“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria?

Valentin Vasilescu, AVIC 12 giugno 2013

562316Nella guerra civile siriana, la posizione russa è stata fin dal principio di non interferenza, ma  monitora la situazione con migliaia di agenti sul terreno, con le apparecchiature ELINT a bordo delle navi militari nel porto di Tartus, attraverso immagini satellitari, ecc. In sostanza, la Russia è l’unica superpotenza che sa perfettamente tutto ciò che si muove in Siria ed è in grado di rispondere in modo efficace. Il peso della vittoria ha iniziato a pendere dalla parte del Presidente Bashar al-Assad, con la sconfitta del cosiddetto Esercito libero nelle operazioni di accerchiamento e conquista di Damasco, terminate il 5 febbraio 2013. Dopo il successo del contrattacco del marzo 2013, seguito da un approccio globale nelle operazioni offensive aero-terrestri di maggio e inizio giugno, guidate da Hezbollah e sostenute dall’esercito siriano, assicurandosi le frontiere prendendo di mira le linee di rifornimento in reclute, armi e munizioni dei ribelli.
Prendendo l’iniziativa, l’esercito nazionale fedele al presidente siriano Bashar al-Assad, ha potuto avviare l’attacco generale soltanto con la protezione della flotta russa schierata nel Mediterraneo, che ha la sua base nel porto siriano di Tartus. In un articolo precedente ho descritto in dettaglio, in concomitanza con le battaglie a terra, che nel Mediterraneo si è svolta una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitense, con manovre di riposizionamento strategico estremamente rischiose, secondo ogni regola dell’arte militare moderna. Il ruolo del gruppo navale russo è impedire che i sottomarini e i cacciatorpediniere della Sesta flotta statunitense, inviati nel Mediterraneo orientale, lancino missili cruise contro la Siria per contrastare offensiva militare del governo. Gli errori commessi dagli israeliani negli attacchi aerei del 3/4-4/5 maggio contro la Siria e la revoca dell’embargo dell’UE, hanno permesso a Mosca d’inserirsi inviando i sistemi missilistici S-300PMU2 per garantirsi che Israele ed Europa non intervengano in Siria sul modello libico. Anche se i missili S-300 non sono ancora in Siria, i russi possono farli arrivare e attivarli in poche ore. Vi sono solo quattro batterie per lanciare la prima salva di 32 missili S-300, che non dispongono di una vasta gittata. I missili che equipaggiano l’S-300PMU2 non sono indipendenti, ma sono elementi di un complesso sistema di difesa integrato antiaereo, costituiti da radar e vari elementi per la guerra elettronica, in cooperazione con altri sistemi di difesa aerea a breve e a medio raggio. Erano alcuni di questi gli elementi indicati dal Presidente Bashar al-Assad, quando ha detto che una parte degli S-300 era arrivata in Siria.
Sappiamo già che il risultato è stata la distruzione dei centri offensivi dei ribelli di al-Qusayr (nodo di passaggio per armi, munizioni e reclute provenienti dal Libano) e Daraa (situata a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km a est del confine con Israele). Allo stesso tempo, l’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad ha consolidato la striscia di confine con la Turchia, lunga 50 km, a nord del Governatorato di Latakia (sulle coste mediterranee), attraverso cui venivano riforniti i ribelli con armi e munizioni. Per questa ultima manovra, una divisione di ribelli islamici, circa 15.000 combattenti che occupavano le aree del governatorato di Hama, a nord di al-Qusayr (Homs), è stata isolata da un’altra divisione di ribelli operanti nel vicino governatorato di Idlib. Il 27 maggio 2013, il senatore repubblicano John McCain, accompagnato dal comandante dell’esercito ribelle, il generale Idris Salim, ha attraversato il confine tra Turchia e Siria per incontrare la brigata dei combattenti guidata da Mohammed Nur. Quel giorno McCain e Idris hanno incontrato, nella città turca di Gaziantep, i comandanti dei gruppi islamisti di al-Qusayr, Homs, Hama, Idlib, Aleppo, Daraa e provincia di Damasco. McCain ha avuto colloqui con funzionari di Ankara, ha visitato il contingente statunitense ufficialmente preposto ai sistemi missilistici Patriot nella base militare di Incirlik. Il viaggio del senatore statunitense è stato organizzato dalla SETF (Task force di emergenza siriana), una ONG statunitense che sostiene l’opposizione siriana. Uno dei più importanti risultati tratti da McCain, era che il primo ministro turco Erdogan ha iniziato lo smantellamento dei centri di raccolta dei mercenari e degli islamisti in Turchia, rifiutandosi di consentire il transito di armi e munizioni verso la Siria. Coincidenza o no, il 30 maggio 2013 nel centro di Istanbul è esplosa la protesta “spontanea” contro il primo ministro Erdogan, che si è amplificata secondo gli schemi dei movimenti della “primavera araba”.
Il 9 giugno 2013, l’esercito siriano fedele al Presidente Bashar al-Assad ha lanciato l’operazione “Tempesta del Nord”, l’offensiva per sgomberare il governatorato di Aleppo nella Siria nord-occidentale. Si prevede che la resistenza armata, formata da 25.000 ribelli islamici, sarà più forte e più lunga di quella di al-Qusayr. Il terreno nelle vicinanze di Aleppo favorisce i difensori, essendo l’area in una depressione circondata da colline e trovandosi a 20-30 km dal confine con la Turchia (sia a nord che ad ovest). Uno dei principi della scienza militare raccomanda che le manovre militari al confine di uno Stato in guerra civile siano pianificati con l’intenzione d’intervenire nel conflitto a favore dell’altra parte. Ora che i ribelli stanno per essere sconfitti da Bashar al-Assad, l’esercito statunitense ha iniziato in Giordania l’operazione “Eager Lion” per un periodo di 12 giorni, che coinvolge 8.000 truppe di Paesi arabi, Stati Uniti (4500) e Regno Unito. L’Expeditionary Unit 26 è formata dalla nave d’assalto anfibio USS Kearsarge, arrivata il 14 maggio 2013 nel porto israeliano di Eilat, dove ha sbarcato il 3° battaglione marines dotato di LAV-25 e AAVP-7A1 e lo Squadrone 226 di supporto, dotato di V-22 Osprey. Oltre a queste due unità, l’esercito statunitense è attualmente impegnato in manovre con le batterie dei MIM-104 Patriot, unità dell’esercito e un certo numero di squadroni di F-16.
Il nord-est della Giordania, luogo delle esercitazioni, è zona di responsabilità del comando orientale giordano. In questo comando vi è la 2° Brigata meccanizzata della guardia, composta da due battaglioni meccanizzati equipaggiati con 80 veicoli da combattimento della fanteria M113, un battaglione blindato dotato di 40 carri modernizzati M60A3 Patton e una divisione con 24 obici semoventi M109. A tutto questo si aggiunge la 90° Brigata meccanizzata dell’esercito giordano composto da due battaglioni meccanizzati. La 3° Divisione corazzata è la forza strategica dell’esercito giordano consistente nelle 40°, 60° e 91° Brigata, ciascuna dotata di 90 carri armati al-Hussein (carri armati britannici FV4030/4 Challenger 1 modernizzati dalla giordana KADDB). L’aviazione giordana dispone di 12 F-16A Block-15 e 34 F-16AM Block-40, comprati usati da Belgio e Olanda, e 29 elicotteri d’attacco AH-1F Cobra. Questo esercito, sotto il comando degli Stati Uniti, non può eseguire che operazioni offensive limitate nel tempo e nella portata contro la Siria. Può tuttavia creare un corridoio di “esfiltrazione” in Giordania per le divisioni ribelli musulmane, circondate dall’esercito siriano a Idlib e Hama. Perché è così importante per gli Stati Uniti non lasciare che i mujahidin cadano prigionieri dei siriani? Ecco una domanda alla quale vi invito a rispondere nella sezione commenti.
A causa del logoramento delle unità dell’esercito siriano, dopo due anni di guerra civile, il corpo giordano-statunitense può entrare, in 24 ore per quasi 300 km dal confine giordano, bypassando Damasco fino a Idlib. La difesa aerea siriana è composta da 8 batterie missilistiche S-200 Angara (SA-5), 50 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e S-125 Neva/S-125M Pechora, da 20 batterie di missili 2K12 Kub (SA -6), 14 batterie di 9K33 Osa (SA-8) e 12 batterie di Pantsir-S1E (SA-22). Dopo aver discusso e sviluppato il piano, si nota lo schieramento di aerei giordani e statunitensi nella zona degli scontri di Idlib, cosi come di 5-6 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e di S-125 Neva/S-125M Pechora.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35B: nato in URSS

Il velivolo a decollo corto e atterraggio verticale statunitense F-35B ha origine nella collaborazione segreta tra la russa Jakovlev e la statunitense Lockheed
Rakesh Krishnan Simha Indrus 10 giugno 2013

1606782L’F-35B statunitense, la versione navale del Joint Strike Fighter, non è stato progettato a Fort Worth, Texas, ma a Mosca, in Russia. La turboventola con un solo ugello per il decollo e il volo che permette al caccia stealth F-35B di eseguire decolli e atterraggi verticali (VTOL) è stata progettata quasi tre decenni fa dall’ufficio progettazione Jakovlev in URSS, per il caccia multiruolo supersonico Jak-141.

Più veloce ancora…
Lo Jak-141 fu un riuscito sviluppo del vecchio jet a decollo verticale Jak-38. Buon esempio degli scarsi risultati della Russia nel settore dell’aviazione navale, lo Jak-38 era un simulacro di caccia, essendo superato in ogni ambito dal suo rivale occidentale dal grande successo, il Sea Harrier inglese. Nell’ambito della massiccia espansione della Marina sovietica con l’Ammiraglio Gorshkov, nel 1975 la Jakovlev ricevette l’ordine di sviluppare un aereo estremamente versatile. Doveva avere un mix senza precedenti di velocità supersonica, capacità di decollo e atterraggio verticale e un raggio d’azione esteso, il cui ruolo principale era difendere la flotta navale sovietica e le sue rotte. L’aereo non solo poteva operare dalle portaerei, ma anche da piattaforme di atterraggio e decollo che potevano essere collocate in tutto il Paese, consentendo all’aviazione sovietica di entrare in scena.
I progettisti della Jakovlev abbandonarono la configurazione del doppio motore, popolare a quei tempi, come lo Jak-38 e il Sea Harrier. Afferma MilitaryToday: “Invece hanno ideato un progetto con un singolo motore, che poteva flettersi per 95 gradi verso il basso con due ulteriori motori per la spinta verticale, situati al centro della fusoliera, appena dietro il centro di gravità. Questi sarebbero stati accesi solo durante il decollo verticale, l’atterraggio verticale e l’hovering. Gli ingegneri dovettero allungare la fusoliera per la stabilità aerodinamica“.

Un vero aereo: 12 record mondiali per rimanere a terra
Nel 1977, l’aereo ottenne il via libera per il pieno sviluppo. Nel marzo 1987 compì il primo volo e il primo sorvolo nel dicembre 1989. Nell’aprile 1991 il pilota collaudatore Andrej Sintsyn ottenne 12 record mondiali per aeromobili a decollo e atterraggio verticale, riconosciuti dalla FAI. Ma presto si abbatterono i guai su questo caccia molto promettente. Il 5 ottobre 1991 un prototipo si schiantò mentre tentava un atterraggio verticale. Poi arrivò la crisi finanziaria a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ciò significava che la Jakovlev era ormai sola e doveva ottenere finanziamenti da qualche parte.

Entra Lockheed
Cercando di rimanere in volo nei cieli turbolenti di un impero crollato, Jakovlev iniziò a cercare un partner straniero. Un’impresa riuscita fu lo sviluppo dell’aereo da addestramento Jak-130 in collaborazione con l’italiana Aermacchi. Un’altra associazione fu con Lockheed Martin. Nei primi anni novanta, i militari degli Stati Uniti decisero di sostituire i loro cacciabombardieri F-16, F-18 e A-10 con una famiglia comune di aerei per le tre armi che impiegano aeromobili ad ala fissa. Lockheed Martin era una delle aziende che cercavano di strappare il contratto multimiliardario per il Joint Strike Fighter. Ma l’azienda statunitense non aveva alcuna esperienza pregressa nello sviluppo dei VTOL e l’inglese Jaguar era vecchio, perciò vide del potenziale nel progetto della Jakovlev. Secondo l’analista dell’aviazione Bill Gunston, la partnership Lockheed-Jakovlev iniziò alla fine del 1991, anche se non venne rivelato pubblicamente dalla Jakovlev che il 6 settembre 1992. Lockheed-Martin lo rivelò solo nel giugno 1994. Lockheed portò quasi 400 milioni di dollari.  Per la Jakovlev i frutti della collaborazione furono tre nuovi prototipi e un aereo per prove statiche per testare i miglioramenti nel progetto e nell’avionica. Due prototipi furono esposti all’air show di Mosca del 1993. Nessuno volò. Il vero vincitore fu Lockheed. I suoi progettisti avevano trovato l’oro, ne avevano imparato abbastanza della tecnologia “di maggior decollo e maggior crociera” dei russi per progettare il loro prototipo del Joint Strike Fighter, conosciuto come X-35, in preparazione del confronto con il Boeing X-32. Il vantaggio russo pagò profumatamente. Nella corsa serrata al traguardo, l’X-35 ispirato dallo Jak ottenne il contratto.

Le somiglianze
Le analogie tra l’F-35B e lo Jak-141 non sono solo nei motori, negli ugelli e nella turboventola. I due aerei si assomigliano anche esternamente, come gemelli separati alla nascita. Non è certo una coincidenza, perché sotto la carlinga dell’aereo statunitense, vi è un cuore russo. Vi è un altro indizio sul DNA comune dei due aerei. Strategy Page riferisce che negli ultimi cinque anni, i test della versione “B” del nuovo caccia statunitense F-35 hanno dimostrato che il suo motore genera calore sufficiente a danneggiare le piattaforme delle portaerei. Lo Jak-141 ebbe un problema  stranamente simile, era noto per danneggiare piattaforme e ponti da cui operava. MilitaryToday dice che Lockheed-Martinha forse utilizzato l’esperienza maturata da questo progetto per sviluppare il proprio caccia multiruolo F-35“. La verità arriverà tra anni, quando qualcuno, russo o statunitense, si siederà per scrivere le proprie memorie. Fino ad allora, tutto ciò che possiamo dire è che se sembra uno Jak, vola come uno Jak e opera come uno Jak, quindi deve essere uno Jak.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano mai

Valentin Vasilescu Algerie1 29 maggio 2013
Pilota ed ex vicecomandante delle forze militari dell’aeroporto Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

11435_03Siria, un test per la sopravvivenza d’Israele
L’operazione di accerchiamento e conquista di Damasco (che ha avuto inizio nel novembre 2012) da parte di 30.000 ribelli appartenenti a Jabhat al-Nusra e Harakat Ahrar al-Sham al-Islami, terminò il 5 febbraio 2013 in un disastro per il cosiddetto Esercito libero siriano. Le perdite tra i ribelli sono stimate a 1/3 dei loro effettivi. I gruppi affiliati ad al-Qaida erano super-addestrati e armati da Stati Uniti, Turchia, Francia, Croazia, Arabia Saudita, Giordania e Qatar, ed erano composti da mercenari stranieri, per lo più ex ufficiali, ufficiali e soldati contractor assunti come jihadisti che avevano partecipato alla coalizione anti-irachena. Da allora, l’iniziativa è andata all’esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad. Nel marzo 2013, un attacco dell’esercito siriano ha sgretolato e disperso il resto dei gruppi combattenti ribelli, respingendoli a 50-60 km a nord ovest di Damasco. Il loro centro più importante era la città di al-Qusayr (provincia di Homs), situata a 15 km dal confine con il Libano. Al-Qusayr è diventata una roccaforte dei ribelli, istituita per controllare l’autostrada M5 dalla Giordania alla Turchia che attraversa Damasco e rifornisce i ribelli con le armi introdotte in Siria e Libano.
Alla fine di aprile 2013, lo stato maggiore dell’esercito siriano ha preparato un’operazione aero-terrestre completa per proteggere i confini e colpire le vie di rifornimento dei ribelli in reclute, armi e munizioni dal confine con la Giordania e il Libano. La prima operazione (5 maggio 2013) è stata attuata sulla base delle informazioni dei servizi siriani, in modo che coincidesse con l’arrivo in Siria dei trimestrali convogli di armi inviati dagli sponsor occidentali dei ribelli. Ma nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, alle 1:40, l’aviazione israeliana, con la protezione di un aereo da guerra elettronica, aveva lanciato contemporaneamente tre attacchi aerei con 12 velivoli F-15 e F-16  armati di missili AGM-65 Maverick e bombe a guida laser contro tre obiettivi dell’esercito siriano, nel territorio della Siria. Il primo obiettivo era un convoglio corazzato appartenente al 501° Battaglione Carri, colpito da 10 bombe nel distretto di Barzah. Il battaglione faceva parte della 4.ta Divisione della Guardia al comando del Colonnello Maher Assad, fratello del presidente Bashar al-Assad, una forza fondamentale nel dispositivo di al-Qusayr. Il secondo obiettivo è stato il secondo battaglione meccanizzato della 4.ta divisione della Guardia, concentratosi nel quartiere di al-Sabura, a nord di Damasco, che aveva iniziato le sue operazioni verso al-Qusayr. Il terzo obiettivo era la 104.ta Brigata d’artiglieria della Guardia, con un deposito di munizioni sulle alture di Qasyun, a nord est di Damasco. La 104.ta Brigata forniva il supporto di fuoco all’offensiva dell’esercito siriano su al-Qusayr. Negli attacchi aerei israeliani, oltre 300 soldati siriani sono stati uccisi o feriti. Tuttavia, l’offensiva militare siriana è stata eseguita secondo i programmi, vale a dire, oltre ad al-Qusayr, attaccando e conquistando la città di Daraa controllata dai ribelli, che si trova a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km da Israele, oltre a diverse altre città in mano ai ribelli nella provincia di Hama e al-Mayadin, città situata nella Siria occidentale.
Ufficiali israeliani hanno detto di aver utilizzato questa procedura per impedire il trasferimento di armi chimiche in Siria per Hezbollah in Libano, e nello stesso tempo, riuscendo a distruggere i  mezzi in consegna, e cioè i missili Fateh-110. Naturalmente, nessuno gli ha creduto. In sostanza, gli israeliani hanno consapevolmente deciso di interferire nella guerra civile in Siria cercando di contrastare l’imminente offensiva dell’esercito governativo. In tal modo prolungando le sofferenze del popolo siriano. Il ministro degli Esteri russo ha risposto immediatamente, annunciando che Mosca avrebbe ripreso le forniture di armi stipulate nel 2007 con la Siria, senza dire altro. Le consegne non possono essere influenzate da fattori esterni, essendo basate su un accordo bilaterale firmato in precedenza tra Mosca e Damasco, anche se la Siria è da allora oggetto di un embargo sull’invio di armi. E se qualcuno ha da ridire, la Russia è uno dei cinque membri permanenti delle Nazioni Unite che può utilizzare il diritto di veto. Inoltre, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il sistema di difesa aerea S-300 ed altre armi moderne saranno immediatamente trasferiti alla Siria.
Cinque navi della Flotta del Pacifico (il cacciatorpediniere antisommergibile Admiral Panteleev, le navi da trasporto e sbarco truppe Peresvet e Admiral Nevelskoj, una petroliera e una nave appoggio) attraversando il canale di Suez ed entrando nel Mediterraneo per attraccare nella base di Tartus, si sono unite ad altre sette navi della Flotta del Baltico e della Flotta del Mar Nero che già pattugliavano al largo delle coste siriane. Sul posto, nell’esercito siriano, vi sono due battaglioni di difesa costiera con 36 sistemi lanciamissili per missili da crociera antinave P-800 Jakhont resistenti alle interferenze elettroniche e con una gittata di 460 km a Mach 2. Nel contratto firmato nel 2007 tra la Russia e la Siria vi sono quattro batterie di missili S-300, per 144 missili. Ogni batteria di S-300PMU2 può intercettare 12 bersagli aerei su traiettorie balistiche alte o basse, e può lanciare 6 missili in una sola raffica, ogni missile è guidato sul proprio bersaglio. I missili hanno una gittata massima di 195 km contro bersagli come F-16, F-15, F-18 e 40-70 km nel caso in cui il bersaglio sia un missile da crociera che vola a bassa quota o che integri tecnologia ‘Stealth’ (adottata su F-22, F-35 e B-2). Il sistema S-300 non è influenzato da contro-misure e interferenze radio-elettroniche, ed è protetto dal sistema di difesa AA a corta gittata SA-22 Pantsir-S1, di cui l’esercito siriano è già dotato. Il trasporto su ferrovia dei sistemi S-300 dalla fabbrica di Nizhnij Novgorod (vicino a Mosca) a Novorossijsk (sul Mar Nero), l’imbarco su navi e il trasporto fino a Tartus richiedono 3/4 giorni. Perché aver assegnato le navi da trasporto e sbarco truppe Admiral Nevelskoj e Peresvet al gruppo di navi russe al largo delle coste siriane? Per l’addestramento del personale siriano nel familiarizzare con la tecnologia dei missili russi e il loro uso e forse a posizionare istruttori russi anche in condizioni operative sul campo, per non più di un mese.
Il problema di Israele è il terreno svantaggioso, e cioè che dalle colline nel sud della Siria i radar delle batterie S-300 coprono tutto il territorio d’Israele. Subito dopo il decollo, la notizia di una formazione in volo di oltre quattro aerei da combattimento diviene subito nota e un attacco preventivo diventa impossibile prima di entrare nello spazio aereo siriano. I missili S-300 non costituiscono una minaccia per i ribelli siriani, per il semplice motivo che non hanno un’aviazione. Ma l’aviazione israeliana ed eventualmente quella della NATO, non solo non potrebbero raggiungere i loro obiettivi in territorio siriano, ma subirebbero anche pesanti perdite a causa dei sistemi S-300. Il conflitto militare in Libia è servito ai francesi da vetrina per l’esportazione dei Rafale, che fino ad allora non erano stati utilizzati in campagne militari. Il marketing è ora in voga, perché i russi non dovrebbero giovarsi nel consegnare ai siriani le 2 batterie di S-300PMU2 e le 2 batterie di S-400 Trjumf? Tra gli elementi richiesti dalla Siria, nel contratto del 2007 con la Russia, era anche incluso un numero imprecisato di sistemi missilistici Iskander-M. A questo proposito, il missile russo 9K720 Iskander-M è conosciuto per essere quasi balistico, con un margine di precisione di 5 m per una gittata di 500km, volando ad una quota di 50 km, e quindi fuori dalla portata dei missili antibalistici SM-3 statunitensi. Potendo manovrare in altitudine e direzione, e volando a 2,66 km/s (Mach 6-7), sfugge ai missili antibalistici endoatmosferici tipo Patriot, Iron Dome e THAAD. Inoltre, l’Iskander è progettato per ingannare lo scudo missilistico. La cattiva notizia per Israele è che il 9K720 Iskander-M è un missile che trasporta un carico di 6 bombe nell’ogiva, come il sistema JDAM, ognuna programmata con le coordinate GPS del bersaglio. Le 6 bombe sono dirompenti e possono perforare i rifugi degli aerei negli aeroporti. In sostanza, un missile Iskander può distruggere 8-12 aerei da combattimento e 15 Iskander possono lasciare Israele senza un aeromobile in 5 minuti. Tutti questi sistemi, e la presenza di 12 navi da guerra russe, sono volti a tenere lontano un grande gruppo d’assalto anfibio (strutturato intorno a 1-2 portaerei o portaelicotteri) che prenda di mira il territorio siriano, tenendo lontano dalla Siria i suoi aerei. Così, la possibilità per gli Stati Uniti d’imporre una “no fly zone”, come nel caso della Libia nel 2011, diventa un’illusione.

167110038La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano
Ho spiegato nel precedente articolo (“Siria, un test per la sopravvivenza di Israele“), che l’operazione per l’accerchiamento e la conquista di Damasco dal novembre 2012 al 5 febbraio 2013 attuata dai ribelli, s’è conclusa in una grande catastrofe per il cosiddetto Esercito libero siriano. Ciò  ha permesso all’esercito nazionale del presidente siriano Bashar al-Assad di prendere l’iniziativa e di avviare un’offensiva generale che porterà inevitabilmente alla fine della guerra civile. Accanto a queste battaglie terrestri ha avuto luogo, nel Mediterraneo, una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitensi, con manovre e riposizionamenti strategici estremamente rischiosi, secondo ogni regole della moderna arte militare. Senza sparare un solo colpo, questo confronto è stato vinto definitivamente, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, dalla Russia. Ed è per questo che la stampa occidentale è rimasta in silenzio totale su ciò.
In primo luogo, nel Mediterraneo orientale, al largo delle coste siriane, è apparsa la 502.th Task Force Attack Group della Sesta Flotta degli Stati Uniti, con una portaerei (George Bush?) con 80-90 aerei ed elicotteri a bordo. La sua missione era posizionarsi per poter lanciare attacchi aerei contro obiettivi a Damasco, mentre l’esercito siriano era circondato dai ribelli, aiutandoli a superare la resistenza dell’esercito siriano e a prendere il potere. Ma i russi hanno sventato le intenzioni degli Stati Uniti interponendosi subito tra la 502.th Task Force e le coste siriane, con la portaerei Admiral Kuznetsov che trasportava un gruppo di 24 velivoli multiruolo Su-33 e MiG-29KUB, quattro Sukhoj Su-25UTG/UBP, 16 elicotteri antisommergibile Kamov Ka-27PLO. La portaerei Admiral Kuznetsov è armata con 12 missili antinave P-700 Granit, la cui velocità è di Mach 2,5 con una gittata di 625 km, superiore a quella del missile RGM-84 Harpoon (velocità di 864 chilometri all’ora, gittata di 125 km) di cui sono armati i cacciatorpediniere e le fregate statunitensi di scorta alla 502.th Task Force. La Kuznetsov era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili Admiral Chabanenko e dalla fregata Ladnij. Per 40 giorni, il gruppo navale degli Stati Uniti ha cercato di coprirsi con un intenso disturbo radar, per aprire un passaggio verso le coste siriane, bypassando il dispositivo russo, ma invano. Questa prima fase si è conclusa con il ritiro dal teatro di operazioni dei due gruppi formati intorno alla portaerei degli Stati Uniti. Ma gli statunitensi non avevano mollato e in questa parte del Mediterraneo, al largo delle coste siriane, la Sesta Flotta aveva mantenuto in pattuglia tre cacciatorpediniere classe Arleigh Burke armati con 110 missili da crociera BGM-109 (Tactical Tomahawk) con una gittata di 1600 chilometri, progettati per attaccare bersagli terrestri. Questo è il motivo per cui, da gennaio al 4 febbraio 2013, l’incrociatore Moskva, i cacciatorpediniere Severomorsk e Smetlivij (armati con i missili antinave Uran, con prestazioni simili a quelle dei missili RGM-84 Harpoon degli Stati Uniti) e la fregata Jaroslav Mudrij hanno compiuto esercitazioni di combattimento nel Mediterraneo, al largo delle coste della Siria. Vi avevano partecipato anche le navi anfibie Saratov, Azov, Kaliningrad e Aleksandr Shabalin e velivoli da pattugliamento marittimo a grande raggio e bombardieri strategici della 4.ta Armata Aerea russa. L’incrociatore Moskva è armato con lanciamissili 8×8 S-300 PMU Favorit, specializzati nell’abbattere missili da crociera e antinave. Ho scritto nel precedente articolo che quando volano a bassa quota, a causa del terreno irregolare, i missili da crociera possono essere abbattuti dai sistemi S-300 a 40-70 km di distanza. Al di sopra del mare, la loro distanza viene raddoppiata e con essa la portata dei missili S-300. L’incrociatore Moskva è anche dotato di 16 missili antinave P-500 Bazalt con una gittata di 550 km e dalla stessa velocità del P-700 Granit (Mach 2,5). Per questo motivo, se i tre cacciatorpediniere statunitensi avessero sparato la prima salva di missili da crociera contro la Siria, sarebbe stato il loro ultimo atto. In queste condizioni, la penetrazione delle coste della Siria con i missili cruise statunitensi è diventata impossibile.
Ai primi di febbraio 2013, con il crollo del cosiddetto esercito libero siriano, che assediava Damasco, il gioco del gatto col topo tra gruppi navali russi e statunitensi nel Mediterraneo orientale è stato sospeso. Le navi della Flotta del Mar Nero russa, guidate dall’incrociatore Moskva sono ritornate nella loro base in Crimea, e il loro posto nella forza navale russa nel Mediterraneo è stato preso da altre navi, che oggi è costituita principalmente dai cacciatorpediniere antisommergibili Admiral Panteleev e Severomorsk e dalla fregata Jaroslav Mudrij. Ritirando l’incrociatore Moskva (vale a dire i missili S-300PMU Favorit a bordo) dalle coste della Siria, i russi hanno volutamente lasciato indifeso lo spazio aereo siriano, attirando deliberatamente gli israeliani nella trappola, che si sono precipitati nella breccia con le loro incursioni aeree nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, al fine di indebolire offensiva militare del governo siriano. A differenza dei precedenti dispositivi presso la Siria, le navi russe attualmente presenti nel Mediterraneo sono attrezzate per la lotta antisommergibili, con i missili-siluro RPK-2 Vjuga (gittata di 45 km), RU-100 e RPK-6/7 Veter (gittata di 120 km) che in immersione navigano alla velocità di 400 km sfruttando il fenomeno della cavitazione. Sono propulsi da razzi a combustibile solido, e possono facilmente passare dall’ambiente marino all’ambiente aereo volando a Mach 1,5. Esattamente come previsto dal comando della Marina russa, dopo il bombardamento israeliano del 3/4 e 4/5 maggio 2013, le forze navali degli Stati Uniti hanno inviato a pattugliare il Mediterraneo orientale, nei pressi dell’isola di Creta, due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe Ohio (il SSBN-728/SSGN-728 Florida e il SSBN-729/SSGN-729 Georgia), da 18.000 tonnellate. Il sottomarino Florida ha partecipato alle operazioni in Libia nel marzo 2011, quando ha lanciato 93 missili da crociera, di cui 90 avevano centrato il bersaglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “leadership russa” in Siria

Dedefensa 24 maggio 2013

936375Il Christian Science Monitor è un quotidiano onorevole del sistema della stampa degli Stati Uniti, il suo articolo del 22 maggio 2013 sulla “nuova leadership russa” nella crisi siriana, come sistema è altrettanto onorevole, e d’altra parte indica l’evoluzione del giudizio degli Stati Uniti sulla crisi siriana e la Russia. Si sa che ci teniamo a questa affermazione russa, già evidente da molti mesi in tale contesto, come è evidente nell’attuale sequenza (vedi 14 maggio 2013). Tuttavia, è particolarmente importante che tale obiettivo inizi ad essere riconosciuto, e possibilmente esplorato nel sistema della stampa, anche e soprattutto negli USA.
Inizialmente, il giornale e l’autore dell’articolo, e i soliti “esperti” statunitensi consultati (che lo fossero o meno), rimanevano cauti. Fiduciosi della banalità conformista, tendevano a fare di questa leadership un caso congiunturale e legato ad obiettivi specifici e, in definitiva, piuttosto limitati. Si trattava (in ogni caso per gli esperti) della prova convincente della loro incapacità a comprendere ciò che li sovrasta, che la diplomazia possa operare basandosi fermamente su principi strutturali… “La Russia ritiene che la sua vecchia visione su come raggiungere la pace in Siria, dilaniata dalla guerra civile, sia infine diventata possibile a causa del mutamento dell’equilibrio delle forze in guerra e delle mutevoli percezioni in occidente, dicono gli esperti. Recentemente assertiva, avanzando un’imminente conferenza di pace sponsorizzata congiuntamente da Stati Uniti e Russia, Mosca insiste che le fazioni ribelli che partecipano al vertice debbano farlo “senza precondizioni”, e ciò significa nessuna richiesta di rimuovere Assad. Inoltre, sostenendo che il principale alleato regionale della Siria, l’Iran, debba partecipare ai colloqui insieme ad altri attori come l’Arabia Saudita“.
• L’articolo nota anche le evoluzioni dell’amministrazione Obama, cedendo sempre più sulle condizioni per un possibile maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria, e sottoponendo la possibilità di tale impegno a condizioni sempre più complesse e sfuggenti rendendo tale opportunità un labirinto kafkiano. (Questo ultimo punto è notevole, restituendoci il riflesso del momento raccolto da un sistema narrativo sempre più affollato da narrazioni, piuttosto che da constatazioni di fatto, l’effetto della psicologia del presidente degli Stati Uniti sembra bloccato da calcoli, esitazioni, manovre e dominato da un confronto a distanza sugli eventi che potrebbe essere una virtù, ma che risulta alimentare la paralisi e una paradossale impotenza; il “potere dei senza potere” in qualche modo, in realtà un aspetto del sistema stesso così come degli Stati Uniti, ovviamente). Questa costante “evoluzione” dell’amministrazione Obama è l’esatto opposto dello sviluppo russo; dopo esser stati disorientati, i russi ora sembrano averne il controllo ma non necessariamente la comprensione, esercizio difficile e forse inutile laddove non c’è un concetto da comprendere. A questo proposito, la “liberazione” psicologica della Russia viene spiegata dal deputato Aleksej Pushkov (“La Russia mette fine alla sua dipendenza dalla superpotenza globale“, 4 febbraio 2013 e 1 marzo 2013) è completamente confermata, e in gran parte spiega l’aspetto sempre più evidente e quasi strutturale di questa affermazione della leadership russa.
Lo stesso articolo prevede un’interpretazione accettabile, e solo una parte delle diverse varianti sulle forniture di armamenti della Russia alla Siria già fatte, forse in corso, non necessariamente assicurate o per nulla effettuate secondo alcuni. L’argomento viene sviluppato sulla base di notizie altamente incerte, a loro volta segno distintivo dell’incertezza in questa “evoluzione” dell’amministrazione Obama, così come dei commenti dagli Stati Uniti. (In particolare, il destino della nuova consegna dei missili terra-mare Jakhont è notevole per la sua complessità, tra la straordinaria ritrattazione dell’amministrazione Obama, “piuttosto” che smentire la notizia [17 maggio 2013], e le affermazioni infarcite di approssimazioni ed errori del New York Times [21 maggio 2013] per assicurarsi che di questa notizia totalmente incerta possa farne il nucleo di un’argomentazione rozzamente moralistica e pienamente artificiosa.)
Il Christian Science Monitor ha scritto, quindi, a proposito dell’”invio” di armi russe: “Con un altro nuovo messaggio sicuro di sé, chiaramente diretto all’occidente, Mosca ha fatto sapere che completerà la consegna degli avanzati sistemi d’arma alle forze di Assad, compresi i missili antinavi ipersonici Jakhont, alcuni dei quali sarebbero stati consegnati, che potrebbero minacciare le navi da guerra fino a 200 miglia dalle coste della Siria. Mosca ha anche indicato che completerà il contratto per la fornitura dei sofisticati sistemi antiaerei S-300, che sono in grado di abbattere aerei da combattimento moderni a grandi distanze e altitudini. In combinazione, le due armi potrebbero complicare profondamente ogni tentativo occidentale di ripetere l’intervento limitato della NATO in Libia, che aveva portato alla caduta del dittatore Muammar Gheddafi.
• Infine, per dare l’impressione di una certa comprensione del comportamento russo, l’articolo ricorre a degli esperti (esperti, ma non degli Stati Uniti), che sono stati intervistati. È particolarmente indicativo la mancanza di spirito in questa fase dell’evoluzione del sistema, in particolare nel blocco BAO, la parola viene data, per facilitarne la comprensione, agli esperti russi. Infatti, nel naufragio del pensiero americanista-occidentalista, dopo tanti mesi e anni di straordinariamente stupido auto-inganno sulla spiegazione del comportamento russo, è la cosa migliore da fare… Con ciò s’intende che questo ricorso agli esperti russi per capire la Russia, che in realtà comincia ad essere praticata nei commenti nel blocco BAO, è di per sé una buona cosa; in questi casi il blocco BAO si è sempre considerato l’unico adatto, senza consultare gli altri, a capire gli altri, certamente un segno del riconoscimento inconscio del crollo intellettuale con la semplice interpretazione del metodo indiretto. Il blocco BAO, gli Stati Uniti in questo caso, non capisce nulla del caos da esso stesso creato e del comportamento degli altri in questo pasticcio, ed inizia sotto costrizione a vedere “l’altro” in questo senso. (Una sorta di supplica indirizzata ai russi: “Ci potete spiegare il comportamento della Russia, potete aiutarci a cercare di capire la straordinaria confusione che abbiamo creato.”)
Ecco Georgij Mirskij, esperto presso l’Istituto di Economia e Relazioni Internazionali di Mosca: “L’occidente sembra aver pensato di poter spingere Putin a fare pressione Assad affinché se ne andasse, e che tutto sarebbe andato bene. Questa è una totale assurdità. Assad rimarrà fino alla fine, e ha molte risorse per farlo. Nel frattempo, l’opposizione è sempre più composta da islamisti radicali, che sembrano gli unici in grado di sconfiggere Assad. Ma questi sono i seguaci di bin Ladin. Gli statunitensi sono davvero pronti a sostenerli?
Ed ecco soprattutto Fjodor Lukjanov, redattore di Russia in Global Affairs ed editorialista di Novosti, che abbiamo già citato molte volte (24 dicembre 2012 e 21 marzo 2013): “Rivelando pubblicamente la consegna dei missili, la Russia dice all’occidente che questa conferenza di pace è l’ultima possibilità per raggiungere una soluzione negoziata. Se la conferenza fallisce, cosa che sembra del tutto possibile, allora il messaggio russo all’occidente è che se fate il passo di rifornire di armi i ribelli, il nostro aiuto ad Assad verrà aumentato. [...] Ai tempi della guerra fredda ciò era chiaro, perché questi confronti tra superpotenze ebbero luogo. Ma non viviamo più nel mondo bipolare, e la Russia non cerca in questi giorni di sfidare l’egemonia statunitense in modo sistematico. Per la Russia, a questo punto, la chiave è cercare d’invertire questa tendenza post-guerra fredda volta a legittimare gli interventi occidentali per risolvere i conflitti locali. Vi sono numerosi motivi per cui la Russia ragiona in tale modo; forse, i nostri leader temono che, alla fine, tali precedenti potrebbero anche essere usati contro di noi. Ma l’intervento è ormai un principio di base russo… Così le azioni della Russia verso la Siria, oggi possono essere meglio comprese come la modalità di Mosca nel dire ‘No’. L’azione internazionale per rimuovere Assad non deve esserci. Non è una via da seguire.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria ha affondato un sottomarino israeliano?

L’attacco nucleare del 4/5 maggio era una ritorsione?
Gordon Duff Veterans Today 25 maggio 2013

Israeli-submarineUna storia proveniente dalla Siria, sostiene che l’affondamento di un sottomarino di costruzione tedesca con armamento nucleare del governo d’Israele non solo sarebbe stato parzialmente confermato, ma che l’attacco nucleare pienamente confermato alla Siria, si ritiene esser stato una rappresaglia israeliana per questo naufragio.
È stato riferito che il sottomarino israeliano Delfin, un battello diesel/elettrico di costruzione tedesca, sia stato attaccato e affondato da una torpediniera della marina siriana alle 02:30 del 2 maggio 2013, mentre navigava ad una profondità di 150 metri. Prima del naufragio, una nave dei servizi segreti della Germania era in zona. Dopo la notizia, o forse dovremmo dire l’occultamento dell’affondamento del sottomarino israeliano e l’altrettanto attacco nucleare “non dichiarato” alla Siria, un grosso contingente di navi da guerra russe si è posizionato nella zona.
Le prove si accumulano a sostegno di tale scenario, in cui la Russia è costretta ad utilizzare le sue capacità militari per stabilizzare la regione e disinnescare un conflitto più ampio. L’analisi del video dell’attacco nucleare, due giorni dopo l’affondamento, è conclusiva.

Ciò che poneva una questione era il “perché?” Non c’erano prove che la Siria avesse un obiettivo tale da giustificare il rischio d’Israele di usare un’arma nucleare. Le ipotesi iniziali erano che la Siria potesse avere un impianto nucleare sotterraneo, ma si sono rivelate infondate. Cosa ha spinto Israele, allora? Ora si potrebbe avere la risposta. L’affermazione proviene da Syrianews. Questa è la pubblicazione che ha segnalato l’uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli, il 19 marzo, nei pressi di Aleppo. Sono fonti legittime, sicuramente più di qualsiasi media mainstream, e informano  in modo serio e credibile. Ci sono anche ampie conferme che Israele abbia perso un F 16 durante l’attacco.
Questo sarebbe il secondo sottomarino che Israele ha perduto. L’ex HMS Totem, ribattezzato Dakar da Israele quando fu consegnato dalla Gran Bretagna, nel 1968 “scomparve” con tutto l’equipaggio.  Ci furono molte speculazioni secondo cui l’US Navy avesse affondato il Dakar in rappresaglia per l’attacco israeliano che uccise e ferì oltre 200 marinai statunitensi dell’USS Liberty l’anno prima.  Israele ora ammette apertamente di aver attaccato la Liberty, sostenendo che gli Stati Uniti spiavano per conto dell’Egitto nel corso della Guerra dei Sei Giorni  del 1967. Ammissioni apertamente fatte in Israele e insegnate ai bambini delle scuole, ma accuratamente espunte persino dalla storia insegnata nelle accademie militari statunitensi.

Scarne segnalazioni
Le notizie dei media sulla Siria sono le più abissali di qualsiasi conflitto negli ultimi anni. In genere, dichiarazioni infondate a favore d’Israele vengono riportate come fatti e senza nessuna fonte di sorta, mentre le prove video di torture, mutilazioni e uso di armi chimiche da parte dei ribelli non solo non sono trasmesse, ma non sono neanche commentate, anche quando tali prove sono accolte dalle Nazioni Unite. Dei giornalisti russi in missione in Siria hanno consegnato al Segretariato delle Nazioni Unite dei video che mostrano l’attacco con armi chimiche, presumibilmente commesso dai combattenti dell’opposizione nelle vicinanze di Aleppo, il 19 marzo. Lo ha confermato il portavoce del Segretario generale Farhan Haq. Ha detto che le informazioni saranno trasmesse ad Oke Selstemu, capo del gruppo di esperti che indagano sul possibile uso di armi di distruzione di massa in Siria. A fine marzo, Damasco ha notificato al Segretariato delle Nazioni Unite gli attacchi chimici effettuati dagli insorti armati.
Finora, diversi aspetti sono stati elusi dalla censura occidentale:
- Le forze ribelli siriane sono accompagnate da osservatori dell’artiglieria mobile israeliana.
- Gruppi che cooperano con Israele e Turchia vengono addestrati dai servizi segreti occidentali e sono, secondo gli standard statunitensi, classificati come “affiliazioni di al-Qaida“.
- L’uso di armi nucleari, la perdita di un sottomarino e di un aereo da caccia israeliani non sono stati riferiti, ma solo le perdite turche (si è mentito anche sui 3 F-16 persi durante i bombardamenti sulla Siria)
Di seguito, la notizia di Syirianews:
Syrianews può confermare la notizia che abbiamo ricevuto un paio di giorni fa, che un natante della Marina siriana ha distrutto un sottomarino israeliano al largo della costa siriana, a 150 metri di profondità, il 2 maggio 2013 alle 2 – 02:30. Non ci hanno detto il tipo o la dimensione del sottomarino, ma abbiamo la conferma che è stato distrutto. Dai dettagli che siamo riusciti ad ottenere, l’oggetto nemico è stato rilevato e l’ordine di distruggerlo era stato dato a uno dei mezzi vicini, affondandolo con un siluro (non hanno detto di quale tipo), poi è stato monitorato fino allo schianto sul fondale marino, al largo delle coste. Un grande movimento di elicotteri dell’esercito siriano è stato osservato sopra il luogo dove il sottomarino è stato distrutto. Non è la prima volta che la Marina siriana impegna oggetti nemici ed ostili. All’inizio della crisi siriana, la marina siriana aveva avvistato una nave della marina tedesca in missione di ricognizione, scacciandola; un ministro tedesco si era poi lamentato dell’azione della marina siriana, sostenendo che la nave non stava spiando, ma stava solo ascoltando e raccogliendo informazioni!
Un elevato numero di palloni per lo spionaggio israeliani sono stati avvistati sulle costa siriane e i sionisti hanno iniziato a inserire trappole esplosive nei palloni, in modo che esplodano quando toccano il suolo se abbattuti dall’esercito siriano. Da segnalare che Israele, con la benedizione degli Stati Uniti, ha effettuato un attacco contro un pollaio e un deposito di armi nei pressi di Damasco, il 5 maggio 2013, tre giorni dopo che il sottomarino è stato distrutto. Il raid è stato coordinato a terra con i terroristi del fronte al-Nusra, che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale siriana, all’alba.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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