La Russia e l’enigma americanista, dalla Siria a Boston

Dedefensa, 22 aprile 2013

Barack Obama, Vladimir PutinA forza di testimoniare e di testimoniare ancora e ancora su quello che fanno davanti le innumerevoli commissioni del Congresso (Camera e Senato), si finisce per chiedersi se i ministri del governo degli Stati Uniti facciano effettivamente qualcosa. In alternativa, un’altra ipotesi, che fanno quel che gli pare e che le testimonianze siano vuote. Questa osservazione un po’ parossistica, non è tuttavia sbagliata nel tentativo di definire la politica estera degli Stati Uniti, come se questa politica non sia che una parodia di politica… Questo tipo di domanda spesso attraversa le menti dei russi, e si riferisce essenzialmente al ministero della politica estera degli Stati Uniti, il dipartimento di Stato, e al suo nuovo segretario (ministro), John Kerry.
• A Istanbul, alla riunione degli Amici della Siria, il segretario di Stato John Kerry ha annunciato nuovi aiuti ai ribelli siriani, per un totale di 127 milioni di dollari. Si tratta di “armi” cosiddette “non-letali”, tra cui veicoli blindati che possono ancora essere utilizzati in modo efficace. Questa micro-gestione degli aiuti ai ribelli scaturisce da una tattica che potrebbe essere sottile, ma che è per lo più confusa, dell’intenzione degli Stati Uniti di non concedere un decisivo sostegno, ma con la preoccupazione di continuare ad apparire decisi sostenitori dei ribelli.
• Il 19 aprile 2013, Kerry ha parlato alla Commissione Esteri del Senato. Le sue intenzioni erano piuttosto confuse, come riassunto da Antiwar.com, ancora segnate dall’idea dell’”interferenza” necessaria… “Il segretario di Stato John Kerry ha avvertito che era vitale “risolvere” la guerra civile siriana in modo tempestivo, dicendo che la nazione rischia altrimenti “una frattura in enclavi”. Quando il segretario Kerry parla, per essere chiari, di una “soluzione politica” in Siria, si riferisce alle ripetute richieste unilaterali degli Stati Uniti che Assad si dimetta e consenta ai ribelli stranieri di formare un nuovo governo. Eppure la preoccupazione che i ribelli non siano uniti è palpabile, così come la paura del dominio di al-Qaida nella Siria post-Assad. A tal fine, Kerry ha chiesto alle varie nazioni che appoggiano i ribelli di restare “sulla stessa pagina” riguardo la creazione del nuovo regime, suggerendo che ciò che i ribelli siriani vogliono, per non parlare del popolo della Siria, significa poco o niente nel grande schema delle cose.”
• Per non complicare le cose, non ci fermeremo troppo sulle dichiarazioni del segretario alla Difesa Hagel e di un’altra, parallela, del suo capo di Stato maggiore Generale Dempsey, mettendo ancora una volta in evidenza, l’uno e l’altro, la differenza di orientamento tra i due ministri (Hagel e Kerry), ma anche e soprattutto le differenze sulla loro risoluzione. Kerry sembra opaco, sfuggente e volubile, mentre Hagel è fermo e deciso nella sua volontà (come il generale Dempsey) consigliando vivamente di astenersi da ogni intervento in Siria (Aniwar.com, 18 aprile 2013 ): “È meglio essere dannatamente sicuri, come è vero che si debba esserlo prima di fare qualcosa, perché una volta che sei dentro, non c’è supporto da fuori, si tratti di una no-fly zone, di una zona sicura, di proteggere questi, qualunque cosa siano… Una volta che sei dentro, non è possibile fermarsi. Non si può semplicemente dire, bene, non va come ho pensato che sarebbe andato, così dobbiamo uscirne“… Ma è essenzialmente con Kerry che i russi hanno a che fare, e con tutti gli altri rappresentanti della diplomazia statunitense. E ciò che riferiscono è ancor più scioccante e angosciante. Quindi c’è un episodio, molto più esemplare che eccezionale, che ha avuto luogo nelle poche settimane tra metà febbraio e metà marzo. Quando Kerry ha fatto la sua famosa affermazione, o meglio, per nulla nota, a Oslo il 12 marzo, l’episodio si è svolto tra Stati Uniti e Russia. La svolta diplomatica sulla Siria è essenzialmente un accordo tra le due potenze, che si realizzerebbe con dei negoziati diretti tra il regime di Assad e i ribelli. Abbiamo scritto di ciò, soprattutto in un testo del 26 marzo 2013, “Il primo caso è una dichiarazione di John Kerry a Oslo, il 12 marzo. Nella sua revisione settimanale del 22 marzo 2013, l’istituto di Beirut Forum Osservatorio sui Conflitti, indicava: “le osservazioni del segretario Kerry del 12 marzo, che non sono state pubblicate integralmente da nessun giornale mainstream occidentale, sono comunque significative: ‘Il mondo vuole fermare il massacro. E noi vogliamo poter vedere Assad e l’opposizione siriana incontrarsi per la costituzione di un governo di transizione, secondo il quadro che è stato tracciato a Ginevra’.”
Questa affermazione di Kerry, quindi, si poneva nell’ambito dell’iniziativa di Russia-Stati Uniti d’America, facendo parlare di un riavvicinamento decisivo tra le due potenze sulla Siria. Si trattava  di avviare negoziati, ritenuti decisivi, tra una delegazione di ribelli e una del governo al potere; gli Stati Uniti hanno ignorato la loro richiesta di vedere sparire Assad prima di negoziare con lui (il famoso sofismo)… Entrambi i partner hanno dovuto creare e organizzare una delegazione della parte “sponsorizzata”. Gli Stati Uniti hanno quindi chiesto ai russi di organizzare una delegazione negoziale del regime di Assad. I russi si sono impegnati a organizzarla, cosa che ha richiesto diverse settimane di lavoro delicato, promesse e pressioni. Infine, la lista era pronta, la squadra negoziale creata. I russi l’hanno comunicato ai loro “partner” degli Stati Uniti… E non ne hanno mai più sentito parlare, non ricevendo alcuna risposta, nessuna reazione. Era come se il messaggio fosse caduto in un buco nero, completamente risucchiato dallo strano disordine del vuoto, senza fondo e così profondo, che caratterizza la non-politica estera americanista. E i russi misurano ancora una volta ciò che chiamiamo, in modo un po’ stiracchiato, “l’enigma americanista”. Se il caso sembra insolubile, non sorprende più di tanto i russi, che lo sperimentano ogni giorno da diversi anni, e il suo carattere enigmatico non riguarda più di tanto questa stessa politica incomprensibile, perché non c’è niente da capire, dati i vari componenti sfuggenti che l’annichiliscono per trasformarla in qualcosa che non ha più alcuna spiegazione di per sé. Inoltre, bisogna contare affinché le cose sembrino, forse (!), mutare e cambiare, sull’inaspettato e l’imprevisto. Questa epoca non n’è sprovvista, manifestandosi di fronte alla paralisi e all’assenza di attività umane, la cui dinamica solleva soltanto effetti inaspettati e imprevisti… Se ne scriviamo, è perché in realtà una nuova pista si apre con l’ipotesi di un collegamento diretto tra l’attentato di Boston e la situazione in Siria, le cui circostanze in realtà sono inaspettate e impreviste…
DEBKAfiles suggerisce involontariamente questo sviluppo inatteso e imprevisto, naturalmente.  Sull’attentato a Boston, DEBKAfiles non è particolarmente emozionante nella sua analisi, attribuendolo ad al-Qaida e inserendolo nel contesto mediorientale, cosa comunque nella sua attività e nell’orientamento che colora molte delle analisi precedenti. Ma il sito israeliano torna alla carica con un altro approccio. Ritiene che il tour mediorientale iniziato oggi dal segretario alla Difesa Hagel, abbia completamente cambiato direzione a causa dell’attentato di Boston. L’idea che l’Iran sarebbe stato al centro delle conversazioni di Hagel, soprattutto con gli israeliani e i sauditi, viene improvvisamente sostituita dalla Siria, a causa dell’attentato di Boston, perché i russi, naturalmente, ne approfittano per forzare la politica incoerente degli Stati Uniti, per poter produrre finalmente qualcosa di solido. (Dal punto di vista dei russi, Hagel sarebbe un partner molto più interessante di Kerry, cosa facilmente comprensibile). La logica generale di questa variazione è così sintetizzata: “Su un piano diverso, Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita mentre tengono viva la minaccia di un Iran nucleare, vengono strattonati dalla consapevolezza della crescente presenza di al-Qaida in Siria, Iraq e Sinai, rappresentando una minaccia per Israele, Libano e Giordania. Tutto questo avviene assieme ai giochi di potere intorno alla guerra civile siriana.”
L’idea di DEBKAfiles è che i russi abbiano giocato un ruolo importante nel risolvere l’attentato di Boston, a scapito dell’FBI che vagava miseramente perché non aveva controllato i due giovani Tsarnaev. E’ vero che BHO ha personalmente ringraziato Putin per il suo aiuto, ed è anche vero che la Cecenia è una questione vitale per la Russia, un argomento che ha imperversato per quindici anni nell’atteggiamento degli Stati Uniti patteggiando per i ribelli e i terroristi ceceni, esaltando la loro causa in nome dei valori generali “liberali”, “democratici” e anti-russi; insomma ciò che chiamiamo il partito dei salottieri. Oggi, i russi sono nella posizione ideale per far comprendere ad Obama che sostengono Assad non solo per il principio di sovranità (argomento un po’ troppo alto per Washington), ma anche perché temono l’impatto terroristico, in stile Cecenia, che avrebbe necessariamente una sconfitta di Assad da parte dei terroristi (al-Nusra, pseudo al-Qaida, poiché al-Qaida può essere in tutte le salse). Dopo Boston, i russi possono sperare che il pensiero americanista possa essere sensibile ad alcuni di quei loro ragionamenti che penavano a fargli accettare finora. Secondo un diplomatico russo “la politica degli Stati Uniti cambierà quando convinceremo il presidente Obama che Assad è il suo migliore amico...” Così DEBKAfiles sviluppa questo tema il 21 aprile 2013. Potete leggere la cosa con un po’ di attenzione, quando non si sa che esistono tra russi e israeliani, nonostante le lunghe vicissitudini e gli antagonismi politici, dei collegamenti piuttosto discreti ma molto specifici sulla sicurezza.
Per più di due anni, il presidente russo Vladimir Putin ha sostenuto che la simpatia non è la sua motivazione nel sostenere il regime di Bashar Assad a Damasco, ma la certezza oggettiva che la sua caduta scatenerà uno sciame di jihadisti di al-Qaida su Damasco e in altre città siriane. Da lì,  si diffonderebbero nel sud del Caucaso russo per poi assaltare Mosca e altre importanti città russe. Sostenendo Assad, Mosca protegge quindi la Russia, dice Putin riprendendo la tesi che l’ex presidente USA George W. Bus aveva presentato quando difese l’invasione dell’Iraq nel 2003 come necessaria per proteggere le città statunitensi dal terrorismo. Il presidente Barack Obama, da parte sua, ha puntato sulla vecchia strategia antiterrorismo di decapitare al-Qaida, nella convinzione che senza i suoi comandanti, la truppa jihadista si arrenderebbe e tornerebbe a casa. Questa strategia è stata distrutta dagli attentati di Boston. Nonostante la liquidazione di capi e le operazioni dei droni della CIA, una grande città statunitense era alla mercé di terroristi islamici, e forse lo sarà di più in futuro. Mentre un esercito di agenti di polizia provenienti da tutto gli USA è sciamato per cinque giorni nei cortili di Watertown e sulla barca in cui Dzhokhar Tsarnaev era rannicchiato, il presidente Obama ha telefonato al presidente Putin e l’ha ringraziato per la sua “cooperazione [non specificata] nelle indagini sugli attentati alla maratona di Boston. Questo discorso derivava dalla richiesta dell’intelligence russa all”FBI, nel 2011, di controllare il maggiore dei fratelli Tsarnaev; i legami di Tamerlan con i gruppi terroristici islamici nel Caucaso, avendo in quel momento deciso di giurare fedeltà ad al-Qaida. Di fronte all’indifferenza dell’agenzia statunitense su questo avvertimento, i servizi segreti russi hanno posto i due fratelli sotto stretta sorveglianza, certamente seguendo le orme di Tamerlano nei sei mesi che ha trascorso visitando Daghestan e Cecenia l’anno scorso, e anche presumibilmente negli USA. Al suo ritorno, non è stato messo sulla lista dell’FBI. L’agenzia russa quindi aveva il possesso esclusivo dell’intelligence quando l’FBI cercava d’identificare i terroristi che avevano perpetrato gli attentati a Boston ed i loro complici, sia all’interno che fuori degli USA. La “cooperazione” del presidente russo richiesta dagli Stati Uniti, è stata quindi preziosa. Secondo le fonti dell’antiterrorismo e militari di DEBKAfile, la contropartita di Putin per questo supporto non è ancora nota, certamente si riferisce al conflitto siriano piuttosto che alla questione iraniana.
Si osservi che questo è un approccio razionale e ultra-realistico, molto in linea con i termini della forma diversificata della politica di Putin. La Russia sviluppa una politica basata da una parte sui principi intangibili che formano la strategia in nome della quale si oppone agli errori irresponsabili degli Stati Uniti (soprattutto l’”aggressione dolce”), dall’altro su una tattica flessibile, in base al quale cerca una collaborazione da parte degli Stati Uniti (specialmente da Obama) su argomenti in cui una convergenza di interessi può esserci. La logica dovrebbe essere, per ora, potentemente dalla parte russa dopo l’episodio di Boston. Tuttavia, non saremo meno attenti alle avventure che attendono questa logica, conoscendo a proposito il potere e la capacità di recupero del “buco nero della non-politica” di Washington, e la velocità con cui questa non-politica può seppellire le iniziative più logiche, come dimostrato dalla disavventura di Kerry, due mesi fa. L’ostinazione russa è proverbiale e forse ammirevole, ma è solo umana ed armata della sola logica, ed è molto, molto lontana dal ritenersi sufficiente contro il fenomeno del nichilismo per dissoluzione e disintegrazione  dell’azione degli Stati Uniti, e dalla continua potenza della politica-Sistema che guida il tutto. In ogni caso, l’episodio è degno di nota e merita di essere seguito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Grecia: confermato il piano golpista di Alba dorata; escalation di violenze e conti offshore greci

DarkerNet, 5 aprile 2013

24E4B5CE42132EE1CAA604FEEB71074CRecentemente il partito neonazista Alba dorata ha dichiarato di poter effettuare incursioni su lidi stranieri, creando cellule in Paesi come l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, ecc. Interessante come questo annuncio coincida con la conferma, da parte di un giornalista investigativo greco, che la ‘strategia della tensione’ (per favorire un colpo di Stato o la legge marziale) preannunciata da DarkerNet circa sei settimane fa, sia ora pienamente operativa (vedi sotto per maggiori dettagli). Rileviamo, inoltre, un recente feroce assalto da parte dei membri di Alba dorata nell’isola di Paros. Viene anche fornito un aggiornamento sulle notizie riguardanti una lista di 23.000 conti offshore greci.

Aggiornamento 1: ICIJ rivela i conti segreti offshore di alcuni greci: 2.400 società registrate in paradisi fiscali del Pacifico e del Canale della Manica. 23.000 aziende greche sono state insediate in altri Paesi, tra cui i paradisi fiscali.
Aggiornamento 2: I teppisti di Alba dorata sono stati costretti a lasciare il villaggio di Potamia sull’isola di Taso. Erano venuti per distribuire cibo ai Greci (cioè non agli immigrati). Ma la gente del posto li ha bloccati e Ad è stata costretta ad andarsene. Ad Hania, Creta, antifascisti locali si sono scontrati con i membri di Ad, uno dei quali è stato gettato in mare, nel porto.

A. Confermata la ‘strategia della tensione’ di Alba dorata
Sei settimane fa Darker Net ha pubblicato un articolo sostenendo che Alba dorata, in combutta con la polizia greca, persegue una ‘strategia della tensione’, nella modalità dei terzaposizionisti italiani. A sostegno di ciò, abbiamo riferito dell’arresto di diversi membri di Alba dorata da parte della polizia, dopo che sono stati trovati in possesso di esplosivi e armi (oltre all’avvertimento di un ex-ambasciatore greco su un possibile colpo di Stato). Il presidente greco ha anche trasmesso le sue preoccupazioni su ciò che stava accadendo. Abbiamo compreso che Alba dorata stia tramando per compiere un massacro che verrebbe poi attribuito agli anarchici, in modo da organizzare un colpo di Stato militare, o almeno di far dichiarare la legge marziale. Ieri, Vice ha pubblicato un’intervista a Dimitris Psarras, giornalista investigativo greco, il cui libro, The Black Bible of the Golden Dawn, è una delle indagini più approfondite sul partito. Psarras ha confermato di aver anch’egli capito che la ‘strategia della tensione’, una campagna di terrore pianificata da Alba dorata, sia difatti operativa. Qui citiamo parte dell’intervista:

Vice: Pensi che la Grecia stia cominciando a vedere l’attuazione di una “strategia della tensione”? Alba dorata cerca di manipolare l’opinione pubblica con la paura?
Psarras: Credo che stia già accadendo. L’attuale strategia di Alba dorata è esattamente questa. Ilias Panagiotaros, uno dei deputati di Alba dorata, infatti ha detto, “C’è già una guerra civile“, in un’intervista. Vogliono spingere la controparte a compiere atti di violenza simili, proprio come durante la strategia della tensione in Italia, negli anni ’70.

Vice: Quindi quello che stai dicendo non è che potrebbe accadere, ma che sta sicuramente già accadendo?
Psarras: Sicuramente. Forse non con la stessa intensità delle stragi in Italia negli anni ’70, ma non dimentichiamo che Alba dorata e le origini di Michaloliakos coinvolgono gli italiani. Anche di recente, in realtà, la rivista di Alba dorata, Meandric, che circola solo internamente all’organizzazione, recava un articolo di Pino Rauti, uno dei leader del neo-fascista Ordine Nuovo, il gruppo di estrema destra direttamente coinvolto negli attentati in Italia degli anni ’70.

Vice: Pensi che Alba dorata potrebbe provare altre tattiche, come effettuare attentati da poter far attribuire agli anarchici, per esempio?
Psarras: posso solo ipotizzarlo. Considerando il fatto che non hanno mai tagliato i loro legami con l’idea di uno “Stato profondo” [un presunto gruppo clandestino di militari e civili che attribuisce ai suoi avversari gli omicidi di dissidenti da esso commessi], una considerazione che non escluderei. Ma questo sarebbe lo scenario peggiore.

Nota: Nikos Michaloliakos, il capo di Alba dorata, fu imprigionato per 13 mesi nel 1978 per aver organizzato una serie di attentati ad Atene. In carcere è stato incaricato da Ghiorgos Papadopulos, il colonnello che guidava la giunta militare, di fondare Chrysi Avghi (Alba dorata).

B. Feroce assalto di Ad a Paros
Questa parte è stata tradotta dal quotidiano Ethnos del 22/03/2013. L’obiettivo della vittima, nel raccontare questo fatto, è unire la sua voce a quelle delle persone vittime degli assalti di fascisti, al fine di chiedere la condanna di Alba dorata nei tribunali europei.
Indipendentemente da ciò che i sostenitori di Alba dorata dicono, i singoli membri costituiscono un pericolo pubblico. Minacciano non solo gli immigrati, ma ogni cittadino che voglia esprimersi liberamente e rivendicare i propri diritti. Le autorità ufficiali e i poteri politici hanno dimostrato la loro incapacità nel far fronte a queste violenze fasciste. Spero che vi venga posto fine al più presto, altrimenti molte persone innocenti e pacifiche ne soffriranno. Ovunque Alba dorata sia intervenuta, qualcuno ha pagato con il sangue. Questa barbarie deve finire”. M. Troullou.
L’assalto in questione ha avuto luogo il 28 febbraio 2013. Una delegazione di Alba dorata s’era recata a Paroikia [la capitale dell'isola] per organizzare un evento, e lo stesso giorno era prevista una manifestazione di Iniziativa antifascista. Forti elementi delle forze di polizia, tra cui la polizia antisommossa di Atene, sono stati inviati nell’isola. Poco prima della fine della marcia, la polizia antisommossa ha messo con le ‘spalle al muro’ i manifestanti del corteo, in un vicolo buio di Paros, vicino alla taverna dove la manifestazione di Alba dorata si stava svolgendo. La polizia ha poi caricato e usato gas chimici contro la folla. Subito dietro la polizia antisommossa vi erano individui in abiti civili, indicati dagli astanti come sostenitori di Alba dorata, che lanciavano pietre contro i manifestanti.
Maria Troullou, un’insegnante, si rifugiò in un balcone con il suo compagno Savvas Mavridis, ma non riuscì a sottrarsi da una grosso individuo. Ha spiegato… “L’assalto è stato così crudele e violento. Orrendo, senza alcuna giustificazione. Era come se l’assalitore aveva deliberatamente scelto me tra la folla. Cosa c’è di più minaccioso di una donna antifascista, mi chiedo? Mi ha afferrato per i capelli e sbattuto la testa furiosamente contro il muro. Poi mi ha colpito sulla fronte e io sono caduta esanime, avevo le vertigini. Poi ho sentito la mano del mio partner sul mio braccio. Stava cercando di sollevarmi. Poi ho ricevuto un secondo colpo, dalla stessa direzione dell’aggressore. Qualcosa mi ha colpito sulla parte superiore della testa, qualcosa di duro, come un piede di porco o un bastone. Mi sono piegata di nuovo e sono crollata sentendo il sangue scorrere“. Ha aggiunto… “Il mio compagno è riuscito a tenermi sotto il suo controllo. Abbiamo ricevuto diversi colpi dalla polizia in vari punti, ma anche da parte dell’aggressore. L’unica cosa che potevamo fare era difenderci istintivamente. Siamo stati sempre colpiti da tutti i lati. Il mio compagno ha ricevuto più colpi alla testa, al corpo e al collo. Ha cicatrici sui polpacci per la resistenza che ha esercitato con le gambe per restare aggrappati al balcone. Se il mio compagno non fosse stato lì a proteggermi, rischiando la propria vita, mi sarebbe accaduto il peggio“.
Dopo l’attacco, Maria e Savvas sono stati inviati all’ospedale di Paros. Nel referto medico è stato confermato che quando si sono recati in ospedale, la sera del 28/02/2013, a Savvas è stato diagnosticata la frattura delle ossa frontale e occipitale sinistra del cranio. Le ferite sono state disinfettate e hanno richiesto 17 punti di sutura. Maria ha sofferto mal di testa intenso, dolore al collo e agli occhi, e ha ricevuto quattro punti di sutura sulla testa. Le ferite erano su tutto il corpo della maestra e del compagno; hanno lasciato l’ospedale con 21 punti di sutura in tutto. Una folla si era radunata davanti l’ospedale, per offrire sostegno e chiedere l’intervento della polizia per identificare l’aggressore. La polizia ha aspettato più di un’ora per recarsi in ospedale a raccogliere le testimonianze dei feriti.
Maria ha dichiarato nella sua testimonianza che l’aggressore era uno sconosciuto in abiti civili, con la carnagione chiara e capelli corti, grosso e alto 1,90.  Anche se Maria ha scelto di parlare pubblicamente dell’aggressore, ha deciso di non procedere con una querela nei confronti dello stesso. Una ragione è che, dopo il recente processo di Ilias Kasidiaris, nel quale è stato assolto in un’aula piena di sostenitori di Alba dorata, crede che il suo caso avrebbe avuto la stessa sorte. La seconda ragione è che aveva paura, mentre l’uomo che la picchiava furiosamente, davanti alla polizia, questa non l’ha protetta dall’assalto e né ha arrestato l’aggressore (il che fa pensare che goda dell’immunità). Si crede anche che ci siano molti testimoni disposti a fornire un alibi all’aggressore. Il giorno dopo, venerdì 1 marzo 2013, gli assalti più violenti hanno avuto luogo nel porto di Parikia. In uno di questi assalti, un tedesco che vive stabilmente sull’isola ha cercato di riprendere con la sua macchina fotografica i sostenitori e i parlamentari Giannis Lagos, Ilias Panagiotaros e Nikos Michos di Alba dorata. Secondo la polizia, un certo numero di seguaci, tra cui il deputato N. Michos, si sono rivolti minacciosamente al tedesco e la polizia è stata costretta ad intervenire. La tensione cresceva, fin quando la delegazione di Alba dorata si è imbarcata per tornare ad Atene. Fu in quel giorno che l’aggressore di Maria Troullou è stato riconosciuto quale membro della delegazione di Alba dorata.

Link:
Vice, Gu, In to the Fire

Alba dorata ricorre al terrorismo per diffondere il suo messaggio?
Yiannis Baboulias Vice, 3 aprile 2013

Grecia-Chrysi-Avghi-l-anima-nera-della-crisi_largeLa Grecia ha avuto la sua dose di nazionalisti di estrema destra negli ultimi decenni. Operando sotto marcato pseudonimo, come “patrioti” o “anti-comunisti”, hanno commesso alcuni crimini, come fracassare con una mazza il cranio del leader della di sinistra Grigoris Lambrakis, uccidendolo nel 1963, ma nessuno di loro può davvero competere nella posta dell’idiozia con gli attuali truculenti estremisti di Alba dorata. Se per qualsiasi motivo, non avete sentito parlare di Alba dorata, si tratta del partito neofascista greco il cui leader, Michaloliakos, è stato per qualche tempo in prigione nel 1979 per porto illegale di armi ed esplosivi, e per essere collegato a un gruppo che compì attentati contro due cinema di Atene. Recentemente, i sostenitori del partito sono stati collegati all’omicidio di immigrati per le strade di Atene, a violenze casuali contro immigrati e anarchici e, in più di una occasione, sono stati arrestati per trasporto di armi ed esplosivi. Ma è il caso del dinamitardo di Sparta ad essere ancora più preoccupante. Il 31 agosto dell’anno scorso, una bomba esplose nelle mani di un 38enne di Sparta. Il suo obiettivo non è noto. Il complice dell’attentatore, un 34enne non ancora identificato, fu arrestato ma rilasciato dopo aver testimoniato, nonostante il fatto che più di 60 bombe, fucili da caccia e maschere fossero stati ritrovati dalla polizia in casa sua. Da allora, nessuna ulteriore informazione è stata rilasciata ed i media greci hanno insabbiato la storia.
Notizie da Sparta identificano sia il morto che il suo complice come membri di Alba dorata, suggerendo che l’estrema destra greca passi al terrorismo per diffondere il proprio messaggio. Al fine di comprendere la reale possibilità di ulteriore terrorismo politico in Grecia, ho parlato con Dimitris Psarras, un giornalista investigativo il cui libro La Bibbia nera di Alba dorata, è una delle indagini più approfondite sul partito.

Vice: Il caso del dinamitardo di Sparta non è progredito per nulla, e sembra esser stato insabbiato dai media mainstream. Quanto ne sai tu?
Psarras Dimitris: Non so nulla di più. Si tratta di un caso molto strano e abbiamo cercato di fare pressione per aver alcune risposte sulla vicenda, ma niente è venuto fuori.

Vice: Perché è bloccato?
Psarras: E’ il procedimento istruttorio. Le autorità non hanno alcun obbligo di rilasciare dettagli alla stampa prima del processo, ma in questo caso sono stati molto riservati. Inoltre, la gestione del caso non ha alcuna somiglianza con altri casi di terrorismo, quando abbiamo avuto nomi e foto fin da subito. In questo caso, non abbiamo visto niente del genere.

Vice: Pensi che la Grecia stia cominciando a vedere l’attuazione di una “strategia della tensione”? Alba dorata cerca di manipolare l’opinione pubblica con la paura?
Psarras: Credo che stia già accadendo. L’attuale strategia di Alba dorata è esattamente questa. Ilias Panagiotaros, uno dei deputati di Alba dorata, infatti ha detto, “C’è già una guerra civile“, in un’intervista. Vogliono spingere la controparte a compiere atti di violenza simili, proprio come durante la strategia della tensione in Italia, negli anni ’70.

Vice: Quindi quello che stai dicendo non è che potrebbe accadere, ma che sta sicuramente già accadendo?
Psarras: Sicuramente. Forse non con la stessa intensità delle stragi in Italia negli anni ’70, ma non dimentichiamo che Alba dorata e le origini di Michaloliakos coinvolgono gli italiani. Anche di recente, in realtà, la rivista di Alba dorata, Meandric, che circola solo internamente all’organizzazione, recava un articolo di Pino Rauti, uno dei leader del neo-fascista Ordine Nuovo, il gruppo di estrema destra direttamente coinvolto negli attentati in Italia degli anni ’70.

Vice: Pensi che Alba dorata potrebbe provare altre tattiche, come effettuare attentati da poter far attribuire agli anarchici, per esempio?
Psarras: posso solo ipotizzarlo. Considerando il fatto che non hanno mai tagliato i loro legami con l’idea di uno “Stato profondo” [un presunto gruppo clandestino di militari e civili che attribuisce ai suoi avversari gli omicidi di dissidenti da esso commessi], una considerazione che non escluderei. Ma questo sarebbe lo scenario peggiore.

Un paio di giorni dopo l’intervista a Psarras, una storia dalla città greca di Volos è balzata agli onori della cronaca. Durante i negoziati per il “salvataggio” dei ciprioti, un edificio della Banca di Cipro è stato bombardato, la polizia ha fermato due sospetti e, sorpresa, sorpresa, hanno trovato pistole, coltelli, mazze e arnesi di Alba dorata nelle loro case. Incredibilmente, Alba dorata ha affermato di non saperne nulla, così come presumibilmente non sa nulla dell’attentatore di Sparta e del suo complice. Ma le diventa sempre più difficile nascondersi dietro il paravento pubblico di amica della democrazia, mentre un’imminente potenziale di violenze si profila sempre più sullo sfondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avaaz: il lobbista che si maschera da attivista

Susanne Posel, Global Research, 10 dicembre 2012

RickenPatelNell’era digitale, l’attivismo si è trasformato in ‘cliccattivismo’ e Ricken Patel, fondatore di Avaaz.org, ha sfruttato la globalizzazione del mondo attraverso internet. Avaaz sostiene di essere un “mondo in azione” che conduce delle campagne comunitarie, facendo partecipare le persone “al processo decisionale in tutto il mondo“. Avaaz ha dato “voce” non a coloro che vogliono partecipare effettivamente alle protestare contro le ingiustizie nel mondo, ma piuttosto a coloro che organizzano, nel comfort della propria casa, petizioni online ai funzionari eletti, per presumibilmente fare pressione sui governi, similmente ad altri siti web come Respublica, GetUp! e MoveOn.org.
Avaaz è diventato così influente da esser partecipe della propaganda di guerra per procura in Siria. In realtà, Avaaz ha sostenuto la rivolta fabbricata in Siria, che ha dato all’esercito libero siriano (ELS) così tanto successo. Alice Jay, direttrice delle campagna di Avaaz, sostiene che il massacro di Houla è stata opera del governo siriano, affermando: “Decine di bambini giacciono coperti di sangue, i loro volti mostrano la paura che sentivano prima della morte, e i loro cadaveri innocenti rivelano un massacro indicibile. Questi bambini sono stati massacrati da uomini con l’ordine tassativo di seminare il terrore. Eppure, tutti i diplomatici finora non sono vicini ai pochi ‘osservatori’ delle Nazioni Unite che hanno monitorato le violenze. Ora, i governi di tutto il mondo espellono gli ambasciatori siriani, ma non chiedono una forte azione sul terreno, accontentandosi di queste mezze misure diplomatiche.”
La risposta che si aspettava Avaaz è spiegata dal fatto che l’occupazione della Siria avrebbe messo fine a tali violenze. Jay dice: “L’ONU sta discutendo cosa fare in questo momento. Se ci fosse una forte presenza internazionale in tutta la Siria, con il mandato di proteggere i civili, si potrebbero impedire i massacri mentre i leader sono impegnati in sforzi politici per risolvere il conflitto. Non riesco a vedere altre immagini come queste, senza gridare ai quattro venti. Ma per fermare la violenza, dovremmo unirci tutti noi e con una sola voce, chiedere la protezione di questi bambini e le loro famiglie. Firma la petizione urgente per il diritto di invocare adesso l’azione delle Nazioni Unite, e condividete questa campagna con tutti.”
L’ELS è composto da reclute recuperate in tutto il mondo arabo da al-Qaida, creatura della CIA, poi addestrate in una base in Turchia controllata dalla CIA. Questi “combattenti per la libertà”, appena addestrati vengono spediti al confine turco/siriano per diventare terroristi-fantocci. E Avaaz è sempre disponibile ad offrire assistenza e a facilitarne la propaganda che circonda la missione, in Siria, per rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Le cellule terroristiche salafite hanno nomi diversi a seconda della loro posizione geografica (come al-Qaida, ELS, ecc.) in modo che l’idea che esse siano separate appaia al grande pubblico. Tuttavia, fanno parte di una forma estremizzata dell’Islam adottata in Arabia Saudita.
I salafiti utilizzati in Siria sono eccezionalmente violenti e  aderiscono al settarismo totale che ha in orrore gli Stati Uniti. Questa ideologia è favorita perché aiuta a creare la mentalità necessaria per una manipolazione psicologica. Ad ottobre si è scoperto che l’ELS è armato dall’Arabia Saudita. L’attacco ad Aleppo è stato effettivamente finanziato con munizioni e armi dal Paese mediorientale filo-USA. L’ELS impedisce di far sapere come abbia ottenuto questi carichi dall’Arabia Saudita, ma è abbastanza ovvio che gli estremisti salafiti di quel paese stanno sostenendo la fazione terrorista sostenuta dagli USA. Funzionari sauditi non hanno voluto commentare, pensando che il rifiuto di parlare corrispondesse a una loro estraneità. Eppure, le munizioni saudite vengono utilizzate fin dall’inizio dai “ribelli”  addestrati dalla CIA, che sono spacciate come “aiuti dall’estero” dai governi statunitense e britannico.
Avaaz ha anche mostrato il suo sostegno alle sanzioni imposte alla Siria dalle autorità dell’Unione europea, al fine di devastarne l’economia, impoverendo i cittadini e facilitando una rivolta che avrebbe giustificato le reazioni più violente della fazione CIA-terrorista dell’ELS. Patel crede che utilizzando un numero esponenzialmente crescente di utenti di internet a suo vantaggio, con petizioni online e slogan propagandistici, e sfruttando le donazioni da parte dei membri ignari, di poter racimolare la somma di 13,5 milioni dollari ogni anno e altri 3 milioni di dollari negli eventi per la raccolta fondi. Mentre Avaaz afferma di facilitare l’individualità dei manifestanti, utilizzando tattiche di manipolazione mentale per creare una grande comunità di persone online che difendono l’organizzazione. Patel si consulta anche con le Nazioni Unite, la fondazione Rockefeller, la Fondazione Gates, le università globaliste come Harvard University, Oxford University e CARE International.
A febbraio, Avaaz ha iniziato una petizione contro il movimento BDS, un “movimento globale per una campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e al diritto dei palestinesi, che è stata avviata dalla società civile palestinese nel 2005.” BDS sostiene gli sforzi del popolo palestinese per essere liberi dalla tirannia genocida impostagli dal governo israeliano controllato dai sionisti. E Avaaz è contro questa lotta per la libertà. La petizione online di Avaaz ha promesso di fare pressione sui funzionari eletti, in favore dei coloni israeliani “discriminati” dal popolo palestinese. Il sostegno dell’occupazione di Israele in Palestina è il primo obiettivo di Avaaz.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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