Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere futuro allo studio in Cina e Russia

Richard Fisher Jr., Bill Sweetman e Maksim Pjadushkin, Aviation Week & Space Technology, 18 settembre 2014 – Strategy Center3aa7dd2c_resizedScaled_659to433Mentre l’US Air Force persegue lo sviluppo del progetto di bombardiere a lungo raggio, cercando di lanciarne lo sviluppo su larga scala il prossimo anno, anche Russia e Cina procedono sui piani di un bombardiere. Nel caso della Russia, il PAK-DA (PerspektivniJ AvjatsjonniJ Kompleks dal’nej Aviatsij, Futuro sistema aereo a lungo raggio) è il primo nuovo bombardiere allo studio dal Tupolev Tu-160 nel 1977, mentre il futuro nuovo sistema della Cina dovrebbe essere il primo bombardiere nazionale.
Il PAK-DA è allo studio dell’unità Tupolev della United Aircraft Corp. (UAC) responsabile di quasi tutti i bombardieri a lungo raggio della Russia dalla fine della seconda guerra mondiale. La decisione di perseguire lo sviluppo del nuovo bombardiere fu presa nel 2007 quando l’esercito russo iniziò a definire gli aggiornamenti dell’esistente forza bombardieri, colmando il divario finché il nuovo velivolo sarà pronto, oltre all’analisi di configurazioni e approcci alternativi. Su decine di potenziali candidati, anche dalle tecnologie supersonica e ipersonica, quattro finalisti sono emersi, e il progetto preferito è un tuttala subsonico o velivolo corpo-ala fusi dalla capacità furtiva presentati nei primi mesi del 2012, probabilmente è il primo aereo russo progettato con tale aspetto, ampiamente furtivo, caratteristica fondamentale introdotta dal B-2 quando entrò in servizio nel 1997. Alla fine dell’anno scorso sarebbe stata presa la decisione di costruire il PAK-DA, avviando i lavori nel 2014 presso l’UAC che s’è aggiudicato il contratto di progettazione e integrazione del PAK-DA, e il bombardiere dovrebbe compiere il primo volo nel 2019, con assemblaggio finale presso lo stabilimento Kazan dell’UAC. Si prevede di completare le prove di accettazione nel 2023 e l’entrata in servizio nel 2023-25, secondo i rapporti russi più affidabili. All’inizio di quest’anno, l’unità JSC Kuznetsov dell’United Engine Corp., che ha propulso la maggior parte dei bombardieri Tupolev, è stata scelta per sviluppare il motore del PAK-DA, basato sul turbofan NK-32 del Tu-160. Oltre a ciò, poco è noto del PAK-DA. Tuttavia, è possibile fare alcune ipotesi plausibili sul programma, in base a dimensioni e forma della forza bombardieri russa e le probabili missioni del nuovo velivolo.
L’attuale forza bombardieri a lungo raggio comprende uno squadrone con Tu-160 (una forza totale di 13 velivoli), 63 subsonici Tu-95MS costruiti nei primi anni ’80 come vettori per missili da crociera (31 nella versione MS16 con piloni subalari e 32 MS6 senza), e un numero sempre più ristretto di Tu-22M3, la maggior parte originariamente costruita per attaccare le portaerei degli Stati Uniti e i loro gruppi di sostegno. La forza di Tu-22M3 assegnata alle missioni di teatro viene sostituita dal più piccolo e più versatile Sukhoj Su-34. Il ministero della Difesa russo ha annunciato, all’inizio del 2012, che i Tu-160 saranno modernizzati nel 2020 e ridesignati Tu-160M. Ciò a seguito della decisione nel 2009 di aggiornare la flotta di Tu-95 con la denominazione Tu-95MSM. Entrambi i programmi di aggiornamento sono ampi, con nuovi radar della serie Leninets utilizzati dal Su-34 e miglioramenti per guerra elettronica, schermi e processori che attualmente utilizzano tecnologia degli anni ’80. Il Tu-160M sarebbe pronto per le prove di accettazione dalla fine del 2013. Gli aggiornamenti includono anche l’estensione della vita, riguardanti un nuovo motore dalle rinnovate capacità, motori NK-32 di nuova produzione per il Tu-160 e la progettazione di un più e affidabile e longevo motore. Nel 2010 il governo russo annunciava investimenti per oltre 8 miliardi di rubli (220 milioni dollari) per questo programma fino al 2020. Il lotto di pre-produzione dei nuovi motori NK-32 dovrebbe essere pronto nel 2016. Questi aggiornamenti saranno alla base del motore del PAK-DA. Entrambi i bombardieri sono armati con missili da crociera a lungo raggio aerolanciati (ALCM). La Russia segue anche due importanti progetti di ALCM dai primi anni 2000 della divisione Raduga della Tactical Missiles Corp. Il Kh-555 è un ALCM convenzionale prodotto modificando i Kh-55 nucleari degli anni ’80 con un sistema di guida combinato inerziale, radar di corrispondenza mappatura-terreno e sistema di guida ad infrarossi. La stessa compagnia ora ha in piena produzione il nuovo e più grande Kh-101/102 (versioni convenzionale e nucleare). Il Tu-160 può trasportarne 12 internamente e il Tu-95MS otto su quattro piloni subalari. È il più grande ALCM in uso, con il peso al lancio di 2600 Kg. Originariamente progettato come missile a raggio ultra-lungo con motore prop-fan, ora ha un turbofan retrattile simile al Kh-55. L’attuale arsenale di missili da crociera a lunga gittata ammonta a 850 armi.
russian-stealth-1 Tali ampi lavori di aggiornamento indicano che i bombardieri dovranno operare per almeno 5-10 anni dopo che il PAK-DA sarà entrato in servizio, con il nuovo aereo presumibilmente assegnato al ruolo di bombardiere d’interdizione. L’annuncio che il motore del nuovo bombardiere si basi sul NK-32, insieme al fatto che i bombardieri russi tradizionalmente fanno poco affidamento sul rifornimento in volo rispetto all’US Air Force, indica un grande velivolo. L’NK-32 è un motore a tre assi a basso rapporto di diluizione che produce una spinta a regime di 16000 kg e 27000 kg con postcombustione. La variante allo studio del PAK-DA avrà un motore senza postcombustione, possibilmente con un leggero aumento del rapporto di diluizione. I quattro motori indicherebbero un peso massimo di 200 tonnellate, più grande del B-2 (e probabilmente molto più grande del LRS-B) corrispondente ad un carico bellico e un’autonomia maggiori.
Nel frattempo, la Cina starebbe lavorando ad un nuovo bombardiere. Si è tentati di sottovalutare le ambizioni della Cina nel costruire un aereo d’attacco strategico globale dato che l’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) e l’Aeronautica navale (PLAN-AF) sembrano accontentarsi di versioni aggiornate del sovietico Tupolev Tu- 16. Questo bombardiere compì il primo volo nel 1952, e in Cina dal 1959 viene costruito dalla Xian Aircraft Corp. (XAC) come Hong-6 (Bombardiere-6, H-6). Tuttavia, ha continuato l’aggiornamento e la produzione dell’H-6 dimostrando che la Cina conserva interesse su una forza aerea a lungo raggio. Il governo cinese e l’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) non dicono praticamente nulla delle loro ambizioni sui bombardieri, ma la serie di “dati grigi” e una recente rivelazione indicano che probabilmente la Cina sviluppi un nuovo bombardiere. Lo scorso aprile una fonte di un governo asiatico ha rivelato di ritenere che la prossima generazione di bombardieri cinesi, denominata H-20, comparirà nel 2025. Tale tempistica sull’H-20 sarebbe coerente con l’evoluzione degli obiettivi strategici cinesi. Un nuovo bombardiere estenderebbe la capacità della Cina di negare accesso strategico agli Stati Uniti ben oltre la “prima catena di isole” dal Giappone a Taiwan e al nord delle Filippine, comprendente i mari della Cina del nord e del sud. In secondo luogo, questo aereo sosterrà le ambizioni della leadership cinese di proiezione di potenza militare. Tale piattaforma consentirà alla forza aerea cinese d’integrare la forza globale delle portaerei e la capacità di proiezione anfibia della marina militare nazionale. La nuova generazione di bombardieri cinesi, secondo voci da fonti informali, sarebbe allo studio dalla metà degli anni ’90. La determinazione cinese a procedere è stata probabilmente rafforzata dall’uso del Northrop Grumman B-2 nel bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado, il 7 maggio 1999. Non è chiaro quanti dati relativi al B-2 la Cina possa trarre dall’ingegnere della Northrop Grumman Noshir Gowadia che nei suoi 18 anni di lavoro nella società è stato uno dei principali progettisti del sistema di propulsione del B-2 a bassa osservabilità. Nel gennaio 2011 fu condannato a 32 anni per divulgazioni di segreti militari alla Cina.
La Xian Aircraft Corp. (XAC), principale grande produttore di aeromobili militari del PLA, è probabilmente il contraente principale del nuovo bombardiere. Come i bombardieri di nuova generazione di Russia e Stati Uniti, l’H-20 dovrebbe utilizzare una configurazione “ala volante” furtiva subsonica. Indicazioni interessanti ma non ufficiali sono forniti da accademici del PLA. Resoconti dai media cinesi dell’ottobre 2013, indicavano che il Colonnello Wu Guohui della PLAAF, professore associato presso la National Defense University, affermasse che i bombardieri stealth avevano ricevuto “rinnovata attenzione nazionale” e che “in passato la Cina era debole in materia di bombardieri, ma in futuro svilupperà aerei d’attacco a lungo raggio”. Il professore associato Fu Guangwen della National Defense University notava in un’intervista nel dicembre 2013 che lo sviluppo del bombardiere cinese affronta diversi ostacoli, tra cui la sfida a sviluppare motori e materiali efficienti. Ma poi osservava che il futuro bombardiere cinese dovrebbe coprire gli obiettivi tra seconda catena delle isole, Guam, Mar Cinese Meridionale e India; essere furtivo per migliorare la capacità di penetrazione; poter condurre un “confronto informatico” o una guerra informatica/elettronica; e avere capacità di attacco convenzionale e nucleare. Un articolo su Sina.com del gennaio 2014 citava una pubblicazione della Aviation Industry Corp. cinese che affermava che la progettazione del futuro bombardiere stealth cinese era iniziata nel 2008. La relazione osservava anche che questo velivolo era probabilmente un ala volante che avrebbe avuto l’autonomia per colpire le coste occidentali degli Stati Uniti. Anche se rientra nella categoria dei “dati ambigui grigi”, nei primi mesi del 2013 un’immagine di un giornale d’ingegneria universitaria cinese mostrava il possibile aspetto del velivolo, molto simile al B-2. Nei primi mesi del 2014 un’altra immagine cinese indicava due aeromodelli con ala a pipistrello, dei possibili modelli radiocomandati per test. Non ci sono altre informazioni che colleghino tali modelli ai programmi in corso, ma è confermato che la Cina prevede formalmente dei modelli degli aerei militari futuri, mentre le immagini dei modelli trapelate sono spesso rivolte al pubblico interno ed estero. I modelli successivi potrebbero anche rappresentare nuovi velivoli da combattimento senza pilota (UCAV) a lungo raggio, evidenziando anche la possibilità per la Cina di sviluppare velivoli d’attacco senza pilota a lungo raggio. Con qualche fanfara mediatica cinese, il velivolo UCAV con ala a freccia Lijian (Spada temprata), prodotto in collaborazione dalle imprese Shenyang e Hongdu, volava il 20 novembre 2013. Simile per dimensioni e forma al Boeing X-45C, vi sono indicazioni che il Lijian sia alla base di un UAV/UCAV dalla maggiore apertura alare di Shenyang/Hongdu, come suggeriscono alcune fonti cinesi. È concepibile che Xian possa eventualmente sviluppare una versione senza equipaggio dell’H-20, soprattutto se Russia e Stati Uniti sviluppano così i loro nuovi bombardieri. Il possibile interesse cinese a un nuovo bombardiere supersonico regionale fu segnalato nel maggio 2013 con la comparsa del modello di nuovo bombardiere a bassa osservabilità bimotore, assieme al modello del noto Lijian. Con una lunghezza stimata di 25-30 metri, il bombardiere si avvicina per dimensioni al Convair B-58 della fine degli anni ’50 (il più grande bombardiere supersonico occidentale ad entrare in servizio). Tuttavia, le informazioni disponibili non confermano se si tratta di un programma attivo, del perdente di un concorso o di un semplice concetto.
Img378692808 Anche se il PAK-DA è apertamente un sistema di deterrenza strategica rivolto contro obiettivi USA, è difficile che qualsiasi nuovo bombardiere cinese sia destinato a un ruolo simile. Tuttavia, una piattaforma a lungo raggio e con grande carico di missili sarebbe una potente risorsa regionale, minacciando le basi terrestri e le forze navali avversarie, in particolare in combinazione con i cacciabombardieri aerei supersonici stealth J-20. Il PLA continua a sviluppare nuove versioni dell’H-6 e ad aggiornare i modelli più vecchi con nuove armi. Probabilmente stimolato nei primi anni ’90 dal rifiuto russo di vendere il Tupolev Tu-22M3 (anche se le richieste furono definitivamente abbandonate nel 2003-04), il PLA ha deciso di sviluppare una versione radicalmente aggiornata dell’H-6. L’H-6K è equipaggiato con il turbofan russo da 13000 kg di spinta UEC-Saturn D-30KP-2, circa il 30% più potente dei turboreattori degli anni ’50 delle versioni precedenti, e più efficiente con un rapporto di diluizione superiore (2.24:1) rispetto al JT8D-200. Ciò aumenta il raggio di combattimento a 3500 km. Apparso all’inizio del 2006, l’H-6K ha sostituito il vecchio muso vetrato con un grande radome e un sensore di puntamento elettro-ottico. Il velivolo ha una moderna cabina di vetro e sei piloni subalari per trasportare i nuovi missili da crociera da 1500-2000 km di gittata CJ-10/KD-20. Questa versione probabilmente può utilizzare la grande varietà di bombe di precisione prodotte da quattro aziende cinesi. La Cina ha anche aggiornato i vecchi H-6. La forza aerea di tre reggimenti di H-6G potrebbe presto essere armata con il nuovo missile antinave supersonico propulso da un ramjet YJ-12 dalla gittata di 400 km. I vecchi H-6M della PLAAF vengono aggiornati per trasportare due missili da crociera CJ-10/KD-20. La fonte del governo asiatico già citata rileva che il PLA possiede 130 H-6 nel 2014, ma questo numero potrebbe crescere a 180 entro il 2020, indicando una prolungata produzione dell’H-6K, attualmente in servizio in due reggimenti della PLAAF.
Il futuro bombardiere strategico a lungo raggio del PLA è legato anche allo sviluppo di efficienti aerocisterne. A marzo-aprile la PLAAF ha aumentato modestamente le piattaforme di rifornimento con l’acquisizione di tre Iljushin Il-76MD convertiti in aerocisterne Il-78 in Ucraina. Ognuno ha tre sistemi di rifornimento a tubo e imbuto russi UPAZ, considerando che la flotta precedente di circa 24 aerocisterne H-6U trasportano assai meno carburante ed hanno solo due unità tubo e imbuto RDC-1, derivati dal sistema inglese della Flight Refueling Ltd. (ora Cobham) FRL Mk 32 acquisito a metà anni ’80. Le piattaforme di aerocisterne future potrebbero includere la conversione dei cargo pesanti Xian Y-20, dell’aereo di linea Comac C919 o una variante del futuro widebody oggetto della collaborazione russo-cinese. Ma per rendere le future aerocisterne più efficienti e compatibili con velivoli più grandi, la Cina può anche valutare sistemi di rifornimento in volo rigido dalla velocità di trasferimento più elevata. In un articolo su una conferenza nel 2013, tre ingegneri della Scuola di Elettronica e Informazione del Politecnico del Nord-Ovest proposero l’utilizzo del sistema di navigazione satellitare cinese Beidou combinato a sistemi ottici per creare un sistema di controllo automatizzato applicabile ai sistemi di rifornimento aereo.

PLAAF_Xian_HY-6_Li_PangTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara a spezzare il blocco

Valentin Vasilescu, Ruvr, Reseau International, 29 settembre 2014Location_of_the_Ryukyu_IslandsLa Cina, entro quest’anno, sarà la prima economia del mondo minacciando lo status di leader militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Gli Stati Uniti per mantenere il loro status attuale, faranno ogni sforzo per contenere il potere economico della Cina dispiegando notevoli forze militari negli oceani Indiano e Pacifico. Le rotte marittime della flotta militare della Cina arrivano all’Oceano Indiano attraverso gli stretti di Malacca e della Sonda, e al Pacifico attraverso le isole Babuyan (tra le Filippine e Taiwan) o passando tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan, e al Mar del Giappone passando tra il Giappone e la Corea del sud. La strategia statunitense nel Pacifico è stata spiegata ampiamente in questi due articoli: qui e qui.
Uno studio scientifico del Centro Arroyo, della prestigiosa istituzione RAND Corporation, è stato recentemente commissionato dal Pentagono, intitolato “Installazione di batterie antinave nel Pacifico occidentale“. Lo staff di scienziati e capi dei gruppi di lavoro della RAND Corporation è composto da decine di generali e ammiragli della riserva statunitensi la cui professionalità è dimostrata nelle guerre negli ultimi decenni dell’esercito statunitense. L’opera presuppone che solo la creazione di un completo sistema di sorveglianza e reazione immediata può intimidire la Cina tenendola prigioniera in una piccola scatola. Solo che le varie missioni in questo teatro vanno ben oltre le capacità del sistema navale attualmente schierato nel Pacifico occidentale da Stati Uniti ed alleati. Definendo le caratteristiche principali della nuova strategia, essa si basa su un sistema difensivo formato da centinaia di batterie antinave terrestri, creando una linea di blocco per evitare che la flotta cinese acceda ai punti di transito obbligatori quali sono gli stretti navigabili. Dato che ad oggi l’esercito statunitense ha già schierato batterie antinave a terra nella regione, il rapporto chiede la creazione di un tale sistema difensivo sugli arcipelaghi, permettendo il controllo della linea di blocco nella regione Asia-Pacifico.
La pubblicazione del rapporto è coincisa con lo schieramento da parte del Giappone di un nuovo sistema difensivo, costituito da cinque batterie di missili antinave Type-88 sull’isola di Miyako e su altre isole dell’arcipelago di Okinawa (Ryukyu). In particolare, nello stretto tra Okinawa e Miyako lungo 300 km, una delle rotte principali della marina cinese per accedere al Pacifico e agli Stati Uniti. Il missile Type-88 ha una portata di 150 km ed è simile all’Harpoon statunitense. Inoltre, il Giappone ha annunciato l’intenzione di nazionalizzare 280 isole impiantandovi i missili antinave. Con tutto il rispetto per la natura scientifica della relazione, appare incompleta. Analizzando l’efficacia della nuova concezione, dovrebbe modellarsi matematicamente cercando di vedere come le batterie antinave influenzino la neutralizzazione di alcuni fattori casuali. Basandosi sulla realtà del terreno, cioè per garantirsi la continuità della linea difensiva, il 50% delle batterie sarà posto su isolette rocciose di 2-4 chilometri quadrati, senza alcuna possibilità di dispiegarvi forze antiaeree o marines che possano respingere potenziali incursioni cinesi. Un esempio concreto dell’inefficacia della nuova strategia degli Stati Uniti sono le isole Senkaku, arcipelago tra l’isola Miyako e Taiwan, composto da otto isole appartenenti al Giappone e negli ultimi tempi reclamato in modo sempre più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato le loro attività nella zona del Mar Cinese Orientale tra Taiwan e Giappone, sulle isole Senkaku, creando uno spazio di sorveglianza aeromarittima per 78 droni. I velivoli automatici cinesi compiono regolarmente fino a 60 voli di ricognizione al giorno dalla durata media di quattro ore, molestando gli equipaggi dei velivoli da combattimento delle aviazioni avversarie, bloccando ed intercettando le comunicazioni dell’aeronautica giapponese e dell’aviazione statunitense basata in Giappone.
La Cina ha sviluppato negli ultimi quattro anni il più grande e complesso programma di progettazione e costruzione di velivoli senza equipaggio (UAV), che muta quotidianamente. Perciò la Cina può creare, dal 2014, altre due aree di sorveglianza aeromarittima. La prima è contigua a quella istituita nel 2013, tra Taiwan e le Filippine. La seconda è contigua alla precedente, ma a nord del Mar Giallo e sul Mar del Giappone, tra Giappone e Corea del sud. Poi, nel 2015, la Cina creerà l’ultimo anello della catena di zone di sorveglianza, questa volta verso l’Oceano Indiano, sugli stretti di Malacca e della Sonda. Così, la Cina sorveglierà dall’aria le posizioni di ogni batteria di missili antinave del sistema statunitense, potendo, se necessario, distruggerne una parte, creando un corridoio per la sua marina.
Il secondo fattore che può contrastare, almeno in parte, la linea delle batterie antinave, è rappresentato dalle forze aeree della Cina, sempre più potenti, e in cui aumenta esponenzialmente il numero di aeromobili di 4.ta generazione avanzata e di nuovi aerei cargo pesanti cinesi, come il Xian Y-20, il cui raggio d’azione di 4500 km va ben oltre la linea del blocco. Con un carico utile massimo di 66 tonnellate, il Xian Y-20 è stato progettato per le operazioni sotto copertura dei paracadutisti del 15.mo Corpo aeroportato della Cina. Il Xian Y-20 può trasportare il carro armato cinese (da 54 tonnellate) ZTZ-99A2, simile al Leopard 2 tedesco. Il potenziale finanziario e tecnologico della Cina gli permette già di portare il tasso di produzione di questo aereo a 5-7 velivoli al mese. A una condizione: che la Russia fornisca i motori PS-90A21 con cui la Cina equipaggia il velivolo. Riassumendo, la Cina ha interessi comuni con la Russia nel sud-est asiatico, cioè che gli Stati Uniti si ritirino da un mercato rappresentato dal 60% della popolazione mondiale. Senza la tecnologia militare e i rifornimenti di petrolio e gas dalla Russia, l’economia cinese ristagnerebbe. Il recente piano di investimenti della Cina in Europa orientale rientra nella politica congiunta russo-cinese per spezzare l’egemonia statunitense.

Y-20.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, tra droni e prestiti a vuoto

Alessandro Lattanzio, 15/3/2014
28_siUn altro drone dell’esercito degli Stati Uniti veniva catturato in Crimea, a Turetskij Val, secondo il gruppo aziendale militare Rostekhnologij. “Il drone volava a circa 4000 metri ed era praticamente invisibile da terra. E’ stato possibile interrompere i contatti con gli operatori statunitensi con il sistema EW (Guerra Elettronica) Avtobaza. Il drone compiva un atterraggio di emergenza, cadendo così intatto nelle mani delle forze d’autodifesa di Crimea. L’UAV MQ-5B, a giudicare dal suo numero di identificazione, appartiene alla 66.ma Brigata da ricognizione USA di stanza in Baviera e che dispone di 18 droni MQ-5B“. All’inizio di marzo, la Brigata statunitense è stata trasferita presso Kirovograd, da dove i droni compiono i raid sulla Crimea e la frontiera russa. In precedenza, tali droni erano apparsi nella regione di Kherson, in Crimea.
In relazione alle attività della NATO in prossimità delle frontiere bielorusse, il Segretario Generale della CSTO Nikolaj Bordjuzha ha affermato, “Non possiamo ignorare le attività del gruppo aereo della NATO in prossimità delle frontiere bielorusse. Non consideriamo la Russia partecipe del conflitto e non prepariamo misure in risposta a ciò che accade in Ucraina. Naturalmente monitoriamo la situazione e pensiamo che sia prematuro adottare misure nel quadro della CSTO“. Vasilij Alekseenko, membro del Comitato Permanente per la Sicurezza Nazionale della Camera dei Rappresentanti di Minsk, dichiarava che le esercitazioni della NATO presso il confine bielorusso con Polonia e Lituania erano motivi sufficienti per adottare misure per garantire la sicurezza dello Stato. “Dobbiamo analizzare la situazione con chiarezza e prendere decisioni appropriate“, ha detto il deputato aggiungendo che le forze armate, le truppe degli interni e di frontiera, e il Ministero delle Emergenze devono difendere gli interessi della Bielorussia, completando la prima fase delle esercitazioni di prontezza al combattimento delle Forze Armate. Il Presidente Aleksandr Lukashenko ha indicato l’avvio della seconda fase delle esercitazioni, “Il governo non può stare fermo. Oggi chi attende viene superato. Facciamo la cosa giusta proteggendo l’indipendenza e la sicurezza del nostro Stato“. In Polonia e Lituania, vicino ai confini bielorussi “vengono schierate forze aeree da Italia e Gran Bretagna. Cosa vorrebbero fare ai confini della Bielorussia? L’alleanza cerca di mostrare il suo livello di efficienza. Pertanto, la Bielorussia adotta misure appropriate“, ha detto Vassilij Alekseenko. “La risposta della Bielorussia alla presenza di forze NATO in prossimità dei confini bielorussi è assolutamente lecita”, dichiara il Presidente della Commissione Permanente per gli Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti della Bielorussia Nikolaj Samosejko, commentando la sessione del Consiglio di Sicurezza del 12 marzo, quando è stato deciso l’invio di 15 aerei russi nel territorio vicino alle esercitazioni della NATO. Infatti, 6 jet da combattimento Su-27 e 3 aerei da trasporto militare russi con personale di supporto a bordo arrivavano il 14 marzo nella base aerea bielorussa di Bobrujsk, in linea con l’accordo bilaterale sulla protezione congiunta dello spazio aereo dell’Unione. Gli aerei rafforzano i quattro caccia russi Su-27 Flanker della vicina base aerea di Baranovicy. “La decisione è stata presa in risposta all’esercitazione della NATO presso i nostri confini, e questa decisione non contraddice il quadro giuridico, in particolare il trattato dello Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia. Bielorussia e Russia sono interessate alla stabilizzazione della situazione in Ucraina al più presto possibile, con l’adozione di decisioni equilibrate nell’interesse delle nazioni e nel massimo rispetto della legalità. Non possiamo non preoccuparci dello stato dell’ordine in Ucraina. I popoli di Bielorussia, Russia e Ucraina sono alleati per storia, geografia e legami economici. Pertanto, collaboreremo e siamo interessati alla rapida soluzione della crisi politica ucraina“. Anche le forze armate russe intensificano le manovre militari in varie regioni confinanti con l’Ucraina. “L’obiettivo principale è verificare il grado di preparazione delle unità militari e condurre missioni di combattimento su terreni sconosciuti. I comandanti dei reparti si addestrano all’organizzazione di vari tipi di combattimento, apprendendo a pensare in modo non stereotipato, ingannare il nemico e ottenere la sorpresa” dichiarava il ministero della Difesa russo. Diverse unità di fanteria meccanizzata, artiglieria, distaccamenti ferroviari e fanteria aviotrasportata, le truppe russe d’elite, sono state trasferite nella regione di Rostov, al confine con l’Ucraina, per partecipare alle esercitazioni che simulano situazioni reali di combattimento. Sono iniziate anche le grandi manovre della difesa aerea nelle regioni occidentali della Russia, ai confini con l’Ucraina. Il ministro della Difesa ucraino Igor Tenjukh riconosceva che 220000 soldati russi sono dispiegati lungo il confine con l’Ucraina, un contingente superiore a tutte le truppe dell’esercito ucraino.
Il parlamento ucraino ha votato la creazione della Guardia nazionale nell’ambito del ministero degli Interni e che svolgerà diverse attività nella sicurezza ucraina, tra cui “la protezione delle frontiere del Paese e la lotta contro il terrorismo“. Nel frattempo, due persone sono state uccise a Kharkov, nella notte del 14 marzo, assassinate dai fascisti di Fazione Destra che avevano aggredito gli attivisti antifascisti di Oplot e preso tre ostaggi. La polizia alla fine ha arrestato i terroristi e liberato gli ostaggi. Il gruppo di 40 squadristi armati si era barricato nella sede locale del movimento neonazista, da cui sparava e lanciava bombe molotov contro gli attivisti anti-Maidan. Due persone sono state uccise nella sparatoria e almeno altre quattro ferite. La polizia prese d’assalto l’edificio arrestando 30 terroristi. “Abbiamo iniziato ad identificarli, non avendo passaporti addosso“. Secondo l’attivista locale Sergej Judaev, le autorità locali coprivano i fascisti di Fazione Destra cercando di nascondere il fatto che il gruppo avesse un deposito di armi nell’edificio. Judaev ha anche confermato che l’8 marzo lo stesso gruppo aveva attaccato diversi attivisti che tornavano da un raduno anti-Majdan. Judaev ha detto che il nuovo capo della polizia locale è stato nominato dalla “giunta” Kiev, e per ciò copriva i crimini di Fazione Destra. Contemporaneamente ad una manifestazione nazi-atlantista indetta a Mosca dai locali agenti dell’ambasciata USA (tra cui lo pseudo-comunista Udaltsov) e che ha raccolto 3000 squadristi locali e ucraini, la polizia arrestava un gruppo di sei terroristi nazisti ucraini, giunto in città per organizzare tumulti. Infine il ministero degli Esteri russo dichiarava di prendere in considerazione la richiesta di proteggere i civili in Ucraina dagli attacchi dei nazisti ucraini che perpetuano violenze. “La Russia riceve numerose richieste per proteggere i civili“; secondo il ministero russo vi sono “rapporti allarmanti” su un “convoglio di mercenari armati” di Fazione Destra diretto a Donetsk, Kharkov e Lugansk, dopo che i capi del gruppo fascista hanno annunciato “l’apertura del fronte orientale.
1280461Il 14 marzo, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, in cui “ha sottolineato che la decisione di tenere il referendum in Crimea è in linea con le disposizioni del diritto internazionale e con la Carta delle Nazioni Unite“. Inoltre, durante il suo incontro con il segretario di Stato USA John Kerry, il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov ha espresso la “profonda preoccupazione” di Mosca sul fatto che nessuno fermi gli estremisti mentre “le provocazioni continuano come le violenze” in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, dopo i colloqui a Londra con il segretario di Stato USA John Kerry, affermava che “Siamo in disaccordo sulle misure da adottare, non abbiamo bisogno di una struttura internazionale per esaminare le relazioni russo-ucraine“, ricordando che “la crisi non è dovuta alla Russia. La Crimea per la Russia significa molto di più che le isole Comore per la Francia o le Malvinas per la Gran Bretagna… La Crimea non può essere studiata al di fuori del contesto storico. È possibile mantenere l’ordine in questa penisola con le milizie d’autodifesa, determinate ad impedire il ripetersi di Majdan”. Durante l’incontro, Lavrov ha espresso la “profonda preoccupazione” di Mosca per il fatto che nessuno trattenga i radicali dal “perpetrare provocazioni e violenze” in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha parlato anche con il primo ministro inglese David Cameron e il ministro degli Esteri William Hague. Cameron ha ribadito le minacce delle sanzioni contro la Russia già avanzate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Mosca comunque ha inserito molti “ministri” golpisti nella lista dei ricercati dell’Interpol per la loro collusione con il terrorismo. In sostanza, conclude Lavrov, dopo il vertice con il segretario di Stato John Kerry e i capi inglesi, “Non abbiamo una visione comune della situazione in Ucraina. Sussistono le differenze“. Il ministro russo ha aggiunto che Mosca rispetterà la volontà del popolo di Crimea nel prossimo referendum per l’indipendenza del 16 marzo, per decidere se staccarsi dall’Ucraina e aderire alla Russia. Lavrov ha detto che questo referendum è conforme al diritto internazionale, e la regione deve essere trattata come il Kosovo, che dichiarò l’indipendenza dalla Serbia nel 2008. Lavrov ha detto anche che se il Kosovo è un caso speciale per l’occidente, la Crimea lo è ancor di più per la Russia. Stati Uniti ed Unione europea sostengono il governo golpista ucraino contro la Crimea, minacciando la Russia di sanzioni per il suo atteggiamento. Lavrov ha commentato tale minaccia come controproducente. Infatti, in un comunicato di questa settimana, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto: “esaminiamo una serie di misure economiche e diplomatiche per isolare la Russia e colpirne l’economia e lo status mondiale“. Il ministro degli Esteri inglese William Hague ha promesso che la Russia “pagherà a caro prezzo” la Crimea. Una delle possibili sanzioni di Stati Uniti e UE contro la Russia è l’embargo sul petrolio russo. Ma l’Europa non può farne a meno immediatamente, abbandonando la propria politica energetica verso la Russia. Un modo per l’UE di sostituire il gas russo sarebbe quindi importarlo dagli Stati Uniti. Tuttavia, i primi terminali di GNL dovrebbero essere pronti non prima del 2015.
Custody-Holdings_1_0Gli occidentali, preparando il pacchetto di aiuti all’Ucraina, avranno un’altra amara sorpresa, quei miliardi certamente finiranno in Russia essendo destinati a pagare le forniture energetiche dalla Russua. Infatti l’accordo finanziario esistente tra i due Paesi ne impone l’immediato trasferimento diretto dall’Ucraina alla Russia. A dicembre, quando Mosca decise di prestare all’Ucraina 15 miliardi di dollari, l’Ucraina s’impegnò ad emettere obbligazioni che la Russia avrebbe comprato a rate nel 2014. La prima e unica rata di 3 miliardi fu pagata a dicembre, quando il presidente ucraino Viktor Janukovich era ancora in carica. Tale rata, con un tasso d’interesse del 5 per cento, scadrà il 20 dicembre 2015. Nell’accordo, il paragrafo 3 (b) afferma: “Il rateo del debito e relative note rimangono sospese finché l’emittente provvede a che il volume del debito pubblico totale e lo stato del debito garantito non superino mai un importo pari al 60 per cento del PIL nominale annuale dell’Ucraina”. Le implicazioni di tale clausola fanno in modo che, una volta esteso il prestito all’Ucraina, Paese con un rapporto PIL/debito superiore al 60 per cento, comporti l’immediato default del prestito russo. In questo modo la Russia avrà diritto ad esigerne il rimborso immediato. E poiché le obbligazioni sono disciplinate dalla legislazione inglese (su cui si basa l’accordo per il prestito russo), sarà estremamente difficile per l’Ucraina evitare di pagare, utilizzando così il prestito occidentale a tale fine. Nel frattempo le società russe ritirano miliardi di dollari dalle banche occidentali, in reazione alle minacciate sanzioni contro Mosca. Le banche statali russe Sberbank e VTB e aziende industriali come Lukoil ritirano il denaro dagli istituti di credito occidentali. VTB ha anche cancellato un vertice con gli investitori statunitensi previsto per aprile.

Fonti:
NBC News
Nsnbc
PressTV
RBTH
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Reseau International

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StopNATO
StopNATO
RussiaToday
The BRICS Post

“La potenza navale USA è in calo” ironizzano

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 18/01/2014

x-47b-drone-launch-from-carrierIl 3 gennaio l’Ammiraglio Viktor Bursuk, il Vicecomandante della marina russa che supervisiona l’approvvigionamento degli armamenti, ha detto che la Marina Militare della Russia si aspetta di ricevere 40 nuove navi da guerra e navi ausiliarie nel 2014. In aggiunta alle navi di superficie di varie classi, la Marina riceverà anche il terzo sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare classe Borej, il Vladimir Monomakh, e un sottomarino diesel-elettrico classe Varshavjanka. La Russia continuerà la riparazione e la revisione dell’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Admiral Nakhimov e di tre sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, per quest’anno. L’Admiral Nakhimov dovrebbe rientrare nella marina russa nel 2018 con a bordo sistemi d’arma più avanzati, hanno detto a giugno dello scorso anno i cantieri Sevmash. Secondo la dichiarazione, le navi ausiliarie commissionate entro la fine del 2014 comprendono l’Igor Belusov, un’avanzata nave da ricerca e salvataggio destinata a potenziare la capacità della marina nel soccorrere sottomarini e navi in difficoltà, ha detto l’ammiraglio. I think tank navali statunitensi riportano che la marina russa avanza, e i suoi componenti d’attacco rinascono. La Cina ha costituito  il suo primo gruppo d’attacco con portaerei, e i suoi nuovi missili costituiscono la prima minaccia per le portaerei statunitensi, mentre la potenza navale del Paese cresce a passi da gigante. Il tutto si svolge sullo sfondo di una US Navy soggetta a tagli che ne minano la capacità di difendere la nazione sul mare. Ad esempio, il congressista Randy Forbes (R-VA), presidente della sottocommissione sul potere marittimo e le forze di proiezione della commissione sulle Forze armate della Camera, ha avvertito di ciò in un’intervista a Real Clear Defense alla fine dello scorso anno. “Siamo tecnicamente ‘inseguiti’ dai missili da crociera antinave cinesi (ASMC) in questo momento”, Forbes ha risposto alla domanda sull’operatività del redattore capo Dustin Walker. “l’ASMC della Marina USA è l’Harpoon, un sistema missilistico antinave ognitempo e oltre l’orizzonte. Sembra avanzato, ma in realtà è stato progettato negli anni ’70 ed ora non può sopravvivere operando contro le più sofisticate minacce antisuperficie che appaiono nella Marina dell’EPL cinese di oggi… Il mio sottocomitato svolge un ruolo di primo piano nel rivedere le opzioni per una nuova arma offensiva anti-superficie (OASuW)”.

Armi ad energia e letalità offensiva
La flotta di superficie dell’US Navy deve diventare più letalmente offensiva. Come Aviation Week ha riferito il 12 gennaio, il viceammiraglio Thomas Copeman, comandante della Forza Navale di Superficie del Pacifico degli Stati Uniti, ha sottolineato “La forza di superficie deve migliorare notevolmente la sua letalità offensiva”. “Dobbiamo passare oltre il missile come sistema difensivo”, dice nel suo “Rapporto per una Flotta di Superficie del 2026”, pubblicato all’inizio di questo mese, in anticipo rispetto alla Conferenza e Simposio dell’associazione della marina di superficie che si tiene il 14-16 gennaio ad Arlington, Virginia. Copeman ha detto, “Lo sviluppo e la traiettoria delle nostre armi devono riequilibrarsi a favore delle armi energetiche per la difesa, che forniranno adeguate capacità e potenzialità necessarie a condurre rapide e sostenute operazioni di combattimento per i prossimi decenni”… ha anche sottolineato che “la Marina deve concentrarsi di più sull’attacco”. L’arma deve essere dotata di “armamenti che possano migliorare notevolmente la letalità della forza di superficie, venendo resi disponibili nel breve termine”.

LRASM
Il Long Range Surface Attack Missile (LRASM) è destinato ad abbattere bersagli di superficie ben oltre gittata delle armi offensive o difensive del nemico. Il LRASM è un programma del DARPA finanziato dall’US Navy per dotare essa e l’US Air Force di un’arma anti-superficie offensiva e di un nuovo missile aerolanciato a lunga gittata anti-superficie. Dopo tre prove riuscite lo scorso anno, si prevede di condurre nel 2014 altri due test navali del missile. Lockheed Martin ha descritto le capacità dell’arma come: “La capacità a lungo raggio del LRASM consentirà d’ingaggiare il bersaglio da ben oltre la gittata del controtiro diretto delle armi. Inoltre, il LRASM utilizza dispositivi di sopravvivenza attivi e passivi per penetrare i sistemi di difesa aerea integrati avanzati.  La combinazione di gittata, sopravvivenza ed efficacia assicura il successo della missione”. Potrà essere lanciato dall’aria o dalla superficie, viaggiare a velocità subsoniche e trasportare un penetratore da 500 chili e una testata a frammentazione. Il missile è sviluppato anche per contrastare la crescente potenza navale cinese nel Pacifico. Un altro sviluppo più ambizioso, attualmente in fase concettuale presso la DARPA, è l’Arc Light, un sistema missilistico progettato per colpire navi di superficie o altri bersagli a distanze di 3000 miglia. La fase terminale del missile sarà accelerata da un razzo ai limiti dell’atmosfera, dove raggiungerà l’ipervelocità planando per migliaia di chilometri, rientrare nell’atmosfera e colpire l’obiettivo in meno di mezz’ora. Un concetto simile sarà dimostrato all’inizio di quest’anno con la seconda prova dell’HTV-2 Falcon di DARPA/US Air Force. Una missione diversa è perseguita dal programma di armi avanzate della DARPA Triple Target Terminator (T3), un’arma per il dominio aereo. Con tale programma l’agenzia sviluppa un missile a velocità elevata e a lunga gittata che può colpire aerei, missili da crociera e obiettivi della difesa aerea nemici. Sarà progettato per essere trasportato internamente da aerei stealth come F-35, F-22 e F-15SE, o esternamente da caccia, bombardieri e UAV. Il T3 permetterebbe al caccia d’attacco di passare rapidamente tra le varie funzioni aria-aria e aria-superficie. Sia Raytheon che Boeing hanno avuto ciascuno un contratto di 21,3 milioni di dollari per lo sviluppo del nuovo missile, che dovrebbe essere testato nel 2014. La Marina sviluppa un modulo da adattare all’attuale classe di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare Virginia aumentandone notevolmente la capacità di colpire bersagli di superficie da santuari oceanici, usando missili da crociera, rendendoli l’arma prescelta nei molti scenari sul Pacifico contro la Cina.

uss-zIl cannone laser sarà testato in mare nei primi mesi del 2014
L’US Navy spende attualmente circa 40 milioni di dollari all’anno nella ricerca per le armi laser. Ora schiera prototipi di armi elettromagnetiche, armi laser a stato solido e velivoli senza pilota subacquei presso unità operative. La tecnologia si distingue offrendo un’ulteriore gamma di attacchi a terra così come funzionalità aggiuntive nella difesa contro missili balistici e da crociera. Il Rail-Gun che ha una gittata di 100 miglia e più, utilizza energia elettrica immagazzinata a boro della nave per generare l’impulso elettromagnetico ad alta velocità sufficiente a spingere una testata ad energia cinetica. Ovviamente, l’attrazione principale del laser è la sua capacità di distruggere bersagli a lunga distanza e alla velocità della luce, e il LaWS ha molti vantaggi sia come arma difensiva che offensiva. L‘US Navy prevede che sia usata per operazioni mirate e segrete, attacchi a sorpresa e di cosiddetta “letalità graduata”. È vista anche come contromisura contro UAV, missili e piccole imbarcazioni. Il capo dell’US Navy ha annunciato i piani per schierare un laser a stato solido a bordo dell’USS Ponce nell’aprile 2014, due anni prima del previsto. La Ponce è assegnata ad una base avanzata dell’US Navy nel Golfo Persico, in un ambiente particolarmente stressante per l’utilizzo di laser difensivi, poiché le condizioni atmosferiche locali degradano la potenza del fascio e le forze iraniane hanno molte opzioni nell’attaccare navi da guerra dai motoscafi ai velivoli senza pilota e ai missili. La dimostrazione in mare per il 2014 rientra in un più ampio calendario a breve termine dell’US Navy per i programmi ad energia. L’Office of Naval Research (ONR) e il Naval Sea Systems Command recentemente hanno compiuto dimostrazioni con laser ad alta energia a bordo di una nave da combattimento, nonché contro aerei telecomandati. L’arma è anche vista come  importante sviluppo da impiegare contro la Cina.
Come Loren Thompson scrisse su Forbes del 6 gennaio, “La domanda è che cosa sta combinando l’US Navy per sostenere il suo ruolo nel Pacifico occidentale mentre la Cina sfrutta i suoi vantaggi geografici nel perseguimento del dominio militare regionale. Le recenti tendenze non sono incoraggianti, e l’attuale approccio alla protezione della flotta probabilmente non avrebbe successo in un serio conflitto se l’Esercito di Liberazione del Popolo risolvesse il suo problema con la ricognizione. L’US Navy ha bisogno di un’arma di svolta, e la ricerca sul laser è una delle poche opzioni disponibili credibili”.

Droni navali
La scorsa estate il drone X-47B dell’US Navy ha completato il suo ultimo turno di prove al largo delle coste della Virginia, diventando così il primo jet senza pilota nella storia ad essere imbarcato su una portaerei operativa. Quest’anno, quattro società competeranno per un contratto di progettazione della prossima versione del X-47B, puntando a farlo decollare nel 2020, secondo l’US Navy. Con un’autonomia di oltre 2100 miglia nautiche, l’X-47 può trasportare armi e può anche essere il precursore di un programma di droni per intelligence, sorveglianza e ricognizione, il tutto attraverso un’avanzato sistema di navigazione GPS, una connessione a una rete ad alta integrità e un software di controllo di volo avanzato per tracciare il territorio. I nuovi droni subacquei oceanici chiamati “Slocum Alianti”, non avranno bisogno di carburante per operare, al contrario delle loro controparti aeree. Saranno alimentati dall’oceano stesso, sorvegliando furtivamente la zona circostante e fornendo informazioni alle altre navi militari. Utilizzando un processo soprannominato “galleggiabilità idraulica”, il drone potrà regolare il proprio dislocamento basandosi sull’acqua che ha intorno. Ciò permette al drone di immergersi, abbassarsi o alzarsi tra le correnti oceaniche,  muovendosi alla velocità di un miglio (1,6 km) all’ora. L’obiettivo dell’US Navy è inviare un drone sottomarino, chiamato “Vela”, lungo rotte costiere per cinque anni. Una flotta di essi potrebbe sciamare sulle coste nemiche, permettendo all’US Navy di eliminare campi minati e rilevare sottomarini nemici. A differenza dei loro cugini aerei, i droni dell’US Navy non sono alimentati da carburante. Invece, traggono energia dal termocline oceanico, una coppia di strati di acqua calda, in prossimità della superficie, e di acqua fredda sotto. I droni furono commissionati dall’US Navy nel 2009, quando investì poco più di 56 milioni dollari per 150 droni “Littoral Battleship-Sensing”. Questi dovrebbero arrivare nel 2014. L’US Navy ha sparato un drone da un sottomarino sommerso, una prodezza che potrebbe rivelarsi preziosa per l’intelligence e la ricognizione nelle operazioni speciali militari future. Il piccolo drone fu lanciato dal tubo lanciasiluri del sottomarino Providence, quindi aprendo le ali è decollato volando per “diverse ore”, dimostrando la capacità di collegamento in video live streaming con il sottomarino, ha detto l’US Navy. Il progetto, che ha ricevuto 15 milioni di dollari in sei anni, è seguito dal Naval Research Laboratory. Il test si svolse presso l’Atlantic Undersea and Evaluation Center dell’US Navy alle Bahamas.

navy_s-ocean-powered-droneLa riubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Follie supersoniche: perché i nuovi bombardieri strategici sono dinosauri volanti
Rakesh Krishnan Simha RIR, 21 novembre 2013

Sia la Russia che gli Stati Uniti spingono lo sviluppo di nuovi bombardieri a lungo raggio, ma i droni sono una scelta più economica e più futuristica.

post-48173-1274374577,72_thumbChe cosa hanno in comune i terroristi e i generali dell’aeronautica? La risposta è che hanno lo stesso incubo ricorrente sui droni. Ciò perché tali velivoli senza equipaggio minacciano di metterli entrambi fuori gioco. L’ironia è che, nonostante la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, che eseguono missioni di attacco che poco prima erano appannaggio esclusivo dell’aviazione, la Russia e gli Stati Uniti hanno dato il via libero allo sviluppo dei bombardieri a lungo raggio. I nuovi progetti non miglioreranno sensibilmente la sicurezza russa o statunitense, ma sicuramente lasceranno dei buchi nei bilanci della difesa.

Arriva il via libera al bombardiere con la stella rossa
L’aviazione russa ha approvato lo sviluppo del nuovo bombardiere strategico PAK-DA che sostituirà la vecchia flotta di bombardieri strategici della Russia dei 63 Tupolev Tu-95M Bear e 13 Tu-160 Blackjack, nel prossimo decennio. Sorprendentemente, in un’epoca in cui i missili aria-aria sono ipersonici (cinque-dieci volte la velocità del suono), il nuovo bombardiere russo viene indicato  subsonico. Così, quando il PAK-DA entrerà in servizio negli anni 2020 sostituirà velivoli che furono progettati 50-70 anni prima, e ancora il nuovo bombardiere sarà più lento di alcuni aeromobili ritirati. In secondo luogo, la dottrina dell’attacco aereo strategico resta invariata. Il subsonico Tu-95 e il Tu-160 da Mach 2 sono progettati per decollare da basi nella Russia profonda e lanciare centinaia di missili da crociera nucleari Kh-102 da distanze sicure, fino a 3000 km dalle coste americane. Il nuovo bombardiere, che dovrebbe costare miliardi di rubli nella R&S (ricerca e sviluppo), avrà lo stesso ruolo, sarà un’altra piattaforma per il lancio di missili da crociera. L’unico miglioramento importante è che avrà un rivestimento furtivo, la cui efficacia non è stata definitivamente dimostrata contro un vero nemico.

E in un angolo blu
I giganti aerospaziali statunitensi Boeing e Lockheed Martin hanno dichiarato, nell’ottobre 2013, che collaboreranno su un nuovo bombardiere a lungo raggio (LRSB) progetto per l’US Air Force, mentre i militari cercano di sostituire la flotta dei vecchi 160 bombardieri pesanti: 76 B-52 Stratofortress, 63 B-1 Lancer e 20 stealth B-2 Spirit. L’US Air Force ha detto che il costo di ogni velivolo è stimato 550 milioni dollari e il valore totale di 100 aerei sarebbe di 55 miliardi dollari. Ma nel frattempo, il prime contractor è Lockheed-Martin il re dei costi gonfiati. Nel 1996, quando  intascò il contratto, il costo previsto del velivolo era di circa 65 milioni, che ora è arrivato a circa  200 milioni di dollari. Il programma LRSB, che ha già macinato 300 milioni di dollari, difficilmente invertirà il trend. Si potrebbe pensare che con la fine della minaccia sovietica, l’US Air Force non abbia motivi per un nuovo bombardiere. Ma il nuovo mantra è che se non si dispone di un nemico, lo s’inventa. Nonostante il fatto che l’esercito cinese sia insignificante per gli standard statunitensi, l’esercito statunitense lo raffigura come un drago più grande della realtà. Il punto di vista del Pentagono è che nessuna nave militare cinese potrà pattugliare senza finire sotto la potenza aerea basata a terra. Secondo il vicecapo di Stato Maggiore dell’US Air Force, Generale Philip Breedlove, gli Stati Uniti devono continuare ad avere la capacità di colpire dall’aria qualsiasi bersaglio sul globo. Il tiro da distanza è la capacità centrale nella nuova dottrina militare statunitense dell’Airsea Battle, che chiede una stretta integrazione tra l’US Air Force e l’US Marines nel campo di battaglia.

Bombardieri nel mirino
Ma, supersonico o lento, gli attaccanti sono sempre vulnerabili. L’analista della difesa Loren Thompson dice che l’area più importante in cui i bombardieri diventano obsoleti è la loro decrescente capacità di eludere l’intercettazione da parte delle difese avversarie. “Molti Paesi come l’Iran e la Siria hanno implementato difese aeree integrate che combinano radar altamente sensibili con agili missili terra-aria. Queste difese sono state progettate per eliminare le interferenze generate dai dispositivi jamming degli Stati Uniti, e per inseguire gli aeromobili su diverse frequenze in modo che non possano essere facilmente ingannate dalle contromisure. Ciò renderà più difficile ai bombardieri statunitensi penetrare lo spazio aereo ostile in futuro, soprattutto se non hanno le caratteristiche che li rendono invisibili. Il B-2 è l’unico vero bombardiere stealth nella flotta di oggi, e anche se è carente su alcune lunghezze d’onda.” Goffo e costoso, il bombardiere è già nel mirino delle forze antiaeree. L’abbattimento del cacciabombardiere stealth F-117 da parte delle forze di terra serbe che utilizzavano un antiquato sistema missilistico sovietico, indica di cosa dei combattenti motivati ed istruiti, a differenza delle forze mal addestrate di Saddam Hussein, siano capaci sul campo di battaglia. Con i nuovi missili terra-aria S-300 e S-400, la minaccia si è moltiplicata di diverse volte. Inoltre, i nuovi radar in fase di sviluppo, in particolare in Russia, sono progettati per rilevare facilmente aerei stealth quanto quelli non stealth.

Il momento del drone
Indicativo di quanto i droni ridisegnano la guerra moderna sono i top gun statunitensi riassegnati ai  droni, creando un enorme deficit di piloti nell’US Air Force. Il problema è così acuto che l’arma offre 225mila dollari di bonus ai nuovi piloti, a condizione che rimangono nell’aviazione per nove anni. L’aviazione del 21° secolo affronta una crisi esistenziale, con la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, limitate solo dai rifornimenti di carburante, cambiando l’equazione aerea a favore dei velivoli senza pilota. Con il rifornimento in volo, l’autonomia sarà limitata solo dal fallimento dei sottosistemi. Inoltre, il loro basso costo e il fatto che i droni riducano a zero i rischi per il pilota, dovrebbero idealmente farne i sostituti perfetti dei costosi bombardieri intercontinentali. L’assenza di un pilota si traduce in notevoli risparmi sui costi, non solo di carburante, ma anche perché non sono necessari costosi sistemi di supporto vitale.

Ritorno al futuro
Secondo l’Air Force Magazine, lo scontro tra droni e velivoli pilotati “ha poco a che fare con la tecnologia e tutto con la politica“. Questo perché il mondo è ancora a disagio all’idea di una macchina armata che vola senza un pilota umano a bordo. Tuttavia, la tecnologia senza pilota non è veramente nuova. Lo space shuttle russo Buran, che volò nel novembre 1988, era completamente automatizzato. Secondo un rapporto elaborato dall’Istituto di ricerca panrusso sui materiali aerei, la differenza più importante dalla navetta statunitense era che la navetta spaziale russa poteva volare ed atterrare in modalità totalmente automatica. Più di recente, il Boeing 777 è un esempio di aereo  automatico di cui si potrà dire che ha “piloti opzionali”. Il piloti dell’aviazione possono essere glamour e virili, ma nell’era dei droni i bombardieri a lungo raggio, e in effetti gli altri aerei pilotati, hanno i giorni contati. Se le aviazioni, e i loro capi civili, l’ammettono con umiltà, potrebbero risparmiare ad entrambe le ex superpotenze molto denaro.

Tupolev_Tu-95_in_flight

I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Venticinque anni fa, questo mese, la navetta spaziale sovietica Buran compì il suo unico volo
Anatolij Zak Popular Mechanics 19 novembre 2013

1465135Un quarto di secolo fa, sembrava che la navetta spaziale avesse improvvisamente un nuovo fratello.  Il 15 novembre 1988, l’orbiter riutilizzabile Buran, fiore all’occhiello del programma spaziale sovietico, compì il suo primo volo. Si sarebbe dimostrato l’ultimo del Buran. Ma guardando 25 anni dopo, alcuni esperti dicono che l’URSS avrebbe costruito una migliore navetta spaziale, che avrebbe posto le basi per una nuova generazione di veicoli di lancio, se avesse resistito alle tempeste economiche degli anni ’90 e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Copia?
Una volta che la navetta alata sovietica finalmente fece il suo debutto pubblico, dopo anni di sviluppo segreto, una leggenda metropolitana diffuse la notizia che si trattasse di una replica esatta della navetta spaziale statunitense. Fu facile credervi. Un lungo elenco di equivalenti sovietici della tecnologia occidentale, dagli aspirapolvere alle auto, dagli aerei ai razzi, erano vere copie. Ma mentre la somiglianza tra i veicoli spaziali è sorprendente, era però ingannevole. All’inizio del programma Buran, nel 1976, la leadership sovietica infatti assegnò all’industria il compito di sviluppare un sistema con capacità tecniche simili a quelle della navetta spaziale. Tuttavia, i politici lasciarono agli ingegneri la scelta della percorso esatto a un tale veicolo, un’apertura che il capo-progettista del Buran Valentin Glushko sfruttò. Come ora sappiamo da numerosi documenti non classificati e testimonianze, gli ingegneri di Glushko non copiarono ciecamente la navetta, ma invece attraversarono un lungo e doloroso processo nel determinare l’architettura dell’equivalente sovietico. Alla fine si convenne che la forma aerodinamica e le ali a doppia freccia della navetta statunitense fornissero la soluzione migliore. Allo stesso tempo, respinsero la filosofia economica della NASA sulla navetta, che prometteva un facile accesso allo spazio grazie alla sostituzione totale dei razzi tradizionali con una navicella riutilizzabile a basso costo, nonché l’approccio statunitense verso la sua architettura di lancio. Molti storici e ingegneri oggi dicono che così facendo i sovietici in realtà costruirono un sistema migliore di quello degli Stati Uniti. Si potrebbe obiettare che crearono il più avanzato e versatile velivolo spaziale che l’umanità avesse mai conosciuto.

Interni
All’interno, il Buran aveva molti componenti che svolgevano le stesse funzioni dei suoi equivalenti statunitensi. Entrambe le navette impiegavano celle a combustibile ad idrogeno per produrre energia elettrica e bruciavano idrazina per alimentare i sistemi idraulici di bordo. Eppure, gli ingegneri sovietici progettarono la maggior parte di questi meccanismi da zero, con solo un’idea generale di come gli equivalenti statunitensi funzionassero. Soprattutto, gli ingegneri sovietici costruirono un nuovo sistema di lancio per il Buran. Invece di due relativamente semplici (ma, come si è scoperto dopo il disastro del Challenger, mortalmente inaffidabili) booster a propellente solido per il primo stadio, i sovietici impiegato quattro razzi a propellente liquido. La loro eredità vive oggi nel vettore russo-ucraino Zenit. Il Buran utilizzava anche quattro motori principali (al posto dei tre della navetta) volti a fornire la maggior parte della spinta durante l’orbita. Misero questi motori in un stadio separato, piuttosto che sull’orbiter alato, come avvenne con la navetta. Questo approccio fece  sì che il sistema sovietico perdesse i suoi motori principali dopo ogni volo, invece di tornare a Terra con l’orbiter, rendendolo meno riutilizzabile. D’altra parte, significava che quasi ogni carico concepibile fino a 95 tonnellate, fosse una stazione spaziale da combattimento, un modulo lunare o un veicolo per una spedizione marziana, potesse essere disposto sul sistema di lancio del Buran. Al contrario, il carico utile massimo della navetta spaziale fu limitato a 29 tonnellate nella stiva del modulo orbitante. Con la costruzione del Buran in questo modo, i sovietici costruirono essenzialmente dei razzi multiuso superpesanti poi conosciuti come Energija. Si potrebbe potenzialmente sostenere che fosse la risposta sovietica al programma di guerre stellari di Ronald Reagan, così come la base lunare con equipaggio e anche le spedizioni su Marte. Tuttavia, con la fine della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica, nessuno di questi progetti superò il tavolo da disegno. Ironia della sorte, poi toccò alla NASA cercare di decodificare un progetto sovietico, in quanto gli ingegneri statunitensi cercavano un’architettura simile a quella dell’Energija, ma utilizzando i componenti della navetta. Purtroppo, il concetto noto come Shuttle-C non andò mai oltre al modello in scala reale.

Quello che avrebbe potuto essere
Gli strateghi spaziali sovietici apparentemente sopravvalutarono enormemente l’importanza militare della navetta e ritenevano che dovessero rispondere con un sistema simile, come avrebbero fatto normalmente per qualsiasi sviluppo di un’arma importante degli Stati Uniti. Il Cremlino vide la navetta spaziale soprattutto come vettore per armi spaziali e le scontate applicazioni scientifiche e commerciali furono pubblicizzate come elaborata cortina fumogena. Allo stesso tempo, però, i sovietici non accettarono mai l’idea della NASA che il sistema riutilizzabile potesse sostituire i tradizionali razzi usa e getta. Di conseguenza, il Buran sovietico fu realizzato solo per compiti specifici (soprattutto militari), che necessitavano delle sue capacità uniche di manutenzione nello spazio e di far rientrare carichi dall’orbita. Il Buran poteva essere utilizzato nell’assemblaggio di grandi stazioni spaziali, come il complesso modulare Mir-2 sviluppato negli anni ’80, nonché per lo schieramento e il rifornimento di satelliti spia e grandi piattaforme antisatellite e antimissile, se il riarmo raggiungeva lo spazio, come i leader del Cremlino temevano. Tuttavia, sia Energija che Buran apparvero quando l’ultimo atto della guerra fredda terminava. Il nuovo volto del Cremlino, Mikhail Gorbaciov, era molto più interessato a risanare l’economia sovietica fatiscente che non a superare gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti. Di conseguenza, nessuno dei grandi e costosi programmi spaziali, che avevano bisogno delle capacità impressionanti del Buran, si materializzò, lasciando il veicolo spaziale senza compiti. Nel 1991, il crollo dell’URSS e la crisi economica in Russia lasciarono decadere il Buran e le sue infrastrutture.
In retrospettiva, alcuni dicono che se solo il Buran, o almeno il suo lanciatore Energija, avessero resistito alle tempeste economiche degli anni ’90, la Russia e la comunità internazionale avrebbero ora un avanzato e potente mezzo spaziale in grado di porre una base internazionale sulla luna e anche d’inviare esseri umani su Marte. Invece, in questi giorni sia la NASA che l’agenzia spaziale russa sono all’inizio di una strada decennale per sviluppare una nuova generazione di veicoli di lancio che, un giorno, potrebbero avvicinarsi alle capacità del potente lanciatore del Buran.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Primo Raggio. L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013


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