Stella Rossa su Shambhala: Soviet, l’intelligence anglo-statunitense e la ricerca delle civiltà perdute in Asia centrale

Dr. Richard Spence, 25 settembre 2008
L’articolo è apparso su New Dawn 109 (luglio-agosto 2008)

Sulla sua strada attraverso l’immensità della Mongolia nel 1921, lo scrittore e profugo polacco Ferdinand Ossendowski fu testimone di alcuni strani comportamenti da parte delle sue guide mongole. Fermarono i loro cammelli in mezzo al nulla e cominciarono a pregare fervidamente, mentre uno strano silenzio cadde sugli animali e tutto intorno. I mongoli successivamente spiegarono che questo rituale accadeva ogni volta che “il Re del Mondo prega nel suo palazzo sotterraneo e cerca il destino di tutti i popoli della Terra.” (1) Da diversi lama, Ossendowski apprese che questo Re del Mondo era il sovrano di un misterioso, ma presumibilmente molto reale, regno di “Agharti.” In Agharti, gli fu detto, “I maestri Panditas [maestri di arti e delle scienze buddisti] scrissero su tavole di pietra tutta la scienza del nostro pianeta e degli altri mondi” (2). Chi entrava nel regno sotterraneo avrebbe avuto accesso a una conoscenza e una potenza incredibili. Ossendowski non era esattamente un ascoltatore casuale. Come visto in un precedente articolo [Il barone 'sanguinario' von Ungern-Sternberg: Pazzo o Mistico, New Dawn n° 108 (maggio-giugno 2008)], nel 1921 sarebbe diventato un consulente chiave del “Barone Pazzo” Roman von Ungern-Sternberg, che aveva istituito un breve regime nella capitale della Mongolia esterna di Urga. (3) Sedicente guerriero buddista che sognava di condurre una guerra santa in Asia, il barone avrebbe cercato di contattare il “Re del Mondo”, nella speranza di favorire il suo piano.
La credibilità di Ossendowski, in un secondo momento, venne messa in dubbio da personaggi come l’esploratore svedese Sven Hedin. (4) Tra le altre cose, Hedin l’accusò di aver plagiato la storia di Agarthi da un precedente lavoro dell’esoterista francese Joseph Alexandre St. Yves d’Alveydre. (5) Per un aspetto  o un altro, probabilmente era vero, ma Hedin, un vecchio ricercatore di città perdute, non respinse la possibilità di un regno nascosto anzi, probabilmente aveva l’occulto obiettivo di trovarlo da solo. In ogni caso, Ossendowski non aveva inventato la storia di una terra favolosa e segreta da qualche parte, o sotto, le vastità dell’Asia centrale, sia che si chiamasse Agharti, Agarttha, Shangri-la o più comunemente Shambhala. (6) Alcuni lo ritennero un reale regno sotterraneo abitato da una antica e avanzata razza, mentre per gli altri si trattava di una dimensione spirituale accessibile solo all’illuminato. La leggenda di Shambhala è saldamente radicata nella tradizione buddista, che pone vagamente il regno da qualche parte a nord dell’India. La leggenda, inoltre, proclamava che sarebbe venuto il tempo in cui il re di Shambhala e i suoi possenti eserciti, sarebbero apparsi per vincere il male e inaugurare un periodo d’oro guidato dal puro Dharma.
Come già detto, il barone von Ungern-Sternberg stesso si vedeva come l’iniziatore di questa “guerra per Shambhala”. E così fu anche per altri. La possibilità allettante di un tesoro nascosto di conoscenze e know-how tecnologico avanzati non solo stuzzicò la curiosità di esploratori e occultisti. I vantaggi pratici che si potevano ottenere mediante l’accesso e lo sfruttamento di tale conoscenza, non vennero persi di vista da alcuni politici e agenti dei servizi segreti, soprattutto nella Russia sovietica. Ma qualsiasi cosa attraesse l’attenzione dei bolscevichi, era destinato a destare anche la curiosità inglese, e ciò che preoccupava entrambe le potenze, difficilmente sarebbe stato ignorato da statunitensi, tedeschi e giapponesi. Questo articolo si concentra sull’attività di tre uomini, due russi e uno statunitense: Aleksandr Vasilevich Barchenko, il cosiddetto “professore dell’occulto bolscevico”, l’artista-mistico-esploratore Nicholas Roerich, e l’uomo spesso citato come il modello reale di Indiana Jones, Roy Chapman Andrews. Mentre, per quanto si può raccontare, non si sono mai incontrati, tutti furono coinvolti in spedizioni che setacciarono i deserti della Mongolia e le alte valli dell’Himalaya, alla ricerca della civiltà perduta e dell’uomo antico. Nel caso di Barchenko e Roerich, l’oggetto specifico era Shambhala. Come vedremo, queste esplorazioni erano solo la punta di un iceberg clandestino di intrighi e obiettivi occulti, che coinvolgevano società segrete e una schiera di spie. Solo chi ha fatto cosa, per chi e perché, resta incerto.

A. V. Barchenko

Il “professore dell’occulto bolscevico” Aleksandr Barchenko
AV Barchenko era nato a Elets nel 1881 e manifestò un precoce interesse per il “paranormale”. In parte occultista, in parte scienziato, in parte esploratore, e forse anche un po’ ciarlatano, Barchenko era soprattutto un ricercatore. I suoi interessi si concentravano sul recupero della conoscenza perduta di una civiltà preistorica, i resti della quale, pensava, potevano ancora sopravvivere. Quando studiava medicina nel 1901-1905, Barchenko gravitava negli ambienti massonici e teosofici e nelle loro dottrine esoteriche. Uno dei suoi professori era a conoscenza del succitato Saint-Yves d’Alveydre, e così ha introdotto il suo allievo alla leggenda di Agarttha/Shambhala. I lavori di d’Alveydre promuovevano anche la dottrina mistico-politica della Sinarchia, un sistema messo a punto presumibilmente dagli abitanti del regno nascosto. Liberamente definita, Sinarchia significa “governo della società segreta” o dell’élite illuminata. Nel tardo 19° secolo, l’idea fu ripresa da un altro occultista francese, Gerard Encausse, meglio noto come Papus, che la combinò con un’altra corrente del misticismo, il martinismo, per formare il quasi-massonico Ordre et Synarchie Martiniste. (7)
Nel 1900-1905 Papus visitò la Russia dove creò delle cellule del suo nuovo ordine e reclutò anche dei membri tra i più intriganti dei Romanov. (8) Si suppone che Papus, allo stesso tempo, fosse un “agente di influenza” francese per contrastare gli intrighi dei tedeschi tra l’élite russa e, più segretamente, promuovere la rivoluzione sociale. Un associato di Papus dichiarò, in seguito, che il martinismo era il “germe del sovietismo.” (9) Prima della prima guerra mondiale, Barchenko intraprese la carriera di giornalista e scrittore. Allo stesso tempo, entrò a far parte dell’Ordine Martinista e dell'”Ordine Kabbalistico della Rosa e della Croce”. (10) Il suo sempre più ampio interesse per l’occulto giunse a includere la chiromanzia, i tarocchi, l’alchimia, l’ipnosi, l'”energia radiante”, l’astrologia e lettura del pensiero. Nel 1911 scrisse un articolo per Priroda i Judi (“Natura e Persone”) sulla “trasmissione del pensiero.” (11) I suoi lavori letterari comprendevano due romanzi “fantastici” Doktor Chernyi (“Dr. Nero”) e Iz Mrak (“Dall’oscurità”). Il suo alter ego letterario, il Dott. Aleksandr Nikolaevich Chernyj, aveva trascorso anni in India e Tibet studiando le arcane conoscenze presso mahatma misteriosi. Barchenko sognava di fare lo stesso. Dopo il breve servizio nella prima guerra mondiale, Barchenko tornò a Pietrogrado (così fu ribattezzata San Pietroburgo), dove sprofondò nei circoli occultistici. Un sedicente maestro di misticismo orientale che frequentava Pietrogrado, in quel periodo, era Georgij Gurdjieff. Se Barchenko abbia avuto un contatto diretto con lui è incerto, ma era ben versato negli insegnamenti di Gurdjieff e i due si sarebbero collegati in modi curiosi, negli anni a venire.
Mentre Barchenko accolse con favore il rovesciamento dello zar Nicola nel 1917, non gradiva i bolscevichi di Lenin. Eppure, per guadagnarsi da vivere nell’ambiente post-ottobre, iniziò a tenere conferenze su argomenti esoterici ai marinai rivoluzionari della Flotta del Baltico. Usò Shambhala come esempio di “società primordiale comunista“, che avrebbe fatto parte di una preistorica “grande federazione universale di popoli.” (12) Tali sentimenti dal suono bolscevico erano in contrasto con le sue affiliazioni più private. Nella società “Sfinge”, Barchenko era associato a martinisti, teosofi e “pacifisti cristiani”, che erano nemici dichiarati del potere sovietico. In seguito confessò che il gruppo conservava “sentimenti cospirativi con le guardie bianche” e che era connivente con militanti anti-bolscevichi come Boris Savinkov. (13) Savinkov, a sua volta, aveva attivamente cospirato con agenti inglesi e francesi, tra cui la ‘spia del secolo’ Sidney Reilly che aveva contribuito a pianificare un tentativo fallito di rovesciare Lenin, nell’estate del 1918. (14) Risultato di tale complotto fu il “Terrore Rosso”, un’ondata di rappresaglie sanguinose capeggiata dalla polizia segreta bolscevica, la Ceka. Così, quando Barchenko ricevette una citazione dall’ufficio della Ceka di Pietrogrado (P-Ceka), nell’autunno del 1918, pensò a un brutto segno. Tuttavia, vi trovò una squadra di colleghi e seguaci martinisti dell’occulto, che non avevano alcun interesse a fucilarlo come contro-rivoluzionario. (15) Il più importante di questi era il cekista Konstantin Konstantinovich Vladimirov, un auto-descrittosi “psico-grafologo” che avrebbe fatto molto per promuovere Barchenko e le sue idee all’interno dell’establishment sovietico. A prima vista, sembrerebbe che Vladimirov reclutasse Barchenko come informatore nei circoli occultistici, ma le cose non potrebbero essere così semplici.
La lealtà personale di Vladimirov è discutibile. Ben presto venne coinvolto nel caso di due cittadini britannici, Harold Rayner e GH Turner, arrestati per un presunto coinvolgimento nell’assassinio, nell’agosto 1918, del capo della P-Ceka Moisej Uritskij. Il vero assassino era un seguace di Boris Savinkov. Ancora più interessante, Vladimirov e compagni evidentemente presero gli uomini sbagliati. Poi, invece di essere giustiziati, uno in qualche modo riuscì a sottrarsi alla giustizia proletaria e a tornare in Inghilterra. Infine, Vladimirov si legò sentimentalmente alla vedova del secondo inglese, una donna identificata anch’essa come spia inglese. Di conseguenza, venne espulso dalla Ceka, ma in qualche modo riuscì a farsi reintegrare. Tuttavia, nel 1927 Vladimirov fu di nuovo arrestato e, infine, giustiziato come spia inglese, esattamente come il suo protetto Barchenko lo sarebbe stato un decennio dopo. (16) Allora, Vladimirov reclutò il suo compagno occultista come spia della Ceka nel 1918, o già allora era una agente britannico che aveva arruolato Barchenko per un’altra, e più segreta, cospirazione? Un’altra versione su cui alcuni insistono, è che Vladimirov fosse anche l’agente clandestino Jakov Blumkin.(17) Che fossero la stessa persona è palesemente falso, ma Blumkin e Vladimirov si muovevano negli stessi torbidi circoli, nel 1918. Attraverso questi stessi circoli, anche Blumkin venne a sapere di Barchenko. Pertanto, non vi è ragione di non sospettare, se non di più, che Blumkin fosse un altro agente doppio britannico. Come cekista rinnegato, presumibilmente, assassinò l’ambasciatore tedesco a Mosca nel luglio 1918. Tuttavia, come Vladimirov, subito ritrovò la strada per tornare nelle grazie dei servizi segreti sovietici. Un anno dopo la morte di Vladimirov, tuttavia, Blumkin sarebbe comparso dinanzi al plotone di esecuzione come cospiratore trotzkista. Barchenko trovò amici anche nel mondo accademico sovietico. Con appoggi del genere, durante il 1921-1922, condusse una spedizione nella penisola di Kola, a nord del Circolo Polare Artico, dove trovò antichi petroglifi e strutture megalitiche. (18) Ciò rafforzò la sua fede in una civiltà avanzata preistorica legata alla misteriosa Shambhala. Già nel 1920, Barchenko chiese il permesso di formare  una spedizione “scientifica-propagandistica” in Mongolia e Tibet per la ricerca della “Shambhala Rossa.” (19) Recuperando la sua antica scienza e sapienza, sostenne, avrebbe fatto espandere l’influenza di Mosca in tutta l’Asia. Questo progetto presto si risolse nel nulla, anche se può aver influenzato Mosca nell’inviare due marinai baltici, ex “allievi” di Barchenko, per una missione segreta in Tibet, nei primi anni ’20. (20)
Nel frattempo, Barchenko fondò una loggia “massonica”, soprannominata Edinoe Trudovoe Bratstvo, ETB o “Fratellanza dell’Unione del Lavoro.” La nuova fratellanza includeva Vladimirov e numerosi altri cekisti, attuali o ex. Strettamente associato all’ETB, se non membro ufficiale, era Jakov Blumkin, di nuovo in sella come agente speciale dei servizi segreti sovietici. Il nome della loggia aveva una somiglianza curiosa a un precedente gruppo formato da seguaci di Gurdjieff, l’Edinoe Trudovoe Sodruzhstvo (“Amicizia dell’Unione del Lavoro”), e almeno un membro di spicco dell’ETB, PS Shandarovskii, era un devoto di Gurdjieff. (21) Un altro collegamento può essere esistito grazie allo scultore sovietico Sergej Merkurov, cugino di Gurdjieff. (22) Collegamento interessante, aveva accusato Gurdjieff di spionaggio per i britannici, e di aver operato per anni come agente inglese in Asia centrale e nel Vicino Oriente. (23) Ciò che è innegabile, è che tra gli allievi di Gurdjieff nella Russia pre-rivoluzionaria vi era il compositore inglese Sir Paul Dukes, un uomo i cui interessi comprendevano non solo Gurdjieff, ma anche il buddismo esoterico e il Tibet. Dukes aderì all’MI1c (MI6) durante la prima guerra mondiale e per gran parte del 1919 era a capo della rete spionistica inglese di Pietrogrado. (24) Barchenko e Vladimirov erano collegati ad essa? Il fratello di gran lunga più importante dell’ETB era il boss cekista Gleb Ivanovic Bokij. Bokij, un vecchio bolscevico, aveva un interesse altrettanto venerabile per l’occulto. Tra le altre cose, era un membro dell'”Ordine Kabbalistico della Rosa e della Croce” pre-rivoluzionario. Curiosamente, il suo ingresso in questo ordine venne approvato da nient’altri che Aleksandr Barchenko. (25) Più curioso ancora, Bokij venne assunto nella P-Ceka dopo la morte di Uritskij, e condusse la scena quando Barchenko venne “reclutato” alla fine del 1918. Tuttavia, i due poi giurarono di non essersi mai incontrati prima dei primi anni ’20. Bokij avrebbe confessato che per lui la rivoluzione era morta con Lenin, nei primi mesi del 1924. La disillusione crescente lo portò ad opporsi a Stalin e a sostenere i piani di Barchenko, piani, ammise, che comprendevano lo spionaggio. (26)
Nel 1924, Bokij dirigeva lo Spetsotdel, o “servizio speciale”, controllato dell’OGPU (come venne rinominata la Ceka). Questo ufficio gestiva i codici e comprendeva una unità d’élite, la Sezione 7, che approfondiva le questioni paranormali, dall’ipnotismo e ESP all’Abominevole Uomo delle Nevi. (27) Lo Spetsotdel custodiva anche i cosiddetti “dossier neri”, i fascicoli personali dei dirigenti sovietici, comprese le trappole sessuali e, senza dubbio, qualsiasi associazione con l’occultismo. (28) Oltre alla curiosità personale, Bokij ebbe un incentivo pratico nel portare avanti la ricerca paranormale. La comunicazione telepatica offriva un mezzo perfetto per inviare e ricevere messaggi dagli agenti all’estero. Allo stesso modo, ciò che noi oggi chiamiamo Remote Viewing, offriva la possibilità di spiare il nemico imperialista senza lasciare Mosca. Trovando i segreti dell’ipnotismo e del controllo mentale, si avrebbero avuto potenziali applicazioni nella propaganda. Per esplorare tali questioni, Bokij mise Barchenko a capo di uno speciale laboratorio “neuroenergetica” nell’ambito dell’Istituto di Medicina Sperimentale Pan-sovietico. (29) Tuttavia, l’obiettivo primario di Barchenko e dell’ETB era stabilire un contatto diretto con Shambhala. A tal fine, sfruttò l’aiuto di Bokij e fece causa comune con altri gruppi esoterici, in particolare la “grande fratellanza dell’Asia.” Era connivente con almeno due membri della confraternita, un lama tibetano, Naga Naven, che sosteneva di essere un rappresentante diretto di Shambhala, e un funzionario della Mongolia, Khayan Khirva, futuro capo della polizia segreta della Mongolia. (30) In quel ruolo, Khirva avrebbe lavorato fianco a fianco con Jakov Blumkin.
Nella primavera del 1925, grazie all’accesso di Bokij ai fondi segreti, la spedizione per Shambhala sembrava pronta a partire. Bokij scelse Blumkin come capo dei servizi segreti nella spedizione. (31) Ma il piano incontrò un’opposizione. Delle voci dipinsero Bokij come un pericoloso degenerato che beveva sangue umano. (32) Un grande avversario era Mikhail Trilisser, capo del braccio dell’intelligence estera della OGPU (INO). Naturalmente sapeva che qualsiasi attività esterna all’Unione Sovietica ricadeva nel suo campo. Nell’estate, la spedizione di Barchenko per Shambhala era finita. O no?
Nel settembre 1925, un umile pellegrino musulmano attraversò il Pamir, passando nel Kashmir controllato dai britannici. In effetti, il pellegrino era Jakov Blumkin in viaggio per l’ancora più remota Ladakh, dove doveva incontrarsi con la spedizione guidata da Nicholas Roerich. Scopo di Roerich era entrare in Tibet e contattare Shambhala. Tuttavia, subito dopo aver attraversato la frontiera, la polizia tribale sequestrò Blumkin. A quanto pare, qualcuno aveva avvertito gli inglesi. Il furbo cekista persto si sottrasse ai suoi rapitori assumendo la nuova veste di lama mongolo, e si diresse verso Roerich. In ogni caso, questo è ciò che Blumkin in seguito ha raccontato della storia. Ci potrebbe essere un’altra spiegazione. L’arresto e la breve fuga fortuita avrebbero anche dato a Blumkin una comoda copertura per contattare l’intelligence britannica, prima di incontrare Roerich.

Pittore, teosofo e filosofo russo: Nicholas Roerich
Nato a San Pietroburgo nel 1874, Nicholas (Nikolaj) Konstantinovich Roerich è conosciuto oggi come pittore e instancabile sostenitore dello Yoga e del buddismo in Occidente. E’ sicuramente stato un teosofo e probabilmente un martinista. (3) Inoltre è diventato un agente d’influenza sovietico. Alcuni dei suoi ammiratori hanno messo sonoramente in discussione ciò, e può essere vero che i bolscevichi abbiano utilizzato Roerich di tanto in tanto. Tuttavia, i suoi legami con servizi segreti sovietici sono troppo estesi per essere negati. (34) Nel momento in cui la rivoluzione esplodeva in Russia, Roerich aveva lasciato il paese, e inizialmente non aveva mostrato alcun interesse per il Grande Esperimento socialista. Nel 1920 era a Londra, dove entrò a far parte della scena teosofica locale dominata da Annie Besant. Besant ed i suoi seguaci erano espliciti sostenitori dell’indipendenza indiana, mettendosi così sotto il controllo del controspionaggio inglese. Dai primi anni ’20, Mosca era diventata la principale benefattrice dell’agitazione anti-britannica in Asia, secondo  Desmond Morton dell’MI6 (in seguito una delle spie più fidate di Churchill) “quasi tutte queste società teosofe e teosofiche erano collegate in qualche modo al bolscevismo, ai rivoluzionari indiani e ad altre attività spiacevoli.” (35)
Roerich giunse alla conclusione che l’influenza britannica sul Tibet fosse un male da dover combattere, e nel 1920 ciò lo spinse ulteriormente verso Mosca. La moglie di Roerich, Elena (Helene), una medium, cominciò a ricevere messaggi da un soggetto che si faceva chiamare Maestro Morya, o Allal Ming, che sosteneva di essere un membro della Grande Fratellanza Bianca e un “maestro spirituale del Tibet.” (36) Allal Ming convinse Roerich che fosse la chiave per la realizzazione di un “grande piano” che sarebbe sfociato nella creazione di un vasto stato pan-buddista che avrebbe compreso il Tibet, la Mongolia, parti della Cina e gran parte della Siberia. La prima tappa sarebbe stata la “guerra per Shambhala“, il cui risultato finale sarebbe stata l'”espressione terrena del Regno invisibile di Shambhala.” (37) Il Piano era praticamente identico a quello previsto dal barone Ungern, quasi nello stesso momento. Tuttavia, mentre Ungern mirava a costruire il suo nuovo ordine facendo la guerra ai bolscevichi senza Dio, la guida di Roerich lo incoraggiò a vedere nei sovietici degli alleati e in Lenin un presagio di una nuova epoca illuminata. Forse il Re del Mondo puntava su tutte le carte le sue scommesse. Nello stesso tempo, Roerich acquisì un nuovo seguace nella persona di un giovane teosofo russo, Vladimir Anatolevich Shibaev. Shibaev era casualmente un agente dell’Internazionale Comunista (Comintern) che lavorava con i nazionalisti indiani. Presentò Roerich ad altri funzionari sovietici e incoraggiò i loro piani per muoversi in India come primo passo nella realizzazione del Grande Piano. L’MI5 di Londra tenne d’occhio Shibaev e i suoi rapporti con Roerich. (38)
Roerich si trasferì a New York nell’ottobre 1920. Eludendo così il controllo ostile delle autorità britanniche e si assicurò il sostegno di ricchi statunitensi. Un simile benefattore era un broker di Wall Street, Louis Levy Horch, che contribuì alla fondazione del Museo Roerich e che divenne il  finanziatore e sostegno del Mistico. Naturalmente, anche Horch aveva una vita segreta. Uomo d’affari di successo con importanti connessioni nella politica statunitense, anche lui era un agente coperto della Ceka/OGPU. (39) Roerich si trasferì a Darjeeling, in India, alla fine del 1923. Questo lo mise sotto gli occhi attenti di Frederick Marsham Bailey, il “residente politico” inglese nel vicino Sikkim, e uomo intimamente familiare con le attività russe in Asia centrale. Nella primavera del 1925, Roerich era pronto a lanciare la sua spedizione in Himalaya e oltre. La sincronicità con il piano di Barchenko sembra più che una coincidenza, e senza dubbio aveva qualcosa a che fare con la fine di questo tentativo. Viaggiando sotto la bandiera degli USA e sostenuto dal denaro yankee, Roerich aveva il vantaggio di non essere una palese barbafinta sovietica. Tuttavia, è interessante notare che Blumkin, l’amico di Bokij e Barchenko, dovesse materializzarsi al fianco di Roerich. Qualunque fosse il suo legame con gli inglesi, Blumkin mantenne i contatti con i suoi amici a Mosca? Indipendentemente da ciò, lui e Roerich si aggirarono ai confini del Tibet (senza mai raggiungere Lhasa), e si spinsero nel Xinjiang e in Mongolia. Ci fu anche il tempo per un viaggio a Mosca, dove Roerich si presentò a diversi funzionari sovietici. In realtà, la sua spedizione era gestita da Mosca dall’inizio alla fine, l’avesse pienamente capito o meno Roerich. Tale circostanza non sfuggi agli inglesi. Durante questo periodo, l’MI6 monitorava le attività dei Rossi in Asia attraverso uno dei suoi uomini all’ambasciata di Mosca, Arthur V. Burbury. Nel 1928, delle persone a Londra conclusero che Roerich fosse l'”illuminato” per “l’eccellenza dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.” (40)

Il vero modello di Indiana Jones, Roy Chapman Andrews
Al contrario di Barchenko e Roerich, lo statunitense Roy Chapman Andrews non aveva alcun evidente interesse per l’occulto e il paranormale. (41) Naturalmente, data la sua curiosità per i misteri naturali, deve aver nutrito un po’ quella verso il soprannaturale. Nato nel Wisconsin nel 1884, Andrews evidenziò subito la sua brama di conoscenza e di avventura. Con la prima guerra mondiale aveva acquisito la laurea alla Columbia University, l’appartenenza all’esclusivo Club Explorer e un’occupazione presso il Museo Americano di Storia Naturale (MNH). Le sue prime esplorazioni lo portarono in Cina, che senza dubbio rappresentava il nuovo mutamento capitatogli nel 1918. Viaggiava come “naturalista”, ma era veramente un ufficiale dell’US Office of Naval Intelligence (ONI) assegnato alla legazione statunitense di Beijing. (42) Come si addice a una buona spia, Andrews fu successivamente molto discreto su quello che fece lì, ma effettuò almeno due viaggi di “ricognizione” nella turbolenta Mongolia, visitando la capitale Urga (dove il barone Ungern avrebbe presto preso il comando) e avventurandosi in Siberia, dove la Guerra civile russa infuriava. (43) Andrews successivamente compilò una mappa della “regione del confine meridionale della Russia asiatica“, che inviò alla divisione dell’intelligence militare dell’esercito degli Stati Uniti (MID). (44)
Nei suoi viaggi, Andrews sentì le stesse voci su Agharti/Shambhala che raggiunsero le orecchie di Ossendowski, Roerich e Barchenko? Andrews lasciò la marina nella primavera del 1919, ma non appena tornò negli Stati offrì i suoi servizi al MID dell’esercito. Il suo ex capo di Pechino, l’attaché della marina comandante IV Gillis, garantì Andrews come qualcuno “che in caso di emergenza, potrebbe svolgere il lavoro con l’abilità e i nervi necessari“, e un collega presso il Museo di Storia Naturale, aveva assicurato il MID che Andrews era l'”unico americano che ha una totale familiarità con i mongoli.” (45) Tra il 1922 e il 1930, Andrews guidò cinque spedizioni nel deserto del Gobi e nelle regioni adiacenti della Mongolia. Tutte furono sponsorizzate dal MNH e fece notevoli scoperte fossili, comprese le prime uova di dinosauro. Tuttavia, l’obiettivo originale delle esplorazioni non erano i fossili animali, ma le prove dei primi uomini. Il capo di Andrew al museo, Henry Fairfield Osborn, era convinto che le origini della razza umana giacessero da qualche parte nell’Europa orientale o in Asia centrale. Alcune delle sue teorie riecheggiavano quelle dei teosofi, o almeno così pensavano i teosofi. (46)
Dal nostro punto di vista, la più interessante delle escursioni di Andrews fu quella svoltasi nei primi mesi del 1925, e che lo portò, lui e i suoi compagni, all’interno della Mongolia occidentale. Il team dei “cartografi” consisteva in un ufficiale dell’esercito statunitense, il tenente Fred Butler, e un ufficiale inglese, il tenente HO Robinson, distaccato dalla legazione di Sua Maestà a Beijing. (47) I successivi rapporti di Butler andarono anche al MID. (48) Andrews avrebbe raccolto informazioni sulle attività di Roerich da un altro esploratore che attraversava le immensità dell’Asia centrale, la nemesi di Ossendowski, Sven Hedin. Lo svedese disse a Andrews che la sua spedizione era una “ricognizione” in previsione dei collegamenti aerei della Lufthansa in tutta l’Asia centrale, fino a Pechino; ma forse era qualcosa di più. (49) In ogni caso, Andrews riferì doverosamente della sua conversazione con Hedin al MID.
Alla fine, Shambhala è rimasta nascosta, o almeno così sembra. Roerich e Andrews continuarono a vivere una vita piena, morendo rispettivamente nel 1947 e nel 1960. Barchenko, Bokij e i fratelli dell’ETB non furono così fortunati. Tutti morirono nelle purghe alla fine degli anni ’30, condannati per crimini che non avevano, o avrebbero, commesso.

Note:
1. Ferdinand Ossendowski, Beasts, Men and Gods (New York: E. P. Dutton, 1922), 300.
2. Ibid., 311.
3. Richard Spence, “The ‘Bloody’ Baron von Ungern-Sternberg: Madman or Mystic?” New Dawn, No. 108 (May-June 2008), 31-36.
4. Sven Hedin, Ossendowski und die Wahrheit (Leipzig: Brockhaus, 1925).
5. Joseph Alexandre St.-Yves d’Alveydre, Mission de l’Inde (1910). D’Alveydre, possibilmente, a sya era influenzato da due altre opere: The Coming Race di Edward Bulwer-Lytton (1870) e Les Fils de Dieu (1873) del suo seguace farncese Louis Jacolliot.
6. See, e.g., Jason Jeffrey, “Mystery of Shambhala,” New Dawn, No. 73 (May-June 2002), and Joscelyn Goodwin, Arktos: The Polar Myth in Science, Symbolism and Nazi Survival (Kempton, IL: Adventures Unlimited Press, 1996), 95-104.
7. Chiaramente della scuola mistica cristiana, il martinismo prende il suo nome dall’esoterista e filosofo fracnese del 18° secolo, Louis-Claude de Saint-Martin.
8. Markus Osterrieder, “From Synarchy to Shambala: The Role of Political Occultism and Social Messianism in the Activities of Nicholas Roerich,” Paper presented at the conference on The Occult in 20th Century Russia, Berlin, March 2007, 11, n. 68.
9. Ibid., 11, n. 67.
10. Oleg Shishkin, Bitva za Gimalai (Moscow: Eksmo, 2003), 31.
11. Anton Pervushin, Okkul’tnyi Stalin (Moscow: Yauza, 2006), 133.
12. Aleksandr Andreev, Okkul’tist Strany Sovetov (Moscow: Yauza/Eksmo, 2004), 101.
13. Ibid., 74.
14. Sugli intrighi di Reilly e Savinkov, Richard Spence, Trust No One: The Secret World of Sidney Reilly (Los Angeles: Feral House, 2002), soprattutto, Chapter Nine.
15. Pervushin, 143-144.
16. Andreev, 91.
17. Aleksei Velidov, Pokhozhdeniia terrorista: Odisseia Yakova Bliumkina (Moscow: Sovremnik, 1998), 243.
18. Pervushin, 144-152. La spedizione nella regione di Lovozero-Seidozero.
19. Aleksandr Andreev, Soviet Russia and Tibet: The Debacle of Secret Diplomacy, 1918-1930s (Leiden: Brill, 2003), 108-109.
20. Andreev, 101.
21. Shishkin, 105-106.
22. Ibid., 259.
23. Peter Roberts, “Gurdjieff’s Origins”, (12 May 2008).
24. Sir Paul Dukes, The Story of “ST 25”: Adventure and Romance in the Secret Intelligence Service in Red Russia (London: Cassell, 1938).
25. Shishkin, 31.
26. Protokol dopros [Interrogation of Bokii], 18-18 May 1937, in Andreev (2004), 360-361.
27. Shishkin, 177.
28. Ibid., 367.
29. Shishkin, 179, Pervushin, 171-173, and Barchenko, Aleksandr Vasil’evich” Liudi i sud’by.
30. Protokol dopros [Interrogation] of Bokii, 17-18 May 1937, in Andreev (2004), 354-355.
31. Shishkin, 197.
32. Ibid., 203.
33. Osterrieder, 12 and n. 78.
34. Ibid., 1 and n. 3, and Shishkin, passim.
35. Gill Bennett, Churchill’s Man of Mystery: Desmond Morton and the World of Intelligence (Routledge: London, 2007), 72.
36. Osterrieder, 2, 4 and n. 8.
37. Ibid, 1.
38. Shishkin, 48.
39. Shishkin, 68.
40. UK, Foreign and Commonwealth Office, notes on July 1928 exchange between India Office and Foreign Office.
41. Su Andrews: Charles Gallenkamp, Dragon Hunter: Roy Chapman Andrews and the Central Asiatic Expeditions (New York: Penguin Books, 2001).
42. Andrews US Passport application, 18 June 1918.
43. Gallenkamp, 72-73.
44. US National Archives, Records of the Military Intelligence Division, MID, 10989-H-12/8, MID to George H. Sherwood, 20 Jan. 1922.
45. MID, 2338-H-12/39, Report from N.A. China, 5 July 1921, and MID 2657-H-158/2, Clarence A. Manning to MID, 8 Nov. 1921.
46. G. de Purucker, Theosophy and Modern Science, Pt. I [Reprint] (Whitefish, MT: Kessinger, 2003), 101.
47. Gallenkamp, 188.
48. MID, 2055-632-5, C of E to G2, 5 April 1926.
49. MID, 2657-D-935/2, HA, 29 April 1927.

Dr. Richard Spence è professore di storia presso l’Università dell’Idaho. Tra le altre opere, è autore di Trust No One: Il mondo segreto di Sidney Reilly (Feral House, 2002). Il suo ultimo libro è Secret Agent 666: Aleister Crowley, l’intelligence britannica e l’occulto, edito da Feral House.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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