Il Sud Africa nega il visto al Dalai Lama? Mai sprecare un’opportunità per diffondere propaganda della CIA

Christof Lehmann, Nsnbc, 08/09/2014

Il Sud Africa avrebbe negato il visto a Tenzin Gyatso, alias Dalai Lama, che voleva entrare nel Paese per partecipare alla 14° conferenza dei vincitori del Premio Nobel. Il governo cinese e quello sudafricano considerano Tenzin Gyatso un esule che sfrutta una copertura religiosa per tentare di sovvertire l’integrità territoriale e politica della Cina. Il Dalai Lama e gli altri monaci tibetani in esilio, hanno una lunga e ben documentata cooperazione con la CIA.

12dalailama1La comunità buddista internazionale, tra cui la maggioranza dei tibetani buddisti, considera da tempo il Dalai Lama e il cosiddetto governo tibetano in esilio dei reietti che contaminano la religione buddista, come i voti e gli obblighi dei monaci, la cui vita dovrebbe concentrarsi sullo spirituale ed illuminare la comunità, piuttosto che avere incarichi politici, viaggiando come diplomatici in alberghi di lusso ed istigando insurrezioni armate con l’aiuto dei servizi segreti stranieri. Anche il numero di praticanti del buddismo tibetano, che negli Stati Uniti e in Europa si svegliano su tali evidenti incongruenze, aumenta nonostante il budget miliardario dei film di propaganda di Hollywood.
Il Ministero degli Esteri sudafricano ha detto che la sua Alta Commissione in India ha ricevuto una domanda di visto, ma ha negato sia stata respinta, aggiungendo che era oggetto di normale procedimento. Il Dalai Lama avrebbe poi annullato il viaggio. L’agenzia Reuters, tuttavia, cita un rappresentante in Sud Africa del Dalai Lama, Nangsa Chodon, dire “Abbiamo saputo informalmente che a Sua Santità non sarà possibile avere il visto“. Gyatzo avrebbe poi annullato il previsto viaggio. Né Reuters, né il rappresentante sudafricano di “Sua Santità” hanno fornito prove a sostegno della tesi che il governo sudafricano s’è rifiutato di rilasciare il visto e che la richiesta del Dalai Lama sia stata gestita diversamente dalle domande di visto di altri viaggiatori. Tale circostanza, tuttavia, non impedisce a Reuters di pubblicare un articolo dal titolo “Il Sud Africa ancora nega al Dalai Lama il visto”. The Guardian segue affermando “Al Dalai Lama negato il visto per l’Africa Summit Nobel”. ABC, sulla base di AP riprende “Al Dalai Lama nuovamente rifiutato il visto per il Sud Africa“. Supponendo che il Ministero degli Esteri sudafricano abbia utilizzato canali non ufficiali per comunicare che difficilmente Tenzin Gyatzo, alias Dalai Lama, avrebbe avuto il visto, come sostenuto da Nagsa Chodon, il Ministero degli Esteri sudafricano avrebbe voluto risparmiare a “Sua Santità” l’imbarazzo di affermare pubblicamente perché non avrebbe avuto il visto.
Una questione aperta discussa dai buddisti di tutto il mondo è come un monaco possa essere un re? Non è coerente anche con il più elementare insegnamento o Dharma buddhista. Un altro problema potrebbe essere il fatto che il premio Nobel per la pace ha sostenuto attivamente l’insurrezione secessionista armata appoggiata dalla CIA, come riportato da Süddeutsche Zeitung e molti altri.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest'uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest’uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Riguardo l’Africa, si può dire che la reti di buddisti tibetani esiliati accusavano la Cina di genocidio in Darfur fino alle Olimpiadi del 2008, e numerose altre diffamazioni contro il Sud Africa, alleato della Cina nei BRICS, grata per la posizione del Sudafrica verso il re-monaco in esilio. Un articolo ben documentato dal titolo “La diffamazione collettiva del Dalai Lama contro la Cina” contiene numerosi riferimenti a ricerche che documentano come le accuse che vanno dal genocidio a pulizia etnica, infanticidio, sterilizzazione forzata, genocidio culturale siano infondate e che nessuna prova a sostegno è stata mostrata trattandosi di propaganda diffamatoria. Un altro, articolo ben documentato, intitolato “La verità sull’auto-immolazione: il buddismo tibetano rapito dalla politica“, smonta i tanti articoli sulle auto-immolazioni causate da oppressione religiosa e politica come ennesima truffa propagandistica condotta contro la Cina, abusando delle buone intenzioni dei buddisti nel mondo per scopi politici.
Considerando la serie di vincitori del Premio Nobel per la Pace, tra cui Henry Kissinger, Barak Obama e Tenzin Gyatso, è sorprendente che il Sudafrica ospiti un incontro di tali premiati. Perché non lasciare che si riuniscano presso gli stabilimenti chimici Nobel in Norvegia, specializzati nella produzione dalla dinamite ai propellenti ed esplosivi a base di azoto, invece?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il momento BRICS di Modi

MK Bhadrakumar, 13 luglio 2014

narendra modi 2 - PTI_0_0_0_0_0 Il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party menzionava i BRICS come priorità della politica estera. Quindi, non c’è motivo di sfatare il prossimo vertice del raggruppamento in Brasile come “eredità” per il primo ministro Narendra Modi, come alcuni detrattori indiani hanno prematuramente detto riguardo l’evento. La dichiarazione di Modi, in viaggio per il Brasile, sottolinea che l’India attribuisce “grande importanza” ai BRICS. La cosa che colpisce dell’affermazione è che Modi non ha evitato di riconoscere che il vertice BRICS in Brasile sarà un evento altamente politico, dato che si svolge “in un momento di agitazione politica, conflitti e crisi umanitaria in varie parti del mondo”. Modi vede il vertice BRICS come un’opportunità per discutere con i suoi omologhi su “come contribuire agli sforzi internazionali nell’affrontare le crisi regionali, le minacce alla sicurezza e ripristinare un clima di pace e stabilità nel mondo” (qui). Basti dire che ha sepolto l’isterismo dei lobbisti anti-BRICS in India secondo cui il raggruppamento dovrebbe limitarsi esclusivamente all’economia e a mantenere a distanza la politica mondiale. Francamente, i lobbisti statunitensi tra noi appaiono sempre più superati. Non riescono a rendersi conto che i Paesi BRICS decollano con le due decisioni storiche formalizzate questa settimana: la creazione della Banca di sviluppo BRICS e il Fondo di riserva contingente. Tutto indica che il presidente russo Vladimir Putin presenterà una terza iniziativa dall’importante natura, la creazione di un’associazione energetica e di un’istituzione politica energetica nell’ambito dei BRICS.
I lobbisti statunitensi a Delhi che osteggiano i BRICS e che vorrebbero che il gruppo sia in qualche modo strangolato nella culla, sono assolutamente giustificati temendo che l’impatto degli ultimi sviluppi permetterà ai Paesi BRICS di guidare il fenomeno della ‘dedollarizzazione’ cioè, in ultima analisi, abbandonare le transazioni in dollari o non accettare la valuta degli Stati Uniti, sfidando il predominio mondiale del dollaro. Infatti, la Cina ne è già il primo motore e l’aspettativa è che entro il prossimo anno, il 30 per cento degli scambi della Cina sarà in renminbi. L’ultima mossa della Cina è stata creare l’Asian Infrastructure Investment Bank, a cui ancora una volta l’India è stata invitata a partecipare, vista anche come piattaforma aperta e inclusiva. La Cina non gradisce chiacchierare e preferisce andare avanti costantemente verso i propri obiettivi, e senza sbagliare c’è lo stretto coordinamento tra Russia e Cina, permettendo ai BRICS di avviare la propria versione delle istituzioni finanziarie globali esistenti, dominate dall’occidente. Naturalmente, “l’ascesa della Cina ha una propria agenda“. Ma chi non ha un ordine del giorno, l’India? Con lo spauracchio della Cina s’innervosisce la leadership indiana sui BRICS, ma non funziona, come vividamente fa notare la decisione, adottata con il consenso di Delhi, di porre la sede dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Shanghai. Sì, la Cina investe più del resto dei BRICS e Pechino avrà una grossa voce sulla gestione della banca. E quindi? Finché l’India può attingervi per i suoi progetti infrastrutturali, lo scopo è raggiunto. La scelta non è tra una banca in cui la Cina potrà essere influente e “quelle ideate dall’occidente”. La scelta è sul modo in cui il denaro sarà erogato dalle banche senza condizioni che incidano sulla sovranità. La scelta è decidere quali programmi di sviluppo siano prioritari per le nostre esigenze. La scelta è sulle nuove fonti per gli investimenti nei nostri progetti infrastrutturali.
ecoSe la Cina avanza i propri interessi sfruttando processi multilaterali, BRICS, Shanghai Cooperation Organization, ASEAN, ecc., allora cerchiamo di emularla. Non abbiamo fatto abbastanza rispetto  alla Cina, e quindi perché non può anche l’India? Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa d’intelligente dal nostro grande concorrente, che eccelle nella diplomazia economica. Cosa impedisce all’India di fare ciò che Russia e Cina fanno ai nostri occhi, trasformando i BRICS in strumento per promuovere i loro “interessi nazionali illuminati”? In realtà, Modi potrà anche combinare un tour latino-americano con il vertice BRICS in Brasile. Quel continente lontano ha grande empatia verso l’India. In ogni caso, qual è la ricetta per l’India della nostra lobby anti-BRICS? L’isolazionismo? Chiaramente un vicolo cieco nel mondo globalizzato. Il G7? Non scherziamo. Questa è la dura realtà. Dobbiamo essere degli idioti non riuscendo a comprendere dove si trovino gli interessi a medio e lungo termine dell’India, Paese in via di sviluppo che aspira ad emergere nello scacchiere finanziario globale. E’ giunto il momento di rendersi conto che l’appartenenza ai BRICS è un privilegio, tanti Paesi fanno la fila per entrarvi, tocca interamente a noi incassare questo privilegio. Per essere sicuri, ciò che i Paesi BRICS fanno è unire le risorse per investirle nel loro sviluppo, in tal modo sfidando gli accordi monetari globali esistenti e segnalando le loro frustrazioni per la mancanza di progressi nella riforma della governance delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo è esattamente il motivo per cui l’India appartiene ai BRICS.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dollaro KO per accerchiamento? I cinesi campioni del mondo nel GO

Caro Reseau International 5 luglio 2014

Bank-of-China_2556148bSun Tzu: vincere la guerra senza combattere
Dall’inizio di luglio, le notizie dalla Cina sono strettamente collegate… e tutte importanti. In primo luogo, per la Cina stessa.

1) La Banca centrale della Cina ha ratificato un accordo con Londra per la conversione yuan/sterlina
Il London Stock Exchange Group (LSEG) ha firmato accordi con due banche statali cinesi per incrementare il commercio off-shore in yuan nel Regno Unito. Una partnership con Bank of China (BoC) consente a LSEG e agenzie del credito di valutare e stabilire le regole di compensazione comuni e il processo di finanziamento dei futuri prodotti denominati in yuan, afferma una dichiarazione pubblicata sul sito del LSEG. La Bank of China, il terzo maggiore istituto di credito in Cina per attività, mira a diventare membro del LSEG. “La Cina potrà abbreviare il processo d’internazionalizzazione della sua moneta di almeno 10 anni, se potrà attingere al mercato europeo“, ha detto Dai. “Londra è un buon punto di partenza, perché la città ha esperienza nel trading di valute estere e perché i risultati dei suoi mercati finanziari hanno un forte impatto sui Paesi dell’eurozona“.

2) La Cina contatta e firma convenzioni con due banche centrali europee:
• La Banca centrale del Lussemburgo
• La Banque de France
La banca centrale ciense ha firmato due protocolli d’intesa con le banche centrali europee. Il contenuto dell’accordo è molto importante perché indica che la firma di questo protocollo d’intesa è il primo passo verso la creazione di un’infrastruttura per la compensazione e il regolamento delle operazioni in renminbi a Parigi. Ciò significa che ora i flussi di capitale non saranno più controllati dai due istituti di compensazione europei Euroclear e Clearstream, anche se Clearstream è di proprietà di Deutsche Boerse sulla carta, dato che sembra che gli azionisti siano statunitensi, ed Euroclear appartiene a JP Morgan. Perché il Lussemburgo? Perché questo Paese è il primo per detenzione di capitale, indispensabile per effettuare quei trasferimenti, che di solito avvenivano nei paradisi fiscali statunitensi o inglesi, avvengano in Asia in modo discreto. Firmando separatamente con le banche centrali nazionali, la Cina neutralizza qualsiasi opposizione di Draghi a riguardo.

3) La Cina crea una banca mondiale concorrente
Finora 22 Paesi hanno partecipato al progetto volto a creare una nuova “Via della Seta”, l’antica rete commerciale tra Asia ed Europa che collega la città di Xian in Cina alla città di Antiochia in Turchia. L’istituto per lo sviluppo dovrebbe portare il nome d’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e coprire un’area che si estende dalla Cina al Medio Oriente. Il finanziamento dovrebbe essere utilizzato per sviluppare tali infrastrutture nella regione, tra cui una colossale linea ferroviaria che colleghi Pechino a Baghdad, secondo fonti citate dal Financial Times.

4) La Cina ha i mezzi per le sue ambizioni, dato che le banche cinesi raccolgono oggi un terzo dei profitti globali
I tre principali investitori mondiali, nel 2013, erano la cinese PetroChina con 50,2 miliardi dollari, la russa Gazprom (44,5 miliardi) e la brasiliana Petrobras (41,5 miliardi). Total è il settimo maggiore investitore con 30,8 miliardi, davanti EDF (17.mo con 18,4 miliardi) e GDF Suez (43.mo con 10,4 miliardi). Questi Paesi non hanno abbandonato il potere sovrano di creare moneta, in cui lo Stato ha il controllo delle società, avendo cinesi, russi e brasiliani capito che la liberalizzazione dei servizi energetici non favorisce gli investimenti.

5) La Cina ha firmato un accordo di libero scambio totale con la Svizzera
Il primo trattato di questo tipo del Regno di Mezzo con un Paese europeo. Gli svizzeri si mettono al riparo da deliri e diktat dell’Unione europea, spesso dettati da Washington.

6) Il prossimo vertice dei BRICS sarà cruciale: la nuova architettura finanziaria
In particolare un fondo di riserva monetaria chiamato Accordo sui Fondi di Riserva (Contingent Reserve Arrangement – CRA) e una banca di sviluppo, chiamata Banca BRICS, avranno funzioni di sostegno multilaterale nella bilancia dei pagamenti e nei fondi per il finanziamento degli investimenti. De facto, i BRICS si allontanano da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM), istituzioni insediate 70 anni fa nell’orbita del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America. In piena crisi, le due iniziative aprono spazi alla cooperazione finanziaria, a fronte della volatilità del dollaro, e al finanziamento alternativo di Paesi in crisi, senza sottoporli alle condizioni dei programmi di adeguamento strutturale e ristrutturazione economica. Il nuovo vertice dei BRICS mette il FMI sottochiave… Inoltre, contrariamente al “Chiang Mai Initiative” (che include Cina, Giappone, Corea del Sud e le 10 economie dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), il CRA dei BRICS può fare a meno del supporto del FMI nei suoi prestiti, assicurandosi una maggiore autonomia da Washington. La guerra valutaria delle economie centrali capitaliste contro le economie della periferia ne richiede l’attuazione in tempi brevi.

7) L’Argentina è invitata al vertice
In questo contesto, è chiaro che la dedollarizzazione accelera in modo inedito. Il potere degli Stati Uniti deriva anche dal fatto che il dollaro è la valuta globale standard. Se perde tale ruolo, gli Stati Uniti non avranno più potere o controllo, saranno un Paese come tutti gli altri. Ed è la de-dollarizzazione che probabilmente causa la massiccia fuga di capitali dagli Stati Uniti, il primo Stato in pericolo di fallimento, incapace di finanziarsi. Così cercano d’immaginare soluzioni deliranti come tassare la rivendita delle obbligazioni del tesoro. Ma quale investitore sarebbe abbastanza sciocco da comprare attività finanziarie che non può vendere senza rischiare gravi perdite finanziarie? O decidono di estendere unilateralmente le scadenze obbligazionarie. O, come appena annunciato da Lagarde, arraffare le assicurazioni, avendo il doppio vantaggio di causare panico in Europa facendo rientrare i capitali negli USA. Ma tali decisioni sono totalmente inefficaci, peggio ancora, aggravano la situazione, come indubbiamente dimostra l’ammenda alla BNP, ricattata politicamente per la consegna di armi alla Russia, probabilmente in obbedienza anche  alla logica di provare con tutti i mezzi a rimpatriare i capitali negli Stati Uniti. Perché ci vorrebbe una vera e propria strategia politica per imporre una politica economica e sociale alla finanza che la rifiuta, una strategia possibile solo se lo Stato mantiene l’autorità suprema di creare denaro… Come nel caso dei Paesi BRICS, perciò la loro strategia è coerente, efficiente e utile all’interesse generale dei popoli che rappresentano. Gli interessi dei finanzieri che gestiscono gli Stati Uniti (azionisti della FED) oggi sono contraddittori, non hanno strategia e sono antagonisti ai loro clienti, così come ai popoli statunitense e dei vassalli europei. In Europa, più che negli Stati Uniti, non vi sono più piloti… e il dollaro sta per essere messo KO dalla strategia coerente della Cina e dei Paesi BRICS, promettendo qualche turbolenza in estate dall’enorme impatto economico e sociale.

Avvertenza
PS: Tutti i calcoli degli articoli citati, in particolare sulle nuove banche di sviluppo e mondiali in via di creazione, sono in dollari per semplicità semantica e facilità giornalistica. Non penso che nel contesto attuale, in particolare nel caso della BNP, queste banche conservino gran parte delle loro attività in dollari.YuanFonti:
China
Xinhua
Agence Ecofin
Contrepoints
Romandie
Swissinfo
Reseau International
Reseau International
Zerohedge
Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

VI vertice dei BRICS: la base della nuova architettura finanziaria

Ariel Rodriguez Noyola, Global Research, 1 luglio 2014
dollar-vs-china-609x250Il giorno dopo la finale della Coppa del Mondo, in Brasile inizierà il VI vertice dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Fortaleza e Brasilia sono le città in cui si terrà la riunione del 14-16 luglio, per decidere finalmente la nuova architettura finanziaria con lo slogan: “crescita per tutti e soluzioni sostenibili”. A differenza delle iniziative in Asia e Sud America per la regionalizzazione finanziaria, i Paesi BRICS, che non hanno uno spazio geografico comune, hanno meno probabilità di soffrire delle turbolenze sui mercati finanziari aumentando allo stesso tempo l’efficienza dei loro strumenti di difesa.
Il Fondo di riserva monetaria, l’Accordo delle riserve di valuta (CRA) e la banca di sviluppo, conosciuta come Banca BRICS, svolgeranno la funzione di meccanismo di sostegno multilaterale della bilancia dei pagamenti e del fondo di finanziamento degli investimenti. De facto, i BRICS si allontanano da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM), da 70 anni nell’orbita del dipartimento di Stato del Tesoro degli Stati Uniti d’America. Nella crisi, le due iniziative aprono spazi alla cooperazione finanziaria contro la volatilità del dollaro, e al finanziamento alternativo di Paesi in situazioni critiche, senza sottoporli a condizioni con  programmi di adeguamento strutturale e ristrutturazione economica. In conseguenza dell’aumentato  rallentamento economico globale, è sempre più complicato per i Paesi BRICS conseguire un tasso di crescita del 5%. Il calo dei prezzi delle materie prime industriali, dovuto alla minore domanda del continente asiatico e al rientro dei capitali a breve termine a Wall Street, hanno avuto un impatto negativo su commercio estero e tassi di cambio. Con l’eccezione del lieve apprezzamento dello yuan, le valute dei Paesi BRICS hanno perso da 8,80 (rupia indiana) a 16 punti (Rand sudafricano) percentuali nei confronti del dollaro, tra maggio 2013 e giugno 2014. Il CRA dei BRICS, con 100 miliardi di dollari, di cui 41 miliardi forniti dalla Cina, 18 miliardi ciascuno da Brasile, India e Russia, e 5 miliardi dal Sud Africa, una volta attuato ridurrà sostanzialmente la volatilità dei tassi di cambio su flussi commerciali ed investimenti nel blocco. Gli scettici sostengono che il CRA avrà un’importanza secondaria ed eserciterà funzioni aggiuntive a quelle del FMI. Lasciando da parte il fatto che, contrariamente alla “Chiang Mai Initiative” (che include Cina, Giappone, Corea del Sud e le 10 economie della Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), il CRA dei BRICS può fare a meno del supporto del FMI per i crediti, ci si assicura maggiore autonomia da Washington. La guerra valutaria delle economie centrali contro le economie della periferia capitalista richiede un’attuazione in tempi brevi. Inoltre, la Banca BRICS suscita molte aspettative. La Banca inizierà ad operare con un capitale di 50 miliardi di dollari (con ingressi da 10 a 40 miliardi in garanzia da ogni utente), e potrà raggiungere in due anni 100 miliardi dollari e in 5 anni 200 miliardi di dollari, contando su una capacità di finanziamento pari a 350 miliardi di dollari dei progetti per infrastrutture, istruzione, salute, scienza e tecnologia, e ambiente. Tuttavia, riguardo al Sud America, gli effetti a medio termine saranno duplici. Non tutto va liscio sui mercati del credito. Da un lato la banca BRICS potrebbe contribuire a ridurre i costi dei finanziamenti e rafforzare la funzione contro-ciclica della Coporacion Andina de Fomento (CAF), aumentando il credito in tempi di crisi ed eliminando i prestiti di Banca Mondiale e Banca Interamericana di Sviluppo (IDB). Dall’altra parte, da fornitore di crediti, la Banca BRICS compete con altre entità di notevole influenza regionale come BNDES (Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale del Brasile), CAF e le banche cinesi dalla maggiore potenza creditizia (China Development Bank ed Exim Bank of China). E’ improbabile che le istituzioni finanziarie citate facciano convergere la loro offerta di credito in modo complementare senza intaccare i portafogli debitori.
Nei BRICS vi sono attriti. L’élite cinese pretende la maggioranza (a differenza della proposta russa di decidere le frazioni) e Shanghai è la sede dell’ente (invece che New Delhi, Mosca o Johannesburg). Nel caso in cui i prestiti bancari BRICS siano denominati in yuan, la valuta cinese s’internazionalizzerebbe affermandosi gradualmente come mezzo di pagamento e riserva valutaria a scapito delle altre valute. Oltre al consolidamento di un mondo multipolare, CRA e Banca BRICS rappresentano le basi dell’architettura finanziaria che emerge da una crisi carica di contraddizioni, in quanto caratterizzata da cooperazione e rivalità finanziarie.

testflags8286393751_f615346299-1Ariel Rodríguez Noyola, Contralínea, 30 giugno 2014
*Ariel Rodríguez Noyola è un membro della “Observatorio  Economico de América Latina” (OBELA) della IIEC-UNAM.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da BRICS a BRICSA (o BARICS, ecc…)

Dedefensa 16 maggio 201410369222L’ormai famosa associazione BRICS esamina la domanda di adesione dell’Argentina. Sembra che una decisione sarà presa alla riunione dei cinque Paesi del 15 luglio nella città brasiliana di Fortaleza. Brasile, India e Sud Africa supportano tale proposta, Cina e Russia hanno una posizione di attesa pur essendo molto aperte alla prospettiva. Altri quattro Paesi sono vicini a essere candidati: Iran, Kazakhstan, Indonesia e Messico. La Voce della Russia spiega il 15 maggio 2014, alcuni elementi della situazione riguardo questa proposta oltre al contesto della situazione complessiva… A questo proposito, un argomento chiaro e che rende la situazione propizia ai BRICS per la loro organizzazione, sviluppo, ambizioni, ecc. è lo stato di tensione tra la Russia e il blocco BAO, che favorisce ovviamente il riallineamento dei Paesi non aderenti al blocco, tentati dalla formula  dei BRICS. Le avventure del blocco BAO logicamente facilitano sempre più lo scavo della tomba del mondo pseudo-unipolare e suprematista cui è affezionato… E’ quindi possibile che tra poche settimane l’acronimo BRICS diventi magari BRICSA o BARICS o ecc., cedendo al peso di nuove lettere e richiedendo un nuovo nome che non sia costituito dalle iniziali dei suoi membri.
Gli esperti concordano sul fatto che dal punto di vista politico, il già notevole potenziale dei BRICS possa solo rafforzarsi con l’adesione dell’Argentina. Penso che l’espansione del BRICS sia un passo nella giusta direzione. Se questo problema viene discusso nella riunione dei BRICS e i Paesi aderenti si pronunciato a favore, ciò andrà a beneficio di tutti. L’ingresso dell’Argentina nei BRICS contribuirà al rafforzamento delle relazioni tra la Russia e l’Argentina, un grande Paese del Sud America dall’enorme potenziale economico”, dice il direttore della rivista ‘America Latina’ Vladimir Travkin. “Rimane ancora da trovare le soluzioni ai molti problemi connessi alle molteplici concertazioni con i Paesi membri, data la vastità del territorio di tale Paese, la forza della sua economia e della sua popolazione. Ecco perché, forse, Pechino e Mosca mostrano moderazione in  materia. Tuttavia, Buenos Aires mira ad accelerare il processo. Per l’Argentina unirsi ai BRICS può significare la concessione di finanziamenti a condizioni più favorevoli rispetto a quelli offerti da altre istituzioni internazionali. (…) Il periodo di tensione tra  Russia e occidente può essere utile allo sviluppo della cooperazione nell’ambito delle relazioni BRICS. Molti Paesi in via di sviluppo seguono la situazione e traggono conclusioni prendendo decisioni strategiche nel proteggere i loro asset. E in questo senso, l’attuale crisi può avviare l’ampliamento dei BRICS e lo sviluppo di una zona di libero scambio“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dal BRICS al BRICAS: Brasile, India e Sudafrica vogliono l’Argentina nel BRICS

Gustavo Romero Santos La Economia online 6 maggio 2014
9402_cfkBrasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS, un gruppo che comprende anche Russia e Cina, secondo l’ambasciatore indiano a Buenos Aires, Amarenda Khatua, in un’intervista con il locale quotidiano Clarin. L’ambasciatore Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni. L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio. L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati. Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia. A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
L’ultima visita di un primo ministro indiano risale al 1995, quando Narashimha Rao giunse a Buenos Aires. Ma la Presidentessa Cristina Fernández s’è recata in India nel 2009 per aprire un capitolo di intense reciproche visite ministeriali. A quanto pare uno dei candidati alla presidenza dell’Argentina 2015, il governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli e sua moglie Karina programmano un viaggio in India il prossimo settembre.

K_8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama pronto a distruggere i BRICS alla fine del suo mandato

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 05/05/2014
Les-BRICS-Bresil-Russie-Inde-Chine-Afrique-du-SudL’accumularsi di forze di terra e aeree della NATO ai confini della Russia con l’Europa orientale e il viaggio per aumentare l’influenza statunitense del presidente Barack Obama in Asia, hanno un unico scopo. Le forze palesi e occulte che dettano la politica ai loro burattini a Washington, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino e altre capitali vassalle, hanno deciso di spezzare i BRICS, l’emergente blocco di potenze finanziarie comprendente Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Discussioni bilaterali e multilaterali tra le cinque potenze economiche emergenti volte a distaccare le economie BRICS dal dollaro USA quale valuta di riserva e di scambio, scontrandosi con l’unica forza che Washington riesce a raccogliere per conto proprio e dai suoi alleati naufraghi, quella militare. I problemi tra Ucraina e Russia su Crimea e federalismo ucraino sono una mascherata destinata a coprire le vere intenzioni di Obama, ovvero la distruzione dei BRICS come valida alternativa ai sistemi finanziari neo-colonialisti occidentali e sussumere le economie dei Paesi BRICS ai capricci degli Stati Uniti e della sempre più traballante Unione europea. Il G-8, da cui la Russia è stata sospesa, e l’Organizzazione mondiale del commercio, di cui la Russia è ora membro, non ha mai avuto a che fare con il libero scambio e le politiche economiche comuni. Questi espedienti, ideati di nascosto dai banchieri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, sono stati sempre in funzione del dominio unipolare mondiale della sola superpotenza. Dalla fine della seconda guerra mondiale e dal crollo dell’impero britannico, una volta dominante, la superpotenza sono gli Stati Uniti. Non solo i Paesi BRICS dissolvono la loro dipendenza dal dollaro come moneta di riserva e di scambio, rovinando la moneta statunitense, sostenuta dalle pratiche manipolative della Federal Reserve Bank statunitense, sempre più di quanto non lo sia già; Russia e Cina già negoziano in rublo e yuan, loro rispettive valute. Vi sono piani per un’embrionale Unione Eurasiatica economica, volta a contrastare la gonfia e corrotta Unione europea, adottando entro il 2025 un’unità monetaria anti-dollaro e anti-euro chiamata “Altyn”. Questi piani innervosiscono globalisti e banchieri occidentali e, di conseguenza, accumulano forze militari statunitense e occidentali ai confini russi in Europa e nelle acque della Cina in Estremo Oriente.
I neo-conservatori che dominano gli apparati politici di Washington, Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino hanno architettato un metodo rischioso per spezzare i BRICS. L’intelligence di Stati Uniti e controparti occidentali pianificano per i BRICS la stessa cosa di cui l’occidente accusa la Russia di fare in Ucraina: finanziare gruppi separatisti con l’intento di erodere l’integrità nazionale delle nazioni BRICS. Secondo le agenzie d’intelligence occidentali, i BRICS hanno due scelte: continuare a mantenere i BRICS come alternativa al dominio occidentale e affrontare la disintegrazione dei loro Stati-nazione o gettare la spugna e arrendersi ai dettami della Central Intelligence Agency, ai centurioni di Wall Street e ai soci di minoranza della “compagnia” di Londra, Parigi e Berlino. Mentre le sanzioni di il G7 e UE stringono sulla Russia, si riparla dello status dell’enclave baltica russa di Kaliningrad, una zona economica speciale della Russia incastonata tra due Paesi della NATO, Polonia e Lituania. Kaliningrad faceva parte della provincia orientale della Germania, la Prussia orientale, ed ospita la flotta baltica della Russia. Vi sono elementi in Germania e nella NATO che vorrebbero che la Russia perda non solo la flotta del Mar Nero, in Crimea, ma anche la flotta del Mar Baltico a Kaliningrad. The Baltic Times, appiattito sulla linea di pensiero Radio Free Europe/Radio Liberty/George Soros/CIA, ha già pubblicato un articolo che suggerisce il blocco NATO di Kaliningrad, sempre più invocato dalla propaganda mediatica occidentale, a meno che la Russia non si ritiri dalla Crimea. Il Baltic Times ha pubblicato il 28 aprile: “Perché non bloccare Kaliningrad dal Mar Baltico e dalle truppe che stazionano alla frontiera? Verrebbe isolata dalla Russia, fornendo alla NATO un forte carta per chiedere che la Crimea sia restituita all’Ucraina e fermare gli sforzi della Russia per invadere l’est del Paese“. Al-Jazeera, canale di “news” dominato dai Fratelli musulmani dell’emirato del Qatar, ha avanzato l’idea che l’occidente possa chiedere la restituzione di Kaliningrad alla Germania invalidando l’accordo di Potsdam del 1945, firmato dai leader di URSS, Stati Uniti e Gran Bretagna. Kaliningrad non è l’unica parte della Federazione Russa presa di mira dagli imperialisti della NATO e dai loro compagni di viaggio in Paesi come Finlandia e Turchia. I finlandesi guardano alla Carelia, che la cedettero all’URSS quando la Finlandia era alleata della Germania nazista. I nazionalisti pan-turchi osservano attentamente gli eventi nelle repubbliche autonome del Caucaso musulmano, così come nelle repubbliche interne come Tatarstan e Bashkortostan. Non vi è alcun dubbio che i nazionalisti pan-turchi hanno a lungo rifornito di armi ed individui i gruppi terroristici islamici ceceni, daghestani, ingusci ed altri che operano nel Caucaso della Russia.
Nel frattempo, in Asia, non è un caso che la danza di guerra di Obama in Giappone, Corea del Sud, Filippine e Malesia sia stata accompagnata da un altro attacco terroristico di uiguri musulmani nella Regione Autonoma del Xinjiang-Uighur della Cina. I terroristi uiguri, che ricevono finanziamenti dalla CIA e propaganda mediatica dal servizio uiguro di Radio Free Asia, hanno accoltellato i passeggeri della stazione ferroviaria del capoluogo Urumqi. I terroristi hanno lanciato una bomba tra la stazione ferroviaria e la fermata dell’autobus, uccidendo tre persone e ferendone almeno 80. A marzo, un attacco simile ad una stazione ferroviaria nella provincia dello Yunnan, in Cina meridionale, fece 29 morti. L’attacco di Urumqi avvenne alcune ore dopo la visita del presidente Xi Jinping nel Xinjiang. Non vi è dubbio che la CIA e Obama, di cui è un burattino come la madre, il patrigno e i nonni materni, portano avanti un piano per spezzare le reni dei BRICS  aiutando separatisti ed irredentisti in ciascuno dei Paesi BRICS. In India, con la sua moltitudine di etnie, religioni e lingue, è da sempre uno dei bersagli preferiti delle operazioni della CIA a sostegno dei secessionisti. Le operazioni della CIA si concentrano su sikh nel Punjab, musulmani in Kashmir e tamil nel sud dell’India. In Sud Africa, il Partito del Capo, un nuovo partito dai finanziamenti oscuri, chiede che la provincia sudafricana del Capo occidentale diventi la Repubblica del Capo. Il partito ha presentato una petizione al Comitato dei 24 delle Nazioni Unite per dichiarare la provincia territorio autonomo dal governo del Sud Africa, assimilabile all’indipendenza. Se l’intelligence sudafricana esamina i finanziamenti di tale partito, scoprirà le chiaramente identificabili impronte digitali della CIA. Dopo che i rapporti degli Stati Uniti con il Brasile si sono guastati per le rivelazioni sullo spionaggio dell’US National Security Agency verso la Presidentessa Dilma Rousseff e alti funzionari brasiliani, sono riapparse le richieste d’indipendenza di tre Stati brasiliani meridionali, Rio Grande do Sul, Santa Catarina e “Repubblica delle Pampas” del Paraná. Il movimento guadagnò popolarità tra gli europei bianchi dei tre Stati nei primi anni ’90, in particolare tra i discendenti degli immigrati tedeschi ed ebrei dalle idee razziste, l’obiettivo morì quando i veri leader dell’opposizione andarono al potere in Brasile. Tuttavia, con le relazioni brasiliane con gli Stati Uniti al punto più basso e l’ostilità degli Stati Uniti verso i paesi BRICS, i secessionisti ricompaiono con nuovo slancio.
Cercando di tormentare i BRICS, Washington e i suoi lacchè giocano con il fuoco. Tenendo presente che Russia, Cina e India sono potenze nucleari, e il Brasile ne sarebbe imminente, l’occidente gioca alla “roulette russa” nucleare.

1520756La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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