Dopo il fallimento in Siria e in Egitto, Erdogan vuole incendiare l’Algeria

Karim Zmerli, Tunisie-Secret,  1 dicembre 2013

Con la molla islamo-atlantista, questo fratello musulmano si crede il nuovo califfo dell’impero ottomano. Ma l’eroica resistenza della Siria e il risveglio nasseriano egiziano hanno disilluso subito questo megalomane al soldo di USA e Israele. Ma non molla ancora, con i suoi continui attacchi all’Egitto e le sue attività sovversive contro l’Algeria.

Prime-Minister-ErdoganSecondo fonti algerine degne di fede, l’ambasciata turca di Algeri ha contattato diverse personalità dei media della cosiddetta opposizione algerina, dei diritti dell’uomo e giovani cyber-collaboratori già supportati da Freedom House, per mobilitarli contro ciò che chiamano giunta militare. Inviti formali sono stati inviati per partecipare ad un importante simposio che presto si terrà a Istanbul, con il patrocinio di Erdogan. Il trucco che questo fratello musulmano ha trovato per nascondere le sue vere intenzioni è unire tutte le personalità e organizzazioni algerine, che condividono l’odio verso la “giunta”, intorno ad un tema: esigere dal governo siriano la restituzione il mantello dell’emiro Abdelkhader! Idea aneddotica, ma nella terra dell’Islam “moderato” non manca la fantasia! In realtà, questa manovra erdoganiana è la risposta a un gruppo di politici, giornalisti e intellettuali algerini recatisi di recente in Siria. Questi patrioti algerini si sono incontrati con il Presidente Bashar al-Assad e hanno pubblicamente dichiarato il loro sostegno al governo e al popolo siriano contro l’invasione terrorista supervisionata dall’occidente e finanziata da Qatar e Arabia Saudita. In quella riunione offrirono al presidente siriano un soprabito tradizionale algerino e un dipinto dell’emiro Abdelkhader. Tutto ciò ha ovviamente sconvolto pesantemente il leader della Fratellanza musulmana turca e alleato strategico di Israele, uno dei suoi scagnozzi ha detto sulla TV di Hamad e Moza che “la vera opposizione algerina non è libera di muoversi e di esprimere opinioni, sia sulla situazione interna algerina che sui Paesi della primavera araba, in particolare la Siria”.
Dalla svolta degli eventi in Egitto, lo scorso luglio, Recep Tayyip Erdogan non è più nella Taquiya (doppiezza) cara ai Fratelli musulmani. Il 22 novembre, in risposta all’espulsione del suo ambasciatore a Cairo, Fuad Tugay, ha detto che il suo governo non avrebbe “mai rispettato dei leader messi al potere dai militari“, non esitando ad agitare come un adolescente il simbolo della setta dei fratelli, la mano con quattro dita di Rabia. “Non rispetterò mai chi è andato al potere con un golpe” ha detto ai giornalisti, aggiungendo che 60 anni di dittatura militare e di corruzione hanno rovinato l’Egitto. C’è un proverbio francese che dice: “Quando si usa l’arma della morale, si devono avere i pantaloni puliti.” Erdogan sembra dimenticare che quando si tratta di corruzione, non ha nessuna lezione da dare agli egiziani e ancora meno agli algerini. Il nostro selgiuchide fu smascherato dai suoi padroni statunitensi con un cablo del 30 dicembre 2004, inviato dall’ex ambasciatore statunitense ad Ankara, Eric S. Edelman, alla sua amministrazione e reso pubblico da Wikileaks nel novembre 2010. Il diplomatico scrisse che “fratello Recep comincia ad infastidirci e presenta un autoritarismo galoppante che minaccia d’implosione l’AKP… la sua corruzione può causare una grave crisi in Turchia.” L’unico giornale occidentale ad essersi interessato alla corruzione di Erdogan fu il quotidiano svizzero Le Temps, che rivelò l’esistenza di sette conti bancari in Svizzera a nome del nostro selgiuchide, del figlio Ahmet Burak e della moglie Amina. Di fronte alle critiche dell’opposizione in esilio, Erdogan finalmente ammise una fortuna personale di 1,2 milioni di dollari, due terreni del valore di 37000 dollari, il possesso del 10% azioni della società di suo figlio “Burak Food and Commercial” e che la moglie velata, Amina, viaggia in Volkswagen!
Purtroppo per il fratello musulmano che si sogna califfo, Rahmi Koç, uno dei più ricchi della Turchia, ha detto che la fortuna di Erdogan ammonta a un miliardo di dollari, che i suoi quattro figli praticano il racket e monopolizzano il commercio, che ha comprato a suo figlio Ahmet Burak una nave da carico da 2 milioni e 300 mila dollari, e a suo figlio Bilal un complesso industriale in Bulgaria…
Il signore dell’islamismo “moderato” dovrebbe ripulire casa propria prima di criticare la “giunta algerina”, il regime egiziano e il Presidente Bashar al-Assad, che ha avuto il coraggio di sconfiggere il piano islamo-sionista sulla regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano della CIA “Pan-Turania” per sostituire l’URSS

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/11/2013

AsiaCaucasus-CentralAsiaTenuto per decenni in fondo al Top Secret Center Archives and Records della Central Intelligence Agency, vi era un piano ideato da un anonimo esperto turcologo tedesco, noto come “turcologist”, che avrebbe visto una vittoriosa Germania nazista suddividere l’Unione Sovietica in un gruppo di Stati fantoccio basati sul nazionalismo turanico. Questo rapporto sull’“Idea di Pan Turania” non fu declassificato dalla CIA che alla vigilia del natale 2005. Fu infatti adottato dalla CIA durante i primi giorni della Guerra Fredda come strumento per dissolvere l’URSS e sostituirla con una federazione pan-turanica. Il “pan-turanismo” era un concetto originariamente sviluppato dal ministro degli Esteri e primo ministro inglese Lord Palmerston, per distruggere l’impero russo e sostituirlo con Stati vassalli turchi e mongoli che rispondessero al sultano ottomano e quindi alla corona inglese. Il pan-turanismo ha influenzato il movimento dei “Giovani Turchi” di Kemal Ataturk e fu concepito insieme al “pan-arabismo” che infine distrusse l’impero ottomano, da Wilfred Blunt, un ufficiale dei servizi segreti inglesi che guidò il loro ufficio di Cairo. L’idea di un restaurato impero pan-turanico e di una unica nazione araba, o “Ummah”, influenzò anche il movimento sionista, che vi vide un futuro “Grande Israele” ebraico e nazionalista. Il piano nazista per la Pan-Turania fu temperato dalla consapevolezza che il nazionalismo turco non aveva alcun desiderio di governare un impero decentrato che includesse l’Ummah araba e autogoverni cristiani, tra cui russo e greco-ortodossi.
Il progetto per la pan-Turania, cui fa riferimento il turcologo tedesco, fu redatto dall’autore turco Halide Edip Adivar, descritto come il “più grande autore della Turchia moderna” e che sosteneva la pan-Turania nel suo romanzo “Yeni Turan” (La Nuova Turania). I nazisti tedeschi, secondo il giornale pan-Turania, stabilirono dei contatti prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale con i popoli “turchi in Romania, Bulgaria e Jugoslavia, e nella Repubblica socialista sovietica autonoma dei tatari di Crimea (ASSR Tartarija) nell’URSS. I tentativi dei tedeschi per stabilire contatti nelle repubbliche kazake e uzbeke nell’Asia centrale non ebbero successo perché, come il turcologo tedesco spiegava, non c’erano ‘le basi dell’Inturist’”. Il turcologo tedesco affermava nella sua relazione che la Germania nazista avrebbe istituito “governi fantoccio” sul suolo tedesco che avrebbero pubblicato giornali nelle “varie lingue al fine di esercitare un’influenza su questi gruppi e prepararli a una possibile collaborazione nel caso di partizionare della Russia in Stati nazionali”. Dopo l’invasione tedesca dell’URSS, il 22 giugno 1941, il comando tedesco, secondo il piano “avrebbe iniziato a separare le formazioni non-russe tra i prigionieri dell’Armata Rossa” e formato “legioni” su base nazionaliste. Ancora più sorprendente, il giornale pan-Turania rivela che i governi fantoccio turchi sul suolo tedesco furono autorizzati a mantenere i contatti con gruppi simili nella Turchia neutrale e nella nemica Gran Bretagna. I nazisti istituirono un “comitato in esilio” del Grande Turkestan a Berlino e finanziarono il giornale turanico nazionalista “Naher Osten/Yakin Sark” o “Vicino Oriente”. Berlino ospitò un leader politico turanico di nome Mustafa-bij-Choqai-ogli che disse ai suoi colleghi turanici a Berlino, “tutte e sei i Paesi, Kazakhstan, Kirghizistan, Karakalpakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, così come il Tagikistan, formeranno lo Stato del Turkestan”. Il piano degli sponsor nazisti del futuro turanico dell’Unione Sovietica divenne chiaro. I nazisti di Berlino riuscirono anche a convincere azeri e alcuni non-turchi armeni, georgiani e delle minoranze del Caucaso del Nord, compresi calmucchi mongoli, a sostenere la causa turanica e infine formare una Federazione del Caucaso con i ceceni e altre minoranze turche dopo la prevista sconfitta dell’Unione Sovietica.
Un sostenitore della pan-Turania che collegò il supporto nazista tedesco all’impero turanico su gran parte dell’Asia centrale dell’Unione Sovietica, all’alleanza fascista del dopoguerra supportata dalla CIA, il Blocco delle Nazioni Anti-bolscevico (ABN) in Europa orientale fu il capo del Partito d’Azione Nazionalista turco Alparslan Turkes. Razi Nazar, uno dei leader dell’ABN di Monaco,  lavorò anche a Radio Free Europe della CIA durante la Guerra Fredda. Nazar era vicino a Turkes.  Dopo la caduta dell’URSS, Turkes visitò Baku, in Azerbaijan, dove fu accolto da eroe. Turkes sostenne il presidente dell’Azerbaigian Abulfaz Elchibey. All’inizio della Guerra Fredda, la CIA e la NATO istituirono una serie di reti ‘Stay Behind‘ in Europa occidentale. Queste reti dovevano operare da movimenti guerriglieri clandestini antisovietici per attaccare le forze sovietiche, in caso d’invasione ed occupazione sovietica dell’Europa occidentale. In Italia, il movimento clandestino divenne noto come “Gladio”. In Turchia fu “Ergenekon”, dal nome della città in Mongolia da dove il popolo turanico, precursore del popolo turco, avrebbe avuto origine. Pan-Turania è più un’idea che un reale impero storico e potente. Tuttavia, i nazionalisti turchi, sia seguaci laici di Ataturk che del magnate e leader islamista turco Fethullah Gulen, attualmente in esilio in Pennsylvania  protetto dalla CIA, l’hanno invocato. È Gulen con la sua rete di madrasse in tutta l’Asia centrale, Medio Oriente e anche negli Stati Uniti, che ora sposa la cosa più vicina al pan-turanismo. E il sostegno della CIA alla pan-Turania di Gulen è il risultato diretto del sostegno dell’agenzia alle idee naziste della pan-Turania. Il supporto della CIA ai terroristi ceceni, attraverso le organizzazioni non governative di Gulen (ONG), così come quelle sostenute da George Soros e Freedom House, fa parte del concetto di pan-Turania. Fu Gulen a sostenere l’ascesa al potere del partito islamico Giustizia e Sviluppo (AKP) del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che non faceva segreto del suo desiderio di un’Unione turca non europea a capo di una comunità turca che si estendesse dall’Albania all’Asia centrale cinese. L’Islam di Gulen è fermamente contrario al wahhabismo saudita e al salafismo e sembra essere una riedizione dei Giovani Turchi e dell’idea di Ataturk di fondere il nazionalismo pan-islamico e il pan-turanismo.
Molti Paesi, compresi Russia, Egitto e Siria, non vedono alcuna differenza negli obiettivi dei salafiti e dei gulenisti. Fu attraverso le operazioni dei gulenisti, come madrasse e organizzazioni della “società civile”, che CIA, sauditi e Qatar poterono infiltrare gli islamisti in Cecenia, Daghestan, Inguscezia, e negli “stan” indipendenti dell’Asia centrale. In realtà, il movimento di Gülen fu accusato di organizzare per conto della CIA la vendita di armi ai guerriglieri musulmani albanesi che combattevano contro le forze serbe in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo. Gulen era anche legato alle operazioni della CIA in Cecenia, e la Turchia fu usata dalla CIA come base per le operazioni nei Balcani e in Caucaso a sostegno degli insorti islamisti che combattevano serbi e russi, compresi gli elementi noti come Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i fratelli accusati di aver compiuto l’attentato alla maratona di Boston. Lo zio dei fratelli, Ruslan Tsarni (alias Tsarnaev), è un vecchio agente d’influenza delle operazioni della CIA nella regione pan-turanica. La rete militare e d’intelligence turca Ergenekon era incentrata sui Lupi Grigi, un gruppo di estrema destra che supportava la creazione dell’impero pan-turco turanico che avrebbe compreso ciò che gli espansionistici turchi chiamano Turkestan orientale, la provincia cinese dello Xinjiang, come pure le repubbliche dell’Asia centrale di Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Kazakhstan, Azerbaijan e una serie di repubbliche autonome russe come Daghestan, Cecenia, Inguscezia e Tuva, tutti snodi delle attività di destabilizzazione dell’organizzazione non governativa (ONG) di Soros. Alcuni piani pan-turanici includono i popoli ugro-finnici nell’impero turanico, tra cui finlandesi, ungheresi, komi, udmurti e mari della Russia, così come mongoli, coreani, giapponesi e tibetani. Il concetto nazista di pan-Turania comprendeva anche i popoli nativi nordamericani nel suo piano post-bellico per il dominio del mondo.
L’addetto della CIA al controllo dei Lupi grigi negli anni ’60 e ’70 sarebbe stato il capo della stazione CIA di Ankara, l’ex-vicepresidente del National Intelligence Council Graham Fuller, che fu anche assegnato come capo della CIA in Afghanistan, Libano e Yemen del Nord, e che è anche l’ex-suocero di Ruslan Tsarni, lo zio dei presunti attentatori di Boston. Fu un membro dei Lupi grigi, il  turco Mehmet Ali Agca, che tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II nel 1981, un evento che la CIA cercò di attribuire ai governi dell’Unione Sovietica e della Bulgaria. Turkes inoltre promosse l’ideologia dei Lupi grigi. Un altro loro promotore fu Samuel Huntington, il beniamino dei neocon e autore del libro “Scontro di civiltà”, la “bibbia” dell’aggressione e dell’occupazione occidentale delle nazioni musulmane. Huntington, che fu ispirato dal guru sionista Bernard Lewis, è la prova del legame tra sionismo e pan-Turania. In realtà, l’idea della ricreazione dell’impero turanico ha anche un’importante connessione con Hollywood, dove la CIA ha mantenuto un ufficio di collegamento fin dai tempi della Guerra Fredda, per influenzare i grandi film. L’impero pan-turanico asiatico ispirò il film “Conan il Barbaro“, interpretato da Arnold Schwarzenegger. I pan-turanisti turchi avevano come modelli i temibili Orki di JRR Tolkien, dal nome della Valle Orkhun, patria dei turchi in Mongolia. Rebiya Kadeer, la benestante ex-membro del Politburo cinese, ora a capo della Conferenza mondiale uigura di Soros e Gulen, vuole l’indipendenza della provincia a maggioranza musulmana dello Xinjiang in Cina, ha assunto poteri mitici. Kadeer è ora conosciuta come “Dragone Combattente“, titolo del suo libro, la cui introduzione è stata scritta dal Dalai Lama del Tibet. Il titolo e il libro di Kadeer sono gli stessi di un film del 2003 sulla battaglia contro un drago creato per clonazione genetica. Il marito di Kadeer, Sidiq Rouzi, è legato alla CIA per via del suo lavoro con Radio Free Asia e Voice of America. Il Movimento per l’indipendenza di Kadeer è un diretto derivato dei piani nazisti per la pan-Turania. Il rapporto pan-Turania dell’autore tedesco afferma che il generale Ma Chung-ying, che tentò di dichiarare l’indipendenza del Turkestan cinese dal 1928 fino alla soppressione della sua ribellione nel 1937 da parte dell’intervento sovietico per conto del governo nazionalista cinese, voleva che la Germania nazista vincesse la guerra contro la Russia, al fine di garantire l’indipendenza del Turkestan orientale. Questa fu l’ennesima indicazione dei legami tra pan-Turania e Germania nazista.
I guerrieri neo-conservatori e neo-freddi di Freedom House, Open Society Institute di Soros, National Endowment for Democracy della CIA hanno rispolverato l’”Idea Pan-Turania”, tenuta sotto chiave dalla CIA per oltre 50 anni, nel tentativo di dividere la Federazione russa e la Cina in un mosaico di staterelli indipendenti, tutti impegnati in una federazione pan-turanica con capitale Istanbul, ma con i suoi veri padroni a Washington, Londra e New York…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria ed Egitto svelano l'”agenda occulta neo-ottomana” di Erdogan

Nicola Nasser, Global Research, 20 novembre 2013
EdroganL’eruzione del conflitto siriano, all’inizio del 2011, ha segnato la fine della strategia turca ufficialmente detta “zero problemi con i vicini”, ma ancora più importante, ha rivelato l'”agenda occulta” della politica estera turca del governo del primo ministro Recep Tayyip Erdogan. Sreeram Chaulia, preside della Scuola di Affari Internazionali Jindal di Sonipat, India, l’ha descritta come “strisciante agenda nascosta” (RT.com 15 settembre 2013), ideologicamente spacciata per “islamista”. Ma una visione più profonda di ciò, disvela come il neo-ottomanismo utilizza  pragmaticamente sia l'”islamizzazione” che l’eredità di Mustafa Kemal Ataturk in politica interna e regionale della Turchia, quali strumenti per far rivivere il fu impero ottomano. Invocando l’ex grandezza imperiale del suo Paese, il ministro degli Esteri Ahmet Davotoglu scrisse: “Come nel XVI secolo… ci saranno ancora una volta i Balcani, il Caucaso e il Medio Oriente, insieme alla Turchia, al centro della politica mondiale futura. Questo è l’obiettivo della politica estera turca e noi lo realizzeremo.”
Citato da Hillel Fradkin e Lewis Libby che scrivono sull’edizione di marzo/aprile 2013 di Worldaffairsjournal, che l’obiettivo del governo del partito AKP di Erdogan per il 2023, come proclamato nel recente IV Congresso Generale, è: “Una grande nazione, una grande potenza“. Erdogan ha esortato i giovani turchi a guardare non solo al 2023, ma anche al 2071, quando la Turchia “raggiungerà il livello dei nostri antenati ottomani e selgiuchidi, entro il 2071“, come ha detto a dicembre dello scorso anno. Il “2071 segnerà i 1000 anni dalla battaglia di Manzikert“, quando i turchi selgiuchidi sconfissero l’impero bizantino, segnando l’avvento di quello ottomano, secondo Fradkin e Libby. Circa sei mesi fa, Davotoglu si sentiva così fiducioso e ottimista da valutare che “era ora finalmente possibile rivedere l’ordine imposto” dall’accordo anglo-francese Sykes-Picot del 1916 per dividersi l’eredità araba dell’impero ottomano. Davotoglu sa molto bene che i panarabi lottarono senza successo, finora, per unirsi come nazione e rigettare l’eredità dell’accordo Sykes-Picot, e non per tornare allo status quo ante ottomano, ma sa anche che i movimenti politici islamisti, come i Fratelli musulmani internazionali (MBI) e l’Hizb ut-Tahrir al-Islami (Partito islamico della liberazione) furono originariamente fondati in Egitto e in Palestina, rispettivamente, in risposta al crollo del califfato ottomano. Tuttavia, le credenziali islamiste di Erdogan non possono essere rigettate semplicemente come farsa; la sua origine e le sue azioni dal 2002, così come le sue politiche regionali dallo scoppio del conflitto siriano, meno di tre anni fa, dimostrano che crede alla sua versione di Islam quale strumento adatto a perseguire la sua non così “occulta agenda” ottomana.
Erdogan, ovviamente, cerca di reclutare musulmani come “soldati” semplici che si battono non per l’Islam, ma per le sue ambizioni neo-ottomaniste. Già prima, nel dicembre 1997, fu condannato a 10 mesi per una poesia che diceva: “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati“, la poesia fu considerata un violazione del kemalismo dalla magistratura laica.

Ingannando la ‘finestra di opportunità’
Tuttavia, il machiavellismo di Erdogan non trova alcuna contraddizione tra la divulgazione islamista e la promozione del “modello turco”, che spaccia ciò che definisce Islam sunnita “moderato”, nel contesto dello Stato laico e liberale di Ataturk, sia come alternativa agli Stati tribal-conservatori-religiosi della penisola arabica che alla rivale settaria teocrazia conservatrice sciita in Iran. Percepisce l’ultimo passaggio del perno statunitense dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico come conseguente vuoto di potere regionale, fornendogli la storica finestra d’opportunità per colmare il vuoto così percepito. “L’indebolimento dell’Europa e l’influenza calante degli Stati Uniti in Medio Oriente“, sono visti dai vertici del governo del partito di Erdogan, “come la nuova possibilità di fare della Turchia un giocatore dall’influenza regionale“, ha scritto Günter Seufert sul Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) lo scorso 14 ottobre.
Gli Stati Uniti e Israele, hanno reclutato realmente la Turchia contro l’Iran, nutrendo l’illusione di Erdogan sulla leadership regionale. Si illuse con la convinzione irrealistica che la Turchia potesse arrivare a eludere le stelle nascenti del risorgente polo internazionale russo, dell’emergente polo regionale iraniano e i tradizionali attori regionali Egitto e Arabia Saudita, per non parlare di Iraq e Siria che dovrebbero sopravvivere alle loro attuali lotte interne. Di sicuro, i suoi alleati della Fratellanza musulmana internazionale (MBI) e il suo velato machiavellico appoggio logistico ad al-Qaida e ad organizzazioni terroristiche collegate, non sono e non saranno un contrappeso.
In primo luogo, s’è concentrato nella promozione del “modello turco” presso gli arabi, soprattutto durante i primi mesi della cosiddetta “primavera araba”, come esempio che sperava fosse seguito dalle masse in rivolta, posizionandolo nel ruolo di tutore e leader regionale. Ma mentre l’eruzione del conflitto siriano lo costrinse a rivelare la sua “agenda nascosta” islamista e la sua alleanza con la MBI, la rimozione dal potere in Egitto della MBI, lo scorso luglio, con tutto il suo peso geopolitico, supportata dall’altro attore regionale Arabia Saudita, l’ha colto alla sprovvista, dissipando le sue ambizioni alla leadership regionale, ma soprattutto ha rivelato la sua “agenda nascosta” neo-ottomana spingendolo ad abbandonare tutte le pretese laiche e liberali della sua retorica sul “modello turco”.

Non più ‘idolo arabo’
Erdogan e l’autore della sua politica estera Davotoglu hanno cercato così di sfruttare l’adozione araba e musulmana della questione della Palestina, come elemento centrale della loro agenda in politica estera. Dall’incontro di Erdogan con il presidente israeliano Shimon Peres, in occasione del vertice economico mondiale di Davos nel gennaio 2009, l’attacco israeliano alla nave turca di aiuti umanitari per Gaza, la Mavi Marmara e, l’anno successivo, il corteggiamento del Movimento di resistenza islamica Hamas, i governanti de facto della Striscia di Gaza palestinese assediata dagli israeliani, mentre allo stesso tempo Gaza fu colpita dall’operazione israeliana Piombo Fuso nel 2008-2009 e poi colpita nuovamente nell’operazione israeliana Colonna della difesa nel 2012, il premier turco divenne l’idolo arabo invitato a partecipare ai summit della Lega araba e a riunioni ministeriali. Tuttavia, nelle interviste a ResearchTurkey, CNN Turk e altri media, Abdullatif Sener, uno dei fondatori del partito AKP di Erdogan ed ex-viceprimo ministro e ministro delle finanze nei governi dell’AKP per circa sette anni, prima che rompesse con Erdogan nel 2008, evidenziava il machiavellismo di Erdogan mettendone in dubbio la sincerità e la credibilità del suo atteggiamento pubblico verso l’Islam, la Palestina e gli arabi.
Erdogan agisce senza considerare la religione neanche in alcune questioni di base, ma riprende taglienti messaggi religiosi… considero il partito AK non un partito islamico, ma un partito che raccoglie voti tramite discorsi islamici“, ha detto Sener aggiungendo che “il ruolo in Medio Oriente che gli è stato assegnato” è “un maggiore supporto logistico” agli islamisti che “effettuano azioni terroristiche” in Siria “con il supporto della Turchia” di Erdogan. In un’intervista alla CNN Turk, Sener sganciò una bomba quando sottolineò che il battibecco dell’AKP con Israele era “controllato”. Durante il boicottaggio diplomatico d’Israele molti appalti furono concessi ad aziende israeliane e la Turchia accettò di concedere lo status di partner della NATO ad Israele: “Se la preoccupazione dell’AKP è confrontarsi con Israele, allora perché hanno dato tale a vantaggio ad Israele?” In un’altra intervista disse che i sistemi radar della NATO installati a Malatya, servono a proteggere Israele contro l’Iran. Sener ha sostenuto che il maggiore profittatore di un crollo del governo siriano del Presidente Bashar al-Assad sarebbe Israele, perché indebolirà Hezbollah in Libano e l’Iran, ma la Turchia di Erdogan è il più ardente sostenitore di un cambiamento di regime in Siria, ha detto.
La politica siriana di Erdogan è la campana a morte della sua strategia dei “zero problemi con i vicini”, la sanguinosa palude terroristica del conflitto siriano l’ha annegata nelle sue sabbie mobili. L’articolo di Liz Sly sul Washington Post del 17 novembre evidenzia come la sua politica siriana “sia andata storta” e sia controproducente “piazzando per la prima volta al-Qaida ai confini (turchi) della NATO.” Con la sua alleanza con la MBI s’è alienato Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a Siria, Iraq e Algeria, rimanendo con “zero amici” nella regione. Secondo Günter Seufert, la politica estera generale della Turchia, non solo verso la Siria, “ha fatto sbattere su un muro” la leadership del partito del governo Erdogan, “che ha visto i cambiamenti politici globali attraverso una lente ideologicamente (cioè islamica) colorata.”

Un retromarcia assai tardiva
Ora sembra che “la Turchia di Erdogan faccia già accuratamente marcia indietro in politica estera“, ha detto Seufert. E “vuole riconnettersi” con l’Iran e “la richiesta di Washington di por termine al supporto ai gruppi radicali in Siria non ha trovato orecchie sorde tra i turchi.” La “riconnessione” con l’Iran e i suoi fratelli settari iracheni allontanerà ulteriormente i sauditi che non possono tollerare una riconnessione simile del loro storico e strategico alleato degli Stati Uniti, già furiosi per l’alleanza di Erdogan con i Fratelli musulmani finanziati dal Qatar e sponsorizzati dagli Stati Uniti, non esitando a rischiare pubblicamente una frattura con gli alleati Stati Uniti sulla rimozione dal potere in Egitto della MBI, cinque mesi fa. In tale contesto s’è avuta la recente visita di Davotoglu a Baghdad, che “ha evidenziato la necessità di una grande cooperazione tra la Turchia e l’Iraq sul conflitto tra sunniti e sciiti“, secondo Turkishweekly del 13 novembre. Inoltre, ha “personalmente” voluto “trascorrere il mese di muharram di quest’anno (nei luoghi santi sciiti iracheni) di Qarbala e Najaf con i nostri fratelli (sciiti).
Nello stesso contesto della “marcia indietro”, Erdogan ha svolto il ruolo di ospite, la scorsa settimana, del presidente del governo regionale del Kurdistan iracheno Massud Barzani, non ad Ankara ma a Diyarbakir, che i turchi curdi ritengono la loro capitale, come allo stesso modo i curdi iracheni amano Kirkuk. Tuttavia, lo stesso giorno della visita di Barzani, Erdogan ha escluso la possibilità di concedere ai curdi turchi il diritto universale all’autodeterminazione, annunciando la “fratellanza islamica” quale soluzione al conflitto etnico curdo in Turchia, mentre il suo vice, Bulent Arinc, annunciava che “un’amnistia generale” per i detenuti curdi “non è all’ordine del giorno.” Tre giorni prima, 15 novembre, il presidente turco Abdullah Gul ha detto, “la Turchia non può permettere il fatto compiuto” dichiarando un autogoverno curdo provvisorio ai confini meridionali con la Siria, che la politica controproducente del suo primo ministro ha installato insieme alla striscia nel nordest del territorio siriano dominata da al-Qaida. Il neo-ottomanesimo di Erdogan accusato di avere nella sua ideologia settaria islamista uno strumento, ha fallito alienandosi l’ambiente regionale sunnita e sciita, siriani, iracheni, egiziani, emirati, sauditi, libanesi, arabi, curdi, armeni, israeliani, iraniani nonché turchi, liberali e laici regionali. La sua politica estera è nel caos, pagando un prezzo economico pesante, come dimostra la recente svalutazione del 13,2% della lira turca nei confronti del dollaro.
La “marcia indietro” potrebbe essere troppo tardiva per salvare Erdogan e il suo partito alle prossime elezioni amministrative di marzo e alle elezioni presidenziali di agosto del prossimo anno.

erdogan_hollandeNicola Nasser è un giornalista arabo che vive a Birzeit, Cisgiordania, nei territori palestinesi occupati da Israele.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo strano missile anti-missile di Erdogan

Dedefensa 30 settembre 2013

998990L’editorialista ed ex diplomatico indiano MK Bhadrakumar dedica una lunga pagina, il 29 settembre 2013, su Strategic Culture, sulla scelta inaspettata, o strana dipende, della Turchia per il sistema anti-missile cinese (BMD) FD-2000, prodotto dalla società China Precision Machinery Import and Export Corp. (CPMIEC), per un contratto iniziale di 3 miliardi di dollari. Seguiamo Bhadrakumar almeno per la sua esperienza nel campo dei sistemi d’arma, per la sua conoscenza e i suoi molti conoscenti in Turchia (dove è stato ambasciatore dell’India), che gli consentono di far comprendere meglio la situazione turca e, in questo caso, il senso politico di una cosa così importante come la scelta del sistema anti-missile. L’FD2000 è stato scelto a dispetto dei suoi concorrenti, il sistema Patriot (USA e NATO), il sistema franco-italiano Eurosam e il sistema russo S-400. Bhadrakumar ha anche avanzato argomenti finanziari, che sembrano giocare soprattutto a favore del concorrente russo (S-400), mentre le argomentazioni politiche riguardano i due concorrenti provenienti dai Paesi del blocco BAO e dalla NATO, di cui la Turchia è membro. Mentre Bhadrakumar offre alcune riflessioni su ciò che questa vendita rappresenta come “svolta cinese” sul mercato delle armi avanzate, chiaramente è l’aspetto politico che interessa, in particolare con questa osservazione che colpisce un aspetto di buon senso. “[...] La presenza di una società cinese legata all’Esercito di Liberazione del Popolo per avviare il compito altamente sensibile della costruzione di una difesa missilistica per tutto il Paese, che è alle porte dell’Europa e sembra essere un membro chiave della North Atlantic Treaty Organization… L’ironia si approfondisce quando il fattore per cui la Turchia ha bisogno di un sistema di difesa missilistica, in prima istanza, è scongiurare un potenziale (o ipotetico) scontro con l’Iran o Israele, i due Paesi della regione con capacità missilistiche che sono anche assai vicini alla Cina. E diventa ulteriormente più greve ricordandosi che componenti del sistema di difesa missilistica della NATO sono già schierati sul suolo turco, presidiati da militari degli Stati Uniti, apparentemente per affrontare la minaccia dello “stato canaglia” Iran.”
Bhadrakumar ha detto che la NATO ha fatto pressione per diversi mesi sulla Turchia perché  comprasse il sistema Patriot, per il diritto sacrosanto dell’interoperabilità, uno dei fondamenti tecnici di questa organizzazione così ben organizzata, naturalmente su ispirazione americanista. A questo imperativo dell’interoperabilità, aggiungeremmo il caso della vasta famiglia dei sistemi BMD (Ballistic Missile Defense), e il controllo assoluto degli USA su tutto il sistema, nel caso della NATO. Sembra che l’argomento dell’unicità e della rigorosa ortodossia delle attrezzature NATO, contrariamente al solito, sia invece stata accolta dai turchi come argomento contrario… Il fatto che la CPIMEC, l’azienda cinese che produce il FD-2000, sia stata sanzionata dagli Stati Uniti e sia nella lista nera infinita di questo Paese, contrario a quasi tutto ciò che non sia degli Stati Uniti, sembra quasi aver pesato come argomentazione a favore della sua scelta. “Chiaramente, Ankara ha preso una decisione calcolata sulla base di considerazioni geopolitiche. La decisione riflette il disincanto in costante crescita in Turchia verso l’Unione Europea, la NATO e gli Stati Uniti. Erdogan inconfondibilmente sottolinea che la sua nazione non sarà più insultata dall’occidente. Realizzando che la Turchia avrà dall’UE sempre un continuo sbarramento all’adesione di Ankara all’unione. Un ex-ministro ha detto la scorsa settimana che la Turchia che non sarà mai ammessa nell’UE. I turchi sono scettici circa l’adesione a una partnership con le languidi economie europee, e su cosa potrebbero apportare alla propria economia ancora capace di galleggiare. Nell’operazione libica della NATO, la Francia ha ignorato la Turchia nel suo piano, cui Ankara ha partecipato senza essere invitata. Sulla Siria, l’agenda della NATO è l’agenda occidentale, non della Turchia, e un’azione può aversi se gli Stati Uniti perseguono le proprie strategie regionali e non gli interessi della Turchia, in qualsiasi modo possano competervi“.
Segue una lunga lista di frustrazioni di Erdogan verso il blocco BAO e soprattutto nei confronti degli Stati Uniti. Il consiglio degli USA alla Turchia di avvicinarsi ad Israele non ha avuto alcun effetto. La Turchia segue una via spesso conflittuale con gli Stati Uniti, in particolare nel contesto della “primavera araba” e anche nel contesto della crisi in Siria, dove la Turchia è su una posizione estrema che la porrebbe da “dura” e, quindi, come ottimo allieva del blocco BAO, in realtà finisce per escluderla quando a tale posizione si aggiungono le varie frustrazioni contrastanti, la cui ultima di queste “frustrazioni contraddittorie”, suggerisce Bhadrakumar, non è che la mente sospettosa e rabbiosa di Erdogan, che ha visto nei recenti disordini in Turchia la mano di Washington, ma è poi un pessimo sospetto, essendo nota la propensione degli Stati Uniti ad attivare i mezzi di sovversione sociale attraverso il controllo di innumerevoli ONG in quanti più paesi possibili?… Concludiamo che si debba cercare, nelle situazioni conflittuali, meno logica strategica che il risultato della grande confusione che agita la logica delle relazioni internazionali, di cui la crisi siriana è un nodo particolarmente fertile. “Ancora più importante, Erdogan a malapena nasconde il suo senso di frustrazione per il zig-zag dell’amministrazione Obama sulla Siria. Erdogan è un solido esponente del cambio di regime in Siria e persino sostiene un’ampia azione militare invece della semplice “azione limitata” che Obama contemplava sulla questione delle armi chimiche. Da parte sua, l’amministrazione Obama ha messo in guardia il governo islamista di Ankara nel fornire supporto segreto ai gruppi salafiti estremisti in Siria, tra cui ad esempio gli affiliati di al-Qaida, ISIS e Nusra. Rapporti continuano ad emergere, di volta in volta, sulla finalità del legame segreto nella guerra per procura della Turchia contro i curdi siriani, in combutta con l’organizzazione separatista PKK.
Poi vi sono altri aspetti irritanti. Washington ha ignorato gli avvertimenti della Turchia sul coinvolgimento di Big Oil nei giacimenti offshore di Cipro e c’è il sospetto in agguato nella mente di Erdogan, che non potrebbe articolare in modo esplicito, secondo cui ‘i disordini anti-governativi in Turchia godono del sostegno occidentale. L’amministrazione Obama è stata aspramente criticata sul giro di vite dei manifestanti ad Istanbul, da parte del governo turco. “In effetti, si è tentati di suggerire che Erdogan abbia deciso di avere un flirt con la Cina per dispetto verso l’occidente. È vero, è sottoposto ad una forte pressione occidentale ultimamente, ed è notoriamente un uomo orgoglioso. Erdogan è sensibile alle critiche statunitensi, che verso il suo presunto stile autoritario e la sua segreta agenda d’islamizzazione della Turchia “laica” sono state dure, soprattutto da parte degli autori ebreo-americani e dei think tank. Tuttavia, c’è molto di più in questa decisione di aggiungere una dimensione altamente strategica ai legami turco-cinesi. Quando Erdogan ha detto a gennaio che aveva discusso con il Presidente Vladimir Putin l’idea che la Turchia aderisse alla Shanghai Cooperation Organization [SCO] invece che all’Unione europea, fu sottoposto al ridicolo negli Stati Uniti. In un attacco pungente su National Interest, Ariel Cohen ha deriso Erdogan: “A differenza dell’Unione europea, i membri della Shanghai non premeranno su Erdogan per una liberalizzare. Infatti, possono incoraggiare le sue tendenze dittatoriali… Inoltre, la SCO è adatta all’impulso islamista di Erdogan nel sfidare l’occidente e nel sognarvi un’alternativa… Conversazioni con alti operatori politici turchi che hanno familiarità con la cultura politica e lo stile della negoziazione di Ankara, suggeriscono una triplice spiegazione: frustrazione per il lungo processo di adesione all’UE, un bluff e la necessità di attirare l’attenzione. Ora, Erdogan minaccia di andare via da un negozio snob, che rifiuta di vendergli la merce, andando nel negozio accanto, che vende beni più economici e scadenti”. Ma, cosa succederebbe se Erdogan non bluffa? Il suo islamismo ha sempre avuto un forte sottofondo nazionalista turco, che in parte spiega la veemenza del suo  mandato popolare. La Turchia ha rimuginato sulla saggezza di una contiguità all’identità occidentale in un mondo in cui l’Asia avanza. L’Unione europea può essere un “negozio snob” la cui merce ha superato la data di scadenza. Considerando che il negozio accanto inizia ad avere ultimamente  prodotti allo stato dell’arte.”
Segnato dal disordine di Erdogan”, diciamo, senza dubbio. Il primo ministro turco ha già dimostrato, dopo il più impressionante debutto nella direzione opposta, di avere grandi difficoltà a non cedere al disordine le sue opinioni politiche, spesso aiutate dalla pressione di un carattere  scarsamente controllato. Tuttavia, questo disordine, che non è che un ulteriore elemento di questa considerevole agitazione delle relazioni internazionali in cui vi sono molti disturbi “politici” può, come gli altri, trovare un posto nella logica di un ordine superiore che gli eventi riordineranno. Ad esempio, si può presumere che la scelta dell’FD-2000 sia legata al fatto che Erdogan ha parlato due volte della candidatura della Turchia alla Shanghai Cooperation Organization (SCO), che a quanto pare viene presa sul serio dalla Russia mentre la Cina era molto riluttante, questo approccio positivo verso l’FD2000 e l’allineamento alla sicurezza che ne conseguirebbe, potrebbero ammorbidire significativamente il giudizio cinese. (A proposito del disturbo nel passo dal National Interest citato da Bhadrakumar, è strano vedere la SCO citata in alternativa all’UE, anche se questa organizzazione è dedita principalmente alla sicurezza, sarebbe molto più logico definirla, nel caso della Turchia, come un’esplosiva adesione alla concorrente nella NATO… inaugurando una strana situazione nella mente di Erdogan e nello spirito del tempo, ma anche nel senso di quei disturbi che, a forza d’insistere, mettono a nudo le situazioni dei vari vincoli ed impegni contrastanti, il cui esito può portare a un nuovo ordine. D’altra parte, se il commentatore Ariel Cohen ha la serietà che Bhadrakumar gli attribuisce, la sua interpretazione, ponendo le funzioni delle due organizzazioni UE ed SCO su un piano comune, denota lo strano stato d’animo di Washington, ma alla fine niente sorprende veramente).
Ciò che vogliamo esprimere è che dopo aver considerato Erdogan come un possibile statista discreto, che poteva porre un ordine del principio nel nostro tempo, appare meglio come uno spirito inquieto e coraggioso, un audace che ha una certa mancanza di consapevolezza delle cose e dei fatti, e che più di ogni altro rispecchia il disordine intrinseco del nostro tempo, e che quindi vi partecipa. L’idea di scegliere un sistema missilistico cinese, vale a dire uno dei sistemi d’arma dal maggiore significato politico oggi, è senza dubbio da parte di un membro della NATO un approccio barocco ed effettivamente audace come indicato sopra. (La Turchia ha acquistato armi russe, per esempio, ma dal minore significato politico, e in modo meno frenetico e meno pronto ad interpretazioni politiche elevate.) Questo stesso approccio è, per un Paese musulmano esterno al Medio Oriente, e che si ritiene emarginato dagli eventi attuali, un orientamento politico che per contro si unisce a un orientamento sorprendentemente strutturale, se non di principio, della tentazione dell’Oriente, o meglio del Nord-Est, con cui la Turchia volta le spalle all’occidente… In effetti, gli eventi attuali tendono a marginalizzare potentemente la Turchia, prima quelli in Egitto, dove la Turchia s’è opposta alla violenta presa del potere dei militari, mentre gli altri Paesi della regione l’hanno accettata, e poi quelli in Siria, dove l’opzione massimalista favorita dalla Turchia è ora nel caos più totale. Su questo ultimo punto, l’ironia di cui parla Bhadrakumar, cioè il disordine, si tradurrebbe in un potente cambiamento progettato dalla Russia (la situazione siriana) emarginando la Turchia dal Medio Oriente e spingendola ad esplorare l’Oriente/Nord-est e la Shanghai Cooperation Organization, dove ritroverebbe… la Russia. Inoltre, Putin, quando parla di Turchia non dimentica mai di dire una parola sul suo “amico Erdogan”, mettendo da parte negligentemente la crisi siriana per proclamare che la Russia e la Turchia hanno molto in comune. “Ma cosa succede se Erdogan non bluffa?” si domanda Bhadrakumar. Precisando la realtà nelle sue varie componenti: e se Erdogan, con il suo sistema FD2000 e l’OCS, con il suo disgusto per il blocco BAO e il suo risentimento anti-USA, non bluffa? Il disordine, ancora il disordine, sempre il disordine…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli islamisti e i militari turchi

Jurij Kirillov, New Oriental Outlook

erdogan_DW_Bayern__Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, guiding his country back toward IslamIl processo a un gruppo di ex militari è iniziato in Turchia. Sono accusati del rovesciamento, nel corso del colpo di Stato incruento nel 1997, del governo islamico guidato dal Primo Ministro N. Erbakan del Refah Partisi (Partito del Benessere), in seguito bandito dalla Corte Costituzionale del Paese per attività di “natura anti-secolare”. Il partito Giustizia e Sviluppo (JDP), il partito islamico che governa il Paese dal 2002, ha origine nel Refah Partisi. Uno dei suoi fondatori, l’attuale Primo ministro Erdo?an, ha ricevuto il testimone dalle mani del suo maestro Erbakan. Il processo, che oggi ci ricorda chi governa in Turchia, continua la sequenza dei processi ai militari. Tra cui il caso Ergenekon, tenutosi solo un mese fa; un complotto contro il governo, sentenze di condanna sono state emesse contro più di 300 militari, per la preparazione di atti terroristici volti a destabilizzare il Paese. In realtà, ciò è l’eco dello scontro tra gli islamisti e l’esercito turchi che, da lungo tempo, si ritiene essere l’erede di Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia laica. Anche se il processo attuale è una questione interna della Turchia, il suo contesto regionale non deve essere ignorato, nell’ambito della turbolenta primavera araba intorno la Turchia.
Dopo il successo degli islamisti (inaspettato per molti) alle elezioni in Egitto e Tunisia, così come l’aggravarsi della crisi in Siria, è emersa la prospettiva per queste forze, di poter rafforzare le loro posizioni nei centri di potere, sostituendo le vecchie élite. Un certo numero di forze politiche arabe, specialmente i Fratelli musulmani e gruppi simili, hanno concentrato la loro attenzione sulle esperienze sviluppatesi nel modello turco. Queste tendenze, ovviamente, fanno appello alla leadership del JDP cui sempre più s’ispirano per l’attività politica, e non solo negli affari interni dei Paesi che subiscono il “risveglio arabo”. Hanno fatto rivivere i sogni, a lungo accarezzati dalle elite islamiste di Ankara, di avere lo status di leader o “grande fratello” nel mondo arabo-musulmano.
Tuttavia, come i successivi eventi della primavera hanno dimostrato, la leadership dei partiti islamisti in Egitto e Tunisia si è rivelata incapace di porre fine alle turbolenze post-rivoluzionarie.  Il loro dominio ha solo aggravato i problemi esistenti, in tutti i loro aspetti, e nel campo della sicurezza in particolare. In Siria, l’opposizione anti-governativa si è unita, sotto la maschera della rivoluzione, agli elementi più combattivi delle forze terroristiche internazionali. In conseguenza delle perturbazioni e dello squilibrio globale nella regione, il sistema di relazioni economiche stabilite dalla Turchia verso un certo numero di Paesi arabi, durante il dominio di leader autoritari, è stato scosso. Ankara ha subito danni economici e finanziari a causa della guerra interna e al rovesciamento di Gheddafi in Libia, una delle roccaforti dell’imprenditoria turca nel mondo arabo. C’erano circa 30.000 turchi impegnati nella realizzazione di progetti del valore di 15 miliardi di dollari.
Le relazioni di Ankara con la Siria, una volta amichevoli e reciprocamente vantaggiose, sono state eliminate. Il commercio bilaterale era in rapida crescita, il regime dei visti era stato rimosso, ma il ritiro di Ankara da questo percorso nel 2011, ha scosso la struttura della cooperazione come un terremoto. Oltre alle spese per il sostegno dei ribelli, le autorità turche hanno dovuto fornire rifugio a più di 400.000 profughi siriani. La presenza di così tante persone ha acuito la destabilizzazione della normale vita nella regione, suscitando insoddisfazione tra la popolazione locale. Gli esperti avvertono che la ribellione in Siria, fomentata dalla Turchia, può avere un effetto boomerang nella Turchia stessa, e la guerra religiosa siriana si riverserà in Turchia.
Le ambizioni geopolitiche regionali della Turchia vengono contrastate dal rovesciamento del presidente Muhammad Mursi in Egitto, dove i Fratelli musulmani egiziani erano considerati da Ankara tra i partner più importanti. Le relazioni di Ankara con l’Egitto hanno iniziato a mostrare segni di tensione dopo che la leadership della Turchia ha condannato l’avvento dei militari in Egitto e il rovesciamento di Mursi. Cairo ha risposto con una protesta ufficiale per l’interferenza nei suoi affari interni. Una reazione molto sottotono per il colpo di Stato in Egitto da parte dell’occidente (soprattutto dallo stretto alleato della Turchia, gli Stati Uniti), il supporto all’esercito egiziano da parte di Arabia Saudita e delle altre monarchie del Golfo, hanno aumentato le preoccupazioni di Erdogan verso i militari, ritiene Attila Yesilada, analista politico presso Global Source Partners di Istanbul.
Non si può negare che la Turchia abbia superato il mondo arabo, in termini di secolarizzazione della società. Oggi, quando in un certo numero di Paesi colpiti dalla primavera, esiste un divario crescente nella società e un crescente confronto tra gli islamisti, andati al potere sull’onda delle proteste, e le forze liberali pro-laiche, logicamente Ankara dovrebbe affiancare queste ultime.  Tuttavia, in realtà, le sue autorità, seguendo i loro gretti interessi di partito, giocano a favore di quelle forze che, toccando le corde islamiche, fanno arretrare i loro Paesi.

Jurij Kirillov, esperto di Medio Oriente e Nord Africa, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria

Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria
Christof Lehmann (Nsnbc)

Il dirigente di Hamas Abu Marzuq ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro Hezbollah. Marzuq esige che Hezbollah si ritiri dalla Siria per “concentrarsi sulla resistenza contro il sionismo”. Nonostante il tentativo di Marzuq di “girare” la sua dichiarazione come opposizione al sionismo o a Israele, una rassegna dello sviluppo politico di Hamas verso la Siria e il Qatar rivela che, almeno una fazione importante e significativa di Hamas, si sia attivamente preparata ad aderire alla sovversione sionista – occidentale – GCC contro la Siria.

2742955150Il 14 giugno, il principale membro di Hamas, Abu Marzuq, ha rilasciato una dichiarazione sulla sua pagina Facebook, in cui ha chiesto che il partito libanese Hezbollah ritiri i suoi combattenti dalla Siria, in modo da concentrarsi sulla resistenza contro Israele. (1) La dichiarazione del funzionario di Hamas è stata fatta circa una settimana dopo che gli insorti sostenuti da israeliani, occidentali e GCC avevano subito la sconfitta decisiva a Qusayr. (2) Alcuni dei principali fattori che contribuirono alla vittoria delle forze armate siriane sulle forze terroristiche straniere a Qusayr, furono:
Le forze armate siriane hanno adottato una strategia anti-insurrezione, che in parte si basa sull’esperienza dei militari russi nella lotta contro gli insorti filo-occidentali in Cecenia.
Il Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi è intervenuto chiudendo la via del contrabbando saudita dalla provincia di Anbar. Questo ben nota via del contrabbando durante l’occupazione USA dell’Iraq fu usata dai terroristi filo-sauditi che diffusero violenze settarie in Iraq. La via è stata riattivata nel 2011, utilizzandola per il supporto logistico dei terroristi filo-sauditi in Siria. La decisione del Primo ministro iracheno di chiudere la via, così come sigillare il confine iracheno-siriano, si è avuta dopo che l’Arabia Saudita, alle fine del 2012, aveva ripreso a sostenere il terrorismo in Iraq, questa volta diretto contro l’amministrazione al-Maliqi. (3) L’iniziativa di al-Maliqi ha effettivamente chiuso il confine siriano-iracheno con l’eccezione delle regioni irachene amministrate dai curdi, indebolendo i ribelli in Siria.
Hezbollah ha preso l’iniziativa di contribuire a chiudere il confine con il Libano agli insorti. Il Libano è stato usato come retrovia del fronte contro la Siria. Due dei pilastri principali del sostegno ai terroristi infiltrati dal Libano alla Siria sono il cittadino saudita-libanese, l’ex primo ministro libanese e leader del “Movimento del futuro” Saad Hariri, e il leader della comunità drusa libanese e presidente del Partito socialista progressista libanese, Walid Jumblatt. L’implicazione di Hariri divenne nota dopo che diversi audio, registrati di nascosto, sono stati resi pubblici. Uno dei nastri audio e una traduzione in inglese furono pubblicati su Nsnbc International. (4) Walid Jumblatt fu smascherato dopo che una persona con stretti legami con servizi segreti giordani, affermò che Jumblatt era sospettato di essere coinvolto nell’invio di 50 tonnellate di equipaggiamenti militari dell’israeliana “Rafael Industry” (5), per un valore di circa 650 milioni di dollari, da una base aerea controllata dai curdi, presso la città irachena di Erbil. Nsnbc International ha scritto alla Rafael Industry, incoraggiandola a chiarire la situazione della società, ma non ha mai ricevuto risposta.  Ciò che viene esplicitamente menzionato, è che l’invio ebbe luogo dopo che Jumblatt fece da spola tra Qatar, Erbil e Turchia. Le armi sarebbero state consegnate ai terroristi in Siria sostenuti dagli occidentali e dal Qatar.
La posizione della Turchia come prima linea e retrovia logistico dei ribelli in Siria è stata indebolita da due fattori. L’arresto in Turchia di 12 membri del filo-occidentale Jabhat al-Nusrah, associato all’organizzazione terroristica internazionalmente bandita al-Qaida, per possesso di due kg di gas nervino Sarin, la cui conseguente confisca ha portato a richieste di maggiore sicurezza e ad aspre critiche al sostegno dell’amministrazione Erdogan ai terroristi in Siria. (6) Le proteste di massa contro l’amministrazione Erdogan, scoppiate il 31 maggio 2013, hanno notevolmente indebolito la posizione del Primo ministro turco riguardo la guerra in Siria e al progetto regionale Gül/Erdogan/USA per la “balcanizzazione” della Turchia. (7)

La guerra segreta d’Israele contro la Siria, una guerra alla Resistenza palestinese e antisionista
Il coinvolgimento d’Israele nella sovversione della Siria è stata ben documentata. Inoltre, la guerra segreta d’Israele contro la Siria è una guerra contro l’unica nazione araba che ha conseguentemente e coerentemente sostenuto la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana della Palestina e la resistenza libanese contro i piani sionisti per una grande Israele, comprendente parti del Libano. Oltre alla divulgazione che Israele fornisce armi ai ribelli in Siria, tramite suoi uomini di paglia, come Jumblatt, vi è l’ulteriore e più forte prova del sostegno d’Israele agli insorti nel coinvolgimento militare diretto delle forze israeliane e. non da ultimo, dal fatto che Israele è un fattore importante della pianificazione della guerra alla Siria, anni prima delle prime dimostrazioni pubbliche in Siria nel 2011. Nel maggio 2013 un veicolo militare israeliano è stato catturato nei pressi della città siriana di Qusayr. La confisca del veicolo militare israeliano, nella città liberata dalle forze armate siriane aiutate da Hezbollah, tagliando le linee di rifornimento degli insorti, indica chiaramente che Israele è presente sul terreno in Siria. (8) Nel giugno 2013, un ufficiale della brigata austriaca UNDOF, ritiratosi dalle alture siriane del Golan occupate dagli israeliani, aveva dichiarato che Israele fornisce un sostegno significativo ai terroristi in Siria, che Israele mantiene un centro comando congiunto con i terroristi nel Golan, e che le forze militari israeliane sono direttamente coinvolte nell’assalto alle postazioni siriane. (9)

Dumas indica che alti funzionari britannici e israeliani hanno pianificato la guerra alla Siria anni prima del 2011
Inoltre, nel giugno 2013, l’ex ministro degli Esteri francese Roland Dumas ha indicato direttamente alti funzionari britannici e israeliani nella pianificazione della guerra contro la Siria, anni prima delle prime manifestazioni pubbliche e della cosiddetta primavera araba del 2011. (10) Nel corso di un programma televisivo sulla rete LPC francese, Dumas ha detto: “Sto per dirvi una cosa. Ero in Inghilterra due anni prima delle violenze in Siria, per altri affari. Ho incontrato alti funzionari britannici che mi confessarono che stavano preparando qualcosa in Siria“. Dumas continuava affermando che la sovversione e l’invasione della Repubblica araba siriana, con l’aiuto dei “ribelli”, è innanzitutto un piano inglese, mentre evitava accuratamente d’implicare se stesso e la Francia, dicendo: “Questo accadde in Gran Bretagna non negli USA. La Gran Bretagna stava organizzando l’invasione dei ribelli in Siria. Mi hanno anche chiesto, anche se non ero più Ministro degli esteri, se mi sarebbe piaciuto partecipare. Naturalmente ho rifiutato, ho detto che sono francese e che non mi interessava.”
Ci sono schiere di altre prove che indicano Israele come una delle potenze principali dietro la guerra alla Siria. Una delle ragioni più importanti della guerra in Siria è strettamente legata alla scoperta di uno dei giacimenti di gas conosciuti più grandi del mondo, nel Golfo Persico nel 2007, e il risultato di nuove indagini sui giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, che documenterebbero riserve di gas nella zona di oltre il 70% maggiori di quanto si pensasse in precedenza. Un progetto di gasdotto congiunto Iran, Iraq e Siria, se completato, trasporterebbe gas sulle coste del Mediterraneo orientale, nei pressi della base navale russa di Tartus, e il fatto che Israele non tollererebbe in nessun caso l’accrescimento dell’influenza politica dell’Iran e della Siria presso l’Unione europea, e in particolare riguardo la politica dell’UE verso la Palestina, se l’UE, insieme al gas fornito dai russi tramite il gasdotto South Stream, dovesse ricevere più del 45% del gas naturale, che dovrebbe consumare nei prossimi 100 -120 anni, da un cartello iraniano-siriano-russo. (11) Questa è una delle ragioni principali nella pianificazione della guerra alla Siria da parte di Israele e Qatar nel 2007, in cui Hamas, come apparirà chiaro, è profondamente coinvolta.

La svolta del 2007 di Hamas e la svendita di Siria, Palestina e Hezbollah
Mentre è sbagliato affermare che Hamas sia “una creazione d’Israele“, è vero che Israele ha segretamente sostenuto Hamas e che “alcuni membri di spicco di Hamas” hanno cooperato con Israele attraverso il Qatar. La logica del sostegno d’Israele ad Hamas, non solo come organizzazione sociale e religiosa, ma come forza militante, essendo un forte partito islamico e movimento di resistenza radicato nei Fratelli musulmani, era che fosse lo strumento perfetto per indebolire la resistenza delle fazioni progressiste nel movimento Fatah, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il Saiqa (Avanguardia) sostenuto dai siriani, e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (PFLP-GC) sostenuto dai siriani.
Il sostegno siriano e iraniano di Hamas è stato un sostegno dell’asse per la Liberazione della Palestina e dell’asse antisionista che comprendeva anche Hezbollah e Jamaa al-Islamiya. Nel 2007, il Qatar e Israele riuscirono ad allontanare due membri di questo asse da Iran e Siria. Tramite significativi incentivi economici e contratti relativi alla ristrutturazione di un Medio Oriente post-guerra in Siria, Qatar (e Israele) riuscirono ad allontanare il libanese Jamaa al-Islamiya e il palestinese Hamas da Iran e Siria, riallineandoli al capitolo internazionale dei Fratelli musulmani del Qatar. Durante lo stesso periodo, il ministro degli Esteri della Turchia Davotoglu ricevette 10 miliardi di dollari dal Qatar, che dovevano essere spesi per la preparazione dei Fratelli musulmani turchi nella guerra contro la Siria. Il riallineamento di Jamaa al-Islamiya con la Fratellanza musulmana del Qatar, profondamente infiltrata dall’intelligence service inglese MI6, e il palestinese Hamas, doveva indebolire principalmente Hezbollah e la Siria, ma alla fine anche l’influenza regionale dell’Iran. Hamas però, con la sede principale a Damasco, non poteva ammettere apertamente di essersi allineato con il Qatar. Il riallineamento fu un segreto ben custodito fino al 2011.

Il battesimo del tradimento di Hamas
Una delle prime operazioni segrete in cui Hamas fu coinvolto, e che doveva porre i semi della guerra contro la Siria, fu il suo coinvolgimento nell’omicidio dei Fratelli musulmani turchi di spicco contrari al coinvolgimento dei Fratelli musulmani turchi al piano della guerra segreta contro la Siria. L’operazione avvenne a bordo della nave turca della Gaza Freedom Flotilla, la Mavi Marmara, assaltata dalle truppe israeliane in acque internazionali, in un atto di pirateria. Furono coinvolti nella pianificazione dell’operazione membri chiave di Hamas, così come le intelligence turca/NATO e israeliana, e i noti doppi agenti della NATO e di al-Qaida, i membri del LIFG Harati e Belhadj. Abedlhakim Belhadj sarebbe poi diventato il governatore militare di Tripoli, in Libia, e comandante delle brigate libiche che combatterono le forze armate siriane nelle battaglie per Homs, nel giugno e luglio 2012. (12)

205060Hamas lascia la Siria
Dopo che una fonte palestinese, con legami con l’intelligence palestinese e siriana, denunciò Hamas per tradimento contro la Palestina e la Siria, nel febbraio 2012, Hamas sgomberò frettolosamente la  sede di Damasco. L’ultimo esponente di Hamas a lasciare l’ufficio di Damasco fu Imad al-Hamadi. Al suo ritorno a Gaza, Imad al-Hamadi venne celebrato come un eroe nazionale. Non una parola fu detta sul riallineamento di Hamas con il Qatar. Non una parola fu detta a proposito del tradimento dell’asse della resistenza. Non una parola fu detta a proposito del coinvolgimento negli omicidi sulla Mavi Marmara. La ragione ufficiale che Hamas diede dello sgombero della sede di Damasco era che “la decisione si basa sul giro di vite contro i manifestanti del governo siriano“. (13) Un altro fatto non venne menzionato dai palestinesi: un gruppo selezionato di membri di Hamas, appartenente alla fazione pro-Qatar di Hamas fu responsabile dell’omicidio di numerosi membri di Hamas che si opponevano al tradimento. In alcuni casi, di queste liquidazioni furono accusati, o di fatto effettuati, dal Mossad israeliano. Uno di questi omicidi fu quello di un vice dell’ex alto comandante di Hamas Mahmud al-Mabhuh, Kamal Hussein Ghannaja, avvenuto in appartamento nei sobborghi di Damasco, nel giugno 2012. (14)
Ciò che non fu menzionato durante il “ritorno degli eroi di Hamas“, era che almeno una forte fazione di Hamas, guidata da Khaled Mishal, aveva concordato con il Qatar (e gli israeliani) la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, nell’ambito della concessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est a Israele, con le piccole e murate rimanenti enclave palestinesi in Cisgiordania rientranti nella giurisdizione giordana, sotto una forma di autonomia palestinese.

Scambiare la Cisgiordania per un califfato a Gaza di Hamas/Fratelli musulmani
La frazione di Hamas fedele al Qatar (e a Israele), guidata da Mishal aveva accettato ciò che l’autore, in un altro articolo, aveva descritto come La soluzione finale d’Israele. (15) Il piano prevede:
L’annessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est da parte di Israele. Le rimanenti piccole e murate enclave palestinesi, dovrebbero finire sotto giurisdizione giordana, con un certo grado di autonomia concesso ai residenti delle enclavi. Un documento ufficiale israeliano conferma che Israele assegnerà non più del 0,7% della Cisgiordania ai palestinesi. (16)
L’annessione di parti del Libano meridionale e delle alture del Golan siriano. Il reinsediamento dei palestinesi dalla Cisgiordania nel sud del Libano, in Siria e Giordania. L’istituzione di uno Stato palestinese che infine sarà riconosciuto da Israele, nella Striscia di Gaza e solo nella Striscia di Gaza.
Questo Stato palestinese di Gaza diretto da Hamas/Fratelli musulmani sarebbe economicamente dipendente da Egitto e Israele, e dovrebbe integrarsi in una zona di libero scambio egiziana (con sostanziali investimenti del Qatar e israeliani) del Sinai. Una delle fasi di preparazione scattò nell’agosto 2012 quando Hamas, contro la protesta e gli avvertimenti della maggior parte delle altre frazioni palestinesi, dichiarò Gaza “Zona liberata”. (17)

La goccia che fa traboccare il vaso. Hamas “chiede” che Hezbollah abbandoni la Siria
La prova definitiva che almeno una forte fazione di primo piano di Hamas ha scelto di schierarsi con la guerra del Qatar alla Siria e al piano occidentale/sionista per un Grande Israele, con uno Stato palestinese solo a Gaza, è la dichiarazione pubblica del leader ufficiale di Hamas, Abu Marzuq, in cui “chiede” che Hezbollah lasci la Siria. E’ inconcepibile che Abu Marzuq non sia a conoscenza del significato strategico della solidarietà di Hezbollah e dell’alleanza strategica con la Siria contro il progetto di guerra neo-colonialista e sionista contro la Siria. Inoltre è inconcepibile che un politico esperto, un intellettuale come Abu Marzuq, non conosca l’importanza dell’integrità e della sicurezza nazionale della Siria per l’alleanza anti-colonialista e antisionista, e per la sopravvivenza dello Stato palestinese entro i confini del 1948 o del 1967. Inoltre è inconcepibile che Abu Marzuq faccia una dichiarazione del genere, anche su Facebook, senza avere l’approvazione e senza una dichiarazione in concomitanza della leadership di Hamas.

La dichiarazione sarà l’ultima goccia che spezzerà la schiena del cammello. La domanda è: quale cammello?
Dato  che il popolo di Palestina, le frazioni politiche così come i membri patriottici di Hamas  riconoscono il significato e le implicazioni della dichiarazione di Marzuq e la sua politica di fondo, e dato che questo riconoscimento si trasformi in una rinnovata resistenza, è molto probabile che  la schiena del cammello dell’alleanza sionista – neocolonialista anti-palestinese e anti-siriana verrà spezzata. In definitiva, ciò include la frazione di Hamas che ha deciso di svendere la Palestina e la Siria per il potere a Gaza. Hamas, e solo Hamas, può eliminare quei membri che tradiscono la Palestina. Se tale risposta non riesce a manifestarsi, e Hamas riesca a dividere ulteriormente l’alleanza anti-colonialista, antisionista, anti-palestinese e anti-siriana, favorendo la caduta della Siria, sarà la schiena della Palestina che sarà spezzata in modo irreparabile. L’esistenza della Palestina, come Stato sovrano all’interno di confini tracciati secondo il diritto internazionale, non è mai stata così minacciata come lo è oggi. Le fonti prime di questa minaccia è il sionismo e un forte nemico interno. E’ Hamas che si è allineato con le forze del sionismo e del neo-colonialismo, contro la Siria, Hezbollah, e l’asse della resistenza e della solidarietà.

abbas-and-meshal-617x462Note
1) Hamas Official Demands Hezbollah To Withdraw Fighters From Syria
2) Western-Backed Insurgents suffer “Stalingrad-like Defeat” in Qasair. Syrian Army wins Decisive Victories throughout Syria
3) Saudi Smuggling Route to Syria Disclosed
4) Hariri Implicated in Arming NATO Insurgency in Syria
5) Raphael Industry website
6) Syrian Military seizes Sarin Gas from ”rebels“
7) Turkish Opposition: NATO´s Turkey – Kurdistan Corridor Project is Failing
8) Covert Israeli Forces Inside Syria Within Rebel Ranks? Israeli Military Vehicle Seized: Report
9) Austrian UNDOF Officer withdrawn from Golan Confirms Large-Scale Israeli Support of Terrorists
10) Dumas, “Top British Officials Confessed to Syria War Plans Two Years before Arab Spring”
11) The Dynamics of the Crisis in Syria. Conflict Versus Conflict Resolution. (Part 1/6)
12) Was the Gaza Flotilla Massacre a Turkish-Israeli False Flag and Precursor to the War on Syria?
13) Hamas, the Architecture of Treason on Syria, Iran and Palestine
14) Hamas cleanup operation after 2010 U-Turn continues
15) Israel´s “Final Solution” for Palestine and Greater Israel
16) Israel admits: Just 0.7% of West Bank allocated to Palestinians
17) Hamas declares “Gaza, a liberated zone”

Traduzione di Alessandro Lattanzio  – SitoAurora

La guerra imperialista contro la Siria: Erdogan Pasha, l’ultimo sultano ottomano

Fida Dakroub, Global Research, 12 giugno 2013

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Generalità
Ad un ricevimento presso il palazzo presidenziale di Damasco, il 9 agosto 2011, il capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu comunicò al presidente siriano Bashar al-Assad un messaggio duro e fermo, chiedendogli di porre fine alla “sanguinosa repressione delle manifestazioni pacifiche in Siria [1]” prima che fosse troppo tardi. In quella giornata indimenticabile, Davutoglu arrivò a Damasco, dopo giorni e notti a cavallo dell’altopiano anatolico. Al suo arrivo davanti le mura della città, evitò il suq e i caravanserragli del vecchio quartiere e rapidamente si precipitò a Qasr al-Muhajerin, il palazzo presidenziale, circondato da fiori di acacia e gardenia. Senza far seccare il sudore sulla fronte o togliendosi la polvere che gli copriva il becco [2] si appoggiò sul bastone e il guanto di Carlo Magno [3], e si pose davanti Assad come Gano [4] davanti Marsiglia [5], e pieno di arroganza, iniziò il suo discorso da messaggero della Santa Alleanza arabo-atlantica. Infatti, Ahmet Davutoglu era arrivato nella capitale degli omayyadi con un messaggio “deciso”, secondo le parole del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan; Davutoglu fu inviato dalla Santa Alleanza a consegnare al presidente siriano Assad un messaggio occidentale, dentro una busta araba e con timbro di spedizione della turca PTT (posta ve telgraf teskilati) [6].

Inizio della guerra imperialista contro la Siria
Basta fare un parallelo con le dichiarazioni dei leader arabo-atlantici nello stesso periodo, per sapere fino a che punto la Turchia sia coinvolta, fin dall’inizio, nella guerra contro la Siria. La prova è che durante il suo incontro con il presidente Assad, Davutoglu disse che la Turchia non poteva rimanere spettatrice degli eventi che si verificavano in un Paese con il quale condivide un confine di circa 900 km, e legami storici, culturali e familiari. [7] Aggiunse anche che il messaggio di Ankara sarebbe stato più rigoroso, forte e chiaro, avendo la Turchia quasi perso la pazienza, aggiunse. [8] La sera stessa, la segretaria di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, chiese a Davutoglu di dire al presidente Assad che doveva “rimandare i suoi soldati nelle caserme” [9]. Da parte sua, l’Unione europea previde nuove sanzioni. Il servizio diplomatico europeo fu incaricato di preparare una lista di opzioni per andare oltre ciò che era in vigore [10] e la Francia, che nascondeva un rancore  colonialista verso la Siria, si dichiarò per l’attuazione della transizione di potere, “il tempo dell’impunità è finito per le autorità siriane”, dichiarò Christine Fages, allora vice-portavoce del ministero degli Esteri. [11]
Va notato qui che gli emiri e sultani arabi, temendo di perdere il bavaglio [12], esortarono la Siria a porre fine al “bagno di sangue”. Re Abdullah dell’Arabia Saudita disse che la Siria aveva solo due scelte per il futuro: “optare volontariamente nella saggezza o impantanarsi nel caos e nella violenza“, riassunse in una dichiarazione dal tono insolitamente duro verso lo Stato siriano. Da parte sua, il capo della diplomazia del Kuwait, lo sceicco Mohammed al-Sabah, rese omaggio alla decisione dell’Arabia Saudita. Più tardi, lo Stato del Bahrein si unì alla festa, e prese parte al Rot [13]: “Il Bahrein ha deciso di richiamare il suo ambasciatore a Damasco per consultazioni e chiede saggezza alla Siria“, disse il ministro degli Esteri del Bahrein, sheikh Khalid bin Ahmad al-Khalifa [14]. In effetti, gli emiri e sultani arabi, questi despoti e tiranni delle monarchie assolute del mondo arabo, si precipitarono al festino del Fagiano [15] dell’Unione europea, non solo per celebrare l’inizio della guerra imperialista contro la Siria, ma anche per versare olio sul fuoco dell’odio per le minoranze musulmane eterodosse religiose di tutto il mondo musulmano. Nonostante le minacce dirette e sottintese, la Siria respinse l’ultimatum della Santa Alleanza e la consulente politica del presidente siriano, Dr. Bouthaina Shaaban, avvertì il diplomatico [turco] che avrebbe dovuto aspettarsi una gelida accoglienza e che la Siria avrebbe presentato ad Ankara un messaggio ancor più fermo di quello di Davutoglu, rifiutando l’ultimatum: “Se [...] Davutoglu viene per consegnare un messaggio duro alla Siria, allora sentirà propositi ancor più duri sulla posizione della Turchia. La Turchia non ha ancora condannato i brutali omicidi di civili e soldati da parte dei gruppi armati terroristici”, riferiva l’agenzia SANA. [16] Dopo il rifiuto dell’ultimatum da parte dello Stato siriano, la guerra imperialista contro la Siria fu innescata, e l’ingerenza straniera prese una linea ascendente. Davutoglu tornò ad Ankara deluso senza riuscire a “spaventare” il presidente siriano Assad e le sue minacce furono portate via dal vento, la Siria aveva già preso una ferma e determinata decisione: resistere, confrontarsi e portare il Paese alla vittoria decisiva, nonostante i notevoli sacrifici.
In risposta alla decisione dello Stato siriano, la Santa Alleanza decise di togliersi la maschera e mostrare il suo volto spaventoso: o le dimissioni di Assad o la Siria sarà distrutta completamente.  Così, i presunti oppositori si riunirono ad Istanbul per creare un fronte unito contro lo Stato siriano e il giorno dopo, il miserabile Consiglio nazionale siriano (CNS) nacque, allora presieduto da un docente universitario di Parigi, Burhan Ghalyun [17]. Due giorni dopo, il 4 ottobre 2011, la creazione del CNS fu seguita dal progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condannava la Siria, ma subì l’opposizione del doppio veto russo e cinese. Mosca si oppose “all’approccio del confronto” che andava “contro una soluzione pacifica della crisi“, mentre Pechino respinse “l’interferenza negli affari interni” di un Paese [18]. Eravamo ancora agli inizi della guerra imperialista contro la Siria.

Erdogan Pasha: il sigillo del califfato ottomano
Tutto quello che abbiamo detto prima appartiene già alla storia, lo Stato siriano ha resistito non solo alla peggiore guerra imperialista del secolo, ma il suo esercito ottiene vittorie decisive sul terreno contro le ondate di “nuovi mongoli” che hanno invaso il territorio siriano con la grazia e la benedizione del califfo di Istanbul, Erdogan Pasha. Tuttavia, Erdogan oggi non è più un Sadrazam [19] o Davutoglu un Reis Effendi [20]. Nella seconda settimana di proteste senza precedenti, le forze democratiche turche apprendono i loro preparativi. Continuano a occupare luoghi pubblici e a gridare i loro slogan contro il governo Erdogan. I manifestanti sono attivisti della società civile, studenti, disoccupati, sostenitori della sinistra e dell’estrema sinistra all’opposizione e ambientalisti. Le loro richieste: in primo luogo, l’abbandono da parte del governo del progetto immobiliare a Piazza Taksim, l’epicentro della rivolta in corso a Istanbul e simbolo storico della repubblica e della laicità turche. Un progetto che prevede la costruzione di una moschea e di un enorme centro commerciale. Tuttavia, l’opposizione a questo progetto è solo un pretesto per molti turchi nella loro frustrazione nei confronti di ciò che avvertono come le limitazioni delle libertà civili e politiche antidemocratiche dell’AKP, il partito di governo.
Su un altro livello, vale la pena ricordare qui l’articolo pubblicato questa settimana sulla rivista britannica The Economist, che segue gli ultimi sviluppi in piazza Taksim a Istanbul. L’interesse di un tale articolo non è certo nei contenuti, dei contenuti che non rompono ovviamente con il “classico” discorso occidentale sull’Oriente e gli orientali, o l’approccio che l’autore segue, ma piuttosto nel titolo che presenta: “I moti della Turchia: democratico o sultano” [21], nonché il fotomontaggio del ritratto del sultano ottomano Selim III con la faccia del primo ministro turco Erdogan. Tutto ruota intorno al seguente: per la rivista The Economist, una rivista monopolio certamente legata ai centri di potere imperialisti, pubblicare un tale articolo con un titolo e una foto del genere, criticando l’alleato più fedele della Santa alleanza nella guerra contro la Siria, dovrebbe avere una buona ragione. Tuttavia, questa “buona” ragione non risiede necessariamente nei paragrafi dell’articolo, né nel suo discorso sulla diffusione della democrazia. In altre parole, l’impressione creata leggendo l’articolo è la seguente: Erdogan Pacha abusa della democrazia e la rivista The Economist l’ha avvertito, semplicemente! Purtroppo, una tale lettura è parte del cosiddetto “grado zero di pensiero critico” o “massimo stadio d’ingenuità politica.” Certo, il motivo per cui questo articolo appare su The Economist, oggi, risiede altrove, soprattutto quando si sa che questa non è la prima volta in 10 anni di governo, che Erdogan “abusa” della democrazia nel suo Paese, né la prima volta che getta benzina sul fuoco dello sciovinismo e dell’odio religioso contro i gruppi etnici e religiosi della Turchia, come curdi, armeni e alawiti, senza che sia protetto e coperto dal silenzio dei monopoli mediatici che hanno giocato finora il ruolo delle tre scimmiette davanti le pratiche ostili di Erdogan.
Ritornando ad Erdogan e il ministro degli Esteri Davutoglu, si presentano come la punta di diamante della guerra imperialista contro la Siria, e per oltre due anni hanno pronunciato “sorprendenti” discorsi sui diritti, la democrazia, la libertà, la giustizia, la tolleranza, promettendo al popolo delle “vecchie province arabe” dell’impero ottomano una nuova era di luce, giustizia e prosperità al punto in cui avremmo immaginato Voltaire e Montesquieu, la pace sia su di loro, rivolgersi alle masse arabe nelle persone di Erdogan e del Reis Effendi Davutoglu.
A maggior ragione, la pubblicazione di un tale articolo nella rivista The Economist deve essere letta nel contesto delle vittorie decisive riportate sul campo dall’esercito arabo siriano contro i gruppi takfiri, che hanno nelle regioni di confine turche con la Siria le proprie retrovie. In altre parole, va detto che i centri del potere imperialista non conoscono amici o nemici permanenti, ma piuttosto  interessi permanenti, e dopo due anni e rotti di guerra imperialista contro la Siria, dove i principali “attori” erano fino a ieri il Sadrazam Erdogan e il Reis Effendi Davutoglu, la Santa Alleanza non è riuscita a rovesciare il regime del presidente Assad, nonostante le cifre catastrofiche in perdite umane e materiali, malgrado l’uso di tutti i centauri [22] e i minotauri [23] dell’Ade. Ciò significa che le potenze imperialiste ora cercano di sostituire Erdogan, che ha appena ricevuto il “cartellino rosso”, con un altro “giocatore” turco che sarebbe pronto a correre come Maradona nella fase del  compromesso internazionale sulla Siria pianificato tra Mosca e Washington.

Il popolo turco chiede la dipartita di Erdogan
Un anno e mezzo fa, precisamente il 22 novembre 2011, Erdogan ha esortato il presidente siriano Bashar al-Assad a dimettersi al fine di “evitare ulteriori spargimenti di sangue” nel Paese: “Per la salvezza del tuo popolo, del tuo Paese e della regione, ora lascia il potere“, disse in Parlamento davanti al gruppo parlamentare del suo partito Giustizia e Sviluppo AKP [24]. Ora, diciotto mesi dopo, a Piazza Taksim e al Gezi Park di Istanbul, migliaia di attivisti della società civile e delle forze democratiche turche, che sono scesi ogni giorno per le strade di tutto il Paese, chiedono le dimissioni del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che accusano di guidare un governo conservatore che cerca di islamizzare il Paese e di ridurne la democrazia e la laicità.

Nella pianura con i Dodici
Quindi Gesù discese dalla montagna con i dodici Apostoli e si fermò nella pianura. Vi era un gran numero di discepoli, e una folla di persone da tutta la Giudea, Gerusalemme e dal litorale di Tiro e  Sidone (…) Guardando poi i suoi discepoli, Gesù disse: “Perché vedi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come potrai dire a tuo fratello, ‘ Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio’, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi vedrai bene per poter togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello“. [25]

Fida Dakroub, Ph.D Sito ufficiale dell’autrice

Note
[1] Today’s Zaman (8 agosto 2011) Davutoglu to deliver harsh message to Damascus.
[2] Il becco è una scarpa del Medioevo (XIV secolo), con un estremità a punta allungata fino a 50 cm, di solito sollevata. Più si apparteneva a una classe sociale elevata, più la punta era lunga. Per i re, la dimensione della punta poteva essere grande quanto desiderato. L’estremità era imbottita con schiuma o canapa per irrigidirne la punta.
[3] Ne “La Chanson de Roland“, il bastone e il guanto di Carlo Magno sono la potenza conferita al messaggero.
[4] Personaggio letterario de “La Chanson de Roland“, Gano è il figlio di Grifone, Conte di Hautefeuille. È il patrigno di Orlando. È il messaggero di Carlo Magno presso il re di Saragozza.  Eppure fu lui che ha tradito Orlando mettendolo nella retroguardia che doveva essere attaccata dai saraceni. Per questo motivo è in qualche modo diventato, nella tradizione francese, l’archetipo del criminale o del traditore.
[5] Marsilio è il nome di un leggendario personaggio che appare ne “La Chanson de Roland” o “La canzone di Roncisvalle.” E’ il re saraceno di Saragozza nemico di Carlo Magno.
[6] Acronimo turco per “Posta ve Telgraf Teskilati Genel Müdürlügü” o Direzione Generale delle Poste e Telecomunicazioni della Turchia.
[7] Le Point (9 agosto 2011) Syrie: le chef de la diplomatie turque arrivé à Damas avec un message ferme pour Assad.
[8] Today’s Zaman, op. cit.
[9] Le Monde (8 agosto 2012) Le président syrien de plus en plus isolé après le rappel d’ambassadeurs de pays arabes.
[11] ibidem
[12] Nel Medioevo, il banchetto iniziava con insalata o frutta fresca di stagione per preparare lo stomaco a ricevere i piatti più ricchi.
[13] Nel Medioevo, il banchetto comprendeva anche il “Rot”, un piatto principale che consisteva di carni arrostite accompagnate da varie salse.
[14] Le Monde (8 agosto 2012) op.  cit.
[15] La corte di Borgogna sviluppò un’etichetta a tavola senza precedenti per la sua raffinatezza e ritualità. Fece di ogni banchetto uno spettacolo permanente. Il più famoso, dove centinaia di ospiti e spettatori parteciparono, fu il banchetto del Fagiano tenutosi a Lilla nel 1454.
[16] Le Devoir (8 agosto 2011)  Damas passe de nouveau à l’attaque.
[17] Le Devoir (4 ottobre 2011) Mabrouk! – Syrie : euphorie et émotion accueillent la création du Conseil national
[18] Radio Canada (5 ottobre 2011) Résolution de l’ONU sur la Syrie: le veto sino-russe critiqué par l’opposition, applaudi par Damas.
[19] Sadrazam o gran visir era il Primo ministro dell’Impero Ottomano.
[20] Il Reis Effendi era il ministro degli Esteri dell’Impero Ottomano.
[21] The Economist (8 giugno 2013) “Turkey’s troubles. Democrat or sultan?
[22] Nella mitologia greca, i centauri sono creature metà uomo metà cavallo. Discendono da Ixion, il primo uomo ad aver ucciso un membro della propria famiglia, che ideò il primo Centauro unendosi a una nuvola cui Zeus, il dio supremo, aveva dato la forma di sua moglie Hera. I centauri vivevano in Tessaglia, intorno a Monte Pelio, ed erano considerati esseri selvatici incivili.
[23] Nella mitologia greca, il Minotauro o “toro di Minosse” è un mostro abbastanza orrendo con  testa di toro e corpo umano. Il Minotauro è figlio dell’amore della regina Pasifae di Creta e di un toro bianco che Minosse non aveva sacrificato a Poseidone.
[24] Le Monde (22 novembre 2011) Le premier ministre turc demande le départ de Bachar Al-Assad.
[25] Vangelo di Gesù secondo Luca (6, 41-42).


Ricercatrice in Studi francesi (The University of Western Ontario, 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice in teoria di Bachtin. È attivista per la pace e i diritti civili.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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