Incontri a Islamabad: svolgimento tra testo e contesto
ottobre 1, 2012 Lascia un commento
Andrej Volodin, Strategic Culture Foundation 30/09/2012
Il presidente russo V. Putin prevede di visitare Islamabad in un futuro non troppo lontano. I colloqui promettono un ricco programma che comprende la firma di 12 accordi di cooperazione bilaterale tra la Russia e il Pakistan in una varietà di ambiti. La logica del raggruppamento globale in corso, costringe Mosca a ristabilirsi nelle regioni in cui ha perso l’influenza dal crollo dell’Unione Sovietica. L’Asia del Sud è una tappa fondamentale per il suo ritorno, Delhi e Islamabad danno credito alla Russia nel perseguimento della stabilità regionale, senza obblighi collegati, e la missione dovrebbe essere particolarmente gradita mentre la coalizione internazionale prepara il ritiro dall’Afghanistan. La discordia tra India e Pakistan è profondamente radicata, e molto dipenderà da quanto i due paesi saranno pronti a modificare le loro relazioni e, di conseguenza, il clima della più ampia politica regionale.
Le tensioni tra India e Pakistan persistono dalla spartizione del 1947 del subcontinente. Stranamente, non ha mai contribuito a dissipare l’ostilità persistente il fatto che i due paesi hanno molto in comune in termini di condizioni geografiche, retaggio culturale patrimonio politico. India e Pakistan hanno relazioni diplomatiche dall’indipendenza, ma la partizione dell’Hindustan lungo linee religiose e le conseguenti dispute territoriali, hanno portato all’esodo caotico di oltre 12,5 milioni di persone e alla morte stimata di centinaia di migliaia o un milione di persone. Tre gravi conflitti, le guerre del 1947, 1965 e 1971, e la meno intensa improvvisa guerra di Kargil, scoppiata come risultato dell’escalation di combattimenti locali e sporadici divampati nella zona di confine indo-pakistana con una regolarità notevole.
Una serie di tentativi di costruire relazioni ragionevoli sono state fatte da India e Pakistan, sullo sfondo della rivalità spesso sanguinosa. L’accordo di Simla del 1972 ha definito i principi chiave per la normalizzazione ed è servito a creare le basi per futuri progressi: firmandolo, India e Pakistan si sono impegnati a risolvere i problemi con mezzi pacifici e tramite il dialogo. La Dichiarazione di Lahore del 1999 afferma che i paesi, anche se dotati di armi nucleari, dovrebbero onestamente prendere in considerazione i reciproci interessi nella gestione bilaterale dei problemi, e il Vertice di Agra del 2001 ha segnato risultati importanti, con Delhi e Islamabad che andavano verso una più sana forma di convivenza. Nel 1980, l’inviato diplomatico indiano a Islamabad e aspirante ministro degli affari esteri, Kunwar Natwar Singh, descrisse le relazioni tra India e Pakistan come una sorta di rete diabolica, e per molti il suo punto di vista sembra applicarsi anche in questi giorni. Una serie estremamente ampia di questioni – memoria storica, pregiudizi ricorrenti, carattere cronico delle controversie territoriali, le spesso vaghe percezioni delle identità nazionali, dei conflitti religiosi e ideologici, e la paura permanente di restare indifesi nei confronti del confinante, sono fattori in cui l’intrigo, l’inerzia e la sfiducia mostrano piccoli segni di declino.
Il quadro dell’opinione pubblica in India e Pakistan riflette pienamente il senso di disagio che incombe sulla situazione. I sondaggi mostrano che attualmente circa il 50% della popolazione in India, e il 46% in Pakistan, è convinta che il paese limitrofo rappresenti una minaccia sensibile, mentre solo il 13% nel primo paese e il 28% nel secondo paese, dicono che credono che non ci sia praticamente alcuna motivo di preoccuparsi. L’opinione ampiamente diffusa in India è che soltanto una revisione profonda della sovranità pakistana, compresa l’eliminazione di quel che vedono come la sua ideologia aggressivamente anti-indiana, può portare ad una vera ripresa nei rapporti tra India e Pakistan. Analisti indiani, in gran parte attribuiscono all’accentuazione ideologica del Pakistan le dinamiche negative all’interno della società del paese. Da questo punto di vista, i problemi del Pakistan sarebbero:
1. Crescita demografica esplosiva. Al momento, la popolazione del Pakistan supera i 190 milioni e si prevede, secondo le amministrazioni nazionali, che raggiungerà i 240-250 milioni entro il 2030. Naturalmente, aumentano gli strati urbani inferiori e gli abitanti impoveriti delle zone rurali, che tendono ad essere ricettivi all’Islam politicizzato.
2. Cambiamenti politici e ideologici indirettamente legati alla crescita della popolazione. La diffusione di dottrine radicali come la versione wahhabita dell’Islam, rende la società pakistana sempre più sorda a qualsiasi propaganda sui modelli di sviluppo liberali, ed erode l’eredità inizialmente tollerante e religiosamente pluralistica dell’Hindustan. Pochissimi studiosi in Pakistan interpretano quanto sopra come una deriva dalla tradizionale identità meridionale, verso quella arabo-musulmana esemplificata dall’Arabia Saudita.
3. La politicizzazione dell’Islam incoraggiata alla fine degli anni ’70 dal generale Mohammad Zia-ul-Haq (con la benedizione dell’amministrazione Reagan) è diventato un trend di lungo periodo, e oggi in Pakistan i radicali musulmani sono una forza influente perfettamente in grado di contendere all’esercito il ruolo di primo piano nella società pakistana. I queste condizioni, il sistema democratico del Pakistan sembra puramente decorativo per molti osservatori. L’incapacità delle amministrazioni pakistane – civile o militare – di modernizzare la società nell’interesse di tutta la nazione, richiede la ricerca di meccanismi alternativi per cementare il paese. Consigliata a tal fine, la nuova identità pakistana combina il ricorso al programma nazionale delle armi nucleari con l’ostilità storicamente radicata verso l’India. L’amministrazione pakistana, abbastanza realisticamente ricorre a una piattaforma dall’ideologia alquanto eclettica, come causa unificante dal forte richiamo sulla massa.
Nel corso degli ultimi tre decenni, la politica estera del Pakistan si basava sul presupposto che il paese dovrebbe consolidarsi sulla propria posizione strategica nella regione. Per le élite pakistane, l’epopea dell’invasione sovietica dell’Afghanistan e il conseguente infame ritiro, sembravano rafforzare tale visione. I circoli dominanti pakistani credono che (1) gli Stati Uniti sono geopoliticamente impantanati nel Medio Oriente, (2) la Cina evolve verso una grande influenza in Asia meridionale (sul piano economico, la Cina è il primo partner di India, Pakistan e Bangladesh) (3), gli Stati Uniti avrebbero imprevedibilmente consentito a Pechino di essere il custode della pace in Asia meridionale, che significa soprattutto impedire l’escalation tra India e Pakistan. Non è raro, per gli esperti, pensare che Washington si aspetti che Pechino ricambi, eventualmente passando a fianco degli Stati Uniti nei conflitti politici che li coinvolgono riguardo Teheran e Pyongyang. Delhi, si deve rilevare, oppone una mediazione nelle relazioni bilaterali – cui contribuiscono la Cina o gli Stati Uniti – in quanto tali, e per dei motivi importanti.
Senza farsi notare, la Cina è un giocatore dal notevole peso nel gioco che si svolge tra India e Pakistan. Diversi sono gli obiettivi che si scorgono dietro l’impegno cinese verso il Pakistan:
• Pechino ha bisogno di fare in modo che i radicali musulmani, soprattutto i loro gruppi armati, non proliferino dal Pakistan alle regioni della Cina, come la regione autonoma uigura dello Xinjiang, che è già un problema per l’amministrazione cinese;
• La Cina sarebbe felice di arginare l’influenza degli Stati Uniti nell’Asia centrale e meridionale;
• Un elemento importante per la Cina è il controllo delle vie di transito dell’energia, che si estendono dal Golfo al Mar Cinese Meridionale;
• Per Pechino, un complesso sistema di alleanze con i paesi limitrofi o relativamente lontani, come lo Sri Lanka, dovrebbe essere un modo di domare le ambizioni dell’India sul continente. Vedendo India e Cina in competizione per l’Asia meridionale, Islamabad si sente più sicura quando parla con Delhi.
Le posizioni dei sostenitori dei legami economici, scientifici e culturali con l’India, sono relativamente deboli nell’élite pakistana, mentre l’India deve essere molto interessata dall’integrità territoriale e dall’unità del Pakistan. Conflitti etnici in stile balcanico, nel paese, potrebbero avviare dei flussi di rifugiati pakistani in India ed esporla alla piena espansione del traffico di droga e armi, o di altri mali che minerebbero il governo dell’India e la sua capacità di attrarre investimenti. Gli esperti sperano che – dato lo status nucleare dell’India e del Pakistan – lo status quo possa funzionare bene, in quanto qualsiasi escalation comporta dei rischi intollerabili per entrambi. Secondo quanto riferito, gli arsenali indiani e pakistani contano 80-100 e 90-110 testate nucleari rispettivamente.
Il Premier indiano Manmohan Singh e il suo gabinetto probabilmente prevedono che – a prescindere da come gli Stati Uniti, la Cina e l’Arabia Saudita sosterranno il Pakistan – la crisi che ribolle nella sua società, prima o poi richiederà un cambiamento di rotta, adottando necessariamente un tono più morbido nel dialogo strategico con l’India. L’India è pronta a promuovere le nuove tendenze che si profilano nella politica pakistana, compiendo di volta in volta gesti unilaterali, come quando il Premier Singh disse nell’estate del 2009, per la prima volta, che il ruolo che l’India svolge negli sviluppi in Balochistan era un tema di discussione ammissibile (anche se Islamabad non aveva prove sull’implicazione da mettere sul tavolo). La tattica scelta, però, non dovrebbe far passare in secondo piano gli elementi essenziali della strategia indiana, che implica una permanente prontezza al combattimento e un deterrente convincente, assieme alla politica di coinvolgimento del Pakistan nei progetti economici comuni, suscitando sensibili mutamenti di Islamabad su questioni bilaterali, quali il problema del Kashmir. In verità, le possibilità di un compromesso tra India e Pakistan sono limitate, mentre l’opposizione a Delhi, dai comunisti al Bharatiya Janata Party, risponde alla manovra di riconciliazione del Premier Singh con grida. In ogni caso, il governo indiano continua ad agire con gradualità, come ha evidenziato la reazione incredibilmente sobria di Delhi al dramma di Mumbai del 2008.
Oggi è interessante rilevare i concetti che sottostanno alla politica che l’India cerca di attuare nei rapporti con il Pakistan. Una serie di idee strettamente intrecciate sono all’orizzonte.
1. E’ chiaro che i circoli dominanti indiani hanno l’impressione che il Pakistan abbia perso la capacità di seguire un percorso indipendente nel campo della politica internazionale. Le isolate realizzazioni del Pakistan, il raggiungimento dello status nucleare o la rapida espansione delle infrastrutture di trasporto cinesi, tra cui la costruzione del porto di Gwadar, non influenzano tale concetto, né la convergenza di aiuti internazionali al Pakistan. Delhi è fermamente convinta che la strada di un possibile scongelamento delle relazioni con l’India si rivelerà inevitabile per il Pakistan.
2. Gli strateghi indiani mettono evidentemente in discussione la portata della leadership esercitata dall’esercito sulla società pakistana. Resoconti sugli attriti tra i vari gruppi militari del Pakistan – tra coloro che provengono dalle province del Punjab e i pashtun, in particolare – emergono spesso nei media indiani. Inoltre, alcuni partiti delle forze armate pakistane sono noti per essere strettamente legati ai taliban. A proposito, ci può essere un elemento di verità nelle rivendicazioni del Pakistan che l’India sia, in un paio di iniziative parallele, dietro ai disordini in Balochistan, e che intrighi per affermarsi in Afghanistan dopo il ritiro degli Stati Uniti. Così Delhi cerca presumibilmente di assediare il Pakistan da ovest e da est, come ha fatto quando i sovietici lanciarono la loro campagna in Afghanistan. Almeno – per convalidare la sua versione – Islamabad spiega costantemente come l’India investa pesantemente sull’Afghanistan.
3. Delhi è sicura che il Pakistan abbia esaurito il potenziale di sviluppo basato sugli aiuti esteri e la radicale militarizzazione dell’economia. Il momento cruciale si avvicina, quando le élite pakistani dovranno tracciare sul serio le politiche socio-economiche e le priorità della politica estera, e quindi la vicinanza geografica con l’India sarà un argomento a favore di una cooperazione che non deve essere ignorata. In contrasto con la maggior parte dei suoi predecessori, il Premier Singh è popolare nel mondo degli affari indiano come difensore dei suoi interessi ed economista intelligente. I suoi passi orientati al coinvolgimento economico del Pakistan sarebbero, senza dubbio, in sintonia con la Federazione delle camere di commercio indiane e la Confederazione delle industrie indiane.
4. Sembra che attualmente i pianificatori della politica indiana anticipino la spaccatura tra élite militari e civili pakistane, mentre nessuno dei due ha un valido approccio per mantenere il paese stabile, precipitandosi in uno scambio di accuse le cui prospettive apparirebbero tetre. Alla luce di ciò, la politica di riconciliazione adottata dal premier Singh è molto lungimirante: Delhi sta riducendo in tal modo gli stereotipi anti-indiani tra la popolazione pakistana, lasciando le élite pakistane senza una piattaforma retorica con cui inquadrare la società.
Per la Russia, lo stato attuale delle relazioni indiano-pakistane apre certamente nuove opportunità per riguadagnare posizioni in Asia meridionale, una regione con buone possibilità di diventare centrale per il transito delle risorse energetiche dal Golfo Persico all’Estremo Oriente. Mosca ha anche bisogno di una maggiore influenza sull’Asia meridionale, per costruire una barriera contro l’Islam radicale nell’Asia centrale post-sovietica. Gli aspetti principali dell’attività russa proiettata sulla regione sono elencati di seguito.
1. In vista del ritorno russo (che può, in parte, prendere la forma di un ritorno alle politiche sovietiche degli ’60), la Shanghai Cooperation Organization (SCO) dovrebbe aderire al dibattito sulla sicurezza in Asia Centrale e del Sud, toccando questioni di particolare rilevanza per la Russia, l’India e il Pakistan, come la formazione del corridoio di transito Nord-Sud. L’impiego della SCO avrà un grande impatto sulle relazioni tra la Russia e l’India, con la seconda che ancora sospetta che la SCO funga da semplice travestimento della politica estera cinese. E’ nell’interesse strategico della Russia portare India e Pakistan nell’orbita della SCO come partner.
2. È giunto il momento in cui la Russia deve semplicemente rispondere all’attività degli Stati Uniti in Asia meridionale. Le misure da adottare sono aumentare il livello delle relazioni con l’India, come all’epoca sovietica e, allo stesso tempo, riconnettersi pienamente con il Pakistan. Sia Delhi che Islamabad probabilmente favorirebbero il ritorno di Mosca … Inoltre, l’iperattività degli Stati Uniti è una grande preoccupazione per Pechino, che vede nelle operazioni in Tibet e nello Xinjiang dei componenti di un progetto degli Stati Uniti per circondare la Cina. Come quartetto, l’India, il Pakistan, la Cina e la Russia sarebbero meglio attrezzate, in ultima analisi, per fermare le destabilizzazioni nell’Asia centrale e meridionale.
La collaborazione tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale, potrebbe accelerare se la Russia riprende il concetto di concertare fornitori di energia (Russia, Iran, oltre a diverse repubbliche dell’Asia centrale) e importatori di energia (Cina, India, Pakistan). Secondo l’accordo, la presenza di influenze esterne in Asia meridionale e in parte dell’Asia centrale s’indebolirebbe, mentre la partnership tra India, Pakistan, Afghanistan e Iran nel contesto della SCO contribuirebbe a promuovere gli obiettivi strategici della Russia. É facile intuire che il contesto del viaggio del Presidente V. Putin ad Islamabad va ben oltre l’Asia meridionale. Uno dei vantaggi che la crisi in Siria rappresenta per agli Stati Uniti e ai loro alleati, è che potrebbe essere usata per allontanare la Russia dal mondo musulmano. Timidamente, a Islamabad Putin presenterà la visione di Mosca su come l’Islam tradizionale e le sue attuali versioni radicali, interagiscono con il mondo moderno in via di globalizzazione.
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora








