stabilità di fondo, per non parlare della “rivoluzione democratica” promessa dalla NATO e dai suoi collaboratori. Il governo di Tripoli rimane nel caos, le sue forze di sicurezza sono divise e ora una “canaglia” della CIA guida una grande operazione militare contro Bengasi, usando anche aerei da guerra apparentemente senza l’approvazione di Tripoli. Anni dopo la conclusione della “rivoluzione”, la Libia resta un Paese sciancato che regredisce. I molti successi del governo di Muammar Gheddafi sono da tempo annullati, e difficilmente saranno ripristinati, e figuriamoci superati, nel prossimo futuro. La NATO ha effettivamente rovesciato e distrutto un intero popolo, non solo bruciandolo mentre le risorse sono saccheggiate dalle multinazionali occidentali, ma anche usandolo come modello per le future avventure extraterritoriali in Siria, Egitto, Ucraina e ora Iraq.

Il modello libico: attenti Egitto, Siria e Ucraina
Proprio come in Libia, le “rivoluzioni” hanno cercato di mettere radici in Egitto, Siria e Ucraina.  Gli stessi racconti, testualmente, ideati da think tank politici e spin doctors dei media occidentali per la Libia, vengono ora riutilizzati per Egitto, Siria e Ucraina. Le stesse organizzazioni non governative (ONG) vengono usate per finanziare, armare e comunque sostenere i gruppi d’opposizione in ogni Paese. Termini come “democrazia”, “progresso”, “libertà” e lotta contro la “dittatura” sono temi familiari. Le proteste erano e sono ognuna accompagnate da estremisti armati totalmente sostenuti dall’occidente. In Siria, la pretesa delle proteste è stata eliminata così come il concetto dei “combattenti per la libertà”. I media occidentali ora trascorrono molto tempo a giustificare il motivo per cui la NATO e i suoi partner regionali finanziano e armano i settari, come al-Qaida, per rovesciare il governo siriano. In Egitto c’è ancora qualche ambiguità, come nel 2011 sulla Siria, su chi siano davvero i manifestanti, che cosa vogliono veramente e da quale parte del conflitto sempre più violento l’occidente stia. Un’attenta analisi rivela che proprio come i Fratelli musulmani furono usati in Siria per preparare il terreno per la devastante guerra che v’infuria, la Fratellanza musulmana egiziana fa altrettanto nei confronti di Cairo. Infine, in Ucraina, i manifestanti “pro-democrazia” “pro-Unione Europea” e “Euromaidan” si sono rivelati dei neo-nazisti e nazionalisti di ultra-destra che ricorrono regolarmente a violenze ed intimidazioni politiche. Proprio come in Siria nel 2011, e in Egitto oggi, l’intensità degli scontri armati aumenta  verso ciò che si può definire guerra per procura tra NATO e Russia in Europa orientale. Ma per queste tre nazioni, ed i partecipanti su tutti i campi, lo stato attuale della Libia dev’essere esaminato. Tali “rivoluzioni” hanno una sola conclusione logica e prevedibile: saccheggio, divisione e distruzione di ogni nazione, prima di essere piegata a Wall Street e al montante ordine sovranazionale di Londra, per essere sfruttata al massimo e per sempre da Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea già da oggi. Coloro che chiedono cosa ne sarà di Egitto, Siria e Ucraina, se la NATO dovesse vincere, dovrebbero solo guardare alla Libia. E coloro che hanno sostenuto la “rivoluzione” in Libia, devono chiedersi se sono soddisfatti del suo esito finale. Non vogliono un tale risultato anche per Egitto, Siria e Ucraina? Hanno immaginano che i piani della NATO per ciascuno di tali Paesi finissero diversamente? E perché?

pepsi-libiaTony Cartalucci, ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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