Novorossia, Siria, Mistral, Africa-Russia: Intervista a Igor Korotchenko

Mikhail Egorov-Gamandij Voce della Russia

Igor Korotchenko è un esperto militare, direttore della rivista russa Nacional’naja Oborona (Difesa nazionale), direttore del Centro Globale di Analisi sul traffico di armamenti e membro del Consiglio pubblico del Ministero della Difesa della Federazione Russa.

vladivostok_4.3.14_bp_0Mikhail Gamandij-Egorov, Voce della Russia: Salve signor Korotchenko! La mia prima domanda sarà sulla Novorossija, essendo probabilmente l’argomento più discusso in questo momento in Russia. Oggi un cessate il fuoco si osserva tra le deboli forze della Novorossija e le forze ucraine. Un cessate il fuoco ripetutamente violato a Donetsk e altri luoghi, che continuano ad essere bombardati dall’artiglieria pesante ucraina. Secondo lei quali sono le prospettive nel prossimo futuro? La ripresa dei combattimenti su larga scala, o il fragile cessate il fuoco che vediamo oggi sarà ancora attuale?
Igor Korotchenko: Vi sono molti rischi che l’attuale cessate il fuoco avvii una nuova guerra. L’Ucraina continua le sue provocazioni. Le città del Donbas continuano ad essere bombardate dai militari ucraini. Senza contare che alcuni battaglioni al comando di Kiev semplicemente non rispettano tale cessate il fuoco. In tali condizioni ed oggettivamente, il rischio di una nuova guerra è grave. Soprattutto dopo l’elezione della Rada ucraina, dove molti seggi saranno occupati da locali signori della guerra che hanno combattuto nel Donbas, e ci sarà generalmente una maggiore radicalizzazione delle posizioni di Kiev. Inoltre, una forte pressione potrà essere esercitata su Poroshenko affinché, in un modo o nell’altro, i combattimenti siano ripresi dagli ucraini.

VdR: Se ciò dovesse accadere, come vede gli eventi sapendo che è molto difficile prevederli. Tuttavia, cosa pensa delle azioni delle forze armate della Novorossia? E cosa dovrà fare la Russia da parte sua?
Igor Korotchenko: Politicamente la Russia sosterrà la resistenza. Ovviamente non possiamo ignorare le atrocità e i massacri commessi contro il popolo della Novorossija, nostri compatrioti russi. Più in generale direi che l’Ucraina come Stato unitario vive gli ultimi giorni. Già è un Paese completamente diviso. Il modo ottimale sarebbe creare il piano complessivo della Novorossija, unificando le regioni del Sud-Est dove i sentimenti filo-russi sono prevalenti. Una Novorossija da Odessa al Donbas, creando un collegamento con la Repubblica moldava del Dnestr. L’Ucraina di Kiev perderà l’accesso al mare e sotto il profilo economico e industriale le regioni più sviluppate. Ciò richiama in qualche modo la situazione delle due Germanie. Qui avremo a che fare con due Ucraine, occidentale e Orientale. Ciò risponderà in modo ottimale all’equilibrio di potere che vediamo ora. É una realtà geopolitica oggettiva. Ripeto ancora una volta, oggi non esiste più un’Ucraina unita e unitaria, che vive i suoi ultimi giorni. Non ci sarà mai più.

VdR: E la Novorossia allargata sarà a medio o lungo termine?
Igor Korotchenko: difficile parlare di tempo in questa situazione. Dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà in Ucraina, soprattutto quest’inverno. Una grave crisi incombe. E qual è la via d’uscita da tale crisi? Una soluzione potrebbe essere creare una grande Novorossija. Altre opzioni sono possibili. Aspettiamo e poi vediamo come vanno le cose, soprattutto perché non rimane molto da aspettare.

VdR: Passiamo alla Siria. Ancora una volta preoccupa molti osservatori. La cosiddetta coalizione agli ordini degli Stati Uniti oggi bombarda parte del territorio siriano, il tutto senza il consenso del legittimo governo della Siria e senza l’approvazione delle Nazioni Unite. In realtà, la coalizione ha bombardato i suoi ex-alleati. Ma soprattutto c’è il serio rischio che tale cosiddetta coalizione cominci a bombardare le posizioni dell’Esercito arabo siriano. Secondo voi, questo rischio è realmente grave? Un tale scenario è realistico?
Igor Korotchenko: Sì, assolutamente. Cominciando dal bombardamento del cosiddetto Stato islamico si può passare assai rapidamente al bombardamento di Damasco. Gli Stati Uniti non hanno escluso l’obiettivo di rovesciare Bashar al-Assad. Riguardo la recente attivazione dello SI, è il risultato diretto dei fallimentari calcoli della politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno armato, addestrato, finanziato e fatto affidamento sui terroristi per rovesciare il leader siriano. Ma il cosiddetto Stato islamico, vedendo la lotta accanita delle forze governative siriane, ha optato per una tattica diversa. Le sue truppe si sono spostate dalla Siria all’Iraq attaccando e respingendo le forze governative di Baghdad. E oggi bombardando il loro ex-alleato gli Stati Uniti cercano di far rientrare nella bottiglia il genio che hanno tirato fuori. Ci sono poche probabilità che ci riescano. Sul fatto che cosiddetta operazione avvenga senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è ovviamente assai negativo. Soprattutto è il governo siriano che deve prima dare il permesso per spazzare via gli islamisti dal suo territorio. Il territorio della Repubblica araba siriana. Poi deve seguire la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con un mandato chiaro e obiettivi definiti, in modo che gli USA non possano interpretare il mandato come credono e agire da gendarme del mondo.

VdR: Se un tale scenario caotico dovesse accadere, quali dovrebbero essere le azioni dei Paesi e movimenti da sempre contrari a tale scenario, come Russia, Cina, Iran e movimento libanese Hezbollah?
Igor Korotchenko: Nel nostro caso agiremo politicamente. Questo è ciò che facciamo già ricordando sempre che nessuna azione può essere intrapresa senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La stessa posizione è stata adottata dalla Cina. Quindi politicamente agiamo così, oggi. Riguardo l’Iran e le azioni che potrebbe intraprendere, penso che contribuirà direttamente ed amplierà il proprio intervento tecnico-militare in favore di Damasco, nel caso di un tale scenario. E sarà a mio parere una decisione sovrana e corretta di Teheran. Per gli interessi nazionali dell’Iran. Un possibile rovesciamento del Presidente Bashar al-Assad sarebbe un duro colpo per le posizioni dell’Iran nella regione. E infatti l’Iran ha la possibilità di coordinarsi con il movimento in questione, al fine di riconfigurare la situazione a scapito degli Stati Uniti e dei loro alleati.

VdR: Altro tema popolare di questi giorni è la consegna o meno dalla Francia alla Russia delle navi portaelicotteri Mistral. Vediamo molta manipolazione e anche ricatto. La Francia è sotto grande pressione esterna, soprattutto da Stati Uniti e NATO, a cui cede dopo diversi anni. Ora vengono imposte “condizioni” sulla consegna sebbene ne guadagni di più la Francia che non la Russia in tale vicenda. Tuttavia, da grande esperto militare, cosa ne pensa?
Igor Korotchenko: la Russia ha adottato una posizione molto tranquilla sull’argomento. Il contratto è firmato, il denaro versato. Il contratto deve quindi essere adempiuto. Se Parigi e l’Eliseo annullano la transazione, la Francia dovrà rimborsare tutto ciò che ha ricevuto di contratto e pagare una grossa penalità. Quanto a noi, abbiamo reagito con calma, senza eccessi.

VdR: la Francia sarebbe perdente in tale vicenda, in caso di mancata consegna? Abbiamo davvero bisogno di queste Mistral?
Igor Korotchenko: In primo luogo, per la Francia sarà un durissimo colpo alla propria immagine e reputazione di Paese rifornitore. D’altra parte, le Mistral che saranno costruite in Russia sono appositamente studiate per le esigenze e le specifiche russe, che non sono le stesse della Francia che utilizza le Mistral per svolgere missioni in Africa. Le Mistral per la Russia non hanno ponte e hangar delle stesse dimensioni… Primo perché gli hangar sono progettati per gli elicotteri russi Ka-52. Anche la funzione rompighiaccio è adatta alle nostre esigenze. I nostri sistemi sono integrati. Parigi avrà difficoltà a vendere tali navi ad altri che non la Russia. Un altro punto importante è che il rifiuto di eseguire il contratto porterà alla crisi della cantieristica francese. I sindacati hanno già detto apertamente che non accetteranno la risoluzione del contratto. Il presidente francese Hollande, che anche senza tale storia ha perso e continua a perdere sostegno politico, potrebbe divenire il politico che ha apertamente tradito gli interessi nazionali della Francia. Gli elettori francesi non lo perdoneranno. Inoltre non perdoneranno le forze politiche a lui associate. Pertanto, l’eventuale rifiuto di adempiere al contratto farà perdere alla Francia più di quanto ne raccolga. Quanto alla Russia, si concentrerà sui propri mezzi. Non sarà una tragedia.

VdR: L’ultimo tema che volevo discutere con voi è l’Africa, un continente che mi è caro. Questo continente attende il nostro ritorno. Da qualche tempo la Russia ha espresso il desiderio di tornarvi. Oggi ne vediamo i primi risultati. La cooperazione russo-africana è fortemente legata tra l’altro alla collaborazione tecnico-militare, così come ad altri settori dell’economia e del commercio. Pensa che le condizioni siano mature per un ritorno della Russia in Africa e al rafforzamento del partenariato Africa-Russia?
Igor Korotchenko: E’ vero ed è un peccato che in 20 anni abbiamo guardato l’Africa come un continente di poco o nessun interesse. In particolare, le nostre posizioni sono state occupate dagli Stati Uniti. La Cina ha anche una molto forte presenza. Oggi in realtà torniamo. Se parliamo degli armamenti, abbiamo firmato una nuova serie di contratti con l’Egitto, così modernizzeremo e perfezioneremo la difesa aerea egiziana. Vi sono inoltre nuovi contratti con l’Angola per la consegna di blindati e caccia Sukhoj Su-30. Molti Paesi africani acquistano armi russe, soprattutto l’Algeria. L’Uganda ha recentemente firmato un contratto molto importante, anche per aerei da caccia Su-30. Inoltre promuoviamo attivamente i nostri elicotteri. Sono stato di recente nella Repubblica Sudafricana, dove nei pressi di Pretoria si è tenuta una grande mostra di armamenti. La Russia era rappresentata dalle nostre maggiori aziende: Almaz-Antej, Visokotochne Kompleksij, Vertoletij Rossij (“Elicotteri Russi”), Rosoboronexport. Nel complesso tutti sanno che oggi si deve lavorare attivamente con l’Africa. Ma sottolineo ancora una volta che dovremmo lavorare in condizioni di estrema concorrenza. La Cina è molto attiva, come gli Stati Uniti ed altri attori. Il nostro valore aggiunto è poter dare garanzie che i Paesi occidentali non possono. Garanzie politiche, a conferma che la cooperazione continuerà a dispetto di qualsiasi potenziale forza maggiore. Mentre gli Stati Uniti usano l’embargo quando e dove vogliono, rifiutando anche i servizi al cliente o la fornitura di parti di ricambio. L’armamento moderno opera per molto tempo: 20 anni e più. Così il Paese acquirente, con la scelta di questo o quel sistema d’arma, si aspetta che lo Stato fornitore garantisca gli obblighi per tutto il ciclo di vita delle armi in questione. La Russia ha una buona immagine su questo aspetto, di partner affidabile e prevedibile. Inoltre la Russia rafforzerà le sue posizioni e sarà libera politicamente, anche in caso di sanzioni che appaiono paradossali, ma il numero di Paesi disposti a comprare armi russe potrà solo crescere. Questo già si vede oggi. Una posizione forte e indipendente assieme alle ottime caratteristiche dei nostri sistemi di difesa, attraenti per tutti gli acquirenti stranieri, compresa l’Africa.

VdR: Ultima domanda. Secondo lei possiamo rafforzare i nostri legami con i Paesi africani che intendono collaborare al massimo livello con la Russia, mentre sono sotto la forte pressione dei loro ex-colonizzatori occidentali e degli Stati Uniti? Mi riferisco segnatamente ai Paesi africani francofoni.
Igor Korotchenko: Certo. Prendiamo l’esempio del Mali che compra le nostre armi. Soprattutto su alcune posizioni non c’è alternativa. Dobbiamo necessariamente rafforzare le nostre posizioni in tali Paesi. Ma devo sottolineare un punto importante che, oltre alla cooperazione tecnico-militare, il nostro business globale deve anche essere molto più attivo nel continente africano. Si guardi come sono attive le aziende cinesi che operano in Africa, in tutti i settori economici del continente. Noi abbiamo interesse a partecipare ai progetti minerari e d’estrazione delle risorse naturali. Il nostro capitale, i nostri investimenti, le nostre armi dovrebbero completarsi a vicenda. Nel mondo di oggi le imprese e la vendita di armi si accompagnano, perché possono promuovere gli interessi strategici del Paese. Senza dubbio, dobbiamo guardare all’Africa dritto negli occhi, essendo stata sottovalutata da tempo come partner. Ecco perché dobbiamo assolutamente ampliare la nostra partnership.

VdR: Grazie di tutto.

166043Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il malvagio piano di Putin. Come combattere contro l’impero globale

Ivan Lizin, PolitikusReseau International, 17 ottobre 2014PUTINXIL’isteria infinita nel campo di patrioti ostinati, occasionata dal rifiuto categorico del cessate il fuoco di Minsk che vedono come abbandono della Novorossija e presa di una delle torri del Cremlino dalla giunta di Kiev, sono emozioni che oscurano la ragione ed impediscono la comprensione di alcuni aspetti assai importanti dell’informazione, senza cui non si può concepire una visione completa del confronto geopolitico.

La leadership russa è coerente?
La Russia è diretta da persone che conoscono il senso degli eventi attuali, sia il Presidente che i ministri. D’altra parte, i rappresentanti del potere ritengono opportuno informare la popolazione con la massima trasparenza sul caos ai confini della Russia. Perciò, le loro azioni sono per lo meno riflessive. Senza dubbio, sono influenzate in qualche modo dai rappresentanti dei circoli oligarchici dell’industria e della finanza. Tuttavia, tale influenza non è dominante, il Paese non è certamente guidato da persone indecise come confermano l’arresto di Khodorkovskij ed Evtushenko. Ciò significa che il Cremlino non si fa illusioni sulla possibilità di trovare un accordo con l’occidente. E il fatto che “se non fosse effettivamente l’Ucraina, altri mezzi in politica estera o interna sarebbero usati”. Ciò significa che il clamore sull’abbandono, e tutto ciò che lo riguarda, non corrisponde alla realtà ma erode il combattivo spirito patriottico della società russa. La situazione sul cessate il fuoco e le prospettive socio-politiche delle autorità di Kiev sono perfettamente definite dal rispettato Rostislav Ishenko, il che spiega il significato del piano ‘malvagio’ di Putin verso le autorità di Novorossija e Kiev. Per tale ragione non mi dilungo sulla questione della guerra civile ucraina qui. Ciò che interessa è l’esistenza o assenza di un piano ‘malvagio’ di Putin, la cui applicazione consentirebbe alla Russia di prevalere nel confronto con Stati Uniti ed Unione europea, seguendo passaggi specifici che rafforzano le posizioni russe.

Il senso globale del piano ‘malvagio’ di Putin
Non una delle tribù barbariche ai confini dell’impero romano poteva distruggere individualmente la macchina da guerra dell’impero e vincere Roma. L’impero aveva più risorse e fanteria per distruggere i nemici. E i barbari erano divisi e senza un coordinamento. Roma cadde solo quando le sue strutture di governo si divisero e l’esercito cessò di esistere. L’impero perse gradualmente le province che, prive di risorse, s’indebolirono e persero i mezzi per contrastare i nemici. Ciò significa che per sconfiggere gli Stati Uniti, che si considerano gli eredi dell’impero romano, è necessario:
1. Unire coloro che desiderano liberarsi del potere di Washington.
2. Indebolire la ‘nuova Roma’ dall’interno.
3. Privarlo delle necessarie risorse.
Paesi stanchi della egemonia degli Stati Uniti si sono uniti nei BRICS, SCO e Unione doganale eurasiatica. Indebolire gli USA dall’interno è molto complicato perché richiede azioni specifiche, preparazione ad alto livello di ONG e specialisti in rivoluzioni colorate, che Russia e Cina non hanno. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno problemi interni che ultimamente peggiorano e si espandono, come s’è visto a Fergusson. In tal modo, la via più efficace per contrastare gli Stati Uniti è privarli delle risorse, perciò si devono rifiutare nettamente i prodotti chiave degli USA, vale a dire i dollari con cui Washington opera la ridistribuzione delle risorse.

Attuazione del piano ‘malvagio’
Qui si dovrebbe tornare ai fatti e allontanarsi dall’isteria mediatica. In primo luogo farla finita con l’acquisto di obbligazioni USA ed UE che pompano dalle riserve dei fondi russi. Al 1° gennaio, i fondi utilizzati per l’acquisto di tali obbligazioni dei “partner occidentali” saranno utilizzati dal tesoro. Poi, nelle strutture profonde del partito “Russia Unita” si prepara una rivoluzione economica dall’alto. Terzo, continua il riavvicinamento con la Cina; che è utile osservare più da vicino. In oltre, con l’avvio memorabile del progetto dell’oleodotto “Forza della Siberia” prosegue la collaborazione determinata e coordinata nella costruzione dei mezzi militari e nella stabilizzazione dei partner dell’Asia centrale. Ad esempio, la Cina sembra essere il principale investitore in Tagikistan. Una serie di progetti russo-cinesi è avviata, dalla costruzione di aerei alle infrastrutture, passando per gli elicotteri. Tuttavia, un lavoro fondamentale si svolge per allontanarsi dagli scambi con il dollaro USA. È interessante notare che gli Stati Uniti, attraverso le loro azioni a Hong Kong, hanno decisamente irritato Pechino. Il sostegno della popolazione cinese è aumentato dal 47% al 66% in un anno per via del confronto con l’occidente. Alla 18.ma sessione della commissione russo-cinese per la preparazione delle riunioni di governo, il Vicepremier Wang Yang ha detto che le sanzioni occidentali contro la Russia sono “sbagliate”, ed ha esortato Russia e Cina a dare una risposta adeguata ai Paesi occidentali. Al Forum Economico Russia-Cina, il presidente della Banca centrale della Cina, quinto istituto finanziario del mondo, ha detto che “è essenziale rafforzare la cooperazione nelle transazioni in valuta estera e porre fine al monopolio del dollaro. Ciò risponde agli interessi strategici di entrambe le parti“. Il meccanismo di disgregazione dell’egemonia del dollaro è praticamente pianificato. L’11 ottobre, la stampa ha riferito che Russia e Cina hanno concluso un accordo sulle operazioni di cambio (scambio delle valute estere) per le esportazioni in rubli e yuan. Questo accordo sarà probabilmente firmato a ottobre. Non c’è dubbio che, dopo la firma dell’accordo sullo ‘scambio’, i candidati che intendono rinunciare al dollaro aumenteranno, con la Turchia che vi ha già manifestato un proprio interesse. Il riavvicinamento con l’Iran continua. Teheran e Mosca valutano una transazione “centrali contro petrolio”. Mentre l’Iran rimane sotto sanzioni e le banche commerciali russe esitano a lavorare con gli iraniani, prosegue il lavoro per creare una banca comune per finanziare mutui progetti economici e commerciali. Senza parlare dell’ininterrotta attività per il lancio dello ‘spazio economico eurasiatico’, riunendo Armenia e Kirghizistan che vi aderiranno entro la fine dell’anno.
Quindi vi è infatti l’ingegnoso piano di Putin, volto alla cooperazione con chi è stanco dell’egemonia degli Stati Uniti, mentre priva gli Stati Uniti delle risorse, stimola l’economia e vieta l’uso del dollaro nelle transazioni. Quindi Russia e Cina si astengono dal cadere nelle trappole tese sotto forma di “ombrelli gialli” o aperta partecipazione alla guerra civile ucraina. Se non piace a qualcuno, è un suo problema. Agli altri auguro mente lucida e pazienza. La nuova Roma, a colpo sicuro, cadrà.

628x472Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin: il ‘vaccino’ al virus nazista perde efficacia in Europa

Vladimir Putin Global Research, 16 ottobre 2014

Il colpo di Stato in Ucraina è un esempio preoccupante delle crescenti tendenze neo-naziste in Europa orientale, ha detto a un giornale serbo il presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che “manifestazioni aperte” di neo-nazismo sono comuni anche nei Paesi baltici. “Purtroppo, in alcuni Paesi europei il ‘vaccino’ al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle aperte manifestazioni di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici”, ha detto Putin al giornale Politika prima della visita in Serbia. “La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un colpo di Stato anticostituzionale a febbraio, causa particolare preoccupazione in tale senso”. Di seguito è riportato il testo integrale dell’intervista.

putin-i-srbijaPolitika: venite a Belgrado per prendere parte alle celebrazioni per commemorare il 70.mo anniversario della liberazione della città dall’occupazione della Germania nazista. Perché, a suo avviso, è importante commemorare oggi tali eventi?
Vladimir Putin: Prima di tutto, vorrei ringraziare la leadership serba per l’invito a visitare la Serbia e a partecipare alle celebrazioni per commemorare il 70° anniversario della liberazione di Belgrado dall’occupazione della Germania nazista. Siamo veramente grati ai nostri amici serbi per il loro modo di far tesoro della memoria dei soldati sovietici che combatterono insieme con l’Esercito di Liberazione Nazionale della Jugoslavia contro le truppe di occupazione di Hitler. Durante la seconda guerra mondiale, oltre 31000 ufficiali e soldati dell’Armata Rossa furono uccisi, feriti o scomparvero nel territorio della ex-Jugoslavia. Circa 6000 cittadini sovietici combatterono contro gli invasori nelle file dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Il loro coraggio ha avvicinato la nostra comune vittoria sul nazismo e sarà sempre ricordata dai nostri popoli come esempio di coraggio, determinazione inflessibile e servizio disinteressato alla Patria. E’ difficile sopravvalutare l’importanza dei prossimi eventi. Settanta anni fa le nostre nazioni unirono le forze per sconfiggere l’ideologia criminale in odio all’umanità che minacciava l’esistenza stessa della nostra civiltà. E oggi è anche importante che i popoli di diversi Paesi e continenti ricordino le terribili conseguenze che possono derivare dalla convinzione nella propria eccezionalità, cercando di raggiungere obiettivi geopolitici dubbi con qualsiasi mezzo e in disprezzo delle norme fondamentali del diritto e della morale. Dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per evitare simili tragedie in futuro. Purtroppo, in alcuni Paesi europei il “vaccino” al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle manifestazioni aperte di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici. La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un anticostituzionale colpo di Stato a febbraio, causa particolare preoccupazione a tale riguardo. Oggi, è nostro dovere comune combattere la glorificazione del nazismo. Dobbiamo opporci con fermezza ai tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale e costantemente combattere eventuali forme e manifestazioni di razzismo, xenofobia, nazionalismo aggressivo e sciovinismo. Sono sicuro che le celebrazioni di Belgrado, che devono diventare un’altra manifestazione di sincera amicizia tra i nostri popoli sulla base di affinità, rispetto reciproco, parentela spirituale, fratellanza d’armi negli anni della seconda guerra mondiale, contribuirà anche ad affrontare tali sfide. Ci auguriamo che la conservazione della memoria storica continui ad aiutarci a rafforzare pace, stabilità e benessere dello spazio comune europeo.

Politika: Come vede le relazioni russo-serbe oggi? Cosa è stato raggiunto negli ultimi 20 anni e quale futuro prevede per la tendenza all’interazione tra i due Paesi?
Vladimir Putin: la Serbia è sempre stata ed è tuttora uno dei principali partner della Russia in Europa sud-orientale. I nostri popoli sono uniti dalla secolari tradizionali amicizia e cooperazione fruttuosa. Il loro sviluppo è favorito da interessi comuni in politica, economia, cultura e molti altri campi. Oggi, le relazioni russo-serbe avanzano. Nel 2013, il presidente della Serbia Tomislav Nikolic e io firmammo la Dichiarazione inter-statale sul partenariato strategico, riaffermando la nostra condivisa volontà di promuovere la collaborazione su ampia scala in tutti i settori chiave. Abbiamo mantenuto contatti politici attivi per discutere di importanti questioni bilaterali e internazionali con spirito di fiducia e per concordare misure pratiche comuni. I nostri governi collaborano strettamente in seno a Nazioni Unite, OSCE, Consiglio d’Europa e molte altre organizzazioni. Siamo soddisfatti del progresso costante nei nostri rapporti economici sostenuti dal regime di libero scambio esistente tra i nostri Paesi. Nel 2013, il nostro mutuo commercio è cresciuto del 15 per cento, pari a 1,97 miliardi di dollari e nei primi sei mesi del 2014 è aumentato di un altro 16,5 per cento, per 1,2 miliardi. Ci aspettiamo di raggiungere i 2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Un trend positivo continua anche nel campo degli investimenti. Il totale degli investimenti russi in Serbia ha superato i 3 miliardi. La maggior parte dei fondi sono stati investiti nel settore energetico, strategicamente importante. Un esempio di collaborazione riuscita è il gigante energetico Industria Petrolifera della Serbia, trasformando un’impresa in perdita in un importante contribuente del bilancio dello Stato serbo. Il progetto South Stream fornirà alla Serbia oltre 2 miliardi di euro in nuovi investimenti e ne rafforzerà significativamente la sicurezza energetica. Le infrastrutture ferroviarie della Serbia sono state ricostruite ed aggiornate con la partecipazione delle Ferrovie Russe e il nostro sostegno sotto forma di prestiti. Sono lieto di vedere che le aziende serbe svolgono un ruolo attivo nel promettente mercato russo. Ad esempio, forniscono prodotti agricoli e industriali di alta qualità. Vorrei sottolineare un altro importante settore della nostra cooperazione bilaterale. Negli ultimi anni, il Centro umanitario russo-serbo di Nis ha preso parte ad operazioni di risposta alle catastrofi nei Balcani in diverse occasioni. Lo scorso maggio, i soccorritori russi hanno aiutato ad evacuare persone nel corso di una grave alluvione. Gli aerei del ministero delle Emergenze russo hanno compiuto diversi voli per fornire oltre 140 tonnellate di aiuti umanitari alla Serbia. Il crescente interesse reciproco dei popoli russo e serbo a storia e cultura dei nostri Paesi è anche la prova delle approfondite relazioni umanitarie. Questo autunno, la Serbia ospita con grande successo i Giorni della cultura spirituale russa. L’evento centrale è la mostra intitolata Russia e Serbia: Storia delle connessioni spirituali, 14.mo-19.mo secolo. Programmiamo l’ampliamento degli scambi culturali, educativi, scientifici e giovanili, e la promozione di eventi turistici e sportivi. Sono fiducioso che la mia prossima visita a Belgrado darà nuovo impulso alle relazioni russo-serbe, tradizionalmente amichevoli, che continuano a crescere e a rafforzarsi di anno in anno.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietic e jugoslavia nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l'agenzai della burorazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti ucraini e dei terroristi islamisti in Siria, Libia ed Egitto.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietici e jugoslavi nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l’agenzia della burocrazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti atlantisti russofobi in Ucraina e dei terroristi islamisti in Siria, Libia, Egitto ed Iran.

Politika: Attualmente vi sono molte speculazioni sulla possibile riduzione delle forniture di gas russo all’Europa a causa del debito dell’Ucraina. I consumatori europei si preparano per un inverno freddo? E il futuro del progetto South Stream è di grande interesse per la Serbia?
Vladimir Putin: Prima di tutto vorrei sottolineare che la Russia assolve appieno ai propri obblighi riguardo le forniture di gas ai consumatori europei. Vogliamo approfondire ulteriormente la nostra cooperazione con l’UE nel settore dell’energia, dove siamo partner naturali, in modo trasparente e prevedibile. Dall’inizio del 21° secolo, abbiamo implementato con successo una serie di grandi progetti insieme ai nostri partner europei. Tra cui il gasdotto Nord Stream, fattore importante per ridurre al minimo i rischi di transito e assicurare le forniture di gas all’Europa senza interruzioni. Negli ultimi mesi, Gazprom ha attivamente aumentato le riserve di gas nei depositi degli impianti europei. Tali misure hanno lo scopo di evitare interruzioni e soddisfare la domanda nel picco invernale. Naturalmente, siamo consapevoli dei rischi generati dalla crisi ucraina. Siamo stati costretti ad interrompere le forniture di gas all’Ucraina lo scorso giugno perché le autorità di Kiev rifiutano di pagare il gas già ricevuto. Alla fine dell’estate e all’inizio dell’autunno, abbiamo tenuto una serie di consultazioni tripartite con la partecipazione di Russia, UE e Ucraina, dove abbiamo discusso di possibili soluzioni reciprocamente accettabili al problema della liquidazione del debito del gas ucraino, ripresa della forniture all’Ucraina sospese da parte ucraina, e transito degli idrocarburi in Europa. Siamo pronti a continuare colloqui costruttivi su tali temi. Sul futuro dell’esportazione del gas russo in Europa, il problema del transito sul territorio ucraino rimane. Una delle soluzioni più ovvie potrebbe essere diversificare le rotte. A questo proposito, ci auguriamo che la Commissione europea possa finalmente decidere nel prossimo futuro sull’uso a piena capacità del gasdotto OPAL. Inoltre, dobbiamo risolvere la situazione di stallo sul South Stream. Siamo convinti che questo progetto contribuirà in modo significativo alla sicurezza energetica integrata dell’Europa. Ne trarranno beneficio tutti, la Russia così come i consumatori europei, tra cui la Serbia.

Politika: Secondo Lei, qual è l’obiettivo finale delle sanzioni contro la Russia, imposte da UE e Stati Uniti? Fin quando dureranno, a Suo parere, e quanti danni possono causare alla Russia?
Vladimir Putin: Questa domanda deve essere indirizzata a Unione europea e Stati Uniti, il cui ragionamento è difficile da capire. Qualsiasi persona imparziale sa che non è la Russia che ha organizzato il colpo di Stato in Ucraina, causando la grave crisi politica interna e la spaccatura nella società. La presa del potere incostituzionale ha avviato gli eventi successivi, come in Crimea. Il popolo di Crimea, vedendo la complessità e l’imprevedibilità della situazione, per tutelare i propri diritti a madrelingua, cultura e storia, decise d’indire un referendum nel pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite, a seguito del quale la penisola si è riunita alla Russia. I nostri partner devono essere ben consapevoli che tentando di fare pressione sulla Russia con misure restrittive unilaterali e illegittime, non otterranno una soluzione ma piuttosto impediranno il dialogo. Come si può parlare di de-escalation in Ucraina, mentre si decidono nuove sanzioni, introdotte contemporaneamente agli accordi sul processo di pace? Se l’obiettivo principale è isolare il nostro Paese, si tratta di un obiettivo assurdo e illusorio, ovviamente impossibile da raggiungere, ma la salute economica dell’Europa e del mondo può esserne seriamente compromessa. Riguarda la durata delle misure di restrizione, dipende anche da Stati Uniti e Unione europea. Da parte nostra, adotteremo un approccio equilibrato nella valutazione dei rischi e dell’impatto delle sanzioni, rispondendo ad esse procedendo secondo i nostri interessi nazionali. E’ evidente che il calo della fiducia reciproca è destinato ad avere impatto negativo sul clima imprenditoriale internazionale in generale e sulle azioni delle società europee e statunitensi in Russia, tenendo presente che tali società avranno difficoltà a riprendersi dai danni alla reputazione. Inoltre, altri Paesi rifletteranno attentamente se sia saggio investire i loro fondi nel sistema bancario statunitense, aumentando la loro dipendenza dalla cooperazione economica con gli Stati Uniti.

Politika: Cosa pensa del futuro delle relazioni russo-ucraine? Stati Uniti e Russia ristabiliranno una partnership strategica dopo tutto ciò che è successo, o costruiranno le loro relazioni in modo diverso?
Vladimir Putin: riguardo la Russia, le sue relazioni con l’Ucraina hanno sempre svolto e continueranno a svolgere un ruolo molto importante. Le nostre nazioni sono indissolubilmente legate da radici spirituali, culturali e di civiltà comuni. Abbiamo fatto parte di un unico Stato per secoli, e la grande esperienza storica e milioni di destini intrecciati non possono essere negati o dimenticati. Nonostante la difficile fase attuale delle relazioni russo-ucraine, siamo interessati a una progressiva, equa e reciprocamente vantaggiosa collaborazione con i nostri partner ucraini. In pratica, ciò sarà possibile dopo che solide pace e stabilità saranno raggiunte in Ucraina. Pertanto, ci auguriamo di vedervi la fine della profonda e prolungata crisi politica ed economica. Oggi vi è la reale opportunità di por termine al confronto armato, che equivale in realtà ad una guerra civile. Sono già stati fatti i primi passi in tale direzione. E’ fondamentale avviare un vero dialogo intra-ucraino al più presto, coinvolgendo i rappresentanti di tutte le regioni e forze politiche. Questo approccio è stato documentato nella Dichiarazione di Ginevra del 17 aprile. Il dialogo nazionale deve concentrarsi sulla struttura costituzionale dell’Ucraina e il futuro del Paese, dove tutti i cittadini, senza eccezione, vivranno comodamente e in tutta sicurezza. Sui rapporti russo-statunitensi, il nostro obiettivo è sempre stato costruire relazioni di partenariato aperto con gli Stati Uniti. In cambio, però, abbiamo visto diversi tentativi d’interferire nei nostri affari interni. Tutto ciò che è accaduto dall’inizio di quest’anno è ancora più inquietante. Washington ha sostenuto attivamente le proteste a Majdan, e quando i suoi scagnozzi a Kiev hanno aggredito la maggioranza ucraina con un nazionalismo rabbioso e gettato il Paese nella guerra civile, ha accusato la Russia di aver provocato la crisi. Ora il presidente Barack Obama, nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, parla di “aggressione russa all’Europa” come una delle tre principali minacce dell’umanità assieme al mortale virus Ebola e allo Stato islamico. Insieme alle sanzioni contro interi settori della nostra economia, tale approccio può essere definito solo come ostile. Gli Stati Uniti si sono spinti a dichiarare la sospensione della nostra cooperazione nell’esplorazione dello spazio e nell’energia nucleare. Hanno inoltre sospeso l’attività della Commissione bilaterale presidenziale Russia-USA istituita nel 2009, che comprendeva 21 gruppi di lavoro dedicati, tra l’altro, alla lotta al terrorismo e al traffico di droga. Allo stesso tempo, non è la prima crisi nelle relazioni tra i nostri Paesi. Speriamo che i nostri partner si rendano conto della futilità dei tentativi di ricattare la Russia e ricordino quali conseguenze la discordia tra le maggiori potenze nucleari possano avere per la stabilità strategica. Da parte nostra, siamo pronti a sviluppare una cooperazione costruttiva basata sui principi di uguaglianza e genuino rispetto degli interessi altrui.

4126E3B9-4D7D-45A5-928E-D5C26BF9F996_cx0_cy7_cw0_mw1024_s_n_r1Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Germania: motore dell’Europa e cinghia di trasmissione della Russia

Valentin Vasilescu Reseau International 9 ottobre 2014putinschroederTra le principali aziende tedesche e quelle francesi, statunitensi, italiane e olandesi esiste una forte concorrenza per la supremazia sul mercato russo. Finora, la percentuale è del 65% a favore della Germania. Invece d’importare, la Russia ha preferito incoraggiare le imprese statali a formare joint venture con società straniere per convincerle a trasferire la produzione in Russia. Con queste condizioni, nel breve e medio termine, le sanzioni economiche imposte alla Russia dall’UE saranno nulle, perché non riguardano le aziende occidentali che producono in Russia. Da parte loro, i russi hanno fatto abbastanza “doni” alle società occidentali, in particolare quelle specializzate nella produzione militare, che potrebbero facilmente subire contraccolpi.
Non è un segreto che l’aereo M-346 Master prodotto da Alenia Aermacchi italiana ed esportato in Israele (30 esemplari), Singapore e Polonia (12 esemplari ciascuno) sia in realtà l’aereo russo Jakovlev Jak-130. Il gruppo francese Thales (ex-Thomson CFS) è specializzato nell’optoelettronica per Gazprom, controllandone la sicurezza di tutti gli obiettivi in Russia con la tecnologia più avanzata. E’ sempre Thales a proteggere gli obiettivi della Lukoil nel mondo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la Germania, riunificatasi nel 1989, ha voluto stabilire un partenariato con la Russia, motivo per cui la Russia ha combattuto per la riunificazione. Non si dimentichi che prima del 1989, il Tenente-Colonnello Vladimir Putin era a capo del KGB in Germania Est, e che ha aumentato il partenariato con la Russia contribuendo a modernizzare i settori economici russi e dando alla Germania il principale mercato europeo: la Russia. La Siemens è entrata nel mercato russo vincendo la gara per la costruzione delle stazioni di liquefazione del gas naturale delle compagnie russe Gazprom e Transneft. Joseph Kaiser, responsabile di Siemens è legato da lunga amicizia con l’ex-cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, membro del consiglio di amministrazione di Gazprom. Siemens è uno dei collegamenti più importanti che rendono possibile l’esportazione in tutto il mondo del gas liquefatto russo estratto in Artico a bordo di metaniere.
La Russia è l’unico Paese al mondo con una flotta di rompighiaccio nucleari (costruita dal 1985) per l’Artico, che mantiene costantemente aperte le rotte per il trasporto di prodotti petroliferi. Siemens fabbrica i silenziosi motori elettrici della Russia Permasyn, celle per generatori di energia (detta anche sistema di propulsione indipendente anaerobico – AIP), utilizzati in immersione dai moderni sottomarini d’attacco della Russia, come dalle ultime versioni di sottomarini tedeschi prodotti dalla ThyssenKrupp Marine Systems. Siemens, che ha più di 10000 dipendenti nei propri stabilimenti nei monti Urali in Russia, l’anno scorso ha registrato un fatturato di 2,17 miliardi di euro. La marmitta catalitica è un dispositivo contenente palladio, utilizzato per ridurre la tossicità delle emissioni dei motori a combustione interna, obbligatoria con le norme automobilistiche europee e americane. Dal 1980 ad oggi, il prezzo del palladio è aumentato esponenzialmente, raggiungendo un valore pari a 4 volte l’oro. I principali produttori di palladio nel mondo sono Russia (50-60%) e Sud Africa (27%), due Stati membri dei BRICS. Un blocco delle esportazioni della Russia creerebbe gravi problemi per le case automobilistiche. La Russia è un mercato enorme per l’automobile. Ad esempio, lo scorso anno, 2,78 milioni di veicoli sono stati venduti in Russia, quanto in Germania, maggiore mercato europeo. Dopo l’acquisto di un pacchetto di azioni della Renault-Nissan da parte di RT-Auto (una divisione del consorzio statale Rostekh), i russi hanno compiuto maggiori investimenti sul gruppo tedesco Daimler, da parte dell’OAO KamAZ, nonostante i vantaggi offerti da altri produttori. Uno dei motivi è la divisione autocarri della Daimler, la più grande del mondo. Dal 2011 ad oggi, i camion russi KamAZ sono sempre stati sui tre podi della Parigi-Dakar, godendo delle stesse innovazioni di Mercedes-Benz Daimler. Un altro frutto della collaborazione con Daimler è l’emergere della controllata ZAO Mercedes-Benz RUS. Da sette anni produce o assembla in Russia limousine, furgoni Mercedes-Benz Sprinter (27% delle vendite in questa categoria della Daimler) e autoveicoli di progettazione russa, utilizzando robot, servizi e soluzioni ideati dagli ingegneri tedeschi della Daimler. Sempre da qui provengono anche i nuovi prodotti militari: GAZ-2975 Tigr (simile al HMMWV statunitense), VPK-3927 Volk e URAL- 63099 MRAP.
Oltre 6000 altre aziende tedesche operano in Russia fornendo almeno 300000 posti di lavoro all’indotto in Germania. Le grandi aziende tedesche, rifornite di gas russo con il gasdotto Nord Stream e quelle dipendenti dalle risorse minerarie della Russia, ritengono che la decisione di Washington di costringere l’Europa ad attuare il blocco economico globale contro la Russia sia volto ad eliminare la concorrenza della Germania. Gli Stati Uniti sperano che gli investimenti tedeschi in Russia, lo scorso anno del valore di 20 miliardi di euro rivelatisi proficui, vengano compromessi e che il Cremlino li abbandoni. Ma sono speranze vane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia negozia con la Cina l’alternativa al sistema bancario SWIFT

William Engdahl New Eastern Outlook 10/10/2014 C520N0021H_N71_copy1Russia e Cina, due strategiche nazioni eurasiatiche, punatno chiaramente a liberarsi infine dalla morsa del sistema del dollaro. Il 10 settembre colloqui ad alto livello hanno avuto luogo tra i due Paesi per la creazione di un sistema monetario interbancario indipendente dal sistema di pagamenti SWIFT, controllato dagli USA. Se approvato sarà un passo importante in difesa delle rispettive economie dall’ultima arma ideata da Washington nella guerra finanziaria contro i Paesi che non si comportano come certi ambienti potenti pretendono. Il 10 settembre, il primo Vicepremier russo Igor Shuvalov ha incontrato a Pechino le controparti cinesi per discutere la creazione di un sistema interbancario di compensazione delle transazioni internazionali che dovrebbe o potrebbe, in caso di aggravarsi delle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, sostituire il meccanismo di pagamento interbancario SWIFT. Secondo Shuvalov dopo i colloqui a Pechino, ha dichiarato alla stampa: “Sì, ne abbiamo discusso e abbiamo approvato questa idea”. La Russia reagisce all’attuale escalation della guerra finanziaria avviata dalle sanzioni economiche di Washington verso importanti leader russi, nell’ambito del programma di Washington per ricreare tensioni e scontri da Guerra Fredda, nel tentativo d’inserire un cuneo sanguinoso tra l’Unione europea, in particolare la Germania, e la Russia. Lo scorso marzo, su forte pressione degli Stati Uniti, l’UE ha adottato all’unanimità una serie di sanzioni contro importanti individui russi vicini al Presidente Putin. Le sanzioni sono una risposta al referendum per l’indipendenza della Crimea in cui la stragrande maggioranza, circa il 93%, degli elettori, ha deciso di chiedere l’adesione alla Federazione russa e la secessione dall’Ucraina.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT, è uno dei collegamenti principali della Russia al sistema finanziario internazionale. Bloomberg ha riferito che il 30 agosto, per ironia della sorte proprio dopo che la Russia aveva proposto a Minsk i termini del cessate il fuoco tra il governo di Kiev ed i ribelli dell’Ucraina orientale, il governo del primo ministro David Cameron proponeva che l’UE degenerasse la guerra delle sanzioni alla Russia escludendo le banche russe da SWIFT. Se ciò accadesse, equivarrebbe alla dichiarazione della guerra economica tra UE e Russia. Le conseguenze per l’UE sarebbero chiaramente devastanti, qualcosa di cui i circoli dominanti di Wall Street e Washington senza dubbio ridacchierebbero in sorta di Schadenfreude. Le sanzioni UE imposte dagli Stati Uniti contro la Russia hanno danneggiato l’economia tedesca in modo significativo. Escludere la Russia dal sistema SWIFT sarebbe molto grave e causerebbe ugualmente dure ritorsioni dalla Russia. Escludendola da SWIFT, si causerebbero problemi nel settore bancario transfrontaliero che perturberebbero il commercio. Gli ultimi colloqui di Pechino rivelano che Mosca sa delle intenzioni di certi circoli di Washington d’aumentare la pressione sulla Russia per una nuova guerra fredda, o addirittura calda. Cina e Russia discutono anche la creazione di una nuova agenzia di rating internazionale indipendente dalle agenzie statunitensi, politicamente manipolate, come Moody e Standard & Poors. Queste mosse dei due principali Paesi del Consiglio di Cooperazione Eurasiatica di Shanghai, e anche principali Paesi dei BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, seguono la decisione di luglio, in Brasile, di tutti i BRICS di voler fondare l’alternativa al FMI e alla Banca mondiale, controllati da Washington, creando l’Infrastructure Bank e il fondo valutario dei BRICS. Parallelamente alle azioni per sganciarsi dalla presa del sistema del dollaro, Russia e Cina negoziano accordi per condurre importanti scambi energetici con le proprie valute e non, come prassi accettata dalla creazione nel 1944 del sistema di Bretton Woods, con il dollaro degli Stati Uniti. Dall’agosto 1971, quando il presidente Nixon decise di spezzare il legame giuridico tra dollaro e oro, il potere degli Stati Uniti riposa su un sistema in cui, che il dollaro salga o crolli, tutte le nazioni sarebbero costrette ad utilizzarlo nel commercio di petrolio, materie prime ed ordinario. Quando l’euro contestò il ruolo di “valuta di riserva” del dollaro USA, dopo la crisi finanziaria del 2008, Wall Street e l’unità da guerra economica dell’amministrazione Obama, il gruppo di lavoro sui mercati finanziari di Washington noto come “Plunge Protection Team” guidato dal segretario del Tesoro, comprendente il presidente della Federal Reserve, il presidente della SEC e il presidente della Commodity Futures Trading Commission, coordinarono ciò che divenne la “crisi greca”, di fatto la grande guerra finanziaria di Washington e Wall Street contro la stabilità dell’euro, con Federal Reserve, agenzie di rating, speculatori di hedge fund di Wall Street e Tesoro degli Stati Uniti che generarono la crisi dell’euro. Il dollaro è drammaticamente inflazionato per via delle economie di eurolandia devastate e indebolite da allora.
Chiaramente Cina e Russia e altre economie emergenti hanno compreso la nuova arma da guerra finanziaria di Washington, perfezionata con le misure finanziarie dell’11 settembre 2001, presumibilmente contro il riciclaggio di denaro dei terroristi internazionali, ma chiaramente applicabile a tutte le banche del mondo. Il mondo si avvicina a un decisivo “punto di non ritorno” economico e finanziario, e alla creazione di una joint alternativa russo-cinese a SWIFT, piantando un grosso chiodo sulla bara del dollaro. Difficilmente Washington e Wall Street accetteranno quel chiodo senza reagire. Siamo nell’era di una nuova guerra globale, dal golpe in Ucraina finanziato dagli USA nel febbraio 2014.

30871_large_Obama_Watching_WideF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, si è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Putin ha fermato l’offensiva della Novorussia

Jurij Selivanov, Novorossija 6 ottobre 201400-vitaly-podvitsky-muzzle-em-2014La Russia ha sostanzialmente trovato la risposta all’eterna domanda di “chi è la colpa” sull’Ucraina (quasi in condizione di consenso nazionale a giudicare dai numerosi lugubri banderisti tra i 10 mila partecipanti della “marcia della pace” nazionale). Lo smarrimento quasi totale sull’altra domanda fondamentale, “cosa fare”, persiste. Così Putin ha saggiato, più precisamente, ha indubbiamente svolto un ruolo importante nel sospendere la fase militare del conflitto in Donbas. Ma, per favore, si prenda nota: non ha solo fermato, ma provvisoriamente “consigliato” di bastonare Poroshenko e il suo esercito così duramente da non lasciargli illusioni di sorta su una qualsiasi possibile vittoria militare. Ha anche certamente chiarito abbastanza che in caso di ulteriori mosse di Kiev su Marjupol, molto probabilmente da subito la junta di Kiev verrebbe costretta a mollare un altro paio di regioni limitrofe. Si può valutare la forza di convinzione del leader russo valutando gli squallidi discorsi di Poroshenko la cui la bellicosità è subito svanita nel nulla, dando luogo alle triste rivelazioni sul fatto che “non possiamo prenderci il Donbas militarmente”. Il fatto è che Putin e i suoi hanno fatto cadere dalle mani della junta l’ascia di guerra, che non prometteva nulla di buono per la Russia. Nel caso in cui lo scenario bellico fosse rimasto all’ordine del giorno, Mosca si sarebbe trovata in una situazione disagevole. In primo luogo, le forze della Novorussia sono limitate e, in secondo luogo, sarebbe stato piuttosto imbarazzante rifornire su grande scala aiuti militari e de jure illegittimi. Ma poi di nuovo, vi sarebbe stata la prospettiva di un bagno di sangue infinito nei rapporti Russia-Ucraina. Dio non voglia tale prospettiva!
Attualmente sullo scenario, il confronto militare sembra sostituito dal fattore tempo e dalle questioni socio-economiche. Qui dobbiamo ringraziare il nostro Gran Maestro degli scacchi al Cremlino, avendo tutte le carte vincenti in mano o, per dirla in altro modo, passare ogni pedone! E quasi tutti possono divenire la regina vittoriosa. La Russia ha rifiutato di uccidere i suoi fratelli ucraini e di avviarvi una guerra, anche se di liberazione. Ha così onorato le norme umanitarie e di civiltà internazionale. La Federazione Russa ha diritto assolutamente inoppugnabile a non voler alimentare ulteriormente l’ostile governo ucraino con gratuiti rifornimenti energetici così come gratificarlo con ogni sorta di benefici economici. Questo diritto è assolutamente in linea con l’intesa delle entità finanziarie internazionali, nonché con il bazar mercanteggiante ucraino. Quindi, la comunità internazionale e l’opinione pubblica ucraina dovranno ammettere il diritto della Russia ad avere cura innanzitutto dei propri interessi, semplicemente perché avrebbero agito allo stesso modo al suo posto. Su questa solida piattaforma morale ed etica Vladimir Putin avvia comodamente i colloqui d’affari con l’Ucraina. A proposito delle forniture di gas e prodotti ucraini naturali, dell’industria della difesa ucraina bloccata per la frattura commerciale con la Russia, delle normative transfrontaliere, dell’associazione ucraina con l’UE e di qualsiasi altra cosa. In ogni caso, Kiev non ha nulla con cui rispondere. Lo scavo di alcun fossato gigantesco, l’erezione di alcun fantastico muro ai confini e nessun appello ad usare la “mitragliatrice nucleare”, l’aiuteranno. Merce-denaro-merce, ecco l’intero schema di relazione. Una botte di ferro, dal punto di vista delle regole mondiali. O si pagano i 6 miliardi di dollari di debiti e si avrà il gas, o resterete soli. O si forniscono alla Russia missili e motori per elicotteri militari o siete perduti. Dimenticate anche il cioccolato Roshen, avremo il nostro cioccolato Rot-front.
Ringrazieremo Dio nel caso l’Ucraina possa esistere in tali condizioni, con l’occidente che gli presta miliardi e ne acquista la produzione per i prossimi 50 anni. Gente, sventoleremo la bandiera. Il problema è che nulla di ciò accadrà mai e Putin naturalmente lo sa. Anche Poroshenko lo sa, così come Obama e Merkel. Nessuno darà nulla all’Ucraina. Neanche la Russia darà nulla di gratuito all’Ucraina. Anche se possiamo discutere le condizioni, soprattutto perché l’Ucraina ha familiarità con le richieste russe avanzate da tempo. In sostanza l’unica domanda principale è se l’Ucraina sarà un Paese normale, e non ancora il mostro fascista sanguinario tipo Terzo Reich. Cosa del tutto possibile nel caso si abbia del cervello, o almeno un vero presidente piuttosto che un pagliaccio statunitense. Quindi la palla è dalla parte di Poroshenko. Putin finalmente gioca il gioco in cui la Russia ha tutte le carte vincenti, mentre Kiev ha solo due di picche. Allora perché uccidere gente?10269489Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“In Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni”

Risposta di un marxista-leninista russo alla sinistra occidentale
Valentin Zorin Left.ru agosto 2008

Nota: Di seguito pubblichiamo un commento di Valentin Zorin, caporedattore di Left.ru e Burtsev.ru, all’articolo “Lenin’s Epitaph: Lessons from the Russia – Georgia War”, pubblicato nel blog The ruthless critic of all that exists. Ci scusiamo per qualche irregolarità stilistica dell’originale.

283995Ogni “spietata critica di tutto ciò che esiste” non può essere presa sul serio, a meno che non inizi con una spietata autocritica della critica spietata. È doppiamente vero se il critico spietato appartiene alla sinistra imperialista fin dalla nascita e per istruzione, e per tutta la sua vita (per storia politica, mentalità, pregiudizi culturali, ecc.) Il dogma che “tutto è per il petrolio” dimostra la sua totale ignoranza sulle cause di questa guerra (la guerra dei 5 giorni in Georgia). Ma tale ignoranza non è ingenua. La sinistra imperialista l’usa ancora e ancora per mascherare i piani aggressivi dell’ultra-imperialismo occidentale contro la Russia e tutti gli altri Paesi che si oppongono al loro cammino verso il dominio mondiale. Lo stivale sinistro marcia lealmente assieme allo stivale destro, non un passo indietro! La sinistra occidentale è altrettanto spietatamente ipocrita quanto le sue classi dirigenti.
Proprio come il fascista statunitense Robert Kagan, il nostro “critico spietato” ritiene irrilevante chi ha attaccato chi l’8 agosto (2008). Proprio come il nazistofilo McCain, il nostro critico spietato non sembra curarsi del fatto che questo era il terzo tentativo, da parte degli sciovinisti georgiani, di sterminare gli osseti del sud, dal primo sotto il presidente menscevico Zhordanija nel 1920. Proprio come la stampa corporativa occidentale, il nostro spietato critico di tutto, tranne della sua complicità nel lavaggio del cervello ideologico dell’ultra-imperialismo occidentale, beneficiando delle proverbiali “briciole” dal loro tavolo, in qualche modo si dimentica che l’US Navy entrava nel Mar Nero per riarmare i fascisti georgiani, e non la Marina russa entrava nel Golfo del Messico. E’ la NATO che circonda la Russia, non la Russia che circonda la Gran Bretagna e il suo impero coloniale. Sono i servizi segreti statunitensi e inglesi che fomentano l’odio etnico nell’ex-URSS, non i russi dell’FSB che addestrano separatisti scozzesi e texani. Questi fatti non sembrano importanti per il nostro spietato critico di tutto, tranne che dei suoi pregiudizi. Anche gli onesti osservatori borghesi iniziano a parlare come i critici dell’imperialismo occidentale, di fronte a fatti simili, mentre il nostro critico spietato di tutto, con il labbro superiore irrigidito, non scorge la differenza tra l’aggressore e la sua vittima, tra la banda di ultra-imperialisti occidentali e il nazionalismo dei popoli che vogliono distruggere.
Lenin è e rimarrà nei nostri cuori. Anche in Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni. E’ Putin che ha detto, dopo che poco più di 2000 cittadini russi sono stati uccisi dai fascisti georgiani, che il popolo georgiano è nostro fratello, che la cultura russa è impensabile senza la cultura georgiana. E tu che cosa ne sai o capisci di cultura della Georgia? Tu non sai nemmeno il russo, la lingua di Tolstoj e Lenin, per leggere notizie diverse da quelle dei media aziendali che avvelenano il tuo cervello! Vergognatevi tutti voi, svergognati fottuti occidentali, a destra come a sinistra! Per voi, diventare di nuovo umani è l’unica medicina amara che vi può aiutare. Abbiamo subito perdite a decine di milioni per spezzare la schiena al nazismo tedesco; no, al nazismo occidentale, perché senza tutta la storia genocida dell’occidente, non ci sarebbe stato alcun Hitler. La Russia guiderà i popoli del mondo che voi avete fottuto e sottoposto a genocidio per secoli, e vi distruggeremo. Lo faremo, prima o poi!

j_49MOBfcUgValentin Zorin, Marxista-Leninista Russo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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