Il velivolo a decollo corto e atterraggio verticale statunitense F-35B ha origine nella collaborazione segreta tra la russa Jakovlev e la statunitense Lockheed
Rakesh Krishnan Simha Indrus 10 giugno 2013
L’F-35B statunitense, la versione navale del Joint Strike Fighter, non è stato progettato a Fort Worth, Texas, ma a Mosca, in Russia. La turboventola con un solo ugello per il decollo e il volo che permette al caccia stealth F-35B di eseguire decolli e atterraggi verticali (VTOL) è stata progettata quasi tre decenni fa dall’ufficio progettazione Jakovlev in URSS, per il caccia multiruolo supersonico Jak-141.
Più veloce ancora…
Lo Jak-141 fu un riuscito sviluppo del vecchio jet a decollo verticale Jak-38. Buon esempio degli scarsi risultati della Russia nel settore dell’aviazione navale, lo Jak-38 era un simulacro di caccia, essendo superato in ogni ambito dal suo rivale occidentale dal grande successo, il Sea Harrier inglese. Nell’ambito della massiccia espansione della Marina sovietica con l’Ammiraglio Gorshkov, nel 1975 la Jakovlev ricevette l’ordine di sviluppare un aereo estremamente versatile. Doveva avere un mix senza precedenti di velocità supersonica, capacità di decollo e atterraggio verticale e un raggio d’azione esteso, il cui ruolo principale era difendere la flotta navale sovietica e le sue rotte. L’aereo non solo poteva operare dalle portaerei, ma anche da piattaforme di atterraggio e decollo che potevano essere collocate in tutto il Paese, consentendo all’aviazione sovietica di entrare in scena.
I progettisti della Jakovlev abbandonarono la configurazione del doppio motore, popolare a quei tempi, come lo Jak-38 e il Sea Harrier. Afferma MilitaryToday: “Invece hanno ideato un progetto con un singolo motore, che poteva flettersi per 95 gradi verso il basso con due ulteriori motori per la spinta verticale, situati al centro della fusoliera, appena dietro il centro di gravità. Questi sarebbero stati accesi solo durante il decollo verticale, l’atterraggio verticale e l’hovering. Gli ingegneri dovettero allungare la fusoliera per la stabilità aerodinamica“.
Un vero aereo: 12 record mondiali per rimanere a terra
Nel 1977, l’aereo ottenne il via libera per il pieno sviluppo. Nel marzo 1987 compì il primo volo e il primo sorvolo nel dicembre 1989. Nell’aprile 1991 il pilota collaudatore Andrej Sintsyn ottenne 12 record mondiali per aeromobili a decollo e atterraggio verticale, riconosciuti dalla FAI. Ma presto si abbatterono i guai su questo caccia molto promettente. Il 5 ottobre 1991 un prototipo si schiantò mentre tentava un atterraggio verticale. Poi arrivò la crisi finanziaria a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ciò significava che la Jakovlev era ormai sola e doveva ottenere finanziamenti da qualche parte.
Entra Lockheed
Cercando di rimanere in volo nei cieli turbolenti di un impero crollato, Jakovlev iniziò a cercare un partner straniero. Un’impresa riuscita fu lo sviluppo dell’aereo da addestramento Jak-130 in collaborazione con l’italiana Aermacchi. Un’altra associazione fu con Lockheed Martin. Nei primi anni novanta, i militari degli Stati Uniti decisero di sostituire i loro cacciabombardieri F-16, F-18 e A-10 con una famiglia comune di aerei per le tre armi che impiegano aeromobili ad ala fissa. Lockheed Martin era una delle aziende che cercavano di strappare il contratto multimiliardario per il Joint Strike Fighter. Ma l’azienda statunitense non aveva alcuna esperienza pregressa nello sviluppo dei VTOL e l’inglese Jaguar era vecchio, perciò vide del potenziale nel progetto della Jakovlev. Secondo l’analista dell’aviazione Bill Gunston, la partnership Lockheed-Jakovlev iniziò alla fine del 1991, anche se non venne rivelato pubblicamente dalla Jakovlev che il 6 settembre 1992. Lockheed-Martin lo rivelò solo nel giugno 1994. Lockheed portò quasi 400 milioni di dollari. Per la Jakovlev i frutti della collaborazione furono tre nuovi prototipi e un aereo per prove statiche per testare i miglioramenti nel progetto e nell’avionica. Due prototipi furono esposti all’air show di Mosca del 1993. Nessuno volò. Il vero vincitore fu Lockheed. I suoi progettisti avevano trovato l’oro, ne avevano imparato abbastanza della tecnologia “di maggior decollo e maggior crociera” dei russi per progettare il loro prototipo del Joint Strike Fighter, conosciuto come X-35, in preparazione del confronto con il Boeing X-32. Il vantaggio russo pagò profumatamente. Nella corsa serrata al traguardo, l’X-35 ispirato dallo Jak ottenne il contratto.
Le somiglianze
Le analogie tra l’F-35B e lo Jak-141 non sono solo nei motori, negli ugelli e nella turboventola. I due aerei si assomigliano anche esternamente, come gemelli separati alla nascita. Non è certo una coincidenza, perché sotto la carlinga dell’aereo statunitense, vi è un cuore russo. Vi è un altro indizio sul DNA comune dei due aerei. Strategy Page riferisce che negli ultimi cinque anni, i test della versione “B” del nuovo caccia statunitense F-35 hanno dimostrato che il suo motore genera calore sufficiente a danneggiare le piattaforme delle portaerei. Lo Jak-141 ebbe un problema stranamente simile, era noto per danneggiare piattaforme e ponti da cui operava. MilitaryToday dice che Lockheed-Martin “ha forse utilizzato l’esperienza maturata da questo progetto per sviluppare il proprio caccia multiruolo F-35“. La verità arriverà tra anni, quando qualcuno, russo o statunitense, si siederà per scrivere le proprie memorie. Fino ad allora, tutto ciò che possiamo dire è che se sembra uno Jak, vola come uno Jak e opera come uno Jak, quindi deve essere uno Jak.
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 14.05.2013 La spesa militare degli Stati Uniti è in flessione, mentre in Russia e Cina aumenta. Tale concetto viene ripetuto sempre più frequentemente da alcuni media ed esperti. “Le emergenti superpotenze militari Cina e Russia hanno aumentato drasticamente le spese militari nel 2012, mentre la spesa degli Stati Uniti e della maggior parte dei Paesi della NATO si contrae”, secondo l”Arms Expenditure Report‘ pubblicato dal think tank dell’Istituto internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace (SIPRI). Si dice che la quota di spesa militare mondiale degli USA nel 2012 sia scesa sotto la soglia del 40 per cento per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Al contrario, la Cina ha aumentato la spesa del 7,8 per cento, ovvero 7,8 miliardi dollari, a 166 miliardi dollari nel 2012. La Russia ha incrementato le proprie spese del 16 per cento, o 12,3 miliardi dollari, fino a 90,7 miliardi dollari. (1) Secondo American Live Wire, “La potenza militare della Cina e della Russia cresce, e nel frattempo gli USA continuano a tagliare la spesa della difesa. I liberali statunitensi ritengono che preoccuparsi della crescita di Russia e Cina, mentre gli USA tagliano il budget per la difesa, sia semplice terrorismo” (2).
Lo scorso febbraio i vertici militari statunitensi hanno incontrato il Comitato Forze Armate del Senato per discutere sui tagli lineari del 1 marzo, lanciando l’allarme sul loro pericoloso impatto sull’operatività in combattimento delle truppe statunitensi. Secondo il presidente dei Capi di stato maggiore riuniti, Generale Martin E. Dempsey, il sequestro “farà correre alla nazione grandi rischi di coercizioni”. L’ex segretario alla Difesa Leon Panetta ha detto che ciò “inviterebbe gli aggressori”! Il segretario della Difesa Chuck Hagel ha detto che le riduzioni “devasterebbero” i militari. Il Generale James Amos, comandante del Corpo dei Marines, va oltre avvertendo che la mancata correzione delle risorse militari metterà a rischio il “mantenimento della prosperità e degli interessi della sicurezza” degli Stati Uniti.
L’armamento della Russia (e della Cina) è giustificato nel contesto dei tagli degli Stati Uniti? Presentare fatti è il miglior modo per giungere a un giudizio imparziale. Un rapido sguardo a ciò che prende una forma tangibile, in questo momento e proprio quest’anno, avrebbe senso.
Il Waverider supera le prove
Il 1 maggio 2013 un aereo senza pilota sperimentale sviluppato per l’US Air Force, ha volato a più di cinque volte la velocità del suono in un test al largo della California. Il test ha segnato il quarto e ultimo volo dell’X-51A dell’US Air Force. Si tratta di un passo avanti nella tecnologia del scramjet, che presumibilmente potrà essere usata per compiere attacchi in tutto il mondo in pochi minuti. Mentre il test veniva effettuato, il motore scramjet è stato acceso separandosi dal booster e spingendo l’aereo a Mach 5,1 (4828 kmh) a 18.288 metri di quota. Qualsiasi velocità oltre Mach 5 è generalmente indicata come ‘ipersonica’. Il velivolo ha coperto 230 miglia in poco più di sei minuti. Il volo si è concluso con il previsto tuffo nell’oceano. Questo era il quarto e ultimo di una serie di test. Il velivolo X-51A è noto come Waverider (surfista) poiché veleggia in parte grazie all’ascensione generata dalle onde d’urto del proprio volo. Il progetto comprende un motore ‘scramjet’ che utilizza il movimento in avanti del velivolo per comprimere l’aria volta alla combustione del carburante. L’X-51A è unico, principalmente per l’uso di idrocarburi per uno autoreattore a combustione supersonica, o Scramjet, usato come mezzo di propulsione. Senza parti in movimento, il carburante da idrocarburi viene iniettato nella camera di combustione del scramjet dove si mescola con l’aria che scorre veloce attraverso la camera avviando un processo simile all’accensione di un fiammifero nell’uragano. Dopo essere sganciato da un bombardiere B-52, un booster a propellente solido viene utilizzato nella fase iniziale del volo dell’aereo per accelerare fino alla velocità che consente al motore di accendersi risucchiando l’aria sfruttando lo slancio in volo del velivolo. Poiché non vi sono compressori meccanici nello scramjet, il velivolo deve volare a velocità quasi ipersonica. La teoria e il concetto sono relativamente semplici, ma il raggiungimento di un volo in scramjet è tecnicamente molto impegnativo a causa delle alte velocità e temperature generate.
Il Wave Rider è stato progettato per raggiungere la velocità di Mach 6 e oltre, sei volte la velocità del suono e abbastanza veloce da attraversare l’Oceano Atlantico e colpire un bersaglio in Europa in meno di un’ora. Molti dettagli del programma sono classificati… L’obiettivo è dimostrare la fattibilità dell’aspirazione dell’aria per la propulsione dello scramjet ad alta velocità. Come dimostratore tecnologico, l’X-51A non ha alcun immediato successore. Tuttavia, l’US Air Force continua le ricerche ipersoniche e i successi dell’X-51A daranno un contributo al programma del sistema d’arma d’attacco ad alta velocità, attualmente in fase di progettazione.
Il primo laser imbarcato va nel Golfo Persico
Nell’aprile 2013 l’US Navy ha annunciato lo schieramento di un prototipo di arma laser nel Golfo Persico. Per la prima volta le navi saranno equipaggiate con un laser d’attacco in grado di danneggiare motovedette e accecare o distruggere droni da ricognizione, come i test hanno dimostrato. La marina chiama le sue nuove armi LAWS (LAser Weapon System). Il prototipo del laser imbarcato sarà schierato su una nave d’assalto anfibio convertita, schierata nel Golfo Persico per contrastare le motovedette d’attacco iraniane e, possibilmente, velivoli teleguidati. L’USSPonce sarà la base galleggiante per le operazioni militari e l’assistenza umanitaria nelle acque del Medio Oriente e del sud-ovest asiatico. La nave è stata scelta per una missione volta a garantire una presenza duratura nel Golfo, per contrastare le minacce marittime iraniane nella regione. Il laser sarà operativo il prossimo anno. Molti dei dettagli sul funzionamento del laser rimangono segreti, come ad esempio quale sia la portata del suo raggio, quanto sia potente o quanta potenza viene utilizzata per generarlo. Ma gli ufficiali della Marina hanno fornito alcuni dettagli non classificati. Ad esempio, il laser è stato progettato per essere un sistema “plug and play” che integra le esistenti tecnologie di puntamento e la potenza elettrica di una nave. Questi fattori rendono l’arma sorprendentemente a buon mercato.
Il dispiegamento del prototipo è inteso quale avvertimento all’Iran a non intensificare le proprie attività nel Golfo nei prossimi mesi. “Dotare le navi di superficie della Marina con il laser potrebbe portare a cambiamenti nelle tattiche navali, nella progettazione navale e nei piani di approvvigionamento delle armi navali, determinando un cambiamento tecnologico per la Marina, un ‘cambio del gioco’ paragonabile all’avvento dei missili imbarcati negli anni 50”, ha detto una valutazione del Congressional Research Service, un ramo della Biblioteca del Congresso. (3) Lo studio trova che il nuovo laser ad alta energia “potrebbe dotare le navi di superficie della Marina di un efficiente mezzo per contrastare mezzi di superficie, aerei e missili balistici”. Finora i laser non sono efficaci con il maltempo perché il fascio può essere disturbato o disperso dal vapore acqueo, nonché da fumo, sabbia e polvere. L’arma non può attaccare obiettivi oltre l’orizzonte ed è oggetto di contromisure come natanti e droni con superfici riflettenti. Il primo prototipo non è abbastanza potente per poter abbattere caccia a reazione o missili che si avvicinano. I vantaggi sono un basso costo (meno di 1 dollaro per impulso prolungato) e una fornitura illimitata di munizioni (impulsi ad alta energia), a condizione che la nave possa generare elettricità. Il fascio può raggiungere il suo bersaglio alla velocità della luce e può inseguire obiettivi in rapido movimento.
Uno degli ultimi esempi di sviluppo dei sistemi laser, è il laser della statunitense Raytheon Corp., il CIWS (Close-In Weapon System). Già presentato pubblicamente al Farnborough Airshow nel luglio 2010, la società ne dimostrava la capacità di danneggiare una serie di oggetti, tra cui aerei, droni, missili e navi di superficie, utilizzando un raggio laser a stato solido da 50 kW. In confronto con il CIWS radar-controllato Phalanx della Marina degli Stati Uniti, che utilizza un cannoncino multi-canna da 20 millimetri per colpire oggetti che si avvicinano, il laser CIWS ha il vantaggio di una portata maggiore e, teoricamente, di munizioni illimitate. La Northrop Grumman Corp. sta sviluppando anche il Gamma, un laser ad alta energia a stato solido (HEL) per distruggere missili cruise antinave e, collaborando con il Comando Mobilità dell’USAF e con la Guardia Nazionale Aereo, ha installato su un KC-135 un pod Large Aircraft Infrared Countermeasures che utilizza raggi laser per disabilitare missili terra-aria in arrivo. L’US Navy ha anche in fase di sviluppo sistemi che hanno lo scopo di abbattere droni nemici che puntano contro navi di superficie. Allo stesso modo, l’esercito statunitense ha annunciato nel 2011 di condurre ricerche sul Laser-Induced Plasma Channel (LIPC), un laser che può sparare un “fulmine” da 50 miliardi di watt contro un bersaglio.
Il Rail Gun, l’arma del futuro
La Marina degli Stati Uniti va avanti nel tentativo di migliorare la capacità delle navi da guerra “nell’abbattere missili così come proiettili sparati da molte miglia di distanza“. Annunciato lo scorso anno, il nuovo programma si chiama Hyper Velocity Projectile che affretta la fine del dominio del missile. Si tratta di un’arma in grado di sparare proiettili a Mach 10 senza esplosivi. I Rail Gun sono costituiti da due guide metalliche parallele, tra le quali viene caricato un proiettile tenuto in un’armatura, chiudendo il circuito tra di essi. Una massiccia corrente elettrica dell’ordine di un milione di ampere viene applicata, creando un campo elettromagnetico che a sua volta produce una forza che accelera il proiettile lungo le guide. Un Rail Gun offre una serie di potenziali vantaggi rispetto alle tradizionali armi a proiettili esplosivi. La forza di accelerazione viene applicata per tutto il periodo in cui il proiettile è posto tra le rotaie del dispositivo di lancio, al contrario delle forze esplosive che hanno una durata limitata. Ciò significa che velocità molto più elevate possono essere raggiunte. Potenzialmente Mach 10 a livello del mare, o più di tre volte la velocità di un proiettile di fucile. Ciò comporterebbe una gittata di 220 miglia, circa dieci volte quella di qualsiasi altra arma. Non essendo esplosivi, proiettili del Rail Gun si affidano alla loro enorme velocità per distruggere il bersaglio, riducendo così il rischio di un incendio a bordo della nave. Relativamente piccoli e leggeri, possono essere facilmente trasportati e conservati. L’energia cinetica sviluppata potrebbe fare più danni di un missile da crociera consentendogli di trapassare una nave. Alte velocità significano proiettili assai meno influenzati, rispetto alle armi convenzionali, da fattori quali il vento, permettendogli di mantenere la massima precisione lungo una grande distanza, piuttosto che di necessitare di sistemi di bordo per continue correzioni della traiettoria, rendendoli assai più economici. L’USS Arleigh Burke (DDG-51) è la piattaforma dei test più probabile per le prove in mare. La fase successiva è un sistema di alimentazione a impulsi per il lancio di proiettili in rapida successione. Rivolto a una frequenza di lancio di sei-dieci colpi da 50 millimetri al minuto, il sistema d’arma navale dovrebbe essere operativo entro il 2025.
Fornire un vantaggio tecnologico
I Rail Gun elettromagnetici, laser e siluri anti-siluro possono essere le tecnologie chiave necessarie per garantire la sopravvivenza dei gruppi d’attacco delle portaerei della Marina degli Stati Uniti, durante lo svolgimento di un’operazione di diniego e contro-accesso di un’area (A2/AD), come ex alti ufficiali hanno detto ad USNI News. “La vera svolta in tutto questo, a mio avviso, è il cannone elettromagnetico”, ha detto Bob Work, direttore esecutivo del Centro per una nuova sicurezza americana. Secondo il rapporto dell’US Naval Institute (USNI) (4) utilizzando un Rail Gun per la difesa, si potrebbe ridurre drasticamente il costo-per-colpo della Marina, quando si opera in difesa da salve in massa di missili balistici o da crociera, rispetto al missile intercettore come lo Standard Missile-3. Forse, ancora più importante, una nave da guerra può trasportare molte più munizioni per Rail Gun di quanto potrebbe mai sperare di avere tubi lanciamissili. L’USNI cita l’ex ammiraglio Gary Roughead, ex capo delle operazioni navali, dire che i Rail Gun sono un’arma di svolta per via delle dimensioni dei proiettili. Secondo l’articolo di Work e Roughead per l’US Naval Institute, Talk Fleet Protection del 7 maggio 2013, “La terza tecnologia cruciale per la Marina è un siluro anti-siluro. Mentre il gruppo di portaerei stende la rete A2/AD sulle coste, la minaccia dei sottomarini aumenta in modo esponenziale”. I siluri anti-siluro sono più piccoli dei siluri standard imbarcati o eliportati da 324mm, avendo circa 229mm di diametro. Work ha detto che la minaccia ai gruppi di portaerei indubbiamente è in aumento. Ciò è stato anticipato dalla metà degli anni ’90, ma se l’US Navy avrà armi elettromagnetiche, laser e siluri anti-siluro operativi entro il prossimo decennio, i gruppi di portaerei potranno operare maggiormente all’interno delle aree contrastate.
È vero, la Russia ha in programma ulteriori aumenti della sua spesa militare, con progetti di bilancio che mostrano un aumento del 53% in termini reali fino al 2014. Un anno fa, il Presidente Vladimir Putin ha apertamente dichiarato l’intenzione di espandere radicalmente e di aggiornare l’esercito russo. Oggi la Russia ha intrapreso la via per la valorizzazione militare. Programmi per il riequipaggiamento e la fondamentale riforma delle forze armate vengono adottati e attuati. Questa politica è coerente con le realtà internazionali emergenti? Viene sollevato molto clamore sui tagli lineari dell’esercito statunitense. Ma la difesa consuma quasi il 20 per cento del bilancio degli Stati Uniti. Il Paese spende più su ciò che su qualsiasi altra cosa. Gli Stati Uniti con il loro massiccio budget sono il determinante principale dell’attuale tendenza mondiale, e la loro spesa militare rappresenta ormai poco meno della metà del totale mondiale, il 41%. Come si può vedere, dispongono di nuove armi rivoluzionarie, oggi. Quindi non vi è motivo di ritenere che gli altri Stati non abbiano il diritto di preoccuparsi e di adottare una politica militare per affrontare la realtà.
La missione segreta dell’aerospazioplano militare USA, arriva al quinto mese
Leonard David, SPACE.com 28 maggio 2013
L’aerospazioplano robot X-37B dell’US Air Force ha tranquillamente superato la soglia dei cinque mesi nella sua ultima missione segreta nell’orbita terrestre. Il velivolo spaziale senza pilota X-37B, lanciato con un razzo Atlas-5 dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral, in Florida, l’11 dicembre 2012, avviando una missione i cui obiettivi e carichi utili sono classificati. Il velivolo alato è conosciuto come Orbital Test Vehicle-3 (OTV-3), poiché conduce la terza missione del programma X-37B dell’USAF.
Guardare e aspettare
Ciò che l’OTV-3 compie nella sua crociera riservata, rimane ignoto. Tuttavia, una rete di osservatori del cielo segue la missione. “E’ certamente importante non dimenticare questi programmi“, ha detto Ted Molczan di Toronto, un leader nella comunità mondiale dei cacciatori di satelliti. “Un’attenta osservazione, a lungo può fornire indizi per risolvere definitivamente il mistero.” Molczan ha detto che, anche allora, sospetta che ogni passo avanti nella conoscenza riguardo le missioni orbitali di X-37B, probabilmente si avrà da qualche confidenza di un addetto ai giornalisti. “Le osservazioni per hobby possono fornire conferme e alcuni interessanti particolari, anche utili, ma raramente sufficienti a definire il quadro… soprattutto con i nuovi programmi“, ha detto a SPACE.com. “Con l’X-37B, possiamo solo guardare e aspettare“.
Speculazioni sulla missione
Gli osservatori satellitari hanno fatto notare che, ai primi di marzo, l’OTV-3 era passato da un’orbita a 46 km di altezza, a un’orbita a 399 km. L’inclinazione del velivolo è rimasta a 43,5 gradi. “Come per le precedenti missioni, una quota quasi costante viene mantenuta per mezzo dell’accensione periodica dei motori“, ha detto Molczan. “A differenza di quelle missioni, la precisione e la frequenza indicano una periodicità non poi così fortemente indicativa di una missione da ricognizione. Trovo le informazioni inconcludenti, ma un esperto di telerilevamento potrebbe ben vedervi qualche dato che non io non vedo”. Alla richiesta di commentare il volo in corso, i funzionari dell’X-37B hanno detto che non avrebbero discusso della missione fin quando fosse in corso.
Il pilota automatico
Qualunque osservazione dell’OTV-3 venga fatta, l’aerospazioplano X-37B ha già messo a segno un traguardo programmato, la riutilizzabilità. Questo stesso velivolo ha compiuto il volo inaugurale del programma X-37B nel 2010. La missione orbitale dell’OTV-1 durò quasi 225 giorni, scivolando verso la Terra sopra l’Oceano Pacifico e atterrando con il pilota automatico alla Vandenberg Air Force Base in California. La missione dell’OTV-2, che utilizzò un diverso velivolo X-37B, venne lanciata dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral nel marzo 2011. Il velivolo condusse esperimenti in orbita per 469 giorni, più che raddoppiando la permanenza nello spazio della sua nave gemella, per poi atterrare sempre a Vandenberg. Si dice che l’OTV-3 non può atterrare a Vandenberg. L’US Air Force pensa di fare atterrare il velivolo sulla pista di atterraggio dello Space Shuttle della NASA Kennedy Space Center, vicino a Cape Canaveral. Usare le ex infrastrutture della navetta spaziale è una possibile misura per la riduzione dei costi del programma, hanno detto i funzionari.
Operazioni a basso costo
Appena prima del volo inaugurale del programma X-37B nel 2010, Gary Payton, allora sottosegretario per i programmi spaziali dell’Aviazione, ha sottolineato alcuni obiettivi. In un briefing con i giornalisti, Payton sottolineò la speranza che la gestione e manutenzione (O&M) dei velivoli sia a basso costo. “Una volta che atterra, vediamo ciò che serve veramente per prepararlo e farlo volare di nuovo, come cambiare il carico di bordo sul posto, sapere quanto costa veramente riutilizzare queste nuove tecnologie dello stesso X-37“, ha detto Payton.
Massima priorità
Payton ha detto che la priorità è la dimostrazione del velivolo e dei suoi sistemi di controllo del volo autonomo, delle piastrelle di silice di nuova generazione e delle tante altre nuove tecnologie di una generazione più avanzate rispetto al defunto programma Space Shuttle della NASA. “A differenza della navetta, non dispone di un sistema di alimentazione a celle di combustibile. Ha pannelli solari con più batterie agli ioni di litio, mentre la navetta aveva celle a combustibile idrogeno/ossigeno. Quindi ci sono alcune differenze“, ha detto Payton. Presumibilmente, solo due aerospazioplani X-37B sono stati costruiti per l’US Air Force dalla Boeing Space Systems Government. Ma Payton ha detto a SPACE.com che è possibile che la flotta possa crescere, a seconda del successo dei primi due velivoli, del costo delle operazioni e della manutenzione e facilità di conversione tra le missioni. “Certo, questi mezzi non trasportano i nostri satelliti più grandi… ma ancora una volta, possono fare un ottimo lavoro con i nostri satelliti più piccoli“, ha detto Payton. “E se vi è un O&M a basso costo, dal questo punto di vista potrebbero avere un grande ruolo in futuro.”
Controllo di missione
L’X-37B sembra uno space shuttle in miniatura. Il veicolo è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m. I voli della navetta sono condotti sotto l’egida del Rapid Capabilities Office dell’US Air Force, un’organizzazione che si occupa della riduzione del rischio, della sperimentazione e dello sviluppo dei concetti operativi delle tecnologie dei veilvoli spaziali riutilizzabili. Il Controllo Missione per i voli degli OTV è gestito dal 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale della Schriever Air Force Base in Colorado. Questa unità viene indicata come primaria organizzazione del Comando Spaziale dell’USAF per le missioni, le esperienze e i test spaziali. La ristrutturazione organizzativa nell’aprile di quest’anno, ha mantenuto il Terzo Squadrone Sperimentazione Spaziale sotto il Comando Spaziale dell’USAF, ma è stato trasferito al 50° Gruppo Operazioni di Schriever. Una scansione dei documenti storici dell’USAF può dare indizi su come le missioni OTV possano contribuire a sostenere alcune delle operazioni dello squadrone. Il 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale viene identificato come uno dei due squadroni del sistema di tracciamento spaziale presenti in tutto il mondo. Questi gruppi hanno il compito di inseguire con i sensori ottici gli oggetti in orbita sulla Terra, dato che le agenzie utilizzano queste informazioni per ogni aspetto, dalle collisioni alla raccolta d’intelligence.
La rivoluzione robotica
L’X-37B rientra nella tendenza tra gli scienziati e i governi a fare sempre più affidamento sui robot per esplorare e osservare il nostro pianeta, dicono gli esperti. “La rivoluzione robotica non si limita solo all’atmosfera. Abbiamo sistemi senza pilota che assumono sempre più ruoli, dallo spazio alle profondità del mare“, ha detto Peter Singer, direttore del Centro per la Sicurezza e l’Intelligence del 21° secolo del Brookings Institution di Washington, DC. “In effetti, vi è una lunga storia di sistemi senza pilota nel campo spaziale, che sempre più cresce la domanda sulla necessità del ruolo umano in ciò… in fondo ci chiediamo: ‘Perché ho bisogno di un pilota umano per questo?’ Riguardo la navetta, ma non è ancora il momento di fare la stessa domanda per gli aerei“, ha detto Singer. Singer ha detto a SPACE.com che l’X-37B è anche importante strategicamente, “in quanto fornisce all’esercito statunitense maggiore flessibilità nelle nostre attività spaziali, sia in termini di lancio che di sorveglianza. Riempie un interessante divario tra ciò che i tradizionali aerei spia e i satelliti spia possono fare.”
Leonard David si occupa dell’industria spaziale da più di cinquant’anni. Ex direttore della ricerca per la Commissione Nazionale sullo spazio, e co-autore del nuovo libro “Mission to Mars – My Vision for Space Exploration” di Buzz Aldrin, pubblicato da National Geographic.
Perché gli Stati Uniti, Israele e l’Unione europea reagiscono così aspramente verso la consegna da parte della Russia dei missili S-300 alla Siria? In realtà, una o più batterie di missili antiaerei non possono mutare il corso della guerra civile in Siria. Soprattutto con la decisione di UE, Gran Bretagna, Francia e altri Paesi della NATO di fornire ai ribelli siriani simili sistemi d’arma. Allora, perché i russi non vogliono in nessun caso, rinunciare a dotare l’esercito siriano degli S-300? Per capire cosa significhi per l’occidente l’invio di queste armi, si deve notare che il segreto del successo delle campagne militari di Stati Uniti e Israele negli ultimi 20 anni, si basa sul possesso e l’uso del sistema di contromisure universale chiamato ESM/ELINT (sistema di supporto elettronico). Questo tipo di apparecchiature permette la registrazione e l’analisi delle emissioni radar e del controllo dei sistemi d’arma nemici, neutralizzandoli con le interferenze. Ciò permette alle loro aviazioni massima libertà di azione e la possibilità di operare senza perdite, nelle missioni d’attacco contro obiettivi aerei, marittimi e terrestri. L’elemento di novità nel classico scenario occidentale è che la Russia ha fornito all’esercito siriano dei lanciamissili S-300 dotati di un complesso sistema integrato C4I di rilevazione dei bersagli e gestione automatizzata del tiro. Prima di gestire il lancio e la guida dei missili S-300, il sistema garantisce un efficace controllo dello spazio aereo siriano e oltre, attraverso una rete di telecamere fisse a bassa frequenza di ultima generazione, resistente alle interferenze e agli attacchi con missili anti-radar. A ciò si aggiunge un’ulteriore rete di telecamere mobili, del tipo-1L119 Nebo, che operano sulla frequenza VHF. Oltre a queste due reti di monitoraggio automatizzato dello spazio aereo, si aggiunge un altro elemento per la rilevazione, il monitoraggio e il contrasto a qualsiasi fonte d’interferenza ESM/ELINT occidentale montato su velivoli o navi da guerra.
In pratica, con l’esportazione mondiale di queste nuove armi da parte della Russia, i sistemi degli Stati Uniti e dei loro alleati della NATO e Israele non possono più imporre la cosiddetta “no-fly zone”, come fecero in Jugoslavia, Iraq e Libia. Senza correre il rischio di un’invasione terrestre impiegando la flotta e la fanteria di marina. Quando i russi riuscirono a progettare e a realizzare questo tipo di tecnologia, durante il collasso e il declino economico dell’URSS, il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti contro la Russia consentì all’esercito statunitense di condurre delle guerre vittoriose in Jugoslavia, Iraq e Afghanistan contro forze armate dotate di equipaggiamenti sovietici? Quale poteva essere l’elemento che diede alle armi statunitensi tale supremazia? La risposta è il C4I (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer e Intelligence). Il C4I è un concetto moderno, l’unico modo attuale di moltiplicare fino a 10 volte mobilità, velocità di risposta, efficienza e precisione tecnica nelle guerre convenzionali, basato sul vasto uso di microprocessori di ultima generazione per le apparecchiature di comunicazione, compresi i sistemi di rilevazione e di puntamento delle armi. Per recuperare il ritardo con gli statunitensi, la Russia ha istituito una agenzia di ricerca per la difesa simile alla Defense Advanced Research Projects del Pentagono (DARPA, creata nel 1958 a seguito del lancio dello Sputnik dell’Unione Sovietica), che gestisce la ricerca scientifica e lo sviluppo delle più recenti scoperte dell’industria militare russa.
Se esaminiamo attentamente come, il 27 marzo 1999, è stato abbattuto un aereo “stealth” statunitense F-117, a Budanovci in Jugoslavia, da parte di un sistema S-125 (Neva/Pechora), vediamo che l’Agenzia per la Ricerca della Difesa russa ha trovato ed implementato una soluzione tecnica per la rilevazione e la distruzione di tali velivoli e missili da crociera. Ma per raggiungere le prestazioni tecnologiche degli Stati Uniti, si dovrà attendere il 2008, con la guerra in Georgia. Prima del conflitto, l’esercito georgiano ricevette dalla statunitense L-3 GCS (leader nelle apparecchiature elettroniche miniaturizzate) e dagli israeliani i sistemi C4I più moderni. In seguito alla guerra del 2008, l’esercito russo entrò in possesso di gran parte del materiale C4I dell’esercito georgiano che poi analizzò, copiò e riprodusse. I loro componenti ad alta tecnologia furono in gran parte integrati nella produzione di nuove armi o nell’aggiornamento dei sistemi esistenti.
Il sistema modulare C4I permette la creazione di reti di comunicazione tattica integrata su piattaforme come veicoli militari in movimento. Permette la visualizzazione e l’aggiornamento automatico della situazione tattica su console con mappe digitali, controlli di gestione, rapporti di combattimento e stato della logistica (fabbisogno di munizioni, carburante, ecc.), o di monitorare lo stato di preparazione e operatività dei sistemi d’arma. Il sistema C4I permette inoltre di garantire la raccolta, la trasmissione via satellite e l’analisi delle informazioni nel formato standard della NATO in tempo reale, utilizzando sensori posizionati negli avamposti della prima linea, e attraverso sistemi di AGS (Alliance Ground Surveillance) per l’osservazione/controllo elettronico del terreno attraverso droni e satelliti efficienti. Tutte le informazioni vengono dirette ai posti di comando mobili di compagnia, battaglione e brigata. Così, è possibile conoscere la situazione sul piano tattico, gestire il campo di battaglia, facilitando il processo decisionale del comando. Il C4I consente anche di trasmettere e ricevere con dispositivi wireless, in condizioni di sicurezza, dati audio e video ad alta velocità e in grande quantità, come voci e dati digitali, anche in presenza di interferenze. I suoi elementi dispongono di sistemi di memoria, accesso a propri server gestiti da potenti processori di ultima generazione che coprono l’intero spettro delle frequenze e sono protetti da sistemi di crittografia digitale.
Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vice comandante delle base di Otopeni, laurea di Scienza Militare presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.
Secondo fonti, il sistema missilistico superficie-aria russo S-300 deve essere consegnato e distribuito in Siria. Israele ha risposto con velate minacce. Secondo il ministro israeliano per gli Affari Militari Moshe Ya’alon: “È evidente che questa mossa è una minaccia per noi… In questa fase non posso dire che ci sia una escalation. Le spedizioni non sono state inviate ancora. E spero che non lo saranno… Dio non voglia che raggiungano la Siria, sapremo cosa fare“. Il presidente Assad ha confermato che gli S-300 sono stati consegnati. E’ importante inserire queste notizie nel contesto storico. L’annuncio di Mosca è stato casualmente descritto come un’improvvisata “rappresaglia” per la revoca dell’embargo sulle armi dell’Unione europea. Questa interpretazione eruttata dai media mainstream ignora la natura della pianificazione militare. Il dispiegamento dei missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria era previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. Mosca ha annunciato nel giugno 2006 che avrebbe schierato i sistemi di difesa aerea S-300PMU per proteggere la sua base navale di Tartus nella Siria meridionale. Si era capito che questo dispiegamento potrebbe anche proteggere lo spazio aereo siriano. La notizia evidenzia lo schieramento degli S-300PMU, pur confermando che “i sistemi [s-300] non saranno consegnati ai siriani. Saranno equipaggiati e gestiti da personale russo. (Kommerzant)”.
L’intento dichiarato di Mosca, tuttavia, è “implementare un sistema di difesa aerea attorno alla base. Fornire una copertura aerea alla base stessa e a una parte consistente del territorio siriano“. Secondo le nostre fonti, la Russia e Damasco hanno raggiunto un accordo sulla modernizzazione delle difese aeree siriane. I suoi sistemi di difesa aerea a medio raggio S-125 saranno aggiornati allo fase Pechora-2A. L’aggiornamento certamente migliorerà la difesa aerea siriana, che utilizza equipaggiamenti in dotazione alla Siria dagli anni ’80. Mosca è pronta ad offrire alla Siria anche i più sofisticati sistemi a medio raggio Buk-M1. I sistemi Strelets a distanza ravvicinata, venduti a Damasco lo scorso anno, sono tutti dei sistemi di difesa aerea siriani che si dimostrano essere degli equipaggiamenti sofisticati, a questo punto (questi sistemi utilizzano il SAM Igla). (Kommerzant 28 luglio 2006)
Sviluppi recenti
Vi è ragione di credere che i principali componenti del sistema di difesa aerea S-300 siano stati consegnati e schierati in Siria nel corso degli ultimi 18 mesi. Vi sono indicazioni che i componenti del sistema S-300 siano già operativi. Secondo Arun Shavetz (24 novembre 2011), consiglieri tecnici russi sono arrivati in Siria nel novembre 2011, per “aiutare i siriani a gestire una batteria di missili S-300″. La relazione indica inoltre che un sistema radar avanzato è stato installato in tutte le installazioni chiave siriane, militari e industriali. “Il sistema radar copre anche le aree a nord e a sud della Siria, dove sarà in grado di rilevare il movimento di truppe o di aeromobili in direzione del confine siriano. I radar coprono gran parte d’Israele, così come la base militare di Incirlik in Turchia, utilizzata dalla NATO.” (Ibid)
Quasi un anno fa, nel giugno 2012, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak fece pressione su Mosca per annullare la vendita degli S-300 alla Siria. Il presidente russo Vladimir Putin, durante la sua visita in Israele, ha confermato la sospensione della vendita di S-300 (vedasi Israele convince la Russia ad annullare l’accordo siriano sui missili S-300: ufficiale, Xinhua 28 giugno 2012). Mentre non vi è alcuna conferma ufficiale che gli S-300 siano già operativi, la Siria possiede il sistema di difesa aerea Pechora-2M, che fonti militari statunitensi ammettono costituire “una minaccia”, vale a dire un ostacolo nel caso che una “no fly zone” sia attuata sulla Siria. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema di puntamento multiplo che può essere utilizzato anche contro missili da crociera. Se questo sistema di difesa aerea non fosse attivo, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO, senza dubbio sarebbe stata già prevista in precedenza.
Il sistema missilistico di difesa aerea SA-3 Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli a terra e aerei, a basse e medie altitudini.
Inoltre, in risposta all’installazione dei missili Patriot di USA-alleati in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, ora pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“. L’Iskander può volare alla velocità ipersonica di oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) e ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.
L’Iskander
Allegato
Portiamo all’attenzione dei lettori di Global Research una relazione che descrive la natura del sistema missilistico superficie-aria russo S-300V. Nota: questo sistema è diverso da quello installato in Siria.
Da MissileThreat:
L’S-300V, noto anche con la designazione NATO SA-12, è un avanzato sistema missilistico superficie-aria russo. Due sono le versioni attualmente esistenti: il Gladiator (NATO: SA-12A), in grado di distruggere i missili balistici, e il Gigant (NATO: SA-12B), per l’uso contro aerei e missili da crociera. Dall’inizio degli anni ’90, i russi hanno venduto migliaia di S-300V in Asia, Europa e Medio Oriente.
S-300V (SA-12A Gladiator, SA-12B Gigant)
Utente: Russia
Testata: HE (Alto Esplosivo)
Gittata: A: 6 – 75 km; B: 13 – 100 km
Basato: mobile terrestre
Stato: operativo
Fonte: Pravda
L’S-300V è stato sviluppato dalla Antej Corporation, una delle maggiori società della difesa dell’ex Unione Sovietica. E’ stato progettato principalmente come sistema antimissile balistico, anche se ha anche la possibilità di individuare e distruggere aerei e missili da crociera, come il Patriot degli Stati Uniti. L’S-300V è stato schierato nel 1986 ed ebbe un tale successo che, alla fine degli anni ’80, l’esercito sovietico ordinava una media di tre-quattro battaglioni ogni anno. (1) Negli anni ’90, l’Antej migliorò la capacità dell’S-300V, dando al sistema la possibilità di ingaggiare bersagli che volano fino a 100 chilometri di distanza. (2) Fin dall’inizio, l’S-300V è stato progettato come un sistema missilistico duplice, incorporando due missili che differiscono per dimensione, portata e finalità. Il più piccolo dei due, il Gladiator, è soprattutto un missile antiaereo. Con una lunghezza di 7 metri, 0,72 metri di larghezza e un peso di 2.500 chilogrammi, vola a 1,7 chilometri al secondo e può distruggere aerei a 6-75 chilometri di distanza che si trovano a quote tra i 25 e i 25000 metri. Ogni Gladiator ha una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (3)
Al contrario, il Gigant è progettato per distruggere missili balistici tattici e missili da crociera, anche se può anche abbattere aerei. Con una lunghezza di 8,5 metri, 0,9 metri di larghezza e un peso di 4.600 chilogrammi, si avvicina al bersaglio a 2,4 chilometri al secondo. Può ingaggiare missili da crociera e velivoli a distanze tra i 13 e i 100 chilometri a quote tra 1 e 30 chilometri (20-40 km contro i missili balistici). Come il Gladiator, ogni Gigant è dotato di una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (4)
Entrambi i missili S-300V sono guidati dal radar a scansione phased-array russo 9S19M2, in grado di eseguire la scansione per una superficie di 90 gradi ogni secondo. Secondo i funzionari dell’Antej, il radar rileva obiettivi tra i 20 e i 175 km di distanza con una precisione di 200-300 metri. Il 9S19M2 è in grado di inseguire fino a 16 missili balistici, aerei o missili da crociera e contemporaneamente gestire fino a sei dispositivi di jamming. Entrambe le varianti dei missili S-300V più il sistema radar, vengono trasportati su lanciatori mobili.
Nel corso degli anni, i russi hanno testato l’S-300V contro una vasta gamma di obiettivi. I funzionari dell’Antej sostengono che, in una serie di test nel 1997, gli intercettori Gladiator e Gigant distrussero più di 60 missili balistici e da crociera. Tra i missili bersaglio vi erano Scud-B modificati per simulare il missile balistico a corto raggio al-Hussein usato dall’Iraq nella Guerra del Golfo. In una serie di test, l’S-300V con un colpo singolo ha 0,4-0,7 probabilità di distruggere missili balistici tattici. Una media di 1,5-1,75 intercettori è sufficiente per abbattere un singolo bersaglio. (6) Nel 1998, l’Antej presentò una versione dell’S-300V, soprannominato “Antej-2500″. Conosciuto come S-300VM, mentre era in fase di sviluppo, il modello aggiornato adotta due tipi di missili con velocità massime di 1,7 e 2,6 chilometri al secondo. Il sistema modificato è in grado di ingaggiare contemporaneamente 24 bersagli a una distanza di 40-200 km e a quote dai 25 metri ai 30 chilometri. E’ in grado di rilevare, inseguire e distruggere missili balistici tattici fino a 2.500 km di distanza, da qui il suo nome, Antej-2500. (7)
Negli ultimi dieci anni, la Russia ha dispiegato migliaia di S-300V e Antej-2500 presso i suoi complessi militari e industriali chiave. Inoltre, ha esportato questi sistemi in Asia, Europa e Medio Oriente per finanziare la propria economia in difficoltà, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Secondo Aviation Week & Space Technology, “nella competizione mondiale per la vendita dei sistemi di difesa missilistica, l’S-300V della russa Antej Corp. è il principale concorrente“. (8) Il vantaggio per gli acquirenti dei missili terra-aria russi è che, a differenza degli Stati Uniti, non vi sono allegati obblighi politici e, molto spesso, le armi sono molto più economiche rispetto a quelle statunitensi. (9) Nel 1996, per esempio, la Russia commercializzò il sistema S-300V negli Emirati Arabi Uniti, in diretta concorrenza con gli Stati Uniti, che vendevano missili Patriot agli Emirati Arabi Uniti da diversi anni. La Russia offrì i missili S-300V agli Emirati Arabi Uniti a prezzi pesantemente scontati, in sostanza li vendettero a metà del prezzo normale, in cambio della risoluzione del debito a lungo termine con l’UAE. L’accordo Russia-Emirati Arabi Uniti, tuttavia, fece arrabbiare gli Stati Uniti che inasprirono le loro relazioni con la Russia. (10)
L’S-300V ha anche svolto un ruolo nei più grandi e più redditizi accordi sugli armamenti tra la Russia e altre potenze nucleari. Nel febbraio 2002, il viceprimo ministro russo Ilja Klebanov guidò una delegazione a New Delhi, in India, per negoziare un accordo sulle armi pesanti, il cui punto focale fu la vendita di missili S-300V. (11) Nel corso degli anni, essendo uno dei più importanti e maggiori acquirenti di armamenti della Russia, l’India ha dotato quasi i due terzi delle sue forze armate di equipaggiamenti russi. (12) Nel febbraio 2004, la Russia ha formalmente offerto di vendere il sistema di difesa all’India. (13) Le recenti tensioni tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari, garantisce che i sistemi missilistici antibalistici S-300V, ed altri, saranno predominanti nei futuri accordi sugli armamenti. (14)
Allo stesso modo, è stato indicato nel dicembre 2003 che Mosca intendeva fornire all’Iran, una potenziale potenza nucleare, 1,6 miliardi dollari di dollari in armamenti, per la maggior parte missili terra-aria S-300V o Antej-2500. L’Iran ha fatto pressioni sulla Russia per vendergli lo scudo difensivo dalla fine degli anni ’90. Si prevede che utilizzerà i missili per proteggere la sua importante regione industriale di Esfahan, la sua base navale di Bandar Abbas (sul Golfo Persico), i terminali petroliferi di Abadan e Khorramshahr e la centrale nucleare di Bushehr. (15) Gli Stati Uniti, manco a dirlo, espressero forti obiezioni all’accordo Russia-Iran e, ad un certo punto, minacciarono persino sanzioni. Nonostante queste obiezioni, sembra che la Russia non abbia intenzione di fermare la commercializzazione dei propri missili S-300V, così come di altre armi, in Asia, Europa e Medio Oriente nei prossimi anni.
Note 1. Nikolay Novichkov e Michael A. Dornheim, “Russian SA-12, SA-10 On World ATBM Market”, Aviation Week & Space Technology, 3 marzo 1997.
2. Robert Wall, “Russia’s Premier SAMs Seen Proliferating Soon”, Aviation Week & Space Technology, 27 settembre 1999.
3. Novichkov, et al.; Missile.index.
4. Ibid.
5. Novichkov, et al.
6. Lbid.
7. “Russia’s Antey Offers Upgraded SA-12 For Export”, Aerospace Daily, 28 maggio 1998.
8. Novichkov, et al.
9. Carlo Kopp, “Next-Generation SAMs For Asia A Wake-Up Call For Australia”, Australian Aviation, 1 ottobre 2003.
10. “Russian/U.S. Tussle Over UAE Air Defence System Intensifies”, Flight International, 24 marzo 1999; GlobalSecurity.org.
11. “Russia: Moscow Begins Arms Trade Negotiations With New Delhi”, Periscope Daily Defense News Capsules, 6 febbraio 2002.
12. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports,” Inter Press Service, 1 liglio 2002.
13. “Russia Offers S-300V SAM Anti-Missile System To India”, The Press Trust of India Limited, 5 febbraio 2004.
14. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports”, Inter Press Service, 1 luglio 2002; Rajat Pandit, “India Wants Info On Patriot Missile System”, The Times of India, 14 agosto 2003.
15. Aleksandr Reutov, “Iran Yields To IAEA To Gain Time”, Kommersant, 19 dicembre 2003.
Il 3 maggio, un aereo cisterna KC-135 dell’aeronautica degli Stati Uniti si è schiantato nel nord del Kirghizistan. Tutti e tre i membri dell’equipaggi a bordo sono rimasti uccisi. In precedenza, il 27 aprile, quattro aviatori statunitensi sono morti quando un aereo da sorveglianza e ricognizione MC-12 si è schiantato nel sud dell’Afghanistan. Il 30 aprile, un’altra tragedia si è avuta quando un cargo Boeing 747 si è schiantato poco dopo il decollo nella base militare statunitense di Bagram, in Afghanistan. Tutte le sette persone a bordo sono morte. Il velivolo era impiegato dalla National Air Cargo, una controllata delle National Airlines della Florida. Nell’anno in corso, l’incidente dell’aero-cisterna è stato l’ottavo riguardante un aereo militare statunitense impegnato nelle operazioni in Afghanistan. Quattro elicotteri, un aereo da combattimento F-16 e un velivolo Beachcraft MC-12 Liberty dell’USAF sono tra i velivoli schiantatisi.
Le perdite di elicotteri sono regolari in Afghanistan e ricevono una copertura mediatica di routine. Tuttavia, dato che gli incidenti degli aerei ad ala fissa sono rari, ricevono molto più spazio nei media. Gli incidenti aerei sono causati da vari motivi, ma un grande fattore nella maggior parte dei disastri aerei è la fatica degli equipaggi e l’eccesso di fiducia, che spesso emergono durante campagne militari prolungate. La ultradecennale campagna statunitense in Afghanistan s’è dimostrata essere assai impegnativa per gli effettivi delle forze armate degli Stati Uniti e gli effetti negativi iniziano a mostrarsi. Il KC-135 è precipitato vicino a Manas, la base militare statunitense presso la capitale del Kirghizistan Bishkek. Viene utilizzato dai militari degli Stati Uniti come base logistica nel trasferimento di attrezzature e truppe dentro e fuori l’Afghanistan. Manas è stata creata nel 2001 ed è sede di una flotta di aerei-cisterna con 1.500 effettivi statunitensi. Manas è stata il pomo della discordia tra Stati Uniti e la nazione ospitante, il Kirghizistan. Nel 2009, il Kirghizistan aveva affittato il terreno agli Stati Uniti per 60 milioni di dollari all’anno. Il contratto scadrà nel giugno 2014. Washington vuole una proroga del contratto di locazione, al fine di garantirsi il regolare ritiro delle truppe dall’Afghanistan, ma Bishkek è decisa a porre fine all’accordo sull’affitto.
Perdere un aereo in un Paese straniero non è una novità per gli USA, che gestiscono più di 800 basi militari all’estero. Da quando gli Stati Uniti sono profondamente coinvolti nelle operazioni militari in tutto il mondo, è naturale che vi perdano velivoli e uomini. Fino a quando gli statunitensi utilizzano aerei con o senza piloti nello spazio aereo internazionale, va bene. Tuttavia, quando violano lo spazio aereo di una nazione sovrana, cominciano i guai. Ad esempio, quest’anno, a metà marzo, un drone MQ-1 Predator degli Stati Uniti, in ricognizione sul Golfo Persico, è stato intercettato da caccia iraniani. Alla fine, la questione si risolse dopo un duello verbale. Il drone venne scortato alla base da due aerei militari statunitensi. Tuttavia, nel novembre dello scorso anno gli iraniani spararono contro dei droni statunitensi. Nel dicembre 2011, l’Iran catturò un drone da ricognizione statunitense RQ-170, conosciuto come la ‘Bestia di Kandahar’. Il video del drone con le ali e il corpo completamente intatti fu diffuso dagli iraniani come prova per aver “spezzato” il codice del sistema di comunicazioni dell’RQ-170, facendolo atterrare in modo sicuro in un aeroporto dell’aviazione iraniana rimasto ignoto. Tuttavia, gli statunitensi reagirono aspramente alle affermazioni iraniane e dissero che l’RQ-170 si era schiantato in territorio iraniano.
L’incidente più pubblicizzato che coinvolse un aereo statunitense avvenne il 1° aprile 2001, quando un velivolo d’intelligence elettronica dell’US Navy EP-3E ARIES II, segnalò di aver avuto una collisione in volo con un intercettore J-8II della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN), sopra una zona economica esclusiva cinese. L’incidente sul Mar cinese meridionale causò l’uccisione del pilota cinese e l’atterraggio forzato dell’EP-3E sull’isola di Hainan. L’EP-3 era decollato dalla base aerea statunitense di Kadena a Okinawa, in Giappone. Presso l’isola di Hainan tutti i 24 membri dell’equipaggio dell’EP-3 furono catturati dai cinesi. Dopo le trattative, gli Stati Uniti scrissero una “lettera di doppie scuse” e la Repubblica popolare cinese rilasciò l’equipaggio.
Il più tragico incidente nella storia militare degli Stati Uniti accadde sul suolo canadese. Il 12 dicembre 1985, un aereo di linea DC-8-63CF, di un volo internazionale charter per il trasporto truppe statunitensi dal Cairo, in Egitto, alla base di Fort Campbell, Kentucky, via Colonia, in Germania, e Gander, a Terranova, si schiantò sulla pista di quest’ultima subito dopo il decollo. Tutti i 256 passeggeri, che appartenevano alle forze armate degli Stati Uniti, e l’equipaggio a bordo morirono. Il rapporto d’inchiesta sull’incidente ne individuò la causa nel: malfunzionamento dell’apparecchiatura, errore del pilota, impatto con un volatile o azione nemica. Tuttavia, indipendentemente dalle ragioni dell’incidente, i contribuenti degli Stati Uniti continueranno a perdere soldi, a meno che, naturalmente, l’amministrazione statunitense decida di ridurre l’impegno militare all’estero fornendo riposo e recupero ai propri soldati affaticati.
L’autore è un ricercatore presso la Scuola di Studi Liberali dell’Università Ambedkar, Delhi. È un alunno del College del Re, Londra.