Scudo missilistico statunitense: ‘l’orso russo dorme con un occhio aperto’

F. William Engdahl (FWE), RussiaTodayNsnbc

La spiegazione di Washington secondo cui il rafforzamento del suo scudo antimissile in Europa avviene contro la minaccia nucleare iraniana, non è più credibile di quanto non lo fosse 10 anni fa.

030420-N-6141B-009Nonostante i recenti sforzi della Russia per mediare una soluzione pacifica nella crisi delle armi chimiche siriane, così come i buoni uffici nel risolvere il contrasto nucleare iraniano con Washington, l’amministrazione Obama porta avanti l’assai provocatorio dispiegamento della ‘Difesa’ Antimissile Balistico (BMD) intorno la Russia. Ciò che non viene detto dai politici occidentali è il fatto che tale azione, tutt’altro che pacifica, avvicina il mondo più che mai alla guerra nucleare per errore di calcolo. L’11 febbraio, il primo di quattro avanzati cacciatorpediniere statunitensi è arrivato a Rota, in Spagna. Costituiranno una parte fondamentale dello “scudo” antimissile balistico degli USA. Lo scudo viene spacciato come protezione dell’Europa contro un possibile attacco missilistico nucleare iraniano. Le quattro navi rimarranno sul posto per i prossimi due anni, trasportando sistemi di rilevazione avanzata e missili intercettori in grado di abbattere missili balistici, secondo la NATO a Bruxelles. L’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti, equipaggiato con il sistema di combattimento ad alta tecnologia Aegis Ballistic Missile Defense, ha attraccato nel porto meridionale di Rota. Rota, nominalmente comandata da un ammiraglio spagnolo, è totalmente finanziata dagli USA. E’ la maggiore comunità militare statunitense in Spagna, che ospita personale dell’US Navy e dell’US Marine Corps. Vi si baseranno in modo permanente, secondo il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Fogh Rasmussen, che evidentemente capisce poco di strategia nucleare, ha detto alla stampa “L’arrivo dell’USS Donald Cook segna un passo in avanti per la NATO, la sicurezza europea e la cooperazione transatlantica.” Al vertice NATO del novembre 2010 di Lisbona, i governi membri convennero che la NATO sviluppasse la difesa missilistica per “proteggere le popolazioni e il territorio europei della NATO… la piena operatività è prevista per la prima metà del prossimo decennio.”

Obiettivo Russia
Washington continua ad insistere che lo schieramento degli Stati Uniti del BMD in tutta Europa sia volto contro possibili attacchi missilistici iraniani all’Europa. La realtà, come Mosca ha dichiarato più e più volte dal 2001, quando l’amministrazione Bush annunciò il piano, è colpire l’unico arsenale nucleare sulla Terra in grado di contrastare un attacco nucleare degli Stati Uniti, cioè quello della Russia. Infatti, la BMD era prioritaria per il segretario della Difesa Don Rumsfeld e per George W. Bush fin dai primi giorni della loro amministrazione nel 2001. Sei mesi prima degli eventi scioccanti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush pronunciò un discorso volutamente ingannevole sul motivo per cui il mondo avesse bisogno del sistema BMD degli Stati Uniti. Il presidente insistette allora, quasi 13 anni fa, che lo scopo del suo impegno nel costruire lo scudo missilistico statunitense non era volto contro la Russia: “La Russia di oggi non è il nostro nemico“, disse Bush. Invece, insisté, il sistema BMD era necessario solo contro i “terroristi” e gli Stati “canaglia” come Iraq, Iran o Corea democratica. In realtà, come esperti militari di Mosca, Pechino e Berlino si affrettarono a sottolineare, i “terroristi” o i piccoli Stati canaglia non avevano la capacità di lanciare missili nucleari. Né l’hanno oggi, secondo l’intelligence statunitense. Perché allora Washington spende decine di miliardi, se non centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti per sviluppare il suo sistema BMD? I dettagli delle relazioni ufficiali politico-militari statunitensi dimostrano, oltre ogni dubbio, che si tratta della politica deliberata e incrollabile di Washington dal crollo dell’Unione Sovietica, con cui sistematicamente e inesorabilmente le amministrazioni di quattro presidenti degli Stati Uniti perseguono la supremazia nucleare (distruzione unilaterale assicurata) e l’assoluto dominio militare globale, ciò che il Pentagono chiama Full Spectrum Dominance.

Supremazia nucleare degli Stati Uniti
In un’intervista del 2006 al Financial Times di Londra, l’allora ambasciatrice statunitense alla NATO, l’ex-consigliere di Cheney Victoria Nuland, la stessa persona oggi in disgrazia per la registrazione della sua telefonata all’ambasciatore degli USA in Ucraina Pyatt per il cambio del governo di Kiev (“Si fotta l’UE”), dichiarò che gli Stati Uniti volevano una “forza militare dispiegabile globalmente” e attiva in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente e oltre, “su tutto il nostro pianeta.” Nuland poi dichiarò che avrebbe incluso Giappone e Australia, nonché i Paesi della NATO. Aggiunse ,”E’ un animale completamente diverso“, riferendosi ai piani della BMD del Pentagono di Rumsfeld. Gli esperti di strategia nucleare avvertirono, all’epoca, più di otto anni fa, che lo schieramento anche minimo della difesa missilistica, sotto l’allora nuovo CONPLAN 8022 del Pentagono, darebbe agli Stati Uniti ciò che i militari chiamano “Escalation Dominance“, la capacità di vincere una guerra di qualsiasi grado di violenza, anche nucleare.
Come notarono gli autori di un chiaro articolo su Foreign Affairs dell’aprile del 2006: “Il continuo rifiuto di Washington di astenersi dal primo attacco e lo sviluppo della difesa antimissile limitata assume un nuovo e forse più minaccioso aspetto… La capacità di condurre una guerra nucleare  resta componente fondamentale della dottrina militare degli Stati Uniti e il primato nucleare resta un obiettivo degli Stati Uniti.” I due autori dell’articolo, Lieber e Press, continuavano delineando le reali conseguenze dell’attuale escalation della BMD in Europa (e anche contro la Cina in Giappone): “…Le difese antimissile che gli Stati Uniti potrebbero plausibilmente sviluppare sarebbero utili soprattutto in un contesto offensivo, non difensivo, combinandosi alla capacità di Primo Colpo statunitense, e non come mero scudo difensivo. Se gli Stati Uniti lanciano un attacco nucleare contro la Russia (o la Cina), al Paese bersaglio rimarrebbe solo una piccola parte dell’arsenale superstite, se non nulla del tutto. A quel punto, anche un sistema di difesa missilistico relativamente modesto o inefficiente potrebbe anche bastare per proteggersi da eventuali attacchi di rappresaglia“. Conclusero: “Oggi, per la prima volta in quasi 50 anni, gli Stati Uniti sono sul punto di raggiungere la supremazia nucleare. Sarà probabilmente presto possibile agli Stati Uniti distruggere gli arsenali nucleari strategici di Russia o Cina con un primo colpo. Tale drammatico cambiamento dell’equilibrio nucleare deriva da una serie di miglioramenti dei sistemi nucleari degli Stati Uniti, dal rapido declino dell’arsenale russo e dal ritmo glaciale della modernizzazione delle forze nucleari della Cina.”
Non c’è da meravigliarsi quindi che la Russia insista sul fatto che lo schieramento della BMD di Washington, basi missilistiche che essa sola controlla, sia aggressivo. Alle serie proteste russe, Washington risponde con la bugia ancora più vacua che lo “scudo” missilistico europeo sia rivolto contro l’Iran. Oggi, oltre al lanciamissili USS Donald Cook a Rota, gli Stati Uniti hanno basi BMD in Turchia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, tutti puntate contro la Russia. Avendo il comando militare russo fin dal 1991 rifiutato di smantellare completamente la sua potenza nucleare, finché non si fosse assicurato che gli Stati Uniti facessero altrettanto, ogni passo verso il pieno dispiegamento della Ballistic Missile Defense degli Stati Uniti avvicina la possibilità di un attacco nucleare preventivo russo contro Turchia, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e ora Spagna, così come ai silos nucleari statunitensi, anche in Germania. Quanto sono stupidi i governi dell’UE? E quanto lo è Washington? Significativamente, poi, da ministro della Difesa polacco nel 2007, Radek Sikorski negoziò con gli Stati Uniti il posizionamento dei missili della sua BMD sul territorio polacco. Oggi, da ministro degli esteri, Sikorski, insieme all’assistente agli affari europei del segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, svolge un ruolo chiave nel tentativo di staccare l’Ucraina dalla Russia per isolare ulteriormente la Russia. Ciò che evidentemente non riescono a capire è che, anche se l’orso russo dorme, dorme con un occhio aperto.
L’agenda dei neo-conservatori di Washington nel ridurre la Russia a una nazione frammentata e caotica non è la strategia più intelligente per Washington. Ma difatti, i falchi neo-conservatori non sono mai stati famosi per la loro intelligenza, ma per la loro brutale strategia bellica in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e ora, forse, per una possibile terza guerra mondiale innescata dalla loro insistenza sulla BMD contro la forza d’attacco nucleare russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caso Snowden: negare i rifornimenti all’aereo del Presidente Morales, fu un tentativo di assassinio

Asad Ismi Global Research, 29 settembre 2013

evo_morales_copia1Il 2 luglio, gli Stati Uniti fecero pressione su diversi Paesi europei per evitare che l’aereo che trasportava il presidente boliviano Evo Morales potesse rifornirsi di carburante in uno dei loro aeroporti. La scusa per tale diniego senza precedenti dei diritti di volo, fu la pretesa infondata che Morales nascondesse l’informatore statunitense Edward Snowden a bordo del suo jet presidenziale.  L’aereo stava rimanendo pericolosamente a corto di carburante, quando finalmente ebbe il permesso di atterrare nell’aeroporto di Vienna. C’era ragione di credere che si trattasse in realtà del tentativo di uccidere Morales e Snowden.
Morales era stato invitato al vertice sull’energia a Mosca, dove Snowden si era rifugiato per sfuggire all’arresto da parte del governo degli Stati Uniti, per aver svelato i dettagli della sorveglianza segreta dei cittadini statunitensi. L’aereo di Morales doveva volare da Mosca a Lisbona, in Portogallo, per fare rifornimento, ma poco dopo essere decollato da Mosca, il Portogallo improvvisamente revocava il permesso di atterraggio, senza dare alcuna motivazione. Ciò aveva indotto la prevista modifica della rotta, per rifornirsi di carburante nelle Isole Canarie della Spagna, ma anche la Spagna negava il diritti di atterraggio all’aereo di Morales, come fecero Francia e Italia. A questo punto, l’aviogetto del presidente boliviano restava pericolosamente a corto di carburante, mettendo in pericolo la sua vita e quella dell’equipaggio. Infine, all’aereo fu permesso di atterrare a Vienna, Austria. Il presidente della Bolivia era sopravvissuto a quello che potrebbe giustamente essere definito un tentativo di assassinio combinato USA-UE. E’ difficile immaginare un trattamento più letale, ostile e offensivo a un capo di Stato che, incredibilmente, è stato perseguitato  presso l’aeroporto di Vienna, dove l’ambasciatore di Spagna in Austria aveva effettivamente chiesto di perquisire l’aereo del Presidente Morales. Morales, naturalmente, si rifiutava di sottoporsi a un tale violazione umiliante della sua immunità diplomatica. José Manuel García-Margallo, ministro degli Esteri della Spagna, in seguito ammise che la decisione di ostacolare il rientro di Morales si basava sulla “voce” che Edward Snowden fosse a bordo. “Ci hanno detto che le informazioni erano valide, che era dentro“, aveva spiegato il ministro. Non aveva divulgato la fonte di questa informazione speciosa, ma nessuno mette in dubbio che fosse Washington.
Dopo esser finalmente arrivato a La Paz, Morales non perse tempo nell’incolpare del suo calvario e scampato pericolo esattamente gli Stati Uniti. “E’ stata una chiara provocazione“, aveva detto, “e non solo per il presidente di una nazione latino-americana, ma per tutto il continente. Hanno usato l’agente dell’imperialismo nordamericano per spaventarci.” Il vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera ha descritto il maltrattamento intollerabile di Morales come “la pagina più vergognosa della storia politica di certi Paesi europei, non solo perché hanno violato gli accordi internazionali, ma anche perché hanno violato la loro dignità. S’è dimostrato che le colonie di oggi non sono in America e in Africa ma, purtroppo, in Europa.” Molti altri governi latinoamericani hanno condannato l’attentato alla vita di Morales da parte dei Paesi nordamericani ed europei. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato che “I popoli europei hanno visto la vigliaccheria e la debolezza dei loro governi, che appaiono essere le colonie degli Stati Uniti“. José Mujica, presidente dell’Uruguay, ha chiarito che “non siamo più colonie. Ci meritiamo rispetto, e quando uno dei nostri governi viene insultato, sentiamo l’insulto in tutta l’America Latina“. Cercando di scoraggiare i Paesi dal concedere asilo a Snowden, in modo così arrogante e spietato, gli Stati Uniti hanno finito per provocare l’effetto opposto: Snowden ha avuto offerto asilo da Venezuela e Nicaragua, così come dalla Bolivia, e gli è stato permesso di rimanere in Russia per un anno intero. Resta la questione se il vero obiettivo del governo degli Stati Uniti non fosse soltanto  molestare e insultare Morales, ma in realtà assassinare uno schietto avversario politico dell’imperialismo USA e un leader fortemente progressista della rivoluzione latino-americana. E, se l’amministrazione Obama davvero credeva che Snowden fosse sullo stesso aereo, causandone l’abbattimento avrebbe avuto l’ulteriore “bonus” di eliminare un informatore che aveva svelato il massiccio e clandestino spionaggio di Washington verso milioni di cittadini degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti, dopo tutto, avevano anche tentato di uccidere il presidente del Venezuela Chavez, stretto alleato di Morales, così come altri presidenti latinoamericani progressisti. Dalla sua elezione nel 2005 e poi nel 2009, Morales non solo ha liberato la Bolivia dal prolungato dominio degli Stati Uniti, ma in realtà ha espulso l’ambasciatore degli Stati Uniti, l’US Drug Enforcement Administration e l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, soprattutto per il loro coinvolgimento nei tentativi di rovesciarlo. Ha nazionalizzato la ricca industria del petrolio e del gas della Bolivia e ha drasticamente ridotto il ruolo delle aziende straniere nel Paese, in particolare quelle degli Stati Uniti. “L’azione degli Stati Uniti contro Morales può certamente essere considerata un tentativo di assassinio“, mi ha detto a Toronto l’attivista boliviano-canadese Juan Valencia. “Gli Stati Uniti hanno agito di proposito contro Morales a causa della sua posizione antimperialista. Washington diceva alla Bolivia che non tollera coloro che sfidano l’ordine mondiale in cui gli Stati Uniti decidono ciò che gli altri Paesi devono fare“.

Asad Ismi è corrispondente internazionale del CCPA Monitor. E’ autore del documentario radiofonico “La Rivoluzione Latinoamericana”, trasmesso da 40 stazioni radio che raggiungono un pubblico di 33 milioni di persone. Questo articolo è il 21° della serie su questo tema. Tutti gli articoli sono stati pubblicati dal CCPA nell’antologia che può essere ordinata al Centro.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa occidentale nelle mani di Putin

Valentin Vasilescu, Ruvr.ruRéseau International, 29 settembre 2013

L’Europa occidentale deve fare subito una scelta cruciale. O attaccare la Russia per catturare e sfruttare le risorse di idrocarburi nell’Artico, o accettare la totale dipendenza dal gas russo, secondo il modello tedesco. Su una mappa delle riserve mondiali conosciute di petrolio e di gas del 2000, vediamo che l’economia dell’Europa occidentale (in misura minore Francia, Portogallo, Spagna e Italia) dipende dagli idrocarburi del mare Nord.

800px-usgs_world_oil_endowmentSu una mappa con la delimitazione delle zone economiche esclusive, si osserva che il petrolio e il gas nel Mare del Nord appartengono principalmente a Regno Unito e Norvegia, una piccola parte a Danimarca e Paesi Bassi e pochissimo alla Germania. La BP detiene il monopolio sello sfruttamento in collaborazione con l’Amoco e l’Apache statunitensi e la società statale norvegese Statoil.

north_sea_eezE’ interessante notare che dal 2007 al 2012, il petrolio e il gas nei Paesi Bassi si sono ridotti di 2,5 volte. Ciò dimostra che, dopo 50 anni di spietato sfruttamento, la riserve di petrolio del giacimento nel Mare del Nord saranno completamente esaurite nei prossimi due anni. Ciò genererà una crisi energetica che causerà il collasso dell’economia dell’UE. La Germania è stata la prima a tentare di risolvere il problema in anticipo, collaborando con la Russia per la costruzione del gasdotto North Stream.

nord-stream-map-2La stampa internazionale ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin se avesse dei piani a lungo termine. Ha detto che per lui la Russia non è un progetto, la Russia è un destino. Con la scoperta del vasto giacimento russo di Juzhno-Karskij, che si trova a nord del Mare di Barents, che raccoglie il 75% di petrolio e gas nell’Artico, gli Stati membri della NATO, in questa zona d’Europa, potrebbero avere la tentazione di usare la forza, violando il diritto di proprietà sovrana della Russia, credendo che gli Stati Uniti vengano in loro aiuto. Ma l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, recita quanto segue: “Le parti concordano che, in caso di attacco armato contro una di esse, ciascuna deciderà singolarmente e/o congiuntamente con altre parti di sostenere la parte attaccata con qualsiasi azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata“. Quindi, in caso di aggressione contro la zona artica della Russia di un Paese della NATO, gli Stati Uniti non necessariamente interverrebbero, e se lo facessero, subirebbero subito la sconfitta più umiliante della loro storia. Perché l’esercito statunitense si basa su una flotta in grado di proiettarne la forza militare vicino al nemico. Ma l’Artico russo non è la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia e la Siria, e portaerei, navi d’assalto anfibio del Corpo dei Marines (portaelicotteri), cacciatorpediniere e navi da rifornimento non possono operare nel mare ghiacciato. E il raggio di azione degli aerei a bordo della portaerei, schierate nelle basi della NATO in Nord Europa, non è sufficiente per poter colpire un qualsiasi bersaglio nell’Artico russo. Tuttavia, la Russia è pronta ad ogni evenienza, avendo nella zona un imponente schieramento militare terrestre, navale e aereo.

Valentin Vasilescu, pilota ed exvice comandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct

Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.

Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.

Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.

Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.

Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò [...] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.

L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.

Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.

Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”

Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “sinistra” internazionale piccolo-borghese supporta la guerra imperialista alla Siria

Alejandro López WSWS 13 febbraio 2012

Una serie di partiti e personalità della “sinistra” piccolo-borghese di Spagna, Tunisia, America Latina e altrove, ha recentemente pubblicato un manifesto in lingua castigliana sulla Siria sul sito Rebelion, dal titolo “Al popolo della Siria che si batte contro la Tirannia“.
I firmatari sono esponenti della Sinistra anticapitalista (IA) in Spagna, del Partito Operaio Comunista della Tunisia (PCOT), del Parito della Libertà e del Socialismo del Brasile (PSOL), Sinistra socialista argentina (IS) e di forze simili di Messico, Cile, Turchia e altri paesi. (Vedi Rebelion per l’elenco completo dei firmatari).
La dichiarazione presenta le organizzazioni e gli individui che appoggiano tale dichiarazione come strumenti dell’imperialismo. La loro dichiarazione dà sostegno totale all’”opposizione” dei gruppi supportati dagli USA e impegnati in una guerra civile e in una campagna armata di destabilizzazione della Siria, e che si tenta di rappresentare come l’intero popolo della Siria, anche se è noto che ampi settori della popolazione della Siria sia ostile alla rivolta filo-USA. Il loro obiettivo è dare una copertura “da sinistra” al piano degli Stati Uniti, delle potenze europee e dei regimi della Lega Araba per un intervento militare per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.
La dichiarazione inizia, “Dieci mesi fa, voi, popolo della Siria, siete insorti contro la dittatura brutale di Bashar al-Assad, con conseguenti innumerevoli martiri, prigionieri e rifugiati. Vogliamo farvi sapere che siamo al vostro fianco … Siamo anche consapevoli del fatto che le nazioni ricche e potenti vi ignorano chiudendo un occhio, mentre le uccisioni da parte del regime continuano, ma tenete presente che ci sono molti di noi, in tutto il mondo, che sono con voi e respingono la politica di collaborazione che tali potenze imperialiste e i loro governi  forniscono al regime di Bashar.”
Questa versione dei fatti della realtà sta nella loro testa. Le potenze imperialiste e i loro delegati arabi, non stanno sostenendo il regime di Assad; hanno preso risoluzioni che denunciano Assad e chiedono l’urgente intervento straniero in Siria, presso le Nazioni Unite e la Lega Araba. È ampiamente noto che forniscono armi e addestramento ai gruppi armati dell’“opposizione” siriana, che conducono attacchi e bombardamenti contro il governo siriano.
La Turchia ha fornito una base vicino al confine, per l’addestramento dei ribelli siriani e sta discutendo con i suoi alleati della NATO, la possibilità di imporre una no-fly zone sul territorio siriano. I media occidentali hanno ampiamente riferito che la Turchia e la Francia stanno fornendo armi e aiuti a queste forze, con conseguente maggiore spargimento di sangue e alimentando una guerra civile (Vedi: “France’s New Anti-Capitalist Party backs imperialist intervention in Syria“).
Stanno usando la stessa strategia della guerra della NATO dello scorso anno contro la Libia. Il rovesciamento di Gheddafi da parte della NATO è stato compiuto con l’aiuto delle forze libiche mercenarie sul terreno, il Consiglio nazionale di transizione della Libia, dominato dai combattenti islamici e finanziato e armato dagli alleati regionali degli Stati Uniti. Il costo della guerra della NATO è stato di almeno 80.000 vittime, secondo le stime del CNT.
La versione siriana del CNT è il Consiglio nazionale siriano (CNS) e l’Esercito libero siriano,  sostenuti da Turchia, Qatar, Arabia Saudita e dal londinese Osservatorio siriano per i diritti umani.
L’osservazione all’inizio della dichiarazione pone una domanda: se i firmatari del manifesto criticano le potenze imperialiste per non agire in modo abbastanza aggressivo contro Assad, che altro vogliono? Che altro possono sostenere se non un intervento militare aperto e diretto degli Stati Uniti e dei loro alleati per sostenere i loro mercenari siriani, sulla falsariga della guerra in Libia?
I firmatari di questo manifesto sono consapevoli delle conseguenze di un intervento imperialista. Infatti, molti di loro hanno apertamente abbracciato l’intervento imperialista in Libia, a volte compiendo cinici e inefficaci  tentativi di presentare il rovesciamento e l’assassinio di Gheddafi da parte della NATO in Libia, come una sconfitta dell’imperialismo.
In un comunicato stampa dello scorso agosto, Liliana Olivero (deputata di Córdoba), Angélica Lagunas, Jose Castillo e Juan Carlos Giordano di Izquierda Socialista (sinistra socialista) in Argentina, hanno dichiarato che “l’imminente caduta della dittatura di Gheddafi è una vittoria per il popolo della Libia … non è un trionfo della NATO, attribuito dallo stesso Obama e dall’imperialismo europeo. Hanno fatto solo dei bombardamenti limitati per cercare di impedire una vittoria delle milizie e cercare una soluzione negoziata che gli permettesse di difendere il loro business del petrolio.”
Esattamente un anno fa, Esther Vivas e Josep Maria Antentas di IA di Spagna, hanno apertamente sostenuto “l’isolamento politico ed economico internazionale del regime [della Libia], e l’incondizionata fornitura di armi ai ribelli“.
Pedro Fuentes, il segretario delle relazioni estere del PSOL, ha dichiarato lo scorso maggio al quotidiano messicano La Jornada: “Quello che i ribelli vogliono e di cui hanno bisogno sono armi e aiuti umanitari … La presunta neutralità del governo brasiliano finisce per essere una politica del tutto ambigua e ipocrita del laissez-faire per Gheddafi e i paesi imperialisti. L’unica alternativa corretta sarebbe riconoscere il governo ribelle come forza belligerante e sostenerlo in ogni modo possibile e rispondere positivamente alle loro richieste. Nel frattempo, le posizioni socialiste e anti-imperialiste che si devono difendere, pur riconoscendo e denunciando gli obiettivi di intervento imperialista, é che con tutti i mezzi si deve continuare a sostenere il rovesciamento di Gheddafi“.
Vale a dire, che i politicanti pro-imperialisti come Fuentes hanno sostenuto la campagna della NATO per conquistare la Libia, mentre rilasciavano vane critiche all’imperialismo, solo per nascondere il loro ruolo di difensori spudorati della guerra imperialista.
Questi farabutti stanno ripetendo gli stessi argomenti oggi, con la Siria, anche se le conseguenze reazionarie dell’intervento imperialista in Libia sono chiare agli occhi di tutti. La guerra ha portato a intere città rase al suolo dai bombardamenti, decine di migliaia di vittime, pogrom razzisti contro persone dalla pelle scura e l’uso della tortura su larga scala, alle compagnie petrolifere occidentali che ora controllano i giacimenti petroliferi libici e a un regime islamista fantoccio che governa la Libia.
Il manifesto continua ad attaccare “un settore della sinistra anti-imperialista“, che accusa di “voltare le spalle alla rivoluzione contro la dittatura di Bashar.” Questo non è altro che un attacco preventivo contro chiunque critichi l’intervento imperialista, marchiandolo come difensore di Assad.
Il manifesto prosegue citando cinicamente il ruolo reazionario del regime di Assad nella repressione dei “palestinesi nei massacri dei campi di profughi di Tal Zaatar nel 1976” e di collaborare “con Israele per la sicurezza delle sue frontiere“. Cioè, si citano i rapporti della borghesia siriana con l’imperialismo e il sionismo per reprimere il popolo palestinese, al fine di stimolare l’ostilità al regime di Assad, ora che Assad stesso è l’obiettivo degli imperialisti.
Questa osservazione è profondamente fuorviante e reazionaria. Il suo obiettivo non è contrastare l’oppressione imperialista e sionista dei palestinesi, ma sostenere la guerra imperialista contro Assad.
Il manifesto continua: “le potenze occidentali hanno solo da guadagnare da questa situazione e niente di buono verrà fuori per l’impero americano e i governi occidentali … non fidatevi di loro, l’unica cosa che vogliono è rubare le ricchezze prendendole dai lavoratori, dai popoli di America, Africa e Asia, e come hanno fatto con i loro bombardamenti in Iraq e in Libia, e come stanno facendo ora in Egitto, sostenendo la criminale giunta militare.”
La domanda logica da porsi quindi è: se i firmatari del manifesto non si fidano degli imperialisti, perché  sostengono il CNT libico, e perché stanno ora sostenendo l’ELS, appoggiato dagli imperialisti per sconfiggere Assad? Perché stanno trattando il CNS come legittimo rappresentante della classe lavoratrice siriana, invece di avvertire i lavoratori siriani del ruolo dell’ELS ed esigere una lotta della classe operaia sia contro le forze pro-imperialiste che contro Assad?
Il manifesto non è e non può rispondere a questa domanda, perché porta ad una sola conclusione: gli autori del manifesto sono le forze pro-imperialiste, la cui verbosità di “sinistra” è solo una foglia di fico per nascondere le loro politiche di destra.
Il WSWS insiste sul fatto che Assad deve essere rovesciato, ma questo compito spetta soltanto alla classe lavoratrice siriana come parte di una lotta di tutta la classe lavoratrice araba e internazionale, diretto in primo luogo contro l’imperialismo. In questa lotta, la classe operaia scopre che i firmatari del manifesto pubblicato da Rebelión, sono i suoi acerrimi nemici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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