Al-Qaida in Siria: Le ambizioni “imperiali” dell’emirato del Qatar

Fida Dakroub  Mondialisation 15 gennaio 2012

La democrazia, la democrazia delle potenze imperialiste e colonialiste, che ci schiacciano e sfruttano, la democrazia proclamata dall’Impero, scritto in lettere maiuscole sulla fronte dell’occidente, in ogni carcere di Guantanamo e su ogni missile Tomahawk o Cruise, la sua vera, autentica, prosaica espressione è il caos costruttivo, le guerre civili, i conflitti religiosi, etnici e tribali nelle forme più spaventose, nelle guerre in Medio Oriente.
La Democrazia! Tale era il grido di battaglia di Cesare George W. Bush. La Democrazia! Gridava Barack Obama, il giorno in cui Sirte è diventata cenere, in grazia della “missione umanitaria” della NATO in Libia. La Democrazia! Gridava Hamad, il despota assoluto del Qatar, eco brutale delle monarchie assolute e decadenti del Golfo Arabico. La Democrazia! Rimproverò l’esplosione terroristica a Damasco lacerando il corpo del popolo siriano.  

Al-Qaida in Siria
In un video che segnava il decimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre, il nuovo leader di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, esortava i siriani a “continuare la loro resistenza” al presidente Bashar al-Assad: “Il tiranno sembra vacillare. Continuate la pressione su di lui fino al prossimo autunno“, prometteva. [1]
Non sarebbe stato difficile a un osservatore alle prime armi, che mostrasse una certa curiosità – innata o acquisita – nei conflitti in Medio Oriente, sottolineare che una certa somiglianza raccoglieva, in un unico cestino, i recenti attacchi terroristici che hanno colpito la capitale siriana, Damasco, e quelli che avevano colpito l’Iraq dopo l’invasione delle legioni dell’Impero statunitense; da notare, quindi, che il “cervello” che ha ordinato gli attacchi di Damasco aveva anche diretto il terrore in tutto il mondo, dagli attentati alle ambasciate statunitensi in Africa [2] all’ultimo attacco contro i civili in Iraq, che ha lasciato almeno 68 morti [3]; e di trovare, inoltre, che tutti questi attacchi, del passato e del presente – ma anche quelli che potrebbero aversi nel prossimo futuro – provengono dalla stessa ideologia, basata sulla eliminazione dell’Altro, ossia il salafismo wahhabita; dato che 1) il metodo utilizzato – attentatori suicidi, autobombe – 2) la vittima mirata – le istituzioni governative e i  luoghi civile – specialmente in Iraq – e 3) la giustificazione ideologica – una ideologia islamista salafita takfirista che chiede la morte degli “infedeli” e anche dell’Altro religioso.
Nel frattempo, non sarebbe stato così difficile – questa volta per un osservatore avvertito – notare che dopo il ritiro delle legioni dall’Iraq, l’Impero statunitense “rovescia il tavolo” sulla testa del giocatore iraniano, e ciò per stabilire un nuovo ordine regionale che manterrebbe il Medio Oriente sotto il suo controllo. Ma la Bastiglia non è ancora stata presa. Il trionfo momentaneo dei gruppi terroristici nel colpire il cuore della capitale siriana viene pagato con l’annientamento di tutte le illusioni e le fantasie che camuffano la presunta “rivoluzione” siriana, dalla disintegrazione di ogni discorso “filantropico” delle potenze imperialiste, dalla scissione della Lega araba in tre campi: i paesi resistenti all’Impero, i paesi obbedienti all’Impero e quelli che si tengono fuori.  
Nacquero così le ambizioni imperiali dell’Emirato del Qatar.

Taliban in Qatar: il nemico di ieri, l’amico oggi
Ricordiamo tutti i discorsi patriottici del Cesare George W. Bush la sera dell’11 settembre, dalla Casa Bianca. Durante quella notte molto buia, Bush si rivolse alla nazione parlando con una certa gravità, che evocava in noi la memoria dei grandi patriarchi biblici:
“Stasera vi chiedo di pregare per tutti coloro che sono afflitti, per i bambini il cui mondo è in frantumi, per tutti coloro il cui senso di sicurezza è stato minacciato. E prego che siano alleviati dal potere più grande di cui ci parla il Salmo 23: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male perché tu sei con me” [4].
Quella sera, dopo il suo discorso alla nazione, due angeli sarebbero scesi sulla Casa Bianca e avrebbero preso Cesare George W. Bush per mano, sussurrando al suo orecchio: “Vai dunque, conduci il popolo dove ti ho detto: Ecco, il mio angelo camminerà davanti a te, ma il giorno della mia vendetta, io li punirò per il loro peccato“. [5].
Pochi giorni dopo, Giovedi, 20 settembre, Cesare George W. Bush pronunciava un discorso a entrambe le Camere del Congresso. Tra i punti salienti del suo discorso, si legge:
Consegnare alle autorità americane tutti i leader di al-Qaida che si nascondono nella vostra terra“. [6] “Queste richieste non sono aperti ai negoziati o discussioni. I taliban devono agire e agire subito. Consegnino i terroristi o condivideranno il loro destino” [7]. “La nostra guerra contro il terrore inizia contro al-Qaida, ma non finisce qui. Non finirà fino a quando ogni gruppo terroristico che può colpire in qualsiasi parte del mondo sarà trovato, fermato e sconfitto” [8].
A dispetto dello Spirito Santo, che ha soffiato l’audacia nella bocca di Cesare, queste affermazioni sono diventate subito copyright della storia. Infatti, tutti gli ostacoli sembrano oggi eliminati affinché i negoziati possano iniziare tra i nemici di ieri, e amici di oggi.
A partire dall’estate 2011, si sente sussurrare nei corridoi delle potenze imperialiste, dell’apertura di un ufficio di rappresentanza dei taliban in Qatar, come simbolo del processo di pace con il principale gruppo di ribelli in guerra contro La NATO e il governo di Kabul. [9]
Certo, questa iniziativa onorevole dell’emiro del Qatar, non avrebbe potuto vedere la luce senza la benedizione dell’Impero. Così, solo gli inviati degli Stati Uniti hanno incontrato “una dozzina di volte” i rappresentanti dei Taliban. [10]
Tuttavia, questo evento non è in alcun senso un incidente isolato. Invece, è parte di un flusso di messaggi d’amore tra i gruppi islamici salafiti – Taliban e i Fratelli musulmani – da un lato, e l’impero statunitense – attraverso il suo concessionario in Medio Oriente, l’emirato del Qatar – dall’altro. Le prime luci della nuova alba sono apparse nel marzo 2009, dopo che l’amministrazione Obama aveva abbandonato la “guerra contro il terrorismo“, termine adottato dal suo predecessore Bush [11].
A un altro livello, i funzionari statunitensi hanno iniziato di recente dei colloqui con il governo di Kabul per trasferire alle autorità afgane dei funzionari di alto rango dei taliban, imprigionati nel Gulag dell’Impero, a Guantanamo, dopo l’invasione Afghanistan, e questo nella speranza di raggiungere una tregua tra Washington e gli insorti. I funzionari degli Stati Uniti hanno già espresso la loro approvazione a mandare via da Guantanamo i detenuti taliban [12].
Inoltre, fonti della amministrazione Obama hanno indicato che i prigionieri taliban saranno liberati una volta che i ribelli avranno accettato di aprire un ufficio in Qatar e avviato i colloqui con gli statunitensi [13]. Da parte loro, i taliban si sono detti disposti a portare avanti i colloqui.
Si noti che tali scambi romantici di tipo epistolare tra l’Impero e gli insorti avvengono dopo dieci anni di guerra atroce. [14]  
Lontano dalle condizioni tremende di nemici di ieri, e di amici di oggi, nel corso di un ricevimento della delegazione della Lega araba, tra cui lo sceicco Hamad, a Damasco, il 26 ottobre scorso, il ministro degli esteri siriano Walid Moallem, secondo quanto riferito, aveva “lottato” per modificare alcuni articoli del testo dell’iniziativa araba, come l’articolo sul “ritiro dell’esercito siriano“, un articolo considerato il più pericoloso dalle autorità siriane, che ritiene impossibile considerare il ritiro dell’esercito dalle zone oramai diventate teatro di una guerra civile, come Homs. Ma lo sceicco Hamad ha chiesto il ritiro: “E’ imperativo rimuovere l’esercito e smettere di uccidere i manifestanti!” Diceva. Ciò che il presidente siriano ha dichiarato: “L’esercito non uccide i manifestanti, ma persegue piuttosto i terroristi armati. Se aveste una soluzione per finirla con questi ultimi, sarebbe la benvenuta!” [15]. Tuttavia, lo sceicco Hamad persisteva a voler fare credere ai suoi ospiti che respingeva qualsiasi uso del termine “terrorismo” ed ha anche mancato di ricusare ogni menzione delle bande nelle città [16].
Una domanda s’impone: perché questo anelito verso i gruppi armati islamisti – i nemici di ieri – da parte dell’Impero e del suo concessionario in Medio Oriente?

Il nuovo ruolo riservato al Qatar: la cornacchia che vuole imitare l’aquila
E’ chiaro fin dal principio che il ruolo svolto dal Qatar sul palcoscenico degli eventi regionali, dagli accordi di Doha nel 2008 [17] cerca di imporre questo piccolo emirato con una popolazione che non supera il milione e qualche centinaia di migliaia di assoggettati [18], come protagonista del conflitto in Medio Oriente.
Allo stesso modo, dal momento della sua precipitazione teatrale sulla scena degli eventi della presunta Primavera araba, l’Emiro del Qatar, Sheikh Hamad, insiste nel voler apparire nei costumi del despota illuminato. [19] Per farlo, si veste come Federico II di Prussia, detto Federico il Grande [20], e frequenta i Voltaire dell’imperialismo francese, come Bernard-Henri Lévy, e quelli dell’oscurantismo arabo, come Youssef al-Qaradawi [21].
Per contro, è vero che Hegel osservava da qualche parte che “tutti i principali eventi e personaggi storici si ripetono, per così dire due volte.” Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa [22].
Inoltre, lo sceicco Hamad – che si fa chiamare anche emiro – si è incontrato il 4 gennaio con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, per coinvolgere l’ONU nella missione della Lega Araba di Siria, in modo di avvalersi dell’”esperienza” della organizzazione internazionale in fatto di missioni di pace e di interposizione [23].
Questo passaggio dalla emiro mira a raggiungere due obiettivi: primo, facilitare e legittimare un intervento della NATO nella crisi siriana – non è più un segreto che tra i recenti “esperimenti” delle Nazioni Unite, figura il via libero alla NATO per la distruzione della Libia – e in secondo luogo, contrastare il potere della Lega Araba e ridurne il ruolo, come organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo arabo, a una sorta di Loya Jirga [24], rappresentando soltanto gli emiri e sultani delle famiglie reali del Golfo.
E’ lo stesso per l’emirato del Qatar, che ha un esercito di 1500 mercenari, ma che contiene, per contro, la più grande base militare statunitense nella regione, e mira a svolgere un ruolo internazionale, tanto grande quanto l’enormità della presenza di truppe straniere sul suo territorio.
Così, alle prime luci della cosiddetta primavera araba, il Qatar, che è diventato uno strumento mediatico nel mondo arabo nelle mani delle potenze imperialiste, accorse sul luogo degli eventi. Sottolineiamo a questo proposito il ruolo del canale al-Jazeera, il cui scopo è distorcere i dati effettivi della guerra imperialista contro la Siria, promuovendo un discorso di odio e di risentimento contro i gruppi delle minoranze religiose nel mondo arabo. Anche il Qatar, allineandosi alle posizioni che suggeriscono addirittura l’intervento straniero in Siria, è andato oltre la questione delle sanzioni contro la Siria, che hanno lasciato degli effetti negativi diretta sul tenore di vita, il cibo e le medicine del popolo siriano.
Noi condividiamo la stessa opinione del politologo russo Vjacheslav Matuzov, che ha sottolineato che il Qatar ha un ruolo negativo nella Lega araba, aggiungendo che “gli Stati Uniti vogliono la rovina e la distruzione della Siria come Stato arabo indipendente (…) L’Occidente ha una sola richiesta per la missione degli osservatori arabi, e cioè una presa di posizione in solidarietà con l’opposizione radicale, senza alcuna preoccupazione per gli eventi reali sul campo“, ha detto l’analista russo, in un’intervista alla TV “Russia Today” [25].
Vale la pena ricordare che l’interferenza ostile del Qatar negli affari interni della Siria avvengono quando due potenze si confrontano in una specie di guerra fredda nella regione del Golfo Persico: quella dell’aquila calva [26] statunitense e quella del Derafsh Kaviani [27] iraniano. La presenza della prima potenza è in declino nella regione, soprattutto dopo il ritiro delle legioni dell’Impero dall’Iraq, quella della seconda potenza sta crescendo. Tra queste due grandi potenze belligeranti – Iran e l’Impero USA – le ambizioni “imperiali” del Qatar evocano in noi la favola di La Fontaine, la cornacchia che voleva imitare l’Aquila [28].  

Il Qatar sequestra la Lega Araba
Durante tutti i periodi precedenti la presunta primavera araba, l’Egitto giocava un ruolo centrale nella Lega permittendogli di guidare il mondo arabo, soprattutto nell’era del presidente Nasser (1956 – 1970) e dell’ascesa dell’ideologia nasseriana [29].
Dalla sua nascita nel 1945, la Lega Araba era sempre divisa in due campi, dagli scopi politici opposti. In primo luogo, negli anni Quaranta e Cinquanta, l’accordo tra l’Egitto e l’Arabia favorevole all’indipendenza si opponeva ai progetti dell’asse hashemita giordano-iracheno, più incline a cooperare con la potenza britannica, ancora padrona di molti protettorati e mandati (Sudan, Palestina, Emirati Arabi, ecc.). Successivamente, nel contesto dell’anti-colonialismo e della Guerra Fredda, la divisione ha assunto una nuova linea tra Stati socialisti vicini all’URSS (Libia, Siria, Algeria, Egitto di Nasser, Iraq, Yemen del Nord) e Stati vicini agli Stati Uniti (gli emirati e sultanati arabi del Golfo) [30]. Infine, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la Lega araba era ancora divisa in due campi: da un lato, i paesi che resistevano ai piani di dominio degli USA (in particolare Siria e Libano), d’altra parte i paesi docili all’Impero (sempre gli emirati e i sultanati del Golfo arabo, l’Egitto di Mubarak).
Dopo la caduta dell’ultimo faraone, Mubarak, nel 2011, l’Egitto è occupato dai suoi problemi interni, che gli impediscono di continuare a svolgere un ruolo di primo piano nel mondo arabo, anche se il segretario generale della Lega continua a privilegiare l’Egitto. Non è più un segreto che l’assenza “transitoria” dell’Egitto come leader del mondo arabo ha ridotto il ruolo della Lega. Oltre l’Egitto, nessun paese è in grado di guidare il mondo arabo. Egitto rimane l’unico paese “in grado” di svolgere questo ruolo, dato il suo peso demografico [31], economico e culturale. Su un altro livello, l’Arabia Saudita non è più in una posizione che gli consenta di riempire il vuoto lasciato dal blocco dell’Egitto nei propri problemi e crisi interni, data la fragilità e l’instabilità interna – minaccia sciita nell’est del regno – e il terremoto politico alle porte del regno – la rivoluzione in Bahrain e la guerra civile in Yemen. Nel contempo, i paesi del Maghreb non sono in grado di guidare il mondo arabo, data la loro posizione geografica, all’estremo del mondo arabo, e in secondo luogo dalla natura demografica di quei paesi che non costituiscono in realtà degli agglomerati di masse, come l’Egitto e il Levante, ma piuttosto sono dei centri urbani sparsi lungo la costa mediterranea del Nord Africa. Allo stesso modo, la Tunisia rimane nella scia della sua rivoluzione dei gelsomini, instabile politicamente, e la Libia è rovinata dalla grazia della “missione umanitaria” della NATO.  
Pertanto, il ritiro temporaneo dell’Egitto dalla scena degli eventi ha creato un vuoto, politico e diplomatico. Accoppiato con il ritiro delle legioni dell’Impero dall’Iraq, che ha aperto le porte alla potenza iraniana in ascesa. Per “contenere” l’espansione dell’Iran, solo il Qatar sembra in grado di svolgere questo ruolo a livello politico e diplomatico, i quanto concessionario e commerciante dell’Impero – piuttosto che negoziatore -, per la semplice ragione che dal punto di vista militare, il Qatar è in realtà solo una base militare statunitense nella regione.
Per contrastare il ruolo della Lega Araba, le interferenze ostili del Qatar nella crisi siriana e il suo pieno impegno nella cospirazione imperialista volta, in primo luogo, a creare divisioni tra i suoi membri, sulla base della sensibilità religiosa – sunniti contro sciiti – ed etnica – arabi contro persiani – e in secondo luogo, trasformare la Lega in una sorta di Loya Jirga, degli emirati e dei sultanati arabi del Golfo, in cui le monarchie siano giustificate da una ideologia wahhabita islamista, la stessa dei taliban. Più tardi, il nuovo blocco sunnita wahhabita, che include gli emirati e sultanati arabi del Golfo, i taliban dell’Afghanistan e i Fratelli Musulmani dell’Egitto e della Siria – che beneficiano dell’enorme sostegno delle potenze imperialiste – cerca di smembrare l’arco sciita che si estende dall’Iran al Libano, mentre passa attraverso l’Iraq e la Siria, sovvertendo il regime siriano, in primo luogo, e poi isolando l’Iraq filo-iraniano di Maliki, in secondo luogo.  Pertanto, Hezbollah in Libano verrebbe totalmente isolato dalla sua retrovia, l’Iran, che faciliterebbe, in una fase successiva, l’invasione dell’Iran.
In breve, l’apertura di un ufficio dei taliban in Qatar mette fine, ufficialmente, alla guerra degli statunitensi contro il terrorismo; e i nemici di ieri diventano gli amici di oggi. Vale a dire che i recenti attacchi terroristici nel cuore della capitale siriana esprimono l’applicazione pratica delle nuove Liaisons dangereuses [32] che sono emerse recentemente tra il vero padrone – l’impero statunitense – rappresentato dal suo concessionario arabo – il Qatar – da una parte e i taliban dall’altra parte – e dietro di loro al-Qaida, naturalmente.

La risposta siriana e il declino della Lega araba
Un diplomatico arabo al Cairo ha riferito che durante il ricevimento della delegazione della Lega araba a Damasco, il 26 ottobre, 2011, il presidente siriano Bashar al-Assad aveva accusato il primo ministro del Qatar, Hamad, di essere l’esecutore dei “diktat americani” e gli disse: “Io proteggo la mia gente, con l’aiuto del mio esercito, ma tu hai il tuo per proteggere le basi americane stabilite sulla tua terra (…) Se venite qui come Delegazione della Lega Araba, siete i benvenuti. Tuttavia, se siete i delegati degli americani, sarebbe meglio se smettessimo ogni discussione” [33].
Tuttavia, lo sceicco del Qatar ha dovuto attendere il 10 gennaio per ascoltare il presidente siriano dare la sua risposta finale all’interferenza del Qatar negli affari interni del suo paese. Lo stesso giorno, l’ambasciatore siriano alla Lega Araba, il signor Youssef Ahmed, aveva chiesto allo sceicco del Qatar di dire chi gli aveva dato il mandato di parlare a nome della Siria: “Deve tacere ed evitare ogni ingerenza negli affari siriani“, aveva detto. [34]
In un discorso all’anfiteatro dell’Università di Damasco, il presidente siriano Bashar al-Assad, schierò la sua artiglieria pesante e ha dichiarato l’inizio di una nuova fase della guerra imperialista contro la Siria, quella della contro-offensiva siriana: “Avevamo mostrato pazienza e resistenza in una battaglia senza precedenti nella storia moderna della Siria, e questo ci ha reso più forti, e benché questa lotta comporti grandi rischi e sfide fatalo, la vittoria è vicina se siamo in grado di resistere, di sfruttare i nostri  molti punti di forza e di conoscere i punti deboli dei nostri avversari, che sono molti di più”[35], aveva detto.
Durante il suo discorso, il presidente Assad ha attaccato la Lega Araba in diverse occasioni. L’ha accusata di aver accettato di diventare una sorta di vetrina diplomatica, dietro la quale nascondere i veri cospiratori, le potenze imperialiste: “Dopo il fallimento di questi paesi al Consiglio di Sicurezza nel  convincere il mondo delle loro menzogne, è stato necessario utilizzare una copertura araba, che diventata una base per esse” [36], ha sottolineato il presidente Assad.
Il presidente Assad ha voluto “inviare” messaggi multipli a più destinatari. Possiamo riassumere questi messaggi in tre punti:
In primo luogo, la Siria non ha paura di una sospensione dalla Lega Araba. Le conseguenze di una siffatta sospensione, appaiono prive di enormi effetti sulla Siria. Per contro, la Siria sarà “libera” dalle pretese della Lega, soprattutto ora che il Qatar ha dirottato il suo ruolo, e che tutte le risoluzioni della Lega sono preparate dietro le quinte dalle potenze imperialiste.  
In secondo luogo, senza la Siria, la Lega perde la sua legittimità e validità, mentre il mondo arabo come entità culturale, non può esistere – né in teoria né in pratica – senza la Siria, la culla della cultura e della civiltà arabo-musulmana. A maggior ragione, all’alba della brillante civiltà musulmana della Siria omayyade (661-750). Nelle arti, letteratura, lingua, scienze, storia, memoria collettiva e religioni, la Siria rimane il “cuore” del mondo arabo. Dal punto di vista geografico, senza la Siria, il mondo arabo non può esistere come entità politica, al contrario, sarà lacerato in diverse aree geografiche separate: la penisola arabica, la Valle del Nilo e il Nord Africa. Va notato qui che la Siria, come entità culturale e geografica, va oltre i confini della Repubblica araba siriana, imposti dal colonialismo franco-britannico a seguito dello smembramento dell’Impero Ottomano nel 1918. Stiamo parlando qui della Siria naturale. Il presidente Assad è stato chiaro su questo punto quando ha detto che “se alcuni paesi arabi hanno lavorato per sospendere la nostra arabità dalla Lega, diciamo che avrebbe sospeso piuttosto l’arabismo della Lega, o, senza la Siria, è l’arabismo della Lega che viene sospeso. Mentre alcuni credono di poter far uscire dalla Lega la Siria, non possono far uscire dalla Siria l’identità araba, perché l’arabismo non è una decisione politica, ma un patrimonio e una storia” [37], aveva continuato.
In terzo luogo, la Siria non sarà mai in ginocchio davanti alle potenze imperialiste. Le sanzioni imposte dalle potenze imperialiste e quelle imposte dalle monarchie assolute arabe potrebbero probabilmente avere un impatto negativo sull’economia della Siria. Tuttavia, nel mondo, ci sono altre potenze economiche in ascesa, esterne al sistema di subordinazione verso l’Occidente, come Russia, Cina, India, Iran, vale a dire l’Oriente. Il presidente Assad ha notato che la Siria si sta muovendo verso l’Oriente, e questo l’aveva fatto per anni: “L’Occidente è importante per noi, non possiamo negare questa verità, ma l’Occidente oggi non è quello che è stato un decennio prima (…) I rapporti della maggioranza del mondo con la Siria sono buoni nonostante le circostanze attuali e la pressione occidentale” [38], ha indicato, notando che l’embargo imposto alla Siria e le circostanze politiche e di sicurezza hanno un impatto, ma “potremmo ottenere degli obiettivi riducendo le perdite” [39], aveva precisato.

Cosa significa avere ambizioni
In conclusione, riteniamo utile passare rapidamente alle ambizioni “imperiali” dell’emirato del Qatar.
Approfittando della presenza militare delle legioni dell’Impero nel territorio del suo feudo, l’Emiro del Qatar, Hamad, sembra convinto che la seconda resurrezione del Regno di Prussia, per così dire, diventi ogni giorno inevitabile; questa volta non sulle rive della Vistola e per mano degli Hohenzollern, ma lungo il Golfo Persico e per mano degli al-Thani, la famiglia reale del Qatar.
Resta da aggiungere che è vero che il Qatar punta a giocare un ruolo nella regione superiore alla sua reale “dimensione”, è vero che la cornacchia che voleva un giorno emulare l’aquila, non poté ritirarsi. Il pastore viene, lo prende e l’ingabbia bellamente, dandola ai suoi figli per passatempo. [40]

Note
[2] Gli attentati di Nairobi e Dar es Salaam del 7 agosto 1998.
[5] Esodo 32:34.
[12] RussiaToday
[13] RussiaToday
[14] RussiaToday
[15] Algeria Watch
[16] Algeria Watch
[17] L’accordo di Doha è un accordo politico temporaneo per la sistemazione economica, in una situazione di necessità e senza cambiamento costituzionale, tra l’opposizione libanese pro-siriana e il governo libanese, allora pro-saudita, dopo gli avvenimenti dell’8 maggio 2008, che portarono alla caduta totale della capitale Beirut nelle mani dei combattenti dell’opposizione.  
[18] La popolazione totale del Qatar è 1.699.435 persone.
[19] Il dispotismo illuminato è una variante del dispotismo che si è sviluppato nella metà del XVIII secolo, il potere è esercitato col diritto divino dei monarchi, le cui decisioni sono guidate dalla ragione e presentandosi come i primi servi dello Stato. I principali despoti illuminati così mantennero una costante corrispondenza con i filosofi dell’Illuminismo.
[20] Federico II di Prussia ha fatto entrare il suo paese nella corte delle grandi potenze europee. Dopo aver un tempo frequentato Voltaire, è diventato famoso per essere uno dei sostenitori dell’idea del principe dell’illuminismo, quale “despota illuminato”.
[21] Le Grand Soir
[22] Marx, Karl. Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.  
[23] Info Syrie
[24] La Loya Jirga (Grande Assemblea o riunione di grandi dimensioni), è un termine d’origine Pashto che designa una riunione convocata per prendere decisioni importanti per il popolo afghano.
[25] Sana
[26] L’aquila calva è il simbolo ufficiale del Gran Sigillo degli Stati Uniti d’America.
Derafsh Kaviani è la leggendaria bandiera dell’impero persiano, che indica la Gloriosa bandiera dell’Iran.
[28] Le Favole di La Fontaine, libro II, favola 16.
[29] IL nasserismo è una ideologia pan-araba rivoluzionaria, combinato con un socialismo arabo, ma  contrario alle idee marxiste.
[30] Jean-Christophe Victor, «Mondes arabes», Le Dessous des cartes, 10 settembre 2011.
[31] L’Egitto è il paese più popoloso del mondo arabo e del Medio Oriente, con una popolazione di 82 milioni. 
[32] Les Liaisons dangereuses è il titolo di un romanzo epistolare scritto da Pierre Choderlos de Laclos, e pubblicato nel 1782.
[33] Algeria Watch
[35] Sana
[36] Sana
[37] Sana
[38] Sana
[39] Sana
[40] Le Favole di La Fontaine. La Cornacchia che volle imitare l’Aquila, libro II, favola 16.

Ricercatrice in Studi francesi (UWO, 2010), Fida Dakroub è membro del “Gruppo di ricerche e studi sulle letterature e le culture del mondo francofono” (GRELCEF) presso la University of Western Ontario. Elle est l’auteur de E’ autrice di “L’Orient d’Amin Maalouf, Écriture et construction identitaire dans les romans historiques d’Amin Maalouf” (2011).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti e il Pakistan vicini a una guerra aperta, un ultimatum cinese avverte gli Stati Uniti dall’attaccare il Pakistan

Webster G. Tarpley 24 maggio 2011

La Cina ha già avvertito gli Stati Uniti che un qualsiasi attacco contro il Pakistan da parte di Washington, sarebbe interpretato come un atto di aggressione contro la Cina. Questo avvertimento è il primo secco ultimatum strategico ricevuto da Washington in oltre mezzo secolo, risalendo all’avvertimento dell’Unione Sovietica durante la crisi di Berlino, tra il 1958 e il 1961, e questo rappresenta un’ulteriore conferma del grave pericolo di una guerra generale dal confronto USA-Pakistan.

“Qualsiasi attacco contro il Pakistan sarà percepito come un attacco alla Cina”
Rispondendo alle relazioni che affermavano che la Cina aveva chiesto agli Stati Uniti di rispettare la sovranità del Pakistan, nei momenti successivi all’operazione bin Ladin, il portavoce del Ministero degli affari esteri cinese, Jiang Yu, ha usato il briefing con la stampa del 19 maggio per ribadire la domanda categorica di Pechino che “la sovranità e l’integrità territoriale del Pakistan devono essere rispettate.” Secondo fonti diplomatiche pakistane, citate dal Times of India, la Cina ha “avvertito senza equivoci, che un attacco contro il Pakistan sarà considerato un attacco alla Cina“. È stato suggerito che questo ultimatum è stato rilasciato durante i colloqui politico-economici che hanno avuto luogo a Washington il 9 maggio, in cui la delegazione cinese era guidata dal vice premier cinese Wang Qishan e dal consigliere di stato Dai Bingguo.(1) Gli avvertimenti dalla Cina sono  implicitamente sostenuti dai missili nucleari della nazione, tra cui 66 missili intercontinentali, di cui molti con la capacità di colpire gli Stati Uniti, e  da altri 118 missili a medio raggio, 36 missili lanciati da sottomarini, e da molti sistemi missilistici a corto raggio.
Il sostegno della Cina è visto dagli osservatori regionali di estrema importanza per il Pakistan, che altrimenti sarebbe intrappolato nel fuoco incrociato tra Stati Uniti e India. “Se la pressione degli Stati Uniti e dell’India continua, il Pakistan potrà dire ‘la Cina è con noi. Non crediate che siamo isolati, abbiamo una potenziale super-potenza con noi”, ha detto all’AFP il generale in pensione e analista politico, Talat Massoud. (2)
L’ultimatum cinese si è avuto durante la visita a Pechino dal Primo Ministro pachistano Gilani, durante il quale il governo ospite ha annunciato il trasferimento immediato e gratuito di 50 jet da combattimento ultimo modello JF-17. (3) Prima della sua partenza, Gilani ha rafforzato l’importanza dell’alleanza tra Pakistan e Cina proclamando: “Siamo orgogliosi di poter contare la Cina tra i nostri migliori amici e di ribadire la fiducia che ci lega. La Cina potrà sempre contare sul Pakistan, che sarà al suo fianco in ogni momento… Quando diciamo che questa amicizia è più grande dell’Himalaya e più profonda degli oceani, cogliamo l’essenza di tale rapporto.” (4) Queste osservazioni sono state accolte con lamenti dai portavoce statunitensi, tra cui il senatore repubblicano dell’Idaho Risch.
La crisi strategica che bolle tra Stati Uniti e il Pakistan, è esplosa con forza il 1° maggio, con il caso del raid del commando unilaterale e non autorizzato, che presumibilmente avrebbe ucciso il fantasma di Usama bin Ladin, in una casa fortificata nella città di Abottabad, cosa che costituisce una flagrante violazione della sovranità del Pakistan. La tempistica di questa cascata militare, condotta per infiammare le tensioni tra i due paesi, non aveva assolutamente nulla a che fare con la presunta guerra contro il terrorismo, e tutto ciò a che fare con la visita in Pakistan, alla fine di marzo, del principe Bandar, il capo della sicurezza nazionale saudita. Questa visita ha comportato una immediata alleanza tra Islamabad e Riad, con il Pakistan che promette di fornire truppe per sedare qualsiasi ribellione architettata dagli Stati Uniti, come una rivoluzione  colorata, nel Regno dei Saud, fornendo nel contempo un ombrello nucleare ai sauditi, rendendoli meno vulnerabili alle minacce di estorsione degli Stati Uniti, per abbandonare la petro-monarchia alle cure di Teheran. Un movimento congiunto tra il Pakistan e l’Arabia Saudita per spezzare il predominio dell’impero statunitense nella regione e, qualsiasi cosa si pensi di questi due regimi, ciò sarebbe un colpo mortale per l’impero in dissoluzione degli Stati Uniti in Asia del sud.
Per quanto riguarda le indicazioni circa il presunto raid contro bin Ladin il 1° maggio, vi è una massa di contraddizioni che cambiano di giorno in giorno, e che non danno alcuna speranza di sapere cosa sia realmente successo. Un’analisi di questa avventura sarebbe in mani decisamente migliori con dei critici letterari e scrittori di riviste teatrali. Il solo fatto solido e consistente che emerge da tutto questo, è che il Pakistan è l’obiettivo principale degli Stati Uniti, con l’intensificazione della politica statunitense anti-Pakistan che è stata messa in vigore dal famigerato discorso  di Obama a West Point, nel dicembre 2009.

Gilani: rappresaglie massicce per difendere il Pakistan
L’avvertimento dei cinesi a Washington si è avuto  poco dopo la dichiarazione di Gilani al parlamento del Pakistan, dove ha detto: “Non permettiamo a nessuno di trarre conclusioni sbagliate. Ogni attacco contro le acquisizioni strategiche del Pakistan, in modo aperto o segreto, troverà una risposta adeguata… Il Pakistan si riserva il diritto di contrattaccare con forza. Nessuno dovrebbe sottovalutare la motivazione e la capacità della nostra nazione e delle sue forze armate nel difendere la nostra sacra patria.” (5) Un monito di rappresaglia di una potenza nucleare come il Pakistan deve essere preso sul serio, anche dai più feroci aggressori del regime di Obama.
Le acquisizioni strategiche di cui Gilani parla sono le forze nucleari pakistane, la chiave per dissuadere un possibile attacco da parte dell’India, scaturente dal quadro delle relazioni di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e India. Le forze Usa in Afghanistan non sono state in grado di mascherare la loro ampia pianificazione nel cercare di sequestrare e distruggere le armi nucleari del Pakistan. Secondo un rapporto di Fox News del 2009: “Gli Stati Uniti hanno un piano dettagliato per infiltrarsi in Pakistan e sottomettere il suo arsenale di testate nucleari mobili, se risulta che il paese sta per soccombere al potere dei taliban, al-Qaida o di altri movimenti islamici estremisti. Questo piano è stato sviluppato dal generale Stanley McChrystal, quando era capo del Comando Operazioni Speciali di Fort Bragg, in North Carolina. Questo comando è direttamente coinvolto nella operazione che apparentemente riguardava bin Ladin, è composto da Delta Force, Navy SEAL e da una speciale unità di informazione  alta tecnologia, conosciuta come ‘forza speciale arancione’“. “Piccole unità potrebbero sequestrare armi nucleari del Pakistan, neutralizzarle e successivamente centralizzarle in un posto sicuro“, aveva detto una fonte citata da Fox. (6)

Obama ha già approvato un attacco occulto contro le armi nucleari del Pakistan
Come dice il London Sunday Express, Obama ha già approvato una azione aggressiva in questi termini: “Le truppe degli Stati Uniti saranno schierate in Pakistan, se gli impianti nucleari di quella nazione saranno sotto una minaccia terroristica che cercherebbe di vendicare la morte di bin Ladin… Il piano, che sarebbe stato attivato senza il consenso del presidente Zardari, ha provocato una reazione rabbiosa da parte dei funzionari pakistani… Obama avrebbe dato l’ordine di paracadutare truppe per garantirsi il controllo dei siti nucleari chiave. Ciò comprende il quartier generale della base aerea di Sargodha, che ospita i caccia F-16 e almeno 80 missili balistici a testata nucleari. “Secondo funzionari USA”, il piano ha ricevuto via libero e il presidente ha già indicato la sua intenzione di dispiegare truppe di terra in Pakistan, se pensa che ciò sia importante per la sicurezza nazionale.” (7)
Una estrema tensione su questo tema illustra la follia avventuriera di Obama e del suo attacco unilaterale del 1° maggio, che potrebbe facilmente essere stato interpretato, dalle autorità pakistane, come il promesso attacco contro la sua capacità nucleare. Secondo il New York Times, Obama ha capito che rischiava una guerra immediata con il Pakistan e ha insistito “che la forza di attacco, a caccia di bin Ladin, è abbastanza forte per combattere e lasciare il paese se avesse di fronte forze ostili o di polizia e militari locali”.

Il conto alla rovescia è già iniziato
Il conflitto a fuoco tra forze USA e pakistane hanno subito un’escalation il 17 maggio, quando un elicottero della NATO ha violato lo spazio aereo pakistano in Waziristan. Le forze pakistane erano in allerta e hanno subito aperto il fuoco.  L’elicottero statunitense ha risposto al fuoco. Due soldati di stanza nella zona di confine di Datta Khel sono stati feriti. (8)
Una possibile risposta pakistana a questa incursione potrebbe essersi verificata a Peshawar, il 20 maggio, quando un’autobomba che apparentemente mirava a un convoglio di due veicoli del consolato degli Stati Uniti, causando solo danni materiale agli statunitensi. Un passante è stato ucciso e diversi feriti. In un altro caso di guerra d’intelligence, la televisione Ary 1 ha riportato il nome del capo della stazione CIA a Islamabad, il secondo residente-spia ad avere la copertura rivelata in meno di sei mesi.

L’inviato degli Stati Uniti Grossman respinge la richiesta del Pakistan di cessare le violazioni del confine
Il rappresentante speciale degli Stati Uniti in Afghanistan e Pakistan, Marc Grossman, che ha sostituito il defunto Richard Holbrooke, ha respinto con arroganza il 19 maggio le richieste pakistane per garantire che le operazioni stile Abottabad non sarebbe state perpetrate in Pakistan. (9) Rifiutandosi di  garantire ciò, Grossman ha detto che le autorità pakistane non hanno mai chiesto il rispetto dei loro confini negli ultimi anni. (10)
In questa crisi di importanza strategica, l’India ha continuato con la sua scaletta di provocatorie esercitazioni militari che puntavano al Pakistan. Come l’esercitazione  “Vijayee Bhava” (Siamo vittoriosi) che ha avuto luogo nel deserto del Thar, nel nord del Rajasthan. Questa esercitazione di Blitzkrieg NBC (nucleare, biologico, chimico), implicava il secondo corpo d’armata che è “considerato la più importante formazione di attacco dell’esercito indiano, il cui compito sarebbe praticamente dividere in due il Pakistan, in caso di guerra totale dichiarata tra i due paesi.” (11)
Un modo per ottenere la necessaria provocazione per giustificare un attacco indo-statunitense al Pakistan, sarebbe aumentare le azioni terroristiche attribuite ai cosiddetti taliban. Secondo la stampa pachistana, CIA, Mossad e RAW (Research and Analysis Wing) dell’India, hanno creato la propria versione dei taliban, sotto forma di contro-banda terrorista che controllano e gestiscono. Una fonte ha riferito che “agenti della CIA sono infiltrati nelle reti dei taliban e di al-Qaida ed hanno creato la propria forza Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), al fine di destabilizzare il Pakistan.” L’ex comandante regionale del Punjab dell’ISI, l’intelligence pakistana, il generale di brigata Aslam Ghuman ha commentato: “Durante la mia visita negli Stati Uniti, ho appreso che l’agenzia di spionaggio del Mossad, con la connivenza dell’indiano RAW e la diretta supervisione della CIA, hanno programmato di destabilizzare il Pakistan a qualsiasi costo.” (12) Il doppio attentato che ha ucciso 80 paramilitari in Waziristan, la scorsa settimana, è stato perpetrato da questa contro-banda?
Allo stesso modo, i servizi segreti russi “hanno rivelato che il contraente della CIA, Raymond Davis, e la sua rete, hanno fornito ad al-Qaida  armi nucleari, chimiche e biologiche, in modo che le installazioni militari statunitensi possano essere prese di mira e accusare il Pakistan…” Davis, egli stesso un veterano delle operazioni speciali, è stato arrestato per l’omicidio di due agenti dell’ISI, ma poi è stato rilasciato dal governo pakistano, dopo una sospetta campagna di lamentele del Dipartimento di di Stato USA.

La CIA ha detto che il nuovo capo di al-Qaida vive Waziristasn
Se gli Stati Uniti hanno bisogno di un nuovo pretesto per ulteriori incursioni, sarà facile citare la presenza ipotizzata in Waziristan di Saif al-Adel, ora definito dalla CIA il  successore di Bin Ladin a capo di al-Qaida. (13) Questo è davvero molto attuale e aiuterà le intenzioni aggressive di Obama sostenendo che Saif al-Adel si trova  nel confine più caldo del mondo, e non a Finsbury o a Flatbush.
Dopo il raid Usa non autorizzato del 1° maggio, il leader pakistano, generale Kayani, ha pubblicato il suo avvertimento che, una tale “disavventura“, non potrà essere ripetuta, annunciando anche che il personale statunitense in Pakistan sarà notevolmente ridotto. Secondo le stime dell’ISI, ci sono attualmente circa 7000 agenti della CIA nel paese, molti di loro sconosciuti al governo pakistano. La condivisione delle informazioni tra il Pakistan e gli Stati Uniti è stata segnalata come  notevolmente ridotta. In risposta alla reazione di Kayani, l’operazione di propaganda della CIA, nota come Wikileaks, ha ancora una volta dimostrato la sua vera natura cercando di screditare il comandante pakistano con dei dubbi rapporti delle ambasciate degli Stati Uniti, secondo cui aveva chiesto maggiori attacchi di droni statunitensi, non di meno, negli ultimi anni.
In particolare, dopo il discorso di Obama a West Point, la CIA ha utilizzato gli attacchi di droni per compiere stragi di civili, al fine di fomentare una guerra civile in Pakistan, portando alla divisione del paese lungo le linee etniche del Punjab, Sindh, Baluchistan e Pashtunistan. L’obiettivo geopolitico di tutto questo è distruggere il potenziale che ha il Pakistan nell’essere il corridoio energetico tra l’Iran e la Cina. Selig Harrison è emerso come il sostenitore statunitense di spicco della secessione del Baluchistan.
Dal 1° maggio, sei attacchi dei droni USA avrebbero causato almeno 42 morti tra la popolazione civile del Pakistan, spingendo la popolazione a un crescente l’odio anti-americano. In risposta, in una sessione congiunta, il Parlamento pachistano ha approvato unanimemente, il 14 maggio, una richiesta formale di sospendere gli attacchi missilistici degli USA, chiedendo al governo di tagliare la strada dei rifornimenti della NATO in Afghanistan, se gli attacchi continuano. (14) Con la linea di rifornimento Karachi-Khyber Pass, che attraversa il passo dallo stesso nome, e che trasporta i due terzi delle forniture richieste dagli invasori dell’Afghanistan, tale azione potrebbe causare il caos tra le forze della NATO. Tutto questo mette in evidenza la follia intrinseca nel provocare la guerra con il paese in cui passano le linee di rifornimento.

Gli Stati Uniti vogliono utilizzare il capo dei taliban, Mullah Omar, contro il Pakistan
Il Dipartimento di Stato ha abbandonato tutte le condizioni per negoziare con i taliban, lo scorso febbraio, e gli Stati Uniti stanno ora cercando di negoziare con gli inviati del Mullah Omar, secondo il Washington Post, il leggendario leader monocolo del consiglio di Quetta, o Shura dei taliban. E’ chiaro che l’alleanza che gli Stati Uniti offrono ai taliban è contro il Pakistan. L’inviato statunitense nella regione, Marc Grossman, è ostile al Pakistan, ma circa i taliban è stato soprannominato “signor riconciliazione“. (15) Al contrario, gli Stati Uniti sarebbero determinati ad assassinare il capo della rete Haqqani, utilizzando un raid come quello effettuato contro bin Ladin. I Pakistani sono determinati a mantenere gli Haqqani come alleati.
Se la Cina si allinea col Pakistan, allora è molto probabile che la Russia si affiancherà alla Cina. Anticipando la prossima riunione dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai del 15 giugno di quest’anno, il presidente cinese Hu si è felicitato delle relazioni sino-russe, che si trovano a un livello record di positività fino ad allora senza precedenti, e questo con “un evidente ingrediente strategico“. In una conferenza stampa di questa settimana, il presidente Medvedev è stato costretto a riconoscere indirettamente che il “risveglio” delle relazioni con la Russia, come acclamato da Obama, non ha beneficiato di un miglioramento, dopo la conferma del programma ABM degli USA in Romania e nel resto dell’Europa orientale, un programma così apertamente diretto contro la Russia che, quindi, di fatto dava al Trattato START un valore discutibile, facendo rivivere lo spettro di una nuova guerra fredda. “Considerando l’attacco della Nato contro la Libia, non ci sarà alcuna risoluzione dell’ONU contro la Siria“, ha detto Medvedev. Putin aveva ragione fin dall’inizio e Medvedev cerca di seguirne l’esempio, al fine di ritagliarsi qualche possibilità di rimanere al potere.

Siamo al 1° Luglio 1914?
La crisi che ha portato alla prima guerra mondiale è iniziata con l’assassinio a Sarajevo, del 28 giugno 1914, ma la dichiarazione della prima grande guerra, non ebbe luogo prima del 1° agosto. Durante il mese di luglio, gran parte della opinione pubblica europea era trincerato in una elegiaca e idilliaca illusione, anche se la crisi mortale stava diventando sempre più importante. Qualcosa di simile si può vedere oggi. Molti cittadini statunitensi credono che la presunta morte di bin Ladin segni la fine della guerra contro il terrorismo e della guerra in Afghanistan. Invece, l’operazione contro bin Ladin ha chiaramente provocato una nuova emergenza strategica. Le forze che si erano opposte alla guerra in Iraq, sostengono in modo aperto la sanguinosa aggressione di Obama alla Libia, forze come MSNBC, il movimento dei liberali di sinistra, che sono la maggioranza nel movimento per la pace. Hanno persino celebrato Obama come un guerrafondaio più efficace della cricca Bush-Cheney, a causa del suo presunto successo ai danni di bin Ladin.
In realtà, non c’è mai stato momento migliore per mobilitarsi e fermare il progetto di una nuova guerra incombente, più grande e più mortale.  Il tempo è venuto.

Riferimenti
1 Economic Times
2 “China-Pakistan alliance strengthened post bin Laden,” AFP, 15 maggio 2011,
3 NY Times
4 UPI
5 NY Post
6 Rowan Scarborough,”US Has Plan to Secure Pakistan Nukes if Country Falls to Taliban”, Fox News, 14 maggio 2009.
7 “US ‘To Protect Pakistan,” London Sunday Express, 15 maggio 2011
8 Reuters
9 “US refuses to assure it will not act unilaterally” 
10 “No US assurance on unilateral ops
11 “Getting leaner and meaner?” Times of India, 10 maggio 2011
12 “CIA has created own Taliban to wreak terror havoc on Pakistan, claims Pak paper,” ANI, 12 maggio
13 “New al-Qaeda chief in North Waziristan,” 19 maggio 2011
14 Msnbc 
15  Telegraph
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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