Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct

Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.

Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.

Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.

Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.

Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò [...] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.

L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.

Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.

Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”

Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “sinistra” internazionale piccolo-borghese supporta la guerra imperialista alla Siria

Alejandro López WSWS 13 febbraio 2012

Una serie di partiti e personalità della “sinistra” piccolo-borghese di Spagna, Tunisia, America Latina e altrove, ha recentemente pubblicato un manifesto in lingua castigliana sulla Siria sul sito Rebelion, dal titolo “Al popolo della Siria che si batte contro la Tirannia“.
I firmatari sono esponenti della Sinistra anticapitalista (IA) in Spagna, del Partito Operaio Comunista della Tunisia (PCOT), del Parito della Libertà e del Socialismo del Brasile (PSOL), Sinistra socialista argentina (IS) e di forze simili di Messico, Cile, Turchia e altri paesi. (Vedi Rebelion per l’elenco completo dei firmatari).
La dichiarazione presenta le organizzazioni e gli individui che appoggiano tale dichiarazione come strumenti dell’imperialismo. La loro dichiarazione dà sostegno totale all’”opposizione” dei gruppi supportati dagli USA e impegnati in una guerra civile e in una campagna armata di destabilizzazione della Siria, e che si tenta di rappresentare come l’intero popolo della Siria, anche se è noto che ampi settori della popolazione della Siria sia ostile alla rivolta filo-USA. Il loro obiettivo è dare una copertura “da sinistra” al piano degli Stati Uniti, delle potenze europee e dei regimi della Lega Araba per un intervento militare per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.
La dichiarazione inizia, “Dieci mesi fa, voi, popolo della Siria, siete insorti contro la dittatura brutale di Bashar al-Assad, con conseguenti innumerevoli martiri, prigionieri e rifugiati. Vogliamo farvi sapere che siamo al vostro fianco … Siamo anche consapevoli del fatto che le nazioni ricche e potenti vi ignorano chiudendo un occhio, mentre le uccisioni da parte del regime continuano, ma tenete presente che ci sono molti di noi, in tutto il mondo, che sono con voi e respingono la politica di collaborazione che tali potenze imperialiste e i loro governi  forniscono al regime di Bashar.”
Questa versione dei fatti della realtà sta nella loro testa. Le potenze imperialiste e i loro delegati arabi, non stanno sostenendo il regime di Assad; hanno preso risoluzioni che denunciano Assad e chiedono l’urgente intervento straniero in Siria, presso le Nazioni Unite e la Lega Araba. È ampiamente noto che forniscono armi e addestramento ai gruppi armati dell’“opposizione” siriana, che conducono attacchi e bombardamenti contro il governo siriano.
La Turchia ha fornito una base vicino al confine, per l’addestramento dei ribelli siriani e sta discutendo con i suoi alleati della NATO, la possibilità di imporre una no-fly zone sul territorio siriano. I media occidentali hanno ampiamente riferito che la Turchia e la Francia stanno fornendo armi e aiuti a queste forze, con conseguente maggiore spargimento di sangue e alimentando una guerra civile (Vedi: “France’s New Anti-Capitalist Party backs imperialist intervention in Syria“).
Stanno usando la stessa strategia della guerra della NATO dello scorso anno contro la Libia. Il rovesciamento di Gheddafi da parte della NATO è stato compiuto con l’aiuto delle forze libiche mercenarie sul terreno, il Consiglio nazionale di transizione della Libia, dominato dai combattenti islamici e finanziato e armato dagli alleati regionali degli Stati Uniti. Il costo della guerra della NATO è stato di almeno 80.000 vittime, secondo le stime del CNT.
La versione siriana del CNT è il Consiglio nazionale siriano (CNS) e l’Esercito libero siriano,  sostenuti da Turchia, Qatar, Arabia Saudita e dal londinese Osservatorio siriano per i diritti umani.
L’osservazione all’inizio della dichiarazione pone una domanda: se i firmatari del manifesto criticano le potenze imperialiste per non agire in modo abbastanza aggressivo contro Assad, che altro vogliono? Che altro possono sostenere se non un intervento militare aperto e diretto degli Stati Uniti e dei loro alleati per sostenere i loro mercenari siriani, sulla falsariga della guerra in Libia?
I firmatari di questo manifesto sono consapevoli delle conseguenze di un intervento imperialista. Infatti, molti di loro hanno apertamente abbracciato l’intervento imperialista in Libia, a volte compiendo cinici e inefficaci  tentativi di presentare il rovesciamento e l’assassinio di Gheddafi da parte della NATO in Libia, come una sconfitta dell’imperialismo.
In un comunicato stampa dello scorso agosto, Liliana Olivero (deputata di Córdoba), Angélica Lagunas, Jose Castillo e Juan Carlos Giordano di Izquierda Socialista (sinistra socialista) in Argentina, hanno dichiarato che “l’imminente caduta della dittatura di Gheddafi è una vittoria per il popolo della Libia … non è un trionfo della NATO, attribuito dallo stesso Obama e dall’imperialismo europeo. Hanno fatto solo dei bombardamenti limitati per cercare di impedire una vittoria delle milizie e cercare una soluzione negoziata che gli permettesse di difendere il loro business del petrolio.”
Esattamente un anno fa, Esther Vivas e Josep Maria Antentas di IA di Spagna, hanno apertamente sostenuto “l’isolamento politico ed economico internazionale del regime [della Libia], e l’incondizionata fornitura di armi ai ribelli“.
Pedro Fuentes, il segretario delle relazioni estere del PSOL, ha dichiarato lo scorso maggio al quotidiano messicano La Jornada: “Quello che i ribelli vogliono e di cui hanno bisogno sono armi e aiuti umanitari … La presunta neutralità del governo brasiliano finisce per essere una politica del tutto ambigua e ipocrita del laissez-faire per Gheddafi e i paesi imperialisti. L’unica alternativa corretta sarebbe riconoscere il governo ribelle come forza belligerante e sostenerlo in ogni modo possibile e rispondere positivamente alle loro richieste. Nel frattempo, le posizioni socialiste e anti-imperialiste che si devono difendere, pur riconoscendo e denunciando gli obiettivi di intervento imperialista, é che con tutti i mezzi si deve continuare a sostenere il rovesciamento di Gheddafi“.
Vale a dire, che i politicanti pro-imperialisti come Fuentes hanno sostenuto la campagna della NATO per conquistare la Libia, mentre rilasciavano vane critiche all’imperialismo, solo per nascondere il loro ruolo di difensori spudorati della guerra imperialista.
Questi farabutti stanno ripetendo gli stessi argomenti oggi, con la Siria, anche se le conseguenze reazionarie dell’intervento imperialista in Libia sono chiare agli occhi di tutti. La guerra ha portato a intere città rase al suolo dai bombardamenti, decine di migliaia di vittime, pogrom razzisti contro persone dalla pelle scura e l’uso della tortura su larga scala, alle compagnie petrolifere occidentali che ora controllano i giacimenti petroliferi libici e a un regime islamista fantoccio che governa la Libia.
Il manifesto continua ad attaccare “un settore della sinistra anti-imperialista“, che accusa di “voltare le spalle alla rivoluzione contro la dittatura di Bashar.” Questo non è altro che un attacco preventivo contro chiunque critichi l’intervento imperialista, marchiandolo come difensore di Assad.
Il manifesto prosegue citando cinicamente il ruolo reazionario del regime di Assad nella repressione dei “palestinesi nei massacri dei campi di profughi di Tal Zaatar nel 1976” e di collaborare “con Israele per la sicurezza delle sue frontiere“. Cioè, si citano i rapporti della borghesia siriana con l’imperialismo e il sionismo per reprimere il popolo palestinese, al fine di stimolare l’ostilità al regime di Assad, ora che Assad stesso è l’obiettivo degli imperialisti.
Questa osservazione è profondamente fuorviante e reazionaria. Il suo obiettivo non è contrastare l’oppressione imperialista e sionista dei palestinesi, ma sostenere la guerra imperialista contro Assad.
Il manifesto continua: “le potenze occidentali hanno solo da guadagnare da questa situazione e niente di buono verrà fuori per l’impero americano e i governi occidentali … non fidatevi di loro, l’unica cosa che vogliono è rubare le ricchezze prendendole dai lavoratori, dai popoli di America, Africa e Asia, e come hanno fatto con i loro bombardamenti in Iraq e in Libia, e come stanno facendo ora in Egitto, sostenendo la criminale giunta militare.”
La domanda logica da porsi quindi è: se i firmatari del manifesto non si fidano degli imperialisti, perché  sostengono il CNT libico, e perché stanno ora sostenendo l’ELS, appoggiato dagli imperialisti per sconfiggere Assad? Perché stanno trattando il CNS come legittimo rappresentante della classe lavoratrice siriana, invece di avvertire i lavoratori siriani del ruolo dell’ELS ed esigere una lotta della classe operaia sia contro le forze pro-imperialiste che contro Assad?
Il manifesto non è e non può rispondere a questa domanda, perché porta ad una sola conclusione: gli autori del manifesto sono le forze pro-imperialiste, la cui verbosità di “sinistra” è solo una foglia di fico per nascondere le loro politiche di destra.
Il WSWS insiste sul fatto che Assad deve essere rovesciato, ma questo compito spetta soltanto alla classe lavoratrice siriana come parte di una lotta di tutta la classe lavoratrice araba e internazionale, diretto in primo luogo contro l’imperialismo. In questa lotta, la classe operaia scopre che i firmatari del manifesto pubblicato da Rebelión, sono i suoi acerrimi nemici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia – Quali sono le capacità dell’aviazione francese?

Charlotte Sawyer Geostrategie 2 giugno 2011

Ancora una volta, il 2 maggio 2011, dei caccia francesi hanno dovuto compiere un atterraggio di emergenza sull’aeroporto di Malta. La versione ufficiale dell’evento – nota – è che una coppia di Mirage F1-CR ha dovuto compire un atterraggio di emergenza sull’isola, perché erano – o almeno, lo era uno di loro – a corto di carburante. Operando in coppia, la procedura è quella di accompagnare il proprio gregario fino a farlo atterrare dopo di sé, in caso di guasti meccanici. Questo spiega la presenza di due velivoli, invece di uno.
Una prima coppia di velivoli francesi (tipo non specificato) aveva fatto lo stesso il 20 aprile. Ma se si fa il totale dei velivoli dell’aviazione francese costretti a cambiare rotta per emergenza verso Malta International Airport, di fatti si tratta della quarta coppia che si precipita sull’aeroporto civile di questa isola del Mediterraneo.
La prima l’aveva fatto, ufficialmente, perché il suo aereo cisterna aveva avuto un “problema tecnico” (sic), impedendole di svolgere la propria missione. A corto di carburante, i due aerei francesi sono stati così dirottati su Malta. La seconda, quando uno degli aerei aveva avuto un guasto idraulico. Per quanto riguarda la terza volta, sarebbe stato un problema del carburante!
Questi eventi sono stati confermati su Ouest France, che al riguardo ha scritto:
Due Mirage F-1 coinvolti nelle operazioni in Libia, hanno effettuato un atterraggio di emergenza Sabato a Malta, a causa di un guasto del sistema idraulico di uno di essi (…) Entrambi i velivoli sono atterrati nel pomeriggio sulla pista dell’aeroporto di Malta, dove si erano collocati i camion antincendio e di soccorso. Il piloti hanno poi chiesto di essere riforniti di carburante. Sono stati visitati da un alto diplomatico francese, probabilmente l’ambasciatore“. E “Il 20 aprile, due Mirage F-1 a corto di carburante, hanno compiuto un atterraggio di emergenza per rifornirsi a Malta. Sono ripartiti due ore dopo essere stati riforniti”.
Di seguito, il comunicato della NATO è rivelatore:
Operazione Unified Protector della NATO
Per l’Aviazione francese – Operation  Harmattan
“Due Dassault Mirage F1-CR dell’aviazione francese erano sulla rotta MEGAN, ritornando da una missione dell’Operation Unified Protector in Libia. I Mirage non sono atterrati nella Base Aerea 126 di Solenzara, sull’isola francese della Corsica, questo pomeriggio.
“Gli aerei sono atterrati a Luqa, Malta, dopo che uno di essi ha avuto un problema idraulico. Il primo, matricola FAF 7822A col problema idraulico, è atterrato alle 12:25 UTC, è un Dassault Mirage F1-CR numero di coda 657/112-CL dell’Unità ER01.033 dell’Armée de l’Air. Il secondo Mirage (FAF 7822B) ha scaricato il carburante a 10 miglia a sud di Malta, mentre sorvolava la zona dalle 12:27 alle 12:31 UTC ed è atterrato alle 14:45 UTC sulla RWY 13. Infine il Mirage FAF 7822A aveva segnalato alla Torre di Malta che tutto era OK.”
La conversazione tra il pilota dell’F1 e la torre di controllo di Malta, è stata questa.
Anche l’osservatore meno severo ha il diritto di interrogarsi su questi problemi che hanno suscitato le proteste dei rappresentanti maltesi, stanchi di questi sorvoli dell’aeronautica francese sulle loro teste.
Riguardo l’ultimo “viaggio” (sic) su Malta, la foto pubblicata dalla stampa maltese mostra inequivocabilmente DUE Mirage F1-CR o F1-CT.
Si noti che i Mirage F1 francesi possono essere riforniti in volo, come confermato dalla sonda ad hoc visibile nella parte anteriore del cockpit (capottina di pilotaggio) di ognuno di essi. Sono inoltre dotati per le loro missioni di serbatoi subalari di grande capacità. Quindi, a meno del fallimento della missione di rifornimento in volo, ipotesi menzionata una sola volta su quattro, la carenza di carburante sembra un problema molto conveniente per spiegare dei fallimenti di questo tipo. Altre fonti, ma non ho avuto il tempo di approfondire, menzionano anche atterraggi non previsti sulla base di Suda (a Creta) di uno o più Mirage F1. Dunque ancora lo stesso tipo di aeromobile. Si noti che la maggior parte dei caccia più penalizzati dalla loro capacità di carico di carburante sono i Mirage 2000-5EDA del Qatar che:
1. Non hanno le sonde per il rifornimento in volo.
2. Utilizzano solo serbatoi supplementari da 1.300 (pilone ventrale) e 1.700 litri (piloni alari), a differenza dei Mirage 2000-5F francesi, che trasportano due serbatoi da 2.000 litri sotto le ali.
Ma i Mirage del Qatar non hanno avuto alcun tipo di avaria. Una ragione è questa: i Mirage F1 francesi sono, nella categoria degli aerei da combattimento, i più vecchi della flotta francese. Il loro tasso di usura è più elevato rispetto a quello degli altri.
Si noti che l’Ejército del Aire (Aviazione spagnola) ha ridotto significativamente le sortite dei propri Mirage F1 (designati C-14). Una sessantina di Mirage F1 è stata acquistata da Madrid alla fine degli anni ’70 per le missioni di intercettazione (F1-CE), attacco al suolo (F1-EE) e addestramento (F1-BE, biposto). Il ministero della difesa spagnolo aveva anche annunciato la perdita di due Mirage F1 durante un volo di addestramento, il 20 gennaio 2009, nella mattinata. I due aerei erano entrati in collisione nei pressi di Albacete.
I piloti spagnoli, ancora qualificati sugli F1-CE, li soprannominano “bare volanti“, considerando questi velivoli sono troppo vecchi per essere ancora impiegati in missioni di superiorità aerea, particolarmente usuranti.
Tutto questo significa che se la guerra di Libia dovesse perdurare, i Mirage F1-CR/F1-CT dell’aviazione avranno per forza di cose, sempre più problemi…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

I legami di Enrique Dans, promotore del movimento 15M, con l’oligarchia finanziaria internazionale

Leggasi anche Manuel Frey – IARnoticias: Né “rivoluzione colorata” né “rivoluzione araba”, ma rivoluzione “chip-alienata dalla Spagna al mondo“.

 Enrique Dans, che in un’intervista  rilasciata sul canale youtube Promo Turismo TV (dedicato al business del turismo) considera se stesso come uno dei promotori e sostenitori del movimento 15M, non ha esattamente il profilo che ci si aspetterebbe da un rivoluzionario che cerca di trasformare l’attuale ordine socio-economico.
Per cominciare, ha studiato formazione aziendale in due delle più prestigiose università d’élite  negli Stati Uniti: UCLA e Harvard, che non sono esattamente alla portata di ogni tasca.
Inoltre, ben poco si capisce, come un uomo che vuole presumibilmente una sistema sociale più equo, sia stato in grado di lavorare (e continuare a lavorare) per i grandi gruppi finanziari come Barclays Bank o iniziative bancarie come Bancacívica, le entità che fanno parte del tessuto oligarchico responsabile della situazione attuale di disuguaglianza e ingiustizia sociale subiti dall’umanità.
Enrique Dans non ha avuto scrupoli al momento di scegliere i suoi amici e alleati tra gli alchimisti del mondo finanziario, non ha dedicato invano molto del suo tempo nel tenere lezioni nelle sedi aziendali del massimo livello.
Ma se tutto questo non basta, si dovrebbe anche sapere che Dans è stato un assiduo collaboratore di pubblicazioni come: Expansion, Cinco Dias o Libertad Digital (tra gli altri); pubblicazioni dedicate al mondo della finanza e fautrici del sistema economico neoliberista dell’imperialismo. Che cosa pensereste se Karl Marx fosse stato un collaboratore di una pubblicazione come Forbes e The Economist? Esattamente lo stesso che si dovrebbe pensare di questo ragazzo, un nuovo eroe prefabbricato dai laboratori ideologici del gran capitale internazionale.
Non credete a me! Voi stessi consultate, sul suo sito web, il suo curriculum e traetene le appropriate conclusioni.
Enrique Dans attualmente lavora (lo ha fatto per oltre 20 anni) per la IE Business School, considerata dalle più importanti istituzioni finanziarie internazionali come una delle migliori scuole di business nel mondo.
Altri promotori del movimento 15M sono Javier de la Cueva, che ha lavorato a lungo con il quotidiano atlantista e neo-liberale El Pais, Carlos Sánchez Almeida, proprietario di un importante studio legale con sedi a Madrid e Barcellona, così come una serie di altri personaggi con collegamenti provati con la dirigenza del capitalismo.
Coloro che lo desiderano possono continuare a pensare idealmente che 15M sia un movimento indipendente e popolare con nessun legame con il sistema, che in modo quasi miracoloso, superando l’apparato dello stato (polizia, magistratura, media, ecc.) più potente che la storia della Spagna abbia mai conosciuto, è venuto come un pincopallino, a liberare l’umanità dalla schiavitù alla quale è sottoposta dell’attuale sistema finanziario internazionale; come ho detto, chi vuole, è nel suo pieno diritto di credere a ciò o anche alla rivelazione dell’Apocalisse di S. Giovanni, ma non avrà una corretta percezione della realtà, né del mondo in cui viviamo.
D’altra parte, alla luce dei dati citati qui, può usare la logica e il buon senso per rendersi conto che 15M è un progetto di movimento di dissenso controllato (vi consiglio di leggere l’articolo ‘Costruire il dissenso’ del professor Michel Chossudovsky), prodotto dal sistema capitalista, per essere usato come una valvola di sfogo delle tensioni sociali esistenti nella società imperial-capitalista, per incanalare il malcontento sociale su posizioni sopportabili per il potere, cambiando un paio di cose in modo che tutto rimanga uguale, cosa che lo stessoEnrique Dans sottolinea nell’intervista qui citata su YouTube.
(A partire dal minuto 15:30) Enrique Dans : “Allora dove andiamo (…)? Beh penso che si chiede un cambiamento. Non chiudersi in un sacco per opporsi a tale cambiamento, e allora dobbiamo vedere. Dobbiamo imparare dalle esperienze precedenti, come l’Egitto o la Tunisia, dove evidentemente la situazione non era la stessa, c’era un sistema che è stato abbattuto, ma qui non è il caso.”
Questo progetto, secondo alcuni esperti (e se l’esperimento funziona in Spagna), si pensa di estenderlo in tutto il mondo, al fine di bloccare il dissenso e reinventare l’attuale sistema imperial-capitalista.
La soluzione non è cambiare o riformare il sistema, che non viene mai raggiunto. questo è come cercare di cambiare le condizioni di vita in una prigione. Eventualmente cambia qualcosa, ma questo non ci impedisce di continuare a vivere in una prigione. Il sistema commerciale industriale neoliberista non è umano, e quindi deve sparire, non essere riformato. Qualcosa per cui (non illudersi) non hanno montato l’attuale spettacolo mediatico, in cui molte persone di buona volontà sono coinvolte e in cui, senza saperlo, sono utilizzate da miserabili per fini miserabili.
Infine, il divieto di manifestazione al movimento 15M, il giorno della riflessione, da parte della commissione elettorale centrale, così come le critiche di politici e media ultrareazionari, sono stati utili al movimento per aumentarne l’epica e per dare più credibilità agli occhi del pubblico. Una strategia psicologica ripetuta in altre occasioni (WikiLeaks).

Antimperialista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 141 follower