Incidente di Woolwich: inside job e false flag

Aangirfan 23 maggio 2013

rigbyLee Rigby, presumibilmente ucciso nell’incidente di Woolwich a Londra, aveva la ragazza che ha prestato servizio in Afghanistan. Lee Rigby ha un figlio di due anni, Jack, ma Lee si era separato dalla madre, Rebecca. The Sun.
Il 22 maggio 2013, Lee Rigby sarebbe stato ucciso a Woolwich, Londra. Il 22 maggio 2013, il battaglione di Lee Rigby era in addestramento a Cipro.
Woolwich: Lee Rigby Named As Soldier Victim – Sky News

AdebolajoMichael Adebolajo

Michael Adebolajo, 28 anni, è l’uomo ripreso in video e visto dai testimoni con le mani colorate di rosso. “Praticamente tutti gli amici sulla sua pagina Facebook hanno nomi inglesi tradizionali come Louise, Kelly, Robert, Craig, Gemma, Lauren e Paul, per citarne alcuni. Tra di loro c’è Matthew Selt, ora giocatore di biliardo professionista.” “Era un cristiano. Un bel ragazzo normale. Tutti i suoi amici erano bianchi e andavano sempre nelle rispettive case”, ha detto l’ex amico. Sei anni fa Adebolajo fu arrestato dopo essere rimasto coinvolto nelle proteste al tribunale conosciuto come The Old Bailey. Daily Mail.
Forse i servizi di sicurezza sottoposero Michael Adebolajo al controllo mentale, mentre era in prigione.

00Michael Adebowale

Michael Adebowale è l’altro aggressore. “Il secondo aggressore indossa chiaramente una giacca beige/marrone e parla con Ingrid Loyau-Kennett, ma alcuni minuti più tardi è a terra, indossando chiaramente una giacca nera. Come funziona? “Il ‘lago di sangue’ non appare sotto il corpo lasciato in mezzo alla strada. Tap dice che il sangue per terra, vicino all’auto, è apparso solo dopo che il corpo è stato spostato.” Carol A. Valentine

0Sopra: Ingrid Loyau-Kennett parla con un presunto assassino (a sinistra). Gemini Donnelly-Martin, e sua madre Amanda parlano con il secondo presunto assassino (a destra)

Gli aggressori sembrano essere sotto controllo mentale, non colpiscono le donne (a nessun uomo è consentito avvicinarsi al corpo, solo alle donne). Loyau-Kennett che ha parlato faccia a faccia con l’assassino era troppo sicura che non avrebbe fatto del male a una donna. Mi sembra del servizio di sicurezza… Kal Dani

victimStranamente, nessuna traccia di sangue

Il presunto assassino proviene da una ricca famiglia cristiana. “Louise, 26 anni, di Romford, conosceva Michael Adebolajo e suo fratello dalla scuola Marshall Park. “L’ha descritto come intelligente… e brava persona; tutti andavano d’accordo con lui… “‘Tutti lo conoscevano. Era divertente, esilarante. Era con i piedi per terra, bel ragazzo, non c’era niente di straordinario, niente che avrebbe fatto pensare, ovviamente, che questo sarebbe successo.’ “Ha detto che la madre di Adebolajo era severa e andava in chiesa regolarmente.”
London attack: Police make two further arrests after Woolwich killing

1Niente sangue sul suo giubbotto

I due “terroristi” di Woolwich, il 22 maggio 2013, erano già noti ai servizi di sicurezza inglesi prima dell’attentato. Le agenzie di intelligence MI5 e MI6 avevano raccolto dati sui sospetti attentatori prima dell’incidente. In altre parole sono stati utilizzati come “terroristi” dai servizi di sicurezza. FT.com

L’evento terroristico di Woolwich a Londra, sembrerebbe falsato? Uno dei presunti “terroristi musulmani” avrebbe detto: “Pensi che David Cameron scenderebbe in strada quando inizieremo a sballare con le nostre armi; pensi che i politici morirebbero? “No.” “Lo saranno i tizi comuni, come voi e i vostri figli...” Daily Mail
Può sembrare strano che i “terroristi” non attacchino mai le persone importanti.


Questo ‘fantasma’ che appare qui, sembra mantenersi entro l’inquadratura.

Così, coloro che si avvantaggiano dall’ultimo incidente sono:
1. Israele, che vuole dipingere i musulmani come nemici.
2. David Cameron, che ora può ‘fare la Thatcher’ e sembrare combattere per la Gran Bretagna.
3. L’esercito, che guadagna simpatia.

00 un7Si può dire che molte foto sono false

Le dichiarazioni politiche fatte dal sospetto… forniranno allo Stato e ai media tutta la carne da cannone necessaria per collegare la retorica anti-governativa al terrorismo violento.” London “Terror Attack” Blamed on Anti-Government Sentiment
Lord Carlile, (ebreo), ex-revisore indipendente delle leggi sul terrorismo, ha detto che l’assassinio dovrebbe indurre il governo a ripensarci sulla decisione di abbandonare il progetto Communications Data Bill del discorso della Regina, che avrebbe esteso il monitoraggio email e internet da parte dei servizi di sicurezza.” The Telegraph

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA, il Qatar e la creazione di Jabhat al-Nusra

Phil Greaves, Global Research, 17 maggio 2013

556754Una recente intervista rilasciata da un ‘anonimo’ funzionario della sicurezza del Qatar, ha gettato ulteriore luce sull’invio segreto dalla CIA di armi ai militanti che combattono in Siria. In questo articolo della Reuters, il funzionario ‘anonimo’ della sicurezza e diversi comandanti ribelli confermano che il Qatar ha “strettamente coordinato i traffici di armi dirette [plurale] alla Siria“, per la presunta preoccupazione che le armi finiscano nelle mani di militanti estremisti islamici legati ad al-Qaida; gli stessi militanti, come notato in precedenza, che continuano a formare la punta di lancia della rivolta contro il governo siriano: “I combattenti ribelli in Siria dicono che negli ultimi mesi il sistema di distribuzione delle armi è diventato più centralizzato, con le armi consegnate attraverso il Comando Generale della Coalizione dell’opposizione nazionale guidata da Selim Idriss, un generale che ha disertato ed è uno dei preferiti da Washington.”
Ciò che è stato da tempo confermato dalle “fonti ufficiali” sulla stampa mainstream, è che queste spedizioni di armi sono iniziate almeno “all’inizio del 2012″. Possiamo essere sicuri, come nella maggior parte dei resoconti ufficiali, che libertà d’azione sia stata concessa con queste dichiarazioni: è assai probabile che un piccolo traffico di armi in Siria sia iniziato molto prima che le dichiarazioni di testimoni oculari, in Libia, confermassero che le spedizioni di armi dal porto di Misurata, roccaforte del Libyan Islamic Fighting Group, cominciassero subito dopo la caduta di Gheddafi. Sibel Edmonds ha anche riferito, nel novembre 2011, quindi molto prima che i grandi media lo rivelassero, che la CIA, insieme ai suoi omologhi turchi e della NATO, operava dal “centro nevralgico” congiunto statunitense-turco della base aerea di Incirlik, in Turchia, coordinando ‘ribelli’ e ‘attivisti’ già dall’aprile-maggio del 2011. Edmonds teorizza che probabilmente ciò fu una delle prime fasi in cui la CIA e i suoi partner regionali avviarono il contrabbando di armi, combattenti e materiale in Siria, mentre la rivolta prendeva piede.
Molte di queste informazioni di base, ‘fonti ufficiali’ e discrepanze sui resoconti danno l’impressione che i media non diano le informazioni quando le ricevono e che trattengano gli elementi cruciali degli eventi, adattandosi alla favola delle “forze di Assad che uccidono manifestanti pacifici“. Ciò che apprendiamo dal rapporto Reuters è che il Qatar (agendo direttamente agli ordini della CIA) ha scelto di “stringere” il coordinamento delle sue forniture di armi alla Siria, non essendoci modo coerente e strutturato di distribuire le armi, una volta raggiunto il confine con la Siria: “Il Qatar ora [maggio 2013] passa alla Coalizione aiuti umanitari e militari attraverso il comando militare,” ha detto un comandante nel nord della Siria intervistato a Beirut. Ciò pone subito la domanda: chi distribuiva le migliaia di tonnellate di armi del Qatar (su ordine della CIA) prima dell’aprile 2013? L’articolo prosegue affermando: “Prima che la coalizione fosse formata, passavano attraverso gli uffici di collegamento e altre formazioni militari e civili. Ciò all’inizio. Ora è diverso, tutto passa  attraverso la Coalizione e il comando militare”. “Vi sono molte consultazioni con la CIA, che aiuta il Qatar nell’acquisto e trasferimento delle armi in Siria, ma solo come consulente” ha detto. La CIA ha rifiutato di commentare.
Questo pezzo di disinformazione deve essere preso almeno con un pizzico di sale. Quali sono esattamente gli “uffici di collegamento, e le formazioni militari e civili?” L”opposizione’ non ha mai avuto nulla di simile a una formazione militare. Indipendentemente da ciò, questo pone diversi interrogativi e serie domande sui resoconti sul conflitto siriano. Sappiamo da tempo che il principale fornitore di armi ai ‘ribelli’ era ed è tuttora il Qatar, agendo direttamente sotto la “consulenza” della CIA. Sappiamo anche che queste spedizioni di armi furono notevoli “all’inizio del 2012″ e continuarono a crescere in quantità e frequenza. Un’inchiesta del New York Times ha confermato che è stato proprio così, riferendo che ottantacinque aerei cargo militari hanno volavato dal Qatar alla Turchia portando le armi dirette alla Siria tra gennaio 2012 e marzo 2013. (Il carico massimo di un aereo da trasporto militare medio è di circa 50-60 tonnellate.) Quali altri simili aspetti del conflitto sappiamo essere iniziati e progrediti “dall’inizio del 2012″? La dinamica più chiara e lampante verificatasi lungo questo lasso di tempo, e che ha continuato a crescere e aumentare notevolmente, sono il numero di morti che quello dei profughi all’interno della Siria. Come ampiamente indicato prima, il numero di morti in Siria è mensilmente quasi raddoppiato “dall’inizio del 2012″, e ha continuato ad aumentare rapidamente. Tutte le risorse disponibili e i dati sui morti forniti dai gruppi di opposizione o di ‘attivisti’, grosso modo lo confermano, come si può vedere in questo grafico compilato dalla Reuters:
bko-berciaauaye-largeUn altro fattore critico collega direttamente l’aumento del flusso di armi (ad opera di CIA/Qatar) all’enorme aumento del numero di morti. Cioè: il successo, la proliferazione e il rafforzamento di Jabhat al-Nusra e di simili gruppi militanti salafiti/jihadisti. Jabhat al-Nusra o, come è ormai noto, Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (ISIS) era attivo in Siria come derivazione dal gruppo Stato islamico dell’Iraq (al-Qaida in Iraq – IQA) anni prima della rivolta siriana. In effetti, fin dalla formazione di IQA nelle regioni orientali della Siria (confinante con l’ovest iracheno e la provincia di Anbar), queste sono state un focolaio delle attività di al-Qaida subito dopo l’invasione degli Stati Uniti nel 2003. E’ fuor di dubbio che Jabhat al-Nusra e altri gruppi salafiti/jihadisti collaborazionisti, siano la forza trainante della rivolta armata. Per la maggior parte del conflitto armato, è stato Jabhat al-Nusra che ha condotto gli attacchi degli insorti alle principali installazioni militari siriane; le basi della difesa aerea e le autostrade costiere nei seri tentativi di bloccare le linee di rifornimento dell’EAS, la stragrande maggioranza degli attentati suicidi in aree civili e degli omicidi di importanti funzionari della sicurezza pubblica. Questi gruppi estremisti sono divenuti sempre più attrezzati, più organizzati, ben finanziati e, soprattutto, con i maggior successi sul terreno. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo pretendono di avere armato, addestrato e sostenuto solo i ribelli ‘controllati’ e ‘moderati’, la realtà in Siria non dimostra assolutamente alcuna coerenza con queste affermazioni.
Ora abbiamo alcune opzioni teoriche, primo: la CIA sosterrà, come l’amministrazione statunitense afferma, di aver armato e supportato solo gruppi moderati e ‘coordinati’; come abbiano fatto gli  estremisti va oltre il mandato della CIA. Scaricandone così la responsabilità solo al Qatar o ai contrabbandieri turchi che trasportano armi in Siria. Anche in questo caso, il servizio d’intelligence del Qatar può anche rivendicare una negazione plausibile, passando la patata bollente ai contrabbandieri e ai ribelli che ne controllano il traffico al confine turco. Quindi le ramificazioni di questa politica, anche se fosse vera, assolverebbe dall’incoscienza puramente distruttiva e dall’evidente rafforzamento degli estremisti che ha permesso? Un altro risultato probabile, o negazione dell’associazione con questi gruppi, sarà che l’esercito arabo siriano e il governo siriano, a causa della presunta leadership degli alawiti, avrebbero preso la decisione di instillare consapevolmente il settarismo nel conflitto, al fine di reprimere il movimento di protesta. Quando si guardano da vicino le aperture del governo siriano verso il movimento di protesta pacifica, e le concessioni del governo di Assad fatte durante le prime fasi della protesta, è ancora una volta difficile vedervi una qualsiasi realtà confermare l’intenzione di Assad di dividere la Siria e d’iniziare una guerra settaria su vasta scala. In effetti, molte concessioni sono state fatte, tra cui: massiccia liberazione di prigionieri politici; una nuova costituzione che promette pluralità politica e un massimo di mandati presidenziali, il licenziamento di diversi governatori regionali e il licenziamento completo del governo siriano. Queste concessioni non recano il segno distintivo di un leader che cerca di emarginare la maggioranza del suo Paese, dove la popolazione sunnita era, ed è, fortemente rappresentata sia nel governo che nell’esercito.
La cosa più probabile, è che la CIA, insieme ai suoi partner del Qatar, conosca bene l’ideologia di chi arma e sostiene, scegliendo di perseguire questa politica semplicemente perché la più efficace a indebolire l’esercito siriano e a dividere il pacifico e multi-etnico tessuto della società siriana. Come detto sopra, è Jabhat al-Nusra che guida la lotta in Siria e che ha colpito le basi della difesa aerea della Siria in parecchie occasioni. Quale minaccia i missili antiaerei e i radar della difesa rappresentano per i piccoli gruppi di insorti con armi leggere, è difficile capirlo, suggerendo che questi gruppi agiscano su ordini di Stati esteri, le cui intelligence li utilizzano perseguendo il risultato desiderato d’indebolire le capacità di difesa strategica della Siria. Per coloro che studiano gli incessanti tentativi di sovversione e destabilizzazione dei governi degli Stati Uniti, questa tattica di fomentare e sostenere gli estremisti islamici non sarà una sorpresa. Non è solo la capacità tattica e l’esperienza in battaglia di Jabhat al-Nusra (IQA) che l’ha spinta alla leadership, senza soldi né armi e con il solo appello psicologico per avvincere le reclute, l’esperienza non vale nulla. Questi gruppi, presumibilmente originati da “al-Qaida”, sono più un’ideologia che formazioni operative coerenti e capaci di condurre una guerra internazionale; formano le “truppe d’assalto” settarie che da tempo gli Stati Uniti e i loro alleati hanno concordato di fomentare per sostenere i loro tentativi di bloccare la “resistenza” della “mezzaluna sciita”, allevandole letteralmente in modo incontrollato. Il Qatar (su “consulenza” della CIA) ha tacitamente incoraggiato, promosso e armato quei gruppi divenuti oggi i più importanti: gli estremisti salafiti/jihadisti che abbracciano l’odio settario contro sciiti e minoranze per promuovere divisione e caos sociale. Questo presumibilmente è accaduto proprio sotto il naso della CIA, con la sua tacita “consulenza” e senza riuscire a notare questa dinamica estremista in rapida espansione? Un altro possibile vantaggio per gli Stati Uniti e i loro alleati è stato recentemente sottolineato dal commentatore politico libanese Dr. Asad Abu Khalil, che ha osservato: “elencando il fronte al-Nusrah quale organizzazione terroristica, il governo degli Stati Uniti ha sostanzialmente concesso la licenza a tutti gli altri gruppi armati siriani di commettere ogni sorta di crimini di guerra. Quindi un qualsiasi gruppo armato può farla franca con i suoi crimini di guerra se solo batte la bandiera di al-Nusrah. È tutto quello che ci vuole. Così un gruppo armato appartenente all’ombrello del libero esercito siriano, per esempio, può commettere crimini di guerra, e quindi emettere una condanna il successivo giorno. Si tratta di una licenza illimitata ai crimini di guerra.”
Una forza a tutti gli effetti e totalmente malleabile delegata ai combattimenti, che promuove la sovversione, la divisione settaria e il caos totale per raggiungere l’obiettivo desiderato dagli Stati Uniti della distruzione dello Stato siriano, ergo: la rimozione di un alleato chiave dell’Iran e della resistenza all’egemonia occidentale nel Medio Oriente. Quando l’estremismo e la brutalità diventano troppo appariscenti per consentirne l’aperto sostegno occidentale, gli Stati Uniti indicano dei “terroristi” che, con un cambio di casacca, diventano la menzogna che è l’”ELS”.

Phil Greaves è uno scrittore ed analista inglese dedito all’analisi della politica estera anglo-statunitense e dei conflitti nel medio oriente dalla seconda guerra mondiale.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ed ecco l’islamo-sionismo in tutto il suo splendore

Karim Zmerli Tunisie-Secret 6 maggio 2013

396972L’ultima aggressione israeliana contro la Siria, se necessario, conferma l’alleanza tattica e strategica tra islamisti e sionisti, tra Arabia Saudita, Qatar e Turchia, da una parte e Israele, Stati Uniti d’America ed Europa dall’altra. Un’alleanza assai vecchia, nonostante le apparenze e la propaganda islamista. Coloro che ancora non capiscono la “primavera araba” e la “rivoluzione dei gelsomini” si diano una svegliata.
Contro ogni previsione e per il dispiacere degli pseudo-rivoluzionari, la Siria non è caduta come la Tunisia, la Libia, l’Egitto e, in misura minore, Yemen e Marocco. Peggio per i soldati della NATO e i mercenari dell’imperialismo che si pretendono rivoluzionari, l’esercito arabo siriano negli ultimi sei mesi ha decapitato coloro che si definiscono ELS, cioè la Fratellanza musulmana siriana, la barbarica al-Qaida e gli islamo-terroristi stranieri (ceceni, tunisini, libici, sauditi, taliban, australiani, francesi, belgi, inglesi…) che hanno risposto alla Jihad invocata da Qaradawi, Rashid Ghannouchi e John McCain! L’eliminazione della mafia islamista s’è accelerata negli ultimi due mesi, nonostante il sostegno politico, mediatico, diplomatico, finanziario e militare degli “amici” degli arabi e dei  “difensori” della democrazia.
Notando questo triste fallimento, davanti a un esercito patriottico e a una popolazione che non vuole la “primavera araba”, Israele ha abbandonato la sua “neutralità” nel disperato tentativo di salvare la sua quinta colonna in Siria. Neutralità solo relativa, poiché dall’avvio su Internet della campagna The Syrian Revolution, nel febbraio 2011, operazione in cui i cyber-collaborazionisti tunisini  hanno avuto un ruolo centrale, i servizi israeliani erano già coinvolti. In pieno coordinamento con l’emirato wahhabita del Qatar, che un filosofo tunisino ha chiamato Qatraele, e del governo islamista turco, Israele ha supportato militarmente e logisticamente i “ribelli”. Oltre alla distruzione della Siria, che gli si oppone da mezzo secolo, l’interesse di Israele è ovvio: la vendetta su Hezbollah che gli ha inflitto un’umiliante sconfitta nel 2006, e spezzare l’asse Teheran-Damasco-Beirut per isolare l’Iran fino ad attaccarlo con i suoi nuovi alleati sunniti.
Contrariamente alla disinformazione della maggioranza dei media occidentali, secondo cui aerei da guerra israeliani hanno bombardato “depositi di missili Fateh-110 trasportati dall’Iran per Hezbollah“, gli attacchi del 4 e 5 maggio erano volti a salvare gli islamo-terroristi e ad allentare la presa sui mercenari dell’imperialismo e del sionismo nella regione di Ghouta, un sobborgo di Damasco. Questa aggressione, salutata dagli “Allah Akbar” della milizia islamo-terrorista, prendeva di mira anche il centro di ricerca militare di Jamraya, a nord di Damasco, che era già stato attaccato a fine gennaio dagli aerei da guerra israeliani. Inoltre, è stata presa di mira una caserma. Secondo RussiaToday, queste incursioni avrebbero causato centinaia di morti (in realtà ‘solo’ quattro. NdT). Dei venti velivoli che hanno condotto il raid, due sono stati colpiti dalla difesa aerea e un terzo è stato abbattuto. Entrambi i piloti, Samuel Azar ed Eysson Gary, sono stati catturati.
Mentre la Lega Araba, che dalla “rivoluzione dei gelsomini” è diventata preda dello sceicco  Hamad, ha solo lanciato un vago appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e la presidenza egiziana vede in questa “aggressione”, “una violazione dei principi e del diritto internazionale, che (…) minacciano la sicurezza e la stabilità della regione“, come era perfettamente prevedibile, l’usurpatore del governo tunisino, proposto da John McCain e Joe Lieberman, riveduto e corretto dallo sceicco Hamad e dalla sceicca Moza, non ha per nulla risposto a questa aggressione contro la Siria. Normale per un governo venduto e vassallo, il primo a rompere le relazioni diplomatiche con la Siria, mentre la Tunisia ospitava il primo congresso dei traditori e mercenari siriani.
Il silenzio del governo dei vassalli tunisini è così insopportabile che anche il serissimo sito Kapitalis ha dovuto reagire in modo insolito: “Né Moncef Marzuqi, primo responsabile della diplomazia tunisina, né Ali Larayedh, da cui dipende il ministero degli Esteri, né ancora il ministro responsabile di questo reparto, il cosiddetto diplomatico Othman Jarandi, si sono sentiti in obbligo di pubblicare una dichiarazione, anche concisa, di condanna, accennata e pro forma, dell’attacco dell’aviazione militare israeliana contro il Centro di Ricerca Scientifica Jamraya a Damasco, nella notte tra sabato e domenica… Marzuqi e Larayedh attendono istruzioni dall’emiro del Qatar e dal suo ministro degli esteri, per sapere che posizione prendere?” Ci rassicurano i nostri colleghi di Kapitalis, secondo cui  il governo usurpatore e venduto di Tunisi, alla fine rilascerà una dichiarazione che condanna l’aggressione israeliana, come del resto l’emirato del Qatar, per anestetizzare la piazza araba.  Mentre il governo degli Stati Uniti ha già giustificato l’aggressione israeliana nella sua solita formula: “Israele ha il diritto di difendersi dagli Stati che minacciano la sua sicurezza“!
Dalla “rivoluzione dei gelsomini”, che ha annunciato la “primavera araba”, gli israeliani avevano scelto il loro campo, i “democratici” contro la “dittatura”, i “diritti umani” contro la “tirannia”. In modo che le persone non capiscano niente, la propaganda cristiano-sionista ha convinto il pubblico arabo che Ben Ali, Mubaraq e Gheddafi fossero “agenti dell’America” e del “Mossad”, attribuendo il proprio tradimento e il proprio servilismo imperialista-sionista ai loro avversari politici. Con l’aiuto dei cyber-collaborazionisti, era stato detto che Ben Ali e Mubaraq avevano sparato sui manifestanti con proiettili dell’esercito israeliano, che ufficiali dell’esercito israeliano assistevano e consigliavano l’esercito di Gheddafi contro i mercenari di Bengasi…
Dalla “rivoluzione dei gelsomini” nel gennaio 2011, tutto era chiaro, tuttavia, per coloro che hanno una minima esperienza politica e conoscenza della geopolitica. Le cose diventano ancora più chiare quando il numero tre di al-Qaida, Abdelhakim Belhadj, e il numero uno del sionismo francese, Bernard-Henri Levy, erano mano nella mano nella distruzione della Libia. La stessa coppia incestuosa ha continuato la sua macabra crociata contro la Siria, sperando di finire lo sporco lavoro il più rapidamente possibile, per poi dedicarsi all’Algeria. Ma la Siria, governanti e governati, resiste. Ed è a causa della resistenza di questa grande Nazione che subito Israele è passato dal soft power alla forza bruta… svelando l’alleanza islamico-sionista.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Unione europea e la McJihad in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 maggio 2013

siria-imperialismo Interessanti sviluppi hanno luogo nell’Unione europea. L’allarme aumenta in tutta l’UE, mentre funzionari dell’Unione europea e di diversi Stati membri dell’UE esprimono timore per il ritorno di loro cittadini combattenti in Siria. L’allarme è iniziato quando sono stati emessi avvisi nei Paesi Bassi su cittadini olandesi che si recano a combattere in Siria, seguiti dal Belgio. Poi, l’Ufficio europeo di polizia (Europol), le forze dell’ordine dell’UE che si occupano d’intelligence criminale, ha riferito che gli scontri in Siria potrebbero creare una futura ondata di terrorismo che potrebbe minacciare i membri dell’Unione europea, nel suo EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) for 2013. Per quanto riguarda la Siria, sul rapporto Europol si legge: “La Siria è divenuta la meta scelta dai combattenti stranieri nel 2012. Un certo numero di cittadini dell’UE è stato arrestato in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito in viaggio da o per la Siria.” (TE-SAT 2013, p.22).
Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kerchove, ha poi precisato che circa cinquecento cittadini europei, soprattutto di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, erano in Siria a combattere a fianco delle forze anti-governative con l’obiettivo di rovesciare il governo di Damasco. De Kerchove esprimerebbe le stesse preoccupazioni di Europol su questi cittadini dell’UE che ritornano nell’UE dai campi di battaglia in Siria. Le sue preoccupazioni sarebbero state riprese a Londra. Anche se il suo governo lavora per legalizzare il trasferimento di armi britanniche alle forze anti-governative in Siria, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha avvertito della minaccia posta alla Gran Bretagna dai combattenti inglesi di ritorno dalla Siria. Poco dopo, la Germania ha confermato che cittadini tedeschi prendono parte alla lotta per rovesciare il governo siriano. In precedenza, si ebbe la notizia che anche un cittadino danese, ex prigioniero di Guantanamo, era stato ucciso negli scontri in Siria.

La McJihad
La situazione è abbastanza paradossale. La Siria viene presentata, ora dall’UE, come preoccupante, per l’”assenza di Stato” e come “covo jihadista”. L’ironia è che i membri dell’UE, a fianco dei loro omologhi di Stati Uniti, Turchia, Giordania Arabia Saudita e Qatar, hanno promosso e agevolato l’intera McJihad in Siria con l’obiettivo finale di un cambio di regime a Damasco. Per più di due anni, gli appelli alla jihad contro Damasco sono stati diffusi in tutto il mondo da personaggi come Yusuf al-Qaradawi e altri pseudo-religiosi e tele-predicatori in Arabia Saudita e nelle tirannie del Consiglio di cooperazione del Golfo. I funzionari dell’UE non hanno detto niente. Inoltre, organizzazioni come i Fratelli musulmani, che reclutano combattenti da mandare in Siria, in realtà lavorano liberamente a Londra, dove hanno sede da molto tempo, così come organizzazioni simili che guardano alla Russia e all’Asia centrale per le fasi successive della McJihad. Dall’Afghanistan controllato dai taliban alla Somalia, i cosiddetti “Stati falliti”, operano per conto degli Stati Uniti, e questi stessi Paesi formano i gruppi degli “Amici della Libia” e degli “Amici del popolo siriano”. Questi Paesi dovrebbero essere chiamati, più correttamente, “Imperialismo SpA”. William Hague e soci hanno bisogno solo di guardarsi allo specchio per trovare i colpevoli che minacciano di terrorismo l’UE.
Il concetto di “ritorno di fiamma” o di conseguenze non intenzionali delle operazioni d’intelligence  diventa vecchio. Da un lato persone provenienti da Paesi come la Gran Bretagna e la Francia inondano la Siria come combattenti anti-governativi, mentre dall’altra parte spaventano la propria popolazione con il loro allarmismo su questi combattenti. Nella maggior parte dei casi, i combattenti dell’UE entrati in Siria hanno sostanzialmente avuto il via libera e il permesso dal proprio governo per andarvi a combattere. La situazione era la stessa in Libia, dove cittadini statunitensi, britannici, canadesi, francesi e irlandesi hanno combattuto per rovesciare la Jamahiriya libica. Un cittadino statunitense dell’Arizona, Eric Harroun, ritornato negli Stati Uniti dalla Siria avrebbe dovuto affrontare un processo per aver combattuto a fianco di al-Nusra, ma suo padre Darryl Harroun ha rivelato il segreto che Eric lavorava per la CIA in Siria.

Punto di svolta?
Un punto di svolta è all’orizzonte, puntando a una rinnovata spinta contro il governo siriano. Richard Ottaway, un parlamentare dello stesso partito conservatore britannico di William Hague e  presidente del comitato ristretto della Commissione Affari Esteri della Camera dei Comuni britannica, ha annunciato che crede che l’annuncio dell’Aja sia legato ai piani britannici per intervenire apertamente in Siria per “minare” i jihadisti stranieri. In termini orwelliani, i combattenti stranieri vengono utilizzati come pretesto per armare ulteriormente le forze anti-governative in Siria. Non sarebbe un caso che le capitali dei Paesi membri della NATO annunciano che il gas nervino sarin sia stato utilizzato dal governo siriano. Annunci circa l’uso di armi chimiche da parte della Siria sono stati fatti da Londra, Parigi, Tel Aviv e Washington DC. Nonostante il fatto che le forze anti-governative abbiano minacciato di usarle, i rapporti sull’uso di armi chimiche in Siria consegnati dal governo siriano alle Nazioni Unite vengono politicizzati con l’obiettivo di incolparne Damasco. Ripetendo lo scenario libico, l’UE ha deciso di iniziare a comprare petrolio siriano dalle forze anti-governative, mentre gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Giordania e Israele per la costruzione di infrastrutture per le forze anti-governative e preparandosi ad inviare droni in Siria dallo spazio aereo giordano.
I combattenti stranieri e le forze anti-governative che combattono in Siria collaborano con gli Stati Uniti e i loro alleati direttamente o indirettamente. Ormai il fallimento della cosiddetta “guerra al terrore” degli Stati Uniti dovrebbe essere evidente ai più. Sin dall’inizio non era una guerra contro il terrorismo, ma una “guerra terroristica.” Coloro che sono stati etichettati terroristi e jihadisti dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati, in molti casi erano proprio la fanteria degli statunitensi nella lenta guerra imperialista di conquista.

Avanti con la McJihad
L’alleanza della guerra fredda tra jihadisti e blocco occidentale, durante la luna di miele anti-sovietica in Afghanistan, è stata ripresa. Ancora una volta i combattenti jihadisti vengono utilizzati come fanteria nella McJihad degli USA. Nella chiamata alle armi, al-Qaradawi e la sua gente hanno dichiarato che la Russia è il nemico numero uno degli arabi e dei musulmani. Ma prima sulla loro lista dei nemici c’è la nemesi degli USA, l’Iran. Questa posizione è politicamente motivata, perché al-Qaradawi aveva proibito ogni combattimento nel 2010 contro la Russia nel Caucaso del Nord. Il pubblico destinato alla revisione della sua posizione sulla Russia e all’animosità verso l’Iran, è composto da battaglioni di combattenti stranieri in Siria, tra cui gruppi militanti del Caucaso del Nord entrati Siria e Libano per combattere attivamente contro il governo siriano, nell’ambito della McJihad degli USA. Le milizie anti-governative in Siria avevano già espresso la loro ostilità verso Mosca e Teheran.
Il Telegraph di Londra, presentato dalla trionfante lingua di Jake Wallis Simons, commenta che la chiamata alle armi di al-Qaradawi è il segnale che una nuova alleanza di interessi si forma tra le forze che la primavera araba ha portato al potere, come ad esempio i Fratelli musulmani, e l’occidente, contro l’asse formato da Russia, Iran e Cina. Simons avrebbe inoltre  implicitamente assegnato Israele a questa nuova alleanza contro Mosca, Teheran e Pechino. Ciò spiegherebbe perché degli israeliani sono stati catturati mentre spiavano le navi russe a Tartus.
La Siria non sarà il capolinea della McJihad. Se la Siria cade, in un modo o in un altro attraverso l’instabilità cronica o un cambiamento di regime, i combattenti stranieri invaderanno dal suo territorio tutto il mondo, utilizzandolo come chiave di volta per colpire Paesi come l’Iran e la Russia. Ciò è quello che è successo in Libia, utilizzata come base per inviare armi e combattenti in Siria dal Nord Africa. Potenzialmente, posti come il Distretto Federale del Caucaso del Nord in Russia e le province di confine iraniane poterebbero vedere l’afflusso di combattenti stranieri ed attentati terroristici. Ma nel breve termine il Libano sarà il prossimo fronte, se la Siria dovesse cadere.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I banchieri israeliani e il progetto mediorientale

Dean Henderson – 5 maggio 2013

1245976338sharon_bank_leumi_checkQuesta mattina aerei da guerra israeliani hanno sganciato bombe sui sobborghi di Damasco per la seconda volta negli ultimi giorni. Con l’esercito siriano che avanza nettamente sul terreno contro i ribelli di al-Qaida finanziati dai sauditi e addestrati dagli israeliani, i banchieri Illuminati sono sempre più disperati nel tentativo di salvare la loro fallita operazione segreta. La Siria è un perno fondamentale per il loro tentativo d’imporre un modello neocoloniale per estrarre petrolio nella regione del Medio Oriente, un piano che ha avuto inizio nel periodo successivo alla Guerra del Golfo.

La carota e il bastone
La guerra del Golfo ha fornito un’occasione d’oro agli Stati Uniti per scoprire chi erano i loro amici e, soprattutto, chi erano i loro nemici. Il presidente Bush padre, dopo aver esser stato direttore della CIA, sapeva di dover agire da agente provocatore geopolitico, trascinando fuori dall’armadio tutti i nemici degli Stati Uniti per bersagliarli. Dopo la guerra, i Paesi che sostennero l’impegno furono premiati, spesso con fondi sauditi e kuwaitiani. Coloro che simpatizzarono per l’Iraq furono isolati ed esclusi dalla rete finanziaria globale. Poco dopo l’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto, la Siria e gli Stati del GCC firmarono la Dichiarazione di Damasco sollecitata dagli USA. L’accordo è un modello di compensazione finanziaria, politica e militare post-bellica per coloro che hanno sostenuto l’operazione Desert Storm. All’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto doveva ai creditori esteri 35 miliardi di dollari. Quando il presidente Hosni Mubarak acconsentì l’invio di truppe egiziane, gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di condonare 6,7 miliardi dollari di debiti ai militari egiziani.[1] I sauditi e i kuwaitiani annunciarono una riduzione del debito di 7 miliardi di dollari. Nell’ambito della transazione, 38.000 truppe egiziane rimasero nella penisola saudita. L’Egitto ricevette 2,2 miliardi di dollari annualmente, in aiuti militari dagli USA, che utilizzò per l’acquisto di Apache, F-16 e missili Hellfire, Stinger e Hawk. L’aiuto militare israeliano arrivò a 3,1 miliardi dollari all’anno. Nel 1993 il Kuwait annunciò la fine del suo 42ennale boicottaggio d’Israele, mentre i sauditi smisero di far rispettare il loro boicottaggio.[2]
Quando la Siria si rifiutò di negoziare con Israele, il principe saudita Bandar intervenne. Israele serve da base avanzata per i succhiapetrolio Rothschild/Rockefeller e i loro amici bancari europei. Ashqelon, in Israele, è fondamentale per il commercio dei diamanti della De Beers, finanziata dall’Unione delle Banche, società controllata dalla Bank Leumi, la più grande banca commerciale d’Israele. Bank Leumi è controllata dall’inglese Barclays, una delle quattro banche britanniche che presiedono il Triangolo d’Argento caraibico del riciclaggio di droga e denaro. La famiglia del presidente della Bank Leumi, Ernst Israel Japhet controlla la Charterhouse Japhet, di cui Barclays detiene anche una quota di grandi dimensioni. Charterhouse monopolizza il commercio di diamanti tra Israele e Hong Kong. I Japhet sono una dinastia bancaria tedesca. Furono coinvolti nelle guerre dell’oppio cinesi con i Keswick, Inchcape e Swire. Il fiduciario della Bank Leumi, barone Stormont Bancroft, un ex lord della Regina Elisabetta II e proprietario della Cunard Lines, è un membro della famiglia Samuel che possiede grandi quote della Royal Dutch/Shell e della Rio Tinto. La famiglia Bancroft possiede una grande partecipazione del Wall Street Journal.
Japhet è stato direttore della BCI di Tibor Rosenbaum, istituita nel 1951 dopo la creazione d’Israele, per operare come lavanderia finanziaria svizzera del Mossad. Rosenbaum è stato importante per la fondazione sionista d’Israele, ma non era un amico del popolo ebraico. Tibor era un associato del dottor Rudolph Kastner, il cui buon amico Adolf Eichmann mandò 800.000 ebrei a morte ad Auschwitz. Un articolo della rivista Life del 1967, affermava che la BCI aveva ricevuto 10 milioni di dollari sporchi dalla World Commerce Bank di Meyer Lansky, nelle Bahamas. La seconda banca d’Israele è la Bank Hapoalim, il cui fondatore e proprietario è il visconte britannico Erwin Herbert Samuel, un altro insider della Royal Dutch/Shell. Samuel dirige la Croce Rossa israeliana, un braccio dell’intelligence britannico, ed è cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme. Anche la Bank Hapoalim è affiliata alla BCI. Un terzo colosso bancario israeliano è l’Israel Discount Bank, al 100% di proprietà della Barclays, che controlla i finanziamenti e i fondi israeliani alla British Broadcasting Corporation (BBC). Sir Harry Oppenheimer, presidente della De Beers dalle origini anglo-americane, siede nel consiglio della Barclay che comprende cinque membri Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più di qualsiasi altra azienda al mondo.[3]
La Paz Oil detiene il monopolio dei settori petrolifero, petrolchimico e armatoriale d’Israele. Paz è controllata dalla famiglia Rothschild, che fu determinante per la fondazione d’Israele. Gli azionisti includono la Banca  commerciale dello svizzero-israeliano Tibor Rosenbaum, il boss di Detroit ed insider della United Brands Max Fischer, e Sir Isaac Wolfson, membro di una vecchia danarosa dinastia europea e consigliere politico del primo ministro britannico Margaret Thatcher. I membri del consiglio della banca commerciale svizzero-israeliana comprendono l’insider della Permindex generale Julius Klein, il banchiere argentino David Graiver e il segretario al Commercio di Carter Phillip Klutznick.[4]
La Siria inviò truppe a combattere in Iraq e ricevette dai sauditi e dal Kuwait il finanziamento per l’acquisto di 48 caccia MiG-29, 300 avanzati carri armati e un nuovo sistema di difesa aerea. Nel febbraio 1991, il presidente siriano Hafiz Assad ricevette 2 miliardi di dollari di aiuti dai sauditi e dai kuwaitiani. Alla Siria venne permesso d’impadronirsi di territori nel nord del Libano, durante la guerra, frantumando la milizia cristiana del generale Michele Aoun. Il 15 ottobre 1990 le truppe siriane presero Beirut.
Il Senegal ebbe 42 milioni di dollari di debito cancellati dagli Stati Uniti, avendo partecipato all’operazione Desert Storm e inviato forze di pace in Liberia, dove il burattino della CIA Samuel Doe era stato messo alle corde dai rivoluzionari di Charles Taylor. Doe, che stava proteggendo le piantagioni di gomma della Firestone e le miniere di diamanti della DeBeers, venne rovesciato, accusato di tradimento e giustiziato. Nel 2003, secondo l’Economist, la CIA inviò aiuti militari alla Guinea, utilizzati per finanziare due gruppi controrivoluzionari liberiani per spingere il nuovo presidente Charles Taylor all’esilio in Nigeria. Gli Stati Uniti quindi emisero un mandato dell’Interpol per Taylor, che la Nigeria si rifiutò di riconoscere.
Marocco e Tunisia inviarono truppe nel Golfo e furono premiati dall’aiuto del Kuwait e saudita. Le nazioni del Maghreb nordafricano, Algeria, Mauritania, Sudan e Libia denunciarono tutte con veemenza il bombardamento statunitense dell’Iraq. Yemen, Giordania e Autorità palestinese fecero lo stesso. Nel 1990, l’Arabia Saudita vietò la vendita di petrolio a Mauritania, Yemen, Sudan e  Giordania. L’Arabia Saudita e il Kuwait cancellarono i 100 milioni di dollari che dovevano consegnare all’Autorità palestinese, mentre continuavano a finanziare la fondamentalista Hamas. Al vertice islamico del dicembre 1991 a Dakar, in Senegal, il principe ereditario saudita Abdullah rispose a un tentativo di abbraccio di Yasser Arafat con un laconico: “Niente baci per favore“. Adbullah si rifiutò anche di parlare con il re di Giordania Hussein.
I membri del Consiglio di Sicurezza che votarono “sì” alla risoluzione 678  furono anch’essi premiati. La Cina ottenne un prestito della Banca Mondiale di 140 milioni di dollari. La Russia ottenne 7 miliardi di dollari dagli Stati del GCC. Il Congo ebbe una grossa fetta del debito estero condonato e ricevette aiuti militari, mentre Colombia ed Etiopia ricevettero gli aiuti della Banca Mondiale. Gli USA prontamente versarono i 187 milioni di dollari ai delinquenti dell’ONU, che gli dovevano.[5]
Il giorno dopo che lo Yemen diede un solitario “no” alla risoluzione 678, gli Stati Uniti gli cancellarono un pacchetto di aiuti di 42 milioni dollari. L’ambasciatore all’ONU dello Yemen si sentì dire da un diplomatico degli Stati Uniti, il giorno in cui lo Yemen votò, “Questo è il voto più costoso mai dato“.  I sauditi punirono il loro vicino meridionale chiedendo a migliaia di lavoratori yemeniti impiegati nel Regno, di trovare sponsor sauditi per non essere  espulsi. Dopo la guerra, i lavoratori yemeniti, palestinesi e giordani furono sostituiti in massa, in tutte i sei Stati del GCC, che inoltre annullarono 28 milioni dollari di aiuti allo Yemen.[6] La Giordania perse 200 milioni di dollari di aiuti sauditi, assistenza che di norma copriva il 15% del bilancio di Amman. Gli Stati Uniti cancellarono un pacchetto di 37 milioni dollari di aiuti alla Giordania che, come principale partner commerciale dell’Iraq, subì ulteriori conseguenze economiche causate dall’embargo ONU.[7]
Per alcuni Paesi le conseguenze per aver criticato la politica estera degli Stati Uniti furono assai più drastiche. In Etiopia, il governo di Mengitsu Haile Mariam aveva cominciato a denunciare la guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, nonostante il suo precedente “sì” alle Nazioni Unite. Mariam fu rovesciato da una coalizione di ribelli tigrini, eritrei e oromo, che poi sorvegliarono l’ambasciata statunitense a Addis Abeba, davanti cui migliaia di etiopi si riunirono per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nel colpo di Stato.[8] In Algeria, dove il ministro del petrolio del Paese e presidente dell’OPEC, Sadiq Bussena, accusò i venditori di future energetici statunitensi  di manipolare i prezzi del petrolio durante la Guerra del Golfo, il Gruppo islamico armato fondamentalista (AIG) lanciò una campagna terroristica sanguinaria. L’Algeria era un leader dei falchi del prezzo nell’OPEC e i sauditi volevano togliere Boussena dalla presidenza dell’OPEC. Il presidente algerino Chadli Benjedid accusò i sauditi di finanziare l’AIG. Molti algerini vi videro la mano della CIA. La moneta dell’Algeria fu svalutata e nel gennaio 1992 Benjedid venne dimesso. Il primo ordine del giorno del nuovo governo fu approvare la legge sugli idrocarburi, che aprì i giacimenti di petrolio dell’Algeria ai Quattro Cavalieri. Il petrolio dell’Algeria, ricercato per il suo basso contenuto di zolfo, era storicamente gestito dalla Sonatrach statale. Molti membri dell’AIG riemersero per combattere nella guerra della CIA contro la Jugoslavia.

Note
[1] “Power, Poverty and Petrodollars: Arab Economies after the Gulf War”. Yahya Sadowski. Middle East Report. Maggio-Giugno 1991. p.7
[2] “Report Says Bush’s Sons Lobbied for Kuwait Business”. AP. Joplin Globe. 8-30-93. p.3A
[3] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.200
[4] Ibid.
[5] “An Enemy of Mankind”. Storm Warning. Seattle. Gennaio 1992.
[6] Sadowski. p.10
[7] Morning Edition. National Public Radio. 6-20-91
[8] “Birth Pains of a New Ethiopia”. Gayle Smith. The Nation. 7-1-91. p.1

Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. È possibile iscriversi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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