La NSA ha ucciso Hugo Chavez?

Eva Golinger, Global Research, 14 gennaio 2014

598694Nel 2013, il Venezuela ha avuto uno dei momenti più difficili della storia con la morte del Presidente Hugo Chavez, il 5 marzo. Chavez, un grande leader, fu vittima di un cancro aggressivo morendo nel giro di due anni. Durante i suoi quattordici anni al potere, il carismatico presidente (sempre eletto democraticamente e a stragrande maggioranza) affrontava grandi e potenti nemici: colpi di Stato, sabotaggio economico, interferenze elettorali, finanziamenti per milioni di dollari della guerra psicologica e dell’opposizione nel Paese dalle agenzie statunitensi e attacchi personali furono alcuni dei modi e delle strategie di destabilizzazione che dovette affrontare durante il suo mandato. Era in cima alla lista della CIA quale principale obiettivo degli Stati Uniti, che ampliarono notevolmente (apertamente o velatamente) la presenza militare in Venezuela durante la sua presidenza. Con tutto ciò, la morte improvvisa e inaspettata ha dato adito a molti sospetti tra i suoi sostenitori e a tutti coloro interessati alla sua visione socio-politica. Chavez ha sfidato gli interessi dei più potenti e allo stesso tempo controllava i più grandi giacimenti di petrolio del pianeta.

La morte di Chavez potrebbe essere stato un assassinio politico?
Pochi anni fa la questione avrebbe fatto sorridere molti, ma oggi, con la grande quantità di documenti pubblicati dall’informatore di Wikileaks ed ex agente della NSA Edward Snowden, abbiamo la prova delle gravi violazioni dei diritti umani e delle sovranità nazionali commesse dal governo degli Stati Uniti, non solo i “cospirazionisti” e gli esperti della politica sporca degli Stati Uniti si pongono domande di questo tipo. Oggi il mondo sa come il governo degli Stati Uniti spia i suoi amici ed alleati. Nessuno cittadino o nemico sfugge agli occhi e alle orecchie di Washington.  Ora sappiamo che quasi tutte le ambasciate statunitensi nel mondo sono centri di spionaggio e d’intelligence, violando così tutte le norme e le regole internazionali, a prescindere dalle conseguenze. Conosciamo le gravi violazioni dei violazioni dei diritti umani commesse dalle forze USA in Iraq e Afghanistan, e sappiamo anche come il governo di Barak Obama abbia aumentato l’uso di aerei senza pilota (droni) per assassinare innocenti via telecomando.
Oggi sappiamo con quanta rabbia il governo del primo presidente afro-americano, perseguita coloro che hanno rivelato gli abusi di Washington, e ancora di più quando si tratta di cittadini degli Stati Uniti come Bradley (Chelsea) Manning e Edward Snowden Jeremy Hammond. Sappiamo che Washington ha usato il suo potere economico per tentare di neutralizzare Wikileaks e congelarne le finanze, bloccandone l’accesso a Mastercard, Visa e Paypal con l’unico obiettivo di soffocarne la voce e impedire la continua pubblicazione di documenti che svelano le basse azioni della Casa Bianca. Tutte queste rivelazioni hanno reso meno scettico e più realistico il pubblico mondiale sulla capacità del governo degli Stati Uniti nel ridurre al silenzio i suoi nemici, nascondere gli errori ed utilizzare tutti i mezzi possibili per mantenere il suo dominio. Hugo Chavez fu un sassolino nella scarpa imperiale. Sottovalutato da analisti e consulenti “da guerra fredda” di Washington, Chavez ha messo fine all’influenza e al dominio degli Stati Uniti in America Latina in meno di un decennio. Ha trasformato il Venezuela da Paese dipendente, soggetto alla cultura politica degli Stati Uniti, in una nazione sovrana, libera, indipendente, dignitosa e orgogliosa delle proprie radici, storia e cultura indo-afro-americana. Ha ripreso il controllo delle risorse strategiche, non solo in Venezuela ma in tutta l’America Latina sotto la bandiera della giustizia sociale. Ha promosso l’integrazione regionale e la creazione di organizzazioni come l’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), la Comunità di Latina e dei Caraibi (CLAC), tra gli altri. La sua mano ferma contro le aggressioni degli Stati Uniti è stata un esempio e un’ispirazione per milioni di persone nel mondo, che hanno avuto una speranza con la rivoluzione in Venezuela e la sua espansione regionale.
Senza dubbio molti potenti interessi di Washington e altrove, volevano la scomparsa fisica di Hugo Chavez. Cercarono questo obiettivo con un colpo di Stato sostenuto da Washington, nell’aprile 2002, che fallì. Pochi mesi dopo, cercarono di cacciarlo dal potere con un grave sabotaggio economico che quasi distrusse l’industria petrolifera del paese, ma fallì anche questo. Un anno e mezzo dopo, mercenari paramilitari furono inviati dalla Colombia per ucciderlo, ma furono catturati dalle autorità venezuelane e il complotto fu neutralizzato. Negli anni che seguirono vi furono diversi attentati contro la sua persona e molti piani per destabilizzarne il governo, ma non funzionarono. Nel frattempo, la popolarità di Chavez continuava a crescere e il suo programma socialista cominciò a prendere forma nel Paese. I documenti della NSA svelati da Snowden, rivelano che il Presidente Chavez e il suo governo erano tra i sei principali obiettivi dello spionaggio statunitense almeno dal 2007. Appena un anno prima, la Casa Bianca creò una speciale missione d’intelligence in Venezuela, che faceva rapporto direttamente al direttore dell’intelligence nazionale, saltando la CIA e tutte le altre 15 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Tale missione speciale era completamente illegale e aveva grandi mezzi finanziari e altro. C’erano solo due altre missioni di questo tipo: per l’Iran e la Corea democratica. Il Venezuela associato ai due Paesi dichiarati nemici da Washington indicava la minaccia di Hugo Chavez per il governo degli Stati Uniti.

La malattia
Il cancro che ha afflitto Hugo Chavez, causandone la morte improvvisa, era assai raro. Allora Nicolas Maduro disse che il cancro era insolito, ignoto e molto aggressivo. Non colpiva un particolare organo. Non vi furono casi di cancro nella famiglia Chavez, non c’era una predisposizione genetica. Fu scoperto nel giugno 2011 e nonostante le robuste cure morì in meno di due anni. Documenti declassificati dell’US Army ottenuti dalla Associated Press nel 1995 con l’Access to Information Act (FOIA) evidenziano che dal 1948 il Pentagono cerca di sviluppare un’arma da irradiamento per omicidi politici. Un’altra informazione sullo studio dell’US Army nel 1969 conferma che l’uso illegale delle radiazioni come arma può causare malattie gravi o la morte degli oppositori politici. In altre parole, si tratta di un metodo per l’omicidio attivamente sviluppato.
Si può facilmente immaginare, con Washington che testa le radiazioni per gli assassinii politici fin dal 1948, a cosa può essere giunta con la tecnologia del 21° secolo.

Assassinio attraverso lo spionaggio
Un cablo segreto del dipartimento di Stato del 31 gennaio 1976 avvertiva sui gravi effetti alla salute provocati dalle microonde utilizzate dal KGB per spiare l’Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca: “Secondo i nostri medici, prolungati livelli di radioattività da microonde presso l’Ambasciata degli Stati Uniti, si dimostrano una minaccia per la salute.” Tuttavia, Washington sviluppò strumenti per lo spionaggio più potenti e dalle radiazioni di maggiore frequenza. Documenti della NSA svelati da Edward Snowden e recentemente pubblicati dal giornale tedesco Der Spiegel indicano un potente dispositivo sviluppato dall’agenzia statunitense, che emette onde radio continue e ad alta frequenza contro il bersaglio della sorveglianza e della raccolta delle comunicazioni. Secondo un documento top secret dalla NSA, il sistema CTX4000 è un’“unità radar portatile ad onda continua (CW), utilizzata per illuminare un bersaglio da cui recuperare le informazioni all’esterno della rete.” Il CTX4000 raccoglie segnali che non possono essere raccolti altrimenti, o che lo sarebbero difficilmente, così come il loro trattamento. Il documento ne descrive le capacità: “Frequenza: 1-2 Ghz; banda larga a 45MHz, potenza di uscita: 2W con l’amplificatore interno, con amplificatore esterno fino a 1KW.” Un chilowatt produce una potente onda radioattiva, che proiettata su una persona a lungo può causare seri danni alla sua salute. Lo studio dell’esercito degli Stati Uniti del 1969 (già menzionato) sugli effetti sulla salute delle radiazioni quale arma, indica che l’impatto (o evento desiderato, cioè la morte del bersaglio) può verificarsi anni dopo l’esposizione all’agente radioattivo.
Tra i documenti della NSA pubblicati da Spiegel, vi sono informazioni su altre forme di spionaggio attraverso telefoni cellulari, sistemi wireless, reti mobili che potrebbero anche avere gravi effetti sulla salute del bersaglio. Tuttavia l’uso di un’apparecchiatura radar portatile che emette un’onda continua ad alta frequenza su una persona, sembra essere più uno strumento di omicidio che di spionaggio. Hugo Chavez fu l’obiettivo principale della NSA per anni. La possibilità che i loro strumenti di spionaggio abbiano contribuito, se non causato, la malattia non sembra più fantascienza come sarebbe apparso in altri momenti.

1228-hugo-chavez_full_600Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovi documenti rivelano che il Venezuela è al centro dello spionaggio USA

Tamara Pearson, Venezuelanalysis, 6 novembre 2013

CBD5BD70E18CD2129969E79B45B631Secondo documenti della NSA degli Stati Uniti fatti trapelati da Edward Snowden e pubblicati di recente dal New York Times, il Venezuela è stato uno degli obiettivi principali dell’Agenzia di spionaggio. Gli Stati Uniti sembravano particolarmente interessati all’influenza regionale del Venezuela. Il New York Times (NYT) ha pubblicato un documento ufficiale dell’NSA, il 2 novembre, che riassume le priorità dell’agenzia nel 2007 per i successivi 12-18 mesi riguardo la signal intelligence (SIGINT) o le intercettazioni.
Il documento o “Lista delle missioni strategiche” dettaglia le 16 priorità “tematiche” come  terrorismo, sicurezza nazionale e armi di distruzione di massa, oltre a sei “obiettivi duraturi“. Gli obiettivi duraturi sono sei Paesi che secondo la NSA bisognava “indirizzarsi in modo olistico per la loro importanza strategica”. Il  Venezuela era menzionato come uno dei sei “obiettivi duraturi“, così come in molte delle 16 aree tematiche. L’obiettivo della NSA verso il Venezuela, nel 2007, quale “obiettivo duraturo” era “impedire politicamente (sic) al Venezuela di raggiungere l’obiettivo della leadership regionale e di perseguire politiche che influiscano negativamente sugli interessi globali degli Stati Uniti“. La NSA si focalizzava nel fornire dati SIGINT “ai decisori degli Stati Uniti per una prospettiva olistica delle tendenze e degli sviluppi regionali, con una valutazione/previsione su direzione, piani, intenzioni e capacità strategici che colpissero gli interessi degli Stati Uniti“.
La NSA s’è, in generale, incentrata sulla potenza regionale del Venezuela e “sul progresso di (Hugo) Chavez nelle sue iniziative volte a perseguire obiettivi regionali di politica energetica, economica ed ideologica“. La NSA quell’anno decise anche di concentrarsi sulla valutazione della “stabilità del regime, in particolare nel settore energetico” del Venezuela e sulla “profondità e ampiezza” dei suoi rapporti con Iran, Cuba, Cina e Russia. Gli altri Paesi scelti quali “obiettivi duraturi” furono Cina,  Corea democratica, Iran, Iraq e Russia. Il Venezuela è stato anche uno dei principali Paesi nelle 16 aree tematiche. Nell’area stabilità statale/politica, l’obiettivo della NSA era fornire “l’avvertimento dell’imminente instabilità dello Stato“, in Venezuela e Bolivia, e “gli sviluppi latinoamericani bolivariani” furono una priorità nel monitoraggio delle “attività politiche interne che potrebbero sfociare in una crisi“. Allo stesso modo, il documento elencava il Venezuela come uno dei settori in cui la NSA “monitorava le tensioni regionali che potrebbero degenerare in conflitto/crisi“, notando la preoccupazione su come una tale crisi, in Venezuela, potesse “avere un impatto sulla regione circostante”. Nel topic “Information Operations“, è chiaro che la NSA era impegnata in “inganno militare” (MILDEC), “operazioni psicologiche” (PSYOP) e “comunicazioni strategiche inter-agenzia… per influenzare il comportamento e le attività dei bersagli“, al fine d’indurre in errore i cosiddetti avversari in Venezuela, Iran, Corea democratica e Cina. Il Venezuela era anche nella lista della NSA dei Paesi in cui “viene assicurato il vantaggio diplomatico nella politica estera degli Stati Uniti” attraverso il monitoraggio delle comunicazioni diplomatiche.
Nel suo articolo sui documenti trapelati, il NYT ha descritto una presentazione PowerPoint dell’agosto 2010 sullo “Sviluppo della missione economica venezuelana“. Secondo il New York Times, “l’NSA monitorava il flusso di miliardi di dollari tra Caracas e Cina (sistemi radar e  perforazione petrolifera), Russia (aerei da combattimento MiG e missili spallegiabili) e Iran (fabbrica per la produzione di droni)”. Il giornale afferma anche che la NSA sorvegliò il Ministero delle Finanze e della Pianificazione del Venezuela, controllando la posta elettronica governativa e dei primi 10 funzionari economici venezuelani. “Un ufficiale della NSA in Texas, in altre parole, veniva pagato per esaminare ogni giorno i messaggi privati di oscuri burocrati venezuelani, a caccia di curiosità (sic) che potessero offrire un qualche misero vantaggio politico“, dichiarava il New York Times.

La reazione del governo venezuelano
Ieri il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha reagito alla nuova fuga. “E’ inaccettabile spiarci… e anche qualsiasi altro governo”, ha detto. “Non è una sorpresa, lo sapevamo, e proprio (queste cose) hanno fatto sì che il rapporto tra Venezuela e Stati Uniti siano al livello attuale“. Venezuela e  Stati Uniti non hanno ambasciatori dal 2010. Nell’ottobre di quest’anno il Venezuela ha anche espulso tre diplomatici statunitensi, tra cui il suo incaricato d’affari, accusandoli di complottare per destabilizzarlo. Il giorno dopo gli Stati Uniti espulsero tre diplomatici venezuelani, tra cui l’incaricato d’affari Calixto Ortega. Rodrigo Cabezas, ex-ministro delle finanze nel 2007 e quindi probabilmente uno dei dieci funzionari spiati, ha detto: “Per noi è chiaro che il sistema di spionaggio nordamericano viola l’articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani… ogni Paese dell’America Latina e dei Caraibi… dovrebbe prendere precauzioni per garantirsi che… le multinazionali che gestiscono le informazioni non si prestino a spiare i cittadini e i loro governi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’Unione è Nata: America Latina in Rivoluzione

La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC)
Eva Golinger Global Research, 8 dicembre 2011 – Chavezcode.com

Mentre gran parte del mondo è in crisi e le proteste erompono in tutta Europa e negli Stati Uniti, le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi  costruiscono l’accordo consenso, promuovono la giustizia sociale e una crescente positiva cooperazione nella regione. Trasformazioni sociali, politiche ed economiche hanno avuto luogo attraverso i processi democratici in paesi come Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Uruguay, Argentina e Brasile in tutto il decennio, portando ad una massiccia riduzione della povertà e disparità di reddito nella regione, e a un notevole aumento nei servizi sociali, qualità della vita e partecipazione diretta nel processo politico. 
Una delle principali iniziative dei governi progressisti latino-americani di questo secolo, è stata la creazione di nuove organizzazioni regionali che promuovono l’integrazione, la cooperazione e la solidarietà tra le nazioni vicine. Cuba e Venezuela ha iniziato questo processo nel 2004 con la fondazione dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), che ora include Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Dominica, St. Vincent e Grenadine e Antigua e Barbuda. ALBA è stata inizialmente lanciata in risposta al fallito tentativo del governo statunitense di imporre il suo accordo di libero scambio delle Americhe (ALCA) in tutta la regione. Oggi ALBA è una prospera organizzazione multilaterale in cui i paesi membri condividono simili visioni politiche per i loro paesi e per la regione, e comprende numerosi accordi di cooperazione negli ambiti economico, sociale e culturale. La base fondamentale del commercio tra le nazioni ALBA è la solidarietà e il mutuo beneficio. Non c’è competizione, sfruttamento o tentativo di dominare tra gli stati ALBA. ALBA conta anche su una propria moneta, il Sucre, che consente il commercio tra stati membri, senza la dipendenza dal dollaro americano. 
Nel 2008, l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) è stata formalmente istituita come un organismo regionale che rappresenta gli stati del Sud America. Mentre ALBA è molto più consolidata come voce politica unificata, UNASUR rappresenta una diversità di posizioni politiche, modelli economici e visioni per la regione. Ma i membri UNASUR condividono l’obiettivo comune di lavorare verso l’unità regionale e per garantire la risoluzione dei conflitti attraverso mezzi pacifici e diplomatici. UNASUR ha già giocato un ruolo chiave nella pacifica risoluzione delle controversie in Bolivia, in particolare durante un tentato colpo di stato contro il governo di Evo Morales nel 2008, e ha anche moderato con successo un grave conflitto tra Colombia e Venezuela, conducendo al ristabilimento delle relazioni nel 2010. 
Duecento anni fa, eroe dell’indipendenza sudamericana Simon Bolivar, nativo del Venezuela, sognava di costruire l’unità regionale e la creazione di una “Patria Grande” in America Latina.  Dopo aver ottenuto l’indipendenza per il Venezuela, Bolivia, Ecuador e Colombia, e la lottato contro i colonialisti in diverse nazioni caraibiche, Bolivar ha cercato di trasformare questo sogno dell’unità latino-americani in realtà. I suoi sforzi furono sabotati da potenti interessi contrari alla creazione di un solido blocco regionale, e alla fine, con l’aiuto degli Stati Uniti, Bolivar è stato estromesso dal suo governo in Venezuela e morì isolato in Colombia diversi anni dopo. Nel frattempo, il governo statunitense aveva proceduto ad attuare la sua Dottrina Monroe, un primo decreto dichiarato dal presidente James Monroe nel 1823 per assicurare il dominio degli Stati Uniti e il controllo delle neo-liberatesi nazioni dell’America Latina e dei Caraibi.
Quasi duecento anni di invasioni, interventi, aggressioni, colpi di Stato e di ostilità condotti dal governo degli Stati Uniti contro le nazioni dell’America Latina all’ombra dei secoli 19.mo e 20.mo.  Entro la fine del 20.mo secolo, Washington aveva imposto con successo i governi ad ogni nazione dell’America Latina e dei Caraibi che erano subordinati alla sua agenda, con l’eccezione di Cuba. La Dottrina Monroe era stato raggiunta, e gli Stati Uniti si sentivano fiducioso del loro controllo sul loro “cortile”.
La svolta inaspettata all’inizio del 21° secolo in Venezuela, in passato uno dei partner più stabili e servili di Washington, fu uno shock per gli Stati Uniti. Hugo Chavez è stato eletto presidente e una rivoluzione era cominciata. Un tentativo di colpo di stato nel 2002 non è riuscito a sovvertire il progresso della Rivoluzione Bolivariana e la diffusione della febbre rivoluzionaria in tutta la regione. Presto Bolivia e poi Nicaragua ed Ecuador seguirono. Argentina, Brasile e Uruguay elessero dei presidenti socialisti, due dei quali ex-guerriglieri. I mutamenti maggiori iniziarono a verificarsi in tutta la regione, mentre i popoli di questo vasto continente vario e ricco, assunsero il potere e fecero sentire la loro voce.
Le trasformazioni sociali in Venezuela, che ha dato voce al potere della gente, divennero esemplari per gli altri nella regione, mentre il presidente Chavez sfidava l’imperialismo statunitense. Un forte sentimento di sovranità e d’indipendenza latinoamericana cresceva, raggiungendo anche quelli con i governi allineati agli interessi degli USA e al controllo delle multinazionali.
Il 2-3 dicembre 2011, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) è nata e la travolgente forza di un continente di quasi 600 milioni di uomini ha realizzato un sogno di unità vecchio di 200 anni. Le 33 nazioni che fanno parte della CELAC sono tutte d’accordo sulla necessità indiscutibile di costruire una organizzazione regionale che rappresenti i loro interessi, e che escluda la prepotente presenza di Stati Uniti e Canada. Se alla CELAC ci vorrà del tempo per consolidare l’impegno eccezionale evidenziato dai 33 stati presenti al suo lancio a Caracas, in Venezuela, non può essere sottovalutata.
La CELAC dovrà superare i tentativi di sabotaggio e neutralizzazione della sua espansione e della sua resistenza, e le minacce contro di essa e gli intenti di dividere i paesi membri saranno numerosi e frequenti. Ma la resistenza dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, che hanno ripreso questo cammino di unità e indipendenza dopo quasi duecento anni di aggressione imperialista, dimostra la forza potente che ha portato questa regione a diventare una fonte di ispirazione per coloro che cercano la giustizia sociale e la vera libertà in tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 282 follower