La Grande Scacchiera dell’Asia Centrale

Dean Henderson, Left Hook – Counterpsyops

Nel 1997 il ‘fondatore della Commissione Trilaterale’ Zbigniew Brzezinski, il padrino dei mujahidin afghani, scrisse un libro dal titolo La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geopolitici, nel libro Brzezinski, che sedeva nella direzione della BP Amoco, sostiene che la chiave del potere globale è il controllo dell’Eurasia e che la “chiave per controllare l’Eurasia è il controllo delle repubbliche dell’Asia centrale“. Il piano di Brzezinski prevedeva di occupare l’Asia centrale attraverso il controllo dell’Uzbekistan, che confina con l’Afghanistan a nord. Nel 1997 la Enron  tentò di negoziare un accordo da 2 miliardi di dollari con la statale Neftegas uzbeka, con l’aiuto della Casa Bianca di Clinton. [1]
Se questo sforzo e altri tentativi di privatizzazione furono respinti nel 1998, gli attentati islamisti appoggiati dalla CIA contro il governo dell’Uzbekistan, ebbero libero sfogo. Nel 1999 una serie di esplosioni scosse la capitale uzbeka di Tashkent. Gli islamisti addestrati da al-Qaida ne erano i responsabili. I ribelli, che si definivano Partito Islamico del Turkestan, tentarono di assassinare il presidente socialista Islam Karimov. Attaccarono la fertile valle di Fergana, nel tentativo di distruggere i raccolti e l’approvvigionamento di cibo uzbeko. Karimov venne attaccato dal Movimento islamico dell’Uzbekistan e dall’Hizb-ut-Tahrir. Dopo che il “tappeto di bombe” aveva cominciato a piovere sul vicino Afghanistan, nell’ottobre 2001, l’Uzbekistan, insieme ai vicini Kirghizistan e Tagikistan, fu costretto ad accettare nuove basi militari statunitensi. Nel 2005 il presidente del Kirghizistan, il nazionalista Askar Akaev fu deposto dagli islamisti nella rivoluzione dei tulipani. In pochi giorni, Donald Rumsfeld incontrava i nuovi dirigenti. [2] Karimov aveva visto abbastanza e ordinò alle truppe statunitensi di lasciare l’Uzbekistan.
La tempistica del libro di Brzezinski e la minaccia ai taliban del “tappeto di bombe” dell’Amministrazione Bush Jr., è istruttiva in quanto avvenuta prima degli attentati dell’11 settembre 2001, che fornirono il pretesto ideale per il massiccio intervento nell’Asia centrale che Brzezinski, Bush e i loro capi della City di Londra volevano. Il dr. Johannes Koeppl, ex ufficiale del Ministero della Difesa tedesco e consigliere del Segretario Generale della NATO Manfred Werner, aveva spiegato questa ondata di “coincidenze” nel novembre del 2001, “Gli interessi dietro l’Amministrazione Bush, come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale e il Gruppo Bilderberg, hanno preparato e stanno attuando la dittatura aperta sul mondo (che sarà istituita) entro i prossimi cinque anni. Non stanno combattendo contro i terroristi. Stanno combattendo contro i cittadini.”

Drogastan
L’Asia centrale produce il 75% dell’oppio mondiale. Secondo le Nazioni Unite, l’aumento della produzione di oppio nella regione coincise con il crollo dell’Unione Sovietica, “incoraggiata” dall’amministrazione Reagan e dalla CIA. Inoltre coincise con il boom petrolifero del Mar Caspio (dei Quattro Cavalieri Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP-Amoco e Royal Dutch/Shell). Mentre gli Stati Uniti emettevano certificazioni umilianti per giudicare i paesi sulla loro capacità di fermare il traffico di droga, Big Oil produsse il 90% dei prodotti chimici necessari per la raffinazione di cocaina ed eroina, surrogati nel processo e nella distribuzione della CIA. I chimici della CIA furono i primi a produrre eroina. Come il candidato presidenziale ecuadoriano Manuel Salgado ha detto, “Questo ordine mondiale che professa il culto dell’opulenza e del crescente potere economico delle droghe illegali, non consente alcun attacco frontale diretto per distruggere il narcotraffico, perché tale attività, che muove 400 miliardi dollari ogni anno, è troppo importante perché le più importanti potenze mondiali l’eliminino. Gli Stati Uniti… puniscono i paesi che non fanno abbastanza per lottare contro la droga, mentre i loro ragazzi della CIA hanno costruito paradisi della corruzione in tutto il mondo con i profitti della droga“. [3]
Il “paradiso della corruzione” afgano ha prodotto 4.600 tonnellate di oppio nel 1998. Nel 1999 i taliban annunciarono un giro di vite sulla produzione di oppio in Afghanistan. La mossa fece arrabbiare la CIA, l’aristocrazia afghana e i loro alleati turchi dei Lupi grigi, le cui linee di contrabbando costeggiano l’oleodotto del Mar Caspio dei Quattro Cavalieri, recentemente aperto dalle loro imprese in Turchia. Quando i taliban hanno usato la mano pesante verso la produzione di oppio, i campi di papavero fiorirono a nord, dove gli islamisti sponsorizzati da CIA/ISI stavano combattendo in Tagikistan, Uzbekistan, Cecenia, Daghestan, Armenia e Azerbaijan. Pepe Escobar di Asia Times, ha definito l’intera regione “Drogastan”. [4] L’autore pakistano Ahmed Rashid dice che i sauditi adempirono il loro solito ruolo di “ufficiali pagatori”, finanziando lo spostamento a nord della produzione dei papaveri. [5] Facevano parte di una più ampia operazione gestita dalle agenzie di intelligence occidentali per accerchiare la Russia, occupare i giacimenti di petrolio e destabilizzare l’intera regione dell’Asia centrale con i fondamentalisti islamici e i proventi dell’eroina. Nel 1991 il super-fantasma Richard Secord della Air America/Iran-Contra arrivò a Baku, Azerbaigian sotto la copertura della azienda petrolifera MEGA. [6] Secord aveva venduto addestramento e armi israeliane, passato “valigie piene di soldi” e spedito oltre 2.000 combattenti islamici in Afghanistan in aiuto del cocco della CIA Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afghana aveva cominciato a invadere Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti  dalla polizia a Mosca, nel 1991. “Ognuno di essi era gestito da azeri, che utilizzavano il ricavato per acquistare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia per il Nagorno-Karabakh“. [7] Una fonte dell’ intelligence turca afferma che Exxon e Mobil (ora Exxon-Mobil) erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti di Secord vi parteciparono. Usama bin Ladin istituì una ONG a Baku come base per attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Il più flessibile presidente Heidar Aliev venne installato in Azerbaigian. Nel 1996, per volere dell’Amoco (ora BP), il presidente venne invitato alla Casa Bianca per incontrare Clinton, il cui consigliere della sicurezza nazionale, Sandy Berger, possedeva azioni per 90.000 dollari dell’Amoco. [8]
Non contento che la polacca Solidarnosh conducesse l’occupazione dell’Europa orientale e la divisione delle petrolifere repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg  ora utilizzava i surrogati mujahidin in Cecenia per cacciare via ancora la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nel campo di Amir Muawia in Afghanistan. Nella provincia di Khost. Usama bin Ladin aveva costruito il campo per la CIA. L’ora defunto comandante ceceno Shamil Basaev si laureò ad Amir Muawia e venne inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Qui si incontrò con i funzionari pakistani dell’ISI. [9] L’ISI storicamente eccelle nel lavare i panni sporchi della CIA. Gli islamisti ceceni si occuparono di una grossa fetta del commercio di eroina nella Golden Crescent, lavorando con le famiglie criminali cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con l’Halliburton. Avevano anche legami con i laboratori di eroina albanesi, gestiti dall’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Un rapporto del FSB russo ha dichiarato che i ceceni cominciarono ad acquistare beni immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della programmata separazione del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno di origine araba, l’emiro al-Khattab, istituì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi erano finanziati dal traffico di eroina, dalla prostituzione e dalla contraffazione. Le reclute venivano invitate da Basaev e dall’Islamic Relief Organization della Fratellanza musulmana, finanziata dalla Casa dei Saud. [10] Nel febbraio 2002 inviò 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “sradicare il nostro terrorismo“. Il 20 settembre 2002, il Ministro degli Esteri russo Igor Ivanov aveva dichiarato che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, e che prendevano di mira il suo paese, ottenevano rifugio dal governo della Georgia. La strategica pipeline Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro Cavalieri, venne costruita attraverso la capitale georgiana Tbilisi. La presenza degli Stati Uniti era una cortina di fumo per la protezione della pipeline.
Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi, nonostante il fatto che fosse stato eletto per restarvi fino al 2005. Mikheil Saakashvili venne insediato dal FMI per completare il colpo di stato bancario, soprannominato Rivoluzione delle Rose. Secondo The Guardian, tra i finanziatori della Rivoluzione delle Rose vi erano il Dipartimento di Stato USA, l’USAID, il National Democratic Institute for International Affairs, l’International Republican Institute, il Bilderberg Group, l’ONG Freedom House, l’Open Society Institute di George Soros e la National Endowment for Democracy (NED). Quando Gulbuddin Hekmatyar cedette Kabul ai taliban nel 1995, i campi di addestramento dei taliban in Pakistan ed Afghanistan furono rilevati dal Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (JUI) che, con l’aiuto dei chierici wahabiti sauditi, reclutarono e addestrarono i volontari fondamentalisti islamisti per combattere le guerre di destabilizzazione nei Balcani e in Asia centrale. Finanziati dall’eroina della Mezzaluna d’Oro (Golden Crescent), questi terroristi furono mandati a combattere assieme ai ribelli ceceni, all’esercito di liberazione del Kosovo, all’esercito bosniaco musulmano, all’esercito di liberazione nazionale (dei separatisti albanesi che combattevano contro il governo di Macedonia) e i ribelli uiguri del Turkestan dell’Est che lottano contro Pechino. Inoltre da questi stessi campi provenivano il Lakshar e-Taiba e il Jamiash-i-Mohammed, che nel dicembre 2001 attaccarono il Parlamento indiano di Nuova Delhi, uccidendo quattordici deputati e provocando gli indiani a un massiccio dispiegamento militare lungo il confine con il Pakistan.
Nei primi anni ’90, la CIA aveva aiutato i mujahidin afghani ad ottenere il passaporto per emigrare negli Stati Uniti. Il Centro rifugiati al-Kifah di Brooklyn, dove molti afgani sbarcarono, venne trasformato in una base di reclutamento della CIA per le guerre in Jugoslavia e nell’Asia centrale. Tra coloro che frequentarono il centro vi erano Sayyid al-Nosair, che assassinò l’israeliano estremista di destra rabbino Meir Kahane, e lo sceicco Omar Abdel Rahman, un religioso fondamentalista egiziano collegato all’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat. La CIA portò lo sceicco a Brooklyn come strumento per il reclutamento. [11] Suo figlio fu ucciso nel dicembre 2001, era un leader chiave di al-Qaida nella lotta contro gli Stati Uniti in Afghanistan. La CIA aveva organizzato il viaggio dei leader egiziani di al-Qaida in Albania nel 1997, dove aiutarono nell’addestramento e nei combattimenti l’esercito di liberazione del Kosovo. Il braccio destro di bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, guidava la Jihad islamica egiziana. L’aiutante di al-Zawahiri, Ali Mohammed, venne negli Stati Uniti nel 1984, addestrava i terroristi a Brooklyn e a Jersey City, nei fine settimana. Il suo compito era istruirli con le forze speciali regolari statunitensi a Fort Bragg. Nel 1998 partecipò al bombardamento delle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. [12]
Secondo il parlamentare britannico Michael Meacher, in un articolo de The Guardian, l’MI6 ha reclutato fino a 200 musulmani britannici per combattere in Afghanistan e Jugoslavia. Meacher dice che una fondazione di Dehli descrive Omar Saeed Sheikh, l’uomo che ha decapitato il giornalista statunitense Daniel Pearl nel 2002, come un agente britannico. Dice che fu Sheikh che, per volere del generale dell’ISI Mahmood Ahmed, inviò 100.000 dollari a Mohammed Atta poco prima dell’11 settembre, un fatto confermato da Dennis Lomel, direttore dell’unità sui crimini finanziari dell’FBI.[13]

La restaurazione della petro-monarchia
Secondo i rapporti del Mossad, dal 1° luglio 2001, 120.000 tonnellate di oppio erano state immagazzinate in Afghanistan in attesa di essere spedite. Due mesi dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Afghanistan. Le spedizioni di oppio ripresero. Gli Stati Uniti pagarono diversi signori della guerra afghani 200.000 dollari ciascuno e gli diedero telefoni satellitari per guidare un surrogato di esercito dell’Alleanza del Nord nell’attacco terrestre contro i taliban. Più di 7 milioni di dollari vennero spesi per comprare questi narcotrafficanti signori della guerra, tra cui il macellaio uzbeko Rashid Dostum. [14] Amnesty International e il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson, chiesero una indagine su un incidente a Mazar-i-Sharif, dove Dostum si occupò della resa di centinaia di combattenti taliban e di al-Qaida, che furono poi massacrati in un bombardamento da parte di aerei degli USA, durante una presunta rivolta dei prigionieri. Il “talib americano” John Walker Lindh fu tra i pochi superstiti. I prigionieri erano venuti da Kunduz dove, secondo il giornalista investigativo Seymour Hersch del New Yorker, la Casa Bianca aveva ordinato alle forze speciali statunitensi di creare un corridoio di evacuazione con cui venne permesso agli aerei militari pakistani di trasportare non meno di 2.500 combattenti taliban e di al-Qaida con i loro consiglieri dell’ISI e almeno due generali pakistani, per metterli al sicuro in Pakistan. Mentre l’amministrazione Bush usava la presunta alleanza al-Qaida/Saddam Hussein come pretesto per voltare i suoi cannoni verso l’Iraq ricco di petrolio, i leader di al-Qaida e dei taliban in Pakistan rimanevano illesi.
In Afghanistan, l’inviato degli Stati Uniti ed ex dirigente dell’Unocal Zalmay Khalilzad era occupato a spianare la strada alla costruzione del gasdotto del Centgas guidato da Unocal. Più tardi Khalilzad divenne ambasciatore degli USA in Iraq. L’ambasciatrice degli Stati Uniti in Pakistan, Wendy Chamberlain si riunì con il ministro del petrolio del Pakistan, Usman Aminuddin, e l’ambasciatore saudita in Pakistan, per pianificare il gasdotto che sarebbe passato vicino a Khandahar, casa del leader talib mullah Mohammed Omar. Omar aveva favorito il consorzio Centgas e rimase misteriosamente libero. Il capo dell’Alleanza del Nord Burhanuddin Rabbani, che era stato primo ministro afgano fino a quando fu deposto da Hekmatyar e dai taliban nel 1996, entrò tranquillamente nel nuovo governo di Kabul, apparentemente per favorire il consorzio del gasdotto guidato dall’argentina Bridas. [15] La Banca Mondiale e il Fondo Monetario aprirono un ufficio a Kabul dopo una pausa di 25 anni. La Brown & Root controllata da Halliburton e altri “specialisti della ricostruzione” del dopoguerra fecero la fila per gli appalti. Il 27 dicembre 2002 il Turkmenistan, l’Afghanistan e il Pakistan firmarono un accordo che apriva la strada al gasdotto Centgas.
Il primo ministro afghano Hamid Karzai, selezionato con cura dagli USA, emerse dopo l’assassinio del contendente Abdul Haq, che finì su una mina in Afghanistan, mentre presumibilmente era sotto la protezione della CIA. Il gestore di Haq era Robert “Bud” McFarlane, consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan che ora gestiva la società di consulenza petrolifera K-Street. Haq non aveva legami con l’industria petrolifera ed era considerato dalla CIA troppo accondiscendente con l’Iran e la Russia. Il comandante militare dell’Alleanza del Nord di Rabbani, Sheik Massoud, fu misteriosamente assassinato due giorni prima l’11 settembre 2001. Secondo fonti governative iraniane, afgane e turche, Hamid Karzai è stato un consigliere dell’Unocal durante i negoziati con i taliban. E’ stato anche un contatto della CIA durante la decennale guerra in Afghanistan. Bill Casey fece in modo che la famiglia Karzai fosse messa al sicuro negli Stati Uniti dopo che l’anarchia aveva investito Kabul. [16] Karzai era vicino a re Zahir Shah, che era tornato in Afghanistan dall’esilio per convocare la lealista loya jerga, nel luglio 2002. Quando tutti gli altri candidati alla presidenza misteriosamente abbandonarono la gara, appena 24 ore prima delle elezioni, Karzai ottenne l’assenso dei padroni per divenire capo di stato. La sua gente quindi sospese il dibattito in occasione della conferenza, fece ostruzionismo alla creazione del parlamento e si rifiutò di nominare un governo. La polizia segreta di Karzai setacciò la conferenza alla ricerca di dissidenti da mettere in prigione. Secondo il rappresentante tribale Hassan Kakar, i delegati in disaccordo con Karzai non ebbero nemmeno il permesso di parlare. [17]
Il governo Karzai rappresenta un ritorno della monarchia afghana, come sempre conforme agli interessi dei banchieri internazionali nella regione. Nel 2005 la Chevron-Texaco comprò la Unocal, cementando il controllo dei Quattro Cavalieri sul gasdotto trans-afghano Centgas.

Note:
[1] “Central Asia Unveiled”. Mike Edwards. National Geographic. 2-02
[2] Reaping the Whirlwind: The Taliban Movement in Afghanistan. Michael Griffin. Pluto Press. London. 2001. p.124
[3] “The Geostrategy of Plan Columbia”. Manuel Salgado Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.37
[4] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[5] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. YaleUniversity Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[6] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post- SovietRepublic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[7] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[8] Vedasi Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[9] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. 12-17-01
[10] Ibid
[11] “The Road to September 11”. Evan Thomas. Newsweek. 10-1-01. p.41
[12] “Bin Laden’s Invisible Network”. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[13] The Asian News. 9-30-05
[14] “US Paid Off Warlords”. Andrew Bushnell. Washington Times.2-7-02I

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La storia afgana soppressa: Il socialismo, al-Qaida e la Chevron

Dean Henderson, Left Hook, Counterpsyops 19 ottobre 2012

Alla metà degli anni ’80, l’ONU ha tentato di negoziare un accordo di pace in Afghanistan, richiedendo il completo ritiro sovietico in cambio della fine del supporto ai ribelli afghani da Stati Uniti e Gulf Cooperation Council (GCC). L’amministrazione Reagan aveva rifiutato l’accordo delle Nazioni Unite. Voleva “dare ai sovietici il loro Vietnam” nell’ambito dell’enorme impresa per distruggere l’Unione Sovietica. Inoltre, voleva che il governo socialista di Karmal andasse via da Kabul. Nel 1986, gli aiuti militari degli USA ai mujahidin aumentarono schizzando a 1 miliardo di dollari all’anno.
Nel 1988 gli Stati Uniti e i sovietici firmarono gli accordi di Ginevra, che imponevano l’embargo sulle armi in Afghanistan. Entrambi i paesi ignorarono l’accordo e continuarono lo scontro. I mujahidin torturavano e mutilavano sistematicamente i soldati russi e afghani catturati, spesso in presenza dei consiglieri statunitensi.[1] Nel 1989 i sovietici si ritirarono dall’Afghanistan. Il primo ministro da loro imposto, Babrak Karmal, era stato sostituito dal democraticamente eletto Mohammad Najibullah Ahmadzai, nel 1986. Ma Najibullah era anche un socialista e la democrazia non è mai stata una priorità del Dipartimento di Stato degli USA. Rappresentava la frazione comunista Parcham del Partito democratico del popolo dell’Afghanistan.
Anche se i sovietici non c’erano più, gli Stati Uniti continuarono il finanziamento della guerriglia contro il governo regolarmente eletto di Kabul. Nel 1992 Najibullah fu rovesciato. Una delle sette fazioni in lotta dei mujaheddin, guidata da Burhaddin Rabbani, prese il potere. Sei dei sette gruppi ribelli deposero le armi e seguirono Rabbani. Quello che non lo fece era il favorito della CIA, l’Hezbi-i Islami di Gulbuddin Hekmatyar, che immerse le strade di Kabul in un altro bagno di sangue. Anche se le Nazioni Unite avevano riconosciuto la fazione guidata da Rabbani come governo legittimo dell’Afghanistan, la CIA riteneva Rabbani essere troppo di sinistra.
Hekmatyar, infine, occupò Kabul. Rabbani e il suo governo fuggirono a nord, nella regione di Mazar-i-Sharif in cui, sotto il comando del capo militare Sheik Ahmed Shah Massoud, le fazioni mujahidin estromesse si ricostituirono come Alleanza del Nord. Nel 1995, l’Hezbi-i Islami improvvisamente decadde, cedendo Kabul alla nuova creazione dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan, già presente a Kandahar, i taliban. Più di due milioni di afghani sono morti nella decennale guerra della CIA, la sua più grande operazione segreta dai tempi del Vietnam. I contribuenti statunitensi spesero 3,8 miliardi dollari per attuare un genocidio. La Casa dei Saud raddoppiò tale importo e anche gli altri monarchi del CCG vi contribuirono. Gli Stati Uniti non fecero nulla per aiutare a ricostruire l’Afghanistan e le forze create dalla CIA per combattere la sua guerra per procura, volsero sempre più la loro rabbia contro l’Occidente.
Un colpo di stato, nell’ottobre 1999, portò il generale Pervez Musharraf al potere in Pakistan. Musharraf aveva sostenuto l’ascesa del fondamentalismo islamico. Ha fatto parte del consiglio dell’Unione dei Rabita per la riabilitazione dei fuoriusciti pakistani: un fronte per la raccolta fondi di Usama bin Ladin. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, l’amministrazione Bush diede a Musharraf 36 ore per dimettersi dall’Unione dei Rabita. Quando si rifiutò, il Dipartimento di Stato semplicemente rimosse i Rabita dalla lista dei gruppi che sponsorizzavano il terrorismo. [2]
Gulbuddin Hekmatyar si unì a molti altri leader mujahidin nell’esprimere rabbia e disprezzo verso gli Stati Uniti, per averli abbandonati. Durante la Guerra del Golfo diversi ex comandanti mujahidin supportarono l’Iraq. Dopo la guerra, il riccone saudita Usama bin Ladin, che era stato l’emissario dei Saud nel reclutamento dei combattenti arabi per l’Afghanistan, quando usò la sua esperienza nelle costruzioni per la realizzazione a Khost, in Afghanistan, dei campi di addestramento dei mujahidin della CIA, nel 1986, invocava la jihad contro l’”alleanza crociato-sionista“. [3] Molti dei suoi compagni ex-mujahidin ascoltarono il suo appello ed al-Qaida emerse come il più brutto Frankenstein mai visto.
Nel 1993 gli estremisti di al-Qaida guidati da Ramzi Yousef, tentarono di far saltare in aria il World Trade Center con una bomba posta in un garage sotto le torri. Sei persone morirono. Una settimana prima del bombardamento, un fax venne ricevuto a Cairo, avvisava di un attacco imminente agli interessi degli Stati Uniti. Il fax era stato opportunamente inviato da Peshawar, dove prima la CIA reclutava mujahidin. Era firmato da al-Gamaa al-Islamiya (Gruppo islamico), una fazione dei mujahidin.
Nel marzo 1993, un ex-membro dei mujahidin si avvicinò al controllo di sicurezza del quartier generale della CIA, a Langley, e aprì il fuoco uccidendo due agenti. Nel marzo del 1995, due agenti della CIA che lavoravano presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Karachi, vennero freddati da un altro veterano mujahid. Entrambi gli assalitori utilizzarono dei fucili d’assalto AK-47 pagati dal governo saudita e forniti dalla CIA. Il surplus bellico della CIA, in dotazione ai mujahidin, compresi i missili Stinger, era anche finito in Iran e in Qatar. Nel 1996 gli operativi di bin Ladin bombardarono la caserma militare delle Khobar Towers di una base USA in Arabia Saudita. L’azienda di costruzioni di Bin Ladin aveva costruito le strutture. Nel 1997, due giorni dopo che un tribunale statunitense aveva condannato il responsabile pakistano dell’attacco al quartier generale della CIA, quattro impiegati della Società Texas Union Oil furono freddati a Karachi.
Nel 1998 i seguaci di bin Ladin fecero saltare in aria le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania, a pochi minuti l’una dall’altra. Centinaia i morti. Nel 2000, al-Qaida lanciò un’imbarcazione carica di esplosivi contro una fiancata del cacciatorpediniere USS Cole, mentre era ancorato nello Yemen, luogo di origine della famiglia bin Ladin. Ventisei marinai statunitensi morirono.
Gli Stati Uniti, infine, furono costretti ad esercitare pressioni pubbliche sul governo pakistano, che ospitava il Frankenstein della CIA. Il direttore della CIA di Clinton, James Woolsey, disse che il Pakistan era vicino a essere inserito nella lista del Dipartimento di Stato degli stati che sponsorizzano il terrorismo. Questa pressione pubblica aveva ulteriormente irritato il popolo pakistano, che aveva osservato come la CIA avesse creato e allevato questi narco-terroristi per un decennio, usando il loro paese come campo di addestramento. Ora gli Stati Uniti volevano scaricare le loro colpe sul popolo pakistano. I mujahidin erano furiosi. Il mujahid giordano Abu Taha la mise in questo modo, “Gli Stati Uniti sono una sanguisuga… e il Pakistan è il burattino dell’America.” Un altro mujahid veterano, Abu Saman, aveva dichiarato: “non eravamo terroristi finché noi e gli americani avevamo la stessa causa, sconfiggere una superpotenza. Ora non rispondiamo più agli interessi americani e occidentali, quindi siamo seganti come terroristi“. [4]
Nel 1994 i taliban uscirono dalle scuole religiose, note come madrasse, nel nord-ovest del Pakistan. Le scuole erano gestite dal Jamiat-Ulema-i-Islami, un gruppo fondamentalista islamico con stretti legami con l’ISI pakistano e finanziato dal governo saudita. I taliban lanciarono incursioni dal suolo pakistano, proprio come avevano fatto i mujahidin, ottenendo notorietà quando liberarono un convoglio militare pakistano catturato in Afghanistan. Nel giro di un anno, controllavano un terzo dell’Afghanistan, istituendo un governo provvisorio a Kandahar. Il governo Rabbani venne estromesso a Kabul dall’Hezbi-i Islami di Hekmatyar. Nel 1995 le forze taliban avanzarono su Kabul e le truppe di Hekmatyar consegnarono Kabul ai taliban. Un diplomatico occidentale disse dei taliban, “Chiaramente i pakistani stanno giocando un loro ruolo“. [5]
Quando i taliban presero il potere nel 1996, dicendo che avrebbero stabilito un “emirato islamico”, degli aerei atterrarono a Kabul trasportando i leader taliban e sette alti ufficiali pakistani. [6] il Pakistan, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti riconobbero immediatamente i taliban.
I Quattro Cavalieri (Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) presero in simpatia i taliban, considerati una “forza stabilizzatrice nella regione”. Erano ansiosi di convincere i feudatari dell’importanza della costruzione di un gasdotto che attraverso l’Afghanistan andasse dall’Oceano Indiano ai vasti giacimenti di gas naturale del Turkmenistan, che confina con l’Afghanistan a nord. Il governo Rabbani aveva negoziato con un consorzio argentino chiamato Bridas, la costruzione del gasdotto. Questo fece arrabbiare i Quattro Cavalieri, che appoggiarono la Unocal nel consorzio noto come Centgas. Nel 2005 la Unocal divenne una sezione della Chevron. Molti cittadini di Kabul erano convinti che la CIA avesse portato al potere i taliban, nel nome di Big Oil. [7]
I Quattro Cavalieri erano occupati a sfruttare i loro nuovi giacimenti di petrolio e gas del Mar Caspio e delle nuove repubbliche dell’Asia centrale, a nord dell’Afghanistan. Azerbaigian e Kazakistan possiedono vaste riserve di greggio stimate in oltre 200 miliardi di barili. Il vicino Turkmenistan è una virtuale repubblica del gas, ospitante alcuni dei più grandi giacimenti di gas naturale sulla terra. Il giacimento di gas più grande si trova a Dauletabad, nel sud-est del paese, vicino al confine con l’Afghanistan. In tutto ci sono circa 6.600 miliardi di metri cubi di gas naturale nella regione del Mar Caspio. Il consorzio Centgas aveva anche previsto la costruzione di un oleodotto che colleghi i campi petroliferi di Chardzhan, in Turkmenistan, ai giacimenti petroliferi siberiani più a nord. [8] Il Turkmenistan ha anche vasti giacimenti di petrolio, rame, carbone, tungsteno, zinco, uranio e oro.
Con Rabbani fuori dal quadro, la Centgas iniziò a negoziare sul serio con i taliban per i diritti di costruzione del gasdotto da Dauletbad, attraverso l’Afghanistan, al porto di Karachi in Pakistan, dove l’US Navy gestiva una base di 100-acri, misteriosamente consegnatale dal Sultano Qabus dell’Oman. I Quattro Cavalieri si portarono in Asia centrale alcuni fedeli partner commerciali sauditi. Il miliardario saudita sceicco Khalid bin Mahfouz, proprietario della BCCI e della Banca commerciale nazionale, ed entusiasta sostenitore dei mujahidin, abbracciò i taliban. Bin Mahfouz, il cui patrimonio netto va oltre i 2 miliardi di dollari, controllava la Nimir Petroleum, un partner della Chevron-Texaco nello sviluppo di un giacimento petrolifero da 1,5 miliardi di barili del Kazakistan. Un’indagine del governo saudita scoprì che la Banca commerciale nazionale di bin Mahfouz aveva trasferito oltre 3 milioni di dollari in beneficenza ad Usama bin Ladin, nel 1999. [9]
La saudita Delta Oil è una partner della Amerada Hess nelle imprese petrolifere dell’Azerbaijan. Delta-Hess fa parte della Bechtel, che guida il gruppo di costruzione dell’oleodotto trans-turco da 2,4 miliardi dollari del Caspian Pipeline Consortium, che arriva al porto russo sul Mar Nero di Novorossisk. Delta Oil è anche un partner nella Centgas.
Secondo lo scrittore francese Olivier Roy, “Quando i taliban presero il potere in Afghanistan, la cosa fu in gran parte orchestrata dai servizi segreti pakistani (ISI) e dalla compagnia petrolifera Unocal assieme alla sua alleata, la saudita Delta“. [10] Nel gennaio 1998 Centgas accettava di pagare al governo taliban 100 milioni di dollari all’anno, per gestire il suo gasdotto in Afghanistan. La Centgas organizzò riunioni ad alto livello a Washington, tra funzionari taliban e il Dipartimento di Stato. A rappresentare Unocal vi era Zalmay Khalilzad, sottosegretario alla difesa di Bush senior e che aveva lavorato per la Cambridge Energy Research Associates, prima di lavorare per Unocal. Khalilzad è nato a Mazar-i-Sharif, da ricchi aristocratici afghani. Suo padre era un assistente del re Zahir Shah. Khalilzad ha anche lavorato per la Rand Corporation, quando era nella CIA. [11] Khalilzad ha lasciato il suo posto all’Unocal per aderire al Consiglio di sicurezza nazionale di Bush Jr. [12] Nel 2002 Bush ha nominato Khalilzad primo inviato degli Stati Uniti in Afghanistan dopo più 20 anni. Il primo punto del suo ordine del giorno era rilanciare i colloqui sulla costruzione del gasdotto Centgas.
Bin Mahfouz era ora sotto inchiesta per il finanziamento della rete terroristica al-Qaida di Usama bin Ladin. Era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale di Washington Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld. Lo studio rappresenta la Casa dei Saud e la più grande società di carità del mondo islamico, la Holy Land Foundation per lo sviluppo e il soccorso dell’Arabia Saudita. Entro tre mesi dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il Tesoro aveva congelato i beni della fondazione saudita. Akin-Gump difese con successo bin Mahfouz, quando scoppiò lo scandalo della BCCI. Tre partner dello studio sono buoni amici del presidente George W. Bush. James C. Langdon è uno dei più cari amici di Bush. George Salem era stato coinvolto nella raccolta di fondi per la campagna di Bush. Barnett “Sandy” Cress è stato nominato da Bush alla guida di un’iniziativa per l’istruzione sponsorizzata dalla Casa Bianca. [13]
Secondo l’analista d’intelligence francese Jean-Charles Brisard, il presidente degli Stati Uniti Bush Jr. aveva bloccato le indagini dei servizi segreti statunitensi sulle cellule dormienti di al-Qaida, mentre continuava a negoziare segretamente con i funzionari taliban. L’ultimo incontro avvenne nell’agosto 2001, appena cinque settimane prima dell’11 settembre. Bush voleva che i taliban consegnassero bin Ladin in cambio di aiuti economici dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e del sostegno ai taliban. [14]
Il vicedirettore dell’FBI, John O’Neill, si dimise nel luglio 2001 per protestare contro l’amministrazione Bush, che si stava ingraziando i taliban. Brisard dice che O’Neill gli ha detto, “i principali ostacoli all’indagine sul terrorismo islamico sono gli interessi delle società americane e il ruolo svolto dall’Arabia Saudita.” O’Neill divenne il nuovo capo della sicurezza presso il World Trade Center di New York, ed è stato ucciso durante gli attacchi dell’11 settembre 2001. [15]
Secondo il quotidiano francese Le Figaro, la CIA ha incontrato bin Ladin più volte nel corso dei mesi precedenti l’11 settembre. Secondo il Washington Post, la CIA ha incontrato l’inviato del leader talib Mullah Mohammed Omar, Rahmattullah Hashami, nel luglio 2001. Hashami si offrì di trattenere bin Ladin fin quando la CIA avesse potuto catturarlo ma, secondo il Village Voice, l’amministrazione Bush rifiutò l’offerta. Nello stesso mese, la CIA aveva incontrato il capo di Jamiaat-i-Islami, Qazi Hussein Ahmed.
Il governo degli Stati Uniti diede 43 milioni di dollari di aiuti ai taliban nel 2000 e 132 milioni nel 2001. Ai taliban fu detto dalla Casa Bianca di Bush di assumere una ditta di pubbliche relazioni di Washington, per far ripulire la loro immagine. L’azienda era guidata da Laila Helms, nipote dell’ex direttore della CIA e amico intimo della BCCI, Richard Helms. I rappresentanti di Big Oil erano presenti ai negoziati Bush-taliban, in cui un funzionario disse ai taliban, in una riunione dell’agosto di quell’anno, “O accettate la nostra offerta di un tappeto d’oro, o vi seppelliamo sotto un tappeto di bombe“. [16]
Anche dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il presidente Bush omise i nomi di due organizzazioni finanziate dalla Casa dei Saud, l’International Islamic Relief Organization e la Lega Musulmana Mondiale, che finanziavano al-Qaida, da un elenco dei gruppi i cui beni sarebbero stati congelati dal Tesoro degli Stati Uniti. [17] Come l’analista dell’intelligence francese Brisard ha osservato, “La dipendenza americana dal petrolio e dal denaro sauditi rischia di minare la sicurezza nazionale in Occidente“.

Note:
[1] “War Criminals, Real and Imagined”. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.23
[2] “Handbook for the New War”. Evan Thomas. Newsweek. 10-8-01
[3] “The Mesmerizer”. Rod Nordland and Jeffrey Bartholet. Newsweek. 9-24-01. p.45
[4] “Terror Sweep Drives Arabs from Pakistan”. AP. Arkansas Democrat Gazette. 4-13-93. p.1
[5] “The Rise of the Taliban”. Emily MacFarquhar. US News & World Report. 3-6-95. p.64
[6] “The World Today”. BBC Radio. 9-24-96
[7] “Morning Edition”. National Public Radio. 10-2-96
[8] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[9] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells and Jack Meyers. Boston Herald Online Edition. 12-10-01
[10] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[11] Escobar
[12] “US Ties to Saudi Elite May be Hurting War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[13] Mulvihill, Wells and Meyers
[14] Bin Laden: The Forbidden Truth. Jean-Charles Brisard and Guillaume Dasquie. Paris. 2001
[15] Ibid
[16] Ibid
[17] Nordland and Bartholet. p.45

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il boom economico dell’Eurasia e la Geopolitica: il ponte terrestre della Cina verso l’Europa: L’alta velocità ferroviaria Cina-Turchia

F. William Engdahl,Global Research, 27 aprile 2012

La prospettiva di un boom economico eurasiatico senza precedenti, che duri fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano. I primi passi che vincolano il vasto spazio economico sono stati fatti con numerosi e poco pubblicizzati collegamenti ferroviari che connettono Cina, Russia, Kazakistan e parti dell’Europa occidentale. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte a un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Le infrastrutture ferroviarie sono una chiave importante per la costruzione di nuovi grandi mercati economici, in tutta l’Eurasia.
Cina e Turchia sono in trattative per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Turchia. Se completato, sarebbe il più grande progetto ferroviario del paese, compreso anche il collegamento ferroviario Berlino-Baghdad precedente alla prima guerra mondiale. Il progetto è stato forse il punto all’ordine del giorno più importante, molto più della Siria durante i colloqui a Pechino tra il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e la leadership cinese, ai primi di aprile. Il collegamento ferroviario proposto passerebbe da Kars, al confine orientale con l’Armenia, e attraverso la Turchia fino ad Istanbul, dove si collegherà al tunnel ferroviario Marmaray, attualmente in costruzione, che corre sotto lo stretto del Bosforo. Poi continuerà fino a Edirne, vicino al confine con Grecia e Bulgaria dell’Unione europea. Costerà una cifra stimata a 35 miliardi di dollari. La realizzazione del collegamento turco completerebbe il progetto cinese del ponte ferroviario Trans-Eurasia che porterebbe merci dalla Cina a Spagna e Inghilterra. (1)
La linea Kars-Edirne dovrebbe ridurre i tempi di viaggio attraverso la Turchia di due terzi, da 36 ore a 12. In base ad un accordo siglato tra la Cina e la Turchia, nell’ottobre 2010, la Cina ha acconsentito a concedere prestiti per 30 miliardi di dollari per la prevista rete ferroviaria. (2) Inoltre, una ferrovia Baku-Tbilisi-Kars (BTK) che collega la capitale dell’Azerbaijan Baku a Kars è in costruzione, aumentando notevolmente l’importanza strategica della linea Edirne-Kars. Per la Cina, ciò inserirebbe una nuova linea critica alla sua infrastruttura ferroviaria, che attraversa l’Eurasia fino ai mercati d’Europa e oltre.
La visita di Erdogan a Pechino è stata significativa per altri motivi. E’ stato il primo viaggio ad alto livello di un Primo Ministro turco in Cina, dal 1985. Il fatto che Erdogan abbia inoltre fissato un incontro ad alto livello con il vicepresidente cinese Xi Jinping, l’uomo che potrebbe essere il prossimo presidente cinese, e che gli sia stata concessa una visita straordinaria nella ricca zona petrolifera della Cina, la provincia dello Xinjiang, mostra anche l’alta priorità che la Cina sta mettendo nelle sue relazioni con la Turchia, una forza strategica chiave emergente in Medio Oriente.
Lo Xinjiang è una parte molto sensibile della Cina, in quanto ospita circa 9 milioni di uiguri che condividono un patrimonio turco con la Turchia, nonché l’adesione nominale al ramo turco sunnita dell’Islam. Nel luglio 2009 il governo degli Stati Uniti, agendo attraverso il National Endowment for Democracy, l’ONG che finanzia i cambi di regime, ha sostenuto una grande rivolta degli uiguri, in cui furono uccisi o feriti molti proprietari di negozi cinesi Han. Washington a sua volta, aveva accusato dei disordini Pechino, come parte di una strategia di crescente pressione sulla Cina. (3) Durante i disordini degli uiguri nello Xinjiang, del 2009, Erdogan accusò Pechino di “genocidio” e attaccò i cinesi sui diritti umani, un problema rischioso per la Turchia, dato i suoi problemi con i curdi. Chiaramente le priorità economiche di entrambe le parti hanno, ora, cambiato i calcoli politici.

Costruire il più grande mercato del mondo
Contrariamente al dogma di Milton Friedman e dei suoi seguaci, i mercati non sono mai “liberi.” Sono sempre prodotti dall’uomo. L’elemento essenziale per creare nuovi mercati è la costruzione di infrastrutture e la massa enorme dei collegamenti ferroviari dell’Eurasia è essenziale per questi nuovi mercati.  
Con la fine della Guerra Fredda nel 1990, il grande spazio terrestre sotto-sviluppato dell’Eurasia è diventato di nuovo aperto. Questo spazio contiene il 40 per cento della superficie totale nel mondo, in gran parte terra incontaminata principalmente dedita all’agricoltura, che contiene tre quarti della popolazione mondiale, un patrimonio di valore incalcolabile. Si compone di 88 paesi del mondo e dei tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute, così come di ogni minerale noto necessario per l’industrializzazione. L’America del Nord come potenziale economico, ricco com’è, impallidisce al confronto.
La discussione sulla linea ferroviaria Turchia-Cina è solo una parte di una vasta strategia cinese, volta a tessere una rete di collegamenti ferroviari interni in tutto il continente eurasiatico. L’obiettivo è creare letteralmente il più grande nuovo spazio economico del mondo e, a sua volta, un nuovo grande mercato non solo per la Cina, ma per tutti i paesi eurasiatici, il Medio Oriente e l’Europa occidentale. Un servizio ferroviario diretto è più veloce e meno costoso delle navi o dei camion, e molto meno rispetto agli aerei. Per i  prodotti cinesi o altri eurasiatici, i collegamenti ferroviari del ponte terrestre creano una grande attività economica di scambio su tutta la linea ferroviaria.
Due fattori hanno fatto realizzare questa prospettiva per la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale. Prima, il crollo dell’Unione Sovietica ha aperto lo spazio terrestre dell’Eurasia in modi completamente nuovi, come ha fatto l’apertura della Cina verso la Russia e i suoi vicini eurasiatici, superando decenni di diffidenza. Questo risponde all’ampliamento ad est dell’Unione europea verso i paesi dell’ex Patto di Varsavia.
La domanda di un trasporto ferroviario più veloce sulle grandi distanze eurasiatiche è chiara. L’attività dei porti dei contenitori della Cina e quella delle sue destinazioni europee e del Nord America, sta raggiungendo un punto di saturazione con i volumi del traffico dei contenitori che balzano sulla doppia cifra. Singapore ha recentemente sostituito Rotterdam come più grande porto del mondo in termini di volume. Il tasso di crescita dei porto per container nella Cina, nel 2006, prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale, era circa il 25% annuo. Nel 2007, i porti cinesi rappresentavano circa il 28 per cento di tutto il traffico nei porti per container del mondo. (4) Tuttavia c’è un altro aspetto delle strategie cinese e, in una certa misura russa, per il ponte terrestre. Spostando i flussi commerciali via terra, li rende più sicuri di fronte alle crescenti tensioni militari tra le nazioni della Shanghai Cooperation Organization, in particolare Cina e Russia, e la NATO. Il trasporto marittimo deve attraversare stretti passaggi altamente vulnerabili, o colli di bottiglia, come lo Stretto di Malacca malese.
La ferrovia turca Kars-Edirne sarebbe parte integrante di una intera rete di corridoi ferroviari cinesi, avviata in tutto il continente eurasiatico. Seguendo l’esempio di come le infrastrutture ferroviarie hanno trasformato lo spazio economico dell’Europa, e più tardi dell’America, nel corso del tardo 19° secolo, il governo cinese, che oggi si pone come costruttore di ferrovie più efficiente del mondo, ha tranquillamente esteso i suoi collegamenti ferroviari in Asia centrale e oltre, per diversi anni. Ha proceduto per segmenti, uno dei motivi per cui l’ampia ambizione della propria grande infrastruttura ferroviaria abbia attirato così poco attenzione, fino ad oggi, in Occidente, al di fuori del settore dei trasporti marittimi.

La Cina costruisce il secondo ponte eurasiatico
Entro il 2011 la Cina aveva completato un secondo ponte terrestre eurasiatico, che va dal porto cinese di Lianyungang sul Mar Cinese Orientale, fino a Druzhba in Kazakistan, e in Asia centrale, Asia occidentale e in Europa con varie destinazioni europee e, infine, a Rotterdam, il porto dell’Olanda sulla costa atlantica.
Il secondo ponte eurasiatico è una nuova linea ferroviaria che collega il Pacifico e l’Atlantico che è stato completato dalla Cina a Druzhba, in Kazakhstan. Questo nuovo ponte terrestre dell’Eurasia si estende nell’ovest della Cina attraverso sei province – Jiangsu, Anhui, Henan, Shaanxi, Gansu e regione autonoma di Xinjiang, che rispettivamente confinano con la provincia dello Shandong, la provincia dello Shanxi, la provincia di Hubei, la provincia del Sichuan, la provincia di Qinghai, la Regione Autonoma Ningxia Hui e la Mongolia Interna. Coprendo circa 360.000 chilometri quadrati, il 37% dello spazio totale terrestre della Cina. Circa 400 milioni di persone vivono nella zona, rappresentando il 30% della popolazione totale del paese. Al di fuori della Cina, il ponte terrestre copre oltre 40 paesi e regioni, sia in Asia che in Europa, ed è particolarmente importante per i paesi dell’Europa centrale e dell’Asia occidentale che non hanno sbocchi sul mare.
Nel 2011 il vice premier cinese Wang Qishan aveva annunciato che i piani per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Kazakhstan, collegando le città di Astana e Almaty, sarebbero stati pronti nel 2015. La linea Astana-Almaty, con una lunghezza totale di 1050 chilometri, impiegando l’avanzata tecnologia ferroviaria della Cina, consentirà ai treni ad alta velocità di viaggiare ad una velocità di 350 chilometri all’ora.
La DB Schenker Rail Automotive trasporta ricambi auto da Lipsia a Shenyang, nel nordest della Cina, per la BMW. I treni carichi di parti e componenti partono dal terminale carichi della DB Schenker, a Lipsia, per un viaggio di tre settimane, 11.000 km, verso lo stabilimento BMW di Shenyang nella provincia di Liaoning, in cui vengono utilizzati i componenti per l’assemblaggio dei veicoli BMW. A partire dalla fine del novembre 2011, i treni con destinazione Shenyang partivano da Lipsia una volta al giorno. “Con un tempo di transito di 23 giorni, i treni diretti sono due volte più veloci del trasporto marittimo, seguito dal trasporto stradale verso l’entroterra cinese“, dice il Dott. Karl-Friedrich Rausch, membro del consiglio di amministrazione della la divisione logistica e trasporto della DB Mobility Logistics. Il percorso raggiunge la Cina passando per la Polonia, la Bielorussia e la Russia. I contenitori devono essere trasferiti da gru di portata diversa per due volte, prima per lo scartamento russo, al confine tra Polonia e Bielorussia, poi di nuovo, per lo scartamento normale al confine Russia-Cina di Manzhouli. (5)
Nel maggio 2011, un servizio diretto di trasporto merci ferroviario quotidiano venne avviato tra il porto di Anversa, il secondo porto più grande in Europa, e Chongqing, il polo industriale nel sud-ovest della Cina. Ciò ha notevolmente velocizzato il trasporto ferroviario di merci dall’Eurasia all’Europa. Rispetto ai 36 giorni per il trasporto marittimo dai porti ad est della Cina all’ovest dell’Europa, il servizio di trasporto ferroviario delle merci Anversa-Chongqing occupa ora da 20 a 25 giorni, e l’obiettivo è quello di ridurlo da 15 a 20 giorni. I cargo verso occidente includono beni automobilistici e tecnologici, le spedizioni in direzione est per lo più sostanze chimiche. Il progetto è una priorità importante per il porto di Anversa e il governo belga, in cooperazione con la Cina e altri partner. Il servizio è gestito dal fornitore di servizi logistici intermodale svizzero Hupac, e dai partner russi Russkaja Trojka e Eurasia Good Transport su una distanza di più di 10.000 km, con partenza dal porto di Anversa, attraverso Germania e Polonia, e in seguito Ucraina, Russia e Mongolia prima di arrivare a Chongqing, in Cina. (6)
Il secondo ponte eurasiatico ha 10.900 chilometri di lunghezza, circa 4.100 km in Cina. All’interno della Cina la linea corre parallela ad una delle antiche rotte della Via della Seta. La linea ferroviaria continua in tutta la Cina, fino a Druzhba dove si collega con le linee ferroviarie a scartamento più ampio del Kazakistan. Il Kazakhstan è il paese interno più grande del mondo interno. Da quando le ferrovie e autostrade cinesi si sono espanse ad ovest, il commercio tra Kazakistan e Cina è in pieno boom. Da gennaio a ottobre 2008, le merci che attraversavano il porto di Khorgos tra le due nazioni, aveva raggiunto le 880.000 tonnellate, oltre 250% di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Gli scambi commerciali tra la Cina e il Kazakistan sono destinati a crescere da 3 a 5 volte entro il 2013. A partire dal 2008, solo l’1% delle merci spedite dall’Asia all’Europa sono state consegnate per vie terrestri, ovvero la possibilità di espansione è considerevole. (7)
Dal Kazakhstan le linee attraversano la Russia, la Bielorussia e la Polonia fino ai mercati dell’Unione europea.
Un’altra linea va a Tashkent, in Uzbekistan, la più grande città dell’Asia centrale, con circa due milioni di abitanti. Un’altra linea va ad ovest, verso Asgabat capitale del Turkmenistan, e al confine con l’Iran. (8) Con alcuni investimenti aggiuntivi, questi collegamenti, oltre a collegare la vastità e i mercati della Cina, potrebbero aprire nuove possibilità economiche nelle regioni in gran parte trascurate dell’Asia Centrale. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornire un veicolo adatto al coordinamento di un ampio collegamento delle infrastrutture ferroviarie eurasiatiche, massimizzando questi primi collegamenti ferroviari. I membri della SCO, formata nel 2001, includono Cina, Kazakhstan, Russia, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan con Iran, India, Mongolia e Pakistan quali paesi con status di osservatore.

Il ponte terrestre della Russia
La Russia è ben posizionata per trarre notevoli benefici da una tale strategia della SCO. Il primo ponte eurasiatico corre attraverso la Russia lungo la Transiberiana, completata nel 1916 per unificare l’impero russo. La Transiberiana rimane la più lunga linea ferroviaria unica al mondo, con 9.297 chilometri, un omaggio alla visione del russo Sergej Witte, nel 1890. La Transiberiana, chiamata anche Corridoio settentrionale Est-Ovest, va dal porto dell’oriente russo di Vladivostok e si collega al porto di Rotterdam in Europa, dopo circa 13.000 chilometri. Al momento è il meno attraente per il trasporto merci Pacifico-Atlantico, a causa dei problemi di manutenzione e della velocità massima di 55 km/h.
Ci sono tentativi di utilizzare meglio il ponte terrestre Transiberiano. Nel gennaio 2008, un servizio di trasporto ferroviario merci su lunga distanza eurasiatica, la “Pechino-Amburgo Container Express” fu testato con successo dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. Ha completato il viaggio di 10.000 km in 15 giorni, collegando la capitale cinese alla città portuale tedesca, passando per Mongolia, Federazione Russa, Bielorussia e Polonia. In nave, per gli stessi mercati, ciò richiede il doppio del tempo o circa 30 giorni. Questo percorso, di cui è iniziato il servizio commerciale nel 2010, comprende la sezione dell’esistente Transiberiana , un collegamento ferroviario con uno scartamento più ampio di quello dei treni cinesi o europei, vale a dire scarico e ricarico su altri treni, al confine tra Cina e Mongolia e, di nuovo, al confine Bielorussia-Polonia.
Il percorso ferroviario della Transiberiana in tutto lo spazio eurasiatico russo è stato ammodernato e ampliato per accogliere il traffico ad alta velocità delle merci, ciò aggiungerà una nuova dimensione economica significativa allo sviluppo economico delle regioni interne della Russia. La Transiberiana è a doppio binario ed elettrificata. Ciò necessita di minime migliorie ad alcuni segmenti, per assicurare una migliore integrazione di tutti gli elementi e per renderlo un’opzione più attraente per il trasporto di merci eurasiatiche verso ovest.
Ci sono forti indicazioni che la nuova presidenza Putin farà più attenzione all’Eurasia. La modernizzazione del primo ponte terrestre eurasiatico sarebbe un modo logico di realizzare parecchio sviluppo, creando letteralmente nuovi mercati e nuove attività economiche. Con i mercati obbligazionari degli Stati Uniti e dell’Europa inondati di rifiuti tossici e dai timori di bancarotta statali, l’emissione di titoli di stato russi per l’ammodernamento o addirittura una nuova parallela linea ferroviaria ad alta velocità, collegando il ponte terrestre al traffico merci in sicura crescita in tutta l’Eurasia, avrebbe poca difficoltà a trovare investitori desiderosi.  
La Russia attualmente discute con la Cina e i costruttori ferroviari cinesi, che avanzano offerte per un programma di costruzioni da 20 miliardi, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità russa, da completare prima che i russi ospitino la Coppa del Mondo di calcio del 2018. L’esperienza della Cina nella costruzione di circa 12.000 km di ferrovia ad alta velocità in tempi record, è una risorsa importante per l’offerta della Cina. Significativamente, la Russia prevede di raccogliere 10 miliardi di dollari mediante l’emissione di buoni per la nuova ferrovia. (9)

Un terzo ponte eurasiatico?
Nel 2009 in occasione del V Forum per la cooperazione e lo sviluppo del Delta Pan-Regionale del Fiume delle Perle (PPRD), un evento sponsorizzato dal governo, il governo provinciale dello Yunnan aveva annunciato la sua intenzione di accelerare la costruzione di infrastrutture necessarie per costituire un terzo ponte terrestre continentale eurasiatico, che collegherà il sud della Cina a Rotterdam passando per la Turchia. Questo è parte di ciò che Erdogan e il primo ministro cinese Wen Jiabao hanno discusso a Pechino, lo scorso aprile. La rete di strade interne per il ponte terrestre nella provincia di Yunnan, sarà completata entro il 2015, ha detto il governatore dello Yunnan, Qin Guangrong.  Il progetto parte dai porti costieri del Guangdong, con il più importante porto di Shenzhen. E in ultima analisi passerà, attraverso Kunming, in Myanmar, Bangladesh, India, Pakistan e Iran, entrando in Europa dalla Turchia. (10)
Il percorso avrebbe ridotto di circa 6.000 km il viaggio per mare tra il Delta del Fiume delle Perle e Rotterdam, consentendo ai prodotti dei centri di produzione della Cina orientale di raggiungere Asia, Africa ed Europa. La proposta prevede il completamento di una serie di tratte mancanti e di moderni collegamenti autostradali, per un totale di circa 1.000 Km, cosa che non è inconcepibile. Nella vicina Myanmar, solo 300 km di ferrovie e autostrade mancano al fine di collegare le ferrovie della Yunnan con la rete autostradale del Myanmar e del Sud Asia. Ciò aiuterà la Cina ad aprire la strada per la costruzione di un canale terrestre verso l’Oceano Indiano.
Il terzo ponte terrestre eurasiatico attraverserà 20 paesi di Asia ed Europa, ed avrà una lunghezza totale di circa 15.000 chilometri, cioè da 3.000 a 6.000 chilometri più corta della via del mare che entra dall’Oceano Indiano, dalla costa sud-orientale attraverso lo Stretto di Malacca. Il volume totale del commercio annuo delle regioni che la rotta attraversa, era quasi pari a 300 miliardi di dollari nel 2009. In definitiva, il piano è una linea del ramo che dovrebbe anche partire in Turchia, attraversare la Siria e la Palestina, e alla fine arrivare in Egitto, facilitando il trasporto dalla Cina all’Africa. È chiaro che la rivolta della Primavera araba, sostenuta dal Pentagono e dall’AFRICOM USA, impatta direttamente contro tale estensione, anche se per quanto tempo, a questo punto, non è chiaro. (11)

La dimensione geopolitica
Non tutti i principali attori internazionali sono soddisfatti dei crescenti legami che legano le economie dell’Eurasia con l’Europa occidentale e l’Africa. Nel suo ormai famoso libro del 1997, “La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici”, l’ex consigliere presidenziale Zbigniew Brzezinski notava, “In breve, per gli Stati Uniti, la geo-strategia Eurasiatica comporta la gestione mirata di stati dinamici geo-strategicamente… Per dirla in una terminologia che richiama l’età più brutale degli antichi imperi, i tre grandi imperativi della geo-strategia imperiale sono impedire la collusione, mantenere la dipendenza della sicurezza tra i vassalli, mantenere i tributari docili e protetti, e impedire ai barbari di coalizzarsi.” (12)
I “barbari” cui si riferisce Brzezinski sono la Cina e la Russia, e tutto quello che c’è in mezzo. Il termine di Brzezinski per “geo-strategia imperiale” si riferisce alla politica estera strategica degli Stati Uniti. I “vassalli”, sono identificati nel libro in paesi come Germania, Giappone e altri “alleati” della NATO degli Stati Uniti. Tale nozione geopolitica di Brzezinski, resta la politica estera statunitense di oggi. (13)
La prospettiva di un boom senza precedenti dell’economica eurasiatica che perdurerà fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano.
I primi tendini per legare il vasto spazio economico sono stati messi in atto o sono stati costruiti con questi collegamenti ferroviari. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, è stata la decisione di Berlino di costruire un collegamento ferroviario attraverso la Turchia ottomana, da Berlino a Baghdad, ad essere stata il catalizzatore degli strateghi britannici per incitare gli eventi che gettarono l’Europa nella guerra più distruttiva della storia, a tale data.  Questa volta abbiamo la possibilità di evitare un simile destino con lo sviluppo eurasiatico. Sempre più le economie stressate dell’UE stanno cominciando a guardare ad est, e meno all’ovest, oltre Atlantico, per il futuro economico dell’Europa.

* F. William Engdahl è autore di molti libri sulla geopolitica contemporanea tra cui A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order. E’ raggiungibile tramite il suo sito web, all’indirizzo Engdahl.oilgeopolitics.net

Note:

1 Sunday’s Zaman, Turkey, China mull $35 bln joint high-speed railway project, Istanbul, 14 aprile 2012
2 Ibid.
3 F. William Engdahl, Washington is Playing a Deeper Game with China, Global Research, 11 luglio 2009
4 UNCTAD, Port and multimodal transport developments, 2008
5 Joseph O’Reilly, BMW Rides Orient Express to China, Global Logistics, ottobre 2011
6 Aubrey Chang, Antwerp-Chongqing Direct Rail Freight Link Launched, 12 maggio 2011
7 CNTV, Eurasian land bridge, 12 marzo 2011.
8 Shigeru Otsuka, Central Asia’s Rail Network and the Eurasian Land Bridge, Japan Railway & Transport Review, 28 settembre 2001, pp. 42-49.
9 CNTV, Russian rail official: Chinese bidder competitive, 21 novembre 2011
10 Xinhua, Yunnan accelerates construction of third Eurasia land bridge, 2009 
11 Li Yingqing e Guo Anfei, Third land link to Europe envisioned, 2 luglio 2009
12 Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, 1997, Il Saggiatore, pag. 40. Vedasi F. William Engdahl, A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, Wiesbaden, 2011, edition.engdahl, per i dettagli del ruolo del tedesco collegamento ferroviario Baghdad nella prima guerra mondiale
13 Zbigniew Brzezinski, op. cit. p.40. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: La guerra per il gas!

Un conflitto internazionale dalla manifestazione regionale
Imad Fawzi Shueibi  Dissident Voice - 30/04/2012 Mondialisation

La Siria si trova di fronte a due piani machiavellici che si combinano per distruggere il suo Stato, colpire il suo popolo e annettere il suo territorio.  Il primo piano, pubblicamente dichiarato e più volte evocato, ma superbamente ignorato dai cosiddetti umanitari o umanisti… è il piano sionista di Oded Yinon, intitolato “Strategia per Israele negli anni ’80″ [1]. Piano adottato dai neoconservatori di tutti i tipi per un “Nuovo Medio – Oriente” ricolonizzato a volontà. Piano sconfitto nel 1982 da Hafez al-Assad … ma ripresentato all’ordine del giorno di oggi. Il secondo piano corrisponde a un’ambizione ancora più ampia, dal momento che non si accontenta più di fabbricare il suo “Grande Medio Oriente”, ma punta alla “Grande Asia Centrale”. E la Siria non è altro che il pezzo del domino i cui destabilizzazione, crollo o scomparsa avrebbe dato la vittoria ai giocatori.
Quindi ora tocca alla Siria essere oltraggiata, spezzata, martirizzata… e purtroppo calunniata. La stragrande maggioranza dei siriani è ferita da questa guerra terribile di cui non si osa pronunciare il nome, ma che ogni giorno per 13 mesi, ha inventato e messo in scena delle menzogne che vanno oltre la comprensione e il consentito, se non per benedire i crimini senza precedenti commessi su questa terra fecondata da secoli di creatività, conoscenza e credenza, ma anche dal sangue di tutti i siriani massacrati da ogni tipo di invasori: re, principi, barbari … provenienti da qualche altra parte. Possa questa traduzione della riflessione del dottor Imad Fawzi Shueibi, un cittadino siriano, aprire gli occhi di coloro che non vogliono vedere, e il cuore e la mente di coloro che non vogliono sentire. Gli altri seguiranno perché è la verità! [Mouna Alno-Nakhal, traduttore in francese].

La Siria martirizzata non è mai stata lontana dalla battaglia per il gas nel mondo in generale, e del Medio Oriente in particolare. Nel momento in cui sembra esserci un collasso della zona euro, insieme ad una gravissima crisi economica che ha portato gli Stati Uniti ad avere un debito di 14.940 miliardi di dollari, vale a dire il 99,6 % del PIL, e dove la loro influenza è minima di fronte alle potenze emergenti come Cina, India e Brasile, è diventato assai chiaro che il potenziale del potere non risiede più nell’arsenale nucleare militare, ma piuttosto si trova nei porti di esportazione dell’energia. E questo è ciò che meglio spiega la battaglia russo-americana.
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i russi hanno capito che la corsa agli armamenti li aveva esauriti, soprattutto in assenza delle fonti di energia necessarie per qualsiasi paese industrializzato, mentre l’ultradecennale presenza degli Stati Uniti nelle zone petrolifere gli aveva consentito di sviluppare e decidere la politica internazionale senza troppe difficoltà. Quindi, i russi si sono rivolti alle fonti dell’energia, come il petrolio e il gas. Ma con il settore petrolifero, data la sua distribuzione internazionale, non più molto promettente in termini di concorrenza, Mosca ha deciso di capitalizzare il gas e relativi produzione, trasporto e commercializzazione su larga scala.
Il calcio d’inizio è stato dato nel 1995, quando Putin (non c’era Putin al vertice dello Federazione Russa, nel 1995. NdT) decise la strategia di Gazprom partendo dalle zone gasifere della Russia verso Azerbaigian, Turkmenistan, Iran [per la commercializzazione], e poi il Medio Oriente. È certo che i progetti Nord Stream e South Stream testimoniano nella Storia i distinti meriti e sforzi di Vladimir Putin per portare la Russia sulla scena internazionale e influenzare l’economia europea che dipenderà, per decenni, dal gas come alternativa al petrolio, o dalle due fonti contemporaneamente, ma con una priorità evidente per il gas. A questo punto, è diventato urgente per Washington creare un progetto simile, il Nabucco, per competere con i progetti russi e disporre delle risorse che determineranno la strategia e la politica del prossimo secolo.
Il gas è la fonte principale di energia di questo secolo, come alternativa al petrolio, a causa del declino delle riserve, o come fonte di energia pulita. Pertanto, il controllo delle aree ricche di gas del mondo, da parte delle varie potenze, vecchie ed emergenti, è la base di un conflitto internazionale, la cui manifestazione è regionale. Chiaramente, la Russia ha letto le carte e ha imparato la lezione dal suo collasso per mancanza di fonti energetiche, che non erano controllate dall’URSS, ma che sono comunque indispensabili per alimentare le industrie di tutti i paesi.
Una prima lettura indica che il gas si trova nelle seguenti zone:
1. Russia, da Vyborg a Beregvya
2. Turkmenistan
3. Azerbaigian e Iran
4. Georgia
5. Siria e Libano
6. Qatar ed Egitto.
Mosca si è affrettata a lavorare su due strategie principali: la prima costituita dall’istituzione di un progetto russo-cinese focalizzato sulla crescita economica del Blocco di Shanghai, la seconda per controllare le risorse del gas. Così questa divenne la base di due progetti [South Stream e Nord Stream] con l’intento di affrontare il progetto Nabucco degli Stati Uniti [supportato dall'Europa] che punta al gas del Mar Nero e dell’Azerbaigian. Seguì una gara strategica tra i due per il controllo dell’Europea e delle risorse del gas:
- Il progetto del gasdotto Nabucco [2] si concentra su Asia centrale, Mar Nero e dintorni. I suoi impianti di stoccaggio sono in Turchia, mentre il suo percorso inizia in Bulgaria e attraversa Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia e Italia. Doveva passare attraverso la Grecia, ma questa idea è stata abbandonata a favore della Turchia.
- Il progetto Nord Stream collega [3] la Russia direttamente alla Germania attraverso il Mar Baltico, verso Weinberg e Sassnitz, bypassando la Bielorussia.
- Il progetto South Stream [4] inizia in Russia e si dirige su Mar Nero e Bulgaria, poi attraversa la Grecia, sud d’Italia, Ungheria e Austria.
Il progetto Nabucco doveva competere con i due progetti russi, ma a causa di problemi tecnici, è stato rinviato al 2017, quando era previsto per il 2014. Attualmente, il vantaggio della disputa sul gas è quindi a favore della Russia, da qui la necessità per gli Stati Uniti di assicurasi delle zone gasifere addizionali:
- Il gas iraniano per alimentare il gasdotto Nabucco, che passerebbe in Georgia [e in Azerbaigian, se possibile] per raggiungere il punto d’incontro di Erzurum, in Turchia.
- Gas dal Mediterraneo orientale: Siria, Libano [5] e Israele.
Tuttavia, nel luglio 2011 l’Iran ha firmato accordi relativi al trasporto di gas attraverso l’Iraq e la Siria, accordi che rendono la Siria un punto di incontro e di produzione in collegamento con le riserve del Libano. Si tratta di quindi di uno spazio geografico, strategico ed energetico che si apre e che include Iran, Iraq, Siria e Libano. Gli ostacoli che il progetto ha sofferto per oltre un anno, suggeriscono il grado della battaglia per la Siria e il Libano, e allo stesso tempo illuminano il ruolo svolto dalla Francia, che vede storicamente l’area del Mediterraneo orientale come una sua zona d’influenza che dovrebbe sempre servire ai suoi interessi, dalla necessità di compensare la sua assenza nella regione dalla 2° Guerra Mondiale. In altre parole, la Francia vuole giocare un ruolo nel mondo [del gas], ora che ha acquisito una sorta di assicurazione che si estenderebbe dalla Libia a Siria e Libano.
Quanto alla Turchia, si rende conto che finirà per perdere, essendo il Nabucco ritardato ed essendo essa stessa esclusa dai due progetti South Stream e Nord Stream; il gas del Mediterraneo orientale le sfugge.

Storia del gioco
Per entrambi i progetti, Mosca ha creato la compagnia Gazprom negli anni ’90. La Germania, che voleva liberarsi una volta per tutte dell’impatto della seconda guerra mondiale, era pronta a essere un partner, sia in termini di strutture, che di revisione del gasdotto del Nord Stream o degli impianti di stoccaggio in prossimità della linea South Stream, in particolare in Austria.

Gazprom
La Gazprom è stata fondata in collaborazione con Hans-Joachim Gornig, un tedesco vicino a Mosca, ex vicepresidente della società tedesca del petrolio e del gas, che aveva curato la costruzione della rete dei gasdotti della DDR. È stata diretta fino all’ottobre 2011 da Vladimir Kotenev, ex ambasciatore russo in Germania. Gazprom ha firmato una serie di transazioni con aziende tedesche, soprattutto con quelle che collaborano al Nord Stream, come il gigante per l’energia E.ON e quello dei prodotti chimici BASF, con delle tariffe preferenziali per E.ON, in caso di aumento dei prezzi; cpsa che può essere considerata come una sorta di sostegno [politico] alle imprese tedesche da parte della Russia.
Mosca ha beneficiato della liberalizzazione dei mercati europei del gas e ha monopolizzato questi mercati scollegandole dalle altre reti di distribuzione. La pagina degli scontri e delle ostilità tra la Russia e Berlino è stata voltata, perseguendo una fase di cooperazione economica e riduzione del peso dell’enorme debito dell’Europa che grava sulle spalle della Germania, che ritiene che il gruppo germanico [Germania, Austria, Repubblica Ceca, Svizzera] non debba sopportare le conseguenze della senescenza di un intero continente, o la caduta di un gigante.
Gazprom ha collaborato con aziende tedesche come Wingas, di proprietà della BASF [attraverso la sua controllata Wintershall], il più grande produttore tedesco di petrolio e gas che controlla il 18% del mercato del gas, e ha offerto ai partner principali vantaggi senza precedenti negli asset russi. Così BASF e E.ON controllano ognuna circa un quarto dei giacimenti di gas di Louzhno-Russkoe, che alimenteranno in gran parte Nord Stream a un certo punto; non è una mera coincidenza che la controparte tedesca di Gazprom, chiamata ‘Gazprom Germania’, arriverà a possedere fino il 40% della società austriaca Austrian Centrex Co., specializzata nello stoccaggio di gas, e destinata a estendersi fino a Cipro.
Un’espansione che certamente non piace alla Turchia, che ha un disperato bisogno di partecipare al progetto Nabucco. Vorrebbe stoccare, commerciare, e quindi trasferire 31 – 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno; un progetto che la rende sempre più asservita alle decisioni di Washington e della NATO, soprattutto dopo che la sua adesione all’Unione europea è stata respinta più volte.
Pertanto, i collegamenti strategici relativi al gas sono diventati cruciali nella politica internazionale, con Mosca che può fare pressione sul partito socialdemocratico tedesco del Nord Reno-Westfalia, una base industriale importante e centro del conglomerato tedesco RWE che opera nel settore dell’energia elettrica attraverso la sua controllata E.ON.
Una tale influenza è stata riconosciuta da Hans-Josef Fell, responsabile della politica energetica [del partito dei Verdi, secondo cui sono coinvolte quattro società tedesche, legate alla Russia, nella definizione della politica energetica tedesca attraverso una rete molto complessa che fa pressione sui ministri e manipola l'opinione pubblica attraverso la Commissione per le relazioni economiche dell'Europa orientale, che rappresenta le aziende e mantiene stretti rapporti con la Russia e alcuni paesi dell'ex blocco sovietico.] Ma la Germania si obbliga alla discrezione per quanto riguarda la crescente influenza della Russia, discrezione basata sulla pretesa necessità di migliorare la “sicurezza energetica” dell’Europa.
Attualmente, la Germania ritiene che la politica dell’Unione europea per risolvere la crisi dell’euro, potrebbe ostacolare gli investimenti russo-tedeschi per un lungo periodo. Questa ragione, tra le altre, spiega perché si sforza di salvare l’euro appesantito dai debiti europei, anche se il blocco germanico potrebbe, da solo, sopportare questi debiti. Inoltre, ogni volta che gli europei si oppongono alla sua politica nei confronti della Russia, afferma che i piani utopici dell’Europa non sono fattibili e possono spingere la Russia a vendere il proprio gas in Asia.
Questo impegno tra la Russia e la Germania non data solo a partire dal momento in cui Putin poté beneficiare dell’eredità della guerra fredda, facendo sì che tre milioni di russofoni vivano in Germania e siano la comunità più grande dopo i turchi. Da allora, avrebbe usato una rete di ex funzionari della DDR per studiare gli interessi delle aziende russe in Germania, per non parlare del reclutamento di ex agenti della STASI, compresi i direttori del personale e delle finanze di Gazprom Germania e il direttore delle finanze del consorzio Nord Stream, Matthias Warnig che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe aiutato Putin a reclutare delle spie a Dresda, quando era un giovane dirigente del KGB. Ma per essere chiari, l’uso da parte della Russia delle sue vecchie relazioni non è stato dannoso per la Germania, gli interessi di entrambe le parti sono stati serviti senza che nessuno domini l’altro.
Il progetto Nord Stream, il principale collegamento tra la Russia e la Germania, è stato inaugurato di recente con un oleodotto che è costato 4,7 miliardi di euro. Anche se questo gasdotto collega Russia e Germania, è stato riconosciuto come parte della sicurezza energetica europea, e Francia e l’Olanda si sono affrettate a dichiarare che si trattava di un progetto europeo. A questo proposito, occorre ricordare che il signor Lindner, direttore esecutivo del Comitato tedesco per le relazioni economiche con i paesi dell’Europa orientale  ha detto, senza esitazione, che si trattava di un progetto europeo e non di un progetto tedesco, e che non si può bloccare la Germania in una maggiore dipendenza nei confronti della Russia. Tale dichiarazione indica il timore di un’influenza russa sempre più importante in Germania; resta vero che il progetto Nord Stream è strutturalmente un piano di Mosca e non europeo.
I leader russi hanno così i mezzi per paralizzare la distribuzione dell’energia in diversi paesi, quando lo vorrebbero, e di vendere il gas al miglior offerente. Tuttavia, l’importanza pratica della Germania risiede nel fatto che si tratta di una piattaforma da cui la Russia può lanciare la sua strategia continentale, Gazprom Germania detiene ancora partecipazioni in 25 progetti incrociati, in particolare con Gran Bretagna, Italia, Turchia, Ungheria… Suggerendo che Gazprom potrebbe diventare una delle più grandi aziende del mondo, se non la più grande.
I dirigenti di Gazprom non solo hanno costruito i loro progetti, hanno cercato di affrontare la seria sfida del progetto Nabucco. Di conseguenza, Gazprom che detiene il 30% di un progetto volto a costruire un secondo gasdotto per l’Europa, che avrebbe seguito approssimativamente il percorso di Nabucco, è anche, secondo il parere dei suoi sostenitori, un progetto “politico” volto in modo deciso a rallentare o addirittura bloccare il progetto Nabucco. D’altronde Mosca si è affrettata a comprare il gas dell’Asia Centrale e del Mar Caspio, al fine di farli tacere proprio quando doveva affrontare Washington politicamente, economicamente e strategicamente.

Lettura russa della carta. L’Europa e la mappa del Mondo futuro
Gazprom sfrutta i suoi impianti gasiferi in Austria e affitta impianti in Gran Bretagna e Francia. Tuttavia, il crescente numero di impianti di stoccaggio in Austria sarà la base per sviluppare la mappa energetica dell’Europa, dato che servono a rifornire Slovenia, Slovacchia, Croazia, Ungheria e Italia con un indubbio vantaggio per la Germania, che opererà come snodo per l’esportazione del gas all’Europa occidentale.
Gazprom ha anche facilitato un deposito comune con la Serbia verso la Bosnia-Erzegovina. Studi di fattibilità sono stati condotti sulle modalità di stoccaggio simili a quelli di Repubblica Ceca, Romania, Belgio, Gran Bretagna, Slovacchia, Turchia, Grecia e anche la Francia. Gazprom rafforza la posizione di Mosca come fornitrice del 41% delle gas necessario all’Europa. Ciò significa che un cambiamento sostanziale nelle relazioni tra Oriente e Occidente a breve termine, mette in evidenza il declino dell’influenza degli Stati Uniti, con un scudo antimissile interposto per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale in cui il gas sarebbe uno dei pilastri; e questo fornisce le ragioni dell’escalation nella battaglia per il gas del Medio Oriente e della costa orientale del Mediterraneo.

Nabucco nei guai
Nabucco è stato progettato per convogliare il gas per 3.900 chilometri, dalla Turchia all’Austria, e trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio ai mercati europei. La coalizione NATO-USA-Francia ha cercato frettolosamente di mettere fine ai problemi del Medio Oriente [Siria e Libano in particolare], che non coinciderebbero con i suoi interessi sul gas. La Siria ha risposto firmando un contratto per avere gas dall’Iran attraverso l’Iraq. La realtà dei fatti è che sul gas siriano e libanese si concentra la battaglia; questo gas che andrà ad alimentare Nabucco o Gazprom, in altre parole South Stream.
Il consorzio Nabucco è costituito da diverse società: tedesca [REW], austriaca [OML], turca [Botas], bulgara [Energy Holding Company] e rumena [Transgaz]. Cinque anni fa, i costi iniziali del progetto sono stati stimati in 11,2 miliardi dollari, ma questi costi potrebbero raggiungere i 21,4 miliardi dollari entro il 2017. Ciò solleva molte domande sulla sua redditività, dato che Gazprom ha fatto offerte a sufficienza a diversi paesi che dovrebbero alimentare Nabucco, che non si può più contare sul surplus del Turkmenistan, soprattutto dopo i tentativi falliti di accaparrare il petrolio dell’Iran. Questo è uno dei segreti sconosciuti della battaglia per l’Iran, che è andato troppo lontano nel sfidare gli USA e l’Europa, scegliendo l’Iraq e la Siria quali percorsi per il trasporto di parte del suo gas.
Così, la migliore speranza per Nabucco è l’Azerbaigian, che è diventato quasi l’unica fonte di un progetto che sembra fallire prima ancora di iniziare. Da qui le offerte accelerate a Mosca per l’acquisto di fonti originariamente previste per il Nabucco, e le difficoltà ad imporre un cambiamento geopolitico a Iran, Siria e Libano. Questo in un momento in cui la Turchia è pronta a reclamare la sua quota del progetto Nabucco, sia firmando un contratto con l’Azerbaigian per l’acquisto di 6 miliardi di metri cubi di gas nel 2017, che con l’annessione di Siria e Libano, con la speranza di bloccare il transito del petrolio iraniano, o di ricevere una quota del gas del Libano e/o della Siria, e la sua corsa per un posto nel nuovo ordine mondiale che va dai piccoli servizi ai più grandi: stoccaggio di gas, azione militare e scudo missilistico!
Ma la minaccia più grave al progetto Nabucco, potrebbe essere dato dal fatto che la Russia stia cercando di farlo fallire negoziando contratti migliori dei propri, in favore di Nord o South Stream di Gazprom, tali da inficiare gli sforzi di Stati Uniti ed Europa, riducendo la loro influenza e nuocendo alla loro politica energetica verso l’Iran e/o il Mediterraneo. Infatti, Gazprom potrebbe diventare un investitore o un gestore importante di alcuni nuovi giacimenti di gas in Siria o in Libano. La data del 16 agosto 2011 non è stata scelta a caso dal Ministero del Petrolio siriano per annunciare la scoperta di un giacimento di gas a Qara, nei pressi di Homs. La sua capacità produttiva sarebbe di 400.000 metri cubi al giorno [146 milioni di metri cubi l'anno]. Tuttavia, il ministero non aveva detto nulla circa il gas del Mediterraneo.
Nord Stream e South Stream hanno quindi influenzato la politica degli Stati Uniti, che sembrano in ritardo. I segni delle ostilità tra gli Stati dell’Europa centrale e la Russia si sono attenuati, ma la Polonia e gli Stati Uniti non sembrano disposti a lasciare il gioco, perché alla fine di ottobre 2011 hanno annunciato il cambio della politica energetica a seguito della scoperta dei giacimenti di carbone europei, che dovrebbero far ridurre la dipendenza dalla Russia … e dal Medio Oriente. Questo sembra essere un obiettivo ambizioso ma a lungo termine, a causa delle molte procedure necessarie prima della commercializzazione; questo carbone corrisponde a delle rocce sedimentarie trovate a migliaia di metri sottoterra, e richiede tecniche di fratturazione idraulica ad alta pressione per rilasciare il gas, per non parlare dei rischi ambientali.

La partecipazione della Cina
La cooperazione sino-russa nel settore dell’energia è il motore che accelera e dirige il partenariato strategico tra questi due giganti, e costituirà la base del loro doppio veto ribadito a favore della Siria. Questa cooperazione non riguarda solo il problema dell’approvvigionamento della Cina a condizioni preferenziali. Questo è un processo che impegna la Cina a partecipare alla distribuzione del gas attraverso la vendita di prodotti e servizi, più un proposto controllo comune delle reti di distribuzione del gas. Gli esperti di entrambi i paesi hanno concordato che avrebbero potuto lavorare insieme nei seguenti settori: “Coordinamento delle strategie energetiche, previsione e prospezione, sviluppo del mercato, efficienza energetica e fonti energetiche alternative“.
Altri interessi strategici si riferiscono al mutuo rischio di fronte al progetto di “scudo missilistico” statunitense. Washington ha coinvolto non solo il Giappone e la Corea del Sud, ma a partire dal settembre 2011, ha anche invitato l’India a diventarne un partner. Di conseguenza, le preoccupazioni dei due paesi si intersecano quando Washington rilancia la sua strategia in Asia centrale, vale a dire, sulla Via della Seta. Questa strategia è la stessa di quella lanciata da George Bush [il progetto della Grande Asia centrale], al fine di respingere l’influenza di Russia e Cina, in cooperazione con la Turchia,  risolvendo la situazione in Afghanistan entro il 2014, e con l’imposizione con la forza militare della NATO in tutta la regione. L’Uzbekistan ha già fatto trapelare che potrebbe ospitare la NATO, e Putin ha detto che ciò che potrebbe contrastare l’invasione occidentale e impedire agli Stati Uniti di indebolire la Russia, sarebbe l’espansione dello spazio Russia-Kazakhstan-Bielorussia in cooperazione con Pechino!
Questa intuizione nei meccanismi della battaglia internazionale, fornisce l’accesso a uno dei versanti del processo di formazione di un nuovo ordine mondiale basato sulla supremazia militare e i combustibili fossili, in primo luogo: il gas!

Il gas dalla Siria
Dal momento in cui Israele ha iniziato l’estrazione di petrolio e gas, è diventato chiaro che il bacino del Mediterraneo è entrato in gioco, che la Siria sarebbe stata attaccata, e che l’intera regione avrebbe potuto godere della pace, in quanto il ventunesimo secolo dovrebbe essere quello dell’energia pulita.
Secondo l’Istituto di Washington, il Mediterraneo è ricco di gas, la Siria ne sarebbe lo stato più ricco. Questo stesso istituto ha inoltre ipotizzato che la battaglia tra la Turchia e Cipro si espanderà, a causa dell’incapacità di sopportare la perdita del progetto Nabucco nonostante il contratto firmato con Mosca nel dicembre 2011, per il trasporto di parte del gas di South Stream attraverso la Turchia.
Ora che il segreto del gas siriano è stato tolto, tutti dovrebbero comprendere le ragioni e la portata delle menzogne sulla Siria. Chi controlla la Siria è in grado di controllare il Medio Oriente. E a partire dalla Siria, porta per l’Asia, si può “possedere la chiave per la casa Russia” come affermava la zarina Caterina II, in quanto potrebbe disporre della Via della Seta della Cina. Inoltre, coloro che riuscissero a invadere la Siria avranno la capacità di dominare il mondo, dal momento che questo secolo è il “secolo del gas.” Ma dopo il contratto firmato da Damasco per trasportare gas iraniano dall’Iraq, dopo aver attraversato il Mediterraneo, lo spazio geopolitico della Siria si aprirebbe, mentre avrebbe chiuso lo spazio agli attori del progetto Nabucco, boa di salvataggio di Europa e Turchia. Pertanto, la Siria è la chiave per la prossima era.

Imad Fawzi Shueibi: filosofo e geopolitico siriano. Presidente del Centro di Documentazione e Studi Strategici di Damasco – Siria.

Riferimenti:
[1] Stratégie pour Israël dans les années 80 
[2] Mappa del percorso del Nabucco
[3] Mappa del percorso del North Stream
[4] Mappa Nabucco vs South Stream
[5] Mappa del Mediterraneo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso l’Eurasia!

Alexandre Latsa RIA-Novosti 26/10/2011
L’opinione dell’autore non coincide necessariamente con la posizione di RIA-Novosti.

La settimana scorsa, ho scritto un forum in cui ho sostenuto che l’Europa occidentale farebbe bene a lasciare il girone atlantista per costruire un’alleanza economica e politica con il blocco europeo orientale,  creandola intorno all’alleanza doganale Russia/Bielorussia/Kazakistan. Penso che per una Unione Europea indebitata, i crisi di espansione e fortemente dipendente sul piano dell’energia, questo approccio potrebbe fornire nuovi mercati di esportazione, sicurezza energetica, potenziale di crescita economica  importante e anche una nuova visione politica.
Dopo la pubblicazione di questo testo, uno dei miei lettori, David, mi aveva inviato il seguente commento: “Non riesco a capire che cosa la vostra unione eurasiatica potrebbe fare con l’Unione Europea (…) Vedi l’Europa arrivare in Kazakistan?”
La domanda di David è fondamentale, a mio parere. La prima risposta che voglio dargli è questa: l’Europa non è l’Unione europea, il cui ultimo allargamento risale al 2004, e sapendo che nessun ulteriore allargamento  è seriamente preso in considerazione, fino ad oggi. Lo spazio europeo ha 51 Stati e l’Unione europea  ha solo 27 membri. L’UE non è a mio parere, in alcun modo una finalità, ma un passo nella costruzione di una grande Europa continentale, da Lisbona a Vladivostok , una Europa per sua natura eurasiatica, poiché geograficamente presente in Europa e in Asia.
Le discussioni sui limiti dell’allargamento dell’Unione europea hanno portato a delle contraddizioni: la Russia non sarebbe l’Europa si può spesso leggere, mentre in genere, gli stessi commentatori, Ucraina, Bielorussia e Turchia dovrebbero al contrario integrarsi all’Europa. Bisognerebbe davvero spiegare perché la Russia non è europea, mentre l’Ucraina, la Bielorussia o la Turchia sì. Oggi, né l’UE a 27, in stato di quasi fallimento, o la Russia da sola, tuttavia, hanno la forza ed i mezzi per far fronte ai giganti come l’America in declino, o i due giganti del  futuro, India e soprattutto Cina, praticamente certa di diventare la prima potenza mondiale in questo secolo. La Russia, come gli Stati europei occidentali, sono ora ognuno impegnato, a sua volta, in una politica di alleanze per rafforzare le loro posizioni regionali e la loro influenza globale.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’estensione verso est dell’Unione europea sembrava inevitabile. Questa estensione, insieme ad una espansione della NATO, è stato fatto in uno spirito di scontro con il mondo post-sovietico. Ma la rinascita della Russia negli ultimi anni e lo shock finanziario del 2008, hanno seriamente cambiato la situazione. La terribile crisi finanziaria affrontata dall’Unione europea è forse la garanzia più assoluta che l’Unione europea non si espanderà più, lasciando alcuni paesi europei sulla soglia, l’Ucraina in testa. Andrej Fedjashin lo ricordava a pochi giorni fa: “In questo momento di crisi, poche potenze europee pensano alla possibile adesione all’UE di un altro paese povero della periferia orientale (Ucraina …) Per di più, l’estensione a un paese di quasi 46 milioni di persone, che conosce una costante crisi politica ed economica“.
Quanto alla Russia, appartenente alla famiglia europea, sarebbe ingenuo pensare che la ricostruzione non passi tramite il massimo consolidamento delle relazioni con gli Stati del vicino estero, vale a dire, dello spazio post-sovietico, nella logica dell’Eurasia.
Mentre l’Europa occidentale è attualmente utilizzato come testa di ponte dell’America, che impone un vero e proprio scudo di Damocle con lo scudo missilistico, è tempo di prendere in considerazione una collaborazione tra Europa e spazio post-sovietico, e di concentrarsi su ciò che sta accadendo a est, intorno alla nuova unione doganale guidata dalla Russia. La scorsa settimana è stata ricca di eventi di grande importanza. La recente condanna della musa della rivoluzione arancione a sette anni di prigione, probabilmente ha contribuito ad allontanare l’Ucraina dall’Unione europea e ad avvicinarla un po’ di più all’unione doganale animata dalla Russia. Mentre il presidente russo è stato in Ucraina la scorsa settimana, l’Unione europea ha annullato un incontro con il presidente ucraino, anche se le discussioni sulla creazione di una zona di libero scambio con l’Ucraina erano in corso. Allo stesso tempo, gli 11 Stati della CSI (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldova, Uzbekistan, Russia, Tagikistan, Turkmenistan e quindi l’Ucraina) hanno firmato l’accordo sulla creazione di una zona di libero scambio. Lo stesso giorno, il primo ministro Mykola Azarov ha detto che l’Ucraina sta valutando l’adesione all’Unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan, non ritenendo una contraddizione la potenziale appartenenza a queste due aree di libero scambio.
Più a est, da Mosca è arrivata la grande scossa del Primo Ministro Vladimir Putin, che ha annunciato la plausibile creazione dell’unione eurasiatica per il 2015. Il Primo Ministro ha ricordato per il resto, che la cooperazione all’interno della Comunità Economica Eurasiatica (CEEA) era la priorità assoluta per la Russia. Questo progetto di unione eurasiatica si basa sull’Unione doganale in vigore con la Bielorussia e il Kazakistan, a cui possono unirsi tutti gli Stati membri della Comunità Economica Euroasiatica. Il Kirghizistan (unione doganale) e Armenia (unione eurasiatica) hanno infatti già dichiarato il loro sostegno ai progetti di integrazione eurasiatica.
L’organizzazione attualmente al centro del continente eurasiatico, non è solo economica o politica, ma è anche militare; nel 2001 con la creazione di una struttura di cooperazione militare eurasiatica: l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Questa organizzazione è composta da sei membri permanenti: Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India, Iran, Mongolia e Pakistan sono membri osservatori, mentre lo Sri Lanka e Bielorussia hanno lo status di partner.  La SCO riunisce così ora 2,7 miliardi di persone.
Quest’anno, l’Afghanistan ha chiesto lo status di osservatore mentre la Turchia (seconda potenza militare della NATO) , ha chiesto di aderire completamente all’organizzazione. Stati arabi come la Siria, l’anno scorso hanno anche espresso il loro interesse per la struttura. Ora possiamo legittimamente chiedere quando è che gli Stati europei decideranno di unirsi alla SCO, per completare questa integrazione continentale.
Questo cambiamento riflette il passaggio globale inevitabile al mondo multipolare, che non sarà più sotto il dominio occidentale. Per gli europei occidentali, è tempo di guardare ad est del loro continente. Il nuovo centro eurasiatico, organizzato intorno alla Russia, è probabilmente il più promettente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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