Una svolta decisiva nella guerra siriana: Vittoria di al-Assad nella valle Qalamun

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation, 28/03/2014
1475882Sullo sfondo di ciò che accade in Crimea, la guerra in Siria è stata un po’ relegata ai margini della politica mondiale. Nel frattempo, il Paese ha vissuto alcuni eventi molto importanti negli ultimi giorni, che hanno aggravato ancora di più lo stato d’animo della Casa Bianca. L’esercito siriano ha ripulito la regione del Qalamun dalle forze nemiche, strategicamente importante come la Valle del Panjshir in Afghanistan. Il Qalamun, con la città di Yabrud al centro, si estende per diverse decine di chilometri lungo la principale autostrada Damasco-Aleppo verso il confine libanese. Per un lungo periodo di tempo, 10000 combattenti si erano radunati sotto la protezione delle montagne circostanti, la cui spina dorsale erano i circa 5000 combattenti del comandante militare del Fronte islamico e ‘capo spirituale’ Zahran al-Lush, a cui è stato impedito di avviare un’offensiva nel nord dall’esercito governativo che ha anche ostacolato attivamente i suoi sforzi nella regione della Grande Damasco. Washington aveva puntato molto su al-Lush nel gioco complessivo in Siria, vedendolo come uno dei futuri capi del Paese. I suoi stretti legami con l’intelligence saudita e la CIA sono ben noti. Secondo alcuni articoli, gli statunitensi hanno anche chiesto l’aiuto di Mosca per influenzare al-Assad nel fermare ulteriori offensive nella regione, in quanto avrebbero potuto apparentemente “creare tensioni in Libano”. Solo per questo Qalamun doveva essere presa!
Le forze governative pianificarono l’attacco contro la regione, comunemente indicata come “Muntagne Bianche”, all’inizio dell’anno. Secondo fonti israeliane, unità di Hezbollah dal Libano e due gruppi di volontari dall’Iraq, Asayb al-Haq e Abu al-Fadil al-Abas, presero parte all’attacco a fianco delle forze fedeli ad al-Assad. Così oltre alle condizioni aspre della montagna e agli attacchi diversivi dei militanti in altre zone del Paese, in particolare nel sobborgo di Damasco di Adra, i progressi dell’esercito furono ostacolati anche dal fatto che i ribelli usarono un gruppo di 13 suore e tre assistenti che avevano rapito dal monastero ortodosso di Santa Tecla, a Malula, come scudo umano. Va accreditata la capacità della leadership dell’esercito siriano e della sua preoccupazione per la popolazione e i sentimenti dei credenti. Non si mosse attraverso l’alta valle distruggendo i villaggi presenti, ma occupando le cime della regione in successione, una dopo l’altra. Quando giunsero vicino a Yabrud, in primo luogo si assicurarono la liberazione delle suore in ostaggio in cambio di alcune prigioniere. Solo allora si precipitarono sulla città che fu finalmente liberata in un solo giorno. Le forze nemiche di Yabrud persero ben 1500 elementi. Il resto furono catturati o sparsi nei villaggi circostanti. Quasi 1500 persone fuggirono in Libano e sono ora braccate dalle forze speciali libanesi. Tra le vittime vi fu il locale capo di al-Qaida, Abu Azam al-Quwayti di Jabhat al-Nusra, che aveva ordinato il rapimento delle suore di Malula. Il destino di Zahran al-Lush è ancora ignoto. Al momento, le truppe si raggruppano ed effettuano operazioni di rastrellamento lungo tutta la valle. C’è stato anche un altro grande successo di recente. L’esercito è riuscito a liberare il Krak des Chevaliers, storica cittadella crociata in provincia di Homs, la più grande del Medio Oriente, completamente intatta. Si prevede che la città di Homs, la terza della Siria, cadrà da un giorno all’altro. Il numero delle forze governative liberate dopo queste operazioni dovrebbe teoricamente essere sufficiente a garantire la completa vittoria sull’opposizione armata interna entro breve, fintanto che non sarà ostacolato da un intervento esterno. L’occidente è sempre più consapevole del fatto che l’equilibrio nel conflitto siriano è a suo sfavore, ma non vuole rinunciare alla posizione di stallo sul cambio di regime a Damasco.
Parlando presso il Centro Woodrow Wilson il 20 marzo, Robert Ford, ex-ambasciatore statunitense in Siria e poi punta dell’opposizione, ha ammesso che tutti i tentativi di consolidare le forze anti-Assad sono fallite, e che Damasco ha dimostrato di essere molto più forte e più “tenace” del previsto. Il direttore della CIA John Brennan aveva già espresso un parere simile. Il momento per un cambio di regime è passato. Ma lamentava Ford, tuttavia, che anche se con qualche tipo di miracolo gli statunitensi riuscissero a rimuovere il presidente siriano Bashar al-Assad, verrebbe sostituito dal “vuoto di potere” e dal caos completo “peggiore che in Libano”. Ford non ha nascosto il fatto che gli statunitensi sono completamente consapevoli della presenza di numerosi combattenti di al-Qaida nei ranghi delle forze che sostengono e la minaccia che “questi elementi” rappresenta per la popolazione del Paese e la sicurezza regionale. Ford non ha presentato alcuna idea su come raggiungere un accordo con Damasco, però. Jeffrey White, un analista militare presso l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente, ritiene che una via d’uscita dalla situazione di stallo nel conflitto siriano potrebbe essere trovato in conseguenza delle azioni militari intraprese dall’esercito del governo. “Attualmente, centinaia di azioni militari si svolgono ogni giorno in dodici delle quattordici province della Siria”. E sempre più hanno successo. Secondo White, la vittoria di al-Assad sarà completamente sicura quando le sue forze controlleranno la zona da Damasco ad Aleppo una volta per tutte. E’ qui che molto saggiamente concentrano i loro sforzi strategici, prestando poca attenzione agli isolati fallimenti minori nelle province remote. Inoltre, nonostante la resistenza ostinata dei ribelli, al momento White non esclude la possibilità che i loro ranghi possano improvvisamente e rapidamente indebolirsi in conseguenza degli “effetti cumulativi” di vittime, problemi logistici e declino del sostegno popolare. Vi è anche il crescente pericolo che di fronte alla sconfitta definitiva dei nemici di al-Assad, Washington possa approfittare dell’assorbimento della Russia nella crisi ucraina e optare per un intervento militare in Siria… Si aspettano che al-Assad sconfigga i nemici completamente prima delle elezioni presidenziali del Paese, previste per luglio 2014, e hanno intenzione di fermarlo. Ciò viene indicato, per esempio, dall’inattesa dichiarazione degli USA dopo la vittoria a Yabrud, sulla sospensione delle relazioni diplomatiche con la Siria, e senza produrre nessuna delle solite accuse relative alla violazione di qualche convenzione o altro. E’ anche indicato dal fatto che ambasciate e consolati degli Stati Uniti in Siria hanno sospeso le operazioni. Il personale dell’ambasciata e dei consolati siriani in Michigan e Texas ha avuto l’ordine di lasciare gli USA.
Nel frattempo vi sono stati gravi scontri al confine della Siria con i Paesi in cui sono presenti consiglieri statunitensi. Cercano di deviare la vittoria di Damasco, che sembra così vicina. Numerosi combattenti provenienti dalla Turchia, prevalentemente di al-Qaida, hanno cercato d’irrompere nella provincia natale del Presidente al-Assad di Lataqia. Duri combattimenti sono attualmente in corso e Damasco ha già protestato alle Nazioni Unite. Il cugino del presidente al-Assad, il Generale Hilal Assad è stato ucciso, e la Turchia ha abbattuto un jet dell’aeronautica siriana sulla Siria. La città di Lataqia è stata sottoposta ad un attacco missilistico dai ribelli utilizzando un sistema Grad, e molte persone sono state uccise e ferite. Elicotteri dell’aeronautica turca volano lungo i confini della provincia, fornendo fuoco di supporto ai ribelli. Kemal Kiliiçdaroglu, il leader del principale partito di opposizione della Turchia, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha avvertito il parlamento turco sui piani di Erdogan per lanciare un attacco militare contro la Siria, e ha chiesto al Capo di Stato Maggiore Generale di “evitare avventure alla Turchia”. Secondo Kiliiçdaroglu, proteggere la tomba del fondatore del Seljuq dell’Impero, Sulayman Sah, considerato sacro in Turchia, potrebbe essere un pretesto formale per l’intervento. La tomba si trova a diversi chilometri da Aleppo. Subito dopo la caduta di Yabrud, Israele ha sottoposto le posizioni delle forze siriane nella regione del Golan ad attacchi con razzi e proiettili e a bombardamenti aerei. L’Alto Comando delle Forze Armate siriane ha dichiarato che ciò viola direttamente l’accordo siriano-israeliano di disimpegno militare sulle alture del Golan. Il peso dell’attacco, con la partecipazione delle forze statunitensi, potrebbe venire dalla Giordania, dove vi è da tempo un centro di comando segreto composto da rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e 11 Stati arabi. Questo centro si prepara ad aprire un ‘fronte meridionale’ contro Damasco nelle province di Dara, Qunaytra e Suwayda. Ostilità attive sono già in corso nella provincia di Dara, dove i ribelli hanno sequestrato la prigione centrale rimanendo sorpresi per non avervi trovato quasi nessuno.
Non c’è dubbio che tali operazioni possano rallentare l’offensiva globale di Damasco, ma non possono fermarla completamente. In realtà, operazioni come queste sono tardive. Avrebbero avuto senso all’inizio dell’attacco nel Qalamun. Il Comando delle Forze Armate siriane ha immediatamente liberato un grande gruppo con il cui aiuto potrà costruire difese solide nelle fasce più pericolose del confine, dato che è pienamente consapevole delle intenzioni dei ribelli e dei loro protettori stranieri. E quando il fervore militare degli oppositori di al-Assad comincia a indebolirsi, perché non sono disposti ad andare lontano, Damasco ancora una volta ritornerà a risolvere il suo problema principale, liberare l’intero Paese.

New-Yabroud-Map-640x419La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia contro Siria: ultimo sussulto della NATO?

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 26/03/2014

1379912Le tensioni sono aumentate ancora una volta lungo il confine siriano-turco con mentre la Turchia abbatte un aereo da guerra siriano e terroristi appoggiati dalle truppe turche oltrepassano il confine verso la costa occidentale della Siria, nella provincia di Lataqia. Il rinnovato vigore della Turchia sembra essere in parte il risultato della pressione esercitata sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan la folla sostenuta dagli USA che occupa le piazze da mesi cercandone l’estromissione. Citando Reuters e riportando AFP, l’articolo di RT, “La Turchia abbatte un jet siriano vicino al confine ‘per la violazione dello spazio aereo‘”, osserva che: “Il jet dall’aeronautica siriana è stato abbattuto nei pressi del valico di Qasab, nella provincia di Lataqia, dove aspri combattimenti tra le forze siriane e i ribelli armati si svolgono da tre giorni, secondo la Reuters”. E che: “La dichiarazione (dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche) nota che il jet è stato abbattuto a “1200 metri a sud del confine in territorio siriano nella regione di Qasab“, aggiungendo che le guardie di frontiera turche “hanno osservato la sua caduta“. L’aereo abbattuto durante lo svolgimento di raid aerei contro i militanti che attraversano il confine turco-siriano e persino rientrano in territorio siriano, suggerisce che non solo la Turchia ha ingiustificatamente colpito un aereo da guerra siriano sapendo che non era una minaccia, ma l’ha fatto fornendo supporto antiaereo ai terroristi riconosciuti tali a livello internazionale e che ospita sul proprio territorio. Inoltre, è stato riportato che il cugino del presidente siriano Bashar al-Assad, Hilal al-Assad, è stato ucciso negli scontri a Lataqia insieme a molti altri combattenti della milizia di difesa, mentre combatteva contro i terroristi di al-Qaida, al-Nusra. Reuters, nell’articolo “il cugino di Assad ucciso a Lataqia nello scontro con i ribelli siriani“, afferma: “…Hilal al-Assad, capo locale della Forza di Difesa Nazionale, e sette dei suoi combattenti, sono stati uccisi negli scontri con il Fronte al-Nusra e altre brigate islamiste”. Mentre la notizia della morte di Hilal al-Assad sarà sfruttata dall’occidente per il suo valore propagandistico, si deve ricordare che la guerra per procura dell’occidente è contro la nazione della Siria, non contro una particolare famiglia o anche il governo della Siria. La Siria ha  istituzioni e quando i leader vengono rimossi, nuovi leader ne prendono il posto, proprio come fu  illustrato dall’assassinio/attentato a Damasco del luglio 2012. La morte di Hilal al-Assad temprerà ulteriormente la volontà dei siriani nella lotta contro le violenze sostenute dall’estero.

L’offensiva di Lataqia è l’”ultimo sussulto” della grande campagna terroristica
La battaglia presso Lataqia rientra in ciò che sembra essere una grande manovra a tenaglia filo-occidentale sulla Siria. L’altro fronte, chiamato “Fronte del Sud” dall’occidente, comprende presumibilmente 49 fazioni terroristiche che operano lungo il confine siriano-giordano vicino alla città di Dara. L’operazione include il supporto materiale continuo da Arabia Saudita e Stati Uniti, e dispone di una campagna di PR per ritrarre gli estremisti settari come “laici” e “pro-democrazia”. Sulla creazione del “Fronte del Sud”, la Carnegie Endowment for International Peace ha persino dichiarato sul suo articolo: “Il ‘Fronte del Sud’ esiste?” che: “Piuttosto che un’iniziativa dei ribelli stessi, sono gli ufficiali stranieri che hanno sollecitato i comandanti ribelli a firmare una dichiarazione attestante la loro opposizione all’estremismo, dicendo che è precondizione per avere altri armi e denaro. Dato che i mendicanti non possono essere schizzinosi, i comandanti hanno scrollato le spalle e firmato, senza dichiarare una nuova alleanza ma aiutando i funzionari statunitensi a spuntare tutte le caselle giuste nei loro rapporti, sperando che ciò apra un’altra cassa di fucili”. Tuttavia, nonostante il rinnovato vigore retorico, l’occidente ha diretto un torrente di denaro, armi, attrezzature e anche combattenti stranieri oltre i confini della Siria fin dal 2011, ma senza alcun risultato. L’avanzata irreversibile delle forze di sicurezza siriane contro questo torrente, indica che la strategia occidentale ha fallito l’obiettivo ultimo del cambio di regime, e avrebbe fallito anche nell’indebolire sufficientemente la Siria in vista di un attacco sempre più improbabile all’Iran. I tentativi per tutto il 2013 di giustificare l’intervento militare occidentale diretto sono falliti, ma il fatto che siano state tentate, in primo luogo indica il fallimento delle forze legate all’occidente nel sopraffare militarmente la Siria o anche di controllare territorio abbastanza a lungo per ritagliarsi le tanto desiderate “zone cuscinetto” della NATO, con cui sperava di proiettare un supporto militare ancor più profondo in Siria.

L’ipocrisia della Turchia ne espone la disperazione
L’abbattimento di un aereo siriano che si sapeva colpiva i terroristi, intenzionalmente ricoverati nel territorio della Turchia, è problematico per diversi motivi. In primo luogo, questi militanti che s’infiltrano in Siria dalla Turchia sono apertamente identificati come Fronte al-Nusra di al-Qaida dal suddetto articolo di Reuters; al-Nusra è un’organizzazione terroristica denunciata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, rendendo così il governo turco colpevole di violazione delle leggi degli Stati Uniti e del diritto internazionale. In secondo luogo, in quanto membro della NATO da decenni, il ruolo della Turchia in favore dei terroristi di al-Qaida, ospitandoli nel suo territorio, fornendogli supporto materiale e coordinandone le attività militari anche con la sua forza aerea, durante quest’ultima incursione nella vicina Siria, il tutto mentre la NATO presumibilmente combatte “al-Qaida” in Afghanistan, illustra ulteriormente la profonda ipocrisia turca non solo in politica estera, ma mina profondamente la legittimità della NATO e della politica estera di ogni suo membro. Inoltre, l’insistenza della Turchia, secondo cui la Siria non ha il diritto di inseguire i terroristi vicino od oltre i suoi confini, ne compromette la vecchia politica di perseguire i curdi vicino e oltre i suoi confini. Di recente, nel 2011, proprio mentre rimproverava la Siria che combatte i terroristi, la Turchia inviava truppe e aerei da guerra oltre la frontiera con l’Iraq, alla “ricerca” di “ribelli curdi”. McClatchy ha riportato nell’articolo, “La Turchia invade l’Iraq dopo che i ribelli curdi hanno ucciso 26 soldati turchi”, che: “La Turchia ha inviato truppe e aerei da combattimento in Iraq, “inseguendo” i ribelli curdi che hanno ucciso più di 25 soldati turchi in diversi attacchi nel sud della provincia turca di Hakkari. E’ stata la prima violenza transfrontaliera in cinque anni, tra le truppe turche e i guerriglieri curdi che secondo la Turchia si rifugiano nel nord dell’Iraq”. Per saperne di più.
La recente opposizione turca alla lotta della Siria contro i gruppi terroristici dentro e lungo i suoi confini, darà ai nemici di Ankara la possibilità di sfruttare ulteriormente la lotta per l’indipendenza curda contro gli interessi turchi. Su un altro livello internazionale, il comportamento della Turchia, in particolare da membro della NATO, potrebbe essere citato da nazioni come il Pakistan riguardo le incursioni transfrontaliere della NATO dall’Afghanistan. Se la Turchia può abbattere aerei militari siriani che combattono i terroristi di al-Qaida che apertamente dilagano dal suo territorio, perché il Pakistan non potrebbe fare pressione sulla NATO che compie attacchi assai più ambigui contro obiettivi nel territorio pakistano?

Ultimo sussulto
Legittimità e reputazione dell’occidente soffrono direttamente dell’ipocrisia sistematica e sempre più palese che ostenta. Incapace di rispettare le norme che ha stabilito nell’assai presunto ordine globale che guida, scuotendo la fiducia di coloro che si aspettano di trovarci il loro posto. Mentre tale ipocrisia si manifesta con invasioni, occupazioni, terrorismo, cambio di regime, destabilizzazione politica ed economica, nonché propaganda sfacciata delle enormi società mediatiche dell’Occidente, il mondo cercherà un ordine totalmente diverso. L’insistenza occidentale nella sua campagna ad oltranza siriana, invece di riconoscere la sconfitta e cambiare passo, assicura che questa sia una delle sue ultime avventure. Mentre manda truppe e ascari ovunque ad immischiarsi in nome dei suoi interessi particolari, l’occidente dovrà fare a meno di supporto autorevole, legittimità o giustificazione morale o altrimenti. I fatti sul terreno combinato con la concessione occidentale ai trucchi propagandistici piuttosto che a un successo effettivo in Siria, indica che quest’ultima spinta a Lataqia nel nord, e a Dara nel sud, finirà come tutte le altre spinte, nella sconfitta dei fantocci dell’occidente e con l’esercito siriano che si avvicina sempre più alla vittoria totale.

1514615Tony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Forze d’intelligence e speciali turche schierate in Crimea?

Christof Lehman Nsnbc 03/03/2014

Il governo dell’AKP turco ha stretti legami con il nuovo e controverso governo ucraino a Kiev.  Agenti dei servizi segreti e forze speciali turchi sarebbero stati dispiegati nella Repubblica autonoma di Crimea dell’Ucraina, e i servizi segreti russi sanno della loro presenza, in coordinamento con il coinvolgimento della Turchia con USA e UE.

4e1bbcd8-a26f-0d7eDopo la recente visita in Bulgaria, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha incontrato il deputato ucraino ed ex-presidente dell’assemblea dei tartari di Crimea Mustafa Abdulcemil Kirimoglu. Durante il loro incontro all’ambasciata di Turchia a Kiev hanno discusso della situazione in Ucraina e degli sviluppi regionali, afferma il quotidiano turco Aydinlik (AD). Dopo l’incontro tra Davotoglu e Kirimoglu, i due si sono incontrati con l’attuale presidente del Parlamento ucraino e presidente dell’Ucraina Aleksandr Turchinov. Nella conferenza stampa dopo la riunione, Turchinov ha sottolineato le lunghe relazioni ucraino-turche e l’importanza della Turchia per l’Ucraina, afferma AD aggiungendo che il ministro degli Esteri turco ha anche in programma un incontro con il nuovo premier dell’Ucraina Arsenij Jatsenjuk e il ministro degli Esteri Andrej Deshitsja.
Essendo una delle fonti più affidabili sulle informazioni sulle attività dei servizi segreti della Turchia MIT e delle forze armate turche, il quotidiano Aydinlik cita una “fonte del giornale” relativa all’unità di intelligence del MIT della Turchia inviate nella Repubblica autonoma ucraina di Crimea per spingere i turchi ad agire contro la maggioranza russa e gli interessi russi nella repubblica autonoma. La fonte ha riferito che il dispiegamento di unità turche è coordinato con USA e UE. La fonte del quotidiano ha anche riferito che una squadra di forze speciali turche ha accompagnato il team del MIT, aggiungendo che la maggior parte della squadra è stata inviata nella Repubblica autonoma di Crimea. Le unità hanno il compito di provocare i turchi di Crimea mobilitandoli contro l’amministrazione locale, che rifiuta il nuovo governo filo-occidentale a Kiev. La fonte ha dichiarato che la Russia è consapevole della presenza dell’unità d’intelligence turca e che le sue attività potranno causare difficoltà nelle relazioni russo-turche nel prossimo periodo. Il governo della Repubblica autonoma di Crimea e i governatori delle regioni meridionali e orientali dell’Ucraina respingono il nuovo governo a Kiev, sottolineando che si tratta di un colpo di Stato che ha rotto l’accordo franco-polacco-tedesco sulle elezioni anticipate per settembre-dicembre, sull’istituzione di un governo ad interim di unità, sul ritorno alla Costituzione del 2004 e su amnistia e disarmo delle bande armate a Kiev e in altre città. La stessa sera della firma dell’accordo, il parlamento fu occupato da uomini armati mascherati, spodestando il governo eletto.
Ieri, le forze militari ucraine dispiegate in Crimea hanno giurato fedeltà al popolo e al governo di Crimea. La Camera alta del parlamento russo ha autorizzato il presidente russo Vladimir Putin a dispiegare truppe in Crimea a proteggere le truppe russe già presenti in Crimea in base all’accordo a lungo termine con l’Ucraina, per proteggere i cittadini russi della regione, se necessario, o rispondere ad una eventuale appello del governo di Crimea per contribuire a stabilizzare la situazione in Ucraina. L’autorizzazione è arrivata dopo che i senatori russi hanno descritto la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Barak Obama, secondo cui “la Russia la pagherà cara” per il suo coinvolgimento in Crimea, come una minaccia diretta.
Mentre le notizie suggeriscono che il membro della NATO Turchia ha dispiegato forze speciali in Crimea, e mentre è noto che il colpo di Stato a Kiev, in stretta collaborazione con partiti neo-nazista e organizzazioni fasciste e xenofobe, è stato preparato, finanziato e supervisionato dai principali  membri della NATO Stati Uniti d’America, Germania e altri, il segretario di Stato USA John Kerry rilascia dichiarazioni bellicose accusando la Russia d’intervento illegale in Ucraina. Media e diplomatici russi confutano le accuse di Kerry, riferendosi al coinvolgimento degli Stati Uniti e della NATO, senza mandato o superando quello delle Nazioni Unite, dalla Jugoslavia a Kosovo, Iraq e Libia, aggiungendo il supporto illegale ai terroristi in Siria, nell’elenco del loro criminale avventurismo militare. La presenza dei turchi, cioè di soldati della NATO in Crimea, potrebbe innescare una grave crisi diplomatica. Gli analisti avvertono che la situazione in Ucraina è la peggiore minaccia a pace e sicurezza in Europa da decenni, rischiando di trascinare i blocchi nucleari NATO e CSTO in uno scontro.

gIMOTyiiQfcTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Paura e delirio in Turchia: Erdogan contro i gulenisti

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 14 febbraio 2014

Hurriyet-fethulla-GulenA prima vista, gli scandali turchi emersi nel dicembre 2013 sembrano essere casi di corruzione ordinaria, ma sotto la superficie si svolge una lotta per il potere. A differenza delle proteste del Parco Gezi, questo confronto è tra chi detiene il potere, non solo tra governo turco e una sezione dell’opposizione. I due antagonisti sono, in un angolo i gulenisti, gli accoliti dell’influente studioso statunitense Fethullah Gulen (il predicatore d’”oltre oceano”) nel partito Giustizia e Sviluppo (AKP) e nelle istituzioni statali turche, e i seguaci del primo ministro Erdogan e ciò che può essere definita la fazione nazionalista de AKP nell’altro angolo. L’Iran sembra essere stato incastrato nel fuoco incrociato tra le due cricche turchi rivali per via del coinvolgimento della Halkbank.

Vendetta, indagine per corruzione dell’AKP o operazione di cambio di regime?
-Le tensioni tra i gulenisti ed Erdogan e i suoi alleati si accumulavano da qualche tempo, ma il divorzio si è svelato in pieno quando il governo turco ha annunciato, nel novembre 2013, che chiudeva scuole e tutorati privati turchi. Un attacco ai gulenisti per indebolirli, perché gestiscono numerose scuole private in Turchia e nel mondo per i lucrosi profitti nonché per reclutare ed indottrinare nuovi membri. Già un precedente scandalo riguardo i colloqui segreti di pace con i separatisti curdi, nel 2012, vide lo scontro tra i due campi, la chiusura delle scuole è il punto di non ritorno. La decisione di Erdogan ha trasformato la silenziosa lotta di potere interna tra le due fazioni in una guerra aperta. La frattura è apparsa con le dimissioni del deputato Idris Bal dall’AKP, il 30 novembre, in segno di protesta per la chiusura delle scuole private. Le dimissioni di Bal sono state seguite dalle dimissioni del deputato Hakan Sukur, un gulenista, il 16 dicembre. Sukur ha anche ammesso pubblicamente di aver consultato Fethullah Gulen sulla decisione. Hasan Yildirim Hami è un altro associato al movimento gulenista che avrebbe dato le dimissioni il 31 dicembre 2013. Il giorno dopo il ritiro di Sukur dall’AKP, furono avviate ufficialmente le indagini contro i membri dell’AKP e le loro famiglie, per riciclaggio di denaro, frode, corruzione e vendita illegale della cittadinanza turca. Le basi per tali indagini furono segretamente preparate nel 2012, lo stesso anno della battaglia per i colloqui di pace curdi. Tre indagini anticorruzione provocarono uno grosso scandalo per il governo turco. Gulenista o no, il procuratore capo era Zekeriya Oz, responsabile dell’inchiesta Ergenekon contro i militari turchi che avrebbero pianificato un colpo di Stato contro l’AKP. I procedimenti giudiziari in stile McCarthy di Oz furono una caccia alle streghe sostenuta inflessibilmente e lodata dal governo dell’AKP, che definì Oz un eroe nazionale.
Le foto infamanti delle scatole da scarpe piene di dollari trovate a casa del CEO di Halkbank trapelarono sui media ad opera degli investigatori turchi. La reazione del primo ministro Erdogan fu  dura. Intervenne direttamente nelle indagini, creando tensioni con polizia e magistratura. Il governo AKP era offeso dal fatto che non fosse stato consultato prima dell’avvio delle indagini. Tutte le unità di polizia e delle forze dell’ordine ebbero l’ordine di informare d’ora in poi i loro superiori, in sostanza il governo, per l’approvazione di tutte le indagini. Centinaia di poliziotti e agenti delle forze dell’ordine, tra cui i capi della polizia di Istanbul e Turchia, furono licenziati e l’AKP presentò un piano di ristrutturazione del sistema giudiziario turco. Comunque, per ordine del governo, i giornalisti non furono più autorizzati ad entrare nei dipartimenti di polizia turchi. Infine, il governo turco eliminò cinquemila persone dai loro incarichi, anche dalla direzione delle Telecomunicazioni (TIB), e dall’agenzia di regolamento e vigilanza bancaria (BDDK). Le motivazioni erano che l’AKP ripuliva le istituzioni statali dai gulenisti che stavano creando uno Stato parallelo e collaboravano con interessi stranieri. Erdogan dimise anche Oz, rivelando quanto fosse corrotto e quante diverse vacanze lussuose in tutto il mondo facesse ogni anno. Indicando la profondità della lotta interna, i media iniziarono a ricevere le umilianti registrazioni delle telefonate private del premier Erdogan, che parlava del suo tentativo d’insabbiamento.

Le indagini mirano a colpire i rapporti turco-iraniani?
fethullah_gulen-acikladi1Ci fu uno scandalo corrispondente ma meno esplosivo in Iran, con rissa al Parlamento iraniano e molti parlamentari che denunciarono il governo. A Teheran fu arrestato il miliardario iraniano Babak Zanjani, il capo di Reza Sarraf/Zarrab in Turchia. Zanjani fu incaricato dal governo del Presidente Mahmud Ahmadinejad di eludere le sanzioni USA contro l’Iran. Lo scandalo Halkbank mise le operazioni di Zanjání sotto stretta sorveglianza delle autorità di Teheran. Dopo che lo scandalo in Turchia divenne pubblico, le autorità iraniane probabilmente si resero conto che Zanjani e i suoi soci intascavano molto più denaro del dovuto nel commercio segreto che dovevano favorire per conto di Teheran. Zanjani fu quindi accusato dalla polizia iraniana di essersi appropriato di circa due miliardi di dollari di fondi governativi. I media iraniani non unirono i puntini o discussero seriamente dei collegamenti tra Zanjani e Halkbank. Comprensibilmente, il governo e i suoi partner non volevano andare troppo in profondità sul modo con cui usarono Turchia e altri Paesi, tra cui la Cina, per aggirare il regime delle sanzioni USA. Il ministro dell’Intelligence iraniano Mahmud Alavi chiese persino, parlando all’agenzia Mehr, che i media iraniani non seguissero la faccenda della corruzione di Zanjani, per via degli effetti che potrebbe avere sugli investimenti nell’economia iraniana.
È importante essere consapevoli che lo scandalo in Turchia scoppiò quando il governo turco cercava di distanziarsi silenziosamente dalla politica neo-ottomana adottata all’esplodere della primavera araba del 2011. Mentre i legami politici di Ankara con Teheran e Mosca sono costantemente degenerati per via dell’abortito piano neo-ottomano del governo dell’AKP di ritagliarsi una sfera d’influenza nel mondo arabo, i funzionari turchi sempre più dolorosamente furono consapevoli che i legami turchi con Iran e Russia sono indispensabili. Ankara aveva ottimisticamente previsto che il governo siriano sarebbe crollato e che avrebbe poi riassunto i suoi legami con l’Iran e la Russia, ma lentamente comprese che l’ordine regionale neo-ottomano, originariamente previsto, è irrealizzabile. Perciò, negli ultimi mesi del 2013, il governo turco sembrò ammorbidire la posizione su Damasco, almeno pubblicamente, cominciando ad intraprendere un percorso per ricostruire i legami con l’Iran e la Russia. Vi furono anche numerosi rapporti che suggerivano che Ankara abbia chiesto a Teheran trattative a porte chiuse per riallacciare i rapporti con il governo siriano. Nel contesto dell’avvicinamento verso l’Iran e la Russia, il primo ministro Erdogan chiese al Presidente Vladimir Putin e ai funzionari russi, nel corso della conferenza stampa tenutasi a San Pietroburgo nel novembre 2013, di far entrare la Turchia nella Shanghai Cooperation Organization come membro a pieno titolo, promettendo che la Turchia avrebbe dimenticato ogni idea di adesione all’UE se entrava nella SCO. Non era la prima volta che Erdogan parlava dell’adesione della Turchia alla SCO, l’ultima volta fu durante un’intervista a Kanal 24 nel gennaio 2013. Questa volta, però, chiese anche che la Turchia aderisse all’Unione Eurasiatica che la Russia e le repubbliche alleate Kazakhstan e Bielorussia formano. Circa due mesi dopo la conferenza stampa di San Pietroburgo con Putin, Erdogan giunse a denunciare ed abbandonare la politica neo-ottomana dell’AKP, mentre  visitava il Giappone nel gennaio 2014. Dichiarò, in presenza dei suoi ospiti giapponesi, che Ankara aveva l’ambizione che la Turchia diventasse una potenza regionale e globale. Una posizione piuttosto diversa da quella che il ministro degli Esteri Davutoglu e Erdogan avevano sposato nel 2011. I turchi inoltre chiesero agli iraniani di partecipare alla seconda conferenza internazionale per la pace in Siria, in Svizzera, e che l’Iran fosse ospitato nella conferenza del 17 gennaio a Sanliurfa, dei Paesi confinanti con la Siria. Ankara iniziò ad allinearsi alle posizioni iraniane e russe sulla Siria coordinandosi su alcune questioni prima di Ginevra II a Montreux. Inoltre, il primo ministro Erdogan visitò Teheran alla fine di gennaio, nonostante l’avvertimento di Washington, forgiando un terreno comune sulla Siria.

L’ingerenza di Stati Uniti e Israele in Turchia?
turkey-israelIl governo turco accusa Stati Uniti e Israele dello scontro con i gulenisti, ripetendo le accuse del governo dell’AKP sulla mano straniera responsabile delle proteste del Parco Gezi. Tali affermazioni possono essere liquidate come tattiche diversive, ma hanno un certo peso. Sfruttando l’azione dell’Iran tramite la Turchia per aggirare le sanzioni, il governo degli Stati Uniti ha vietato le esportazioni di oro in Iran nel luglio 2013, forse nello stesso momento in cui gli investigatori turchi scoprirono che il CEO di Halkbank riceveva soldi da Sarraf/Zarrab, il che significa la possibilità che fossero stati informati dai canali statunitensi o viceversa, informando il governo USA attraverso il movimento gulenista o altri canali. Stati Uniti e Israele erano anche sconvolti dal fatto che Halkbank fosse utilizzata dall’India per comprarsi il petrolio dell’Iran. Il gruppo del primo ministro Erdogan denuncia un complotto internazionale contro la Turchia, mentre la fazione gulenista sostiene che Erdogan e i suoi alleati mentono per nascondere la loro corruzione. Una fazione molto più piccola dei media riferisce che la corruzione del governo è stata denunciata dai gulenisti per motivazioni politiche e per un cambio di regime. I gulenisti vengono dipinti come, consapevolmente o inconsapevolmente, agenti statunitensi e israeliani, pedine degli interessi di Washington e Tel Aviv. Il ruolo dei gulenisti nel rivelare servizi di Halkbank con Teheran supporta tale idea, perché colpisce gli interessi di Erdogan e dell’Iran. Vi sono anche altri fattori che rendono credibile l’idea che i gulenisti siano legati a Stati Uniti ed Israele. Questi fattori sono: l’opposizione di Fethullah Gulen agli sforzi turchi per inviare la flottiglia di aiuti ai palestinesi della Striscia di Gaza nel 2010, il riconoscimento di Gulen d’Israele quale autorità di Gaza, in linea con la sua posizione pro-israeliana, Gulen e la sua oscura aggressiva opposizione a una soluzione pacifica nella Turchia-Kurdistan settentrionale o nel sud-est della Turchia. Indipendentemente dalla natura dei loro legami con Washington e Tel Aviv, i gulenisti perseguono ulteriori obiettivi statunitensi e israeliani con le loro pretese sul Kurdistan. È una coincidenza che le stesse persone che negli Stati Uniti e in Israele parlano di dividere Siria, Iraq, Libano e Iran, parlano anche di dividere la Turchia. L’opzione militare nella Turchia/Kurdistan settentrionale che i gulenisti desiderano, avrebbe effetti negativi sulla Turchia e i Paesi confinanti. Destabilizzerebbe la Turchia polarizzandone i cittadini curdi e ampliando la frattura etnica tra turchi e curdi, catalizzando i curdi di tutta la regione contro il loro governo e dividendo la Turchia, uno scenario favorevole a Stati Uniti e Israele.
Non ci s’inganni nel pensare che il movimento di Fethullah Gulen sia sano. È un’organizzazione ombra con molti soldi e beni nel mondo, e nessuno sa come tutto ciò sia stato acquisito. Potrebbe benissimo essere finanziata dalla CIA per aumentare la propria influenza nel Caucaso e in Asia centrale. Il movimento ebbe anche chiuse le scuole in altri luoghi. Il vecchio Gulen può anche non avere alcun controllo sull’organizzazione. Funzionari governativi turchi inoltre evitano di menzionarne il nome, usando costantemente un linguaggio criptico. Le purghe mostrano che vi è una reale paura di loro. Le indagini sulla corruzione avviate dai gulenisti non hanno nulla a che fare con la legge. Le indagini sono una ritorsione di Gulen nella lotta per il potere con il primo ministro Erdogan ed i suoi alleati. I gulenisti non hanno mai avuto problemi con la corruzione del governo precedente. Ne fecero parte e invariabilmente guardarono dall’altra parte durante gli scandali precedenti, come ad esempio lo scandalo di Deniz Feneri, che la stessa magistratura insabbiò. Non va dimenticato che Erdogan stesso ha permesso ai gulenisti d’accedere a posizioni importanti. Non aveva nessun problema finché erano soci. Né va dimenticato che il suo governo è anche intimamente legato a Stati Uniti e Israele, sia apertamente che clandestinamente.

Il Jinni dell’incertezza esce dalla bottiglia?
TURKEY-MIDEAST-JEWS-CONFLICT-POLITICSLa base dell’AKP si divide, essendovi crescenti mormorii sul primo ministro Erdogan. Vi sarebbero  tensioni tra lui e il presidente Abdullah Gul. Uno dei ministri dimessi, Erdogan Bayraktar, ha anche detto che Erdogan era pienamente consapevole di tutto ciò che accadeva chiedendogli provocatoriamente di dimettersi. Una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi luogotenenti potrebbe eventualmente erodere politicamente l’AKP. Le elezioni comunali turche di marzo 2014 attizzeranno tali fiamme. Forse come segnale del panico dell’AKP per le prossime elezioni comunali, i funzionari turchi hanno ordinato che le attività del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), principale oppositore ad Istanbul, siano confiscate per un prestito inesigibile del 1998. La mossa sarebbe un modo per assicurare che l’AKP d’Istanbul resti al governo. Probabilmente vi sono ancora dei gulenisti nell’AKP che probabilmente mostreranno il loro vero volto con il tempo, forse quando scoppierà una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi alleati. La Turchia è stata danneggiata in diversi modi. La lira turca è caduta e la speculazione colpisce l’economia, per non parlare dei vertici del Tesoro degli Stati Uniti, responsabili delle sanzioni USA contro l’Iran, giunti  in Turchia per discutere della Halkbank. La magistratura turca ora è al centro della lotta nel governo. Mentre l’AKP sostiene di voler rimuovere elementi sovversivi, i suoi critici sostengono che cancella l’indipendenza del potere giudiziario subordinando ufficialmente i giudici al governo. I vertici militari turchi fanno coraggiose dichiarazioni nell’arena politica, chiedendo nuovi processi per i militari condannati. C’è il timore legittimo nell’intellighenzia turca del ritorno della tutela militare. La domanda che nasce da tutto ciò è se lo scontro tra Erdogan e i gulenisti sia volto ad impedire alla Turchia, danneggiata o meno, d’avere una politica estera indipendente che permetta ad Ankara di orientarsi verso Iran e Russia.

Articolo originariamente pubblicato da Russia Today, il 10 febbraio 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Polonia, la ‘Turchia slava’ della destabilizzazione NATO

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 21 febbraio 2014

1236192La Polonia, da desiderosa serva degli USA qual è, ha ora ufficialmente assunto il ruolo di ‘Turchia slava’ in relazione all’Ucraina. Proprio come la Turchia è un comodo canale geopolitico per armi, effettivi e materiale di supporto per i terroristi siriani, così anche la Polonia ha iniziato ad adempiere ufficialmente a tale ruolo presso gli omologhi ucraini. Il primo ministro Tusk ha dichiarato il 20 febbraio 2014 che la Polonia già cura gli insorti feriti di Kiev, ed ha effettivamente ordinato all’esercito e al ministero degli interni di preparare gli ospedali per curarne altri. Il viceministro della salute ha confermato che Varsavia è in contatto con i ribelli di Kiev “per pianificare le cure ai feriti ucraini“. Ciò significa che la Polonia ha formalmente esteso segretamente la sua azione diplomatica per quasi 300 miglia nell’Ucraina, e che i suoi servizi d’intelligence ovviamente fanno altro in Ucraina che “aiutare i feriti” (terroristi). Ed è ancora più probabile che l’influenza polacca sia ancora più forte negli oblast di Lvov e Volyn, le regioni al confine con la Polonia, e coincidenza o no, Lvov ha già tentato di dichiarare l’indipendenza. Lo stesso dicasi dell’influenza turca in Siria, al culmine della crisi nel Paese, ricordando il fatto che la Turchia ha anche aiutato i combattenti feriti in quel Paese a riprendersi sul suo territorio. Le somiglianze tra Polonia e Turchia riguardo Ucraina e Siria devono essere esaminate per comprendere chiaramente il metodo del ‘controllo remoto‘ adottato in entrambi i casi.
Prima di tutto, tale strategia è stata definita “discreta assistenza militare statunitense mentre (altri) suonano la tromba“. E’ la nuova strategia di guerra per i teatri in cui gli Stati Uniti, per qualsiasi motivo, sono riluttanti ad impegnarsi direttamente. Si basa sull’uso di alleati/’leader’ regionali quali ascari per promuovere gli obiettivi geopolitici e geostrategici degli Stati Uniti con misure asimmetriche, mentre Washington ruota verso l’Asia, dove si propone di puntare il deterrente convenzionale contro la Cina. Polonia e Turchia sono marionette scelte dagli Stati Uniti nei rispettivi teatri contro gli Stati confinanti (Ucraina e Siria). Almeno, gli Stati Uniti forniscono supporto informativo e addestramento alle unità dell’”opposizione”, mentre Polonia e Turchia si accollano direttamente il compito del loro dispiegamento nelle nazioni vittime. Nel caso dell’Ucraina, gli Stati Uniti per oltre 10 anni hanno usato le ONG per infiltrarsi nel Paese stanziando 5 miliardi di dollari per “aiutare l’Ucraina a (sviluppare istituzioni democratiche)“. Il National Endowment for Democracy fu fondamentale per spacciare il ‘Kony 2012 dell’Ucraina‘, al fine di propagare la loro psy-op contro Kiev, proprio come ‘Danny il siriano’ fu la versione usata contro Damasco. Ma le similitudini non finiscono qui.
Polonia e Turchia sono membri di confine della NATO, con la Polonia quale “maggiore e più importante Stato in prima linea della NATO per potere militare, politico ed economico.” Questi due Stati geostrategici hanno anche una popolazione schiacciante rispetto ai loro vicini, come così come complessi d’inferiorità nazionali derivanti dalla loro eredità imperiale perduta (la comunità  polacco-lituana e l’impero ottomano). Condividono una lunga frontiera con gli Stati colpiti dalla ‘transizione democratica’, così come importanti legami culturali e politici con quelle società (a seguito dei lasciti imperiali di cui sopra) prima di scatenare le rispettive crisi. Ciò gli fornisce  significativi benefici intangibili sul futuro campo di battaglia, sia nelle attività informative statali che non statali. Polonia e Turchia ospitano anche importanti installazioni militari statunitensi. La Turchia ospita l’US Air Force a Incirlik e un radar della difesa antimissile ad est, mentre la Polonia fornisce all’US Air Force la base di Lask e un avamposto della difesa antimissile nel nord-est, presso Kaliningrad. Riguardo lo sviluppo della missione degli insorti, i fascisti ucraini assumono caratteristiche inquietantemente simili ai jihadisti in Siria. Nel 2011, il tiro casuale dei cecchini (attribuito ai “ribelli”) prendeva di mira i civili a Damasco, proprio come si verifica a Kiev, sparando anche contro un reporter di RT. La richiesta d’indipendenza di Lvov può essere un’imitazione della dichiarazione di autonomia dei curdi in Siria, in quanto entrambe le aree sono al confine dello Stato-fantoccio che deve interferire negli affari del confinante. Similmente, entrambi i gruppi di insorti hanno occupato i posti di controllo alla frontiera con il loro Stato patrono, e tale mossa ovviamente facilita ad Ankara e Varsavia l’invio di armi, mercenari e materiali ai loro ascari sovversivi. Quando i confini non possono essere controllati dagli insorti, ricorrono al saccheggio dei depositi governativi e derubano le armi delle forze governative negli edifici occupati. I combattenti siriani hanno catturato ostaggi e compiuto esecuzioni brutali, e i loro compari ucraini ne hanno seguito l’esempio catturando oltre 60 agenti di polizia a Kiev.
1123Quindi chiaramente viene ampiamente dimostrato con tali esempi, che la destabilizzazione di Ucraina e Siria è modellata su un approccio fantasioso. Gli Stati Uniti utilizzano gli Stati ascari dal retaggio imperiale lacerato per portare avanti la strategia del ‘controllo remoto’ contro aree geostrategiche cardine, in cui gli Stati Uniti preferiscono avere una ‘negazione plausibile’ sul loro ruolo, essendo riluttanti ad esserne direttamente coinvolti. Si può anche scorgere una tendenza più ampia in via di sviluppo, l’uso di movimenti ideologici estremisti macro-regionali per sostenere la destabilizzazione a lungo termine. In Medio Oriente, l’Islam estremo è il metodo scelto per attuarla  ed esportarla, mentre in Ucraina sempre più appaiono gruppi di estrema destra (in certi casi, anche neo-nazisti) adottare il ‘ruolo wahhabita’ in Europa. L’Ucraina potrebbe molto probabilmente diventare un campo di addestramento per altri militanti dell’estrema destra europea, o quelli attualmente in Ucraina potrebbero insegnare gli “strumenti del mestiere” al miglior offerente negli  altri Stati europei. Proprio come la Turchia sostiene gli islamisti in Siria, supportandovi i combattenti, la Polonia potrebbe flirtare con i nazionalisti di estrema destra in Ucraina con dichiarazioni di sostegno all’opposizione violenta e la recente decisione di evacuare e aiutare gli insorti feriti (senza contare il coinvolgimento non dichiarato e segreto già in corso). E proprio come gli islamisti sono sfuggiti al controllo dei loro mandanti, mettendo in pericolo l’intero Medio Oriente, permane il rischio che i nazionalisti di estrema destra in Ucraina possano diventare incontrollabili, mettendo in pericolo l’intera Unione europea. Quando si confrontano Polonia e Ucraina su Turchia e Siria, appare chiaro che la primavera araba sia arrivata in Europa.

Andrew Korybko è un laureando statunitense presso l’Università Statale di Mosca di Relazioni Internazionali (MGIMO).

1ukraine_map_region_language-1024x576Nota: Tre anni di feroce campagna anti-Assad non hanno prodotto nulla, se non danni politici in Turchia. Ora il premier turco Recep Erdogan cerca di bilanciare la sua scarsamente motivata politica verso la Siria per riguadagnare sostegno regionale e pubblico, deterioratisi in particolare per il suo sconsiderato coinvolgimento nella tragedia siriana. L’ultima visita a Teheran ha dimostrato un drastico cambiamento nella retorica e nell’approccio sull’argomento. Così la Turchia ha probabilmente imparato l’amara lezione a non svolgere ruoli alieni in un Paese confinante. Se la  Polonia rivedrà sobriamente il suo orribile ruolo nella crisi ucraina, è ancora un problema aperto …

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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