Bye Bye Bandar

Eric Draitser New Oriental Outlook 24/04/2014

Prince_Bandar_bin_Sultan_with_G.W._BushIl recente licenziamento del capo dell’intelligence saudita, principe Bandar bin Sultan, è un significativo sviluppo nella regione, ma non segna un cambiamento fondamentale. Anche se il licenziamento di un uomo a lungo noto come “Bandar Bush” rappresenta la dipartita di un’infame figura del regime dagli stretti legami con l’élite politica statunitense, la Casa dei Saud rimane l’autorità indiscussa in uno dei principali Stati clienti di Washington. Detto ciò, l’uscita senza cerimonie di Bandar potrebbe essere un segno che certe politiche della monarchia saudita, in primo luogo l’uso delle reti estremiste wahabite per raggiungere obiettivi politici in Siria e altrove, potrebbero subire un cambio strategico. Inoltre, tale sviluppo potrebbe anche essere un’indicazione che la natura dei rapporti di Riyadh con Washington potrebbero cambiare, se non altro almeno superficialmente e gradualmente.

Bandar, la Siria e la scacchiera geopolitica
È un segreto di Pulcinella che il principe Bandar bin Sultan sia l’architetto e principale regista della strategia dell’Arabia Saudita in Siria, e in diversa misura, a seconda a cui lo si chiede, la figura centrale della strategia geopolitica dell’Arabia Saudita nel Medio Oriente in generale. Con il suo illustre (famigerato) curriculum di alto negoziatore dell’Arabia Saudita nella strategia geopolitica occidentale e saudita, non sorprese molti osservatori quando nel 2012 Bandar fu nominato capo dei servizi segreti dal re saudita, con il compito specifico di gestire destabilizzazione e la sovversione della Siria per mano di Riyadh. Jamal Khashoggi, commentatore saudita di primo piano legato alla famiglia reale, rilevò al momento che “C’era la sensazione che servisse un’intelligence più forte e Bandar ha una passato di questo tipo… assistiamo all’inizio di un nuovo Medio Oriente con la caduta del regime del presidente siriano (Bashar al-Assad). Siamo preoccupati per la Giordania e il Libano“. Dichiarazioni come queste si limitavano a confermare l’ampia comprensione che la nomina di Bandar segnasse più di un semplice cambio di leadership, anzi che facesse parte di un’ampia iniziativa dei sauditi per utilizzare il loro apparato d’intelligence per influenzare gli eventi della regione e, così facendo, mantenere e rafforzare la posizione dominante saudita nel grande Medio Oriente. Visto in questo modo, Bandar, anzi tutta la politica saudita nei confronti della Siria, può essere intesa come una mossa per consolidare il potere saudita attraverso la destabilizzazione. In effetti, per un momento almeno, sembrò che Bandar avesse successo nel suo obiettivo di rovesciare Assad e puntellare l’influenza saudita. Il quotidiano israeliano Haaretz pubblicò un articolo nel luglio 2012, poche settimane dopo la nomina di Bandar, in cui l’autore spiegò che: “La ragione principale della sua nomina (di Bandar) ora, è che l’Arabia Saudita prepara la prossima fase in Siria, dopo che il Presidente Bashar Assad lascerà la scena politica in un modo o nell’altro e la Siria diventerà un campo di battaglia per l’influenza… Bandar è considerato l’uomo della CIA a Riyadh… è noto come persona che prende decisioni rapide e non risparmia risorse per raggiungere gli obiettivi… commentatori sauditi dicono che Bandar fosse uno dei responsabili della decisione di finanziare i ribelli siriani, e anche di comprargli le armi. Dicono che la richiesta saudita che Assad si dimettesse rientrasse nella strategia di Bandar… La politica saudita in Siria è strettamente coordinata con gli Stati Uniti”.
In sostanza quindi, Bandar dovrebbe essere inteso come il cardine fondamentale nella postura geopolitica e strategica di Riyadh in tutta la regione; allo stesso tempo ponte tra Riyadh e Washington e manager che “si sporca le mani” con il duro lavoro dell’organizzazione dell’armamento e del finanziamento dei jihadisti in Siria, molti dei quali furono inviati nel Paese tramite le reti wahhabite del regno. Tuttavia, è la sua intimità con l’intelligence degli Stati Uniti che rende la sua influenza particolarmente significativa, considerando la distanza politica che l’amministrazione Obama ha cercato di mantenere nella campagna di destabilizzazione in Siria. In questo modo, Bandar ha agito come surrogato di Washington, attuando doverosamente politiche in linea con gli interessi degli Stati Uniti, fornendo “la smentita plausibile” all’amministrazione sulla sovversione in Siria. Secondo il Wall Street Journal, “Loro (i funzionari sauditi) ritenevano che il principe Bandar, veterano degli intrighi diplomatici di Washington e del mondo arabo, potesse fornire ciò che la CIA non poteva: carichi di denaro e armi e, come un diplomatico statunitense ha confessato, il grande sotteso peso saudita“. L’influenza di Bandar sulla questione Siria non si  fermava alla gestione della crisi e alle relazioni con gli Stati Uniti. In realtà, Bandar divenne l’emissario principale della Casa dei Saud, de facto la voce del re, tentando d’influenzare tutte le parti nella crisi e di strappare il risultato desiderato a Riyad. Fu a tal fine che Bandar visitò il presidente russo Putin nell’estate del 2013, al culmine dei rulli di guerra degli Stati Uniti contro la Siria, cercando di convincere Mosca a fare un accordo abbandonando il suo sostegno al presidente siriano Assad. Secondo i documenti trapelati sulla riunione, Bandar avrebbe offerto cooperazione alla Russia su una serie di crisi, tra cui la sospensione del terrorismo per le Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi, in cambio dell’acquiescenza della Russia sulla questione della Siria. Il rapporto trapelato definì l’incontro burrascoso, con il presidente russo Putin profondamente indignato dalla sfacciataggine delle minacce di Bandar, che senza dubbio presentò quali “assicurazioni”. Anche se il tenore reale e specifico della riunione potrebbe essere un’interpretazione, ciò che è chiaro è che Bandar non riuscì a garantirsi un qualsiasi cambiamento significativo di Mosca sulla Siria. In effetti, si potrebbe sostenere che il suo stile da realpolitik ampollosa gli si ritorse contro, indurendo volontà e impegno pro-Assad della Russia. Inoltre, ci fu ampia speculazione sulla stampa internazionale secondo cui Bandar era direttamente coinvolto nell’invio di armi chimiche ai combattenti jihadisti in Siria, in particolare che Bandar avesse permesso l’invio del gas sarin usato nell’attacco chimico su Ghuta, sobborgo della capitale siriana Damasco. I resoconti sul coinvolgimento di Bandar, provenienti sia da esperti dell’intelligence che da ribelli siriani, coincidono con il fatto che fossero i sauditi stessi, senza dubbio organizzati da Bandar, che da subito accusarono dell’utilizzo del sarin il governo di Assad. Quindi, sembrerebbe che fin dall’inizio, la strategia di Bandar di rovesciare il regime di Assad comprendesse l’invio di armi, anche chimiche, ai jihadisti sponsorizzati dai sauditi, e quindi di usarle negli attacchi da essi stessi perpetrati per incolparne il governo di Damasco. Gli amici e compari di poker di Bandar a Langley, ne erano indubbiamente orgogliosi.
Oggi, quasi due anni dopo la nomina di Bandar a capo dei servizi segreti e “Maestro di Cerimonie” dell’assalto alla Siria, il governo di Assad è ancora al suo posto, molto più radicato e stabile di quanto non lo fosse nel 2012, ed è invece Bandar che è stato rimosso. Nonostante i suoi piani ben definiti e le connessioni profonde in tutta la regione, Bandar ha fallito nel suo tentativo di rovesciare Assad e destabilizzare la Siria fino al punto di farla esplodere. Forse più di ogni altra cosa, tale fallimento ha portato alla sua estromissione.

L’uomo di Riyadh a Washington, l’uomo di Washington a Riyadh
Ciò che fa di Bandar un pezzo fondamentale del puzzle geopolitico sono i suoi rapporti intimi con l’establishment politico, diplomatico e d’intelligence degli Stati Uniti. Dopo aver trascorso la maggior parte della sua carriera come inviato saudita a Washington, Bandar divenne una figura indispensabile nell’ultradecennale “rapporto speciale” tra i due Paesi. David Ottaway, autore di The King’s Messenger: Prince Bandar bin Sultan and America’s Tangled Relationship with Saudi Arabia, ha osservato nella sua importante biografia che Bandar ha avuto a che fare con “cinque presidenti degli Stati Uniti, dieci segretari di Stato, undici consiglieri per la sicurezza nazionale, sedici sessioni del Congresso, i turbolenti media statunitensi e centinaia di politici avidi… (era) sia il messaggero esclusivo del re che il fattorino della Casa Bianca“. Il brano di sopra illustra molto chiaramente come Bandar fosse molto più che un diplomatico saudita negli Stati Uniti. Piuttosto, era il rappresentante del sistema imperiale USA-NATO-GCC che poteva sempre manovrare tra i circoli del potere a Washington e Medio Oriente, un uomo che non rappresentava semplicemente il suo Paese, ma che parlava per, e affrontava, l’establishment politico di entrambi i Paesi. L’elenco dei soli successi di Bandar lo dimostra chiaramente.
Bandar vantava un ampio curriculum tra cui assicurarsi gli aerei AWACS per Riyadh nonostante le obiezioni di Tel Aviv, nel 1980; inviare denaro e armi, nonché il reclutamento di combattenti, per i mujahidin che combatterono i sovietici in Afghanistan; finanziare i contras del Nicaragua e il finanziamento da 10 milioni di dollari a politici anticomunisti in Italia. Bandar ebbe anche il merito d’intermediare l’affare assai importante sui diritti sulle basi statunitensi in Arabia Saudita nella prima guerra del Golfo. Il suo stretto e infame rapporto con George HW Bush, comprese l’ampia rete della CIA cui Bush era a capo. In realtà, Bandar e George Bush (sia il vecchio che il giovane) gli erano così vicini che il principe si guadagnò il soprannome di “Bandar Bush”, un soprannome ancora attuale. Il fatto che Bandar attraversasse le amministrazioni, mantenendo sempre i suoi importanti stretti legami, necessari per un uomo nella sua posizione, dimostra che fosse molto più di un abile politico e diplomatico. Piuttosto, Bandar era il vero rappresentante del sistema militare-industriale-imperiale in cui gli Stati Uniti dominano e in cui l’Arabia Saudita è situata comodamente. Bandar ha rappresentato un ponte tra i diversi ingranaggi di quel sistema. E’ per tale  motivo che il suo licenziamento è così significativo. Non solo la dipartita di Bandar segna un cambiamento nella politica saudita in Siria, ma indica che la relazione unidimensionale tra Washington e Riyadh può subire un cambiamento fondamentale.
Si dovrebbe essere cauti però a non confondere la dipartita di Bandar con quella dell’alleanza che tiene da decenni. Invece, si dovrebbe vederla come una semplice evoluzione geopolitica e strategica sulla Siria e, anzi, sull’intera regione. Con l’Arabia Saudita che accetta il fallimento della sua politica in Siria, e riconosce la natura mutevole della regione con un nuovo governo amico in Egitto, Riyadh rinnova la propria politica. In tal modo, Bandar, simbolo del potere saudita per decenni, è diventato l’agnello sacrificale. Purtroppo, il potere e il denaro che Bandar fedelmente ha rappresentato per tutti questi anni, rimangono. Così anche l’esportazione dei combattenti wahhabiti e dell’ideologia estremista che l’Arabia Saudita sfrutta come mezzi per migliorare la sua agenda politica. Fino a quando questi non saranno delegittimati e smantellati, nessuna singola dipartita, nemmeno di un’”inossidabile” come il principe Bandar, cambierà radicalmente la politica saudita o della regione.

cn_image.size.9-11Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di  New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista per RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA: photoshoppare la crisi in una guerra

Wayne Madsen Strategic Culture Foundaton 24/04/2014_74361102Una grande operazione cospirativa della Central Intelligence Agency si svolge in Ucraina orientale, dove, nell’era di Photoshop e della vendita di toppe militari per corrispondenza, le foto degli stessi barbuti commando delle “forze speciali” russe a Slavjansk e Kramatorsk, in Ucraina quest’anno, e in Georgia nel 2008, vengono sfruttate con successo dai media corporativi e dall’ambasciatore ucraino presso la sede dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Vienna. L’operazione segreta segue la visita del direttore della CIA John Brennan a Kiev, dove ha fornito consulenza sull’intelligence per la giunta illegale che ora governa il Paese…
L’idea che un soldato in servizio attivo delle Forze Speciali russe abbia la barba lunga è risibile. Nessuno nei media aziendali occidentale ha detto che la barba lunga per gli effettivi dei commando delle forze speciali sia un rigoroso tabù, perché i capelli lunghi possono essere dannosi nei combattimenti corpo a corpo. Capelli e barbe lunghi non sono ammessi nelle forze speciali, a meno che non sia necessario come travestimento per missioni speciali, come le barbe coltivate dalle forze speciali statunitensi entrate in Afghanistan dopo gli attacchi dell’11/9, per fare causa comune con le varie forze della guerriglia anti-taliban. Alle Forze Speciali statunitensi fu permesso di portare la barba e far crescere i capelli perché apparendo nelle aree tribali senza capelli, sarebbero risaltati quali stranieri. In generale, tuttavia, le potenziali vulnerabilità sono insite nei capelli lunghi che possono essere tirati da un avversario, anche la barba; ed è per questo che Navy SEALS, Berretti Verdi e Gruppo ALFA russo hanno norme rigorose sui capelli lunghi per il personale militare attivo, tranne in circostanze insolite come l’Afghanistan. Nel 2010, alle unità delle forze speciali negli Stati Uniti in Afghanistan fu ordinato di radersi e conformarsi ai regolamenti militari.
Il misterioso commando russo in Ucraina e in Georgia è un’altra ridicola “operazione cospirativa”  ovviamente ideata dal governo ucraino appoggiato dalla CIA per raccogliere il sostegno dell’OSCE a Vienna. Se l’esercito russo avesse schierato Forze Speciali capellute e barbute in Ucraina e Georgia, certamente non avrebbero indossato toppe militari russe. Le forze speciali statunitensi barbute dispiegate in Afghanistan, indossavano abiti locali e andavano a cavalli al fine di confondersi. I cosiddetti commando russi barbuti sono probabilmente foto photoshoppate, è certo non tentavano di confondersi con la popolazione locale. Le foto sono state riprese anche dall’OSCE e dai media, mostrando sempre lo stesso preteso commando russo mascherato in Crimea e Slavjansk. Riguardo la toppa degli Spetsnaz russi, con l’emblema pipistrello indossato dal commando ‘barbuto’ interessato, può facilmente essere acquistata su E-Bay per 4,99 dollari. Altre toppe delle forze speciali russe possono essere acquistate sempre su E-Bay, tra cui il Berretto Magenta dei “Lupi Mananri”, le toppe dell’unità “Tifone”, dei paracadutisti, dell’unità “Mangusta” per la guerra speciale, dell’unità da guerra elettronica, dell’unità per la guerra in montagna del Caucaso, dell’unità “Scorpione”, del gruppo ALFA e dell’unità speciale della polizia OMON. E’ solo un altra cospirazione targata CIA, perché questo è ciò che la CIA definisce operazioni avversarie  nel suo manuale del 1985 sulla destabilizzazione: un manuale tratto fuori dalla naftalina dalla CIA e utilizzato appieno nell’Ucraina di oggi.
Il manuale della CIA del gennaio 1985, “Indicazioni sull’instabilità politica in Paesi chiave”, fornisce gli indicatori su come l’opposizione “pianifica cospirazioni” per rovesciare i regimi presi di mira. Il manuale fu redatto dalla direzione d’intelligence della CIA. Quando fu pubblicato, William Casey, maestro delle cospirazioni criminali come l’affare Iran-contra e l’operazione delle contromisure del 1980 “October Surprise”, era direttore della CIA. E’ ovvio che la CIA utilizzi le operazioni da cospirazione in Ucraina per far prolungare il potere a Kiev delle fazioni golpiste. Tra le operazioni d’instabilità citate nel manuale della CIA vi sono “manifestazioni e disordini”. La CIA ha posto e continua a porre grande importanza alle manifestazioni, e s’è visto nella grande quantità di denaro che gli Stati Uniti hanno speso per fomentare la dimostrazione Euromaidan a Kiev. Secondo il manuale della CIA, le manifestazioni hanno un’efficiente influenza destabilizzante quando aumentano di dimensione ed intensità, si diffondono in altre città, persistono per sempre più giorni e quando la repressione governativa delle manifestazioni s’intensifica. Il manuale della CIA pone l’accento sui media che diventano sempre più favorevoli o critici verso i manifestanti. A Kiev e Ucraina occidentale, i media furono usati per sostenere le manifestazioni contro il governo di Viktor Janukovich. Tuttavia, nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina, i media occidentali sono stati invitati a criticare le manifestazioni dei filo-russi. La CIA dedica più o meno tempo ai media che seguono le manifestazioni critiche destabilizzanti un governo. L’attenzione dei media su Euromaidan fu eccessiva, perché la CIA riteneva che favorisse le forze anti-Janukovich. Nella parte orientale e occidentale dell’Ucraina, tuttavia, vi è scarsa attenzione alle manifestazioni pro-russe dai parte dei media occidentali. La CIA ritiene importante anche evidenziare i casi in cui elementi delle forze di sicurezza si alleano ai manifestanti. Tuttavia, si avvera anche l’inverso. Quando elementi dei servizi militari e di sicurezza ucraini hanno iniziato ad allearsi ai federalisti filo-russi in Ucraina orientale, i media ammutolirono o le rigettarono come “teorie del complotto”. E’ importante ricordare che il manuale CIA si affida solo alle operazioni cospirative su cui mantiene un controllo totale. Quando la CIA cerca di mantenere l’unità nazionale, il manuale della CIA afferma che è importante, per il governo centrale, garantirsi che l’autorità centrale al di fuori della capitale non sia erosa. Un modo per evitare questo rischio è attuare le direttive per le autorità locali, come “prestare servizi e la raccolta delle imposte”. D’altra parte, quando la CIA cerca di spezzare un Paese, promuove l’opposizione al governo centrale cambiando lo “status” politico o sociale dei gruppi che promuovono l’intolleranza religiosa o sopprimono una lingua o cultura delle minoranze. Ironia della sorte, il governo appoggiato dalla CIA a Kiev fa esattamente ciò che la CIA ritiene necessario per spezzare la nazione reprimendo lingua e altri diritti della minoranza russofona nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina. Il manuale della CIA sottolinea che è importante mobilitare figure religiose contro il governo preso di mira e coinvolgere “preti, suore o altri chierici” in attività antigovernative. Contrapporre i dirigenti della Chiesa ortodossa ucraina ai loro omologhi russi ortodossi fa parte del piano della CIA in Ucraina.
Un fattore chiave nella destabilizzazione delle nazioni prese di mira è l’uso dichiarato della CIA delle “misure di austerità imposte dal FMI”. L’utilizzo del Fondo monetario internazionale per fare pressione sul governo Janukovich era un elemento importante per rovesciarne il governo mentre l’inflazione su cibo, energia e altro contribuiva a portare la classe media ucraina a sostenere i golpisti. Il FMI, un’organizzazione corrotta, iniziò chiedendo al governo Janukovich di frenare la corruzione pubblica endemica. Fu uno dei punti di pressione utilizzati dai golpisti per indebolire il sostegno al governo democraticamente eletto. Il manuale della CIA sottolinea inoltre l’importanza della distruzione dei simboli del regime peso di mira e la loro sostituzione con “simboli del nazionalismo popolare”. La distruzione delle statue in onore degli eroi di guerra russi e sovietici da parte dei nazionalisti ucraini che cercavano di sostituirle con le statue di capi nazisti ucraini come Stepan Bandera, è parte integrante del manuale della CIA del 1985 su come destabilizzare governi e Stati nazionali. Danneggiare la credibilità di un leader di governo presso il pubblico rientra nei piani della CIA. Il manuale del 1985 cita la diffusione di storie sul comportamento “irregolare” di un leader preso di mira quale metodo chiave nel minarne il controllo. Gli esempi citati sono: “trascurare i suoi doveri (che i golpisti ucraini hanno usato come pretesto per spodestare Janukovich), essere influenzati da persone esterne al governo (coniuge, astrologo o chiromante, amante, soci d’affari, ecc), bere, drogarsi, ecc.”) Il manuale della CIA afferma inoltre che è cruciale  che i capi dell’opposizione siano ritratti come “moderati” e “in grado di controllare i pazzi”. Ciò viene usato dalla CIA per supportare i neo-fascisti del partito Svoboda di Oleg Tjagnibok e i neo-nazisti del partito Fazione Destra. Un altro fattore che la CIA utilizza per minare un leader suo obiettivo è organizzare i media in modo che critichino apertamente il leader attraverso battute e altre forme di satira.
Nell’epoca di Photoshop e degli ordini on-line di toppe militari, la CIA crede che i suoi sporchi trucchi in Ucraina passino inosservati. Tuttavia, il trucco è che la CIA spaccia vecchi metodi come  nuovi.

ciaLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ONG statunitensi in Ucraina: strumenti della politica estera di Washington

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 23/04/2014
10256449Il vicepresidente John Biden è venuto a Kiev per vedere con i propri occhi l’evolversi degli eventi nel Paese. Qui è importante affermare il fatto che l’Ucraina serve a irritare Mosca, che può divenire sua nemica ed è l’unica cosa che Washington vuole dall’Ucraina. La situazione nel Paese è peggiorata al punto da portarlo sull’orlo della guerra civile, ma a Washington non importa. La cosa principale è mantenere al potere il regime fantoccio. Biden è l’autore della politica delle “rivoluzioni colorate” e responsabile di disordini in altri Paesi. Per lui, l’Ucraina è solo un altro banco di prova, come il Nord Africa… Gli statunitensi non sono persone incline alla fantasia, hanno sempre un modello da seguire e misurano tutte le altre nazioni con il loro “criterio democratico” ignorando caratteristiche razziali e religiose. La stessa cosa si ripete a Kiev. La Casa Bianca dice che Biden incontrerà i capi della società civile per discuterne il ruolo nel rafforzamento delle istituzioni democratiche. Non è un caso che le ONG siano al centro della sua attenzione, miliardi di dollari vengono spesi per tenerle a galla per produrre i risultati previsti. Il governo dell’Ucraina ha utilizzato ogni occasione per sottolineare la sua indipendenza, mentre è abbastanza docile e remissivo verso tutte le organizzazioni non governative e le agenzie speciali straniere che agiscono nel territorio dell’Ucraina. Non importa che le ONG statunitensi sottolineino sempre quanto aperte, democratiche e trasparenti siano, in realtà agiscono come un club dai criteri di arruolamento  normalmente praticati dalla CIA quando sceglie gli agenti per le missioni per rafforzare l’influenza statunitense. Come regola generale, le posizioni principali sono detenute da soggetti appositamente selezionati e pronti a rappresentare gli interessi degli Stati Uniti in altri Paesi, l’Ucraina nel caso specifico, in cambio di una remunerazione finanziaria. Cercano di coinvolgere esperti ed élite ucraini nelle loro attività, mentre conferenze e seminari vengono utilizzati per raccogliere informazioni su politica, potenziale militare, economia, così come vita religiosa e sociale del Paese. Successivamente i dati vengono inviati ai corrispondenti centri di elaborazione delle informazioni e  analisi negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti rappresentano la maggior parte delle ONG straniere in Ucraina, tra cui ad esempio le ben note NDI (National Democratic Institute), IRI (International Republican Institute), e NED (National Endowment for Democracy). L’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina è attivamente coinvolta nel finanziamento estero e nella distribuzione di sovvenzioni. L’internazionale “Vozrozhdenie” è tenuta in speciale considerazione, incaricata di 500-600 progetti. L’organizzazione è un’idea del magnate finanziario George Soros. Per meriti eccezionali “Vozrozhdenie” è incaricata dei fondi destinati a media, assistenza sanitaria, sociologia e altre necessità. La Polonia ha ricordato di recente che alcuni territori dell’Ucraina le appartenevano in passato, quindi ha avviato un’attiva propaganda nelle zone di confine. Non svolge tali attività in modo indipendente; gli Stati Uniti usano le ONG polacche come strumenti della loro politica estera.  Il ruolo della Polonia è limitato all’espansione della presenza delle ONG statunitensi in Ucraina. La missione è la stessa, raccogliere informazioni e inviarle agli Stati Uniti, così come creare fonti informative al servizio degli interessi degli Stati Uniti nella regione. Oltre la russofobia, Polonia e Stati Uniti istigano e provocano l’ostilità degli ucraini verso la Russia. Le ONG polacche hanno diffuso una rete di filiali operanti formalmente nell’ambito della società civile. I nazionalisti radicali di Pravy Sektor hanno la loro parte nelle attività. La Polonia opera costantemente per penetrare Stato e strutture pubbliche ucraini. Si prenda la Fondazione degli aiuti ai polacchi in Oriente (Fundacja Pomoc Polakom na Wschodzie), fondata nel 1992 da Ministero delle Finanze, Ministero degli Esteri, Senato e Ministero della Cultura  polacchi. Gli obiettivi ufficialmente dichiarati è  prestare aiuto alla diaspora dei Kresy (“confini orientali), sviluppando lingua, cultura, spirito nazionale e coscienza di sé dei polacchi, creando condizioni favorevoli ai progetti politici, cooperando con organizzazioni polacche all’estero per collegarle con i gruppi polacchi. Ma basta dare uno sguardo a coloro che dirigono la Fondazione per capirne lo stretto collegamento con lo Stato: i suoi servizi speciali e l’apparato della propaganda. Ora Varsavia ha mano libera per espandere la propria influenza in Ucraina, mentre il governo ucraino ha dimenticato che governa un Paese indipendente, consentendo a Stati Uniti e Polonia di fare ciò che vogliono sul suolo ucraino. L’Ucraina è diventata una base sicura per le ONG che propagano estremismo, separatismo e nazionalismo, e sono coinvolte nella manipolazione delle persone fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni. Secondo diverse stime, ci sono oltre 500 ONG internazionali che utilizzano Internet come strumento operativo principale. Molto spesso assumono il ruolo di giudici della politica statale e dell’opinione pubblica. Agiscono in base a ciò che gli Stati Uniti gli dettano per divenire una forza radicale. Vi sono gruppi speciali interagenzia della comunità d’intelligence USA che coordinano le attività delle ONG in Ucraina. Per esempio, il National Intelligence Council (NIC) controlla la National Intelligence per la Russia e l’Eurasia nella sua struttura. L’unità è sottoposta al direttore della National Intelligence ed è responsabile del National Intelligence Estimate, il rapporto redatto in base alle informazioni da fonti aperte, regolarmente trasmessa al presidente degli Stati Uniti. Insieme ad altri servizi operativi guida le attività delle ONG occidentali e filo-occidentali in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica, creando una rete d’influenza multi-stadio.
Gli ucraini passano dei momenti difficili imposti del modello straniero di democrazia, mentre  Washington s’ingerisce grossolanamente negli affari interni di uno Stato a migliaia di chilometri dal CONUS. La Casa Bianca ha assunto il ruolo di tutore del regime di Kiev, rendendosi responsabile dei crimini commessi dai provvisori governanti ucraini contro il loro popolo. Cerca di distogliere l’attenzione dal fallimento del regime ucraino incitando l’odio contro i russi. La storia delle due nazioni fraterne è distorta, i russofoni sono oppressi mentre la lingua russa è stata bandita, i russi vengono dichiarati minoranza nazionale ed i patrioti ucraini nel Sud-Est che scendono in piazza per protesta insieme alle loro famiglie, vengono definiti separatisti. I golpisti al potere hanno le mani sporche del sangue dei loro compatrioti. Ma tutti coloro che si rifiutano di piegarsi a loro vengono posti fuorilegge. Ci sono milioni di persone che violerebbero la legge, e che rappresentano la maggioranza della popolazione del Paese. Migliaia di giovani ucraini sono perduti nel mondo contemporaneo avendo perso senso morale. Il risveglio spirituale e la rottura con l’ideologia imposta dall’estero è ciò di cui l’Ucraina di oggi ha bisogno più di tutti. Le ONG finanziate dagli USA non hanno alcun ruolo da svolgere. Il vicepresidente Biden chiama tali organizzazioni “leader della società civile”, mentre discute del loro ruolo nel rafforzare il regime che combatte il proprio popolo.
Secondo la dichiarazione della Casa Bianca, la visita del vicepresidente Joe Biden in Ucraina è volta a mostrarne il sostegno degli Stati Uniti. Washington sa che il governo provvisorio a Kiev è sull’orlo del collasso. Ma la sua caduta equivarrebbe a una sconfitta degli Stati Uniti. Biden è atterrato a Kiev per salvare la faccia agli USA e definire le modalità della ritirata in caso di necessità. Con il pretesto degli impegni globali, la Casa Bianca s’è focalizzata sulla missione locale mantenendo al potere in Ucraina i suoi burattini… Il Paese è allo sbando; il piano per convertirlo in un trampolino di lancio antirusso non è riuscito. Un altro fallimento globale degli Stati Uniti che Biden deve coprire con dichiarazioni sulla “difesa dell’unità e dell’indipendenza dell’Ucraina e la restaurazione del suo onore ed orgoglio nazionali”. Ma i risultati della visita raccontano una storia diversa.
In primo luogo, nessuno ha dubbi, ora, che gli impostori a Kiev dipendano completamente da Washington. La crisi in Ucraina si diffonde su tutta la nazione. La situazione richiede misure urgenti. Gli statunitensi commettono un altro errore cercando di sostituire la gestione globale della crisi nazionale con la dichiarata “de-escalation” in Oriente.
In secondo luogo, appare chiaro a Washington che i governanti a Kiev non possono difenderne gli interessi in Ucraina, come previsto. L’influenza statunitense riguarda solo un numero limitato di singoli politici ucraini dalla scarsa popolarità. La frustrazione degli Stati Uniti è stata dimostrata dal modo in cui le cosiddette elezioni previste per maggio sono state discusse dai partiti. Alcuna campagna elettorale è possibile da quando il potere centrale ha occupato intere regioni con la forza. L’intero processo elettorale si riduce a una lunga lista di candidati, ma non c’è nessuno su cui gli Stati Uniti possono contare. Come potrebbe una vittoria “democratica” essere garantita quando la maggioranza della popolazione non ha voglia di esprimere la propria volontà? Ma il vicepresidente Biden ha detto a Kiev di andare avanti con la missione.
In terzo luogo, va ricordato che Biden è personalmente responsabile del crollo dello Stato ucraino. Alla fine di gennaio, Biden esortò il presidente ucraino Janukovich a rispondere alle preoccupazioni legittime dei manifestanti e a proteggere le libertà democratiche. Biden disse allora che le violenze da qualsiasi lato erano inaccettabili ma che solo il governo dell’Ucraina poteva por fine alla crisi. Il vicepresidente disse anche a Janukovich che ulteriori violenze avrebbero avuto conseguenze nei rapporti dell’Ucraina con gli Stati Uniti, che valutava sanzioni. Oggi ha un’altra faccia, esortando i nuovi governanti a Kiev ad usare la forza in Ucraina orientale. A gennaio Biden chiedeva di rispondere alle richieste dei manifestanti pacifici sottolineando l’importanza del dialogo con l’opposizione e la necessità di trovare una via d’uscita dalla crisi sulla base di un compromesso. Ora vuole impedire di venire incontro all’Oriente. Secondo lui, la volontà del popolo scuote le “fondamenta della società democratica”. Solo persone assai ingenue non possono vedervi lo sfacciato ipocrita che è.
In quarto luogo, le sue osservazioni alla Verkhovna Rada (parlamento) erano insolitamente dure. Ancora una volta ha sottolineato che l’ingerenza della Russia negli affari interni dell’Ucraina è inaccettabile. Solo pochi giorni prima del referendum in Crimea, Kerry minacciava che “i mezzi diplomatici per gestire la crisi potrebbero esaurirsi presto”. Gli avvertimenti degli Stati Uniti non hanno prodotto i risultati attesi. E’ il momento per l’amministrazione statunitense di re-impostare l’approccio nei confronti della Russia. Joe Biden ha condiviso la sua visione del posto della Russia sulla scena internazionale, in un’intervista con il Wall Street Journal. Secondo lui, la situazione nel mondo cambia, mentre la Russia cerca di attaccarsi a un passato traballante rischiando di perdere faccia e postura imperiale. Ammise che Washington doveva agire con cautela, citando anche  suo padre che gli disse di non mettere mai un uomo in un angolo senza via di scampo, puntandosi un dito sulla testa. Ma Biden Jr. porta gli Stati Uniti in un vicolo cieco in Ucraina, vicolo cieco lungi dal lasciare una via di fuga. Non c’è nulla di concreto che il curatore di Kiev possa offrire.
Quinto luogo, intervenendo ad un incontro con i deputati ucraini, Biden ha detto che gli Stati Uniti sostengono l’Ucraina di fronte a “minacce umilianti”, intendendo la Russia. Eppure, molti parlamentari ucraini che non hanno simpatia per la Russia trovano l’aiuto economico offerto dagli Stati Uniti imbarazzante. Gli Stati Uniti fornirebbero 50 milioni di dollari per le riforme politiche ed economiche in Ucraina, tra cui 11 milioni per le elezioni presidenziali del 25 maggio, e ancora 8 milioni per l’assistenza militare non letale, come apparecchiature per lo sminamento e radio. Nulla in confronto a ciò che è stato speso per il colpo di Stato. Gli ucraini sono sconvolti da tali briciole offerte dalla tavola del padrone. Kiev ricorda ancora l’importo degli aiuti economici ricevuti dalla Russia fin dal crollo dell’Unione Sovietica, di circa 250 miliardi di dollari.
In sesto luogo, la visita ha mostrato che gli Stati Uniti sono inclini a discutere dietro le quinte del destino del Paese con le autorità illegittime. La cecità di Kiev è stupefacente. Guarda la patria attraverso il prisma delle ostilità nei confronti della Russia. L’ottica russofoba distorce la realtà al di là del dovuto. Gli appelli del vicepresidente di “smettere di parlare e cominciare ad agire” perseguono l’unico obiettivo di far collassare l’Ucraina trasformandola in un satellite degli USA per minacciarne i vicini. Non solo la Russia, ma tutti i vicini. Gli USA non si preoccupano dell’opinione degli alleati europei. Non è venuto in mente al vicepresidente di tenere consultazioni preliminari con i partner dell’Unione europea. Si ha l’impressione che non abbia mai letto la dichiarazione finale di Ginevra sull’Ucraina firmata dagli europei. L’avvertimento di Biden alla Russia che un ulteriore “comportamento provocatorio” porterebbe ad un “maggiore isolamento”, sembra assai arcaico, qualcosa che non ha alcuna relazione con i recenti tentativi diplomatici di gestire la crisi ucraina. Parlando di “de-escalation” Biden continua a spingere Kiev ad iniziare una guerra contro il proprio popolo.

1779264La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line  della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Moria di banchieri 2: Liechtenstein e Belgio

Bild-Juergen-FrickIl 4 aprile, nel Principato del Liechtenstein, Juergen Frick, CEO della Bank Frick & Co. AG, è stato ucciso nel garage del banca, nella città di Balzers. Bloomberg riporta: “il 48enne è stato ucciso nel garage sotterraneo dell’istituto finanziario di Balzers alle 7:30 ora locale. Il sospetto, Juergen Hermann, è fuggito su una Smart con targa del Liechtenstein, secondo la polizia”. Il defunto  Juergen Frick era il CEO della Bank Frick & Co. AG, affermava Radio 1 della Svizzera. Hermann è un gestore di fondi coinvolto in una disputa con il governo del Liechtenstein e la Banca Frick da molti anni, secondo Radio 1. “Il governo del Liechtenstein e l’autorità di vigilanza del mercato finanziario del Paese avrebbero “illegalmente distrutto la società di investimento Hermann Finance e i suoi fondi, privandomi della mia vita”, secondo il sito della Hermann Finance AG. Aveva intentato cause per recuperare 200 milioni di franchi svizzeri dal governo e 33 dalla Bank Frick, secondo il sito. L’istituto di credito “si arricchisce illegalmente”, accusava Hermann“. L’auto della fuga fu poi ritrovata nel villaggio di Ruggell, 25 km a nord di Balzers. “L’area è perlustrata da 120 poliziotti con cani ed elicotteri”. Il CEO Jurgen Frick era presente in tutte le attività della Bank Frick & Co. AG, fondata nel 1998, in particolare come client advisory nel finanziamento e sviluppo dei prodotti finanziari. Supervisiona anche tutti i progetti di sviluppo immobiliare della Banca. Juergen era anche presidente del consiglio della Crystal Fund Management AG, filiale della Bank Frick & Co., che a sua volta è attiva nella gestione patrimoniale e fornisce una gamma di servizi di consulenza, specializzata anche nello sviluppo e amministrazione dei fondi. La banca intrattiene stretti legami con una rete di fiduciari, assicuratori, esperti fiscali, fondi di investimento e studi legali in tutto il mondo. La Combinvest è la holding di tutte le azioni bancarie di cui la famiglia Frick detiene la quota di maggioranza. Nel 2011, la presenza internazionale della Bank Frick venne ampliata con l’apertura di una filiale a Mayfair, Londra.
Poi il 18 aprile la notizia di un’altra esecuzione, l’omicidio in Belgio, della città di Visé, del direttore della locale BNP Paribas Fortis, insieme alla moglie e al nipote di 9 anni. L’Avenir:
Marcel Neven, sindaco di Visé, non sa spiegare ancora cosa ha causato la sparatoria che ha scosso il quartiere del palazzetto dello sport della sua città, questo 18 aprile a tarda notte. Un uomo di 37 anni, Benoit Philippens, direttore della banca di Ans-Saint-Nicolas, è stato ucciso. Anche un bambino di 9 anni, che viveva a Dolhain, è stato ucciso. La moglie dell’uomo, zia e madrina del bambino, Carol Haid, 37anni, è morta per le ferite il 19 aprile mattino. È stata colpita da tre proiettili alla schiena, ha detto una fonte giudiziaria. Secondo informazioni dalle indagini e di alcuni testimoni, un auto era davanti la loro casa, in via Berneau, nei pressi del palazzetto dello sport. Quando l’automobile delle vittime rientrava, colpi sono stati sparati dall’auto che aspettava pazientemente. L’assassino è attivamente ricercato. Finora non sono stati trovati né il tiratore né un movente per l’esecuzione: “Alcuni suggeriscono la presenza di un solo uomo armato con una pistola automatica, altri si sono sorpresi trovando un foro di proiettile in una delle finestre del palazzetto dello sport”. Ciò significa che l’assassino era già nel vialetto di casa in attesa delle vittime”, dice una fonte vicina al caso. Come nell’omicidio in Liechtenstein, c’è la possibilità che l’omicidio sia opera di un ex-cliente: “L’indagine è in corso, ma sembra che la pista della resa dei conti sia la preferita. Al giornale 7Dimanche, un amico di Benoit ricorda che aveva un grave contenzioso con un cliente, sei mesi fa. Aveva anche minacciato il direttore pubblicamente, che ha poi dovuto mettere alla porta. Sei mesi fa mi ha detto che ebbe una grave discussione con un cliente straniero”.
Inutile dire che gli abitanti della tranquilla cittadina sono storditi dalla notizia: “Secondo i vicini, “la coppia ha vissuto per 5 o 6 anni” nella piccola casa. Erano sposati da poco più di un anno. Il quartiere è scosso anche perché era una famiglia normale. “Di solito le sparatorie nella regione, sono spesso affari di droga degli olandesi, essendo non lontano il confine”. Il sindaco non ha detto altro sulle possibili cause di questa notizia spiacevole. Ha osservato, tuttavia, che l’occupazione della vittima, banchiere, “forse potrebbe” essere correlata al dramma. Marcel Neven aggiunge che questa è la prima volta da quando è sindaco che ha a che fare con un tale crimine violento. “La polizia è arrivata sulla scena il 18 aprile sera, e fu scioccata nel vedere i corpi nel vialetto”.”

BELGIUM VISE SHOOTING AFTERMATHElenco dei morti nel mondo della finanza nel 2014
1 – Deutsche Bank, William Broeksmit
2 – il primo di questo anno della JP Morgan, nel Regno Unito, Gabriel Magee
3 – (ex-Federal Reserve) Russell Investments, Mike Dueker
4 – direttore delle comunicazioni della Swiss Re AG, Tim Dickenson
5 – (ex banchiere) Richard Talley, uno strano caso
6 – secondo della JP Morgan, Henry Ryan Crane
7 – terzo della JP Morgan, a Hong Kong, Li Junjie
8 – National Bank of Commerce, James Stuart Jr
9 – quarto della JP Morgan, Jason Alan Salais
10 – commerciale della Vertical Group, Edmund Reilly
11 – quinto della JP Morgan, poi Capital Levy, Kenneth Bellando
12 – sesto della JP Morgan? Biker, avvocato
13 – ex-CEO di ABN Amro Bank (Olanda), Jan Peter Schmittmann
14 – CEO della Bank Frick & Co. AG, Lichtenstein, Juergen Frick
15 – direttore di una filiale della BNP Paribas Fortis, Belgio, Benoit Philippens

A cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa ne farà l’FBI dei beni rubati all’Ucraina?

Valentin Katasonov Strategic Culture Foundation 22/04/2014

ucrainaRecentemente l’Ufficio del portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato che gli USA avevano inviato un team di esperti di FBI, dipartimenti della Giustizia e del Tesoro ad aiutare Kiev a recuperare beni rubati all’estero. Il 29 aprile Stati Uniti e Gran Bretagna ospiteranno una riunione multilaterale sul tema con la partecipazione di funzionari ucraini. Si prevede che l’International Center of Asset Recovery (ICAR) di Basilea parteciperà alla riunione. L’Ucraina è sull’orlo del collasso, di massicce fiammate sociali e perfino della carestia. L’Ucraina ha bisogno di soldi per salvare l’economia nazionale dal collasso. Certo, Washington non si preoccupa di ciò che accade all’economia ucraina; è preoccupata dalla capacità dell’Ucraina di pagare i debiti ai creditori occidentali. Attualmente il debito estero dell’Ucraina è stimato a 145 miliardi dollari. Ora, nessuno in occidente vuole fare nuovi prestiti all’Ucraina. Gli importi menzionati dai media, di miliardi di dollari e di euro, non sono altro che “intervento verbale” di politici ucraini e funzionari occidentali.  Vi sono segni evidenti che il settore bancario ucraino presto crollerà. La Banca Nazionale dell’Ucraina (NBU) discute la possibilità di salvare le banche commerciali come s’è fatto a Cipro, cioè confiscando i conti dei depositanti e girandoli forzatamente agli “investitori” (“azionisti”). Il piano del regime a Kiev è mobilitare diversi miliardi di dollari in questo modo; tale palese rapina potrebbe salvare diverse banche, ma non può salvare il Paese dal collasso. Ciò richiederebbe decine di miliardi di dollari. Quando si arriva al dunque, pagare i debiti ai creditori stranieri, l’Ucraina ha solo due risorse. La prima è privatizzare i beni dello Stato, anche le risorse naturali del Paese. La seconda sono i beni esteri dell’Ucraina. Quindi FBI e dipartimento della Giustizia e del Tesoro degli Stati Uniti hanno deciso di aiutare Kiev ad utilizzare la seconda risorsa.
Le attività estere ucraine sono costituite da diversi componenti. La principale sono le riserve internazionali della NBU, che si dileguano continuamente da metà 2011 (al culmine dei 38 miliardi di dollari). Oggi sono a meno di 15 miliardi; tale riserva è insufficiente per pagare i debiti dovuti ai prestiti e ai servizi precedenti, perfino per la fine dell’anno. Ci anche sono beni esteri privati. E’ noto che gli investimenti diretti privati ucraini all’estero non arrivano a 10 miliardi cumulati; tuttavia, questi sono solo gli investimenti diretti. Ci sono anche i portafogli dei nuovi investimenti, prestiti, crediti, fondi bancari e contanti in valuta estera. In tutto, alla fine dello scorso anno, le attività estere arrivavano a oltre 140 miliardi di dollari. Importo pari solo al debito estero complessivo dell’Ucraina. E circa il 70% delle attività è sotto forma di valuta e liquidità in conti bancari esteri, una forma molto liquida di attività. Tuttavia, il patrimonio privato ufficiale in valuta estera dell’Ucraina è solo la punta dell’iceberg. La parte principale delle attività ucraine all’estero è formata da capitali esportati illegalmente da funzionari di alto rango e oligarchi. Non sono contabilizzati nelle statistiche del bilancio dei pagamenti della NBU. Lo scorso anno i media ucraini hanno pubblicato una valutazione dei 100 cittadini ucraini più ricchi (Top-100). Le attività di questi “top 100″ nel 2012 erano pari a 130 miliardi dollari (80% del PIL di Ucraina). E le attività estere degli oligarchi, per la maggior parte, sono superiori a quelli nazionali. Tuttavia, questi dati non tengono conto dei fondi nei conti bancari degli oligarchi. Ciò rimane completamente nell’ombra. Negli ultimi anni le attività irregolari di oligarchi ucraini e funzionari in vari settori all’estero, vennero  alla luce. Jatsenjuk, nella sua passione nel denunciare il “regime criminale di Janukovich”, ha dichiarato che negli anni della sua presidenza 70 miliardi di dollari uscirono dal Paese per aree off-shore. Tuttavia, ha taciuto su quanti ne uscirono sotto Jushenko e Timoshenko. Secondo le stime della Rete della Giustizia Tributaria, un centro di analisi statunitense, dall’indipendenza dell’Ucraina 167 miliardi di dollari finirono off-shore. Importo quasi pari al prodotto interno lordo del 2012 e in modo significativo superiore al debito estero complessivo del Paese. È tali attività estere che il regime a Kiev, insieme ai padroni di Washington, vede come potenziale risorsa per la soluzione dei problemi economici e finanziari dell’Ucraina.
L’esperienza internazionale del rientro di attività estere in patria c’è. In pratica ci sono stati tentativi di recuperare il denaro di Saddam Hussein, Muammar Gaddhafi, Hosni Mubaraq, Francois Duvalier, Robert Mugabe e altri. Tali operazioni utilizzarono quasi sempre lo slogan della “restituzione di ciò che hanno rubato i ricchi”. C’è un protocollo chiaro per tali operazioni:
1. approvare le leggi necessarie nel Paese vittima per le operazioni di recupero dei beni, nonché la firma di accordi con altri paesi.
2. cercare e trovare i beni all’estero.
3. congelamento dei beni.
4. dimostrare l’origine illecita dei beni.
5. presentazione di un programma per l’utilizzo dei beni recuperati dal paese vittima.
6. trasferimento dei beni al Paese vittima e attuazione del programma.
Questa è la procedura descritta nelle istruzioni ideate da International Centre for Asset Recovery (ICAR), Banca mondiale e altri organismi. In realtà, di solito non si arriva mai all’ultima fase. Questo per le difficoltà a districarsi nei complicati schemi utilizzati per l’esportazione dei beni provenienti dai Paesi vittima. Perché l’occidente, dove i beni sono ubicati, ha interesse a congelare i beni il più a lungo possibile, soprattutto nel caso dei conti bancari. Tale aspetto della questione non viene quasi mai menzionato. Dopotutto, i fondi congelati che spesso ammontano a miliardi di dollari, sono un vero regalo alla banca che li ospita. Qualsiasi banca sogna clienti che non utilizzano i conti che hanno aperto. Anche se gli specialisti presentano le dovute prove della provenienza illecita dei beni esteri, il governo del Paese in cui tali beni sono nascosti non si affrettano a sbloccarli immediatamente e a restituirli al “popolo” del Paese derubato. Il ragionamento del Paese che “ospita” i beni illegali è più o meno così: se riprendiamo tali beni (denaro), saranno sottratte di nuovo. Possiamo solo trasferirle al Paese vittima se avremo le giustificazioni di spesa e meccanismi per monitorarne l’uso nello scopo previsto. Gli Stati Uniti usano termini come questi per tenersi i beni rubati.
Nel valutare la probabilità che l’Ucraina possa recuperare una piccola parte delle decine di miliardi di dollari presi ed esportati, è utile ricordare la storia dell’ex-primo ministro ucraino Pavel Lazarenko che sconta una condanna negli Stati Uniti per riciclaggio di denaro. La corte federale degli Stati Uniti considera illeciti tutti i soldi trovati nei conti bancari a suo nome, in diversi Paesi. L’importo sarebbe stimato a 1000 miliardi di dollari, ma non è ancora stato dimostrato che tutti i conti e il denaro siano legati al primo ministro o a abbiano origine criminale. Attualmente ciò è stato incontestabilmente dimostrato per fondi pari a soli 250 milioni di dollari. Passati 15 anni dall’arresto di Lazarenko negli Stati Uniti, l’Ucraina non ha ancora ricevuto un solo dollaro dei fondi congelati dell’ex-primo ministro. E non li avrà mai… L’esperienza del Kazakistan nella cooperazione con Washington sembra un po’ più ottimista. Astana ha potuto prendersi 84 milioni dollari dagli Stati Uniti, sebbene gli esperti stimano che i beni illegali di origine kazaka negli Stati Uniti siano pari a diversi miliardi di dollari. Come si suol dire, la montagna ha portato un topolino. Anche l’esperienza della Libia è interessante. Dopo il rovesciamento di Gaddhafi, fu lanciata una vasta campagna per cercarne i beni personali e dei suoi stretti collaboratori, nelle banche e nei vari Paesi. I media hanno riferito che i vari beni in totale non ammontano a miliardi, ma a decine di miliardi di dollari. Tuttavia neanche l’un per cento è tornato in Libia. Il precedente libico è interessante: fin dall’inizio dell’aggressione alla Libia, Washington a gran voce dichiarò che “i beni del dittatore saranno restituiti al popolo”. Quando furono trovati, fu detto che il popolo libico doveva a Washington larghe somme di denaro speso per instaurare la democrazia nel Paese, riferendosi alle spese per le operazioni militari statunitensi che uccisero migliaia di civili. Alcuni esperti sono convinti che i soldi di Gaddhafi e di altri cittadini libici saranno semplicemente trasferiti nel bilancio federale degli Stati Uniti. E’ del tutto probabile che la stessa sorte attenda il patrimonio ucraino, quando gli statunitensi lo troveranno.
Un’ultima cosa. Il recente arresto dell’oligarca ucraino Dmitrij Firtash è una minaccia per l’aristocrazia off-shore dell’Ucraina. I conti esteri di Firtash sono stati sequestrati perché il denaro è di origine criminale, e in futuro sarà utilizzato per rimborsare i debiti di Firtash con le banche occidentali. Ciò che resterà, sarà utilizzato per ripagare i debiti dell’Ucraina con il FMI e altri creditori “prioritari”. Il popolo non avrà nulla.

1964841La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 282 follower