El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Donetsk e Lugansk, implode l’Ucraina

Aleksandr Bojtsov Strategic Culture Foundation 10/04/2014

Bkc4vnXCcAA0KeWDal 6-7 aprile la situazione nelle zone sud-orientali dell’Ucraina evolve con velocità sorprendente. I manifestanti di Kharkov, Donetsk e Lugansk si sono riuniti per “protestare nel giorno del riposo”.  Ma questa volta non è andata come normalmente avviene prima che inizi un’altra settimana di lavoro. I manifestanti hanno continuato l’azione. A Kharkov, la prima capitale dell’Ucraina, hanno respinto l’attacco dei militanti di Fazione Destra, facendoli strisciare attraverso il “corridoio della vergogna”. Poi i manifestanti hanno sequestrato la sede dell’amministrazione regionale fino al mattino, quando l’edificio fu riconquistato dalle forze di polizia inviate da Kiev. E’ stato molto più difficile a Lugansk, città dei discendenti dei cosacchi del Don. In questo caso, i manifestanti hanno preso d’assalto l’ufficio del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), entrando in possesso di armi e pronti a respingere gli attacchi. C’erano molti ex-militari tra i manifestanti che hanno saputo condurre azioni di combattimento… Negli importanti eventi svoltisi a Donetsk, numerosi edifici amministrativi sono stati occupati, creando la “repubblica popolare” sovrana ed indipendente da Kiev, e proclamando il referendum sullo status della repubblica per l’11 maggio. I manifestanti hanno anche fatto appello a Mosca per inviare forze di pace nella regione. Marjupol, centro industriale e città portuale, è stata anche occupata da coloro che si oppongono al governo ad interim nella capitale.
Kiev non può ignorare gli eventi. Agendo da forze anfibie, i politici di Kiev sbarcavano a frotte nei centri amministrativi, tra cui Julija Timoshenko, che non detiene cariche ufficiali. Alla conferenza stampa all’aeroporto, ha detto che i manifestanti sono mercenari e agenti dei servizi di sicurezza russi. Secondo informazioni confidenziali provenienti da ambienti governativi a Kiev, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e Valentin Nalivajchenko, capo del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), insistono a che le proteste a Kharkov e Lugansk siano represse con la forza mentre vuote promesse devono minare il morale dei manifestanti di Donetsk.
Dal crollo dell’Unione Sovietica, la Crimea è vista come elemento speciale territoriale dai deboli  legami con la terraferma e pronta a “partire per la Russia” in qualsiasi momento. Il caso è molto diverso per le regioni filo-russe come il Donbass. La loro secessione sembrava sempre improbabile perché erano profondamente integrate con il resto del Paese. Una cosa è tagliare l’istmo di Perekop e il ponte Chongar, altra è chiudere le molte miglia di frontiera terrestre con le regioni limitrofe.  Tutte le regioni sud-orientali, che si oppongono a Kiev, hanno un potenziale industriale sviluppato;  tagliare i rapporti economici con le altre regioni del Paese rappresentava una grave minaccia per il benessere del popolo. Ciò ha scoraggiato i manifestanti dal compiere passi decisi volti alla separazione dal resto dell’Ucraina. Ma la decisione di Kiev di chiudere le miniere del Donbass lasciando oltre 70 mila persone senza lavoro, è stato il punto di svolta. Inoltre, le altre simili misure di austerità draconiane e le minacce a russi e russofoni espresse dai politici, hanno aggiunto benzina al fuoco. In realtà, Donetsk e Lugansk, città che erano politicamente passive, hanno fatto implodere la situazione nel sud-est dell’Ucraina. Non è un caso che gli Stati Uniti diano tanta attenzione agli eventi che possano fare da esempio avviando una reazione a catena fino alle regioni centrali e settentrionali come Kherson, Nikolaev, Odessa, Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Poltava, Sumy, Chernigov, Cherkassij, Kirovograd e la grande città di Kharkov.
Gli eventi a Donetsk e Lugansk possono innescare proteste su larga scala contro il regime neo-nazista a Kiev, e poi un effetto domino farà crollare l’intera struttura costruita dai golpisti giunti al potere con il colpo di Stato auspicato dagli Stati Uniti.

ukraine-peoples-choice-gubarev-speaks-about-the-donetsk-he-foreseesLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La menzogna libica

Dean Henderson 7 aprile 2014

G8: AL VIA ULTIMA GIORNATAIl golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
La nuova Repubblica della Libia adottò la bandiera verde, che simboleggia il ‘Libro Verde’ di Gheddafi, che scrisse per spiegare il modello economico unico dell’anarco-sindacalismo libico. E’ un libro molto premuroso di cui raccomando la lettura. Nel 1970 Gheddafi costrinse le forze statunitensi ed inglesi ad evacuare le loro basi militari. L’anno seguente nazionalizzò le proprietà della British Petroleum e costrinse le altre compagnie a versare allo Stato libico una quota molto più alta dei loro profitti. Inoltre nazionalizzò la banca centrale della Libia. La Libia era uno dei soli cinque Paesi al mondo la cui banca centrale non era controllata dalle otto famiglie del sindacato bancario guidato dai Rothschild. A causa della drastica uscita dall’usura coloniale, la Libia ebbe uno dei più alti standard di vita di tutta l’Africa. Il reddito medio pro-capite era di 14000 dollari all’anno. I lavoratori non solo avevano le proprietà delle fabbriche in cui lavoravano, ma decidevano cosa produrre. Le donne godevano di pari diritti. Mentre i media degli illuminati ritraggono lo Stato libico come altamente centralizzato e onnipotente, niente era più lontano dalla verità. L’idea dell’anarco-sindacalismo è che lo Stato alla fine sparisce. E fu così. Quando Gheddafi diceva che non aveva molto a che fare con la gestione quotidiana degli affari della nazione, intendeva ciò. Il popolo gestiva quegli affari e il potere era assai disperso. Gheddafi accusò la rivolta libica di essere opera di al-Qaida e delle nazioni occidentali. Si riferiva al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), affiliato ad al-Qaida, che a lungo operò dalle basi in Ciad tentando di rovesciare Gheddafi. Gli estremisti del NFS erano finanziati dall’Arabia Saudita ed erano guidati dai loro gestori di CIA/MI6/Mossad. I giornalisti occidentali ricevevano notizie fresche dai capi del NFS. Il Ciad fu a lungo il Paese nordafricano più importante nel sistema di produzione petrolifero della Exxon. Nel 1990, a seguito di un contro-colpo di Stato filo-libico contro il governo del Ciad che dava rifugio al NFS, gli Stati Uniti evacuarono in Kenya 350 elementi del NFS con il finanziamento saudita. Negli anni ’80 il pazzo Reagan bombardò la casa di Gheddafi uccidendo molti suoi parenti dopo che l’intelligence occidentale falsamente gli attribuì un attentato ad una discoteca tedesca.

La menzogna di Lockerbie
lockerbieIl volo Pan Am 103 del 21 dicembre 1988 fu fatto esplodere su Lockerbie, in Scozia. Quando il presidente Bush prestò giuramento il mese dopo, accusò dell’attentato terroristico due libici, Abdal Basat Ali al-Magrahi e Lamin Qalifa Fimah. Bush impose le sanzioni alla Libia. Il presidente Bill Clinton poi chiese il boicottaggio internazionale del petrolio libico. Nel 2000 i libici furono condannati da un tribunale scozzese istituito a L’Aia. Le prove erano inconsistenti. Numerose indagini indipendenti sull’incidente dipingono un quadro molto diverso. Interfor, una società d’intelligence aziendale di New York City, assunta dalla compagnia assicurativa della Pan Am, scoprì che una cellula della CIA a Francoforte, Germania, proteggeva un’operazione di contrabbando di eroina mediorientale, che usava il deposito di Francoforte della Pan Am come punto di trasbordo del suo traffico. Interfor individuò nel siriano Manzar al-Qasar il capo dell’operazione di contrabbando. Un’indagine della rivista Time giunse alla stessa identica conclusione. Andò oltre scoprendo che al-Qasar era anche parte di una cellula super-segreta della CIA dal nome in codice COREA. Un altro gruppo di agenti della CIA che lavorava per liberare i cinque ostaggi della CIA, detenuti dagli aguzzini dell’Hezbollah di William Buckley, scoprì che al-Qasar poté continuare il contrabbando di eroina, nonostante i vertici della CIA sapessero delle sue attività. Il team sugli ostaggi a Beirut aveva scritto e chiamato il quartier generale della CIA a Langley per denunciare la rete di al-Qasar. Non ebbe alcuna risposta. Così decisero di andare negli Stati Uniti e informare di persona i loro capi della CIA. Tutti e sei gli agenti erano sul Pan Am 103 quando fu fatto esplodere. Dopo un’ora dall’attentato, agenti della CIA indossanti le uniformi della Pan Am giunsero sul luogo dello schianto. Gli agenti rimossero una valigia che apparteneva a uno degli agenti morto insieme agli altri 269. La valigia molto probabilmente conteneva prove incriminanti sul coinvolgimento di al-Qasar e dell’unità COREA della CIA nella rete del narcotraffico siriana. Forse conteneva anche una videocassetta sulle confessioni del capo stazione della CIA a Beirut, William Buckley, ai suoi torturatori di Hezbollah, che avrebbe potuto ulteriormente svelare il coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in Medio Oriente.
L’ex-investigatore dell’US Air Force Gene Wheaton pensò che il colonnello Charles McKee e gli altri cinque agenti della CIA fossero gli obiettivi primari dell’attentato. Wheaton dichiarò: “Un paio di miei vecchi compagni del Pentagono ritengono che gli attentatori del Pan Am mirassero alla squadra di soccorso degli ostaggi di McKee“. Wheaton sospetta il coinvolgimento della CIA in un altro incidente aereo verificatosi poco dopo l’attentato della Pan Am. In quell’incidente, 248 soldati statunitensi di ritorno dal servizio in Europa rimasero uccisi quando un aereo da trasporto militare Arrow Air si schiantò nei pressi di Gander, Terranova. Wheaton ritiene che l’Arrow Air fosse una compagnia aerea della CIA e che l’incidente fosse collegato a un “accordo su operazioni segrete andate male” tra la CIA e la BCCI. Il giorno in cui Arrow Air si schiantò, due uomini in borghese arrivarono sul posto portandosi via una sacca da viaggio di 70 chili. Wheaton pensa che la borsa fosse zeppa di denaro che la BCCI aveva fornito alla CIA per un’operazione segreta. Pensa che la CIA avesse causato l’incidente per far sembrare che il denaro della BCCI fosse bruciato per poi arrivare sul posto e rubarlo, dopo averlo avvolto con materiale ignifugo. La CIA poté quindi andare dalla BCCI e riscuoterne altro. Poco dopo, le relazioni BCCI/CIA s’inasprirono. La CIA si preparò ad abbandonare la nave della BCCI che affondava e ad attaccare i poveri del Terzo Mondo con la chiusura della Bank of England dei Rothschild.
La Polizia Federale Tedesca (BKA) fece irruzione nella casa di un sospetto terrorista, due mesi prima l’attentato di Lockerbie. Trovò una bomba identica a quella utilizzata sul Volo 103. Tutti, tranne uno degli arrestati nel raid, furono misteriosamente rilasciati. Il giorno dell’attentato un agente di sorveglianza della BKA assegnato al controllo del bagaglio, notò un diverso tipo di valigia per la droga utilizzata dalla gente di al-Qasar. Informò i suoi superiori che trasmise le informazioni a un’unità della CIA di Francoforte. Al-Qasar contattò la stessa unità della CIA per farle sapere che McKee e gli altri cinque agenti stavano rientrando negli USA quel giorno. La risposta del gruppo della CIA di Francoforte al rapporto della BKA fu: “Non vi preoccupare. Non fermatelo. Lasciatelo perdere”. L’ambasciata degli Stati Uniti in Finlandia ricevette l’avvertimento di un possibile attentato aereo quel giorno. Si strinse nelle spalle, nonostante un altro avvertimento della FAA. Un’indagine di PBS Frontline scoprì la prova che la bomba era stata effettivamente piazzata sul Volo 103 quando si fermò a Heathrow, Londra. Una valigia appartenente all’agente della CIA Matthew Gannon, uno degli altri cinque della squadra del colonnello McKee, fu scambiata con una valigia a Heathrow. Frontline ritiene che la valigia di Gannon contenesse informazioni che collegavano la cellula COREA della CIA di Damasco con la narcorete di al-Qasar, così la valigia fu rubata e sostituita da una contenente la bomba. Secondo il settimanale tedesco Stern, un funzionario della sicurezza Pan Am a Francoforte fu sorpreso a retrodatare l’allerta che la FAA aveva emesso. La Pan Am fu multata per 600000 dollari dalla FAA dopo l’attentato. L’agenzia accusò il lassismo della sicurezza nelle operazioni di movimentazione dei bagagli della Pan Am. Secondo l’indagine d’Interfor queste operazioni con i bagagli furono più che inette. Furono seguite da al-Qasar. Nel giugno 2007 la polizia spagnola arrestò al-Qasar per traffico di armi. Pan Am ha vecchie relazioni con la CIA. Il suo consiglio consultivo internazionale è il “chi è” dei trafficanti di droga e armi dei Caraibi. Tra costoro Ronald Joseph Stark, il piduista collegato agli spacciatori di LSD della Brotherhood of Eternal Love; Sol Linowitz della Carl Lindner United Brands; il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance della Gulf & Western Corporation, controllata dalla Lindner, e Walter Sterling Surrey, agente dell’OSS in Cina che contribuì a lanciare la Cartaya World Finance Corporation di Guillermo Hernandez.
Stati Uniti e Gran Bretagna si impegnarono ad insabbiare i fatti. L’editorialista Jack Anderson registrò una conversazione telefonica tra il presidente Bush Sr. e il primo ministro inglese Margaret Thatcher, dopo l’attentato entrambi decisero che l’indagine doveva essere limitata, per non danneggiare l’intelligence delle due nazioni. Paul Hudson, avvocato di Albany, NY, che dirige il gruppo “Famiglie di Pan Am 103/Lockerbie“, perse la figlia 16enne nello schianto. “Sembra che il governo sappia i fatti e li copra, o non conosce tutti i fatti e non vuole sapere“, spiega Hudson.  Nell’aprile 1990, l’omologo inglese del gruppo “familiari inglesi del Volo 103″ inviò lettere aspre a Bush e Thatcher, citando “resoconti pubblici interamente credibili…avete deciso di minimizzare deliberatamente le prove e ridurre le indagini fino a liquidare il caso come storia vecchia“. Abdel Basat Ali al-Magrahi, uno dei libici capro espiatorio dell’attentato, fece appello nel febbraio 2002. L’argomento centrale dell’avvocato era la nuova prova secondo cui il reparto bagagli di Heathrow, a Londra, era stato violato la notte prima dell’attentato. Nel 2010 i libici furono improvvisamente liberati. Alcune voci insistettero che il loro rilascio fosse parte di un accordo petrolifero della BP con la Libia. Gheddafi fece altre aperture verso l’occidente, ma fu tutto inutile. Quando hai a che fare con i dei pazzi veri, come lo sono senza dubbio i banchieri illuminati, le concessioni sono raramente efficaci. Il popolo libico ha perso la bandiera verde che simboleggiava la fuga rivoluzionaria dalla trappola dei bankster, tornando a vivere sotto colonialismo, feudalesimo e monarchia.

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo gratuitamente su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: verso la repubblica nazi-atlantista del Banderastan

Alessandro Lattanzio 8/4/2014

Non credo che alla Russia importi se un’Ucraina sfasciata si unisce alla NATO, chiamandosi “Repubblica Nazista del Banderastan”. La Russia ci guadagnerà se si riprende di nuovo tutto ciò che ha ceduto dagli anni ’20, annettendosi uno Stato con metà popolazione e l’80% dell’industria del Banderastan. Nel frattempo, l’UE avrà preso a bordo il caso disperato di un’economia gestita da gente che farà fare all’ungherese Jobbik la figura del liberaldemocratico. La NATO avrà acquisito carne da cannone e un fronte con una Russia risorgente; ma anche uno Stato fallito che la Russia conosce bene e può gestire, parlando d’intelligence, a volontà. Ci vorrà del tempo alla CIA per fornire parrucche e corsi di lingua ucraina ai suoi agenti, ne sono sicuro”.

3349151Migliaia di persone sventolando bandiere russe sono scese nelle piazze delle città dell’Ucraina orientale di Donetsk, Lugansk, e Kharkov occupando gli uffici governativi. Il 6 aprile, oltre 2000 manifestanti russofoni occupavano i locali del governo provinciale della città di Donetsk, nell’oriente dell’Ucraina. I manifestanti issarono la bandiera russa sul palazzo governativo e inalberavano cartelli con gli slogan “Donetsk, città russa”, “referendum sull’indipendenza e l’unificazione con la Russia”, “I Berkut hanno salvato l’Ucraina”, “Svegliati, popolo ucraino”, “Che sia un’unione dei popoli fratelli” e “fuori la NATO”. La milizia popolare occupava anche l’edificio del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. A Lugansk venivano occupate la filiale della Banca Nazionale e l’edificio della Direzione Provinciale del Servizio di Sicurezza. La milizia popolare chiede all’amministrazione regionale di Lugansk di “non riconoscere il governo a Kiev” e di “assumere il controllo politico della regione“. Le persone radunatesi a Piazza Lenin, a Donetsk, presentarono una petizione in favore degli agenti di Berkut, falsamente accusati di aver sparato ai rivoltosi di Majdan. I manifestanti chiedono che la “giunta illegale a Kiev” ponga fine a repressioni e persecuzioni politiche e non molesti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, perseguendo l’esempio della Crimea. I manifestanti chiedono ai funzionari una sessione speciale sul referendum, altrimenti organizzeranno l’iniziativa per risolvere la questione. I manifestanti non riconoscono le cosiddette autorità a Kiev e chiedono anche la liberazione del ‘governatore popolare’ Aleksandr Kharitonov, incarcerato da metà marzo, e di altri 15 attivisti filo-russi. Così sei attivisti anti-Majdan furono rilasciati. A Kharkov 10000 manifestanti russofoni si sono scontrati con elementi neonazisti e circa 1500 attivisti pro-russi occupavano la sede dell’amministrazione regionale di Kharkov. Gli organizzatori delle proteste invitarono i partecipanti “a sostenere Donetsk e Lugansk, dove sono stati occupati edifici governativi“. Il 7 aprile, nella sessione del Consiglio del popolo del Donbass, a Donetsk, veniva dichiarata l’autonomia da Kiev proclamando la Repubblica Popolare di Donetsk. Polizia e servizi di sicurezza ucraini non interferivano nonostante le minacce dei golpisti a Kiev. Il Consiglio si proclamava unico organo legittimato della regione fino al referendum generale da tenersi non oltre l’11 maggio. “La Repubblica Popolare del Donetsk costruirà le sue relazioni in linea con il diritto internazionale e sulla base dell’uguaglianza e dei vantaggi reciproci. Il territorio della repubblica rientra nei confini amministrativi riconosciuti della regione di Donetsk ed è indivisibile e inviolabile. Questa decisione entrerà in vigore dopo il referendum“. Inoltre il Consiglio di Donetsk s’è indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, chiedendo l’invio di una forza di pace nella regione. “Senza il vostro sostegno sarà difficile resistere alla giunta di Kiev. Lo chiediamo al Presidente Putin perché possiamo affidare la nostra sicurezza solo alla Russia“. Una manifestazione contro la repressione politica in Ucraina si svolgeva anche nella città meridionale di Odessa.
Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha minacciato misure antiterrorismo contro coloro che si ribellano alle ‘autorità’ di Kiev, “Quello che è successo ieri è la seconda fase dell’operazione speciale della Federazione russa contro l’Ucraina” perciò un “comando anti-crisi è stato istituito ieri sera. Abbiamo intensificato le misure di sicurezza al confine orientale del Paese, considerando la passività delle forze dell’ordine locali, che saranno rafforzate con personale di altre regioni”. A sua volta il ‘ministro’ degli Esteri ad interim ucraino Andrej Deshitsa annunciava che il governo golpista a Kiev prenderà misure “molto dure” contro i manifestanti russofoni. Quindi i golpisti a Kiev pianificano un’”operazione di pulizia” in Ucraina orientale, mentre Turchinov ha cancellato la visita alla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’Unione europea in Lituania. Il ‘ministro’ degli interni ucraino, il golpista Arsen Avakov, conferma che “Queste unità speciali sono pronte a risolvere compiti immediati senza prestare attenzione alle peculiarità locali. Invito tutte le teste calde ad astenersi da critiche e panico ed aiutare la polizia a prendere la situazione sotto controllo“. Le ‘autorità’ a Kiev hanno già aperto più di 20 procedimenti penali contro i manifestanti anti-Majdan. Agenti della sicurezza in Crimea avevano sventato un attacco presso la città di Saki, la notte del 6 aprile. Un gruppo di 10 individui aveva attaccato un checkpoint e occupato un edificio nelle sue vicinanze. Quando la polizia è arrivata sul posto fu aggredita da cinque soggetti che cercarono di rubare le armi degli agenti. “Durante lo scontro uno degli aggressori è stato arrestato e un altro è morto, gli altri tre sono fuggiti. Dopo essere stato ferito, un militare s’è difeso uccidendo un ufficiale dell’esercito ucraino, Stanislav Karachevskij“.
Intanto il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Daniel B. Baer, ha dichiarato che qualsiasi referendum in Ucraina sarà considerato illegale da Washington. Il ministero degli Esteri russo invece esorta Kiev a bloccare i preparativi volti ad istigare la guerra civile. L’Ucraina starebbe inviando unità speciali della polizia nelle regioni del sud-est, nel tentativo di contrastare le proteste antigovernative. “Secondo le nostre informazioni, unità delle truppe interne e della guardia nazionale, nonché militanti armati della formazione illegale ‘Fazione Destra’, si avviano verso il sud-est dell’Ucraina e la città di Donetsk“, ha detto il ministero. “Siamo particolarmente preoccupati dal coinvolgimento dei 150 mercenari statunitensi della società privata Greystone Ltd., vestiti con l’uniforme delle unità speciali della polizia ucraina Sokol. Gli organizzatori di tale istigazione hanno una gravissima responsabilità minacciando diritti, libertà e vita dei cittadini ucraini, così come la stabilità dell’Ucraina“. Secondo Lavrov i golpisti di Kiev non sono “In grado di stabilizzare la situazione in Ucraina se ignorano gli interessi delle regioni meridionali e orientali. Il rifiuto del dialogo indica che se non si prendono cura dei loro diritti, nessuno si curerà di loro“.
Il direttore dell’FSB russo Aleksandr Bortnikov ha riferito che il capo di al-Qaida nel Caucaso, Doku Umarov, è stato neutralizzato con un’operazione militare chirurgica nel primo trimestre del 2014, mentre centinaia di terroristi sono stati arrestati. I servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014, eliminando 13 capi islamisti e 65 terroristi, arrestandone altri 240. Già a gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, annunciò che Umarov era stato ucciso. Alla fine di dicembre 2013, un braccio destro di Doku Umarov, Islam Atev, era stato eliminato durante uno scontro a fuoco con la polizia russa nella regione di Khasavjurt, nel Daghestan. L’emirato del Caucaso guidato da Umarov, e altri gruppi terroristici islamici nel Caucaso, vengono finanziati dall’Arabia Saudita ed operano in collegamento con le intelligence occidentali e degli Stati Uniti. La conferma dell’eliminazione di Doku Umarov arriva un mese dopo che il capo di Fazione Destra ucraina, Dmitrij Jarosh, ricercato per terrorismo dalla Russia e dall’Interpol, e collaboratore di Umarov nella guerra in Cecenia, aveva istigato al-Qaida a sostenere il movimento Euro-Majdan a Kiev compiendo attentati in Russia. 10153065Fonti:
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Nsnbc
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RTL
TeleSurTV
Voice of Russia

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