La politica degli Stati Uniti verso il Gasdotto Iran-Pakistan

Salman Rafi Sheikh (Pakistan) Oriental Review 1 aprile 2013

000_nic6197129_siUno degli aspetti del mutamento della forma dalla guerra, avviato dalla seconda guerra mondiale, è lo strumento aggressivo non militare dello ‘strangolamento economico’ attraverso cui le grandi potenze cercano di sottomettere politicamente i Paesi nel loro mirino. Purtroppo lo sviluppo e l’applicazione di questo strumento sono stati facilitati in larga misura dal cattivo uso dell’aspetto, altrimenti positivo, dell’integrazione del sistema economico internazionale. Gli abusi sono stati per lo più commessi dagli USA e dai loro alleati dell’Unione Europea (UE) che sono riusciti a prendere il controllo del sistema giuridico ed economico internazionale fin dall’inizio, per via del loro dominio politico-economico sulle istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM), ecc, e anche delle rotte internazionali del commercio. È un fatto noto che questo ‘strumento’ sia applicato sotto forma di “sanzioni” e di manipolazione geopolitica di FMI, BM, ecc. Tuttavia, gli intricati meccanismi di tutto ciò non sono molto seguiti dalle pubblicazioni generalmente disponibili. Di fatto, la consapevolezza di ciò è uno degli aspetti essenziali per un qualsiasi serio studio degli scenari internazionali attuali e previsti. Uno degli studi più rilevanti su questo contesto, riguarda gli attuali sforzi per strangolare economicamente il progetto del gasdotto Pakistan-Iran (IP) da parte degli statunitensi. Questo progetto è economicamente cruciale per entrambi i Paesi, ma gli USA ritengono il suo fallimento di vitale importanza per la propria politica estera in questa regione. Questo breve articolo presenta una elaborazione analitica dei meccanismi dello ‘strumento’ per lo strangolamento economico, e della sua applicazione da parte degli Stati Uniti nel caso dell’IP Pipeline Gas Project.
Il moderno sistema economico mondiale (dal dopoguerra), è caratterizzato da una complessa interdipendenza, evolutasi dalle rovine della recessione economica pre-bellica. Fu pensato affinché un sistema del genere portasse non solo all’interdipendenza, ma che anche garantisse la stabilità economica al fine di evitare un collasso economico. Il dollaro USA divenne la moneta di scambio centrale di questo sistema, e l’intero sistema fu istituzionalizzato attraverso la definizione di FMI e Banca mondiale. Gli Stati Uniti svolsero un ruolo centrale non solo nella creazione del sistema, ma anche nella sua espansione mondiale. Anche se il presidente Nixon sospese la convertibilità tra dollaro e oro, elemento centrale del sistema, [i] il dollaro continua ad essere la moneta di scambio centrale nel commercio internazionale, consentendo agli Stati Uniti di ‘dirottare’ le economie dei Paesi presi di mira. La stessa espansione del sistema capitalista, od ‘occupazione finanziaria’ del mondo da parte del capitalismo occidentale, è unico, nel senso che viene utilizzato come arma della guerra economica. Le politiche economiche di oggi non solo sono dirette a garantire la prosperità economica dello Stato, ma anche a raggiungere determinati obiettivi politici. Il dominio politico-economico sull’economia mondiale e le sue istituzioni, da parte delle economie sviluppate, gli permette di tradurre questo dominio in un efficace strumento di politica estera. Vi sono diverse dimensioni nell’applicazione di questo strumento, tuttavia, lo strangolamento economico è l’aspetto sempre più di frequente utilizzato negli ultimi anni dalle maggiori potenze. Sanzioni economiche, boicottaggi, rifiuto dei fondi ai programmi di sviluppo sono gli strumenti sempre più applicati contro i Paesi destinatari, al fine di influenzarne la politica. Cosa motivi l’applicazione di questi strumenti è stato oggetto di molti studi. C’è un dibattito tra gli intellettuali, alcuni sostengono che l’aspetto economico è più importante di quello politico; altri sostengono il contrario. Oltre a questo, vi sono altri che parlano a favore del fattore geo-politico, anche se non è l’unico, ma uno dei più importanti fattori contemporanei. [ii] Anche se è difficile stabilire categoricamente quale fattore influisca di più rispetto agli altri, nel caso del Gasdotto IP, dato l’attuale scenario politico in Pakistan e Iran nei confronti degli Stati Uniti, sembra che sia il fattore geopolitico quello più esplicitamente applicato. Le “preoccupazioni” degli Stati Uniti in merito a questo progetto hanno basi geopolitiche e ne spiegano l’opposizione al progetto. L’importanza geopolitica del Pakistan e dell’Iran, secondo le attuali circostanze regionali, per gli Stati Uniti può essere interpretata quando si prendono in considerazione sia le dinamiche interne che esterne dei sistemi politici di entrambi i Paesi. Per iniziare, è importante avere una comprensione concettuale di cosa sia il fattore geopolitico e come viene misurato.
La geopolitica viene spesso definita in termini di relazioni causali tra potere politico e spazio geografico, tra potere effettivo dello Stato e il suo impatto sulle sue relazioni con gli altri Stati. [iii] La geopolitica, pertanto, si correla non solo alle potenzialità dello Stato, ma anche alla sua capacità di tradurre le sue risorse in potere effettivo, nella sua posizione nel mondo, nella sua importanza in date circostanze e nella sua posizione geografica verso i Paesi vicini [iv]. Data la peculiare natura volatile del sistema politico internazionale, in misura ragionevole è l’ambiente esterno che aumenta o riduce l’importanza geopolitica di uno Stato rispetto ad un altro Stato. Il sistema internazionale è una sorta di oligarchia che cinque grandi potenze dominano dalla fine della seconda guerra mondiale. Il fattore geopolitico è, quindi, anche da intendersi in termini di importanza di uno Stato (secondario) per l’agenda di uno Stato (Potenza). E’ questo particolare aspetto del fattore geopolitico ad essere assai rilevante nel caso del progetto del Gasdotto IP. Come indicato in precedenza, la materializzazione di questo progetto può avere implicazioni significative per gli obiettivi eurasiatici e mediorientali degli Stati Uniti. E’ in questo contesto, quindi, che l’importanza geopolitica del Pakistan e dell’Iran per gli Stati Uniti deve essere compresa, come anche le politiche degli Stati Uniti verso questi due Paesi nell’attuale scenario politico regionale.
Quando applichiamo il concetto geopolitico all’Iran e al Pakistan, nelle attuali circostanze, diventa abbastanza evidente perché gli Stati Uniti si oppongano all’IP Pipeline Gas Project, facendo pressione sul Pakistan. In primo luogo, analizzeremo l’importanza geopolitica dell’Iran. L’Iran è uno dei principali Paesi dell’Asia occidentale. Il suo programma nucleare e le sue possibili implicazioni per l’intera regione, la sua disposizione ideologica, i suoi enormi giacimenti di petrolio e l’importanza strategica ed economica dello Stretto di Hormuz, fanno dell’Iran un importante attore regionale. La transizione dell’Iran da Stato laico a Stato ideologico ha provocato la grande trasformazione del suo valore geopolitico per gli Stati Uniti e per altri Stati della regione. Ha completamente cambiato la prospettiva dell’Iran, nei calcoli degli Stati Uniti, da “pilastro” della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente a potenziale nemico da non sottovalutare, trasformando ex-alleati in nemici e vecchi nemici in amici. Questa trasformazione sarebbe sufficiente ad illustrare il punto secondo cui è l’ambiente esterno che incide, in misura ragionevole, sull’importanza geopolitica in determinate circostanze. Dal punto di vista strategico, l’Iran è collegato non solo al Medio Oriente, ma anche all’Asia del Sud-Ovest e del Sud. Perciò, un Iran economicamente potente e nucleare, comprometterebbe gli obiettivi del dominio geostrategico e geoenergetico degli Stati Uniti su tutta la ricca regione petrolifera. Allo stesso modo, la preparazione militare iraniana, il suo graduale spostamento verso l’energia nucleare, i suoi enormi giacimenti di petrolio e il significato estremamente cruciale dello Stretto di Hormuz per i rifornimenti di petrolio verso numerosi Paesi, rendono il caso iraniano altamente significativo. Ora è in questo contesto che la politica della sanzioni contro l’Iran degli Stati Uniti deve essere capita. Questa politica punta ad obiettivi di un”occupazione finanziaria’ volti contro l’azione di un Paese che cerca di trasformare le proprie risorse potenziali in potenza reale, cioè ad usare le risorse potenziali per costruire una potenza militare, sviluppare tecnologie avanzate e svilupparsi economicamente e politicamente. Un breve sguardo al tipo e alla gamma di sanzioni imposte all’Iran sarà sufficiente ad illustrare questo punto.
A quanto pare, la ragione per imporre sanzioni all’Iran è cambiarne la politica nucleare, tuttavia, come indicato prima, il nucleare può essere solo ‘un fattore’ ma non ‘il fattore’. L’importanza geopolitica dell’Iran, come evidenziato sopra, fornisce una combinazione di fattori a causa della quale gli Stati Uniti e i loro alleati cercano di contenerlo utilizzando l’opzione della guerra del 21° secolo, vale a dire lo strangolamento economico. L’Iran Sanctions Act è il nucleo delle sanzioni sull’energia adottate dagli Stati Uniti. La decisione dell’Iran di aprire l’industria energetica agli investimenti stranieri nel 1995, fornì agli Stati Uniti la possibilità di danneggiarlo, ed ecco quindi la legge sulle sanzioni. Si tratta di un “atto extra-territoriale” che consente agli Stati Uniti di controllare e imporre sanzioni su imprese estere e multinazionali, molte delle quali sono state costituite da alleati degli USA. [v] La ‘complessa interdipendenza’ del moderno sistema economico, il dominio degli USA e dei loro alleati su questo sistema economico, le sue istituzioni e le sue politiche, aiutano gli Stati Uniti ad imporre e rendere operative le sanzioni. La gamma di sanzioni include non solo il settore energetico, ma anche la vendita di armi e munizioni, il settore bancario, le operazioni militari dell’Iran, le Guardie rivoluzionarie, il commercio, gli investimenti e il settore finanziario (rapporti con la banca centrale dell’Iran). [vi] Anche se gli Stati Uniti non sono stati in grado di raggiungere i risultati desiderati, le sanzioni ai principali settori economici dell’Iran hanno colpito, facendo declinare le esportazioni di petrolio e di gas, nonché abbassando il tasso di cambio del Rial. L’instabilità economica rischia di avere ripercussioni politiche, almeno nei calcoli degli Stati Uniti. Ora, in questo scenario, il gasdotto IP è assai importante per poter rinvigorire l’economia in declino dell’Iran. A causa delle sanzioni imposte, l’export energetico iraniano, una delle risorse principali di entrate di valute estere, è diminuito considerevolmente. Con il completamento di questo gasdotto, l’Iran sarebbe in grado di dare un impulso positivo alla sua economia declinante, e quindi di diminuire l’effetto delle sanzioni sconfiggendo l’azione politica degli Stati Uniti verso l’Iran. E’ per questo motivo che gli Stati Uniti vedono tale progetto non nei suoi aspetti politici o economici, ma dal punto di vista geopolitico, perché il completamento di questo progetto potrebbe anche migliorare il peso politico dell’Iran nella regione, quindi il progetto viene considerato non solo come un progetto, ma come una potenziale cooperazione tra Iran e Pakistan che a lungo termine avrebbe importanti implicazioni per gli obiettivi degli Stati Uniti in Afghanistan. [vii]
D’altra parte, l’importanza del Pakistan per gli Stati Uniti è immensa, data l’esigenza, urgente e critica, degli USA di raggiungere una soluzione negoziata in Afghanistan, soprattutto con i taliban,  permettendo agli Stati Uniti di raggiungere i loro ‘obiettivi minimi regionali’. E’ quindi di primaria importanza per gli Stati Uniti mantenere il Pakistan nel loro campo, e il Pakistan è ben consapevole di questo fattore. [viii] Tuttavia, il finale di partita si avvicina in Afghanistan e la rapida evoluzione degli equilibri interni di potere tra taliban e il governo afgano sostenuto dagli  USA, può incidere negativamente sulle relazioni Pakistan-USA, così come anche sulla questione dei mega-progetti TAPI e CASA-1000. Anche se il Pakistan spera di ottenere un’esenzione, come la Cina e l’India, la storia della volatilità dei rapporti pakistano-statunitensi, spesso trasformatisi anche in azioni abrasive e aggressive anti-Pakistan degli Stati Uniti dagli anni ’90, come la recente crescente sfiducia reciproca, sono fattori che ostacolano la possibilità di una qualsiasi ‘risaldatura dei rapporti’, almeno nell’immediato futuro. E’ nel contesto della guerra afghana e della percezione degli Stati Uniti di un Pakistan doppiogiochista, che si ha la necessità di vedere la situazione attuale. L’inaffidabilità e l’incertezza del futuro, e la crisi energetica in rapido deterioramento non hanno lasciato al Pakistan altra scelta che cercare delle alternative. Inoltre, non è solo questo il fattore che spiega importanza geopolitica dell’Afghanistan per il Pakistan. Il Pakistan è l’unica potenza nucleare islamica ed ha enormi risorse naturali. Anche se il Pakistan deve ancora tradurre questo potenziale potere in potenza effettiva, si deve tenere in conto il potere sul terreno che il Pakistan possiede.  L’impatto della nuclearizzazione che il Pakistan ha deciso nonostante l’opposizione degli Stati Uniti, è negativo sulle politiche delle principali potenze nei confronti del Pakistan, in questo scenario. Una potenza nucleare come il Pakistan, economicamente e politicamente stabile e con una forte potenza militare e una cultura strategica può diventare un ostacolo agli obiettivi regionali degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, opponendosi e minacciando sanzioni, vogliono mantenere il Pakistan a disposizione dei progetti energetici da essi sponsorizzati, e perciò usano anche la leva dell’indebita influenza da esercitare negli affari interni del Pakistan. [ix] Gli Stati Uniti dunque fanno pressione sul Pakistan mostrando le loro “profonde preoccupazioni” sulla finalizzazione di questo progetto. Come nel caso dell’Iran, l’importanza geopolitica del Pakistan riguardo gli interessi regionali degli Stati Uniti, è il fattore dominante che detta la politica estera degli Stati Uniti attraverso la minaccia di sanzioni.
Per aumentare il rispetto internazionale delle sanzioni sponsorizzate dagli Stati Uniti contro l’Iran, il presidente degli USA Barak Obama ha emesso un ordine esecutivo, il 1 maggio 2012, che autorizza il dipartimento del Tesoro ad individuare e sanzionare (escludendo dal mercato statunitense) persone e società estere che aiutano l’Iran e la Siria ad eludere le sanzioni multilaterali degli Stati Uniti. L’Unione europea ha già preso provvedimenti contro l’Iran in combutta con il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, fin dal 2011. [x] L’ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti è destinato a garantire il massimo rispetto delle sanzioni imposte all’Iran. In altre parole, questo ordine esecutivo è uno strumento della politica estera e della manipolazione di altri Stati della politica degli Stati Uniti nelle regioni extra-territoriali, come il Pakistan nel caso del progetto del gasdotto IP.  Lo strangolamento economico da parte degli Stati Uniti spiega il rifiuto dell’Oil and Gas Development Company Limited del Pakistan (ODGCL) e della Banca Nazionale del Pakistan nel finanziare questo progetto, a causa del timore di sanzioni dagli Stati Uniti. Il 22 dicembre 2011, la Banca Nazionale del Pakistan (NBP), responsabile per la raccolta dei finanziamenti del progetto, informava il comitato direttivo del Comitato di coordinamento economico (ECC) dell’Iran-Pakistan (IP) Pipeline che aveva “filiali in diversi Paesi e quindi temeva che questi rami vengano chiusi a causa delle sanzioni degli Stati Uniti.” Successivamente, la NBP usciva dal progetto. Nel dicembre 2011, la OGDCL “già in ristrettezze monetarie a causa del debito circolare, informava che i suoi investitori statunitensi avevano minacciato di ritirarsi se l’azienda finanziava l’IP Pipeline Gas Project.” Successivamente, l’OGDCL abbandonava il progetto. Il 14 marzo 2012, la Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC), di Pechino, si ritirava dall’accordo per finanziare il  progetto del gasdotto. Il 14 maggio 2012, la Gazprom, il più grande estrattore di gas naturale del mondo, abbandonava il progetto del gasdotto. [xi] Di conseguenza, al Pakistan non è rimasta altra scelta che chiedere all’Iran di finanziare la parte del progetto del gasdotto del Pakistan. Ma, come accennato in precedenza, l’economia iraniana fatica a causa delle sanzioni degli Stati Uniti, e deve essergli molto difficile finanziare il progetto. La condizione dell’economia iraniana può essere giudicata dal fatto che l’Iran non ha potuto pagare le importazioni di grano dall’Ucraina, il 6 e il 7 febbraio 2012, e l’Iran ha un debito equivalente a 144 milioni dollari per il riso inviatogli dall’India. [xii]
Non si tratta solo delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo il loro futuro in Afghanistan, il progetto IP ha anche molto a che fare con il futuro del gasdotto TAPI sponsorizzato dagli Stati Uniti, che deve attraversare Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India, un mezzo volto a materializzare gli obiettivi geo-strategici e geo-energetico degli Stati Uniti nella regione eurasiatica e sud-asiatica. [xiii] Ma il futuro del TAPI nonché della linea di trasmissione dell’energia elettrica CASA-1000, tra Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan e Pakistan, è assai incerto a causa della situazione interna dell’Afghanistan. Fino a quando l’ordine non sarò ripristinato in Afghanistan, e il mandato del governo ristabilito nelle aree tribali del Pakistan, non ci si può aspettare di vedere che questi progetti siano finalizzati. Inoltre, la rapida evoluzione della situazione interna dell’Afghanistan e la prospettiva che i taliban emergano quale forza politica rischiano di rendere la situazione ancor più complessa, perché fu lo stesso progetto TAPI che avrebbe innescato il conflitto tra Stati Uniti e taliban alla fine degli anni ’90. [xiv] E’ per questo motivo che gli Stati Uniti  esprimono più volte la loro preoccupazione sul progetto del gasdotto IP, che offre una alternativa migliore al TAPI perché, senza tenere il Pakistan impegnato sull’obbligo costruttivo previsto o sulla politica del gasdotto, gli Stati Uniti potrebbero dover affrontare maggiori difficoltà, non solo  ritirando le proprie forze, ma anche nel pianificare guerre per la loro presenza militare e non militare in Afghanistan. È per questo che il Pakistan deve osservare con scetticismo le obiezioni degli Stati Uniti al progetto del gasdotto, perché si basano su un contesto regionale più ampio. Il gasdotto, per esempio, aiuterà l’Iran a tenere a bada la crescente influenza degli Stati Uniti in Afghanistan e Pakistan. Sfruttando i suoi vasti giacimenti di gas, l’Iran può migliorare la sua economia ed esercitare influenza politica, e l’ultima cosa che Washington vuole è affrontare  Teheran che gode di un notevole peso regionale e che, quindi, possa sfidare la pressione degli Stati Uniti [xv], oltre ad obbligare il Pakistan ad aderire ai progetti degli USA.
I fattori spiegati sopra mostrano che la geopolitica è uno dei fattori più importanti nel determinare gli obiettivi della politica estera, e lo strangolamento economico come uno dei mezzi più applicati in politica estera per raggiungere tali obiettivi. L’importanza geopolitica è determinata soprattutto dalla posizione e dal potenziale di uno Stato, tuttavia, l’ambiente esterno in cui gli Stati agiscono modella considerevolmente anche l’importanza di uno Stato nelle circostanze date. Lo scenario geopolitico regionale nell’Asia occidentale e meridionale, e la presenza degli Stati Uniti in Afghanistan nel raggiungimento dei loro obiettivi, sono i fattori principali dietro la politica dei gasdotti. Gli Stati Uniti sono in grado di raggiungere i loro obiettivi non solo attraverso l’uso della forza, ma anche attraverso lo strangolamento economico dei Paesi presi di mira, quindi con le sanzioni. Le dinamiche intricate dello strangolamento economico e dell’imposizione della sanzioni hanno fondamenti più geopolitici che economici, che se non sono militari, restano coercitivi. E’ la particolare struttura del sistema economico internazionale che consente alle grandi potenze di raggiungere i loro obiettivi economici e politici isolando gli Stati presi a bersaglio. Gli Stati Uniti, grazie al loro dominio sul sistema economico internazionale, cercano di fare pressione su Pakistan e Iran minacciando sanzioni e strangolamento economico per via del progetto del gasdotto IP, ritenuto tale da compromettere gli obiettivi degli Stati Uniti nella regione.

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Note:
[i] Michael Veseth, “What is Political Economy?” International Relations, Vol. 2, International Political Economy (2001), 3
[ii] Julien Reynaud, Julien Vauday, “IMF Lending and Geo-Politics” European Central Bank 965(2008), 11
[iii] Oyvind Osterud, “The uses and abuses of Geo-politics.” Journal of Peace Research 25 (1998), 191
[iv] Julien Reynaud, Julien Vauday, 15
[v] Kenneth Katzman, “Iran Sanctions” Congressional Research Service (2013), 7
[vi] Ibid.
[vii] Vedasi March 11 statement of Victoria Nuland, the US State Department’s SpokeWoman.
[viii] Vedasi Pakistan’s then Foreign Minister, Shah Mahmud Qureshi’s statement of June 20, 2010.
[ix] Editoriale de The News International, 3 aprile 2010
[x] Kenneth Katzman, 44
[xi] Dr Farrukh Saleem, Pipedream”, The News International, 10 marzo 2013
[xii] Ibid
[xiii] John Foster, “Afghanistan, the TAPI Pipeline, and Energy Geopolitics” Journal of Energy Security (2010)
[xiv] Ahsan Ur Rehman Khan, “Taliban as an Element of the Evolving Geopolitics: Realities, Potential, and possibilities.” Institute of regional Studies, Islamabad 19 (2000-2001): 98-99
[xv] Huma Yousuf, Dawn (Islamabad),  4 aprile 2010

L’autore è un ricercatore-analista di affari internazionali e pakistani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il secondo SED India-Cina

Prashant Kumar Singh IDSA 30 novembre 2012

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Il secondo dialogo strategico economico (SED) India-Cina è stato convocato a New Delhi il 26 novembre 2012. Montek Singh Ahluwalia, Vicepresidente della Commissione per la pianificazione dell’India, e Zhang Ping, Presidente della Commissione del Nazionale lo sviluppo e la riforma (NDRC), hanno rispettivamente guidato le delegazioni indiana e cinese. Il formato SED è abbastanza recente e, probabilmente, il più recente forum di contatto tra i funzionari indiani e cinesi. Il primo SED si è tenuto in Cina nel settembre 2011. In effetti, l’idea che i due paesi dovrebbero tenere un dialogo economico strategico regolare, emerse quando il premier Wen Jiabao visitò  l’India nel 2010. Tra l’altro unico paese con cui la Cina detiene questo tipo di dialogo sono gli Stati Uniti. Il messaggio uscito dal secondo SED è che le economie dell’India e della Cina continueranno a tracciare il loro corso indipendente, libere dalle preoccupazioni della sicurezza.
L’obiettivo principale del dialogo economico strategico è rafforzare la cooperazione in settori di fondamentale importanza, quali infrastrutture e alta tecnologia. Tuttavia, il quadro del SED è abbastanza ampio. La gestione congiunta dell’attuale situazione economica mondiale, la cooperazione internazionale nei sistemi monetari e finanziari, i mercati mondiali delle materie prime, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e alimentare sono stati i grandi temi discussi durante il secondo SED. [1] Alla luce di questi grandi temi, questioni importanti come “rafforzare la comunicazione sulle politiche macroeconomiche, approfondendo e ampliando il commercio e gli investimenti e promuovendo la cooperazione bilaterale nei settori finanziario e delle infrastrutture“, sono stati discussi nell’occasione. [2]
A seguito del primo SED nel 2011, cinque gruppi di lavoro si sono formati. Il lavoro svolto da questi gruppi è stato deliberato dal secondo SED. I cinque gruppi di lavoro riguardano il coordinamento politico, le infrastrutture, l’energia, la tutela dell’ambiente e l’alta tecnologia. Il gruppo di lavoro sul coordinamento delle politiche puntava sui temi “dello sviluppo delle competenze e del parco industriale”, del miglioramento dell’”ambiente per gli investimenti” e dello “sviluppo delle competenze per l’occupazione”. Il gruppo di lavoro sulle infrastrutture si è occupato “del programma di sviluppo ferroviario ad alta velocità, del trasporto pesante e dello sviluppo delle stazioni”.
Il gruppo di lavoro sull’energia ha esplorato le opportunità e le sfide sottolineate dal settore dell’energia eolica, ed ha anche esaminato il potenziale economico degli impianti energetici  per i produttori cinesi in India. Il gruppo di lavoro per la tutela ambientale ha lavorato sull’efficienza energetica. Il gruppo di lavoro sull’alta tecnologia ha approvato la cooperazione nel settore dell’Information Technology e Information Technology Enabled Services (IT/ITES), per condurre studi commerciali congiunti in questo campo. È importante sottolineare che questo gruppo di lavoro ha deciso di sviluppare “standard comuni per la TV digitale, i codec audiovideo e la tecnologia per la comunicazione mobile”. [3] Sulla linea delle relazioni e dei suggerimenti dei gruppi di lavoro, circa 11 protocolli d’intesa sono stati firmati dai governi, nonché dai privati, in occasione del secondo SED.
Il volume d’affari complessivo di questi protocolli d’intesa è di circa 5 miliardi di dollari (27.865 crore di rupie). I protocolli d’intesa firmati nel secondo SED si sono focalizzati per consentire alle istituzioni finanziarie dei due paesi un mutuo accesso ai rispettivi mercati. Inoltre, numerosi MoU si focalizzano sulle infrastrutture critiche. L’India Reliance Power e il China Ming Yang Wind Power Group investiranno 3 miliardi di dollari per sviluppare progetti per 2.500 MW di energia rinnovabile. La China Development Bank fornirà il project financing per la Ming Yang Wind Power Group. Lanco Infratech e China Development Bank hanno firmato un patto in base al quale la China Development Bank fornirà 600 milioni di dollari di finanziamenti al progetto da 4×660 MW Anpara – fase II della Lanco. La NIIT investirà 800 milioni di dollari per la creazione di un parco IT ad Hainan, per il quale la NIIT e il governo provinciale di Hainan hanno firmato un accordo. I governi cinese e indiano hanno espresso interesse per la cooperazione in settori come “i treni ad alta velocità, l’ammodernamento delle stazioni ferroviarie, l’efficienza energetica e i settori IT, dell’acqua, del riciclaggio, della scienza digitale e della micro-irrigazione“.
L’ufficio indiano per l’efficienza energetica e il NDRC della Cina, così come i ministeri delle ferrovie indiano e cinese, hanno firmato dei protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione tecnica in alcune di questi settori. Tra l’altro, la questione del miglioramento e del rafforzamento dei collegamenti e dei trasporti è stata anch’essa discussa. La NASSCOM, l’associazione dell’industria IT dell’India e la China Software Industry Association (CSIA) hanno firmato protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione nel settore IT e degli ITES (servizi per l’attivazione dell’IT). [4] Costruire e attuare migliori pratiche nel commercio, nello scambio di informazioni e nello sviluppo delle competenze in altri settori figuravano anche nelle discussioni. La Commissione per la pianificazione dell’India ha firmato un protocollo d’intesa con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, per effettuare studi congiunti a questo proposito. [5] Ahluwalia ha ribadito che gli affari tra i due paesi aumenteranno con il regime di libero scambio. Il SED inoltre ha deciso di rafforzare il commercio bilaterale da 74 miliardi a 100 miliardi di dollari. [6]
Il SED tra l’India e la Cina assume importanza nel contesto delle frizioni su questioni territoriali tra la Cina e i suoi vicini, che stanno venendo alla ribalta ancora una volta. In realtà, solo un paio di giorni prima del SED, la Cina ha iniziato a rilasciare passaporti elettronici con una mappa raffigurante la quasi totalità del Mare del Sud della Cina e il Chin Akasi. La mossa ha suscitato le proteste di paesi come il Vietnam e le Filippine. Anche se il problema è stato evidenziato anche dai media indiani, il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon ha chiarito che tali questioni non devono essere esagerate e dovrebbero essere viste considerando che le dispute territoriali esistono e i due paesi hanno le loro contese. [7]
Montek Singh Ahluwalia ha inoltre chiarito che la questione della mappa non è stata discussa al SED. Ha anche affermato categoricamente che l’India non ha “alcun specifico problema di sicurezza con la Cina” ed ha affermato che “La sicurezza è rilevante non solo nei confronti della Cina. Non è specifica. Misure di sicurezza generali sono state prese“. [8] Ciò che è più importante nel contesto del SED sono le preoccupazioni dell’India sullo squilibrio commerciale con la Cina e gli ostacoli che le imprese indiane affrontano nell’accesso al mercato cinese. Il primo ministro Manmohan Singh ha sollevato la questione durante il suo recente incontro con il premier Wen Jaibao a Phnom Penh. Ha chiesto che le imprese indiane abbiano un maggiore accesso ai mercati cinesi dell’IT/ITES e farmaceutico, e ha anche dichiarato che la Cina dovrebbe aumentare i propri investimenti nel settore delle infrastrutture in India. Acquietando tali preoccupazioni indiane, il premier cinese ha risposto che tutti questi problemi saranno risolti gradualmente. [9]
Infine, il SED è un forum importante che può rendere un servizio prezioso alla causa della maggiore cooperazione economica tra India e Cina. Menon e Ahluwalia hanno scelto  parole sagge per allontanare l’ombra dei problemi della sicurezza. Si consiglia di continuare a farlo. In effetti, i risultati potrebbero potenzialmente contribuire all’efficace rafforzamento della reciproca fiducia.

Note
[1] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[2] Ibid
[3] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[4] “India, China ink 11 MoUs entailing $ 5.2 billion investment”, The Economic Times, 26 novembre 2012   “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 novembre 2012; “India, China agree to cooperate in energy, railways, IT sectors”, The Tribune, 27 novembre 2012;
[5] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[6] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[7] “NSA Shivshankar Menon plays down China map row”, The Times of India, 27 novembre, 2012
[8] “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 November 2012
[9] “PM conveys concerns over trade imbalance with China to Wen”, The Economic Times, 19 novembre 2012

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Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La guerra contro la Libia è un disastro economico per l’Africa e l’Europa

Incontro con il ministro libico per la Cooperazione
Thierry Meyssan Réseau Voltaire Tripoli (Libia) 3 Luglio 2011

Uno dei motivi della guerra contro la Libia è quello di fermare lo sviluppo del continente, consentire l’installazione della base militare dell’US Africom in Cirenaica e l’avvio dello sfruttamento coloniale dell’Africa a beneficio degli Stati Uniti. Per capire questi problemi nascosti, la Rete Voltaire ha intervistato Mohammed Siala, ministro della cooperazione e direttore del fondo sovrano libico.   
  
Rete Voltaire: Il suo paese è ricco di petrolio e gas. Avete capitalizzato 70 miliardi dollari nella Autorità per gli Investimenti Libica. Come usate questa manna?
Mohammed Siala: Abbiamo risorse significative, ma non sono rinnovabili. Così abbiamo creato la Autorità per gli Investimenti Libica per proteggere il patrimonio delle generazioni future, come hanno fatto i norvegesi, per esempio. Tuttavia, dedichiamo una parte di questi fondi allo sviluppo dell’Africa. Questo vuol dire che abbiamo investito oltre 6 miliardi dollari in azioni di sviluppo del continente, in agricoltura, turismo, commercio, miniere, ecc.
Abbiamo messo i fondi rimanenti in settori diversi, paesi diversi, diverse valute. Ovunque, compresi gli Stati Uniti e Germania, che purtroppo hanno permesso di congelare alcuni dei nostri beni.

Rete Voltaire: Tecnicamente, come viene messo in atto questo congelamento?
Mohammed Siala: il blocco dei beni è regolato dalle leggi bancarie del paese in cui vengono collocati. La regola è che bloccano i nostri conti, ma a volte possiamo ottenere il rilascio se portiamo la controversia al Consiglio dei Reclami e se proviamo che sono destinati a determinati usi. Per esempio, io ho appena ottenuto il disgelo dei fondi destinati alle borse di studio di 1.200 studenti che abbiamo mandato in Malesia. Cerchiamo di fare lo stesso per tutto ciò che riguarda i benefici sociali o le spese per il ricovero dei nostri cittadini all’estero.
Occasionalmente, alcuni paesi ci permettono di utilizzare i fondi per comprare cibo o medicine. In linea di principio, è nostro diritto, ma molti si rifiutano di scongelare i fondi necessari o lo rimandano. Per esempio, in Italia, lo stato nega qualsiasi uso dei nostri beni. In Germania, lo stato lo consente per scopi umanitari, ma alcune banche si rifiutano di sbloccare i fondi. Le interpretazioni della risoluzione sono completamente differenti da stato a stato. Chiediamo una regola chiara: ciò che è permesso è consentito e ciò che non lo è, è proibito. Per ora, l’interpretazione è politica e la forza prevale sul diritto.

Rete Voltaire: è l’unico problema che incontrate nei i vostri rifornimenti?
Mohammed Siala: Dobbiamo anche affrontare il blocco marittimo che la NATO ha istituito senza base legale. Impediscono il nostro approvvigionamento , o lo ritardano, anche i carichi di derrate alimentari. Si applicano in particolare a evitare le nostre consegne di benzina, anche se ciò non è coperto da pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. Abbiamo una petroliera che pazienta da un mese a Malta. Per ogni nave, discutono dell’uso duale di quello che trasporta. La benzina è destinata ai veicoli civili. Ma loro dicono che può anche essere usata per i veicoli dell’esercito. Noi rispondiamo che non possono vietarci di usarlo per le ambulanze, ecc. Tuttavia, dall’inizio del conflitto, impediscono qualsiasi consegna di gas. Tuttavia, siamo dipendenti da raffinerie estere per circa un terzo del nostro fabbisogno. Da qui la carenza attuale. In teoria, hanno solo il diritto di ispezionare le navi per assicurarsi che non trasportano armi. Ma in pratica hanno installato illegalmente un blocco navale. Hanno ordinato alle navi russe e cinesi di tornare indietro. I loro stati devono quindi presentare una denuncia presso il comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite, per discutere dell’interpretazione delle risoluzioni. Si tratta di un processo senza fine e dissuasiva. Nessuna base giuridica gli consente di farlo, ma sono forti, sicuri della loro impunità.
Tuttavia noi siamo in grado di rifornirci via terra, ma questo è irrisorio: abbiamo bisogno di un mese per trasportare sui camion quello che possiamo scaricare, in un solo giorno, nei nostri porti.

Rete Voltaire: Il suo paese ha intensificato la costruzione delle infrastrutture, tra cui le gigantesche opere d’irrigazione del Man Made River. Quali sono i vostri progetti attuali?
Mohammed Siala: C’è una ferrovia che attraversa il Nord Africa, ad eccezione della Libia. Vogliamo portare a termine l’integrazione nell’economia regionale e sospingerla. I cinesi costruiscono il tratto Tunisia-Sirte. I russi hanno il compito della Sirte-Bengasi. Una trattativa era in corso con l’Italia per la sezione Bengasi-Egitto, così come per le locomotive. Abbiamo anche iniziato la costruzione di una linea transcontinentale nord-sud, con il tratto Libia-N’Djamena. Si tratta di investimenti di interesse internazionale e abbiamo pensato che il G8 ci aiuterebbe. L’aveva promesso, ma non abbiamo visto arrivare nulla.
Siamo impegnati negli accordi, e abbiamo usato le offerte per costringere i nostri fornitori ad abbassare i prezzi. Durante la sua visita, Putin ha accettato di allineare i prezzi delle compagnie russe con quelli dei loro concorrenti cinesi. Siamo stati in grado di diversificare i nostri partner.

Rete Voltaire: Con la guerra, cosa accadrà a questi progetti?
Mohammed Siala: Tutti questi siti sono interrotti per il congelamento dei beni. Ma noi continuiamo la gara d’appalto sui tronconi da realizzare, perché siamo convinti che la guerra è temporanea e che i lavori riprenderanno. Ci stiamo preparando a continuare i contratti temporaneamente sospesi per motivi di “forza maggiore”.
La guerra ha esasperato i nostri partner. I cinesi hanno qui 20 miliardi di dollari in contratti, i turchi 12 miliardi. Poi ci sono gli italiani, russi e francesi. Non era loro interesse avviare questa aggressione, e tanto meno parteciparvi. Probabilmente alcune persone hanno ricevuto delle compensazioni sottobanco, ma non abbiamo informazioni precise su ciò. Altri sperando di poter più conquistare questo paese, sostengono da sé i contratti di ricostruzione.

Rete Voltaire: Quali sono le conseguenze del congelamento del vostro patrimonio per l’Africa?
Mohammed Siala: Bloccando le nostre risorse, hanno anche bloccato i nostri sforzi per sviluppare l’Africa. Il continente non è in grado di esportare materie prime. Noi investiamo in modo che siano trasformati e commercializzati in Africa, dagli africani. Si tratta di creare posti di lavoro e mantenere il plusvalore in Africa. Da un lato gli europei ci incoraggiano, perché si prosciuga il flusso migratorio, dall’altro, si oppongono perché dvrebbero abbandonare lo sfruttamento coloniale.
Gli occidentali vogliono mantenere l’Africa in una situazione in cui esporta solo materie prime, dei beni primari.
Per esempio, quando il caffè prodotto in Uganda è esportato in Germania, dove viene venduto, il profitto resta in Germania. Abbiamo finanziato impianti per la torrefazione, macinatura, confezionamento e così via, ecc. La percentuale di remunerazione per gli ugandesi è passata dal 20% all’80%. Ovviamente, la nostra politica è in conflitto con gli europei. Si tratta di un eufemismo.
Finanziamo risaie in Mozambico e in Liberia, per la somma di 32 milioni di dollari a progetto e creare 100000 posti di lavoro ciascuno. Cerchiamo prima l’autosufficienza di ogni stato africano, e solo dopo i mercati di esportazione. Senza dubbio, entriamo in conflitto con coloro che producono ed esportano riso, soprattutto se vi speculano.
Costruiamo anche strade. Per esempio dalla Libia al Niger. Abbiamo già collegato Sudan e Eritrea, sconvolgendo l’economia regionale e aprendo prospettive di sviluppo. Ora è possibile spostare merci su strada e mare

Rete Voltaire: Si può dire che la Libia ha poche alleanze diplomatiche, ma ha sviluppato alleanze economiche che vi proteggeranno. Possiamo parlare di diplomazia degli investimenti?
Mohammed Siala: sì. Per esempio, abbiamo 50 milioni dollari di fondi per la costruzione, da parte delle imprese cinesi, di un canale di 32 km in Mali, per l’irrigazione delle aree agricole. Il congelamento dei nostri beni interrompe gli importanti progetti per l’agricoltura in questo paese. Se continua ciò, sorgerà presto un problema alimentare e i popoli riprenderanno ed accelereranno la migrazione verso l’Europa. In definitiva, gli europei non possono permettersi di fermare i nostri sforzi per lo sviluppo del continente. Non hanno alcuna alternativa alla nostra politica.

Rete Voltaire: Avete un dispositivo che permette di pagare i vostri ordinativi sul mercato internazionale, nonostante il congelamento dei vostri beni. Il vostro paese viene attaccato, penso, naturalmente, all’acquisto di armi e munizioni.
Mohammed Siala: Resistiamo da quattro mesi e mezzo. Abbiamo imparato dall’embargo ed eravamo pronti fin dal primo giorno. Molti stati stanno guardando e vogliono adottare misure simili per proteggere se stessi dall’imperialismo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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