Come CIA e Mossad operano: il caos turco

Aanirfan 1 luglio 2014

I malvagi procuratori della Turchia vogliono una lunga condanna per un 13enne. Il ragazzo è accusato di aver partecipato alla protesta contro la morte di 300 persone nell’esplosione della miniera di Soma del maggio 2014. I pubblici ministeri chiedono tre anni di carcere per un 13enne (Hurriyet Daily News)

TURKEY-GOVERNMENT-PARLIAMENTLa Turchia è stato un forte alleato di Israele e Stati Uniti, e ha giocato un ruolo negli eventi dell’11 settembre. Molte operazioni di terrorismo false flag furono organizzate da CIA e generali turchi nei decenni passati. Tuttavia, quando la CIA mise Recep Erdogan al potere come primo ministro della Turchia, il suo governo perseguì alcuni leader militari per la pianificazione di atti terroristici volti a rovesciarne il governo. Secondo quanto riferito, Erdogan potrebbe avere perseguito degli innocenti. Il 18 giugno 2014 un tribunale di Istanbul ha ordinato la liberazione di 230 persone, per lo più ufficiali dell’esercito, condannate con prove apparentemente manipolate di aver cercato di rovesciare Erdogan. Il primo ministro della Turchia

20140628_EUP001_0Il 4 febbraio 2008, fummo scioccati quando il sito della BBC pubblicò un articolo dal titolo: ‘Voci di un complotto dei funzionari della sicurezza golpisti dello Stato profondo, mettono in fermento la  Turchia’.
Sarah Rainsford della BBC riferiva della banda fascista nota come Ergenekon, (strumento della CIA). Tale gruppo presumibilmente complottava per rovesciare il governo turco. Ora, perché mai la BBC rivela informazioni sullo ‘Stato profondo’ che compie atti di terrorismo? Possiamo solo supporre che la BBC sia parte del complotto Ergenekon per far avanzare il primo ministro ‘islamista’ colpendo alcuni generali antisemiti considerati troppo nazionalisti (e troppo interessati a legarsi alla Russia piuttosto che agli Stati Uniti). Ciò quando la CIA usa musulmani, piuttosto che fascisti, per le sue operazioni terroristiche sotto falsa bandiera in stile Gladio. Si sospetta che il cervello dei procedimenti contro gli ufficiali dell’esercito sia stato l’ex-alleato di Erdogan Fethullah Gulen. Erdogan recentemente ha epurato le istituzioni governative dai sostenitori del suo ex-alleato Fethullah Gulen. Gulen è un religioso musulmano che vive in Pennsylvania, ed è accusato di lavorare per la CIA e di finanziarsi con il traffico di eroina. Il primo ministro Erdogan, magari dopo aver litigato con la CIA, ora cerca di essere amico dell’esercito turco. Il primo ministro Erdogan sarebbe un miliardario corrotto. Erdogan è un miliardario corrotto? e si dice che sia anche segretamente ebreo. Erdogan è ebreo? Diamo un’occhiata ad alcuni fatti.
Secondo quanto riferito, i capi militari turchi pianificarono atti di terrorismo che avrebbero dovuto essere attribuiti ad al-Qaida. (Il colpo di Stato denunciato prevedeva di ritornare al 1923) Ergenekon è un organizzazione segreta fascista legata alla CIA in Turchia, che di volta in volta compie atti di terrorismo e colpi di Stato fascisti. Ergenekon è legata ai militari turchi. I media turchi ed altri hanno riferito che il Mossad sosteneva Ergenekon. (Mossad implicato in un complotto golpista in Turchia) Turchia e Israele collaborarono per sabotare il convoglio per Gaza attaccato il 31 maggio 2010? Secondo quanto riferito la CIA sosteneva Ergenekon. (Aangirfan: Il terrorismo di Gladio a Istanbul, New York, Jakarta...) Ergenekon era legata al contrabbando di eroina dall’Afghanistan attraverso la Turchia. (Golpe dello Stato profondo sventato in Turchia) Già nel gennaio 2010 si seppe che dei militari turchi, legati a Ergenekon, presumibilmente concepirono l’operazione Cage nell’ambito dei piani per rovesciare il governo turco. (Indagini su Cage approfonditi dall’accusa di Poyrazkoy) L’operazione Cage avrebbe previsto l’assassinio di bambini facendo detonare esplosivi durante gite scolastiche nei musei militari.

brahimFitrinaIl generale Firtina, addetto a Washington nel 1991. The Middle East Report concluse nel 1998 che, probabilmente la maggiore mossa strategica negli anni di Clinton fu “Il Patto di Ankara”, un’alleanza tra l’esercito turco, Stati Uniti ed Israele. (Turchia, droga, alleanza faustiana & Sibel Edmonds)

_75649284_erdLa presunta operazione Mazza prevedeva l’abbattimento di un aereo. Una valigia con documenti rivela l’operazione Mazza (Sledgehammer) del 2003, su terrorismo e  colpo di Stato in Turchia. Molti vertici militari erano nominati nei documenti di Sledgehammer. Se i documenti sono  credibili, l’esercito turco prevedeva di abbattere un aereo turco ed incolparne la Grecia. ‘L’idea era creare l’unità nazionalista necessaria a un colpo di Stato‘. Se i documenti sono credibili, l’esercito prevedeva di far esplodere bombe nelle moschee. Il principale documento di Sledgehammer illustra come sfruttare il caos dopo gli attacchi coordinati in grandi città, in particolare Istanbul. Ciò fu scritto parecchi mesi prima degli attentati contro il consolato inglese, la banca HSBC e sinagoghe di Istanbul. I documenti di Sledgehammer rivelano che gli stadi dovevano essere preparati per detenzioni di massa. Nel 2007, un tribunale turco condannò sette “sospetti militanti di al-Qaida al carcere a vita per gli attentati del novembre 2003 a Istanbul che colpirono il consolato inglese, la banca HSBC e due sinagoghe. Tra gli imputati vi era il siriano Luay al-Saqa, noto anche come Luay Saqra. (Sospetti di al-Qaida sotto processo per gli attentati di Istanbul, rinviati… )
Il Console Generale inglese Roger Short fu ucciso dalla bomba mentre entrava nel consolato. La stampa ha confermato che aveva annullato un appuntamento all’ultimo minuto e “se fosse andato all’appuntamento, sarebbe vivo”. Secondo Michel Chossudovsky, su Globalresearch,Gli attacchi condizionarono la partecipazione della Turchia nella guerra al terrorismo. Gli attacchi servivano a rafforzare l’asse militare anglo-statunitense e la legittimità della ‘guerra al terrorismo’ di Bush“.
Ercan Gun, di Today Zaman legato a Gulen, il 15 agosto 2005 riferì che il militante siriano di al-Qaida Luay Saqra fu arrestato per aver organizzato gli attentati d’Istanbul del 15-23 novembre 2003. Saqra ‘confessò alla polizia turca di aver dato dei passaporti ai terroristi dell’11 settembre‘. Saqra ‘sostiene di conoscere Muhammad Ata’. Saqra ‘dice di bere alcol e di non pregare‘. Saqra avrebbe detto: “Sono una delle persone che conobbe i responsabili dell’11 settembre, e conoscevo tempi e piani prima degli attacchi. Ho anche partecipato ai preparativi degli attentati al WT-1 e al Pentagono. Ho fornito denaro e passaporti“. Secondo quanto riferito, alcuni dei passaporti che Saqra afferma di aver fornito, furono trovati tra le rovine del World Trade Centre 1. Ercan Gun si chiede se al-Qaida sia un’operazione dei servizi segreti. Saqra fu interrogato per 4 giorni presso l’Anti-Terror Headquarters Department d’Istanbul. Secondo quanto riferito avrebbe dato alcune importanti informazioni. Secondo Ercan Gun, gli specialisti dell’intelligence turca ora credono che:
1. al-Qaida sua un’operazione dei servizi segreti.
2. al-Qaida sia legata alla strategia della tensione.
3. Saqra, il quinto uomo al vertice di al-Qaida, avrebbe avuto un impiego presso la CIA. La CIA gli diede una grossa somma di denaro e sostene di averne perso i contatti. Il servizio di sicurezza turco MIT catturò Saqra e l’interrogò. Terrorismo: il capo di al-Qaida Saqra ha lavorato per la CIA.

Esiste un complotto per frantumare la Turchia?
GladioEmblemAttualmente i turchi sono stufi del sostegno del loro premier all’aggressione d’Israele alla Siria. Secondo quanto riferito, uno degli obiettivi dell’attacco della CIA alla Siria è frantumare Turchia, Libano e Iraq. “La Turchia verrebbe indebolita e divisa. proprio come Stati Uniti, NATO e Israele hanno previsto nel loro piano per creare un nuovo ‘Medio Oriente’“. Il Prof. Dr. Umit Ozdag dichiarò che: “Gli Stati Uniti mirano a creare una Turchia federale anziché uno Stato turco unitario“. (Il nazionalista Prof. Ozdag: gli Stati Uniti dietro l’Operazione Ergenekon)
Di seguito Voltaire riporta su La spinta per innescare una guerra civile turca attraverso il pantano siriano. La Turchia è di per sé un obiettivo importante da destabilizzare, sconvolgere ed infine balcanizzare attraverso la sua partecipazione all’assedio dagli USA alla Siria… Se lo Stato siriano crollasse, la vicina Turchia sarà il primo perdente… Erdogan è riuscito ad alienarsi la Russia e i tre più importanti vicini della Turchia… In Turchia le tensioni sul fianco orientale si accumulano con Iraq e Iran… Vi è anche un crescente risentimento tra i cittadini turchi verso la cooperazione di Erdogan con Stati Uniti, NATO, Israele e dittature arabe come Qatar e Arabia Saudita contro i siriani ed altri. La maggioranza dei cittadini turchi si oppone ai rapporti con Israele, ad ospitare le strutture della NATO, allo scudo missilistico e alla cooperazione con gli Stati Uniti in Medio Oriente… Segmenti militari turchi sono in contrasto con il governo turco e l’esercito è diviso sulla politica estera turca. Erdogan non ha la fiducia di nemmeno la metà dei capi militari della Turchia e ne ha arrestato una quarantina per aver pianificato il suo rovesciamento… Le minoranze in Turchia costituiscono almeno un terzo del Paese. Una parte significativa delle minoranze della Turchia ha legami con Siria, Iraq o Iran. I curdi e altri popoli iranici da soli sono circa il 25% della popolazione turca, il che significa che un cittadino turco su quattro è curdo o iranico. Altre minoranze etniche sono arabi, armeni, assiri, azeri, bulgari e greci… Dal 20% al 30% o più della popolazione turca può essere classificata sciita, come aleviti, alawiti e duodecimani. La guerra civile in Turchia è una possibilità reale… L’assedio degli USA alla Siria si propone di creare il caos nel Medio Oriente e accendere altri conflitti regionali. Violenze e conflitto in Siria sono destinati a consumare anche Libano e Iraq… Attualmente, sul sito del Foreign Office inglese si legge: “Manifestazioni sono in corso ad Istanbul e altre città della Turchia, tra cui Ankara“.
Per molti anni, tutti i generali turchi sembravano amici di Israele e Pentagono. Secondo quanto riferito, i generali turchi del gruppo ‘fascista’ Ergenekon erano felici di compiere atti di terrorismo ‘false flag’ per conto della CIA. (Il nazionalista Prof. Ozdag: gli Stati Uniti sono dietro l’Operazione Ergenekon) I generali turchi erano felici di rovesciare i governi turchi che a Israele e Pentagono non piacevano. I generali turchi erano legati a Gladio della CIA. Nel gennaio 2009, un articolo del Turkish Weekly suggeriva che alcuni generali coinvolti con Ergenekon fossero contro Israele e Stati Uniti. (La politica estera di Ergenekon) Secondo il Turkish Weekly: “La maggior parte dei membri di Ergenekon è antisemita. Sostengono  che il Mossad ha svolto un ruolo occulto nella politica turca con l’obiettivo di dividere il Paese”. Il complotto Ergenekon fu svelato quando la CIA si rivolse agli islamisti. (L’indagine su Ergenekon si accende con l’interrogatorio di un generale e un ammiraglio)
Pentagono e CIA ora utilizzano Gladio-B, che si avvale degli islamisti più che dei generali turchi. Attualmente la CIA controllerebbe la Turchia utilizzando il suo agente Fethullah Gulen e il suo movimento islamista. I militari sarebbero divisi in due fazioni. Ci sono coloro interessati ad avere legami con i vicini Russia e Iran e coloro che vi si oppongono. Quest’ultima fazione vuole essere vicina a Israele, Stati Uniti ed Europa. Israele teme una Turchia nucleare. (Israele avverte la Grecia: la Turchia diventerà presto una potenza nucleare / La Russia si dice pronta ad aiutare la Turchia a costruire centrale nucleare)
Lo ‘Stato profondo’ mira a mantenere le élite al potere. Secondo Peter Dale Scott (“Stato profondo” dietro la democrazia USA): “Il termine ‘Stato profondo’ è turco. Fu inventato dopo l’incidente di una mercedes per eccesso di velocità nel 1996, i cui i passeggeri erano: un parlamentare, una regina di bellezza, un capitano della polizia locale e un importante trafficante di droga turco e capo dell’organizzazione paramilitare criminale Lupi grigi, che andava in giro ad ammazzare gente. Apparve assai chiaro in Turchia che c’era una relazione segreta tra la polizia… e questi criminali a nome dello Stato… Lo ‘Stato profondo’ è… un governo segreto parallelo, organizzato da intelligence e apparati di sicurezza, finanziato dal narcotraffico e impegnato in violenze illegali per proteggere lo Stato e gli interessi dei militari dalle minacce provenienti da intellettuali, gruppi religiosi e, occasionalmente, dal governo costituzionale“. L’attentato a Bologna del 1980 fu imputato ad agenti della CIA e della NATO che lavoravano nell’operazione Gladio. L’operazione Gladio era coinvolta nella “strategia della tensione”. La strategia coinvolse terroristi di destra nel compiere attentati terroristici in Europa e Turchia. L’operazione Gladio sarebbe organizzata da NATO e CIA.
I Contra dell’organizzazione Gladio in Turchia furono istituiti nel 1950 e svolsero un ruolo significativo nei governi fascisti della moderna Turchia, indipendentemente che avessero una patina di democrazia parlamentare o fossero una aperta giunta militare“. (Spitfirelist) “Utilizzando il fascista Partito di Azione Nazionale e la sua ala giovanile, i Lupi grigi, la ‘Stay Behind’ turca attuò anche il programma terroristico di destra e la destabilizzazione avutasi in Italia“. Altri pezzi del puzzle: quando il primo ministro islamista Necemettin Erbakan prese il potere nel 1996, i militari turchi subito lo esautorarono. Nelle elezioni per il parlamento turco del 3 novembre 2002, un nuovo partito venne formato dal movimento islamico bandito, il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), che ebbe il 35 per cento del voto popolare e 363 dei 550 seggi. Ciò preoccupò Pentagono, Israele, l’industria della droga e i militari turchi.
Secondo un articolo di The Jerusalem Post, la cooperazione nell’intelligence fra Mossad e servizio di sicurezza turco MIT “fu sancita con un accordo di 12 clausole firmato durante una visita in Israele, nel 1993, del ministro degli Esteri turco Hikmat Chetin”. Poco dopo, secondo la relazione della newsletter di Londra Foreign Report, una grande operazione del Mossad fu creata in Turchia, con agenti del Mossad a Istanbul e Ankara.

Kurdistan_bajarI vertici militari turchi incontrano Wolfowitz il giorno prima degli attentati d’Istanbul
Global Research
I due attentati di Istanbul all’HSBC, nel quartiere finanziario, e al consolato inglese, secondo i resoconti dei media, “erano concomitanti alla visita del presidente George Bush a Londra“. Gli attentati ebbero luogo il giorno successivo alla riunione annuale del gruppo misto della Difesa Turchia-USA (17-19 novembre 2003). Il console generale inglese Roger Short fu ucciso da una bomba mentre entrava nel consolato. Notizie confermano che aveva annullato un appuntamento all’ultimo minuto e “se vi fosse andato, sarebbe vivo”. Gli attentati crearono le condizioni per la partecipazione della Turchia alla guerra al terrorismo. Gli attentati servono a rafforzare l’asse militare anglo-statunitense e la legittimità della “guerra al terrorismo” di Bush. Gli attentati d’Istanbul servono anche a sostenere la legittimità traballante del primo ministro Tony Blair davanti la montante opposizione politica alla partecipazione della Gran Bretagna alla guerra degli Stati Uniti. Michel Chossudovsky, 11/21/03

Un quotidiano turco vicino al governo del partito Giustizia e Sviluppo ha citato fonti d’intelligence turche dire che il Mossad aveva creato l’organizzazione che lanciò i due attentati del 15 novembre 2003“. (Media Rreview)

La Turchia è un importante punto per la raffinazione e il transito dell’eroina dall’Asia del sud-ovet all’Europa occidentale. Kendal Nezan, scrive per Le Monde Diplomatique riferendo che MIT e polizia nazionale turca sostengono attivamente il narcotraffico, non solo per profitto, ma anche per disperazione…  “Secondo il quotidiano Hürriyet, il traffico di eroina della Turchia ha portato 25 miliardi dollari nel 1995 e 37,5 miliardi nel 1996… solo le reti criminali che operano in stretta collaborazione con polizia ed esercito possono organizzare il traffico su tale scala. I baroni della droga hanno dichiarato pubblicamente, alla televisione turca e occidentale, di aver lavorato sotto la protezione del governo turco e averne beneficiato finanziariamente. I trafficanti viaggiano con passaporti diplomatici. La droga è trasportata su elicotteri militari dal confine iraniano“.

The Middle East Report concluse nel 1998 che, probabilmente, la maggiore mossa strategica di Clinton potrebbe essere il “Patto di Ankara”, un’alleanza tra Stati Uniti, Turchia e Israele che aggira essenzialmente il collo di bottiglia dei Paesi arabi. In precedenza, nel 1998, le forze militari israeliane, turche e statunitensi erano impegnate in esercitazioni nel Mediterraneo, secondo Reuters e Agence France Press. “Tali manovre indicano agli Stati radicali della regione che vi è una forte alleanza tra Israele, Turchia e Stati Uniti, e che devono temerla“. Gli articoli indicavano che la CIA e l’intelligence del Pentagono presiedevano da anni regolarmente le riunioni dei funzionari turchi e israeliani a Tel Aviv.
Aangirfan: Turchia, bombe terroristiche, CIA e Mossad

obama_erdogan1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quali sono gli obiettivi dell’invasione dell’Iraq da parte del SIIL?

Mouna Alno-Nakhal Reseau International 30 giugno 2014

2799620501. Generale Hoteit, non temete che il SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) arrivi in Libano?
Considerare gli eventi come sono e non cadiamo nelle trappole mediatiche occidentali, che ci fanno credere che il SIIL sia una forza gigantesca contro cui non possiamo resistere. Non è vero.

2. E com’è?
Abbiamo sufficienti informazioni sulla forza dell’organizzazione. Gli eventi succedutisi mi hanno portato a scrivere, un paio di giorni fa, un articolo intitolato “Mosul: una sceneggiata del SIIL” [1].  Perché abbiamo infatti assistito a una sceneggiata! Lo sapevate che 25000 uomini della polizia e dell’esercito dello Stato iracheno erano presenti a Mosul e il SIIL aveva solo 500 combattenti? Pertanto, ciò che è successo a Mosul non è una guerra, ma tradimento e capitolazione associati a una guerra mediatica condotta dai canali TV al-Jazeera (qatariota) e al-Arabiya (saudita) che annunciarono la capitolazione di Mosul sei ore prima della sua caduta reale! Esattamente come nel procedente di Bab al-Aziziyah in Libia, quando annunciarono la sconfitta di Muammar Gheddafi tre giorni prima della caduta e la morte tre giorni prima dell’assassinio. Nel caso di “guerra psicologica”, la regola è che gran parte della popolazione sia immersa nella “nebbia media”, in attesa di vedere chi sia il più forte per decidere da che parte stare. Era ovvio che se gli iracheni nelle aree sunnite delle quattro province coinvolte (Ninawa, Salah al-Din, Diyala e Anbar) sapevano che le forze attaccanti del SIIL avevano solo 500 elementi di fronte a 25000, non avrebbero mai accettato di essere utilizzati da “incubatori”. Fu necessario “esagerare” le forze del SIIL per ottenere la situazione desiderata prima che la nebbia dei media complici si dissipasse. Il SIIL fu istituito in Iraq nel 2004. Quando l’”incendio arabo” fu attizzato in Tunisia alla fine del 2010, era confinato in Iraq dove raccolse al massimo 5200 elementi. Il SIIL fu inviato in Siria dopo il primo veto sino-russo nell’ottobre 2011 e una volta che Jabhat al-Nusra, appositamente creato per la crisi siriana, si dimostrò incapace di rovesciare il governo. E’ noto che SIIL e Jabhat al-Nusra sono legati ad al-Qaida, creata dal governo statunitense come ammette Hilary Clinton [2]. E’ in Siria che il SIIL passa da 5200 a 7000 elementi nel 2012, mentre ora sono 15000 contro 10000 in Iraq, in totale 25000.

3. Ed ora SIIL e Jabhat al-Nusra si combattono in Siria!
No… è solo “tattica” del capo che guida il gioco. Così abbiamo appreso questo pomeriggio (25 giugno) che ad Abu Qamal (città di confine tra Siria e Iraq) al-Nusra è stata costretta a dichiarare fedeltà al SIIL [3] per farle “accumulare potenza” e facilitarne l’opera nelle province irachene. E questo perché il terreno principale della guerra s’è spostato in Iraq.

4. Chi controlla il SIIL?
E’ sempre lo stesso capo che pensava che l’”accordo di sicurezza USA-Iraq”, che doveva [4] [5] fare dell’Iraq una colonia statunitense eterodiretta da Washington. Ma si scopre che tre anni dopo il ritiro degli Stati Uniti, l’Iraq ha cercato la sua via dettata dalle condizioni geopolitiche; cioè armonizzarsi con Iran e Siria. Risultato: gli statunitensi sono furiosi per il fatto che l’Iraq sia vicino all’asse della Resistenza, e i Paesi del Golfo sono ancora più furiosi con al-Maliqi che si rifiuta di obbedire ai loro dettami. Ciò che è successo in Iraq è conseguenza del loro fallimento in Siria; soprattutto Obama suona la campana a morto della presunta opposizione siriana (alla CBS) ammettendo pubblicamente che “non v’è opposizione siriana che possa rovesciare il Presidente Assad“. [6] Il governo statunitense ha ammesso il proprio fallimento in Siria, ma non abbandona il suo piano originale. Sfumature! Quindi passa in Iraq, dove i suoi interessi s’intrecciano con quelli dell’Arabia Saudita, da un lato, e del Qatar e Turchia dall’altra, mettendo da parte le differenze essendo tutti di fronte alle stesse catastrofe ed emergenza: impedire che l’Iraq aderisca al fronte del rifiuto e quindi all’asse della Resistenza. La domanda è: come impedirlo? Essendo al-Maliqi parte della “Alleanza Nazionale Irachena” abilitata dalla Costituzione a formare il governo, hanno scatenando l’invasione del SIIL! Ma oggi, la nostra intelligence dice che più di un terzo dei sunniti di Mosul e altrove, s’è opposto in sole 24 ore a tale mossa che ha causato 750000 profughi; cioè un sunnita su sette, essendo i sunniti iracheni 5,5-6 milioni. Tale sceneggiata del SIIL ha così due cause: la sconfitta subita in Siria e la lotta per il potere. Terrorizzando al-Maliqi e la coalizione autorizzata a decidere in merito a Costituzione e governo, per proporre un governo che trascuri i risultati delle ultime elezioni. Da qui la proposta di un “governo di salvezza nazionale” di John Kerry [7] [8]. Ciò implica che la proposta di John Kerry sia, in effetti, ignorare i risultati delle recenti elezioni parlamentari, vinte dal blocco di al-Maliqi. e distribuire equamente il potere tra sciiti, sunniti e curdi; Quindi su base settaria ed etnica! Il che equivarrebbe a un terzo agli sciiti (60-65% della popolazione), un terzo ai sunniti (15-18% della popolazione) e un terzo ai curdi (20% della popolazione). Risultato: i due terzi sunnita e curdo sono nelle mani di Paesi del Golfo e Stati Uniti. E questo lo scopo della sceneggiata in Iraq!

5. Ma allora come dovremmo capire l’appello agli Stati Uniti di al-Maliqi[9]?
È piuttosto intelligente, dato che l’”accordo di sicurezza USA-Iraq” afferma che se un Paese (ovviamente l’Iraq) deve affrontare una minaccia a sua esistenza, confini, unità territoriale… può chiedere all’altro assistenza nei limiti, luogo e momento decisi. Tuttavia, al-Maliqi sa che gli Stati Uniti sono dietro tutto ciò, come sa che né sauditi né turchi avrebbero mai osato incoraggiare l’invasione del SIIL senza la decisione, e non solo l’accordo, degli Stati Uniti. Ha quindi chiesto aiuto! Nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di applicare i termini dell’accordo di sicurezza,  invierebbero la loro aviazione. A tal proposito, condivido con voi un fatto che rivelo per la prima volta: quando al-Maliqi ha parlato dei bombardamenti statunitensi sui centri del SIIL nella regione di al-Anbar, non era vero! Ma così costrinse gli Stati Uniti a smentirlo e il capo dell’Iraqi National Alliance, Ibrahim al-Jafari, rinfacciò agli statunitensi di aver preparato l’accordo di sicurezza bilaterale nel loro interesse, poiché si astengono dall’applicarlo alla prima occasione, autorizzando quindi l’Iraq a rivederle e a far fronte da solo ai pericoli che lo minacciano. Di qui la “fatwa” pronunciata dalle autorità religiose sciiti e sunnite contro tale sceneggiata “tramata dagli statunitensi assieme a Turchia, Qatar e Arabia Saudita“…

Durante l’intervista arriva la notizia di un’esplosione durante un raid in un hotel di Beirut: 10 feriti [10]; che porta la questione alla prima domanda di questo estratto.

6. Generale Hoteit, non temete che il SIIL arrivi in Libano?
La risposta del Generale Hoteit a tali atti terroristi in Libano è che il suo sistema di sicurezza subisce colpi, ma non cede! Risposta articolata, inoltre, in un articolo del 26 giugno, dai seguenti punti chiave.
• L’occidente cerca di spezzare l’asse della resistenza fin dal 2000. Ha cominciato con la risoluzione 1559, approvando la guerra del 2006 e provocando discordia in Libano nel 2008 e in Iran nel 2009, per poi affrontare la Siria nel 2011, prima di arrivare all’Iraq di oggi; l’ultima carta sionista-statunitense… Pertanto, ci si può chiedere se la mossa in Iraq, dopo la chiusura della frontiera siriano-libanese, allontani il Libano dall’incendio. O è destinato a svolgere un altro ruolo?
• Ora che l’Iraq è divenuto il principale teatro dell’aggressione, riteniamo che l’occidente stia leggermente arretrando in Siria, divenuta teatro secondario, mentre il Libano è ora “il teatro della pressione” sui componenti dell’asse della Resistenza in generale, e in particolare su Hezbollah. Ma il problema dell’occidente risiede nell’incapacità a penetrare la società della Resistenza, dato lo scudo protettivo formatosi intorno. Questo è il motivo per cui i molti tentativi terroristici sono falliti uno dopo l’altro… (come accaduto).
• Certo, i tentativi si ripetono, ma si nota un forte calo in preparazione e attuazione, soprattutto perché sembra che la produzione sia ora locale da quando i terroristi sono stati privati dalle loro “fabbriche della morte” nel Qalamun.
• A questo punto, possiamo dire che il fallimento di molti altri tentativi terroristici è dovuto alla costante collaborazione tra le istituzioni della sicurezza e l’esercito libanese, da un lato, e i membri della società civile della resistenza e dei cittadini dall’altra. Questo più la complementarità con l’Esercito arabo siriano sull’altro lato del confine. Mentre questa collaborazione continuerà, la sicurezza del Libano non cederà, nonostante i tremori causati da qualche attacco terroristico per cercare di porre fine all’equazione libanese in vigore: “Popolo, Esercito, Resistenza”.

7. E cosa ne pensate del pericolo che la Giordania deve attendersi?
Il SIIL ha diffuso la sua mappa corrispondente in realtà all’avvertimento degli Stati Uniti a cinque Paesi, oltre a un sesto per inquinare! Tale mappa include Iraq e Quwayt, a est, Siria e Giordania, al centro, Libano e Palestina occupata ad ovest. Certo, Israele non è preoccupato dal SIIL perché l’alto comando del SIIL è statunitense e consapevole dei propri interessi. Pertanto, né il comando né il SIIL metteranno a repentaglio Israele. Il Quwayt è stato aggiunto alla mappa, poiché alcune notizie indicavano suoi tentativi di avvicinarsi a Siria e Iran dopo il “fallimento del piano”. L’avvertimento gli dice non ti muovere! La Giordania, che era nell’asse della guerra contro la Siria per tutto il periodo in cui Bandar bin Sultan operava, è riluttante. È stata avvertita (ma questa è un’altra storia. NdT). Il Libano è sulla mappa dall’inizio. Coloro che sostengono il contrario devono avere informazioni dirette dalle sale operative di statunitensi, sionisti, giordani e golfini che non abbiamo!

8. Infine, e dato lo scenario appena descritto, non temete una guerra regionale?
La guerra tradizionale in cui Israele farebbe parte, inviando i propri soldati a combattere su tutti i fronti in Libano, Golan o Iran, non è all’orizzonte. Se una tale guerra fosse possibile, Israele non avrebbe aspettato 8 anni per lanciarla!

Ayatollah Ali al-SistaniDottor Amin Hoteit, al-Bina  25/06/2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal

Note:
[1] Mosul: sceneggiata del SIIL
[2] Hillary Clinton: abbiamo creato al-Qaida, abbiamo finanziato i mujahidin
[3] Al-Qaida e SIIL si uniscono al confine siriano-iracheno
[4] L’accordo del 17 novembre 2008 istituisce il quadro giuridico per la presenza statunitense in Iraq e la cooperazione tra i due Stati
[5] La truffa dell’accordo di sicurezza USA-Iraq
[6] Obama: ‘Notion that Syrian opposition could overthrow Assad a “fantasy”’: “Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente una forza di opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad è semplicemente falsa… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che potessero improvvisamente rovesciare Assad, e non solo, ma anche jihadisti spietati e altamente qualificati, se gli inviamo alcune armi, è fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo americano, e probabilmente ancor più importante, che Washington e le agenzie di stampa lo capiscano!
[7] Crisi in Iraq: Kerry ad Irbil per colloqui sulla crisi che imperversa
[8] Kerry chiede un governo di unità nazionale in Iraq
[9] L’Iraq chiede aiuto agli USA
[10] Ancora una volta, una carneficina sventata a Beirut

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico libanese, esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq ringrazia la Siria per aver bombardato il SIIS, e Obama aiuta il settarismo in Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 giugno 2014

10455051Il presidente degli USA Obama è ancora una volta coinvolto in nuovi intrighi sinistri, perché mentre lo Stato Islamico d’Iraq e Siria (SIIS) è intento a frazionare Iraq e Siria, l’unica risposta a tale realtà è, per Obama, cercare di portare altro caos e settarismo in Siria. Infatti, è evidente come l’assalto del SIIS in Iraq segua naturalmente le orme delle manovre militari in Giordania di USA e innumerevoli alleati. Mai SIIS e altre forze settarie e taqfiriste in Siria hanno temuto Israele e la NATO in Turchia. Al contrario, SIIS e altre forze settarie e taqfiriste prosperano all’ombra di Israele, Giordania e NATO in Turchia. Allo stesso modo, alcuni elementi del blocco anti-Hezbollah e anti-Aoun in Libano giocano con i taqfiristi e il demonio settario. Il recente attacco del SIIS in regioni dell’Iraq è stato accolto dalla solita bizzarria dell’amministrazione Obama. Ciò vale per l’illogica necessità di rafforzare le forze anti-siriane in Siria, così rafforzando SIIS e altre forze settarie e terroristiche. L’Iraq deve prendere atto che le potenze del Golfo e della NATO partecipano all’intera agenda settaria in Siria e, naturalmente, che tale realtà mina lo Stato nazione iracheno. Dopo tutto, le forze settarie taqfiriste in Siria sono sostenute da varie nazioni del Golfo e dalla Turchia, alleate degli USA e che ovviamente la destabilizzazione della Siria iniziò usando le enormi scorte militari rimaste in Libia. Allo stesso tempo, il cosiddetto controllo di CIA, MI6, DGSE e altre intelligence in Turchia e Golfo è una farsa, perché i terroristi inondano la Siria e l’Iraq da tutto il mondo. Infatti, l’unico controllo che sembra esserci è volto ad armare le varie forze settarie in Siria contro il governo laico del Presidente Bashar al-Assad.
USA ed alleati occidentali adorano la parola “democrazia” quando fa comodo, ma il popolo della Siria è dannato se vota o meno. Questa visione neo-coloniale di USA, Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito è estremamente irritante. Pertanto i siriani, nel Paese e all’estero, che sostengono il governo di Assad, non contano. Ciò spinge Obama ad ignorare le elezioni in Siria, proprio come USA ed alleati occidentali ignorano la schiavitù delle donne nel Golfo. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita è il paradiso dei pedofili perché vecchi possono sposare bambine di otto anni, mentre naturalmente il regno della Casa dei Saud supporta l’uccisione degli gli apostati verso il cristianesimo. Naturalmente, ciò non fa aggrottare la fronte, pur essendo  completamente nota tale realtà. Pertanto, con l’Iraq che affronta altro settarismo e barbarie taqfirista, non sorprende sentire Obama finanziare ulteriore settarismo e terrorismo in Siria. Anche le forze  antisiriane fuori dalla nazione non possono negare che l’esercito libero siriano (ELS) spesso combatte a fianco delle varie forze taqfiriste e settarie. Altre volte si combattono perché la loro unica caratteristica vincolante è uccidere, decapitare, perseguitare minoranze e applicare barbarie a chiunque capiti di essere in disaccordo con il loro dominio.
Diversamente dall’amministrazione Obama che cerca d’indebolire le forze centrali in Siria al fine di potenziare il SIIS, il governo siriano bombarda tale movimento barbaro presso il confine tra Iraq e  Siria. L’Iraq viene messo in pericolo da USA e satelliti di NATO e Golfo, accendendo il settarismo in Siria, con il risultato di mettere in pericolo Libano e Iraq. Allo stesso tempo, la Turchia di Erdogan non disdegna contrattare in Iraq con strutture di potere estranee a Baghdad. Ciò significa che l’Iraq deve affrontare la duplice minaccia della barbarie del SIIS e del ruolo della Turchia nell’ignorare le forze economiche centrali della nazione. Nel frattempo, mentre le potenze del Golfo e la Turchia giocano la carta settaria contro il governo della Siria, mettendo chiaramente in pericolo l’Iraq, la saggezza del Grande Ayatollah Ali al-Sistani entra in gioco. Ciò vale in particolare per i fedeli sciiti che ascoltano con passione il grande ayatollah dell’Iraq. Tuttavia, questo venerato leader religioso si rivolge a tutti i cittadini iracheni, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Il grande ayatollah sa bene che le forze sinistre estranee all’Iraq cercano di trascinare la nazione, ancora una volta, nel settarismo. Nonostante ciò, il venerato leader sciita fa sapere che l’unità è essenziale contro SIIS e altre forze settarie che prosperano sulle divisioni nella società. Pertanto, a prescindere dall’aspetto politico dell’Iraq moderno, è chiaro che il SIIS cerca d’imporre uno status draconiano alla società, per imporle l’”anno zero”. Non sorprendono gli appelli all’unità dei leader sunniti e sciiti in Iraq, perché i leader religiosi sanno perfettamente che i taqfiristi odiano tutti. Allo stesso modo, gli studiosi religiosi in Iraq comprendono appieno che tali forze brutali lavorano all’ombra delle potenze del Golfo e della NATO.
Recentemente è stato riportato che la Siria ha bombardato il SIIS al confine tra Iraq e Siria. La BBC riferisce: “Il primo ministro Nuri al-Maliqi dell’Iraq ha detto alla BBC di sostenere l’attacco aereo sui militanti islamici in un valico di frontiera tra Iraq e Siria… Fonti militari e ribelli dicono che l’attacco ha avuto luogo nell’Iraq, all’incrocio Qaim, anche se Maliqi ha detto che s’è avuto sul lato siriano“. Tuttavia, mentre la Siria cerca di arginare la marea del SIIS, il governo USA è intento a promuovere la minaccia taqfirista sostenendo altre forze settarie in Siria contro il governo centrale.  Il New York Times: “Il presidente Obama ha chiesto 500 milioni di dollari al Congresso per addestrare ed equipaggiare ciò che la Casa Bianca chiama membri “adeguatamente controllati” dell’opposizione siriana, riflettendo maggiore preoccupazione per l’allargamento del conflitto siriano in Iraq“. Naturalmente, gli “opportunamente controllati” esistono solo nelle menti deliranti dell’amministrazione Obama. In effetti, un gran numero di massacri brutali sono dovuti a tali cosiddetti “moderati”, che in realtà sono settari e apertamente partecipi al banditismo di massa. Pertanto, mentre Baghdad e Damasco sono minacciate dai “taqfiri da anno zero”, l’amministrazione Obama cerca di versare ulteriore benzina sul fuoco sostenendo altra destabilizzazione in Siria. Ciò  deve aprire gli occhi ai leader dell’Iraq, perché sanno che gli alleati degli USA nel Golfo e la Turchia consentono che il virus settario, sedizioso e terrorista taqfirista si diffonda. Pertanto, i governi di Iraq, Iran, Siria e il movimento Hezbollah devono collaborare più strettamente, arginando l’agenda settaria e taqfirista di Arabia Saudita, Quwayt e Qatar, amplificata dalla NATO in Turchia e dal totale fallimento di USA, Francia e Regno Unito.

ap229496324122Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iraq: situazione dal 23 al 27 giugno

Alessandro Lattanzio, 28/6/2014
801cff3273e5183d6ee40d9cf5b4042e22 giugno, Umaya Naji Jabara, consigliera del governatore di Tiqrit, veniva uccisa da un cecchino del SIIL, ma dopo aver eliminato tre terroristi.
23 giugno, la Giordania invia truppe, blindati e pezzi di artiglieria al suo confine con l’Iraq. Presso la raffineria Baiji, l’assalto di 11 autoveicoli dei terroristi viene respinto con la distruzione di 9 di essi tramite attacchi aerei, 22 i terroristi eliminati. Presso Ramadi, le forze di sicurezza irachene riprendono il controllo del valico di frontiera di al-Walid, tra Iraq e Siria, dopo che i terroristi del SIIL l’avevano brevemente sequestrato. Liberato anche il valico di Tribil con la Giordania. Più di 70 persone uccise nella provincia di Babil, dopo che i terroristi hanno attaccato un convoglio che trasferiva i detenuti di una prigione.
24 giugno, l’aviazione irachena attacca le postazioni dei terroristi a Tal Afar. Il Maggior-Generale Abu Walid afferma di aver ripreso la parte meridionale della città dopo la riorganizzazione delle forze governative. I terroristi entrano ad al-Alam, ad est di Tiqrit, dopo un accordo con il locale clan Jabur. I servizi di sicurezza e le milizie irachene eliminano i terroristi da al-Athim, 60 km a nord di Baquba. Riyadh al-Athath, a capo del governo provinciale di Baghdad, afferma che le forze di sicurezza a Baghdad sono sufficienti per affrontare il SIIL. Arrivano i primi 50 ‘consiglieri’ statunitensi, inviati a Kirkuk per crearvi un centro d’intelligence. Il compito principale degli “osservatori” degli Stati Uniti è, secondo il dipartimento della Difesa USA, “valutare le forze irachene che combattono contro le brigate del SIIL“. I 300 “consiglieri” statunitensi non sono che spie inviate a compromettere la sicurezza operativa e le forze irachene. Il quotidiano turco Milliyet afferma che cittadini dei seguenti Paesi sono presenti al confine con la Siria: Cina, Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Arabia Saudita, Azerbaijan, Afghanistan, Stati Uniti, Uzbekistan, Tagikistan, Yemen, Marocco, Tunisia, Libano, Sudan e Russia. Il capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Rad, afferma che il movimento di resistenza libanese affronterà i mandanti del SIIL, dopo che il presidente iraniano Hassan Ruhani aveva indicato negli Stati del Golfo Arabo i finanziatori del terrorismo. “Sappiamo come affrontare i vostri piani e come abbattere le vostre illusioni. Si volgeranno contro di voi quando il nostro popolo in Iraq li scaccerà“. Ruhani aveva invitato gli “Stati dei petrodollari” a interrompere il finanziamento del terrorismo, “Consiglio i Paesi musulmani che sostengono i terroristi con i loro petrodollari di fermarsi. Domani sarete i prossimi ad essere presi di mira… da tali terroristi selvaggi, che si sporcano le mani uccidendo musulmani“.
25 giugno: il premier Nuri al-Maliqi dichiara che i tentativi occidentali di eliminarlo tramite “l’invito a formare un governo nazionale di emergenza è un colpo di Stato contro la costituzione e il processo politico. L’obiettivo pericoloso di formare un governo nazionale di emergenza non è occulto. È un tentativo di coloro contrari alla Costituzione e al processo democratico, sabotando il voto degli elettori”. L’alleanza elettorale dell’amministrazione al-Maliqi ha 92 seggi in parlamento, tre volte quelli del secondo partito. Al-Maliqi ha avuto circa 720000 voti personali, di gran lunga superiore a qualsiasi altro candidato. L’Iran avrebbe inviato velivoli carichi di forniture militari in Iraq, dove avrebbe anche istituito un centro di raccolta informazioni e d’intercettazione delle comunicazioni a Baghdad, ed impiegato droni da ricognizione. La Siria effettua attacchi aerei sulle posizioni dei terroristi nell’Iraq occidentale. Il governo egiziano chiude tre canali iracheni, al-Baghdadiya, al-Rafadayn e al-Hadath su richiesta del governo iracheno, poiché incitano all’odio settario in Iraq. Scontri tra terroristi a Sayda, provincia di Diyala. 5 terroristi del SIIL eliminati a Tiqrit. Il SIIL ha finora bruciato 11 chiese e distrutto la tomba del profeta Yunus e la tomba del profeta Shayth a Mosul.
26 giugno, 40 turcomanni sciiti vengono assassinati dal SIIL nei villaggi Tuz Khurmato e Bashir, presso Kirkuk. Muqtada al-Sadr, a Najaf, afferma “Faremo tremare il terreno sotto i piedi dell’ignoranza e dell’estremismo“. Il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masud Barzani, visita Kirkuk per rassicurare i funzionari locali che le forze curde difenderanno la città contro il SIIL. La visita di Barzani è avvenuta il giorno dopo l’attentato che ha ucciso 7 persone e ferito altre 20. Una bomba nel quartiere sciita di Baghdad di Qadhimiya uccide 8 persone. William Hague, il ministro degli Esteri inglese si reca a Baghdad e nel Kurdistan iracheno per incontrarne i capi. Iyad Allawi, ex-premier fantoccio degli USA e capo della coalizione United Alliance, incontra capi curdi e sunniti “per trovare una soluzione per il futuro dell’Iraq”. Infatti Washington spera che i gruppi armati sunniti fiancheggiatori del SIIL possano essere persuasi a passare dall’altra parte, a condizione che siano inclusi in un nuovo governo. Gli iracheni riorganizzano le forze armate, che  respingono un altro assalto a Samara eliminando 6 terroristi. Le forze di sicurezza governative eliminano il capo del SIIL a nord di Tiqrit. Altri 22 terroristi e 8 loro autoveicoli vengono eliminati dai Servizi di sicurezza nella provincia di Anbar. Altri 7 terroristi sono liquidati a nord di Baquba. Elicotteri dell’esercito iracheno bombardano il palazzo di Sadam Husayn a Tiqrit. Le forze irachene lanciano un assalto aereo a Tiqrit sbarcando dei commando nello stadio dell’università, un elicottero viene abbattuto dai terroristi. Intensi scontri intorno al complesso universitario. I tiratori dell’esercito si posizionano sugli edifici del complesso universitario. In precedenza, le forze governative avevano inviato commando d’élite a bordo di elicotteri a difendere la più grande raffineria di petrolio del paese, a Baiji. Il segretario di Stato USA John Kerry s’incontra a Parigi con il ministro degli Esteri iracheno Nasser Judah e le controparti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per discutere di Siria e Iraq.
27 giugno, il portavoce dell’esercito Qasim Ata dichiara, “i militanti del SIIL che cercavano di avvicinarsi alla raffineria di Baiji sono stati schiacciati. Vi assicuriamo che la raffineria è il cimitero dei vili terroristi del SIIL“. Dopo il raid dei commando governativi iracheni a Tiqrit, i terroristi del SIIL fuggivano verso Kirkuk, mentre la locale base militare ritornava ai governativi. Kerry chiarisce che gli Stati Uniti non chiedono un governo d’emergenza, avendo Maliqi respinto qualsiasi idea di governo di unità nazionale di emergenza, proposto ufficialmente dal fantoccio della CIA Iyad Allawi. Tre sospetti, l’ex-ufficiale statunitense Douglas Gillem, l”accademico’ (leggasi agente della CIA) statunitense Mark Polyak e il ‘ricercatore’ francese Fabrice Jean-Michel Robert Blanche, vengono arrestati mentre tentano d’infiltrarsi in Siria, a Kilis. Erano equipaggiati di macchine fotografiche, telefoni satellitari e dispositivi di navigazione. Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman afferma “L’Iraq si spezza sotto i nostri occhi e sembra che la creazione di uno Stato curdo indipendente sia scontata“, anche il presidente israeliano Shimon Perez, ha detto “I curdi hanno di fatto creato un proprio Stato democratico. Uno dei segni della democrazia è la concessione della parità alle donne“. Difatti, il greggio curdo fluisce in Israele passando per la Turchia: una nave cisterna, la Baltic Commodore, era arrivata nel porto israeliano di Ashkelon carica di greggio iracheno già il 31 gennaio 2014, seguita dalla Hope A carica di greggio curdo giunta ad Ashkhelon e Haifa il 10-15 febbraio. Infine la Kriti Jade, sempre carica di greggio curdo, era salpata dalla Turchia per Ashkhelon e Haifa, il 17-20 maggio. Il primo ministro della regione curda Nechervan Barzani, visita Ankara per incontrare il ministro degli Esteri turco Ahmed Davotoglu, il ministro dell’Energia e delle Risorse naturali Taner Yildiz, il capo del servizio d’intelligence turco MIT Hakan Fidan e rappresentanti dell’AKP, il partito al potere in Turchia, per discutere del riconoscimento dello Stato curdo nel Nord dell’Iraq. La visita in Turchia segue una del premier curdo a Teheran.
Dal 2004 le Forze Armate irachene hanno ricevuto dagli Stati Uniti 146 carri armati Abrams A1AIM; 10000 veicoli corazzati ruotati M-1117, Cougar, Humvee; 1000 veicoli trasporto truppe M-113; semoventi M-109 e obici M-198 da 155 mm; missili anticarro Hellfire; sistemi antiaerei missilistici Hawk ed Avenger/Stinger. L’Iraq intanto acquista velivoli da combattimento da Russia e Bielorussia per combattere i terroristi, dati i gravi ritardi nel consegnare i caccia F-16 degli Stati Uniti. Le truppe irachene sono rimaste senza supporto aereo e il primo ministro Nuri al-Maliqi dichiara che gli aviogetti “dovrebbero arrivare tra due o tre giorni. Se Dio vuole, entro una settimana questa forza sarà efficace e distruggerà i covi dei terroristi“. Al-Maliqi accusa “di lungaggine e grave lentezza” gli Stati Uniti nella consegna di 36 velivoli da combattimento. “Sarò franco dicendo che c’eravamo illusi quando abbiamo firmato il contratto con gli Stati Uniti. Non dovevamo comprare solo jet statunitensi, ma avremmo dovuto comprare jet inglesi, francesi e russi per fornire supporto aereo. Se oggi avessimo avuto il supporto aereo, niente di tutto questo sarebbe successo“. Secondo il sito dell’intelligence militare israeliana DEBKAfile “L’attacco aereo siriano in Iraq è una dimostrazione impressionante della stretta sincronizzazione operativa tra i centri di comando iraniani a Damasco e Baghdad, collegati agli alti comandi degli eserciti siriano e iracheno. Questo coordinamento permette flessibilità ai centri di comando di Teheran nelle due capitali arabe, inviando droni iraniani dalle basi aeree siriane e irachene, per informare i centri con l’intelligence necessaria per la pianificazione strategica delle operazioni militari degli eserciti siriano e iracheno”, volte a respingere il tentativo del SIIL di creare un’entità tra Diyala e Raqah, puntando a tagliare i collegamenti tra Iran e Siria, e a collegare la Turchia a Giordania e Arabia Saudita. Uno degli obiettivi della guerra d’Israele contro il Libano, nel luglio 2006, era il “Nabucco“, il gasdotto che dal Mar Caspio doveva raggiungere la Turchia e il porto di Haifa in Israele, per poi arrivare al Mar Rosso, creando un’alternativa alla rotta via stretto di Hormuz. È lo stesso obiettivo del SIIL. Il gasdotto Bassora-Banyas che trasporta petrolio e gas dall’Iran al Mar Mediterraneo è stato infatti interrotto dal SIIL.

Iraqi Checkpoint StationFonti:
al-Alam
Aydinlik Daily
Dedefensa
Islamic Invitation Turkey
Jordan Times
National Post
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Reseau International
Times of India
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Zerohedge

Alessandro Lattanzio all’IRIB: “Guantanamo per reclutare dirigenti dell’esercito di mercenari e terroristi

L’ISIS e il piano di Wall Street per la guerra settaria

Caleb Maupin New Oriental Outlook 27/06/2014

856c25c6-f182-11e3-a2da-00144feabdc0.imgIn Siria, una campagna terroristica è in corso dal 2011. Oltre 150000 persone sarebbero già state uccise. Milioni di persone sono sfollate, costrette a divenire dei rifugiati, in Siria o nei Paesi limitrofi. Dall’inizio di tale campagna insurrezionale contro la Repubblica araba siriana, i terroristi hanno avuto il sostegno nei loro sforzi da regimi filo-USA come Turchia, Qatar, Giordania e Arabia Saudita, nonché direttamente dagli Stati Uniti. Gli Stati del Golfo, allineati agli Stati Uniti, non hanno contestato l’armamento e il sostegno ai gruppi ribelli armati. Il Regno dell’Arabia Saudita, in particolare, ha invocato il rovesciamento violento della Repubblica araba siriana. La maggior parte dei gruppi di insorti che combattono contro il governo siriano è formata da fanatici sunniti. Parlano di creare un “califfato” in Siria e di punire, se non sterminare, tutti coloro che praticano religioni diverse come cristiani, alawiti e sciiti. Il gruppo terrorista Stato Islamico dell’Iraq e Siria (ISIS), ora sotto i riflettori dei media mondiali, non s’è semplicemente materializzato dal nulla. Ha operato in Siria per lungo tempo, impegnandosi in una campagna di violenze e terrorismo insieme ad altri gruppi di insorti, come il Fronte al-Nusra e l’Esercito libero siriano. Recentemente, il governo siriano ha arrestato diversi combattenti dell’ISIS giunti in Siria anche dalla Malesia.

ISIS e Casa dei Saud
Quando i funzionari statunitensi descrivono i ribelli siriani che ricevono finanziamenti e armi dagli USA, sono sempre chiamati “opposizione”, “militanti”, “rivoluzionari” o qualche altro eufemismo colorato. Parole come “terrorista” non vengono utilizzate. I media occidentali hanno sempre rappresentato il governo siriano come il cattivo, e spesso descritto gli insorti come rivoluzionari romantici. Ora che un particolare gruppo terroristico, l’ISIS, è entrato in Iraq e sequestrato gran parte del suo territorio, i funzionari statunitensi improvvisamente cominciano a parlarne con ostilità. Obama ha annunciato l’invio di consiglieri militari statunitensi in Iraq per aiutare il governo iracheno, guidato da Nuri al-Maliqi, nella lotta all’ISIS. Il presidente iracheno Nuri al-Maliqi ha dichiarato apertamente che l’Arabia Saudita sostiene l’ISIS e l’ha perciò duramente condannata. I tentativi della stampa occidentale di “confutare” la sua affermazione sono ridicoli, i suoi articoli affermano che il governo saudita non ha inviato direttamente armi all’ISIS, basandosi solo sulle dichiarazioni dell’Arabia Saudita, che dicono proprio ciò. Eppure, anche coloro che difendono i sauditi sottolineano che la maggior parte del grande budget dell’ISIS deriva da “donatori” sauditi e di altri Stati del Golfo allineati agli Stati Uniti. Il fatto che il denaro saudita sia alla base del terrorismo dell’ISIS in Siria e Iraq non è contestato. Tutta la controversia riguarda se i fondi del terrorismo provengono dalla tesoreria dello Stato saudita, o semplicemente da generosi mecenati privati. Gli articoli sembrano dimenticare che il Regno dell’Arabia Saudita è un’autocrazia assoluta.  Se la Casa dei Saud disapprovasse le donazioni a ISIS, potrebbe facilmente fermarli per decreto e farli rispettare con la minaccia di morte. La ragione per cui i media occidentali sono fortemente motivati a “confutare” la realtà del denaro saudita diretto all’ISIS, è dovuta al fatto che l’Arabia Saudita non è un attore geopolitico indipendente. L’Arabia Saudita è direttamente responsabile nei confronti degli Stati Uniti. Il petrolio saudita è controllato dalle multinazionali petrolifere statunitensi. L’Arabia Saudita riceve milioni di dollari in aiuti statunitensi. L’Arabia Saudita ha ora il quarto budget militare sulla terra, secondo il recente rapporto del SIPRI, e le armi sono acquistate quasi esclusivamente negli Stati Uniti. L’uso dell’Arabia Saudita da intermediario finanziario dei terroristi allineati agli Stati Uniti non è nuovo. L’Arabia Saudita fu fondamentale nel trasferire fondi agli insorti filo-USA in Afghanistan mentre combattevano contro il Partito Democratico del Popolo e l’Unione Sovietica. L’Arabia Saudita aiutò l’amministrazione Reagan a finanziare i terroristi ribelli nel lontano Nicaragua, nella loro lotta contro i sandinisti. Il sostegno saudita all’ISIS, come tutte le attività saudite, non è un’azione geopolitica indipendente. Il sostegno saudita all’ISIS è solo il supporto indiretto degli Stati Uniti all’ISIS.

Chi vuole la guerra settaria?
In questo preciso momento, sui campi di battaglia dell’Iraq, due gruppi armati appoggiati dagli Stati Uniti si sparano usando armi e munizioni made in USA. La situazione in Iraq, da quando l’ISIS ha iniziato l’insurrezione, è diventata assai più violenta rispetto ai mesi precedenti. L’instabilità ha spinto altri gruppi della società irachena a combattere il governo Maliqi, tra cui anche il deposto partito Baath. Perché gli Stati Uniti ora inviano consiglieri militari in Iraq, con la pretesa di sostenere il governo iracheno, mentre sostengono indirettamente anche l’ISIS? Non è irrazionale stare con entrambi i lati di un conflitto? Se il conflitto in Iraq distruggesse i quartieri residenziali Hamptons di New York, i pozzi di petrolio in Texas o altri beni di valore dei ricconi che decidono la politica degli Stati Uniti, sarebbe davvero irrazionale perpetuare un conflitto armando entrambe le parti. Ma questo non è il caso, tuttavia. Nella guerra scoppiata ora in Iraq, come in tutti i combattimenti dal 2003, non sono i quartieri dei capitalisti di Wall Street ad essere distrutti, né i pozzi petroliferi dell’Exxon Mobil vengono fatti saltare in aria o messi fuori servizio. I combattimenti in Iraq non danneggiano gli interessi finanziari dei miliardari che controllano gli Stati Uniti. Piuttosto, si assicurano che non ci siano concorrenti stabili. Prima del 2003, la compagnia petrolifera statale dell’Iraq era un importante fattore nei mercati internazionali. Nel 2003, con missili da crociera, carri armati, truppe e altri mezzi di distruzione statunitensi, la compagnia petrolifera statale irachena fu rimossa dal mercato mondiale, facendo così diminuire l’offerta mondiale di petrolio. Ciò rese il petrolio delle compagnie statunitensi, che non era stato distrutto nella guerra del 2003, molto più prezioso.

Maliqi e la minaccia alla stabilità
Perché gli Stati Uniti ora cercano una grande conflitto in Iraq? La risposta è abbastanza semplice. Secondo la Reuters, l’Iraq ha prodotto 3,3 milioni di barili al giorno a giugno. Il picco delle esportazioni di petrolio iracheno dalla guerra del 2003. Nonostante il fatto che oltre un milione di iracheni sia morto dall’invasione Usa; che gran parte del Paese è ancora in rovina; che milioni di iracheni ancora vivano in miseria; per l’1% più ricco degli Stati Uniti, l’Iraq è diventato troppo stabile, esportando petrolio e riducendo il caos. Nuri al-Maliqi, il presidente iracheno, pur essendo il capo di un regime installato e sostenuto dagli Stati Uniti, ha visto questa crescente stabilità come un’opportunità per affermare l’indipendenza. Maliqi s’è avvicinato alla Repubblica islamica dell’Iran, altro Paese con una compagnia petrolifera statale concorrente degli Stati Uniti sui mercati internazionali. Dall’invasione statunitense del 2003, un gruppo di terroristi appoggiato dagli Stati Uniti, i “mujahdiin del Popolo” usa le basi in Iraq per attaccare l’Iran. Le Nazioni Unite hanno evacuato questi terroristi anti-iraniani dall’Iraq, sostenendo che il governo iracheno non adottava  misure per proteggerli. Alcuni hanno persino suggerito che il governo Maliqi collaborasse con l’Iran nel difendersi da tali terroristi filo-USA. Maliqi si era anche avvicinato ai due maggiori concorrenti degli Stati Uniti sul mercato globale, la Federazione Russa e la Repubblica popolare cinese. Come se la stabilità crescente non bastasse, Maliqi osò non essere più una semplice marionetta. Agendo nel proprio interesse, non da semplice ascaro ubbidiente agli interessi dei miliardari degli Stati Uniti. Non è una sorpresa che anche gli Stati Uniti inviino consiglieri militari a sostenere il suo governo, dato che i circoli dirigenti negli Stati Uniti ne chiedono l’allontanamento.

Sterilizzare la terra con la guerra settaria
I capi degli Stati Uniti non vogliono sostituire Maliqi con un leader più affidabile e responsabile, che possa eliminare l’ISIS e costruire un Iraq pacifico e stabile. I miliardari che gestiscono gli Stati Uniti desiderano sostituire Maliqi con bombe, cecchini, rapimenti, decapitazioni e signori della guerra che si combattono per il potere. Finanziano e armano il governo iracheno, e garantiscono che il denaro saudita continui a finanziare l’ISIS, così che i massacri possano degenerare. Dei Paesi vittime dell’aggressione militare degli Stati Uniti, nessuno è divenuto “più sicuro”. La Libia una volta aveva una compagnia petrolifera statale prima esportatrice in Africa. In Libia, i profitti del petrolio furono usati per sovvenzionare cibo, alloggio e istruzione per la popolazione, garantendo i più alti standard di vita nel continente africano. Ora la Libia è in rovina. Le bombe della NATO non hanno sostituito Gheddafi con “un governo di transizione pacifico”, ma con i signori della guerra in lotta per il potere tra povertà e caos. L’Afghanistan non è “più stabile”, dalla rimozione dei taliban per mano degli Stati Uniti. Il Paese è sommerso da violenza e caos. I campi di papavero che i taliban una volta bruciarono, sono stati restaurati e il caos dei cartelli dell’eroina è oggi un fattore importante nella vita afghana. La campagna di violenze che gli Stati Uniti hanno scatenato in Siria non porta a “libertà e democrazia”. Il Paese è invece finito in una crisi catastrofica, con milioni di rifugiati e forze religiose radicali che massacrano civili inermi e chiunque altro. Tutti i Paesi attualmente presi di mira dagli Stati Uniti hanno un fattore comune: lo sviluppo economico indipendente. Il Venezuela è guidato da socialisti bolivariani. Cuba, Cina e Corea popolare sono guidati dai comunisti. Siria e Federazione russa hanno governi laici guidati da nazionalisti. Il governo della Repubblica islamica iraniana è profondamente religioso. Ma tutti questi governi hanno osato sviluppare un’economia indipendente. Hanno cercato di costruire le proprie economie, e competere con Wall Street e Londra nei mercati globali e, indipendentemente dalla loro volontà, sono stati dichiarati nemici dagli Stati Uniti. L’Iraq di Sadam Husayin fece anche questo. Sadam Husayn fu sostenuto dagli Stati Uniti quando attaccò l’Iran ed usò armi chimiche contro il popolo iraniano. Ma presiedette anche un Paese stabile che esportava petrolio in concorrenza con Wall Street. Il suo rovesciamento con l’invasione militare statunitense ha reso l’Iraq un posto miserrimo. Ora, mentre un minimo di stabilità torna nel Paese, la guerra settaria dell’ISIS viene avviata. La speranza di Wall Street e Londra è che presto gli iracheni, sunniti e sciiti, si uccidono a vicenda in un bagno di sangue che possa diffondersi in tutta la regione. Come l’impero romano, che sparse il sale sulla terra dopo aver sconfitto Cartagine, gli Stati Uniti vogliono assicurarsi che nulla di stabile, pacifico od economicamente prospero possa mai emergervi.

25IN_IRAQ_AL_MALIKI_296276fCaleb Maupin analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College ed è stato ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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