Dopo la jihad terrorista, ora è il momento della jihad della prostituzione halal
aprile 3, 2013 Lascia un commento
Karim Zmerli, Tunisie-Secret 1 aprile 2013
Dopo aver usurpato il potere con la benedizione statunitense, al-Nahda e i suoi due complici CPR e al-Taqatol, non si limitano a demolire la Tunisia. Complottano contro l’Algeria e la Siria inviando giovani tunisini alla jihad. Uno con una fatwa per legittimare il massacro dei fratelli siriani, l’altro con una fatwa che ordina la prostituzione halal. Precursori della “primavera araba“, i tunisini inventano la jihad della prostituzione.
Per il padre dell’indipendenza Habib Bourguiba, il jihad maggiore è quello che dobbiamo combattere contro il sottosviluppo e l’ignoranza. Per gli islamisti e il loro utile idiota Moncef Marzouki, la Jihad degli uomini è andare a uccidere i siriani, e quella delle donne è offrire i loro corpi ai mercenari della NATO, dell’Arabia Saudita e del Qatar (guarda il video). Così, tutti i mezzi sono buoni per distruggere la Siria, il Paese che resiste eroicamente da due anni alle invasioni barbariche del terrorismo islamico internazionale, attivamente sostenute dalle “democrazie” occidentali.
Il pubblico sapeva già che giovani tunisini indottrinati dai wahhabiti e dalla Fratellanza musulmana, sono stati arruolati nelle reti terroristiche, spediti nel sud della Tunisia e in Libia, e poi inviati in Siria. Il loro numero è ora stimato a 6.500 e la loro età è compresa tra i 18 e i 35 anni. Ai vertici, il governo provvisorio è coinvolto nel traffico di carne da cannone. Alla domanda sullo scandalo che ha offuscato l’immagine della Tunisia e dei tunisini nel mondo, Rafiq Bushlaqa, allora ministro degli Esteri, ha avuto l’insolenza e il cinismo di dichiarare a gennaio che “il governo non può vietare la libera circolazione delle persone“!
L’ex membro del Comitato degli osservatori arabi in Siria, Ahmed Manai, ha riproposto la questione. In una recente intervista al quotidiano La Presse, ha confermato, se fosse ancora necessario, il coinvolgimento di al-Nahda nell’indottrinamento e nell’invio di giovani disoccupati in Siria. Secondo Manai, tutto è cominciato con un incontro a Tripoli l’11 dicembre 2012, al quale hanno partecipato il muftì della NATO Yousif al-Qaradawi, l’agente dei servizi inglesi Rashid Ghannouchi, il numero due dei Fratelli musulmani in Siria, il primo ministro del Qatar e l’ex luogotenente di Usama bin Ladin, il libico Abdelhakim Belhadj. E’ stato durante questo incontro che si è concluso un accordo segreto tra Burhan Ghalyun e Abdelhakim Belhadj, per armare i mercenari tunisini, libici ed egiziani, e inviarli a combattere in Siria.
Questi mercenari o volontari manipolati non ci vanno di loro spontanea volontà. Grazie ad un fondo dedicato di Qatar e Arabia Saudita, ogni terrorista o relativa famiglia, può ricevere una somma di denaro stimata tra i 2.000 e i 5.000 dinari. Questo è un grande business per i reclutatori (i salafiti e i membri di al-Nahda) e delle associazioni locali che agiscono per conto delle agenzie di intelligence occidentali, che operano in Tunisia dal gennaio 2011 con la copertura dell’attuale governo. Il selezionatore principale, di nome Abdelaziz Nejib, è un mafioso che fuma sigari e soggiorna nei migliori hotel di lusso tunisini dal febbraio 2011. Secondo Yusif Ueslati, ex direttore del settimanale tunisino Erraya, questo mafioso e membro chiave di al-Nahda versa 4.000 dollari a ogni jihadista reclutato e inviato in Siria dalla Tunisia. Essendo il suo nome stato rivelato da alcuni media tunisini, questo criminale è stato arrestato all’aeroporto di Tunisi-Cartagine due mesi fa, ma su ordine del ministro degli Interni, gli è stato permesso d’imbarcarsi su un aereo diretto in Turchia dove è arrivato.
L’ignominia non si ferma qui. Da sette mesi, ragazze tunisine, preferibilmente vergini, vengono spedite in Siria. La loro missione è stabilita dai predicatori wahhabiti: soddisfare i desideri sessuali dei terroristi che combattono contro il popolo siriano. Ci sono anche tunisini che hanno lasciato che le loro mogli e loro figlie facessero il loro “dovere” da buone musulmane.
Due anni fa, i tunisini si vantavano di aver compiuto la rivoluzione della dignità. Dove sono l’onore e la dignità del popolo tunisino, oggi?
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora













