Il Grande Gioco sul Gas della Siria

Gulshan Dietl IDSA 9 settembre 2013
pers2_13_gasAnche se molto è stato scritto sugli attori regionali e globali che perseguono i loro spietati obiettivi in Siria, un sotto-complotto nel dramma è rimasto relativamente inesplorato. Si tratta del gas e delle sue rotte, dalla produzione al mercato. Gli ultimi cinque anni hanno visto la scoperta di immensi giacimenti energetici nel Mediterraneo orientale; nel bacino del Levante lungo le rive di Siria, Libano, Israele, Gaza e Cipro e il bacino del Nilo, nel nord dell’Egitto. Secondo le indagini geologiche preliminari, il Levante contiene 3.500 miliardi di metri cubi (tcm) di gas e 1,7 miliardi di barili (bb) di petrolio. Il bacino del Nilo contiene 6 tcm di gas e 1,8 bb di petrolio. La miniera d’oro energetica ha prevedibilmente istigato l’assalto della competizione per le risorse e il loro trasporto verso i clienti favoriti. Dopo tutto, il controllo e l’accesso alle risorse naturali sono fattori fondamentali di gran parte della geopolitica. Strade, ferrovie, porti come anche oleodotti e gasdotti, sono gli ambiti oggetti dei potenti. Il petrolio e il gas hanno meriti di tre tipi: come bene interno, come possessori e come trasportatori di quel bene.
Solo la Siria avrebbe scoperto giacimenti di gas accertati per 284 miliardi di metri cubi, di petrolio per 2,5 bb e di scisto per 50 miliardi di tonnellate, con la possibilità di altre scoperte. I livelli di produzione sono, tuttavia, drasticamente in calo. Il livello pre-insurrezionale di estrazione del petrolio era di 380.000 barili al giorno (bd), scesi a solo 20.000 bd, con un calo di circa il 95%. Secondo alcune stime, la produzione di gas naturale s’è dimezzata, arrivando a 15 milioni di metri cubi (mcm). Molto gas viene utilizzato per la reiniezione nei campi petroliferi, per migliorarne il recupero. La rivolta ha sconvolto non solo la produzione, ma ha anche provocato il ritiro di produttori e finanziatori stranieri. Quasi tutto il petrolio siriano veniva esportato verso l’Unione europea (UE). Le vendite sono giunte a un punto morto dopo che l’Unione Europea (UE) ha imposto l’embargo sul petrolio siriano nel dicembre 2011. Infatti, nell’aprile di quest’anno, l’UE ha consentito le importazioni dalle zone controllate dai ribelli, purché fossero approvate dalla Coalizione nazionale siriana. Nel Paese non vi è stato alcun investimento in raffinerie, oleodotti o altre infrastrutture. Inoltre, vi è la costante paura dei sabotaggi da parte dei ribelli. Dato che il gasolio nel Paese è sovvenzionato a un prezzo inferiore a quello regionale, c’è sempre stato il contrabbando di petrolio, i cui livelli aumentano in modo allarmante.
Il 25 giugno 2011, un memorandum d’intesa è stato firmato nella città iraniana di Bushehr, per costruire un gasdotto dal giacimento di gas iraniano di Assaluyeh che, attraverso l’Iraq, arriva in Siria. Sarà costruito ad un costo di 10 miliardi di dollari, e la sua capacità prevista di 110 milioni di metri cubi al giorno è stata provvisoriamente allocata tra Iraq, Siria e Libano. E’ stato proposto di estenderlo alla Grecia attraverso una linea sottomarina e, da lì, ai mercati europei. Chiamata “Pipeline islamica”, doveva essere completata per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) dai porti siriani sul Mediterraneo. Latakia e Tartus sono due grandi porti siriani. La Russia ha affittato Tartus e vi ha costruito una base navale. In termini più realistici, il progetto non è ancora nato. Anche se il percorso siriano ha senso in una situazione normale, le circostanze politiche sono totalmente sfavorevoli al momento. Siria e Iran sono sotto sanzioni, che eliminano la possibilità di finanziamenti esterni. La guerra civile in Siria esclude la costruzione della pipeline per un lungo tratto e per molti anni.
Il Qatar ha il terzo più grande giacimento di gas dopo Russia e Iran. Ne avrebbe 25 tcm, la maggior parte delle sue esportazioni di gas avviene sotto forma di GNL. La produzione di gas di scisto negli Stati Uniti avrà un impatto sulla vendita di GNL del Qatar, pertanto il Qatar cerca di assicurarsi contratti a lungo termine sui gasdotti per i Paesi europei. L’UE si è assicurata le importazioni di energia fino al 2030, ed è alla ricerca di investimenti infrastrutturali sicuri per il futuro. Il progetto del gasdotto Nabucco, dalla Turchia orientale all’Austria, è in fase di stallo a causa della scarsità di gas disponibile. E’ in questo contesto che è stato proposto un nuovo gasdotto dal Qatar. Nel 2009, durante la visita dell’emiro del Qatar sheikh Hamad bin al-Thani in Turchia, si era deciso di costruire un oleodotto e collegarlo con il Nabucco in Turchia. Partirebbe dal Qatar e attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania e la Siria, raggiungerebbe la Turchia. I mercati europei avrebbero condiviso la risorsa con una Turchia insaziabile.
La Siria è uno snodo fondamentale in entrambi i rivali progetti di gasdotto, quello dall’Iran e quello dal Qatar. Se il regime di Assad sopravvive o subisce un cambiamento di regime, determinerebbe ampiamente il sistema mondiale del gas. Il Qatar non sarà l’unico beneficiario del gasdotto. Ci sono tre distinti calcoli sul trasporto di gas del Qatar. Sarebbe la leva con cui la Turchia scioglierebbe la sua dipendenza dalle forniture iraniane, ridurrebbe grandemente  il quasi monopolio russo come fornitore di gas per l’Europa e faciliterebbe l’esportazione di gas da Israele all’Europa. Vi sono molte teorie del complotto interessanti su questo gasdotto. Vi si vede una chiara connessione nella tempistica tra la firma del memorandum sul gasdotto Iran-Iraq-Siria e l’inizio della violenta rivolta in Siria. Le altre coincidenze sono tra i luoghi in Siria dei più feroci combattimenti e l’itinerario sul suo territorio del proposto gasdotto del Qatar. Ancora, spiega anche il sostegno del Qatar ai Fratelli musulmani, tra i ribelli siriani e non solo nella regione, in questo contesto.  Dopo tutto, il Qatar ha gettato tre miliardi di dollari nella guerra civile siriana. Una piccola somma per la ricchezza del Qatar, ma grande in confronto alle spese occidentali per i ribelli. Un’ulteriore considerazione potrebbe essere che il Qatar condivide il suo giacimento di gas, che si chiama Cupola del Nord, con l’Iran, che lo chiama South Pars. È il più grande giacimento di gas al mondo. Le controversie del passato possono divampare in futuro sui confini e i diritti di estrazione nel giacimento di gas.
La Russia ha puntato molto sugli sviluppi siriani. La sua presenza nel porto di Tartus è uno delle più importanti. Il suo monito alle potenze occidentali contro qualsiasi intervento militare in Siria, e l’imminente arrivo della portaerei russa Admiral Kuznetsov a Tartus, testimonia l’impegno della Russia a garantirsi l’attuale presenza militare e il futuro punto di transito del gas. Anche l’occidente vi ha puntato un’alta posta e non solo per contenere la Russia.  L’Europa lotta per liberarsi dal quasi monopolio russo sulle sue forniture di gas. L’Azerbaigian è emerso come partner di riferimento nell’ambizioso “corridoio energetico meridionale”, che avrebbe dovuto trasportare dieci miliardi di metri cubi di gas dai giacimenti di gas azero, recentemente avviati, all’Europa attraverso la Turchia. I giacimenti di gas azero sono limitati. La redditività commerciale del corridoio dipenderà dell’alimentazione con gas aggiuntivo nella rete dei rifornimenti. Il gas del Qatar è una componente indispensabile per il successo dell’iniziativa, il gas che dovrebbe però attraversare Qatar-Arabia Saudita-Giordania-Siria e Turchia. Il principe Bandar dell’Arabia Saudita è stato l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti 1983-2005. Dal luglio 2012, è il direttore generale dell’agenzia d’intelligence saudita. Il 31 luglio di quest’anno, il principe Bandar ha fatto una veloce visita al Cremlino. Avrebbe perorato la sua iniziativa per il cambio di regime in Siria ed offerto alcuni incentivi a Putin, come 15 miliardi di dollari in contratti per armamenti, la garanzia contro attacchi terroristici ceceni, finanziati dai sauditi, durante i giochi olimpici invernali del prossimo anno, da svolgersi a Sochi, e altro ancora. Avrebbe anche offerto la garanzia che, qualsiasi sia il regime successivo ad Assad, i sauditi non avrebbero firmato alcun contratto che danneggiasse gli interessi russi, permettendo ai Paesi del Golfo di trasportare il loro gas attraverso la Siria in Europa. Un’altra teoria del complotto? Chi lo sa.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Armi chimiche e un presunto raid in Siria

Prodotti chimici ed armi sequestrate dai ribelli a Damasco. Il raid aereo israeliano una probabile distrazione
Christof Lehmann Nsnbc

Damascus-Chemicals-14-July-2013-2Sostanze chimiche straniere sequestrate nei pressi di Damasco. Alcune di tali sostanze chimiche provengono dall'Arabia Saudita

Damascus-Chemicals-14-July-2013-2Sostanze chimiche straniere sequestrate nei pressi di Damasco. Alcune di tali sostanze chimiche provengono dall’Arabia Saudita

Le forze armate siriane hanno sequestrato prodotti chimici e armi dei ribelli a Damasco. L’azione ha fatto seguito all’operazione della scorsa settimana, in cui le forze armate siriane hanno sequestrato 281 fusti con sostanze chimiche dei ribelli stranieri, ritenuti sufficienti a distruggere un’intera città, se non l’intero Paese. La scoperta e il sequestro delle sostanze chimiche e delle armi dei ribelli segue i rapporti d’intelligence che affermano che l’alleanza internazionale anti-siriana e i politici dell’opposizione militante siriani e stranieri, pianificano un’importante campagna militare in agosto e settembre, quando le armi chimiche sarebbero utilizzate per giustificare la pretesa dell'”intervento militare” straniero in Siria.
L’agenzia di stampa araba siriana SANA afferma che le forze armate hanno scoperto una fabbrica per la produzione di armi chimiche in un covo terroristico nella zona circostante al-Manashir, nella rotatoria di Jubar, nella provincia di Damasco. I rapporti di SANA affermano che una fonte ufficiale ha detto che l’esercito ha sequestrato quantità di materiali chimici tossici, oltre a sostanze al cloro in contenitori. SANA afferma che le sostanze chimiche sono di fabbricazione straniera e che alcune provengono dall’Arabia Saudita. La fonte ufficiale ha aggiunto che l’esercito ha anche sequestrato armi così come decine di colpi di mortaio preparati per essere riempiti con materiali chimici. La scorsa settimana, le forze armate siriane hanno sequestrato una grande quantità di armi, computer, apparecchiature per comunicazioni e una grande riserva di sostanze chimiche, dopo uno scontro a fuoco con gli insorti in una fattoria di Banias, Tartus, presso le coste mediterranee. Secondo fonti ufficiali del governo siriano, le forze armate hanno sequestrato 79 barili di glicolpolietilene, 67 barili di glicolmonoetilenico, 25 barili di monoetanolammina, 68 barili di diethanolamina e 42 barili di triethanolamina nell’azienda di Banias. Dopo che l’esercito ha sequestrato le scorte chimiche degli insorti, l’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari ha detto: “Le autorità siriane hanno scoperto ieri, nella città di Banias, 281 barili pieni di sostanze chimiche pericolose, in grado di distruggere una città intera, se non tutto il Paese”.
Il sequestro di sostanze chimiche degli insorti stranieri avviene dopo che dei rapporti d’intelligence hanno indicano che una nuova grande campagna contro la Siria è prevista per agosto e settembre. La fonte dell’intelligence palestinese ha riferito a Nsnbc international, che l’elezione del filo-saudita Ahmad Assi Jaber a capo dell’opposizione politica, così come la relativa calma militare a luglio, fanno parte dei preparativi per la campagna. Secondo la fonte d’intelligence gli insorti sono impegnati a creare depositi di armi in tutto il Paese. L’importante campagna militare in agosto e settembre, e l’uso di armi chimiche durante tale campagna, dovrebbero essere usate come pretesto per nuovi appelli per no-fly-zone, corridoi umanitari e l’intervento militare straniero in Siria.
Damascus-Chemicals-14-July-2013-3La segnalazione del nuovo raid aereo israeliano probabilmente è una distrazione dal sequestro delle armi chimiche. Oggi, Nsnbc International ha ricevuto informazioni dal corrispondente palestinese di Nsnbc, che ha stretti legami con i servizi segreti di una organizzazione palestinese in Siria. La fonte ha informato Nsnbc che le dichiarazioni degli ufficiali degli Stati Uniti, secondo cui una recente serie di esplosioni nel porto di Latakia sono stati causati da un raid aereo israeliano, molto probabilmente sono un attivo piano di disinformazione. Lo scopo per diffondere tali informazioni, secondo la fonte dell’intelligence, è distogliere l’attenzione dallo scandalo delle armi chimiche e focalizzare i media internazionali sui “missili antinave russi” in Siria. Il corrispondente ha detto: “Mentre vi sono continui scandali sulle armi chimiche in Siria, e i politici, servizi segreti e ufficiali stranieri che ne sono responsabili dovrebbero essere interrogati, il mondo intero discute dei missili antinave russi legittimamente consegnati. Parlare del raid aereo israeliano è una tipica campagna di disinformazione del Mossad. I media internazionali vengono inviati ad inseguire un’oca selvatica, mentre i criminali di guerra se la ridono“.
La validità delle informazioni è corroborata dal fatto che il governo siriano non conferma né smentisce tali dichiarazioni, e i rapporti dall’agenzia di stampa iraniana al-Alam e di altri media ben informati con giornalisti sul campo, in Siria, respingono tali affermazioni come false. Il governo siriano, sostenuto dalla Russia, ribadisce continuamente la richiesta che ogni incidente riguardante  armi chimiche o prodotti chimici per la fabbricazione di armi dev’essere studiato da una commissione di esperti indipendente. Per quanto riguarda l’ultimo incidente, il sequestro di prodotti chimici e armi presso Damasco, oggi una domanda ovvia che dovrebbe porsi un’approfondita inchiesta è “come arrivano dei prodotti chimici sauditi ai ribelli stranieri nei pressi di Damasco“.

Siria: l’esplosione nel porto di Latakia non era dovuta a un attacco aereo israeliano
Said Bannura Nsnbc

L’agenzia di stampa iraniana al-Alam ha riferito che la Siria ha negato che le esplosioni nel porto di Latakia siano il risultato di un attacco aereo israeliano, e che le esplosioni probabilmente erano dovute agli scontri tra l’esercito siriano e l”esercito libero siriano’. Al-Alam ha detto che le esplosioni, che hanno avuto luogo il 6 luglio all’alba, sono probabilmente il risultato degli scontri, e non causati da un presunto attacco israeliano contro “missili russi inviati al partito libanese Hezbollah, alleato del presidente siriano Bashar Assad.”
Vale la pena ricordare che tre ufficiali statunitensi hanno affermato che le esplosioni molto probabilmente furono causate da un attacco aereo israeliano. Gli ufficiali anonimi hanno detto alla CNN, che l’attacco aereo israeliano mirava ai “missili antinave” russi. Il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon, aveva già dichiarato che Tel Aviv non è responsabile dell’attacco e che, anche se ha bombardato diversi obiettivi siriani in passato, si astiene dall’attaccare la Siria. Yaalon ha aggiunto che “quando ci sono delle esplosioni in Medio Oriente, alcuni gruppi si precipitano ad accusare Israele di coinvolgimento in questi attacchi“.

Le esplosioni a Latakia: prima e dopo
Osnetdaily

Nove giorni dopo le notizie sulle esplosioni nei pressi della città siriana di Latakia, Channel 2 News ed IsraelDefense hanno pubblicato le foto della zona prima e dopo la misteriosa esplosione. La pubblicazione di queste foto avviene dopo che la rete televisiva CNN ha affermato che secondo fonti statunitensi, Israele fosse responsabile dell’attacco.

Israel Defense
Secondo diversi siti dell’opposizione siriana, un attacco è avvenuto nella zona del villaggio di Samiyah presso la città portuale di Latakia, ad al-Haffah, dove si trovano un complesso militare con una rete di 20 bunker e una zona isolata con un magazzino di circa 80 metri. Il ricercatore dell’intelligence Ronen Solomon ha avuto le foto satellitari dell’area, e un esame delle foto satellitari e un loro confronto con foto scattate prima della data del presunto attacco, forniscono diversi risultati.

Una visione generale:
A1(2)Area A: due hangar, tra cui un parcheggio per i picchi di carico, situati vicino all’ingresso del complesso militare, sulla strada tra Latakia e al-Haffah.
Area B: una rete di magazzini corazzati per munizioni.
Area C: una struttura centrale dalle caratteristiche poco chiare.

Analisi fotografica:

B2LogisticCenter(1)Area A: due hangar, tra cui un parcheggio per i picchi di carico, sono stati costruiti negli ultimi due anni, vicino all’ingresso del complesso militare sulla strada tra Latakia e al-Haffah.

Area A: parallelo alla strada, un convoglio di circa sei autoarticolati si osserva nella foto satellitare del 7 luglio, sulla strada di servizio che porta al parcheggio (nessuna traccia di danni).

C1
Area B: circa 20 depositi isolati. Sulla base del confronto tra le foto satellitari, danni possono essere identificati con certezza su cinque depositi. Questo dato corrisponde alle testimonianze raccolte in Siria e presentate su vari siti web.

D1Bunkers
Area C: una grande struttura il cui scopo è poco chiaro, può essere identificata in base al confronto tra le foto satellitari, ricordando i risultati del bombardamento al (presunto) reattore siriano nel 2007.
E1StorageUn grande terminale è stato costruito all’ingresso del complesso munizioni negli ultimi due anni, da cui convogli di veicoli arrivano e partono, come si può vedere nella fotografia del 7 luglio. Dalle analisi delle foto satellitari passate e recenti, sembra che il terminale vicino alla strada non sia stato colpito. Il danno principale è visibile nella foto del magazzino, imploso dopo essere stato colpito, e dei veicoli che si osservano nella foto del 7 luglio, tra cui una gru, a quanto pare nello svolgimento di attività di evacuazione. (Si noti che l’hangar appare all’interno vuoto, come anche l’assenza di detriti tali da indicare un’esplosione all’interno della costruzione. NdT)
Diversi bunker colpiti possono essere individuati in un’altra foto. Non è chiaro se hanno subito un colpo diretto o, come è stato riportato, sono esplosi per i danni secondari causati al magazzino principale, che si trova nelle vicinanze. Secondo le testimonianze riguardanti l’attacco nell’area di Latakia, è possibile che il deposito munizioni fosse solo uno delle numerose arene. Un rapporto complementare su un attacco nella zona della base navale siriana a nord di Latakia, dove vengono schierate le due batterie dei Bastion utilizzati per lanciare i missili Jakhont, l’indica quale possibile obiettivo di un attacco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria?

Valentin Vasilescu, AVIC 12 giugno 2013

562316Nella guerra civile siriana, la posizione russa è stata fin dal principio di non interferenza, ma  monitora la situazione con migliaia di agenti sul terreno, con le apparecchiature ELINT a bordo delle navi militari nel porto di Tartus, attraverso immagini satellitari, ecc. In sostanza, la Russia è l’unica superpotenza che sa perfettamente tutto ciò che si muove in Siria ed è in grado di rispondere in modo efficace. Il peso della vittoria ha iniziato a pendere dalla parte del Presidente Bashar al-Assad, con la sconfitta del cosiddetto Esercito libero nelle operazioni di accerchiamento e conquista di Damasco, terminate il 5 febbraio 2013. Dopo il successo del contrattacco del marzo 2013, seguito da un approccio globale nelle operazioni offensive aero-terrestri di maggio e inizio giugno, guidate da Hezbollah e sostenute dall’esercito siriano, assicurandosi le frontiere prendendo di mira le linee di rifornimento in reclute, armi e munizioni dei ribelli.
Prendendo l’iniziativa, l’esercito nazionale fedele al presidente siriano Bashar al-Assad, ha potuto avviare l’attacco generale soltanto con la protezione della flotta russa schierata nel Mediterraneo, che ha la sua base nel porto siriano di Tartus. In un articolo precedente ho descritto in dettaglio, in concomitanza con le battaglie a terra, che nel Mediterraneo si è svolta una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitense, con manovre di riposizionamento strategico estremamente rischiose, secondo ogni regola dell’arte militare moderna. Il ruolo del gruppo navale russo è impedire che i sottomarini e i cacciatorpediniere della Sesta flotta statunitense, inviati nel Mediterraneo orientale, lancino missili cruise contro la Siria per contrastare offensiva militare del governo. Gli errori commessi dagli israeliani negli attacchi aerei del 3/4-4/5 maggio contro la Siria e la revoca dell’embargo dell’UE, hanno permesso a Mosca d’inserirsi inviando i sistemi missilistici S-300PMU2 per garantirsi che Israele ed Europa non intervengano in Siria sul modello libico. Anche se i missili S-300 non sono ancora in Siria, i russi possono farli arrivare e attivarli in poche ore. Vi sono solo quattro batterie per lanciare la prima salva di 32 missili S-300, che non dispongono di una vasta gittata. I missili che equipaggiano l’S-300PMU2 non sono indipendenti, ma sono elementi di un complesso sistema di difesa integrato antiaereo, costituiti da radar e vari elementi per la guerra elettronica, in cooperazione con altri sistemi di difesa aerea a breve e a medio raggio. Erano alcuni di questi gli elementi indicati dal Presidente Bashar al-Assad, quando ha detto che una parte degli S-300 era arrivata in Siria.
Sappiamo già che il risultato è stata la distruzione dei centri offensivi dei ribelli di al-Qusayr (nodo di passaggio per armi, munizioni e reclute provenienti dal Libano) e Daraa (situata a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km a est del confine con Israele). Allo stesso tempo, l’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad ha consolidato la striscia di confine con la Turchia, lunga 50 km, a nord del Governatorato di Latakia (sulle coste mediterranee), attraverso cui venivano riforniti i ribelli con armi e munizioni. Per questa ultima manovra, una divisione di ribelli islamici, circa 15.000 combattenti che occupavano le aree del governatorato di Hama, a nord di al-Qusayr (Homs), è stata isolata da un’altra divisione di ribelli operanti nel vicino governatorato di Idlib. Il 27 maggio 2013, il senatore repubblicano John McCain, accompagnato dal comandante dell’esercito ribelle, il generale Idris Salim, ha attraversato il confine tra Turchia e Siria per incontrare la brigata dei combattenti guidata da Mohammed Nur. Quel giorno McCain e Idris hanno incontrato, nella città turca di Gaziantep, i comandanti dei gruppi islamisti di al-Qusayr, Homs, Hama, Idlib, Aleppo, Daraa e provincia di Damasco. McCain ha avuto colloqui con funzionari di Ankara, ha visitato il contingente statunitense ufficialmente preposto ai sistemi missilistici Patriot nella base militare di Incirlik. Il viaggio del senatore statunitense è stato organizzato dalla SETF (Task force di emergenza siriana), una ONG statunitense che sostiene l’opposizione siriana. Uno dei più importanti risultati tratti da McCain, era che il primo ministro turco Erdogan ha iniziato lo smantellamento dei centri di raccolta dei mercenari e degli islamisti in Turchia, rifiutandosi di consentire il transito di armi e munizioni verso la Siria. Coincidenza o no, il 30 maggio 2013 nel centro di Istanbul è esplosa la protesta “spontanea” contro il primo ministro Erdogan, che si è amplificata secondo gli schemi dei movimenti della “primavera araba”.
Il 9 giugno 2013, l’esercito siriano fedele al Presidente Bashar al-Assad ha lanciato l’operazione “Tempesta del Nord”, l’offensiva per sgomberare il governatorato di Aleppo nella Siria nord-occidentale. Si prevede che la resistenza armata, formata da 25.000 ribelli islamici, sarà più forte e più lunga di quella di al-Qusayr. Il terreno nelle vicinanze di Aleppo favorisce i difensori, essendo l’area in una depressione circondata da colline e trovandosi a 20-30 km dal confine con la Turchia (sia a nord che ad ovest). Uno dei principi della scienza militare raccomanda che le manovre militari al confine di uno Stato in guerra civile siano pianificati con l’intenzione d’intervenire nel conflitto a favore dell’altra parte. Ora che i ribelli stanno per essere sconfitti da Bashar al-Assad, l’esercito statunitense ha iniziato in Giordania l’operazione “Eager Lion” per un periodo di 12 giorni, che coinvolge 8.000 truppe di Paesi arabi, Stati Uniti (4500) e Regno Unito. L’Expeditionary Unit 26 è formata dalla nave d’assalto anfibio USS Kearsarge, arrivata il 14 maggio 2013 nel porto israeliano di Eilat, dove ha sbarcato il 3° battaglione marines dotato di LAV-25 e AAVP-7A1 e lo Squadrone 226 di supporto, dotato di V-22 Osprey. Oltre a queste due unità, l’esercito statunitense è attualmente impegnato in manovre con le batterie dei MIM-104 Patriot, unità dell’esercito e un certo numero di squadroni di F-16.
Il nord-est della Giordania, luogo delle esercitazioni, è zona di responsabilità del comando orientale giordano. In questo comando vi è la 2° Brigata meccanizzata della guardia, composta da due battaglioni meccanizzati equipaggiati con 80 veicoli da combattimento della fanteria M113, un battaglione blindato dotato di 40 carri modernizzati M60A3 Patton e una divisione con 24 obici semoventi M109. A tutto questo si aggiunge la 90° Brigata meccanizzata dell’esercito giordano composto da due battaglioni meccanizzati. La 3° Divisione corazzata è la forza strategica dell’esercito giordano consistente nelle 40°, 60° e 91° Brigata, ciascuna dotata di 90 carri armati al-Hussein (carri armati britannici FV4030/4 Challenger 1 modernizzati dalla giordana KADDB). L’aviazione giordana dispone di 12 F-16A Block-15 e 34 F-16AM Block-40, comprati usati da Belgio e Olanda, e 29 elicotteri d’attacco AH-1F Cobra. Questo esercito, sotto il comando degli Stati Uniti, non può eseguire che operazioni offensive limitate nel tempo e nella portata contro la Siria. Può tuttavia creare un corridoio di “esfiltrazione” in Giordania per le divisioni ribelli musulmane, circondate dall’esercito siriano a Idlib e Hama. Perché è così importante per gli Stati Uniti non lasciare che i mujahidin cadano prigionieri dei siriani? Ecco una domanda alla quale vi invito a rispondere nella sezione commenti.
A causa del logoramento delle unità dell’esercito siriano, dopo due anni di guerra civile, il corpo giordano-statunitense può entrare, in 24 ore per quasi 300 km dal confine giordano, bypassando Damasco fino a Idlib. La difesa aerea siriana è composta da 8 batterie missilistiche S-200 Angara (SA-5), 50 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e S-125 Neva/S-125M Pechora, da 20 batterie di missili 2K12 Kub (SA -6), 14 batterie di 9K33 Osa (SA-8) e 12 batterie di Pantsir-S1E (SA-22). Dopo aver discusso e sviluppato il piano, si nota lo schieramento di aerei giordani e statunitensi nella zona degli scontri di Idlib, cosi come di 5-6 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e di S-125 Neva/S-125M Pechora.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Storia delle armi chimiche viene utilizzata per nascondere la sconfitta dei ribelli in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Strategic Culture Foundation 31.05.2013

syria_otaiba2La tempistica dei ripetuti attacchi di Tel Aviv alla Siria, nel maggio 2013, e l’avvio di un’altra serie di accuse e tensioni tra il governo turco e la Siria, e le conseguenti autobombe nella città turca di Reyhanli dicono molto. In primo luogo, gli attacchi aerei di Tel Aviv, violando lo spazio aereo libanese, contro l’impianto ricerca militare siriano nella città di Jamraya, che si trova nella galassia urbana di Damasco, chiarisce il ruolo di Israele nel destabilizzare la Siria. Israele agisce essenzialmente come aviazione dell’insurrezione. In secondo luogo, le accuse della Turchia contro la Siria sono parte della campagna di demonizzazione del governo turco contro Damasco, usata per giustificare l’atteggiamento aggressivo della Turchia contro i siriani.
Gli attacchi israeliani di maggio seguono un attacco simile all’inizio del 2013, a gennaio. L’attacco è stato giustificato come azione per impedire l’arrivo di un convoglio in Libano per consegnare missili iraniani all’ala militare di Hezbollah. Queste offensive israeliane in Siria riguardano sia la raccolta di informazioni per le forze a terra e, secondo il governo siriano, sia la collaborazione israeliana con le forze antigovernative che combattono in Siria. Israele ha anche incrementato la presenza militare sulle alture del Golan. A parte i suoi aviogetti, Israele ora ha apertamente detto di aver inviato truppe, spie, veicoli e droni in Siria. E’ coinvolto nel supporto dell’insurrezione. Tel Aviv è stato anche colto a spiare la marina russa nel porto mediterraneo di Tartus, dove tre grandi dispositivi galleggianti per la trasmissione elettronica sono stati trovati al largo di un’isola, per  monitorare le navi russe.
Le offensive israeliane inoltre illuminano il ruolo centrale di Washington nell’organizzazione dell’assedio e della guerra segreta contro i siriani mediante ascari e fantocci. Il coinvolgimento di Tel Aviv in Siria è coordinato dall’amministrazione Obama. Il commento di Barak Obama sugli attacchi israeliani ne dava immediato sostegno. Il presidente degli Stati Uniti ha detto alla rete Telemundo che gli israeliani sono giustificati nell’aggredire la Siria e che gli Stati Uniti si coordinano con Tel Aviv contro il governo siriano. Inoltre, gli attacchi aerei israeliani si sono avuti dopo le riunioni tra i membri dei gabinetti Obama e Netanyahu. Ancor prima, il presidente Obama aveva visitato Israele per ricucire i rapporti tra Israele e Turchia, per far sì che entrambi gli alleati degli Stati Uniti coordinassero i loro sforzi contro i siriani.

Il coordinamento militare israeliano e turco contro la Siria
Gli attacchi aerei israeliani contro Jamraya appaiono una provocazione calcolata, volta a istigare le ostilità utilizzando la risposta siriana come pretesto per la guerra. Non dovrebbe sorprendere che dopo l’attacco di Israele su Jamraya, Turchia e Israele abbiano lanciato esercitazioni militari sui rispettivi confini con la Siria, nel caso d’Israele questi comprendono le alture del Golan, territorio siriano occupato. Mentre i movimenti militari di Israele e Turchia, che sono stati presentati come esercitazioni separate, difatti erano dei coordinati pre-posizionamenti militari da parte dei due alleati. Inoltre, gli Stati Uniti e un gruppo di loro alleati hanno iniziato delle esercitazioni militari al largo delle coste iraniane, nel Golfo Persico, allo stesso tempo. L’atteggiamento militare era volto  sia ad intimidire la Siria che i suoi alleati regionali, a non reagire militarmente contro gli attacchi israeliani o di aspettarsi che una risposta militare siriana apra la porta all’attacco congiunto israeliano e turco alla Siria o a un conflitto regionale che potrebbe coinvolgere gli alleati della Siria,  Iran e Libano. Nonostante il fatto che l’Iron Dome si sia dimostrato inefficace nei combattimenti d’Israele a Gaza, nel 2012, e sia stato quindi chiamato il “Duomo di carta” per beffa, gli israeliani hanno inoltre dichiarato lo stato di allerta e inviato due delle loro batterie antimissile Iron Dome verso i confini libanesi e siriani.

Narrazioni contorte
La Turchia ha giocato un gioco simile nelle sue aree di confine con la Siria, compresi scambi di artiglieria turca e siriana. Il governo turco ha invano cercato di galvanizzare l’opinione pubblica turca nel sostenere le sue impopolari politiche ostili alla Siria. In entrambi i casi, la vera vittima, la Siria, è stata trasformata nell’aggressore, mentre i colpevoli vengono presentati come vittime. L’attacco d’Israele contro la Siria viene presentato come un atto puramente difensivo dai suoi fautori. Tale narrazione non coglie il punto che Israele ha apertamente detto di esser coinvolto nel conflitto in Siria per la ragione strategica di danneggiare la Siria e minare gli iraniani e i loro alleati regionali. C’è un errore d’inversione della logica qui, perché la narrazione israeliana ignora il fatto che eventuali ipotetici invi di armi iraniane ad Hezbollah sono il risultato diretto della continua aggressività d’Israele verso il Libano. Hezbollah, che significa “Partito di Dio” in arabo, non è stato creato per distruggere Israele, l’organizzazione libanese è stata creata con il sostegno dell’Iran con l’obiettivo di difendere il Libano dalle aggressioni israeliane, dopo diversi anni di occupazione israeliana del Libano. Vale la pena notare che l’invasione e l’occupazione israeliana del Libano veniva giustificata da Tel Aviv con la scusa di scacciare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ma ciò continuò anche dopo che l’OLP lasciò il Libano.
Nel caso della Turchia, i siriani non hanno cercato di istigare un conflitto con la Turchia. Il governo dell’AKP di Turchia ha sostenuto attivamente il terrorismo contro la Siria, permettendo alle forze straniere di utilizzare il suolo turco per l’infiltrazione e come base logistica. Questo, però, non ha fermato il governo turco dall’incolpare delle autobombe di Reyhanli la Siria, subito dopo le esplosioni e senza nemmeno condurre un’indagine adeguata. Il primo ministro Erdogan e il suo governo non riconoscono nemmeno la maggiore probabilità che le bombe siano state piazzate dai loro stessi alleati, che combattono contro il governo siriano. Qualcuno chiamerebbe gli attentati di Reyhanli una specie di “ritorno di fiamma”, mentre altri non hanno escluso la possibilità di una “false flag” perpetrata per incastrare la Siria. In realtà, si scopre che i funzionari turchi sapevano  che gli attentati terroristici stavano per essere effettuati. Redhack, un gruppo di attivisti hacker turchi, ha diffuso una serie di cabli che rivelano che l’intelligence della gendarmeria di Ankara,  responsabile verso il Ministero degli Interni della Turchia, fosse consapevole che gli attentati di Reyhanli stavano per avere luogo.

Il motivo di fondo delle nuove pressioni: l’insurrezione è stata sconfitta
Una nuova equazione è entrata in vigore. A causa della sconfitta degli insorti, la pressione esterna viene ora applicata per sostituire la calante pressione interna sulla Siria. In questo contesto, le mosse israeliane e turche sono parte di una strategia coordinata e orchestrata da Washington contro la Siria. Gli attacchi israeliani e le autobombe terroristiche in Turchia servono a rinnovare le pressioni straniere sulla Siria e l’escalation della retorica interventista contro Damasco. Questa è una diretta conseguenza delle gravi sconfitte che le forze anti-governative hanno subito in Siria. Tutto il rumore sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano proviene da funzionari e media ufficialisti statunitensi, canadesi, israeliani, europei occidentali, turchi, sauditi e qatarioti nell’ambito di questo nuovo rimescolamento… le voci sull’uso di armi chimiche in Siria e le sfacciate accuse di Ankara circa il sostegno siriano al terrorismo al confine turco, nascondono la ritirata delle milizie anti-governative.
Le accuse sull’uso di armi chimiche e gli eventi che coinvolgono Israele e Turchia servono, inoltre, da nuove variabili in mancanza di una strategia di Washington verso la Siria. Queste nuove variabili forniscono a Washington una leva nelle trattative con gli alleati della Siria, in particolare la Russia e la Cina, e una maggiore flessibilità di azione nella guerra segreta in Siria. In un modo o nell’altro, hanno anche aperto la porta a nuove possibilità all’obiettivo del cambio di regime in Siria e fornendo maggiore spazio a Washington nel contrattare vantaggi politici in Siria.

Chi usa armi chimiche in Siria?
Il governo siriano si è rivolto alle Nazioni Unite sull’uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli. Ha chiesto un’indagine formale delle Nazioni Unite. A sua volta, riprendendo l’assai poco originale farsa delle ispezioni sulle armi delle Nazioni Unite contro l’Iraq di Saddam Hussein, l’amministrazione Obama e i suoi alleati lavorano a politicizzare le indagini delle Nazioni Unite per darne la colpa al governo siriano. Questo è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno scelto d’impedire alla Russia d’inviare ispettori in Siria. Nonostante il fatto che le armi chimiche siano state usate contro i sostenitori del governo nelle zone controllate dal governo, i ribelli e i nemici della Siria cercano d’incolpare Damasco per gli attacchi chimici. I siriani hanno accusato i ribelli e i loro sostenitori stranieri di aver deliberatamente usato armi chimiche in Siria per creare il pretesto per una guerra diretta dalla NATO contro il loro Paese. Sono stati accusati anche la Turchia e Israele. Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff del segretario di Stato Colin Powell, ha anche detto, durante un’intervista a Current TV, che l’uso di armi chimiche in Siria potrebbe essere il risultato di un’operazione false flag, che avrebbe potuto essere stata eventualmente perpetrata da Israele.
Anche se le Nazioni Unite sono per lo più acquiescenti verso le richieste degli Stati Uniti contro la Siria, hanno respinto le accuse sulle armi chimiche contro Damasco. La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, un corpo investigativo dell’ONU che è stato istituito dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani  delle Nazioni Unite, ha rivelato che secondo i suoi accertamenti risulta che in Siria sia stato utilizzato gas Sarin dalle forze anti-governative e non dal governo siriano. Ciò è troppo scomodo per Washington. Gli Stati Uniti hanno immediatamente respinto le valutazioni delle Nazioni Unite, mentre la NATO si è affrettata a minare il rapporto dicendo di essere scettica verso i risultati delle Nazioni Unite. Invece gli Stati Uniti e i loro alleati hanno supportato una risoluzione il 15 maggio 2013 contro la Siria  all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in sostanza ha visto gli Stati Uniti e i loro alleati e fantocci, votare contro la Siria, e tutti i Paesi dalla politica estera indipendente votare contro o astenersi. E’ in questo quadro che l’amministrazione Obama ha detto che l’uso di armi chimiche è una “linea rossa” per l’intervento degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti ha anche pubblicamente esortato la NATO a riconsiderare il suo ruolo in Siria, sulla base delle accuse da parte di Israele, Gran Bretagna, Turchia, Francia e dell’amministrazione Obama sull’uso di armi chimiche da parte del governo siriano. La situazione di stallo tra i principali alleati della Siria e gli Stati Uniti, tuttavia, rende l’intervento militare diretto del Pentagono e della NATO una proposta difficile, pericolosa e improbabile. La creazione di una nuova task force mediterranea della Russia, attraverso il dispiegamento permanente di un contingente di navi da guerra della Flotta del Pacifico russa nel Mar Mediterraneo, è volto ad impedire l’intervento militare degli Stati Uniti e della NATO in Siria.
Il fiasco delle armi chimiche viene usato per giustificare ulteriori aiuti degli Stati Uniti agli insorti, invece della guerra diretta che elementi del tipo Coalizione Nazionale siriana, i petro-sceiccati arabi, i neo-con e l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente hanno promosso come cheerleaders. La sconfitta degli insorti ha avviato una nuova serie di piani contro la Siria e i suoi alleati. Anche mentre il segretario di Stato John Kerry parla con il suo omologo russo, Sergej Lavrov, di organizzare una seconda conferenza di pace in Siria a Ginevra, gli Stati Uniti dichiarano che si preparano ad armare i ribelli… sul modello delle accuse che spianarono le mosse anglo-francesi contro la Libia utilizzate per scatenare la guerra imperialista di Washington alla Libia, le accuse sulle armi chimiche usate dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il governo siriano agiscono da cortina fumogena per porre fine all’embargo dell’Unione europea sulle armi alla Siria. Stati membri dell’Unione europea effettivamente invieranno armi ai ribelli in Siria sulla base di queste accuse.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: Apocalisse annullata

Andrej Fomin, Oriental Review 21 dicembre 2012

China Marks 60 Years Of The Chinese NavyLa situazione in Siria si è alleggerita negli ultimi giorni. Gli statunitensi ritirano l’USS Eisenhower e il gruppo anfibio dell’USS Iwo Jima dal Mediterraneo orientale. Il presidente Obama si aspetta che questo passo ‘allevi la tensione nella regione’. Che tipo di tensione si è avuto, per divenire motivo di preoccupazione improvvisa per il governo statunitense, dopo 22 mesi di interferenza diretta negli affari siriani? Diamo un breve sguardo ai recenti eventi.
La decisione della NATO di implementare sistemi missilistici Patriot sul confine Turchia-Siria all’inizio di dicembre, è stata affrettata. La giustificazione dello schieramento per la presunta difesa del territorio turco contro granate e proiettili occasionali provenienti dalla Siria, è ridicola. Il sistema Patriot non è in grado di fornire tale protezione. È progettato per scopi antiaerei e ha una limitata capacità anti-missili tattici. Così i Patriot in Turchia dovrebbero contrastare solo i MIG siriani. Ma questo scenario è impossibile in Turchia, nel caso non invada la Siria. Allo stesso tempo, i gruppi d’attacco degli Stati Uniti sono arrivati nel Mediterraneo orientale, indicando la preparazione della NATO a un potenziale intervento terrestre.
In risposta la Russia ha rafforzato la sua flotta nella zona. Un gruppo d’attacco russo guidato dall’incrociatore pesante Moskva sarà affiancato da diverse navi da guerra (incrociatori, navi d’assalto anfibio e cacciatorpediniere) delle flotte russe del Nord e del Baltico, che dovrebbero  arrivare nel Mediterraneo orientale la prossima settimana. Ufficialmente le navi da guerra compiono esercitazioni e rifornimenti nella base russa di Tartus in Siria, sulla via per la missione anti-pirateria in Somalia. Il loro coinvolgimento nel confronto sulla Siria è solo questione della volontà politica della leadership russa. Di conseguenza la concentrazione delle marine che si affrontano al largo della costa siriana da metà dicembre, era quasi minacciosa.
La decisione degli Stati Uniti di ritirare le navi da guerra ha notevolmente irritato la Turchia, rimasta senza il sostegno degli Stati Uniti in caso di escalation militare, ma ciò ha ridotto al minimo la possibilità di un simile scenario. Questa ritirata non è la prima degli Stati Uniti: lo stesso è accaduto quando un jet turco è stato abbattuto a giugno o quando Israele ha suscitato lo spauracchio delle armi chimiche siriane a luglio.
Oltre alla vigorosa posizione russa sulla questione siriana, un altro fattore che ha causato questa tendenza positiva nella situazione siriana è la politica interna degli Stati Uniti. Il ‘virus allo stomaco’ che di recente ha disturbato la signora Clinton, potrebbe essere considerata una malattia diplomatica che le ha permesso di evitare la partecipazione alla seduta aperta alla Camera sugli attentati di Bengasi, dove rimase ucciso l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, a settembre. Questo assassinio è una conseguenza diretta del fallimento della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente, degli ultimi anni, come è stato riconosciuto da Daniel Benjamin, coordinatore per la lotta al terrorismo del Dipartimento di Stato: “…La rivoluzione libica ha liberato le mani a ogni gruppo estremista e ha dato luogo a un terrorismo diffuso. Un altro esempio di ciò è la Siria, dove i membri di al-Qaida in Iraq hanno cercato di ottenere un punto d’appoggio permanente da parte dell’opposizione. Le rivoluzioni che hanno spazzato la regione lo scorso anno, hanno aumentato il pericolo dell’estremismo e diffuso instabilità.”
Un rapporto confidenziale statunitense, elaborato dalla commissione indipendente sull’assalto a  Bengasi merita una particolare attenzione. Le conclusioni hanno ovviamente influenzato la decisione degli Stati Uniti di sospendere l’ulteriore aggravamento della situazione in Siria. Anche se difficilmente porterà gli Stati Uniti ad abbandonare il piano di destabilizzazione regionale, impone sicuramente una maggiore cautela, al fine di non screditare definitivamente la politica estera degli Stati Uniti. Delle rivelazioni indesiderate sui motivi reali dietro la primavera araba, potrebbero gettare nella confusione la società civile statunitense, fiduciosa che Washington combatta contro il terrorismo in tutto il mondo, che gli alleati degli Stati Uniti, appena consapevoli di essersi offerti come pedine del gioco geopolitico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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