Ascesa eurasiatista e rovina occidentale

Alessandro Lattanzio, 23/5/2014

La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

060322_Russia_China_gas_routesRichard Nixon era riuscito ad accordarsi con il leader stalinista Mao Zedong e in quel momento la Russia era contro Cina e Stati Uniti. Obama è riuscito a fare il contrario nel giro di una settimana. Ora Russia e Cina sono contro gli Stati Uniti. L’enorme stupidità della politica estera statunitense”.
La politica aggressiva della Washington decadente di Obama, istruita da oligarchi come Soros e Kissinger, decisa da una schiera di russofobi e sinofobi ottusi guidati da Brzezinski mescolando la politica del ‘Roll Back’ anti-russo, quella del contenimento verso la Cina, l’interventismo hardcore dei neo-con e softcore delle ONG hollywoodiane, con relativo codazzo colorato, non può che aver portato ai noti risultati disastrosi (per gli USA e le sue varie cheerleaders imperialistiche, dall’Unione europea alle satrapie wahhabite del Golfo Persico; dai fascisti europei agli islamisti e al sionismo; dalla sinistra occidentale al protestitismo travestito del tipo ‘Movimento 50 Stelle’, ecc.)
La sovraestensione imperialista praticata da Washington fin dal 1992, da parte delle amministrazioni dei presidenti Clinton, Bush minus e Obama, su ordine dell’apparato imperialista-finanziario diretto da Wall Street e dalla City of London, ha solo esaurito le risorse e la capacità dell’asse atlantista rhodesiano-rockefelleriano nel condurre le proprie svariate guerre simmetriche e asimmetriche, come preteso dalla teoria del ‘Dominio a Pieno Spettro’ ideata dal Pentagono alla fine degli anni ’90. Inoltre, tale esaurimento materiale trascina con sé l’esaurimento ideologico e intellettuale dell’autoproclamata ‘superiore civiltà occidentale’. Difatti, mentre i Mattoni del mondo multipolare si vanno assemblando, partendo dalle fondamenta Russia, Cina e India, il mondo atlantista è preda dell’aggravatasi schizofrenia psicopolitica che l’ha sempre caratterizzato fin dalle sue prime incursioni colonialiste. Per due/tre secoli l’occidente era al centro della storia mondiale, o così credeva, ma con l’evolversi politico-economico dell’Asia e dell’Eurasia a partire dall’ultimo scorcio del XX secolo, la mappa geopolitica subisce un drammatico mutamento di prospettiva. Lo sguardo mondiale si apre sempre più a est, e a sud, che dalle colline di Hollywood dove oramai giace una usurata e irritante meschina macchina propagandistica.
L’asse della schizofrenia atlantista da una parte arma, finanzia, addestra e supporta direttamente i vari agenti geopolitici del caos: integralisti islamisti, taqfiriti, jihadisti e altri settarismi armati in Medio Oriente e Asia, narcos, paramilitari e mafie in America Latina, fascisti e xenofobi in Europa. Tutte espressioni delle miserabili borghesie compradores locali, da sempre indispensabili quinte colonne dell’imperialismo occidentale. Ma la stessa macchina che idea e propaga simili mostri, oggi si rivolge alla sua opinione pubblica interna sproloquiando di pseudo-accoglienza totalitaria di profughi (proprio quelli generati dalla schizofrenia occidentale all’esterno), di diritti da assegnare ad ogni sorta di deviazione psicopatologica, di un ultra-liberalismo vacuo e fatuo che accompagna la sistematica distruzione di qualsiasi garanzia che l’occidente capitalista ha sempre fatto vanto di apportare: diritti individuali al lavoro, al benessere, alla prosperità e alla stabilità materiale e morale. Tutto finito, non potendo garantire stabilità materiale, la dirigenza atlantista-finanziaria che guida l’occidente, oggi promette solo instabilità morale, diffusa a piene mani da un sistema mediatico-disinformativo così gonfiato da essere sul punto di esplodere. Ogni giorno l’occidente, mentre diffonde la sua ‘cultura’, assomiglia sempre più a una vecchia baldracca che rimembra i giorni che furono. Da Mackinder e Mahan s’è passato a Samantha Power e Victoria Nuland, da Mozart e Leonardo a Wurst e alle Pussy Riot, da Solgenitzin alle Femen… inutile aggiungere altro.
L’occidente è in pieno deliquio da ‘matrimonio per tutti’, espresso dal  nullismo integrale delle proprie ‘produzioni’ massmediatiche e culturali, e applicato con i cosiddetti ‘bombardamenti umanitari’. Tutto ciò, inoltre, viene propagandato e celebrato in prima fila proprio dalla putrefattissima sinistra europea, da mezzo secolo rottasi ad ogni sorta di gioco osceno con le ideologie ultra-indivualistiche statunitensi cui s’è legata pur di distaccarsi dal ponderato ‘piombo’ del Marx-pensiero, (ovviamente il Marx maturo, il filosofo divenuto scienziato dell’economia, non il fasullissimo Marx ‘giovane’ filosofo, che lasciamo alle meteorine del micragnoso circo accademico locale). Ma è un deliquio autoindotto, perché le cosiddette élites si rendono conto che nulla possono davanti a un mondo extra-occidentale risvegliatosi dalla trance post-guerra fredda, disingannato dalle meschinità del dirittumanitarismo di cartapesta e quindi deciso a sbarazzarsi dell’influenza del blocco atlantista-occidentale e dei suoi locali valletti (ripeto, dai satrapi oscurantisti wahhabiti ai ‘giovani’ manifestanti borghesi compradores). Non potendo più affermare una ‘superiorità’ sul piano concreto dell’economia, della politica diplomatica, della scienza e tecnologia, della produzione ideologica-mediatica, perfino militare, l’occidente si rifugia nel mondo fatato delle barbie con barba e dei nazisti democratici per poter affermare, nel vuoto del puramente virtuale, quella superiorità che non vanta nella realtà. La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

10170840L’accordo russo-cinese sul gas determinerà i prossimi 30 anni di cooperazione nello sviluppo dei giacimenti di gas in Siberia ed Estremo Oriente russo. Secondo Aleksej Miller, CEO della Gazprom, il valore del contratto è di 400 miliardi di dollari, per un volume di gas da esportare di oltre un trilione di metri cubi. L’accordo diverrà operativo una volta completata la costruzione del gasdotto “Forza della Siberia” che collegherà i giacimenti di gas dell’Estremo oriente russo e della Siberia occidentale con la Cina. La partecipazione della Russia a tale realizzazione viene stimata pari a 55 miliardi di dollari, quella dei cinesi a 22 miliardi. Aleksandr Birman, giornalista specializzato in questioni energetiche, scrive sul quotidiano russo Izvestija, “Dopo essersi assicurata energia a buon mercato, la Cina riafferma la propria posizione di fabbrica più competitiva del mondo“. Per la Russia, la diversificazione delle esportazioni energetiche è una necessità vitale, poiché l’accordo apre a Gazprom anche i mercati di Giappone e Corea del Sud,  permettendole di diventare un attore anche del mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL). “Politicamente, il contratto russo-cinese è un successo“, dice Grigorij Vygon, direttore del Centro Energia della Business School di Skolkovo, Mosca. “I rischi ucraini e la posizione dell’Europa rendono la diversificazione una necessità vitale“. Osserva a sua volta il giornalista Dmitrij Babich, “Si potrebbe aggiungere che Obama s’è rivelato (involontariamente) il migliore lobbista del riavvicinamento russo-cinese nelle sue ultime visite nei Paesi con dispute territoriali con la Cina. Sostenendo direttamente la “rivoluzione” a Kiev e gli sfidanti della Cina nel Mar Cinese, Obama ha aiutato Mosca e Pechino a colmare le loro divergenze sui prezzi del gigantesco accordo. E un’altra cosa che probabilmente entrerà nei libri di testo della diplomazia è l’enorme stupidità delle sanzioni imposte al capo della prima compagnia gas-petrolifera russa, Igor Sechin, e a poche settimane dal viaggio in Cina. … Si tratta di un fallimento storico per l’Unione europea e anche per gli Stati Uniti, perché cedere il gas siberiano russo alla Cina è un fallimento storico. L’UE sapeva che Putin sarebbe andato in Cina. Così, invece di lottare per il gas russo, molto importante per l’economia europea, ha creato un conflitto dal nulla sul desiderio di Janukovich di rinviare la firma dell’accordo di associazione con l’UE. E ora sembra che il gas russo sia perduto per l’Europa. Se le relazioni tra la Russia e l’UE fossero state buone, sarebbe stato molto più conveniente inviare il gas all’Europa, perché le infrastrutture per l’esportazione russe sono orientate verso l’Europa. Invece, sono riusciti ad allontanare la Russia e nonostante un prezzo piuttosto basso proposto inizialmente dalla Cina, la Russia ha comunque concluso tale accordo”.

bildeDichiarazione di Vladimir Putin sulle relazioni Russia-Cina, 20 maggio 2014, Shanghai:
Presidente Xi Jinping, onorevoli colleghi, amici,
Oggi, in un ambiente tradizionalmente accogliente e fattivo, abbiamo adempiuto al vasto programma della cooperazione russo-cinese, ponendoci obiettivi ambiziosi e traguardi a lungo termine. Abbiamo firmato una serie di importanti documenti bilaterali. Le relazioni tra la Russia e la Repubblica popolare cinese si sviluppano con successo e hanno raggiunto un nuovo livello di partenariato globale e cooperazione strategica. Durante i negoziati, abbiamo prestato particolare attenzione alle questioni economiche. La Cina è il principale partner commerciale estero della Russia. L’anno scorso il fatturato commerciale tra i nostri Paesi è stato di quasi 90 miliardi di dollari, e lavoreremo per portarlo a 100 miliardi. Abbiamo tutto quello che serve per raggiungere questo obiettivo. Un Comitato d’investimento russo-cinese è stato istituito per continuare l’espansione degli investimenti reciproci. V’è una serie di importanti iniziative imprenditoriali nel settore energetico. Lavoriamo in tutti i settori, e progrediamo in tutto il mondo.
Nel corso della riunione, abbiamo anche considerato i modi per diversificare gli scambi commerciali riducendo la dipendenza dalla situazione economica globale. Promuoveremo la cooperazione in settori ad alta intensità tecnologica come l’aviazione civile. Abbiamo buone prospettive, i progetti per realizzare aeromobili wide-bodies ed elicotteri pesanti civili. Sviluppiamo anche la cooperazione nella produzione delle auto. La cooperazione tra le banche è in crescita e continuerà a sviluppare l’infrastruttura finanziaria. Si lavora per aumentare i versamenti reciproci in valuta nazionale, e abbiamo intenzione di considerare nuovi strumenti finanziari. La cooperazione tecnologica militare, sotto la supervisione dei ministeri della Difesa dei nostri Paesi, è una questione separata. È un fattore importante per la stabilità e la sicurezza regionale e mondiale. Vediamo un grande futuro nell’espansione della cooperazione tra le singole regioni dei nostri Paesi. Numerose regioni russe, comprese le città metropolitane di Mosca e San Pietroburgo, così come la regione del Volga ed altre, collaborano direttamente con partner cinesi. I legami umanitari sono sempre più importanti. A marzo abbiamo lanciato i mutui scambi annuali d’amicizia della gioventù. Abbiamo anche deciso di creare una università russo-cinese basata sull’Università Statale di Mosca e la Beijing University of Technology.
Il Signor Presidente ha già detto che la memoria storica del grande eroismo dei nostri popoli nella seconda guerra mondiale, avvicina ancora più Russia e Cina. Abbiamo deciso di tenere celebrazioni congiunte per il 70° anniversario della Vittoria. Nel corso del nostro scambio dettagliato, abbiamo anche seguito le questioni internazionali. Prendo atto che le posizioni di Russia e Cina in gran parte coincidono. Condividiamo le stesse priorità globali e regionali. Abbiamo concordato un più stretto coordinamento delle nostre azioni in politica estera, anche nel quadro delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai, dei BRICS, APEC e della Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia, che inizia la sua riunione stasera. Sono grato al Presidente della Cina e a tutti i nostri amici e partner cinesi per l’incontro molto costruttivo tenutosi oggi e in precedenza, quando abbiamo preparato la visita. Grazie per l’invito a visitare la Repubblica popolare cinese e ad assistere ai prossimi eventi. Sono felice di accettare.
Grazie”.
Il Presidente Vladimir Putin quindi ribadiva non solo che Russia e Cina nei loro rapporti economico-finanziari abbandonano l’uso del dollaro USA, ma anche l'”intenzione di prendere in considerazione nuovi strumenti finanziari…” I rapporti commerciali tra Cina e Russia si basano sempre più su meccanismi che vanificano le sanzioni economiche occidentali contro i due Paesi continentali. Inoltre, il Presidente Xi Jinping ha proposto la creazione di una nuova organizzazione asiatica per la cooperazione nella sicurezza, con la partecipazione di Iran e Russia, alla Quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA, forum di 24 Paesi volto a rafforzare la cooperazione per la pace, la sicurezza e la stabilità in Asia), a Shanghai, Cina. “Dobbiamo rinnovare la nostra cooperazione per la sicurezza ed istituire una nuova architettura nella cooperazione per la sicurezza regionale“, ha detto Xi al vertice cui partecipavano anche il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente russo Vladimir Putin. Il presidente cinese ha detto che le nazioni asiatiche dovrebbero rispondere collettivamente a problemi gravi come criminalità transnazionale, sicurezza informatica ed energetica, terrorismo e catastrofi naturali. “Dovremmo avere tolleranza zero per terrorismo, separatismo ed estremismo, dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale e intensificare la lotta contro tali “tre forze”.” Il presidente cinese ha anche avvertito gli Stati Uniti contro la loro espansione militare in Asia: “Rinforzare le alleanze militari contro una terza parte non favorisce la sicurezza regionale.”
Inoltre, da oggi le società russe partecipano alle realizzazione del gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI). Il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich ha dichiarato al Congresso sul gas in Turkmenistan, “Lo sviluppo del ‘vettore orientale’ e la sicurezza e la stabilità energetiche sono le nostre priorità“. Dvorkovich ritiene che la cooperazione con i Paesi della regione Asia-Pacifico sia promettente. La Russia è pronta a fare invitare il Turkmenistan al Gas Exporting Countries Forum (GECF) in Qatar, nel novembre 2014. “La partecipazione del Turkmenistan nel forum degli esportatori gasiferi può avvantaggiare la repubblica dell’Asia centrale“. Afghanistan, Pakistan e India sono acquirenti del gas turkmeno, e la creazione del consorzio TAPI Ltd ne è una logica conseguenza. La richiesta di accelerare la realizzazione del progetto è stata discussa in una riunione tra il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov e i funzionari indiani. La costruzione dovrebbe essere completata nel 2018, permettendo al Turkmenistan di fornire 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno ai suoi tre clienti.
putin-and-xi-jinpingIn definitiva, Obama ha contribuito a concretizzare l’incubo di sir Halford Mackinder, ovvero la coesione politica di un’Eurasia che riesce a sottrarsi alle manipolazioni geostrategiche e geopolitiche atlantiste sviluppando ampie infrastrutture per i trasporti e le comunicazioni terrestri attraverso l’Heartland. Reti ferroviarie, viarie, gasdotti, oleodotti e addirittura canali, sviluppati dagli anni ’30 in poi, permettono oggi all’Eurasia di non essere minacciata alle linee di approvvigionamento del suo sviluppo economico-sociale, sottraendosi a quel predominio talassocratico che è alla base delle passate fortune dell’impero inglese e di quello statunitense. E in futuro, più si approfondirà l’integrazione eurasiatica, più diminuirà l’influenza monopolare di Washington e meno instabili risulteranno varie realtà geopolitiche regionali e mondiali.

Fonti:
Global Research
Global Research
PressTV
RBTH
The BRICS Post

Germania e Cina basano la nuova Via della Seta sulla Russia

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire Città del Messico (Messico) 17 maggio 2014

Il gigantesco progetto della Nuova Via della Seta, adottato nel marzo 2013, suggella l’alleanza tra Pechino e Mosca. Il Presidente Xi è giunto a Berlino proponendo di prolungarlo all’Europa occidentale, fino in Germania. Se venisse realizzato, segnerebbe la fine della superiorità statunitense e una svolta dell’Unione europea.

Map-New_Silk_RoadContrariamente a quanto accaduto in Germania e in Russia, la stampa cinese ha dato molta attenzione alla “Nuova Via della Seta”: un grande progetto ideato da Pechino per avvicinare la città a Berlino e Mosca sia geograficamente che economicamente, ma a mio parere ha un significato geopolitico molto più grande. Ecco perché, quando ha visitato Duisburg, città situata nella zona siderurgica e commerciale della Ruhr che, oltre ad essere il maggiore porto interno del mondo è l’hub dei trasporti e delle operazioni logistiche in Europa, il leader cinese Xi Jinping ha invitato a costruire la cintura economica della Via della Seta. Così, mentre gli Stati Uniti si posizionano vantaggiosamente grazie al Partenariato Trans-Pacifico e al Partenariato transatlantico del commercio e degli investimenti (rispettivamente TPP e TTIP in inglese), due accordi che  presumibilmente gli consentirebbero di dominare i due terzi del commercio mondiale, il progetto della “Nuova Via della Seta” unirebbe la Cina, seconda potenza economica mondiale sul punto di detronizzare gli Stati Uniti, alla Germania (prima potenza economica europea e quarta mondiale) e alla Russia (ottava economia mondiale). Tuttavia, l’audacia del leader cinese sul piano geopolitico e geo-economico potrebbe ravvivare la strategica pietra angolare della geopolitica anglosassone fin dai tempi di sir Halford Mackinder (teorico della NATO ) tra le due guerre mondiali, cioè impedire a tutti i costi la formazione di un’alleanza tra Germania e Russia in Europa. Oggi, la Cina e la Germania sono collegate dalla rete ferroviaria internazionale Chongqing/Xinjiang/Europa. L’agenzia Xinhua ha annunciato che dall’entrata in servizio, nel 2011, la rete ferroviaria “Yu Nuova Europa” riduce il tempo di percorrenza delle merci da cinque settimane (via mare) a soli due giorni; e a dodici giorni nel 2013, con la linea ferroviaria che collega Chengdu (capitale del Sichuan e leggendario santuario dei panda) a Lodz (Polonia) attraverso i tre mercati emergenti di Kazakistan, Russia e Bielorussia. Questa rete, denominata “Nuova Via della Seta”, è diventata “collegando la città di Chongqing (Cina sud-orientale) alla città di Duisburg, la via commerciale più importante del mondo” [1]. Alcuni prevedono che la Cina diventerà il maggiore partner commerciale della Germania tra cinque anni, dato che “le prospettive di crescita (dei suoi principali partner al momento, Francia e Stati Uniti) sono più limitate”.
Mentre si parla delle sanzioni imposte alla Russia dalle potenze occidentali, i media iraniani non hanno mancato di sottolineare l’avvicinarsi della Cina alla Germania e di pubblicare un’intervista con William Engdahl, lo studioso tedesco-statunitense esperto in geopolitica delle risorse energetiche, finanza e cibo che insegna nelle università cinesi e tedesche [2]. Secondo il giornalista iraniano che ha condotto l’intervista, il Vicepresidente cinese Xi Jingping è riuscito, con la diplomazia economica, ad infliggere un colpo da maestro nel contrastare “gli sforzi della fazione neoconservatrice di Washington per un nuovo confronto tra NATO e Russia“. Secondo Engdahl, la dichiarazione di Xi a Duisburg comporta “prospettive di crescita economica molto promettenti per l’Eurasia“. Questo evidenzia che Germania e Cina sono “le locomotive economiche” poste alle estremità della Via della Seta, e ricorda che il termine “Via della Seta” si riferisce alla “antica via commerciale e culturale costruita nel 200 aC dalla dinastia Han per unire Cina, Asia centrale, Asia del Sud, Europa e Medio Oriente“. Durante la terza riunione plenaria del Partito comunista cinese, Xi ha parlato di “Via della Seta” e di “Via della Seta marittima (sic)”. Per il leader cinese, il percorso eurasiatico è una “priorità strategica”, in quanto “la Cina deve trovare nuovi mercati d’esportazione, mantenere quelli in cui è già presente e ridurre le disparità di sviluppo tra le aree costiere ben sviluppate come Shanghai, e le regioni interne del Paese meno sviluppate“, così da “garantire stabilità in Cina come nelle zone circostanti“. Tuttavia, la Via della Seta attraversa l’inquieta provincia cinese dello Xinjiang, dove gli uiguri musulmani sono la maggioranza, un popolo dell’Asia centrale di origine mongola. Engdahl ha osservato che “il tracciato della nuova infrastruttura attraversa la Russia” dato che “non c’è alternativa economica“, rendendo indispensabile rafforzare la cooperazione tra Germania e Russia, e in definitiva, tra la Cina e questi Paesi. Per Engdahl, è importante notare che una settimana prima del suo grande viaggio in diversi Paesi europei, il leader cinese ha ricevuto a Pechino Abdulaziz al-Saud, principe ereditario dell’Arabia Saudita. S’è offerto di partecipare alla costruzione della cintura economica delle vie della seta (terrestre e marittima) per promuovere “trasporto e scambi culturali“. E’ anche significativo che Xi includa sempre le questioni culturali al commercio, come dimostra la sua storica visita nello Yucatan: lo “spirito di Chichén Itzá” [3]. Il leader non lascia nulla al caso e, come il suo primo ministro, ha visitato diversi Paesi dell’Asia centrale, dove passa la Via della Seta, cioè Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan.
La difficile stabilizzazione dell’Asia centrale sarà fondamentale per il successo della nuova Via della Seta, il progetto pionieristico più ambizioso di Xi dipende da cinque fattori:
– 1 cooperazione economica dei partner;
– 2 rafforzamento della coesione del corridoio in vista della costruzione dell’importante via dei trasporti  dall’Oceano Pacifico al Mar Baltico e dall’Asia centrale all’Oceano Indiano;
– 3 liberalizzazione del commercio attraverso l’eliminazione delle barriere commerciali;
– 4 rafforzamento la cooperazione monetaria che, a mio parere, finirà per indebolire gradualmente il dollaro a favore di renminbi cinese, rupia indiana ed euro ‘tedesco';
– 5 approfondimento delle relazioni tra i popoli dei Paesi partner. Trentamila studenti del Consiglio di cooperazione di Shanghai studieranno nelle università cinesi, nel prossimo decennio.
Secondo Engdahl, la decisione della Cina di guardare verso “ovest” riflette una questione molto importante relativa alla sicurezza, il Paese sarebbe “assai vulnerabile alla chiusura dello stretto di Malacca, attraverso cui passa l’85% delle sue importazioni, tra cui l’80% delle sue risorse energetiche”. Con il suo progetto di “Nuova Via della Seta” nelle versioni terrestre e marittima, la Cina tenta di porre rimedio alla possibile chiusura dello stretto di Malacca. Già maestri nell’arte della balcanizzazione e della destabilizzazione, gli anglosassoni non reagiranno alla nascita dell’Asse tripartito eurasiatico Berlino-Mosca-Pechino che potrebbe creare un nuovo ordine mondiale multipolare?

German President Gauck and China's President Xi greet well wishers during welcome ceremony at Bellevue palace in BerlinAlfredo Jalife-Rahme La Jornada

[1] “Le président chinois appelle la Chine et l’Allemagne à construire la ceinture économique de la Route de la Soie“, Xinhua, 30 marxo 2014.
[2] “China uses economy to avert cold war”, F. William Engdahl, Press TV, 17 mai 2014.
[3] Chichén Itzá, nello Yucatán dell’attuale Messico, fu il centro religioso dei Maya nel X secolo dC.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Illuminati contro la Russia

I piani degli imperialisti della City di Londra per la Russia
Dean Henderson 29 aprile 2014 map_ktk_enIeri l’UE e gli USA hanno imposto ulteriori sanzioni alla Russia, mentre 150 truppe statunitensi sbarcano nella vicina Estonia per le esercitazioni militari. Due mesi dopo che il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina Viktor Janukovich è fuggito dal Paese per il putsch orchestrato da MI6/CIA/Mossad a Kiev, l’occidente continua l’aggressione alla Russia, nonostante i ripetuti tentativi diplomatici del presidente russo Vladimir Putin. Quindi cosa c’è di nuovo? La City dei banchieri di Londra guidata dai Rothschild da due secoli ha grandi piani imperialisti per le ricche risorse naturali della Russia, sempre ostacolati dagli zar o dallo stalinismo nazionalista. Putin ha sventato i loro ultimi tentativi, quando ha incarcerato l’israeliano dalla doppia cittadinanza Mikhail Khodorkovskij e ri-nazionalizzato gran parte dell’industria energetica russa. Non è un caso che uno dei funzionari russi sanzionati ieri sia Igor Sechin, presidente del colosso petrolifero russo Rosneft, di cui BP detiene ancora una quota del 20%.

Alleanza blasfema
hersh_malta_2 Mentre i sindacati bancari internazionali avevano sempre trattato con l’Unione Sovietica, l’accesso alle sue vaste risorse petrolifere rimase limitata fino a quando Ronald Reagan entrò alla Casa Bianca nel 1980, determinato a frantumare l’Unione Sovietica e aprirne i giacimenti petroliferi ai Quattro Cavalieri. Il suo uomo di punta fu il direttore della CIA Bill Casey, le cui connessioni con i cattolici Cavalieri di Malta furono sfruttate a fondo. La “santa mafia” segreta dell’Opus Dei del Vaticano era dietro l’ascesa al Papato del cardinale polacco Karol Wojtyla. Wojtyla divenne Papa Giovanni Paolo II e lanciò l’offensiva dell’Opus Dei/Vaticano per eliminare i movimenti della teologia della liberazione dall’America Latina e il comunismo dall’Europa orientale. Il fascismo aiutò naturalmente Karol Wojtyla. Durante gli anni ’40 era un commesso dell’industria chimica nazista IG Farben. Wojtyla vendeva ai nazisti il cianuro usato nei loro campi di sterminio di Auschwitz. Uno dei suoi migliori amici era il dr. Wolf Szmuness, ideatore nel 1978 dello studio sull’epatite B del Center for Disease Control degli Stati Uniti, attraverso cui il virus dell’AIDS fu inoculato nella popolazione gay. [722] Nel 1982 Reagan incontrò Papa Giovanni Paolo II. Prima della riunione, Reagan firmò l’NSD-32 che autorizzava una vasta gamma di attività economiche, diplomatiche e segrete per “neutralizzare la presa dell’Unione Sovietica sull’Europa orientale“. Nel corso della riunione i due decisero di lanciare un programma clandestino per strappare l’Europa dell’Est ai sovietici. La Polonia, Paese di origine del Papa, era la chiave. Sacerdoti cattolici, AFL-CIO, National Endowment for Democracy, Banca del Vaticano e CIA si schierarono tutti.
Il Vaticano è il maggiore proprietario al mondo di titoli azionari, utilizzando la filiale svizzera del Banco di Roma per svolgerne le  attività in modo discreto. Il fascista italiano Benito Mussolini fornì generose esenzioni fiscali al Vaticano, di cui gode ancora. La riconciliazione del Grande Oriente massone con il Vaticano fu sostenuta dal Banco Ambrosiano del capo della P-2 Roberto Calvi. Le relazioni tra il Vaticano e la massoneria erano tese dall’11° secolo, quando i greci ortodossi si divisero dai cattolici romani. Emersero le fazioni dei Cavalieri Templari e dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni. Quest’ultima fu la fazione cattolica. Cambiò nome in Cavalieri di Malta, dall’isola dove trovò rifugio dopo la sconfitta delle Crociate con l’aiuto del Vaticano. Malta è una base degli intrighi di CIA/MI6/Mossad. Nel 13° secolo papa Clemente V, sostenuto dal re di Francia Filippo, accusò i Cavalieri Templari di eresia protestante, citando la loro passione per il traffico di droga, armi, gioco d’azzardo e prostituzione. Queste attività sono ciò che resero i Templari “ricchi sfondati”. Papa Clemente diede una lezione bruciando sul rogo, un venerdì 13, il capo dei Templari Jacques de Molay. [723] I templari presero il loro bottino e fuggirono in Scozia per fondare la Massoneria di Rito Scozzese. Finanziarono la Casa di Windsor che controlla la Gran Bretagna e presiede il vertice della massoneria mondiale. I membri loggia massonica iscrivono i figli alla De Molay Society, in onore del pirata templare bruciato. Il tentativo di Calvi di conciliare società segrete protestanti e cattoliche fu un successo. Divenne il finanziatore del movimento polacco Solidarnosc, mentre l’inquinata Continental Illinois Bank del segretario al Tesoro di Nixon David Kennedy inviava i fondi della CIA dalla Banca di Cicero del vescovo Paul Marcinkus per finanziare Solidarnosc. [724]
Il Vaticano collaborò con la nobiltà nera europea, i Bilderberger e la CIA per lanciare la società ultrasegreta JASON e armare i dittatori sudamericani per reprimere la teologia della liberazione. Nel 1978, quando Papa Giovanni Paolo II prese il potere, il Vaticano emise un francobollo commemorativo con una piramide egizia e il Roshaniya, l’occhio che tutto vede. [725] Il Vaticano e gli Illuminati si ricongiunsero. Gli incontri di Reagan con Papa Giovanni Paolo II furono l’affermazione di tale nuova potente alleanza che si concentrò sulla rovina dell’Unione Sovietica. Anche prima che Reagan incontrasse il Papa, la CIA aveva un agente presso il ministero della Difesa polacco, il colonnello Ryszard Kuklinski. Kuklinski faceva capo al Vaticano e contribuì ad organizzare Solidarnosc guidata dalla ricca famiglia Radziwill, che aveva finanziato gli assassini di JFK via Permindex. La maggior parte dei capi di Solidarnosc erano vecchi ricchi aristocratici. Il precursore di Solidarnosc fu l’Alleanza Nazionale dei solidaristi, una squadra fascista russo/est-europea finanziata dalla RD/Shell di Sir Henry Deterding e dal presidente della Vickers Arms Corporation Sir Basil Zacharoff. Sir Auckland Geddes della Rio Tinto Zinc, che finanziò golpe fascista di Francisco Franco in Spagna, finanziò anche i solidaristi. Il nipote di Geddes, Ford Irvine Geddes, fu presidente della Inchcape Peninsular & Orient Navigation Company nel 1971-1972. [726] Il quartier generale dei solidaristi degli Stati Uniti era la Fondazione Tolstoj, nello stesso edificio della Julius Klein Associates che armò i famigerati squadroni della morte sionisti Haganah e banda Stern che usurparono le terre palestinesi per fondare Israele. Klein era un insider dell’MI6 alla Permindex contribuendo ad organizzare l’assassinio di JFK. Il figliastro dei solidaristi, il movimento Solidarnosc, fu spacciato dai media occidentali come grande forza liberatrice polacca. Con gli aiuti della CIA, Solidarnosc rovesciò il governo comunista di Varsavia. Il loro uomo di paglia Lech Walesa divenne presidente della Polonia. Nel 1995 Walesa fu sconfitto dall’ex-leader comunista Aleksander Kwasniewski. Walesa fu premiato per aver leccato stivali lavorando alla Pepsi.
Il direttore della CIA Casey richiese costante attenzione sull’Europa orientale dalla CIA. Casey s’incontrò spesso con il cardinale di Philadelphia John Krol per discutere di Solidarnosc. Utilizzò i suoi collegamenti con i Cavalieri di Malta, appoggiandosi pesantemente su fratello Vernon Walters, il cui curriculum spettarle si legge come un romanzo di James Bond. L’ultima incarnazione di Walter fu da ambasciatore itinerante di Reagan presso il segretario di Stato del Vaticano cardinale Agostino Casaroli. [727] Nel 1991 Walters era ambasciatore USA alle Nazioni Unite, dove rullò con successo i tamburi di guerra contro l’Iraq. Era nelle Fiji quello stesso anno, poco prima della caduta di quel governo di sinistra. Altri Cavalieri di Malta coinvolti nel tentativo di destabilizzazione dell’Europa orientale furono Richard Allen, dell’NSA di Reagan e vice di Robert Vesco, il giudice William Clark dell’NSA di Reagan, l’ambasciatore di Reagan in Vaticano William Wilson e Zbigniew Brzezinski. Altri cavalieri di spicco dei Cavalieri di Malta erano Prescott Bush, il segretario al Tesoro di Nixon William Simon, il golpista nixoniano Alexander Haig, il sostenitore dei Contra J. Peter Grace e l’agente venezuelano dei Rockefeller Gustavo Cisneros.
La squadra di Reagan seguiva una strategia in cinque parti nel tentativo di distruggere l’Unione Sovietica. In primo luogo, perseguì il concetto di Star Wars della JASON Society, nel tentativo di coinvolgere i sovietici in una corsa alle armi spaziali sapendo che Mosca non poteva permettersi. In secondo luogo, la CIA avrebbe lanciato operazioni segrete in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria nel tentativo di rovesciare quei governi filo-sovietici. Mentre Walesa spuntò in Polonia, il poeta Vaclev Havel divenne il cavaliere bianco della CIA in Cecoslovacchia. Come Walesa, Havel divenne impopolare e subito cacciato dalla presidenza di burattino. Un componente del programma di destabilizzazione della CIA era comprare armi da queste nazioni dell’Est europeo per armare i ribelli sponsorizzati dalla CIA in Nicaragua, Afghanistan, Angola e Mozambico, usando la BCCI e successivamente la BNL. Gli Stati Uniti volevano anche mettere le mani sull’avanzato arsenale sovietico. La Polonia vendette segretamente agli Stati Uniti una serie di avanzate armi sovietiche per 200 milioni di dollari. La Romania fece lo stesso. Entrambi i Paesi videro i loro debiti esteri ridotti significativamente. [728] Il terzo componente della strategia di Reagan fu finanziare la privatizzazione economica del contingente del Patto di Varsavia. In quarto luogo, gli Stati Uniti avrebbero coperto le onde radio est-europee e sovietiche di propaganda filo-occidentale da fronti come Radio Liberty, Radio Free Europe e Voice of America. La CIA finanziò giornali e riviste locali.
La Compagnia fu aiutata nell’Unione Sovietica dai suoi compari del Mossad con il tentativo del magnate dei media e ufficiale pagatore del Mossad Robert Maxwell. Quando Maxwell minacciò di svelare l’incontro tra il capo del KGB Vladimir Krjuchkov e un capo del Mossad a bordo del suo yacht privato, in cui il colpo di Stato contro Mikhail Gorbachev venne discusso, il Mossad ordinò l’eliminazione di Maxwell. Il 4 novembre 1991, quando navigava presso le isole Canarie, Maxwell fu assassinato da un commando israeliano. L’esodo di massa degli ebrei russi negli insediamenti occupati da Israele in Palestina faceva parte del patto segreto tra Mossad e Krjuchkov, ancora in una prigione di Mosca per il suo ruolo nel tradimento del colpo di Stato contro Gorbaciov. [729] Ma fu il quinto e ultimo componente della strategia di Reagan che attrasse i Quattro Cavalieri. Gli spettri di Reagan avviarono una guerra economica contro l’Unione Sovietica, comprendente il congelamento dei trasferimenti tecnologici, contraffazione del rublo russo e sponsorizzazione di gruppi islamici separatisti nell’Asia centrale e nel Caucaso sovietici. I jihadisti furono incaricati di sabotare un importante metanodotto transcontinentale che i sovietici stavano costruendo. I sovietici avevano più gas naturale di qualsiasi altro Paese sulla terra e videro nel completamento di questo gasdotto una vacca da mungere per il 21° secolo. [730] Big Oil voleva il latte della mucca.

E’ il petrolio, stupido!
pipelinemapQuando l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov annunciò la perestrojka e la glasnost per privatizzare l’economia del Paese, aiutò gli Illuminati a distruggerlo. Gorbaciov fu ingannato, complice inconsapevole, un agente della CIA o vittima dell’operazione Presidio di controllo mentale del Tempio di Set? Comunque sia, svolse un ruolo chiave nello smantellamento dell’Unione Sovietica. I sovietici controllavano non solo le vaste risorse della propria nazione, ma le risorse dei Paesi del Terzo Mondo e del Comecon, alleati dei sovietici. Nell’ambito della perestrojka dovevano cessare gli aiuti sovietici a queste nazioni in via di sviluppo, per alleviare il peso del crescente debito sovietico che, come il debito degli Stati Uniti, s’era accumulato con decenni di spesa militare della Guerra Fredda. Il debito delle due superpotenze era detenuto dalle stesse banche internazionali che ora utilizzavano la leva del debito per scegliere un vincitore e aprire le risorse russe e del Terzo Mondo ai loro tentacoli aziendali. [731]
Quando il Muro di Berlino cadde e Gorbaciov fu rovesciato in favore del sicario del FMI Boris Eltsin, i Quattro Cavalieri si precipitarono a Mosca per concludere accordi petroliferi. Petrolio e gas naturale sono sempre stati la principale esportazione sovietica e così rimase per la nuova Russia. Nel 1991 il Paese guadagnò 13 miliardi dollari in valuta forte dalle esportazioni di petrolio. Nel 1992 Eltsin annunciò al mondo che l’industria petrolifera della Russia da 9,2 miliardi di barili al giorno sarebbe stata privatizzata. Il sessanta per cento delle riserve siberiane della Russia non è mai stato sfruttato. [732] Nel 1993 la Banca Mondiale annunciò un prestito di 610 miliardi dollari per modernizzare l’industria petrolifera della Russia, di gran lunga il più grande prestito nella storia della banca. L’International Finance Corporation controllata dalla Banca Mondiale, acquistò le azioni di diverse società petrolifere russe e fece un ulteriore prestito alla Conoco di Bronfman per l’acquisto della Siberian Polar Lights Company. [733] Il principale mezzo di controllo dei banchieri internazionali sul petrolio russo era Lukoil, inizialmente per il 20% di BP Amoco e Credit Suisse First Boston, dove l’inviato in Jugoslavia di Clinton e architetto degli accordi di pace di Dayton Richard Holbrooke aveva lavorato. Il procuratore generale di Bush padre, Dick Thornburgh, che orchestrò il cover-up della BNL, ora era Chief Financial Officer della CS First Boston. Una manciata di oligarchi sionisti russi, noti collettivamente come mafia russa, possedeva il resto di Lukoil, che operò da Saudi Aramco della Russia dei Quattro Cavalieri, un partner di Big Oil per i progetti nel Paese che richiedevano quantità veramente impressionanti di capitale. Questi progetti riguardavano l’isola Sakhalin, noti come Sakhalin I, una venture da 15 miliardi di dollari della Exxon Mobil; e Sakhalin II, un accordo da 10 miliardi di dollari della Royal Dutch/Shell che includeva Mitsubishi, Mitsui e Marathon Oil come partner. i piani siberiani erano ancor più grandiosi. RD/Shell è un partner al 24,5% di Uganskneftegasin, che controlla un enorme giacimento di gas naturale siberiano. A Prjobskoe, BP Amoco gestisce un progetto da 53 miliardi di dollari. A Timan Pechora sul Mar Glaciale Artico, un consorzio composto da Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Norsk HYDRO gestisce una joint venture da 48 miliardi di dollari. Nel novembre 2001 la Exxon Mobil annunciò l’intenzione d’investire altri 12 miliardi di dollari in un progetto su petrolio e gas nell’Estremo Oriente russo. RD/Shell annunciò un investimento di 8,5 miliardi di dollari per le concessioni nell’isola Sakhalin. BP Amoco fece annunci simili. [734] Nel 1994 Lukoil produsse 416 milioni di barili di petrolio, diventando così il quarto maggiore produttore al mondo dopo RD/Shell, Exxon Mobil e la co-proprietaria BP Amoco. I suoi quindici miliardi di barili di riserve di greggio erano secondi al mondo dopo Royal Dutch/Shell. [735]
Il Caucaso sovietico, con l’incoraggiamento di Langley, presto si separò dalla Russia. La mappa dell’Asia centrale fu riscritta con Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e Georgia che dichiaravano l’indipendenza. Il gasdotto sovietico contro cui Reagan ordinò gli attacchi, trasportava gas naturale ad est, al porto sul Nord Pacifico di Vladivostok, e ad ovest al porto sul Mar Nero di Novorossijsk, dai più ricchi noti giacimenti di gas naturale del mondo, sotto ed a ridosso del litorale del Mar Caspio, nel cuore del Caucaso. I Quattro Cavalieri ambivano a queste risorse più che in ogni altra parte del mondo. Volevano costruire i propri gasdotti privati, una volta messe le mani sui giacimenti di gas del Mar Caspio che contengono, secondo una stima, 200 miliardi di barili di greggio. Le privatizzazioni dell’industria petrolifera furono rapidamente annunciate nelle nuove repubbliche dell’Asia centrale che ebbero, in virtù della loro indipendenza, il controllo delle vaste riserve di petrolio e di gas del Mar Caspio. Nel 1991 Chevron ebbe colloqui con il Kazakistan. [736] Le repubbliche dell’Asia centrale divennero i più grandi beneficiari degli aiuti dell’USAID, così come dei prestiti di Exim Bank, OPIC e CCC. Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan ne furono particolarmente favoriti. Questi Paesi controllano il litorale del Mar Caspio, insieme a Russia e Iran. Nel 1994 il Kazakistan ricevette 311 milioni di dollari in aiuti statunitensi e altri 85 milioni di dollari per smantellare le armi nucleari sovietiche. Il presidente Clinton incontrò il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. Firmarono una serie di accordi, dal disarmo alla cooperazione nella ricerca spaziale. Il Kazakistan, con una stima di 17,6 miliardi di barili di riserve petrolifere, era una parte  strategica del sistema di armi nucleari sovietiche ed ospitava il programma spaziale sovietico. I due leader firmarono un accordo che prevedeva la protezione degli investimenti delle multinazionali statunitensi. L’Istituto di libero scambio e della Camera di Commercio degli Stati Uniti invitò i funzionari kazaki a studiare le arti più sottili del capitalismo globale. I Quattro Cavalieri si mossero in fretta. Chevron Texaco rivendicò il primo premio da 20 miliardi di dollari, il giacimento Tenghiz, poi arraffò un altro giacimento petrolifero a Koroljov. Exxon Mobil firmò un accordo per sviluppare una concessione offshore sul Mar Caspio. [737] Tengizchevroil è per il 45% di Chevron Texaco e per il 25% di Exxon Mobil. [738] Il presidente della NSA di George W. Bush e poi segretaria di Stato Condaleeza Rice, esperta di Asia centrale, era nel CdA di Chevron assieme a George Schultz nel 1989-1992. Anche una petroliera prese il suo nome.
Grazie al Mar Caspio, l’Azerbaigian riceveva centinaia di milioni di dollari in aiuti statunitensi. BP Amoco guidava un consorzio di sette giganti del petrolio che versarono inizialmente 8 miliardi di dollari per sviluppare tre concessioni al largo della capitale Baku, storico campo base di Big Oil nella regione. [739] BP Amoco e Pennzoil, recentemente acquisita da Royal Dutch/Shell, presero il controllo della compagnia petrolifera dell’Azerbaigian il cui consiglio di amministrazione includeva l’ex-segretario di Stato di Bush Sr. James Baker. Nel 1991 il super-fantasma di Air America Richard Secord si presentò a Baku sotto la copertura dell’Oil MEGA. [740] Secord & Company fornirono addestramento militare, vendevano armi israeliane, passavano “sacchetti marroni pieni di contanti” e spedirono oltre 2000 combattenti islamici dell’Afghanistan con l’aiuto di Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afgana inondò Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti della polizia di Mosca nel 1991, “Ognuno era gestito da azeri che utilizzavano il ricavato per comprare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia nel Nagorno-Karabakh“. [741] Una fonte d’intelligence turca afferma che Exxon e Mobil erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti aiutarono Secord. Usama bin Ladin istituì un’ONG a Baku da cui attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Venne insediato il più flessibile presidente Haydar Aliev. Nel 1996, per volere del presidente dell’Amoco, fu invitato alla Casa Bianca ad incontrare il presidente Clinton, il cui NSA era Sandy Berger che aveva 90000 dollari di azioni dell’Amoco. [742] I separatisti armeni sostenuti dalla CIA occuparono le regioni strategiche del Nagorno-Karabakh e Nakhnichevan confinante con Turchia e Iran. Quando il presidente turco Turgut Ozal menzionò l’intervento in Nakhnichevan in sostegno degli azeri, il premier turco Sulayman Demirel subito lo smentì dall’alleato chiave degli Stati Uniti. Queste due regioni sono fondamentali per Big Oil che progettava di costruire un gasdotto dal Mar Caspio attraverso la Turchia fino al porto russo sul Mar Nero di Novorrossijsk. La stessa rotta era utilizzata dai mafiosi turchi Lupi grigi nel loro traffico di eroina dall’Asia centrale all’Europa. Quando il lupo grigio Mehmet Ali Agca cercò di assassinare papa Giovanni Paolo II nel 1981, la CIA usò la sua Gladio cercando di accusarne il governo comunista della Bulgaria. Lukoil possiede il 26% del porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk. Il suo presidente Vait Alekperov voleva costruire l’oleodotto del Caspio attraverso Groznij, in Cecenia, mentre i Quattro Cavalieri preferivano passare per la Turchia. Il supporto della CIA a separatisti armeni e ribelli islamici ceceni assicurò il caos a Groznij. Alekperov finalmente accettò la rotta turca. Nel 2003 il dipartimento della Difesa propose una borsa per l’addestramento militare da 3,8 milioni dollari all’Azerbaigian. Più tardi, ammise che ciò era volto a proteggere l’accesso al petrolio degli Stati Uniti. Come Michael Klare ha detto, “Lentamente ma inesorabilmente, l’esercito statunitense si converte nel servizio globale di protezione del petrolio“. [743]
Il Turkmenistan, che confina con il Mar Caspio a sud-est, è una virtuale repubblica del gas, con massicci giacimenti di gas naturale. Ha anche vasti giacimenti di petrolio, rame, carbone, tungsteno, zinco, uranio e oro. Il giacimento di gas più grande è presso Dauletabad, nel sud-est del paese, vicino al confine afghano. Centgas di Unocal avviò la costruzione di un oleodotto che collegava i giacimenti petroliferi di Chardzhan ai giacimenti petroliferi siberiani più a nord. Cruciale per Centgas era il gasdotto da Dauletabad, attraverso Afghanistan e Pakistan, all’Oceano Indiano. [744] Tra i consulenti del progetto vi era Henry Kissinger. Unocal ora fa parte di Chevron. Con i Quattro Cavalieri che avevano un saldo controllo delle riserve del Mar Caspio, nacque il Caspian Pipeline Consortium. Chevron Texaco ebbe una quota del 15% e gli altri tre Cavalieri e Lukoil si divisero il resto. La sicurezza delle pipeline fu fornita dalla società israeliana Magal Security Systems, collegata al Mossad. Azerbaigian e Turkmenistan hanno rapporti particolarmente affettuosi con Israele grazie all’ambasciatore speciale Yusef Maiman, presidente del gruppo israeliano Mehrav. Mehrav è coinvolto nel progetto turco per deviare l’acqua del Tigri e dell’Eufrate nel sud-est della Turchia a scapito dell’Iraq. [745] Il gasdotto del Caspio fu ostruito da Bechtel in partnership con GE e Wilbros Group. Il gasdotto divenne operativo nel novembre 2001, appena due mesi dopo l’11 settembre. Bechtel costruì anche le infrastrutture del giacimento di Tengiz della Chevron Texaco. Nel 1995 Bechtel guidò un consorzio finanziato da USAID per ristrutturare le industrie energetiche di undici nazioni dell’Europa orientale, in linea con i mandati del FMI. Bechtel ricevette un contratto enorme per aggiornare molte fonderie di alluminio russe in difficoltà, in tandem con Pechiney. Lukoil contrattò con la ABB Lummus Crest del New Jersey (formatosi quando i giganti metalmeccanici Asea Brown Boveri e Lummis Crest si fusero) per costruire una raffineria da 1,3 miliardi dollari nel porto di Novorossijsk e aggiornare per 700 milioni di dollari la raffineria di Perm. L’amministrazione Bush programmava un’ulteriore serie di oleodotti sul Mar Caspio per collegare Tenghiz al Mar Nero. Un oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan fu costruito da un consorzio dei Quattro Cavalieri guidato da BP Amoco. Lo studio legale che rappresenta il consorzio della BP è la Baker Botts della famiglia di James Baker. Il gasdotto BP Amoco attraversa la Georgia passando per la capitale Tblisi.
Nel febbraio 2002 gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di inviare 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “radicarvi il nostro terrorismo”. [746] L’implementazione fu una cortina fumogena per proteggere la pipeline. Nel settembre 2002 il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov accusò la Georgia di ospitare i ribelli ceceni. Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi con una rivoluzione incruenta. Secondo un articolo dell’11 dicembre 2003 sul sito del Partito Socialista Mondiale, la CIA sponsorizzò il colpo di Stato. Nel settembre 2004 centinaia di bambini russi furono uccisi quando i separatisti ceceni presero il loro edificio scolastico. Il presidente russo Vladimir Putin disse dell’incidente, “Certi ambienti politici in occidente vogliono indebolire la Russia, proprio come i romani volevano indebolire Cartagine“. Ha accusato “i servizi segreti stranieri” di complicità negli attacchi. Il suo consigliere Aslanbek Aslakhanov andò oltre affermando sul Canale 2 russo “Costoro non parlavano con la  Russia, ma con altri Paesi. Erano controllati. I nostri sedicenti amici hanno lavorato per decenni a smembrare la Russia… (sono i burattinai) e finanziatori del terrorismo”. La russa KM News titolò “Il sequestro della scuola fu pianificato a Washington e Londra“. [747] Lukoil incarna la corruzione dilagante in Russia dal crollo sovietico. La corruzione è la norma. Lukoil regalò un jet di lusso al sindaco di Mosca, al capo della Gazprom (il monopolio del gas naturale statale) e al presidente del Kazakistan Nazarbaev. Alla metà degli anni ’90 Lukoil annunciò che avrebbe venduto una quota del 15% agli azionisti stranieri attraverso il suo primo proprietario e consulente finanziario CS First Boston e la Bank of New York. [748] Nel 2002 annunciò l’intenzione di svendere un altro grande asset. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri scatenatisi nei loro nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, videro tale aumento delle attività finanziarie, nel 1988-1994: Exxon Mobil – 54%, Chevron Texaco – 74%, Royal Dutch/Shell – 52% e BP Amoco - 54%. I Cavalieri avevano più che raddoppiato il loro patrimonio in sei anni. Questo salto di qualità della potenza mondiale anglo-statunitense aveva a che fare con l’acquisizione dell’industria petrolifera ex-sovietica e il conseguente impoverimento dei suoi legittimi proprietari.

Caspian-pipelines-mapNote
[722] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Publishing. Sedona, AZ. 1991.
[723] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.94
[724] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.78
[725] Ibid. p.165
[726] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992
[727] “The Unholy Alliance”. Carl Bernstein. Time. 2-24-92. p.28
[728] “US Obtained Soviet Arsenal from Poland”. Eugene Register-Guard. 2-13-94
[729] The Other Side Of Deception. Victor Ostravsky. HarperCollins Publishers. New York. 1994.
[730] Bernstein. p.28
[731] “The Dismantling of the Soviet Union”. Peter Symon. Philippine Currents. November/December 1991.
[732] “Drilling for a Miracle”. Fred Coleman. US News & World Report. 12-7-92. p.54
[733] Evening Edition. National Public Radio. 6-18-93
[734] “Exxon’s Russian Oil Deal Makes Other Firms Feel Lucky”. Wall Street Journal. 12-13-01
[735] “The Seven Sisters Have a Baby Brother”. Paul Klebnikov. Forbes. 1-22-96. p.70
[736] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. Yale University Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[737] “Christopher Promises Aid to Oil-Rich Kazakhstan”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 10-24-93
[738] 10K Filings to SEC. Exxon Mobil and Chevron Corporations. 3-28-01
[739] “The Quietly Determined American”. Paul Klebnikov. Forbes. 10-24-94. p.48
[740] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post-Soviet Republic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[741] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[742] See No Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[743] Blood and Oil: The Dangers and Consequences of America’s Growing Dependency on Imported Petroleum. Michael T. Klare. Metropolitan/Henry Holt. 2004. p.6-7
[744] Escobar. Part I
[745] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part II: The Games Nations Play”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-26-02
[746] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 2-27-02
[747] “Paranotes: Russian School Seige Conspiracy”. Al Hidell. Paranoia. Issue 37. Winter 2005.
[748] Klebnikov. 1-22-96. p.72

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Crimea e l’idea Eurasiatista come geopolitica della resistenza

Bruno De Cordier Geopolitika 26/04/2014
800px-euroas_unionIo so una cosa e la dirò: se la Russia sopravvive a questo periodo e alla fine si salva, lo sarà come entità eurasiatica e attraverso l’idea eurasiatista”, aveva detto l’etnografo, storico e geografo russo Lev Gumiljov in un’intervista data poco dopo la scomparsa dell’URSS e poco prima della morte nell’estate del 1992. Allora erano anni terribili di decadenza, disfacimento e perdita di autostima della Russia e del resto dell’enorme spazio che poco prima era l’URSS. Anche l’esistenza della Federazione Russa, entità nucleo dell’URSS, era incerta con l’aumento del separatismo nelle repubbliche nord caucasiche di Daghestan e Cecenia, e con l’avanzata dei potentati locali e provinciali su cui il Cremlino di Eltsin difficilmente aveva una reale influenza. Così oggi, la Crimea si appresta ad aderire alla Russia. Come le cose possono cambiare.

Il trauma del 1990
Ho pensato spesso a Gumiljov e alla sua idea eurasiatista ultimamente, perché in effetti spiega un bel po’ di ciò che è successo. In sintesi, afferma che la vecchia Unione Sovietica e lo spazio imperiale zarista che l’ha preceduta sono essenzialmente innestati in un antico campo culturale in cui le culture slave e turche, cristianesimo ortodosso, sunnismo e sciismo convivono e interagiscono da secoli. Il nucleo di questa sfera, di questo ‘grande spazio’, come lo scienziato politico russo Aleksandr Dugin lo chiama, è la Russia che anzi si estende geograficamente sui continenti europeo e asiatico ed ha, attraverso l’adozione del cristianesimo bizantino nel 980, dopo il primo contatto stabilito con i vescovi greci, in Crimea tra l’altro, e la sua integrazione nel sistema del Khanato dell’Orda d’Oro (1240-1502), ancorandosi in Oriente come in Occidente. L’intera nozione che la Russia costituisca quindi una sfera separata attorno al quale cristallizzare l’Eurasia, sembra anche essere presente e ben viva a livello popolare oggi. In un sondaggio condotto tra la popolazione russa nella primavera del 2007, ad esempio, la tesi che la Russia sia una entità eurasiatica a sé stante, con i suoi moduli sociali e di sviluppo, era accettata da quasi tre quarti degli intervistati. [1] Naturalmente, c’è più di un indicatore che riflette la realtà. In una simile ma molto più recente indagine, lo scorso anno, alla domanda di come la Russia sarà tra 50 anni, la maggioranza degli intervistati dopo la categoria dei non-so/non-risponde, rispose che la tecnologia e le scienze saranno molto simili a quelle occidentali, ma che la società e la cultura russa saranno completamente diverse. [2] Inoltre, in un altro sondaggio condotto lo scorso autunno, si apprende che la quota di coloro che in Russia rimpiangono la scomparsa dell’URSS è alta: 57 per cento, comprensibilmente più alta tra le categorie di età con ricordi vivi di quel periodo (coinvolgendo ancora una congrua parte di persone in età attiva), ma anche pari a un terzo delle categorie di intervistati che non erano ancora nati nel 1991 o che erano troppo giovani per avere ricordi vivi. [3]
L’impatto di quello che potremmo chiamare il trauma degli anni ’90’, causato dagli anni terribili che seguirono la crisi ed infine il crollo dell’URSS, non dovrebbe davvero essere sottovalutato. Nel giro di un paio d’anni, un grande capitale umano, un elevato livello di sicurezza sociale e un discreto livello infrastrutturale sociale furono sperperati e distrutti per far posto a una forma particolarmente rapace di capitalismo, soprannominato “riforme di mercato”, di consulenti stranieri e decine di profittatori, una crisi di identità acuta, una drammatica recessione demografica, un degrado generale e la perdita dello status. A metà degli anni novanta fu quando in realtà iniziai a lavorare in Eurasia. Allora, avevo già capito che tutto questo sarebbe mutato un giorno. E in effetti fu così. Fin dall’inizio di questo secolo, una non piccola parte di opinion maker, opinione pubblica e funzionari accusarono un astratto ‘occidente’, dove certamente gli Stati Uniti sono percepiti sempre più negativamente [4], ed in particolare i liberali locali e regionali in Eurasia.

Grande spazio economico
Quindi, quali sono i diversi fili che legano la Russia alla sua ampia sfera storica, e con il resto della regione precedentemente nota come URSS in particolare? Dobbiamo prima dare uno sguardo alla sottostruttura economica, iniziando dal commercio estero. Ufficialmente nel 2013 quasi il 21 per cento del commercio estero complessivo della Russia era con gli altri Stati dell’ex-URSS, esclusi i tre Paesi baltici. Circa i tre quarti del commercio in Eurasia riguardavano, in questo ordine particolare, l’Ucraina, la Bielorussia e il Kazakistan. Questi ultimi due sono anche parte dell’unione doganale e della Comunità economica eurasiatica, guidate e promosse da Mosca. I tentativi d’integrare anche l’Ucraina in queste strutture, in realtà ha scatenato il movimento di protesta a Kiev lo scorso anno. Inoltre, oltre il 50 per cento del commercio estero della Russia avviene con l’Unione europea, quasi il 10 per cento con la Cina e circa il 3 per cento con gli Stati Uniti. Il modello del commercio estero della Russia è quindi orientato principalmente verso l’UE, implicando anche qualcos’altro a proposito: che le economie e le società dell’UE hanno bisogno del mercato dell’Europa orientale. Quindi, le sanzioni economiche nei confronti di Mosca prima di tutto incideranno sull’UE che ha agito principalmente come estensione e sostegno degli Stati Uniti per tutta la crisi dell’Ucraina. Per gli appassionati nel sottolineare l’importanza delle politiche energetiche, beh, c’è anche la posizione e le attività di Gazprom in Eurasia. Questa società parastatale, strettamente collegata al Cremlino, controlla circa un terzo della produzione mondiale di gas naturale ed ha anche interessi e attività in altri settori come trasporti, petrolio, banche e media. E’ attivamente presente in tutti i Paesi ex-sovietici, tra cui Paesi Baltici che in realtà ne dipendono per la maggior parte dell’approvvigionamento del gas naturale. Gazprom partecipa anche, in una forma o nell’altra, all’estrazione di petrolio e al potenziamento delle infrastrutture dei Paesi esportatori di petrolio e gas come Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan. Il solo peso di Gazprom spiega perché la Russia, insieme a Iran e Qatar, ha il comando da metà del 2001 dell’istituzione del cosiddetto Forum dei Paesi esportatori di gas. La struttura, che conta attualmente 11 Stati e nel quale il Kazakistan è un osservatore, è volto ad essere una sorta di ‘OPEC del gas’.

Lavoratori migranti e oligarchi
Torniamo alla società e alla vita quotidiana. Uno dei più importanti vettori socioculturali dell’influenza russa in Eurasia è, ovviamente, la lingua russa. L’avversione storica contro di essa non è così forte come lo era nel Baltico e nell’Europa centrale negli anni ’90 o come in Ucraina occidentale oggi. Nonostante la giusta promozione delle lingue locali o nazionali, diverse dalla russa nel 1988-1991, la lingua russa ancora, o di nuovo, ha uno status ufficiale o semi-ufficiale in Ucraina (anche se il suo futuro in Ucraina è incerto), Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’uso del russo in queste società di solito va ben oltre la popolazione di origine ed etnia russa. Anche nei Paesi in cui non ha più lo status ufficiale, come Azerbaijan e Turkmenistan, è ancora la lingua delle élite politiche e intellettuali, del segmento della popolazione più urbanizzata, delle minoranze etniche ed è spesso la lingua di comunicazione inter-etnica. La sua posizione sostiene anche l’influenza di mass media, cultura popolare e opinion maker russi. Un agente molto importante dei legami in Eurasia, che interfaccia base popolate e macro-economia, sono i lavoratori migranti, stagionali e permanenti, in Russia. La stragrande maggioranza del circa milione e mezzo di lavoratori ospiti che soggiornarono ufficialmente in Russia nel 2011, provenivano da altri Paesi dell’Eurasia. Il gruppo più numeroso, circa 510000, erano uzbeki. Inoltre, nello stesso anno, circa 280000 lavoratori ospiti provenivano dal Tagikistan, 193000 dall’Ucraina, 110000 dal Kirghizistan, 80000 dalla Moldavia, 71000 dall’Armenia, 68000 dall’Azerbaigian e 53000 dalla Georgia. Oltre ai Paesi dell’ex-Unione Sovietica, il secondo più grande Paese di origine dei lavoratori migranti in Russia è la Cina. Kazakistan e Bielorussia sono Paesi di accoglienza dei lavoratori migranti dell’Eurasia meridionale. Sono chiaramente formati in gran parte da commercianti dei bazar, operai edili, addetti alle pulizie e alla manutenzione e personale della ristorazione nelle metropoli, così come da lavoratori stagionali nell’agricoltura. Molti hanno al doppia cittadinanza. L’infrastruttura dei recenti Giochi Olimpici Invernali a Sochi, per esempio, in gran parte è stata costruita dai lavoratori del sud dell’Eurasia e della Moldavia. Questo tipo di migrazione alimenta un’economia delle rimesse che in Paesi come Armenia, Moldavia e Tagikistan, per esempio, contribuisce a una grande quota del PIL, pari al 21-48 per cento. Le rimesse di centinaia di migliaia di lavoratori migranti, la maggioranza dei quali uomini, sono un’ancora di salvezza finanziaria indispensabile per le loro famiglie e aree di provenienza. Socialmente e psicologicamente, l’impatto della migrazione e dell’economia delle rimesse è contraddittorio. Hanno rivitalizzato le regioni, ma anche perturbato le società locali, garantendo però l’interazione permanente dei popoli dell’Eurasia.
All’altra estremità della piramide sociale c’è qualcosa di particolare. Un certo numero di industriali e oligarchi di Uzbekistan, Azerbaigian e Georgia collegati alle alte sfere del potere in Russia, vivono a Mosca o a San Pietroburgo. Attraverso le associazioni socioculturali condiscendenti e attraverso i media, molti di loro cercano di costruirsi una base politica tra le diaspore in Russia dei rispettivi Paesi d’origine. Sul medio termine, ciò è importante in quanto molti dei personaggi in questione hanno ambigui, se non addirittura tesi, rapporti con i regimi o personaggi specifici e frazioni nei rispettivi Paesi. Personalmente, ritengo probabile che Mosca cercherà di guidare o di attivare un cambio di regime in certi Paesi eurasiatici, l’Uzbekistan per esempio, dai regimi inaffidabili o frazionati e dal grande potenziale in disordini sociali, prima che lo facciano figure filo-occidentali e reti sostenute dall’occidente. In questo senso, le personalità interessate come i loro movimenti e reti formano l’élite di riserva.

Imperialismo militare?
La base navale di Sebastopoli è stato un cruciale punto di partenza nel recente intervento della Russia o, a seconda di come la si guarda, invasione della penisola di Crimea. Ma come si può definire la cooperazione militare di Mosca con il resto dell’Eurasia? Dal 2002, il quadro istituzionale è stato il Collective Security Treaty Organization, una sorta di ‘contro-NATO’ che accanto a Russia, Bielorussia e Kazakistan, trova Armenia, Tagikistan e Kirghizistan suoi membri. La Serbia, tra gli altri, è un osservatore dell’organizzazione. Con l’eccezione della Georgia e sempre più anche dell’Azerbaigian, le rispettive forze armate nazionali dell’Eurasia sono ancora psicologicamente e tecnicamente piuttosto orientate verso la Russia dove acquistano la maggior parte della loro tecnologia militare e delle armi. Le forze armate russe hanno basi e consiglieri militari in Tagikistan, Armenia e Kirghizistan. Inoltre, co-gestiscono il complesso spaziale di Bajkonur, in Kazakistan, le stazioni radar in Bielorussia e, fino allo scorso anno, anche Gabala in Azerbaijan. E dalla metà del 1992, la Russia ha anche una forza di pace di 9200 effettivi in Transnistria, una regione secessionista dalla Moldavia, nel 1990. Oltre al territorio della vecchia Unione Sovietica, la Russia ha una base navale sul Mediterraneo, nel porto siriano di Tartus. Inquadrando le cose in prospettiva, gli Stati Uniti hanno novecento basi o altre forme di presenza militare al di fuori del loro territorio, anche in Eurasia.
Da circa un decennio, la Russia è anche diventata, come l’URSS, una fonte di varie forme di sviluppo e aiuto umanitario. [5] Ha inviato aiuti, per esempio, a livello multilaterale attraverso una serie di organizzazioni delle Nazioni Unite e ha anche donato aiuti a contesti dall’alto significato politico e simbolico, come Siria, Serbia e minoranza serba in Kosovo. La maggior parte degli aiuti all’estero della Russia, tuttavia, è destinata all’Eurasia. Nel 2007-13, circa il 57 per cento è andato a Tagikistan, Kirghizistan, Armenia e Ossezia del sud. Quest’ultimo mette in primo piano l’esistenza e il ruolo dei cosiddetti quasi-Stati, aree dell’Eurasia separatesi in un modo o nell’altro tra il 1989 e il 1993, che hanno molti, se non tutti, caratteristiche e attributi degli Stati, ma che non sono riconosciuti come tali dagli altri Paesi e dalle Nazioni Unite, o solo da una manciata di Paesi. [6] Ci sono attualmente quattro di tali entità nell’ex-Unione Sovietica: l’enclave del Nagorno-Karabakh in Azerbaigian, le già citate Transnistria e Ossezia del Sud, e l’Abkhazia, separatasi dalla Georgia nei primi anni ’90 e ufficialmente dichiaratasi indipendente dopo la guerra in Ossezia del Sud nel 2008. In qualche modo la Crimea s’inserisce anche in questa categoria. [7] I suddetti quattro quasi-Stati in gran parte si sostengono con un’economia informale, aiuti finanziari e altri, con le pensioni e le rimesse dei migranti provenienti dalla Russia. Nella maggior parte di queste entità vi è anche una forte identificazione e un parere favorevole dei russi tra l’opinione pubblica locale. Proprio come il Kosovo, in realtà un protettorato e perno importante della presenza della NATO-USA nei Balcani, costituiscono un elemento fondamentale della presenza di Mosca nella grande Eurasia. In questo senso, la Transnistria in particolare, insieme a Sebastopoli e all’enclave sul Baltico di Kaliningrad (una parte della vecchia Prussia annessa dall’Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale e oggi parte della Federazione Russa), è percepito come un necessario avamposto della resistenza eurasiatica sulla frontiera occidentale, contro una NATO percepita sempre più aggressiva ed espansionista. Pochi giorni dopo il referendum in Crimea, il parlamento della Transnistria, che come la penisola ha una maggioranza russa o almeno russofona, ha proposto di aderire alla Federazione Russa. [8]

Bismarck e la ‘neo-URSS’
Quindi, per concludere, Mosca ha sicuramente aspirazioni in questo enorme spazio tra il Mar Baltico e l’Alaska. Ma contrariamente al neo-impero statunitense, queste aspirazioni al dominio non sono planetarie. [9] A seguito dell’intervento militare della Russia in Crimea, tra l’altro legittimato dalla necessità di proteggere la popolazione russa della penisola, alcuni hanno supposto che il Kazakistan, con la sua grande minoranza russa pari a circa un quarto della popolazione e una maggioranza russa in numerose province confinanti con la Russia stessa, possa essere il prossimo. Ma ciò è abbastanza improbabile però. Se si guarda al modello dell’intervento militare russo negli ultimi anni, ci si accorge che ha riguardato Paesi come Ossezia del Sud e Georgia, dove i russi costituiscono appena l’1,5 per cento, e ora Ucraina e Crimea, in cui sono state imposte le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’ che alla fine spronano verso un generale progetto socio-politico filo-occidentale e pro-NATO. Molto più di qualcosa guidato e ispirato dall’espansionismo aggressivo o dall’accesso alle risorse, la ricomposizione della grande Eurasia è percepita come un necessario movimento di resistenza contro forze e centri di potere il cui obiettivo finale è niente meno che la dissoluzione della Russia stessa, o della sua riduzione a soggetto sottomesso e ubbidiente. [10] Per evitarlo, un ‘grande spazio’ deve essere formato prendendo l’iniziativa di formare l’ordine mondiale multipolare in sostituzione dell’egemonia neo-imperiale degli USA. Non sarà per nulla una replica dell’URSS. L’Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan è sicuramente destinata ad essere un modello per la maggiore integrazione o reintegrazione dell’Eurasia, però molto simile al modo in cui il prussiano Zollverein del 1839 pose le basi per l’unificazione degli Stati e principati tedeschi, ottenuta da Otto von Bismarck nel 1871. E questo motivo non è certamente meno legittimo dell’Unione europea, del Consiglio di cooperazione del Golfo o della zona di libero scambio degli Stati Uniti con le Americhe. Se le élite nazionali coinvolte, in particolare del Kazakistan, alla fine saranno disposte a trasferire il potere ad un ente sovranazionale, nel prossimo futuro, resta da vedere. Eppure la percezione della minaccia del caos eterodiretto, del cambio di regime e dell’ulteriore balcanizzazione dell’Eurasia, e soprattutto gli interessi oggettivi e i vantaggi di un ordine mondiale multipolare, potrebbero sicuramente dare la spinta psicologica necessaria per farlo.

14705Note
[1] Аналитический Центр Юрия Левады – Yuri Levada Analytical Centre, “Л.А. Седов: Россия и мир”, 2007
[2] Аналитический Центр Юрия Левады – Yuri Levada Analytical Centre, “Россия-2063”, 2013
[3] Аналитический Центр Юрия Левады – Yuri Levada Analytical Centre, “Россияне о распаде СССР
[4] Аналитический Центр Юрия Левады – Yuri Levada Analytical Centre, “Россияне об отношении к другим странам
[5] Per ulteriori informazioni sulla Russia e gli aiuti, vedasi lo studio di Oxfam International, disponibile in russo e inglese
[6] Per un esame più approfondito dei quasi-Stati nell’ex-Unione Sovietica e altrove, vedasi l’eccellente numero speciale di Diplomatie: affaires stratégiques et relations internationales di Francois Grunewald e Anne Rieu, ‘Entre guerre et paix: les quasi- Etats‘, Diplomatie: affaires stratégiques et relations internationales, № 30, 2008.
[7] I primi a riconoscere il referendum sull’indipendenza della Crimea dopo la Russia furono Nagorno-Karabakh, Ossezia del Sud e Abkhazia. Kazakistan, Armenia e Repubblica Bolivariana del Venezuela seguirono.
[8] Joris Wagemakers accerta l’esistenza di una vera e propria resistenza identitaria tra le autorità e gran parte della popolazione della Transnistria. Per chi fosse interessato, si consulti Joris Wagemakers, ‘L’identità nazionale in Transnistria: prospettiva globale-storica sulla formazione e l’evoluzione di un’identità di resistenza”. Journal of Eurasian Affair, 1(2), 2014, pp 50-55.
[9] Uso il termine neo-impero perché a differenza degli imperi romano, franco, napoleonico e britannico, per citare alcuni esempi, non si considera né si autodefinisce tale ed attivamente mantiene l’illusione dell’uguaglianza tra se stesso e i suoi sudditi.
[10] Il fatto che ben prima della crisi dell’Ucraina e della Crimea, Vladimir Putin e la Russia in generale venissero demonizzati per mesi con isteriche campagne mediatiche internazionali supportate da certe corporazioni transnazionali, celebrità e parlamentari stranieri su un non -problema come l’arresto di un gruppo rock nichilista, e la cosiddetta persecuzione degli omosessuali, ha certamente rafforzato tale percezione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Valutare costi e benefici “punendo la Russia”

Eric Draitser New Oriental Outlook 17/03/2014F92148F5-B647-4AF8-A9A9-D2538FA79023_mw1024_n_sCon il referendum sull’indipendenza di Crimea e la possibile riunificazione con la Russia, ora in corso, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno minacciato azioni punitive contro Mosca. Tali misure comprendono la negazione dei visti, congelamento dei beni, forse anche sanzioni economiche contro Russia ed interessi russi. Tale escalation della tensione sarà indubbiamente negativa e potenzialmente disastrosa per l’economia europea e globale, per non parlare degli importanti legami politici e diplomatici tra occidente e oriente. Il 15 marzo, il giorno prima dello storico referendum in Crimea, il Washington Post, notoriamente considerato primo portavoce  dell’establishment politico degli Stati Uniti, ha pubblicato un pezzo collettivo del comitato di redazione intitolato USA, l’UE deve mantenere la rotta sulle sanzioni alla Russia per l’Ucraina. L’articolo definisce un certo numero di azioni punitive che l’occidente dovrebbe, secondo gli autori, utilizzare contro la Russia, comprese sanzioni mirate contro personaggi russi della cerchia di Putin. In particolare, gli autori suggeriscono di negare visti e congelare beni di figure chiave come Igor Sechin (presidente della Rosneft), Vladimir Jakunin (presidente delle Ferrovie russe) e Aleksej Miller (presidente di Gazprom). Tali misure devono, secondo gli autori, essere combinate con la “punizione” diplomatica della Russia, tra cui l’esclusione dal G8 e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Se Stati Uniti ed Unione europea perseguono queste e altre sanzioni, senza dubbio scateneranno un’efficace risposta russa, una risposta che avrebbe conseguenze disastrose per la situazione economica già fragile di Europa e Stati Uniti.

Sanzioni e contromosse della Russia
Ci sono molti in occidente e in Russia che credono che il suggerimento di azioni punitive di Stati Uniti e Unione europea sia solo vuota minaccia. Tuttavia, è fondamentale esaminare come Mosca potrebbe rispondere a tali misure provocatorie, le sanzioni sarebbero certamente viste come una gravissima escalation. Inoltre, è essenziale considerare come la risposta russa colpirebbe il mondo. Prima di tutto la Russia detiene la chiave del futuro energetico dell’Europa. Con la Russia che fornisce più di un terzo delle importazioni di gas dell’Europa, le eventuali sanzioni potrebbero immediatamente portare la Russia a ridimensionare, o anche drasticamente tagliare il gas all’Europa. Ciò crea innumerevoli problemi all’Europa, in particolare all’economia dipendente dalle esportazioni della Germania, che senza dubbio è la potenza economica del continente. Con  tecnologia tedesca, auto di lusso e roba simile non più in produzione nelle quantità richieste, l’economia da un giorno all’altro subirebbe una brusca frenata. Inoltre, la futura sicurezza energetica tedesca sarebbe minacciata, essendo la linfa vitale principale del Paese il gasdotto russo Nord Stream, che trasporta il gas russo attraverso il Baltico al nord della Germania. Inoltre, un tale scenario creerebbe un’enorme quantità di discordie politiche nell’UE, tra Paesi tradizionalmente amichevoli con la Russia, come l’Italia, che fanno pesantemente affidamento sull’energia russa, divenendo sempre più disincantati verso le politiche bellicose di Bruxelles nei confronti di Russia e Ucraina. Con turbolenze già avanzate in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e molti altri Paesi economicamente devastati del Sud Europa, è improbabile che permanga la volontà politica di portare avanti un regime di sanzioni suicida.
La Russia ha anche un’arma finanziaria enorme che potrebbe essere scatenata contro Stati Uniti ed UE: le sue riserve in dollari. Il governo russo, per non parlare delle aziende private russe, ha una quantità enorme di dollari e potrebbe facilmente scegliere di trasferire o scaricare i suoi dollari e creare il panico a Wall Street e Washington. In realtà, questo scenario potrebbe aver già avuto luogo su piccola scala. La CNBC ha riferito la scorsa settimana che la Banca centrale russa potrebbe aver discretamente trasferito offshore una parte dei suoi beni in dollari. Più di 106 miliardi di dollari in titoli statunitensi detenuti da banche centrali estere sono stati improvvisamente trasferiti dalla Federal Reserve statunitense, per la maggior parte costituiti da obbligazioni del Tesoro USA. Non è chiaro esattamente quale banca centrale abbia effettuato il trasferimento, anche se si ritiene abbastanza che si tratti della Russia. Sebbene la mossa non sia sufficiente a colpire gravemente i mercati, è stata interpretata come l’avvertimento di Mosca a Washington e Wall Street che i russi sono disposti a reagire in caso di guerra economica. Naturalmente, il pericolo per gli Stati Uniti non è semplicemente che le aziende russe facciano oggetto di dumping le loro attività in dollari, ma la fuga dal dollaro che tale dumping potrebbe innescare. La Cina e altre potenti economie possono pesantemente fare leva sul dollaro, le loro banche centrali potrebbero preoccuparsi per i propri investimenti e potrebbero con cautela cominciare ad uscire dal dollaro, innescando una reazione a catena che potrebbe rivelarsi devastante per la valuta statunitense e l’economia in generale. A parte contromisure puramente economiche, la Russia ha numerose mosse politiche e strategiche che potrebbe usare per vendicarsi contro eventuali sanzioni. Principalmente, Mosca potrebbe cominciare ad agire con maggiore impunità nei teatri di conflitto. In Siria, la Russia potrebbe passare da sostenitore discreto del governo Assad, a primo fornitore e finanziatore. La Russia potrebbe finalmente fornire i sistemi d’arma che finora era riluttante a cedere a Damasco, compresi i più moderni sistemi missilistici, aerei da combattimento e altre forniture militari critiche. In Iran, la Russia potrebbe cessare la sua ostinazione riguardo la fornitura di sistemi d’arma avanzati, scegliendo invece di rafforzare il potere militare iraniano, reagendo alla pressione degli Stati Uniti.

Sanzioni: una forza positiva per la Russia?
Anche se ci sono indubbiamente dei costi per la Russia connessi con la possibilità di sanzioni, è ugualmente possibile vedere in tali misure un vantaggio a lungo termine per il potere russo, in quanto potrebbero motivare la Russia a risolvere controversie ed espandere la propria influenza globale. In questo modo, le sanzioni potrebbero benissimo essere la forza esterna che promuove lo sviluppo geopolitico, economico e strategico della Russia. Ad esempio, la possibilità di sanzioni europee in materia di energia russa, potrebbe essere la spinta necessaria per la Russia per risolvere finalmente le sue controversie sui prezzi con la Cina ed ufficialmente compiere progressi sul  commercio energetico russo-cinese. Come il Financial Times ha riportato a gennaio, il colosso energetico russo Gazprom è molto vicino a concludere l’accordo con la Cina sui prezzi del gas. Una volta che l’accordo sarà ufficiale, Gazprom potrebbe quindi avviare il forte investimento necessario a sviluppare i gasdotti e altre infrastrutture energetiche necessari a raggiungere finalmente il sogno, a lungo ricercato, del vitale rapporto energetico sino-russo. Se le sanzioni UE saranno effettivamente attuate, la Russia sarebbe ancor più motivata a superare gli ultimi ostacoli e quindi a trasformare il proprio calcolo economico e geopolitico in modo incommensurabile.
Non solo ciò darebbe a Mosca ulteriori motivi per lavorare a stretto contatto con Pechino, ma trasformerebbe le relazioni della Russia con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, in particolare il Turkmenistan, che attualmente fornisce una quantità enorme di energia alla Cina. Le relazioni tra i Paesi, spesso contestate negli ultimi anni, potrebbero stabilizzarsi sulla base della cooperazione sui prezzi dell’energia e la cooperazione con il gigante industriale cinese. Inoltre, le sanzioni probabilmente rafforzerebbero i legami nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) che, per necessità, ha bisogno di concentrarsi per tutelare i propri interessi ed agire in contrappeso all’espansione della NATO. Inoltre, ciò fornirebbe un’altra leva alla Russia nelle sue relazioni con le altre repubbliche ex-sovietiche, in particolare il Kazakhstan, certamente candidate alla destabilizzazione occidentale. Infine, la cooperazione militare della Russia nel mondo senza dubbio migliorerebbe. Recentemente l’esercito russo ha dichiarato il desiderio di costruire strutture militari e navali in Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Cuba, Seychelles, Singapore e altri Paesi. Con l’imposizione di sanzioni, Mosca avrebbe solo maggiore urgenza nell’attuare questi piani e fare concessioni necessarie ai Paesi interessati, al fine di raggiungere questo obiettivo. Senza dubbio, tali iniziative muterebbero enormemente la posizione geopolitica e strategica della Russia nel mondo.
Se Stati Uniti e UE perseguiranno con le loro minacce di sanzioni e altre misure punitive, per lo meno si avranno enormi effetti negativi sull’economia mondiale. Tuttavia, se l’occidente, accecato dalla sua arroganza, pensa che tali sanzioni metteranno la Russia in ginocchio, ha grossolanamente sbagliato i calcoli. Invece di punire la Russia, queste azioni spingeranno Mosca sulla strada della vera indipendenza strategica dall’occidente. Forse ciò potrebbe anche portare alla creazione di un vero e proprio mondo multipolare. Se ciò accadesse, chi è interessato a pace e stabilità giustamente ne gioirebbe.

1947736Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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