MH370 è stato abbattuto?

Aanirfan

MH370 planeGli scienziati sono scettici sui dati della società satellitare Inmarsat sullo scomparso volo malese MH370.
Gli scienziati dubitano della qualità dei dati rilasciati dalla società satellitare inglese Inmarsat  utilizzati per determinare dove il volo della Malaysia Airlines MH370 si sarebbe schiantato nell’Oceano Indiano. Hanno detto che le informazioni sono insufficienti per tracciarne la rotta“.

ADF assistance to Malaysia Airlines MH370.Il capo della Emirates chiede perché nessun caccia abbia intercettato il volo scomparso MH370.
Il capo della Emirates Tim Clark si chiede perché i caccia non intercettarono il volo Malaysia Airlines 370 quando andò fuori rotta. Clark ha detto a The Australian Financial Review che l’aereo sarebbe stato intercettato da velivoli militari se avesse volato fuori rotta, negli altri Paesi. ‘Se volando da Londra a Oslo spariste sul Mare del Nord, virando ad ovest sull’Irlanda, in due minuti avreste Tornado, Eurofighter intorno a voi,’ ha detto.”

article-2579955-1C3EA19400000578-177_634x419MH370 sarebbe stato abbattuto al largo della costa del Vietnam durante un’esercitazione militare congiunta USA-Thailandia. Il volo scomparso Malaysia Airlines MH370 è stato ‘abbattuto’. Mike McKay lavorava sulla piattaforma petrolifera Songa Mercur al largo delle coste del Vietnam. Dice che l’8 marzo 2014 vide ciò che pensa fosse l”MH370 in fiamme’. (Stuff) (DailyMail)
Mike Mckay inviò una e-mail sul suo avvistamento ai suoi dirigenti. L’email è trapelata ai media. L’indirizzo email fu inondato da domande. ‘Divenne tutto insopportabile e fui mandato via dalla piattaforma e mai più richiamato’, ha detto a Sunday Star Times della Nuova Zelanda. Nella sua email, McKay descrive la sua posizione sulla piattaforma petrolifera, la posizione dell’aeromobile in relazione alla piattaforma, la distanza approssimativa dell’aereo dall’impianto di perforazione, la corrente sulla superficie dell’acqua e la direzione del vento. Dopo aver letto l’e-mail, le autorità vietnamite iniziarono una ricerca nel Mar Cinese meridionale. Questa ricerca fu sospesa quando la caccia all’MH370 passò nel Mare delle Andamane e poi nella parte meridionale dell’Oceano Indiano. Da allora, dice, le squadre di ricerca malesi e australiani non lo contattarono più.

ZnfMwJPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno del golpismo della CIA nel mondo

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/02/2014

1236548La maggiore raccolta di entusiasti dello status quo si troverebbe presso la sede della CIA a Langley, in Virginia. Mentre le nazioni di tutto il mondo cercano di prendere le distanze dalla presa finanziaria, militare e politica di Washington, la CIA riprende il suo vecchio manuale su come trattare i governi ribelli. Dopo aver fomentato una ribellione politica in Ucraina contro il governo democraticamente eletto del Presidente Viktor Janukovich, l’apparato della propaganda di Washington, incentrato su National Endowment for Democracy (NED), Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e Open Society Institute (OSI) di George Soros, punta sul Venezuela. Il Venezuela ha scovato tre funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas incontrarsi con i manifestanti dell’opposizione, contribuendo a pianificare le rivolte antigovernative nel Paese. I tre “funzionari consolari” degli Stati Uniti, Breann Marie McCusker, Jeffrey Gordon Elsen e Kristopher Lee Clark, hanno avuto l’ordine d’espulsione dal governo venezuelano. Lo scorso ottobre, il Venezuela espulse altri tre diplomatici statunitensi, i chargé d’affaires Kelly Keiderling, David Moo e Elizabeth Hoffman, per il loro coinvolgimento nel fomentare disordini interni. I sei cosiddetti diplomatici erano coinvolti in attività associate a “coperture ufficiali” di agenti della CIA. Proprio come è avvenuto con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, e la visita  dell’assistente del segretario di Stato per gli affari europei, Victoria Nuland, poi sboccata nella riunione con i leader dell’opposizione ucraina per pianificare le proteste antigovernative, i diplomatici statunitensi a Caracas sono accusati d’incontrarsi con l’opposizione fedele a Leopoldo Lopez, l’agente di Harvard addestrato a servire gli interessi corporativi degli Stati Uniti. Il governo venezuelano ha accusato Lopez, come l’altro leader dell’opposizione venezuelana, Henrique Capriles Radonski, di ricevere finanziamenti segreti dalla CIA attraverso organizzazioni come  NED e USAID, per pianificare le proteste e lanciare il sabotaggio economico del Venezuela.  Legami furono stabiliti tra il partito Volontà Popolare di Lopez e le organizzazioni di facciata del narco-terrorista e filo-israeliano ex-presidente di destra colombiano Alvaro Uribe. Denaro evidentemente di CIA e narco-terroristi è stato fornito al partito di Lopez dalle facciate del fantoccio di Soros Uribe, come il Centro per il pensiero, la fondazione Colombia soprattutto e la Fondazione internazionalismo democratico, nei mesi precedenti l’esplosione delle violenze in Venezuela.
L’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, come nel caso delle sue controparti a Kiev e Mosca, è il centro operativo virtuale della pianificazione delle proteste dell’opposizione finanziata dagli USA in Venezuela. L’unica cosa che i leader dell’opposizione ucraina Arsenij Jatsenjuk, Vitalij Klishko e Oleg Tjagnybok, dell’opposizione russa di Aleksej Navalnij e Garry Kasparov, e i leader dell’opposizione venezuelana Lopez, Capriles, e Maria Corina Machado hanno in comune è il pass gratuito per accedere alle rispettive ambasciate degli Stati Uniti nelle loro capitali, in qualsiasi momento e a loro piacimento, potendosi portare via tutti i soldi che vogliono. Ciò che unisce le campagne di destabilizzazione della CIA in Ucraina e Venezuela è l’uso dei fascisti locali per rinforzare le forze antigovernative… In Venezuela, i sostenitori reazionari degli ultimi regimi oligarchici fascisti sono alleati disponibili degli Stati Uniti, mentre in Ucraina fascisti come Tjagnybok rappresentano il continuo collegamento di Stati Uniti e Israele con l’opposizione ucraina. Un rapporto della CIA, declassificato, del 4 aprile 1973 afferma che, anche durante il periodo della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina, i leader del Partito comunista chiesero “vigilanza contro il nazionalismo ucraino e il sionismo”, minacce gemelle in Ucraina all’epoca. Oggi, non è cambiato molto nell’orientamento e nella natura dell’opposizione ucraina. Mentre puntellano i leader dell’opposizione del Venezuela con i dollari, gli Stati Uniti e loro banchieri hanno attaccato senza pietà la moneta e l’economia venezuelane usando i media aziendali per diffondere falsità su carenze di beni primari in Venezuela, come carta igienica, sale e zucchero. Questo è un vecchio trucco della CIA, a lungo utilizzato contro il governo di Cuba e di altre nazioni che si oppongono all’imperialismo USA. La stessa tattica intimidatoria della scarsità dilagante di merci viene utilizzata dalla CIA per indebolire il governo del primo ministro thailandese, supportato dalle camicie rosse, Yingluck Shinawatra, usando voci alimentate dagli USA su penuria di riso tailandese nel Paese perché il regime lo venderebbe alla Cina. La campagna della CIA contro Yingluck ha comportato accuse contro il Premier da parte della tipica “società civile” artificiale di Soros, la Commissione Nazionale Contro la Corruzione, ideata dai monarchici delle camice gialle e da falsi “riformisti” costituzionali come l’ottuagenario Amorn Chantarasomboon.
Proprio come nel fallito colpo di Stato della CIA contro il Presidente Hugo Chavez nell’aprile 2002, la CIA e i suoi notabili locali hanno lanciato attacchi propagandistici contro la PDVSA, la compagnia petrolifera venezuelana statale che possiede la CITGO negli Stati Uniti. Gli organi della propaganda della CIA  diffondono la litania che la PDVSA sia corrotta e moribonda e che il Venezuela sia costretto ad importare benzina dagli Stati Uniti. La storia è palesemente falsa, ma i media aziendali, inclusi quelli gestiti o influenzati dalla rete dei propagandisti globali di Soros, riprendono volentieri tali falsità come dati di fatto. I media corporativi, specialmente The Miami Herald, che punta tanto ai capricci e alle fantasie degli oligarchi del Venezuela in esilio nel sud della Florida, quanto alla destra cubana e ai sionisti del suo prescelto pubblico di lettori, ha anche falsamente affermato che il Venezuela subisce una massiccia ondata di criminalità, perché il governo del Presidente Nicolas Maduro non può garantire la sicurezza della popolazione. Anche questo è un vecchio trucco della CIA utilizzato per minare la stabilità politica dei governi nel mondo, come Iraq, Pakistan e Afghanistan, aiutando i terroristi interni e le organizzazioni criminali nel compiere attacchi contro la popolazione civile. La CIA ha usato lo stesso piano per fomentare il sabotaggio economico contro il governo del presidente socialista cileno Salvador Allende. In Venezuela, la CIA attacca l’industria petrolifera. In Cile, la CIA ha usato l’industria del rame per attuare il sabotaggio contro l’economia cilena prima di lanciare il sanguinoso colpo di Stato dell’11 settembre 1973 che vide l’assassinio di Allende e il successivo massacro dei suoi sostenitori politici da parte degli squadroni della morte addestrati dagli USA. Altre nazioni dell’America Latina prendono atto dell’aggressione occulta degli USA contro il Venezuela. Gli Stati Uniti hanno formalmente sospeso gli aiuti economici alla Bolivia dopo che il suo governo ha espulso l’USAID per aver fomentato la ribellione in quel Paese. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha formalmente annunciato che la sua nazione si ritira dal trattato Inter-Americano di Assistenza Reciproca, un congegno del Pentagono che ha permesso agli Stati Uniti d’imporre le sue forze militari nelle nazioni latinoamericane. Ma la CIA vede la situazione degli Stati Uniti in America Latina, reversibile. Rovesciando il governo del Venezuela con una cricca di destra spera di invertire la tendenza a sinistra negli altri Paesi. Il 29 dicembre 1975 il memorandum della CIA “L’America Latina modifica le relazioni estere”, ebbe la speranza che il sanguinoso colpo di Stato contro Allende nel 1973 avrebbe dato dei benefici agli USA. La CIA vide la scomparsa di Allende come ostacolo al “terzomondismo” e alla “demagogia” del presidente messicano Luis Echeverria e al sostegno delle politiche petrolifere dell’Organizzazione per Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) di Ecuador e Venezuela. La CIA sbagliò come al solito le sue valutazioni sull’America Latina. Non solo Messico, Ecuador e Venezuela resistettero alle pressioni statunitensi (gli ultimi due puniti con l’esclusione dalla riduzione delle tariffe nell’ambito dell’US Reform Trade Act del 1974), ma il governo fascista del Cile sfidò gli USA votando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione che equiparava il sionismo con il razzismo.
La sottile incombente pressione della CIA contro l’America Latina a metà degli anni ’70 non funzionò, e la CIA ricorse a metodi comprovati per mettere a tacere i suoi oppositori latinoamericani. Gli assassini via aerea del leader panamense Omar Torrijos e del presidente ecuadoriano Jaime Roldos, noti per le loro politiche anti-statunitensi, dimostrarono al mondo che gli USA ricorrono volentieri agli omicidi quando non possono imporsi. Oggi il presidente Obama  dimostra che non è diverso dai passati presidenti statunitensi autorizzando operazioni segrete mortali per eliminare la leadership delle nazioni che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti.

usaid2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il racconto di due proteste: Ucraina e Thailandia

Tony Cartalucci, Global Research, 2 dicembre 2013

2500986-ukraine-Quando una protesta è buona, progressiva e difendibile? Uno potrebbe pensare che ci sia una sola risposta a questa domanda, basata su una serie di metri oggettivi. Ma in realtà, secondo l’occidente, le proteste sono buone fintanto servano ai suoi interessi. Le proteste in Ucraina e Thailandia sono caratterizzate da manifestanti che tentano di assaltare e occupare edifici governativi. Entrambe sembrano preparare il lungo assedio di edifici che non possono prendere, ed entrambe hanno come obiettivo estromettere i rispettivi governi nazionali. Tuttavia, l’occidente trova solo una di queste nobile, l’altra no.

Le “nobili” proteste ucraine

7467Il saluto a tre dita della neo-nazista Svoboda appare nelle proteste pro-UE. La natura effettiva del tumulto non viene mai menzionata nei media occidentali, perché porterebbe i lettori più curiosi in siti come “Unità della Nobiltà – De-Kosherized News & Material Research”, che presentano Svoboda in articoli come “Nazionalisti ucraini urlano contro i ratti ebrei.”

1484362La CNN fornisce una chiara dimostrazione di tale ipocrisia. Nell’articolo “La polizia ucraina accusata di violenta repressione delle proteste pro-UE“, la CNN afferma: “Circa 10000 manifestanti contrari alla decisione dell’Ucraina di non firmare l’importante accordo commerciale con l’Unione europea sono scesi in piazza davanti al monastero, sabato mattina, in risposta ad un giro di vite della polizia sulle precedenti proteste. I coraggiosi manifestanti sventolavano bandiere ucraine ed europee e cantavano l’inno nazionale davanti al Monastero dalle cupole dorate di San Michele, dove gruppi di manifestanti si sono ritirati in precedenza, dopo una carica della polizia antisommossa lasciando sette persone ferite e decine di arresti a Piazza Indipendenza. I tre principali leader dell’opposizione hanno chiesto le dimissioni del Presidente Viktor Janukovych e nuove elezioni presidenziali e parlamentari, secondo una dichiarazione rilasciata da Vitalij Klichko, Arsenij Jatsenjuk e Oleg Tjagnybok”. Riguardo la “violenta repressione” la CNN riporta: “…La polizia antisommossa è intervenuta sabato mattina” e “ha brutalmente disperso diverse centinaia di persone che manifestavano pacificamente a sostegno dell’integrazione europea dell’Ucraina, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri della Polonia. La violenta dispersione delle pacifiche manifestazioni non aiuta la causa dell’integrazione dell’Ucraina nell’Europa”, ha detto il portavoce del ministero Marcin Wojciechowski. “Si avvertono le autorità ucraine contro l’uso della forza, in quanto possono comportare conseguenze imprevedibili e irrevocabili.”
Gli Stati Uniti hanno condannato quello che definiscono “violenze contro i manifestanti” in un comunicato pubblicato online dall’ambasciata statunitense di Kiev. “Una dichiarazione rilasciata dal dipartimento di Stato USA afferma, “Esortiamo i leader dell’Ucraina a rispettare il diritto alla libertà di espressione e di riunione del popolo… Chiediamo al governo ucraino di promuovere un ambiente positivo per la società civile e proteggere i diritti di tutti gli ucraini ad esprimere le proprie opinioni sul futuro del Paese in modo costruttivo e pacifico a Kiev e in altre parti del Paese. La violenza e l’intimidazione non dovrebbero avere luogo nell’Ucraina di oggi”.” I manifestanti ucraini hanno usato il fuoco e anche bulldozer nel tentativo di spezzare gli sbarramenti della polizia, come riferito sia dall’Independent che dalla BBC. Certo, dovrebbe essere ovvio perché Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea e gli interessi di Fortune 500 che dirigono i loro governi, appoggino i manifestanti, finanziando la maggior parte delle loro attività. L’Unione europea ha semplicemente collettivizzato l’Europa riducendo il protezionismo che ostacolava le potenti multinazionali, offrendo ai responsabili politici aziendali da esse finanziati, la possibilità di creare un programma da applicare a tutte le nazioni in una volta sola. Un comodo passaggio aziendal-fascista.

Le “cattive” proteste tailandesi
In netto contrasto, gli Stati Uniti sono contrari, senza mezzi termini, alle continue proteste thailandesi contro il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella, nominata primo ministro, Yingluck Shinawatra: “La violenza e il sequestro di proprietà pubblica o privata, non sono metodi accettabili per risolvere le divergenze politiche.” Ulteriore ipocrisia si può leggere sul Guardian, un’altra “affidabile” fonte occidentale che affronta una protesta simile, quella in Thailandia, dipingendola come tumulto violento ed antidemocratico. Il bersaglio delle proteste? Il regime filo-Wall Street di Thaksin Shinawatra e del primo ministro da lui nominato, la congiunta Yingluck Shinawatra. Un articolo del Guardian, “Gli scontri in Thailandia: premier costretto a fuggire mentre le dimostrazioni si aggravano“, afferma: “Un sostenitore del governo thailandese è stato ucciso domenica mattina nelle proteste a Bangkok, portando il bilancio delle vittime a due mentre i manifestanti hanno invaso una caserma della polizia e costretto all’evacuazione della prima ministra, Yingluck Shinawatra, in una località segreta. Alcuni articoli affermano che i manifestanti antigovernativi hanno preso il controllo della televisione thailandese PBS. La polizia, sostenuta dai militari, tentava di proteggere gli edifici governativi nei mortali scontri di piazza tra sostenitori e oppositori di Yingluck e del fratello il miliardario ex-premier deposto Thaksin Shinawatra. Manifestanti antigovernativi hanno fatto irruzione nel club sportivo della polizia in cui la prima ministra si era recata la mattina, ma non potendo lasciare i locali si recava in una località sconosciuta, affermava un assistente. In un’altra zona della città la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti, presso la sede del Governo, dove si trova l’ufficio di Yingluck, ha detto un testimone alla Reuters”.
The Guardian omette intenzionalmente almeno altri 3 morti accertati, tutti studenti e tutti uccisi prima che la morte dei “supporter del governo” venisse segnalata, nel tentativo di ritrarre i manifestanti come una folla omicida.

01_RamNov30Dec1_20131Sopra: Tiratori del regime sparano agli studenti negli scontri che hanno provocato almeno la morte di uno studente. Al centro: la sua t-shirt è identica a quelle indossate dalla setta pro-regime delle “camicie rosse” della provincia di Phitsanulok, la roccaforte politica di Thaksin Shinawatra nel nord-est. Questa particolare setta ha stretti legami con il regime di Jatuporn Prompan, coinvolto direttamente nelle sanguinarie violenze del 2010. L’immagine di un membro del gruppo in posa con  Thaksin Shinawatra. Il gruppo fu addestrato dal defunto Khattiya Sawasdipol, meglio conosciuto come “Seh Daeng”, ucciso al culmine dell’insurrezione armata del 2010 che guidava per le strade di Bangkok per conto di Thaksin Shinawatra.

Le violenze hanno avuto luogo dall’altro lato di Bangkok, lontano dalle proteste antiregime in corso, dove il regime guidava la propria “contromanifestazione.” Migliaia di studenti provenienti dalla vicina università iniziarono a protestare continuamente per 24 ore al giorno e per tutta la settimana. Dopo aver avvertito gli studenti di disperdersi, i leader del regime scatenarono i militanti vestiti di nero ripresi nei video e nelle fotografie mentre sparano agli studenti. Per ore gli studenti furono  circondati e presi continuamente sotto tiro, gli scontri proseguirono mentre gli studenti tentavano di liberarsi e di fuggire. Fu in questi scontri, e non nelle proteste, che si sono avuti i morti, un fatto che nessun lettore ignaro saprà se leggesse il Guardian per documentarsi. E mentre la stampa occidentale definisce le misure antisommossa ucraine “violente”, non parla di queste “repressioni violente”, come appare sui media occidentali riguardo le proteste thailandesi, nonostante il regime utilizzi i metodi antisommossa dell’Ucraina e i militanti armati abbiano già causato vittime.

Perché l’occidente difende il regime tailandese?
Il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella Yingluck Shinawatra, è sostenuto dall’occidente da oltre un decennio, ben prima che Thaksin assumesse l’incarico nel 2001. Thaksin fu primo ministro nel 2001-2006. Molto prima che Thaksin Shinwatra divenisse primo ministro, già lavorava per aprire la via alle opportunità di Wall Street-Londra, e contemporaneamente si lanciava nella politica thailandese. Fu nominato consigliere del Carlyle Group mentre aveva una carica pubblica, e tentò di usare i suoi contatti per rafforzare la propria immagine politica. Thanong Khanthong del quotidiano anglofono tailandese “The Nation“, scrisse nel 2001: “Nell’aprile del 1998, mentre la Thailandia era ancora impantanata nella grave palude economica, Thaksin cercò di utilizzare i suoi rapporti con gli statunitensi per rafforzare la propria immagine politica per formare il suo partito Thai Rak Thai. Invitò Bush padre a visitare Bangkok e casa sua, dicendo che la sua missione era fungere da “sensale nazionale” tra il fondo azionario degli Stati Uniti e le imprese thailandesi. A marzo ospitò anche James Baker III, segretario di Stato degli Stati Uniti dell’amministrazione Bush senior, nel suo soggiorno in Thailandia.” Dopo esser divenuto primo ministro nel 2001, Thaksin iniziò a ricompensare il sostegno che ricevette dai suoi sponsor occidentali. Nel 2003,  impegnò le truppe thailandesi nell’invasione statunitense dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste sia dei militari che dell’opinione pubblica tailandese. Thaksin avrebbe anche permesso alla CIA di usare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004, Thaksin tentò d’imporre l’accordo di libero scambio (FTA) USA-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN che nel 2011, poco prima le elezioni che videro la sorella di Thaksin Shinawatra, Yingluck, andare al potere, ospitò i leader delle “camicie rosse” del “Fronte unito per la democrazia contro la dittatura” (UDD) di Thaksin.
Nel 2004 comparivano nel Consiglio i profittatori di guerra Bechtel, Boeing, Cargill, Citigroup, General Electric, IBM, la famigerata Monsanto, ed attualmente anche le banche Goldman Sachs e JP Morgan, la Lockheed Martin, Raytheon, Chevron, Exxon, BP, Glaxo Smith Kline, Merck, Northrop Grumman, il doppelganger OGM della Monsanto Syngenta, così come Phillip Morris.

Former Thai PM Thaksin greets the media upon his arrival at the Siem Reap International Airport in CambodiaIl deposto autocrate Thaksin Shinawatra, al CFR, alla vigilia del colpo di Stato del 2006 che lo avrebbe scalzato dal potere. Dal 2006 ebbe il pieno sostegno di Washington, Wall Street e della loro immensa macchina propagandistica nel suo tentativo di impadronirsi di nuovo del potere.

Thaksin sarebbe rimasto in carica fino al settembre del 2006. Alla vigilia del colpo di Stato che l’estromise dal potere, Thaksin era letteralmente ai piedi del Council on Foreign Relations finanziato da Fortune 500, dando una relazione sui progressi compiuti a New York City. Dal golpe del 2006 che rovesciò il suo regime, Thaksin è stato rappresentato dalle élite finanziere degli USA tramite le loro società di lobbying, tra cui Kenneth Adelman della società di PR Edelman (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR), Robert Blackwill della Barbour Griffith & Rogers (CFR), Kobre & Kim ed attualmente da Robert Amsterdam della Amsterdam e Peroff (Chatham House). Robert Amsterdam dell’Amsterdam e Peroff potrebbe anche rappresentare simultaneamente il movimento UDD delle “camice rosse” di Thaksin, presente alla riunione inaugurale del cosiddetto gruppo “accademico” Nitirat, frequentato per lo più da camicie rosse pro-Thaksin (che letteralmente portavano camicie rosse alla riunione). Ulteriore supporto per l’avanzata di Thaksin e del suo UDD venne fornito dal dipartimento di Stato degli USA tramite l'”ONG” Prachatai finanziata dalla National Endowment for Democracy. E’ chiaro che l’occidente ha investito cifre astronomiche, tempo e risorse nel regime di Shinwatra e la sua condanna delle manifestazioni antiregime indica che l’occidente tenta di proteggere i propri investimenti, non un qualsiasi ideale su “Stato di diritto” o “democrazia”.

Cosa i tailandesi possono imparare dalle proteste in Ucraina
Le proteste pro-UE in Ucraina hanno visto i bulldozer sfondare le barricate della polizia. Ciò non è stato condannato dall’occidente, e finché i manifestanti thailandesi proteggono la vita dei presenti e dei poliziotti, misure analoghe devono sicuramente essere viste “accettabili” per le “norme” internazionali. Per i manifestanti thailandesi, tuttavia, è improbabile che possa essere vantaggioso o desiderabile usare un bulldozer contro dei connazionali, potendo invece utilizzare veicoli di grandi dimensioni per sfondare punti che la polizia non può difendere, al fine di accedere agli edifici governativi. Il fuoco sembra anche essere un mezzo accettabile di protesta. Definito “pacifico” dagli Stati Uniti e da altri governi filo-europei, in Ucraina e nelle precedenti manifestazioni pro-regime in Thailandia, il fuoco può essere utilizzato (e deve essere utilizzato solo) per creare barriere difensive per limitare l’assalto della polizia. Può essere volto verso la polizia per costringerla a fare lunghi preparativi per violare tali barriere. In questo lasso di tempo, i manifestanti possono muoversi su migliori posizioni strategiche per raggiungere i loro obiettivi. E mentre le proteste in Ucraina sostenute dalla “comunità internazionale” possono dare ai tailandesi diversi spunti su cosa fare, possono anche dare ai tailandesi l’opportunità di dimostrarsi migliori. Mentre i manifestanti in Ucraina sono hooligans, razzisti, bigotti e partiti che promuovono letteralmente il neo-nazismo, come Svoboda menzionato in questo articolo della BBC, che non possono garantire un eventuale ricorso all’escalation delle violenze, i manifestanti thailandesi devono rimanere tranquilli. La polizia sopraffatta deve essere trattata con dignità, ricordando che sono dei connazionali e non i veri obiettivi dei manifestanti, il cui vero obiettivo, l’obiettivo di tutti, è la rimozione degli interessi aziendal-finanzieri dettati dall’estero.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Kenya: il non detto di un attacco senza sorpresa

Jean-Paul Pougala, Cameroon Voice 27 settembre 2013

map_of_kenyaE’ ancora presto per trarre insegnamenti dall’attacco al supermercato a Nairobi, ma possiamo farci alcune domande senza essere complottisti: Perché ora? Perché accade quando il Kenya veleggia verso est, verso Pechino e Mosca?
Da ora gli scambi tra il Kenya e un certo numero di Paesi sarà in yuan cinesi piuttosto che in dollari. Il Kenya ha scoperto nel suo territorio uno dei più grandi giacimenti d’acqua dolce del mondo. Questa acqua è ambita dall’Europa. Allo stesso tempo, Dakar passa la prima settimana senza acqua potabile. Ci viene detto che l’impianto di depurazione che si trova a 280 chilometri, costruito nel 2004 da una società francese con una garanzia di 30 anni, ha problemi alle tubature. Invece, si propone a Paesi attraversati da tre fiumi (Senegal, Niger, Casamance) di prendere in prestito 50 miliardi di franchi CFA per desalinizzare l’acqua dall’Oceano Atlantico. Se il Senegal rifiuta, siamo certi che il loro attuale amico Macky Sall sarà presto tradotto dal CPI per atrocità che avrebbe commesso quando era ancora nel grembo di sua madre?
Tornando al Kenya. Innanzitutto abbiamo visto l’incendio all’aeroporto, quando il Paese iniziava ad approfittare degli investimenti cinesi, per passare dal turismo, che ha portato nel Paese tutti i pedofili e i predatori sessuali occidentali, all’industria; così riportandoci a 40 anni fa, quando le Brigate Rosse italiane gestite da una frangia dei servizi segreti italiani, rapirono e uccisero il Primo ministro Aldo Moro che ebbe la cattiva idea di voler fare un governo di unità nazionale con  i comunisti, come denunciato da Washington. Non prima degli anni ’90 con la scomparsa del suddetto partito della Democrazia Cristiana a causa della corruzione, le lingue finalmente si sciolsero e le inchieste parlamentari scoprirono per bocca del Presidente della Repubblica Cossiga, che al momento dei fatti era ministro degli Interni, che con gli statunitensi aveva creato una squadra segreta nota come GLADIO per compiere l’impensabile nel proprio Paese. Dovettero fare di tutto per evitare il riavvicinamento con Mosca. Oggi, Mosca raggiunge Pechino.
Ciò che tentano in Africa ha un strumento pronto. In Kenya ci hanno prima provato con il CPI e quando non ha funzionato, sono passati al piano B. La manipolazione è proseguita con false informazioni pubblicate su giornali francesi come Liberation del 24.09.2013, su Israele che avrebbe condotto le operazioni a Nairobi per liberare gli ostaggi del supermercato. Cosa falsa, ovviamente. Com’è possibile che il Kenya, che combatte con successo gli Shabab in Somalia da 10 anni, possa cedere la cattura degli ostaggi ad Israele, che non è presente in Somalia? Mistero. Vi consiglio di trovare il discorso del presidente ai keniani, soprattutto nei ringraziamenti. Capirete tutto. Quando si sentono le dichiarazioni su “C’est dans l’Air” di France 5, del 23/9/2013, dove uno pseudo-esperto di Africa afferma che tutti i capi di Stato africani sono protetti da Israele, e più specificamente il presidente camerunense Biya, si comprende subito il perché di questa menzogna: la Francia e il suo presunto successo del Mali. Si criticava l’UA per il fatto che il presidente dell’ECOWAS, Ouattara, aveva scelto un programma d’intervento africano un anno dopo, per fare entrare la Francia in Mali, piuttosto che etiopi e keniani che hanno 10 anni di esperienza con gli islamisti in Somalia. Con l’attacco a Nairobi, era necessario presentare l’immagine dell’incapacità degli africani di assumersi le proprie responsabilità, convalidando l’insistenza del presidente francese nel convocare a Parigi una conferenza sulla sicurezza in Africa.
Problema: tutti coloro che manipolano tali imbrogli, dimenticano che sono gestiti da una mafia al di sopra di loro stessi, la finanza internazionale anonima. Hollande aveva promesso in campagna elettorale di combatterla, prima di andare a Londra a dire che stava scherzando per spingere il suo popolo ad eleggerlo, rassicurandola che la Francia rimarrà sua terra di conquista.
L’ultima bugia: l’intervento di Kenya ed Etiopia per ripristinare lo Stato di diritto in Somalia sarebbe finanziato da Europa e Stati Uniti. Falso. La disputa tra occidentali e africani su questo tema è finita molto male, perché gli africani non vogliono che una missione in Africa sia controllata da non africani. Gli africani erano disposti ad avere aiuto militare anche europeo, in Somalia, a una condizione: che fosse sotto il comando africano. Gli europei e gli statunitensi si rifiutarono e da allora gli africani affrontano questo problema da soli e con grande successo. Questa favola degli aiuti occidentali alla Somalia assomiglia al racconto degli pseudo-aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano. Come un esercito può comprare attrezzature da un Paese, con un piano di rimborso, e farlo passare ogni volta come un aiuto?
A che serve a proclamare che siamo un “Paese ricco”, “sviluppato” se alla fine un pugno di banchieri pone le sue pedine su tutti i finanziamenti del Paese. La mediocrità dei politici usciti dalla trappola del suffragio universale, ha permesso la creazione di nazioni deboli in balia dei finanzieri. Chiedetevi come un Paese come la Francia, nei soli cinque anni di Sarkozy, abbia accumulato un debito di 700 miliardi di euro, cioè una volta e mezzo l’aggregato dei debiti di tutti i 54 Paesi africani. Questo perché la vantata “democrazia” è un sistema ben ordinato, dove è possibile ingannare popoli schiavizzati rendendoli molto felici guardando le immagini di repertorio dei bambini malnutriti della guerra del Biafra, facendole passare per l’Africa di oggi. Così Obama stava per spingere Hollande a finanziare una guerra in Siria, alimentando shabab e jihadisti siriani che domani bombarderanno un centro commerciale a Parigi o New York, mentre il 17 ottobre deve riuscire a convincere il Congresso ad aumentare ulteriormente il tetto del debito. Il vecchio tetto approvato l’anno scorso non basta. Gli Stati Uniti continuano a prendere prestiti ogni giorno dalla Cina per pagare le guardie del corpo di Obama e il pasto che gli viene servito ogni giorno.
Guardate questo documentario tramesso su Arte e capirete come tutta l’avanzata democrazia occidentale sia controllata magistralmente dalla mafia. E se vi ostinate a voler portare la democrazia in Cina, non è certamente per renderla un Paese più potente di quanto non lo sia oggi, ma solo affinché gli stessi mafiosi possano mettere le mani anche sul patrimonio di questo Paese. L’Africa deve trovare la propria strada per evitare che gli esperti della democrazia ci consegnino per sempre alle loro mafie finanziarie. Se ci riusciranno, saremo ancora per generazioni e generazioni  sottomessi e in schiavitù, proprio come vediamo oggi in Grecia, Italia o Spagna. Questa è la politica dell’economia al comando e non il contrario, e non capirlo significa continuare a vivere nell’illusione di una politica forte, fondamentalmente un castello di carta senza forza sufficiente per creare ricchezza. Senza ricchezza, tutto il potere viene subordinato alla “mafia democratica” delle potenze del denaro in occidente. Il caso del Mali lo dimostra in modo corretto.
A conclusione di questo scritto, non abbiamo ancora risposto alla domanda: perché il Kenya?
Il Kenya era il simbolo di questa Africa degli animali, senza gli africani che una certa letteratura razzista coloniale del 19.mo secolo aveva descritto. Guardando TV come BBC, il Kenya esiste solo in relazione ai parchi naturali e ai safari. Il Kenya è dove vedremo fauna selvatica, dove troveremo il selvaggio. Perché la Cina e la Russia? Perché sono gli unici ad avere denaro oggi, quando gli altri sono indebitati. I leader keniani hanno soltanto copiato un altro Paese: la Thailandia. Se la Thailandia smette di essere il bordello dell’occidente, sarà grazie soprattutto al capitale russo e anche cinese, soprattutto nel settore immobiliare. Oggi ci sono 30.000 russi stabilitisi in Thailandia, vale a dire una popolazione benestante che ha abbandonato la Costa Azzurra. La Thailandia aveva iniziato con la guerra di Corea e del Vietnam, quando i marines degli Stati Uniti avevano bisogno di trovare un posto con ragazze facili per fare baldoria. Nata come destinazione turistica sessuale, la Thailandia è arrivata al nuovo G2 e non vuole che questi turisti depravati creino altri problemi. I bordelli stanno chiudendo una dopo l’altro, a Pataya, sostituite da ville da sogno per ricchi. È stato creato anche un ministero speciale per lusingare questi nuovi ricchi russi e cinesi che vogliono portare le loro famiglie in vacanza, in hotel o nelle loro tante seconde case, e ciò funziona. Per esempio, molte fabbriche cinesi offrono come premi di produttività viaggi in Thailandia. Il Kenya sta semplicemente cercando di copiare la Thailandia, per lanciare il suo sviluppo e questo a qualcuno non piace. Perché? Perché perderà tutte quelle principali catene alberghiere occidentali così addolcite? Scopritelo guardando il video. Scoprirete il bluff dei politici occidentali e di coloro che li controllano nei retroscena.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fomentare la guerra civile in Egitto

Eric Draitser, Global Research, 11 luglio 2013

1L’uccisione di più di 50 persone in una manifestazione a sostegno del deposto presidente egiziano Mursi, a Cairo l’8 luglio, ha giustamente inorridito molti in Egitto e all’estero. Gli elementi pro-Mursi ne hanno incolpato i militari, mentre i militari pretendono si esser stati attaccati con armi da fuoco. Mentre volano le accuse reciproche, un nuovo aspetto di questa storia emerge, la presenza di una terza forza, vale a dire cecchini sui tetti che sparano a entrambi i lati del conflitto. Questa rivelazione suscita seri interrogativi circa la vera natura del conflitto in Egitto e le inquietanti somiglianze tra questo incidente e altri simili in Siria, Thailandia e altrove.

Il massacro di Cairo
Mentre a migliaia si riunivano nei pressi del comando della Guardia Repubblicana, dove molti credono che l’esercito egiziano detenga l’ex presidente Morsi, violenze sono esplose, uccidendo almeno 51 persone e ferendone centinaia. Il sanguinoso incidente ha segnato un chiaro passaggio dal conflitto puramente politico a una potenziale guerra civile. Secondo i militari, “terroristi” pro-Mursi hanno tentato di prendere d’assalto l’edificio, provocando così la risposta violenta dei militari che si difendevano. Il colonnello Ahmad Muhammad Ali, portavoce dell’esercito egiziano, ha affermato che i poliziotti sono stati attaccati durante il tentativo di rendere sicura l’area. Ha osservato che, “Erano in cima agli edifici… sparando o gettando oggetti… sparavano ai militari che hanno dovuto difendersi.” I commenti del colonnello Ali sono stati ripresi dalla maggior parte dei principali media egiziani, in gran parte controllati da forze solidali con i militari e l’ex regime di Mubaraq. Tuttavia, i Fratelli musulmani e altre forze pro-Mursi dipingono un quadro nettamente diverso.
Una dichiarazione sul sito web del partito Giustizia e Libertà dei Fratelli musulmani, incolpa naturalmente i militari egiziani per aver arbitrariamente ucciso coloro che descrivono come “manifestanti pacifici che rifiutano il colpo di Stato militare e chiedono la reintegrazione del loro presidente Muhammad Mursi.” Dal punto di vista islamico, il massacro, così come il colpo di Stato in sé, è un attacco diretto non solo ai Fratelli musulmani, ma alla stessa democrazia. Inoltre, le uccisioni sembrano aver creato un precedente quando gli islamici non hanno fatto alcun ricorso a violenze in Egitto. Nonostante le differenze tra le fazioni opposte, c’è un filo comune tra esse,  accusandosi a vicenda d’incitamento alla violenza che potrebbe portare alla destabilizzazione totale del Paese. Tuttavia, qui è importante notare che la maggior parte delle uccisioni è avvenuta per mano di cecchini sconosciuti posizionati sui tetti, come mostrato in questo video youtube. Anche se i cecchini sembrano indossare uniformi, la loro vera identità rimane oscura. Perché è impossibile verificare esattamente chi fossero i cecchini, per chi lavorano, ed è fondamentale esaminare invece le possibili motivazioni o la loro assenza.
I militari hanno sostenuto ripetutamente di esser stati attaccati e che la risposta era puramente difensiva. Tuttavia, questo non può assolutamente spiegare la presenza di cecchini sui tetti, non è un semplice atteggiamento difensivo. Al contrario, l’affermazione dei Fratelli musulmani e sostenitori che i cecchini fossero ovviamente militari egiziani, non sembrano coerenti con le circostanze politiche, né con i fatti sul terreno. In primo luogo, si deve rilevare che l’esercito non ha nulla da guadagnare e tutto da perdere nell’usare queste tattiche. Dopo aver preso il potere in quello che può essere considerato solo come uno dei tanti “colpi di Stato popolari” (non è un mio termine) della storia moderna, avendo già la maggior parte del Paese e dell’opinione pubblica mondiale dalla propria parte. Non c’è nessuna condanna nel mondo per la loro azione; anzi i governi sembrano ripetere di “guardare avanti”, “concorrere alla stabilità”, un linguaggio semplicemente codificato per un tacito sostegno. Così, con il mondo che guarda l’Egitto scrutando attentamente ogni mossa dell’opposizione secolare e dei militari, com’è possibile che questi possano trarre beneficio seminando tale caos? Naturalmente, non avrebbero nulla da guadagnare. Inoltre, l’idea che cecchini militari egiziani abbiano sparato ai loro commilitoni è inverosimile, per non dire altro. In secondo luogo, i Fratelli musulmani e i loro sostenitori senza dubbio hanno capito l’impossibilità di lottare contro i militari per le piazze. Qualunque fonte afferma che hanno armi (bottiglie, sassi, armi leggere) che non sono certamente sufficienti ad avere un impatto significativo sui militari. L’idea che questi manifestanti abbiano tentato di “devastare” il quartier generale della Guardia repubblicana, sembra risibile. Anche se la folla era prevalentemente costituita da ferventi sostenitori del deposto presidente Mursi, erano sempre comuni egiziani, non militanti salafiti o di qualche formazione.
Quindi sembrerebbe che nessuna delle due parti ne abbia davvero tratto beneficio o abbia la capacità di fare ciò che l’altra parte suggerisce. Ci sarebbe poi da sollevare la questione più critica di tutte… se i cecchini non facevano parte delle due controparti, chi sono esattamente? Sembrerebbe che l’unica conclusione logica sia che i cecchini fossero di una terza forza sconosciuta il cui interesse non è sostenere una parte, ma assicurarsi che scontri violenti e uccisioni avvengano inasprendo le tensioni e fomentando la guerra civile. Attenti osservatori noteranno di aver visto in precedenza un tale scenario prima, più di recente in Siria.

I precedenti siriano e tailandese
Allo scoppio delle violenze in Siria nel 2011, molti si chiesero come la situazione sul terreno subisse un’escalation così rapida. Sembrerebbe, secondo notizie della stampa mainstream occidentale, che le forze di sicurezza siriane fossero semplicemente impazzite iniziando ad uccidere manifestanti pacifici a caso. Tuttavia, divenne chiaro in pochi giorni che cecchini sconosciuti stazionanti sui tetti di città come Daraa e Hama, ne fossero i veri responsabili principali. Come si vede in questi video, come in numerosi articoli, la presenza di cecchini sui tetti in tutta la Siria è innegabile. Naturalmente, fu immediatamente detto che i cecchini fossero soltanto militari di Assad. Abbastanza comodamente, nessuna prova fu mai prodotta che dimostrasse che i cecchini fossero davvero soldati governativi. È interessante notare che la missione degli osservatori della Lega Araba, in sé apertamente ostile al regime di Assad, osservò nella sua
relazione di inizio 2012 che molte delle atrocità provocate dal tiro di cecchini, potrebbero essere attribuite correttamente ad una terza forza sconosciuta nel Paese. Il rapporto osservava: “La missione ha stabilito che vi è un soggetto armato non menzionato nel protocollo. Questi sviluppi della situazione possono senza dubbio essere attribuiti all’uso eccessivo della forza da parte delle forze governative siriane in risposta alle proteste verificatesi prima del dispiegamento della missione, che chiedevano la caduta del regime. In alcune zone, questa entità armate hanno reagito attaccando le forze di sicurezza e i cittadini siriani, portando il governo a rispondere con altra violenza.”
Il rapporto avvalora ciò che molti testimoni oculari hanno affermato, e cioè che alcune violenze scoppiate all’inizio del conflitto in Siria sono attribuibili a questa “terza forza” di cecchini  pienamente addestrati ed equipaggiati. Com’era prevedibile, la relazione tenta di trasformare le violenze della “terza forza” in pura risposta ai militari siriani, ma non fornisce alcuna prova che non sia l’affermazione generica che “senza dubbio [le violenze] vanno attribuite all’uso eccessivo della forza dei governativi“. In sostanza quindi, dovrebbe essere chiaro che ci fosse qualche elemento in  Siria, durante le prime fasi del conflitto, che usò cecchini e altre forme di violenza e di terrore per spingere l’opposizione e il governo verso la guerra. E che sembrano aver avuto successo. La Siria non è certo l’unico Paese che ha sperimentato questo tipo di fenomeno.
Nel 2010, violenze scoppiarono tra il governo della Thailandia e le camicie rosse sostenitrici dell’ex-Primo ministro Thaksin Shinawatra. Proprio come in Siria, misteriosi individui armati di fucili di precisione, mitragliatrici e granate spuntarono delle fila delle camicie rosse e cominciarono ad attaccare le truppe thailandesi, uccidendo un colonnello e altri sei soldati. Il tentativo di “assaltare” una struttura militare usando chiaramente dei manifestanti come copertura, venne cinicamente orchestrato per fomentare il caos e la possibile destabilizzazione del Paese, con l’intenzione d’installare Shinawatra, caro a Washington. Anche qui vediamo cecchini ed altri combattenti armati sconosciuti al centro della vicenda. Quello che è successo in Thailandia non fu un semplice caso. Sono necessari coordinamento, pianificazione, finanziamento e materiale di supporto. Ciò indica che, al contrario della narrativa fantastica dei media mainstream, questa non fosse una semplice protesta politica e non deve essere considerata tale. Piuttosto, come in Siria, vediamo un chiaro esempio di fin dove  giungerebbero alcuni elementi per i propri scopi politici.
I dettagli del massacro in Egitto sono ancora ignoti, quindi è impossibile dire con certezza ciò che è successo. Tuttavia, a giudicare dalle precedenti esperienze in Siria e in Thailandia, si dovrebbero avere riserve sulla narrazione che viene venduta al pubblico. Chi erano esattamente quei cecchini a Cairo? Chi ha dato l’ordine di sparare ai manifestanti pro-Mursi e ai militari? Le risposte a queste e ad altre domande emergeranno con il tempo. Speriamo che ci sia ancora un Egitto unito e pacifico quando avverrà.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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