MH370 è stato abbattuto?

Aanirfan

MH370 planeGli scienziati sono scettici sui dati della società satellitare Inmarsat sullo scomparso volo malese MH370.
Gli scienziati dubitano della qualità dei dati rilasciati dalla società satellitare inglese Inmarsat  utilizzati per determinare dove il volo della Malaysia Airlines MH370 si sarebbe schiantato nell’Oceano Indiano. Hanno detto che le informazioni sono insufficienti per tracciarne la rotta“.

ADF assistance to Malaysia Airlines MH370.Il capo della Emirates chiede perché nessun caccia abbia intercettato il volo scomparso MH370.
Il capo della Emirates Tim Clark si chiede perché i caccia non intercettarono il volo Malaysia Airlines 370 quando andò fuori rotta. Clark ha detto a The Australian Financial Review che l’aereo sarebbe stato intercettato da velivoli militari se avesse volato fuori rotta, negli altri Paesi. ‘Se volando da Londra a Oslo spariste sul Mare del Nord, virando ad ovest sull’Irlanda, in due minuti avreste Tornado, Eurofighter intorno a voi,’ ha detto.”

article-2579955-1C3EA19400000578-177_634x419MH370 sarebbe stato abbattuto al largo della costa del Vietnam durante un’esercitazione militare congiunta USA-Thailandia. Il volo scomparso Malaysia Airlines MH370 è stato ‘abbattuto’. Mike McKay lavorava sulla piattaforma petrolifera Songa Mercur al largo delle coste del Vietnam. Dice che l’8 marzo 2014 vide ciò che pensa fosse l”MH370 in fiamme’. (Stuff) (DailyMail)
Mike Mckay inviò una e-mail sul suo avvistamento ai suoi dirigenti. L’email è trapelata ai media. L’indirizzo email fu inondato da domande. ‘Divenne tutto insopportabile e fui mandato via dalla piattaforma e mai più richiamato’, ha detto a Sunday Star Times della Nuova Zelanda. Nella sua email, McKay descrive la sua posizione sulla piattaforma petrolifera, la posizione dell’aeromobile in relazione alla piattaforma, la distanza approssimativa dell’aereo dall’impianto di perforazione, la corrente sulla superficie dell’acqua e la direzione del vento. Dopo aver letto l’e-mail, le autorità vietnamite iniziarono una ricerca nel Mar Cinese meridionale. Questa ricerca fu sospesa quando la caccia all’MH370 passò nel Mare delle Andamane e poi nella parte meridionale dell’Oceano Indiano. Da allora, dice, le squadre di ricerca malesi e australiani non lo contattarono più.

ZnfMwJPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno del golpismo della CIA nel mondo

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/02/2014

1236548La maggiore raccolta di entusiasti dello status quo si troverebbe presso la sede della CIA a Langley, in Virginia. Mentre le nazioni di tutto il mondo cercano di prendere le distanze dalla presa finanziaria, militare e politica di Washington, la CIA riprende il suo vecchio manuale su come trattare i governi ribelli. Dopo aver fomentato una ribellione politica in Ucraina contro il governo democraticamente eletto del Presidente Viktor Janukovich, l’apparato della propaganda di Washington, incentrato su National Endowment for Democracy (NED), Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e Open Society Institute (OSI) di George Soros, punta sul Venezuela. Il Venezuela ha scovato tre funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas incontrarsi con i manifestanti dell’opposizione, contribuendo a pianificare le rivolte antigovernative nel Paese. I tre “funzionari consolari” degli Stati Uniti, Breann Marie McCusker, Jeffrey Gordon Elsen e Kristopher Lee Clark, hanno avuto l’ordine d’espulsione dal governo venezuelano. Lo scorso ottobre, il Venezuela espulse altri tre diplomatici statunitensi, i chargé d’affaires Kelly Keiderling, David Moo e Elizabeth Hoffman, per il loro coinvolgimento nel fomentare disordini interni. I sei cosiddetti diplomatici erano coinvolti in attività associate a “coperture ufficiali” di agenti della CIA. Proprio come è avvenuto con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, e la visita  dell’assistente del segretario di Stato per gli affari europei, Victoria Nuland, poi sboccata nella riunione con i leader dell’opposizione ucraina per pianificare le proteste antigovernative, i diplomatici statunitensi a Caracas sono accusati d’incontrarsi con l’opposizione fedele a Leopoldo Lopez, l’agente di Harvard addestrato a servire gli interessi corporativi degli Stati Uniti. Il governo venezuelano ha accusato Lopez, come l’altro leader dell’opposizione venezuelana, Henrique Capriles Radonski, di ricevere finanziamenti segreti dalla CIA attraverso organizzazioni come  NED e USAID, per pianificare le proteste e lanciare il sabotaggio economico del Venezuela.  Legami furono stabiliti tra il partito Volontà Popolare di Lopez e le organizzazioni di facciata del narco-terrorista e filo-israeliano ex-presidente di destra colombiano Alvaro Uribe. Denaro evidentemente di CIA e narco-terroristi è stato fornito al partito di Lopez dalle facciate del fantoccio di Soros Uribe, come il Centro per il pensiero, la fondazione Colombia soprattutto e la Fondazione internazionalismo democratico, nei mesi precedenti l’esplosione delle violenze in Venezuela.
L’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, come nel caso delle sue controparti a Kiev e Mosca, è il centro operativo virtuale della pianificazione delle proteste dell’opposizione finanziata dagli USA in Venezuela. L’unica cosa che i leader dell’opposizione ucraina Arsenij Jatsenjuk, Vitalij Klishko e Oleg Tjagnybok, dell’opposizione russa di Aleksej Navalnij e Garry Kasparov, e i leader dell’opposizione venezuelana Lopez, Capriles, e Maria Corina Machado hanno in comune è il pass gratuito per accedere alle rispettive ambasciate degli Stati Uniti nelle loro capitali, in qualsiasi momento e a loro piacimento, potendosi portare via tutti i soldi che vogliono. Ciò che unisce le campagne di destabilizzazione della CIA in Ucraina e Venezuela è l’uso dei fascisti locali per rinforzare le forze antigovernative… In Venezuela, i sostenitori reazionari degli ultimi regimi oligarchici fascisti sono alleati disponibili degli Stati Uniti, mentre in Ucraina fascisti come Tjagnybok rappresentano il continuo collegamento di Stati Uniti e Israele con l’opposizione ucraina. Un rapporto della CIA, declassificato, del 4 aprile 1973 afferma che, anche durante il periodo della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina, i leader del Partito comunista chiesero “vigilanza contro il nazionalismo ucraino e il sionismo”, minacce gemelle in Ucraina all’epoca. Oggi, non è cambiato molto nell’orientamento e nella natura dell’opposizione ucraina. Mentre puntellano i leader dell’opposizione del Venezuela con i dollari, gli Stati Uniti e loro banchieri hanno attaccato senza pietà la moneta e l’economia venezuelane usando i media aziendali per diffondere falsità su carenze di beni primari in Venezuela, come carta igienica, sale e zucchero. Questo è un vecchio trucco della CIA, a lungo utilizzato contro il governo di Cuba e di altre nazioni che si oppongono all’imperialismo USA. La stessa tattica intimidatoria della scarsità dilagante di merci viene utilizzata dalla CIA per indebolire il governo del primo ministro thailandese, supportato dalle camicie rosse, Yingluck Shinawatra, usando voci alimentate dagli USA su penuria di riso tailandese nel Paese perché il regime lo venderebbe alla Cina. La campagna della CIA contro Yingluck ha comportato accuse contro il Premier da parte della tipica “società civile” artificiale di Soros, la Commissione Nazionale Contro la Corruzione, ideata dai monarchici delle camice gialle e da falsi “riformisti” costituzionali come l’ottuagenario Amorn Chantarasomboon.
Proprio come nel fallito colpo di Stato della CIA contro il Presidente Hugo Chavez nell’aprile 2002, la CIA e i suoi notabili locali hanno lanciato attacchi propagandistici contro la PDVSA, la compagnia petrolifera venezuelana statale che possiede la CITGO negli Stati Uniti. Gli organi della propaganda della CIA  diffondono la litania che la PDVSA sia corrotta e moribonda e che il Venezuela sia costretto ad importare benzina dagli Stati Uniti. La storia è palesemente falsa, ma i media aziendali, inclusi quelli gestiti o influenzati dalla rete dei propagandisti globali di Soros, riprendono volentieri tali falsità come dati di fatto. I media corporativi, specialmente The Miami Herald, che punta tanto ai capricci e alle fantasie degli oligarchi del Venezuela in esilio nel sud della Florida, quanto alla destra cubana e ai sionisti del suo prescelto pubblico di lettori, ha anche falsamente affermato che il Venezuela subisce una massiccia ondata di criminalità, perché il governo del Presidente Nicolas Maduro non può garantire la sicurezza della popolazione. Anche questo è un vecchio trucco della CIA utilizzato per minare la stabilità politica dei governi nel mondo, come Iraq, Pakistan e Afghanistan, aiutando i terroristi interni e le organizzazioni criminali nel compiere attacchi contro la popolazione civile. La CIA ha usato lo stesso piano per fomentare il sabotaggio economico contro il governo del presidente socialista cileno Salvador Allende. In Venezuela, la CIA attacca l’industria petrolifera. In Cile, la CIA ha usato l’industria del rame per attuare il sabotaggio contro l’economia cilena prima di lanciare il sanguinoso colpo di Stato dell’11 settembre 1973 che vide l’assassinio di Allende e il successivo massacro dei suoi sostenitori politici da parte degli squadroni della morte addestrati dagli USA. Altre nazioni dell’America Latina prendono atto dell’aggressione occulta degli USA contro il Venezuela. Gli Stati Uniti hanno formalmente sospeso gli aiuti economici alla Bolivia dopo che il suo governo ha espulso l’USAID per aver fomentato la ribellione in quel Paese. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha formalmente annunciato che la sua nazione si ritira dal trattato Inter-Americano di Assistenza Reciproca, un congegno del Pentagono che ha permesso agli Stati Uniti d’imporre le sue forze militari nelle nazioni latinoamericane. Ma la CIA vede la situazione degli Stati Uniti in America Latina, reversibile. Rovesciando il governo del Venezuela con una cricca di destra spera di invertire la tendenza a sinistra negli altri Paesi. Il 29 dicembre 1975 il memorandum della CIA “L’America Latina modifica le relazioni estere”, ebbe la speranza che il sanguinoso colpo di Stato contro Allende nel 1973 avrebbe dato dei benefici agli USA. La CIA vide la scomparsa di Allende come ostacolo al “terzomondismo” e alla “demagogia” del presidente messicano Luis Echeverria e al sostegno delle politiche petrolifere dell’Organizzazione per Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) di Ecuador e Venezuela. La CIA sbagliò come al solito le sue valutazioni sull’America Latina. Non solo Messico, Ecuador e Venezuela resistettero alle pressioni statunitensi (gli ultimi due puniti con l’esclusione dalla riduzione delle tariffe nell’ambito dell’US Reform Trade Act del 1974), ma il governo fascista del Cile sfidò gli USA votando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione che equiparava il sionismo con il razzismo.
La sottile incombente pressione della CIA contro l’America Latina a metà degli anni ’70 non funzionò, e la CIA ricorse a metodi comprovati per mettere a tacere i suoi oppositori latinoamericani. Gli assassini via aerea del leader panamense Omar Torrijos e del presidente ecuadoriano Jaime Roldos, noti per le loro politiche anti-statunitensi, dimostrarono al mondo che gli USA ricorrono volentieri agli omicidi quando non possono imporsi. Oggi il presidente Obama  dimostra che non è diverso dai passati presidenti statunitensi autorizzando operazioni segrete mortali per eliminare la leadership delle nazioni che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti.

usaid2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il racconto di due proteste: Ucraina e Thailandia

Tony Cartalucci, Global Research, 2 dicembre 2013

2500986-ukraine-Quando una protesta è buona, progressiva e difendibile? Uno potrebbe pensare che ci sia una sola risposta a questa domanda, basata su una serie di metri oggettivi. Ma in realtà, secondo l’occidente, le proteste sono buone fintanto servano ai suoi interessi. Le proteste in Ucraina e Thailandia sono caratterizzate da manifestanti che tentano di assaltare e occupare edifici governativi. Entrambe sembrano preparare il lungo assedio di edifici che non possono prendere, ed entrambe hanno come obiettivo estromettere i rispettivi governi nazionali. Tuttavia, l’occidente trova solo una di queste nobile, l’altra no.

Le “nobili” proteste ucraine

7467Il saluto a tre dita della neo-nazista Svoboda appare nelle proteste pro-UE. La natura effettiva del tumulto non viene mai menzionata nei media occidentali, perché porterebbe i lettori più curiosi in siti come “Unità della Nobiltà – De-Kosherized News & Material Research”, che presentano Svoboda in articoli come “Nazionalisti ucraini urlano contro i ratti ebrei.”

1484362La CNN fornisce una chiara dimostrazione di tale ipocrisia. Nell’articolo “La polizia ucraina accusata di violenta repressione delle proteste pro-UE“, la CNN afferma: “Circa 10000 manifestanti contrari alla decisione dell’Ucraina di non firmare l’importante accordo commerciale con l’Unione europea sono scesi in piazza davanti al monastero, sabato mattina, in risposta ad un giro di vite della polizia sulle precedenti proteste. I coraggiosi manifestanti sventolavano bandiere ucraine ed europee e cantavano l’inno nazionale davanti al Monastero dalle cupole dorate di San Michele, dove gruppi di manifestanti si sono ritirati in precedenza, dopo una carica della polizia antisommossa lasciando sette persone ferite e decine di arresti a Piazza Indipendenza. I tre principali leader dell’opposizione hanno chiesto le dimissioni del Presidente Viktor Janukovych e nuove elezioni presidenziali e parlamentari, secondo una dichiarazione rilasciata da Vitalij Klichko, Arsenij Jatsenjuk e Oleg Tjagnybok”. Riguardo la “violenta repressione” la CNN riporta: “…La polizia antisommossa è intervenuta sabato mattina” e “ha brutalmente disperso diverse centinaia di persone che manifestavano pacificamente a sostegno dell’integrazione europea dell’Ucraina, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri della Polonia. La violenta dispersione delle pacifiche manifestazioni non aiuta la causa dell’integrazione dell’Ucraina nell’Europa”, ha detto il portavoce del ministero Marcin Wojciechowski. “Si avvertono le autorità ucraine contro l’uso della forza, in quanto possono comportare conseguenze imprevedibili e irrevocabili.”
Gli Stati Uniti hanno condannato quello che definiscono “violenze contro i manifestanti” in un comunicato pubblicato online dall’ambasciata statunitense di Kiev. “Una dichiarazione rilasciata dal dipartimento di Stato USA afferma, “Esortiamo i leader dell’Ucraina a rispettare il diritto alla libertà di espressione e di riunione del popolo… Chiediamo al governo ucraino di promuovere un ambiente positivo per la società civile e proteggere i diritti di tutti gli ucraini ad esprimere le proprie opinioni sul futuro del Paese in modo costruttivo e pacifico a Kiev e in altre parti del Paese. La violenza e l’intimidazione non dovrebbero avere luogo nell’Ucraina di oggi”.” I manifestanti ucraini hanno usato il fuoco e anche bulldozer nel tentativo di spezzare gli sbarramenti della polizia, come riferito sia dall’Independent che dalla BBC. Certo, dovrebbe essere ovvio perché Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea e gli interessi di Fortune 500 che dirigono i loro governi, appoggino i manifestanti, finanziando la maggior parte delle loro attività. L’Unione europea ha semplicemente collettivizzato l’Europa riducendo il protezionismo che ostacolava le potenti multinazionali, offrendo ai responsabili politici aziendali da esse finanziati, la possibilità di creare un programma da applicare a tutte le nazioni in una volta sola. Un comodo passaggio aziendal-fascista.

Le “cattive” proteste tailandesi
In netto contrasto, gli Stati Uniti sono contrari, senza mezzi termini, alle continue proteste thailandesi contro il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella, nominata primo ministro, Yingluck Shinawatra: “La violenza e il sequestro di proprietà pubblica o privata, non sono metodi accettabili per risolvere le divergenze politiche.” Ulteriore ipocrisia si può leggere sul Guardian, un’altra “affidabile” fonte occidentale che affronta una protesta simile, quella in Thailandia, dipingendola come tumulto violento ed antidemocratico. Il bersaglio delle proteste? Il regime filo-Wall Street di Thaksin Shinawatra e del primo ministro da lui nominato, la congiunta Yingluck Shinawatra. Un articolo del Guardian, “Gli scontri in Thailandia: premier costretto a fuggire mentre le dimostrazioni si aggravano“, afferma: “Un sostenitore del governo thailandese è stato ucciso domenica mattina nelle proteste a Bangkok, portando il bilancio delle vittime a due mentre i manifestanti hanno invaso una caserma della polizia e costretto all’evacuazione della prima ministra, Yingluck Shinawatra, in una località segreta. Alcuni articoli affermano che i manifestanti antigovernativi hanno preso il controllo della televisione thailandese PBS. La polizia, sostenuta dai militari, tentava di proteggere gli edifici governativi nei mortali scontri di piazza tra sostenitori e oppositori di Yingluck e del fratello il miliardario ex-premier deposto Thaksin Shinawatra. Manifestanti antigovernativi hanno fatto irruzione nel club sportivo della polizia in cui la prima ministra si era recata la mattina, ma non potendo lasciare i locali si recava in una località sconosciuta, affermava un assistente. In un’altra zona della città la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti, presso la sede del Governo, dove si trova l’ufficio di Yingluck, ha detto un testimone alla Reuters”.
The Guardian omette intenzionalmente almeno altri 3 morti accertati, tutti studenti e tutti uccisi prima che la morte dei “supporter del governo” venisse segnalata, nel tentativo di ritrarre i manifestanti come una folla omicida.

01_RamNov30Dec1_20131Sopra: Tiratori del regime sparano agli studenti negli scontri che hanno provocato almeno la morte di uno studente. Al centro: la sua t-shirt è identica a quelle indossate dalla setta pro-regime delle “camicie rosse” della provincia di Phitsanulok, la roccaforte politica di Thaksin Shinawatra nel nord-est. Questa particolare setta ha stretti legami con il regime di Jatuporn Prompan, coinvolto direttamente nelle sanguinarie violenze del 2010. L’immagine di un membro del gruppo in posa con  Thaksin Shinawatra. Il gruppo fu addestrato dal defunto Khattiya Sawasdipol, meglio conosciuto come “Seh Daeng”, ucciso al culmine dell’insurrezione armata del 2010 che guidava per le strade di Bangkok per conto di Thaksin Shinawatra.

Le violenze hanno avuto luogo dall’altro lato di Bangkok, lontano dalle proteste antiregime in corso, dove il regime guidava la propria “contromanifestazione.” Migliaia di studenti provenienti dalla vicina università iniziarono a protestare continuamente per 24 ore al giorno e per tutta la settimana. Dopo aver avvertito gli studenti di disperdersi, i leader del regime scatenarono i militanti vestiti di nero ripresi nei video e nelle fotografie mentre sparano agli studenti. Per ore gli studenti furono  circondati e presi continuamente sotto tiro, gli scontri proseguirono mentre gli studenti tentavano di liberarsi e di fuggire. Fu in questi scontri, e non nelle proteste, che si sono avuti i morti, un fatto che nessun lettore ignaro saprà se leggesse il Guardian per documentarsi. E mentre la stampa occidentale definisce le misure antisommossa ucraine “violente”, non parla di queste “repressioni violente”, come appare sui media occidentali riguardo le proteste thailandesi, nonostante il regime utilizzi i metodi antisommossa dell’Ucraina e i militanti armati abbiano già causato vittime.

Perché l’occidente difende il regime tailandese?
Il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella Yingluck Shinawatra, è sostenuto dall’occidente da oltre un decennio, ben prima che Thaksin assumesse l’incarico nel 2001. Thaksin fu primo ministro nel 2001-2006. Molto prima che Thaksin Shinwatra divenisse primo ministro, già lavorava per aprire la via alle opportunità di Wall Street-Londra, e contemporaneamente si lanciava nella politica thailandese. Fu nominato consigliere del Carlyle Group mentre aveva una carica pubblica, e tentò di usare i suoi contatti per rafforzare la propria immagine politica. Thanong Khanthong del quotidiano anglofono tailandese “The Nation“, scrisse nel 2001: “Nell’aprile del 1998, mentre la Thailandia era ancora impantanata nella grave palude economica, Thaksin cercò di utilizzare i suoi rapporti con gli statunitensi per rafforzare la propria immagine politica per formare il suo partito Thai Rak Thai. Invitò Bush padre a visitare Bangkok e casa sua, dicendo che la sua missione era fungere da “sensale nazionale” tra il fondo azionario degli Stati Uniti e le imprese thailandesi. A marzo ospitò anche James Baker III, segretario di Stato degli Stati Uniti dell’amministrazione Bush senior, nel suo soggiorno in Thailandia.” Dopo esser divenuto primo ministro nel 2001, Thaksin iniziò a ricompensare il sostegno che ricevette dai suoi sponsor occidentali. Nel 2003,  impegnò le truppe thailandesi nell’invasione statunitense dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste sia dei militari che dell’opinione pubblica tailandese. Thaksin avrebbe anche permesso alla CIA di usare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004, Thaksin tentò d’imporre l’accordo di libero scambio (FTA) USA-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN che nel 2011, poco prima le elezioni che videro la sorella di Thaksin Shinawatra, Yingluck, andare al potere, ospitò i leader delle “camicie rosse” del “Fronte unito per la democrazia contro la dittatura” (UDD) di Thaksin.
Nel 2004 comparivano nel Consiglio i profittatori di guerra Bechtel, Boeing, Cargill, Citigroup, General Electric, IBM, la famigerata Monsanto, ed attualmente anche le banche Goldman Sachs e JP Morgan, la Lockheed Martin, Raytheon, Chevron, Exxon, BP, Glaxo Smith Kline, Merck, Northrop Grumman, il doppelganger OGM della Monsanto Syngenta, così come Phillip Morris.

Former Thai PM Thaksin greets the media upon his arrival at the Siem Reap International Airport in CambodiaIl deposto autocrate Thaksin Shinawatra, al CFR, alla vigilia del colpo di Stato del 2006 che lo avrebbe scalzato dal potere. Dal 2006 ebbe il pieno sostegno di Washington, Wall Street e della loro immensa macchina propagandistica nel suo tentativo di impadronirsi di nuovo del potere.

Thaksin sarebbe rimasto in carica fino al settembre del 2006. Alla vigilia del colpo di Stato che l’estromise dal potere, Thaksin era letteralmente ai piedi del Council on Foreign Relations finanziato da Fortune 500, dando una relazione sui progressi compiuti a New York City. Dal golpe del 2006 che rovesciò il suo regime, Thaksin è stato rappresentato dalle élite finanziere degli USA tramite le loro società di lobbying, tra cui Kenneth Adelman della società di PR Edelman (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR), Robert Blackwill della Barbour Griffith & Rogers (CFR), Kobre & Kim ed attualmente da Robert Amsterdam della Amsterdam e Peroff (Chatham House). Robert Amsterdam dell’Amsterdam e Peroff potrebbe anche rappresentare simultaneamente il movimento UDD delle “camice rosse” di Thaksin, presente alla riunione inaugurale del cosiddetto gruppo “accademico” Nitirat, frequentato per lo più da camicie rosse pro-Thaksin (che letteralmente portavano camicie rosse alla riunione). Ulteriore supporto per l’avanzata di Thaksin e del suo UDD venne fornito dal dipartimento di Stato degli USA tramite l'”ONG” Prachatai finanziata dalla National Endowment for Democracy. E’ chiaro che l’occidente ha investito cifre astronomiche, tempo e risorse nel regime di Shinwatra e la sua condanna delle manifestazioni antiregime indica che l’occidente tenta di proteggere i propri investimenti, non un qualsiasi ideale su “Stato di diritto” o “democrazia”.

Cosa i tailandesi possono imparare dalle proteste in Ucraina
Le proteste pro-UE in Ucraina hanno visto i bulldozer sfondare le barricate della polizia. Ciò non è stato condannato dall’occidente, e finché i manifestanti thailandesi proteggono la vita dei presenti e dei poliziotti, misure analoghe devono sicuramente essere viste “accettabili” per le “norme” internazionali. Per i manifestanti thailandesi, tuttavia, è improbabile che possa essere vantaggioso o desiderabile usare un bulldozer contro dei connazionali, potendo invece utilizzare veicoli di grandi dimensioni per sfondare punti che la polizia non può difendere, al fine di accedere agli edifici governativi. Il fuoco sembra anche essere un mezzo accettabile di protesta. Definito “pacifico” dagli Stati Uniti e da altri governi filo-europei, in Ucraina e nelle precedenti manifestazioni pro-regime in Thailandia, il fuoco può essere utilizzato (e deve essere utilizzato solo) per creare barriere difensive per limitare l’assalto della polizia. Può essere volto verso la polizia per costringerla a fare lunghi preparativi per violare tali barriere. In questo lasso di tempo, i manifestanti possono muoversi su migliori posizioni strategiche per raggiungere i loro obiettivi. E mentre le proteste in Ucraina sostenute dalla “comunità internazionale” possono dare ai tailandesi diversi spunti su cosa fare, possono anche dare ai tailandesi l’opportunità di dimostrarsi migliori. Mentre i manifestanti in Ucraina sono hooligans, razzisti, bigotti e partiti che promuovono letteralmente il neo-nazismo, come Svoboda menzionato in questo articolo della BBC, che non possono garantire un eventuale ricorso all’escalation delle violenze, i manifestanti thailandesi devono rimanere tranquilli. La polizia sopraffatta deve essere trattata con dignità, ricordando che sono dei connazionali e non i veri obiettivi dei manifestanti, il cui vero obiettivo, l’obiettivo di tutti, è la rimozione degli interessi aziendal-finanzieri dettati dall’estero.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Kenya: il non detto di un attacco senza sorpresa

Jean-Paul Pougala, Cameroon Voice 27 settembre 2013

map_of_kenyaE’ ancora presto per trarre insegnamenti dall’attacco al supermercato a Nairobi, ma possiamo farci alcune domande senza essere complottisti: Perché ora? Perché accade quando il Kenya veleggia verso est, verso Pechino e Mosca?
Da ora gli scambi tra il Kenya e un certo numero di Paesi sarà in yuan cinesi piuttosto che in dollari. Il Kenya ha scoperto nel suo territorio uno dei più grandi giacimenti d’acqua dolce del mondo. Questa acqua è ambita dall’Europa. Allo stesso tempo, Dakar passa la prima settimana senza acqua potabile. Ci viene detto che l’impianto di depurazione che si trova a 280 chilometri, costruito nel 2004 da una società francese con una garanzia di 30 anni, ha problemi alle tubature. Invece, si propone a Paesi attraversati da tre fiumi (Senegal, Niger, Casamance) di prendere in prestito 50 miliardi di franchi CFA per desalinizzare l’acqua dall’Oceano Atlantico. Se il Senegal rifiuta, siamo certi che il loro attuale amico Macky Sall sarà presto tradotto dal CPI per atrocità che avrebbe commesso quando era ancora nel grembo di sua madre?
Tornando al Kenya. Innanzitutto abbiamo visto l’incendio all’aeroporto, quando il Paese iniziava ad approfittare degli investimenti cinesi, per passare dal turismo, che ha portato nel Paese tutti i pedofili e i predatori sessuali occidentali, all’industria; così riportandoci a 40 anni fa, quando le Brigate Rosse italiane gestite da una frangia dei servizi segreti italiani, rapirono e uccisero il Primo ministro Aldo Moro che ebbe la cattiva idea di voler fare un governo di unità nazionale con  i comunisti, come denunciato da Washington. Non prima degli anni ’90 con la scomparsa del suddetto partito della Democrazia Cristiana a causa della corruzione, le lingue finalmente si sciolsero e le inchieste parlamentari scoprirono per bocca del Presidente della Repubblica Cossiga, che al momento dei fatti era ministro degli Interni, che con gli statunitensi aveva creato una squadra segreta nota come GLADIO per compiere l’impensabile nel proprio Paese. Dovettero fare di tutto per evitare il riavvicinamento con Mosca. Oggi, Mosca raggiunge Pechino.
Ciò che tentano in Africa ha un strumento pronto. In Kenya ci hanno prima provato con il CPI e quando non ha funzionato, sono passati al piano B. La manipolazione è proseguita con false informazioni pubblicate su giornali francesi come Liberation del 24.09.2013, su Israele che avrebbe condotto le operazioni a Nairobi per liberare gli ostaggi del supermercato. Cosa falsa, ovviamente. Com’è possibile che il Kenya, che combatte con successo gli Shabab in Somalia da 10 anni, possa cedere la cattura degli ostaggi ad Israele, che non è presente in Somalia? Mistero. Vi consiglio di trovare il discorso del presidente ai keniani, soprattutto nei ringraziamenti. Capirete tutto. Quando si sentono le dichiarazioni su “C’est dans l’Air” di France 5, del 23/9/2013, dove uno pseudo-esperto di Africa afferma che tutti i capi di Stato africani sono protetti da Israele, e più specificamente il presidente camerunense Biya, si comprende subito il perché di questa menzogna: la Francia e il suo presunto successo del Mali. Si criticava l’UA per il fatto che il presidente dell’ECOWAS, Ouattara, aveva scelto un programma d’intervento africano un anno dopo, per fare entrare la Francia in Mali, piuttosto che etiopi e keniani che hanno 10 anni di esperienza con gli islamisti in Somalia. Con l’attacco a Nairobi, era necessario presentare l’immagine dell’incapacità degli africani di assumersi le proprie responsabilità, convalidando l’insistenza del presidente francese nel convocare a Parigi una conferenza sulla sicurezza in Africa.
Problema: tutti coloro che manipolano tali imbrogli, dimenticano che sono gestiti da una mafia al di sopra di loro stessi, la finanza internazionale anonima. Hollande aveva promesso in campagna elettorale di combatterla, prima di andare a Londra a dire che stava scherzando per spingere il suo popolo ad eleggerlo, rassicurandola che la Francia rimarrà sua terra di conquista.
L’ultima bugia: l’intervento di Kenya ed Etiopia per ripristinare lo Stato di diritto in Somalia sarebbe finanziato da Europa e Stati Uniti. Falso. La disputa tra occidentali e africani su questo tema è finita molto male, perché gli africani non vogliono che una missione in Africa sia controllata da non africani. Gli africani erano disposti ad avere aiuto militare anche europeo, in Somalia, a una condizione: che fosse sotto il comando africano. Gli europei e gli statunitensi si rifiutarono e da allora gli africani affrontano questo problema da soli e con grande successo. Questa favola degli aiuti occidentali alla Somalia assomiglia al racconto degli pseudo-aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano. Come un esercito può comprare attrezzature da un Paese, con un piano di rimborso, e farlo passare ogni volta come un aiuto?
A che serve a proclamare che siamo un “Paese ricco”, “sviluppato” se alla fine un pugno di banchieri pone le sue pedine su tutti i finanziamenti del Paese. La mediocrità dei politici usciti dalla trappola del suffragio universale, ha permesso la creazione di nazioni deboli in balia dei finanzieri. Chiedetevi come un Paese come la Francia, nei soli cinque anni di Sarkozy, abbia accumulato un debito di 700 miliardi di euro, cioè una volta e mezzo l’aggregato dei debiti di tutti i 54 Paesi africani. Questo perché la vantata “democrazia” è un sistema ben ordinato, dove è possibile ingannare popoli schiavizzati rendendoli molto felici guardando le immagini di repertorio dei bambini malnutriti della guerra del Biafra, facendole passare per l’Africa di oggi. Così Obama stava per spingere Hollande a finanziare una guerra in Siria, alimentando shabab e jihadisti siriani che domani bombarderanno un centro commerciale a Parigi o New York, mentre il 17 ottobre deve riuscire a convincere il Congresso ad aumentare ulteriormente il tetto del debito. Il vecchio tetto approvato l’anno scorso non basta. Gli Stati Uniti continuano a prendere prestiti ogni giorno dalla Cina per pagare le guardie del corpo di Obama e il pasto che gli viene servito ogni giorno.
Guardate questo documentario tramesso su Arte e capirete come tutta l’avanzata democrazia occidentale sia controllata magistralmente dalla mafia. E se vi ostinate a voler portare la democrazia in Cina, non è certamente per renderla un Paese più potente di quanto non lo sia oggi, ma solo affinché gli stessi mafiosi possano mettere le mani anche sul patrimonio di questo Paese. L’Africa deve trovare la propria strada per evitare che gli esperti della democrazia ci consegnino per sempre alle loro mafie finanziarie. Se ci riusciranno, saremo ancora per generazioni e generazioni  sottomessi e in schiavitù, proprio come vediamo oggi in Grecia, Italia o Spagna. Questa è la politica dell’economia al comando e non il contrario, e non capirlo significa continuare a vivere nell’illusione di una politica forte, fondamentalmente un castello di carta senza forza sufficiente per creare ricchezza. Senza ricchezza, tutto il potere viene subordinato alla “mafia democratica” delle potenze del denaro in occidente. Il caso del Mali lo dimostra in modo corretto.
A conclusione di questo scritto, non abbiamo ancora risposto alla domanda: perché il Kenya?
Il Kenya era il simbolo di questa Africa degli animali, senza gli africani che una certa letteratura razzista coloniale del 19.mo secolo aveva descritto. Guardando TV come BBC, il Kenya esiste solo in relazione ai parchi naturali e ai safari. Il Kenya è dove vedremo fauna selvatica, dove troveremo il selvaggio. Perché la Cina e la Russia? Perché sono gli unici ad avere denaro oggi, quando gli altri sono indebitati. I leader keniani hanno soltanto copiato un altro Paese: la Thailandia. Se la Thailandia smette di essere il bordello dell’occidente, sarà grazie soprattutto al capitale russo e anche cinese, soprattutto nel settore immobiliare. Oggi ci sono 30.000 russi stabilitisi in Thailandia, vale a dire una popolazione benestante che ha abbandonato la Costa Azzurra. La Thailandia aveva iniziato con la guerra di Corea e del Vietnam, quando i marines degli Stati Uniti avevano bisogno di trovare un posto con ragazze facili per fare baldoria. Nata come destinazione turistica sessuale, la Thailandia è arrivata al nuovo G2 e non vuole che questi turisti depravati creino altri problemi. I bordelli stanno chiudendo una dopo l’altro, a Pataya, sostituite da ville da sogno per ricchi. È stato creato anche un ministero speciale per lusingare questi nuovi ricchi russi e cinesi che vogliono portare le loro famiglie in vacanza, in hotel o nelle loro tante seconde case, e ciò funziona. Per esempio, molte fabbriche cinesi offrono come premi di produttività viaggi in Thailandia. Il Kenya sta semplicemente cercando di copiare la Thailandia, per lanciare il suo sviluppo e questo a qualcuno non piace. Perché? Perché perderà tutte quelle principali catene alberghiere occidentali così addolcite? Scopritelo guardando il video. Scoprirete il bluff dei politici occidentali e di coloro che li controllano nei retroscena.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fomentare la guerra civile in Egitto

Eric Draitser, Global Research, 11 luglio 2013

1L’uccisione di più di 50 persone in una manifestazione a sostegno del deposto presidente egiziano Mursi, a Cairo l’8 luglio, ha giustamente inorridito molti in Egitto e all’estero. Gli elementi pro-Mursi ne hanno incolpato i militari, mentre i militari pretendono si esser stati attaccati con armi da fuoco. Mentre volano le accuse reciproche, un nuovo aspetto di questa storia emerge, la presenza di una terza forza, vale a dire cecchini sui tetti che sparano a entrambi i lati del conflitto. Questa rivelazione suscita seri interrogativi circa la vera natura del conflitto in Egitto e le inquietanti somiglianze tra questo incidente e altri simili in Siria, Thailandia e altrove.

Il massacro di Cairo
Mentre a migliaia si riunivano nei pressi del comando della Guardia Repubblicana, dove molti credono che l’esercito egiziano detenga l’ex presidente Morsi, violenze sono esplose, uccidendo almeno 51 persone e ferendone centinaia. Il sanguinoso incidente ha segnato un chiaro passaggio dal conflitto puramente politico a una potenziale guerra civile. Secondo i militari, “terroristi” pro-Mursi hanno tentato di prendere d’assalto l’edificio, provocando così la risposta violenta dei militari che si difendevano. Il colonnello Ahmad Muhammad Ali, portavoce dell’esercito egiziano, ha affermato che i poliziotti sono stati attaccati durante il tentativo di rendere sicura l’area. Ha osservato che, “Erano in cima agli edifici… sparando o gettando oggetti… sparavano ai militari che hanno dovuto difendersi.” I commenti del colonnello Ali sono stati ripresi dalla maggior parte dei principali media egiziani, in gran parte controllati da forze solidali con i militari e l’ex regime di Mubaraq. Tuttavia, i Fratelli musulmani e altre forze pro-Mursi dipingono un quadro nettamente diverso.
Una dichiarazione sul sito web del partito Giustizia e Libertà dei Fratelli musulmani, incolpa naturalmente i militari egiziani per aver arbitrariamente ucciso coloro che descrivono come “manifestanti pacifici che rifiutano il colpo di Stato militare e chiedono la reintegrazione del loro presidente Muhammad Mursi.” Dal punto di vista islamico, il massacro, così come il colpo di Stato in sé, è un attacco diretto non solo ai Fratelli musulmani, ma alla stessa democrazia. Inoltre, le uccisioni sembrano aver creato un precedente quando gli islamici non hanno fatto alcun ricorso a violenze in Egitto. Nonostante le differenze tra le fazioni opposte, c’è un filo comune tra esse,  accusandosi a vicenda d’incitamento alla violenza che potrebbe portare alla destabilizzazione totale del Paese. Tuttavia, qui è importante notare che la maggior parte delle uccisioni è avvenuta per mano di cecchini sconosciuti posizionati sui tetti, come mostrato in questo video youtube. Anche se i cecchini sembrano indossare uniformi, la loro vera identità rimane oscura. Perché è impossibile verificare esattamente chi fossero i cecchini, per chi lavorano, ed è fondamentale esaminare invece le possibili motivazioni o la loro assenza.
I militari hanno sostenuto ripetutamente di esser stati attaccati e che la risposta era puramente difensiva. Tuttavia, questo non può assolutamente spiegare la presenza di cecchini sui tetti, non è un semplice atteggiamento difensivo. Al contrario, l’affermazione dei Fratelli musulmani e sostenitori che i cecchini fossero ovviamente militari egiziani, non sembrano coerenti con le circostanze politiche, né con i fatti sul terreno. In primo luogo, si deve rilevare che l’esercito non ha nulla da guadagnare e tutto da perdere nell’usare queste tattiche. Dopo aver preso il potere in quello che può essere considerato solo come uno dei tanti “colpi di Stato popolari” (non è un mio termine) della storia moderna, avendo già la maggior parte del Paese e dell’opinione pubblica mondiale dalla propria parte. Non c’è nessuna condanna nel mondo per la loro azione; anzi i governi sembrano ripetere di “guardare avanti”, “concorrere alla stabilità”, un linguaggio semplicemente codificato per un tacito sostegno. Così, con il mondo che guarda l’Egitto scrutando attentamente ogni mossa dell’opposizione secolare e dei militari, com’è possibile che questi possano trarre beneficio seminando tale caos? Naturalmente, non avrebbero nulla da guadagnare. Inoltre, l’idea che cecchini militari egiziani abbiano sparato ai loro commilitoni è inverosimile, per non dire altro. In secondo luogo, i Fratelli musulmani e i loro sostenitori senza dubbio hanno capito l’impossibilità di lottare contro i militari per le piazze. Qualunque fonte afferma che hanno armi (bottiglie, sassi, armi leggere) che non sono certamente sufficienti ad avere un impatto significativo sui militari. L’idea che questi manifestanti abbiano tentato di “devastare” il quartier generale della Guardia repubblicana, sembra risibile. Anche se la folla era prevalentemente costituita da ferventi sostenitori del deposto presidente Mursi, erano sempre comuni egiziani, non militanti salafiti o di qualche formazione.
Quindi sembrerebbe che nessuna delle due parti ne abbia davvero tratto beneficio o abbia la capacità di fare ciò che l’altra parte suggerisce. Ci sarebbe poi da sollevare la questione più critica di tutte… se i cecchini non facevano parte delle due controparti, chi sono esattamente? Sembrerebbe che l’unica conclusione logica sia che i cecchini fossero di una terza forza sconosciuta il cui interesse non è sostenere una parte, ma assicurarsi che scontri violenti e uccisioni avvengano inasprendo le tensioni e fomentando la guerra civile. Attenti osservatori noteranno di aver visto in precedenza un tale scenario prima, più di recente in Siria.

I precedenti siriano e tailandese
Allo scoppio delle violenze in Siria nel 2011, molti si chiesero come la situazione sul terreno subisse un’escalation così rapida. Sembrerebbe, secondo notizie della stampa mainstream occidentale, che le forze di sicurezza siriane fossero semplicemente impazzite iniziando ad uccidere manifestanti pacifici a caso. Tuttavia, divenne chiaro in pochi giorni che cecchini sconosciuti stazionanti sui tetti di città come Daraa e Hama, ne fossero i veri responsabili principali. Come si vede in questi video, come in numerosi articoli, la presenza di cecchini sui tetti in tutta la Siria è innegabile. Naturalmente, fu immediatamente detto che i cecchini fossero soltanto militari di Assad. Abbastanza comodamente, nessuna prova fu mai prodotta che dimostrasse che i cecchini fossero davvero soldati governativi. È interessante notare che la missione degli osservatori della Lega Araba, in sé apertamente ostile al regime di Assad, osservò nella sua
relazione di inizio 2012 che molte delle atrocità provocate dal tiro di cecchini, potrebbero essere attribuite correttamente ad una terza forza sconosciuta nel Paese. Il rapporto osservava: “La missione ha stabilito che vi è un soggetto armato non menzionato nel protocollo. Questi sviluppi della situazione possono senza dubbio essere attribuiti all’uso eccessivo della forza da parte delle forze governative siriane in risposta alle proteste verificatesi prima del dispiegamento della missione, che chiedevano la caduta del regime. In alcune zone, questa entità armate hanno reagito attaccando le forze di sicurezza e i cittadini siriani, portando il governo a rispondere con altra violenza.”
Il rapporto avvalora ciò che molti testimoni oculari hanno affermato, e cioè che alcune violenze scoppiate all’inizio del conflitto in Siria sono attribuibili a questa “terza forza” di cecchini  pienamente addestrati ed equipaggiati. Com’era prevedibile, la relazione tenta di trasformare le violenze della “terza forza” in pura risposta ai militari siriani, ma non fornisce alcuna prova che non sia l’affermazione generica che “senza dubbio [le violenze] vanno attribuite all’uso eccessivo della forza dei governativi“. In sostanza quindi, dovrebbe essere chiaro che ci fosse qualche elemento in  Siria, durante le prime fasi del conflitto, che usò cecchini e altre forme di violenza e di terrore per spingere l’opposizione e il governo verso la guerra. E che sembrano aver avuto successo. La Siria non è certo l’unico Paese che ha sperimentato questo tipo di fenomeno.
Nel 2010, violenze scoppiarono tra il governo della Thailandia e le camicie rosse sostenitrici dell’ex-Primo ministro Thaksin Shinawatra. Proprio come in Siria, misteriosi individui armati di fucili di precisione, mitragliatrici e granate spuntarono delle fila delle camicie rosse e cominciarono ad attaccare le truppe thailandesi, uccidendo un colonnello e altri sei soldati. Il tentativo di “assaltare” una struttura militare usando chiaramente dei manifestanti come copertura, venne cinicamente orchestrato per fomentare il caos e la possibile destabilizzazione del Paese, con l’intenzione d’installare Shinawatra, caro a Washington. Anche qui vediamo cecchini ed altri combattenti armati sconosciuti al centro della vicenda. Quello che è successo in Thailandia non fu un semplice caso. Sono necessari coordinamento, pianificazione, finanziamento e materiale di supporto. Ciò indica che, al contrario della narrativa fantastica dei media mainstream, questa non fosse una semplice protesta politica e non deve essere considerata tale. Piuttosto, come in Siria, vediamo un chiaro esempio di fin dove  giungerebbero alcuni elementi per i propri scopi politici.
I dettagli del massacro in Egitto sono ancora ignoti, quindi è impossibile dire con certezza ciò che è successo. Tuttavia, a giudicare dalle precedenti esperienze in Siria e in Thailandia, si dovrebbero avere riserve sulla narrazione che viene venduta al pubblico. Chi erano esattamente quei cecchini a Cairo? Chi ha dato l’ordine di sparare ai manifestanti pro-Mursi e ai militari? Le risposte a queste e ad altre domande emergeranno con il tempo. Speriamo che ci sia ancora un Egitto unito e pacifico quando avverrà.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La geopolitica di Obama del ‘Perno Cinese': Il Pentagono punta alla Cina

F. William Engdahl Global Research, 24 agosto 2012

Dal crollo dell’Unione Sovietica e la fine nominale della guerra fredda, una ventina di anni fa, invece di ridurre la dimensione della loro mastodontica spesa per la difesa, il Congresso e tutti i presidenti degli Stati Uniti hanno ampliato enormemente la spesa per nuovi sistemi di armamenti, l’aumento delle basi militari permanenti in tutto il mondo e l’espansione della NATO non solo ai paesi del Patto di Varsavia, nell’immediata periferia della Russia, ma ha anche ampliato la NATO e la presenza militare degli Stati Uniti nella profondità dell’Asia, ai confini della Cina, attraverso la loro guerra in Afghanistan e campagne correlate.

Parte I. Il Pentagono punta alla Cina 
Sulla base degli esborsi di semplici dollari per le spese militari, il budget combinato del Pentagono, lasciando da parte i grandi budget per le agenzie governative collegate alla sicurezza nazionale e alla difesa degli Stati Uniti, come il Dipartimento dell’Energia, del Tesoro e altre agenzie USA, l’US Department of Defence ha speso circa 739 miliardi dollari nel 2011 per le sue esigenze militari. Con tutte le altre spese collegate alla difesa e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, secondo il londinese International Institute for Strategic Studies, la spesa militare annua degli Stati Uniti va oltre i 1.000 miliardi dollari. Si tratta di un importo superiore al totale delle spese per la difesa delle altre 42 nazioni più vicine, e più del prodotto interno lordo della maggior parte delle nazioni.
La Cina ufficialmente ha speso appena il 10% della spesa degli Stati Uniti per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari o, con certe importazioni di armi e altri costi inclusi, forse 111 miliardi dollari l’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è evidente che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, e a partire da una tecnologia militare di base di gran lunga lontana da quella degli Stati Uniti.
La Cina di oggi, a causa della sua crescita dinamica economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, solo perché la Cina esiste, sta diventando la nuova “immagine del nemico” del Pentagono, che ora sostituisce la precedente “immagine del nemico” dell’Islam, utilizzata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono, o quella del comunismo sovietico durante la Guerra Fredda. Il nuovo atteggiamento militare degli Stati Uniti contro la Cina non ha nulla a che fare con qualsiasi minaccia aggressiva da parte della Cina. Il Pentagono ha deciso di aumentare il suo atteggiamento aggressivo militare verso la Cina, solo perché la Cina è diventata un forte polo indipendente e vitale per l’economia mondiale e la geopolitica. Solo gli stati vassalli sono tenuti ad esistere nel mondo globalizzato di Washington.

La Dottrina Obama: la Cina è la nuova ‘immagine del nemico’
Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto un “perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare nel Sud-Est asiatico, cioè la Cina. Il termine “centro strategico” proviene da una pagina del testo classico del padre della geopolitica britannica, Sir Halford Mackinder, che ha aveva parlato in diversi momenti della Russia e poi la Cina come “potenze”, la cui articolazione geografica e posizione geopolitica pone sfide uniche all’egemonia anglo-sassone e, dal 1945, all’egemonia statunitense.
Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito una nuova dottrina pubblica della minaccia militare, per la prontezza militare degli Stati Uniti, sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, in Australia, il Presidente degli Stati Uniti aveva presentato ciò che veniva chiamata Dottrina Obama. [1] Obama aveva detto agli australiani:
Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e un po’ più della metà del genere umano, l’Asia definirà ampiamente se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione … In qualità di Presidente ho, quindi, preso una decisione deliberata e strategica, come nazione del Pacifico, gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro … ho detto alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nell’Asia-Pacifico una priorità assoluta … Come abbiamo pianificato e previsto per il futuro, assegneremo le risorse necessarie per mantenere la nostra forte presenza militare in questa regione. Noi preserveremo la nostra capacità unica di proiezione di potenza e scoraggeremo le minacce alla pace … I nostri interessi durevoli nella regione richiedono la nostra duratura presenza nella regione.
Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico, e noi siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando il dispositivo difensivo degli Stati Uniti nell’Asia Pacifico. Sarà più ampiamente schierato, mantenendo la nostra forte presenza in Giappone e nella penisola coreana, rafforzando al tempo stesso la nostra presenza nel Sud-Est asiatico. Il nostro atteggiamento sarà più flessibile, con nuove funzionalità per garantire che le nostre forze possano operare liberamente… Credo che saremo in grado di affrontare le sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [2]
Al centro della visita di Obama vi era stato l’annuncio che almeno 2.500 marines degli Stati Uniti saranno di stanza a Darwin, nel Territorio Settentrionale australiano. Inoltre, con una serie di importanti accordi paralleli, colloqui con Washington sono in corso per far volare droni di sorveglianza a lungo raggio statunitensi, telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano. Anche gli Stati Uniti otterranno un più ampio uso delle basi aeree australiane per gli aerei statunitensi, e un aumento delle visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano attraverso una base navale presso Perth, sulla costa occidentale del paese.

L’obiettivo del Pentagono è la Cina
Per chiarire il punto ai membri europei della NATO, in un discorso ai colleghi della NATO a Washington nel luglio 2012, Phillip Hammond, segretario di stato britannico per la difesa aveva dichiarato esplicitamente che il nuovo passaggio della difesa degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, era volto contro la Cina. Hammond ha detto che “la crescente importanza strategica della regione Asia-Pacifico impone a tutti i paesi, ma in particolare agli Stati Uniti, un modo per riflettere sulla loro posizione strategica vero l’emergere della Cina come potenza mondiale. Lungi dall’essere preoccupate per l’inclinazione verso l’Asia-Pacifico, le potenze europee della NATO dovrebbero accogliere con favore il fatto che gli Stati Uniti sono disposti a impegnarsi in questa nuova sfida strategica, per conto dell’alleanza“. [3]
Come per molte delle sue operazioni, lo schieramento del Pentagono è molto più profondo rispetto a quanto il numero, relativamente piccolo di 2.500 nuovi soldati statunitensi, potrebbe suggerire.
Nell’agosto 2011, il Pentagono ha presentato la sua relazione annuale sul potere militare della Cina. Affermava che la Cina aveva colmato il gap nelle tecnologie chiave. Il viceassistente segretario alla difesa per l’Asia orientale, Michael Schiffer, ha detto che il ritmo e la portata degli investimenti militari della Cina ha “permesso alla Cina di perseguire le capacità che riteniamo potenzialmente destabilizzanti per gli equilibri regionali militari, aumentando il rischio di incomprensioni e errori di calcolo che possono contribuire a tensioni e ansie regionali“. [4] Ha citato la ristrutturazione cinese della portaerei ex-sovietica e lo sviluppo cinese del caccia stealth J-20, come indicazione delle nuove funzionalità, richiedendo una più attiva risposta militare degli Stati Uniti. Schiffer ha anche citato operazioni spaziali e informatiche cinesi, dicendo che “sviluppa un programma multi-dimensionale per migliorare le sue capacità per limitare o impedire l’uso di sistemi spaziali degli avversari, durante i periodi di crisi o di conflitto.” [5]

Andrew W. Marshall e George W. Bush

Parte II: l”Air-Sea Battle‘ del Pentagono
La strategia del Pentagono per sconfiggere la Cina, in una guerra futura, i cui dettagli sono filtrati sulla stampa USA, si chiama “Air-Sea Battle“. Che richiede un aggressivo attacco coordinato degli Stati Uniti. Bombardieri stealth e sottomarini USA metterebbero fuori uso i radar di sorveglianza e sistemi missilistici di precisione a lungo raggio della Cina, posti in profondità nel paese. Questa iniziale “campagna di accecamento” sarebbe seguita da un più grande assalto aeronavale alla Cina stessa. [6] Fondamentale per la strategia avanzata del Pentagono, lo schieramento che si è già tranquillamente iniziato, la presenza aero-navale statunitense in Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam e in tutto il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano. Truppe australiane e dispiegamento navale hanno lo scopo di accedere allo strategico Mar Cinese Meridionale, come anche all’Oceano Indiano. Il motivo dichiarato è “proteggere la libertà di navigazione” nello Stretto di Malacca e nel Mar Cinese Meridionale. In realtà verrebbero posizionati per tagliare le rotte strategiche del petrolio alla Cina, in caso di conflitto totale.
L’Obiettivo di Air-Sea Battle è aiutare le forze statunitensi a resistere ad un assalto iniziale cinese e a contrattaccare per distruggere i sofisticati radar e sistemi missilistici cinesi, costruiti per tenere le navi statunitensi lontane dalle coste della Cina. [7]

L”Air-Sea Battle‘ degli USA contro la Cina
Oltre allo stazionamento dei marines degli Stati Uniti nel nord dell’Australia, Washington prevede di far volare droni di sorveglianza a lungo raggio  telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano, strategicamente vitale. Inoltre avrà l’uso di basi aeree australiane, per i velivoli militari, e si avranno maggiori visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano, tramite una base navale presso Perth, nelle coste occidentali dell’Australia. [8]
L’architetto della strategia anti-Cina del Pentagono dell’Air-Sea Battle è Andrew Marshall, l’uomo che ha plasmato l’avanzata strategia di guerra del Pentagono per più di 40 anni, e tra i cui seguaci vi furono Dick Cheney e Donald Rumsfeld. [9] Dagli anni ’80 Marshall è stato un promotore di una prima idea postulata nel 1982 dal maresciallo Nikolaj Ogarkov, l’allora capo di stato maggiore generale sovietico, chiamato RMA, o ‘rivoluzione negli affari militari.’ Marshall, oggi alla veneranda età di 91 anni, conserva ancora la sua scrivania e la sua influenza evidentemente molto ampia, nel Pentagono.
La migliore definizione di RMA è stata quella fornita da Marshall stesso: “Una rivoluzione negli affari militari (RMA) è un importante cambiamento nella natura della guerra causata dall’applicazione innovativa di nuove tecnologie che, in combinazione con cambiamenti drammatici nella dottrina militare e nei concetti operativi e organizzativi, modifica profondamente il carattere e la condotta delle operazioni militari“. [10] 
E’ stato sempre Andrew Marshall che ha convinto il Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld e il suo successore Robert Gates, a schierare lo Scudo Anti-Missile Balistico in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Giappone, come strategia per minimizzare qualsiasi potenziale minaccia nucleare dalla Russia e, nel caso del Giappone, ogni potenziale minaccia nucleare dalla Cina.

Parte III: La strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono
Nel gennaio 2005, Andrew Marshall ha pubblicato un rapporto interno classificato per il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dal titolo “Energy Futures in Asia.” Il rapporto di Marshall, che è trapelato su un giornale di Washington, ha inventato la strategia di lungo termine del ‘Filo di Perle’, per descrivere ciò che chiamava la crescente minaccia militare cinese agli “interessi strategici degli USA” nello spazio asiatico. [11]
Il rapporto interno del Pentagono sostiene che “la Cina sta costruendo relazioni strategiche lungo le rotte marittime dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale, in modo da suggerire il posizionamento difensivo e offensivo per la protezione degli interessi energetici della Cina, ma anche per servire gli obiettivi di sicurezza generali.”
Nella relazione al Pentagono di Andrew Marshall, il termine strategia ‘Filo di Perle’ della Cina fu utilizzato per la prima volta. E’ un termine del Pentagono e non un termine cinese. Il rapporto dichiarava che la Cina aveva adottato la  strategia del ‘Filo di Perle’, di basi e legami diplomatici, che si estende dal Medio Oriente alla Cina meridionale, includendo una nuova base navale in costruzione nel porto pakistano di Gwadar. Sosteneva che “Beijing ha già istituito posti d’intercettazione elettronica a Gwadar, nell’angolo sud-ovest del paese, la parte più vicina al Golfo Persico. Il posto monitora il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mare Arabico“. [12]
Il rapporto interno di Marshall continuava a mettere in guardia su altre “perle” della strategia delle rotte della Cina:
• Bangladesh: la Cina sta rafforzando i suoi legami con il governo e costruisce un impianto portuale per container a Chittagong. I cinesi sono “in cerca di un più ampio accesso navale e commerciale” in Bangladesh.
• Birmania: la Cina ha sviluppato stretti legami con il regime militare di Rangoon e trasformato una nazione diffidente verso la Cina in un “satellite” di Beijing, vicino allo Stretto di Malacca, attraverso il quale passa l’80 per cento delle importazioni di petrolio della Cina. La Cina sta costruendo basi navali in Myanmar e ha impianti elettronici di raccolta di informazioni sulle isole nel Golfo del Bengala, nei pressi dello stretto di Malacca. Beijing ha anche fornito al Myanmar “miliardi di dollari in assistenza militare, a sostegno di una alleanza militare de facto“, dice il rapporto.
• Cambogia: la Cina hanno firmato un accordo militare nel novembre 2003 per fornire addestramento e attrezzature. Beijing sta aiutando la Cambogia a costruire una linea ferroviaria dalla Cina meridionale al mare.
• Mar Cinese Meridionale: le attività cinesi nella regione riguardano le rivendicazioni territoriali per “proteggere o negare il transito di petroliere attraverso il Mar Cinese Meridionale“, dice il rapporto. Anche la Cina sta costruendo le sue forze militari nella regione, per essere in grado di “proiettare il potere aeronavale” dal continente e dall’isola di Hainan. La Cina ha recentemente aggiornato una pista d’atterraggio militare sulla Woody Island e ha aumentato la sua presenza con le piattaforme di trivellazione petrolifere e le navi oceanografiche.
• Thailandia: la Cina sta prendendo in considerazione la costruzione, con un finanziamento di 20 miliardi dollari, di un canale che attraversi l’Istmo di Kra consentendo alle navi di bypassare lo stretto di Malacca. Il progetto del  canale darebbe alla Cina impianti portuali, magazzini e altre infrastrutture in Thailandia, volte a rafforzare l’influenza cinese nella regione, indicava il rapporto… Il Comando Sud degli Stati Uniti ha presentato una relazione classificata simile alla fine degli anni ’90, che avvertiva che la Cina stava cercando di utilizzare impianti portuali commerciali in tutto il mondo, per il controllo strategico dei “colli di bottiglia”. [13]

Spezzare il ‘Filo di Perle’
Significative azioni del Pentagono e degli Stati Uniti, come la relazione del 2005 indicava, avevano lo scopo di contrastare i tentativi della Cina per difendere la propria sicurezza energetica tramite il ‘Filo di Perle’. Gli interventi degli Stati Uniti dal 2007 in Birmania/Myanmar hanno avuto due fasi.
La prima è stata la cosiddetta Rivoluzione Zafferano, una destabilizzazione nel 2007, sostenuta da Dipartimento di Stato e dalla CIA, volta a mettere al centro dell’attenzione internazionale le pratiche sui diritti umani della dittatura militare del Myanmar. L’obiettivo era isolare ulteriormente il paese, dalla posizione strategica, a livello internazionale in tutte le relazioni economiche, a parte la Cina. Lo sfondo alle azioni degli Stati Uniti era la costruzione di oleodotti e gasdotti della Cina, da Kunming nella provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, lungo la vecchia strada birmana in Myanmar, fino alla Baia del Bengala, di fronte a India e Bangladesh, nell’Oceano indiano settentrionale.
Forzare i capi militari birmani, in stretta dipendenza dalla Cina, è stato uno dei fattori scatenanti della decisione dei militari del Myanmar ad aprirsi economicamente verso l’Occidente. Avevano dichiarato che l’inasprimento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti aveva causato gravi danni al paese e il presidente Thein Sein avviò una grande liberalizzazione, oltre a permettere alla dissidente sostenuta dagli USA, Aung San Suu Kyi, di essere libera e di concorrere a cariche elettive con il suo  partito, in cambio delle promesse della segretaria di Stato USA Hillary Clinton, di investimenti statunitensi nel paese e dell’allentamento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti. [14]
Le aziende statunitensi si avvicinano al Mynamar, supportate da Washington, per introdurre le assai distruttive riforme del “libero mercato” che apriranno il Myanmar all’instabilità. Gli Stati Uniti non consentono investimenti in società possedute dalle forze armate del Myanmar o dal suo Ministero della Difesa. Saranno anche in grado di imporre sanzioni su “coloro che minano il processo di riforma, violano i diritti umani, contribuiscono al conflitto etnico o partecipano a scambi militari con la Corea del Nord.” Gli Stati Uniti bloccheranno le imprese o gli individui che effettuano transazioni con qualsiasi “nazionale specialmente designato” o imprese che controllano – consentendo a  Washington, ad esempio, di fermare il flusso di denaro che va ai gruppi che “perturbano il processo di riforma“. È il classico approccio del “bastone e della carota”, facendo penzolare la carota delle ricchezze incalcolabili se il Myanmar apre la propria economia alle società statunitensi, e punendo coloro che cercano di resistere alla cessione del patrimonio del paese. Petrolio e gas, di vitale importanza per la Cina, saranno un obiettivo speciale dell’intervento degli Stati Uniti. Ad aziende e individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise. [15]
Obama ha anche creato il nuovo potere governativo d’imporre “sanzioni di blocco” a chiunque minacci la pace in Myanmar. Le imprese con più di 500.000 dollari di investimenti nel Paese, dovranno presentare una relazione annuale al Dipartimento di Stato, con i dettagli sui diritti dei lavoratori, le acquisizioni dei terreni e dei pagamenti da più di 10.000 dollari a enti governativi, tra cui le imprese di proprietà statale del Myanmar.
Alle aziende e agli individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise, ma tutti gli investitori dovranno notificarlo al Dipartimento di Stato entro 60 giorni.
Anche le ONG sui “diritti umani” degli USA, strettamente associate o ritenute associate con i piani geopolitici del Dipartimento di Stato USA, tra cui Freedom House, Human Rights Watch, Istituto per la democrazia asiatica, Open Society Foundations, Medici per i Diritti Umani, la Campagna USA per la Birmania, United to End Genocide, saranno ora autorizzate ad operare in Myanmar, in base a una decisione della segretaria di stato Clinton, dell’aprile 2012. [16]
La Thailandia, un altro tassello della strategia difensiva cinese del ‘Filo di Perle’, è anch’essa oggetto di un’intensa destabilizzazione, nel corso degli ultimi anni. Ora, con la sorella di un corrotto ex primo ministro in carica, i rapporti USA-Thailandia sono notevolmente migliorati.
Dopo mesi di scontri sanguinosi, il miliardario ed ex primo ministro thailandese, filo-USA, Thaksin Shinawatra, è riuscito a comprare il modo di nominare la sorella, Yingluck Shinawatra a Primo Ministro, mentre dall’estero  tira le fila della politica. Thaksin si gode uno status confortevole negli Stati Uniti, in questo momento, estate 2012.
Le relazioni degli Stati Uniti con la sorella di Thaksin, Yingluck Shinawatra, vanno verso l’adempimento diretto del “perno strategico” di Obama, concentrandosi sulla “minaccia cinese”. Nel giugno 2012, il generale Martin E. Dempsey, presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, di ritorno da una visita, questo mese, in Thailandia, Filippine e Singapore ha dichiarato: “Vogliamo avere una partnership con queste nazioni e una presenza in rotazione, che ci permetterà di costruire capacità comuni per interessi comuni.” Questi sono precisamente i tasselli chiave di ciò che il Pentagono chiama ‘Filo di Perle’.
Il Pentagono sta ora negoziando, con calma, per ritornare nelle basi abbandonate della guerra del Vietnam. Sta negoziando con il governo thailandese per creare un nuovo hub per le “emergenze”, sulla Royal Thai Navy Air Base di U-Tapao, 90 km a sud di Bangkok. L’esercito statunitense vi ha costruito una pista lunga due miglia, uno delle più lunghe dell’Asia, che negli anni ’60 operava come importante base di rifornimento, durante la guerra del Vietnam.
Il Pentagono sta lavorando anche per garantire più diritti alle visite della US Navy nei porti tailandesi, ed operazioni congiunte di sorveglianza aerea per monitorare le rotte commerciali e i movimenti militari. La Marina degli Stati Uniti presto baserà quattro delle sue più recenti navi da guerra – Littoral Combat Ships – a Singapore e li farà ruotare periodicamente in Thailandia e in altri paesi del Sudest asiatico. La Marina cerca di condurre missioni congiunte di sorveglianza aerea dalla Thailandia. [17]
Inoltre, il vicesegretario alla difesa Ashton Carter, è andato in Thailandia nel luglio 2012, e il governo thailandese ha invitato il segretario alla difesa Leon Panetta, che ha incontrato il ministro della difesa thailandese in una conferenza a Singapore, a giugno. [18]
Nel 2014, la Marina degli Stati Uniti dovrebbe iniziare lo schieramento nel Pacifico del nuovo aereo da ricognizione antisommergibile P-8A Poseidon, sostituendo gli aerei da sorveglianza P-3C Orion. La Marina sta inoltre preparandosi a schierare nuovi droni di sorveglianza da alta quota, nella regione Asia-Pacifico, nello stesso periodo. [19]

Parte IV: la ‘Politica della Difesa India-USA rivolta a Est’
Il segretario alla difesa Leon Panetta era in India a giugno di quest’anno, dove ha proclamato che la cooperazione nella difesa con l’India è il perno della strategia di sicurezza degli Stati Uniti in Asia. Si è impegnato a contribuire allo sviluppo delle capacità militari dell’India e ad aiutare l’India nella produzione congiunta di “articoli” ad alta tecnologia per la difesa. Panetta era il quinto membro del gabinetto Obama a visitare l’India quest’anno. Il messaggio che tutti hanno portato è che, per gli Stati Uniti, l’India sarà la relazione principale del 21° secolo. Il motivo è l’emergere della Cina. [20]
Diversi anni fa, durante l’amministrazione Bush, Washington ha fatto una mossa importante assumendo l’India come alleato militare degli Stati Uniti contro l’emergente presenza cinese in Asia. L’India la chiama “Politica volta ad est.” In realtà, nonostante tutte le affermazioni in senso contrario, si tratta di una politica militare “volta contro la Cina“.
Nei commenti di agosto 2012, il vicesegretario della difesa Ashton Carter ha dichiarato: “L’India è anche parte fondamentale del nostro riequilibrio nella regione Asia-Pacifico e, crediamo, nella più ampia sicurezza e prosperità del 21° secolo. La relazione USA-India ha una portata globale, come importanza ed influenza in entrambi i paesi.” [21] Nel 2011, l’esercito statunitense ha condotto più di 50 significative attività militari con l’India.
Carter ha continuato in un discorso dopo il viaggio a New Delhi, “I nostri interessi di sicurezza convergono: sulla sicurezza marittima, in tutta la regione dell’Oceano Indiano, in Afghanistan, dove l’India ha fatto tanto per lo sviluppo economico e delle forze di sicurezza afgane, e sulle più generali questioni regionali, in cui condividiamo interessi a lungo termine. Sono andato in India su richiesta del segretario Panetta e con una delegazione di esperti di politica e tecnici di alto livello degli Stati Uniti“. [22]

Oceano Indiano
La  strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono contro la Cina, in effetti, non è fatta di belle perle, ma è un cappio del boia intorno ai confini della Cina, progettato, in caso di grave conflitto, per escludere completamente la Cina dal suo accesso alle vitali materie prime, soprattutto e in particolare, dal petrolio del Golfo Persico e dell’Africa.
L’ex consigliere del Pentagono Robert D. Kaplan, ora con Stratfor, ha rilevato che l’Oceano Indiano sta diventando il “centro strategico di gravità” mondiale e chi controlla quel centro, controlla l’Eurasia, tra cui la Cina. L’Oceano è il passaggio di vitale importanza dei flussi energetici e commerciali tra Medio Oriente, Cina e paesi dell’Estremo Oriente. Più strategicamente, è il cuore dell’economia sud-sud in via di sviluppo tra la Cina, l’Africa e l’America Latina.
Dal 1997 il commercio tra Cina e Africa è aumentato più di 20 volte e il commercio con l’America Latina, tra cui il Brasile, è aumentato quattordici volte in soli dieci anni. Questa dinamica, se perdura, eclisserà la dimensione economica dell’Unione europea, così come le economie del Nord America in declino industriale, in meno di un decennio. Questo è una tendenza che Washington e Wall Street sono determinati a impedire a tutti i costi.
A cavallo dell’Arco islamico – che si estende dalla Somalia all’Indonesia, passando per i paesi del Golfo e dell’Asia centrale – la regione circostante l’Oceano Indiano, sicuramente diventerà il nuovo centro di gravità strategico del mondo. [23]
A nessun blocco economico rivale può essere consentito di sfidare l’egemonia statunitense. L’ex consigliere geopolitico di Obama, Zbigniew Brzezinski, un seguace della geopolitica di Mackinder, ed ancora oggi insieme a Henry Kissinger, una delle persone più influenti sul potere degli Stati Uniti, ha riassunto la posizione come vista da Washington, nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici:
E’ imperativo che non emerga nessun sfidante eurasiatico in grado di dominare l’Eurasia, e quindi anche di sfidare l’America. La formulazione di un approccio globale e integrato di una geo-strategia eurasiatica, è dunque lo scopo di questo libro.” [24]
Per l’America, il premio geopolitico principale è l’Eurasia…. Il primato globale dell’America è direttamente dipendente da quanto tempo e quanto efficacemente la sua preponderanza sul continente eurasiatico sarà sostenuta.” [25]
In tale contesto, come gli USA ‘gestiscono’ l’Eurasia è fondamentale. L’Eurasia  è il più grande continente del globo ed è geopoliticamente assiale. Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni mondiali più avanzate ed economicamente produttive. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce che anche il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo l’emisfero occidentale e l’Oceania geopoliticamente periferiche rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e la maggior parte della ricchezza fisica del mondo è sempre lì, sia nelle sue imprese che sotto il suo suolo. L’Eurasia raccoglie il 60 per cento del PIL mondiale e circa i tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute. [26]
L’Oceano Indiano è coronato da quello che alcuni chiamano arco dei paesi islamici, che va dall’Africa orientale all’Indonesia attraverso i paesi del Golfo Persico e l’Asia centrale. L’emergere della Cina e di altre potenze asiatiche minori, nel corso degli ultimi due decenni dopo la fine dalla guerra fredda, ha messo in discussione l’egemonia statunitense sull’Oceano Indiano per la prima volta dall’inizio della Guerra Fredda. Soprattutto negli ultimi anni, mentre l’influenza economica statunitense è precipitosamente diminuita a livello mondiale, e quella della Cina è aumentata in modo spettacolare, il Pentagono ha iniziato a riconsiderare la propria presenza strategica nell’Oceano Indiano. Il ‘Perno Asiatico’ di Obama è centrato sull’affermazione decisiva del controllo del Pentagono sulle rotte marittime dell’Oceano Indiano e sulle acque del Mar Cinese Meridionale.
La base militare statunitense di Okinawa, in Giappone, è stata ricostruita come importante centro di proiezione di potenza militare degli Stati Uniti nei confronti della Cina. A partire dal 2010 vi sono stati più di 35.000 militari statunitensi di stanza in Giappone e vi lavorano altri 5.500 civili del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La Settima Flotta degli Stati Uniti ha sede a Yokosuka. La 3.za Forza di Spedizione dei Marine è a Okinawa. 130 caccia dell’USAF sono di stanza nelle basi aeree di Misawa e Kadena.
Il governo giapponese nel 2011 ha iniziato un programma di armamento volto a contrastare la crescente presunta minaccia cinese. Il comando giapponese ha esortato i propri capi a presentare una petizione agli Stati Uniti per consentire la vendita dei caccia F-22A Raptor, cosa attualmente illegale in base alla legge statunitense. I militari statunitensi e sudcoreani hanno approfondito la loro alleanza strategica, e oltre 45.000 soldati statunitensi sono ora di stanza in Corea del Sud. La Corea del Sud e gli USA sostengono che questo è dovuto alla modernizzazione militare della Corea del Nord. Cina e Corea del Nord la denunciano come inutilmente provocatoria. [27]
Sotto la copertura della guerra contro il terrorismo, gli Stati Uniti hanno sviluppato importanti accordi militari con le Filippine e con l’esercito indonesiano. La base militare di Diego Garcia è il perno del controllo degli Stati Uniti dell’Oceano Indiano. Nel 1971 le forze armate USA cacciarono i cittadini di Diego Garcia, per costruire una grande installazione militare e per svolgervi missioni contro l’Iraq e l’Afghanistan.
La Cina ha due talloni di Achille – lo Stretto di Hormuz, all’uscita del Golfo Persico, e lo Stretto di Malacca, presso Singapore. Circa il 20% del petrolio della Cina passa attraverso lo Stretto di Hormuz. E circa l’80% delle importazioni di petrolio e il commercio principale cinesi passano attraverso lo Stretto di Malacca.
Per impedire alla Cina di emergere con successo come principale concorrente economico mondiale degli Stati Uniti, Washington ha lanciato la cosiddetta ‘primavera araba’, alla fine del 2010. Mentre le aspirazioni di milioni di comuni cittadini arabi in Tunisia, Libia, Egitto e altrove, per la libertà e la democrazia era vera, in effetti sono stati usati come carne da cannone inconsapevole, per scatenare la strategia statunitense del caos, delle guerre e dei conflitti intra-islamici in tutto il mondo islamico ricco di petrolio, dalla Libia in Nord Africa alla Siria e, infine, all’Iran in Medio Oriente. [28]
La strategia degli Stati Uniti nei paesi dell’Arco islamici a cavallo dell’Oceano Indiano, come dice l’analista strategico Mohamed Hassan, è questa:
Gli Stati Uniti cercano di controllare queste risorse… per impedire che raggiungano la Cina. Ciò è stato uno dei principali obiettivi delle guerre in Iraq e Afghanistan, ma queste si sono trasformate in un fiasco. Gli Stati Uniti hanno distrutto questi paesi, al fine di istituire dei governi che sarebbero stati docili, ma hanno fallito. La ciliegina sulla torta è che i nuovi governi iracheno e afghano commerciano con la Cina! Beijing non ha pertanto bisogno di spendere miliardi di dollari per una guerra illegale, al fine di mettere le mani sull’oro nero iracheno: le imprese cinesi semplicemente hanno comprato concessioni petrolifere all’asta, nel pieno rispetto delle regole. … La strategia statunitense è fallita su tutta la linea. Vi è tuttavia una opzione ancora aperta per gli Stati Uniti: mantenere il caos al fine di evitare che tali paesi raggiungano la stabilità a vantaggio della Cina. Ciò significa continuare la guerra in Iraq e in Afghanistan ed estenderla a paesi come l’Iran, lo Yemen e la Somalia.” [29]

Parte V: Mar Cinese Meridionale
Il completamento del ‘Filo di Perle’ del Pentagono, quale cappio del boia sulla Cina, per tagliare i vitali rifornimenti energetici e altre importazioni in caso di guerra nel 2012, è incentrato sulla grande manipolazione degli Stati Uniti degli eventi nel Mar Cinese Meridionale. Il Ministero delle Risorse Geologiche e Minerarie della Repubblica popolare cinese ha stimato che il Mar Cinese Meridionale può contenere 18 miliardi di tonnellate di petrolio greggio (rispetto al Kuwait, con i suoi 13 miliardi di tonnellate). La stima più ottimistica suggerisce che le risorse petrolifere (potenziali riserve non certe) delle isole Spratly e Paracel, nel Mar Cinese Meridionale, potrebbe essere di 105 miliardi di barili di petrolio, e che il totale per il Mar Cinese Meridionale potrebbe essere di 213 miliardi di barili. [30]
La presenza di tali vaste riserve di energia non sorprendentemente è diventata un importante problema di sicurezza energetica per la Cina. Washington ha compiuto negli ultimi anni un intervento calcolato per sabotare gli interessi cinesi, utilizzando in particolare il Vietnam come cuneo contro l’esplorazione petrolifera cinese nella zona. Nel luglio 2012, l’Assemblea nazionale del Vietnam ha approvato una legge che delimita le frontiere marittime vietnamite, includendo le Spratly e le isole Paracel. L’influenza degli Stati Uniti in Vietnam, da quando il paese si è aperto alla liberalizzazione economica, è diventata determinante.
Nel 2011 l’esercito statunitense ha iniziato la collaborazione con il Vietnam, comprendente anche “pacifiche” esercitazioni militari. Washington ha sostenuto sia le Filippine che il Vietnam nelle loro rivendicazioni territoriali sul territorio nel Mar Cinese Meridionale reclamato dai cinesi, incoraggiando questi piccoli paesi a non cercare una soluzione diplomatica. [31]
Nel 2010 le major petrolifere statunitensi e inglesi hanno formulato l’offerta per l’esplorazione nel Mar Cinese Meridionale. L’offerta di Chevron e BP si è aggiunta alla presenza della statunitense Anadarko Petroleum Corporation nella regione. Questa mossa è essenziale per avere il pretesto per “Difendere gli interessi petroliferi” di Washington nella zona. [32]
Nell’aprile 2012, la nave da guerra filippina Gregorio del Pilar è stata coinvolta in uno stallo con due navi da sorveglianza cinesi, presso Scarborough Shoal, una zona rivendicata da entrambe le nazioni. La marina filippina aveva cercato di arrestare i pescatori cinesi che avrebbero catturato specie marine protette dal governo nella zona, ma i pattugliatori glielo hanno impedito. Il 14 aprile 2012, Stati Uniti e Filippine hanno tenuto le loro esercizi annuali a Palawan, Filippine. Il 7 maggio 2012, il Viceministro degli Esteri cinese Fu Ying ha convocato una riunione con Alex Chua, incaricato d’affari dell’ambasciata filippina in Cina, per avere una rappresentazione seria dell’incidente a Scarborough Shoal.
Dalla Corea del Sud alle Filippine e al Vietnam, il Pentagono e Dipartimento di Stato USA alimentano lo scontro sui diritti per il Mar Cinese Meridionale, per inserirvi furtivamente la presenza militare statunitense, per “difendere” gli interessi vietnamiti, giapponesi, coreani o filippini. Il cappio del boia militare si sta lentamente stringendo intorno alla Cina.
Mentre l’accesso della Cina alle vaste risorse off-shore di petrolio e gas vengono limitati, Washington sta attivamente cercando di attirare la Cina nel perseguimento del massiccio sfruttamento del gas di scisto in Cina. Le ragioni non hanno nulla a che fare con la buona volontà degli Stati Uniti nei confronti della Cina. Si tratta, infatti, di un’altra importante arma per la distruzione della Cina, ora attraverso una forma di guerra ambientale.

F. William Engdahl, autore di Es klebt Blut un Händen Euren (FinanzBuchVerlag)

Note:
[1] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[2] Ibidem.
[3] Otto Kreisher, UK Defense Chief to NATO: Pull Your Weight in Europe While US Handles China, 22 luglio 2012
[4] BBC, China military ‘closing key gaps’, says Pentagon, 25 agosto 2011.
[5] Ibidem.
[6] Greg Jaffe, US Model for a Future War Fans Tensions with China and inside Pentagon, Washington Post, 2 agosto 2012
[7] Ibidem
[8] Matt Siegel, As Part of Pact, US Marines Arrive in Australia, in China’s Strategic Backyard, The New York Times, 4 aprile 2012.
[9] Greg Jaffe, op. cit.
[10] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totallitarian democracy in the New World Order, Wiesbaden, 2009, edition.engdahl, p. 190.
[11] The Washington Times, China Builds up Strategic Sea Lanes, 17 gennaio 2005 
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] Wall Street Journal, An Opening in Burma: The regime’s tentative liberalization is worth testing for sincerity, 22 novembre 2011  
[15] Radio Free Asia, US to Invest in Burma’s Oil, 7 novembre 2011  
[16] Shaun Tandon, US eases Myanmar restrictions for NGOs, AFP, 17 aprile 2012
[17] Craig Whitlock, US eyes return to some Southeast Asia military bases, Washington Post, 23 giugno 2012
[18] Ibidem.
[19] Ibidem.
[20] Premvir Das, Taking US-India defence links to the next level, 18 giugno 2012
[21] Zeenews, US-India ties are global in scope: Pentagon, 2 agosto 2012
[22] Ibidem
[23] Gregoire Lalieu, Michael Collon, Is the Fate of the World Being Decided Today in the Indian Ocean?, 3 novembre 2010
[24] Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy And It’s Geostrategic Imperatives, 1997, Basic Books, p. xiv.
[25] Ibidem, p. 30.
[26] Ibidem, p. 31.
[27] Cas Group, Background on the South China Sea Crisis 
[28] Gregoire Lalieu, et al, op. cit.
[29] Ibidem.
[30] GlobalSecurity.org, South China Sea Oil and Natural Gas
[31] Agence France Presse, US, Vietnam Start Military Relationship, 1° agosto 2011
[32] Zacks Equity Research, Oil Majors Eye South China Sea, 24 giugno 2010

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cecchini e “rivoluzioni colorate”

Rassegna storica e analisi
Gearóid Ó Colmáin Global Research, 28 novembre 2011

Cecchini sconosciuti hanno giocato un ruolo fondamentale in tutte le cosiddette «Rivoluzioni della primavera araba», eppure, nonostante i rapporti sulla loro presenza nei media mainstream, sorprendentemente è stata rivolta poca attenzione sul loro scopo e ruolo. Il giornalista investigativo russo Nikolaj Starikov ha scritto un libro che tratta il ruolo dei cecchini sconosciuti nella destabilizzazione dei paesi colpiti da un cambio di regime da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il seguente articolo cerca di chiarire alcuni esempi storici di questa tecnica, al fine di fornire uno sfondo all’interno del quale  comprendere l’attuale guerra occulta contro il popolo della Siria da parte degli squadroni della morte al servizio delle intelligence occidentali. [1]

Romania 1989
Nel documentario di Susanne Brandstätter ‘Scacco matto: Strategia della Rivoluzione’, trasmessa sulla rete televisiva Arte qualche anno fa, ufficiali delle intelligence occidentali hanno rivelato come squadroni della morte sono stati utilizzati per destabilizzare la Romania e rivoltare il popolo contro il capo dello Stato Nicolai Ceausescu. Il film di Brandstätter è una tappa obbligata per chiunque sia interessato su come le agenzie di intelligence occidentali, gruppi per i diritti umani e la stampa aziendale colludono con la distruzione sistematica dei paesi la cui leadership è in conflitto con gli interessi del grande capitale e dell’impero.
L’ex agente segreto dei servizi segreti francesi, la DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure) Dominique Fonvielle, ha parlato apertamente del ruolo degli agenti segreti occidentali nel destabilizzare la popolazione rumena. “Come si fa ad organizzare una rivoluzione? Credo che il primo passo sia quello di individuare le forze di opposizione in un determinato paese. E’ sufficiente avere un servizio di intelligence altamente sviluppato, al fine di determinare quali persone siano abbastanza credibili per avere l’influenza per destabilizzare il popolo a svantaggio del regime al potere.”[2]
Questa aperta e rara ammissione della sponsorizzazione del terrorismo occidentale è giustificata sulla base del “bene maggiore” che ha portato alla Romania il capitalismo del libero mercato. Era necessario, secondo gli strateghi della “rivoluzione” in Romania, che alcune persone  morissero. Oggi, la Romania resta uno dei paesi più poveri in Europa. Su una relazione di Euractiv si legge: “La maggior parte romeni associa gli ultimi due decenni al continuo processo di impoverimento e deterioramento delle condizioni di vita, secondo il Life Quality Research Institute della Romania, citato dal quotidiano Financiarul“. [3]
I funzionari dell’intelligence occidentale, intervistati nel documentario hanno anche rivelato come la stampa occidentale ha avuto un ruolo centrale nella disinformazione. Per esempio, le vittime dei cecchini filo-occidentali sono state fotografate presentandole al mondo come prova di un dittatore folle che “uccide il suo stesso popolo“.
Ancora oggi, c’è un museo nelle strade secondarie di Timisoara Romania, che promuove il mito della “rivoluzione rumena”. Il documentario di Arte è stata una delle rare occasioni in cui la grande stampa ha rivelato alcuni dei segreti oscuri della democrazia liberale occidentale. Il documentario ha causato uno scandalo quando fu mandato in onda in Francia, con il prestigioso Le Monde Diplomatique che discuteva del dilemma morale del terrorismo supportato dall’occidente nel suo desiderio di diffondere la ‘democrazia’.
Dalla distruzione della Libia e dalla guerra occulta in corso in Siria, Le Monde Diplomatique si è posto nettamente dalla parte della correttezza politica, condannando Bashar al-Assad per i crimini della DGSE e della CIA. Nella sua edizione attuale, l’articolo di prima pagina si legge ‘Ou est la gauche?’ Dov’è la sinistra? Certamente non nelle pagine di Le Monde Diplomatique!

Russia 1993
Nel corso della contro-rivoluzione di Boris Eltsin in Russia, nel 1993, quando il parlamento russo è stato bombardato causando la morte di migliaia di persone, i contro-rivoluzionari di Eltsin fecero ampio uso dei cecchini. Secondo molti rapporti di testimoni oculari, furono visti cecchini sparare sui civili dall’edificio di fronte l’ambasciata statunitense a Mosca. I cecchini furono attribuiti al governo sovietico dai media internazionali. [4]

Venezuela 2002
Nel 2002, la CIA ha tentato di rovesciare Hugo Chavez, presidente del Venezuela, con un colpo di stato militare. L’11 aprile 2002, una marcia dell’opposizione verso il palazzo presidenziale fu organizzata dall’opposizione venezuelana sostenuta dagli Stati Uniti. I cecchini nascosti negli edifici vicino al palazzo aprirono il fuoco contro i manifestanti, uccidendone 18. I media venezuelani ed internazionali affermarono che Chavez “uccideva il suo stesso popolo“, giustificando così il colpo di stato militare, presentato come un intervento umanitario. Successivamente. è stato dimostrato che il golpe era stato organizzato dalla CIA, ma l’identità dei cecchini non è mai stata stabilita.

Thailandia aprile 2010
Il 12 aprile 2010, il Christian Science Monitor ha pubblicato un rapporto dettagliato dei disordini in Thailandia tra gli attivisti delle “camicie rosse” e il governo thailandese. Il titolo dell’articolo diceva: ‘Le proteste delle camice rosse della Thailandia oscurate da cecchini sconosciuti, sfilata di bare’.
Come le loro controparti in Tunisia, le camicie rosse della Thailandia chiedevano le dimissioni del primo ministro tailandese. Mentre una pesante risposta da parte delle forze di sicurezza thailandesi ai manifestanti fu indicata nella relazione, la versione degli eventi del governo venne anche riportata: “Mr. Abhisit ha  si è solennemente rivolto alla televisione per raccontare la sua storia. Ha accusato la teppaglia armata, o “terroristi”, per le intense violenze (almeno 21 persone morte e 800 ferite) e sottolineato la necessità di un’inchiesta approfondita sull’assassinio di soldati e manifestanti. La televisione di stato ha trasmesso immagini ripetute di soldati sotto il tiro di proiettili ed esplosivi“.
Il rapporto del CSM ha continuato a citare ufficiali tailandesi e diplomatici occidentali anonimi: “Osservatori militari dicono che le truppe thailandesi sono incappato in una trappola tesa da agenti provocatori con esperienza militare. Colpendo i soldati dopo il tramonto e scatenando battaglie caotiche con i manifestanti inermi, uomini armati sconosciuti hanno assicurato pesanti perdite da entrambe le parti. Alcuni sono stati catturati delle telecamere e visti dai giornalisti, compreso questo. Cecchini sparavano ai comandanti militari, indicando un grado di pianificazione anticipata e la conoscenza dei movimenti dell’esercito, dicono diplomatici occidentali informati dai funzionari thailandesi. Mentre i leader delle manifestazioni hanno negato l’uso delle armi da fuoco e dicono che la loro lotta è non violenta, non è chiaro se i radicali nel movimento sapessero della trappola. “Non si può pretendere di essere un movimento politico pacifico e avere un arsenale di armi dietro, se necessario. Non si può avere entrambe le cose”, dice un diplomatico occidentale in costante contatto con i leader della protesta.” [5]
L’articolo del CSM indaga anche la possibilità che i cecchini potessero essere schegge impazzite dei militari tailandesi, usato come agenti provocatori per giustificare un giro di vite contro l’opposizione democratica. La classe dirigente della Thailandia è attualmente sotto pressione da parte del  gruppo delle Camicie rosse. [6]

Kirghizistan giugno 2010
Le violenze etniche scoppiate nella repubblica dell’Asia centrale del Kirghizistan nel giugno 2010. E’ stato ampiamente riportato che cecchini sconosciuti hanno aperto il fuoco sui membri della minoranza uzbeka in Kirghizistan. Eurasia.net riporta: “In molti mahallas usbechi, gli abitanti offrono una testimonianza convincente di uomini armati che sparavano sui loro quartieri da posizioni avanzate. Gli uomini asserragliati nel quartiere Arygali Niyazov, per esempio, testimoniarono di aver visto uomini armati ai piani superiori del vicino ostello dell’istituto medico, con vista sulle stradine del quartiere. Hanno detto che durante il culmine della violenza, questi uomini armati coprivano attaccanti e saccheggiatori, aggredendo la loro zona con il tiro dei cecchini. Uomini in altri quartieri uzbechi raccontano storie simili.”
Tra voci e notizie non confermate che circolano nel Kirghizistan, dopo le violenze del 2010, vi è chi sostiene che le forniture di acqua alle aree uzbeke erano state avvelenate. Tali voci erano state anche diffuse contro il regime di Ceaucescu in Romania, durante il colpo di stato appoggiato dalla CIA, nel 1989 Eurasia.net continua a sostenere che: “Molte persone sono convinte di aver visto mercenari stranieri agire come cecchini. Questi presunti combattenti stranieri si distinguono per il loro aspetto – abitanti dicono di aver visto cecchini bianchi e alti, biondi, e cecchini donne degli stati baltici. L’idea di cecchini inglesi che devastano le strade sparando sugli uzbeki a Osh, è anch’essa popolare. Non ci sono state conferme indipendenti di tali avvistamenti da parte dei giornalisti stranieri o rappresentanti di organismi internazionali“. [7]
Nessuno di questi rapporti è stato studiato in modo indipendente o confermato. E’ quindi impossibile trarre conclusioni difficili da queste storie. Le violenze etniche contro i cittadini uzbeki in Kirghizistan si sono verificate di pari passo con la rivolta popolare contro il regime appoggiato dagli USA, che molti analisti hanno attribuito alle macchinazioni di Mosca. Il regime Bakiyev è salito al potere con un colpo di stato popolate della CIA, noto al mondo come Rivoluzione dei Tulipani nel 2005.
Situato a ovest della Cina e al confine con l’Afghanistan, il Kirghizistan ospita una delle più grandi e importanti basi militari statunitensi in Asia centrale, la base aerea di Manas, che è vitale per l’occupazione NATO del vicino Afghanistan. Nonostante le preoccupazioni iniziali, le relazioni USA/Kirghizistan sono rimaste buone sotto il regime del presidente Roza Otunbayeva. Questo non è sorprendente in quanto Otunbayeva aveva già partecipato nella rivoluzione dei tulipani creata dagli USA nel 2004, prendendo il potere come ministro degli esteri. Fino ad oggi nessuna indagine è stata condotta sulle origini delle violenze etniche che si diffusero in tutto il sud del Kirghizistan nel 2010, né i saccheggiatori e i cecchini sconosciuto sono stati identificati e arrestati.
Data l’importanza geostrategica e geopolitica del Kirghizistan sia per gli Stati Uniti che per la Russia, e il precedente record dell’uso degli squadroni della morte per dividere e indebolire i paesi e per mantenere il dominio degli Stati Uniti, il coinvolgimento degli Stati Uniti nella diffusione del terrorismo in Kirghizistan non si può escludere. Un modo efficace per mantenere la presa sui paesi dell’Asia centrale, sarebbe esacerbare le tensioni etniche. Il 6 agosto 2008, il quotidiano russo Kommersant riferiva che un nascondiglio di armi degli Stati Uniti era stato trovato in una casa nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, che era stata affittata da due cittadini statunitensi.  L’ambasciata degli Stati Uniti sosteneva che le armi erano usati per le esercitazioni “anti-terrorismo”. Tuttavia, questo non è stato confermato dalle autorità del Kirghizistan. [8]
Il sostegno militare occulto degli Stati Uniti ai gruppi terroristici nella ex Repubblica federale di Jugoslavia si è rivelata una strategia efficace nel creare le condizioni per i bombardamenti “umanitari” del 1999. Un mezzo efficace per mantenere il governo di Bishkek fermamente a fianco degli statunitensi sarebbe insistere sulla presenza statunitense ed europea nel paese per aiutare a “proteggere” la minoranza uzbeca.
L’intervento militare simile a quello nella ex Jugoslavia da parte dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è stato difeso dal New York Times, il cui fuorviante articolo sui disordini del 24 giugno 2010 ha il titolo “Il Kirghizistan chiede all’Organismo europeo di sicurezza delle squadre di polizia“. L’articolo è fuorviante, in quanto il titolo contraddice il rapporto reale, che cita un funzionario del Kirghizistan che afferma: “Un portavoce del governo ha detto che funzionari hanno discusso la presenza esterna della polizia con l’OSCE, ma ha detto di non poter confermare che la richiesta di uno schieramento sia stato fatto.”
Non ci sono prove in questo articolo di una qualsiasi richiesta da parte del governo del Kirghizistan, per un intervento militare. Infatti, l’articolo presenta molte prove del contrario. Tuttavia, prima che il lettore abbia la possibilità di leggere la spiegazione del governo del Kirghizistan, l’articolista del New York Times presenta la narrazione ormai fin troppo orribilmente familiare, dei popoli oppressi che mendicano all’Occidente di venire a bombardare o occupare il loro paese: “L’etnia uzbeka nel sud ha chiesto a gran voce un intervento internazionale.  Molti hanno detto che sono stati attaccati nei loro quartieri, non solo dalla folla, ma anche dai militari e dalla polizia del Kirghizistan.”[9]
Solo verso la fine di questo articolo troviamo che le autorità del Kirghizistan accusano il dittatore appoggiato dagli Usa di fomentare la violenza etnica nel paese, attraverso l’utilizzo di jihadisti islamici in Uzbekistan. Questa politica di utilizzare le tensioni etniche per creare un ambiente di paura per puntellare una dittatura estremamente impopolare, la politica di usare il jihadismo islamico come strumento politico per creare quello che l’ex Consigliere alla Sicurezza Nazionale, Zbigniew Bzrezinski, ha definito “un arco di crisi”, lega bene con la storia del coinvolgimento degli Stati Uniti in Asia centrale, dalla creazione di al-Qaida in Afghanistan nel 1978, fino ai giorni nostri.
Ancora una volta, la questione persiste, chi erano i “cecchini sconosciuti” che terrorizzavano la popolazione usbeca, da dove provenivano le loro armi e quale beneficio potrebbero trarre da un conflitto etnico nei punti caldi geopolitici dell’Asia centrale?

Tunisia gennaio 2011
Il 16 gennaio 2011, la CNN aveva riferito che ‘bande armate’ stavano combattendo le forze di sicurezza tunisine. [10] Molti degli omicidi commessi durante la rivolta tunisina, furono attribuiti a “ignoti cecchini“. Ci sono stati anche i video pubblicati su Internet che mostrano cittadini svedesi detenuti dalle forze di sicurezza tunisine. Uomini che erano chiaramente armati di fucili da cecchino. Russia Today aveva trasmesso delle immagini drammatiche. [11]
A dispetto degli articoli dei professori Michel Chossudovsky, William Engdahl e altri, che dimostrano come le rivolte in Nord Africa seguissero il modello dei golpe di massa appoggiati dagli Stati Uniti, piuttosto che delle rivoluzioni autenticamente popolari, partiti e organizzazioni di sinistra hanno continuato a credere alla versione dei fatti presentati da al-Jazeera e dalla stampa mainstream. se la sinistra avesse preso il vecchio libro di Lenin, avrebbe trasposto i suoi commenti sulla rivoluzione di febbraio/marzo in Russia così: “L’intero corso degli eventi nella Rivoluzione do gennaio/febbraio mostra chiaramente che le ambasciate britanniche, francesi e statunitensi, con i loro agenti e “connessioni”, … hanno direttamente organizzato un complotto in combinazione con una sezione dei generali e ufficiali dell’esercito tunisino, con l’obiettivo esplicito della deposizione di Ben Ali.”
Ciò che la sinistra non ha capito, è che a volte è necessario all’imperialismo per rovesciare alcuni dei suoi clienti. Un degno successore di Ben Ali potrebbe sempre essere trovato tra i feudalisti dei Fratelli Musulmani, che ora hanno la prospettiva di prendere il potere. Nei loro slogan rivoluzionari e nell’arrogante insistenza che gli eventi in Tunisia e in Egitto siano “rivolte spontanee e popolari“, hanno commesso quello che Lenin aveva identificato come i peccati più pericoloso in una rivoluzione, cioè la sostituzione dell’astratto con il concreto. In altre parole, i gruppi di sinistra sono stati semplicemente ingannati dalla raffinatezza dagli eventi della “primavera araba” sostenuta dall’occidente.
Ecco perché la violenza dei manifestanti, e in particolare l’uso diffuso di cecchini, eventualmente collegate ai servizi segreti occidentali, è stato il grande fatto trascurato della rivolta tunisina. Le stesse tecniche sarebbe state usate in Libia poche settimane dopo, costringendo la sinistra a riprendere e modificare il suo entusiasmo iniziale per la “primavera araba” della CIA.
Quando si parla di “sinistra” qui, ci si riferisce a veri e propri partiti di sinistra, vale a dire, i partiti che hanno sostenuto la Grande Jamahirya Araba Socialista Popolare Libica nella sua lunga e coraggiosa lotta contro l’imperialismo occidentale, non gli infantili gonzi piccolo-borghesi che hanno sostenuto i terroristi della NATO di Bengasi. La palese idiozia di una tale posizione dovrebbe essere chiara a chiunque che capisca la politica globale e la lotta di classe.

Egitto 2011
Il 20 ottobre 2011, il quotidiano Telegraph ha pubblicato un articolo intitolato: “Nostro fratello è morto per un Egitto migliore“. Secondo il Telegraph, “Mina Daniel, un attivista anti-governativo del Cairo, era stato ucciso da un cecchino ignoto, ferendolo mortalmente al petto“. Inspiegabilmente, l’articolo non è più disponibile sul sito web del Telegraph, per una lettura on-line. Ma una ricerca su Google di ‘Egitto, cecchino ignoto, Telegraph’ mostra chiaramente la spiegazione sopra citata per la morte di Mina di Daniel. Allora, chi potevano essere questi “ignoti cecchini”?
Il 6 febbraio al-Jazeera riferiva che il giornalista egiziano Ahmad Mahmoud era stato colpito dai cecchini mentre tentava di seguire gli scontri tra le forze di sicurezza egiziane e i manifestanti. Riferendosi alle dichiarazioni fatte dalla moglie di Mahmoud, Enas Abdel-Alim, l’articolo di al-Jazeera insinua che Mahmoud potrebbero essere stato ucciso dalle forze di sicurezza egiziane: “Abdel-Alim aveva detto che diversi alcuni testimoni oculari le avevano detto che un capitano di polizia in uniforme delle famigerate forze di sicurezza centrale egiziane aveva urlato al marito di smettere di filmare. Prima che Mahmoud avesse anche avuto la possibilità di reagire, ha detto, un cecchino gli ha sparato”. [12]
Mentre l’articolo di al-Jazeera avanza la teoria che i cecchini erano agenti del regime di Mubarak, il loro ruolo nella rivolta rimane ancora un mistero. Al-Jazeera, la stazione televisiva del Qatar di proprietà dell’emiro Hamid bin Khalifa al-Thani, ha svolto un ruolo fondamentale nel suscitare le proteste in Tunisia ed Egitto, prima di lanciare una campagna di propaganda di guerra e di menzogne assolute pro-NATO durante la distruzione della Libia.
Il canale del Qatar è un partecipante centrale nell’attuale guerra segreta condotta dalle agenzie della NATO e dai loro clienti contro la Repubblica di Siria. La disinformazione incessante di al-Jazeera contro la Libia e la Siria, ha portato alla dimissioni di alcuni giornalisti di spicco come il capo stazione di Beirut, Ghassan Bin Jeddo [13] e del senior executive di al-Jazeera Wadah Khanfar, che fu costretto a dimettersi dopo che un cablo di Wikileaks l’aveva rivelato che cooperava con la Central Intelligence Agency. [14]
Molte persone sono state uccise durante la rivoluzione colorata in Egitto appoggiata dagli USA. Anche se gli omicidi sono stati attribuiti all’ex semi-cliente Hosni Mubarak, il coinvolgimento dei servizi segreti occidentali non si può escludere. Tuttavia, occorre sottolineare che il ruolo dei cecchini sconosciuti in manifestazioni di massa, resta complesso e sfaccettato, e quindi non si deve saltare alle conclusioni. Ad esempio, dopo il massacro della domenica di sangue (Domhnach na Fola) a Derry, Irlanda 1972, dove furono uccisi manifestanti pacifici da parte dell’esercito britannico, i funzionari britannici hanno affermato che erano finiti sotto il fuoco dei cecchini. Ma dopo 30 anni  d’indagine sulla Domenica di Sangue ha successivamente dimostrato che questo è falso. Ma la domanda persiste ancora una volta, chi erano i cecchini in Egitto e a quali finalità servono?

Libia 2011
Durante la destabilizzazione della Libia, un video è stato trasmesso da al-Jazeera con la pretesa di mostrare pacifici manifestanti “pro-democrazia” presi di mira dalle “forze di Gheddafi“. Il video era stato modificato per convincere lo spettatore che i manifestanti anti-Gheddafi erano stati uccisi dalle forze di sicurezza. Tuttavia, la versione non modificata del video è disponibile su youtube. Mostra chiaramente i manifestanti pro-Gheddafi con le bandiere verdi presi sotto tiro da cecchini sconosciuti. L’attribuzione reati della NATO alle forze di sicurezza della Jamahirya libica, era una caratteristica costante della brutale guerra mediatica scatenata contro il popolo libico. [15]

Siria 2011
Il popolo della Siria è assediato da squadroni della morte e da cecchini dallo scoppio delle violenze di marzo. Centinaia di soldati e personale di sicurezza siriani sono stati assassinati, torturati e mutilati da militanti salafiti e dai Fratelli musulmani. Eppure i media aziendali internazionali continuano a diffondere la patetica menzogna che i morti sono il risultato della dittatura di Bashar al-Assad.
Quando ho visitato la Siria ad aprile di quest’anno, ho personalmente incontrato i commercianti ed i cittadini di Hama che mi hanno detto di aver visto terroristi armati appestare le strade di quella città un tempo tranquilla, terrorizzando il quartiere. Ricordo che discutendo con un venditore di frutta nella città di Hama, che parlava dell’orrore che aveva visto quel giorno e mi descriveva le scene di violenza, la mia attenzione fu attratta da un titolo del Washington Post mostrato alla televisione siriana: “La CIA sostiene l’opposizione siriana“. La Central Intelligence Agency offre addestramento e finanziamento ai gruppi che operano agli ordini degli interessi imperialistici statunitensi. La storia della CIA dimostra che supportare le forze dell’opposizione significa fornirgli armi e finanziarli, azioni illegali secondo il diritto internazionale.
Pochi giorni dopo, in un ostello della antica, colta città di Aleppo, ho parlato con un uomo d’affari siriano e la sua famiglia. Gli uomini d’affari dirigono molti alberghi in città e sono pro-Assad. Mi disse che aveva l’abitudine di guardare al-Jazeera, ma ora aveva dubbi sulla sua onestà. Mentre conversavamo, al-Jazeera sullo sfondo mostrava scene di soldati siriani battere e torturare manifestanti. “Ora, se questo è vero, è semplicemente inaccettabile“, aveva detto. A volte è impossibile verificare se le immagini mostrate in televisione siano vere o no. Molti dei crimini attribuiti all’esercito siriano sono state commessi da bande armate, come ad esempio aver gettato dei corpi mutilati nel fiume a Hama, presentato al mondo come ulteriore prova dei crimini del regime di Assad.
C’è una minoranza di oppositori innocenti al regime di Assad che crede a tutto quello che vedono e sentono su al-Jazeera e le altre stazioni satellitari filo-occidentali. Queste persone semplicemente non capiscono la complessità della politica internazionale. Ma i fatti sul terreno dimostrano che la maggior parte del popolo in Siria sostiene il governo. I siriani hanno accesso a tutti i siti Internet e ai canali televisivi internazionali. Possono guardare la BBC, CNN, al-Jazeera, leggere il New York Times on-line o Le Monde, prima di sintonizzarsi sui propri media statali. A questo proposito, molti siriani sono più informati sulla politica internazionale rispetto alla media europea o statunitense. La Maggior parte degli europei e degli statunitensi crede nei loro media. Pochi sono in grado di leggere la stampa siriana in arabo o guardare la televisione siriana. Le potenze occidentali sono i padroni del discorso, possedendo i media. La primavera araba è stato l’esempio più orribile dell’abuso sfrenato di questo potere.
La disinformazione è efficace nel seminare il seme del dubbio tra coloro che sono sedotti dalla propaganda occidentale. I media di stato siriani hanno smentito centinaia di menzogne di al-Jazeera fin dall’inizio di questo conflitto. Eppure i media occidentali si rifiutano di riferire anche la posizione del governo siriano, affinché la copertura dell’altro lato di questa storia non favorisca un minimo pensiero critico nell’opinione pubblica.

Conclusione
L’impiego di mercenari, squadroni della morte e cecchini dalle agenzie di intelligence occidentali è ben documentato. Nessun governo razionale che tentasse di rimanere al potere, ricorrerebbe a cecchini sconosciuto per intimidire i suoi avversari. Sparare contro manifestanti innocenti sarebbe controproducente, di fronte alle pressioni assolute da parte dei governi occidentali, decisi ad installare un regime vassallo a Damasco. Sparare a manifestanti disarmati è accettabile solo in dittature che godono del sostegno incondizionato dei governi occidentali come Bahrain, Honduras o Colombia.
Un governo che è così massicciamente supportato dalla popolazione della Siria, non saboterebbe la propria sopravvivenza, usando i cecchini contro le proteste di una piccola minoranza. L’opposizione al regime siriano è, infatti, minuscola. Gas lacrimogeni, arresti di massa e altri metodi non letali sarebbero perfettamente sufficiente a un governo che desidera controllare dei dimostranti disarmati.
I cecchini sono utilizzati per creare il terrore, la paura e la propaganda anti-regime. Sono parte integrante di un cambiamento di regime sponsorizzato dall’occidente. Se si dovesse fare una critica seria al governo siriano nei mesi scorsi, è che non è riuscito ad attuare efficaci misure antiterrorismo nel paese. Il popolo siriano vuole le truppe per le strade e sui tetti degli edifici pubblici. Nelle settimane e nei mesi a venire, le forze armate siriane probabilmente conteranno sempre più sugli specialisti militari russi per rafforzare le difese del paese, mentre la crociata occidentale iniziata in Libia, si diffonde da marzo sul Levante.
Non vi è alcuna prova conclusiva che i cecchini che uccidono uomini, donne e bambini in Siria siano degli agenti dell’imperialismo occidentale. Ma c’è la prova schiacciante che l’imperialismo occidentale sta cercando di distruggere lo Stato siriano. Come in Libia, non hanno mai una volta menzionato la possibilità di negoziati tra la cosiddetta opposizione e il governo siriano. L’Occidente vuole il cambiamento di regime ed è determinato a ripetere il massacro in Libia per raggiungere questo obiettivo geopolitico.
Sembra ormai probabile che la culla della civiltà e della scienza sarà invasa da barbari semi-analfabeti, mentre il declino dell’Occidente si gioca nei deserti d’Oriente.

Note
[1] N.Starikov
[2] Youtube
[3] Euractiv
[4] Truth in media
[6] Activist Post
[7] Eurasianet
[8] Kommersant
[9] NY Times
[11] Youtube
[12] al-Jazeera
[13] Ynet
[14] Intelligence News
[15] Youtube

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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