Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rubare il petrolio della Siria: il consorzio petrolifero UE-al-Qaida

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 1 maggio 2013
stevebell512La decisione dell’Unione europea di sostituire l’embargo sulle esportazioni di energia del governo siriano con l’importazione di petrolio dell”opposizione armata’ è un’altra flagrante violazione del diritto internazionale. Viola la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1962 sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, ed è l’ennesima violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’inammissibilità dell’intervento e l’ingerenza negli affari interni degli Stati. Ma è molto più di una violazione tecnica della legge. Segna la discesa della civiltà nella barbarie. Londra e Parigi, più di Washington, sono in prima linea nell’aggressione contro la Siria.  Nonostante il fatto che sia stato ora confermato dalla maggior parte dei media, che l”opposizione  siriana’ è al-Qaida, Londra e Parigi persistono nella loro follia di armare i terroristi, utilizzando l’argomento spurio che se non armano i ‘moderati’, gli ‘estremisti’ occuperebbero il Paese. Tuttavia, nelle parole del New York Times, ‘in nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica degna di questo nome‘. [1] Il fatto che i “ribelli” siriani sono di fatto al-Qaida, è stata anche ammessa dal bellicista quotidiano francese Le Monde. [2] Così, Parigi e Londra  spingono all’ulteriore armamento di al-Qaida e alla legalizzazione del commercio petrolifero con i terroristi jihadisti. In parole povere questo significa che la rete terroristica nota al mondo come al-Qaida sarà presto uno dei partner dell’UE nel business del petrolio. Un nuovo assurdo capitolo nell’era del terrore sta per aprirsi.

Il diritto internazionale e le sue violazioni
La risoluzione 1803 delle Nazioni Unite del 1962, sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, afferma: ‘La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali è in contrasto con lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale e il mantenimento della pace‘ [3]. Jabhat al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida non rappresentano in alcun modo il popolo siriano, e non costituiscono uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale. L”opposizione armata’ è al-Qaida, pertanto la decisione dell’Unione europea di acquistare ufficialmente petrolio dalle bande terroristiche che attualmente occupano territori della Repubblica araba siriana, costituisce un crimine odioso ed è un’ulteriore beffa ai principi base che regolano i rapporti tra gli Stati.
Il documento ONU del 1981 condanna esplicitamente: ‘La crescente minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale a causa del frequente ricorso a minaccia o uso della forza, aggressione, intimidazione, intervento e occupazione militare, escalation della presenza militare e tutte le altre forme di intervento o di interferenza, diretta o indiretta, palese o occulta, minacciando la sovranità e l’indipendenza politica degli altri Stati membri, con l’obiettivo di rovesciarne i governi‘. La dichiarazione continua condannando categoricamente il dispiegamento di “bande armate” e “mercenari” da parte degli Stati, per utilizzarli nel rovesciare i governi di altri Stati sovrani: ‘Consapevole del fatto che tali politiche mettono in pericolo l’indipendenza politica degli Stati, la libertà dei popoli e la sovranità permanente sulle loro risorse naturali, danneggiando in tal modo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Consapevoli anche della necessità indispensabile che qualsiasi minaccia di aggressione, qualsiasi arruolamento, qualsiasi utilizzo di bande armate, in particolare dei mercenari, contro Stati sovrani deve terminare definitivamente, al fine di consentire ai popoli di tutti gli Stati di determinare il proprio sistema politico, economico e  sociale, senza interferenze o controllo esterno.’ [4]
I governi occidentali, che per molti anni hanno apertamente e spudoratamente violato tutti i principi noti e concordati del diritto internazionale, armando bande di terroristi che uccidono e mutilano civili, finanziando criminali comuni, narcotraffico e reclutamento di bambini-soldato, sono oramai scesi ancor più in basso acquistando petrolio e gas da queste bande di terroristi, delle risorse naturali giuridicamente di proprietà della Repubblica araba siriana e dei suoi cittadini.

La collusione dei governi dell’UE con i terroristi
La discesa dell’Europa nella turpitudine morale e nell’illegalità assoluta è ulteriormente confermata dal fatto che le autorità europee non fanno nulla per impedire che giovani musulmani soggiogati vadano in Siria a combattere la guerra della NATO. Tuttavia, i funzionari degli Stati dell’UE ammettono che centinaia se non migliaia di jihadisti provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi e altri Stati, abbiano raggiunto le fila dei cosiddetti ‘ribelli siriani’. Ma ammettono anche che la loro unica preoccupazione è che questi terroristi possano essere una minaccia alla sicurezza europea, se mai ritornassero. Il fatto che questi terroristi piazzino bombe in piazze affollate, auto, università, scuole, ospedali e moschee in tutta la Siria, che persino i report del dipartimento di Stato confermano, non sembra preoccupare i governi dell’UE. La loro unica preoccupazione è che potrebbero finalmente mordere la mano che li nutre. [5] Il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE, Gilles de Kerchove, racconta alla BBC: “Non tutti sono radicali quando se ne vanno, ma assai probabilmente molti di loro saranno radicalizzati laddove saranno addestrati. E come abbiamo visto, questo potrebbe portare ad una seria minaccia quando ritorneranno“. [6]
Sappiamo da fonti dell’intelligence israeliana che la maggior parte dei terroristi vengono addestrati nelle basi militari USA/NATO in Turchia e Giordania. [7] Quindi, perché il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE fa finta di non saperlo? Questo è il responsabile della protezione dell’Europa dal terrorismo? Come ho riferito prima, il magistrato dell”anti-terrorismo’ francese ha ammesso, alla radio di Stato francese, l’11 gennaio, che il governo francese era al fianco di al-Qaida in Siria: “Ci sono molti giovani jihadisti che vanno al confine turco per entrare in Siria a combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che lì non è la Francia il nemico. Quindi non lo vediamo allo stesso modo. Vediamo giovani che in questo momento combattono Bashar al-Assad, che saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte, finché non ci attaccheranno’.’ [8]
Il cinico doppio standard secondo cui tutti i territori al di fuori dell’UE sono barbari e quindi al di fuori della sfera del diritto internazionale, è ormai diventata una politica che passa inosservata alle masse ipnotizzate dell’Europa. Le potenze euro-atlantiche si comportano non solo come dei criminali, ma ora vantano apertamente loro criminalità. Si dovrebbe anche notare che il governo francese ha deciso di chiamare il presidente siriano con il suo nome. Chiamare un ufficiale di Stato con il suo nome è un segno di profonda mancanza di rispetto, nell’etichetta francese. Dal regime di Sarkozy, la diplomazia francese è stata trascinata nel fango, con il corpo diplomatico della Francia che si comporta come un incrocio tra mocciosi viziati e squadristi fascisti.

La geopolitica petrolifera della Siria
La ricerca di fonti di energia a basso costo è uno dei contesti geopolitici che guida la guerra in Siria.  Christof Lehmann ha scritto che la scoperta del giacimento di gas di Pars, dell’Iran, nel 2007 e il piano di Teheran del gasdotto per il Mediterraneo orientale da costruire attraverso l’Iraq e la Siria, ha la possibilità di trasformare l’Iran in una potenza economica mondiale, dando a Teheran un’enorme effetto leva sulla politica in Medio Oriente dell’UE. Questo sviluppo potrebbe costituire una minaccia per l’entità sionista. Costituirebbe una minaccia esistenziale per i dispotici emirati del Golfo, che dipendono dalla potenza del petro-dollaro per la loro sopravvivenza. [9] Questo è uno dei motivi per cui la NATO e il Consiglio di cooperazione del Golfo usano terroristi di al-Qaida per spezzare l’alleanza sciita tra Iran, Iraq, Siria e Hezbollah in Libano. Come il geografo italiano Manlio Dinucci ha riferito, contrariamente ai pareri diffusi, la Siria ha enormi giacimenti di idrocarburi. Dinucci scrive: ‘La strategia di Stati Uniti/NATO si concentra sul supporto ai ribelli nell’occupare i campi petroliferi con un duplice scopo: privare lo Stato siriano delle entrate da esportazioni, già fortemente diminuite a seguito dell’embargo UE, e garantirsi che i giacimenti più grandi passino in futuro, attraverso i “ribelli”, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere occidentali‘. [10]
La prima implementazione dell’ideologia dell”intervento umanitario’ avvenne durante i bombardamenti NATO della Serbia nel 1999. Da allora, l’entità amorfa nota come Kosovo è diventata lo Stato criminale numero uno dell’Europa, gestito da un criminale condannato per traffico di droga e di organi umani, e per strage, Hashim al-Thaci, un protetto di Bruxelles e Washington. Questo è il tipo di anti-Stato narco-mafioso che la NATO ha installato in Libia dopo la guerra lampo contro quel Paese nel 2011, ed è il tipo di regime criminale che dominerà la Siria se la NATO riuscisse a bombardarla. Si possono leggere centinaia di articoli della stampa ufficiale sulla criminalità del regime kosovaro e gli articoli che descrivono il caos nella Libia post-Gheddafi non sono pochi. Ma gli stessi media ignorano sistematicamente il fatto che sono stati loro a tifare per l’Esercito di liberazione del Kossovo della CIA, durante la distruzione della Jugoslavia. Le stesse prostitute ora spingono ad armare ulteriormente i terroristi in Siria e all’intervento militare della NATO.

L’ottundimento europeo
I pontificatori dell’integrazione europea e del ruolo dell’Europa nel mondo, aggiungono pepe ai loro discorsi con pomposi riferimenti allo ‘Stato di diritto’ e all’universalità dei ‘valori europei’. Questa retorica spocchiosa viene incessantemente inculcata agli studenti europei nelle università e negli istituti di istruzione superiore, e viene ripetuto fino alla nausea dai mass media. Le persone che utilizzano il terrorismo di al-Qaida per favorire i loro interessi in Medio Oriente, insegnano nei corsi di prestigiose università europee sulle ‘relazioni internazionali’. Non c’è da meravigliarsi che le persone normali siano incapaci di vedere e capire quello che sta accadendo davanti ai loro occhi.  La portata e la complessità delle reti istituzionali globali, costruite su un impero di menzogne, ipocrisia e inganno, sono semplicemente troppo opprimenti per essere comprese da un intelletto incolto. Qualcosa che la nostra mente cerca di rifiutare, quando l’orrore della realtà supera i nostri orizzonti di tolleranza e intelligibilità. Quindi, la mente indietreggia, filtra il reale, preferendo invece vedere nei nostri maestri l’espressione di politiche complesse, contraddittorie e arcane, il cui contenuto morale è consegnato agli studi di “esperti” e “specialisti”, essi stessi prodotti e propagandisti delle stesse istituzioni corrotte.
Ora ci sono tante istituzioni accademiche, conferenze, fondazioni, gruppi di riflessione, istituti  politici e corsi universitari che proclamano le virtù dell”intervento umanitario’, che ha acquisito lo status di dogma. La ripetizione e la riproduzione di questo dogma da parte degli insegnanti del mondo accademico neoliberista ha trasformato ciò di cui la ragione critica normalmente si fa beffe, in un principio a priori della ‘governance globale’. Nel capitolo 22 del suo lavoro sul diritto internazionale De Juri Belli ac Pacis, (Sulla Legge di Guerra e pace), il grande giurista olandese del 17° secolo Ugo Grozio, scrisse: ‘Alcune guerre sono fondate su motivazioni reali ed altre solo su pretesti coloriti. Questa distinzione è stata notata da Polibio, che chiama i pretesti profaseis e le cause reali aitias. Così Alessandro fece guerra a Dario con il pretesto di vendicare le mancanze compiute dai persiani ai greci. Ma il vero motivo di quell’eroe coraggioso e intraprendente era la facile acquisizione di ricchezza e dominio, come le spedizioni di Senofonte e Agesilao gli avevano fatto capire‘. [13]
Poco è cambiato dai tempi di Alessandro Magno. Le guerre sono ancora combattute per saccheggiare e promuovere l’impero. Il vocabolario di Polibio su ‘profaseis’ e ‘aitias’ sarà ancora utile. Dall’inizio dell’incubo siriano nel 2011, il ‘profaseis’ propagato dalle agenzie mediatiche aziendali, che chiede l’intervento militare in Siria, sarebbe il desiderio di ‘proteggere i civili’ da un ‘regime brutale’. Solo gli ingenui e gli ignoranti possono ancora difendere queste sciocchezze mentre le stesse agenzie mediatiche hanno finalmente ammesso che l”opposizione’ è di fatto formata da al-Qaida, un dato fattuale che i media alternativi sottolineano dall’inizio delle violenze a Daraa, nel marzo 2011. L”Aitias” della NATO in questo conflitto è chiaro: spezzare e distruggere uno Stato sovrano indipendente, saccheggiarne tutte le risorse, stuprare e terrorizzare i suoi cittadini fino alla sottomissione scatenando sulla popolazione squadroni della morte di drogati e ipnotizzati, incolpando di tutto ciò costantemente il ‘regime’, per poi finire il Paese con una campagna di bombardamenti aerei intensi prima di insediare una mafia a governare il Paese. Infine, definire questo olocausto libertà e chiamare l’olocausto democrazia, è una formula collaudata che ora viene diffusa in tutto il mondo dalla megalomania della NATO che punta alla supremazia globale.
Ancora Grozio: “Altri pretesti fabbricati, anche se plausibili a prima vista, non sopporterebbero l’esame e la prova della rettitudine morale e, quando spogliati del loro travestimento, tali pretesti saranno trovati issati sull’ingiustizia. In tali conflitti, dice Livio, non è la prova della giustizia, ma un qualche oggetto di ambizione segreta e indisciplinata, che agisce come molla principale. La maggior parte delle potenze, dice Plutarco, impiegano le situazioni relative di pace e di guerra come una specie di moneta, per acquisire tutto ciò che ritengono opportuno.” Nell’Europa del 17° secolo di Ugo Grozio, devastata dalla guerra, stabilire la distinzione tra profaseis e aitias oppure tra pretesti e motivazioni reali per la guerra non era considerato eresia nel rigoroso dominio del discorso giuridico. Oggi, coloro che fanno tali distinzioni vengono tacciati di essere dei “complottisti paranoici”. In una intervista dal titolo ‘Il pensiero critico come solvente della Doxa’, il sociologo francese Loic Wacquant sostiene che ‘mai prima d’ora il falso pensiero e la falsa scienza sono stati così prolissi e onnipresenti.’ [14]
In questa epoca d’illegalità tecnologica, i precetti fondamentali del diritto internazionale e nazionale vengono smantellati. Con la promulgazione del Patriot Act e ora del National Defense Authorization Act, gli Stati Uniti regrediscono al tipo di tirannia giuridica che ha preceduto la stesura della Petizione dei Diritti in Inghilterra nel 1628, un documento che denunciava la detenzione senza processo, le torture e la legge marziale e forniva le basi giuridiche e morali per la rivoluzione inglese del 1640.

Conclusione
È necessario, dunque riflettere sulla guerra in corso nel Levante. Quello a cui assistiamo è la distruzione del sistema statale di Westfalia e un ritorno al caos della guerra dei trent’anni del 17° secolo, ma questa volta ai confini dell’Europa, dove il principio del bellum se ipsum alet, la guerra alimenterà se stessa, viene sfruttato dalle società militari private, da narcobande, reti terroristiche e organizzazioni criminali internazionali legate, direttamente e indirettamente, agli apparati ideologici statali delle potenze atlantiche. E così, l’UCK ha addestrato l”Esercito libero siriano’, mentre il Gruppo combattente islamico libico ha anche aderito alla ‘guerra santa’ in Siria. Come nella guerra dei Trent’anni, le bande armate mercenarie si finanziano saccheggiando le economie locali e vendendo il loro bottino di contrabbando. Intere fabbriche in Siria sono state smontate e rubate dai mercenari al servizio di Turchia e Qatar, mentre il commercio di droga è ora in forte espansione come mai prima. Quando un Paese viene distrutto e ridotto in feudi ed emirati dispotici, le società occidentali si muovono con le loro imprese militari private e procedono a saccheggiare le risorse del Paese, senza essere ostacolate dalle norme e dai regolamenti dello Stato Sovrano. Le orde del terrorismo poi passano al successivo Paese sulla lista nera della NATO. Questa è la strategia del caos della NATO, una forma di guerra liquida che si sta diffondendo rapidamente in tutto il Sud del mondo.
Data la criminalità delle compagnie petrolifere occidentali, in passato, forse non è del tutto sorprendente che oggi, sotto forma di UE, procedano apertamente all’acquisto di petrolio da  organizzazioni terroristiche. Ciò che è sorprendente, tuttavia, è la morbosa spensieratezza delle popolazioni in Europa. Come possono esserci così tante persone “rispettabili” nei nostri media e nelle istituzioni accademiche pronte a collaborare con i mafiosi? Perché ci sono state poche  manifestazioni di rilievo contro la NATO? Come è possibile che i poteri forti siano sempre autorizzati a farla franca con tale criminalità assoluta? Il poeta latino Orazio scrisse ‘neglecta solent incendia sumere vires’, un fuoco trascurato raccoglie sempre forza. Dalla distruzione della Repubblica Democratica dell’Afghanistan a opera dei terroristi mujahidin filo-occidentali, nel 1979, gli Stati sovrani sono caduti preda di mercenari e bande terroristiche sostenute dall’imperialismo occidentale, mentre le libertà civili sono state ridotte, in America e in Europa, in nome della ‘guerra al terrorismo’. Il fuoco allora si è diffuso nell’ex Jugoslavia, Ruanda, Costa d’Avorio, Sudan, Somalia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Cecenia, Libia e ora Siria. Se i popoli non si svegliano e mobilitano contro i criminali che pianificano queste guerre, le fiamme della distruzione alla fine ritorneranno sotto forma di legge marziale, e un fascista panopticon stato di polizia sarà ritenuto necessario, durante il perseguimento di una terza guerra mondiale contro l’Iran, la Russia e la Cina. Se questo fuoco del terrorismo non verrà spento in Siria, si propagherà in Caucaso, Asia centrale, Russia e Cina orientale fino a quando qualsiasi ostacolo alla corsa della NATO al ‘dominio ad ampio spettro’ verrà eliminato e un iper-Stato tirannico aziendale dominerà il pianeta.
Le guerre mondiali sono esplose in passato, e data la scellerata volontà-di-potenza dei nostri attuali governanti, non vi è ragione di credere che una guerra mondiale non scoppi più. Molti in occidente, abituati alla violenza televisiva e all’indifferenza verso guerre lontane, hanno la tendenza a credere che la politica sia un campo che non li riguardi. Ma come dice il politico francese Charles de Montalambert, ‘Vous avez beau ne pas vous occuper de politique, la politique s’occupe de vous tout de même.’ [E' facile per voi non occuparvi della politica, ma la politica, tuttavia, si occuperà di voi lo stesso]. Alla luce degli eventi attuali, tale affermazione merita una riflessione.

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14]

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 21 ottobre 2012

Nota dell’autore I recenti sviluppi in Siria e Libano puntano verso l’escalation militare, vale a dire verso una grande guerra regionale, che è sul tavolo del Pentagono dal 2004. I confini di Siria e Libano sono circondati. Truppe inglesi e statunitensi sono di stanza in Giordania, l’Alto Comando turco in collaborazione con la NATO sta fornendo sostegno militare all’esercito libero siriano. Le forze navali alleate sono dispiegate nel Mediterraneo orientale. Secondo un recente rapporto d’intelligence del Debka News Service israeliano: “Le truppe statunitensi inviate al confine Giordania-Siria stanno costituendo un quartier generale in Giordania per rafforzarne le capacità militari, nel caso le violenze si riversassero dalla Siria, suggerendo un ampliamento dell’intervento militare statunitense nel conflitto siriano.”
Il dispiegamento di truppe alleate al confine meridionale della Siria è coordinato con le azioni intraprese dalla Turchia e dai suoi alleati al confine nord della Siria. Nel frattempo, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha chiesto il sostegno della NATO contro la Siria, secondo la dottrina della sicurezza collettiva. “Faremo ciò che deve essere fatto, se la nostra frontiera sarà violata di nuovo“, aveva detto ai giornalisti il 13 ottobre. Davutoglu aveva sottolineato la presunta violazione del confine della Turchia da parte della Siria come una violazione dei confini della NATO. Ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington, l’attacco a uno stato membro dell’Alleanza Atlantica è considerato come un attacco contro tutti gli stati membri della NATO. “In questo contesto, ci aspettiamo il sostegno dei nostri alleati”, aveva detto Davutoglu, intendendo che sia la Germania che gli altri Stati membri dell’alleanza atlantica dovrebbero agire per difendere la Turchia secondo la dottrina della sicurezza collettiva: “Se un tale attacco si producesse, ciascuna di essi, nell’esercizio del diritto individuale o collettiva alla legittima difesa … assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale…” (Vedi testo completo dell’articolo 5 del Trattato di Washington, aprile 1949).
Inoltre, le azioni di Israele e Turchia sono coordinate nel contesto di una trentennale alleanza militare diretta contro la Siria. In base a tale patto bilaterale, Turchia e Israele sono d’accordo “a collaborare nella raccolta d’intelligence” dalla Siria e dall’Iran. Durante l’amministrazione Clinton, un’intesa triangolare militare tra Stati Uniti, Israele e Turchia venne creata. Questa ‘triplice alleanza’, controllata dall’US Joint Chiefs of Staff, integra e coordina le decisioni dei comandi militari tra Washington, Ankara, Tel Aviv e il quartier generale della NATO, a Bruxelles, riguardanti il Medio Oriente. La triplice alleanza è anche accoppiata all’accordo di cooperazione militare NATO-Israele del 2005, in base al quale Israele è diventato un membro de facto dell’alleanza atlantica. Questi legami militari con la NATO sono visti dai militari israeliani come un mezzo per “rafforzare la capacità di deterrenza d’Israele verso potenziali nemici che lo minacciano, soprattutto l’Iran e la Siria.”

L’ultima bomba a Beirut
L’attentato dinamitardo che ha devastato un quartiere cristiano di Beirut il 19 ottobre, ha provocato 8 morti e più di 80 feriti. Poche ore dopo l’attacco, i media occidentali, così come il Dipartimento di Stato USA, hanno accusato, senza uno straccio di prova, Damasco di essere dietro l’attentato e la morte del direttore del servizio di sicurezza interno del Libano, il Brigadier-Generale Wissam al-Hassan. A seguito di tali segnalazioni, il governo siriano è stato accusato di aver ordinato l”assassinio politico’ di Wisssam al-Hassan, che viene descritto come un componente della fazione anti-siriana di Saad Hariri. “Volevano farlo, e l’hanno fatto“, ha detto Paul Salem, analista regionale della Carnegie Middle East Center. Mentre non vi è alcuna prova del coinvolgimento del governo siriano in questo attentato, molti osservatori hanno sottolineato il fatto che il bombardamento del quartiere cristiano di Beirut assomiglia a quelli svolti dall”opposizione’ dell’esercito libero siriano (ELS) contro la comunità cristiana in Siria.
Il bombardamento di Beirut del 19 ottobre ha le caratteristiche di un attacco sotto falsa bandiera, una provocazione destinata a scatenare una guerra settaria in Libano, così come a destabilizzare il governo della Coalizione 8 marzo, che ha il sostegno di una parte della comunità cristiana. L’obiettivo è forzare alle dimissioni il governo della Coalizione 8 marzo. Il 21 ottobre, due giorni dopo l’attentato di Beirut, Israele e Stati Uniti hanno avviato grandi esercitazioni di guerra, simulando “un attacco missilistico iraniano, siriano e/o di Hezbollah su Israele.” Soldati statunitensi sono ora presenti in Israele e Giordania. Forze speciali britanniche sono state inviate in Giordania.

La guerra del 2006 contro il Libano
Lo sfondo storico di questi eventi recenti dovrebbe essere inteso. Nel 2006, il Libano è stato bombardato dalle forze aeree israeliane. Le truppe israeliane attraversarono il confine e furono respinte dalle forze di Hezbollah. La guerra del 2006 contro il Libano era parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra del 2006 contro il Libano alla Siria era stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Quest’ampia agenda militare del 2006 era strettamente legata alla strategia del petrolio e degli oleodotti. Era sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi.
Uno degli obiettivi militari formulati nel 2006 era che Israele ottenesse il controllo delle coste libanese e siriana del Mediterraneo orientale, cioè la creazione di un corridoio costiero che si estendesse da Israele alla Turchia. Il seguente testo scritto nel 2006, al culmine della guerra del Libano del 2006, esamina la geopolitica dei corridoi e dei gasdotti dell’energia e del petrolio, attraverso il Libano e la Siria. Un altro importante obiettivo strategico d’Israele è il controllo sulle riserve di gas offshore nel Mediterraneo orientale, comprese quelle di Gaza, Libano e Siria. Queste riserve di gas costiere si estendono dal confine d’Israele con Egitto al confine turco.

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio
Michel Chossudovsky, Global Research, 26 luglio 2006

Esiste una relazione tra il bombardamento del Libano e l’inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che destinerà più di un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali? Virtualmente ignota, l’inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tblisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, fin dall’inizio dei bombardamenti israeliani in Libano. Un giorno prima degli attacchi aerei israeliani, i principali partner e azionisti del progetto BTC, tra cui molti capi di Stato e dirigenti di compagnie petrolifere, erano presenti nel porto di Ceyhan. Poi si precipitarono a un ricevimento inaugurale ad Instanbul, patrocinato dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer, nei lussuosi dintorni del Palazzo Cyradan. Vi parteciparono l’Amministratore Delegato della British Petroleum (BP), Lord Browne, insieme ad alti funzionari governativi di Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele. La BP guida il consorzio dell’oleodotto BTC. Altri principali azionisti occidentali sono Chevron, Conoco-Phillips, la francese Total e l’italiana ENI. Il ministro dell’energia e delle infrastrutture di Israele, Binyamin Ben-Eliezer era presente assieme ad una delegazione di alti funzionari israeliani del settore petrolifero.
L’oleodotto BTC elude del tutto il territorio della Federazione Russa. Transita attraverso le repubbliche ex-sovietiche dell’Azerbaijan e della Georgia, che sono entrambe diventate ‘protettorati’ degli Stati Uniti, ben integrate in un’alleanza militare con gli Stati Uniti e la NATO. Inoltre, sia l’Azerbaigian che la Georgia hanno accordi di cooperazione militare di lunga data con Israele. Israele ha una quota dei campi petroliferi azeri, dai quali importa circa il venti per cento del suo petrolio. L’apertura del gasdotto aumenterà in modo sostanziale le importazioni petrolifere israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c’è un’altra dimensione che si correla direttamente alla guerra in Libano. Considerando che la Russia è stata indebolita, Israele è destinato a giocare un ruolo strategico importante nel ‘proteggere’ i corridoi di Ceyhan e la pipeline del Mediterraneo orientale.

La militarizzazione del Mediterraneo Orientale
Il bombardamento del Libano è parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Questa più ampia agenda militare è intimamente legata alla strategia sul petrolio e gli oleodotti. È sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. Nel contesto della guerra in Libano, Israele cerca il controllo territoriale delle litoraneo del Mediterraneo orientale. In questo contesto, l’oleodotto BTC, controllato dalla British Petroleum, ha cambiato drammaticamente la geopolitica del Mediterraneo orientale, che adesso è collegata, mediante un corridoio energetico, al bacino del Mar Caspio: “[L'oleodotto BTC] cambia considerevolmente lo status dei paesi della regione e cementa una nuova alleanza pro-occidente. Avendo collegato l’oleodotto al Mediterraneo, Washington ha praticamente creato un nuovo blocco con Azerbaijan, Georgia, Turchia e Israele“. (Komersant, Mosca, 14 luglio 2006) Israele fa ora parte dell’asse militare anglo-statunitense, che serve gli interessi dei giganti petroliferi occidentali in Medio Oriente e Asia Centrale. Mentre i rapporti ufficiali dichiarano che l’oleodotto BTC “porterà petrolio ai mercati occidentali“, quello che non viene riconosciuto è che parte del petrolio del Mar Caspio sarà direttamente incanalato verso Israele. A questo proposito, il progetto di oleodotto sottomarino israelo-turco è previsto che colleghi Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon e da lì, attraverso le pipeline principali d’Israele, al Mar Rosso.
L’obiettivo di Israele non è solo acquisire petrolio dal Mar Caspio per il proprio consumo interno, ma anche svolgere un ruolo chiave nella riesportazione del petrolio del Caspio verso i mercati asiatici, attraverso il porto di Eilat sul Mar Rosso. Le implicazioni strategiche di questo re-instradamento del petrolio dal Mar Caspio, sono di vasta portata. Così è previsto il collegamento dell’oleodotto BTC alla pipeline Trans-Israele Eilat-Ashkelon, anche noto come Tipline d’Israele, da Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon. Nell’aprile 2006, Israele e Turchia annunciarono piani per quattro oleodotti sottomarini che ignorano il territorio siriano e libanese. “La Turchia e Israele stanno negoziando la costruzione di un progetto multi-milionario per il trasporto di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio mediante degli oleodotti per Israele, con il petrolio da inviare da Israele verso l’Estremo Oriente. La nuova proposta israelo-turca in discussione, vedrebbe il trasferimento di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele mediante quattro oleodotti sottomarini”. JPost
Il petrolio di Baku può essere trasportato ad Ashkelon attraverso questo nuovo oleodotto, e da lì  all’India e all’Estremo Oriente. [Attraverso il Mar Rosso]. Ceyhan e il porto mediterraneo di Ashkelon sono situati a soli 400 km di distanza. Il petrolio può essere trasportato in città con petroliere o mediante una pipeline appositamente costruita sott’acqua. Da Ashkelon, il petrolio può essere pompato attraverso oleodotto già esistente verso il porto di Eilat sul Mar Rosso, e da lì può essere trasportato in India e in altri paesi asiatici, su navi petroliere”. (REGNUM)

Acqua per Israele
Parte di questo progetto è una condotta per l’acqua diretta a Israele, pompata dalle riserve del sistema fluviale a monte del Tigri e dell’Eufrate, in Anatolia. Questo è da tempo un obiettivo strategico di Israele a detrimento della Siria e dell’Iraq. L’agenda di Israele riguardo l’acqua è sostenuta dall’accordo di cooperazione militare tra Tel Aviv e Ankara.

Il reindirizzo strategico del petrolio dell’Asia centrale
Il reindirizzo del petrolio dell’Asia centrale e del gas verso il Mediterraneo Orientale (sotto la protezione militare israeliana) per riesportarlo verso l’Asia, serve a minare il mercato dell’energia inter-asiatico, che si basa sullo sviluppo dei corridoi petroliferi che collegano l’Asia centrale e la Russia all’Asia del Sud, alla Cina e all’Estremo Oriente. In definitiva, questo progetto ha lo scopo di indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale e di escludere la Cina dalle risorse petrolifere dell’Asia centrale. È inoltre destinato a isolare l’Iran. Nel frattempo, Israele è emerso come nuovo e potente giocatore nel mercato globale dell’energia.

La presenza militare della Russia in Medio Oriente
Nel frattempo, Mosca ha risposto al progetto di USA-Israele-Turchia per militarizzare il litoraneo  del Mediterraneo Orientale con l’intenzione di stabilire una base navale russa nel porto siriano di Tartus: “Fonti del ministero della difesa ricordano che una base navale a Tartus permetterà alla Russia di consolidare le proprie posizioni in Medio Oriente e garantire la sicurezza della Siria. Mosca intende dispiegare un sistema di difesa aereo attorno alla base, per fornire copertura aerea alla stessa base e a una parte consistente del territorio siriano. (I sistemi S-300PMU-2 Favorit non saranno consegnati ai siriani, ma saranno gestiti da personale russo.)(Kommersant, 2 giugno 2006) Tartus è strategicamente situata a 30 km dal confine con il Libano. Inoltre, Mosca e Damasco hanno raggiunto un accordo per la modernizzazione delle difese aeree siriane così come un programma di sostegno alle forze terrestri, per la modernizzazione dei caccia MiG-29 e dei sottomarini. (Kommersant, 2 giugno 2006). Nel contesto di una escalation a un conflitto, questi sviluppi hanno implicazioni di vasta portata.

Guerra e oleodotti
Prima del bombardamento del Libano, Israele e Turchia avevano annunciato degli oleodotti sottomarini che evitavano la Siria e il Libano. Questi oleodotti sottomarini non violano apertamente la sovranità territoriale del Libano e della Siria. D’altra parte, lo sviluppo di corridoi terrestri alternativi (per il petrolio e l’acqua) attraverso il Libano e la Siria richiederebbe il controllo territoriale israelo-turco delle coste del Mediterraneo orientale di Libano e Siria. L’implementazione di un corridoio terrestre, in contrasto con il progetto di gasdotto sottomarino, richiede la militarizzazione del litoraneo del Mediterraneo orientale, che si estende dal porto di Ceyhan e, attraverso Siria e Libano, arriva al confine israelo-libanese. Non è forse questo uno degli obiettivi occulti della guerra in Libano? Aprire uno spazio che permetta ad Israele di controllare un vasto territorio che si estende dal confine libanese alla Turchia attraverso la Siria.
Vale la pena notare che l’Accademia militare degli Stati Uniti aveva previsto la formazione di un “Grande Libano” che si estenda lungo la costa tra Israele e la Turchia. In questo scenario, tutta la costa siriana sarà collegata ad un protettorato israelo-anglo-statunitense. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che l’offensiva israeliana contro il Libano “durerà molto tempo“. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno accelerato l’invio di armi a Israele. Vi sono obbiettivi strategici sottesi alla “Lunga Guerra”, collegati al petrolio e agli oleodotti. La campagna aerea contro il Libano è inestricabilmente legata agli obiettivi strategici israelo-statunitensi sul Medio Oriente, compresi Siria e Iran. Recentemente, la Segretaria di Stato Condoleeza Rice ha dichiarato che lo scopo principale della sua missione in Medio Oriente non è cercare un cessate il fuoco in Libano, ma piuttosto isolare la Siria e l’Iran. (Daily Telegraph, 22 luglio 2006). In questo particolare momento, il rifornimento di scorte a Israele di armi di distruzione di massa degli Stati Uniti, punta ad un’escalation della guerra sia entro che oltre i confini del Libano.

Michel Chossudovsky è l’autore del best seller internazionale “The Globalization of Poverty”, pubblicato in undici lingue. E’ Professore di Economia presso l’Università di Ottawa e Direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione.  È anche collaboratore dell’Enciclopedia Britannica. Il suo libro più recente è intitolato: La “guerra al terrorismo” dell’America, Global Research, 2005. Per ordinare il libro di Chossudovsky, clicca qui.

Per ulteriori informazioni sulla campagna contro l’oleodotto BTC

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Riflessioni sull’annuncio ufficiale della morte di Osama bin Laden

Thierry Meyssan* Voltairenet Beirut (Libano) 4 maggio 2011

L’annuncio ufficiale della morte di Osama bin Laden dà origine a ogni tipo di controversia. Concentra l’attenzione sui dettagli del racconto, per nascondere meglio le decisioni strategiche di Washington. Per Thierry Meyssan, l’annuncio si era reso necessario dopo che gli uomini di bin Laden erano stati incorporati nelle operazioni NATO in Libia e in quelle della CIA in Siria. Solo la scomparsa del loro ex leader virtuale, consente di restituirgli l’etichetta di “combattenti per la libertà” di cui godevano nell’epoca sovietica.
 
Per annunciare la morte ufficiale di Osama bin Laden, “Time Magazine” riprende il concetto della sua copertina annunciante la morte di Adolf Hitler: la faccia sbarrata in rosso (numero del 7 maggio 1945). Lo stesso concetto è stato utilizzato per la morte di Saddam Hussein (edizione del 21 aprile 2003) e quella di Abu Musab al-Zarkaoui (edizione del 19 giugno 2006). Nella narrazione del mito, Barack Obama ha annunciato la morte del nemico pubblico il 1° maggio, come anche il suo predecessore aveva annunciato quella di Adolf Hitler il 1° maggio. Il presidente Barack Obama ha solennemente annunciato la morte di Osama bin Laden, il 1° maggio 2011. Prima di analizzare il significato simbolico di questo annuncio, dobbiamo tornare alla realtà.

Preambolo
Nel 2001, Osama bin Laden era gravemente malato ai reni e sotto dialisi. Doveva curarsi in ospedale almeno ogni due giorni. Nell’estate del 2001 fu accolto nell’ospedale americano di Dubai (UAE). All’inizio di settembre 2001 fu trasferito in un ospedale militare a Rawalpindi (Pakistan). Pochi giorni dopo gli attacchi, aveva rilasciato un’intervista in un luogo segreto, a un giornalista di Al-Jazeera. Nel dicembre 2001, la sua famiglia aveva annunciato la sua morte e i suoi amici avevano assistitto al suo funerale [1].
Tuttavia, l’US Department of Defense ritenne che tale notizia fosse un inganno per consentirgli di sfuggire alla giustizia degli Stati Uniti. Eppure, dal 2001 al 2011, nessun testimone credibile ha incontrato Osama bin Laden [2].
Durante questo periodo, videocassette e audiocassette attribuite ad Osama bin Laden vennero rilasciate, sia dal Dipartimento della Difesa, sia dai media (in particolare Al-Jazeera), sia dai servizi segreti privati (IntelCenter, SITE Intelligence Group). La maggior parte di queste registrazioni sono state autenticate dalla CIA come una metodologia non specificata [3]. Tuttavia tutte queste registrazioni furono invalidate dalla comunità di esperti d’intelligenza artificiale, tra cui il Dalle Molle Institute, che è il riferimento mondiale in materia di assistenza forense [4].
In altre parole, Osama bin Laden è davvero morto nel dicembre 2001. Ciò di cui si parla oggi, è un mito.

L’annuncio della morte di Osama bin Laden
L’annuncio di Barack Obama non ha fornito dettagli sull’operazione. “Oggi, sotto la mia guida, gli Stati Uniti hanno lanciato una operazione mirata contro il complesso di Abbottabad, Pakistan. Un piccolo gruppo di americani ha condotto questa operazione con coraggio e abilità straordinari. Nessun americano è rimasto ferito. Sono stati attenti ad evitare che non vi fossero vittime civili.  Dopo uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama bin Laden e recuperato il suo corpo” [5]. Il messaggio del presidente è triplice:
In primo luogo, “In notti come questa, possiamo dire alle famiglie che hanno perso i propri cari a causa del terrorismo di Al-Qaeda: Giustizia è fatta“: vale a dire il caso è chiuso, non ci sarà mai un processo, che avrebbe potuto stabilire la verità sugli attentati attribuiti a Osama bin Laden, compresi quelli dell’11 settembre 2001.
In secondo luogo, gli Stati Uniti potranno compiere simili esecuzioni extra-giudiziarie, non perché sono i più forti, ma perché sono stati scelti da Dio per applicare la sua giustizia: “Ricordiamoci che siamo in grado di realizzare queste cose, non solo per ragioni di ricchezza o potere, ma per quello che siamo: una nazione benedetta da Dio, indivisibile e dedica alla libertà e alla giustizia per tutti” (traduzione ufficiale).
In terzo luogo, tutti i governi del mondo, e in primo luogo quelli degli Stati musulmani, sono chiamati ad applaudire questa esecuzione extra-giudiziaria, che segna il trionfo dell’impero del bene sull’incarnazione del male: “La sua fine dovrebbe essere salutata da tutti coloro che credono nella pace e dignità“.

Le reazioni all’annuncio
Su Fox News, Geraldo Riveira esclamava: “Bin Laden è morto! Confermato!  Confermato! Bin Laden è morto (…) Che bella giornata! Che gran giorno per tutti! Questa è la notte più bella della mia carriera! (…) Il bastardo è morto! Il selvaggio che ci ha così tanto ferito. Ed è un vero onore, una benedizione per me essere in questo studio in questo momento“. La folla poi è scesa in strada per festeggiare con grida di “USA! USA!“.
Da parte loro, quasi tutti i capi di Stato e di governo hanno giurato fedeltà al sovrano, come è stato loro richiesto. Nessuno ha espresso riserve in merito a ciò che viene presentato come un esecuzione extragiudiziale. svolta in un paese straniero, in violazione della sua sovranità.
Parlando alla televisione, David Cameron ha dichiarato: “Mi congratulo con le forze statunitensi che hanno condotto questa azione. Vorrei ringraziare il presidente Obama per averlo ordinato” [6].
Benjamin Netanyahu ha anche detto in televisione: “Questo è un giorno storico per gli Stati Uniti d’America e tutti i paesi coinvolti nella battaglia contro il terrorismo. Mi congratulo con il presidente Obama e il popolo americano. Mi congratulo con i soldati dell’America e i suoi servizi segreti, per un risultato davvero notevole. Ci sono voluti dieci anni nel dare la caccia a Osama bin Laden. Ci sono voluti dieci anni per dare giustizia alle sue vittime. Ma la battaglia contro il terrorismo è lunga, implacabile e risoluta. Questo è un giorno di vittoria – una vittoria per la giustizia, per la libertà e la nostra comune civiltà.” [7]
Nicolas Sarkozy ha emesso un comunicato stampa: “L’annuncio del presidente Obama della morte di Osama bin Laden, a seguito di una notevole operazione di commando americani in Pakistan, è un evento importante nella lotta globale contro il terrorismo. La Francia saluta la tenacia degli Stati Uniti che l’hanno cercato per 10 anni. Il responsabile principale degli attacchi dell’11 settembre 2001, Osama bin Laden è stato il fautore di una ideologia di odio e il leader di un’organizzazione terroristica che ha causato migliaia di vittime in tutto il mondo, anche nei paesi musulmani. Per queste vittime, la giustizia è fatta.  Questa mattina, la Francia pensa a loro e alle loro famiglie“.
Berlino ha pubblicato una dichiarazione: “Con l’azione di commando contro Osama bin Laden e la sua esecuzione, l’esercito degli Stati Uniti ha inferto un colpo decisivo ad al-Qaeda, coronata dal successo. La Cancelliera Angela Merkel ha espresso il sua sollievo ad Obama all’annuncio della notizia. La scorsa notte, le forze di pace hanno ottenuto una vittoria.” [8]
Ecc.

Perché smettere di far vivere Osama bin Laden?
La principale questione politica è sapere perché gli Stati Uniti hanno deciso di smettere di far vivere il mitico personaggio che avevano creato, -essendo l’uomo morto da un decennio?
Solo perché i combattenti di bin Laden sono mobilitati da diversi mesi in operazioni in cui non sono più visti come nemici degli Stati Uniti, ma come loro alleati. Non c’era altro modo per giustificare questa inversione che l’eliminazione virtuale del loro comandante.
Senza dubbio, nei prossimi mesi, i canali televisivi internazionali spiegheranno che i jihadisti, che una volta hanno combattuto al fianco della CIA in Afghanistan, Bosnia e Cecenia contro i sovietici e i russi, sono invischiati nel terrorismo internazionale, e che che i loro occhi sono stati aperti dalla morte di bin Laden, e possono continuare serenamente la loro lotta accanto all'”America” in Libia, Siria, Yemen e Bahrain.
E non sarà più necessario  spiegare i retroscena a persone un po’ primitive come il coraggioso generale Carter Ham. Ricordiamo lo sgomento del comandante in capo dell’US AFRICOM, ai primi giorni dell’operazione “Dawn of the Odyssey“: si era rifiutato di fornire armi ai ribelli libici perché molti di loro erano membri di al-Qaida di ritorno dall’Iraq. La sua autorità venne immediatamente trasferita alla NATO, abituata a gestire operazioni segrete comprendenti i combattenti di bin Laden.
Nella controrivoluzione in corso in Medio Oriente, gli Stati Uniti e Israele giocano ancora la carta di tutti gli altri imperi prima di loro: appoggiarsi al fondamentalismo religioso per sopprimere il nazionalismo. L’unica novità del dispositivo è che vogliono  utilizzare sia i combattenti wahhabiti di Bin Laden come braccio armato e i takfiristi reclutati tra i Fratelli Musulmani, come vetrina politica. Questa fusione sarà complessa, soprattutto per poter includere il ramo palestinese dei Fratelli musulmani, Hamas, che per il momento non intende da questo orecchio. Hanno affidato la guida di questo nuovo movimento al “consulente religioso” di Al-Jazeera, lo sceicco Youssef al-Qaradawi, che ogni giorno fa appello in tv per rovesciare Muammar Gheddafi e Bashar el-Assad.
In questa prospettiva, hanno organizzato il ritorno di Al-Qaradawi nella sua patria. Durante le manifestazioni per la vittoria, il 18 febbraio scorso, hanno vietato il podio di agli eroi di Tahrir Square e gli hanno permesso di parlare a loro posto, davanti a una folla di quasi 2 milioni di persone. Il predicatore ha quindi avuto il grande piacere di dirottare la rivoluzione egiziana, per distanziarla dal nazionalismo di Nasser e dall’anti-sionismo di Khomeini. Sotto la sua influenza, gli egiziani hanno rinunciato ad eleggere un’assemblea costituente e invece hanno modificato la legge fondamentale per dichiarare l’Islam religione di Stato.

Riorganizzazione a Washington
Una volta i compagni di bin Laden erano i “combattenti per la libertà“. Fu quando la Heritage Foundation organizzava raccolte di fondi per sostenere la jihad del miliardario anti-comunista, all’epoca del Rambo hollywoodiano che aiutava al-Qaida a sconfiggere l’Armata Rossa.
Oggi, sono di nuovo i “combattenti per la libertà“, quando indicano alla NATO gli obiettivi da bombardare sul suolo libico, o quando sparando indiscriminatamente sulla folla e la polizia, in Siria.
Per coordinare il loro lavoro e quello delle forze USA, dei cambiamenti di fondo si sono già avuti a Riyadh. Il clan Saidairis ha imposto il ritorno del principe Bandar e l’invio delle “Aquile di Nayef” per massacrare i manifestanti in Bahrain e radere al suolo le moschee sciite. Ma i cambiamenti di organigramma più importanti sono in corso a Washington.
Il generale David Petraeus, che comandava il CentCom e utilizzava le reti di Osama bin Laden per assassinare l’opposizione irachena, è stato nominato direttore della CIA. Bisogna  concludere che l’amministrazione Obama vuole ridurre il suo impegno militare a favore delle azioni segrete.
Leon Panetta, il direttore uscente della CIA, a sua volta diventa il segretario alla difesa, una posizione riservata agli ex membri della Commissione Baker-Hamilton, di cui faceva in realtà parte, assieme al suo amico Robert Gates. Sarà incaricato di limitare l’impegno militare sul terreno, ad eccezione di quelli delle forze speciali.
L’annuncio ufficiale, con quasi un decennio di ritardo, della morte di Osama Bin Laden, chiude un ciclo e ne apre uno nuovo. Il suo personaggio è stata la punta di diamante delle operazioni segrete contro l’influenza sovietica, e poi russa, prima di diventare il propagandista dello scontro di civiltà, l’11 settembre, e di essere usato per eliminare la resistenza in Iraq. Usurato, non era più riciclabile, mentre i suoi combattenti lo erano. Saranno ora assegnati per fare deviare la “Primavera araba” e per lottare contro l’Asse della Resistenza (Iran, Siria, Hezbollah, Hamas).

Thierry Meyssan Aanalista politico francese, fondatore e presidente del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Scrive articoli di politica estera sulla stampa araba e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture 2 , éd. JP Bertand (2007).

Note
[1] «Report: Bin Laden Already Dead», Fox News, 26 dicembre 2001. «The Death of bin Ladenism», Amir Taheri, The New York Times, 11 luglio 2002.
[2] «La CIA est sans nouvelles de Ben Laden depuis presque 9 ans», Réseau Voltaire, 29 giugno 2010.
[3] «Angelo Codevilla remet en question la version officielle du 11-Septembre»,  Alan Miller, Réseau Voltaire, 9 giugno 2009.
[4] «La falsification des prétendues vidéos d’Al-Qaida a été prouvée», Horizons et débats, 22 agosto 2007.
[5] «Déclaration sur la mort d’Oussama Ben Laden», Barack Obama, Réseau Voltaire, 1 maggio 2011.
[6] “I would like to congratulate the US forces who carried out this brave action. I would like to thank President Obama for ordering this action.”
[7] «This is an historic day for the United States of America and for all the countries engaged in the battle against terrorism. I want to congratulate President Obama and the American people. I want to congratulate America’s soldiers, and its intelligence personnel for a truly outstanding achievement. It took ten years to track Osama bin Laden down. It took ten years to bring a measure of justice to his victims. But the battle against terrorism is long and relentless and resolute. This is a day of victory – a victory for justice, for freedom and for our common civilization
[8] «Mit der Kommandoaktion gegen Osama bin Laden und seiner Tötung ist dem US-Militär ein entscheidender Schlag gegen Al Qaida gelungen. Bundeskanzlerin Angela Merkel hat US-Präsident Barack Obama ihre Erleichterung über diese Nachricht übermittelt (…) Heute Nacht haben die Kräfte des Friedens einen Erfolg errungen. Besiegt ist der internationale Terrorismus damit noch nicht. Wir alle werden wachsam bleiben müssen.»

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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