La Storia delle armi chimiche viene utilizzata per nascondere la sconfitta dei ribelli in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Strategic Culture Foundation 31.05.2013

syria_otaiba2La tempistica dei ripetuti attacchi di Tel Aviv alla Siria, nel maggio 2013, e l’avvio di un’altra serie di accuse e tensioni tra il governo turco e la Siria, e le conseguenti autobombe nella città turca di Reyhanli dicono molto. In primo luogo, gli attacchi aerei di Tel Aviv, violando lo spazio aereo libanese, contro l’impianto ricerca militare siriano nella città di Jamraya, che si trova nella galassia urbana di Damasco, chiarisce il ruolo di Israele nel destabilizzare la Siria. Israele agisce essenzialmente come aviazione dell’insurrezione. In secondo luogo, le accuse della Turchia contro la Siria sono parte della campagna di demonizzazione del governo turco contro Damasco, usata per giustificare l’atteggiamento aggressivo della Turchia contro i siriani.
Gli attacchi israeliani di maggio seguono un attacco simile all’inizio del 2013, a gennaio. L’attacco è stato giustificato come azione per impedire l’arrivo di un convoglio in Libano per consegnare missili iraniani all’ala militare di Hezbollah. Queste offensive israeliane in Siria riguardano sia la raccolta di informazioni per le forze a terra e, secondo il governo siriano, sia la collaborazione israeliana con le forze antigovernative che combattono in Siria. Israele ha anche incrementato la presenza militare sulle alture del Golan. A parte i suoi aviogetti, Israele ora ha apertamente detto di aver inviato truppe, spie, veicoli e droni in Siria. E’ coinvolto nel supporto dell’insurrezione. Tel Aviv è stato anche colto a spiare la marina russa nel porto mediterraneo di Tartus, dove tre grandi dispositivi galleggianti per la trasmissione elettronica sono stati trovati al largo di un’isola, per  monitorare le navi russe.
Le offensive israeliane inoltre illuminano il ruolo centrale di Washington nell’organizzazione dell’assedio e della guerra segreta contro i siriani mediante ascari e fantocci. Il coinvolgimento di Tel Aviv in Siria è coordinato dall’amministrazione Obama. Il commento di Barak Obama sugli attacchi israeliani ne dava immediato sostegno. Il presidente degli Stati Uniti ha detto alla rete Telemundo che gli israeliani sono giustificati nell’aggredire la Siria e che gli Stati Uniti si coordinano con Tel Aviv contro il governo siriano. Inoltre, gli attacchi aerei israeliani si sono avuti dopo le riunioni tra i membri dei gabinetti Obama e Netanyahu. Ancor prima, il presidente Obama aveva visitato Israele per ricucire i rapporti tra Israele e Turchia, per far sì che entrambi gli alleati degli Stati Uniti coordinassero i loro sforzi contro i siriani.

Il coordinamento militare israeliano e turco contro la Siria
Gli attacchi aerei israeliani contro Jamraya appaiono una provocazione calcolata, volta a istigare le ostilità utilizzando la risposta siriana come pretesto per la guerra. Non dovrebbe sorprendere che dopo l’attacco di Israele su Jamraya, Turchia e Israele abbiano lanciato esercitazioni militari sui rispettivi confini con la Siria, nel caso d’Israele questi comprendono le alture del Golan, territorio siriano occupato. Mentre i movimenti militari di Israele e Turchia, che sono stati presentati come esercitazioni separate, difatti erano dei coordinati pre-posizionamenti militari da parte dei due alleati. Inoltre, gli Stati Uniti e un gruppo di loro alleati hanno iniziato delle esercitazioni militari al largo delle coste iraniane, nel Golfo Persico, allo stesso tempo. L’atteggiamento militare era volto  sia ad intimidire la Siria che i suoi alleati regionali, a non reagire militarmente contro gli attacchi israeliani o di aspettarsi che una risposta militare siriana apra la porta all’attacco congiunto israeliano e turco alla Siria o a un conflitto regionale che potrebbe coinvolgere gli alleati della Siria,  Iran e Libano. Nonostante il fatto che l’Iron Dome si sia dimostrato inefficace nei combattimenti d’Israele a Gaza, nel 2012, e sia stato quindi chiamato il “Duomo di carta” per beffa, gli israeliani hanno inoltre dichiarato lo stato di allerta e inviato due delle loro batterie antimissile Iron Dome verso i confini libanesi e siriani.

Narrazioni contorte
La Turchia ha giocato un gioco simile nelle sue aree di confine con la Siria, compresi scambi di artiglieria turca e siriana. Il governo turco ha invano cercato di galvanizzare l’opinione pubblica turca nel sostenere le sue impopolari politiche ostili alla Siria. In entrambi i casi, la vera vittima, la Siria, è stata trasformata nell’aggressore, mentre i colpevoli vengono presentati come vittime. L’attacco d’Israele contro la Siria viene presentato come un atto puramente difensivo dai suoi fautori. Tale narrazione non coglie il punto che Israele ha apertamente detto di esser coinvolto nel conflitto in Siria per la ragione strategica di danneggiare la Siria e minare gli iraniani e i loro alleati regionali. C’è un errore d’inversione della logica qui, perché la narrazione israeliana ignora il fatto che eventuali ipotetici invi di armi iraniane ad Hezbollah sono il risultato diretto della continua aggressività d’Israele verso il Libano. Hezbollah, che significa “Partito di Dio” in arabo, non è stato creato per distruggere Israele, l’organizzazione libanese è stata creata con il sostegno dell’Iran con l’obiettivo di difendere il Libano dalle aggressioni israeliane, dopo diversi anni di occupazione israeliana del Libano. Vale la pena notare che l’invasione e l’occupazione israeliana del Libano veniva giustificata da Tel Aviv con la scusa di scacciare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ma ciò continuò anche dopo che l’OLP lasciò il Libano.
Nel caso della Turchia, i siriani non hanno cercato di istigare un conflitto con la Turchia. Il governo dell’AKP di Turchia ha sostenuto attivamente il terrorismo contro la Siria, permettendo alle forze straniere di utilizzare il suolo turco per l’infiltrazione e come base logistica. Questo, però, non ha fermato il governo turco dall’incolpare delle autobombe di Reyhanli la Siria, subito dopo le esplosioni e senza nemmeno condurre un’indagine adeguata. Il primo ministro Erdogan e il suo governo non riconoscono nemmeno la maggiore probabilità che le bombe siano state piazzate dai loro stessi alleati, che combattono contro il governo siriano. Qualcuno chiamerebbe gli attentati di Reyhanli una specie di “ritorno di fiamma”, mentre altri non hanno escluso la possibilità di una “false flag” perpetrata per incastrare la Siria. In realtà, si scopre che i funzionari turchi sapevano  che gli attentati terroristici stavano per essere effettuati. Redhack, un gruppo di attivisti hacker turchi, ha diffuso una serie di cabli che rivelano che l’intelligence della gendarmeria di Ankara,  responsabile verso il Ministero degli Interni della Turchia, fosse consapevole che gli attentati di Reyhanli stavano per avere luogo.

Il motivo di fondo delle nuove pressioni: l’insurrezione è stata sconfitta
Una nuova equazione è entrata in vigore. A causa della sconfitta degli insorti, la pressione esterna viene ora applicata per sostituire la calante pressione interna sulla Siria. In questo contesto, le mosse israeliane e turche sono parte di una strategia coordinata e orchestrata da Washington contro la Siria. Gli attacchi israeliani e le autobombe terroristiche in Turchia servono a rinnovare le pressioni straniere sulla Siria e l’escalation della retorica interventista contro Damasco. Questa è una diretta conseguenza delle gravi sconfitte che le forze anti-governative hanno subito in Siria. Tutto il rumore sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano proviene da funzionari e media ufficialisti statunitensi, canadesi, israeliani, europei occidentali, turchi, sauditi e qatarioti nell’ambito di questo nuovo rimescolamento… le voci sull’uso di armi chimiche in Siria e le sfacciate accuse di Ankara circa il sostegno siriano al terrorismo al confine turco, nascondono la ritirata delle milizie anti-governative.
Le accuse sull’uso di armi chimiche e gli eventi che coinvolgono Israele e Turchia servono, inoltre, da nuove variabili in mancanza di una strategia di Washington verso la Siria. Queste nuove variabili forniscono a Washington una leva nelle trattative con gli alleati della Siria, in particolare la Russia e la Cina, e una maggiore flessibilità di azione nella guerra segreta in Siria. In un modo o nell’altro, hanno anche aperto la porta a nuove possibilità all’obiettivo del cambio di regime in Siria e fornendo maggiore spazio a Washington nel contrattare vantaggi politici in Siria.

Chi usa armi chimiche in Siria?
Il governo siriano si è rivolto alle Nazioni Unite sull’uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli. Ha chiesto un’indagine formale delle Nazioni Unite. A sua volta, riprendendo l’assai poco originale farsa delle ispezioni sulle armi delle Nazioni Unite contro l’Iraq di Saddam Hussein, l’amministrazione Obama e i suoi alleati lavorano a politicizzare le indagini delle Nazioni Unite per darne la colpa al governo siriano. Questo è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno scelto d’impedire alla Russia d’inviare ispettori in Siria. Nonostante il fatto che le armi chimiche siano state usate contro i sostenitori del governo nelle zone controllate dal governo, i ribelli e i nemici della Siria cercano d’incolpare Damasco per gli attacchi chimici. I siriani hanno accusato i ribelli e i loro sostenitori stranieri di aver deliberatamente usato armi chimiche in Siria per creare il pretesto per una guerra diretta dalla NATO contro il loro Paese. Sono stati accusati anche la Turchia e Israele. Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff del segretario di Stato Colin Powell, ha anche detto, durante un’intervista a Current TV, che l’uso di armi chimiche in Siria potrebbe essere il risultato di un’operazione false flag, che avrebbe potuto essere stata eventualmente perpetrata da Israele.
Anche se le Nazioni Unite sono per lo più acquiescenti verso le richieste degli Stati Uniti contro la Siria, hanno respinto le accuse sulle armi chimiche contro Damasco. La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, un corpo investigativo dell’ONU che è stato istituito dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani  delle Nazioni Unite, ha rivelato che secondo i suoi accertamenti risulta che in Siria sia stato utilizzato gas Sarin dalle forze anti-governative e non dal governo siriano. Ciò è troppo scomodo per Washington. Gli Stati Uniti hanno immediatamente respinto le valutazioni delle Nazioni Unite, mentre la NATO si è affrettata a minare il rapporto dicendo di essere scettica verso i risultati delle Nazioni Unite. Invece gli Stati Uniti e i loro alleati hanno supportato una risoluzione il 15 maggio 2013 contro la Siria  all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in sostanza ha visto gli Stati Uniti e i loro alleati e fantocci, votare contro la Siria, e tutti i Paesi dalla politica estera indipendente votare contro o astenersi. E’ in questo quadro che l’amministrazione Obama ha detto che l’uso di armi chimiche è una “linea rossa” per l’intervento degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti ha anche pubblicamente esortato la NATO a riconsiderare il suo ruolo in Siria, sulla base delle accuse da parte di Israele, Gran Bretagna, Turchia, Francia e dell’amministrazione Obama sull’uso di armi chimiche da parte del governo siriano. La situazione di stallo tra i principali alleati della Siria e gli Stati Uniti, tuttavia, rende l’intervento militare diretto del Pentagono e della NATO una proposta difficile, pericolosa e improbabile. La creazione di una nuova task force mediterranea della Russia, attraverso il dispiegamento permanente di un contingente di navi da guerra della Flotta del Pacifico russa nel Mar Mediterraneo, è volto ad impedire l’intervento militare degli Stati Uniti e della NATO in Siria.
Il fiasco delle armi chimiche viene usato per giustificare ulteriori aiuti degli Stati Uniti agli insorti, invece della guerra diretta che elementi del tipo Coalizione Nazionale siriana, i petro-sceiccati arabi, i neo-con e l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente hanno promosso come cheerleaders. La sconfitta degli insorti ha avviato una nuova serie di piani contro la Siria e i suoi alleati. Anche mentre il segretario di Stato John Kerry parla con il suo omologo russo, Sergej Lavrov, di organizzare una seconda conferenza di pace in Siria a Ginevra, gli Stati Uniti dichiarano che si preparano ad armare i ribelli… sul modello delle accuse che spianarono le mosse anglo-francesi contro la Libia utilizzate per scatenare la guerra imperialista di Washington alla Libia, le accuse sulle armi chimiche usate dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il governo siriano agiscono da cortina fumogena per porre fine all’embargo dell’Unione europea sulle armi alla Siria. Stati membri dell’Unione europea effettivamente invieranno armi ai ribelli in Siria sulla base di queste accuse.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine dei giochi in Siria: scenario strategico nella guerra segreta del Pentagono contro l’Iran

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 7 gennaio 2013

525968Dall’avvio del conflitto in Siria nel 2011, è stato riconosciuto, da amici e nemici, che gli eventi in quel paese sono legati a un piano che prende di mira, in ultima analisi, l’Iran, il primo alleato della Siria. [1] Scollegare la Siria dall’Iran e scardinare il Blocco della Resistenza che Damasco e Teheran hanno formato, è uno degli obiettivi della politica estera supportata dalle milizie anti-governative in Siria. Tale divisione tra Damasco e Teheran cambierebbe l’equilibrio strategico del Medio Oriente a favore degli Stati Uniti e di Israele. Se ciò non può essere realizzato, però, si paralizzerà la Siria  evitando che possa fornire all’Iran una qualsiasi forma effettiva di sostegno politico, economico, diplomatico e militare di fronte alle minacce comuni, di cui sono obiettivo primario. Impedire una qualsiasi continua cooperazione tra le due repubbliche è l’obiettivo strategico. Questo include impedire il terminale energetico Iran-Iraq-Siria in fase di costruzione e la conclusione del patto militare tra i due partner.

Tutte le opzioni sono finalizzate a neutralizzare la Siria
Il cambio di regime a Damasco non è l’unico o il principale modo, per gli Stati Uniti ed i loro alleati, di evitare che la Siria resti al fianco dell’Iran. Destabilizzare la Siria e neutralizzarla come  Stato fallito e diviso, ne è la chiave. Le lotte settarie non sono un risultato casuale dell’instabilità in Siria, ma un progetto alimentato dagli Stati Uniti e dai loro alleati, che hanno costantemente fomentato con il chiaro intento di balcanizzare la Repubblica araba siriana. A livello regionale, soprattutto Israele, tra tutti gli altri stati, ha la partecipazione più importante nel garantire tale risultato. Gli israeliani, in realtà, hanno delineato in diversi documenti a disposizione del pubblico, tra cui il Piano Yinon, la distruzione della Siria in una serie di piccoli Stati confessionali; uno dei loro obiettivi strategici. E questo lo prevedono i pianificatori militari statunitensi.
Come il vicino  Iraq, la Siria non ha bisogno di essere formalmente divisa. A tutti gli effetti, il paese può essere diviso come il vicino Libano, in vari feudi e tratti di territorio controllati da diversi gruppi, durante la guerra civile libanese. L’obiettivo è degradare la Siria in un ruolo esterno. Dalla sconfitta israeliana in Libano nel 2006, vi è stata una rinnovata attenzione verso l’alleanza strategica tra l’Iran e la Siria. Entrambi i paesi si oppongono decisamente ai progetti statunitensi nella regione. Insieme sono stati protagonisti nell’influenzare gli eventi in Medio Oriente, dal Mediterraneo orientale al Golfo Persico. La loro alleanza strategica ha indubbiamente svolto un ruolo importante nel plasmare il paesaggio geopolitico in Medio Oriente.
Anche se i critici di Damasco dicono che ha fatto molto poco riguardo un’azione sostanziale contro gli israeliani, i siriani sono stati i partner di questa alleanza che hanno sopportato il maggior peso nel confronto con  Israele, ed è stato grazie alla Siria che Hezbollah e i palestinesi hanno avuto santuari, logistica e una profondità strategica iniziale contro Israele. Fin dall’inizio i leader dell’opposizione estera supportata dagli stranieri, hanno reso chiara la loro politica estera, che può essere fortemente indicata come un riflesso degli interessi che servono. Le forze antigovernative e i loro leader hanno anche dichiarato che allineeranno la Siria contro l’Iran.  Usando perciò un linguaggio settario per farla rientrare “nell’orbita naturale degli arabi sunniti“. Questa è una mossa chiaramente favorevole agli Stati Uniti e ad Israele.
Rompere l’asse tra Damasco e Teheran è fin dagli anni ’80 anche uno degli obiettivi principali di Arabia Saudita, Giordania e petro-sceiccati arabi, nell’ambito del piano per isolare l’Iran durante la guerra Iran-Iraq. [2] Inoltre, il linguaggio settario usato fa parte di un costrutto che non è un riflesso della realtà, ma un riflesso di congetture e desideri orientalisti che, falsamente, prevedono che i musulmani che si percepiscono sciiti o sunniti, siano di per sé in opposizione gli uni agli altri come nemici.
Tra i leader della prostrata opposizione siriana che perseguirebbero gli obiettivi strategici degli Stati Uniti vi è Burhan Ghalioun, l’ex presidente del Consiglio nazionale siriano di Istanbul patrocinato dall’estero, che aveva detto al Wall Street Journal, nel 2011, che Damasco avrebbe posto fine alla sua alleanza strategica con l’Iran e al suo sostegno a Hezbollah e ai palestinesi, non appena le forze antigovernative avessero occupato la Siria. [3] Questi esponenti dell’opposizione sponsorizzata dall’estero, sono anche stati usati per convalidare, in un modo o nell’altro, le varie narrazioni che pretendono che sunniti e sciiti si odino a vicenda.
I media mainstream nei paesi che operano in sincronia per un cambiamento di regime a Damasco, come gli Stati Uniti e la Francia, hanno sempre presentato il regime in Siria come un regime alawita, alleato con l’Iran perché gli alawiti sono un ramo dello sciismo. Anche questo è falso, perché la Siria e l’Iran non condividono una comune ideologia, ma sono alleati a causa della comune minaccia e condividono obiettivi politici e strategici. Né la Siria è diretta da un regime alawita, essendo la composizione del governo riflettere la diversità etnica e religiosa della società siriana.

Il ruolo di Israele in Siria
La Siria è tutto per l’Iran secondo Israele. Come se Tel Aviv non avesse nulla a che fare con gli eventi in Siria, i commentatori e gli analisti israeliani ora insistono pubblicamente sul fatto che Israele ha bisogno di colpire l’Iran, intervenendo in Siria. Il coinvolgimento di Israele in Siria, insieme agli Stati Uniti e alla NATO, si è cristallizzato nel 2012. E’ chiaro che Israele sta cooperando con un conglomerato composto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia, NATO, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, minoranza dell’Alleanza del 14 Marzo in Libano, e dagli usurpatori filo-NATO che hanno conquistato e distrutto la Jamahiriya Araba di Libia.
Anche se dovrebbe essere letta con cautela, si segnala la corrispondenza piratata di Reva Bhalla della Strategic Forecast Incorporated al suo capo, George Friedman, su una riunione del dicembre 2011 al Pentagono tra lei (che rappresentava Stratfor) e funzionari inglesi, statunitensi e francesi sulla Siria. [4] La corrispondenza di Stratfor sosteneva che gli Stati Uniti e i loro alleati nel 2011 avevano inviato forze militari speciali per destabilizzare la Siria, e che in realtà non c’erano molti siriani tra le forze antigovernative sul terreno o, come scrive Bhalla, “non c’è molto da prendere dell’esercito libero siriano per l’addestramento”. [5]
The Daily Star, di proprietà della famiglia libanese Hariri, coinvolta nelle operazioni di cambio di regime contro la Siria, subito dopo aveva riferito che tredici agenti segreti francesi erano stati catturati dai siriani nelle operazioni ad Homs. [6] Invece di un no categorico alle informazioni relative agli ufficiali francesi catturati, la risposta  pubblica del ministero degli esteri francese era di non poter confermare nulla, cosa che può essere indicata come un’ammissione di colpa. [7] Giorni prima, al-Manar di Hezbollah aveva rivelato che armi ed equipaggiamenti di fabbricazione israeliane, dalle granate e binocoli notturni ai dispositivi di comunicazione, erano stati catturati insieme ad agenti del Qatar nella roccaforte degli insorti di Bab Amr a Homs, verso la fine di marzo e l’inizio di aprile. [8] Un anonimo funzionario degli Stati Uniti avrebbe poi confermato, nel luglio 2012, che il Mossad affianca la CIA in Siria. [9]
Appena un mese prima, a giugno, il governo israeliano aveva iniziato a chiedere pubblicamente un intervento militare in Siria, presumibilmente degli Stati Uniti e del conglomerato dei governi che lavorano con Israele per destabilizzare la Siria. [10] I media israeliani ha anche cominciato a segnalare, casualmente, che dei cittadini israeliani, anche se uno era stato identificato come arabo-israeliano (vale a dire un palestinese con cittadinanza israeliana) erano entrati in Siria per combattere contro l’esercito siriano. [11]
In genere qualsiasi israeliano, in particolare quelli arabi, che entrano in Libano e/o Siria, vengono processati e condannati dai tribunali delle autorità israeliane, e le notizie israeliane si concentrano su questo aspetto delle storie. Tuttavia, non è stato così in tale caso. Va inoltre ricordato che gli oppositori palestinesi ad Israele che vivono in Siria, sono presi di mira proprio come i palestinesi che vivevano in Iraq venivano presi di mira dopo che gli Stati Uniti e il Regno Unito l’invasero nel 2003.

La Siria e l’obiettivo di isolare l’Iran
Il giornalista Rafael D. Frankel ha scritto un articolo per Washington Quarterly, rivelando ciò che i politici statunitensi e i loro partner pensano della Siria. Nel suo articolo Frankel ha sostenuto che a causa della cosiddetta primavera araba, un attacco contro l’Iran di Stati Uniti e Israele non innescherebbe più una risposta coordinata regionale dell’Iran e dei suoi alleati. [12] Frankel ha sostenuto che a causa degli eventi in Siria, vi era l’occasione per Stati Uniti e Israele di attaccare l’Iran senza innescare una guerra regionale che coinvolgesse Siria, Hezbollah e Hamas. [13] La linea di pensiero di Frankel non è andata persa nei circoli della NATO o d’Israele. In realtà la sua linea di pensiero scaturisce dai punti di vista e dai piani di questi circoli stessi. Come rafforzamento psicologico delle loro idee, il testo è effettivamente arrivato nella sede della NATO di Bruxelles, nel 2012, come materiale di documentazione. Mentre Israele ha pubblicato il rapporto della sua intelligence su questo argomento.
Secondo il quotidiano israeliano Maariv, il rapporto dell’intelligence al ministero degli esteri israeliano concludeva che la Siria e Hezbollah non saranno più in grado di aprire un secondo fronte contro Israele se dovesse entrare in guerra con l’Iran. [14] Nella pubblicazione del rapporto israeliano, un alto funzionario israeliano avrebbe detto: “la capacità dell’Iran di danneggiare Israele in risposta a un nostro attacco, è diminuita drasticamente“. [15] Molti giornali, documenti e scrittori su posizioni ostili verso la Siria e l’Iran, come The Daily Telegraph, hanno immediatamente replicato i risultati del rapporto di Israele sull’Iran e i suoi alleati regionali. Due delle prime persone a riprodurre le conclusioni della relazione israeliana, Robert Tait (reporter dalla Striscia di Gaza) e Damien McElroy (espulso dalla Libia nel 2011 dalle autorità del paese durante la guerra con la NATO), riassumono in modo significativo i risultati della relazione, precisando effettivamente come gli alleati chiave dell’Iran nel Levante siano stati neutralizzati. [16]
Il rapporto israeliano ha trionfalmente dichiarato che la Siria è ripiegata ed è troppo occupata per sostenere il suo alleato strategico iraniano contro Tel Aviv, in una guerra futura. [17] Le conseguenze della crisi siriana hanno anche posto gli alleati libanesi dell’Iran, Hezbollah in particolare, in una posizione instabile, dove le loro linee di rifornimento sono a rischio, e sono politicamente danneggiati per il loro sostegno a Damasco. Se qualcuno in Libano dovesse fiancheggiare l’Iran in una futura guerra, gli israeliani hanno detto che l’invaderanno attraverso massicce operazioni militari terrestri. [18]
Il ruolo del nuovo governo egiziano nel favorire gli obiettivi degli Stati Uniti sotto la presidenza di Morsi, diventa anch’esso chiaro, secondo quanto afferma il rapporto israeliano circa il suo ruolo di sostegno: “La relazione del ministero degli esteri ha anche previsto che l’Egitto avrebbe impedito ad Hamas, il movimento islamista palestinese, di aiutare l’Iran con il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza“. [19] Ciò porta credito all’idea che Morsi abbia avuto il permesso dagli Stati Uniti e da Israele per mediare una pace tra la Striscia di Gaza e Tel Aviv, che impedirebbe ai palestinesi di appoggiare l’Iran durante una guerra. In altre parole, la tregua egiziana è stata posta per legare le mani di Hamas. I recenti annunci del governo Morsi di impegnarsi politicamente con Hezbollah, può anche essere indicato come un prolungamento della stessa strategia applicata a Gaza, ma in questo caso per distaccare l’Iran dai suoi alleati libanesi. [20]
Inoltre si chiede a gran voce una procedura per scollegare Hezbollah, l’Iran e, per estensione, i loro alleati cristiani in Libano. Il German Marshall Fund ha presentato un testo che sostanzialmente dice che ai cristiani libanesi alleati di Hezbollah, Siria e Iran, deve essere presentata una narrazione politica alternativa, che sostituisca quella in cui si crede che l’Iran sia una grande potenza del Medio Oriente. [21] Anche ciò è teso ad erodere ulteriormente il sistema di alleanze iraniano.

Missione compiuta?
Il conflitto in Siria non è solo un affare israeliano. La lenta erosione della Siria interessa altre parti che vogliono distruggere il paese e la sua società. Gli Stati Uniti sono al primo posto tra le parti interessate, seguiti dai dittatori arabi dei petro-sceiccati. La NATO inoltre vi è sempre stata segretamente coinvolta. Il coinvolgimento della NATO in Siria rientra nella strategia degli Stati Uniti, che utilizza l’alleanza militare per dominare il Medio Oriente. Per questo motivo si è deciso di istituire una componente dello scudo missilistico in Turchia. Questo è anche il motivo per cui i missili Patriot sono stati dispiegati sul confine turco con la Siria.
L’Istanbul Cooperation Initiative (ICI) e il Dialogo Mediterraneo della NATO sono anch’essi componenti di questi piani. Inoltre, la Turchia ha tolto il suo veto contro l’ulteriore integrazione di Israele nella NATO. [22] La NATO si riorienta verso la guerra asimmetrica e una maggiore enfasi viene ora posta nelle operazioni di intelligence. Gli strateghi della NATO hanno sempre studiato i curdi, l’Iraq, Hezbollah, la Siria, l’Iran e i palestinesi. Nello scenario di una guerra totale, la NATO si è preparata per evidenti ruoli militari in Siria e Iran.
Anche l’Iraq è stato destabilizzato ulteriormente. Mentre gli alleati dell’Iran a Damasco sono stati colpiti, i suoi alleati a Baghdad non lo sono. Dopo la Siria, lo stesso conglomerato di paesi che opera contro Damasco rivolgerà le sue attenzioni all’Iraq. Ha già iniziato ad operare in Iraq per galvanizzare ulteriormente le sue linee di frattura settarie e politiche. Turchia, Qatar e Arabia Saudita stanno giocando un ruolo di primo piano, con questo obiettivo. Ciò che sta diventando evidente è che le differenze tra musulmani sciiti e sunniti, che Washington ha coltivato dall’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003, sono inasprite dal settarismo curdo. Sembra che molti della dirigenza politica israeliana ora credano di esser riusciti a spezzare il Blocco della Resistenza. Che sia giusto o sbagliato è una questione dibattuta.
La Siria è ferma, la Jihad islamica palestinese (che era di gran lunga il gruppo palestinese più attivo nel combattere Israele a Gaza, nel 2012) e altri palestinesi si schiereranno con l’Iran, anche se Hamas avrà le mani legate dall’Egitto, ma vi sono sempre degli alleati di Teheran in Iraq, e la Siria non è la sola linea di rifornimento dell’Iran per armare il suo alleato Hezbollah. Ma è anche molto chiaro che l’assedio contro la Siria è un fronte della guerra occulta multidimensionale contro l’Iran. Solo questo dovrebbe far riconsiderare le dichiarazioni dei funzionari degli Stati Uniti e dei loro alleati, di preoccuparsi del popolo siriano soltanto per motivi umanitari e democratici.

Note
[1] Mahdi Darius Nazemroaya, “Obama’s Secret Letter to Tehran: Is the War against Iran On Hold? ‘The Road to Tehran Goes through Damascus,’” Global Research, 20 gennaio 2012.
[2] Jubin M. Goodarzi, Syria and Iran: Diplomatic Alliance and Power Politics in the Middle East (London, UK: I.B. Tauris, 2009), pp.217-228.
[3] Nour Malas and Jay Solomon, “Syria Would Cut Iran Military Tie, Opposition Head Says,” Wall Street Journal, 2 dicembre 2011.
[4] WikiLeaks, “Re: INSIGHT – military intervention in Syria, post withdrawal status of forces,” 19 ottobre 2012.
[5] Ibid.
[6] Lauren Williams, “13 French officers being held in Syria,” The Daily Star, 5 marzo 2012.
[7] Ibid.
[8] Israa Al-Fass, “Mossad, Blackwater, CIA Led Operations in Homs,” trans. Sara Taha Moughnieh, Al-Manar, 3 marzo 2012.
[9] David Ignatius, “Looking for a Syrian endgame,” The Washington Post, 18 luglio 2012.
[10] Dan Williams, “Israel accuses Syria of genocide, urges intervention,” Andrew Heavens ed., Reuters, 10 giugno 2012.
[11] Hassan Shaalan, “Israeli fighting Assad ‘can’t go home,’” Yedioth Ahronoth, 3 gennaio 2013.
[12] Rafael D. Frankel, “Keeping Hamas and Hezbollah Out of a War with Iran,” Washington Quarterly, vol. 35, no. 4 (Fall 2012): pp.53-65.
[13] Ibid.
[14] “Weakened Syria unlikely to join Iran in war against Israel: report,” The Daily Star, 4 gennaio 2013.
[15] Ibid.
[16] Damien McElroy and Robert Tait, “Syria ‘would not join Iran in war against Israel,’” The Daily Telegraph, 3 gennaio 2013.
[17] “Weakened Syria,” The Daily Star, op. cit.
[18] “Syria and Hezbollah won’t join the fight if Israel strikes Iran, top-level report predicts,” Times of Israel, 3 gennaio 2013.
[19] McElroy and Tait, “Syria would not,” op. cit.
[20] Lauren Williams, “New Egypt warms up to Hezbollah: ambassador,” The Daily Star, 29 dicembre 2011.
[21] Hassan Mneimneh, “Lebanon – The Christians of Hezbollah: A Foray into a Disconnected Political Narrative,” The German Marshall Fund of the United States, 16 novembre 2012.
[22] Hilary Leila Krieger, “Israel to join NATO activities amidst Turkey tension,” Jerusalem Post, 23 dicembre 2012; Jonathon Burch and Gulsen Solaker, “Turkey lifts objection to NATO cooperation with Israel,” Mark Heinrich ed., Reuters, 24 dicembre 2012; “Turkey: Israel’s participation in NATO not related to Patriots,” Today’s Zaman, 28 dicembre 2012.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il balzo dell’ADM: Il governo siriano non userà le armi chimiche contro i suoi stessi cittadini

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 dicembre 2012

318767La Siria non userà armi chimiche o biologiche contro il proprio popolo. L’amministrazione Obama e compagnia stanno solo riciclando gli stessi pretesti utilizzati mesi prima contro Damasco. Queste dichiarazioni sono false e vacue. Possono facilmente essere smontate quale retorica. Tutto quello che dobbiamo fare è guardare ai fatti recenti. Nel 2011 non furono formulate accuse simili contro un altro paese arabo? Non sostenevano che Muammar Gheddafi avesse usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione? Non affermavano prima anche che Gheddafi e l’esercito libico arruolavano mercenari africani neri per uccidere i cittadini libici? O che i jet libici uccidevano manifestanti libici? Cosa è successo del genocidio a Bengasi? Ora non c’è altro che silenzio e ricordi perduti. Furono fatte dichiarazioni, moralità e responsabilità furono invocate, e poi un paese arabo in ascesa è stato bombardato. Un motore del progresso economico dell’Africa è stato spento e in una notte un’intera società è stata saccheggiata.
C’è stato anche il caso da manuale dell’Iraq, prima ancora delle bugie sulla Jamahiriya libica. Non furono l’amministrazione Bush, Tony Blair e la loro cerchia di criminali di guerra al comando, a mentire a tutta la comunità internazionale dicendo che l’Iraq aveva un programma di armi nucleari e armi di distruzione di massa nel 2003? Che cosa è successo di quelle ADM? Non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente derisa. Più di un milione di iracheni è morto a causa delle menzogne spacciate dalla coppia anglo-statunitense. Per non parlare del danno ecologico e del genocidio intellettuale perpetrato contro l’intellighenzia e le classi professionali dell’Iraq.
Cerchiamo di essere chiari, la Siria ha minacciato di usare armi chimiche contro qualsiasi forza d’invasione il 23 luglio 2012. In primo luogo, la dichiarazione è stata fatta in un contesto difensivo. In secondo luogo, era diretta contro minacce militari. È molto diverso dal pensare di usare armi chimiche contro i propri cittadini, in particolare i civili.

Obama e la NATO condividono la stessa sceneggiatura
Non è un caso che sia l’amministrazione Obama che la NATO cantino la stessa melodia minacciosa contro la Repubblica araba siriana. Sia il governo degli Stati Uniti che la NATO minacciano sugli stessi punti. Naturalmente c’è una ragione per ciò, e non è a causa di una qualche preoccupazione umanitaria per il popolo siriano. Le minacce arrivano in un momento in cui la NATO schiera missili Patriot al confine della Turchia con la Siria, con il pretesto orwelliano di proteggere i cieli della Turchia da un attacco siriano.
L’ultima cosa che il governo in Siria farà è attaccare la Turchia. Anche se Israele è l’eccezione, Damasco è troppo impegnata a cercare di ripulire casa per rappresentare una minaccia contro qualcuno dei suoi vicini. Inoltre, non è la Turchia che apertamente ospita le milizie antigovernative e le arma nel suo territorio? Allora, chi veramente minaccia chi? Retoricamente, le linee rosse vengono attualmente tracciate nelle sabbie mobili del Levante. Obama e la NATO hanno avvertito che non tollereranno o permetteranno al governo siriano di usare armi chimiche contro il proprio popolo. Hanno minacciato di ritenerne responsabile il governo di Damasco. Oh, davvero? Ebbene Signor Presidente, lei e la NATO dovreste iniziare arrestando i funzionari statunitensi, britannici ed israeliani che approvarono e usarono ADM contro i civili in Iraq, Libano e Gaza.
Ricordate il fosforo bianco a Falluja? Le forze militari degli Stati Uniti e britanniche attaccarono un’intera popolazione civile con il loro arsenale di armi chimiche, nel 2004. A differenza degli Stati Uniti e del Regno Unito, la Siria fa parte dei pochi paesi che non hanno firmato la Convenzione sulle armi chimiche. Che cosa è successo degli obblighi del trattato per gli Stati Uniti e il Regno Unito? E’ divertente sapere come la resistenza a Falluja sia stata chiamata anche rivolta, allora. Quindi gli Stati Uniti e il Regno Unito ritenevano che gli iracheni che combattevano due eserciti invasori fossero un’”insurrezione”, mentre ritengono le milizie straniere in Siria “ribelli” e “combattenti per la libertà.” Un Mondo orwelliano davvero.
Quanto a Israele è anche colpevole di crimini di guerra simili. Jacob Edery, un ministro del governo israeliano, ha anche ammesso nel 2006 che Tel Aviv aveva usato fosforo bianco dopo che Croce Rossa ed organizzazioni dei diritti umani accusarono Israele dell’uso di armi chimiche sui civili. Non è Damasco, ma Tel Aviv che ospita esperti e funzionari che spesso parlano di “armi dell’apocalisse” e dell’”Opzione Sansone” quando si parla delle loro armi nucleari. Sì signor Presidente, riteniamo responsabili coloro che usano armi chimiche contro i civili! Sono assolutamente d’accordo con voi. Qualcuno dei leader statunitensi, o britannici o israeliani coinvolti in questi crimini e nel disprezzo dei trattati giuridicamente vincolanti sottoscritti dagli Stati Uniti, “dovrà risponderne”? O “responsabilità” è una parola usata come una clava o un bastone di ferro per battere e punire gli eventuali governi che osino avere un parere o una politica estera diverse dalle vostre? Oppure lei, signor Presidente, applica il solito doppio standard, segno distintivo della politica estera degli Stati Uniti?

Una questione controversa su cui riflettere
I siriani stanno cercando di evitare che le armi chimiche cadano nelle mani delle milizie antigovernative sponsorizzate da GCC/NATO che minacciano la campagna siriana. Questo è ciò che l’esercito siriano sta attualmente facendo. Obama e la NATO lo sanno molto bene, proprio come  sapevano che la Libia non stava usando i suoi jet militari per uccidere i manifestanti libici. Il diritto internazionale è una questione di pura convenienza. Gli stessi paesi che si atteggiarono negativamente verso la Siria dal piedistallo della moralità, hanno perso le loro bussole morali. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e NATO non solo hanno rifiutato di impegnarsi in una politica del “non primo uso” delle proprie ADM, in particolare le bombe nucleari, ma si sono riservati il diritto di usare armi nucleari in qualsiasi guerra o conflitto come mezzo per assicurarsi delle vittorie. Ciò include anche un conflitto con un Stato non nucleare.
Gli Stati Uniti e i loro alleati ritengono anche il Trattato di non proliferazione (TNP) non conti nulla nello scenario di una grande guerra. Ciò significa che il TNP e il diritto internazionale si limitano ad essere una questione di convenienza per gli USA e i loro alleati della NATO. Non esiteranno ad usare armi nucleari nel momento in cui penseranno di averne bisogno. Eppure, si sentono in dovere  di imporre norme completamente diverse alla Siria. D’accordo o in disaccordo, la Siria si riserva il diritto di utilizzare armi chimiche nel caso di un’invasione. Si può incolpare Damasco per aver minacciato di usare armi chimiche per proteggersi da un intervento straniero? Soprattutto alla luce della posizione degli Stati Uniti, di usare armi nucleari per garantirsi vittorie favorevoli ad essi e ai loro alleati. Perché il doppio standard?

Le armi chimiche sono delle nuove scuse per l’aggressione contro la Siria
Chiunque pensa che il governo degli Stati Uniti abbia le migliori intenzioni verso il popolo siriano, ha bisogno di una lezione di storia. Meglio ancora, ha bisogno di vedere come i partner di Obama in Bahrain, Arabia Saudita e nei feudali petro-sceiccati arabi si prendono cura del proprio popolo. Queste dittature feudali desertiche rispondono ai loro manifestanti, che chiedono democrazia e  diritti civili fondamentali, con proiettili e il tiro dei carri armati. Barak Obama, il CEO della Democrazia Inc., vuole esportare la sua pessima favola democratica dalla Libia alla Siria. La sua amministrazione ci ha provato per più di un anno, senza riuscirci. Dimenticate i combattenti stranieri esportati in Siria dalla Libia. Dimenticate le forniture di armi che la CIA ha raccolto e inviato in Siria e Libano dalla sua base segreta di Bengasi, che funzionava sotto la copertura del Dipartimento di Stato degli USA.
Ora la Democrazia Inc. di Obama vuole far cadere la democrazia su tutta la Siria come una bomba, letteralmente. Vediamo una nuova scusa. Prima si trattava di un mix di democrazia e diritti umani. Poi è diventato impedire un genocidio. Ora si continua col tema del genocidio, ma aggiungendovi la dimensione delle ADM. Il cappio si stringe attorno alla Siria. Tutti i discorsi sulle armi chimiche sono utilizzati per giustificare il dispiegamento di missili della NATO ai confini della Siria. Il dispiegamento dei missili Patriot arriva nel momento in cui vi si parla di una nuova spinta aggressiva per riarmare le forze antigovernative in Siria. Una “no-fly zone” o, come viene chiamato ambiguamente negli Stati Uniti/NATO, “corridoio umanitario” intorno Aleppo e nei territori al confine settentrionale della Siria, è nella lista dei desideri dell’amministrazione Obama. Quindi, la trama si infittisce e la Democrazia Inc. si reinventa la propria merce con un nuovo marketing.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Gaza: il fine ultimo dell’aggressione israeliana in funzione delle circostanze!

Dottor Amin Hoteit, al-Thawra, 19/11/2012
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Qualche ingenuo potrebbe credere che l’attuale aggressione israeliana contro Gaza, con armi statunitensi finanziate direttamente o indirettamente con denaro arabo, sia una reazione al lancio di un razzo che ha colpito un obiettivo militare in Israele, a seguito dell’ennesima provocazione nel contesto di un blocco che dura da cinque anni, in violazione del diritto internazionale e umanitario. Diritto e regole che non hanno posto nello spirito colonialista sionista…
Le vere ragioni di questa operazione israeliana dal simbolico nome “colonna di nubi” o “pilastro della difesa” sta nel fatto che la “linea di attacco” contro arabi e musulmani approfitti del sistema di dipendenza e sottomissione necessario per far avanzare il progetto di liquidazione dell’”Asse della Resistenza”, e quindi anche il progetto di liquidare la “causa palestinese” voluto da Israele e dai suoi sostenitori. Questo è l’obiettivo principale di tale operazione, che gli esecutori non possono ammettere pubblicamente per paura di cadere negli errori delle guerre del 2006 [contro il Libano] e del 2009 [contro Gaza], dove l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo, apparentemente predefinito, portò alla sconfitta d’Israele. È per questo che l’attacco è stato lanciato senza specificare il suo “obiettivo finale”. Tuttavia, vediamo molti obiettivi militari, politici e strategici.

Obiettivi militari
Israele vuole porre fine al consolidamento delle forze della resistenza a Gaza, ora che i suoi dirigenti hanno rifiutato di prendere il sentiero tracciato dagli eventi in Siria e di obbedire a coloro, che tra di loro si schierarono con gli “urbani”, essenzialmente rappresentati dai dirigenti del Qatar notoriamente asserviti a Stati Uniti e Israele, i cui tre obiettivi principali sono:
1. Liquidazione dei leader militari e politici ribelli, per fare spazio a chi ha capitolato partecipando al programma occidentale, il che significa che a Gaza i leader recalcitranti che si rifiutano di disarmare sono minacciati.
2. Distruzione, per quanto possibile, dell’arsenale missilistico che la Resistenza ha accumulato dall’”Operazione Piombo Fuso” contro Gaza nel 2008 – 2009.
3. Addomesticare la situazione a Gaza per raggiungere uno status quo che paralizzi, limiti o distrugga la Resistenza, come accade in Cisgiordania a causa della repressione imposta dagli “organi della sicurezza di Oslo” in collaborazione con i servizi di sicurezza israeliani.

Obiettivi strategici e militari
Israele e l’Occidente, sotto la leadership degli Stati Uniti, desiderano testare i governi appena usciti dal tunnel della fasulla “primavera araba”[1], per garantirsi della validità della loro transizione. “Il Potere mondiale a noi, in cambio di uno locale per voi“[2], prima di precipitarsi in ulteriori impegni ancor più importanti, politicamente e militarmente, a causa della crisi in Siria, soprattutto perché è ormai certo che il raggiungimento dei loro obiettivi in Siria gli impone di garantirsi le stesse disposizioni da questi governi, creati in fretta e sotto pretesti religiosi, in particolare per quanto riguarda la liquidazione della Resistenza a Gaza. Ma Israele ha obiettivi più immediati, in rapporto sia con le elezioni parlamentari che con la raccolta di informazioni utili su organizzazione militare, armi e piani adottati dalla Resistenza per fortificare il proprio fronte interno, nel 2006 e 2009,  ripristinando la deterrenza e il prestigio israeliani, prima di una qualsiasi azione contro il Libano, la Siria, o l’Iran.

Un piano in quattro fasi
Per raggiungere i suoi obiettivi, sembra che Israele abbia adottato un piano abbastanza flessibile da consentirgli di adattarsi a ogni eventualità, così da poterlo sospendere in qualsiasi momento e senza subire un’altra sconfitta, se non riesce a raggiungere il suo obiettivo finale; rioccupare temporaneamente la Striscia di Gaza. Siamo convinti che questo piano dovrebbe avvenire in più fasi:
1. Il primo passo è, come abbiamo visto, sufficientemente elastico, grazie soprattutto all’aviazione. Si tratta della liquidazione del maggior numero possibile di leader e razzi depositati a Gaza, con l’argomento eterno di colpire solo terroristi e salvare i civili! A questo punto, Israele potrebbe ritenere di aver raggiunto il suo obiettivo, uccidendo Ahmad al-Jaabari, uno dei leader più importanti della Resistenza, e presumibilmente distrutto gran parte dell’arsenale immagazzinato.
2. Un secondo passo dovrebbe seguire, se l’ambiente locale e internazionale è pronto, senza dimenticare che la decisione israeliana dipenderà anche dalla risposta della Resistenza. La sua attuazione prevederebbe, probabilmente, di assediare la Striscia di Gaza per una profondità da 3 a 5 km, per impedire per quanto possibile l’uso di razzi e distruggere il maggior numero di tunnel, impedendo i rifornimenti. Anche in questo caso, Israele potrebbe affermare di aver raggiunto il suo obiettivo.
3. Un terzo passo sarebbe controllare fasce di 2-3 Km di larghezza all’interno di Gaza, anche per dividere il campo in diversi compartimenti che sarà sufficiente circondare senza impegnarsi in un confronto diretto con i combattenti, nel mezzo delle zone residenziali.
4. Una quarta fase permetterebbe l’occupazione della Striscia di Gaza e l’eliminazione dell’organizzazione della Resistenza, ricordando l’operazione adottata nel 1982 in Libano. Inoltre, Israele ha iniziato a preparare gli ultimi due passaggi richiamando 75.000 riservisti [3] e condizionando l’opinione internazionale ad accettare la sua decisione e le relative conseguenze!
Questo è ciò che possiamo dedurre dalla condotta delle operazioni sul terreno, e ora è diventato molto chiaro che la sospensione o il proseguimento dell’aggressione contro il suo obiettivo finale, dipende da due fattori:
1. Il primo fattore è la performance della Resistenza, in particolare la gestione dei suoi lanci, sufficienti per terrorizzare il nemico e produrre l’effetto dissuasivo ricercato. Qui, ricordiamo che non è necessario intensificare il fuoco, perché la loro funzione non è distruggere ma scoraggiare. Su questo punto, riteniamo che il risultato sia positivo, per il momento, tanto più che alcune sorprese hanno confuso il campo avversario, tra cui gli attacchi di precisione su obiettivi nella zona di Tel Aviv.
2. Un secondo fattore è la risposta regionale e, in particolare, dell’Egitto, che potrebbe pesare quasi quanto le prestazioni della Resistenza, anche se si nota, al momento della stesura di questa analisi, che i pronunciamenti internazionali e regionali di alcuni paesi arabi, tendono a favorire Israele e a incoraggiarne la continuazione dell’aggressione, ricordando, ancora una volta, l’ambiente della guerra del 2006 contro il Libano.
Detto questo, la questione è se la complicità di questi paesi arabi contro Gaza si manifesterà anche  contro la Siria, ora che abbiamo assistito al tradimento della “Lega”. Come spiegare altrimenti la loro sottomissione a Israele, quando hanno tirato fuori gli artigli contro la Siria e il popolo siriano? Questo è il nostro parere e la nostra preoccupazione, senza alcun dubbio; l’Egitto ha minacciato di congelare o annullare gli accordi di Camp David, rompere l’assedio di Gaza riaprendo senza condizioni il valico di Rafah, permettere alla Resistenza di difendersi con le armi, mentre gli “urbani” continueranno a cooperare con gli Stati Uniti sulle questioni arabe e regionali, a partire dal dossier siriano; tanto più che questi paesi arabi non si rivolgeranno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per condannare gli attacchi israeliani e imporgli di smetterla di opporsi al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore.
Senza tale presa di posizione, crediamo che le loro dichiarazioni siano vacue e con l’unico scopo d’incoraggiare Israele a continuare la sua aggressione, a conferma della loro collusione con il nemico. D’altra parte, non è possibile fare affidamento sui pii desideri dell’Occidente o sulle dichiarazioni israeliane sperando nella fine dell’aggressione. Questa aggressione non si fermerà che con la deterrenza armata della Resistenza, sostenuta da un vero Asse e dale posizioni ferme dei paesi arabi, a partire dall’Egitto.

Note:
[1] Agression israélienne contre Ghaza. L’Occident teste ses alliés «islamistes»
[2] Syrie : Les signes avant-coureurs de la faillite de l’Occident!?
[3] Israël rappelle 75 000 soldats sous les drapeaux pendant que les bombardements se poursuivent à Gaza

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare e Generale di brigata libanese in pensione.
Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una guerra totale a Gaza

La linea rossa che Israele ha sfacciatamente attraversato
Dr. Ismail Salami, Global Research, 17 novembre 2012

Rapporti indicano che Israele starebbe ponendo le basi per una vera e propria guerra a Gaza. Secondo i media israeliani, 16.000 riservisti sono stati informati di una vera e propria guerra nella Striscia di Gaza, mentre il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha ordinato di richiamare altri 75.000 riservisti. Vi sono anche rapporti che indicano che le unità di paracadutisti israeliani e la brigata d’élite Givati si radunano presso la Striscia di Gaza. Fonti israeliane hanno confermato che dei missili palestinesi hanno colpito diversi quartieri di Tel Aviv e che lo scudo antimissile Iron Dome, che è stato pensato per essere orgogliosamente impenetrabile, ha intercettato solo un quinto dei razzi lanciati contro Israele dalla Striscia di Gaza, mentre i media israeliani avevano in precedenza riferito che l’Iron Dome era incredibilmente avanzato e che avrebbe intercettato il 100 per cento dei missili lanciati. Il Secondo Canale di Israele ha detto che solo 210 missili, su un totale di 650 sparati da Gaza, sono stati intercettati dallo scudo antimissile israeliano Iron Dome.
Solo venerdì mattina, aerei da guerra israeliani hanno condotto altri raid sulla Striscia di Gaza, tra colpendo parecchie volte Gaza City. “Ci sono stati 130 attacchi durante la notte, fino ad ora“, ha detto il portavoce del ministero dell’Interno di Hamas, Islam Shahwan, all’AFP. Secondo i media israeliani, Israele ha colpito la Striscia di Gaza assediata circa 830 volte, finora. Harry Fear, un attivista e regista, racconta a PressTV ciò che ha visto a Gaza, “Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza è ciò che i palestinesi chiamano un massacro. Vediamo l’uccisione di donne in gravidanza, anziani e bambini. E’ una situazione molto, molto grave qui a Gaza, con praticamente ogni parte della Striscia di Gaza colpita dagli attacchi aerei o dai bombardamenti navali israeliani. Vediamo ammassare carri armati al confine.”
Gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza hanno provocato l’ira del mondo musulmano. Israele è in un vicolo cieco. Grazie agli sviluppi nella regione, le equazioni politiche sono diventate drasticamente negative per Israele. Non vi è più il regime supportato dagli USA del dittatore Hosni Mubaraq, che ha aiutato finanziariamente e militarmente il regime sionista nel corso degli ultimi decenni. Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha richiamato il suo ambasciatore da Israele e ha rimproverato gli attacchi israeliani come una “palese aggressione contro l’umanità.” “L’Egitto non lascerà sola Gaza… Quello che sta accadendo è una palese aggressione contro l’umanità”, ha detto dopo la preghiera del venerdì in una moschea del Cairo. “Io dico loro, in nome di tutto il popolo egiziano, che l’Egitto di oggi non è l’Egitto di ieri e che gli arabi di oggi sono diversi da quelli di ieri“, ha osservato Morsi. Il primo ministro egiziano Hisham Qandil dice che il suo paese “farà di tutto” per porre fine alla nuova ondata di attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza assediata. “L’Egitto farà di tutto per fermare l’aggressione e raggiungere una tregua duratura. Saremo con i palestinesi fino alla loro indipendenza… Questo è l’unico modo per dare stabilità alla regione“, avrebbe detto Qandil secondo Xinhua. Da parte sua, l’Iran ha anch’esso denunciato le atrocità del regime israeliano contro i palestinesi. Il Ministro degli Esteri iraniano Alì Akbar Salehi ha espresso il sostegno morale e politico dell’Iran alla Palestina. Abbastanza sorprendentemente, il primo ministro e ministro degli esteri del Qatar Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabir al-Thani ha espresso l’ira della sua nazione e ha detto, “Condanno nel nome del Qatar… Il grave crimine non deve restare impunito. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU deve assumersi le proprie responsabilità nel preservare la pace e la sicurezza nel mondo.”
Alcuni esperti e leader mondiali ritengono che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stia perpetrando un genocidio come slancio pre-elettorale. Per esempio, il primo ministro turco Tayyip Erdogan ha detto: “Prima delle elezioni, costoro (Israele) sparano su persone innocenti a Gaza per motivi da loro fabbricati. Le potenze mondiali dominanti la stanno ora facendo pagare al popolo e ai combattenti di Gaza, e la Repubblica di Turchia sarà con i nostri fratelli di Gaza e la loro giusta causa.” Vi è infatti qualche consolazione nel sentire queste parole, soprattutto da Turchia e Qatar. Ma le parole non sono bastano e difficilmente aiuteranno la popolazione di Gaza che si trova in immediato pericolo di vita. Invece del sostegno verbale, devono aiutare finanziariamente e militarmente gli abitanti di Gaza, fornirgli armi e artiglierie (come fanno con i ribelli in Siria). Quando si tratta di Siria, insistono di avere buone intenzioni nell’armare i ribelli e che difendono una causa giusta. Che lo facciano con il popolo di Gaza e dimostrino che le loro buone intenzioni non sono solo riservate ad un gruppo, ma anche a un altro. Inoltre, proteste popolari contro l’attacco israeliano contro Gaza sono scoppiate in tutto il mondo musulmano, con molti slogan di “morte a Israele“.
Lo spettacolo universale della solidarietà nel mondo musulmano con il popolo di Gaza è un buon segno che all’entità sionista non sarà consentito intraprendere un qualsiasi cruento e diabolico avventurismo, e che c’è una linea rossa che ha attraversato così sfacciatamente. Ogni morte a Gaza non è solo la perdita di una vita umana, ma la graduale scomparsa della coscienza collettiva, che è così dolorosamente silenziosa verso le sofferenze di una nazione oppressa e la tirannia indicibile di un regime colonizzatore omicida. Vi è un notevole grado di verità nell’adagio secondo cui il silenzio di fronte alla tirannia è complicità con la tirannia stessa.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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