Per un’alleanza franco-russa

Questo testo, ancora in discussione, è stato scritto a nome del Comitato Editoriale per un’Europa solidale, firmato da Jean-Paul Baquiast e Jean-Claude Emperor
Dedefensa 30/07/2014

russie-mistral_97Introduzione
20111004klphisuni_3_Ies_SCOAbbiamo precedentemente dimostrato (vedi “Europa, epicentro di un conflitto distruttivo“) che, se l’Europa non si libera degli oltre sessant’anni di dominio imposto dagli Stati Uniti, rimarrà per sempre un semplice strumento attraverso cui perseguiranno il loro piano principale in questa parte del mondo: distruggere la Russia. Ma per sfuggire a tale dominio, l’Europa dovrebbe muoversi verso una entità geopolitica ancora in costituzione, i BRICS. Europa e BRICS rappresenterebbero una forza capace di controbilanciare la potenza statunitense, che rimarrà a lungo superiori nei mezzi a disposizione, se Europa e BRICS agiranno separatamente. Ciò ammesso, vanno fatte due constatazioni:
*L’Europa è troppo dispersa e imbevuta d’influenza statunitense perché sia ragionevole pensare che  possa muoversi velocemente e con l’intensità necessaria verso un’alleanza, o anche una semplice cooperazione strategica, con i BRICS. Sarebbe necessario che gli Stati europei agiscano individualmente, sbarazzandosi dei vincoli imposti dalla diplomazia dell’Unione europea, prendendo l’iniziativa di negoziare un riavvicinamento possibile.
*I BRICS sono troppo diversi e anche troppo lontani dall’Europa affinché negoziati globali con essi siano possibili a breve termine, salvo casi particolari. Ancora una volta, gli europei dovrebbero avere partner privilegiati con cui condividere il maggior numero di obiettivi. Per rispondere a queste due esigenze, ci proponiamo di considerare un’alleanza strategica tra Francia e Russia come primo passo essenziale per l’eventuale creazione di un’alleanza tra Europa e BRICS. Francia e Russia, anche se non hanno frontiere terrestri comuni, condividono dai tempi di Caterina la Grande alla Seconda Guerra Mondiale, visioni e interessi molto simili. Al tempo della dittatura stalinista stessa, le due nazioni non furono realmente contrapposte. De Gaulle fu tra i primi capi di Stato europei a promuovere il riavvicinamento con la Russia. Va notato subito che tale progetto di alleanza con la Russia, oggi potrebbe essere esteso ad altri Paesi europei, tra cui principalmente Germania, Spagna e Italia. Ma in ognuno di questi casi vanno sviluppate le ragioni d’interesse nel rafforzare i legami con la Russia oggi, e che potranno essere ancora più d’interesse domani. Ciò va oltre la portata di questo articolo.
Tornando alla Francia, ricordiamo che quando le truppe dello zar Alessandro occuparono momentaneamente Parigi dopo la caduta di Napoleone, furono quasi perfettamente educate. Ricordiamo anche che l’alleanza franco-russa negoziata nel contesto della prima guerra mondiale, era molto popolare in entrambi i Paesi. Il continuo successo in Francia del dolce dallo stesso nome, non è solo aneddotico. Ciò dimostra la profonda connessione tra le due società, sorta successivamente tale data negli aspetti più spettacolari: letteratura e arti, tecnologia e scienza… Ma su quali basi oggi progettare un’alleanza franco-russa che possa essere prototipo dell’alleanza euroBRICS?

Un progetto geopolitico
Si deve trattare anzitutto di un progetto geopolitico. Questo termine fa riferimento alla proposta di alleanza o riavvicinamento politico tra gli Stati che condividono una stessa area geografica e stessi obiettivi strategici. Questa condivisione, anche nell’età del commercio globalizzato, implica necessariamente interessi comuni. Per Francia e Russia, la condivisione dello spazio geografico non è ovvia osservando una mappa. Ma approfondendolo, questo concetto s’impone: i collegamenti ferroviari, marittimi e aerei sono già numerosi e potrebbero aumentare a costi inferiori. Le similitudini prevalgono in ciò che de Gaulle chiamò l’Europa dall’Atlantico agli Urali e oltre, certo. Oggi degli Stati s’interpongono geograficamente tra la Francia e la Russia, ma non vi è alcuna ragione di pensare che questi stati, o almeno i loro popoli, s’oppongano alla riconciliazione tra le due ali di questo insieme, da cui tutti possono trarre beneficio. Inoltre non sarebbe che la riattivazione di ciò fu l’Europa dell’Illuminismo, prima della Rivoluzione francese.

Un progetto basato sulla comunanza delle complementarità
La complementarità è soprattutto quella delle risorse ed opportunità da sviluppare congiuntamente.  Geograficamente la Russia potrebbe accedere attraverso la Francia alle zone marittime che ancora assai difficilmente raggiunge: arco atlantico, Mediterraneo occidentale, mari d’estensione considerevole (fatto unico) circostanti ciò che compone i cosiddetti territori d’oltremare francesi. Viceversa la Francia potrebbe accedere alle regioni polari e siberiane che, opportunamente gestite, saranno sempre più importanti nel contesto del cambiamento climatico. In termini economici, la Francia relativamente ben industrializzata potrebbe aiutare la Russia a sviluppare i settori interessati, pur beneficiando in cambio di competenze e risorse russe, tra cui tecnologia, energia e miniere (terre rare). Nel settore chiave della ricerca e sviluppo citiamo la possibilità di avviare importanti programmi comuni, quali l’energia verde, le tecnologie NBIC (nano, bio, info e cognitive), ma anche spaziali e della Difesa. Infine, a livello politico e diplomatico, la complementarità sarà più evidente. Come già, in gran parte, nel caso della lotta contro pericolosi  movimenti islamisti in Russia come in Europa e Medio Oriente. La loro estensione attualmente arriva nell’Africa sub-sahariana. Anche se la Francia affronta tale problema in modo diverso dalla Russia, la cooperazione sarà necessaria. In modo più costruttivo, se la Francia smetterà di continuare a seguire docilmente le complessità politiche statunitensi, Francia e Russia unite potrebbero pesare decisamente sui grandi negoziati o conflitti che si svolgono alle loro frontiere: Iran, Iraq, Siria, questione israelo-palestinese, questione curda, ecc. La questione delle differenze di approccio a democrazia politica, libertà civili e morale non dovrebbe essere un ostacolo alla cooperazione proposta. Con il tempo queste differenze diminuiranno e d’altra parte, ogni partner deve dimostrare la propria volontà di dare all’altro la responsabilità delle proprie scelte sociali, senza cercare di cambiarle.

Un processo graduale
Non si dovrebbe nascondere il fatto che differenze e motivazioni sono ancora vive, soprattutto in Francia, in relazione a ciò che potrebbe essere l’alleanza franco-russa. Anche movimenti e politici convinti del suo interesse proporrebbero un approccio graduale, optando per tempi lunghi. Ma chi ha detto che la progressività significhi non decidere su immediati punti emblematici. Si è quindi affermato che se la Francia, cedendo agli ordini degli Stati Uniti, decidesse di non consegnare alla Russia ciò che le appartiene, in questo caso le navi da proiezione e combattimento del tipo Mistral, ideate a Saint Nazaire, è grazie alle sottese speranze di una cooperazione tra i due Paesi. Al contrario, se Francia e Russia approfondissero la cooperazione, già molto fertile, nell’industria spaziale, potrebbero sviluppare più rapidamente vettori, moduli per equipaggi e stazioni terrestri comuni necessari a una maggiore cooperazione negli studi cosmologici, ma anche per l’esplorazione di Luna, Marte e satelliti. Nelle aree d’applicazione immediata, esigenze e opportunità della cooperazione sono numerose, come medicina, robotica, traduzione automatica, scienze sociali e politiche…

Conclusione
Come associazione crediamo nella necessità di un’alleanza franco-russa, e svilupperemo le nostre attività in questo campo sforzandoci di creare, con altre organizzazioni della medesima natura, sia in Francia che nei Paesi europei e in Russia, una rete virtuale utilizzando gli strumenti digitali per suscitare profondi cambiamenti nell’opinione pubblica.

rafale-decore-pour-les-70-ans-du-normandie-niemenTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché le sanzioni di Obama contro la Russia sono condannate

MK Bhadrakumar, 30 luglio 2014
1901277La nuova guerra fredda era l’ultima cosa nella mente del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama nel crepuscolo del 22 ottobre 2012 presso il campus Lynn University in Florida. La notte dei lunghi coltelli del famoso dibattito in politica estera per la campagna presidenziale, durante cui Obama umiliò il suo avversario repubblicano Mitt Romney ridicolizzando la tesi che la Russia costituisse la maggiore minaccia geopolitica degli Stati Uniti nel 21° secolo. Così Obama inflisse quel famoso affronto a Romney: “Governatore, sono contento riconosca al-Qaida quale minaccia, se pochi mesi fa, quando le fu chiesto quale fosse la maggiore minaccia geopolitica dell’America, lei disse la Russia e non al-Qaida. E dagli anni ’80 che non si chiede nulla di loro in politica estera perché, si sa, la guerra fredda è finita da più di 20 anni. Ma il governatore, quando si tratta della nostra politica estera, sembra voler riportarla agli anni ’80” (qui).  Nel corso della sua rielezione, Obama indicò il ‘reset’ degli USA nelle relazioni con la Russia come il più brillante successo della politica estera del suo primo mandato allo Studio Ovale. Orgoglioso dell’accordo START sul disarmo con la Russia; del prezioso aiuto della Russia nel creare la rete di transito nota come Rete di Dispiegamento del Nord e in altre aree relative alla guerra in Afghanistan; del taglio russo delle vendite militari all’Iran e della volontà di muoversi in tandem nelle sanzioni statunitensi contro l’Iran, ed altro, quali vantaggi sostanziali della sua politica estera. Non sappiamo esattamente quando Obama ha cambiato idea e deciso di diventare un seguace di Romney. Obama attribuisce la sua metamorfosi interamente agli sviluppi in Ucraina, a 4 mesi dall’annessione alla Russia della Crimea. Ma in questo breve periodo Obama ha oscillato da un estremo all’altro, e come nel suo intervento, qui, sulle ultime sanzioni contro la Russia, testimonia, gode nel “far indietreggiare di decenni l’autentico progresso” della Russia ed “indebolire ancor di più la debole economia russa“.
Obama esulta per “le proiezioni sulla crescita economica russa scese quasi a zero”. Tradendo  rancore e malvagità che macchiano l’immagine degli USA presso la comunità mondiale. Senza dubbio, c’è un mondo intero oltre il Nord America e l’Europa occidentale, che vede le bizzarrie di Obama con incredulità ed esasperazione. Quella grossa parte della comunità internazionale, la maggioranza silenziosa, avrebbe anche un paio di cose da chiedere a Obama. Primo, come può arrogarsi la prerogativa d’interpretare il diritto internazionale sempre nel modo che gli fa comodo su un dato punto? Come spiegare l’aggressione degli Stati Uniti a Iraq e Libia con la conseguente distruzione di questi Paesi e la palese interferenza in Siria? Chi è realmente responsabile dei disordini in Ucraina dell’anno scorso? Ahimè, Obama non si rende conto che segna un auto-goal svendendo la credibilità politica degli Stati Uniti, subendo un effetto strano. Prendiamo per esempio la seducente retorica del segretario di Stato John Kerry, qui, sperando di dare il tono giusto alla sua imminente visita a Delhi, due giorni dopo. Ma ignorato dalle orecchie indiane. Infatti, il portavoce del ministero degli Esteri a Delhi ha chiarito, confermando che il ministro indiano prevede di riprendere con Kerry la stupefacente notizia dell’ex-dipendente della CIA Edward Snowden sullo spionaggio della NSA in India. Ha detto: “Siete anche consapevoli del fatto che vi è notevole inquietudine in India sulle autorizzazioni alle agenzie statunitensi nel violare la privacy di persone, entità e governo indiani. Quindi, ovviamente se vi è notevole inquietudine, questi problemi dovrebbero essere comprensibili senza ulteriori dettagliate spiegazioni“. I giornali indiani hanno generalmente interpretato la missione di Kerry come grossolano istinto filisteo, volto a vendere altre armi all’India e rimuovere gli impedimenti all’esportazione dei reattori nucleari statunitensi sul mercato indiano. Kerry assomiglia ad un sudato venditore porta a porta del dramma di Arthur Miller.
Perché ciò accade? L’India era un Paese perdutamente innamorato del predecessore di Obama, George W. Bush. Ma in qualche modo e da qualche parte, s’è formata nella coscienza indiana l’impressione, ora difficile da cancellare, che Obama sia un cinico ed egocentrico opportunista  singolarmente privo di convinzioni radicate, e perciò altamente inaffidabile. Come nell’ultimo colpo di scena nella politica verso la Russia, che danneggerà gli interessi degli Stati Uniti. Basti dire che l’India non vorrà avere a che fare con la strategia degli Stati Uniti del riequilibrio in Asia. Obama non comprende che il mondo non è interessato ad isolare la Russia o a distruggerne l’economia quando l’economia mondiale ha un disperato bisogno di centri di crescita, soprattutto al di fuori del mondo occidentale. Quindi, se l’Europa vuole solo il gas russo e vieterà il petrolio russo, tanto meglio per le economie in rapida crescita di India, Cina e Vietnam. Se l’Europa non vuole acquistare più armi russe, tanto meglio per India, Iraq, Egitto, Venezuela, Brasile, ecc., che avranno ancora più armi dalla Russia. Certamente, BRICS e Shanghai Cooperation Organization non scompariranno. Obama non capisce che gli strumenti della guerra fredda non sono più utili. E’ chiaramente arrogante da parte sua illudersi di essere una sorta di pifferaio magico che il resto del mondo semplicemente seguirà. Perché il mondo dovrebbe combattere la guerra statunitense per salvare lo status incontaminato del dollaro conservando l’egemonia globale degli USA, pur essendo una potenza inesorabilmente in declino?
La banca dei BRICS, destinata a rivaleggiare con la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, indica “la fine del predominio occidentale sul piano finanziario ed economico globale” per citare, qui, un esperto strategico di primo piano a capo del consiglio consultivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale indiano, è già un fatto immutabile della vita. India, Brasile e Cina non si spaventano delle restrizioni occidentali alle banche russe.

10360610Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Presidente Vladimir Putin: “Scenari per destabilizzare l’attuale ordine mondiale” e minacciare la sovranità della Russia

Vladimir Putin ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza al Cremlino. La discussione era incentrata sul mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale della Russia.
Presidente Vladimir Putin Global Research, 23 luglio 2014

kaletsky-putinDiscorso di apertura in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza
Vladimir Putin: Buon pomeriggio, colleghi.
Oggi prenderemo in considerazione le questioni fondamentali del mantenimento dell’integrità territoriale e della sovranità di questo Paese. Vi annettiamo tutti gli aspetti politici, etnici, giuridiche, sociali, economici ed altri che l’argomento comprende. La sovranità e l’integrità territoriale sono valori fondamentali, come ho già detto. Ci riferiamo al mantenimento dell’indipendenza e dell’unità del nostro Stato, alla protezione efficace del nostro territorio, del nostro sistema costituzionale e della neutralizzazione tempestiva delle minacce interne ed esterne, di cui molte presenti nel mondo di oggi. Vorrei chiarire fin dall’inizio che, ovviamente, non vi è alcuna minaccia militare diretta all’integrità territoriale e alla sovranità di questo paese. In primo luogo, l’equilibrio strategico delle forze mondiali lo garantisce. Noi, da parte nostra, siamo rigorosamente conformi alle norme del diritto internazionale e agli impegni con i nostri partner, e ci aspettiamo che altri Paesi, unioni di Stati e alleanze politico-militari facciano lo stesso, mentre la Russia non è fortunatamente membro di una qualche alleanza. Ciò è anche garanzia della nostra sovranità.
Ogni nazione che faccia parte di un’alleanza cede parte della sovranità. Ciò non sempre soddisfa gli interessi nazionali di un dato Paese, ma è una decisione sovrana. Ci aspettiamo che i nostri legittimi interessi nazionali siano rispettati, mentre eventuali controversie, sempre presenti, siano risolte solo attraverso sforzi diplomatici, per mezzo dei negoziati. Nessuno dovrebbe interferire nei nostri affari interni. Tuttavia, sempre più spesso, oggi, sentiamo parlare di ultimatum e sanzioni. La stessa nozione di sovranità dello Stato viene cancellata. Regimi indesiderati, Paesi che hanno una politica indipendente o che semplicemente si frappongono degli interessi di qualcuno vengono destabilizzati. Gli strumenti utilizzati a tale scopo sono le cosiddette rivoluzioni colorate o, in termini semplici, rivolte istigate e finanziate dall’estero. L’obiettivo naturalmente sono i problemi interni. Ogni Paese ha sempre molti problemi, soprattutto gli Stati più instabili o con un regime complicato. I problemi esistono, ma ancora non è chiaro perché dovrebbero essere utilizzati per destabilizzare e abbattere un Paese, come vediamo piuttosto di frequente in varie parti del mondo. Spesso le forze utilizzate sono radicali, nazionaliste, spesso anche forze fondamentalmente neo-fasciste, com’è avvenuto, purtroppo, in molti Stati post-sovietici, come in Ucraina oggi. Ciò che vediamo è praticamente la stessa cosa. Gente va al potere attraverso l’uso della forza armata e con mezzi incostituzionali. È vero, hanno avuto le elezioni dopo l’avvento al potere, tuttavia, per qualche strana ragione, il potere finisce nuovamente nelle mani di coloro che o finanziano o dirigono tale presa del potere. Nel frattempo, senza alcun tentativo di negoziato, cercano di reprimere con la forza quella parte della popolazione che non è d’accordo con tale piega degli eventi. Allo stesso tempo, presentano alla Russia un ultimatum: o ci lasciate distruggere la parte di popolazione etnicamente, culturalmente e storicamente vicina alla Russia, o introduciamo sanzioni contro di voi. Questa è una logica strana, assolutamente inaccettabile, naturalmente.
Sulla terribile tragedia avvenuta nei cieli di Donetsk, vogliamo ancora una volta esprimere il nostro cordoglio alle famiglie delle vittime; è una terribile tragedia. La Russia farà tutto quanto in suo potere per garantire una corretta un’indagine completa e trasparente. Ci viene chiesto d’influenzare la milizia nel sud-est. Come ho detto, faremo tutto quanto in nostro potere, ma questo è assolutamente insufficiente. Ieri, quando le milizie consegnavano le cosiddette scatole nere, le forze armate ucraine hanno lanciato un attacco corazzato sulla città di Donetsk. I carri armati combatterono fino alla stazione ferroviaria aprendovi il fuoco. Gli esperti internazionali giuntivi per studiare il luogo del disastro, non hanno potuto recarvisi. Chiaramente non erano le milizie a sparare. Dovremmo infine chiedere alle autorità di Kiev di rispettare le norme elementari della decenza umana e introdurre un cessate il fuoco almeno per un breve periodo, per rendere possibile l’indagine. Faremo ovviamente tutto quanto in nostro potere per assicurarci che l’indagine sia approfondita. Questo è esattamente il motivo per cui la Russia ha appoggiato la risoluzione del Consiglio di sicurezza (delle Nazioni Unite) proposta dall’Australia. Continueremo a collaborare con tutti i nostri partner per garantire un’indagine completa ed esauriente. Tuttavia, se torniamo su tali scenari, in generale, come ho detto, sono assolutamente inaccettabili e controproducenti. Destabilizzano l’ordine mondiale esistente.
Indubbiamente, tali metodi non funzionano con la Russia. Le ricette utilizzate per indebolire gli Stati con i conflitti interni, non funzioneranno con noi. Il nostro popolo, i cittadini della Russia, non permetteranno che ciò accada e non potranno mai accettarlo. Tuttavia, tentativi vengono chiaramente fatti per destabilizzare la situazione sociale ed economica, per indebolire la Russia in un modo o nell’altro o per colpire i nostri punti deboli, e continueranno renderci soprattutto più gradevole risolvere le questioni internazionali. I cosiddetti meccanismi internazionali sulla concorrenza vengono utilizzati pure (questo vale per la politica e l’economia); a tale scopo vengono utilizzati i servizi speciali, insieme alle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione e alle organizzazioni non governative dipendenti, marionette dei cosiddetti meccanismi del potere morbido. Ciò ovviamente è il modo con cui certi Paesi percepiscono la democrazia. Dobbiamo dare una risposta adeguata a tali sfide e, soprattutto, continuare a lavorare in modo sistematico nel risolvere i problemi che comportano un rischio potenziale all’unità del nostro Paese e della nostra società. Negli ultimi anni abbiamo rafforzato le nostre istituzioni statali e pubbliche, le basi del federalismo russo, e abbiamo fatto progressi nello sviluppo regionale, nella risoluzione di compiti economici e sociali. Le nostre forze di polizia e dei servizi speciali sono più efficienti nella lotta al terrorismo e all’estremismo; formiamo la base moderna della nostra politica etnica, regolando approcci all’istruzione; lottiamo costantemente contro la corruzione, tutto ciò ci  garantiscono sicurezza e sovranità. Allo stesso tempo, dobbiamo tenere a mente questi problemi. Se necessario, dobbiamo sviluppare rapidamente e attuare misure aggiuntive. Dobbiamo avere un piano a lungo termine per agire in questi settori, documenti e risoluzioni strategici. A questo proposito, vorrei richiamare l’attenzione su alcune sfide prioritarie.
La prima è lavorare costantemente per rafforzare l’armonia interetnica, garantire una politica d’immigrazione competente e reagire rigorosamente ad omissioni e crimini dei funzionari che possono attivare conflitti interetnici. Tali sfide riguardano ogni livello governativo, dal federale al comunale. E naturalmente è estremamente importante per la nostra società civile prendere una posizione attiva e reagire alle violazioni dei diritti umani e delle libertà, evitando radicalismo ed estremismo. Facciamo particolare affidamento all’aiuto efficace della società civile nel migliorare il sistema di governo statale in politica etnica e per educare i giovani allo spirito del patriottismo e della responsabilità per la sorte della Patria, cosa particolarmente importante. Ne abbiamo discusso dettagliatamente nell’ultima riunione del Consiglio per le relazioni interetniche. A proposito, voglio affermare con chiarezza che, anche con l’aiuto della società civile, non riusciremo mai a far pensare di migliorare il nostro lavoro in questi settori solo tramite dei giri di vite, per così dire. Non lo faremo in nessun caso; ci affideremo alla società civile, in primo luogo.
La nostra seconda importante sfida è proteggere l’ordine costituzionale. La supremazia costituzionale e l’unità economica e giuridica devono essere assicurate in tutta la Russia. Le norme federali definite dalla Costituzione sono inviolabili e nessuno ha il diritto di violare la legge e i diritti dei cittadini. E’ importante per tutti i russi, indipendentemente da dove vivano, avere pari diritti e pari opportunità. Questo è il fondamento di un sistema democratico. Dobbiamo rispettare rigorosamente tali principi costituzionali, e per farlo dobbiamo costruire un chiaro sistema di potere statale, cercando di assicurarci che tutti i suoi componenti operino in modo unitario, preciso e sistematico; ciò dovrebbe includere il crescente ruolo delle autorità locali nell’ambito del meccanismo complessivo governativo della Russia. Naturalmente, rafforzando l’efficacia del lavoro del sistema giudiziario, dei procuratori e delle autorità di regolamentazione e vigilanza, si rafforzerà la sovranità della Russia.
La terza sfida è un sostenibile sviluppo economico e sociale equilibrato. Allo stesso tempo, è di fondamentale importanza tener conto dei fattori territoriali e regionali. Voglio dire che dobbiamo garantire lo sviluppo prioritario delle regioni strategicamente importanti, come Estremo Oriente ed altre; dobbiamo ridurre drasticamente e contemporaneamente i divari tra le regioni in termini economici e di tenore di vita. Tutto questo deve essere preso in considerazione nello sviluppo dei programmi federali e industriali, nel miglioramento delle relazioni tra bilanci e piani per lo sviluppo delle infrastrutture, nella scelta dei siti per i nuovi impianti e la creazione di posti di lavoro moderni. Ritengo inoltre che dobbiamo pensare ad ulteriori misure per ridurre la dipendenza dell’economia nazionale e del sistema finanziario da fattori esterni negativi. Non mi riferisco solo all’instabilità dei mercati globali, ma anche a possibili rischi politici.
La quarta sfida, le nostre Forze Armate restano il garante supremo della sovranità e integrità territoriale della Russia. Reagiremo in modo adeguato e proporzionato all’espandersi delle infrastrutture militari della NATO verso i nostri confini, e non mancheremo di notare l’espansione dei sistemi di difesa missilistica globale e l’incremento delle riserve strategiche di armi di precisione non nucleari. Ci viene spesso detto che il sistema ABM è un sistema di difesa. Non è così. Si tratta di un sistema offensivo; fa parte del sistema offensivo periferico degli Stati Uniti. Indipendentemente da ciò che dicono i nostri colleghi stranieri, vediamo chiaramente ciò che accade realmente. Truppe della NATO chiaramente si rafforzano negli Stati dell’Europa orientale, anche nei mari Nero e Baltico. E scala ed intensità delle manovre operative e di combattimento crescono. A tale proposito, è indispensabile attuare tutte le misure previste per rafforzare la capacità della nostra difesa nazionale, pienamente e nei tempi previsti, tra cui ovviamente in Crimea e Sebastopoli, dove in sostanza abbiamo bisogno di ricreare una completa infrastruttura militare.

russia-s-president22 luglio 2014, 15:40 Cremlino, Mosca
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: disfatta di Kiev e della NATO

Alessandro Lattanzio, 17/7/2014

Igor Strelkov: La liberazione di Kiev dalla banda occupante di pedofili, cultisti e altra feccia è uno dei compiti più importanti della nostra campagna.

_75196909_022413684-1I cinque distaccamenti della giunta di Kiev attivi nella regione di Donestk- Lugansk erano la 79.ma brigata aeroportata, i battaglioni Shakhtjorsk e Azov, la 24.ma brigata d’artiglieria e la 72.ma brigata meccanizzata. Dal 15 luglio, enormi convogli ucraini di blindati, artiglieria e autocarri alla rinfusa si ritiravano verso Kozhevnja (a sud di Dmitrevka) per sottrarsi all’accerchiamento delle truppe di Lugansk. Durante la ritirata da Izvarino, le forze speciali ucraine (SBU) di Kirovograd subivano ingenti perdite: 8 morti e 30 feriti. La milizia dell’autodifesa riprendeva le posizioni occupate dagli ucraini il 13 luglio. Nella zona dell’aeroporto di Lugansk rimanevano bloccati 45 tra carri armati e blindati majdanisti. La milizia dell’autodifesa aveva catturato alle forze ucraine 4 carri armati T-64, 3 cannoni semoventi 2S1 Gvozdika, 1 BTR e 2 autoveicoli. La giunta a Kiev, dopo aver subito notevoli perdite e problemi logistici nell’offensiva su Lugansk-Donestk, nel fallimentare tentativo di sbloccare l’aeroporto di Lugansk, si ritirava mentre la milizia della RPL  sventava la maggiore operazione strategica dei majdanisti, infliggendo alla giunta naziatlantista la peggiore sconfitta dall’inizio della guerra, costringendola a un’urgente pausa operativa. Dal 1 luglio al 14 luglio, i miliziani della Repubblica Popolare di Lugansk avevano eliminato oltre 800 miliziani majdanisti e 50 loro blindati.

Il 15 luglio, colonne di blindati e obici semoventi con bandiere russe e della Novorossija si muovevano diversi punti tra Donetsk e Lugansk raggiungendo Enakevo, 100 km ad ovest di Lugansk.
UkraineIl 16 luglio, la milizia dell’autodifesa delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk lanciava un’offensiva contro la Guardia Nazionale ucraina. L’offensiva iniziava “alle 5 del mattino del 16 luglio per liquidare la sacca di Stepanovka (Donetsk), con i bombardamenti dei carri armati e dei mortai sulle postazioni della Guardia Nazionale ucraina presso Marinovka (regione di Donetsk), che continuarono per un’ora“. La milizia combatteva anche nella zona del villaggio Tarani e di Savr-Mogila, utilizzando mortai e carro armati contro le posizioni ucraine. Nei pressi di Amvrosevka, il 3.zo battaglione della 72.ma brigata ucraina veniva bombardato dagli MLRS Grad della milizia, infliggendo 4 morti e oltre 10 feriti, mentre i miliziani della RPD facevano saltare in aria la torre delle comunicazioni dell’aeroporto di Donetsk, con cui i golpisti guidavano le operazioni di aviosbarco di armi, mercenari e munizioni nell’aeroporto di Lugansk. A Izvarino, la milizia eliminava 8 spetsnaz ucraini di Kirovograd e ne feriva atri 10. Un’altra unità majdanista veniva circondata sempre presso Izvarino, perdendo 1 sistema d’artiglieria semovente e 40 autocarri. Nella zona di Sverdlovsk, regione di Lugansk, la milizia devastava la 72.ma brigata con artiglieria e mortai. La raffineria di Lisichansk, LINIK, veniva liberata dalle forze armate di Novorossija. La raffineria rappresenta circa il 40% della capacità totale di raffinazione dell’Ucraina. Un distaccamento dell’esercito della RPD catturava 4 blindati abbandonati dalle forze majdaniste presso Tonenkoe, mentre a Mospino la milizia eliminava 2 BMP-2 e 50 naziguardie. Due aviogetti Sukhoj Su-25 venivano abbattuti su Gorlovka. 2 paracadutisti russi furono uccisi da un gruppo di naziguardie ucraine infiltratesi nel territorio della Federazione Russa. Durante la ritirata i miliziani dell’autodifesa intercettavano gli aggressori majdanisti, eliminandone la maggior parte. Veniva anche liberata Marinovka, dove le forze golpiste, i paracadutisti della 79.ma brigata, venivano accerchiate perdendo 1 BTR e 2 BMP-2, di cui 1 catturato intatto. Il fronte meridionale di Novorossija veniva così assicurato. Nelle altre zone del fronte meridionale, la Milizia continuava l’offensiva impiegando l’artiglieria contro le colonne majdaniste. In totale venivano accerchiati 2500 dei 5000 mercenari majdanisti impiegati direttamente contro la Novorossija. Diverse unità si disperdevano, come ad esempio la 24.ma brigata meccanizzata, mentre un centinaio di miliziani ucraini si rifugiava in Russia. La 72.ma brigata meccanizzata, isolata nella zona di Birukova-Gukovo, subiva gravi perdite e carenze di munizioni, carburante, cibo e acqua. Le forze ucrainiste abbandonavano in fretta le posizioni presso Provale, Krasnodon, Aleksandrovka, Izvarino e Shaste. In pratica, tutte le unità majdaniste impiegate sul fronte meridionale di Novorossija si ritiravano disordinatamente, abbandonando materiale e mezzi. Si trattava delle 5 unità da combattimento di Kiev già indicate: la 79.ma e la 24.ma brigate aeroportate, il battaglione territoriale Shakhtjorsk, il battaglione naziatlantista Azov e la 72.ma brigata meccanizzata. Tutte intenzionate a rompere l’accerchiamento cui erano sottoposte dalla Milizia dell’autodifesa. L’esercito ucraino avrebbe perso 258 soldati e altri 922 sarebbero stati feriti nell’operazione contro il sud-est dell’Ucraina, secondo il portavoce del Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale ucraino Andrej Lisenko.
Il ‘ministro’ degli Interni golpista Arsen Avakov licenziava 585 agenti di polizia di stanza a Donetsk per ‘tradimento’, mentre arrivava un battaglione di volontari israeliani in supporto della giunta golpista a Kiev, per combattere contro i federalisti. Il comandante dell’unità incita tutti gli ebrei ucraini ad aderire al battaglione “Matilan“. Si tratta di un’unità speciale della polizia di frontiera israeliana, creata nel 1996. Matilan significa “intelligence, osservazione, intercettazione, operazioni speciali”. Nel porto di Odessa venivano sbarcati in segreto 12 semoventi da 152 mm Vz.77 Dana di produzione ceca ma provenienti dalla 1.ma brigata d’artiglieria polacca Masuria, assieme ad autocarri, militari e altri mezzi. Inoltre, Kiev ha ricevuto dagli Stati Uniti 2000 giubbotti antiproiettile Interceptor, sebbene in compenso “l’esercitazione Rapid Trident 2014, inizialmente prevista per luglio in Ucraina, verrà rinviata“, come dichiarava il tenente-colonnello dell’USAF David Westover Jr. “Le date esatte e i partecipanti devono essere determinati“. L’esercitazione era prevista presso Lvov, in Ucraina, e doveva coinvolgere unità di Stati Uniti, Ucraina, Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Moldavia, Polonia, Romania e Regno Unito.

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Fonti:
Alawata
Army Times
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
Global Research
Maidan Translations
Politikus
Sociologia Critica
Sputniki Pogrom
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Voice of Russia

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