Mosca contro Washington: Obama “perde la battaglia per distruggere la Siria”

Margaret Kimberley, Global Research, 13 settembre 2013

La Russia sostiene la pace nella crisi siriana. “E’ la sua insistenza nel difendere la Siria, che ha allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che così  testardamente voleva.” I contrasti sono impressionanti. “Vladimir Putin cerca di fermare una grande guerra, ma il Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una.” “Anche se un processo diplomatico avrà inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambio di regime.”

1235511Gli Stati Uniti sono chiaramente i perdenti nella battaglia per distruggere il governo siriano. Nelle ultime due settimane il presidente e il segretario di Stato hanno pubblicamente dichiarato che l’attacco militare contro la Siria era imminente. Hanno continuamente rullato i tamburi dichiarando  che il governo siriano ha commesso atrocità contro i civili e cercato di strappare il supporto all’azione militare sia al Congresso statunitense che in tutto il mondo. Ora il presidente ha annunciato che differirà il voto del Congresso e l’invio di John Kerry in Russia per parlare con i russi, che così astutamente li hanno fermati nella loro azione. La parte del supporto della loro equazione, non ha funzionato nel modo previsto. In primo luogo il parlamento inglese s’è rifiutato di prendere parte al piano. I fantasmi di Tony Blair e George W. Bush dovevano ancora essere esorcizzati e i rappresentanti dell’opinione pubblica inglese non erano disposti a dare, a un altro presidente statunitense, carta bianca per arruolarli in un’azione criminale. I sentimenti del popolo statunitense vanno dallo scetticismo all’ostilità verso l’idea di un’altra azione militare. Le sue ragioni non possono avere la purezza dell’opposizione all’aggressione e alle nozioni di supremazia statunitense, ma come il presidente e il segretario di Stato hanno ripetuto fino alla nausea, la gente è stanca della guerra e non si vergogna di dire ai suoi rappresentanti cosa ne pensa.
Fortunatamente per tutti, sul pianeta terra ci sono nazioni disposte e in grado di resistere all’impero statunitense. L’esercito del Presidente Assad è stato in grado di resistere all’assalto delle monarchie del Golfo e degli statunitensi, motivo per cui il presidente siriano viene ora accusato di effettuare attacchi con armi chimiche. L’umanità ha anche la fortuna che Assad sia un alleato affidabile della Federazione russa, che ha usato la sua abilità diplomatica e la stupidità statunitense, per spingere l’amministrazione USA a fare marcia indietro rispetto al suo piano di uccidere altri siriani.

“La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentiscono furiosamente il commento di Kerry”
La prova delle rozze dichiarazioni e di mancanza di supporto è arrivata subito, nel processo propagandistico. Il presidente e il segretario di Stato nel loro primo appello, sostennero che non ci sarebbero stati “stivali sul terreno”. La frase terribilmente orwelliana è stata pensata per coprirsi dalle critiche e per imbarcare i congressisti esitanti. Ma quando è stato interrogato ad una audizione al Senato, Kerry s’è scoperto. “Io non voglio adottare un’opzione che potrebbe, o non potrebbe, essere a disposizione del presidente degli Stati Uniti nel proteggere il nostro Paese.” Le cosiddette gaffes erano continue. Quando un giornalista gli ha chiesto se gli Stati Uniti avrebbero abbandonato l’attacco se Assad avesse consegnato le armi, Kerry inizialmente aveva detto che sarebbe stato accettabile. “Certo, se potesse consegnare ogni singola sua arma chimica alla comunità internazionale, la prossima settimana, il piano sarebbe rientrato. Tutto questo, senza indugio e permettendo una piena e totale contabilità di esso, ma non è in procinto di farlo, e non può essere fatto, ovviamente.
La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentirono furiosamente il commento di Kerry. La sua portavoce disse che il segretario “non stava facendo una proposta.” I malfattori si erano dimostrati gli aggressori che sono. Hanno ammesso davanti la comunità mondiale che il motivo ultimo per scatenare la guerra è una farsa e che non c’è nulla che Assad possa fare per far chiamare i mastini della guerra. Anche se un processo diplomatico ha inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambiamento di regime che affermano di non volere in Siria. Assad lo sa meglio di chiunque altro. Ha visto che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi abbandonarono gli sforzi per essere una potenza nucleare, solo per essere eliminati quando gli Stati Uniti decisero che era tempo di sbarazzarsene. I russi non sono stupidi ed è grazie alla loro insistenza nel difendere la Siria, che hanno allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che con tanta insistenza voleva.

“Vi sono gravi crepe nel sostegno necessario al presidente per liberarsi di Assad”
Le teste parlanti dei network statunitensi hanno cercato di fare buon viso alle osservazioni del presidente, facendo affermazioni prive di senso secondo cui il presidente ha ottenuto quello che voleva da sempre, quando in realtà voleva che gli consegnassero la testa di Assad. Privo del sostegno del parlamento britannico, un’opinione pubblica statunitense scettica e una Russia intransigente hanno costretto il presidente a indietreggiare dalle sue dichiarazioni e a continuare a discutere. La Casa Bianca non inganna nessuno che conta. Nonostante l’affermazione di sapere ciò che Assad ha fatto, ha respinto la richiesta dell’Associated Press di vedere le prove dell’intelligence, dicendo che erano così lampanti. La continua dimostrazione di quello che sarebbe uno spettacolo accettabile, sottolineava le gravi crepe nel supporto necessario al presidente per perseguire lo scopo di liberarsi di Assad.
Assad vive un altro giorno, ma il nostro governo cerca disperatamente di perseguire la guerra. Le nozioni di bene e male devono essere dimenticate, se il mondo vuole essere libero dall’aggressione statunitense. L’ex alto ufficiale del KGB Vladimir Putin, cerca di fermare una grande guerra, ma il Premio Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una. I presumibilmente cattivi russi si sono offerti di far dismettere le armi chimiche siriane, ma i virtuosi statunitensi hanno inizialmente risposto di no all’offerta. Le ironie abbondano. Un luogo comune tra i politici statunitensi è che la Russia “infila il suo dito nell’occhio dell’America.” Questo è vero e dovrebbero esserne grati. Dobbiamo essere grati alla nostra opposizione interna, ma anche ai popoli che vivono fuori dal nostro Paese e che si oppongono al bullo qual è lo zio Sam. La vista di un presidente statunitense che va in televisione e annuncia che non ci sarà una guerra, è un evento singolare. Non è ciò che il nostro sistema chiede, ma noi tutti viviamo per vedere un altro giorno.

Margaret Kimberley interviene settimanalmente su BAR, ed è ampiamente ripresa altrove. Gestisce un blog frequentemente aggiornato.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il balzo dell’ADM: Il governo siriano non userà le armi chimiche contro i suoi stessi cittadini

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 dicembre 2012

318767La Siria non userà armi chimiche o biologiche contro il proprio popolo. L’amministrazione Obama e compagnia stanno solo riciclando gli stessi pretesti utilizzati mesi prima contro Damasco. Queste dichiarazioni sono false e vacue. Possono facilmente essere smontate quale retorica. Tutto quello che dobbiamo fare è guardare ai fatti recenti. Nel 2011 non furono formulate accuse simili contro un altro paese arabo? Non sostenevano che Muammar Gheddafi avesse usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione? Non affermavano prima anche che Gheddafi e l’esercito libico arruolavano mercenari africani neri per uccidere i cittadini libici? O che i jet libici uccidevano manifestanti libici? Cosa è successo del genocidio a Bengasi? Ora non c’è altro che silenzio e ricordi perduti. Furono fatte dichiarazioni, moralità e responsabilità furono invocate, e poi un paese arabo in ascesa è stato bombardato. Un motore del progresso economico dell’Africa è stato spento e in una notte un’intera società è stata saccheggiata.
C’è stato anche il caso da manuale dell’Iraq, prima ancora delle bugie sulla Jamahiriya libica. Non furono l’amministrazione Bush, Tony Blair e la loro cerchia di criminali di guerra al comando, a mentire a tutta la comunità internazionale dicendo che l’Iraq aveva un programma di armi nucleari e armi di distruzione di massa nel 2003? Che cosa è successo di quelle ADM? Non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente derisa. Più di un milione di iracheni è morto a causa delle menzogne spacciate dalla coppia anglo-statunitense. Per non parlare del danno ecologico e del genocidio intellettuale perpetrato contro l’intellighenzia e le classi professionali dell’Iraq.
Cerchiamo di essere chiari, la Siria ha minacciato di usare armi chimiche contro qualsiasi forza d’invasione il 23 luglio 2012. In primo luogo, la dichiarazione è stata fatta in un contesto difensivo. In secondo luogo, era diretta contro minacce militari. È molto diverso dal pensare di usare armi chimiche contro i propri cittadini, in particolare i civili.

Obama e la NATO condividono la stessa sceneggiatura
Non è un caso che sia l’amministrazione Obama che la NATO cantino la stessa melodia minacciosa contro la Repubblica araba siriana. Sia il governo degli Stati Uniti che la NATO minacciano sugli stessi punti. Naturalmente c’è una ragione per ciò, e non è a causa di una qualche preoccupazione umanitaria per il popolo siriano. Le minacce arrivano in un momento in cui la NATO schiera missili Patriot al confine della Turchia con la Siria, con il pretesto orwelliano di proteggere i cieli della Turchia da un attacco siriano.
L’ultima cosa che il governo in Siria farà è attaccare la Turchia. Anche se Israele è l’eccezione, Damasco è troppo impegnata a cercare di ripulire casa per rappresentare una minaccia contro qualcuno dei suoi vicini. Inoltre, non è la Turchia che apertamente ospita le milizie antigovernative e le arma nel suo territorio? Allora, chi veramente minaccia chi? Retoricamente, le linee rosse vengono attualmente tracciate nelle sabbie mobili del Levante. Obama e la NATO hanno avvertito che non tollereranno o permetteranno al governo siriano di usare armi chimiche contro il proprio popolo. Hanno minacciato di ritenerne responsabile il governo di Damasco. Oh, davvero? Ebbene Signor Presidente, lei e la NATO dovreste iniziare arrestando i funzionari statunitensi, britannici ed israeliani che approvarono e usarono ADM contro i civili in Iraq, Libano e Gaza.
Ricordate il fosforo bianco a Falluja? Le forze militari degli Stati Uniti e britanniche attaccarono un’intera popolazione civile con il loro arsenale di armi chimiche, nel 2004. A differenza degli Stati Uniti e del Regno Unito, la Siria fa parte dei pochi paesi che non hanno firmato la Convenzione sulle armi chimiche. Che cosa è successo degli obblighi del trattato per gli Stati Uniti e il Regno Unito? E’ divertente sapere come la resistenza a Falluja sia stata chiamata anche rivolta, allora. Quindi gli Stati Uniti e il Regno Unito ritenevano che gli iracheni che combattevano due eserciti invasori fossero un'”insurrezione”, mentre ritengono le milizie straniere in Siria “ribelli” e “combattenti per la libertà.” Un Mondo orwelliano davvero.
Quanto a Israele è anche colpevole di crimini di guerra simili. Jacob Edery, un ministro del governo israeliano, ha anche ammesso nel 2006 che Tel Aviv aveva usato fosforo bianco dopo che Croce Rossa ed organizzazioni dei diritti umani accusarono Israele dell’uso di armi chimiche sui civili. Non è Damasco, ma Tel Aviv che ospita esperti e funzionari che spesso parlano di “armi dell’apocalisse” e dell'”Opzione Sansone” quando si parla delle loro armi nucleari. Sì signor Presidente, riteniamo responsabili coloro che usano armi chimiche contro i civili! Sono assolutamente d’accordo con voi. Qualcuno dei leader statunitensi, o britannici o israeliani coinvolti in questi crimini e nel disprezzo dei trattati giuridicamente vincolanti sottoscritti dagli Stati Uniti, “dovrà risponderne”? O “responsabilità” è una parola usata come una clava o un bastone di ferro per battere e punire gli eventuali governi che osino avere un parere o una politica estera diverse dalle vostre? Oppure lei, signor Presidente, applica il solito doppio standard, segno distintivo della politica estera degli Stati Uniti?

Una questione controversa su cui riflettere
I siriani stanno cercando di evitare che le armi chimiche cadano nelle mani delle milizie antigovernative sponsorizzate da GCC/NATO che minacciano la campagna siriana. Questo è ciò che l’esercito siriano sta attualmente facendo. Obama e la NATO lo sanno molto bene, proprio come  sapevano che la Libia non stava usando i suoi jet militari per uccidere i manifestanti libici. Il diritto internazionale è una questione di pura convenienza. Gli stessi paesi che si atteggiarono negativamente verso la Siria dal piedistallo della moralità, hanno perso le loro bussole morali. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e NATO non solo hanno rifiutato di impegnarsi in una politica del “non primo uso” delle proprie ADM, in particolare le bombe nucleari, ma si sono riservati il diritto di usare armi nucleari in qualsiasi guerra o conflitto come mezzo per assicurarsi delle vittorie. Ciò include anche un conflitto con un Stato non nucleare.
Gli Stati Uniti e i loro alleati ritengono anche il Trattato di non proliferazione (TNP) non conti nulla nello scenario di una grande guerra. Ciò significa che il TNP e il diritto internazionale si limitano ad essere una questione di convenienza per gli USA e i loro alleati della NATO. Non esiteranno ad usare armi nucleari nel momento in cui penseranno di averne bisogno. Eppure, si sentono in dovere  di imporre norme completamente diverse alla Siria. D’accordo o in disaccordo, la Siria si riserva il diritto di utilizzare armi chimiche nel caso di un’invasione. Si può incolpare Damasco per aver minacciato di usare armi chimiche per proteggersi da un intervento straniero? Soprattutto alla luce della posizione degli Stati Uniti, di usare armi nucleari per garantirsi vittorie favorevoli ad essi e ai loro alleati. Perché il doppio standard?

Le armi chimiche sono delle nuove scuse per l’aggressione contro la Siria
Chiunque pensa che il governo degli Stati Uniti abbia le migliori intenzioni verso il popolo siriano, ha bisogno di una lezione di storia. Meglio ancora, ha bisogno di vedere come i partner di Obama in Bahrain, Arabia Saudita e nei feudali petro-sceiccati arabi si prendono cura del proprio popolo. Queste dittature feudali desertiche rispondono ai loro manifestanti, che chiedono democrazia e  diritti civili fondamentali, con proiettili e il tiro dei carri armati. Barak Obama, il CEO della Democrazia Inc., vuole esportare la sua pessima favola democratica dalla Libia alla Siria. La sua amministrazione ci ha provato per più di un anno, senza riuscirci. Dimenticate i combattenti stranieri esportati in Siria dalla Libia. Dimenticate le forniture di armi che la CIA ha raccolto e inviato in Siria e Libano dalla sua base segreta di Bengasi, che funzionava sotto la copertura del Dipartimento di Stato degli USA.
Ora la Democrazia Inc. di Obama vuole far cadere la democrazia su tutta la Siria come una bomba, letteralmente. Vediamo una nuova scusa. Prima si trattava di un mix di democrazia e diritti umani. Poi è diventato impedire un genocidio. Ora si continua col tema del genocidio, ma aggiungendovi la dimensione delle ADM. Il cappio si stringe attorno alla Siria. Tutti i discorsi sulle armi chimiche sono utilizzati per giustificare il dispiegamento di missili della NATO ai confini della Siria. Il dispiegamento dei missili Patriot arriva nel momento in cui vi si parla di una nuova spinta aggressiva per riarmare le forze antigovernative in Siria. Una “no-fly zone” o, come viene chiamato ambiguamente negli Stati Uniti/NATO, “corridoio umanitario” intorno Aleppo e nei territori al confine settentrionale della Siria, è nella lista dei desideri dell’amministrazione Obama. Quindi, la trama si infittisce e la Democrazia Inc. si reinventa la propria merce con un nuovo marketing.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Menzogne e Verità sulla Siria

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 27 novembre 2011

Da otto mesi, i leader occidentali e qualche media pubblico sostengono una guerra in Siria. Le accuse estremamente gravi che portano contro Assad, intimidiscono coloro che mettono in dubbio la validità di un nuovo intervento militare. Tutti? No, perché, con il sostegno del Réseau Voltaire, alcuni sono giunti a verificare, ed hanno potuto misurare l’entità della propaganda della NATO. Thierry Meyssan fa il punto sullo stato della guerra mediatica.

Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, il Réseau Voltaire s’indignò per il fatto che la Francia potesse entrare in guerra a fianco della NATO, senza un voto dell’Assemblea Nazionale, con la complicità passiva dei presidenti dei gruppi parlamentari. Abbiamo considerato che il rifiuto del Presidente e del Primo Ministro di tenere una discussione vera, auspicasse l’opacità con cui questa guerra sarebbe stata condotta. Così abbiamo preso l’iniziativa di pubblicare un bollettino quotidiano sul conflitto. Essendo i siti web del governo serbo distrutti immediatamente dall’Alleanza Atlantica, non potemmo avere accesso alla versione serba di eventi. Altrimenti, ci abbonammo alle agenzie di stampa della regione (croata, bosniaca, greca, cipriota, turca, ungherese, ecc.). Durante il conflitto, abbiamo presentato quotidianamente una sintesi della conferenza stampa della NATO a Bruxelles, e una sintesi delle testimonianze di giornalisti dei paesi rivieraschi, paesi a volte con pesanti conflitti con la Serbia, ma i cui governi condividevano loro la stessa narrazione degli eventi. A mano a mano che il tempo passava, la versione della NATO e quella dei giornalisti locali si allontanavano, fino a non avere nulla in comune. Alla fine, si avevano due storie radicalmente differenti.  Non abbiamo avuto modo di sapere chi stesse mentendo e se una delle due fonti avesse ragione. I nostri ebbero l’impressione di diventare schizofrenici, soprattutto perché i media riferivano solo la versione occidentale della NATO e, quindi, i nostri lettori non poterono confrontare le due versioni parallele che leggevamo. Abbiamo continuato questo esercizio di stile nel corso dei tre mesi di combattimenti. Quando le armi tacquero e colleghi e amici furono in grado di andare lì, videro con stupore che non c’era “propaganda da entrambi i lati.”  No, la versione della NATO era completamente falsa, mentre i giornalisti locali avevano del tutto ragione. Nei mesi che seguirono, le relazioni parlamentari in diversi Stati membri dell’Alleanza stabilirono i fatti. Molti libri apparvero sul metodo sviluppato dal consulente per i media di Tony Blair, che ha permesso alla NATO di manipolare tutta la stampa occidentale: lo “story telling“. E’ possibile avvelenare tutti giornalisti occidentali e nascondergli i fatti, se a loro si racconta una storia per bambini, a condizione che non interrompano la narrazione, di caricarle di riferimento che risveglino emozioni distanti e di mantenerne la  coerenza.
Non ho avuto il riflesso di correre in Serbia prima della guerra e non ho potuto farlo quando le armi parlavano. Al contrario, caro lettore, io sono ora in Siria, dove ho avuto il tempo di investigare e dove  scrivo questo articolo. In piena consapevolezza, posso dire che la propaganda della NATO è ora in azione verso la Siria come lo era verso la Serbia.
L’Alleanza ha cominciato a raccontare una storia sconnessa dalla realtà, che mira a giustificare un “intervento militare umanitario”, secondo l’ossimoro blairiano. Il parallelo finisce lì: Slobodan Milosevic è stato un criminale di guerra che si è cercato di presentare come un criminale contro l’umanità, per smembrarne il paese, Bashar al-Assad è un resistente all’imperialismo e al sionismo, che sostiene Hezbollah quando il Libano fu attaccato, e supporta Hamas e la Jihad islamica, nella loro ricerca per la liberazione della patria palestinese.

Quattro bugie della NATO
1. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, delle manifestazioni di massa avrebbero avuto luogo per otto mesi in Siria, per chiedere maggiore libertà e la caduta del presidente Bashar al-Assad.
Non è vero. Ci sono stati, in alcune città, delle dimostrazioni contro il presidente Bashar al-Assad su chiamata di predicatori sauditi ed egiziani che parlavano su al-Jazeera, ma hanno raccolto in totale, al massimo, solo 100000 persone. Non chiedono più libertà, ma l’istituzione di un regime islamico. Chiedevano le dimissioni del presidente al-Assad, non a causa della sua politica, ma perché questi manifestanti si rifanno a una setta sunnita, il takfirismo, e accusano Assad di essere un eretico (è alawita) usurpando il potere in un paese musulmano, che non può legittimamente essere governato che da un sunnita della loro scuola teologica.

2. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, il “regime” avrebbe risposto disperdendo la folla con pallottole vere, uccidendo almeno 3.500 manifestanti dall’inizio dell’anno.
Non è vero. In primo luogo, non può esservi alcune soppressione di manifestazioni inesistenti. Poi, all’inizio degli eventi, le autorità si resero conto che stavano cercando di provocare scontri settari in un paese dove la laicità è la spina dorsale dello Stato fin dall’ottavo secolo. Il presidente Bashar al-Assad, quindi, non ha permesso alle forze di sicurezza, polizia ed esercito, di usare le armi da fuoco in ogni circostanza in cui i civili potessero essere feriti. Questo serve a prevenire che feriti, o anche deceduti, di un credo particolare, fossero strumentalizzati per giustificare una guerra di religione. Tale divieto è rispettato dalle forze di sicurezza a rischio della vita, come vedremo. Per quanto riguarda i morti, non sono che meno della metà.  La maggior parte non sono civili, ma soldati e poliziotti, e ho potuto vederlo visitando gli ospedali e gli obitori, civili e militari.

3. Dopo che siamo riusciti a rompere il silenzio e ad ottenere che i grandi media occidentali segnalassero la presenza in Siria, di squadroni della morte dall’estero, di imboscate contro l’esercito e di assassini ci civili nel cuore delle città, la NATO e i suoi alleati nel Golfo hanno segnalato la presenza di un esercito di disertori. Secondo essi, dei militari (ma non poliziotti) che hanno ricevuto l’ordine di sparare sulla folla, si sarebbero ribellati. Si sarebbero dati alla macchia e istituito il libero esercito siriano, già forte di 1500 uomini.
Non è vero. I disertori sono solo poche decine, che fuggirono in Turchia dove sono sotto la supervisione di un ufficiale del clan Hakim Rifaat al-Assad/Abdel Khaddam, pubblicamente legato alla CIA. Vi sono, al contrario, sempre più ribelli, dei giovani che si rifiutano di fare il servizio militare, spesso sotto la pressione dalle loro famiglie, che per decisione personale. Infatti, i soldati che cadono in un’imboscata non hanno alcun diritto di usare le loro armi per difendersi, se dei civili sono presenti sul posto. Devono pertanto sacrificare la loro vita, se non sono in grado di fuggire.

4. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, il ciclo rivoluzione/repressione ha dato modo di iniziare una “guerra civile“. 1,5 milioni di siriani, intrappolati, soffrirebbero la fame. Si dovrebbero quindi organizzare “corridoi umanitari” per fornire aiuti alimentari e permettere ai civili che lo vogliano, di fuggire dalla zone di combattimento.
Non è vero. Dato il numero e la crudeltà degli attacchi degli squadroni della morte dall’estero, i profughi sono pochi. La Siria è autosufficiente nella produzione agricola, che non è scesa in modo significativo. Al contrario, la maggior parte degli agguati si svolgono sulle strade principali, queste sono spesso interrotte. Inoltre, quando gli attacchi si verificano nei centri delle città, i commercianti chiudono i negozi immediatamente. Ciò si traduce in gravi problemi di distribuzione, anche per il cibo. Il vero problema è altrove: le sanzioni economiche hanno causato un disastro. Mentre la Siria aveva, durante il decennio, una crescita intorno al 5% all’anno, non può più vendere il suo petrolio all’Europa occidentale, mentre l’industria del turismo è colpita. Molte persone hanno perso lavoro e reddito. Fanno risparmi su tutto. Il governo sostiene e procede alla distribuzione gratuita di olio combustibile (per il riscaldamento) e di cibo. In queste condizioni, sarebbe meglio dire che se il governo al-Assad non intervenisse, in Siria 1,5 milioni di persone soffrirebbero di malnutrizione a causa delle sanzioni occidentali.
In definitiva, mentre siamo nella fase della guerra non convenzionale, con l’invio di mercenari e di forze speciali per destabilizzare il paese, la narrazione dalla NATO e dei suoi alleati nel Golfo è già significativamente lontana dalla realtà. Questo divario si allargherà sempre più.
Per ciò che vi riguarda, caro lettore, non avere motivo di credermi più che della NATO, non essendo voi stessi sul posto. Tuttavia, disponete di diversi elementi che vi dovrebbero mettere la pulce nell’orecchio.
Quattro prove accuratamente nascoste dalla NATO:

1. Si potrebbe pensare che le accuse sulla presunta repressione e il numero delle vittime siano state accuratamente verificate. Niente affatto. Hanno avuto origine da una singola fonte: Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, con sede a Londra, i cui leader chiedono l’anonimato. Qual è il valore della gravità delle accuse, se non sono sottoposte a un controllo incrociato, e perché istituzioni come l’Alto Commissario per i Diritti Umani e le Nazioni Unite, le riprendono senza controllarle?

2. Russia e Cina hanno posto il veto a una bozza risoluzione del Consiglio di Sicurezza che apre la strada a un intervento militare internazionale. I leader politici della NATO ci dicono, ci spiace, i russi proteggono la loro base navale a Tartus e i cinesi faranno di tutto per racimolare alcuni barili di petrolio.  Dovremmo accettare l’idea manichea che Washington, Londra e Parigi sono guidati da buoni sentimenti, mentre Mosca e Pechino sono essenzialmente egoisti e insensibili al martirio di un popolo? Come non notare che Russia e Cina hanno molto meno interesse nel difendere la Siria, che gli occidentali a distruggerla?

3. È alquanto strano vedere la coalizione degli stati cosiddetti benintenzionati. Come non notare che i due principali contribuenti alla Lega Araba e promotori della “democratizzazione” della Siria, Arabia Saudita e Qatar, sono dittature vassalle degli Stati Uniti e del Regno Unito? Come non chiedersi quanto l’Occidente – che ha appena distrutto in successione l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, uccidendo più di 1,2 milioni di persone in dieci anni, e che mostra quanto poco in conto tengano la vita umana – sia credibile quando sventola la bandiera umanitaria?

4. In particolare, per non essere manipolati sugli eventi in Siria, si dovrebbe entrare nel giusto contesto. Per la NATO ed i suoi alleati nel Golfo, i cui eserciti hanno invaso lo Yemen e il Bahrain al fine di schiacciare nel sangue le manifestazioni, la “rivoluzione siriana” è un’estensione della “primavera araba“: i popoli della regione aspirano alla democrazia di mercato e al comfort della American Way of Life. Invece, per i russi e i cinesi, come i venezuelani e i sudafricani, gli eventi in Siria sono la continuazione del “rimodellamento del Medio Oriente allargato” annunciato da Washington, che ha già ucciso 1,2 milioni di morti e che chiunque si preoccupi della vita umana, dovrebbe fermare. Si ricordano che il 15 settembre 2001, il presidente George W. Bush programmò sette guerre. La preparazione di un attacco alla Siria iniziò formalmente 12 dicembre 2003, con il passaggio della Syrian Accountability Act sulla scia della caduta di Baghdad. Da allora, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama oggi, può ordinare di attaccare la Siria e non è necessario che si presenti davanti al Congresso prima di aprire il fuoco. Pertanto, la questione non è se la NATO ha trovato una giustificazione divina per andare in guerra, ma se la Siria trova una via d’uscita da questa situazione, come è stata in grado di sfuggire a tutte le accuse diffamatorie e a tutte le insidie precedenti, come l’assassinio di Rafik Hariri e il raid israeliano contro un’immaginaria centrale nucleare militare.

I media occidentali testimoniano
Alla fine di questo articolo, vorrei dirti, caro lettore, che la Rete Voltaire ha facilitato un viaggio stampa organizzato su iniziativa del Centro cattolico d’informazione dei cristiani d’Oriente, come parte dell’apertura ai media occidentali annunciata dal presidente al-Assad alla Lega araba. Abbiamo aiutato i giornalisti mainstream a viaggiare nelle zone degli scontri. I nostri colleghi hanno dapprima malvisto la nostra presenza al loro fianco, sia perché erano prevenuti verso di noi e perché pensavano che stavamo cercando di fargli il lavaggio del cervello. Successivamente, sono stati in grado di vedere che siamo persone normali e che pur scegliendo il nostro campo, non rinunciamo al nostro spirito critico. Alla fine, benché siano fermamente convinte della bontà della NATO e non condividano il nostro impegno anti-imperialista, hanno visto e sentito la verità. Onestamente, hanno  riportato le azioni di bande armate che terrorizzano il Paese. Naturalmente, hanno rinunciato a contraddire apertamente la versione atlantica e hanno cercato di conciliare ciò che hanno visto e sentito con quella, e questo ha portato a volte a contorsioni intorno al concetto di ‘guerra civile’ tra l’esercito siriano e i mercenari stranieri. Tuttavia, i rapporti della Radio e Televisione belga (RTBF) e de La Libre Belgique, per citarne alcuni, dimostrano che, dopo otto mesi, la NATO maschera le azioni degli squadroni della morte e che attribuisce falsamente i loro crimini alle autorità siriane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: l’Iraq di Obama

Libia: l’Iraq di Obama
B. Raman, Paper no. 4388, South Asia Analysis 20-Mar-2011

1. “Nonostante il fatto che siano stati aerei da guerra francese ha lanciare i primi attacchi, è chiaro che questa prima fase delle operazioni è un affare prevalentemente statunitense – tutti, tranne un numero molto limitato di missili da crociera, sono stati lanciati da navi e sottomarini statunitensi“, ha detto Paul Adams, il corrispondente della Bbc a Washington DC, nel commentare gli attacchi aerei e missilistici lanciati da Stati Uniti, Francia e Regno Unito contro obiettivi al suolo nelle aree controllate dal governo della Libia, la notte del 19 marzo 2011.

2. Mentre guardavo le immagini TV e leggevo gli articoli sugli attacchi, mi sono ricordato di quello che l’amministrazione Bush ha definito attacchi per decapitare avviati prima che iniziasse l’invasione dell’Iraq nel 2003. L’azione militare in Libia è stata progettata avente l’obiettivo limitato di un intervento umanitario per proteggere i civili nelle zone sotto il controllo dei ribelli. Ma il suo vero obiettivo è quello di rimuovere dal potere Muammar Gaddfi, il despota libico, il più rapidamente possibile e installare un leader pro-occidentale a Tripoli, in modo che le società petrolifere e gasifere occidentali possano tornare in Libia e riprendere la produzione di petrolio e gas.

3. Il Petrolio – e non diritti umani o la preoccupazione per la democrazia – è la forza trainante in Libia come lo è stato in Iraq. Saddam Hussein ha spianato la strada al proprio isolamento e distruzione inimicandosi il suo popolo attraverso la repressione crudele e dei suoi vicini con la sua arroganza. Muammar Gheddafi ha ugualmente aperto la strada al proprio isolamento e la distruzione finale attraverso politiche simili di repressione e di arroganza. Nessuna forza al mondo avrebbe potuto salvare Saddam nel 2003. Nessuna forza al mondo potrebbe salvare Gheddafi nel 2011.

4. Gheddafi è politicamente condannato. Quando un governante –  democratico o despota – perde il sostegno del suo popolo, la sua fine è inevitabile. La questione non è più se Gheddafi cadrà, ma quando e in quali circostanze. Che sofferenza causerebbe al popolo libico? Avranno veri benefici dagli interventi autorizzati dall’ONU e manipolati dall’occidente, o li avranno le economie consumatrici dell’Italia e di altri paesi europei, dipendenti dal flusso di gas e petrolio dalla Libia?

5. L’invasione dell’Iraq mettere in moto il treno degli eventi che ha portato, infine, a screditare i responsabili della politica dell’amministrazione Bush negli Stati Uniti e il governo di Tony Blair nel Regno Unito. Mentre lo stesso Obama, come aveva spesso concesso, il coinvolgimento in Iraq ha contribuito alle difficoltà degli USA nella regione Af-Pak.

6. Si pensava che Obama avesse imparato la lezione dall’Afghanistan e dall’Iraq. E ‘evidente che non è così. Dopo la seconda guerra mondiale, gli USA si sono raramente coperti di gloria, quando si sono imbarcati in avventure estere – sia che si tratti di Kora o Vietnam o di Somalia o Afghanistan o Iraq. Se Obama pensa che la Libia possa essere un’eccezione, si sbaglia.

7. L’unico effetto di questa avventura libica sarà che la marcia della democrazia, che ha iniziato in Tunisia e si è diffusa in Egitto, verrà arrestata. I despoti arabi, che sono saltati nel carro occidentale contro Gheddafi, l’hanno fatto non tanto perché il loro cuore sanguina per i civili in Libia e per i loro diritti umani. Lo hanno fatto perché hanno calcolato che la deviazione dell’attenzione occidentale sulla Libia, gli permette di schiacciare i diritti umani e le aspirazioni alla democrazia del proprio popolo.

8. La necessità occidentale di un sostegno arabo in Libia, al fine di mostrare come un coalizione veramente internazionale di crociati occidentali e di islamici ha già portato alla soppressione crudele degli agitatori pro-democrazia in Bahrain, con le voci e la coscienza occidentali rimaste in sordina, mentre il sovrano sunnita , con l’aiuto di 2000 truppe di terra degli Stati della Cooperazione del Golfo (GCC), schiaccia i manifestanti sciiti. Il quasi-silenzio occidentale, oggi, in Bahrain e in Arabia Saudita, domani sarà il quid pro quo per il sostegno arabo sulla Libia.

9. Qualunque sia l’esito in Libia, la sua eco si sentirà ovunque delle vite statunitensi sono minacciate e gli interessi statunitensi sono in pericolo – se nella regione di Af-Pak, o nello Yemen o in Egitto o altrove. Abbiamo visto il risorgere dei taliban afghani in Afghanistan con un Neo-talib che proroga l’emorragia delle truppe NATO. Vedremo la ripresa di al-Qaida con una Neo al-Qaida, che mette in pericolo vite e gli interessi statunitensi in tutto il mondo. La Rabbia alimenta il terrorismo. Più rabbia alimenta più terrorismo.

(L’autore è Segretario  Aggiunto (in pensione), della Segreteria di Gabinetto del  Governo dell’India, Nuova Delhi, e attualmente, Direttore dell’Istituto di Alti Studi di Chennai, e associato al Centro Studi sulla Cina di Chennai.)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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