Un’Unione è Nata: America Latina in Rivoluzione

La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC)
Eva Golinger Global Research, 8 dicembre 2011 – Chavezcode.com

Mentre gran parte del mondo è in crisi e le proteste erompono in tutta Europa e negli Stati Uniti, le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi  costruiscono l’accordo consenso, promuovono la giustizia sociale e una crescente positiva cooperazione nella regione. Trasformazioni sociali, politiche ed economiche hanno avuto luogo attraverso i processi democratici in paesi come Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Uruguay, Argentina e Brasile in tutto il decennio, portando ad una massiccia riduzione della povertà e disparità di reddito nella regione, e a un notevole aumento nei servizi sociali, qualità della vita e partecipazione diretta nel processo politico. 
Una delle principali iniziative dei governi progressisti latino-americani di questo secolo, è stata la creazione di nuove organizzazioni regionali che promuovono l’integrazione, la cooperazione e la solidarietà tra le nazioni vicine. Cuba e Venezuela ha iniziato questo processo nel 2004 con la fondazione dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), che ora include Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Dominica, St. Vincent e Grenadine e Antigua e Barbuda. ALBA è stata inizialmente lanciata in risposta al fallito tentativo del governo statunitense di imporre il suo accordo di libero scambio delle Americhe (ALCA) in tutta la regione. Oggi ALBA è una prospera organizzazione multilaterale in cui i paesi membri condividono simili visioni politiche per i loro paesi e per la regione, e comprende numerosi accordi di cooperazione negli ambiti economico, sociale e culturale. La base fondamentale del commercio tra le nazioni ALBA è la solidarietà e il mutuo beneficio. Non c’è competizione, sfruttamento o tentativo di dominare tra gli stati ALBA. ALBA conta anche su una propria moneta, il Sucre, che consente il commercio tra stati membri, senza la dipendenza dal dollaro americano. 
Nel 2008, l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) è stata formalmente istituita come un organismo regionale che rappresenta gli stati del Sud America. Mentre ALBA è molto più consolidata come voce politica unificata, UNASUR rappresenta una diversità di posizioni politiche, modelli economici e visioni per la regione. Ma i membri UNASUR condividono l’obiettivo comune di lavorare verso l’unità regionale e per garantire la risoluzione dei conflitti attraverso mezzi pacifici e diplomatici. UNASUR ha già giocato un ruolo chiave nella pacifica risoluzione delle controversie in Bolivia, in particolare durante un tentato colpo di stato contro il governo di Evo Morales nel 2008, e ha anche moderato con successo un grave conflitto tra Colombia e Venezuela, conducendo al ristabilimento delle relazioni nel 2010. 
Duecento anni fa, eroe dell’indipendenza sudamericana Simon Bolivar, nativo del Venezuela, sognava di costruire l’unità regionale e la creazione di una “Patria Grande” in America Latina.  Dopo aver ottenuto l’indipendenza per il Venezuela, Bolivia, Ecuador e Colombia, e la lottato contro i colonialisti in diverse nazioni caraibiche, Bolivar ha cercato di trasformare questo sogno dell’unità latino-americani in realtà. I suoi sforzi furono sabotati da potenti interessi contrari alla creazione di un solido blocco regionale, e alla fine, con l’aiuto degli Stati Uniti, Bolivar è stato estromesso dal suo governo in Venezuela e morì isolato in Colombia diversi anni dopo. Nel frattempo, il governo statunitense aveva proceduto ad attuare la sua Dottrina Monroe, un primo decreto dichiarato dal presidente James Monroe nel 1823 per assicurare il dominio degli Stati Uniti e il controllo delle neo-liberatesi nazioni dell’America Latina e dei Caraibi.
Quasi duecento anni di invasioni, interventi, aggressioni, colpi di Stato e di ostilità condotti dal governo degli Stati Uniti contro le nazioni dell’America Latina all’ombra dei secoli 19.mo e 20.mo.  Entro la fine del 20.mo secolo, Washington aveva imposto con successo i governi ad ogni nazione dell’America Latina e dei Caraibi che erano subordinati alla sua agenda, con l’eccezione di Cuba. La Dottrina Monroe era stato raggiunta, e gli Stati Uniti si sentivano fiducioso del loro controllo sul loro “cortile”.
La svolta inaspettata all’inizio del 21° secolo in Venezuela, in passato uno dei partner più stabili e servili di Washington, fu uno shock per gli Stati Uniti. Hugo Chavez è stato eletto presidente e una rivoluzione era cominciata. Un tentativo di colpo di stato nel 2002 non è riuscito a sovvertire il progresso della Rivoluzione Bolivariana e la diffusione della febbre rivoluzionaria in tutta la regione. Presto Bolivia e poi Nicaragua ed Ecuador seguirono. Argentina, Brasile e Uruguay elessero dei presidenti socialisti, due dei quali ex-guerriglieri. I mutamenti maggiori iniziarono a verificarsi in tutta la regione, mentre i popoli di questo vasto continente vario e ricco, assunsero il potere e fecero sentire la loro voce.
Le trasformazioni sociali in Venezuela, che ha dato voce al potere della gente, divennero esemplari per gli altri nella regione, mentre il presidente Chavez sfidava l’imperialismo statunitense. Un forte sentimento di sovranità e d’indipendenza latinoamericana cresceva, raggiungendo anche quelli con i governi allineati agli interessi degli USA e al controllo delle multinazionali.
Il 2-3 dicembre 2011, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) è nata e la travolgente forza di un continente di quasi 600 milioni di uomini ha realizzato un sogno di unità vecchio di 200 anni. Le 33 nazioni che fanno parte della CELAC sono tutte d’accordo sulla necessità indiscutibile di costruire una organizzazione regionale che rappresenti i loro interessi, e che escluda la prepotente presenza di Stati Uniti e Canada. Se alla CELAC ci vorrà del tempo per consolidare l’impegno eccezionale evidenziato dai 33 stati presenti al suo lancio a Caracas, in Venezuela, non può essere sottovalutata.
La CELAC dovrà superare i tentativi di sabotaggio e neutralizzazione della sua espansione e della sua resistenza, e le minacce contro di essa e gli intenti di dividere i paesi membri saranno numerosi e frequenti. Ma la resistenza dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, che hanno ripreso questo cammino di unità e indipendenza dopo quasi duecento anni di aggressione imperialista, dimostra la forza potente che ha portato questa regione a diventare una fonte di ispirazione per coloro che cercano la giustizia sociale e la vera libertà in tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stalin preso nella ragnatela liberale

Nil Nikandrov Strategic Culture 21/06/2011

La revisione progressiva dei principali risultati della seconda guerra mondiale, rappresenta come un segnale molto pericoloso. Mai prima d’ora gli sforzi per dipingere Hitler e Stalin come ugualmente responsabili dello scatenamento della guerra sono stati così ostinati, decisi e senza mezzi termini ostili al popolo russo e allo stato russo…
Non c’è dubbio che l’identificazione propagandistica di Stalin come leader totalitario abbia lo scopo di giustificare le manovre diplomatiche segrete fatte dall’Occidente alla fine degli anni ’30, per provocare un conflitto tedesco-sovietico. Le politiche di appeasement e di continue concessioni inglesi e francesi a Berlino, alla fine ha spinto l’aggressività del mostro nazista. Dopo una serie di trionfi militari in Europa, il 22 Giugno 1941 la Germania nazista invase la Russia e iniziò a realizzare l’Operazione Barbarossa, che avrebbe dovuto sconfiggere e abbattere l’URSS. Un altro piano top secret nazista, Ost, fu proposto per ‘spopolare il barbaro paese’ trasformando i superstiti in manodopera lunatica al servizio dei ‘padroni’ tedeschi.
Molto probabilmente, i falchi liberali tra gli storici e i sovietologi ‘specializzati’ del periodo di Stalin, stanno preparando la base per una nuova guerra lampo, questa senza bombardamenti e attacchi dei panzer. Oggi gli schemi strategici di Hitler sono stati realizzati utilizzando nuove tecnologie mediatiche, manipolazioni dei fatti e del senso, campagne di demonizzazione contro i leader sovietici, prima di tutto Stalin, che viene dipinto come ‘criminale di guerra che ha evitato Norimberga’.
Il lavaggio del cervello sta avanzando in modo sistematico, completo, modo aggressivo. I principali centri di elaborazione intellettuale della versione contemporanea del Generalplan Ost, si trovano negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ovviamente non soffrono alcuna carenza di risorse. L’affermazione che l’URSS fosse uno Stato totalitario ugualmente responsabile dello scoppio della seconda guerra mondiale, assieme alla Germania nazista, è stato regolarmente ribattuto, martellato, inculcato nelle teste di statunitensi, europei, asiatici e anche dei cittadini dei paesi post-sovietici.
Costoro vogliono che la Russia, come  successore dell’URSS, ammetta una pari responsabilità con la Germania nazista per l’inizio del dramma globale. A quanto pare, il consenso delle nuove élite russe sulla ‘destalinizzazione’ della storia sovietica, avrebbe portato a richieste di risarcimento enormi e totalmente ingiustificate dai paesi  ‘occupati’. L’Occidente crede che le concessioni e la capitolazione – l’abituale comportamento stereotipato della classe dirigente russa da Gorbaciov in poi – siano ancora inevitabili. Sono convinti che le considerazioni dell’élite finanziarie privata russa sarebbero superiori agli interessi nazionali del nuovo paese.
La retorica anti-Stalin delle truppe di storici, politologi e commentatori in Russia, è generosamente alimentata dai donatori occidentali che già dominano l’opinione pubblica. Insistono sulla ‘colpa di Stalin da espiare’, il suo ‘accordo criminale con Hitler’, ‘l’occupazione dell’Europa orientale’, ’40 milioni di repressi/assassinati’ in URSS. Mi ricordo una volta di un giornalista cileno sorpreso, che mi disse: ‘Se credo a  tutto ciò che si dice di Stalin, Pinochet al confronto rappresenterebbe un esempio di giusto umanista’.
Raccogliendo materiali per il mio libro sull’importante agente dell’intelligence sovietico Iosif Grigulevich, che era di stanza in Sud America nel 1940-1946, ho passato molto tempo a leggere i giornali del periodo di guerra nelle biblioteche di Buenos Aires, Montevideo, Santiago del Cile e Caracas. Queste fonti hanno inconfutabilmente testificato che per i latino-americani, Stalin era un simbolo della eroica resistenza sovietica all’hitlerismo e un faro di progresso sociale e ottimismo storico. In quell’epoca, anche i più accaniti oppositori di Stalin, non potevano pensare di paragonarlo a Hitler.
I Comunisti erano effettivamente i più fedeli combattenti contro il fascismo in quel momento. Ecco perché le reti d’intelligence degli Stati Uniti, cercavano contatti con i leader dei partiti comunisti in America Latina, per coinvolgerli nello sradicamento delle reti clandestine fasciste di lì. Stalin aveva approvato lo scioglimento del Comintern nel 1943, per rafforzare i legami dell’Unione Sovietica con gli alleati. Si espresse per il dialogo e costruzione della fiducia nel dopoguerra, ma l’Occidente ha risposto con l’indirizzo famigerato a Fulton di Churchill, che ha segnato l’inizio della Guerra Fredda. In quel momento, Stalin venne bollato come un nemico della civiltà occidentale, e ciò di cui siamo testimoni oggi, è essenzialmente lo stesso approccio e la stessa percezione.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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