La ‘Primavera araba’ e la seduzione della sinistra occidentale

Fodla32 Mathaba 11/12/2012

304352L’analisi sul fallimento della sinistra occidentale nel riconoscere il nemico e i suoi metodi, da cui volentieri viene sedotta al fine di distruggere il socialismo, la democrazia e la resistenza popolare nel mondo non-bianco. Testo per il primo anniversario della morte del colonnello Muammar al-Gheddafi, presso la sede di Dublino del Partito Repubblicano Socialista irlandese, Dublino,  20 ottobre 2012.

La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale
Desidero affermare, in questo testo, che l’invasione della Libia è un precedente della cooptazione della sinistra occidentale nell’avventurismo imperialista. Sulla base dei lavori di Jean Baudrillard, direi che il metodo utilizzato è il vecchio trucco delle seduzione. Il fallimento dei movimenti contro la guerra nel fermarla, non è una novità. Non c’è mai stato un caso in cui i movimenti di protesta abbiano fermato una guerra. Anche la Guerra del Vietnam, che alla fine ha generato proteste di massa negli Stati Uniti, non è stata fermata dalle proteste, ma solo da una vera sconfitta sul campo della macchina bellica statunitense.
Nel 1912, i partiti socialisti riunitisi a Basilea, Svizzera,  promisero che non avrebbero sostenuto i loro governi se una guerra stesse per iniziare. Ma una volta che i tamburi patriottici della Prima Guerra Mondiale cominciarono a rullare, queste promesse furono dimenticate e la maggior parte dei leader socialisti, o pseudo-tali, spinsero vergognosamente i giovani della classe operaia d’Europa al macello. In tutto questo elenco di fallimenti, si è registrato un consistente e attivo movimento contro la guerra, creato dalla sinistra, in Europa e negli Stati Uniti, per decenni.
Nel 2003, mezzo milione di persone marciò a Washington contro la guerra in Iraq. Quasi un milione di persone marciò a Londra. In molti modi, fu un grande successo. Naturalmente, la guerra non fu fermata, ma si può affermare che la macchina della propaganda imperialista venne gravemente indebolita da tale dimostrazione massiccia di rifiuto pubblico. La prossima volta, gli imperialisti sarebbero stati molto più intelligenti, molto più seducenti, e lo furono.
Naturalmente, una volta che l’attacco alla Libia era cominciato, i media occidentali fecero ciò che da sempre è previsto, diffusero tutta la peggiore propaganda contro il governo della Libia, e il suo leader, che poterono inventarsi. Abbiamo avuto le storie risibili su al-Gheddafi che dava il viagra all’esercito libico, in modo che i soldati libici potessero violentare i pacifici manifestanti, un racconto preso e ripetuto da Amnesty International. Questa storia era come la favola dei soldati tedeschi che mangiavano bambini belgi, o dei soldati iracheni che strappavano 500 bambini dalle incubatrici in Kuwait, anche se c’erano solo circa 50 incubatrici in tutto il Kuwait all’epoca (ancora una volta, una storia presa e ripetuta da Amnesty International.) Queste storie apparvero ridicole col senno di poi, ma durante la frenesia dei media per il sangue nemico, vennero prese sul serio da gran parte della popolazione, e servirono a indebolire ogni tentativo di criticare o opporsi alla guerra.
Dai primi giorni della cosiddetta rivolta di Bengasi, delle storie iniziarono a filtrare nei “migliori” giornali occidentali, come il Guardian, su arresti, tortura, linciaggio e morte per fuoco dei neri. Tuttavia, Susan Rice, ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite iniziò a indicare nelle persone di colore massacrate, dei mercenari sub-sahariani. E che quindi era tutto a posto. I media ebbero la loro foglia di fico nel supportare il genocidio razzista. In tutto questo, ci furono segnalazioni costanti nei migliori giornali (nessuno di loro irlandese) del fatto inquietante che la maggior parte di coloro che venivano uccisi non fossero militari. Erano infatti civili neri, molti dei quali lavoratori migranti.
Allora, qual è stata la reazione della sinistra occidentale a tutto questo? La reazione fu ancora più vergognosa di quella del 1914, quando la classe operaia venne tradita da chi le aveva promesso di seguire i principi. Almeno le varie direzioni socialiste, nel 1914, poterono affermare che le loro nazioni erano sotto attacco. La sinistra occidentale non aveva scuse del genere nel 2011, quando la Libia fu attaccata. Qui c’era una piccola nazione, di soli sei milioni di persone, aggredita dall’alleanza con la più devastante potenza militare mai creata nella storia dell’umanità.
Il potere di uccidere a distanza contro la Libia, nel 2011, era più grande di tutto ciò che era stato messo in campo nelle guerre mondiali o nella guerra del Vietnam. 120 missili cruise lanciati nei primi giorni, e poi più di 25.000 sortite degli aerei militari della NATO, per nove mesi. E tutta la sinistra occidentale applaudiva la distruzione delle infrastrutture dello stato socialista e incitava i linciaggi delle folle razziste. Anche il noto pensatore Noam Chomsky, è diventato una cheerleader dei linciaggi razzisti, sminuendo il ruolo delle bande salafite e sostenendo che la ribellione fosse essenzialmente pacifica. Il movimento contro la guerra irlandese chiese il congelamento dei beni dello Stato libico, utilizzati per pagare scuole, ospedali, ecc., e di utilizzare questi vitali fondi sociali per armare il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (CNT), un piccolo gruppo di sconosciuti che avevano passato il precedente ventennio negli Stati Uniti, portati dalla CIA a prendere il potere in Libia e a trasformarla in uno stato fantoccio degli Stati Uniti, con un programma di privatizzazione. Come può accadere una cosa simile?
Come può la bussola morale della sinistra occidentale collassare in modo così disastroso, dalle manifestazioni di massa organizzate nel 2003 per opporsi alla guerra contro l’Iraq, uno Stato  infinitamente peggiore sui diritti umani della Libia (che stava per ricevere un premio per Diritti Umani delle Nazioni Unite, solo pochi mesi prima dell’invasione.) Nel caso della guerra in Iraq, tutte le solite manovre della propaganda dei media vennero utilizzate. Saddam era un dittatore brutale. Certamente vero. Saddam era un pericolo per il suo stesso popolo. Molto spesso era vero. E poi, per dirla tutta, Saddam stava per attaccare l’Occidente con armi di distruzione di massa. Stronzate totali, ma abbastanza efficaci sulle menti di coloro che guardano Fox News o CNN che, tragicamente, sono la maggioranza delle persone. Ma in tutto ciò, la sinistra ha mantenuto la calma e ha organizzato proteste di massa contro la guerra.
Quindi, come si può immaginare che nel 2011, questa stessa sinistra sarebbe diventata la cheerleader di una campagna genocida e razzista contro uno Stato socialista, con uno dei più alti standard di vita tra i paesi in via di sviluppo, e con una situazione dei diritti umani elogiata dalle Nazioni Unite? Per non parlare di un avanzato sistema di Democrazia Diretta.

Seduzione
A questo punto, dobbiamo parlare dell’arte della seduzione. Come sottolinea Baudrillard, nel suo libro intitolato La seduzione, la seduzione è un gioco di fantasia. E’ una promessa, una promessa falsa, per dare al sedotto il suo più profondo desiderio, per farne diventare realtà le fantasie. Di solito, come Freud precisa, abbiamo a che fare con fantasmi originari, cioè la fantasia di vedere e di essere parte di quella scena da cui, da bambini, si è stati  crudelmente esclusi, per esempio l’amore dei nostri genitori. E qual’è la scena primaria della sinistra occidentale? Qual’è la scena di gioia e di liberazione da cui è sempre stata esclusa. Niente meno che la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917.
Noi siamo sempre sotto l’incantesimo del film sovietico del grande Sergej Eisenstein, Ottobre 1917. I lavoratori che marciano a decine di migliaia, la polizia e i soldati che disobbediscono agli ordini e che si uniscono ai lavoratori, marciando valorosamente sul palazzo del potere dello Zar. Non importa che ben poco di tutto questo sia realmente accaduto, e che Eisenstein abbia creato una visione della presa del Palazzo d’Inverno che è un omaggio al suo genio, piuttosto che ai fatti di quella notte. Niente di ciò conta. Negli ultimi 90 anni abbiamo cercato di ricreare quella scena primaria con i nostri patetici picchetti e cortei, in cui gli organizzatori non hanno nemmeno il coraggio di parlare di rovesciamento dello stato borghese, ed effettivamente non pensano a farlo. Ma poi, tutto ad un tratto, alla sinistra occidentale è stato dato tutto ciò che aveva sempre sognato. Centinaia di migliaia di persone in Tunisia ed Egitto che scendono in piazza, proprio come nel film, che sembrano rovesciare dei dittatori. Che gioia! Per anni ci era stato detto che questo genere di cose era morto con Lenin. Ma qui c’era, e sotto i nostri occhi. E se i paesi arabi potevano farlo, anche noi possiamo. Occupy Wall Street. Certo, non ha funzionato in piazza Tahrir?
E poi arrivò Bengasi sui nostri schermi televisivi. Il popolo insorge contro un dittatore. Era tutto troppo bello per essere vero, ma perché guardare in bocca a un meraviglioso caval donato? Abbiamo bisogno di lavorarci, in modo da poter mostrare alla nostra gente, qui in Europa, che in realtà si può fare. La seduzione non è uno stupro. Ha bisogno della complicità della sua vittima. Ha bisogno di una vittima che vuole essere sedotta. In effetti, è la vittima che detta le condizioni con le quali la seduzione avrà luogo. La primavera araba è un successo, perché è da questo che la sinistra occidentale vuole essere sedotta. Si è spesso notato che i notiziari TV sono diventati popolari solo dopo l’avvento della TV a colori.
La guerra del Vietnam fu una guerra in bianco e nero. La gente non poteva sopportare nel vedere quelle cose. Il bianco e nero seduce. Il bianco e nero è sempre qualcosa di non reale. La seduzione è sempre qualcosa di non reale. Si lascia un po’ desiderare. Non è possibile visualizzare l’immagine, a meno che non colmi le lacune, a meno che non si diventi complici nella creazione dell’immagine. Il bianco e nero vi trascina nell’orrore. Il bianco e nero è sempre orribile, sempre seducente. Il colore non lo è. E’ troppo reale. E’ più della realtà. Non lascia nulla all’immaginazione. Non lascia nulla al desiderio. Ci si può sedere tranquillamente davanti a una TV a colori, guardando corpi mutilati di bambini, mentre si mangia a cena. Poiché non siete coinvolti, non ne siete sedotti, siete esclusi dall’orrore, allontanati  dall’eccesso di informazione.
Baudrillard ha scritto un libro intitolato La guerra del Golfo non ha avuto luogo. Analizzava il modo in cui l’overdose estrema da media lasci il telespettatore con un totale senso di irrealtà. Questa è la guerra ridotta a videogioco. Per lo spettatore occidentale, nessuna persona reale viene uccisa o ferita. Tutto ciò che accade sono immagini ricreate. Anche il sodati degli USA in Iraq raramente vedevano il risultato omicida delle sue azioni. Anche loro hanno visto la guerra attraverso le loro apparecchiature video.

In bianco e nero
Se la guerra del Golfo è stata una guerra a colori, si potrebbe dire che la primavera araba sia stata in un seducente bianco e nero. Quando le violenze scoppiarono a Bengasi, nel febbraio 2011, il governo libico invitò osservatori e media internazionali a recarsi a Bengasi per vedere cosa stesse succedendo. Pochissimi accettarono l’offerta. Non era questo il piano. Tunisia ed Egitto prepararono per ben la scena, e le potenze imperialiste non avevano alcuna intenzione di turbare quella scena, con la verità sulle bande di violenti e razzisti salafiti collaborazionisti della CIA e delle dittature del Golfo, l’assassinio di poliziotti e soldati, e di qualsiasi persona nera su cui hanno potuto mettere le mani. Come sottolineato da Baudrillard, la seduzione si prende sempre qualcosa dalla scena, la scena del piacere.
La “primavera araba” è un lavoro magistrale, degna di un Don Giovanni. Senza avere alcuna idea reale di chi o cosa questi “ribelli” siano, la sinistra occidentale ne è diventata complice. Ne è stata risucchiata, risucchiata con gioia. Ha riempito gli spazi mancanti con le sue fantasie sui manifestanti democratici, coraggiosamente opposti ai soldati drogati di viagra dell’odiato dittatore. Che un milione di libici scendesse a riempire la Piazza Verde, sotto la minaccia dei bombardamenti della NATO, a dimostrare il loro sostegno a Muammar al-Gheddafi, venne facilmente trascurato. Una persona sedotta, una persona che ama il brivido di essere sedotta, non ha più alcun interesse alla verità o ai fatti. E così, anche dopo il brutale assassinio di Muammar al-Gheddafi, con droni e jet da combattimento all’attacco, e poi da una folla impazzita, la follia della sinistra occidentale è continuata. Ha continuato a sognare piazze Tahrir che spontaneamente scoppiano in tutta Europa e negli Stati Uniti, anche se i fascisti Fratelli musulmani mettono i loro artigli sulle leve del potere in Egitto, per servire gli interessi degli Stati Uniti in misura ancora più servile di Mubaraq.
Ancora oggi, dopo il fallimento totale del Movimento Occupy nel raggiungere qualsiasi cosa, ci sono ancora alcuni illusi, sempre sedotti, idioti della sinistra occidentale, che sostengono le bande settarie della CIA/Mossad in Siria.

La rinnovata conquista dell’Africa
Allora, che cosa ci resta ora? Nel 1873, il sistema capitalista occidentale era schiacciato da un massiccio crollo finanziario. Nulla all’interno di tale sistema poteva fornire la grande quantità di ricchezza reale necessaria per ripristinare quel sistema. La risposta fu molto semplice. Nel 1873, pochissimo di Africa, Asia e Nord America era sotto il dominio imperialista. Nei successivi dieci anni si vide l’espansione dell’imperialismo più genocida mai conosciuto. Tutto il Nord America fu conquistato e l’ingenua popolazione sterminata. La corsa per l’Africa comprese l’orrore indicibile dello stupro belga del Congo, con almeno 13 milioni di persone uccise, e anche la conquista genocida del Sud Africa per mano di Cecil Rhodes, finanziato dalla famiglia criminale dei Rothschild, in nome del sanguinario impero britannico.
Nel 1890, il crollo del capitalismo occidentale si era stato trasformato in un boom senza precedenti, e la scena era pronta per la Prima Guerra Mondiale, con gli imperi in ascesa che avidamente volevano conquistare gli altri. Nel 1930, la Germania e il Giappone cercarono di tirarsi fuori dalla paralizzante depressione economica intraprendendo conquiste coloniali. La Seconda Guerra Mondiale ne fu il risultato. E ricordiamoci che la Grande Depressione negli Stati Uniti non finì che con l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale, e il trasferimento di tutta la riserva aurea dell’impero britannico negli Stati Uniti, come pagamento delle armi, ecc.
Oggi, il capitalismo occidentale affronta un crollo ancora più catastrofico che nel 1873. Ancora una volta, ha intrapreso la conquista dell’Africa e la sottomissione della Cina, come risposta alla sua crisi. Il primo passo è stato l’omicidio di un uomo, che più di tutti gli altri, era per l’unità africana di fronte al dominio imperialista: il colonnello Muammar al-Gheddafi. La Siria è sotto attacco, un passo verso l’invasione dell’Iran, un passo che la Russia e la Cina non possono permettere senza accettare la propria distruzione imminente. In effetti, ci troviamo di fronte all’inizio della Terza Guerra Mondiale, che sarà combattuta esattamente per la stessa ragione per cui le prime due guerre mondiali sono state combattute, vale a dire, per sfuggire al collasso finanziario del sistema capitalista.
Possiamo guardare ai leader della sinistra occidentale con fiducia? In cosa consisterebbe una leadership? Sembra ovvio che abbiamo bisogno di dirigenti che siano in grado di superare la loro catastrofica seduzione del 2011. Dobbiamo ammettere apertamente che la sinistra ha completamente sbagliato la sua analisi, ed è stata raggirata da un nemico con competenze enormemente superiori alle sue quella che essa oggi possiede, in generale. Dobbiamo cominciare a estirpare il marcio dal buono. Abbiamo bisogno di persone che capiscano che questa è una lotta all’ultimo sangue contro un nemico che non si fermerà mai, fino a quando non sarà fermato per sempre. Abbiamo bisogno di persone che non siano spinte dall’isteria della maggioranza. Che affermino apertamente che la maggioranza, spesso se non di solito, sbaglia completamente.
La superstiziosa riverenza verso la democrazia rappresentativa deve finire, e una guerra totale contro i media borghesi deve iniziare. La chiesa è finita come potere politico, ma i media borghesi ne hanno preso il posto. E’ questo ambito che deve essere distrutto, non solo l’ultimo detentore di esso. Soprattutto, dobbiamo collegarci con i rivoluzionari autentici in India, Nepal, Sud America e Africa. La loro lotta è la nostra lotta. Le marionette che la seconda “primavera araba” ha portato al potere (la prima primavera araba fu usata per distruggere l’impero ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale, e installare i burattini degli inglesi e degli Stati Uniti nel mondo arabo), queste ultime marionette devono essere distrutte. Dobbiamo continuare il grande lavoro iniziato dal colonnello Muammar al-Gheddafi.
La Bandiera Verde deve sventolare a fianco della Bandiera Rossa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gerard Araud, ambasciatore francese alle Nazioni Unite: “Siamo avvoltoi che si nutrono di guerre”

Franck de Bouvines Comité Valmy, 17 dicembre 2011
 
Noi diplomatici siamo avvoltoi che si nutrono di guerre.” Questa ammissione – riportato dal JDD [1] – di Gerard Araud, ambasciatore francese alle Nazioni Unite, riassume mirabilmente lo scopo perseguito dai guerrafondai che hanno sequestrato le macerie vassallizzate della diplomazia francese.

Costa d’Avorio
Venerdì, 25 marzo, Sua Eccellenza Gerard Araud fa circolare una bozza di un testo urgente, che la Francia sottopone (al voto) quale testo, adottato il 30 sotto forma della risoluzione 1975, che “invita tutte le parti a cooperare pienamente alle operazioni dell’UNOCI e delle forze francesi che la sostengono“. Gbagbo cadrà dodici giorni dopo. Espulso dal suo paese per impedirgli di ritornare attraverso le urne, dopo essere stato cacciato dalle armi neo-coloniali, Gbagbo è stato imprigionato a L’Aia. I crimini commessi dai mercenari e dai sostenitori dell’agente occidentale Ouattara restano impuniti.

Libia
La risoluzione 1973 adottata il 17 marzo, che apriva la strada ai bombardamenti in Libia. Un ambasciatore europeo ammira la manovra: “Araud è riuscito con una prodezza a raggiungere, sotto la presidenza del Consiglio di sicurezza della Cina, a che nessuno voti contro la risoluzione.” Il paese è diventato ingovernabile ed è stato portato indietro di un secolo. I crimini dei mercenari alleati con al-Qaida (a cui la Francia e il Qatar hanno consegnato un arsenale all’ultimo grido, che rappresenta una minaccia terribile per l’aviazione civile) e del CNT razzista, restano impuniti.

Iran
Se oggi non riusciremo a raggiungere un obiettivo sui negoziati con gli iraniani, vi sarà l’elevato rischio di un’azione militare“, avrebbe detto ai l’ambasciatore ai giornalisti degli Stati Uniti, il 28 settembre [2]. Araud ha detto che è convinto che “alcuni paesi non accetteranno mai la prospettiva che la Repubblica islamica abbia armi nucleari“.
Sarebbe molto complicato. Avrebbe conseguenze disastrose nella regione. Ma tutti i paesi arabi sono molto preoccupati per quanto sta accadendo.”
La drammatizzazione della situazione iraniana non è perduta per tutti: cercando di fare accettare l’ipotesi di una chiusura dello Stretto di Hormuz, i media occidentali lavorano per le compagnie petrolifere, che vedono il prezzo aumentare, nonostante le smentite del governo iraniano [3]

Siria
Sulla base delle informazioni spesso prive di fonti e in generale orientate, fino ad attribuire dei crimini alle forze armate degli avversari [4], il Consiglio per i diritti umani ha pubblicato un rapporto volto apparentemente a costringere il Consiglio di Sicurezza a votare una risoluzione che porti a una nuova escalation verso l’intervento militare. [5] La diplomazia bellica francese è sostenuta dalla Commissione Europea che redige la lista nera dei media che si rifiutano di invertire le responsabilità e di partecipare alla propaganda volta a giustificare l’invasione della Siria. [6]
Nonostante le testimonianze dei giornalisti presenti sul posto, [7] stralciando le testimonianze dei cittadini francesi che vivono in Siria [8], nonostante le proteste dei cristiani d’Oriente [9] e l’Unione Nazionale siriana che si oppone a qualsiasi intervento straniero nella stragrande maggioranza [10], la propaganda continua, anche se, segretamente la NATO ha dovuto fare marcia indietro [11] davanti al sussulto salvifico dei difensori della verità.
Il ministero degli esteri russo ha indicato pubblicamente che “le posizioni assunte in questo documento, che prevede la possibilità, appena velata, di un intervento militare straniero con il pretesto di difendere il popolo siriano, sono inaccettabili, da parte russa“.
L’inviato cinese a Ginevra, He Yafei ha detto: “Gli Stati membri delle Nazioni Unite devono rispettare i principi e gli scopi delle Nazioni Unite e non risolvere le dispute con la forza o la minaccia dell’uso della forza“.
Notando che la lungimiranza dei russi e dei cinesi metteva in scacco la manipolazione, Gérard Araud reagiva: “Questo è il rapporto più spaventoso che abbiamo sentito davanti questo Consiglio da almeno due anni [...] e sono le autorità siriane responsabili, che ordinano ai soldati di torturare e uccidere. Il silenzio del Consiglio di Sicurezza è uno scandalo. E’ scandaloso che il Consiglio, per l’opposizione di alcuni membri, non possa agire per fare pressione sulle autorità siriane.” [12]
Gli avvoltoi cui si rivolge l’ambasciatore francese presso le Nazioni Unite, hanno già fatto diverse vittime in Costa d’Avorio e in Libia, e non sono solo: l’immagine della Francia all’estero, è anch’essa in rovina. E per quanto riguarda lo stato della nostra “democrazia“, notando che tutti i candidati alle elezioni presidenziali hanno accuratamente evitato questo grosso problema? Bravo, alla diplomazia francese! Dovremmo concludere che continueranno questa politica da avvoltoi e/o non hanno il permesso di parlarne … Qualunque sia l’esito delle elezioni, la politica estera francese sarebbe deviata e vassallizzata, i diplomatici francesi non avrebbero altra gloria che fare di peggio rispetto ai loro omologhi statunitensi, come “l’exploit” di Gerard Araud, che ha piratato il testo degli Stati Uniti e superare Susan Rice [13] nel votare prima degli Stati Uniti, la risoluzione 1973, che ha portato alla distruzione della Libia, a decine di migliaia di morti, alla commissione di molti reati contro l’umanità e alla creazione di un nuovo terreno fertile per degli estremisti fondamentalisti armati fino ai denti… Bravo, alla diplomazia francese! Alla luce di questi risultati, prodotti dalla gara per lo scalogno tra avvoltoi rinnegati e falchi degli Stati Uniti, con simili “diplomatici“, la Francia ha più bisogno di nemici.
Lasciamo le conclusioni al generale de Gaulle:
Un paese come la Francia, se gli capitasse di fare una guerra, dovrebbe essere la sua guerra. Lo sforzo dovrebbe essere il suo sforzo. Altrimenti, il nostro paese sarebbe in contraddizione con tutto ciò che è stato fin dall’inizio, con il suo ruolo, con la visione che ha di se stesso, con la sua anima.” [14]

Note
[1] – Gérard Araud, l’homme de la guerre en Libye. La conclusione dell’articolo: “Araud, l’epicureo, che non ama Parigi, sarebbe bene che rimanesse nella città che non dorme mai
[2] – Gérard Araud : “une frappe préventive sur l’Iran est possible
[3] – L’Iran dément vouloir fermer le détroit d’Ormuz
[4] – Le rapport de l’ONU sur la Syrie : Une mauvaise odeur d’OSDH
[5] – Syrie : ….un rapport …puis une nouvelle guerre !
[6] Risposta russa: “Non si può che stupirsi della decisione del Consiglio dell’UE, il 1° dicembre, di includere nella sua “lista nera” due dei media siriani, tra cui il quotidiano al-Watan e il giornale online Cham Press, che appaiono nell’editoria indipendente e popolare di Damasco“, si legge un comunicato della diplomazia russa. Al-Watan è l’unica giornale politico privata del paese. Da tempo conduce una campagna per il riavvicinamento tra la Siria e l’Europa. In precedenza, le sanzioni dell’UE erano mirate alla prima stazione televisiva privata in Siria, Dunya TV. Secondo Lukashevich, questa è una nuova politica dei “due pesi, due misure” contro Damasco, le aspre critiche sulla mancanza di libertà democratiche in Siria, sono accompagnate dal tentativo di imbavagliare i media siriani noti per la loro imparzialità.
[7] Per contribuire a ristabilire la verità sulla situazione in questo paese, il presidente del Comitato Valmy in Siria con un gruppo di giornalisti
[8] – Franco-syrienne, je suis révoltée par vos reportages sur la Syrie
[9] - Le Patriarche Lahham : Nous refusons l’ingérence étrangère… Les Syriens sont capables de régler leurs problèmes
[10] – La Syrie calomniée par les médias du système: conditionnement des esprits pour une nouvelle guerre impérialiste Claude Beaulieu – Comité Valmy
[11] – La NATO sospende i suoi progetti militari e rafforzare la guerra economica contro la Siria di Thierry Meyssan
[12] – Syrie: le coup de sang de l’ambassadeur de France
[13] Araud allora disse: “Metto il testo in blu!“. Nel gergo delle Nazioni Unite, significa sottomettere al voto, le risoluzioni sono sempre stampate in inchiostro blu. “In questo modo, ero sicuro di anticipare i russo.” Susan Rice gli si rivolge: “Gerard, avete piratato il testo!” Araud non aveva atteso il via libera da Parigi.
[14] Bulletin d’information du ministères des Armées, novembre 1959, citato da Antoine Pinay in «La tragédie du Général» di Raymond Tournoux

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Finita la siesta, ricomincia la marcia verso l’Eurasia

Dopo la breve estate liberale di Medvedev, con l’intesa tanto fatua quanto obbligata con Obama, riguardo la riduzione dei rispettivi arsenali strategici nucleari, e la parolina magica e vacua del ‘reset’ dei rapporti russo-statunitensi, all’indomani del brutto ‘scherzo’ georgiano,  il processo verso la ricomposizione dello spazio geostrategico e geopolitico eurasiatico, si rimette in marcia.
Il primo ministro russo Vladimir Putin ha scritto un articolo pubblicato sulle Izvestia, accennava  all’Unione Eurasiatica quale potente alleanza economica. Nel suo articolo, Vladimir Putin si sofferma sul futuro di Russia, Bielorussia e Kazakistan, nel quadro dell’introduzione di uno spazio economico unico, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2012 nell’ambito dell’Unione Doganale. Per il primo ministro russo, l’Unione Euroasiatica soddisferà anche il ruolo di  ‘efficace collegamento’ tra Europa e Asia-Pacifico. Uno spazio economico con un mercato di 165 milioni di consumatori, senza frontiera o altre barriere, in cui gli abitanti saranno in grado di spostarsi, lavorare e studiare  liberamente. Mosca, Astana e Minsk integreranno le loro politiche economiche e monetarie, e costruiranno una vera e propria unione economica sull’esempio dell’Unione europea.
Vladimir Putin ha messo in chiaro che questo è il primo passo verso l’integrazione dello spazio post-sovietico. Parlando a bordo dell’incrociatore Mikhail Kutuzov, a Novorossiisk, Putin ha  presentato lo slogan “Andare avanti, solo in avanti!” il che significa che non ci sarebbe stata più alcuna ritirata strategica. Inoltre, nel suo articolo, Putin ha ricordato gli stretti legami economici che univano le repubbliche sovietiche e che la rottura di questi legami, ha  inferto un duro colpo ai nuovi Stati indipendenti. L’articolo, in sostanza, delinea le politiche che Putin, se eletto presidente nel 2012, attuerà. L’idea dell’unione attrae la maggior parte dei cittadini delle repubbliche post-sovietiche, mentre l’idea della libera circolazione dei capitali, attrarrebbe le imprese. L’Unione sarà sicuramente sostenuta da comunisti, nazionalisti, conservatori e liberali. Così, Putin avrà buone possibilità di raccogliere un ampio supporto.
Il progetto di Unione Eurasiatica è aperto ad altri possibili aderenti membri, prima di tutto, le ex repubbliche sovietiche. E con questo progetto, l’estate liberale di Medvedev volge al tramonto autunnale. Il colpo di vento che ha gelato le prospettive filo-occidentali del partito dell’energia russo (Gazprom e associati), non proviene dalla Siberia, ma dalle bollenti sabbie del Sahara libico. È bastato, ancora una volta, cedere ai ‘buoni sentimenti’ pseudo-umanitaristici dell’occidente, e delle sue odalische petro-monarchiche del Golfo Persico, che Mosca e Beijing si sono visti un paese loro amico, la Jamahiryia Libica, essere sottoposto a un brutale bombardamento aereo della NATO, all’aggressione di orde di ogni tipo: mercenari para-narcos latinoamericani; al-qaidisti redivivi da Guantanamo; mercenari della Blackwater; truppe colonialiste resuscitate dai defunti imperi anglo-francesi; squadroni della morte tratti dagli operettistici micro-eserciti dei petro-emirati, tribesmen con tanto di zagaglie berbere o senusse; sgozzatori islamisti e drogati vari assortiti; ex-monarchi in saldo sulle bancarelle londinesi; ecc. Il tutto condito dall’immancabile circo mediatico occidentale (con annessi prestidigitatori dei sofismi, coi paramenti dei filosofi e i tristissimi pagliacci della rantolante sinistra occidentale, ex-marxista o post-marxista che sia; apertamente o occultamente filo-imperialista che sia). Il canto del cigno dell’apparato mediatico occidentale, poiché difficilmente questo circo grandguignolesco, dopo aver dato il massimo di sé tra le dune libiche, potrà metter a segno qualche scoop anti-tiranno in futuro, almeno non tra le masse extra-occidentali; si potranno consolare presso il forbito ceto dell’intellettuelame universitario e para-universitario, oramai totalmente fulminato dalla ciarlataneria dei tele-imbonitori di un diritto-umanitarismo oramai in svendita presso l’hard discount Hollywood. Di certo, Mosca non vuole rivivere l’infelice e traumatica esperienza di un altro Gorby piazzista di pizze, checché ne dicano certi baffoni alternativi genovesi.
La bancarotta fraudolenta dell’occidente si smaschera da sé, tra la Piazza Verde di Tripoli e l’oasi di Bani Walid. E Beijing e Mosca non sono più in vena di riciclare la carta straccia su cui il pappone di Washington e le due sue passeggiatrici di Londra e Parigi, firmano i pagherà delle loro ‘buone intenzioni’: La Russia e Cina bloccano l’assalto dell’occidente contro la Siria. I due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno posto il veto sulla bozza di risoluzione promossa da Francia, Germania, Inghilterra e Portogallo in cui si condannava il regime di Assad per la dura repressione delle aggressioni islamiste camuffate da ‘pacifiche’ manifestazioni di civili ‘dissenzienti’. Su quindici componenti del Consiglio, nove hanno votato a favore: Francia, Inghilterra, Germania, Portogallo, Stati Uniti, Bosnia Erzegovina, Nigeria, Gabon e Colombia. Quattro gli astenuti: India, Sud Africa, Libano e Brasile (insomma il BRICS). Ovviamente, i pretesi apostoli mondiali della democrazia e della libertà, non hanno accettato la libertà di espressione di russi e cinesi. Susan Rice, rappresentante permanente degli Stati Uniti all’ONU, ha dichiarato che Washington, udite udite, è “indignata” per il risultato del voto. “Oggi la Siria ha avuto la prova di quali sono i Paesi che hanno ignorato il suo appello. Questo Consiglio – ha sottolineato l’infuriata megera obamiana – ha il dovere di porre fine a sei mesi di violenze, torture e repressioni. E ha il dovere di prendere una decisione che garantisca la pace e la sicurezza di un paese e di milioni di persone“. (Orwellianamente, avviare quei bombardamenti e quelle invasioni militar-umanitarie che hanno anche lo scopo di sollazzare i baffoni di certi umbrosi combattenti ‘antimperialisti’). Il rappresentante francese Geraud Araud, ha osato parlare di “veto politico dettato da interessi particolari” (quando si ha la faccia come il culo, viene spontaneo dire). Comunque, la cosca dei paesi occidentali ha però lanciato un ‘messaggio chiaro’, in perfetto stile mafioso: il veto non fermerà il loro sforzo a porre fine alla sovranità della Siria.
E per far capire che la siesta è finita, voilà, una ennesima notizia ignorata: “Il Kazakistan ha tolto la moratoria sui lanci di prova dei missili balistici intercontinentali (ICBM) russi dal centro spaziale di Bajkonur, ha detto il capo della agenzia spaziale russa Roscosmos Vladimir Popovkin. ‘Ora che il divieto è stato tolto, testeremo un ICBM da Baikonur a novembre’.” E tanti saluti alla celebrata coppia Obama-Medvedev.
Intanto, a Bani Walid e a Sirte, avanza verso la ‘immancabile vittoria’ (indefettibilmente da otto mesi), il sanguinario e fraudolento circo di ratti e pidocchi di ratti; arabi, occidentali e ricuccinazzidi che siano.

Alessandro Lattanzio, 8/10/2011 – SitoAurora

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