L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA si trasformano nel retrocortile dell’America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 02/02/2014

CELAC-Cuba-2014-655x357Il secondo vertice della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC) del 28-29 gennaio ha suscitato grande interesse, prima di tutto perché questa organizzazione dei Paesi dell’emisfero occidentale non include Stati Uniti e Canada. La Comunità è stata creata dopo vari tentativi dei Paesi della regione di democratizzare l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS),  sotto stretto controllo degli Stati Uniti e che più di una volta è stata usata per reprimere i regimi indesiderati a Washington. I tentativi delle amministrazioni Bush e Obama di utilizzare l’OAS per “finire il regime di Castro”, “neutralizzare Hugo Chavez”, ecc. hanno totalmente compromesso tale strumento, una volta affidabile, dell’Impero. Fu Chavez che negli ultimi anni della sua vita lavorò alla riforma delle organizzazioni regionali e alla creazione di contrappesi agli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. Nella realizzazione di questo compito complesso fu assistito dai leader dell’Argentina Nestor Kirchner, del Brasile Inacio Lula da Silva, dell’Ecuador Rafael Correa, della Bolivia Evo Morales e da altri statisti dell’America Latina. Il primo forum del CELAC, cui parteciparono 33 paesi, si svolse a Caracas nel dicembre 2011 e Chavez, nel discorso di apertura, dichiarò chiaramente che questa alleanza politica era stata creata per “divenire il centro di  potere più influente del 21° secolo”. Fu sostenuto da molti presidenti. Il presidente nicaraguense Daniel Ortega parlò più decisamente, affermando che l’esistenza del CELAC è “la condanna a morte della Dottrina Monroe”.
Il dipartimento di Stato degli USA espresse la propria posizione sul CELAC nel 2011, affermando che continuava “a lavorare con l’OAS quale organizzazione multilaterale preminente dell’emisfero”. Washington cerca di compromettere la formazione di centri di potere concorrenti nella regione, usando tutti i mezzi a sua disposizione e puntando sulla strategia consolidata del “divide et impera”. C’è la “quinta colonna” dei presidenti conservatori utili agli interessi di oligarchi e monopoli, tenendo in mente i propri interessi personali, seguono Washington. Quando necessario, tali alleati degli Stati Uniti possono essere usati per bloccare qualsiasi decisione del CELAC, considerando il principio di unanimità redatto nei documenti fondativi. Raul Castro, presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri di Cuba, divenne presidente del CELAC nel 2013. Nel prendere le redini dal suo predecessore, il cileno Sebastian Pinera, Castro dichiarò che avrebbe lavorato per il bene della pace, della giustizia, dello sviluppo e della reciproca comprensione tra tutti i popoli del continente latino-americano. “Agiremo in piena conformità con le norme del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di base delle relazioni interstatali”, disse Castro. I cubani hanno lavorato proficuamente nel preparare una trentina di documenti per il vertice dell’Avana.
Di grande importanza per il rafforzamento delle autorità del CELAC è la dichiarazione che afferma che l’America Latina e il bacino dei Caraibi restano una zona libera dalle armi nucleari. Il presente documento fu adottato in aggiunta al trattato di Tlatelolco (1967), che vieta le armi nucleari nella regione. Ciò perché il trattato fu sistematicamente violato da Stati Uniti e Regno Unito, i cui sottomarini atomici armati potrebbero ancorarsi al largo delle coste del continente. Le notizie su testate nucleari che potrebbero essere depositate presso la base militare inglese di Mount Pleasant delle Malvinas, con l’accordo del Pentagono, sono preoccupanti. Anche le 70 basi militari statunitensi situate nella regione sono una minaccia per la pace. Alcuni di esse operano a pieno regime (per esempio in Colombia e Honduras), mentre altre sono accantonate per il futuro. La base di Guantanamo, a Cuba, è da tempo diventata simbolo della “fascistizzazione” degli Stati Uniti. I prigionieri che vi sono detenuti senza processo, vengono sottoposti a torture fisiche e psicologiche. Molti hanno esortato l’amministrazione Obama a fermare tale pratica disumana, ma come sempre non vi è stata alcuna reazione. Al vertice è stato confermato che le controversie e i conflitti tra i Paesi membri del CELAC saranno risolti attraverso negoziati al fine di liberarsi definitivamente dell’uso della forza nelle regioni in cui vi sono vecchie dispute territoriali. Vi sono state anche discussioni, tradizionali nei convegni latinoamericani, su argomenti come la fame, gli scontri, la povertà, la disuguaglianza sociale e il traffico di droga. Qui vi sono stati cambiamenti positivi, prima di tutto nei Paesi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America. La solidarietà con Cuba e la condanna del blocco economico degli Stati Uniti sono un altro tema costante dei forum latino-americani. Questa posizione fondamentale fu presa anche nei documenti del vertice. Diversi interventi hanno condannato lo spionaggio di massa degli Stati Uniti, in particolare della NSA. La sorveglianza era (ed è) condotta in tutti i Paesi della regione, senza eccezioni. Anche alleati apparentemente affidabili come Colombia, Messico, Guatemala e Costa Rica sono sotto la lente d’ingrandimento dell’intelligence degli Stati Uniti. La necessità di creare un sistema di comunicazione elettronico ben protetto da intrusioni esterne e una “Internet latino-americana” è stata discussa in particolare dal presidente ecuadoriano Rafael Correa.
La creazione di un forum Cina-CELAC è stata approvata. Il tema della Cina al vertice testimonia il grande successo della penetrazione economica e finanziaria della Cina nella regione. La scaletta dei  lavori di Pechino nel sabotare il predominio degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale è sensazionale. Praticamente tutti i Paesi del continente, dal Belize all’Uruguay e dal Messico al Cile, hanno spalancato le loro porte al capitale cinese. Sempre più spesso si sente dire che gli Stati Uniti sono un colosso dai piedi d’argilla. Pertanto, la posizione dei governi latino-americani di “destra” e “sinistra” sulla Cina è giustificata. I latino-americani usano abilmente per i propri interessi il confronto geopolitico tra vecchie decrepite e nuove superpotenze. La discussione al vertice sulla possibilità di concedere a Puerto Rico la piena adesione al CELAC, ha implicazioni negative per gli Stati Uniti. Ciò praticamente è una dichiarazione sulla necessità di concedere l’indipendenza a Puerto Rico. Il suo status semi-coloniale di “Stato libero associato” è un retaggio del passato. Le  forze patriottiche di Puerto Rico resistono ai dettami imperiali da decenni. Il supporto del CELAC fornisce ulteriori opportunità di sfatare le manipolazioni della guerra di propaganda che cercano di dimostrare che i cittadini di Porto Rico sono “in massa” a favore della trasformazione del loro Paese in un altro Stato degli USA.
L’amministrazione Obama ha organizzato un contro-summit a Miami con gli attivisti di estrema destra, al fine di distogliere l’attenzione da ciò che succede al forum dell’Avana. I promotori della manifestazione sono l’Istituto Internazionale Repubblicano (IRI) e il Centro per l’Apertura e lo Sviluppo dell’America Latina (Cadal), organizzazioni create dalla CIA per condurre operazioni sovversive. In questo caso particolare, persone da tempo note essere terroristi e agenti dell’intelligence degli Stati Uniti svolgono il lavoro sporco dell’impero, attaccando Cuba e i “populisti” dell’America Latina. Tra costoro Carlos Alberto Montaner, che si definisce  “pubblicista”. La sua carriera di “bombardiere” iniziò nei primi anni della rivoluzione cubana.  Molte persone nei cinema e centri commerciali dell’Avana morirono per mano sua. Ramon Saul Sanchez non è da meno, essendo un ex-membro del gruppo terrorista Omega 7 che organizzò un attentato contro il consolato cubano di Montreal e gettò esplosivi nell’auto dell’ambasciatore di Cuba presso l’ONU. Julio Rodriguez Salas, un ex-ufficiale venezuelano ed agente dei servizi segreti militari degli Stati Uniti, può vantare prodezze simili, partecipando al complotto per rovesciare Chavez nell’aprile 2002. Al forum di Miami hanno discusso della strategia per “promuovere la democrazia nel continente”. Tra i relatori erano rappresentante numerose ONG dell’America Latina che rispondono alla CIA. I loro discorsi sul “diritto alla rivolta” spiccavano. L’affermazione fondamentale di tale tema è: se un Paese ha un governo tirannico, il popolo ha il diritto di rovesciarlo. I relatori hanno menzionato esplicitamente i governi “indesiderabili” agli Stati Uniti: Cuba, Venezuela, Bolivia, ecc. Tuttavia, questi ed altri tentativi di Washington di provocare conflitti tra i partecipanti al Vertice non hanno avuto il sostegno dei Paesi della regione. E non potevano che  “mobilitare” piccoli gruppi di dissidenti che agiscono sotto la copertura della Sezione Interessi degli Stati Uniti che le stazioni CIA ha potuto racimolare per far “protestare” con forza.
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez l’ha ben sottolineato, quando ha affermato che “il rientro” del suo Paese nell’America Latina era completo, e riguardo la strategia di Washington per isolare Cuba nell’emisfero occidentale, adesso è la politica degli Stati Uniti ad essere isolata. “Se gli Stati Uniti vogliono stabilire rapporti normali, più produttivi, fiduciosi e democratici con l’America Latina e i Paesi dei Caraibi”, ha dichiarato Rodriguez, “deve cambiare la sua politica nella regione”. Per farlo, gli Stati Uniti devono “avere normali relazioni con loro, basandosi sul rispetto della loro sovranità sulla base della parità”. L’America Latina deve essere vista da Washington come un partner alla pari e non come il “cortile di casa” degli Stati Uniti. Il secondo vertice del CELAC ha  consolidato le posizioni dei Paesi membri su molte questioni. L’obiettivo strategico è l’integrazione degli Stati latinoamericani. Il CELAC è apparso sulla scena internazionale come l’unico “rappresentante autorizzato” dei Paesi dell’America latina e dei Caraibi. Gli Stati Uniti dovranno  gradualmente superare il loro complesso di superiorità nell’emisfero occidentale, altrimenti i latinoamericani un giorno trasformeranno il territorio a nord del Rio Grande nel loro “cortile di casa”…

Bruno en el Centro Prensa  de la II Cumbre de la CELAC.La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina punta a mantenere la stabilità nella regione latino-americana

La Cina ha buone ragioni per contribuire a stabilizzare le economie latino-americane
Mark Weisbrot The Guardian 31  gennaio 2014

1622611Nell’ultima settimana gran parte della stampa economica internazionale s’è focalizzata sui problemi di stabilità finanziaria nei Paesi in via di sviluppo, alcuni dei quali recentemente diventati più vulnerabili ai deflussi di capitali. La causa principale è che gli investitori cercano di approfittare delle eventuali mosse della Federal Reserve degli Stati Uniti nel consentire l’aumento dei tassi d’interesse statunitensi, attirando capitali dai Paesi in via di sviluppo facendone aumentare gli oneri finanziari. L’Argentina ha ottenuto parte di tale attenzione, in quanto ha permesso al peso una svalutazione del 15 per cento in un giorno, aumentando l’accesso degli argentini ai dollari del mercato ufficiale. Il Venezuela non è tanto influenzato da tali sviluppi del mercato, ma viene sempre raffigurato negativamente sui media internazionali, e ancora di più negli ultimi anni da quando i suoi problemi con il sistema dei tassi di cambio hanno aumentato l’inflazione del 56 cento. I due paesi affrontano problemi diversi, ma entrambi probabilmente stabilizzeranno i propri tassi di cambio, risolvendoli. Qui l’aiuto internazionale può fare una grande differenza, e c’è un Paese che ha sia la capacità di aiutarli che un sicuro interesse nel farlo: la Cina.
La Cina ha già aiutato il Venezuela con decine di miliardi di dollari di prestiti, in gran parte già  rimborsati, così come negli investimenti. Ha anche fornito prestiti e investimenti significativi a Ecuador, Cuba, Brasile e altri Paesi. Ma c’è altro che può fare in questo momento. Gran parte dei problemi di Argentina e Venezuela deriva da alcuni residenti che credono, con un forte incoraggiamento dai media, che la loro valuta nazionale non sia sicura. Se è vero che entrambi i Paesi hanno un’alta inflazione e le loro valute si sono deprezzate sui rispettivi mercati neri, non è chiaro quanto di ciò sia dovuto a cause fondamentali e quanto alla bolla del mercato nero dei dollari. (Certo in Venezuela, il tasso del dollaro sul mercato nero è gonfiato da acquirenti che scommettono su una valuta locale che continui a deprezzarsi.) In ogni caso, entrambi i governi potrebbero stabilizzare le loro valute e potrebbero iniziare ad abbattere l’inflazione, se dovessero ricevere una sufficiente quantità di riserve in dollari. E non dovrebbero necessariamente usarle: la Bolivia, per esempio, ha un tasso di cambio molto stabile nei sette anni di presidenza di Evo Morales, nonostante le gravi turbolenze politiche (tra cui un movimento secessionista violento), una certa inflazione, le notevoli nazionalizzazioni e altre mosse politiche del governo (come ad esempio il ritiro dal collegio arbitrale internazionale della Banca mondiale (ICSID)), visti come terribilmente “ostili” dalle aziende internazionali e dalla stampa economica. Ma la Bolivia accumulato più riserve anche della Cina (rispetto al PIL), e nessuno mette in dubbio la capacità del governo di mantenere la moneta nazionale in corrispondenza o vicino al tasso di cambio corrente.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha fornito una “Flexible Credit Line” (FCL) in riserve che non è stata ancora presa in prestito, ma è disponibile per i Paesi autorizzati. Poiché gli Stati Uniti controllano la politica del FMI verso i Paesi in via di sviluppo, gli unici tre Paesi riconosciuti per la FCL sono Messico, Colombia e Polonia, tutti con governi di destra (Álvaro Uribe era presidente della Colombia, all’epoca), che Washington considera alleati strategici. Il Messico ha accesso a ben  47,3 miliardi dollari che non ha avuto bisogno di toccare. La Cina ha 3800 miliardi dollari in riserve e a mala pena noterebbe il denaro necessario a finanziare una linea di credito similare per l’Argentina e il Venezuela. In realtà, la Cina farebbe molto probabilmente di meglio, anche se i soldi venissero presi in prestito. Il debito pubblico estero in dollari dell’Argentina è solo pari a circa l’8 per cento del PIL, il che significa che non avrebbe mai senso un default per un così piccolo debito.
Il Venezuela ha anche un basso rischio di default sovrano, con 90 miliardi di dollari di fatturato petrolifero annuo e le maggiori riserve di petrolio del mondo. Attualmente, la Cina ha la maggior parte delle sue riserve in titoli del Tesoro USA, che praticamente è certo perdano valore nel prossimo futuro, mentre i tassi d’interesse a lungo termine aumentano negli Stati Uniti. La Cina ha grande interesse nella stabilizzazione dell’America Latina. A differenza degli Stati Uniti, che è una potenza egemone globale con centinaia di basi militari in tutto il mondo, la Cina non ha basi militari straniere e nessun impero. Con il “perno” degli Stati Uniti verso l’Asia, a sostegno del militarismo del Giappone cercando di mantenere il dominio militare in Asia orientale, l’interesse principale della Cina è l’ulteriore sviluppo di un mondo multipolare e di un ruolo maggiore di Nazioni Unite, Paesi in via di sviluppo, diritto internazionale e diplomazia nelle relazioni internazionali.
L’America Latina, in particolare il Sud America, s’è resa indipendente da Washington negli ultimi 15 anni e ha un forte interesse politico in questi stessi problemi dalle profonde radici storiche. Con il miglioramento del PIL della Cina (e cioè del potere d’acquisto), l’economia cinese è già più grande di quella degli Stati Uniti, e anche al suo attuale tasso di crescita in rallentamento, più che raddoppierà nel prossimo decennio. Come ha affermato Yan Xuetong, la Cina inizia un nuovo percorso in politica estera, in cui formerà quelle alleanze che non poté realizzare in passato. Anche se queste alleanze saranno principalmente con Paesi vicini, la maggior parte dell’America Latina è un naturale alleato, non solo per via delle sue crescenti relazioni commerciali e commerciali con la Cina, ma anche per via del comune interesse a un ordine politico internazionale che favorisca il rispetto della sovranità e dell’indipendenza nazionale verso l’intervento unilaterale e la forza militare. D’altra parte, Washington vorrebbe sbarazzarsi di tutti i governi di sinistra della regione e tornare a un mondo a “sovranità limitata”, come l’aveva 20 anni fa.
I notevoli tentativi della Cina, che potrebbero essere attuati a poco o nessun costo, manterranno la stabilità nella regione.

1513292Mark Weisbrot è co-direttore del Centro per la Ricerca Economica e Politica di Washington DC Egli è anche presidente di Just Foreign Policy.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Grande Canale del Nicaragua, rompicapo cinese per gli USA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 23/01/2014

Canal-NicaraguaL’idea di costruire un canale interoceanico in Nicaragua, simile al Canale di Panama ma più profondo e ampio, ha ispirato i nicaraguensi per decenni. C’era una serie di ostacoli alla realizzazione di questa idea, ma l’ostacolo principale era il sabotaggio degli Stati Uniti, per i quali la realizzazione di grandi progetti in un Paese governato dai sandinisti è assolutamente inaccettabile.
La gestione del Canale di Panama, nonostante il formale trasferimento del controllo al Panama nel 2000, è saldamente legata agli interessi strategico-militari e geopolitici degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, situazioni di crisi furono create in molte regioni del mondo dal Pentagono, e non vi è alcuna garanzia che tali eventi non avranno luogo anche in America Latina. Ciò è esattamente il motivo per cui le notizie riguardanti l’imminente costruzione del Grande Canale del Nicaragua (GNC), vengono accolte con tanto entusiasmo dai latinoamericani. Il percorso interoceanico alternativo, come si chiamava ai tempi, è un megaprogetto internazionale da 50 miliardi di dollari che potrebbe contenere le ambizioni imperiali degli Stati Uniti. La costruzione del canale dovrebbe iniziare a fine 2014-inizio 2015. Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha accettato la scommessa di Cina, Russia e Brasile su questo progetto. Gli Stati Uniti, nel frattempo, restano in sottofondo, per questo Washington ha respinto ogni opportunità che società statunitensi partecipino alla costruzione del GNC. In realtà Managua non si aspettava altro dagli statunitensi, e la promozione del progetto è iniziata senza di loro.
Nel luglio 2012, l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha approvato una legge preparata dal governo “Sullo status giuridico del Grande Canale Interoceanico e la creazione della struttura di gestione”. Tale struttura (l’autorità del GNC) è autorizzata a costruire il canale, e sarà anche responsabile della sua futura manutenzione. E’ noto che l’investitore del progetto sia l’Empresa Desarrolladora de Grandes Infraestructuras SA (EDGISA). L’Autorità del Grande Canale interoceanico e EDGISA hanno firmato un contratto con la società cinese HK Nicaragua Canal Development Investment, che ha il compito di sviluppare il progetto. L’accordo contiene anche una clausola sulle funzioni speciali del gestore del progetto, che avrà la responsabilità di assicurare lo sviluppo delle infrastrutture e la gestione della costruzione, così come di trattare con gli azionisti.  L’azienda operatrice HKND Group Holdings Limited, registrata nelle Isole Cayman nel novembre 2012, è gestita dall’esperto uomo d’affari cinese Wang Jing, che gode del massimo sostegno statale…
Vi è una serie di questioni confidenziali sui piani di costruzione del GNC, come in tutti i maggiori progetti. Dare un senso a questa complessità è difficile anche per i più esperti analisti di terze parti. Un importante sostenitore regionale del GNC è il Venezuela, che aumenta il volume di forniture  petrolifere alla Cina. Ogni tanto, Rafael Ramírez, ministro dell’Energia del Venezuela, fa dichiarazioni politicamente corrette sul mantenimento del volume delle esportazioni petrolifere verso la Cina, mentre affermazioni che mettono Washington a disagio vengono pronunciate dai venezuelani: “Vendiamo petrolio alla Cina perché è la seconda più grande economia del mondo e presto sarà la più grande. Mentre Stati Uniti ed Europa sono in crisi, l’economia cinese continua a crescere”. Esperti petroliferi interpretano le parole di Ramirez così: la Cina finirà per diventare il principale importatore di petrolio venezuelano, petrolio greggio pesante e leggero. Per ciò ci si  prepara, come evidenzia il programma della Cina per la costruzione di petroliere di grande capacità per conto della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA. La prima delle quattro petroliere VLCC classe “Carabobo” da 320000 tonnellate di stazza è stata varata nel settembre 2012. Le petroliere di questa classe possono trasportare fino a due milioni di barili di petrolio. Il Canale di Panama, progettato per navi da 130000 tonnellate di stazza lorda, non può far fronte all’intensità del moderno traffico interoceanico. Lavori sono in corso, a ritmo elevato, per ampliare il canale permettendo il passaggio di navi di stazza superiore. Ma ciò difficilmente darà una soluzione soddisfacente, tuttavia. La ricostruzione del canale attualmente in corso consentirà il passaggio di navi da 170000 tonnellate, ma vi sono già centinaia di navi, oggi, che non potrebbero utilizzarlo. In futuro, il numero di petroliere di grande capacità (fino a 250000 tonnellate ed oltre) aumenterà di dieci volte.
panamaIl Canale del Nicaragua promuoverà ulteriormente scambi e legami economici tra i Paesi dell’America Latina e i Paesi del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Repubblica del Sud Africa). La realizzazione del megaprogetto nicaraguense sarà ancora un’ulteriore conferma che le posizioni di Washington in America Latina si indeboliscono, e che la regione è fortemente infiltrata da altre potenze che concorrono per neutralizzare le pretese egemoniche degli Stati Uniti. E questo non accade solo da qualche parte, ma in quei territori già considerati cortile dell’impero. L’amministrazione statunitense cerca di spezzare questa tendenza e di creare nuove alleanze, come l’Alleanza del Pacifico, per minare i processi d’integrazione latinoamericana. Promettendo anche  forme morbide di cooperazione con la NATO ai suoi alleati più stretti, come è successo con la Colombia. I vari metodi d’indebolimento, e a lungo termine di rimozione, del governo sandinista hanno fatto male i conti. Per risolvere tale problema, una delle più grandi ambasciate degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale è stata creata in Nicaragua. E’ diretto da Phyllis Powers, che ha  operato a Panama. Le questioni relative al GNC sono una priorità per l’ambasciata statunitense in Nicaragua. Gli obiettivi fissati sono completi: raccogliere informazioni sui principali organizzatori del progetto e le intenzioni della Cina sull’utilizzo del canale per scopi militari, compresa la creazione di basi navali, denunciare la corruzione e così via. Una notevole attenzione è rivolta allo sviluppo di raccomandazioni su come compromettere il progetto, preparare idee per l’introduzione di campagne di propaganda sulla sua mancanza di potenziale e scarsa redditività, e così via. Nel complesso, il governo di Daniel Ortega conosce tali piani ed intenzioni. Questo è forse il motivo per cui (a titolo preventivo) il ministero degli Esteri del Nicaragua ha pubblicato un elenco di tutte le missioni diplomatiche accreditate nel Paese. Di regola, ogni missione comprende da tre a dieci dipendenti, mentre l’ambasciata statunitense a Managua occupa non meno di un centinaio di statunitensi. Oltre a ciò, vi sono anche i Peace Corps, i dipendenti dell’Agenzia USAID e una decina di altre organizzazioni “caritatevoli” sospette che operano nel Paese. Il braccio destro dell’ambasciatrice Phyllis Powers è Charles Barclay, con 25 anni di esperienza nel dipartimento di Stato. Una delle sue missioni fu in Messico, dove Barclay era responsabile di una agenzia d’intelligence politica e divenne famoso per aver inviato regolarmente telegrammi criptati al quartier generale della CIA sull’allarmante penetrazione di mitici terroristi iraniani nel Paese degli aztechi. Il soggetto andava di moda e il residente si guadagnò i galloni. A Cuba, Barclay era responsabile dell’organizzazione di un gruppo di blogger dissidenti e del finanziamento delle loro attività. Ora in Nicaragua, le autorità sanno della vera missione di Barclay e della concentrazione pericolosamente critica di impiegati delle intelligence statunitensi nel Paese. Le autorità nicaraguensi sanno anche che una Task Force della NSA opera nell’ambasciata, effettuando la sorveglianza elettronica di agenzie governative, capi militari e agenzie di sicurezza. Le agenzie d’intelligence statunitensi nel Paese inoltre seguono l’attuazione progressiva di scenari per la destabilizzazione. Uno degli obiettivi principali è rivedere i dubbi sugli accordi del GNC con i cinesi, e quindi respingere il progetto con il pretesto di denunciare numerosi casi di corruzione. Nomi di persone vicina a Daniel Ortega che presumibilmente utilizzerebbero il progetto per  arricchimento personale, vengono già sbandierati sulla stampa.
È interessante notare che alla fine dello scorso anno, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva criticato il governo del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale per la riforma costituzionale. Il dipartimento di Stato l’aveva definita “antidemocratica”. Se la riforma viene approvata, permetterà ad Ortega di concorrere per un quarto mandato alle elezioni del 2016. La battaglia per e contro il GNC è ancora in corso, e sembra che gli Stati Uniti pianifichino l’uso di tutto il loro arsenale per le guerre segrete, al fine di “ripulire” il Nicaragua da cinesi e sandinisti. il-canale-del-nicaragua-orig_mainLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NSA ha ucciso Hugo Chavez?

Eva Golinger, Global Research, 14 gennaio 2014

598694Nel 2013, il Venezuela ha avuto uno dei momenti più difficili della storia con la morte del Presidente Hugo Chavez, il 5 marzo. Chavez, un grande leader, fu vittima di un cancro aggressivo morendo nel giro di due anni. Durante i suoi quattordici anni al potere, il carismatico presidente (sempre eletto democraticamente e a stragrande maggioranza) affrontava grandi e potenti nemici: colpi di Stato, sabotaggio economico, interferenze elettorali, finanziamenti per milioni di dollari della guerra psicologica e dell’opposizione nel Paese dalle agenzie statunitensi e attacchi personali furono alcuni dei modi e delle strategie di destabilizzazione che dovette affrontare durante il suo mandato. Era in cima alla lista della CIA quale principale obiettivo degli Stati Uniti, che ampliarono notevolmente (apertamente o velatamente) la presenza militare in Venezuela durante la sua presidenza. Con tutto ciò, la morte improvvisa e inaspettata ha dato adito a molti sospetti tra i suoi sostenitori e a tutti coloro interessati alla sua visione socio-politica. Chavez ha sfidato gli interessi dei più potenti e allo stesso tempo controllava i più grandi giacimenti di petrolio del pianeta.

La morte di Chavez potrebbe essere stato un assassinio politico?
Pochi anni fa la questione avrebbe fatto sorridere molti, ma oggi, con la grande quantità di documenti pubblicati dall’informatore di Wikileaks ed ex agente della NSA Edward Snowden, abbiamo la prova delle gravi violazioni dei diritti umani e delle sovranità nazionali commesse dal governo degli Stati Uniti, non solo i “cospirazionisti” e gli esperti della politica sporca degli Stati Uniti si pongono domande di questo tipo. Oggi il mondo sa come il governo degli Stati Uniti spia i suoi amici ed alleati. Nessuno cittadino o nemico sfugge agli occhi e alle orecchie di Washington.  Ora sappiamo che quasi tutte le ambasciate statunitensi nel mondo sono centri di spionaggio e d’intelligence, violando così tutte le norme e le regole internazionali, a prescindere dalle conseguenze. Conosciamo le gravi violazioni dei violazioni dei diritti umani commesse dalle forze USA in Iraq e Afghanistan, e sappiamo anche come il governo di Barak Obama abbia aumentato l’uso di aerei senza pilota (droni) per assassinare innocenti via telecomando.
Oggi sappiamo con quanta rabbia il governo del primo presidente afro-americano, perseguita coloro che hanno rivelato gli abusi di Washington, e ancora di più quando si tratta di cittadini degli Stati Uniti come Bradley (Chelsea) Manning e Edward Snowden Jeremy Hammond. Sappiamo che Washington ha usato il suo potere economico per tentare di neutralizzare Wikileaks e congelarne le finanze, bloccandone l’accesso a Mastercard, Visa e Paypal con l’unico obiettivo di soffocarne la voce e impedire la continua pubblicazione di documenti che svelano le basse azioni della Casa Bianca. Tutte queste rivelazioni hanno reso meno scettico e più realistico il pubblico mondiale sulla capacità del governo degli Stati Uniti nel ridurre al silenzio i suoi nemici, nascondere gli errori ed utilizzare tutti i mezzi possibili per mantenere il suo dominio. Hugo Chavez fu un sassolino nella scarpa imperiale. Sottovalutato da analisti e consulenti “da guerra fredda” di Washington, Chavez ha messo fine all’influenza e al dominio degli Stati Uniti in America Latina in meno di un decennio. Ha trasformato il Venezuela da Paese dipendente, soggetto alla cultura politica degli Stati Uniti, in una nazione sovrana, libera, indipendente, dignitosa e orgogliosa delle proprie radici, storia e cultura indo-afro-americana. Ha ripreso il controllo delle risorse strategiche, non solo in Venezuela ma in tutta l’America Latina sotto la bandiera della giustizia sociale. Ha promosso l’integrazione regionale e la creazione di organizzazioni come l’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), la Comunità di Latina e dei Caraibi (CLAC), tra gli altri. La sua mano ferma contro le aggressioni degli Stati Uniti è stata un esempio e un’ispirazione per milioni di persone nel mondo, che hanno avuto una speranza con la rivoluzione in Venezuela e la sua espansione regionale.
Senza dubbio molti potenti interessi di Washington e altrove, volevano la scomparsa fisica di Hugo Chavez. Cercarono questo obiettivo con un colpo di Stato sostenuto da Washington, nell’aprile 2002, che fallì. Pochi mesi dopo, cercarono di cacciarlo dal potere con un grave sabotaggio economico che quasi distrusse l’industria petrolifera del paese, ma fallì anche questo. Un anno e mezzo dopo, mercenari paramilitari furono inviati dalla Colombia per ucciderlo, ma furono catturati dalle autorità venezuelane e il complotto fu neutralizzato. Negli anni che seguirono vi furono diversi attentati contro la sua persona e molti piani per destabilizzarne il governo, ma non funzionarono. Nel frattempo, la popolarità di Chavez continuava a crescere e il suo programma socialista cominciò a prendere forma nel Paese. I documenti della NSA svelati da Snowden, rivelano che il Presidente Chavez e il suo governo erano tra i sei principali obiettivi dello spionaggio statunitense almeno dal 2007. Appena un anno prima, la Casa Bianca creò una speciale missione d’intelligence in Venezuela, che faceva rapporto direttamente al direttore dell’intelligence nazionale, saltando la CIA e tutte le altre 15 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Tale missione speciale era completamente illegale e aveva grandi mezzi finanziari e altro. C’erano solo due altre missioni di questo tipo: per l’Iran e la Corea democratica. Il Venezuela associato ai due Paesi dichiarati nemici da Washington indicava la minaccia di Hugo Chavez per il governo degli Stati Uniti.

La malattia
Il cancro che ha afflitto Hugo Chavez, causandone la morte improvvisa, era assai raro. Allora Nicolas Maduro disse che il cancro era insolito, ignoto e molto aggressivo. Non colpiva un particolare organo. Non vi furono casi di cancro nella famiglia Chavez, non c’era una predisposizione genetica. Fu scoperto nel giugno 2011 e nonostante le robuste cure morì in meno di due anni. Documenti declassificati dell’US Army ottenuti dalla Associated Press nel 1995 con l’Access to Information Act (FOIA) evidenziano che dal 1948 il Pentagono cerca di sviluppare un’arma da irradiamento per omicidi politici. Un’altra informazione sullo studio dell’US Army nel 1969 conferma che l’uso illegale delle radiazioni come arma può causare malattie gravi o la morte degli oppositori politici. In altre parole, si tratta di un metodo per l’omicidio attivamente sviluppato.
Si può facilmente immaginare, con Washington che testa le radiazioni per gli assassinii politici fin dal 1948, a cosa può essere giunta con la tecnologia del 21° secolo.

Assassinio attraverso lo spionaggio
Un cablo segreto del dipartimento di Stato del 31 gennaio 1976 avvertiva sui gravi effetti alla salute provocati dalle microonde utilizzate dal KGB per spiare l’Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca: “Secondo i nostri medici, prolungati livelli di radioattività da microonde presso l’Ambasciata degli Stati Uniti, si dimostrano una minaccia per la salute.” Tuttavia, Washington sviluppò strumenti per lo spionaggio più potenti e dalle radiazioni di maggiore frequenza. Documenti della NSA svelati da Edward Snowden e recentemente pubblicati dal giornale tedesco Der Spiegel indicano un potente dispositivo sviluppato dall’agenzia statunitense, che emette onde radio continue e ad alta frequenza contro il bersaglio della sorveglianza e della raccolta delle comunicazioni. Secondo un documento top secret dalla NSA, il sistema CTX4000 è un’“unità radar portatile ad onda continua (CW), utilizzata per illuminare un bersaglio da cui recuperare le informazioni all’esterno della rete.” Il CTX4000 raccoglie segnali che non possono essere raccolti altrimenti, o che lo sarebbero difficilmente, così come il loro trattamento. Il documento ne descrive le capacità: “Frequenza: 1-2 Ghz; banda larga a 45MHz, potenza di uscita: 2W con l’amplificatore interno, con amplificatore esterno fino a 1KW.” Un chilowatt produce una potente onda radioattiva, che proiettata su una persona a lungo può causare seri danni alla sua salute. Lo studio dell’esercito degli Stati Uniti del 1969 (già menzionato) sugli effetti sulla salute delle radiazioni quale arma, indica che l’impatto (o evento desiderato, cioè la morte del bersaglio) può verificarsi anni dopo l’esposizione all’agente radioattivo.
Tra i documenti della NSA pubblicati da Spiegel, vi sono informazioni su altre forme di spionaggio attraverso telefoni cellulari, sistemi wireless, reti mobili che potrebbero anche avere gravi effetti sulla salute del bersaglio. Tuttavia l’uso di un’apparecchiatura radar portatile che emette un’onda continua ad alta frequenza su una persona, sembra essere più uno strumento di omicidio che di spionaggio. Hugo Chavez fu l’obiettivo principale della NSA per anni. La possibilità che i loro strumenti di spionaggio abbiano contribuito, se non causato, la malattia non sembra più fantascienza come sarebbe apparso in altri momenti.

1228-hugo-chavez_full_600Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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