FMI, BRICS e l’”ideale di potenza”

Dedefensa 17 aprile 2014

9thrtPresso gli “economisti”, secondo un’idea corrente, scrive Tyler Durden citando un testo di RTBH su Zerohedge del 16 aprile 2014, lo status degli Stati Uniti si quaglia e quindi anche la legittimità del FMI: “Gli economisti avvertono che la legittimità del FMI è in gioco, mentre il ruolo statunitense all’estero viene eroso“. Nel suo testo, Durden inizia con commenti introduttivi su due notizie: la minaccia della riduzione dello status degli USA in seno al FMI e l’evoluzione dell’iniziativa BRICS nel creare da sé propri FMI e Banca Mondiale. In entrambi i casi s’illustra il declino accelerato della potenza finanziaria strutturale degli Stati Uniti, che domina e manipola a piacimento le agenzie internazionali. “I Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno compiuto progressi significativi nella creazione di strutture che potrebbero servire come alternativa a FMI e Banca Mondiale (dominati da Stati Uniti e Unione europea), secondo RBTH. Come riporta il WSJ, gli Stati Uniti perderanno il loro potere di veto sul comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale nell’ambito di un piano considerato da alcune economie emergenti. I Paesi sono stufi dalla mancata  ratifica degli Stati Uniti, in quattro anni, dell’accordo per ristrutturare il creditore d’emergenza. Inoltre, perde credibilità sulla scena mondiale e, come il ministro delle Finanze del Brasile Mantega riassume, “il FMI non può rimanere paralizzato e rimandare i suoi impegni per la riforma“.”
Quindi spiega questo scontro in seno al FMI, dove gli Stati Uniti lottano da quattro anni contro le riforme strutturali che rimuoveranno parte della loro influenza. Il risultato è il programma degli “emergenti” (BRICS inclusi) che priverà gli Stati Uniti del veto, che in questo caso assicura la maggior parte del loro potere decisionale. È una tipica situazione di reciproca radicalizzazione, il rifiuto radicale degli Stati Uniti di perdere parte della loro influenza e la conseguente offensiva contro il loro potere decisionale. Possiamo quindi supporre che se gli Stati Uniti ancor più si radicalizzeranno sabotando con tutti i mezzi il piano degli “emergenti”, i BRICS giungeranno rapidamente a vedere nella loro iniziativa per avviare strutture finanziarie aggiuntive, un’iniziativa di rottura radicale, di passaggio dal complemento all’alternativa, e ben pesto dall’alternativa al confronto. In effetti, si potrebbe sostenere che questa ipotesi, per concretizzarsi, dipenda solo dagli aspetti tecnici e finanziari della creazione del loro equivalente al binomio FMI/Banca Mondiale… Il testo su RTBH (Russia Beyond the Headlines) di Olga Samofalova, del 14 aprile 2014, fornisce le ultime notizie sullo sviluppo delle organizzazioni avviato dai BRICS per formare il loro equivalente a FMI/Banca Mondiale… “I Paesi BRICS (…) hanno compiuto progressi significativi nella creazione di strutture che saranno alternative a Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, dominati da Stati Uniti ed Unione europea. Un pool di valute di riserva in sostituzione del FMI, e una banca di sviluppo dei BRICS al posto della Banca Mondiale, saranno operativi al più presto nel 2015, ha detto l’ambasciatore russo itinerante Vadim Lukov. Il Brasile ha già elaborato una Carta per la Banca di sviluppo dei BRICS, mentre la Russia elabora accordi intergovernativi sull’impostazione della banca, ha aggiunto. Inoltre, i Paesi BRICS hanno già concordato l’importo del capitale autorizzato per le nuove istituzioni: 100 miliardi di dollari per ciascuna. “Colloqui sono in corso sulla distribuzione del capitale iniziale di 50 miliardi di dollari tra i partner e sulla localizzazione per la sede della banca. Ciascuno dei Paesi BRICS ha espresso grande interesse ad avere la sede sul proprio territorio”, ha detto Lukov. Si prevede che i contributi al pool delle valute di riserva saranno i seguenti: Cina, 41 miliardi dollari; Brasile, India e Russia, 18 miliardi dollari ciascuno; e Sud Africa, 5 miliardi. L’importo dei contributi riflette la dimensione delle economie dei Paesi. A titolo di confronto, le riserve del FMI, impostate dai diritti speciali di prelievo (DSP), attualmente ammontano a 238,4 miliardi o 369,52 miliardi di dollari. In termini di importi, la valuta di riserva per BRICS è, ovviamente, inferiore a quella del FMI. Tuttavia, 100 miliardi di dollari dovrebbero essere più che sufficienti ai cinque Paesi considerando che li FMI comprende 188 Paesi, che possono richiedere assistenza finanziaria in qualsiasi momento”.
Infatti… se la situazione con tutti i suoi elementi d’interesse e di potenza viene considerata dal punto di vista della comunicazione che influenza la percezione e la visione psicologica che trasmette tale percezione, elementi essenziali della dinamica dei cambiamenti strutturali della politica di oggi, come in molti altri settori che interessano le relazioni internazionali e l’evoluzione della civiltà, non c’è per noi alcun dubbio che la suddetta ipotesi si avvererà e che i Paesi BRICS attueranno le proprie strutture alternative in rottura alle strutture manipolate dagli Stati Uniti (con la complicità di altri Paesi del blocco BAO, certamente). Con questo metro, il destino del nuovo piano “emergente” per riformare il FMI non ha più l’importanza che aveva inizialmente, proprio come ha poche possibilità di riuscire nella sua dimensione reale, quella della redistribuzione del potere, davanti all’opposizione degli Stati Uniti che sembra completamente intrattabile e supportata da un concezione elevata dell’automatismo che non conosce compromessi. Questa valutazione è specifica nell’azione innescata dalla “grande potenza” (v. 9 aprile 2014), e quindi non si tratta nemmeno dei soli aspetti della comunicazione e della psicologia (non più delle componenti politiche e finanziarie), ma di metastoria. Parliamo di un riflesso fondamentale di ciò che è un sistema quasi-autonomo grazie a un’incontrollabile psicologia (degli Stati Uniti) bloccata nella loro concezione paralizzante dell’hubris; Insomma, parliamo del sistema.
È da quasi sei anni (dalla crisi finanziaria del 2008), che l’idea di una riforma del FMI è diventata urgente, proprio a causa della crisi finanziaria, da quattro anni la riforma è “sul tavolo”. Gli Stati Uniti di fatto bloccano questa riforma, potendolo fare per la loro posizione di forza legale, l’unica posizione consentita dall’ideale di potenza che considera solo ciò che l’avvantaggia o ne protegge senza compromessi il potere acquisito. Così hanno provocato questo movimento nel gruppo informale (BRIC o BRICS da quando il Sud Africa è entrato nel gruppo), che inizialmente aveva unità congiunturale e ambizione immediate. La resistenza incondizionata degli USA, arroganti se non indifferenti a situazioni diverse dalla propria, ha suscitato il rafforzamento naturale da BRICS, come in qualsiasi altra situazione, quando una richiesta si basa su una vera e propria potenza. Il paradosso è… che la situazione rafforza la potenza (dei BRICS), a sua volta ispirata all’ideale di potenza che infine diventa una forza ribelle a quella principale (gli Stati Uniti) sempre ispirata dall’ideale di potenza; così la produzione centrale dell’ideale di potenza viene sfidata da una produzione parallela di tale ideale di potenza. (Allo stesso modo, seguendo lo stesso percorso politico, diciamo che i BRICS hanno per obiettivo generale entrare nel sistema per raccogliere i frutti delle loro varie competenze, affrontando la resistenza egemonica degli Stati Uniti, o del blocco BAO, cioè i principali rappresentanti del sistema, sviluppando eventualmente azioni e politiche che s’identificano solo come antisistema). Appare chiaro che se gli Stati Uniti avessero sviluppato una posizione diversa, incline al compromesso, accettando la riforma del FMI senza lamenti, i contestanti attuali non si sarebbero raggruppati come hanno fatto e continuano a fare e ancor meno  avrebbero iniziato a sviluppare un’alternativa come fanno oggi. Invece, un processo d’integrazione della potenza avrebbe avuto luogo, che avrebbe potuto essere armonioso, e il sistema in generale ne sarebbe uscito rafforzato nella sua coesione, assorbendo i BRICS come tale (nuova forza costituente del FMI). La direzione è esattamente contraria. Lungi dall’essere un complemento al binomio FMI/Banca Mondiale, la struttura sviluppata in tali condizioni dai BRICS naturalmente diventa una struttura concorrente, sempre con la stessa ispirazione all’ideale di potenza che conduce all’opposizione al primo ideale di potenza, e di nuovo ricreando l’antagonismo sistema contro antisistema. Troviamo così la sostantivata ispirazione della ragione sovvertita dalla modernità, rappresentata dall’ideale di potenza, lo stesso processo logico delle attività di trasmutazione dall’attività da superpotenza che caratterizza il binomio FMI/Banca Mondiale a una situazione che distrugge tutti gli attori interessati alla partita, coloro già nel sistema e coloro che aspirano a entrarvi…
Così effettivamente vediamo, in generale, l’azione del raggruppamento BRICS. Non riteniamo, secondo i nostri piani, che questo gruppo si sviluppi per creare un’alternativa stabile, che avrebbe preso il posto di tutto ciò che è formato dal blocco BAO, stabilizzando il sistema e dicendo di aprire una “nuova era”. Per noi l’iniziativa BRICS, qualunque cosa i suoi membri vogliano e sebbene le loro intenzioni siano sempre sensibili alla possibilità di disposizione, è necessariamente una “lotta alternativa” che si scontrerà, e già si scontra, con l’opposizione del blocco BAO (Sistema) nel settore finanziario, come in tutti i settori, anche geopolitico (la Russia nel caso ucraino). L’ideale di potenza è questa concezione, tale falsa costruzione intellettuale che assegna a coloro che s’ispirano all’imperativo della vittoria con l’unico argomento della vittoria quale affermazione della potenza, così come la necessità di non cedere il potere quando s’é quasi onnipotenti. Nella parte che illustra l’approccio dei BRICS, il blocco delle potenze BAO, gli USA, ecc. nel cuore del sistema, è abbastanza grande da creare scontri la cui vittima principale sia il sistema stesso. Sempre secondo il processo superpotenza-distruzione. Il futuro dei BRICS non è inglobare il sistema e usarlo a proprio vantaggio (il sistema), cioè in realtà salvarlo, ma al contrario partecipare alla sua distruzione. Non è una strategia, una vendetta o l’asserzione di una predominanza, ma è una necessità metastorica.

BRICS_main_pic_tempTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ampie opportunità di collaborazione finanziaria per i BRICS

Viktor Kuzmin, RIR, 7 aprile 2014

Il raggruppamento può avviare un sostituto al sistema SWIFT e creare un mercato finanziario pan-eurasiatico senza il dollaro. Inoltre, un accordo sui cieli aperti aiuterebbe ad incrementare il traffico aereo tra i Paesi.
brics-banner2-with-text2-jpegL’attuale crisi per l’Ucraina ha spinto i BRICS ad avviare una politica concertata nel campo finanziario. Gli aderenti al gruppo hanno già deciso di creare la propria banca di sviluppo e gli eventi sull’Ucraina hanno sottolineato l’importanza di questa decisione, dice Vladimir Lupenko, partner della società di consulenza FCG. Mikhail Krylov dell’United Traders ha fiducia che i BRICS possano fare un ulteriore passo avanti e accedere nei pagamenti nelle rispettive valute, consentendo di aumentare le possibilità di proteggere le proprie valute contro una guerra economica. Vassilij Jakimkin del FIBO Group ritiene che i recenti eventi riguardo la Russia dimostrano che i Paesi BRICS utilizzando i codici SWIFT per effettuare pagamenti in dollari o euro, dipendono dall’occidente. Ogni Paese può essere privato di tali codici in qualsiasi momento, rendendo impossibili i bonifici. Ciò significa che i Paesi dell’associazione devono iniziare a creare il proprio SWIFT, pensando allo stesso tempo a creare un proprio sistema di pagamenti. L’inaspettata decisione di VISA e MasterCard di bloccare le operazioni presso le banche russe colpite dalle sanzioni statunitensi dimostra l’elevato livello di dipendenza di tali operazioni dagli Stati Uniti Un altro passo in avanti, secondo Vladimir Rozhankovskij, direttore del dipartimento di analisi del Nord Capital Investment Group, sarebbe creare una borsa pan-eurasiatica “senza dollari” che possa dare la tanto attesa scossa nello sviluppo dei sistemi finanziari regionali. Secondo la valutazione del partner di RusEnergy Mikhail Krutikhin, la Cina può ricavare il maggiore beneficio dalle relazioni tese tra la Russia e l’occidente. “Le sanzioni possono rendere più difficile alle imprese statali russe accedere ai finanziamenti, e i cinesi, che hanno notevoli risorse monetarie a disposizione, hanno la possibilità di investire e fare prestiti in Russia a condizione di partecipare ai progetti che prevedono estrazione e trasporto degli idrocarburi“, ha detto. I membri dei BRICS hanno anche molte opportunità di rafforzare la partnership nei settori reali dell’economia. Secondo il professor Boris Eliseev, esperto presso la Camera dell’aviazione civile pubblica, i Paesi aderenti potrebbero attuare un regime dei cieli aperti nell’ambito dell’associazione. “Questo faciliterà la cooperazione tra i Paesi e lo sviluppo del trasporto dei passeggeri“, ha detto.
La carta vincente, naturalmente, è ampliare la cooperazione su petrolio e gas. La Russia non ha necessariamente bisogno dell’Unione europea e degli Stati Uniti per sostenere la produzione del petrolio e lo sviluppo di nuovi giacimenti. “La Russia ha appreso a produrre gli oleogasdotti. Acquisto impianti ed altro in Cina o li riunisce sotto il suo controllo, e le piattaforme vengono ordinate in Corea e Cina“, spiega Mikhail Krutikhin. Tecnicamente, il riorientamento delle esportazioni di petrolio dall’ovest all’est potrebbe effettuarsi in 1-2 anni. E’ più difficile con il gas, dove notevoli investimenti saranno necessari. Tuttavia, questo problema può essere risolto se Cina e India decidono di diventarne clienti “ancorando” ad oriente il gas siberiano. In altri settori, il Brasile è pienamente in grado d’incrementare la partnership con la Russia nel settore agricolo e, a quanto pare, dovrà sbrigarsi perché l’Europa non potrà tecnicamente fornire alla Russia carne di maiale a seguito della diffusione dell’influenza suina africana. Cina ed India possono inserirsi nei piani russi per l’esplorazione dello spazio e la produzione di energia nucleare più sicura. L’India può anche acquisire maggiore cooperazione tecnico-militare con la Russia e ulteriore accesso alle tecnologie militari russe.
Secondo la valutazione di Vassilij Jakimkin, la Cina potrà rafforzare la propria posizione di leadership nello sviluppo e produzione dell’elettronica, l’India nella farmaceutica e il Brasile supererà UE e USA nella produzione biotecnologica e del bestiame. Sud Africa, Cina e Russia potranno anche guidare certi settori agricoli, se non avranno problemi. È certo che “nel prossimo futuro, i Paesi BRICS potranno sempre più promuovere le loro priorità commerciali ed economiche strategiche, lavorando per acquisire, mantenere e rafforzare i propri progressi economici, ma ciò non sarà possibile senza liberarsi dalle incertezze finanziarie“. L’analista finanziario di FxPro, Aleksandr Kuptsikevich ritiene che i Paesi in via di sviluppo più forti devono investire nelle reciproche economie oltre che sui mutui scambi. “La crescita dei BRICS negli ultimi anni si basa soprattutto sui capitali provenienti da Paesi sviluppati, ma ora i capitali dei Paesi in via di sviluppo possono essere usati al posto dei capitali del mondo sviluppato. Mi sembra che le imprese in Russia e Cina siano abbastanza forti per tentare l’espansione sui mercati esteri. Gli iniziali timidi tentativi diverrebbero più dinamici“, ha detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il BRICS antisistema

Dedefensa

001aa018f83f114a5ea612In questi ultimi avvenimenti (Ucraina), abbiamo parlato della posizione dei BRICS attraverso la posizione di molti suoi membri o collettive. Abbiamo parlato della posizione dell’India (7 marzo 2014), la posizione della Cina in connessione con i Paesi BRICS (28 marzo 2014) e infine la posizione dei BRICS che avverte de facto il blocco BAO (gli australiani che ospitano il prossimo vertice) che non ci sarà G20 senza la  Russia e che sostengono la Russia all’ONU astenendosi nella votazione all’Assemblea Generale su una mozione di condanna (senza nominare sempre la Russia) sul referendum di Crimea (29 marzo 2014). Su The Diplomat del 31 marzo 2014, ripreso da Zerohedge il 31 marzo 2014, Zachary Zeck sviluppa un’analisi del comportamento dei BRICS dall’inizio della crisi ucraina. Parte dalla constatazione, sorpresa, sorpresa, del comportamento dei BRICS tale crisi, di solito oggetto “sexy” dell’infotainment della stampa-sistema, che si vanta degli interessi finanziari ed economici, ma poco interessata a quest’aspetto. Qualche ritardato può forse osservare che tale sostegno della posizione Russia dei BRICS ha a che fare con la mancanza d’interesse per i BRICS di tale infotainment… (La composizione della “parola” tra “informazione” ed “intrattenimento” ci delizia letteralmente, che trovata), i ritardati, com’è noto, sono in ritardo sulla raffinatezza intellettuale, ma questa volta ciò non impedisce che un giudizio semplicistico dica la verità. Zeck sviluppa alcuni fatti che abbiamo ricordato. In particolare, sottolinea il fatto che la questione dell’autodeterminazione non ha in alcun modo scoraggiato i BRICS nel difendere la Russia. Il 7 marzo 2014, abbiamo riportato: “L’interesse nostro è che il testo ha adottato varie precauzioni, ad esempio, non nominando la Russia, in modo da non avanzare implicitamente l’accusa principale del blocco BAO di un’”aggressione russa” all’Ucraina. Tale disposizione, che i “padrini” del blocco BAO hanno suggerito alle autorità correnti a Kiev, è stata presa principalmente per stimolare il voto favorevole della Cina: la Russia non essendo stata contestata, avrebbe permesso alla Cina di esprimere un’adesione estremamente contraria ad autodeterminazione e secessione. Ma la menzione della Crimea nella risoluzione ne faceva un “documento conflittuale” (secondo Churkin), la Russia era dunque indirettamente indicata e la Cina decise di astenersi. C’è chiaramente un rapporto di causa ed effetto a dimostrazione che la Cina è molto attenta alla posizione russa e sa che non può nascondersi dietro argomentazioni formali per condannarla anche incidentalmente“. Zeck osserva che i Paesi BRICS non hanno necessariamente le stesse posizioni su varie questioni accessorie, ma qui affermano la propria solidarietà politica assumendo posizioni anti-blocco BAO. Ciò riguarda spesso i casi in cui sia coinvolto il blocco BAO quando mette a repentaglio la sovranità di terzi, come nei casi libico e siriano… L’Ucraina è un caso opposto, dato che il Paese accusato di attaccare la sovranità di un terzo è proprio la Russia. Ciò spiega le esitazioni iniziali della Cina. E’ su questo punto che Zeck conclude la sua analisi rilevando che i Paesi BRICS, sostenendo la Russia in questo caso, dimostrano che l’atteggiamento anti-blocco BAO appare più una scelta attiva (“offensiva critica”) rispetto all’atteggiamento iniziale di “solidarietà difensiva”…
Tuttavia, nel caso dell’Ucraina, è stata la Russia a violare la santità della sovranità di un altro Stato.  Eppure, il raggruppamento BRICS ha sostenuto la Russia. Vale la pena notare che i Paesi BRICS sostengono la Russia con un possibile grave costo, visto che sono costretti ad affrontare almeno un potenziale movimento secessionista nel proprio territorio. L’India, per esempio, ha una lunga storia di confini fluidi e oggi lotta con potenziali movimenti secessionisti delle popolazioni musulmane, oltre alla minaccia alla sicurezza della potente guerriglia maoista. La Cina soffre in particolare peri   tibetani e uiguri che aspirano a staccarsi dallo Stato cinese dominato dagli Han. Anche tra gli Han della Cina, tuttavia, vi sono divisioni regionali che da tempo contestano il controllo centrale del vasto Paese. Le richieste di secessione della regione del Capo in Sud Africa sono cresciute negli ultimi anni, e il Brasile da tempo affronta un movimento secessionista nel sud della sub-regione, dominato demograficamente da immigrati europei. La Russia, naturalmente, affronta una serie di gruppi secessionisti interni che potrebbero un giorno portare Mosca a rimpiangere la sua annessione della Crimea. Il fatto che i Paesi BRICS supportano la Russia, nonostante queste preoccupazioni, suggerisce che le sue tendenze antioccidentali possono avere un peso maggiore rispetto a quanto  precedentemente creduto. Infatti, oltre il sostegno alla Russia nella dichiarazione dei ministri degli Esteri, le potenze emergenti hanno anche criticato aspramente gli Stati Uniti (non direttamente) per i programmi di sorveglianza informatica svelati da Edward Snowden. Il sostegno dei BRICS e di altre potenze non occidentali alla Russia suggerisce anche che la creazione di un ordine internazionale sarà estremamente difficile, data l’assenza di principi condivisi su cui bararsi. Anche se l’occidente generalmente celebra il fatto che l’Assemblea generale dell’ONU abbia approvato la risoluzione che condanna il referendum in Crimea, il fatto che 69 Paesi si siano astenuti o votato contro dovrebbe essere un campanello d’allarme. Sembra che l’era post-Guerra Fredda dominata dall’occidente sia finita. Ma ancora non esiste nulla per sostituirla”.
Queste osservazioni suggeriscono a Zachary Zeck di valutare un nuovo approccio nell’evoluzione della posizione dei BRICS sulla crisi ucraina, uno sviluppo compiuto discretamente, mentre il blocco BAO concentra la propria isteria mobilitando tutte le sue capacità intellettuali sull’imbroglio ucraino e “il maggiore crimine contro il diritto internazionale nel ventunesimo secolo”, idem per il referendum ucraino. E’ vero che il dossier viene presentato in modo tale da evidenziare che i Paesi BRICS abbiano una posizione rischiosa e coraggiosa nel sostenere la Russia e de facto il principio di autodeterminazione e secessione, un ovvio rischio per la propria stabilità, comportando una notevole evoluzione politica del gruppo. Risulta quindi che un’analisi accettabile suggerisca l’effetto devastante proprio dell’isterismo del blocco BAO, per il suo unilateralismo stravagante in occasione delle manifestazioni svoltesi apertamente dal novembre 2013 almeno, con la piena responsabilità di UE e USA direttamente impegnate in un processo completamente illegale e simile a un colpo di Stato in Ucraina. Senza rumore eccessivo, e in più nell’ignoranza quasi completa del sistema-stampa sul processo, che suggerisce il buon funzionamento della propria tendenza all’auto-censura e dell’arroganza occidentalista e americanista, i BRICS hanno fatto un passo da gigante nella coesione politica, con il passaggio dalla “solidarietà difensiva” a quella “offensiva critica”. Evidenziato questo punto, si rimane stupiti dal continuo martellamento e dalla continua affermazione sulla certezza dell’isolamento della Russia, mentre è supportata dall’importante peso economico e demografico dei BRICS, ben inteso, dei Paesi che sostengono questa posizione. Sotto questa luce, possiamo considerare più che mai la tendenza dei BRICS che raggruppa 96 Paesi contro 100, che al momento della votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite erano assenti o avevano votato contro o si erano astenuti in relazione alle pressioni del blocco BAO a sostegno della mozione proposta. (Come notato dai russi che aggiungono l’argomento dei soliti mezzi di pressione e ricatto del blocco BAO, il racket degli USA in testa, per strappare l’adesione di molti dei Paesi a sostenuto della mozione). In tali circostanze, la constatazione dell’egocentrismo del blocco BAO non può avere altra spiegazione che una vera patologia psicologica che ne compromette gravemente il giudizio politico; la diagnosi non è certo nuova, ma la malattia s’aggrava; il caso ucraino lo dimostra più dei casi precedenti, come Siria, Libia e Iran.
Così si compie de facto, e ancora una volta di nascosto, la profonda rottura delle posizioni lungo la faglia sistema-antisistema, in condizioni che rendono trascurabile la tesi secondo cui i BRICS lavorano sempre secondo le norme del sistema. L’evento è antisistema nella misura in cui il suo motore, al momento cruciale della decisione, si basa implicitamente sull’insopportabilità del  comportamento del sistema del blocco BAO, il comportamento del sistema suscita il comportamento antisistema. Questa frattura indica che, nel caso della necessità del sostegno di una chiara posizione, i Paesi BRICS ragionano, senza la necessità di esserne consapevoli, con modalità antisistema. Paesi prudenti come l’India e la Cina sono spinti dall’urgenza di avere posizioni nette. La differenza tra sistema e antisistema è dimostrata dalla capacità d’integrare i Paesi BRICS su posizioni inaccettabili per il BAO, soprattutto bloccando gli Stati Uniti nelle crisi susseguenti,  fornendo un argomento convincente nel determinare la loro posizione ostile al blocco al momento delle decisioni cruciali nelle crisi future, come nel caso dell’Ucraina. Nel caso che c’interessa, è vero che lo scandalo Snowden/NSA, particolarmente pronunciato in Brasile e forse in India, ha contribuito ad influenzare la posizione comune nella crisi ucraina. (Sappiamo che il blocco BAO è un caso contrario, ovviamente. Le proteste anti-USA per lo scandalo Snowden/NSA vengono dimenticare istantaneamente quando si forma un nuovo ragruppamento, come nel caso dell’Ucraina. Gli USA immediatamente ridiventano completamente virtuosi nell’interpretazione e nella narrativa comune del blocco, mostrando un comportamento del sistema che fa del pavlovismo un esercizio da principianti). Ciò crea una solidarietà antisistema nei BRICS, tanto più antisistema quanto le posizioni specifiche di questi Paesi sono distanti, con tradizionali controversie bilaterali (come India e Cina) spesso divergenti, se non oltre; ora il riflesso antisistema domina su tutti. Crediamo che, nonostante la loro appartenenza tecnica al sistema, sotto molti aspetti, il comportamento dei BRICS (e dei Paesi e forze che attraggono) sarà sempre più determinato da una logica superiore, in riferimento al grande confronto della crisi di collasso del sistema, e che può definirsi solo come antisistema. Anche se a volte ciò è contrario ai loro interessi specifici, in un caso particolare (come nell’autodeterminazione e secessione nella crisi ucraina), la logica superiore di tipo antisistema domina il loro comportamento. E i BRICS, geo-strategicamente incoerenti, giungono ad una coerenza politica fondamentale, ma sul campo metapolitico che rinvia a quello meta-storico, senza la necessità che ciò avvenga in quanto tale. In questo senso, i media del sistema, che rilanciano il comportamento inaccettabile del blocco BAO nella crisi ucraina, evidenziano la natura dell’integrazione che in tale crisi, nella crisi generale del collasso del sistema, gioca un ruolo chiave  mettendo in secondo piano la logica geostrategica.

BRICS_FlagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS svolgono un ruolo di bilanciamento globale

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 26 marzo 2014

531981I ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno ribadito, durante il loro incontro a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aja, la loro posizione contro le sanzioni come strumento per risolvere il conflitto sull’Ucraina. Ancora più importante, come membri del corpo economico globale dei G20, si oppongono a qualsiasi idea di vietare alla Russia di prendere parte al prossimo vertice. Sostengono la decisione che l’organismo multilaterale non può agire unilateralmente. I BRICS possono giocare un ruolo di collegamento tra la Russia e l’occidente. Brasile, India, Cina e Sud Africa, insieme alla Russia, hanno ribadito la loro posizione comune nel disinnescare la crisi. La dichiarazione congiunta del gruppo dell’Aja n’è un chiaro riflesso. Le sanzioni potranno causare ritorsioni, così anche la forza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che le sanzioni avranno un “effetto dirompente” sull’economia globale. L’intensificazione delle sanzioni e delle controsanzioni può avere un impatto sulla situazione economica della Russia, ma anche l’occidente, Europa compresa, sarà colpito dalle ripercussioni. L’Europa è fortemente dipendente dall’energia russa. Anche la situazione economica ucraina si deteriorerà con le sanzioni, essendo il Paese fortemente dipendente dalle risorse energetiche e dal mercato russi.
Un fattore importante da seguire è il ruolo del BRICS nella crisi. I BRICS sono relativamente un fenomeno recente. Non c’erano durante la Guerra Fredda. Sarebbe forse un esercizio fruttuoso a posteriori valutare l’impatto dei BRICS o di un gruppo simile sulla politica della Guerra Fredda. L’affermazione del gruppo sul dialogo e la riconciliazione, l’accento sul ruolo delle Nazioni Unite e l’opposizione alle sanzioni non solo ne aumentano visibilità e ruolo internazionali, ma anche ne fanno un attore globale. I ministri degli Esteri del raggruppamento, nella loro dichiarazione congiunta, hanno affermato, “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni, contro-sanzioni e forza non contribuisce a una soluzione durevole e pacifica secondo il diritto internazionale, compresi i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite“. Alla proposta del ministro degli Esteri australiano di escludere la Russia dalla riunione di novembre del G20, a Brisbane, i ministri hanno dichiarato: “I ministri hanno rilevato con preoccupazione le ultime dichiarazione nei media sul prossimo vertice del G20 che si terrà a Brisbane, nel novembre 2014. L’adesione al G20 appartiene ugualmente a tutti gli Stati membri e nessuno Stato membro può deciderne unilateralmente natura e  carattere“. I membri dei BRICS hanno un ruolo cruciale nella formazione del G20 e delle sue decisioni e agenda. Nella riunione di San Pietroburgo in Russia a settembre, i membri del gruppo si sono impegnati “a continuare a cooperare nel rafforzare l’economia globale” .
I recenti sviluppi nella crisi non sono così negativi. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim ucraino all’Aja. L’incontro, primo tra i più alti funzionari dalla crisi, è stato salutata da molti come passo positivo verso l’attenuazione della crisi. Secondo un articolo, Lavrov ha delineato i passi che il nuovo governo ucraino deve fare per disinnescare la crisi. Il ministro russo ha anche incontrato il suo omologo statunitense. Le visite programmate del Presidente Putin in Germania ad aprile e a maggio in Francia, sono ancora previste. La situazione in Ucraina e l’emergente confronto ricordano la guerra fredda, quando il confronto Est-Ovest era una parola spesso ripetuta nella politica internazionale. Uno dei diplomatici di quel periodo, Henry Kissinger, in un recente editoriale ha sostenuto che tale degrado non sarà redditizio per nessuno. La crisi ucraina deve essere vista con “calma ed equilibrio” (usando una frase dalla dichiarazione congiunta dei ministri BRICS), pur tenendo in considerazione gli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli interessi della Russia nel suo estero vicinanze, tra cui l’Ucraina, non sono solo geopolitici, ma anche storici e culturali. Kissinger ha affermato che per la Russia, “L’Ucraina non può mai essere un Paese straniero. La storia russa iniziò da ciò che si chiamava Rus di Kiev. La religione russa si diffuse da lì. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli, e la loro Storia è intrecciata anche prima di allora“. Le parti coinvolte nel conflitto devono tener conto di queste dinamiche, e allo stesso tempo vi è la necessità di affrontare il conflitto dal punto di vista non-violento e  pacifico.
I BRICS possono essere un sistema di bilanciamento dei valori tra l’Oriente e l’occidente. Possono anche rafforzare dialogo e decisioni, mentre allo stesso tempo hanno un ruolo nel compensare  politiche volte a destabilizzare l’ordine mondiale. L’idea di escludere la Russia dal G20 contribuirebbe ad alimentare il conflitto, invece di risolverlo. Bisogna menzionare che il G20, in cui Paesi emergenti ed economie sviluppate sono membri, s’è dimostrato più rappresentativo ed efficace nell’affrontare le questioni economiche globali. Con tutti i Paesi BRICS membri del G20, il raggruppamento, che ha approccio e politica equilibrati, è nella posizione migliore per svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano su conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e sugli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I limiti della globalizzazione e la cooperazione economica dei BRICS

Aleksandr Salitzkij Strategic Culture Foundation 14/01/2014

8286393751_f615346299_zAll’inizio del dicembre 2013 il ministero dello Sviluppo Economico (MSE) russo ha ospitato un convegno internazionale BRICS: Prospettive per la Cooperazione e lo Sviluppo, organizzato da dipartimento Asia e Africa del MED, Russian Foreign Trade Academy (RFTA) e Ufficio della pianificazione russo in sostegno ai programmi di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). L’evento aveva una serie di proposte interessanti. Ha anche dimostrato che le nozioni esistenti sulla globalizzazione e il policentrismo sono piuttosto vaghe. La stessa affermazione dei BRICS (inizialmente il triangolo Russia – India – Cina) risale al noto evento del 1999, quando l’allora Primo Ministro russo Evgenij Primakov rientrò dal volo diretto negli Stati Uniti per una visita, proprio quando la NATO iniziò a bombardare la Jugoslavia. V’era la sensazione che fosse il momento per imporre dei limiti alla globalizzazione politica (come attuata dall’occidente alla fine del XX.mo secolo) mentre i suoi aspetti economici finivano sotto dure critiche dopo la crisi del 1997-1998… Ecco perché sarebbe probabilmente servito allo scopo accettare la definizione iniziale dei BRICS come sorta di “consenso negativo” (1), rifiuto collettivo del mondo unipolare che si affermava a cavallo del nuovo secolo, come molti credevano in quei giorni. I grandi Paesi delle periferia e semi-periferia erano troppo grandi per dipendere dal nucleo del sistema globale. Il “nucleo” non riusciva nel tentativo d’imporre la propria volontà, quindi era l’occasione per passare ai metodi violenti (i bombardamenti della Jugoslavia del 1999). Anni sono passati da allora dimostrando che una struttura policentrica mondiale è un vero e utile contrappeso. Da un lato non si rifiuta la globalizzazione, dall’altra parte se ne critica collettivamente la versione occidentale, rafforzando la sovranità nazionale dei grandi Stati che non appartengono all’occidente o a gruppi regionali da esso istituiti.
L’avvento del policentrismo nel nuovo secolo ha coinciso con i notevoli risultati economici dei membri dei BRICS sullo sfondo del rallentamento e delle crisi emergenti dei Paesi sviluppati. Il crescente peso economico e politico dei BRICS, divenuto particolarmente tangibile dopo la crisi del 2008-2009, non è sufficiente per consentire a questi Paesi di cambiare drasticamente l’ordine mondiale. Sono troppo piccoli per cambiarlo, ma abbastanza grandi per migliorarlo. Ecco perché il loro obiettivo principale potrebbe essere definito come mantenimento di una crescita economica abbastanza grande per affrontare gli importanti problemi infrastrutturali, sociali, tecnologici ed ecologici. La crescita va orientata al rafforzamento del policentrismo nel microsistema. Il policentrismo include i singoli caratteri degli Stati membri dei BRICS. L’individualismo è inconcepibile senza progetti socio-economici indipendenti. Le decisioni non standard dovrebbero essere perseguite dai responsabili della strategia per la cooperazione economica dei BRICS. Le decisioni non devono essere più mirate ad utilizzare al massimo le interazioni (commercio, investimenti, ecc), ma piuttosto nel prevedere un sostegno all’indipendenza. L’obiettivo è definito dalle posizioni dei membri dei BRICS, in cui nessuno sembra guidare un gruppo d’integrazione regionale occidentale (lo stesso “consenso negativo”). C’è anche un consenso positivo tra i Paesi BRICS. L’indipendenza sostenuta è necessaria a mantenere un vero policentrismo o il ruolo delle  potenze regionali competenti. La loro crescita economica è di straordinaria importanza per i piccoli Paesi confinanti, che spesso non hanno mercati alternativi in cui vendere i loro prodotti. È opportuno adottare il principio d’intercambiabilità e del regionalismo nel rapporto con Paesi e Stati limitrofi. C’è qualcosa di molto diverso da menzionare riguardo il rapporto tra gli Stati membri dei BRICS (potenzialmente due di essi sono più grandi di tutti i gruppi regionali). Ad esempio, il coordinamento affidabile dei progetti di sviluppo a lungo e medio-lungo termine. Con l’idea di evitare d’infliggere danni ai partner regionali e che le azioni globali collettive sono efficaci.
Due aspetti sono i principali fattori dei vincoli concettuali che determinano lo sviluppo della strategia di cooperazione economica. Uno è che la globalizzazione continuerà ed è importante non lasciare che il processo di cooperazione dei BRICS “ne sia in ritardo”. Spronando diverse proposte relative all’introduzione di preferenze reciproche e la ricerca della “globalizzazione di nuovo tipo”. Comunque, il postulato che la globalizzazione continuerà non è indiscutibile. C’è la sensazione che il processo rallenti o addirittura finisca dopo aver raggiunto i suoi limiti. Cosa confermata dai dati sugli investimenti diretti negli ultimi anni e dalle dinamiche piuttosto lente del commercio mondiale, un terzo del quale rientra nel conteggio ricorrente dei beni in circolazione lungo le filiere globali del valore che, secondo diverse stime, rappresentano il 60-80 per cento del commercio mondiale (non è un limite?).
Gli autori del rapporto 2013 della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) dice direttamente che il ritorno alla strategia di pre-crisi incentrata sull’esportazione non è possibile per via della stagnazione della domanda dei consumatori nei Paesi in via di sviluppo. L’alternativa è dare impulso alla domanda interna e regionale dei consumatori nei Paesi in via di sviluppo in ritardo e fornire incentivi alla crescita delle industrie nazionali orientate verso questi mercati. Cosa cui molti programmi (insourcing, reshoring) dei Paesi sviluppati sono dedicati. In realtà questi programmi sostituiscono le importazioni. Un altro fattore determina l’esaurimento della globalizzazione. I servizi rappresentano una quota notevole della domanda dei consumatori, mentre l’economia cresce. La maggior parte dei servizi (a differenza delle materie prime) non può rientrare nelle partecipazione internazionali per via dei limiti imposti da lingue nazionali, cultura, ecc. Non è escluso che siamo al limite tra due grandi ondate di sviluppo economico mondiale, forse è l’inizio della fase focalizzata sullo sviluppo non esterno ma interno. Pur guardando ai due progetti transoceanici sponsorizzati dagli Stati Uniti, si può notare il desiderio di isolarsi da certe tendenze globali. Una delle ragioni che spiegano la dissolvenza della globalizzazione sono gli ampi divari dello sviluppo tra le regioni interne degli Stati, particolarmente grave per i membri dei BRICS.  Ecco perché non è necessario accelerare la cooperazione nei BRICS per spingerla lungo le vecchie rotaie “globali”, che potrebbe anche rivelarsi perniciosa in un certo senso. Inoltre, la “nuova globalizzazione” nei BRICS tende al trattamento preferenziale della Cina da parte degli altri Stati-membri, quando le conseguenze della sua espansione economica esterna non sono state studiate sufficientemente, il fenomeno è recentissimo e il Paese è assai competitivo e implacabile, se si può dire così. Poco si sa presso i partner degli obiettivi della politica finanziaria e monetaria della Cina. Forse questi temi delicati devono essere discussi nei BRICS, in futuro, con ulteriori misure per proteggere lo sviluppo dei mercati interni.
brics-logo630Il secondo aspetto impone vincoli concettuali alla strategia dello sviluppo economico dei BRICS, ed è la necessità di creare strutture organizzative parallele alle differenti entità globali. Questa ridondanza è quasi giustificata. Pur condividendo il malcontento per l’inefficienza degli istituti globali, in particolare degli organismi finanziari, si possono porre altre domande. Si deresponsabilizzano le strutture globali esistenti? Un’altra domanda: gli istituti paralleli a quelli globali creati nel quadro dei BRICS, ridurranno il divario tra l’economia finanziaria e l’economia reale? La maggior parte degli esperti ritiene che ciò sia il principale svantaggio dei sistemi finanziari e creditizi di molti Paesi. Gli esperti sul commercio e lo sviluppo della Conferenza delle Nazioni Unite ritengono che sia indispensabile rivedere il ruolo delle banche centrali nei modelli di sviluppo, in particolare allontanandone il loro status indipendente in modo che il divario possa essere ridotto. Indipendenza nazionale (intraregionale) e riduzione dei divari (anche tra i “portali” nazionali della globalizzazione e le periferie interne) potrebbe essere una solida base su cui raggiungere un consenso positivo sul proseguimento della cooperazione economica tra i membri dei BRICS, oltre a definirne l’ideologia e i criteri per progetti concreti. Il sostegno collettivo del gruppo è auspicabile nei rispettivi piani dei singoli membri, per esempio, il progetto orientale della Russia o lo sviluppo delle regioni occidentali della Cina.

1) Questa è una buona definizione dello studioso brasiliano Renato Naumann.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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