La NATO vede la Russia come avversaria

M K Bhadrakumar 7 Settembre 2014putin-against-obama-stupid-bingo-4L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico fa in modo che la parola “continua” non sia la stessa di “permanente”. Il vertice NATO in Galles s’è appena fermata dall’inviare truppe permanenti presso le frontiere della Russia, violando l’atto istitutivo del 1997 dell’alleanza con la Russia. Così una forza di 4000 uomini, “punta di lancia” appena creata, dovrebbe solo “continuare” la presenza militare. La forza potrebbe, comunque, oltrepassare in poche ore il confine della Russia. La NATO afferma che si tratta di una forza deterrente ma, probabilmente è almeno un limitato rafforzamento della NATO lungo la divisione Est-Ovest, avvicinandosi per diverse centinaia di chilometri a Mosca dalla Guerra Fredda, quando il Patto di Varsavia copriva il vasto spazio fino al muro di Berlino. È vero, il vertice non ha discusso l’adesione alla NATO dell’Ucraina; né ha accettato di fornirle armi. Ma il presidente statunitense Barack Obama ha sollecitato l’alleanza ad intraprendere un piano a lungo termine per ricostruire l’esercito ucraino, nonché aggiungere nuovi membri. (Il testo della dichiarazione del vertice in Galles è qui.)
La Russia non può non interrogarsi sulla tabella di marcia della NATO, che dovrebbe ricordarle l’apertura di basi permanenti presso il confine e quanto l’alleanza si propone di avvicinarsi ulteriormente a Ucraina e Georgia, di fatto trascinando questi Paesi sotto le sue ali senza, forse, farne dei membri. Mosca ha preso atto che, come ha detto una dichiarazione del ministero degli Esteri di Mosca, “Il vertice ha adottato la linea espansionista della NATO verso est e ne rafforzerà la presenza in prossimità delle frontiere della Russia“, aggiungendo che tali piani sono “nutriti da molto tempo e la crisi ucraina è semplicemente un pretesto per iniziarne l’attuazione“. La dichiarazione avvertiva espressamente che l’interferenza della NATO in Ucraina porterà all’escalation delle tensioni in Ucraina e al sabotaggio della via alla pace e, più sinistramente, “ad approfondire la spaccatura nella società ucraina“.
La linea di fondo è che il vertice NATO in Galles ha formalizzato lo status di avversario della Russia. L’ambito della sicurezza in Europa è cambiata in modo fenomenale, ed è inevitabile che ci siano conseguenze strategiche. Sarebbe una coincidenza, o meno, che sei navi della Flotta del Nord della Russia si siano dirette verso le isole della Nuova Siberia, nell’Artico, per ricostruirvi la base navale sovietica abbandonata nel 1993.

mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I bombardieri strategici russi compiono 16 incursioni nello spazio aereo statunitense

Picco dei sorvoli di Bear-H come test delle difese aeree statunitensi
Bill Gertz Freebeacon 7 agosto 2014
35I bombardieri strategici russi hanno effettuato almeno 16 incursioni nelle zone della difesa aerea degli Stati Uniti nord-occidentali, negli ultimi 10 giorni, un insolito picco di penetrazioni aeree, secondo i funzionari della difesa degli Stati Uniti. I numerosi voli di bombardieri russi Tu-95 Bear-H hanno indotto il decollo immediato di caccia statunitensi in diverse occasioni, tra le accresciute tensioni USA-Russia per l’Ucraina. Inoltre, durante un’incursione di bombardieri nei pressi dell’Alaska, un aviogetto da ricognizione russo è stato rilevato assieme ai bombardieri. “La scorsa settimana, il NORAD ha identificato visivamente aerei russi operare entro e intorno le zone d’identificazione della difesa aerea degli Stati Uniti“, ha detto il Maggiore Beth Smith, portavoce dell’US Northern Command e del Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD). Smith ha definito i voli russi “picco di attività” cercando di minimizzarne la minaccia e indicandoli come missioni di addestramento ed esercitazioni di routine. I voli dei bombardieri hanno avuto luogo prevalentemente lungo la zona d’identificazione della difesa aerea dell’Alaska sulle isole Aleutine e la parte continentale dello Stato, e un’incursione s’è avuta nella zona della difesa aerea del Canada, ha detto Smith. Gli aerei strategici russi erano bombardieri pesanti Tu-95 Bear-H e aerei da ricognizione marittima Tu-142 Bear-F, aggiungendo che un velivolo Il-20 per la raccolta delle informazioni era stato rilevato nelle incursioni dei precedenti 10 giorni. I voli dei bombardieri sono l’ultimo tintinnio di sciabole nucleari russe. Tuttavia, altri funzionari della difesa hanno detto che il gran numero di incursioni aeree è assai insolito e richiama la Guerra Fredda, quando i bombardieri sovietici spesso cercavano di attivare le difese aeree lungo il perimetro territoriale degli Stati Uniti, in preparazione del conflitto nucleare. Mosca, sotto la forte presidenza di Vladimir Putin, è impegnata in un importante programma sulle forze nucleari strategiche. La modernizzazione comprende nuovi missili da diverse gittate, nuovi sottomarini strategici e nuovi bombardieri a lungo raggio. Con i sorvoli dell’aviazione a lungo raggio presso le coste degli Stati Uniti, la Russia ha aumentato nettamente le attività, soprattutto nel Pacifico nord-occidentale, presso Alaska, Canada e West Coast.
Washington Free Beacon aveva riferito di due incursori di Bear entro 50 miglia dalle coste della California, il 9 giugno, i più vicini da quando i bombardieri nucleari i russi compiono voli dalla fine della Guerra Fredda. Un F-15 aveva intercettato i bombardieri. Un funzionario della difesa è in disaccordo con il portavoce sulle incursioni dei bombardieri. Le Forze nucleari strategiche russe sembrano “cercare di testare la reazione della nostra difesa aerea, o i nostri sistemi di comando e controllo“, ha detto un funzionario addentro alle relazioni sulle incursioni. “Queste non sono solo missioni di addestramento“, ha aggiunto il funzionario. Northern Command e NORAD, in passato spesso hanno cercato di presentare le incursioni dei bombardieri russi come non minacciose ma nell’ambito del conciliante “resettaggio” della politica dell’amministrazione Obama volta a cercare legami più stretti con Mosca. Il Pentagono e altri comandi, tuttavia, hanno temperato la retorica verso la Russia e le sue attività dopo l’annessione militare russa della Crimea in Ucraina, a giugno.  Le relazioni tra Washington e Mosca sono inasprite. Il dipartimento di Stato il mese scorso ha accusato Mosca di violare il trattato del 1987 sulle Intermediate-range Nuclear Forces sviluppando un nuovo missile da crociera. Mosca ha respinto le accuse come false.
L’ammiraglio Cecil Haney, comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione per l’aumento delle attività strategiche russe durante un discorso a Washington il 18 giugno. Haney ha detto che le attività nucleari russe coincidono con le recenti tensioni sull’Ucraina , tra cui il lancio di prova di sei missili da crociera aerolanciati, in una dimostrazione di forza. Una dichiarazione del Ministero della Difesa russo sui lanci sperimentali dei missili da crociera afferma che un bombardiere Tu-95 “è in grado di distruggere obiettivi cruciali del nemico con missili da crociera, di giorno e di notte, con qualsiasi condizione meteo e in qualsiasi parte del globo”. Mosca ha anche condotto alcune grandi manovre nucleari a maggio, ha detto Haney. “Inoltre, abbiamo visto significative implementazioni di aerei strategici russi in prossimità di luoghi come Giappone, Corea e anche la nostra West Coast“, ha detto Haney in una colazione con l’industria della difesa. “La Russia continua a modernizzare tutte le capacità strategiche della propria triade, e fonti open source hanno recentemente citato le prove in mare del suo ultimo sottomarino lanciamissili, le prove del suo nuovo missile da crociera aerolanciato e la modernizzazione della sua forza intercontinentale balistica comprendente la forza mobile dell’arma”, ha detto.
I recenti incontri aerei in stile Guerra Fredda della Russia sul Pacifico, presso l’Alaska, fanno seguito a un duello aereo USA-Russia sull’Europa. Funzionari degli Stati Uniti hanno confermato che un aereo d’intelligence elettronica RC-135 Rivet Joint fu costretto a violare lo spazio aereo svedese da un caccia russo, il 18 luglio. L’aviogetto statunitense cercava di eludere l’intercettatore russo. Tale incontro ebbe luogo il giorno dopo che il volo MH17 Malaysian Airlines venne abbattuto da un missile sull’Ucraina orientale.

2013_Tu-142M_01Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ripristino dei contatti cino-giapponesi e gli interessi russi

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 01/08/2014
edito_131001_china_japan_gmLo sviluppo della situazione politica nella regione Asia-Pacifico è fortemente influenzato dal sistema di relazioni nel quadrilatero strategico “USA-Cina-Giappone-India” nel complesso, così come di ciascuno dei “lati” e “diagonali”. Due o tre anni fa sembrava che la fonte principale del deterioramento della situazione nella regione dovesse essere ricercata nel tandem “USA-Cina”. Tuttavia, con le nuove tendenze della politica estera statunitense che segnavano l’avvio del secondo mandato di Barack Obama, il lato “Cina-Giappone” del quadrilatero ha attirato sempre più attenzione. La questione più citata come causa principale delle tensione nelle relazioni sino-giapponesi è la disputa per il possesso delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale. A metà 2012, tre di esse furono “acquisite” dal governo giapponese tramite un privato, causando una levata di scudi in Cina, portando a chiudere i contatti ufficiali con il Giappone, di conseguenza. Tuttavia, la disputa sul territorio disabitato, dalla superficie totale di sette chilometri quadrati, è probabilmente sintomo della scarsa condizione generale delle relazioni bilaterali. Il problema principale è il processo oggettivo in cui una parte della coppia “Cina-Giappone” entra nel gruppo dei principali attori mondiali, venendo ciò percepito dagli altri come minaccia agli interessi nazionali e alla sicurezza. Tali preoccupazioni comuni riguardano principalmente la complicata storia dei rapporti tra Cina e Giappone. Perciò la Cina è stata dura sulla visita del primo ministro Shinzo Abe al santuario Yasukuni, che commemora i soldati giapponesi uccisi nelle guerre degli ultimi 150 anni. Questo santuario commemora anche i leader del Giappone della seconda guerra mondiale che furono giustiziati dal processo di Tokyo. Sembrerebbe che in tali condizioni sia particolarmente necessario preservare i contatti bilaterali ufficiali, almeno per evitare “incomprensioni” pericolose nel corso delle costanti dimostrazioni militari presso le isole contese.  Tuttavia, tale contatto non è stato mantenuto per quasi due anni.
Senkaku_Diaoyu_Tiaoyu_Islands_blog_main_horizontalAi primi di maggio, la Cina è stata visitata da un gruppo di parlamentari giapponesi guidati da un veterano del Partito Liberal Democratico, Takeshi Noda. La delegazione, che comprendeva due ex-ministri, è stata ricevuta da Yu Changsheng, il quarto alto funzionario della leadership del PCC. Il fatto stesso che i primi colloqui ad alto livello, dopo una lunga pausa in tutti i contatti, infine si siano verificati, è stato visto da entrambe le parti come indicatore importante del desiderio di riprendere il controllo sullo sviluppo delle relazioni nippo-cinesi. Tuttavia, anche dopo questi negoziati, i primi in due anni, l’intrigo associato al prossimo vertice APEC, che si terrà nel novembre di quest’anno a Pechino, resta. Abe. partecipando al più autorevole forum regionale, inevitabilmente sarà in contatto con Xi Jinping, si limiteranno a cenni cortesi e chiacchiere sul “tempo”, come è avvenuto negli ultimi due anni presso altre sedi internazionali? O si approfitterà per dei negoziati seri, come con tutti gli altri leader “in campo” in tali eventi? Tanto più che, dato lo stato attuale dei colloqui bilaterali, ciò probabilmente avrà molta più importanza delle dichiarazioni finali del forum, principalmente di natura dichiarativa. Per avere risposte a queste domande, dei colloqui “segreti” si sono svolti il 24 giugno a Pechino tra i funzionari dei ministeri degli Esteri dei due Paesi. Quasi certamente, il leader cinese non approfitterà di questa opportunità se il 15 agosto (il giorno dopo l’annuncio della resa del Giappone nella seconda guerra mondiale, fatta il 14 agosto 1945) Abe visiterà ancora una volta il santuario Yasukuni per commemorarvi i soldati giapponesi caduti. Tuttavia, con un alto grado di certezza, possiamo aspettarci che questa volta Abe non farà un tale passo. Il fatto che le parti siano apparentemente pronte a cogliere l’occasione per sondare finalmente le rispettive posizioni ai vertici, viene dimostrato dal primo incontro in due anni dei ministri svoltosi a Pechino il 27 giugno.
Qual è il fattore della Russia in questi giochi cino-giapponesi? Diretto e su diversi motivi. Principalmente perché il Giappone e la Cina sono due delle principali potenze regionali e sono i vicini più prossimi della Federazione Russa. Inoltre, la Russia è impensierita dal fatto che possa essere costretta a fare un’amara scelta, nel caso che le attuali relazioni sino-giapponesi degenerino in conflitto aperto. I frequenti pareri meschini sui vantaggi di tale scenario per la Russia sono illusioni pericolose. La Russia non solo non può “scaldarsi le mani” con un fuoco di tale portata, ma molto probabilmente ne verrebbe completamente inghiottita assieme agli immediati “istigatori”. Pertanto, la Russia dovrebbe accogliere con favore la ripresa dei contatti ufficiali tra Giappone e Cina, e sperare che siano ulteriormente sviluppati, anche nel prossimo vertice APEC. In secondo luogo, alla fine dello scorso anno, la leadership russa ha subito un marcato spostamento degli interessi nella parte russa della regione. Tuttavia, è apparso un grave ostacolo che impedisce la concentrazione degli sforzi per affrontare gli obiettivi fondamentali del lungo ritardo del Paese: l’inaspettato peggioramento della situazione nei territori limitrofi, che 23 anni fa facevano parte dello stesso Stato. Quest’ultimo, con una popolazione di 40 milioni di abitanti, secondo la “legge internazionale”, è dominato da “ucrainizzatori” da caso clinico. Secondo ogni evidenza, si è stati costretti dalle circostanze inevitabili, ad agire (reagire, soprattutto in Crimea). Tuttavia era così prima, ed ora è quello che è. Il tema della “purezza legale”, il tempismo e la strategia scelta per risolvere il problema della Crimea hanno già assunto un carattere accademico. Tuttavia, ciò avveniva dopo i ridimensionamenti informali precedentemente “riconosciuti a livello internazionale” sulla mappa politica e geografica. Non ci può essere alcun dubbio che non fosse impossibile lasciare un pezzo strategicamente importante del territorio abitato dal popolo russo in mano ai dei folli e intrattabili “proprietari”. Così gli appassionati di storia alternativa e di sogni strategici avranno un po’ di munizioni.
Per gli attori più importanti del mondo, come sono senza dubbio Cina e Giappone (così come Stati Uniti, Russia, India e Germania), la regione Asia-Pacifico è un gigantesco campo incolto per ogni  tipo di attività comune. Tali attività non devono interferire con l’ascesso ucraino, così sgradevolmente apparso sul corpo della politica globale.

21-iht-heng-articleLargeLe crescenti “zone grigie” nelle relazioni Giappone-USA
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 06/08/2014

1398320902000-AP-APTOPIX-Japan-Obama-AsiaLa nuova interpretazione del capitolo 9 “pacifista” della Costituzione giapponese del 1947, è stata adottata il 1° luglio dal governo di Shinzo Abe, divenendo uno degli eventi più significativi nella politica giapponese, plasmando la mappa politica della regione Asia-Pacifico. Questa mossa del governo giapponese regola il formato della cooperazione politica e militare tra Stati Uniti e Giappone. Parliamo di un grande cambiamento nella configurazione quadrangolare strategica, emergente nella regione Asia-Pacifico. E’ importante notare che l’accordo in questione è al cuore delle relazioni USA-Giappone. La prima edizione del trattato fu adottata nel 1951, un anno prima della firma del Trattato di pace di San Francisco, che concluse la guerra nel Pacifico, e l’ultima nel 1960. Così il contenuto di base dell’alleanza politico-militare non è cambiata, e può in una certa misura essere descritta con la semplice formula “protettore (USA) – protetto (Giappone)”. Tale  “grado” è stato modificato da due tendenze importanti dalla seconda metà degli anni ’90. L’importante riduzione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo, suscitando la questione di un’ulteriore assoluta affidabilità di Washington nella sicurezza dei principali alleati degli Stati Uniti. Il secondo è il processo di “normalizzazione” del Giappone stesso. Tali tendenze si sono riflesse sotto forma di innovazioni nella formula dell’alleanza USA-Giappone, secondo le cosiddette “Linee guida per la cooperazione nella difesa Giappone-Stati Uniti” del 1997. Mentre il diritto di usare le Forze di Autodifesa (SDF) nell’ambito dell’autodifesa collettiva, che l’esercito giapponese ha ricevuto il 1 luglio 2014, è piuttosto limitato, tale atto del governo giapponese è un passo importante verso la maggiore autonomia del Giappone sulla questione della sicurezza nazionale.
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Chuck Hagel ha salutato il passo del governo giapponese. Non poteva esserci altra reazione dalla difesa statunitense, dato che il Pentagono ha impegnato i suoi alleati a “migliorare il contributo alla difesa comune” negli ultimi quindici anni. Tali appelli sono diventati particolarmente rilevanti negli ultimi anni, quando il declino economico degli Stati Uniti ha iniziato a richiedere la progressiva riduzione della spesa militare del Pentagono. Tuttavia, i problemi della politica statunitense nella regione Asia-Pacifico hanno da tempo superato l’ambito puramente difensivo, dato che negli ultimi quindici anni vi sono stati notevoli miglioramenti nell’individuare le minacce alla stabilità regionale, come la profondità del processo di “normalizzazione” giapponese e la natura del relativo impatto sulle relazioni sino-giapponesi. Tale questione è diventata rilevante per via di certi cambiamenti nella politica statunitense verso la Cina. Gli Stati Uniti affronteranno il problema entrando “automaticamente” (a causa degli obblighi dell’alleanza) in guerra con la seconda potenza del mondo, per discordie “banali” (dal punto di vista statunitense)? Un esempio di tale discordia è senza dubbio il confronto sino-giapponese sul possesso di un arcipelago disabitato nel Mar Cinese Orientale. L’incertezza di tale prospettiva spiega la reazione misurata di esperti e giornalisti statunitensi sul prossimo importante passo che il governo giapponese avvia per la “normalizzazione” del Paese. Tali preoccupazioni disciplinano il contenuto dei negoziati bilaterali sulla nuova bozza delle Linee Guida per la cooperazione nella Difesa Giappone-USA, immutata dal 1997. Tali negoziati sono seguiti dai viceministri della Difesa dei due Stati, iniziati a Tokyo il 15 luglio. Il problema è l’incapacità delle parti di definire gli obblighi reciproci sulla cosiddetta “zona grigia” di un possibile conflitto, che non implicherebbe “l’automatica” esecuzione degli obblighi da uno degli alleati. Per il Giappone, è importante avere il sostegno (armato se necessario) degli Stati Uniti nel caso in cui le SDF debbano affrontare qualche piccolo gruppo armato “di nazionalità sconosciuta” che sbarcasse sulle isole Senkaku. Ma come è già stato detto gli Stati Uniti di oggi, se vogliamo usare un eufemismo, non sono entusiasti all’idea di farsi coinvolgere in un tale scenario. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti vorrebbero avere il diritto di utilizzare le SDF in un ipotetico conflitto nelle regioni di massima importanza per essi, ad esempio il Golfo Persico. In tali aree remote, il Giappone è pronto a un coinvolgimento estremamente limitato. Ad esempio dragare i campi minati sulle rotte degli idrocarburi. Ma in generale, il Giappone non è pronto a schierare le SDF in seri e lontani conflitti.
Va osservato che un’interpretazione chiara delle “tre nuove condizioni” sull’impiego delle SDF,  rilasciata dal governo il 1 luglio, causa incertezza in Giappone. Alla vigilia delle elezioni per la prossima primavera, il partito liberal-democratico al governo cerca di evitare un dibattito nazionale sul tema impopolare delle crescenti attività delle SDF. La legislazione che dovrebbe fornire risposte ad ogni domanda posta dalla società di oggi, sull’adozione del diritto di autodifesa collettiva, può essere avanzata solo alla prossima sessione, nel gennaio 2015. Gli esperti giapponesi non escludono la possibilità che diverse interpretazioni degli obblighi reciproci, così come il problema dell’interpretazione dei nuovi termini dell’impiego delle SDF, possano bloccare i negoziati summenzionati tra i funzionari dei due ministeri della Difesa. Ciò rende la prospettiva di una nuova edizione delle Linee guida della cooperazione Giappone-Stati Uniti alla fine dell’anno, come  previsto dai leader dei due Paesi, piuttosto ostica. Infine, va rilevato che il problema delle interpretazioni dell’accordo Giappone-USA può essere osservato in numerosi settori, anche politici ed economici. Ad esempio, è riapparso nei difficili negoziati per la conclusione degli accordi sulla Trans-Pacific Partnership.
Tutto ciò è naturale per un Giappone che emerge quale attore globale dagli interessi non sempre coincidenti con quelli statunitensi, mentre il gioco politico nella regione Asia-Pacifico e nel mondo, diventa sempre più complicato.

Japanese Maritime Self-Defense Force destroyer Kurama leads destroyer Hyuga during a naval fleet review at Sagami Bay, off Yokosuka, south of TokyoVladimir Terekhov, ricercatore presso il Centro per gli studi asiatici e del Medio Oriente dell’Istituto di ricerca strategica russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca: i grandi progetti per la Crimea

Valentin Vasilescu, Reseau International 24 giugno 2014
crimea-map-sPochi giorni dopo l’adesione della Crimea alla Russia, Vladimir Putin ha annunciato di aver approvato un investimento di 3 miliardi di dollari per la ripresa economica della Crimea che ha un potenziale enorme. Questo annuncio è stato fatto durante la riunione della Commissione presidenziale sul monitoraggio dello sviluppo socio-economico della Federazione russa, dove s’è deciso di raddoppiare il numero di posti di lavoro in Crimea, compresi nei cantieri navali di Kerch e Theodosia, specializzati nelle costruzioni navali artiche e di navi di guerra per la Flotta russa del Mar Nero. Putin ha ordinato alla società statale Sovcomflot il trasferimento tecnologico dai Cantieri Baltiskij della società Zaliv a Kerch per la costruzione di 30 nuove petroliere (in aggiunta alle 101 oggi attive), di 14 navi-cisterne GPL (oltre alle 6 attualmente operanti) e di navi portacontainer a propulsione nucleare, tutte destinate per il Mar Glaciale Artico. Il beneficiario del progetto, la Gazprom, le finanzia. Le navi saranno utilizzate per rifornire di petrolio la Cina dal Mare della Siberia orientale e dallo Stretto di Bering, nell’ambito del recente megacontratto da 400 miliardi di dollari. La catastrofe della centrale nucleare di Fukushima e il contratto con la Cina hanno convinto il parlamento giapponese a rifornire il proprio Paese di 20 miliardi di metri cubi annuali di gas russo, tratti dalla quota precedentemente destinata all’Europa. Il governo giapponese ha approvato il finanziamento di un gasdotto sottomarino di 1350 km che colleghi l’isola giapponese di Hokkaido all’isola di Sakhalin, per un investimento di 6 miliardi di dollari. Fino a quando l’oleodotto non sarà  pronto, Gazprom s’impegna a rifornire via mare il Giappone di gas liquefatto. Attualmente, la Russia è l’unico Paese ad avere una flotta di rompighiaccio nucleari nella regione artica (costruiti dal 1985), che mantengono le rotte di navigazione permanentemente aperte al trasporto di petrolio.  Putin risponde così alle pretese dei media occidentali sugli scaffali vuoti nei negozi della Crimea e sulla Russia senza i soldi per pagare pensioni e stipendi degli abitanti di Crimea.
15_sevmorpyt_big__1_La città di Kerch si trova nell’omonimo stretto largo 4,5 km che separa due mari: il Mar Nero e il Mar d’Azov. Il Cantiere No. 532 di Kerch è meglio conosciuto per la costruzione, nel 1984-1991, di 8 fregate classe Krivak da 3300 tonnellate, tra cui la nave ammiraglia della Marina ucraina, Hetman Sagajdachnij. Inoltre, in questo sito fu costruita nel 1975 la prima di 8 navi-cisterna classe Crimea, lunghe 295 m e con una stazza di 150000 t. La prima fu consegnata al Vietnam con il nome Chi Linh. Ma pochi sanno che nel 1988 il cantiere Zaliv completò la costruzione di uno dei quattro rompighiaccio portacontainer a propulsione nucleare sovietici, appositamente costruiti per operare nella regione artica. La nave di 61880 t, la Sevmorput, è dotata di un reattore nucleare da 135 MW. Secondo il programma presentato dal Presidente Putin, il cantiere Kerch dovrà iniziare la costruzione di due navi a propulsione nucleare classe Sevmorput. In seguito, il Viceprimo Ministro Rogozin, responsabile dell’industria della Difesa della Russia, ha detto che il cantiere Mare di Teodosia è in cima alla lista di 23 aziende della Crimea destinate ad armare la Flotta nel Mar Nero. Il governo federale russo ha stabilito che lo sviluppo del progetto sarà completato entro il 1° luglio 2014. Teodosia è un comune di 80000 abitanti situato nella parte orientale della penisola di Crimea. È noto ai turisti per la sua famosa spiaggia dorata lunga 15 km, e anche per i quadri marini del famoso Ivan Ajvazovskij che visse e lavorò in questa città. Nell’epoca sovietica, tutti sentirono parlare di Teodosia per via del suo Cantiere Mare, che dal 1959 è specializzata nella produzione di hovercraft passeggeri ad alta velocità. Furono costruiti più di 1000 navi di questo tipo, principalmente per l’esportazione, come le Raketa, Kometa e Voskhod-2 che possono trasportare 58-118 passeggeri ad una velocità di 60-80 km/h. Nel 1983-1989, il cantiere Mare di Teodosia ricevette l’ordine per la costruzione di 16 motosiluranti veloci (70-80 km/h) classe Muravej per il Mar Nero. Le realizzazioni più importanti furono gli hovercraft classe Zubr (Progetto 1232.2). In origine  progettati e costruiti nel cantiere dai sovietici. Le navi Zubr sono dotate di cinque turboelica Kuznetsov NK-12, le più potenti del mondo, del bombardiere Tu-95. Le Zubr possono trasportare 150 tonnellate di materiale (3 carri armati T-90 o 8 blindati cingolati o 10 APC, o ancora 360 soldati della fanteria di marina equipaggiati). La Flotta del Mar Nero avrà bisogno di 4-6 nuovi Zubr quando riceverà le prime portaelicotteri Mistral, che possono trasportare 16 elicotteri d’assalto Mi-8 Amtsh Terminator e un battaglione di carri armati T-90 o due battaglioni di fanteria dotati di APC.
Dopo 23 anni, la Russia ha ripreso ad ordinare hovercraft ad alta velocità per usi militari e commerciali presso il cantiere Mare di Teodosia. Le prime quattro navi passeggeri ad alta velocità ordinate a Teodosia navigheranno sul Volga, sulla tratta Kujbishev-Uljanov-Kazan-Gorkij. Vengono invitati ad aderire al programma russo in Crimea gli esperti ucraini nella progettazione navale dei tre cantieri Nikolaev (Oceanico, 445 e 444) che costruirono durante l’era sovietica 2 portaelicotteri e 7 portaerei per l’URSS (Kiev, Minsk, Novorossijsk, Baku, Admiral Kuznetsov, Varjag e Uljanovsk).  Una delegazione guidata dal Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin ha visitato Nikolaev per fare proposte in questa direzione. L’offerta è ancora più interessante per il fatto che dal 1° giugno il rublo è diventata la moneta ufficiale della Crimea, e stipendi e pensioni, conformati alle norme della Federazione Russa, sono quattro volte superiori a quelli ucraini.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sottomarino nucleare top-secret russo entra in servizio

Aleksandr Korolkov, RIR, 18 giugno 2014

Il Severodvinsk, della nuova classe di sottomarini nucleari multiruolo Projekt 885 Jasen, è entrato in servizio nella Marina russa il 17 giugno

10376016La costruzione del sottomarino nucleare Severodvinsk doveva rivoluzionare la flotta sottomarina sovietica, ma per via dei problemi economici negli anni ’90, il progetto fu congelato. La caratteristica fondamentale dei sottomarini classe Jasen, che restano un programma top-secret della Difesa russa, è la sua universalità, una volta irraggiungibile per i predecessori russi o esteri.

Focus sull’universalità
Il lavoro di progettazione sul Severodvinsk terminò nel 1991, segnando la nuova era nella costruzione dei sottomarini russi. Diversamente dagli Stati Uniti, dove da quando la flotta di sottomarini nucleari nacque vi fu la spinta all’uniformità, in URSS vi furono molti sottomarini costruiti sulla base di diversi progetti, difficili da unificare e le cui funzioni spesso si sovrapponevano. Tale pratica venne abbandonata quando un sottomarino di quarta generazione iniziò ad essere sviluppato nel 1977. La decisione fu presa per avere una maggiore specializzazione in combattimento, cioè il nuovo sottomarino nucleare doveva essere agile sia nel colpire bersagli subacquei che di superficie, nonché nel lanciare missili da crociera contro obiettivi terrestri; in altre parole doveva poter adempiere praticamente a tutti i compiti che attendono alla flotta sottomarina. Per raggiungere questo obiettivo, i progettisti dei sottomarini russi ricorsero a soluzioni ingegneristiche originali. Venne deciso che i sottomarini classe Jasen non avrebbero avuto la struttura a doppio scafo dei sottomarini sovietici del momento. Tuttavia, non fu un sottomarino monoscafo come i suoi equivalenti statunitensi. Due scafi garantiscono affidabilità e galleggiabilità al sottomarino, mentre un solo scafo indica silenziosità e invisibilità. Gli Jasen sono una via di mezzo, avendo la cosiddetta architettura “uno scafo e mezzo” con una leggera carena che  parzialmente copre lo scafo a pressione del sottomarino. Un’altra caratteristica tradizionale del progetto sovietico, che non fu implementato nei sottomarini classe Jasen, era la posizione dei tubi lanciasiluri a prua, laddove si trovava il potente sistema sonar Irtysh, quindi non c’era semplicemente più spazio per i siluri. Così i tubi di lancio sono stati collocati nella parte centrale del sottomarino, ad angolo rispetto alla mezzeria. Così, lo Jasen prese in prestito una soluzione costruttiva ampiamente utilizzata negli Stati Uniti.

01.jpga04aa0c2-2c21-4300-a6fb-e796863ee821LargeGranat vs Tomahawk
L’arma principale del sottomarino sarà il missile supersonico antinave 3M55 Oniks (Jakhont) con una gittata di 350 km. Il lancio multiplo di 24 di questi missili potrebbe presentare un problema serio anche per il potente sistema di difesa aerea di un gruppo portaerei statunitense. I sottomarini classe Jasen saranno equipaggiati con l’equivalente russo del missile Tomahawk statunitense, il Granat, che ha una gittata di 3000 km e, proprio come la sua controparte statunitense, può avere una testata nucleare. Inoltre, il nuovo sottomarino avrà missili 3M14 Kalibr, dalla gittata di oltre 500 km, consentendo ai sottomarini Projekt 885 di effettuare massicci attacchi di alta precisione contro obiettivi a terra. Attraverso i suoi tubi lanciasiluri, il sottomarino potrà lanciare i missili antinave 3M54 Birjuza e i missili antisottomarini 91R così come deporre mine. Per l’auto-difesa, il Severodvinsk avrà speciali dispositivi di lancio per vari sistemi d’inganno, e possibilmente un sistema di difesa attiva antisiluro capace di distruggere siluri nemici con piccoli speciali antisiluri.
Nel suo libro ‘La Guerra Fredda Sottomrina’, il famoso analista navale statunitense Norman Polmar chiude il capitolo sui più recenti progetti sottomarini nucleari statunitensi e sovietici concludendo che vi sono molte prove a sostegno della tesi che i sottomarini sovietici di quarta generazione hanno raggiunto livelli in molti aspetti pari o superiori ai loro rivali statunitensi. Gli equivalenti dei sottomarini classe Jasen degli Stati Uniti sono i sottomarini multiruolo classi Seawolf e Virginia, anche se lo Jasen è destinato ad una più vasta gamma di compiti. Ecco come l’esperto militare russo Igor Korochenko elenca i compiti del nuovo sottomarino: “Primo, seguire i sottomarini strategici missilistici classe Ohio degli USA. Inoltre, eventualmente effettuare pattugliamenti operativi nelle regioni in cui la Marina russa vuole impedire la presenza di sottomarini stranieri. Allo stesso tempo, i sottomarini classe Jasen potranno lanciare missili cruise contro obiettivi terrestri, anche nel caso di conflitti locali in regioni in cui la distribuzione di una forza di terra permanente russa sia impossibile“.

10325508Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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