La guerra informativa sull’Ucraina

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L’occidente batte in ritirata dall’Ucraina

MK Bhadrakumar - 24 settembre 2014putinrussiaskoreaConsiderando l’enorme pubblicità che la Casa Bianca ha dato la scorsa settimana alla visita del presidente ucraino Petro Poroshenko, con il ‘raro onore’ di presenziare una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, ed altro, si sarebbe pensato che l’amministrazione Barack Obama avesse un elevato umore bellicoso verso la Russia. Ma una lettura attenta delle osservazioni del presidente Obama dopo l’incontro con Poroshenko a Washington, fa sorgere dubbi. Obama è un politico intelligente che può fare apparire una ritirata come una vittoria. L’ha fatto in Afghanistan, lo fa in Ucraina? Si consideri ciò, Obama che ha disprezzato l’accordo di Minsk ne è ormai devoto. Sostiene anche che l’Ucraina dovrebbe avere “buone relazioni con tutti i suoi vicini, ad est e ad ovest”, e raccomanda che l’Ucraina perpetui i suoi forti rapporti economici e popolari con la Russia. Questo è il vecchio Obama. Si nota Obama consigliare Poroshenko risolvere i problemi direttamente con Mosca? Sembra così. Al ritorno a Kiev, Poroshenko ha svelato che l’Ucraina riceverà solo articoli militari “non letali”, ovviamente ben lungi dalla sua lista dei desideri. E come assistenza economica, la Casa Bianca ha accettato di concedere la somma principesca di 50 milioni di dollari di aiuti a Poroshenko, per tutto il 2015. Piuttosto tragicomico, in un momento in cui, secondo il FMI, l’Ucraina ha bisogno di 19 miliardi per l’anno prossimo, se la guerra civile continua, e solo come assistenza finanziaria per sopravvivere al prossimo anno, al culmine del programma di salvataggio globale dell’Ucraina. Nel frattempo, il FMI ha rivisto la stima di sei mesi prima e ora dice che per l’impressionante piano di salvataggio da 55 miliardi di dollari è necessario altro finanziamento estero per l’Ucraina. Gli esperti prevedono che tale cifra potrebbe alla fine avvicinarsi ai 100 miliardi piuttosto che ai 55 miliardi di dollari. E’ uno scherzo macabro dare la misera di 50 milioni dopo aver trascinato l’Ucraina nella guerra con la Russia. Dove prendere i restanti 18,45 miliardi di dollari per far sopravvivere l’Ucraina fino al prossimo anno? Beh, dall’Europa, dov’altro? E chi pagherà in Europa? Non Polonia, Lituania, l’Estonia, ma la vecchia ‘Vecchia Europa’. In sostanza, la Germania allenterà i cordoni della borsa. La cancelliera Angela Merkel deve saltellare pazzamente.
7dce79c77897e37de3d60b004dd738ff_ls Contrariamente alle stime precedenti, la contrazione economica dell’Ucraina quest’anno potrebbe rivelarsi a due cifre. Tutto ciò potrebbe spiegare alcuni passaggi interessanti relativi all’Ucraina nelle ultime settimane: a) la rapida decisione dell’Unione europea di congelare l’accordo di associazione frettolosamente firmato con l’Ucraina, almeno fino alla fine del 2015; b) il robusto appoggio dell’UE all’accordo di Minsk tra Kiev e i separatisti nel sud-est dell’Ucraina; c) l’incontro top secret tra i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Russia a margine della recente conferenza internazionale di Parigi sullo Stato islamico; d) il riconoscimento tardivo della NATO che la Russia ha ritirato le truppe dal confine con l’Ucraina; ed e) l’incontro tra i ministri degli Esteri di Russia e Stati Uniti a New York. Basti dire che il presidente russo Vladimir Putin ha ottenuto una grande vittoria diplomatica quando l’occidente ha riconosciuto che Mosca ha interessi legittimi in Ucraina. L’occidente non ha altra scelta che accettare il fatto che l’economia ucraina è legata a Mosca da un cordone ombelicale, e senza un’ampia cooperazione russa non potrà riprendersi.
Col senno di poi, Mosca ha fatto bene ad ignorare le sanzioni annunciate tre settimane fa dall’UE. Già si vede Poroshenko guardare Putin come, forse, suo interlocutore più consequenziale. Allo stesso tempo, Washington dovrebbe cominciare a rendersi conto che coinvolgere Mosca è necessria per mobilitare efficacemente la campagna internazionale contro lo Stato islamico. Potrebbe essere il segnale che il vento muta direzione, l’ex-segretario della Difesa e deputato conservatore inglese, Liam Fox, avvertire oggi esplicitamente Europa ed Stati Uniti sulle minacce alla Russia per l’Ucraina. Fox ha detto, “Penso che sia molto importante evitare di credere che l’occidente possa o debba fare ciò che chiaramente non potrà fare. Le false minacce, credo, sono un grosso problema. Dobbiamo guardare ad altri modi di affrontare la situazione ucraina“. Bravo! Non stupitevi, quindi, se uno di questi giorni Putin aiuti Obama, ancora una volta, sulla Siria. La Russia può aiutare Obama a legittimare la campagna internazionale contro lo Stato islamico, ottenendo un mandato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; la Russia può essere utile per un accordo degli Stati Uniti (o mancanza di esso) con il presidente siriano Bashar al-Assad. Nessun errore, la posizione della Russia (qui, qui e qui) sulla minaccia dello Stato islamico è inequivocabile ed ampiamente favorevole alla campagna internazionale guidata dagli Stati Uniti. Unica avvertenza della Russia è che le operazioni degli Stati Uniti in Siria debbano avere il concorso del governo siriano ed avere il mandato delle Nazioni Unite, ma ciò che frena Obama dal cercare il mandato delle Nazioni Unite è anche il timore che Mosca non collabori. Molto probabilmente, il ghiaccio sarà rotto oggi, nella riunione tra Sergej Lavrov e John Kerry a New York. La nuova guerra fredda, iniziata con il botto, potrebbe finire con un gemito.

1977175Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri eroi del cessate il fuoco di Kiev

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/09/201410469740Il governo di Kiev del presidente Petro Poroshenko ha improvvisamente accettato, tra tutte le cose, una proposta di cessate il fuoco quasi identica alla proposta presentata dal presidente russo Vladimir Putin. Il cessate il fuoco, che sembra essere più o meno tenere da diversi giorni, ha colto di sorpresa Washington e costretto i falchi dell’amministrazione Obama a fare pressione sull’UE nell’ultimo vertice concordando nuove sanzioni contro la Russia in ogni caso. Tutto sottolinea la natura ipocrita della guerra in Ucraina, una mossa dei falchi di Washington per dividere la Russia dall’Unione europea, in particolare dalla Germania, e imporre una nuova guerra fredda con la Russia, ancora una volta “Impero del Male”. Ma non funziona come previsto, comunque. Alcune settimane prima Poroshenko e il regime di Kiev annunciarono con grande spavalderia il lancio della loro “operazione anti-terrorista” per schiacciare la rivolta armata in varie parti dell’Ucraina orientale che esigevano autonomia e diritti, compreso il diritto a continuare a parlare e scrivere in russo. Ora, circa quattro mesi dopo ciò che è divenuta una guerra civile, un blogger ben informato afferma: “L'(esercito ucraino) non si ritira da uno, due o tre direzioni, si ritira da ovunque (tranne a nord di Lugansk). Interi battaglioni lasciano il fronte agli ordini dei loro comandanti di battaglione e senza l’approvazione dei capi della junta. Almeno un comandante di battaglione è già stato condannato per diserzione. L’intera leadership ucraina sembra preda del panico, soprattutto Jatsenjuk e Kolomojskij, mentre i nazisti sono incazzati neri verso l’amministrazione Poroshenko. Vi sono voci di un colpo di Stato anti-Poroshenko degli indignati nazisti… Al 4 settembre, secondo fonti ucraine, le seguenti unità delle Forze Armate dell’Ucraina erano state distrutte:
1.ma Brigata corazzata con 50 carri armati T-64 Bulat e altri veicoli blindati. L’unica unità ucraina dotata della versione modernizzata T-64BM “Bulat”. (76 unità dall’ottobre 2011). Era sul fronte settentrionale di Lugansk.
24.ma Brigata meccanizzata Javorov, oblast di Lvov. Un battaglione distrutto nella sacca meridionale. Gli altri due battaglioni distrutti il 12-14 agosto nelle battaglie per Saur-Mogila. I resti della brigata sono stati dichiarati “disertori” e processati a Melitopol.
30.ma Brigata meccanizzata Novograd-Volinskij, oblast di Zhitomir. 1° e 3° battaglione distrutti nella regione di Krasnij Lutz, nella prima metà di agosto. Il 2° battaglione distrutto a Stepanovka il 12-14 agosto. Di 4000 soldati solo 83 ne sopravvivono. Altre unità si ritirarono dal territorio il 27 agosto.
51.ma Brigata meccanizzata Vladimir-Volin, regione di Volin. Parzialmente distrutta nella sacca meridionale all’inizio di agosto. Il terzo battaglione distrutto a Ilovajsk alla fine di agosto. I resti, 500 uomini, hanno collaborato con la 92.ma Brigata, ma sono stati distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
72.ma Brigata meccanizzata Bila Tserkva, regione di Kiev. Distrutta completamente nella sacca meridionale all’inizio di agosto. I circa 400 superstiti dichiarati “disertori” e dispersi in luoghi diversi.
79.ma Brigata aeromobile Nikolaev e Belgorod, regione di Odessa. Distrutta nella sacca meridionale ad inizio agosto. I restanti 400 uomini sono rientrati nella loro base.
92.ma Brigata meccanizzata Klugie-Maskirovka, regione di Kharkov, fronte di Lugansk. Un battaglione nella zona di Kharkov. Un convoglio di rifornimenti subì un’imboscata dei partigiani il 29 agosto, che distrussero diversi veicoli e uccisero due soldati. Un gruppo tattico di 2500 uomini, 16 carri armati, artiglierie semoventi, corazzati da trasporto truppa e camion, circa un centinaio di mezzi in totale, fu inviato sul fronte di Ilovajsk il 23 agosto. Tutti distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
Poi le seguenti unità hanno subito gravi perdite nelle ultime battaglie:
25.ma Brigata aeroportata, regione di Dnepropetrovsk. Ad aprile sei blindati BMD con gli equipaggi disertavano a Slavjansk. L’unità fu “sciolta” su ordine del presidente ad interim Aleksandr Turchinov. Un Il-76 fu abbattuto sull’aeroporto di Lugansk, con conseguenti 49 decessi. Un battaglione distrutto nella battaglia di Shakhtjorsk all’inizio di agosto. Un altro battaglione distrutto un paio di giorni fa nella zona Marinovka-Kozhevnij.
95.ma Brigata aeromobile Zhitomir. Partecipò alle battaglie fin dall’inizio, attualmente l’unità dell’esercito ucraino più esperta ed efficiente. Intrappolata nella sacca di Amvrosievka dal 24 agosto.
17.ma Brigata corazzata Krivoj Rog. Numerosi carri armati distrutti o catturati. Alcune unità eliminate ad Ilovajsk.
128.ma Brigata meccanizzata Mukachevo, regione di Zakarpazia (fanteria di montagna). Sul fronte di Lugansk. Ha perso tutto l’equipaggiamento nella sacca meridionale. Un battaglione è stato trasferito di nuovo in Transcarpazia per sedarvi la rivolta. Più morta che viva.
Questo elenco chiarisce il motivo per cui l’oligarca Poroshenko, presidente dell’Ucraina, ha accettato il cessate il fuoco. Qualunque cosa il deposto Presidente Janukovich possa aver fatto con la sua polizia all’inizio di Piazza Majdan e delle altre proteste antiregime nel novembre 2013, non ha mai ordinato a una forza militare così massiccia di schiacciare l’occupazione da parte di cittadini degli edifici governativi. Gli edifici governativi furono occupati, è importante ricordare, subito dopo che il regime golpista a Kiev s’era installato, con dei neo-nazisti apertamente dichiarati in posti chiave come i ministeri degli Interni e della Difesa, e un Primo ministro scelto dagli USA, Jatsenjuk, capo del governo che discuteva come vietare la lingua russa e altre misure restrittive contro l’etnia russa nell’est. Una volta che i cittadini di Crimea hanno votato il referendum del 16 marzo, con più del 93% di approvazione all’adesione alla Federazione russa e l’approvazione del Parlamento russo, i russi e altri timorosi del nuovo regime a Kiev iniziarono a protestare chiedendo un sistema federale ucraino che garantisse la libertà di lingua e altri diritti. La risposta del regime gangsteristico di Jatsenjuk a Kiev, appoggiato dagli USA, fu la bruta forza militare.

La guerra etnica di Kiev
Il regime golpista di Kiev ha proceduto dal 22 febbraio 2014 a scatenare una guerra di sterminio e pulizia etnica in Ucraina orientale, supportato ampiamente dall’esercito privato dei neo-nazisti di Pravij Sektor, che gestiva la sicurezza in piazza Maidan e imposto il terrore contro gli ucraini russofoni. I battaglioni sono formati da neo-nazisti e altri mercenari che hanno ricevuto lo status di soldati della “Guardia Nazionale ucraina” dallo Stato, e finanziamenti dal boss mafioso e miliardario oligarca ucraino Igor Kolomojskij, in parte dal miliardario oligarca Rinat Akhmetov e da Oleg Ljashko, truffatore e politico di Kiev. Tali mercenari hanno intrapreso una guerra selvaggia in Ucraina da marzo 2014, uccidendo indiscriminatamente, bombardando i villaggi per scacciarne la popolazione, e in ultima analisi, cercare di provocare fino alla fine l’invasione militare russa, per permettere a Washington di utilizzarlo come pretesto per mobilitare la NATO trasformando la mappa politica di Europa, Russia, Cina e del mondo. Dall’inizio di ciò che Kiev chiama provocatoriamente “operazione anti-terrorsimo” (ATO), contro i ribelli dell’Ucraina orientale, nell’aprile 2014, 2593 persone sono morte negli scontri, mentre oltre 6033 sono state ferite. Secondo le Nazioni Unite, il numero di ucraini sfollati ha raggiunto i 260000, e altri 814000 si sono rifugiati in Russia. La guerra ha imperversato nelle roccaforti ribelli di Lugansk, Slavjansk, Donetsk e Marjupol sul Mar d’Azov.

La NATO è il vero problema
Il problema più profondo di questa guerra viene sistematicamente oscurato da tutti i principali media in Germania, UE e Stati Uniti. Il vero problema è la minaccia dell’espansione verso est della NATO, l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti che, secondo tutte le norme, avrebbe dovuto essersi dissolta venti anni fa, dopo che l’Unione Sovietica chiuse il Patto di Varsavia. Invece di ridurre il profilo della NATO, in violazione degli impegni solenni di Washington verso la Russia, i falchi neo-conservatori statunitensi, durante gli anni di Clinton, iniziarono l’espansione della NATO verso est in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e oltre. Nel 2004 Washington avviò con successo la rivoluzione colorata per i cambi di regime in Ucraina e nella vicina Georgia, installando presidenti impegnati a trascinare nella NATO questi due Stati ai confini russi. Le crescenti minacce dell’espansione della NATO alla sovranità russa, andarono oltre la ragione, come si è visto a Mosca, quando all’inizio del 2007 l’amministrazione del presidente George W. Bush annunciò che gli Stati Uniti, in effetti, volevano ciò che il Pentagono chiama supremazia nucleare, la capacità di lanciare impunemente un primo attacco nucleare contro la Russia. Bush aveva ordinato l’installazione di basi per missili antibalistici e speciali stazioni radar phased-array statunitensi in Polonia e Repubblica ceca, permettendo agli Stati Uniti di distruggere qualsiasi risposta nucleare russa al primo attacco nucleare contro silos missilistici e basi della difesa russi. Funzionari di Bush mentirono apertamente affermando che miravano a un inesistente attacco missilistico dall’Iran “canaglia”. Miravano esattamente alla Russia. Già nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin ne parlò all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco in Germania, già Conferenza Wehrkunde. Con un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, Putin dichiarò:
La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini… E’ ovvio che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’alleanza o con la sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce la fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiederci: contro chi viene intesa tale espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?
Parlando al quartier generale della NATO nel marzo 2007, il capo dell’US Ballistic Missile Defense, generale Henry Obering, disse che Washington voleva creare un sistema radar antimissile nel Caucaso, molto probabilmente nelle repubbliche ex-sovietiche di Georgia e Ucraina. In particolare, uno dei pochi capi occidentali al momento espresse allarme per l’annuncio degli Stati Uniti dei piani per costruire le difese missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca, fu l’ex-cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Schroeder s’era guadagnato lo status di ‘nemico’ de facto dell’amministrazione Bush per la sua decisa opposizione alla guerra in Iraq nel 2003. Parlando a Dresda l’11 marzo del 2007, alcuni giorni dopo le osservazioni a Monaco di Baviera del Presidente Putin, Schroeder dichiarò che gli sforzi degli USA per piazzare il proprio sistema antimissile in Europa orientale rientravano nel perseguimento “della folle politica di accerchiamento della Russia“. Schroeder avvertì che si rischiava una nuova corsa agli armamenti mondiale. La preoccupazioni di Schroeder erano fin troppo precise, come gli eventi successivi hanno ormai dimostrato. Fallito il primo tentativo di rivoluzione colorata per trascinare Ucraina e Georgia nella NATO, Washington segretamente preparò la “rivoluzione” di piazza Majdan del febbraio 2014, installando un regime di psicopatici dichiarati. La loro guerra spietata al proprio popolo, lungo i confini con la Russia in Ucraina orientale, così come le minacce di tagliare i gasdotti russi per l’Europa occidentale, sono stati accuratamente progettati per trascinare la Russia in un errore che potesse dare alla NATO il pretesto per agire. Noi tutti dovremmo ringraziare Dio che ciò non sia avvenuto, e che la Russia abbia agito con notevole moderazione. Invece, la milizia dei cittadini dell’Ucraina orientale combatte per le proprie case, terre, famiglie e amici, in parte aiutata dai russi, combattendo una battaglia incredibile; una battaglia per fermare la follia messa al potere a Kiev dai neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come l’assistente del segretario Victoria “Fuck the EU” Nuland e il direttore della CIA John Brennan, e altri dell’amministrazione Obama. L’obiettivo della fazione guerrafondaia di Washington era ed è ancora perpetuare la nuova agenda bellica neo-conservatrice, dividendo Russia e Eurasia dall’UE, in particolare dalla Germania, accerchiare ed infine distruggere la minaccia emergente dell’alleanza Russia-Cina, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai e l’organizzazione correlata BRICS. Infine, con la dichiarazione di Poroshenko di un cessate il fuoco in Ucraina, è il momento di riconoscere il debito di gratitudine che tutti gli amanti della pace e i popoli civili nel mondo devono ai cittadini dell’Ucraina orientale, il cui rifiuto di consentire la distruzione delle loro vite per mano di una banda di barbari criminali finanziati dagli USA a Kiev, ha contribuito ad evitare la guerra mondiale.
L’aspetto più allarmante della crisi in Ucraina oggi è l’ignoranza totale nella stampa dell’Europa occidentale, a causa della censura de facto della NATO, sulla vera posta in gioco nella guerra in Ucraina. Niente di meno che la possibile dissoluzione termonucleare, non di Washington, i cui falchi hanno avviato l’espansione della NATO e la minaccia del primo colpo nucleare, ma dell’Europa occidentale. Tale guerra trasformerebbe l’Europa occidentale, dalla Polonia e Repubblica Ceca ad oltre, nel campo di battaglia nucleare di quel che alla fine sarebbe una nuova guerra mondiale. Ciò almeno dovrebbe meritare un dibattito sobrio e aperto sui media mainstream.

10489922F. William Engdahl è consulente di rischi strategici e docente, è laureato in politica presso la Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi in Ucraina e le sue profonde radici

Gennadij Zjuganov PCFR 5 settembre 2014

00-hands-off-novorossiya-and-zyuganov-22-08-14Oggi, la guerra infuria nei territori delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. Per la prima volta dalla liberazione dell’Ucraina dai nazisti, 70 anni fa, città e villaggi vengono bombardati. Migliaia di morti e feriti e decine di migliaia di profughi, interi quartieri, orfanotrofi e scuole, ambulatori e ospedali, impianti di produzione dell’energia e di approvvigionamento idrico sono stati distrutti. Numerose città, dove centinaia di migliaia di persone vivono, sono strangolate dal blocco. I banderisti al potere, i loro mandati occidentali e gli yes-men liberali russi tacciono apertamente sui crimini di guerra commessi in Novorossija. Questo perché la continua distruzione di città e villaggi è la diretta violazione di norme e consuetudini di guerra internazionali. Le convenzioni di Ginevra del 1949 vietano specificamente l’uso di artiglieria e aerei da combattimento contro aree popolate ed indifese. Nel frattempo, la junta che ha preso il potere con un colpo di Stato a Kiev, persegue la strategia più vile e codarda con i suoi squadroni della morte sempre perdenti nei combattimenti diretti con le Forze di Auto-Difesa di Novorossija. Forze ed eserciti privati degli oligarchi distruggono deliberatamente la popolazione civile. Questa è pulizia etnica. La popolazione di lingua russa viene scacciata dalla patria storica, è un grave crimine contro l’umanità.

Le radici storiche dei recenti sviluppi
L’attenzione della Russia agli sviluppi ucraini e l’angoscia che sentiamo in connessione con la guerra sono ovvi. L’Ucraina non è solo parte del mondo slavo. La terra ucraina e il suo popolo sono parte integrante della coscienza russa, della storia russa. Soprattutto il profondo legame spirituale e culturale tra i nostri popoli, la reciproca inalienabilità storica. Quando si tenta di metterci ai ferri corti per gli interessi occidentali, v’è una lacerazione che provoca profonde ferite alla società russa e ai cittadini ucraini, anche a coloro confusi dalla propaganda anti-russa. Perché solo con l’alleanza con la Russia l’Ucraina può raggiungere le vette della prosperità che molte persone, in Ucraina, considerano possibili solo in alleanza con l’Europa. Un’alleanza che ha sempre portato guai. E’ sempre stato così. Dal 12° al 14° secolo quando la Chermnaya (Rossa) Rus, presso Lvov si scisse dal nucleo storico della Russia e fu fatta a pezzi dai suoi vicini occidentali, e nel 16° e 17° secolo, quando la nobiltà polacca cercò di spazzare via dal suolo ucraino, con il fuoco e la spada, lo spirito di libertà e il cristianesimo ortodosso insieme alla memoria della grande unità di tutta la Russia. E’ successo anche nel 18° secolo, quando un manipolo di traditori riunitisi intorno a Mazepa (cui Pietro il Grande sul serio intendeva assegnare la “Medaglia di Giuda”, una pietra da indossare come ricompensa per il tradimento). All’inizio del 20° secolo, durante la guerra civile, i samostijtsij locali (separatisti ucraini) invocarono le baionette tedesche. Tutto ciò fece della terra ucraina scena di battaglie cruenti. Il salvataggio avvenne solo con l’aiuto della Russia. Gli attuali formidabili sviluppi confermano l’affermazione di Lenin che un’Ucraina libera è possibile solo se i proletari della Grande Russia e dell’Ucraina si uniscono nell’azione, e che ciò è fuori questione senza tale unità. È opportuno ricordare che tutte le principali industrie ad alta tecnologia dell’Ucraina, non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma anche a Kharkov, Dnepropetrovsk, Kiev e altre regioni, sono state costruite nell’epoca sovietica a spese del bilancio dell’Unione, di cui il 70% proveniente dalla Russia, cioè dal popolo russo. Quindi un’alleanza fraterna con il popolo ucraino, al momento di prove terribili, è la nostra causa comune e il nostro dovere comune.
Potrebbe sembrare che la guerra civile sia scoppiata in Ucraina in una notte. Sei mesi fa, il Paese era uno dei tanti Stati dai seri problemi economici e sociali, ma che conservava stabilità politica. Il malcontento del popolo si accumulava. Tuttavia, non vi erano segni di urti violenti prossimi. Ma sarebbe errato presumere che l’esplosione sociale si sia verificata all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. La leadership russa, è vero, ha risposto a tale minaccia in modo adeguato riportando la Crimea in Russia, in tempo per il 70° anniversario della liberazione della penisola dai nazisti e impedendo, di fatto, un focolaio di una grande guerra. Per capire meglio le origini della tragedia ucraina, è necessario vederne le radici storiche per comprendere i meccanismi della grave crisi originate nel Paese fratello. E’ necessario vedere i recenti sintomi esterni della sanguinosa guerra fratricida emersa in Ucraina, così come le profonde radici storiche economiche, di classe, etniche, culturali, religiose ed altro, di tali sviluppi. Soltanto un’analisi integrata consentirà la corretta identificazione delle forze motrici nella crisi in Ucraina, la previsione del corso degli eventi e l’elaborazione di strategie e tattiche per la risoluzione di tale terribile conflitto. Per noi comunisti, ciò che accade nella repubblica sorella non è un mero interesse teorico. Non siamo scienziati politici che guardano impassibili gli eventuali sviluppi. Abbiamo l’obbligo di trarre insegnamenti dal grave scontro sociale in cui il Paese vicino è precipitato. E’ quindi necessario analizzare gli eventi in Ucraina, tenendo presente che eventi simili potrebbero anche ripetersi in una forma o nell’altra in Russia. Naturalmente, la nostra attenzione e simpatia si concentra principalmente sulla Novorossija, che emerge nella lotta. Tuttavia, è altrettanto importante capire fonti e forze motrici del lato opposto, il risorgente neo-nazismo. A questo scopo, è necessario analizzare le origini storiche e la formazione del movimento banderista come forma di nazionalismo etnico ucraino nelle sue forme più estreme. E’ necessario capire su quali basi ideologiche il movimento posa e in che modo il nazionalismo assieme alla russofobia sia alimentato in Ucraina, oggi.

Le origini del nazionalismo radicale
E’ fondamentale capire che l’Ucraina, ad eccezione del periodo sovietico, non ha mai avuto una propria statualità e nessun periodo storico identico per tutto il popolo ucraino. Nel corso dei secoli, quando le potenze europee emergevano, l’Ucraina non fu mai uno Stato indipendente, né un’entità unitaria, secondo la struttura di altri Stati. Il moderno territorio ucraino è stato sempre diviso tra diverse potenze europee. A metà del 17° secolo, a seguito dell’unione volontaria con la Russia, la sua metà orientale si trovò sotto l’ala della Russia, la cui storica Malorossija o piccola Russia iniziò a prendere forma, mentre i territori ucraini occidentali erano sotto il dominio della Polonia e poi dell’Austro-Ungheria. La politica della Polonia verso la popolazione ucraina era estremamente crudele, spesso sadica. Gli ucraini occidentali, come popolazione dello Stato polacco, erano cittadini di seconda classe. Questa fu la ragione principale per cui il nazionalismo ucraino radicale emerse in Ucraina occidentale; similmente alle idee esclusiviste razziali sancite nel “Terzo Reich”. Gli allora i banderisti non solo ebbero un’alleanza strategica con gli occupanti tedeschi, ma parteciparono attivamente alle loro azioni punitive, anche contro la popolazione ucraina. Attuarono gli stessi metodi in Ucraina occidentale dopo la guerra, clandestinamente. Non solo più di 25mila soldati sovietici ed agenti di sicurezza, ma anche più di 30mila ucraini inermi furono uccisi nelle battaglie con i seguaci di Bandera fino alla metà degli anni ’50. Questi scontri ebbero un costo elevato per i banderisti: persero più di 60 mila uomini nel corso degli anni. Il nazionalismo banderista non s’è evoluto nell’idea di liberazione nazionale, ma in una setta totalitaria di fanatici impazziti che uccisero soprattutto ucraini. Caratteristiche da setta totalitaria analoghe sono inerenti alla chiesa uniate ucraino-occidentale, formalmente in comunione con Roma. In connessione vi sono i banderisti che non vogliono prendere in considerazione il fatto che la stragrande maggioranza degli ucraini ha abbracciato il cristianesimo ortodosso orientale. L’ideologia uniate (di rito cattolico orientale) ha in realtà assai poco a che fare con il cattolicesimo. Si tratta piuttosto di una forma estrema di protestantesimo settario mescolato con il battismo. Non sono accidentali le relazioni con i settari ai vertici di Kiev, il battista Turchinov e lo scientologo Jatsenjuk.
Ogni vittoria degli estremisti nazionalisti istintuali ha portato ad una profonda crisi di governo, la cui società è sempre più consapevolmente ostile reagendo con grevi manifestazioni radicali. L’unico modo per le forze al potere di restare a galla è l’alleanza con il nazionalismo radicale, grazie a cui gli ex-capi potranno mantenere i loro posti sotto nuove bandiere. Le nuove “élite” nate dalle precedenti, usano i banderisti come “carne da cannone” per ingannare, ancora una volta, milioni di persone, dopo essersi arroccati nei circoli interni del potere. Quindi, gli oligarchi non solo restano ma rafforzano le loro posizioni. Ora adotteranno le stesse o peggiori politiche economiche sotto le bandiere banderiste, con la grave tutela occidentale, in un “patto con il diavolo” contro Mosca, che non allevierà i problemi dell’Ucraina ma certamente li aggraverà. Un approccio scientifico imparziale porta alla conclusione che i politici occidentali e i governanti di Kiev attuali, cercando di tagliare i legami secolari con la Russia, vogliono evitare in ogni modo. Questa conclusione è che il popolo dell’Ucraina centrale ed orientale è difatti legato alla Russia in modo assai più forte che con l’Ucraina occidentale. Qualsiasi tentativo di portare l’Ucraina in una direzione pro-occidentale e anti-russa è diretta non solo contro la Russia, ma contro la maggioranza del popolo ucraino, essendo intrinsecamente azioni anti-ucraine ed anti-nazionali ammantate di demagogia nazionalista. Oggettivamente è proprio così, anche se non tutti i residenti delle regioni centrali e occidentali dell’Ucraina ne sono ancora consapevoli. La storia del movimento banderista ha già rivelato il tragico paradosso, oggi giocato dai nuovi banderisti al potere. Mentre presuntamente difendono gli interessi del popolo ucraino, costoro violano gli interessi della maggioranze degli ucraini, interessi che non possono essere rispettati senza gli stretti legami con la Russia; ciò che i banderisti non volevano capire e che l’attuale “élite” dell’Ucraina, sotto l’egida di Washington, non vuole sentir parlare.

Il nazionalismo banderista come manifestazione di russofobia estrema
La scelta dei nazionalisti radicali ucraini a favore della lotta all'”occupazione sovietica” non era né colpa loro, né forzata, né una mossa tattica temporanea. Era naturale ed inevitabile, e per i nazionalisti ucraini rimane ancora tale oggi. Per loro, l’unica scelta possibile è a favore di un’alleanza anti-russa con chiunque, anche il peggior nemico dell’Ucraina. Senza una tale unione innaturale nessuna Ucraina “indipendente” è possibile senza la Russia. Certo, in passato si sono avuti squilibri politici e culturali nelle azioni delle autorità centrali della Russia nei territori ucraini, nell’ambito dell’Impero russo. Ma la lingua e la vicinanza culturale dei nostri popoli, la somiglianza di pensiero, tradizioni e costumi hanno mitigato il problema. E’ impossibile descrivere quel periodo storico come occupazione dell’Ucraina. Le descrizioni di tale genere si basano sull’ignoranza e vile speculazione. E’ giusto parlare di storia comune secolare tra Russia ed Ucraina orientale e centrale, e, in conseguenza alla nostra unione, una nazione politica uniforme fu creata. Ma Bandera e i suoi seguaci trasferirono il loro odio per gli ex-oppressori al regime sovietico, quando si affermò in Ucraina occidentale. Non volevano vedere che i principi del governo sovietico non avevano nulla a che fare con l’ordine coloniale imposto dai pan polacchi. Non volevano vedere che la struttura dello Stato sovietico dell’Ucraina orientale e centrale aveva più indipendenza di fatto che nell’impero russo, e l’avvento del regime sovietico nell’Ucraina occidentale non fu una sorta di neocolonizzazione ma di liberazione dalla colonizzazione. Ma perché gli ideologi russofobi riescono, ancora oggi, ad ingannare una grossa parte della società? La spiegazione rientra nel fatto che molti ucraini vedono il nazionalismo radicale come panacea dei loro mali, alternativa al loro passato di oppressi e umiliati. Ma i loro problemi ed umiliazioni sono ora associati alla nuova realtà. Non si tratta dell’oltraggiosa violenza polacca degli ultimi secoli, ma della tirannia di oligarchi e gangster capitalisti. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, crisi economica e morale permanente s’imposero in Ucraina approfondendo ingiustizia e disuguaglianza sociale, divenendo catalizzatori dei sentimenti nazionalisti radicali schizzati fuori già nel 2004 e nel 2013-2014. Senza tali fattori, sentimenti del genere non avrebbero trovato terreno fertile in Ucraina, così come non l’ebbero nel periodo di massimo splendore del Paese sovietico, nella cui struttura gli interessi degli ucraini venivano attuati nella massima misura. Basti dire che per la maggior parte della seconda metà del XX secolo, l’Unione Sovietica fu guidata da figure strettamente legate all’Ucraina: Nikita S. Khrushjov e Leonid I. Breznev. Tuttavia, i russofobi occidentali, i liberali antisovietici in Russia e i nuovi ideologi del nazionalismo ucraino diffusero la falsa idea che anche se il governo sovietico diede più libertà al popolo ucraino, era ancora solo una forza d’occupazione, l’Ucraina era rimasta sotto il controllo di un impero, questa volta dell’impero sovietico. Di conseguenza, la lotta dei banderisti contro le autorità sovietiche, era sempre la stessa lotta per la liberazione. Oggi, nel tentativo di liberarsi finalmente dell’influenza russa, i nuovi nazionalisti ucraini seguono presumibilmente gli stessi principi della lotta per l’indipendenza e sono guidati dal desiderio di consolidare l’indipendenza nel quadro di una statualità ucraina. La falsità fondamentale di tale tesi è resa evidente dalla storia, ed oggi la storia si ripete. Il fatto è che i nazionalisti radicali non hanno mai agito come forza politica nazionale indipendente. La liberazione dell’Ucraina occidentale dall’oppressione polacca non fu una loro conquista, ma del governo sovietico. La lotta contro di esso dei nazionalisti ucraini portò direttamente all’alleanza con gli occupanti nazisti. Ma non appena l’idea di statualità ucraina si unì all’orientamento verso l’occidente e all’allontanamento dalla Russia, quella sorta di statualità si rivelava una finzione e l’unità traballante generò disordini. La ragione di ciò è che l’Ucraina aveva poca esperienza come Stato indipendente. Al giorno d’oggi, non può semplicemente esistere al di fuori della zona di influenza di Stati più potenti. Nel frattempo, con l’alleanza anti-russa con i nemici assoluti dell’Ucraina, che possono nascondere le loro vere intenzioni ostili solo per un breve periodo, il popolo ucraino non ha alcuna possibilità di una vera indipendenza. “Il movimento nazionale” in Ucraina è su un sentiero che non conduce a nessuna liberazione, ma in direzione opposta, su una via antinazionale. Ciò è compreso da milioni di ucraini, molti dei quali sono in armi contro il neobandersimo. La loro lotta è un vero e proprio movimento nazionale di resistenza perché hanno detto un deciso “no” all’intenzione di rompere i legami secolari con la Russia, con il popolo russo. In risposta sono stati bombardati con aerei e artiglieria, nei quartieri residenziali. I banderisti agiscono allo stesso modo del periodo 1930-1950 contro gli ucraini consapevoli della natura distruttiva del loro “nazionalismo”. Coloro che sono mossi da una idea veramente nazionale e veramente attenta al popolo, non possono far ciò ai loro compatrioti.

Le cause immediate del colpo di Stato in Ucraina
Lo spartiacque che divide la storia contemporanea dell’Ucraina si ebbe con la decisione del Presidente Janukovich lo scorso autunno, di rinunciare all’associazione all’Unione europea e puntare all’unione doganale con la Russia e altri Paesi. La decisione era abbastanza giustificata dal punto di vista economico. I negoziatori russi con la parte ucraina sostennero per molti mesi, senza riuscire a convincerla, che l’unità con l’occidente portava alla rovina totale dell’economia ucraina, ancora strettamente legata all’economia russa. Tuttavia, i circoli dominanti a Kiev vollero aggregarsi al corso ideologico puramente filo-occidentale. Fu solo all’ultimo momento, quando la decisione finale doveva essere presa, che la dirigenza ucraina riconobbe le realtà economica annunciando l’intenzione di aderire all’Unione doganale. Da quel momento l’opinione pubblica, grazie agli sforzi di numerose “organizzazioni sociali” e dei media creati dall’occidente e sotto suo controllo, fu portata su una direzione pro-europea. Le persone non ebbero informazioni affidabili sulle inevitabili dure conseguenze di un’adesione di seconda classe all’Unione europea. Ma il sogno della “riunificazione con l’Europa” era stata ficcata nelle teste di intellettuali e gente comune che, con passione e affetto, speravano che l’appartenenza all’UE avrebbe automaticamente dato agli ucraini un livello di benessere europeo. La decisione di aderire all’Unione doganale con la Russia, disprezzata dagli “zapadenskoi”, l’intellighenzia filo-occidentale ucraina, fu percepita da molti in Ucraina come fine dei loro fragili sogni. L’irritazione si riversò per le strade della capitale, cedendo a lungo all’influenza dei rumorosi attivisti dell’Ucraina occidentale. Tuttavia, Maidan, divampata a novembre, appassì gradualmente. A gennaio, due o trecento fanatici e vagabondi erano ancora lì, in gruppi sparsi, avendo trovato un modo di esprimersi e avere un piatto di lenticchie nel centro della capitale. Nel frattempo, una riduzione della passione dell’opposizione non era chiaramente nei piani di coloro che, effettivamente, gestivano gli sviluppi in Ucraina. Politici e agenti dei servizi d’intelligence occidentali gettarono una quantità considerevole di combustibile nel fuoco in dissolvenza del malcontento pubblico, creando una miscela incendiaria di radicalismo sapientemente diretto contro la Russia. Ma sarebbe sbagliato vedere la situazione dalla visuale ristretta risultante solo dalle macchinazioni dei politici occidentali e delle agenzie d’intelligence. Janukovich e il suo team hanno una parte considerevole di colpa per l’incendio. Dopo essere salita al potere, la “squadra”, ovvero la famiglia dell’ex-presidente, cominciò aggressivamente a convertire il potere politico in denaro. L’avidità dei “donetskisti”, come erano soprannominati da molti, non aveva limiti. Un enorme numero di piccole e grandi imprese fu tartassato. Le acquisizioni commerciali divennero un luogo comune. Così il malcontento popolare per la situazione economica in costante peggioramento si fuse con il risentimento tagliente della parte di popolazione molto attiva, le piccole e medie imprese, in connessione con la “grabilovka” (saccheggio) di amici e parenti di Janukovich. Nel frattempo, Janukovich, per scopi tattici diligentemente si presentava come sostenitore del riavvicinamento alla Russia, anche se il suo vero atteggiamento era apertamente filo-occidentale. Nell’opinione pubblica Janukovich fu quindi associato alla Russia. Quindi i toni antirussi di Majdan. Ma abbiamo il diritto morale di condannare il popolo ucraino se in maggioranza è privo della consapevolezza della necessità di rilanciare l’unione fraterna con la Russia? Potremmo avere tale diritto se la Federazione Russa fosse un esempio di Stato sociale, se avesse sradicato oligarchia, corruzione totale e i principi da gangster del capitalismo. Così il popolo ucraino avrebbe resistito senza esitazione sotto le stesse bandiere della Russia, le bandiere che avevano portato alla salvezza, in passato. La miscela esplosiva, che ha portato all’esplosione sociale in Ucraina, include alcuni elementi fondamentali: le legittime rimostranze della maggior parte delle persone per il costante deterioramento delle condizioni finanziarie; risentimento di piccole e medie imprese sulle incursioni della squadra di Janukovich; il desiderio degli “zapadenskoe”, intellettuali ucraino-occidentali, d’inasprire l’opinione pubblica ancora più e gli intrighi dei politici filo-statunitensi e dei servizi segreti che miravano ad approfondire la frattura tra Ucraina e Russia. Nel frattempo, il gruppo dirigente della Russia ha visto e vede ancora l’Ucraina principalmente come territorio su cui far passare i gasdotti. Pertanto, la politica delle autorità della FR si era concentrata quasi esclusivamente nel garantire un flusso regolare di gas all’Europa. I sentimenti pubblici in Ucraina non erano che mero oggetto di interesse e influenza delle “elite” russe, ma furono completamente ignorati come fattore irrilevante sullo sfondo degli intrighi sul gasdotto delle autorità dei due Paesi, per le quali le popolazioni delle repubbliche sorelle hanno successivamente pagato un prezzo pesante.

Il colpo di Stato e le sue conseguenze
I tentativi della dirigenza ucraina di ristabilire l’ordine per le strade della capitale, anche attraverso i negoziati, incontrarono forte resistenza dai combattenti ben addestrati reclutati nelle regioni occidentali. A metà febbraio, la tecnica delle rivoluzioni pseudo-popolari statunitense venne utilizzata a Kiev, con la presa del potere di bande di strada con massiccio supporto estero, testata nei colpi di Stato in Jugoslavia, Georgia, Ucraina (2004) e Libia, così come nella “primavera araba” in numerosi Paesi in Medio Oriente e Nord Africa. Allo stesso tempo, la dirigenza ucraina fu oggetto di pressioni dall’occidente. L’Unione europea minacciava la creazione di una “lista nera” di funzionari, contro cui avrebbe imposto sanzioni. I membri del clan Janukovich pensavano ai conti nelle banche occidentali ed offshore. Ciò rese la dirigenza ucraina particolarmente vulnerabile al ricatto occidentale. La debolezza del capo di Stato provocò la paralisi delle forze dell’ordine e il tradimento della classe politica, che non riusciva ad adempiere ai suoi obblighi costituzionali. Nel frattempo, i rappresentanti dell’opposizione, che si suppone lottassero per la democrazia contro un regime autoritario e per un futuro luminoso per l’Ucraina sotto gli auspici dell’Unione Europea, mostrarono infatti le abitudini dei loro predecessori banderisti fascisti. Manifestanti “pacifici” occuparono edifici governativi e attaccarono le forze di polizia con bottiglie molotov. Il Presidente Janukovich respinse l’azione decisiva e consegnava il potere, passo dopo passo, ai neo-nazisti. Il processo culminò nel colpo di Stato. Scontri con armi da fuoco si ebbero per le strade di Kiev il 18 febbraio. In tre giorni il numero di morti raggiunse le 100 vittime e oltre 600 furono ricoverati in ospedale. Il 23 febbraio, Janukovich fuggì da Kiev. Gli eredi dello scagnozzo nazista Bandera presero il potere e subito lanciarono la repressione contro gli avversari politici e la popolazione russofona. I deputati intimiditi della Verkhovna Rada decidevano l’abrogazione della legge che consente l’uso del russo come seconda lingua di Stato in numerose regioni dell’Ucraina. I pogrom furono avviati contro la sede del Partito Comunista di Ucraina, e il Partito comunista fu vietato in alcune regioni. I parlamentari del Partito comunista e del Partito delle Regioni furono aggrediti assieme ai poliziotti rimasti fedeli al giuramento. I banderisti attaccavano la memoria storica distruggendo i monumenti a Lenin e ai soldati sovietici caduti per la liberazione dell’Ucraina dall’occupazione nazista. Con l’abbattimento dei monumenti a Lenin, i rivoltosi distruggono non solo il patrimonio storico, ma anche i simboli della sovranità ucraina, perché il decreto sulla costituzione della Repubblica ucraina fu firmato da Lenin. L’orgia di distruzione ha portato alla nascita del movimento di resistenza nel sud-est del Paese e, in ultima analisi, alla guerra civile.

10372629La natura di classe del conflitto in Ucraina
La natura intrinseca degli eventi in Ucraina è difficile da capire senza l’analisi dell’allineamento delle forze di classe. Si deve innanzi tutto rilevare che, a seguito della selvaggia privatizzazione distruttiva dell’economia dell’Ucraina, nel 1990 – 2000, e gli interessi degli oligarchi e la deindustrializzazione nell’interesse dei concorrenti occidentali, il proletariato industriale è diminuito drasticamente. Di conseguenza, il livello della sua organizzazione s’è ridotto. Con la distruzione di fattorie collettive e statali il proletariato rurale è stato praticamente debellato. Ciò ha cambiato l’equilibrio delle forze di classe. Tuttavia, le autorità filo-occidentali ucraine non sono riuscite a distruggere completamente la classe operaia, in particolare nelle regioni del sud-est più industrializzate. Non è dunque un caso che la junta banderista sia stata rifiutata nettamente in queste regioni. I proletari industriali di Novorossija sono ben consapevoli del fatto che il taglio dei legami storici con la Russia, a cui sono orientati i prodotti delle loro imprese, inevitabilmente comporta disoccupazione di massa e povertà. Non solo i sentimenti nazionali, ma anche la coscienza di classe di milioni di persone della Novorossija, anche se non espresso in modo rilevante, sono alla base della resistenza all’usurpazione del potere oligarchico. Una caratteristica importante delle azioni rivoluzionarie popolari nel sud-est dell’Ucraina, e in precedenza in Crimea, è che sono dirette contro gli usurpatori neo-fascisti del potere a Kiev, strettamente legati al capitale transnazionale globale, e contro il clan oligarchico di “Donetsk”, che ha imposto la dittatura politica ed economica in queste regioni. Per inciso, la “prima” Majdan (novembre-dicembre 2013) fu in questo senso non tanto contro la Russia ma antioligarchica. Tuttavia, mentre la protesta delle masse non aveva carattere di classe, fu utilizzata nella battaglia dei due clan della borghesia. Tale scontro è stato vinto dal gruppo che aveva riunito le forze filo-occidentali della destra nazionalista ed estrema, sfruttando il malcontento del popolo per il colpo di Stato.
Di solito il grande capitale controlla i Paesi tramite i suoi garzoni, funzionari statali. In Russia nel 1990 gli oligarchi inizialmente dominavano i burocrati. Poi i funzionari governativi ebbero la primazia, ma in seguito la grande burocrazia e l’oligarchia si fusero. In Ucraina anche ci fu la lotta tra due gruppi di classe correlati, burocrazia statale ed oligarchia. E lì, come in Russia, emerse una simbiosi tra questi due gruppi di classi. Ma dopo la rivoluzione del febbraio 2014, gli oligarchi sottomisero i burocrati. Di fronte alla resistenza delle popolazioni di Crimea, Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Dnepropetrovsk e altre città, l’élite al potere a Kiev adotta la dittatura del grande capitale. Gli oligarchi, in precedenza nascostisi all’ombra dei politici della “patria”, di “udar” e delle “regioni” furono nominati governatori in diverse regioni. Poi la malvagia dittatura diretta dell’oligarchia, non più ammantata da un qualche ninnolo “democratico”, regna sovrana in Ucraina. I miliardari Poroshenko, Kolomojskij e simili non hanno solo occupato immediatamente il governo, ma anche creato i loro eserciti privati e forze di polizia segreta impegnate in rapimenti e torture. L’Ucraina diveniva la repubblica delle banane “in guerra intestina”, senza legge e con la completa arbitrarietà di un “presidente” politicamente temporaneo che fa affidamento sugli “squadroni della morte”, così come sul sostegno politico e militare degli Stati Uniti. I popoli dell’America Latina perdono l’etichetta di repubblica delle banane grazie a una lotta continua. Purtroppo, questo tipo di “governo” arriva in Ucraina. Il carattere di classe del nuovo governo in Ucraina è attestato in particolare da I. Kolomojskij, che finanzia, secondo la stampa, il partito pro-fascista antisemita “Svoboda”. Ciò conferma la disponibilità dell’oligarchia globale, come è successo molte volte nella storia europea, a far valere i nazisti più irriducibili nel sopprimere il desiderio del popolo di giustizia sociale. Un ruolo molto attivo fu svolto a Majdan dalla piccola borghesia, particolarmente colpita dagli eccessi del clan Janukovich e dagli elementi lumpen apparsi in grandi quantità in Ucraina a causa dell’impoverimento causato dalle politiche economiche del regime borghese. Ricordiamo che, storicamente, la piccola borghesia e il “lumpen-proletariato” rappresentano la parte più mobile della società. La storia dimostra che, in determinate circostanze, come quelle attuali in Ucraina, la piccola borghesia e gli elementi lumpen possono diventare la chiave del supporto di massa del fascismo. Così fu in Germania negli anni ’30, e così potrebbe accadere in Ucraina oggi. Gli elementi lumpen costituiscono la base dei vari eserciti privati banderisti degli oligarchi.

L’attacco contro i comunisti come segnale della rinascita del nazismo
Il contenuto di classe del governo attuale è confermata dal fatto che il Partito Comunista di Ucraina è stato scelto come primo obiettivo da perseguitare. I comunisti sono stati accusati di partecipare alle proteste nelle regioni sud-orientali. È stato inoltre affermato che la leadership del Partito Comunista era impegnata a screditare l’Ucraina nel Paese e all’estero attraverso i media russi. Su tale base è stato chiesto il bando del Partito comunista quale presunta minaccia alla sicurezza nazionale. Era particolarmente evidente che le accuse di violare la Costituzione provenissero da coloro che avevano preso il potere con il colpo di Stato. Per lo stesso motivo, il governo accusa il Partito Comunista di violazione della normativa vigente, adottando misure illegittime. Non vi è alcun motivo di vietare uno dei più antichi partiti politici in Ucraina. Il programma del Partito comunista non contiene disposizioni volte a violare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese. Il Partito Comunista non è coinvolto in alcun tentativo di prendere il potere. Nessuno ha fornito dati su finanziamenti da Paesi stranieri. Il PCU è un partito parlamentare votato da circa tre milioni di elettori. Rappresentanti del partito facevano parte del governo. I suoi membri lavorano nelle associazioni parlamentari internazionali. Quindi, chi tenta di rappresentare il partito comunista come un’organizzazione estremista difficilmente sarà capito dalla comunità mondiale. In realtà, lo scopo degli sforzi per bandire il partito comunista è garantire la soppressione del dissenso in Ucraina, di cui il PCU è l’unica forza politica che ha apertamente dichiarato l’opposizione alla politica di rigida unità del gruppo dirigente attuale. I preparativi per eliminare il Partito Comunista non sono altro che un tentativo di privare i cittadini ucraini del diritto costituzionale della libertà di parola, dimostrazione e riunione. Dietro tali mosse c’è l’intenzione di mettere a tacere tutte le forze politiche e sociali in disaccordo con il corso politico del gruppo dirigente, complicando notevolmente la possibilità di un dialogo ucraino, l’unico modo per uscire dalla crisi e ristabilire pace e armonia. Il divieto di una delle più antiche e influenti organizzazioni politiche in Ucraina può segnare solo un passo verso il rafforzamento del totalitarismo. Il divieto di un partito comunista nella storia d’Europa, ha sempre testimoniato l’avvento del fascismo.

Politica occidentale
Non c’è dubbio che la crisi che ha causato la guerra civile in Ucraina sia stata in gran parte provocata dagli Stati Uniti e dai loro alleati. La politica occidentale nei confronti dell’Ucraina ha avuto il carattere di palese interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, con l’allora “Maidan-1″ (2004). Tale politica è cambiata, non molto, verso solo una maggiore arroganza. Pochi mesi fa, l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti Victoria Nuland disse, in un impeto di sincerità o piuttosto desiderosa di mostrare il vero punto di forza dell’influenza degli Stati Uniti, che avevano speso non meno di cinque miliardi di dollari per avere il sostegno interno alle mosse politiche degli USA in Ucraina. Quelle enormi (in qualsiasi misura) somme di denaro costituirono un potente sistema di “organizzazioni sociali” e media “indipendenti”. Secondo alcune stime, il sistema creato dalle autorità statunitensi per manipolare l’opinione pubblica coinvolge circa 150mila persone che, in un modo o nell’altro, ricevono sovvenzioni e indennità occidentali. Non c’è dubbio che la politica aggressiva delle autorità banderiste non solo goda del pieno sostegno degli Stati Uniti. La giunta attuale è uno strumento diretto degli USA, che cerca di spezzare i secolari legami tra i nostri popoli e trascinare l’Ucraina nella loro orbita politico-militare. L’obiettivo principale dei burattinai stranieri non può rendere l’Ucraina democratica e prospera, ma solo derubarle delle risorse naturali: carbone, ferro, gas di scisto scoperto di recente, così come avere il controllo dei suoi mercati. La rivoluzione in Ucraina era vitale per gli Stati Uniti, il cui debito colossale di 17000 miliardi di dollari soffoca i loro leader, rendendo sempre più difficile la ricerca di una via d’uscita dalla situazione economica disastrosa. La leadership degli Stati Uniti vede una via d’uscita con la conquista dei mercati europei o alimentando una guerra, per cui il conflitto in Ucraina può servire da fusibile. E’ chiaro che tale tipo di politica comporterà l’eventuale collasso dell’economia ucraina. Ha già causato quasi un milione di profughi. L’Ucraina cesserà di essere uno Stato amico della Russia e sarà assorbita dalla NATO, portandone le installazioni della difesa missilistica e delle armi di prima colpo assai vicino ai confini della Russia. L’ipocrisia dell’occidente è chiara quando, da un lato con la forza stacca le province serbe del Kosovo e Metohija con l’aggressione diretta e la pulizia etnica dalla Serbia. Dall’altra è cinica non riconoscendo l’espressione della volontà dei cittadini di Crimea e Novorossija di riunirsi alla Russia. Infatti, l’occidente ha ostinatamente ignorato gli misura crimini di guerra commessi dalle bande della junta di Kiev che hanno distrutto città e paesi con l’artiglieria. Secondo le Nazioni Unite, hanno ucciso oltre 2200 civili in Novorossija. In realtà, il numero delle vittime è molto più alto. Ma gli “umanisti” occidentali e i media che controllano cercano ostinatamente di nascondere il disastro umanitario nelle zone una volta prospere. E’ significativo che l’esplosione d’indignazione in occidente per l’incidente del “Boeing” malese con centinaia di passeggeri a bordo, si sia spento rapidamente quando è apparsa la notizia che l’aereo era stato evidentemente abbattuto dalle difese aeree dell’Ucraina. L’inchiesta dell’incidente è stata chiusa con il pretesto del pericolo per la vita degli esperti. Tutto è stato fatto in modo da lasciare indenni i veri colpevoli, che potrebbero trovarsi a Washington e Kiev. La politica estera statunitense è ancora dominata dai cosiddetti neo-conservatori che pur ignorando completamente le nuove realtà del mondo, cercano il dominio globale degli Stati Uniti. Non sono stati fermati dai gravi fallimenti della politica estera statunitense in Iraq e Afghanistan, o in Siria. Nel frattempo, sarebbe sbagliato non notare alcune differenze evidenti nel campo occidentale sulla “questione ucraina”. L’Europa, già nella morsa di una crisi politica ed economica sempre più profonda, assume una posizione assai meno attiva sull’Ucraina rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, i politici e uomini d’affari occidentali si oppongono alle sanzioni contro la Russia, sapendo che è un’arma a doppio taglio e che le sanzioni economiche, in particolare, potrebbero avere un impatto assai negativo sull’Europa, che già soffre seriamente. Ci sono persone in Europa che capiscono anche che gli statunitensi non sono contrari a spingere i loro partner e rivali europei in un’altra crisi, come è avvenuto nei Balcani negli anni ’90, indebolendo l’Unione europea e preservando la dipendenza dell’UE dagli USA. Quindi, una politica più realistica dell’Unione europea verso l’Ucraina. D’altra parte, non dobbiamo illuderci e pensare che il conflitto di interessi tra Stati Uniti ed Unione europea si traduca nell’indebolimento delle politiche antirusse occidentali. In definitiva, gli oligarchi mondiali fanno sì che i politici europei rispettino le ambizioni più aggressive degli USA.

Il PCFR e la politica russa
Il colpo di Stato in Ucraina e le successive operazioni contro la popolazione di Novorossija sono gravi segnali per i responsabili della politica estera della Russia, per il nostro governo. Il PCFR a lungo ha sottolineando che le relazioni prioritarie con l’occidente erano a scapito dello sviluppo delle relazioni con i popoli fratelli dell’URSS, contraddicendo gli interessi a lungo termine della Russia. Le politiche della Federazione russa verso l’Ucraina da molti anni erano volte unicamente ad assicurare il transito di gas verso l’Europa. Il Partito Comunista ha ripetutamente messo in guardia il governo sui pericoli di emarginare dalle nostre preoccupazioni in politica estera l’Ucraina e sulla nomina di Zurabov, già ministro fallimentare, ad ambasciatore della Russia. Gli sviluppi in Crimea e Novorossija sono un esempio concreto di come il corso liberale sia disastroso per la Russia. Con il settore pubblico ridotto al 10 per cento, sulla scia della totale privatizzazione, il nostro Paese trova estremamente difficile contrastare le sfide del momento. Il suo potenziale economico, per esempio, è appena sufficiente ad integrare la Crimea. La posizione dominante del capitale privato nel settore finanziario lascia il Paese senza i dovuti fondi quando è necessario mobilitare le risorse. Deve prendere i soldi dai fondi pensione privati e con grandi sforzi formare il pugno armato richiesto nelle attuali circostanze, perché l’esercito è stato quasi paralizzato dai liberali. Quando si sente parlare dei problemi sorti con i traghettamenti per la Crimea nella stagione estiva 2014, è triste ricordare per esempio le potenti unità di costruzione sovietica dell’esercito, quasi completamente cancellate “come inutili” dai liberali al governo. Ma noi comunisti, per anni non solo abbiamo avvertito sui costi che la frattura liberale di tutto ciò comporterebbe, ma abbiamo anche avanzato un programma concreto e multilaterale di misure urgenti per rafforzare la potenza dello Stato. L’indifferenza delle autorità e persino l’ostilità verso le nostre proposte, in gran parte hanno predeterminato i problemi di oggi. Recentemente, la dirigenza federale russa ha preso una posizione molto più coerente sugli interessi nazionali strategici del Paese. Fondando una posizione molto più solida in relazione agli eventi in Siria, dove la Russia non lascia che i Paesi della NATO intervengano e rovescino il governo amico di Bashar al-Assad. Il passo successivo fu l’azione decisiva di Mosca sulla questione della reintegrazione della Crimea in Russia. Il Partito Comunista ha sostenuto tutte queste azioni. Noi crediamo che la netta ripulsa delle sanzioni economiche occidentali sia un segnale importante che la leadership russa continua a seguire il corso del realismo, tutelando gli interessi nazionali del Paese. Naturalmente, sappiamo del contrasto dei liberali che controllano il blocco economico nel governo. Ma le minacce dall’occidente sono così forti ed evidenti che gli alti dirigenti del Paese devono semplicemente seguire il corso che il Partito Comunista ha fortemente suggerito per anni. Ad esempio, le autorità hanno finalmente capito quanto sia pericolosa la situazione in cui il 60% del mercato alimentare russo sia occupato da prodotti importati. E hanno cominciato a dire che la sospensione delle forniture agricole dall’Unione europea potrà beneficiare i produttori nazionali, in quanto solo loro possono alimentare il Paese sotto sanzioni estere.
Partiamo dal fatto che gli sviluppi in Ucraina rappresentano una minaccia oggettiva per la sicurezza della Federazione Russa. Non si può assistere passivamente al modo in cui il regime neo-nazista russofobo ed antisemita si forma con l’appoggio degli occidentale ai nostri confini. Anche negli Stati Uniti, analisti avvertiti come Steve Cohen e Katrina Vanden Heuvel, ben noti nel nostro Paese, mettono in guardia dalle pagine della famosa rivista statunitense “The Nation” che cose impensabili possono accadere rapidamente in Ucraina: non solo una nuova “guerra fredda”, già iniziata, ma una vera e propria guerra tra la NATO guidata dagli Stati Uniti e la Russia”. Ciò che è necessario è una drastica revisione della politica ucraina della Russia, necessitando un carattere molto più complesso delle nostre relazioni con il popolo fratello, in modo da rafforzare la cooperazione nei campi dell’economia, scienza, cultura e istruzione. La situazione richiede un forte supporto da forze politiche e associazioni non governative che sostengono la storica amicizia tra i nostri popoli. Dobbiamo dare il via libera a tutti gli sforzi per sostenere i nostri compatrioti in Ucraina. I comunisti fin dall’inizio hanno aiutato e continuano ad aiutare la Novorossija nella sua lotta. Fino ad oggi, abbiamo inviato più di 1200 tonnellate di beni umanitari. Ed è solo l’inizio. Il Partito Comunista della Federazione Russa è attivamente coinvolto nel lavoro politico e diplomatico. Facciamo del nostro meglio per attirare l’attenzione dei governi europei sulla minaccia di una nuova guerra mondiale. Ho avvertito della minaccia, in particolare, con una lettera ai leader di Francia, Germania e Italia, le nazioni più colpite dagli orrori del fascismo e della seconda guerra mondiale. Il PCFR sostiene attivamente l’idea di organizzare una riunione dei capi di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina a Minsk. Questo passaggio è molto importante alla vigilia del 70° anniversario della Grande Vittoria che apparentemente aveva sepolto per sempre il fascismo.
Il Partito Comunista della Federazione Russa esprime solidarietà a tutti i partecipanti della resistenza popolare: russi, ucraini e persone di tutte le nazionalità che coraggiosamente e vigorosamente si oppongono ai neo-nazisti banderisti. Esprimiamo solidarietà ai comunisti ucraini sottoposti alle violenze degli estremisti. Una delle caratteristiche più importanti dei cittadini ucraini è la loro riluttanza a sostenere gli usurpatori dell’autorità, la loro costante attenzione alle proteste interne, la volontà di abbattere i dirigenti che hanno perso fiducia. Queste caratteristiche del popolo ucraino hanno reso molto più facile ai burattinai organizzare “Majdan” e “rivoluzioni arancioni”, cioè azioni di protesta fittizie che perseguono altri obiettivi rispetto a quelli degli slogan e dichiarati alle riunioni. Ma queste caratteristiche degli ucraini suggeriscono anche che l’attuale regime a Kiev non avrà lunga vita e che la fiera resistenza nel Donbas e a Lugansk si diffonderà in Ucraina rovinandolo. Ma c’è anche il pericolo che, a seguito delle “elezioni politiche” di ottobre, l’attuale “élite” ucraina passi ai nazisti russofobi. Per poi istituire un nazionalismo banderista in Ucraina come ideologia dominante. E la società ucraina, alla fine divisa in campi inconciliabili, sprofonderà in un conflitto civile ancora più violento di quello attuale. Un cambiamento completo del sistema socio-economico in Ucraina e il ritorno ai principi dello Stato sociale, con cui l’Ucraina raggiunse la prosperità in epoca sovietica, possono essere l’unica salvezza, presentando un’alternativa alla situazione attuale. Siamo convinti che le forze sane della società ucraina prevarranno e scacceranno i banderisti nella grotta da cui sono strisciati fuori.

gal_8062Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sul cessate il fuoco in Ucraina

Vineyard Saker 6 settembre 2014

10346054Vi sono così tante voci e opinioni sull’ultimo cessate il fuoco concordato tra i leader novorussi e i rappresentanti della junta che ho deciso di presentare una piccola indagine in formato domanda e risposta. Vorrei scrivere una vera e propria analisi, la prossima settimana. Sfrutterò questa opportunità per spiegarvi quale sia la mia posizione personale. Quindi ecco:

D: è favorevole o contrario all’ultimo piano di pace?
R: Per nulla. In primo luogo, non ho ancora visto i 14 punti concordati e, cosa più importante, non credo che questo piano terrà.

D: Perché no?
R: Perché contrario ai seguenti gruppi: Stati Uniti, NATO, nazisti, la maggior parte dei comandanti novorussi e un ampio segmento dei nazionalisti russi. Inoltre, Poroshenko è così debole che probabilmente non può imporre la sua volontà agli altri. Infine, gli ucraini e i loro sostenitori occidentali hanno rinnegato ogni accordo firmato.

D: Quindi pensi che questo accordo sia irrilevante?
R: Per nulla. Per prima cosa, con perfetto tempismo favorisce la banda antirussa al vertice della NATO che, dopo tutto, non ha prodotto che aria fritta e vuote minacce.

D: Stai dicendo che è una vittoria della Russia?
R: Difficilmente, ma è stato un modo efficace per disinnescare temporaneamente una situazione potenzialmente pericolosa. Inoltre, il fatto stesso che UE, NATO e Stati Uniti non fossero presenti a Minsk è un potente simbolo del fatto che la “nazione indispensabile” e i suoi strumenti di dominio coloniale non sono indispensabili, dopo tutto.

D: Ma questo cessate il fuoco non permette alla Forza di Repressione della Giunta (JRF) di riorganizzarsi?
R: Sì, ma non è così rilevante per via della profondità strategica; la junta può riorganizzarsi e raggrupparsi comunque. La maggior parte delle unità della JRF al fronte è così malconcia che “raggruppare” non aiuterà molto. Nella migliore delle ipotesi (“migliore” per le JRF ovviamente), questo cessate il fuoco si trasformerà in una ritirata più o meno organizzata, seguita da una pausa tanto necessaria. Ma la cosa fondamentale da ricordare sempre è questa: le guerre si vincono con forza di volontà, forza morale e spirito combattivo. A differenza dei russi, gli ucraini hanno uno spirito combattivo completamente spezzato dalle FAN. Si guardi l’immagine che circola su RuNet, postata qui. C’è un soldato russo ferito nella guerra contro la Georgia e un soldato ucraino catturato in Novorussia (reso celebre dai suoi video militaristi e neo-nazisti pubblicati sui social media ucraini). Questa immagina mostra qualcosa di fondamentale: basta confrontare l’espressione determinata e imbattuta del soldato russo gravemente ferito con l’espressione totalmente distrutta e terrorizzata del “paracadutista” ucraino. La differenza qui non è “russo” contro “ucraino” in senso etnico (non c’è nulla come “etnia russa” o “etnia ucraino”, sono tutti etnicamente frammisti), ma la differenza di spirito combattivo del soldato russo e di quello ucraino. E nessun aiuto USA/NATO può cambiarlo: a differenza degli ucraini, i russi sanno per cosa lottano e sono determinati.

_D: Su Marjupol?
R: E allora? La città è ancora circondata e le Forze Armate della Novorussia (NAF) non si ritireranno. Tale cessate il fuoco non fa che “congelare” la situazione intorno alla città. Se non altro, gli ucraini ne approfitteranno per tagliere la corda.

D: Le FAN beneficeranno del cessate il fuoco?
R: Sì. Ci sono diverse “sacche” nella retroguardia che infastidisco le retrovie, e si spera siano eliminate con un mutuo accordo con cui le unità JRF se ne vanno lasciando le armi. Altrimenti si ricordi che le FAN controllano il confine russo-novorusso e che il “Voentorg” (l’invio coperto di armi e specialisti) continuerà senza sosta.

D: Stai dicendo che tutto va bene e dovremmo gioirne?
R: Per niente. In primo luogo ci sono chiari segni di lotte intestine in Novorussia. Non solo Strelkov era apparentemente ricattato ma ci sono state voci di un tentativo di colpo di Stato da parte di Antjufeev, ieri. I novorussi negano, altri dicono che il colpo di stato è fallito, ma non c’è dubbio che ci siano tensioni in Novorussia e che, mentre alcuni sostengono la strategia attuale dei negoziati (riferendosi a loro come “clan Zakharchenko”) altri si oppongono (il “clan Mozgovoj”). Allo stesso modo, in Russia vi è chi è a favore di questa strategia (la maggior parte del circolo “prossimo al Cremlino”) e coloro che vi si oppongono (Dugin, Colonel Cassad, al-Murid e molti altri blogger e attivisti in genere para-marxisti).

D: Quindi è d’accordo che sia un male per la Novorussia?
R: No, non l’ho detto. Penso che sia probabilmente una fase temporanea inevitabile e forse indispensabile del conflitto, con non è né un trionfo né un disastro ma conseguenza naturale della situazione sul terreno.

D: Che vuol dire?
R: Contrariamente alla maggior parte dei commentatori, non credo che le FAN siano state “fermate a tradimento in ciò che avrebbe potuto essere la loro marcia trionfale su Kiev”. I successi incredibili nel sud hanno totalmente oscurato la mente di molti sul fatto innegabile che le forze JRF a nord di Lugansk sono ancora grandi e potenti, e controllano il terreno, che gli ucraini hanno compiuto una (piccola e inutile) controffensiva nel regione di Dukuchaevsk e, contrariamente alle prime notizie, l’aeroporto di Donetsk non è ancora sotto il pieno controllo delle FAN. Coloro che avevano immaginato che le FAN sarebbero andate avanti fino a Odessa, Kharkov, Dnepropetrovsk o addirittura Kiev, semplicemente non capiscono la situazione militare. In questo momento, le FAN non possono nemmeno ritornare a Slavjansk, altro che riconquistare tutta la Novorussia.

D: Sull’idea che gli oligarchi russi e ucraini siano la vera forza dietro questo accordo?
R: Quali oligarchi? Akhmetov non solo ha perso il Donetsk per sempre, ma anche l’infrastruttura materiale è in rovina. Kolomojskij ha avuto il suo patrimonio in Crimea nazionalizzato ed ora è bloccato nella lotta contro Akhmetov e Poroshenko. Gli oligarchi russi non hanno nessuna esigenza nel Donbass e sono troppo intelligenti per investire in una regione pericolosa, instabile e in rovina. Almeno nel breve periodo, solo lo Stato russo fornirà aiuti per motivi politici, ma gli oligarchi russi hanno opzioni molto più sicure e redditizie rispetto al Donbas in rovina.

D: Va bene, allora che dire dell’accusa che piuttosto che permettere la creazione di una Novorussia vitale e indipendente, Putin voglia creare un’altra Transnistria?
R: E su cosa si basa tale tesi? Su un piano di 14 punti che nessuno ha visto e che presto sarà violato?

D: No, sul fatto che invece di combattere Poroshenko e i nazisti, i novorussi sono costretti a negoziarci.
R: Oh, andiamo! Quante volte dovrò spiegare che, a differenza degli occidentali, i russi non hanno alcun problema a parlare con i nemici? Studiate la storia delle invasioni tataro-mongole della Russia, quando i principi russi “negoziavano” sempre con i Khan dell’Orda d’Oro, ma senza impedirgli di sollevarsi e combattere regolarmente. I russi sono più asiatici che europei e in Asia parlare con il nemico è normale, parte integrante della guerra. Se in occidente si parla o negozia con il nemico è segno di debolezza, in Asia parlare o negoziare con il nemico non è segno di debolezza.

D: Allora, cosa pensi voglia Putin da questa guerra?
R: Quello che ha sempre detto di volere: un’Ucraina unita, indipendente, neutrale, prospera e amichevole, in altre parole il “cambio di regime” a Kiev.

D: Quindi “vende” la Novorussia per raggiungere questo obiettivo?
R: A differenza di molti generali da poltrona dal chiaro di Luna da telepati e profeti, non riesco a leggere la mente di Putin o a predire il futuro. Ciò che posso dire è che finora non vedo alcun segno che Putin tradisca o “svenda” nessuno. In realtà, ci vuole un sorprendente grado di cecità o disonestà intellettuale nel non notare che la prima ed immediata conseguenza di ciò che molti ritengono un cambio ordinato dal Cremlino della leadership novorussa, sia stata l’enorme offensiva riuscita che ha schiacciato le JRF. Se Putin volesse “vendere” la Novorussia ai nazisti, avrebbe potuto facilmente farlo prima che la contro-offensiva venisse lanciata.

D: Quindi bisogna avere fiducia in Putin?
A: No, ma devo ammettere che ciò che ho visto fare a quest’uomo per la Russia e il mondo mi riempie di ammirazione sincera, spesso confinante con il timore reverenziale, e non vedo alcun segno di un suo cambio di rotta. Ciò che vedo è un leader i cui metodi e strategie sono semplicemente troppo sottili e complessi per essere compresi dalla maggior parte di “Capi di Stato da poltrona”. La stessa folla anti-Putin che ora urla istericamente al tradimento diceva esattamente le stesse cose riguardo la Siria, quando Putin fermò l’attacco degli Stati Uniti. E quando i russi hanno detto ai siriani di sbarazzarsi delle armi chimiche (pericolose e inutili), gli stessi detrattori di Putin gridavano con tutti i polmoni che questa era la prova definitiva della pugnalata alle spalle russa. Ora Assad se non ha vinto la guerra civile, è stato rieletto e l’occidente ora ingoia meditando su come aver aiuto da Assad in Iraq. Così, mentre io non sono “innamorato” di Putin, sono sicuro che i detrattori disprezzano Putin non solo per miopia e inesperienza, ma per una strabiliante disonestà intellettuale. Sono come un disco rotto che ripete costantemente “Putin ha tradito, Putin ha tradito, Putin ha tradito”. In Russia questo tipo di nazionalisti fanatici sono chiamati “patrioti del dolore”. Sono il tipo che non farà mai qualcosa di utile, sono i più rumorosi su ciò che dovrebbe essere fatto. Voglio chiarire che non mi riferisco a Strelkov, Mozgovoj o qualsiasi altro patriota autentico, che non sono d’accordo con Putin. Mi riferisco agli anti-Putin fini a se stessi a cui fondamentalmente non frega niente purché colpiscano l’uomo.

D: Ancora, la Novorussia vuole l’indipendenza, mentre Putin vuole un’Ucraina unita. Non ci vedi una contraddizione?
R: Certo, e quindi? Ciò non significa che un lato è “cattivo” e l’altro è “buono”, dimostra solo la verità degli Stati Uniti nel dire che “dove mi siedo è laddove mi trovo”. La vera domanda è come sarà risolta tale contraddizione. Finora non so e mi riservo il giudizio proprio perché, a differenza delle “furie professionali e a tempo pieno anti-Putin” mi piace basare le mie opinioni sulla realtà, non su telepatia o visioni profetiche.

D: Hai sempre parlato di “detrattori di Putin”, è offensivo per molti!
R: Indovinate un po? Non sono educato, sono diretto nel dire come la vedo e se ciò offende qualcuno, può abbracciarsi l’orsacchiotto e singhiozzare sul lettuccio. Il mio messaggio è crescete e ricordate che non vi devo niente. Questo è il mio blog e scrivo per gli adulti che apprezzano sincerità e onestà, e non affermazioni zuccherose.

vladimir-putin-755x490D: Su Poroshenko, non ha avuto un grande pausa, se non la vittoria?
R: Ieri guardavo l’ultima puntata dell’inestimabile show propagandistico ucraino “Shuster Live” e vedevo un funerale. Il padrone di casa e gli ospiti erano cupi, tristi e depressi. Anche se non volevano ammettere la grandezza della botta che il loro “esercito ucraino invincibile” aveva preso, era maledettamente chiaro che la festa non era più all’ordine del giorno. Un funzionario ucraino ha anche detto “quando si parla di 30-40000 uomini armati si ‘deve’ parlare di “terroristi”, divertente davvero. Quindi no, Poroshenko è lungi dall’avere “vinto” qualcosa, invece è in serie difficoltà. Per cominciare, il suo primo ministro Jatsenjuk è assolutamente indignato per l’accordo e non ci spera. Idem per la Timoshenko. Non voglio nemmeno passare ai freaks nazisti. Il fatto è che la protezione di Poroshenko sarà ormai una delle maggiori preoccupazioni per la stazione CIA di Kiev: il ragazzo è in serie difficoltà e l’unica speranza è che alle prossime elezioni vada meno peggio degli altri. Ciò presume che tali elezioni si svolgano e che Jarosh e Tjagnibok non si limitino a prendere il potere e giustiziare Poroshenko per “alto tradimento o in quanto agente dell’FSB” (che non è, ma chissenefrega?!). Il regime è tanto sulla difesa che, anche se tutti sanno che il piano è davvero il piano di Putin, la junta s’è impegnata in uno sforzo di PR massicce per convincere il pubblico che è davvero il piano di Poroshenko. I russi, in genere, sorridono e sono contenti di dargli credito (ricordate, siamo in Asia, si applicano regole diverse).

D: Quindi cosa succederà dopo?
R: Come ho detto, non sono un profeta. Ma ciò che so è questo: Putin ha chiaramente il pieno controllo di Russia e Novorussia, ciò che dice accade, può farlo. Poroshenko non ha alcun controllo, nemmeno sulla “sua” coalizione di governo. Non vi è alcun reale potere nel Banderastan, nemmeno per la stazione CIA locale. Per tale semplice ragione non vedo come il cessate il fuoco possa continuare. Non vedo cambiamenti nell’equilibrio militare. Le FAN sono molto più capaci delle JRF, il cui unico vantaggio è nella grande profondità strategica del territorio. Le JRF avevano (in passato!) l’enorme vantaggio in materiali ed effettivi, ma anche questo è cambiato. In termini di materiali, la maggior parte di quello migliore è perso o nelle mani delle FAN. Sì, hanno ancora enormi riserve ma di attrezzature vecchie e in pessime condizioni. Sugli effettivi, la junta ha chiaramente sempre più difficoltà a trovare un numero sufficiente di uomini nel compensare le enormi perdite. Basta porsi una domanda fondamentale: se tu fossi ucraino, anche nazionalista, vorresti arruolarti nelle JRF e combattere le FAN. Sì, se la NATO ha promesso 15 milioni di dollari con cui acquistare per gli ucraini forse 10 vecchi e usati T-72 o 3 T-80? È uno scherzo, davvero. Ma anche se gli Stati Uniti inviano 150 milioni di aiuti segreti, non pregiudicherebbero l’equilibrio, non importa dir quanto. Le FAN, che operano bene e probabilmente avranno ancora più uomini e attrezzature moderne con il “Voentorg”, non andranno troppo lontano. Come un comandante delle FAN ha detto, “finora siamo stati i liberatori, ma non vogliamo diventare occupanti”. La regola è semplice: più ad ovest avanzano le FAN, meno sostegno avranno e più si esporranno alla guerriglia insurrezionale locale, una strategia molto più intelligente è tenere duro e guardare gli ucraini spararsi tra loro.

D: Pensi che accadrà?
R: Non importa quanto tutto questo sia ancora vero: l’Ucraina è sempre stato un Paese artificiale, il Banderastan è anche peggio. Non vi è alcun reale potere, e la junta ha solo “un pò” di potere. Il Paese è economicamente morto. La crisi economica è solo al suo primo stadio, e da ora in poi peggiorerà. Socialmente, le persone sono sempre più isteriche, disilluse e tradite, allo stesso tempo hanno sempre meno paura di parlare. I nazisti sono di gran lunga il gruppo più unito e meglio armato del Paese, ad eccezione di un teorico “esercito ucraino” che finora non ha un leader e di conseguenza non è unito (ciò potrebbe cambiare in futuro? Forse). Fondamentalmente, ogni laureato in scienze sociali vi dirà che gli ucraini si scanneranno, e a Dio piacendo, solo con parole e idee, ma la violenza è sempre più probabile. Per le FAN è molto meglio aspettare che Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kharkov o addirittura Odessa diventino città senza legge che nessuno controlla davvero che cercare di prenderle con la forza. Vi è anche la reale possibilità che le FAN siano viste come liberatrici di queste città dal caos a livelli da “Mad Max”.

D: Cosa succede se la NATO invia forze in sostegno della junta?
R: Fantastico! In primo luogo vorrei caldamente consigliare i nostri “partner” anglo-sionisti (come si dice in Russia) di consultarsi prima con i loro colleghi tedeschi, francesi e polacchi per vedere se questi ultimi hanno piacevoli ricordi sull’Ucraina. In secondo luogo, vorrei ricordare ai nostri partner anglo-sionisti che la loro mossa in Iraq e in Afghanistan doveva essere una festa di amore autogratificante. In terzo luogo, vorrei anche suggerirgli che se non gradiscono un Maliqi, potrebbe non piacergli neanche uno Jarosh. Naturalmente, l’invio di una forza simbolica per certe manovre con tutto ciò che resta dei militari ucraini è una buona idea, si chiama “mostrare bandiera”, ma per fare qualcosa di significativo, cercando di utilizzare le forze militari della NATO in Ucraina, sarebbe molto, molto, pericoloso anche se la Russia non facesse nulla per peggiorare le cose.

D: E l’UE?
R: Penso che abbia perso forza di volontà (non che ne abbia mai avuto tanta!). Uno spettacolo ridicolo schiaccia Hollande: si scopre che la sua forte dichiarazione era un'”opinione individuale” senza alcun valore. Ora, naturalmente, l’asilo dell’UE (Polonia, Lituania, ecc) continuerà a essere quello che è, un asilo di cui gli adulti (Germania, Francia, ecc), mostrano esserne stufi. Non mi aspetto che facciano una svolta in una notte, no, ma mi aspetto che smettano di peggiorare le cose. Uno dei possibili segnali potrebbe essere la riduzione del ruolo dell’UE e un aumento del ruolo dell’OSCE.

D: E riguardo lo Zio Sam?
R: E’ totalmente bloccato nel suo ciclo: richieste, minacce, condanna, richieste, minacce, condanna, ecc ecc ecc. Normalmente l'”aggressione” fa parte del mantra, tranne che né Stati Uniti né NATO hanno ciò che serve per attaccare militarmente la Russia. Riguardo lo ‘Stato profondo’ anglo-sionista, continuerà a cercare di sovvertire e paralizzare economicamente la Russia, ma fino a quando Putin è al Cremlino non vedo come tale strategia abbia successo.

D: Sembri ottimista.
R: Se è così, sono solo molto cauto. Non vedo un grande dramma, tanto meno un disastro, in quello che è appena successo, penso che la Russia abbia tutte le carte buone del gioco, e non vedo alcun pericolo per il popolo di Novorussia. Per chi vuole cavalcare un carro armato fino a Majdan posso solo dire che, anche se condivido loro speranze e sogni, la politica è l’arte del possibile e che la politica intelligente è spesso lenta e richiede tempo. Il massimalismo è buono per gli adolescenti, non per i Capi di stato la cui decisione influenza la vita di milioni di persone. Quindi, la mia conclusione temporanea e provvisoria è questa: finora, tutto bene, le cose sono meglio di quel che sembravano essere solo due mesi fa, e non vedo alcuna ragione di aspettarsi un cambiamento importante nel prossimo futuro.

D: Quale consideri essere il maggior pericolo per la Novorussia in questo momento?
R: Le lotte politiche. Non so se sia possibile in questo momento, ma mi piacerebbe vedere la nascita di un leader indiscusso novorusso che avrebbe l’appoggio ufficiale e pieno di Strelkov, Zakharchenko, Borodaj, Mozgovoj, Kononov, Khodakovski, Tsarjov, Bolotov, Gubarjov e tutti gli altri leader politici e militari. Dovrebbe essere un leader davvero novorusso, non solo un “proconsole di Putin”, una persona in grado di negoziare con Putin per gli interessi del popolo della Novorussia. Non intendo suggerire che questi negoziati non possano essere amichevoli, se non altro perché non può essistere una Novorussia contraria alla Russia, ma questo leader deve rappresentare gli interessi del popolo novorusso, e non del popolo russo i cui interessi sono (molto bene) rappresentati da Putin stesso. In questo momento, il motivo principale per cui Putin ha così tanto potere in Novorussia è, in primo luogo, perché non vi è ancora alcuna reale leadership politica. C’è una leadership militare, che probabilmente ha a che fare più o meno con ciò che gli dice l’esercito russo. Lungi dall’essere indebolita dalla nascita di un leader veramente indipendente novorusso, penso che l’alleanza russa-novorussa ne sarebbe notevolmente rafforzata. La Novorussia non deve, e non può, essere microgestita dal Cremlino. In altre parole, quello che spero è un “Nasrallah della Novorussia”, un alleato leale e fedele, ma sovrano e indipendente da Putin (come Nasrallah lo è dall’Ayatollah Ali Khamenei), non un barboncino come Blair o Hollande. La Novorussia ha bisogno di un portavoce e negoziatore che possa davvero avere il mandato per parlare a nome del popolo di Novorussia. Finché ciò non accadrà, sarò sempre preoccupato dal futuro del popolo di Novorussia.

14091326999741Questo è tutto per ora. Spero che con questa serie di domande-risposte in proprio risponda a molte, se non alla maggior parte, domande, commenti ed e-mail cui non ho semplicemente avuto il tempo di rispondere. Spero anche di aver chiarito i miei punti di vista, costantemente e sistematicamente malamente illustrate da persone disoneste o semplicemente stupide. Se sono riuscito a offendere e scoraggiare gli anti-Putin, bene. Sono stanco di trattare i loro sproloqui da analfabeti. Idem per gli anti-Saker (ho detto: non sono un tipo educato), a cui aggiungerò questo messaggio personale: smettetela di dirmi cosa dovrei fare, dire, pensare o scrivere. Questo blog è come un supermercato: “prendi quello che ti piace e lascia il resto”. Ma non aspettatevi che cambi o cambi le mie opinioni, a meno che non si possa dimostrare con fatti e logica che ho torto (nel qual caso sarò riconoscente per l’opportunità di correggere il mio errore). Gli insulti m’infastidiscono, soprattutto quelli razzisti, ma non non diverrò un vostro clone. Scusate se ho dimenticato molte domande o punti e non esitate a postare commenti o domande; cercherò di rispondere a quelle che a) non travisano le mie opinioni (non più spaventapasseri) o b), cui ho già risposto ad nauseam altrove. Per quelli di voi che hanno correttamente rilevato la mia irritazione e/o frustrazione su alcuni commenti mi limito a dire “colpevole” (ho detto: non sono un tipo educato). Non voglio nemmeno giustificarmi, non riesco a immaginare quanto sia frustrante per me affrontare, diciamo, certi “tipi di personalità”. Ma in ogni caso non c’è niente che potrei aggiungere. Per i molti solidali, rispettosi, generosi, educati, saggi, interessanti, divertenti, sofisticati, compassionevoli, intelligenti, di principio, onesti, onorevoli e altrimenti meravigliosi membri della nostra comunità, voglio esprimere la mia gratitudine più sentita e sincera: semplicemente non so come avrei potuto trascorrere questi mesi terribili e tragici senza il vostro aiuto, sostegno e gentilezza.
Ora avremo una buona sessione di brainstorming su ogni argomento di cui sopra.
Cordiali saluti, The Saker

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mollare il dollaro? Nascono i fondi sovrani d’oro

Avamposti della Banca centrale BRICS
Jim Willie CB GoldenJackass 11 giugno 2014

E392874C-26A2-48F1-AFFF-E4609C6FE550_mw800_mh600Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal caos in Ucraina, certamente sul punto dell’implosione, l’attenzione è rivolta alla politica sui tassi d’interesse negativi in vista, che permetteranno ai banchieri di scremare sui rendimenti, o si è concentrati sull’abdicazione in Spagna, un cambio della guardia della nobiltà nera, Jackass sbadiglia e guarda all’Arabia Saudita, dove un evento significativo è in fondo alle notizie. Annuncia la creazione di un nuovo fondo sovrano indipendente dalla banca centrale, dedicato ad investimenti prudenti. Ovvero investimenti sull’oro. Indicando chiaramente l’allontanamento dalla massa dei buoni del Tesoro in dollari USA. Il divorzio statunitense-saudita accelera dagli uffici legali, dove la ridistribuzione del risparmio è la parola chiave. L’abbandono del petro-dollaro comporta l’inversione di un impegno generazionale, ancora una volta. Si tratta di scaricare i rifiuti in dollari USA accumulatisi per decenni come debito. Potrebbe essere il primo avamposto della banca centrale dei BRICS, passando dai titoli di debito del governo USA dritto ai lingotti d’oro. I sauditi potrebbero favorire giganti come Russia e Cina, il nuovo dinamico duo, avviando il processo di abbandono delle obbligazioni del Tesoro USA convertendoli in lingotti d’oro. Il grande scambio indiretto potrebbe divenire molto più diretto.

Il modulo saudita
Alcune domande sorgono su come i sauditi aderiranno formalmente ai BRICS, nell’ambito della loro alleanza nascente con Pechino. Il rapporto embrionale ha un debutto sotto forma di enorme conferenza multilaterale nella Sala Grande di un paio di mesi prima, seguita da un grande cenno agli Stati Uniti durante una parata militare con missili cinesi. Jackass sospetta che un passaggio va formandosi, liberando i sauditi dalle obbligazioni del Tesoro USA e ricostruendone le riserve di oro. Devono sostituire ciò che Londra e Svizzera hanno rubato. Un’altra questione si pone, se Arabia Saudita ed Iran coordineranno politica energetica e sistemi di pagamento al di fuori del dollaro USA, basandosi sull’oro. Il fondo saudita potrebbe aiutare il processo. Un’ultima domanda si pone, se ci si deve aspettare che una dozzina di tali avamposti della Banca Centrale BRICS, che trasforma le obbligazioni del Tesoro USA in oro, sorgano e prendano forma. Un vasto sistema satellitare di banche centrali BRICS potrebbe sorgere, imitando il sistema occidentale delle banche centrali in franchising come US Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale Europea, Banca del Giappone e altri, come la Banca nazionale svizzera. Jackass ritiene che i sauditi creeranno il modulo, da copiare altrove e che i sauditi presto annunceranno una politica dei pagamenti, che accetti qualsiasi delle principali valute, nel commercio petrolifero e petrolchimico, che l’intera regione del Golfo presto coordinerà una politica volta allo standard del petro-yuan quale veicolo temporaneo, con destinazione il sistema di regolamento commerciale in oro e che Arabia Saudita e Iran collaboreranno non da amici, ma con pieno spirito costruttivo. Liberandosi degli USA assieme a guerre ed altre violenze, con i loro comuni aspetti nazisti. I cinesi si occupano del commercio, dove la stretta di mano è il nuovo modello. La Cina sarà il mediatore della diplomazia globale. L’opportunità c’è e Pechino inizia da casa sia, trattando con nazioni confinanti come il Vietnam, nel Sudest asiatico, con meno sgomitate.

La notizia ufficiale
L’articolo ufficiale era scarso in dettagli, ma pieno di implicazioni. L’osservatore avvisato può leggere tra le righe. Il regno dell’Arabia Saudita stabilirà il suo primo fondo sovrano per gestire le eccedenze di bilancio per un valore di centinaia di miliardi di dollari, secondo l’agenzia stampa del regno. Il consiglio della Shura dovrebbe discutere un progetto di legge sul Fondo di Riserva Nazionale. Il fondo dovrebbe ricevere il controllo dalla banca centrale sugli investimenti del regno. Questo è il nocciolo, l’indipendenza. L’Arabia Saudita rimane il maggiore esportatore di greggio del mondo. Non è stato rivelato se il fondo cambierà la strategia degli investimenti del regno. Negli ultimi quattro decenni, la strategia era riciclare doverosamente i petro-avanzi in obbligazioni del governo USA, ruolo di fondamentale importanza ritagliato dagli anglosassoni. Sotto lo sguardo di gente come Kissinger e Rockefeller, pianificatori de facto dello standard del petro-dollaro che sostituì efficacemente il Gold Standard nel 1973, appena due anni prima, l’accordo di Bretton Woods fu abrogato. Il fondo dovrebbe iniziare con un capitale pari al 30 per cento del bilancio accumulato in un certo numero di anni. Negli ultimi tre anni, il regno ha annunciato avanzi di bilancio per un totale di circa 232 miliardi di dollari. Vedasi l’articolo su Arabian Business.

Altri fondi sovrani
Vladimir_Putin_in_Saudi_Arabia_11-12_February_2007-1 Altri fondi sovrani del Golfo hanno investito in immobili a livello internazionale, soprattutto in Europa. Possiedono molti buoni del Regno Unito ed eurobonds, e probabilmente più di una manciata di obbligazioni del governo giapponese. I sauditi indicano chiaramente una mossa importante sui titoli di Stato USA. Ben presto i sauditi annunceranno di non accettare alcuna valuta principale per il petrolio. L’Iran già trova poca resistenza, come nella vendita di energia a India e Turchia. Il governo USA presto uscirà dalla battaglia delle sanzioni a tutto il mondo. Le fondamenta dei BRICS mostrano segni di rafforzamento, con l’uscita dal petro-dollaro e la sua lenta morte, senza più formazioni in marcia con il passo dell’oca fascista, rompendo con bancarottieri e re della frode anglo-statunitensi. Altri fondi sovrani nella regione del Golfo sono estremamente significativi. I leader sono gli Emirati Arabi Uniti, con il massiccio fondo Abu Dhabi Investment Authority, da 773mld di dollari Ma l’UAE ha anche altri quattro fondi per un totale di altri 286mld di dollari, superando il totale di 1 bilione di dollari, 1059mld di dollari. Il fondo saudita SAMA Foreign Holdings ne ha 737mld, e il Kuwait Investment Authority 410mld. La Qatar Investment Authority 170 miliardi. Il totale dei fondi sovrani del Golfo è 2377 miliardi di dollari. Se solo un quarto dei fondi verrà convertito in lingotti d’oro, la regione del Golfo potrebbe fornire l’equivalente di Fort Knox a sostegno della moneta d’oro Dinar. La fortezza, una volta scintillante nel Kentucky, ospitava 8500 tonnellate di oro fin quando non fu derubato dalla banda Clinton-Rubin. Solo idioti e creduloni credono alla storia ufficiale dei trasferimenti alla FED di New York e West Point per tenerli al sicuro, assieme a concetti folli come il Deep Storage Gold. Si chieda a Germania, Paesi Bassi, Austria e Venezuela come vi furono custodite le proprie partite di oro. Vedasi l’elenco degli istituti dei fondi sovrani e dei dati in dettaglio.
Si conclude così che il fondo finanziario saudita SAMA ha quasi tre quarti di bilione di dollari, pronti e in attesa di uscire dai titoli di Stato tossici e raggiungere lo status di valida riserva aurea. Beh, almeno una parte considerevole svolgerà il nuovo ruolo funzionale di avamposto saudita della Banca Centrale dei BRICS, convertendo carta del debito sovrano tossico occidentale in metalli preziosi.

Implicazioni nello scambio petrolio-oro
La mossa dei fondi sovrani sauditi non viene considerata sottilmente dal regime finanziario degli Stati Uniti, con il suo potere depositato nella Federal Reserve e nel Tesoro, e nei veicoli che operano in dollari USA e nelle riserve dei patrimoni occulti nelle banche globali, sotto forma di buoni del Tesoro USA. Ci si chiede se il debito del saliente del Belgio delle obbligazioni del Tesoro USA occulte, sia in realtà almeno per il 30% saudita, se non esclusivamente russo. I fondi provenienti dalle eccedenze saudite furono prelevati dalla banca centrale saudita, il che significa che i sauditi si ritirano dalla rete di franchising delle banche centrali della FED. I sauditi avvertono chiaramente di volgersi ad oriente. Il divorzio indica che i reali sauditi iniziano ad allontanarsi dai re delle frodi e dai trafficanti di carta anglo-statunitensi. Ci si aspetti maggiore trasparenza in futuro, una diversificazione che allontani dalle obbligazioni del Tesoro USA, la netta e rapida fondazione a tappe del sistema di scambio petrolio-oro che la Cina ha implementato con la Russia. La disposizione potrebbe essere un passo verso la piena adozione del sistema commerciale basato sull’oro quale modello futuro. Tutto ciò che manca è una serie di monete e di note di credito basate sull’oro. Certo, oggi c’è l’acuta esigenza che sorga un vasto sistema satellitare di banche centrali dei BRICS, che potrebbe essere la zona di libero scambio di Shanghai. Una pedata se Francoforte annunciasse la banca centrale dei BRICS nella gestione dei fondi sovrani, parola in codice per diversificazione dalle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro. Francoforte diverrebbe lo snodo globale dello yuan (RMB) tra Asia ed Europa, avviando la conversione all’oro. L’effetto su USA-UK-EU sarebbe la totale tempesta di fango. Il saliente del Belgio cerca sempre garanzie reali sull’oro da sauditi o cinesi. Se venisse fatto altrettanto da sauditi e cinesi, il piano per la banca centrale dei BRICS avrebbe due giocatori chiave, e altri ne seguirebbero. L’integrazione del petro-yuan avrà molti aspetti e la banca centrale saudita sembra svilupparne in futuro. Il petro-yuan ha numerosi elementi del progetto da integrare in futuro. Si potrà assistere alla creazione di un avamposto chiave nel fondo sovrano saudita, elemento importante nello scambio petrolio-oro, con le obbligazioni del Tesoro USA usate come moneta attiva nel ruolo esclusivo di lubrificante del credito. La conversione al sistema di pagamento del petrolio in oro potrebbe essere in vista, con la funzione chiave svolta dal petro-yuan nella conversione delle riserve in investimenti.

Futuri avamposti satellitari
Ogni nazione dei BRICS avrà una banca centrale che convertirà le obbligazioni tossiche del Tesoro USA in lingotti d’oro, come anche altre obbligazioni sovrane. Ci si aspetti che Shanghai e Hong Kong ne abbiano una, come Mosca, Delhi in India e Rio de Janeiro in Brasile, e anche Johannesburg in Sud Africa. Altre nazioni ospiteranno i satelliti delle banche centrali BRICS, come Riyadh in Arabia Saudita e Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Alla fine banche centrali BRICS appariranno a Francoforte in Germania, Ankara in Turchia, Tokyo in Giappone e Tehran in Iran. Sarà impossibile fermare il trend della riconversione delle obbligazioni del Tesoro USA in oro, dato che ne sarà la soluzione autentica. A dire il vero, una grande quantità verrà convertita in yuan e rubli, dato che la maggior parte del commercio orientale sarà risolto con queste due valute in crescita. Entrambe le monete si baseranno sull’oro. Ironia della sorte, Cina e Russia possiedono più oro che il flusso delle rispettive valute, yuan e rublo, nell’economia globale. Il commercio di energia si svolgerà presto in yuan e rubli, in risposta alle stupide sanzioni del governo USA che appaiono essere solo dei danni auto-inflitti. Le usuali tattiche saranno utilizzate contro BRICS e Paesi associati, che si sforzano di liberarsi dal tossico dollaro USA. Molti si chiedono perché l’USD sia tossico. La risposta è semplice, si basa sul debito del governo USA, finanziato per l’80% dalla FED tramite una sterile monetizzazione che crea denaro fasullo per coprire il debito, e su una politica di zero tassi d’interesse che distorce i prezzi dei beni. Ciò permette di proteggere la criminalità di Wall Street che pratica una massiccia frode a base di titoli di proprietà fasulli, obbligazioni contraffatte, insider trading, riciclaggio di narcodollari, infinite guerre fasciste a sostegno dell’egemonia, chiarendo come il dollaro USA si basi più sul supporto militare che sull’economia industriale. Le usuali tattiche contro i BRICS e Paesi associati comprendono corruzione, minacce, frodi profitti dal narcotraffico, omicidi (e suicidi assistiti), ostracismo del sistema, sanzioni continue e acquisti in contanti sul mercato dei metalli. Il mondo non può risolvere e riprendersi dalla difficile situazione economica, cancerosa, senza scartare il dollaro USA e liberarsi dalle obbligazioni del Tesoro USA. Molte nazioni vendono i dollari in contanti con uno sconto del 30-35% riscattando le proprie valute, un piccolo brutto segreto assieme ad innumerevoli altri brutti segreti.
Il Gold Standard è la soluzione alla cronica peste finanziaria qual è il dollaro USA tossico che scorre nel sistema economico globale, nelle arterie del commercio e nelle vene della riserva bancaria. Si vedranno i progressi compiuti quando le banche centrali dei BRICS adotteranno un vivace commercio basato sulla conversione in lingotti d’oro, chiudendo il COMEX e subito. Un’importante conferenza avrà presto luogo. Il Gas Exporting Countries Forum (GECF) al prossimo vertice in Qatar, nel Golfo. Sarà chiamato Nat Gas Coop ed eclisserà l’OPEC, comunque. La pressione esercitata sul mercato dell’oro e sulle banche basate sull’oro sarà orribile, venendo chiamata forza maggiore o assalto nel sostituire i lingotti d’oro ipotecati (rubati). I processi potrebbero divenire comuni quanto gli omicidi di banchieri, di gran lunga più diffusi. Lasciate che crescano i funghi dalle tombe, piuttosto che funghi atomici nella sempre più tossica aria trattata dalle scie chimiche.

TofDakTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la resa di Kiev

Alessandro Lattanzio, 4/9/2014

10467055Ai primi di agosto delle manifestazioni si svolgevano nella regione di Transcarpazia, soprattutto contro la mobilitazione indetta da Kiev. I residenti locali bloccavano strade, treni e punti strategici. La città di Mukachevo era al centro della ribellione, che si estese anche alle regioni di Mukachevo, Beregove e Hustskij. Perciò il 19 agosto Kiev inviava 3000 elementi armati in Transcarpazia per controllare la situazione. Il 21 agosto la Transnistria mobilitava l’esercito e tutti i dipendenti statali si addestravano al combattimento. Dopo il suo incontro con la leadership di Transnistria, il vicepremier russo Dmitrij Rogozin osservava che la Russia avrebbe continuato a sostenerla.
Il 29 agosto il 3.zo battaglione della 51.ma brigata meccanizzata ucraina, oltre a diversi battaglioni territoriali, tentarono di rompere l’accerchiamento presso Ilovajsk, dividendosi in due colonne, una di 77 mezzi militari e l’altra consistente in autoveicoli dei battaglioni territoriali. Nell’operazione l’artiglieria della milizia distrusse le colonne majdaniste. Complessivamente 300-500 guardie majdaniste furono eliminate, di cui 350 fatte prigioniere, mentre tutte le loro armi pesanti, come carri armati, artiglieria e MLRS furono abbandonate nella sacca.
Il 30 agosto, le truppe majdaniste iniziavano a ritirarsi da Donetsk a Zaporozhe mentre le milizie di Novorossija distruggevano circa 20 tra carri armati e blindati nei pressi di Marjupol. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, le milizie di Novorossija catturavano 198 guardie majdaniste a Starobeshevo, dopo averne eliminate altre 22, distrutto 2 carri armati e 2 BMP e catturato altri 6 carri armati della guardia nazionale ucraina. Sempre a Starobeshevo, la brigata dei minatori aveva accerchiato 14 veicoli blindati, di cui 5 carri armati, e circa 100 soldati ucraini. Dopo due ore di combattimento, gli ucraini accettavano di lasciare 5 carri armati e 1 BMP alle milizie, in cambio di un corridoio da cui fuggire. Un altro BMP era già stato distrutto nei combattimenti. Volnovakha, 45 km a sud di Donetsk, veniva liberata dalla milizia. A Donetsk, il Primo Ministro della Repubblica popolare di Donetsk Zaharchenko era oggetto di un attentato che feriva il suo autista.
Il 31 agosto, i miliziani di Donetsk affondavano due pattugliatori ucraini nel Mare d’Azov, che dal Golfo di Taganrog cercavano di bombardare Shirokino e Bezimennoe, a 10/20 chilometri ad est di Marjupol. Ad Ilovajsk, 200 neonazisti del battaglione “Donbass” di arrendevano alla milizia. L’artiglieria della Milizia distruggeva una batteria di Grad ucraini presso Shastie.
10525778 Il 1 settembre, la milizia liberava la città di Vesjolaja Gora, presso Lugansk, “punto chiave che permette di controllare il passaggio sul fiume Severskij Donets, presso Shastie, sulla strada Lugansk-Starobelsk”. L’Esercito di Novorossija liberava Novoamvrosevskoe, Blagodatnoe, Semjonovskoe, Artjomovka, Mnogopole, Metallist, Tretjaki, Kobzarij, Zeljonoe, Shirokoe, Pavlogradskoe e Grabskoe. A Svetloe, la milizia eliminava 20 guardie majdaniste e catturava un centinaio di soldati ucraini. L’esercito di Novorossija, presso Marjupol, eliminava 100 guardie ucraine, abbatteva 1 aereo d’attacco Su-25 e 2 elicotteri Mi-8 e catturava 2 T-64, 6 MLRS, 2 blindati, 4 pezzi d’artiglieria e mortai, 24 autoveicoli e 2 depositi di munizioni. Dopo una settimana di combattimenti, le milizie respinsero le truppe ucraine da Novosvetlovka, nella regione di Lugansk, aprendo la strada ai rifornimenti per Lugansk. I majdanisti abbandonavano Elenovka, Konstantinovka e Telmanovo, lasciando armamenti e munizioni e perdendo 1 BTR, 2 MLRS e 20 soldati. A Novosjolovka 35 militari ucraini si arrendevano e 5 loro MLRS furono distrutti. Ad Amvrosievka, 45 km a sud-est di Donetsk, l’esercito ucraino subiva gravi perdite ed abbandonava numeroso materiale, tra cui 1 cannone semovente da 152mm ‘Gjatsint’. Tra Amvrosievka e Starobeshevo, le unità della difesa aerea della milizia abbattevano un caccia Su-27 ucraino. A Malonikolaevka, 20 km a sud-ovest di Lugansk, la milizia danneggiava 2 elicotteri Mi-8 ucraini, distruggeva una batteria di MLRS Smerch, 6 cannoni D-30 da 122mm e 2 depositi di munizioni. A Lutugino, 10 km a sud-ovest di Lugansk, il contrattacco della milizia sulle posizioni majdaniste distruggeva 1 MLRS BM-21 Grad, blindati e 2 autocarri Ural, infliggendo 17 tra morti e feriti agli ucraini. La milizia occupava l’aeroporto di Lugansk, dopo un assalto in cui 5 soldati ucraini furono eliminati e altri 13 fatti prigionieri. Durante i combattimenti, il battaglione naziatlantista Ajdar si ritirava assieme a gruppi di mercenari polacchi, svedesi e baltici. A marzo, la NATO aveva inviato a Kiev un’unità di 16 ufficiali del centro cibernetico estone per svolgervi attività antirusse. A luglio, 6 di tali ufficiali crearono a Marjupol un centro per la guerra d’informazione contro la Russia, mentre gli altri continuavano le attività a Kiev presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin dichiarava: “I nostri colleghi statunitensi ci dicano cosa fanno decine di consiglieri statunitensi negli uffici del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina. Ci dicano quanti mercenari statunitensi delle cosiddette “società di sicurezza” combattono a migliaia di miglia da casa, e come i militari ucraini sono riusciti ad avere armi e tecnologia militare statunitensi“.
w590 Il 2 settembre, le milizie di Novorossija liberavano Rodnikovoe, Stila, Kommunarovka, Andreevka, nel Donetsk, e Uspenka, Lenina, Belorechenskij, Beloe, Gaevo, Sabovka, Sukhdol, Rodakov, Aleksandrovka, Zemlanoe, Shishkovo, Tsvetnie Peski e Vesjola Tarasovka nel Lugansk. La Milizia riprendeva il pieno controllo dell’aeroporto di Donetsk. A Georgievka Uspenka furono eliminati 5 terroristi neofascisti. Nel complesso, i majdanisti avevano perso nel corso della giornata 6 carri armati, 12 BMP, 6 MLRS BM-21 Grad e 21 autoveicoli diversi. 94 effettivi furono eliminati e 18 arrestati.
Ai primi di settembre, l’offensiva a sud dell’Esercito di Novorossija continuava da Georgievka e Karlovka al Mar d’Azov, seguendo le due direttrici di Selidovo e di Krasnoarmejsk-Konstantinovka, tentando una profonda manovra d’avvolgimento del gruppo ucraino che assediava Donetsk. Marjupol era accerchiata mentre i tentativi di rifornimenti via mare furono sventati sventati dall’affondamento dei 2 pattugliatori ucraini al largo di Marjupol. L’esercito di Novorossija inviava i gruppi di sabotaggio-ricognizione (SRG) verso Berdjansk e Zaporozhe. La disfatta costringeva la junta di Kiev a ritirare le riserve dal Donetsk, e le forze dai salienti circondati dall’esercito di Novorossija, e a ritirarsi dall’aeroporto di Donetsk. Gli ucraini si ritiravano anche dall’aeroporto di Lugansk e da Lutugino. La junta aveva perso la maggioranza dei propri carri armati a luglio e agosto, e le ultime unità operative furono distrutte nei pesanti combattimenti di Khrjashevatoe e Novosvetlovka. La ritirata da queste cittadine e dall’aeroporto mettevano fine al piano della junta naziatlantista di circondare Lugansk. In quel momento, per via delle perdite, la junta disponeva di non più di 40000 soldati contro i 33000 di Novorossija, mentre nel corso dell’offensiva la junta perse il vantaggio numerico in personale e materiale, e la superiorità aerea, mentre la milizia riequilibrava a proprio favore la differenza in blindati e artiglieria rispetto le forze majdaniste. Kiev non aveva potuto, in un mese, mobilitare e ripristinare le propria capacità di combattimento dopo le sconfitte estive. Ciò era dovuto alla strategia dei consiglieri militari di NATO e Washington, che si concentrava sugli attacchi aerei e d’artiglieria contro le città, ma evitando di entravi. Grazie a tale strategia le truppe ucraine si ritrovarono circondate a loro volta, venendo poi distrutte. Intanto la Germania inviava velivoli cargo a Kiev per prelevare i miliziani ucraini e curarli negli ospedali militari tedeschi.
Il 3 settembre, il Presidente Vladimir Putin proponeva a Pjotr Poroshenko un piano di stabilizzare, articolato in sette punti:
1. L’esercito ucraino e le forze di autodifesa popolari devono interrompere le operazioni offensive intorno Donetsk e Lugansk;
2. Le forze ucraine devono ritirarsi ad una distanza tale che i sistemi di artiglieria e lanciarazzi multipli non raggiungano le località;
3. La comunità internazionale dovrebbe monitorare il cessate il fuoco e controllare la situazione in questa nuova area di sicurezza;
4. Rinunciare all’uso di aerei contro i civili e luoghi nella zona del conflitto;
5. Le autorità ucraine e le forze di autodifesa devono scambiarsi i prigionieri “tutti contro tutti” e senza condizioni;
6. Aprire corridoi umanitari per i rifugiati e l’assistenza umanitaria per città e villaggi delle regioni di Donetsk e Lugansk;
7. Inviare squadre per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel conflitto, presso le comunità del Donbas colpite dalle ostilità ed aiutare i residenti a prepararsi per l’inverno.
La NATO si preparava all’esercitazione Rapid Trident 2014, prevista per il 15-26 settembre con la partecipazione di 1300 militari di 15 nazioni: Ucraina, Azerbaigian, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti. L’esercitazione sarà condotta in prossimità di Javorov, dall’International Peacekeeping and Security Center (IPSC), a 60 km da Lvov, nel nord-ovest dell’Ucraina. L’IPSC è un centro volto all’addestramento multinazionale e alle esercitazioni ucraine con la NATO. Intanto, il 4 settembre il cacciatorpediniere dell’United States Navy, USS Ross, entrava nel Mar Nero, “Per dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nel rafforzare la sicurezza collettiva di alleati e partner della NATO nella regione“.

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