L’Unione europea e la McJihad in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 maggio 2013

siria-imperialismo Interessanti sviluppi hanno luogo nell’Unione europea. L’allarme aumenta in tutta l’UE, mentre funzionari dell’Unione europea e di diversi Stati membri dell’UE esprimono timore per il ritorno di loro cittadini combattenti in Siria. L’allarme è iniziato quando sono stati emessi avvisi nei Paesi Bassi su cittadini olandesi che si recano a combattere in Siria, seguiti dal Belgio. Poi, l’Ufficio europeo di polizia (Europol), le forze dell’ordine dell’UE che si occupano d’intelligence criminale, ha riferito che gli scontri in Siria potrebbero creare una futura ondata di terrorismo che potrebbe minacciare i membri dell’Unione europea, nel suo EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) for 2013. Per quanto riguarda la Siria, sul rapporto Europol si legge: “La Siria è divenuta la meta scelta dai combattenti stranieri nel 2012. Un certo numero di cittadini dell’UE è stato arrestato in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito in viaggio da o per la Siria.” (TE-SAT 2013, p.22).
Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kerchove, ha poi precisato che circa cinquecento cittadini europei, soprattutto di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, erano in Siria a combattere a fianco delle forze anti-governative con l’obiettivo di rovesciare il governo di Damasco. De Kerchove esprimerebbe le stesse preoccupazioni di Europol su questi cittadini dell’UE che ritornano nell’UE dai campi di battaglia in Siria. Le sue preoccupazioni sarebbero state riprese a Londra. Anche se il suo governo lavora per legalizzare il trasferimento di armi britanniche alle forze anti-governative in Siria, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha avvertito della minaccia posta alla Gran Bretagna dai combattenti inglesi di ritorno dalla Siria. Poco dopo, la Germania ha confermato che cittadini tedeschi prendono parte alla lotta per rovesciare il governo siriano. In precedenza, si ebbe la notizia che anche un cittadino danese, ex prigioniero di Guantanamo, era stato ucciso negli scontri in Siria.

La McJihad
La situazione è abbastanza paradossale. La Siria viene presentata, ora dall’UE, come preoccupante, per l’”assenza di Stato” e come “covo jihadista”. L’ironia è che i membri dell’UE, a fianco dei loro omologhi di Stati Uniti, Turchia, Giordania Arabia Saudita e Qatar, hanno promosso e agevolato l’intera McJihad in Siria con l’obiettivo finale di un cambio di regime a Damasco. Per più di due anni, gli appelli alla jihad contro Damasco sono stati diffusi in tutto il mondo da personaggi come Yusuf al-Qaradawi e altri pseudo-religiosi e tele-predicatori in Arabia Saudita e nelle tirannie del Consiglio di cooperazione del Golfo. I funzionari dell’UE non hanno detto niente. Inoltre, organizzazioni come i Fratelli musulmani, che reclutano combattenti da mandare in Siria, in realtà lavorano liberamente a Londra, dove hanno sede da molto tempo, così come organizzazioni simili che guardano alla Russia e all’Asia centrale per le fasi successive della McJihad. Dall’Afghanistan controllato dai taliban alla Somalia, i cosiddetti “Stati falliti”, operano per conto degli Stati Uniti, e questi stessi Paesi formano i gruppi degli “Amici della Libia” e degli “Amici del popolo siriano”. Questi Paesi dovrebbero essere chiamati, più correttamente, “Imperialismo SpA”. William Hague e soci hanno bisogno solo di guardarsi allo specchio per trovare i colpevoli che minacciano di terrorismo l’UE.
Il concetto di “ritorno di fiamma” o di conseguenze non intenzionali delle operazioni d’intelligence  diventa vecchio. Da un lato persone provenienti da Paesi come la Gran Bretagna e la Francia inondano la Siria come combattenti anti-governativi, mentre dall’altra parte spaventano la propria popolazione con il loro allarmismo su questi combattenti. Nella maggior parte dei casi, i combattenti dell’UE entrati in Siria hanno sostanzialmente avuto il via libera e il permesso dal proprio governo per andarvi a combattere. La situazione era la stessa in Libia, dove cittadini statunitensi, britannici, canadesi, francesi e irlandesi hanno combattuto per rovesciare la Jamahiriya libica. Un cittadino statunitense dell’Arizona, Eric Harroun, ritornato negli Stati Uniti dalla Siria avrebbe dovuto affrontare un processo per aver combattuto a fianco di al-Nusra, ma suo padre Darryl Harroun ha rivelato il segreto che Eric lavorava per la CIA in Siria.

Punto di svolta?
Un punto di svolta è all’orizzonte, puntando a una rinnovata spinta contro il governo siriano. Richard Ottaway, un parlamentare dello stesso partito conservatore britannico di William Hague e  presidente del comitato ristretto della Commissione Affari Esteri della Camera dei Comuni britannica, ha annunciato che crede che l’annuncio dell’Aja sia legato ai piani britannici per intervenire apertamente in Siria per “minare” i jihadisti stranieri. In termini orwelliani, i combattenti stranieri vengono utilizzati come pretesto per armare ulteriormente le forze anti-governative in Siria. Non sarebbe un caso che le capitali dei Paesi membri della NATO annunciano che il gas nervino sarin sia stato utilizzato dal governo siriano. Annunci circa l’uso di armi chimiche da parte della Siria sono stati fatti da Londra, Parigi, Tel Aviv e Washington DC. Nonostante il fatto che le forze anti-governative abbiano minacciato di usarle, i rapporti sull’uso di armi chimiche in Siria consegnati dal governo siriano alle Nazioni Unite vengono politicizzati con l’obiettivo di incolparne Damasco. Ripetendo lo scenario libico, l’UE ha deciso di iniziare a comprare petrolio siriano dalle forze anti-governative, mentre gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Giordania e Israele per la costruzione di infrastrutture per le forze anti-governative e preparandosi ad inviare droni in Siria dallo spazio aereo giordano.
I combattenti stranieri e le forze anti-governative che combattono in Siria collaborano con gli Stati Uniti e i loro alleati direttamente o indirettamente. Ormai il fallimento della cosiddetta “guerra al terrore” degli Stati Uniti dovrebbe essere evidente ai più. Sin dall’inizio non era una guerra contro il terrorismo, ma una “guerra terroristica.” Coloro che sono stati etichettati terroristi e jihadisti dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati, in molti casi erano proprio la fanteria degli statunitensi nella lenta guerra imperialista di conquista.

Avanti con la McJihad
L’alleanza della guerra fredda tra jihadisti e blocco occidentale, durante la luna di miele anti-sovietica in Afghanistan, è stata ripresa. Ancora una volta i combattenti jihadisti vengono utilizzati come fanteria nella McJihad degli USA. Nella chiamata alle armi, al-Qaradawi e la sua gente hanno dichiarato che la Russia è il nemico numero uno degli arabi e dei musulmani. Ma prima sulla loro lista dei nemici c’è la nemesi degli USA, l’Iran. Questa posizione è politicamente motivata, perché al-Qaradawi aveva proibito ogni combattimento nel 2010 contro la Russia nel Caucaso del Nord. Il pubblico destinato alla revisione della sua posizione sulla Russia e all’animosità verso l’Iran, è composto da battaglioni di combattenti stranieri in Siria, tra cui gruppi militanti del Caucaso del Nord entrati Siria e Libano per combattere attivamente contro il governo siriano, nell’ambito della McJihad degli USA. Le milizie anti-governative in Siria avevano già espresso la loro ostilità verso Mosca e Teheran.
Il Telegraph di Londra, presentato dalla trionfante lingua di Jake Wallis Simons, commenta che la chiamata alle armi di al-Qaradawi è il segnale che una nuova alleanza di interessi si forma tra le forze che la primavera araba ha portato al potere, come ad esempio i Fratelli musulmani, e l’occidente, contro l’asse formato da Russia, Iran e Cina. Simons avrebbe inoltre  implicitamente assegnato Israele a questa nuova alleanza contro Mosca, Teheran e Pechino. Ciò spiegherebbe perché degli israeliani sono stati catturati mentre spiavano le navi russe a Tartus.
La Siria non sarà il capolinea della McJihad. Se la Siria cade, in un modo o in un altro attraverso l’instabilità cronica o un cambiamento di regime, i combattenti stranieri invaderanno dal suo territorio tutto il mondo, utilizzandolo come chiave di volta per colpire Paesi come l’Iran e la Russia. Ciò è quello che è successo in Libia, utilizzata come base per inviare armi e combattenti in Siria dal Nord Africa. Potenzialmente, posti come il Distretto Federale del Caucaso del Nord in Russia e le province di confine iraniane poterebbero vedere l’afflusso di combattenti stranieri ed attentati terroristici. Ma nel breve termine il Libano sarà il prossimo fronte, se la Siria dovesse cadere.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Grecia: confermato il piano golpista di Alba dorata; escalation di violenze e conti offshore greci

DarkerNet, 5 aprile 2013

24E4B5CE42132EE1CAA604FEEB71074CRecentemente il partito neonazista Alba dorata ha dichiarato di poter effettuare incursioni su lidi stranieri, creando cellule in Paesi come l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, ecc. Interessante come questo annuncio coincida con la conferma, da parte di un giornalista investigativo greco, che la ‘strategia della tensione’ (per favorire un colpo di Stato o la legge marziale) preannunciata da DarkerNet circa sei settimane fa, sia ora pienamente operativa (vedi sotto per maggiori dettagli). Rileviamo, inoltre, un recente feroce assalto da parte dei membri di Alba dorata nell’isola di Paros. Viene anche fornito un aggiornamento sulle notizie riguardanti una lista di 23.000 conti offshore greci.

Aggiornamento 1: ICIJ rivela i conti segreti offshore di alcuni greci: 2.400 società registrate in paradisi fiscali del Pacifico e del Canale della Manica. 23.000 aziende greche sono state insediate in altri Paesi, tra cui i paradisi fiscali.
Aggiornamento 2: I teppisti di Alba dorata sono stati costretti a lasciare il villaggio di Potamia sull’isola di Taso. Erano venuti per distribuire cibo ai Greci (cioè non agli immigrati). Ma la gente del posto li ha bloccati e Ad è stata costretta ad andarsene. Ad Hania, Creta, antifascisti locali si sono scontrati con i membri di Ad, uno dei quali è stato gettato in mare, nel porto.

A. Confermata la ‘strategia della tensione’ di Alba dorata
Sei settimane fa Darker Net ha pubblicato un articolo sostenendo che Alba dorata, in combutta con la polizia greca, persegue una ‘strategia della tensione’, nella modalità dei terzaposizionisti italiani. A sostegno di ciò, abbiamo riferito dell’arresto di diversi membri di Alba dorata da parte della polizia, dopo che sono stati trovati in possesso di esplosivi e armi (oltre all’avvertimento di un ex-ambasciatore greco su un possibile colpo di Stato). Il presidente greco ha anche trasmesso le sue preoccupazioni su ciò che stava accadendo. Abbiamo compreso che Alba dorata stia tramando per compiere un massacro che verrebbe poi attribuito agli anarchici, in modo da organizzare un colpo di Stato militare, o almeno di far dichiarare la legge marziale. Ieri, Vice ha pubblicato un’intervista a Dimitris Psarras, giornalista investigativo greco, il cui libro, The Black Bible of the Golden Dawn, è una delle indagini più approfondite sul partito. Psarras ha confermato di aver anch’egli capito che la ‘strategia della tensione’, una campagna di terrore pianificata da Alba dorata, sia difatti operativa. Qui citiamo parte dell’intervista:

Vice: Pensi che la Grecia stia cominciando a vedere l’attuazione di una “strategia della tensione”? Alba dorata cerca di manipolare l’opinione pubblica con la paura?
Psarras: Credo che stia già accadendo. L’attuale strategia di Alba dorata è esattamente questa. Ilias Panagiotaros, uno dei deputati di Alba dorata, infatti ha detto, “C’è già una guerra civile“, in un’intervista. Vogliono spingere la controparte a compiere atti di violenza simili, proprio come durante la strategia della tensione in Italia, negli anni ’70.

Vice: Quindi quello che stai dicendo non è che potrebbe accadere, ma che sta sicuramente già accadendo?
Psarras: Sicuramente. Forse non con la stessa intensità delle stragi in Italia negli anni ’70, ma non dimentichiamo che Alba dorata e le origini di Michaloliakos coinvolgono gli italiani. Anche di recente, in realtà, la rivista di Alba dorata, Meandric, che circola solo internamente all’organizzazione, recava un articolo di Pino Rauti, uno dei leader del neo-fascista Ordine Nuovo, il gruppo di estrema destra direttamente coinvolto negli attentati in Italia degli anni ’70.

Vice: Pensi che Alba dorata potrebbe provare altre tattiche, come effettuare attentati da poter far attribuire agli anarchici, per esempio?
Psarras: posso solo ipotizzarlo. Considerando il fatto che non hanno mai tagliato i loro legami con l’idea di uno “Stato profondo” [un presunto gruppo clandestino di militari e civili che attribuisce ai suoi avversari gli omicidi di dissidenti da esso commessi], una considerazione che non escluderei. Ma questo sarebbe lo scenario peggiore.

Nota: Nikos Michaloliakos, il capo di Alba dorata, fu imprigionato per 13 mesi nel 1978 per aver organizzato una serie di attentati ad Atene. In carcere è stato incaricato da Ghiorgos Papadopulos, il colonnello che guidava la giunta militare, di fondare Chrysi Avghi (Alba dorata).

B. Feroce assalto di Ad a Paros
Questa parte è stata tradotta dal quotidiano Ethnos del 22/03/2013. L’obiettivo della vittima, nel raccontare questo fatto, è unire la sua voce a quelle delle persone vittime degli assalti di fascisti, al fine di chiedere la condanna di Alba dorata nei tribunali europei.
Indipendentemente da ciò che i sostenitori di Alba dorata dicono, i singoli membri costituiscono un pericolo pubblico. Minacciano non solo gli immigrati, ma ogni cittadino che voglia esprimersi liberamente e rivendicare i propri diritti. Le autorità ufficiali e i poteri politici hanno dimostrato la loro incapacità nel far fronte a queste violenze fasciste. Spero che vi venga posto fine al più presto, altrimenti molte persone innocenti e pacifiche ne soffriranno. Ovunque Alba dorata sia intervenuta, qualcuno ha pagato con il sangue. Questa barbarie deve finire”. M. Troullou.
L’assalto in questione ha avuto luogo il 28 febbraio 2013. Una delegazione di Alba dorata s’era recata a Paroikia [la capitale dell'isola] per organizzare un evento, e lo stesso giorno era prevista una manifestazione di Iniziativa antifascista. Forti elementi delle forze di polizia, tra cui la polizia antisommossa di Atene, sono stati inviati nell’isola. Poco prima della fine della marcia, la polizia antisommossa ha messo con le ‘spalle al muro’ i manifestanti del corteo, in un vicolo buio di Paros, vicino alla taverna dove la manifestazione di Alba dorata si stava svolgendo. La polizia ha poi caricato e usato gas chimici contro la folla. Subito dietro la polizia antisommossa vi erano individui in abiti civili, indicati dagli astanti come sostenitori di Alba dorata, che lanciavano pietre contro i manifestanti.
Maria Troullou, un’insegnante, si rifugiò in un balcone con il suo compagno Savvas Mavridis, ma non riuscì a sottrarsi da una grosso individuo. Ha spiegato… “L’assalto è stato così crudele e violento. Orrendo, senza alcuna giustificazione. Era come se l’assalitore aveva deliberatamente scelto me tra la folla. Cosa c’è di più minaccioso di una donna antifascista, mi chiedo? Mi ha afferrato per i capelli e sbattuto la testa furiosamente contro il muro. Poi mi ha colpito sulla fronte e io sono caduta esanime, avevo le vertigini. Poi ho sentito la mano del mio partner sul mio braccio. Stava cercando di sollevarmi. Poi ho ricevuto un secondo colpo, dalla stessa direzione dell’aggressore. Qualcosa mi ha colpito sulla parte superiore della testa, qualcosa di duro, come un piede di porco o un bastone. Mi sono piegata di nuovo e sono crollata sentendo il sangue scorrere“. Ha aggiunto… “Il mio compagno è riuscito a tenermi sotto il suo controllo. Abbiamo ricevuto diversi colpi dalla polizia in vari punti, ma anche da parte dell’aggressore. L’unica cosa che potevamo fare era difenderci istintivamente. Siamo stati sempre colpiti da tutti i lati. Il mio compagno ha ricevuto più colpi alla testa, al corpo e al collo. Ha cicatrici sui polpacci per la resistenza che ha esercitato con le gambe per restare aggrappati al balcone. Se il mio compagno non fosse stato lì a proteggermi, rischiando la propria vita, mi sarebbe accaduto il peggio“.
Dopo l’attacco, Maria e Savvas sono stati inviati all’ospedale di Paros. Nel referto medico è stato confermato che quando si sono recati in ospedale, la sera del 28/02/2013, a Savvas è stato diagnosticata la frattura delle ossa frontale e occipitale sinistra del cranio. Le ferite sono state disinfettate e hanno richiesto 17 punti di sutura. Maria ha sofferto mal di testa intenso, dolore al collo e agli occhi, e ha ricevuto quattro punti di sutura sulla testa. Le ferite erano su tutto il corpo della maestra e del compagno; hanno lasciato l’ospedale con 21 punti di sutura in tutto. Una folla si era radunata davanti l’ospedale, per offrire sostegno e chiedere l’intervento della polizia per identificare l’aggressore. La polizia ha aspettato più di un’ora per recarsi in ospedale a raccogliere le testimonianze dei feriti.
Maria ha dichiarato nella sua testimonianza che l’aggressore era uno sconosciuto in abiti civili, con la carnagione chiara e capelli corti, grosso e alto 1,90.  Anche se Maria ha scelto di parlare pubblicamente dell’aggressore, ha deciso di non procedere con una querela nei confronti dello stesso. Una ragione è che, dopo il recente processo di Ilias Kasidiaris, nel quale è stato assolto in un’aula piena di sostenitori di Alba dorata, crede che il suo caso avrebbe avuto la stessa sorte. La seconda ragione è che aveva paura, mentre l’uomo che la picchiava furiosamente, davanti alla polizia, questa non l’ha protetta dall’assalto e né ha arrestato l’aggressore (il che fa pensare che goda dell’immunità). Si crede anche che ci siano molti testimoni disposti a fornire un alibi all’aggressore. Il giorno dopo, venerdì 1 marzo 2013, gli assalti più violenti hanno avuto luogo nel porto di Parikia. In uno di questi assalti, un tedesco che vive stabilmente sull’isola ha cercato di riprendere con la sua macchina fotografica i sostenitori e i parlamentari Giannis Lagos, Ilias Panagiotaros e Nikos Michos di Alba dorata. Secondo la polizia, un certo numero di seguaci, tra cui il deputato N. Michos, si sono rivolti minacciosamente al tedesco e la polizia è stata costretta ad intervenire. La tensione cresceva, fin quando la delegazione di Alba dorata si è imbarcata per tornare ad Atene. Fu in quel giorno che l’aggressore di Maria Troullou è stato riconosciuto quale membro della delegazione di Alba dorata.

Link:
Vice, Gu, In to the Fire

Alba dorata ricorre al terrorismo per diffondere il suo messaggio?
Yiannis Baboulias Vice, 3 aprile 2013

Grecia-Chrysi-Avghi-l-anima-nera-della-crisi_largeLa Grecia ha avuto la sua dose di nazionalisti di estrema destra negli ultimi decenni. Operando sotto marcato pseudonimo, come “patrioti” o “anti-comunisti”, hanno commesso alcuni crimini, come fracassare con una mazza il cranio del leader della di sinistra Grigoris Lambrakis, uccidendolo nel 1963, ma nessuno di loro può davvero competere nella posta dell’idiozia con gli attuali truculenti estremisti di Alba dorata. Se per qualsiasi motivo, non avete sentito parlare di Alba dorata, si tratta del partito neofascista greco il cui leader, Michaloliakos, è stato per qualche tempo in prigione nel 1979 per porto illegale di armi ed esplosivi, e per essere collegato a un gruppo che compì attentati contro due cinema di Atene. Recentemente, i sostenitori del partito sono stati collegati all’omicidio di immigrati per le strade di Atene, a violenze casuali contro immigrati e anarchici e, in più di una occasione, sono stati arrestati per trasporto di armi ed esplosivi. Ma è il caso del dinamitardo di Sparta ad essere ancora più preoccupante. Il 31 agosto dell’anno scorso, una bomba esplose nelle mani di un 38enne di Sparta. Il suo obiettivo non è noto. Il complice dell’attentatore, un 34enne non ancora identificato, fu arrestato ma rilasciato dopo aver testimoniato, nonostante il fatto che più di 60 bombe, fucili da caccia e maschere fossero stati ritrovati dalla polizia in casa sua. Da allora, nessuna ulteriore informazione è stata rilasciata ed i media greci hanno insabbiato la storia.
Notizie da Sparta identificano sia il morto che il suo complice come membri di Alba dorata, suggerendo che l’estrema destra greca passi al terrorismo per diffondere il proprio messaggio. Al fine di comprendere la reale possibilità di ulteriore terrorismo politico in Grecia, ho parlato con Dimitris Psarras, un giornalista investigativo il cui libro La Bibbia nera di Alba dorata, è una delle indagini più approfondite sul partito.

Vice: Il caso del dinamitardo di Sparta non è progredito per nulla, e sembra esser stato insabbiato dai media mainstream. Quanto ne sai tu?
Psarras Dimitris: Non so nulla di più. Si tratta di un caso molto strano e abbiamo cercato di fare pressione per aver alcune risposte sulla vicenda, ma niente è venuto fuori.

Vice: Perché è bloccato?
Psarras: E’ il procedimento istruttorio. Le autorità non hanno alcun obbligo di rilasciare dettagli alla stampa prima del processo, ma in questo caso sono stati molto riservati. Inoltre, la gestione del caso non ha alcuna somiglianza con altri casi di terrorismo, quando abbiamo avuto nomi e foto fin da subito. In questo caso, non abbiamo visto niente del genere.

Vice: Pensi che la Grecia stia cominciando a vedere l’attuazione di una “strategia della tensione”? Alba dorata cerca di manipolare l’opinione pubblica con la paura?
Psarras: Credo che stia già accadendo. L’attuale strategia di Alba dorata è esattamente questa. Ilias Panagiotaros, uno dei deputati di Alba dorata, infatti ha detto, “C’è già una guerra civile“, in un’intervista. Vogliono spingere la controparte a compiere atti di violenza simili, proprio come durante la strategia della tensione in Italia, negli anni ’70.

Vice: Quindi quello che stai dicendo non è che potrebbe accadere, ma che sta sicuramente già accadendo?
Psarras: Sicuramente. Forse non con la stessa intensità delle stragi in Italia negli anni ’70, ma non dimentichiamo che Alba dorata e le origini di Michaloliakos coinvolgono gli italiani. Anche di recente, in realtà, la rivista di Alba dorata, Meandric, che circola solo internamente all’organizzazione, recava un articolo di Pino Rauti, uno dei leader del neo-fascista Ordine Nuovo, il gruppo di estrema destra direttamente coinvolto negli attentati in Italia degli anni ’70.

Vice: Pensi che Alba dorata potrebbe provare altre tattiche, come effettuare attentati da poter far attribuire agli anarchici, per esempio?
Psarras: posso solo ipotizzarlo. Considerando il fatto che non hanno mai tagliato i loro legami con l’idea di uno “Stato profondo” [un presunto gruppo clandestino di militari e civili che attribuisce ai suoi avversari gli omicidi di dissidenti da esso commessi], una considerazione che non escluderei. Ma questo sarebbe lo scenario peggiore.

Un paio di giorni dopo l’intervista a Psarras, una storia dalla città greca di Volos è balzata agli onori della cronaca. Durante i negoziati per il “salvataggio” dei ciprioti, un edificio della Banca di Cipro è stato bombardato, la polizia ha fermato due sospetti e, sorpresa, sorpresa, hanno trovato pistole, coltelli, mazze e arnesi di Alba dorata nelle loro case. Incredibilmente, Alba dorata ha affermato di non saperne nulla, così come presumibilmente non sa nulla dell’attentatore di Sparta e del suo complice. Ma le diventa sempre più difficile nascondersi dietro il paravento pubblico di amica della democrazia, mentre un’imminente potenziale di violenze si profila sempre più sullo sfondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi Cipro: E se il sogno europeo stesse per finire?

Alexandre Latsa RIAN 27/03/2013

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Un po’ di storia
I recenti avvenimenti a Cipro hanno causato un’overdose mediatica assai spesso lontana dalla realtà.  La parte meridionale dell’isola di Cipro (la parte settentrionale è militarmente occupata dalla Turchia dal 1974), ha una popolazione di 770.000 abitanti, rappresentando solo lo 0,3% del PIL nell’area dell’euro. L’isola, anche se relativamente sconosciuta al grande pubblico, almeno fino a questa crisi, ha avuto una storia ampiamente travagliata, suddivisa tra oriente e occidente. I lettori interessati possono saperne di più visitando questa pagina di storia illustrata dell’isola, fino al 2004. E’ proprio in quel momento che Cipro aderiva all’Unione europea (il Paese era il più ricco dei nuovi aderenti, all’epoca) e nel 2008, Cipro entrava nella zona euro. Al tempo, l’isola stava già ricevendo flussi di capitali russi e la legislazione fiscale era sostanzialmente la stessa di oggi. Lo stesso anno, la crisi finanziaria colpì l’isola, come tutti i Paesi occidentali, e nella ristrutturazione del debito greco le attività bancarie cipriote (che aveano una percentuale elevata di titoli di stato greci) furono brutalmente svalutate per decisione dell’Eurogruppo. Nel 2011, il Paese aveva ancora un debito, in percentuale del PIL, inferiore a quelli di Francia, Italia e Germania. Jacques Sapir ricorda, inoltre, che le banche cipriote hanno oggi attività pari a 7,5 volte il PIL dell’isola, mentre la media UE è di 3,5 volte, assai meno alle attività bancarie del Lussemburgo, che pesano 22 volte il suo PIL.

Racket fiscale: nuova soluzione della crisi?
La Trojka (l’alleanza tra BCE, FMI e UE) ha scelto misure drastiche per avere il denaro necessario per salvare le banche: prendere il denaro tramite prelievi obbligatori a tutti i titolari di un conto nell’isola. Una misura senza precedenti e probabilmente contraria a tutti gli standard bancari internazionali legali, che le autorità russe hanno descritto non solo ingiusta e pericolosa, ma che dimostra anche come il modello economico neoliberista sia completamente esaurito. I funzionari russi hanno anche parlato di provvedimento di tipo sovietico e la stampa russa titola della fine della civilissima Europa. I commentatori francesi, a loro volta, in questi giorni hanno invece giustificato l’imposta sui conti ciprioti del racket della Troika, dicendo che dopo tutto si riscuoteva denaro sporco e russo, o russo e quindi sporco, e che pertanto la misura è giustificata. Menzione speciale di Marc Fiorentino secondo cui non ci si deve ‘infognare’ in questo paese… “Dove la gente non paga le tasse (…) e di colpire i soldi della mafia russa“. I ciprioti saranno contenti. Per Christophe Barbier la misura colpisce “denaro che non è di Cipro“, cosa a cui migliaia di lavoratori che rischiano il licenziamento, difficilmente crederanno.
I politici non sono da meno. Per il ministro delegato presso il Ministro degli esteri Bernard Cazeneuve “E’ normale che gli oligarchi russi paghino”, per Lamassoure “E’ normale che la lavatrice per lavare il denaro sporco di Cipro sia fermata e che gli oligarchi russi paghino” e Daniel Cohn-Bendit “che tassare gli oligarchi russi non m’impedirà di digerire ciò che ho mangiato stasera” (fonte). Quanto a François d’Aubert, a sua volta ha detto che “non c’è ragione per cui i contribuenti europei risparmino le finanze degli oligarchi“. Ci piacerebbe sentire gli stessi commentatori sugli investimenti russi in Inghilterra, il Paese che concede il diritto di soggiorno a un gran numero di oligarchi di cui si può grandemente dubitare che abbiano fatto fortuna legalmente, o ancora più vicino, sui numerosi investimenti russi in Francia, in particolare sulla Costa Azzurra, alla fine degli anni ’90. Romaric Gaudin mette relativamente le cose in chiaro dicendo che “gli europei, pronti a piagnucolare per la difficile situazione di Mikhail Khodorkovskij, dimenticano che aveva costruito il suo impero sulla Banca Menatep, con sede a Cipro…” o che “Quando il denaro russo va a Cipro, è necessariamente sporco. Viceversa, quando il denaro russo costruisce il gasdotto sotto il Mar Baltico per la Germania, o investe nel calcio britannico, diventa rispettabile.”

I miti sono duri a morire, a Cipro
A Cipro, guardando più da vicino, la situazione non è esattamente come descritta dalla stampa francese. Secondo l’economista Natalija Orlova, l’ammontare dei depositi nelle banche cipriote arrivava a 90 miliardi di euro (persone fisiche e giuridiche) di cui detenute solo per il 30% da persone (fisiche o giuridiche) non native della zona Euro. I depositi russi a Cipro sono stimati in circa 20 miliardi di dollari, e 13 miliardi corrispondono a depositi greci, inglesi e anche mediorientali. La registrazione delle imprese ha infatti contribuito alle fortune di Cipro, che in effetti offre un quadro giuridico e fiscale vantaggioso e flessibile. Molte aziende quindi hanno logicamente sede legale a Cipro, nell’ambito dell’Unione europea. Tra esse molte aziende russe con intense attività economiche verso l’UE, che beneficino del regime fiscale favorevole di Cipro (IVA al 10%) e di un accordo sulla doppia imposizione, in modo da poter rimpatriare i profitti in Russia senza essere tassati due volte.
Le argomentazioni sulla “volontà di combattere” contro il riciclaggio di denaro sporco e russo, o russo e quindi necessariamente sporco, sono divenute una grottesca caricatura mentre i depositi russi a Cipro sono pari a circa 20 miliardi di euro. Rispetto all’anno scorso, vi sono stati 120 miliardi di movimenti di capitali russi verso Cipro, ma anche e soprattutto 130 miliardi di euro di movimenti di capitali da Cipro verso la Russia (fonti qui e qui). Dal 2005, gli investimenti da Cipro alla Russia sono maggiori degli investimenti dalla Russia a Cipro! Secondo Marios Zachariadis, professore di economia presso l’Università di Cipro: “La percentuale di aziende straniere illegali a Cipro non è più alta di quelle in Svizzera o Lussemburgo“, Paese che ha da poco firmato il trattato per evitare la  doppia imposizione con la Russia, come ha fatto Cipro. Un fatto confermato dal segretario di Stato per le Finanze tedesco, Stefan Kampeter, che ha esplicitamente affermato che “non vi sono prove di dumping illegale a Cipro, e che le accuse di riciclaggio di denaro nei confronti di Cipro non possono essere provate“.
Il parlamento cipriota ha votato contro il piano iniziale della Trojka, che prevedeva un prelievo forzoso su tutti i conti dell’isola, e solo nella notte tra domenica a lunedì è stato trovato un accordo, vale a dire un prelievo del 100% delle attività superiori ai 100.000 euro su tutti i conti bancari della banca più gravata dell’isola, e una percentuale non ancora fissata (30-40%) su tutti i conti superiori ai 100.000 euro della seconda più grande banca del Paese. Chiaramente, una pura e semplice estorsione di denaro cipriota e non-cipriota (russo, est-europeo, inglese e mediorientale) massicciamente depositato nelle due principali banche dell’isola. E’ normale che le attività estere legali paghino per la crisi greca? Potete immaginare le società francesi o statunitensi in Russia tassate al 40% del proprio patrimonio, per risarcire il debito dei Paesi dell’Unione eurasiatica se fossero in cattive condizioni? Possiamo cercare di immaginare la reazione statunitense in una situazione del genere.

Guerra finanziaria tra ortodossia ed energia
Cipro sembra in realtà sempre più un anello (una pedina per Thierry Meyssan), nel cuore della tensione geopolitica sempre più diretta e frontale tra la Russia e l’occidente. L’Eurogruppo ha indubbiamente raggiunto i suoi obiettivi reali. Il primo era prendere delle misure da provare su un piccolo Paese, che probabilmente è servito da laboratorio. Già Spagna e Nuova Zelanda hanno dichiarato di essere pronte a passare a misure simili per colmare il gap dei loro sistemi bancari. Non c’è dubbio che l’elenco si allungherà. Le conseguenze rischiano di essere pesanti e potranno rendere precari molti titolari dei conti nella zona euro. Anche se l’Eurogruppo ripete come un mantra che Cipro è un caso particolare, molti europei sono tentati di spostare le loro attività finanziarie altrove, e probabilmente all’estero, indebolendo sempre di più l’Europa e l’area dell’euro. I ciprioti hanno occupato le piazze sventolando cartelli “Non saremo le vostre cavie“, mentre le strade di Nicosia erano piene di messaggi ai fratelli ortodossi russi, e nelle manifestazioni degli ultimi giorni sono fiorite le bandiere russe.
Dopo il fallimento della Grecia, la Russia era impegnata da quasi un anno sul riscatto del consorzio gasifero greco DEPA/DESFA da parte di Gazprom. Tali negoziati sono avvenuti pochi mesi dopo la caduta del regime libico (e le relative importanti perdite finanziarie per Mosca), ma si erano visibilmente fermati un mese fa, quando il dipartimento di Stato aveva avvertito Atene contro la cooperazione energetica con Mosca e messo in guardia che il trasferimento di DEPA a Gazpromconsentirà a Mosca di rafforzare la sua posizione dominante dul mercato dell’energia regionale.” Impedire l’ulteriore integrazione economica UE-Russia è davvero nell’interesse dell’Europa di oggi, mentre il presidente cinese ha appena compiuto la sua prima visita internazionale a Mosca, chiave di una forte intensificazione della cooperazione politica, militare, ma anche e soprattutto energetica tra i due Paesi? E colpendo direttamente gli asset russi nelle banche a Cipro, la Russia viene direttamente interessata e colpita. Certo, anche i russi hanno logicamente degli obiettivi, e sono di gran lunga più importanti del semplice sfruttamento del giacimento gasifero offshore da cui il consorzio russo Novatek è stato escluso in modo abbastanza inspiegabile. Secondo l’esperto di relazioni internazionali Nouriel Roubini, la Russia mira semplicemente all’installazione di una base navale sull’isola (cosa che i lettori di RIA Novosti sanno dal settembre scorso) che i russi potrebbero tentare di monetizzare in cambio di aiuti finanziari a Nicosia.
A questo proposito, i colloqui russo-ciprioti non sono falliti, al contrario di quanto molti analisti  hanno indubbiamente frettolosamente concluso. Ma Cipro probabilmente non è sufficientemente nell’ambito della sfera di influenza russa, date le dimensioni di tali questioni. Ciò richiederebbe che Cipro lasci l’Unione europea e aderisca alla Comunità economica eurasiatica, come chiaramente indicato da Sergej Glaziev, consigliere del presidente Putin. Dobbiamo ricordare che Sergej Glaziev aveva all’inizio di quest’anno denunciato la “guerra finanziaria totale condotta dai Paesi occidentali contro la Russia di oggi.” Una guerra finanziaria che sembra essere confermata dalle ultime minacce da parte della BCE alla Lettonia, affinché non accetti il potenziale capitale russo che potrebbe desiderare di lasciare Cipro. All’esterno, Cipro resta un elemento fondamentale per la Russia nel quadro del suo ritorno in Medio Oriente e Mediterraneo, ma anche dei suoi rapporti con l’occidente. Sul fronte interno, il governo russo potrebbe finalmente mostrarsi determinato a mantenere l’obiettivo di controllare l’offshorizzazione dell’economia russa, di cui Vladimir Putin ha fatto un punto chiave nel suo discorso di fine anno 2012. E’ in questo contesto che il gruppo pubblico russo Rosneft aveva indicato che avrebbe rimpatriato, da diverse aree del mondo ritenute off-shore, gli asset ereditati con l’acquisizione della rivale inglese TNK-BP, soprattutto da Cipro e Caraibi.

Al centro del mondo ortodosso, la fine del sogno europeo?
Ma durante lo scontro tra occidente e Russia per territori interposti nel cuore del Mediterraneo (Grecia, Siria, Cipro…), il popolo cipriota e decine di migliaia di lavoratori inglesi e immigrati dall’Est Europa, a Cipro, pagheranno il conto e probabilmente attraverseranno anni difficili; per esempio Jean Luc Mélenchon ha già promesso l’inferno ai ciprioti. Mentre la Bulgaria ha recentemente interrotto i suoi negoziati per l’integrazione nell’euro, la Grecia continua ad sprofondare nell’austerità. A Cipro, oggi secondo recenti sondaggi, il 67% delle persone vuole che il  Paese abbandoni la zona euro e l’Unione europea, e si avvicini alla Russia, una posizione sostenuta attivamente dalla Chiesa ortodossa di Cipro. Al centro del Mediterraneo e del mondo ortodosso, il sogno europeo sembra volgere al termine.

Le opinioni espresse in questo articolo non coincidono necessariamente con la posizione della redazione di RIA Novosti, di cui l’autore non fa parte. Alexandre Latsa è un giornalista francese che vive in Russia e gestisce il sito Dissonance, volto a dare una “visione diversa della Russia”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Grecia: attentati, arresti e mercenari

Darkernet 15 marzo 2013

10greece2-600Riportiamo le notizie sul bombardamento di uffici governativi greci e sugli anarchici arrestati. Nel frattempo vi sono ancora domande senza risposta riguardanti il ruolo dei mercenari impiegati dal governo greco. Tutto questo mentre peggiora la crisi economica, con un appello per coprire la grave carenza di farmaci.

Per primo… aggiornamento di due vecchie storie
1. Un seguito al photoshoping delle foto di Dimitris Politis, Yannis Michailidis, Nikos Romanos e Andreas-Dimitris Bourzoukos, i quattro giovani anarchici picchiati dalla polizia; una rivista ha pubblicato una foto truccata del primo ministro greco picchiato, per attirare l’attenzione sullo scandalo.
2. Kostas Vaxevanis, il giornalista che ha rilasciato i dettagli sulla sezione greca della lista Lagarde (Darkernet ha pubblicato tale elenco, per evitare un’azione legale) secondo il Frontline Club, è stato scelto per il prestigioso premio sul giornalismo dell’Index on Censorship.

A. Attentati e arresti
Tre uffici del partito conservatore Nuova Democrazia di Salonicco sono stati bombardati. Una persona è stata leggermente ferita. Gli attentati sono stati simultanei. Uno degli obiettivi era l’ufficio del Viceministro per lo sviluppo Stavros Kalafatis. Gli altri uffici attaccati sono quelli dei deputati Giorgos Orfanos e Costas Gioulekas.
Gli attentati sono avvenuti dopo che le squadre antiterrorismo di Atene hanno fatto irruzione in due appartamenti a Exarchia e vi avrebbero trovato un’auto a nolo  con due zaini contenenti due fucili Kalashnikov con il calcio segato, quattro granate di tipo F1, tre caricatori (due da 20 cartucce e uno da sei), due casse di grandi dimensioni sigillate contenenti 720 proiettili calibro 7,62 mm, e un paio di guanti di stoffa. Un altro appartamento vicino al Pireo è stato perquisito.
Gli appartamenti e garage sono stati identificati nell’ambito dell’indagine sul gruppo che ha effettuato delle rapine a mano armata a Velvento, vicino alla città settentrionale di Kozani, così come su gruppi legati ad altri recenti atti insurrezionali. Così mentre quattro giovani sono stati arrestati per le rapine di un mese fa, altri quattro vengono ricercati. Il mese scorso circa 30 assalitori mascherati hanno bersagliato il distretto di polizia di Exarchia con bombe incendiarie, causando danni ma nessun ferito; circa otto molotov sono state lanciate sulla stazione di polizia di Kallidromiou Street.

B. Mercenari
untitled Tre settimane fa abbiamo pubblicato un articolo su sei gruppi di mercenari assunti dal governo greco presumibilmente per proteggere il governo e supervisionare le operazioni di polizia. Tra i gruppi mercenari, vi è la Blackwater (ora Academi). Academi ha inviato un’oscura smentita su un contratto del genere con Academi, Xe o Blackwater; abbiamo aggiornato l’articolo di conseguenza (anche se abbiamo aggiunto che i gruppi mercenari spesso usano nomi diversi per poter dare smentite). Abbiamo anche sostenuto che il governo greco dovrebbe dichiarare quali di queste sei organizzazioni mercenarie/di sicurezza ha assunto e per quale scopo.
Un articolo del giornalista e scrittore Jeremy Scahill ha rivelato come la Blackwater abbia creato oltre 30 scatole cinesi per ricevere finanziamenti e presumibilmente gestire appalti e subappalti. Erik Prince, che ha fondato la Blackwater, è anche a capo di una società chiamata Total Intelligence Solutions (TIS), oggi conosciuta come OODA. Sarebbe interessante vedere se TIS/OODA sia una delle agenzie assunte dal governo greco.
Inoltre un documento è stato appena rilasciato su come la Blackwater sia fondamentalmente un braccio della CIA, facendo riferimento a un articolo del Daily Beast: … la CIA solitamente usa la Blackwater in missioni in tutto il mondo“, scrive. “Queste azioni avvengono in base a contratti scritti e verbali, e attraverso richieste informali. In molte occasioni la CIA non ha pagato la Blackwater per la sua assistenza. La Blackwater ha impiegato anche funzionari e agenti della CIA, e ha fornito coperture agli agenti e funzionari della CIA che agiscono in operazioni segrete e clandestine. Per molti aspetti, la Blackwater, o almeno sue componenti, è un’estensione della CIA. Prince avrebbe il controllo di numerose società affiliate all’Academi.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il presidente greco mette in guardia dall”esplosione sociale’, di chi?

Darkernet 6 marzo 2013

GreeceIl presidente greco ha rilasciato una dichiarazione (vedi sotto) secondo cui si aspetta presto una ‘esplosione sociale’. Questo si combina con la dichiarazione, pubblicata su un blog lo scorso novembre, dell’ex ambasciatore greco in Canada. Entrambi sono sinceramente preoccupati che non vi siano elementi rivoluzionari o contro-rivoluzionari all’opera, o le loro dichiarazioni sono insincere e il governo greco sta preparando un giro di vite sulla sicurezza. Maggiori informazioni di seguito…

Due settimane fa abbiamo riportato l’ex ambasciatore greco in Canada, Leonidas Chrysanthopoulos, sostenere che sei società di sicurezza private, mercenari, erano state assunte dal governo ellenico per sorvegliare la polizia e il personale a protezione del governo. Nel blog si indicava specificatamente la Blackwater (in seguito ribattezzata Xe, quindi Academi). L’articolo riceveva oltre 15.000 visitatori in 36 ore, di cui quasi 5000 solo da Facebook, così come 35 commenti da tutto lo spettro politico. E’ stato anche ri-bloggato più volte (nel complesso, si stima circa 30.000 visitatori in tre giorni).
Il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo, Academi ha rilasciato una dichiarazione (al New Statesman, che aveva anche pubblicato un articolo basato sulle indicazioni di Chrysanthopoulos) negare che fosse una delle sei società di sicurezza. Tuttavia, è interessante notare un altro articolo su come la Blackwater sia piuttosto esperta nel sfuggire alle accuse e nel coprire le proprie tracce, quindi, forse a questo punto non dobbiamo giungere ad una qualche conclusione in merito. Tuttavia, riteniamo che il governo greco abbia la responsabilità di chiarire: a) i nomi delle società di sicurezza private assunte e b) il loro ruolo preciso.
Tornando alla recente dichiarazione del presidente greco Karolos Papoulias ha detto che temeva che il saccheggio governativo dei contribuenti farà saltare in aria il Paese. “Saremo di fronte a una esplosione sociale, se aumenterà la pressione sulla società“, ha aggiunto. Questo è esattamente ciò che Chrysanthopoulos aveva detto, qualche mese prima. Abbiamo anche messo in guardia da una possibile ‘strategia della tensione’, in cui gruppi di estrema destra (come i terzaposizionisti in Italia e all’estero negli anni ’80), crearono il caos per incoraggiare la legge marziale, o almeno accresciute misure di sicurezza.
Naturalmente, quest’inasprimento della tensione, tramite le suddette dichiarazioni rilasciate dal Presidente e da Chrysanthopoulos, potrebbero essere un rozzo tentativo di distogliere l’attenzione dai fallimenti del governo. Reporter greci riassumono la situazione economica … vi sono 1,35 milioni di disoccupati in un paese di 11 milioni di abitanti, mentre diminuisce il numero di lavoratori, principale fonte fiscale, anche se i rapporti dicono che quasi un milione di contribuenti non paga le tasse in tempo, o per nulla, e inoltre è costretto a lavorare senza paga nella speranza che un giorno ottenga gli stipendi arretrati.
Nel frattempo, ci sono (probabilmente) quattro filoni nella rivoluzione in atto in Grecia:
Il primo aspetto, che abbiamo denominato l”economia parallela’, ne abbiamo riferito in passato. Questa ‘economia parallela’ è un mix di baratto, monete alternative e cooperative, come le cooperative alimentari. È interessante notare che in alcuni quartieri, soprattutto ad Atene, le assemblee popolari, le associazioni o comunità, avrebbero un ruolo nel trattare questo aspetto della vita quotidiana.
La seconda componente è la resistenza per le piazze. Ciò è stato particolarmente evidente nel 2011 e nella prima parte del 2012. Negli ultimi mesi vi sono stati meno disordini, anche se centri occupati presi dalla polizia, sono stati ripresi dagli anarchici.
La terza è la resistenza industriale. Tre settimane fa c’è stato uno sciopero generale. La Grecia ha visto numerosi scioperi generali nel corso degli ultimi due anni, ma sono sempre meno frequentati. Il mese scorso, i lavoratori hanno assunto la gestione della fabbrica VioMe e resta da vedere se seguiranno altre acquisizioni.
La quarta è la insurrezionale attuale, come abbiamo riportato in dettaglio in un precedente articolo.
Il mese scorso, il 13 febbraio, per esempio, l’ufficio del Pireo della Golden Dawn è stato dato alle fiamme. Il gruppo “Organizzazione Tolleranza Zero” ha rivendicato la responsabilità per questa azione tramite un comunicato. Oppure, come un recente articolo su Libcom ammette… lo Stato greco teme chiaramente che vi saranno sempre più disordini sociali in futuro e agisce per combatterli. Tutte le grandi manifestazioni sono ora obiettivo di massicce operazioni di polizia, con cannoni ad acqua e arresti preventivi. Inoltre, negli ultimi mesi si sono avuti casi di torture di attivisti da parte della polizia, mentre lo Stato diventa sempre più repressivo.
Atene centro assomiglia a una città occupata, con la presenza della polizia pesante e costante, e unità di polizia antisommossa permanentemente di stanza nei punti più importanti, e le DELTA/DIAS (forze speciali della polizia) costantemente di pattuglia. Che cosa succederà dopo, è una congettura.

Papoulias afferma che la Grecia è pronta ad esplodere
Greek Reporter
20 febbraio 2013

greek_financial_crisisEssendo sempre più provato il fatto che le misure di austerità richieste dagli istituti di credito internazionali, in cambio dei prestiti per il salvataggio, hanno fallito e peggiorato l’economia della Grecia, il presidente Karolos Papoulias ha detto che teme che l’azione del governo verso i contribuenti farà saltare in aria il Paese. “Siamo di fronte a una esplosione sociale, se la pressione aumenta sulla società“, ha detto, con la raffica continua di tagli salariali, aumenti fiscali e riduzione delle pensioni, che comunque sostiene. In un articolo cupo, l’Associated Press ha detto che i numeri non sono a favore della Grecia mentre il disagevole governo di coalizione del Primo ministro Antonis Samaras continua ad aggredire sempre le stesse persone: lavoratori, pensionati e poveri, per pagare il conto, mentre lascia che con dei trucchi fiscali, 70 miliardi di dollari prendano il largo. Samaras ha detto che la Grecia ha svoltato l’angolo grazie alla sua leadership, e che tutto andrà bene.
L’austerità ha approfondito la recessione del Paese, entrata nel sesto anno, e ha creato il 27 per cento di disoccupazione, un record, oltre il 67,1 per cento tra quelli sotto i 25 anni, migliaia dei quali hanno mollato e sono fuggiti dalla Grecia per altre terre. Vi sono 1.350.000 di disoccupati in un Paese di 11 milioni di abitanti, mentre diminuisce il numero di lavoratori, la principale fonte fiscale, ma i rapporti affermano che quasi un milione di loro non vengono pagati in tempo, o per nulla, e sono costretti a lavorare senza paga, nella speranza che un giorno avranno i loro stipendi arretrati.
La crisi ha lasciato 450 mila famiglie in cui nessuno ha un lavoro, mentre un termine di un anno per l’indennità di disoccupazione, e regole severe per esserne qualificati, significa che solo 225.000 disoccupati greci ricevono un’assistenza mensile. Maria Kanga, madre di due disoccupati, ha detto all’AP che è preoccupata per quello che farà quando il suo assegno si esaurirà questa estate. E’ stata licenziata da una catena di negozi di dischi, che ha cessato l’attività lo scorso anno. Insieme a più di 150 altri dipendenti, è stata lasciata senza stipendio per cinque mesi e non ha ricevuto neanche la liquidazione. Protestando all’evento Eurovision Song Contest organizzato da una società in comproprietà con il suo ex datore di lavoro, Kanga ha riassunto la sua situazione: “Abbiamo tagliato su tutto… mia figlia di 12 anni ha un paio di scarpe. Se si bagnano, non c’è cambio.” Ha aggiunto: “La Grecia non è un Paese di luci ed eventi appariscenti. E’ un paese con persone che si suicidano, o che non possono nutrire i loro figli correttamente, o che rubano al supermercato… sta succedendo a tutti. Ci sono queste persone.”
Secondo i ricercatori sindacali, due terzi dei lavoratori dipendenti del settore privato non ricevono più una paga regolare. In aggiunta a questi problemi, vi sono i forti aumenti delle imposte che i greci devono pagare. Per complicare il problema, il governo della Grecia ha imposto tasse di emergenza ai lavoratori, per far pagare i suoi debiti. La scorsa estate, tutti i lavoratori meno pagati sono stati afflitti, con un disegno di legge di emergenza, da maggiori imposte, spesso per diverse migliaia di euro. Nel frattempo, ulteriori oneri sono stati riscossi sulla bolletta elettrica, con  famiglie che non sono riuscite a pagare scollegate dalla rete elettrica. L’aumento delle tasse inasprisce tali effetti. La pressione sta spingendo la Grecia verso un punto di non ritorno, con troppe richieste poste su una base imponibile in contrazione, afferma Savas Robolis, professore di economia e politiche pubbliche presso l’Università di Atene Panteion, e ricercatore presso il sindacato GSEE.
Secondo i dati del governo, analizzati dal GSEE, 3,6 milioni di persone su una popolazione di 11 milioni lavorano, con 1,6 milioni di occupati nelle imprese private, meno dei circa 2,5 milioni di prima dello scoppio della crisi nel 2010. “Di loro, circa 600.000 ancora lavorano otto ore al giorno e vengono pagati regolarmente” dice Robolis. “Il resto, un milione di lavoratori, ha avuto le ore ridotte o sono pagati in ritardo, quattro o cinque mesi di ritardo. Sono in uno stato di disperazione. In altre parole, i lavoratori e i disoccupati greci potrebbero presto non avere abbastanza soldi per pagare le tasse e coprire i loro bisogni primari. Se ciò accadesse, sarà il peggiore risultato possibile per l’economia greca e la società greca” che, secondo lui, lasceranno il governo incapace di coprire integralmente i propri impegni, compresi salariali e contributi pensionistici, causando una povertà ancora maggiore.
Le statistiche mostrano l’elevato rateo delle tasse, diventate proibitive, e molti greci semplicemente non possono più pagare. Le entrate di gennaio sono sprofondate a 572.000.000 di euro dai 4,42 miliardi dello scorso anno, nonostante le tasse sempre più alte. Quando contattati da AP, funzionari del nuovo e potente dipartimento del governo per le entrate pubbliche, hanno rifiutato di confermare i rapporti diffusi dai media locali secondo cui dal mese prossimo, a 2,5 milioni di contribuenti saranno inviati avvisi di pagamento delle more. “La domanda è quando la capacità fiscale sarà esaurita… Fino ad oggi, lo Stato ha accumulato un ritardo sui pagamenti ai fornitori, ma è in grado di pagare salari e stipendi“, ha detto Robolis. “Ma se la situazione peggiora, non sono certo che sarà in grado di farlo. Se guardate gli altri Paesi che hanno attraversato una crisi… quando poi hanno raggiunto un certo punto e lo Stato ha detto che non poteva più pagare gli stipendi, in quel momento la tensione è esplosa.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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