Il ministro della difesa russo sostenuto dal suo omologo cinese

Reseau International 4 aprile 2014
CHINA-BEIJING-XU QILIANG-RUSSIAN DEFENSE MINISTER-MEETING (CN)A Kajrakum (Tagikistan) il 4 aprile si svolge la riunione dei ministri della Difesa della Shanghai Cooperation Organization (SCO) con la partecipazione del ministro della Difesa della Federazione Russa, Generale Sergej Shojgu, del ministro della Difesa della Repubblica del Kazakhstan Adilbek Jaksibekov, del ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan, del ministro della Difesa della Repubblica del Kirghizistan Talajbek Omuralaev, del ministro della Difesa della Repubblica del Tagikistan, Tenente-Generale Sherali Mirzo, del Primo Viceministro della Difesa della Repubblica di Uzbekistan, Tenente-Generale Bahodyr Tokhmatov.
I ministri della Difesa dei Paesi aderenti alla SCO hanno discusso i risultati della cooperazione nel 2013 e l’ulteriore sviluppo delle relazioni militari. Le parti hanno scambiato opinioni sulle questioni di attualità nella sicurezza internazionale e regionale. Un altro argomento è stato discusso: la preparazione delle esercitazioni antiterrorismo congiunte per le “missioni di pace”, che si terranno quest’anno sul territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Parlando al vertice, il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha discusso la situazione in Ucraina: “La minaccia per lo Stato ucraino è la profonda crisi politica ed economica, non la Russia. Vediamo di uscire dalla crisi solo con una soluzione politica sulla base degli interessi e dei diritti del popolo di Ucraina“. Il capo del Ministero della Difesa russo ha preso atto, con rammarico, che in quel Paese è stato applicato lo scenario elaborato nella “primavera araba”, e che le nuove miopi misure ucraine possono causare il crollo dello Stato. “La vittoria nella direzione a Kiev di neonazisti che promuovono il sentimento anti-russo può trasformarsi in tragedia non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Europa“, ha detto il ministro della Difesa russo. Una situazione molto più difficile, ha detto il Generale Sergej Shojgu, emerge nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina, “dove i nazionalisti cercano di imbavagliare la popolazione russofona, anche con la violenza“. “Il popolo di Crimea in questa situazione ha sollevato la questione con fermezza e senza compromessi, con il referendum per la riunificazione con la Russia seguito dall’83% dei cittadini, e approvata con oltre il 97% dei voti“, ha ricordato il ministro della Difesa russo, rilevando che il referendum si è svolto nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, come è stato confermato dagli osservatori internazionali. “Nessuno nega i risultati del referendum e dell’affluenza, ma il risultato della volontà della Crimea semplicemente non viene riconosciuta. Secondo certe forze la Crimea ha votato illegalmente la secessione da Ucraina, ma meno di 10 anni fa, il tribunale dell’ONU ha riconosciuto che il Kosovo non violava il diritto internazionale. È un doppio standard“, ha detto il capo del ministero della Difesa russo. Ulteriore tensione, ha detto il Generale Sergej Shojgu, è stata creata dall’isteria su una presunta occupazione russa dalle regioni orientali dell’Ucraina, così come dalla retorica di Stati Uniti e di certi Paesi europei contro la Russia. Il ministro della Difesa russo ha detto che la Russia ringrazia tutti coloro che hanno espresso comprensione per il suo operato in Crimea, “Grazie colleghi per il vostro supporto. La solidità della nostra posizione si basa sulla volontà di milioni di persone volte all’unità nazionale e sul sostegno delle principali forze politiche e sociali“, ha detto il Generale Sergej Shojgu.
A Kajrakum inoltre s’è tenuto un incontro bilaterale tra il ministro della Difesa russo e il ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan. Il Generale Shojgu ha espresso gratitudine alla leadership cinese nel sostenere la posizione della Russia sulla Crimea. Il capo del ministero della Difesa russo ha detto che la Russia e la Cina sono legate da rapporti di partnership strategica da molti decenni amichevoli e costruttivi. “Penso che i nostri incontri contribuiscano anche a rafforzare i partenariati reciprocamente vantaggiosi“, ha detto il ministro della Difesa russo. A sua volta, il ministro della Difesa cinese ha espresso preoccupazione per “la proliferazione delle rivoluzioni colorate in certe regioni del mondo“. Ha aggiunto che i contatti tra i militari governativi di Russia e Cina ispirano la natura durevole che le parti sono disposte a sviluppare ulteriormente.
La Cina ha dato un suggerimento molto chiaro e forte: sosterrà tutte le iniziative per contrastare le rivoluzioni russe fomentate dall’occidente nel suo ambiente, soprattutto nei Paesi dell’Asia centrale, e la cooperazione militare russo-cinese non sarà influenzata dagli eventi in Ucraina, al contrario. Dato il ruolo dell’Esercito popolare di liberazione nel sistema governativo cinese (ricordiamo che il presidente della Commissione militare centrale del PC cinese è il Segretario Generale Xi Jinping), questo avviso dovrebbe essere preso molto sul serio in occidente.

20110329105145Fonti:
Function.mil.ru
Arms-expo.ru
Le Monde Russe

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia-Tagikistan: cooperazione bilaterale

Viktorija Panfilova New Oriental Outlook 25/01/2014sangtuda1_rdax_648x486Dopo aver sostenuto Emomali Rahmon alle elezioni presidenziali del novembre 2013, la Russia sembra essere piuttosto determinata a fornire assistenza economica al Tagikistan. Si può definirla decisione tempestiva in quanto la situazione socio-economica della Repubblica si sta deteriorando rapidamente, da cui può risultare un periodo d’instabilità politica interna. Per valutare la situazione sul terreno e i possibili sviluppi il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov è arrivato a Dushanbe il 22 gennaio, accompagnato da una delegazione del governo. La delegazione contribuisce ai lavori della commissione intergovernativa. Lo stesso volo ha portato numerosi importanti uomini d’affari che adocchieranno ogni opportunità per investimenti locali. Per la prima volta in tre anni, una commissione intergovernativa di Russia e Tagikistan s’è riunita a Dushanbe (22-24 gennaio), resa possibile grazie allo scambio degli strumenti di ratifica degli accordi relativi alla locazione della Base militare 201 della Russia, alle forniture di petrolio dalla Russia al Tagikistan e alle questioni sulla migrazione. Tutti e tre sono stati firmati dai presidenti dei rispettivi Paesi nell’autunno 2012.
Il riavvio della cooperazione economica tra i due Paesi avrebbero potuto essere iniziato prima, se il parlamento del Tagikistan non avesse rifiutato di ratificare l’accordo sulla Base 201 per un considerevole periodo di tempo. Si può supporre che tale ritardo non sarebbe stato possibile senza l’approvazione silenziosa di Emomali Rahmon. Dushanbe aveva cercato di costringere Mosca a fornire ai migranti tagiki determinati privilegi e la sospensione delle tasse sulle forniture di prodotti petroliferi al Tagikistan, anche se poi avrebbero potuto essere rivendute in Afghanistan. Allo stesso tempo, il Tagikistan negoziava la possibile cooperazione militare con gli Stati Uniti, il che poteva significare investimenti finanziari degli Stati Uniti nell’economia tagika. Tuttavia, la Russia non poteva permettersi di perdere il Tagikistan per una serie di buone ragioni. I primi e più importanti, i problemi di sicurezza. La stazione di monitoraggio spaziale russa OKNO (finestra) installata a Nurek, Tagikistan. É il più potente complesso di monitoraggio moderno, che deve allertare le regioni centrali e siberiane della Russia da un attacco da sud, sud-ovest e sud-est. Questa stazione, al contrario di Gabala in Azerbaijan, è fondamentale per la sicurezza della Russia. La seconda ragione è che se la Russia perdesse il Tagikistan, potrebbe dire addio a Uzbekistan e Kirghizistan. Pertanto, Mosca si aspettava una risposta chiara: “Dove sono i tuoi amici, signor Rahmon, a Mosca o a Washington?” Secondo il leader del Partito socialdemocratico del Tagikistan Rahmatillo Zoyirov, l’immagine pubblica del Tagikistan nella scena internazionale ha subito numerosi seri danni negli ultimi sette anni, guadagnandosi la virtù di banderuola in politica estera, e per una serie di questioni interne, da cui il Tagikistan prevedeva di trarre dei benefici. Invece, recentemente è diventato oggetto delle manipolazioni geopolitiche dei vari Paesi occidentali e orientali. Secondo Zoyirov, Stati Uniti ed Europa non hanno alcuna fretta d’investire in Tagikistan. “Il Tagikistan viene presentato alla comunità internazionale come un partner corrotto ed inaffidabile al 100%”, ha detto Zoyirov. Con l’eccezione della Russia, molti giocatori, tra cui Stati Uniti e Unione europea, sono stanchi di aspettare un clima migliore per gli investimenti in Tagikistan, così rifiutandosi di sostenere i piani strategici del Tagikistan e avendo relazioni “limitate”. La Cina ha recentemente approfittato della situazione conquistando rapidamente il mercato locale, così oggi la Repubblica popolare cinese è il principale creditore del Tagikistan.
Alcuni esperti ritengono che le autorità del Tagikistan si concentrino sullo sviluppo della nuova filiale economica, l’emigrazione di manodopera, considerata come modalità intenzionale di far lasciare il Paese alla popolazione. Secondo il capo del dipartimento economico dell’Istituto CIS, Aza Mikhranjan, tale indirizzo non è ufficiale. “In considerazione della scarsità delle risorse naturali e del potenziale economico dei lavoratori, la loro emigrazione resta una grande risorsa in molti Paesi. Le autorità di Paesi come il Tagikistan dovrebbero tracciare dei programmi non solo per modellare il deflusso della popolazione, ma anche il flusso delle rimesse che lascia“, ha detto. Secondo lei, il governo dovrebbe riconoscere che gli emigranti investono nel Paese, in modo che la migrazione possa essere considerata una viva opportunità d’investimento. In questo contesto, la commissione intergovernativa russo-tagika aveva qualcosa da rimuginare, soprattutto nella riunione precedente, avutasi molto tempo fa. Così l’ordine del giorno era abbastanza ampio, in totale 18 richieste su elettricità, trasporti, comunicazioni, tecnologie dell’informazione e della comunicazione di massa, agricoltura, risorse idriche, educazione e scienza, protezione civile, tutela ambientale, migrazione della manodopera, sono state discusse in modo approfondito. Ma l’argomento più urgente di tutti sono stati i problemi che le imprese russe devono affrontare in Tagikistan. Al momento vi sono 125 joint venture nella Repubblica, e la più problematica di tutte è Sangtuda-1. La Centrale idroelettrica Sangtuda-1 è in funzione da quattro anni ormai. Il 31 luglio 2009, alla presenza dell’ex-presidente russo Dmitrj Medvedev e del suo omologo tagiko Emomali Rahmon, l’impianto costituito da quattro unità idrauliche dalla potenza totale di 670 MW è stato ufficialmente inaugurato. Attualmente il Tagikistan controlla in questo progetto il 25% più una delle azioni. Le rimanenti azioni di Sangtuda-1 sono distribuite tra la società statale Rosatom, con il 60,13% meno un’azione, e RAO UES con il 14,87%. La produzione annua di energia elettrica è di 2,7 miliardi di kWh. Per il momento l’Explotation Power Corporation Barki Tazhik del Tagikistan ha accumulato un debito che ammonta a 89 milioni di dollari. La questione è stata discussa in una serie di incontri internazionali, ma il debito di Barki Tazhik continua a crescere con il passare dei mesi. Gli esperti ritengono che la situazione di Sangtuda-1 possa spaventare non solo gli investitori russi, ma anche stranieri, dall’investire nel settore energetico del Tagikistan. Oggi Sangtuda-1 è l’unico grande progetto russo-tagiko in Tagikistan, quindi richiede particolare attenzione. Servirà da indicatore per coloro che desiderano investire nel settore energetico del Paese. Il Tagikistan, tra l’altro, non solo non ha ancora sepolto il progetto della diga di Rogun, divenuto pomo della discordia tra Tagikistan e Uzbekistan. Dushanbe s’è recentemente rivolta a Mosca, ancora una volta, per chiedere assistenza nella costruzione della più grande centrale idroelettrica nella regione. L’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Tagikistan Abdumadzhid Dostiev ha incontrato il Viceministro degli Esteri russo Grigorij Karasin, durante l’incontro hanno discusso dell’”uso ragionevole delle risorse idriche in Asia centrale“, la maggior parte dell’incontro era dedicata al problema Rogun. Il diplomatico tagiko ha spiegato la posizione del suo Paese sulla costruzione della centrale idroelettrica di Rogun e ha chiesto di sostenere la posizione del Tagikistan in una riunione della Banca Mondiale.
Nonostante tutte le difficoltà, la Russia rimane il principale partner degli investimenti in Tagikistan, con un volume totale di investimenti diretti esteri di oltre 1,2 miliardi di dollari, pari al 50% di tutti gli investimenti diretti esteri nell’economia del Tagikistan. Gazprom da sola, essendo esploratrice leader dei giacimenti di gas e petrolio in Tagikistan, ha investito 30 milioni di dollari all’anno. Negli ultimi sette anni la Russia s’è assicurata il titolo di principale partner commerciale del Tagikistan. Nel 2011 e nel 2012 gli scambi tra i due Paesi hanno superato il miliardo di dollari. Nel 2012 furono pari a 1,1 miliardi di dollari, con un incremento rispetto al 2011 del 2,7%. La quota della Russia nel prodotto totale del Tagikistan nel 2012 è stata del 20,8%. Considerato tutto ciò, appare chiaro perché la visita della delegazione russa guidata da Igor Shuvalov, in Tagikistan, sia molto apprezzata non solo a Dushanbe, ma anche a Mosca.

Victorija Panfilova, osservatrice della Nezavisimaja Gazeta, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, la SCO e il mondo antipolare

Dedefensa 29 novembre 201317524636,pd=7,mxw=720,mxh=528Nella visita in Russia (attualmente in corso), il primo ministro turco Erdogan ha ribadito che il suo Paese è candidato all’adesione alla Shanghai Cooperation Organization. Abbiamo già parlato di tale progetto di Erdogan, inizialmente preso come uno scherzo, e poi gradualmente considerato seriamente da alcuni (vedasi in successione 30 luglio 2012, 2 febbraio 2013, 2 maggio 2013). Novosti ha dato il 22 novembre 2013, un sobrio resoconto di questo problema, discusso nella conferenza stampa congiunta Putin-Erdogan. “La Turchia vuole aderire alla Shanghai Cooperation Organization (CSO) ha detto a San Pietroburgo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, in visita in Russia. “Mentre (dell’adesione) alla Shanghai Cooperation Organization, in precedenza ho parlato di trattative con il signor Presidente (Putin). E ripeto ora che abbiamo tale intenzione”, ha detto il capo del governo turco. Putin ha detto a sua volta che il prestigio di cui gode la Turchia a livello internazionale e la politica indipendente e sovrana perseguita dalla Turchia, sotto la guida di Erdogan, “hanno permesso al Paese di partecipare più attivamente alle organizzazioni regionali e internazionali”. “Siamo interessati”, ha concluso il capo dello Stato russo“.
Bene. Ripetendo l’intenzione di unirsi alla SCO si arriva a una situazione in cui dobbiamo prendere in considerazione seriamente Erdogan su questo punto. (Quindi, in questa strana epoca, in cui alcune dichiarazioni si scontrano con il sistema dei diktat (la Turchia, membro della NATO e quindi agglutinata nel blocco BAO, vuole aderire alla SCO?!) e possibilmente sulla natura capricciosa di qualcuno (Erdogan in questo caso) prima di cedere a vincoli sospettati di quasi totalitarismo dall’evidenza  implicita nella pubblica ripetizione, per tre volte, dello stesso progetto.) Questo è il caso in questione, dove si deve prendere Erdogan sul serio, un po’ commentando la cosa come se, in effetti, fosse il primo intervento di Erdogan in tale senso. Abbiamo scelto due commenti, uno favorevole all’approccio di Erdogan, l’altro negativo, entrambi ci dicono dunque che l’approccio è serio dopo aver agitato le acque delle polemiche.
• Il commentatore franco-russo Alexander Latsa, che vive a Mosca e regolarmente commenta le notizie su Novosti, traccia il 27 novembre 2013 il lusinghiero, in gran parte giustificato, anno diplomatico di Vladimir Putin: un anno trionfale. Ha tracciato un quadro particolarmente edificante delle prestazioni diplomatiche della Russia nel 2013, con un paragrafo che indica l’intenzione di far aderire Erdogan (Turchia) all’OCS, ponendosi nel  più ampio quadro dell’evidente riavvicinamento tra Turchia e Russia, in particolare con questa nuova Turchia interessata a partecipare all’Unione doganale sviluppata dalla Russia con le ex repubbliche dell’URSS indipendenti, ed anche con alcuni altri Stati confinanti. (Si noti che questa prospettiva è stata presentata da alcuni come un altro possibile scherzo della Turchia di Erdogan, ma forse no…) “Più a sud, ulteriori segnali, strani ed inaspettati, provengono dalla Turchia. Il presidente Erdogan in visita in Russia, ha infatti espresso chiaramente l’intenzione di integrare la Turchia nell’OCS, spesso definita la NATO Eurasiatica. Il presidente turco ha inoltre espresso interesse per la partecipazione del suo Paese all’Unione doganale. Allo stesso tempo, la Russia e la Turchia hanno fissato un obiettivo: portare nel 2020 gli scambi economici a un livello superiore a quello Russia-Germania di oggi, pari a 100 miliardi all’anno. Al momento, la Russia è il secondo partner  commerciale della Turchia dopo la Germania, mentre la Turchia è il secondo più grande importatore di gas naturale russo, e la sezione marittima del gasdotto South Stream, la cui costruzione sarà completata nel 2015, passa per la zona economica esclusiva della Turchia…
• La seconda osservazione viene da Murat Belge, assolutamente turco, Wikipedia ci dice: “Uno schietto intellettuale della sinistra liberale turca, accademico, traduttore, critico letterario, giornalista, attivista per i diritti civili e guida turistica occasionale.” Il suo commento, tradotto dal turco sul sito web al-Monitor del 27 novembre 2013, oltre ad essere anti-Erdogan ed implicitamente anti-russo e anti-Putin, come da salotto, agita un appello per l’Europa/UE in stile BHL e compari che lascia interdetti. L’impudenza e l’ingenuità dei suoi commenti, riprendono tutto ciò che può essere ascoltato e letto nei salotti intellettuali delle capitali del BAO, non osiamo immaginare che un sostenitore prezzolato dell’UE possa dire queste cose, per la semplice capacità d’influenzare, anche se diamo il beneficio dell’ingenuità a Belge, la cui motivazione per tali osservazioni è la fede nella globalizzazione dell’UE. Per Belge, l’UE deve affrontare difficoltà potenzialmente catastrofiche, semplicemente perché né le nazioni, né i cittadini, né Dio stesso, probabilmente, hanno ancora capito che questa Unione europea, con la sua logica mercantile e le preoccupazione per le banche, sia il modello perfetto di governo futuro. Ciò spiega il disprezzo furioso verso l’approccio di Erdogan, ma dice anche, ed è la cosa che conta, quanto sia confermato il fatto di considerare tale approccio di Erdogan serissimo… Riguardo la SCO è un’organizzazione sorpassata, tanto che non è nemmeno in grado d’interferire negli affari interni dei suoi membri, o di organizzare in modo metodico disastri finanziari, sociali, culturali e umani, in breve tutto ciò che strutturale, nei soggetti rappresentati. Si comprende che la critica all’iniziativa di Erdogan è fatta in nome dei nostri contributi più brillanti alla storia, dirittumanitarismo o diritto di interferire naturalmente, e con i necessari riferimenti a Sarkozy, che Belge investe di un’immensa popolarità quale rappresentazione fondamentale del sentimento del popolo francese, noto per l’ardente adorazione verso la governance mondiale di Bruxelles.
Durante la sua visita in Russia, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha ribadito il desiderio della Turchia di aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). La prima volta che pronunciò tale desiderio fu in gran parte ridimensionato. Ma la sua ripetizione suggerisce che la questione è seria e che l’idea del primo ministro di partecipare a questo particolare club è genuina. [...] Coloro che si sono riuniti a Shanghai formano un’alleanza internazionale tipica del vecchio mondo. I loro obiettivi limitati non possono nemmeno paragonarsi a quelli dell’UE. La SCO è fondamentalmente un’organizzazione di sicurezza senza alcun obiettivo “democratico”. Quindi, la non interferenza negli affari interni degli altri membri è un principio essenziale. In Turchia, è stato detto per anni che l’Unione europea interferiva nei nostri affari interni. Ma questa è esattamente la stessa minaccia che fa dell’UE il modello di unione futura. Essendo l’organizzazione di coloro che aspirano a vivere in una vera democrazia, nel pieno rispetto dei diritti umani, l’UE ha il diritto di dire “Non puoi farlo!” a coloro che non agiscono di conseguenza. Ha usato questa autorità fino al punto d’impedire al partito fascista in Austria dall’andare al potere. In questo contesto, la reiterazione di Erdogan del suo desiderio di fare parte della SCO, accoppiata alla nozione di “salvarsi dalle difficoltà dell’Europa”, assume un significato più ampio. Ci dice in quale mondo Erdogan vuole vivere. Come ho già detto, l’UE sottovaluta le potenzialità che rappresenta. Un settore che illustra chiaramente questa lacuna è l’opposizione di alcuni membri all’adesione della Turchia. I pregiudizi degli europei e altre inibizioni vi sono cristallizzati. Tuttavia, la tendenza generale del processo opera ancora su questo tema. Ma cosa succede se l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy si avvicinasse e dicesse: “Non ve l’ho detto? Come può un Paese aderire all’Unione europea quando il suo primo ministro continua a supplicare l’adesione al gruppo di Shanghai?” Come potremmo rispondere a questa domanda? Altre persone possono facilmente esprimere tali opinioni, ma la persona in questione ha un livello record di consenso elettorale e grande popolarità. Quindi, si potrebbe supporre che ha il sostegno pubblico anche su questo tema. Così come potrebbe una nazione avere un posto in Europa, quando si lamenta “del problema dell’Europa”, mentre non ha alcun problema in un sentire comune con l’Uzbekistan? Erdogan può essere orgoglioso del cameratismo con l’Uzbekistan e il Tagikistan, ma questo spetta a lui. Non ha in alcun modo titolo, tuttavia, di deviare la Turchia dal suo percorso storico, solo per soddisfare i suoi gusti personali.
Con queste osservazioni siamo pronti, oltre sulle serie intenzioni di Erdogan, sulle testimonianze che inizieranno ad accompagnare il suo approccio all’OCS e, naturalmente, alla battaglia ideologica degli intellettuali del sistema contro questi approcci. Tuttavia, questo non risolve ciò che rimane il misterioso approccio di Erdogan, da tempo amico della Russia e amico personale di Putin, ma che trova un nemico giurato nella Russia di Putin sulla questione siriana, e che si ritrova amico più che mai della Russia e di Putin durante la sua visita a Mosca, e che collega l’accento sul caso dell’adesione alla SCO, in contrasto alla direzione della storia rappresentata da UE e NATO, al fianco dei quali ancora si trova sulla vicenda siriana. Naturalmente, sappiamo ora quanto Erdogan sia notevole nella sua stravaganza, visto soprattutto le sue diverse posizioni, prima e durante la crisi siriana. Tuttavia, vorremmo offrire un’altra spiegazione ipotetica su tale approccio di Erdogan, il suo carattere unico e i suoi possibili cambiamenti di umore. Questa spiegazione ipotetica riguarda la progettazione di un mondo polare o antipolare (10 novembre 2013 e 16 novembre 2013), che rifiuti egemonie ed influenze intrusive inerenti ai “modelli” unipolari e multipolari. Questa posizione antipolare si libera in gran parte di vari vincoli, compresi quelli istituzionali, creando una nuova situazione, morbida, elastica e commovente, soprattutto rispetto ai vincoli istituzionali precedenti, sia unipolari che multipolari. Per questo motivo, saremmo portati a considerare con occhio diverso ciò che ci sembrava molto improbabile diciotto mesi o un anno fa, cioè che i Paesi membri della NATO possono anche aderire all’OCS. (Naturalmente, la NATO di certo non ci sentirà da questo orecchio, se la candidatura della Turchia diventasse ufficiale e formale, e quindi dovremo vedere giochi interessanti, perché in questo caso il carattere testardo e furioso di Erdogan avrà un suo ruolo contro le sicure pretese della NATO.) D’altra parte, questa stessa situazione antipolare di nuovo tipo favorisce il riavvicinamento con Mosca e con la SCO. Sappiamo che la Russia e la sua diplomazia sono perfettamente adattate a tale nuova situazione, e abbiamo notato (cfr. 16 novembre 2013), che gli attori principali sono stati colpiti da questa oscillazione verso un mondo antipolare, ma “Un solo Paese tra i principali attori sfugge a questi giudizi catastrofici, e non dubitiamo che questa sia la Russia“, perché (v. 10 novembre 2013) “i russi sembrano (…) un “isola di stabilità” (piuttosto che l’espressione troppo strutturata “di polo di stabilità”), la cui vicinanza non è veramente pericolosa, a differenza degli Stati Uniti, la cui instabilità potrebbe da un momento all’altro travolgervi…” Questo significa che nessuno ha davvero da temere un’influenza, tanto meno un’egemonia russa, essendo ogni diplomazia basata sulla sovranità quale riferimento di principio presente nel mondo antipolare. D’altro canto, contrariamente alla visione pienamente compatibile al sistema di Belge, il “modello” SCO non è un “vecchio modello”, ma è invece un modello completamente innovativo per la sua capacità di adattarsi al mondo antipolare, proprio perché attento a non interferire nella sovranità dei suoi membri.
Pertanto, il campo è aperto a sviluppi inaspettati carichi di contropiedi, per un Erdogan. Ma è chiaro che l’orientamento Nord-Est ed Est, che passa necessariamente da Mosca e tralascia dinosauri e altre fabbricazioni congelati dalle delizie dell’unipolarità dell’UE e della NATO, è molto più favorevole a questo tipo di percorso, assai adatto al nostro momento molto antipolare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano della CIA “Pan-Turania” per sostituire l’URSS

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/11/2013

AsiaCaucasus-CentralAsiaTenuto per decenni in fondo al Top Secret Center Archives and Records della Central Intelligence Agency, vi era un piano ideato da un anonimo esperto turcologo tedesco, noto come “turcologist”, che avrebbe visto una vittoriosa Germania nazista suddividere l’Unione Sovietica in un gruppo di Stati fantoccio basati sul nazionalismo turanico. Questo rapporto sull’“Idea di Pan Turania” non fu declassificato dalla CIA che alla vigilia del natale 2005. Fu infatti adottato dalla CIA durante i primi giorni della Guerra Fredda come strumento per dissolvere l’URSS e sostituirla con una federazione pan-turanica. Il “pan-turanismo” era un concetto originariamente sviluppato dal ministro degli Esteri e primo ministro inglese Lord Palmerston, per distruggere l’impero russo e sostituirlo con Stati vassalli turchi e mongoli che rispondessero al sultano ottomano e quindi alla corona inglese. Il pan-turanismo ha influenzato il movimento dei “Giovani Turchi” di Kemal Ataturk e fu concepito insieme al “pan-arabismo” che infine distrusse l’impero ottomano, da Wilfred Blunt, un ufficiale dei servizi segreti inglesi che guidò il loro ufficio di Cairo. L’idea di un restaurato impero pan-turanico e di una unica nazione araba, o “Ummah”, influenzò anche il movimento sionista, che vi vide un futuro “Grande Israele” ebraico e nazionalista. Il piano nazista per la Pan-Turania fu temperato dalla consapevolezza che il nazionalismo turco non aveva alcun desiderio di governare un impero decentrato che includesse l’Ummah araba e autogoverni cristiani, tra cui russo e greco-ortodossi.
Il progetto per la pan-Turania, cui fa riferimento il turcologo tedesco, fu redatto dall’autore turco Halide Edip Adivar, descritto come il “più grande autore della Turchia moderna” e che sosteneva la pan-Turania nel suo romanzo “Yeni Turan” (La Nuova Turania). I nazisti tedeschi, secondo il giornale pan-Turania, stabilirono dei contatti prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale con i popoli “turchi in Romania, Bulgaria e Jugoslavia, e nella Repubblica socialista sovietica autonoma dei tatari di Crimea (ASSR Tartarija) nell’URSS. I tentativi dei tedeschi per stabilire contatti nelle repubbliche kazake e uzbeke nell’Asia centrale non ebbero successo perché, come il turcologo tedesco spiegava, non c’erano ‘le basi dell’Inturist’”. Il turcologo tedesco affermava nella sua relazione che la Germania nazista avrebbe istituito “governi fantoccio” sul suolo tedesco che avrebbero pubblicato giornali nelle “varie lingue al fine di esercitare un’influenza su questi gruppi e prepararli a una possibile collaborazione nel caso di partizionare della Russia in Stati nazionali”. Dopo l’invasione tedesca dell’URSS, il 22 giugno 1941, il comando tedesco, secondo il piano “avrebbe iniziato a separare le formazioni non-russe tra i prigionieri dell’Armata Rossa” e formato “legioni” su base nazionaliste. Ancora più sorprendente, il giornale pan-Turania rivela che i governi fantoccio turchi sul suolo tedesco furono autorizzati a mantenere i contatti con gruppi simili nella Turchia neutrale e nella nemica Gran Bretagna. I nazisti istituirono un “comitato in esilio” del Grande Turkestan a Berlino e finanziarono il giornale turanico nazionalista “Naher Osten/Yakin Sark” o “Vicino Oriente”. Berlino ospitò un leader politico turanico di nome Mustafa-bij-Choqai-ogli che disse ai suoi colleghi turanici a Berlino, “tutte e sei i Paesi, Kazakhstan, Kirghizistan, Karakalpakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, così come il Tagikistan, formeranno lo Stato del Turkestan”. Il piano degli sponsor nazisti del futuro turanico dell’Unione Sovietica divenne chiaro. I nazisti di Berlino riuscirono anche a convincere azeri e alcuni non-turchi armeni, georgiani e delle minoranze del Caucaso del Nord, compresi calmucchi mongoli, a sostenere la causa turanica e infine formare una Federazione del Caucaso con i ceceni e altre minoranze turche dopo la prevista sconfitta dell’Unione Sovietica.
Un sostenitore della pan-Turania che collegò il supporto nazista tedesco all’impero turanico su gran parte dell’Asia centrale dell’Unione Sovietica, all’alleanza fascista del dopoguerra supportata dalla CIA, il Blocco delle Nazioni Anti-bolscevico (ABN) in Europa orientale fu il capo del Partito d’Azione Nazionalista turco Alparslan Turkes. Razi Nazar, uno dei leader dell’ABN di Monaco,  lavorò anche a Radio Free Europe della CIA durante la Guerra Fredda. Nazar era vicino a Turkes.  Dopo la caduta dell’URSS, Turkes visitò Baku, in Azerbaijan, dove fu accolto da eroe. Turkes sostenne il presidente dell’Azerbaigian Abulfaz Elchibey. All’inizio della Guerra Fredda, la CIA e la NATO istituirono una serie di reti ‘Stay Behind‘ in Europa occidentale. Queste reti dovevano operare da movimenti guerriglieri clandestini antisovietici per attaccare le forze sovietiche, in caso d’invasione ed occupazione sovietica dell’Europa occidentale. In Italia, il movimento clandestino divenne noto come “Gladio”. In Turchia fu “Ergenekon”, dal nome della città in Mongolia da dove il popolo turanico, precursore del popolo turco, avrebbe avuto origine. Pan-Turania è più un’idea che un reale impero storico e potente. Tuttavia, i nazionalisti turchi, sia seguaci laici di Ataturk che del magnate e leader islamista turco Fethullah Gulen, attualmente in esilio in Pennsylvania  protetto dalla CIA, l’hanno invocato. È Gulen con la sua rete di madrasse in tutta l’Asia centrale, Medio Oriente e anche negli Stati Uniti, che ora sposa la cosa più vicina al pan-turanismo. E il sostegno della CIA alla pan-Turania di Gulen è il risultato diretto del sostegno dell’agenzia alle idee naziste della pan-Turania. Il supporto della CIA ai terroristi ceceni, attraverso le organizzazioni non governative di Gulen (ONG), così come quelle sostenute da George Soros e Freedom House, fa parte del concetto di pan-Turania. Fu Gulen a sostenere l’ascesa al potere del partito islamico Giustizia e Sviluppo (AKP) del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che non faceva segreto del suo desiderio di un’Unione turca non europea a capo di una comunità turca che si estendesse dall’Albania all’Asia centrale cinese. L’Islam di Gulen è fermamente contrario al wahhabismo saudita e al salafismo e sembra essere una riedizione dei Giovani Turchi e dell’idea di Ataturk di fondere il nazionalismo pan-islamico e il pan-turanismo.
Molti Paesi, compresi Russia, Egitto e Siria, non vedono alcuna differenza negli obiettivi dei salafiti e dei gulenisti. Fu attraverso le operazioni dei gulenisti, come madrasse e organizzazioni della “società civile”, che CIA, sauditi e Qatar poterono infiltrare gli islamisti in Cecenia, Daghestan, Inguscezia, e negli “stan” indipendenti dell’Asia centrale. In realtà, il movimento di Gülen fu accusato di organizzare per conto della CIA la vendita di armi ai guerriglieri musulmani albanesi che combattevano contro le forze serbe in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo. Gulen era anche legato alle operazioni della CIA in Cecenia, e la Turchia fu usata dalla CIA come base per le operazioni nei Balcani e in Caucaso a sostegno degli insorti islamisti che combattevano serbi e russi, compresi gli elementi noti come Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i fratelli accusati di aver compiuto l’attentato alla maratona di Boston. Lo zio dei fratelli, Ruslan Tsarni (alias Tsarnaev), è un vecchio agente d’influenza delle operazioni della CIA nella regione pan-turanica. La rete militare e d’intelligence turca Ergenekon era incentrata sui Lupi Grigi, un gruppo di estrema destra che supportava la creazione dell’impero pan-turco turanico che avrebbe compreso ciò che gli espansionistici turchi chiamano Turkestan orientale, la provincia cinese dello Xinjiang, come pure le repubbliche dell’Asia centrale di Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Kazakhstan, Azerbaijan e una serie di repubbliche autonome russe come Daghestan, Cecenia, Inguscezia e Tuva, tutti snodi delle attività di destabilizzazione dell’organizzazione non governativa (ONG) di Soros. Alcuni piani pan-turanici includono i popoli ugro-finnici nell’impero turanico, tra cui finlandesi, ungheresi, komi, udmurti e mari della Russia, così come mongoli, coreani, giapponesi e tibetani. Il concetto nazista di pan-Turania comprendeva anche i popoli nativi nordamericani nel suo piano post-bellico per il dominio del mondo.
L’addetto della CIA al controllo dei Lupi grigi negli anni ’60 e ’70 sarebbe stato il capo della stazione CIA di Ankara, l’ex-vicepresidente del National Intelligence Council Graham Fuller, che fu anche assegnato come capo della CIA in Afghanistan, Libano e Yemen del Nord, e che è anche l’ex-suocero di Ruslan Tsarni, lo zio dei presunti attentatori di Boston. Fu un membro dei Lupi grigi, il  turco Mehmet Ali Agca, che tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II nel 1981, un evento che la CIA cercò di attribuire ai governi dell’Unione Sovietica e della Bulgaria. Turkes inoltre promosse l’ideologia dei Lupi grigi. Un altro loro promotore fu Samuel Huntington, il beniamino dei neocon e autore del libro “Scontro di civiltà”, la “bibbia” dell’aggressione e dell’occupazione occidentale delle nazioni musulmane. Huntington, che fu ispirato dal guru sionista Bernard Lewis, è la prova del legame tra sionismo e pan-Turania. In realtà, l’idea della ricreazione dell’impero turanico ha anche un’importante connessione con Hollywood, dove la CIA ha mantenuto un ufficio di collegamento fin dai tempi della Guerra Fredda, per influenzare i grandi film. L’impero pan-turanico asiatico ispirò il film “Conan il Barbaro“, interpretato da Arnold Schwarzenegger. I pan-turanisti turchi avevano come modelli i temibili Orki di JRR Tolkien, dal nome della Valle Orkhun, patria dei turchi in Mongolia. Rebiya Kadeer, la benestante ex-membro del Politburo cinese, ora a capo della Conferenza mondiale uigura di Soros e Gulen, vuole l’indipendenza della provincia a maggioranza musulmana dello Xinjiang in Cina, ha assunto poteri mitici. Kadeer è ora conosciuta come “Dragone Combattente“, titolo del suo libro, la cui introduzione è stata scritta dal Dalai Lama del Tibet. Il titolo e il libro di Kadeer sono gli stessi di un film del 2003 sulla battaglia contro un drago creato per clonazione genetica. Il marito di Kadeer, Sidiq Rouzi, è legato alla CIA per via del suo lavoro con Radio Free Asia e Voice of America. Il Movimento per l’indipendenza di Kadeer è un diretto derivato dei piani nazisti per la pan-Turania. Il rapporto pan-Turania dell’autore tedesco afferma che il generale Ma Chung-ying, che tentò di dichiarare l’indipendenza del Turkestan cinese dal 1928 fino alla soppressione della sua ribellione nel 1937 da parte dell’intervento sovietico per conto del governo nazionalista cinese, voleva che la Germania nazista vincesse la guerra contro la Russia, al fine di garantire l’indipendenza del Turkestan orientale. Questa fu l’ennesima indicazione dei legami tra pan-Turania e Germania nazista.
I guerrieri neo-conservatori e neo-freddi di Freedom House, Open Society Institute di Soros, National Endowment for Democracy della CIA hanno rispolverato l’”Idea Pan-Turania”, tenuta sotto chiave dalla CIA per oltre 50 anni, nel tentativo di dividere la Federazione russa e la Cina in un mosaico di staterelli indipendenti, tutti impegnati in una federazione pan-turanica con capitale Istanbul, ma con i suoi veri padroni a Washington, Londra e New York…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia in Afghanistan: un imperativo post-NATO

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 19 novembre 2013

image2La Russia incrementa la propria presenza militare nella base aerea di Kant, in Kirghizistan. La crescente presenza militare della Russia non avverrà nel vuoto, ma influenzerà l’architettura della sicurezza in evoluzione in Asia centrale e Afghanistan. Questo mese il segretario generale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha incontrato il ministro degli Esteri russo e il suo vice a Mosca, per coordinare gli sforzi per garantire la stabilità in Afghanistan e contrastare il narcotraffico e il terrorismo. I recenti sviluppi suggeriscono che la Russia avrà un ruolo maggiore in Afghanistan nel 2014. Viktor Sevostjanov, capo della Seconda Aviazione e del Comando della Difesa Aerea è stato citato dalla televisione russa RT: “L’espansione della base (di Kant) avverrà entro dicembre“, inoltre rivelando che la Russia raddoppierà il numero di aerei da guerra nella base. Attualmente la Russia ha circa 10 caccia Sukhoj, due elicotteri Mi-8, una dozzina di aerei da trasporto e da addestramento, e circa 400 effettivi nella base. Questo potrebbe non bastare per affrontare le sfide dopo la partenza dell’International Security Assistance Force della NATO dall’Afghanistan. Rapporti suggeriscono che gli Stati Uniti potrebbero accelerare la ritirata anche prima della scadenza prevista. E hanno esplorato piani per il ritiro anticipato dalla base aerea di Manas, usando di transito un’altra base aerea in Romania. Il rinnovamento della Russia del contratto per la base aerea di Kant fino al 2032, la pone in vantaggio nel monitorare e controllare gli sviluppi in Afghanistan.
La crescente presenza della Russia in Asia centrale ne promuoverà gli interessi in quanto responsabile della sicurezza nella regione. La diffusione dei taliban negli Stati dell’Asia centrale è sempre una possibilità, e ogni vuoto nella sicurezza fornirà all’organizzazione estremista un via libero. Nikolaj Bordjuzha, segretario generale della CSTO, recentemente ha articolato questa preoccupazione. Secondo la Voce della Russia, avrebbe detto, “siamo consapevoli che le cose non saranno più stabili di quanto lo siano adesso, e ci aspettiamo che la situazione in Afghanistan abbia  un certo effetto negativo sugli Stati membri della CSTO (Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan). Molte misure preventive sono già state prese, compresa l’assistenza al Tagikistan e il rinforzo del suo confine con l’Afghanistan.” Il caso del Tagikistan è particolarmente sensibile, in quanto ha legami etnici con l’Afghanistan e, all’indomani del crollo sovietico, subì un’intensa guerra civile con sostegno da oltre frontiera. L’Afghanistan condivide il confine con alcuni Stati dell’Asia centrale, Paesi post-sovietici. La Russia ha previsto che la base aerea di Kant promuova la stabilità e la sicurezza sotto la bandiera della CSTO.
Il segretario generale dell’OSCE, Lamberto Zannier, ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il viceministro degli Esteri Aleksej Meshkov a Mosca, l’11 novembre. Anche se i dettagli della riunione non sono stati resi noti, difatti hanno esplorato le prospettive della cooperazione in Afghanistan. Nelle prossime elezioni in Afghanistan, l’OSCE su richiesta del governo afghano ha promesso di offrire aiuto inviando osservatori elettorali. Aumentando il coordinamento degli sforzi tra la Russia e l’OSCE si contribuirà a colmare il vuoto creato dal ritiro delle forze internazionali di assistenza alla sicurezza. Sarà la vecchia esperienza della Russia nel saper affrontare gli insorti combinata con sua la crescente presenza militare in Asia centrale e la competenza dell’OSCE, a colmare le fratture createsi nell’estenuante guerra in Afghanistan.
Il crescente ruolo della Russia in Afghanistan è un imperativo post-NATO. E’ probabile che la Russia preferisca stabilità e pace nella regione attraverso l’azione collettiva di CSTO, SCO e RIC.  La Russia ha la capacità di procedere da sola, ma la sua leadership è più intenta a ricorrere al collettivismo e al regionalismo nell’affrontare le sfide in Afghanistan.

Kant_Air_BaseDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. La sue aree di interesse riguardano conflitti, terrorismo, pace e sviluppo, Kashmir, Asia del Sud e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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