Le forze strategiche dell’India

Alessandro Lattanzio, Eurasia 16 maggio 2012

image descriptionSecondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.

Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.

Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.

Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.

Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.

SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.

Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
Ilyushin_Il-78MKI_(RK-3452)

Riferimenti:
Bharat-rakshak
FAS.org

Ginevra 2013, le carte cambiano

Louis Denghien, InfoSyrie 11 gennaio 2013

481829Ginevra ospita oggi, ancora una volta, un vertice diplomatico sulla Siria. Rispetto a quello tenutosi alla fine di giugno 2012, il contesto e l’atmosfera sono molto più favorevoli alla Siria e al suo presidente.

Il trionfo della linea russa
Il vertice è più modesto rispetto al precedente: non vi partecipano che i russi, gli statunitensi e l’inviato delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi. E’ un livello più modesto, in quanto anche i due paesi sono rappresentati, da parte russa dal viceministro degli esteri Mikhail Bogdanov, e da parte degli Stati Uniti dal vicesegretario di Stato William Burns, rispetto a quando Sergej Lavrov e Hillary Clinton si incontrarono a Ginevra a giugno. Questa relativa “modestia” attesta il fatto che l’ordine del giorno degli Stati Uniti sulla questione siriana è meno importante o urgente di prima. In ogni caso, l’amministrazione Obama 2 in questi giorni ha cambiato vertici e probabilmente linea  diplomatica.
Usciti gli interventisti (e ultra-sionisti) Hillary Clinton (politica estera) e Leon Panetta (difesa), sono stati sostituiti rispettivamente da John Kerry e Chuck Hagel, il primo noto per la sua conoscenza della zona e di Bashar al-Assad, il secondo per la sua critica contro la guerra e la posizione di allineamento sistematico degli interessi nazionali a quelli israeliani. Da parte russa la linea è immutata: il portavoce del ministero degli esteri, Aleksandr Lukashevich, ha ribadito il 10 gennaio che “solo i siriani possono decidere il modello di sviluppo a lungo termine del loro paese“, e quindi scegliere i loro governanti. In una chiara allusione al primo di essi, Lukashevich ha anche affermato la necessità di creare le condizioni per un dialogo tra le autorità e l’opposizione “senza condizioni preliminari, secondo il comunicato di Ginevra“, adottato dopo il summit internazionale del 30 giugno 2012, che non chiedeva più l’allontanamento dal potere del presidente Bashar come condizione sine qua non per l’apertura dei negoziati inter-siriani. Nel dire ciò, il portavoce della diplomazia russa rispondeva nettamente alla sua controparte statunitense Victoria Nuland, che aveva detto il giorno prima ai giornalisti che Washington intende rinnovare a Ginevra le pressioni diplomatiche per allontanare Bashar: un obiettivo che sembra oggi ancora meno raggiungibile rispetto al 30 giugno. E che in ogni caso non è più la preoccupazione principale degli Stati Uniti nella regione.
La posizione russa è stata sostenuta, sempre il 10 gennaio, da una dichiarazione congiunta dei paesi BRICS, organizzazione della cooperazione tra Russia, Cina, India, Brasile e Sud Africa, presentata dal consigliere per la sicurezza nazionale indiana Shivshankar Menon. Una dichiarazione che sembra essere una replica di quella di Lukashevich: “I siriani soltanto possono decidere il loro futuro. Gli altri paesi non possono intervenire nei negoziati“. Menon stava parlando, si deve rilevare, alla fine dei colloqui sulle questioni internazionali con il suo omologo del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev. E questo fronte comune dei BRICS si basa su posizioni definite da mesi, riecevendo anche il sostegno di Iran ed Egitto: in una visita a Cairo, il ministro degli esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha firmato con il suo collega egiziano Mohamed Kamel Amr la dichiarazione sulla Siria in favore di una soluzione politica e senza ingerenze esterne. Salehi ha anche inviato al presidente Morsi un formale invito di Mahmoud Ahamadinejab per visitare l’Iran, nel corso del riavvicinamento in via di definizione tra l’Egitto, paese sunnita diretto dai Fratelli musulmani e quindi ostile al governo siriano, e l’Iran, uno dei più saldi sostenitori regionali di Bashar al-Assad; ciò dopo la spettacolare presenza, lo scorso agosto, di Morsi al vertice dei Non Allineati a Teheran. È piuttosto l’Egitto che si avvicina alla posizione iraniana, in un cambiamento dalle ampie conseguenze in tutto il mondo arabo, e nella Lega araba.
Ma questa linea generale di sostegno a una soluzione politica negoziata tra i siriani, promossa da Mosca da mesi, è ovviamente una condanna implicita dell’opposizione radicale e dei suoi sostenitori occidentali e monarchici arabi. Perché è da questo lato che è stato chiesto più volte l’intervento straniero, mentre nel frattempo armavano apertamente i ribelli. L’interventismo è chiaramente dalla parte dell’opposizione in esilio ed islamista; per convincersene bisogna leggere le ultime dichiarazioni del ministro degli esteri britannico William Hague, che parla di nuovo di armare i suoi cari ribelli, rifiutandosi di contrattare, assieme al presidente della Coalizione nazionale dell’opposizione, lo sceicco al-Khatib, suo “ambasciatore” a Parigi, che ha detto al Nouvel Observateur che la soluzione in Siria può essere solo militare. E proprio queste posizioni estreme non sono più sostenute dal più potente degli sponsor dell’opposizione radicale siriana: Washington è preoccupata dall’avanzata politica, se non militare, dei salafiti filo-al-Qaida, nell’insurrezione che ha avviato le ostilità contro il regime baathista, alleato dell’Iran.
I nuovi vertici di Obama 2 dovrebbero promuovere una nuova linea sulla Siria, meno offensiva. E se gli statunitensi dovessero ritirarsi dalla partita, Qatar e Turchia si troveranno molto isolati. Una parola su Lakhdar Brahimi, molto attaccato dai media siriani dopo la sua ultima affermazione abbastanza sprezzante nei confronti di Bashar al-Assad. Si è scusato per le parole che ha usato verso il presidente siriano. Ma non ha ceduto sul fondo del suo intervento, che Bashar deve dimettersi. In ogni caso, questa posizione, tardiva e “qataro-compatibile”, avrà poco peso verso la determinazione russa (e il “passaggio” statunitense): ovviamente, Brahimi dovrebbe essere questo venerdì a Ginevra. Il prestigio di una pura comparsata.

Divorzio Qatar-Arabia Saudita?
Doha e Ankara rischiano di essere “ancora più isolati”, secondo un articolo pubblicato l’11 gennaio dal quotidiano libanese anti-Bashar L’Orient Le Jour, ci sarebbe acqua nel gas (o petrolio) tra il Qatar e il regno finora fratello dell’Arabia Saudita, in particolare sulla Siria. Infatti, secondo la giornalista Scarlett Haddad (che lavora anche per il quotidiano francofono libanese L’Express),  basandosi su confidenze dei “circoli diplomatici libanesi”, il regime siriano sfrutta non solo i vantaggi dei recenti successi militari a Damasco, Aleppo, Homs e Idlib, ma della “congiuntura in evoluzione nel mondo arabo”. E la congiuntura sarebbe la seguente: si è riallineato anche il capo della diplomazia saudita, il principe Saud al-Faisal, dopo un incontro con il suo omologo egiziano Amr (decisamente attivo) per una soluzione politica in Siria; abbandonando così la linea di armare le bande adottata in precedenza da Riyadh. Ma c’è di più, ha annunciato Scarlett Haddad: il figlio di re Abdullah, il principe ereditario Abdel Aziz ha incontrato “recentemente” ufficiali siriani in Giordania. Funzionari debitamente autorizzati da Damasco che hanno chiesto la fine degli aiuti sauditi all’opposizione armata. Scarlett Haddad ha detto che dopo questo incontro riservato, gli aiuti sauditi sono diminuiti drasticamente, ma senza fermarsi del tutto.
I diplomatici libanesi intervistatati dalla giornalista, notavano a questo proposito che, nel corso del suo recente intervento pubblico, Bashar non ha attaccato l’Arabia Saudita, finora uno dei suoi nemici regionali più aggressivi. Scarlett Haddad ha aggiunto che si sono avuti incontri tra funzionari dei servizi segreti militari siriani ed egiziani. E altri Stati del Golfo, come il Kuwait, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti e la Giordania hanno parlato, in modo piuttosto pacato, a favore di una soluzione politica, e non militare-rivoluzionaria, in Siria. La ragione di questo cambiamento che lascia solo il Qatar? Beh, è la stessa ragione che spiega la nuova cautela statunitense: “Il Regno hashemita (Giordania) e gli Emirati Arabi Uniti, ha scritto Scarlett Haddad, hanno ancor più paura dell’ascesa degli islamisti e dei Fratelli musulmani, in particolare, che cominciano a metterli sotto pressione in patria.”

Chi è più isolato oggi? Bashar o l’emiro del Qatar?
Ciò è particolarmente vero in Giordania, dove i Fratelli sono la principale opposizione al regime filo-occidentale di re Abdullah. Si noti che se tutte le teste coronate arabe sono inquietate dai Fratelli musulmani, cosa penseranno dei jihadisti-salafiti che operano in Siria! In breve, i seminatori di vento fondamentalista si preoccupano ora della tempesta che stanno raccogliendo. Ancora una volta, è un giornale importante del Medio Oriente, che non è noto per la sua gentilezza verso la Siria di Bashar, che pubblica tali informazioni; sarebbe interessante sapere cosa ne pensano, per esempio, Le Monde o Libération.
A questo proposito, va ricordato che uno dei jingle dei nostri media, da un anno e mezzo, è che Bashar al-Assad è “sempre più isolato”. Da allora diciamo che si sono sbagliati o che hanno mentito. Lo ripetiamo ancora con forza maggiore, alla luce dei recenti sviluppi. E Scarlett Haddad lo dice per noi, ciò “suggerisce che la situazione attuale del presidente siriano sarebbe molto più favorevole rispetto a un paio di mesi fa”. “Questa è anche la ragione, dice, per  cui ha scelto di parlare in questo momento“. Anche se la giornalista conclude il suo articolo dicendo che, per ragioni di prestigio, in qualche modo, “la comunità occidentale, gli Stati Uniti in testa, non possono in nessun caso accettare di vedere Assad vincere lo scontro con l’opposizione“. Solo che, come abbiamo già detto in precedenza, gli Stati Uniti del 2013 non sono proprio quelli del 2012. E anche in circostanze obiettivamente più favorevoli, la coalizione occidentale non è riuscita a minacciare seriamente il governo siriano.
Così, oggi, Bashar è “sempre più isolato”? Non proprio. Al contrario, lo sono l’emiro del Qatar e François Hollande…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il secondo SED India-Cina

Prashant Kumar Singh IDSA 30 novembre 2012

0023ae606e660e74e1821b

Il secondo dialogo strategico economico (SED) India-Cina è stato convocato a New Delhi il 26 novembre 2012. Montek Singh Ahluwalia, Vicepresidente della Commissione per la pianificazione dell’India, e Zhang Ping, Presidente della Commissione del Nazionale lo sviluppo e la riforma (NDRC), hanno rispettivamente guidato le delegazioni indiana e cinese. Il formato SED è abbastanza recente e, probabilmente, il più recente forum di contatto tra i funzionari indiani e cinesi. Il primo SED si è tenuto in Cina nel settembre 2011. In effetti, l’idea che i due paesi dovrebbero tenere un dialogo economico strategico regolare, emerse quando il premier Wen Jiabao visitò  l’India nel 2010. Tra l’altro unico paese con cui la Cina detiene questo tipo di dialogo sono gli Stati Uniti. Il messaggio uscito dal secondo SED è che le economie dell’India e della Cina continueranno a tracciare il loro corso indipendente, libere dalle preoccupazioni della sicurezza.
L’obiettivo principale del dialogo economico strategico è rafforzare la cooperazione in settori di fondamentale importanza, quali infrastrutture e alta tecnologia. Tuttavia, il quadro del SED è abbastanza ampio. La gestione congiunta dell’attuale situazione economica mondiale, la cooperazione internazionale nei sistemi monetari e finanziari, i mercati mondiali delle materie prime, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e alimentare sono stati i grandi temi discussi durante il secondo SED. [1] Alla luce di questi grandi temi, questioni importanti come “rafforzare la comunicazione sulle politiche macroeconomiche, approfondendo e ampliando il commercio e gli investimenti e promuovendo la cooperazione bilaterale nei settori finanziario e delle infrastrutture“, sono stati discussi nell’occasione. [2]
A seguito del primo SED nel 2011, cinque gruppi di lavoro si sono formati. Il lavoro svolto da questi gruppi è stato deliberato dal secondo SED. I cinque gruppi di lavoro riguardano il coordinamento politico, le infrastrutture, l’energia, la tutela dell’ambiente e l’alta tecnologia. Il gruppo di lavoro sul coordinamento delle politiche puntava sui temi “dello sviluppo delle competenze e del parco industriale”, del miglioramento dell’”ambiente per gli investimenti” e dello “sviluppo delle competenze per l’occupazione”. Il gruppo di lavoro sulle infrastrutture si è occupato “del programma di sviluppo ferroviario ad alta velocità, del trasporto pesante e dello sviluppo delle stazioni”.
Il gruppo di lavoro sull’energia ha esplorato le opportunità e le sfide sottolineate dal settore dell’energia eolica, ed ha anche esaminato il potenziale economico degli impianti energetici  per i produttori cinesi in India. Il gruppo di lavoro per la tutela ambientale ha lavorato sull’efficienza energetica. Il gruppo di lavoro sull’alta tecnologia ha approvato la cooperazione nel settore dell’Information Technology e Information Technology Enabled Services (IT/ITES), per condurre studi commerciali congiunti in questo campo. È importante sottolineare che questo gruppo di lavoro ha deciso di sviluppare “standard comuni per la TV digitale, i codec audiovideo e la tecnologia per la comunicazione mobile”. [3] Sulla linea delle relazioni e dei suggerimenti dei gruppi di lavoro, circa 11 protocolli d’intesa sono stati firmati dai governi, nonché dai privati, in occasione del secondo SED.
Il volume d’affari complessivo di questi protocolli d’intesa è di circa 5 miliardi di dollari (27.865 crore di rupie). I protocolli d’intesa firmati nel secondo SED si sono focalizzati per consentire alle istituzioni finanziarie dei due paesi un mutuo accesso ai rispettivi mercati. Inoltre, numerosi MoU si focalizzano sulle infrastrutture critiche. L’India Reliance Power e il China Ming Yang Wind Power Group investiranno 3 miliardi di dollari per sviluppare progetti per 2.500 MW di energia rinnovabile. La China Development Bank fornirà il project financing per la Ming Yang Wind Power Group. Lanco Infratech e China Development Bank hanno firmato un patto in base al quale la China Development Bank fornirà 600 milioni di dollari di finanziamenti al progetto da 4×660 MW Anpara – fase II della Lanco. La NIIT investirà 800 milioni di dollari per la creazione di un parco IT ad Hainan, per il quale la NIIT e il governo provinciale di Hainan hanno firmato un accordo. I governi cinese e indiano hanno espresso interesse per la cooperazione in settori come “i treni ad alta velocità, l’ammodernamento delle stazioni ferroviarie, l’efficienza energetica e i settori IT, dell’acqua, del riciclaggio, della scienza digitale e della micro-irrigazione“.
L’ufficio indiano per l’efficienza energetica e il NDRC della Cina, così come i ministeri delle ferrovie indiano e cinese, hanno firmato dei protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione tecnica in alcune di questi settori. Tra l’altro, la questione del miglioramento e del rafforzamento dei collegamenti e dei trasporti è stata anch’essa discussa. La NASSCOM, l’associazione dell’industria IT dell’India e la China Software Industry Association (CSIA) hanno firmato protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione nel settore IT e degli ITES (servizi per l’attivazione dell’IT). [4] Costruire e attuare migliori pratiche nel commercio, nello scambio di informazioni e nello sviluppo delle competenze in altri settori figuravano anche nelle discussioni. La Commissione per la pianificazione dell’India ha firmato un protocollo d’intesa con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, per effettuare studi congiunti a questo proposito. [5] Ahluwalia ha ribadito che gli affari tra i due paesi aumenteranno con il regime di libero scambio. Il SED inoltre ha deciso di rafforzare il commercio bilaterale da 74 miliardi a 100 miliardi di dollari. [6]
Il SED tra l’India e la Cina assume importanza nel contesto delle frizioni su questioni territoriali tra la Cina e i suoi vicini, che stanno venendo alla ribalta ancora una volta. In realtà, solo un paio di giorni prima del SED, la Cina ha iniziato a rilasciare passaporti elettronici con una mappa raffigurante la quasi totalità del Mare del Sud della Cina e il Chin Akasi. La mossa ha suscitato le proteste di paesi come il Vietnam e le Filippine. Anche se il problema è stato evidenziato anche dai media indiani, il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon ha chiarito che tali questioni non devono essere esagerate e dovrebbero essere viste considerando che le dispute territoriali esistono e i due paesi hanno le loro contese. [7]
Montek Singh Ahluwalia ha inoltre chiarito che la questione della mappa non è stata discussa al SED. Ha anche affermato categoricamente che l’India non ha “alcun specifico problema di sicurezza con la Cina” ed ha affermato che “La sicurezza è rilevante non solo nei confronti della Cina. Non è specifica. Misure di sicurezza generali sono state prese“. [8] Ciò che è più importante nel contesto del SED sono le preoccupazioni dell’India sullo squilibrio commerciale con la Cina e gli ostacoli che le imprese indiane affrontano nell’accesso al mercato cinese. Il primo ministro Manmohan Singh ha sollevato la questione durante il suo recente incontro con il premier Wen Jaibao a Phnom Penh. Ha chiesto che le imprese indiane abbiano un maggiore accesso ai mercati cinesi dell’IT/ITES e farmaceutico, e ha anche dichiarato che la Cina dovrebbe aumentare i propri investimenti nel settore delle infrastrutture in India. Acquietando tali preoccupazioni indiane, il premier cinese ha risposto che tutti questi problemi saranno risolti gradualmente. [9]
Infine, il SED è un forum importante che può rendere un servizio prezioso alla causa della maggiore cooperazione economica tra India e Cina. Menon e Ahluwalia hanno scelto  parole sagge per allontanare l’ombra dei problemi della sicurezza. Si consiglia di continuare a farlo. In effetti, i risultati potrebbero potenzialmente contribuire all’efficace rafforzamento della reciproca fiducia.

Note
[1] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[2] Ibid
[3] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[4] “India, China ink 11 MoUs entailing $ 5.2 billion investment”, The Economic Times, 26 novembre 2012   “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 novembre 2012; “India, China agree to cooperate in energy, railways, IT sectors”, The Tribune, 27 novembre 2012;
[5] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[6] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[7] “NSA Shivshankar Menon plays down China map row”, The Times of India, 27 novembre, 2012
[8] “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 November 2012
[9] “PM conveys concerns over trade imbalance with China to Wen”, The Economic Times, 19 novembre 2012

Copyright © 2005 – 2012 IDSA. Tutti i diritti riservati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

I BRICS sono in ottima forma

Rakesh Krishnan Simha RIR 21 novembre 2012

Contrariamente alle previsioni circa la loro imminente fine, i BRICS sono sempre più forti; i loro problemi economici attuali possono essere liquidati come dolori di crescita. Una tendenza osservata nei media occidentali in questi giorni è l’ondata di necrologi sui BRICS. Si ha la sensazione che i commentatori stiano sbavando sulle loro tastiere mentre pompano le attuali difficoltà economiche nei paesi emergenti. Vi è una sorta di “si-sapeva-questo-era-troppo-bello-per-essere-vero” nei loro reportage, che si riallaccia perfettamente con il loro compiacimento “si-sono-ancora-da terzo mondo”. La maggior parte di questi “esperti” attacca direttamente i paesi BRICS per un presunto eccesso di promesse poi non mantenute. Il londinese Financial Times sostiene che l’India soffra di “depressione clinica”, che la Russia sia traballante e la Cina sia una bolla in attesa di esplodere.
In un articolo intitolato ‘La frenata dei paesi BRICS’, Forbes ha attaccato lo scrittore indiano Pankaj Mishra – che chiama ironicamente Brankaj – per aver osato commentare sul New York Times che il “ridimensionamento dell’America è inevitabile“. Altri cercano di essere più sottili. Un sedicente esperto di un think tank statunitense dice: “Niente di tutto questo dovrebbe sorprendere, perché è difficile sostenere una rapida crescita per più di un decennio.” Forse il suo editore dovrebbe dirgli che, col senno di poi, non c’è nulla di sorprendente. Ve lo dico io cosa è sorprendente, che questi commentatori si concentrano sui problemi economici dei paesi BRICS, in un momento in cui le bottiglie molotov illuminano le città europee. E qui c’è qualcosa di ancora più sorprendente, che questi giornalisti continuano a parlare di “recessione economica globale“, quando in realtà si tratta di una recessione economica occidentale.

Come non sbagliarsi
La visuale diventa distorta se ci si basa esclusivamente sulle tendenze. Questo perché le tendenze sono spesso solo un segmento di una storia più grande. Per esempio, se i paesi BRICS subiscono una contrazione, una tendenza in linea con il resto del mondo, questo non significa che la loro  crescita sia finita. Qui voglio porre ai commentatori occidentali una domanda: mentite a voi stessi o mentite al vostro pubblico? Comunque mentite. Infatti, non vi sono dati sufficienti per sostenere l’opinione che i paesi BRICS siano un’idea superata. Per prima cosa, diamo un’occhiata alle dimensioni della crescita dei mercati emergenti, e poi vediamola in prospettiva. In un rapporto intitolato ‘Ballando con i Giganti’, la Banca mondiale, che  essenzialmente è una banca statunitense, dice che la rivoluzione industriale fu per gli Stati Uniti il periodo di massimo splendore, il reddito era più che raddoppiato in una sola generazione. Per quanto impressionante e senza precedenti fosse, ciò impallidisce davanti ai BRICS. Il rapporto afferma che in Cina e in India, “gli attuali tassi di crescita, le aspettative di vita, e i redditi aumenteranno di cento volte in una generazione.”
I dati forniti dal Fondo monetario internazionale mostrano il drammatico cambiamento della ricchezza e dei redditi nei BRICS, in confronto con la più ricca nazione occidentale. Poco più di un decennio fa, il PIL pro capite della Russia era di 1775 dollari, rispetto ai 35252 negli Stati Uniti. Nel 2013 questo è destinato ad aumentare a 16338. Così, il rapporto USA-Russia sul reddito che era di 1 a 20, sarà nel prossimo anno di 1 a 3. Tra tutti i paesi BRICS, l’economia russa ha ricevuto la peggiore stampa, “l’Arabia Saudita con gli alberi“, come un ex funzionario della NATO ha descritto il paese. Secondo i rapporti, l’economia russa è gonfiata artificialmente dal petrolio e dal gas, cosa che la danneggia di più rispetto ai suoi partner dei BRICS. Mark Adomanis, un consulente di Washington DC, avverte che il racconto di una Russia al collasso e decrepita è “estremamente fuorviante e incredibilmente persistente“. E aggiunge: “Se si guarda a cose come la produzione di energia elettrica, produzione alimentare e standard di vita, la Russia è molto più vicina alle norme occidentali di quanto lo siano gli altri paesi BRICS“. Questo ottimismo è supportato da Bloomberg che ha segnalato, la scorsa settimana, che quasi tutti gli indicatori economici in Russia attualmente sono positivi. Allo stesso modo, una decina di anni fa il PIL pro capite della Cina era a un abissale 945 dollari, o in un rapporto di 1 a 37.
Il FMI prevede che il rapporto USA-Cina si ridurrà a 1 a 8 il prossimo anno. Nel complesso, anche se il PIL dei paesi BRICS è aumentato dal 15 per cento del reddito globale, di una decina di anni fa, al 25 per cento di oggi; il PIL combinato dei paesi del G7 – Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia, Canada e Italia – è sceso dal 70 per cento del totale del PIL mondiale di due decenni fa, al 50 per cento di oggi. Questa è una buona notizia per tutti. “La crescita dei paesi BRICS e di altre economie emergenti, ha promosso la distribuzione e lo sviluppo della ricchezza e del potere globali in modo più equilibrato“, dice Tao Wenzhao, un ricercatore presso l’Istituto di Studi Americani dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, un think-tank di Pechino.

Il commercio intra-BRICS
Mentre l’Europa e gli Stati Uniti rimuginano sulla perdita di posti di lavoro e di industrie manifatturiere, i BRICS siglano mega-accordi. In una riunione tenutasi a New Delhi il 9 novembre, l’ambasciatore del Brasile in India, Carlos Duarte, ha detto che gli scambi tra l’India e il Brasile crescono con un sorprendente “35 per cento l’anno, nonostante un rallentamento economico in entrambi i paesi e la distanza fisica tra di essi“. Le grandi aziende brasiliane già collaborano con imprese indiane, la Reliance con la società petrolifera brasiliana Petrobras e la Tata con l’azienda brasiliana Marco Polo. Il volume del commercio bilaterale ha superato i 10 miliardi di dollari nel 2011-12. “Il Brasile e l’India si sono uniti in un abbraccio gigantesco“, ha detto Deepak Bhojwani, ex console generale indiano a San Paolo.
La Cina, che sta svolgendo un grande gioco nelle vaste risorse naturali del Brasile, ha messo in guardia dall’utilizzare il Canale di Panama per inviare tali risorse. Il canale, anche se gestito da una ditta cinese di Hong Kong, è strettamente monitorato dai militari degli Stati Uniti. Si è, pertanto, proposto un nuovo percorso attraverso la Colombia, con una ferrovia da 7,6 miliardi dollari, per collegare il Brasile e le coste dei Caraibi con il Pacifico. Nel 2010 la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India, con scambi bilaterali aumentati incredibilmente di 28 volte negli ultimi dieci anni. E per fare un confronto, nel dicembre dello stesso anno, quando il premier cinese Wen Jiabao ha visitato l’India, i due paesi siglarono un accordo del valore di 16 miliardi di dollari, il mese prima che, con un assai pubblicizzato viaggio, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama siglasse un accordo di soli 10 miliardi di dollari.
L’anno scorso, la Rusal della Russia, il più grande produttore di alluminio al mondo, ha scelto di lanciare la sua offerta pubblica iniziale non a Londra o a New York, ma alla borsa di Hong Kong, diventando la prima azienda russa a farlo. Un altro enorme cambiamento strategico è che l’infrastruttura petrolifera della Russia ora punta ad est, la pipeline ESPO della Russia, tra la Siberia orientale e l’Oceano Pacifico, offre petrolio russo a una Cina energivora, ribaltando decenni di dipendenza russa dai mercati europei. Nei prossimi anni, le infrastrutture per il gas russo saranno anch’esse rivolte ad est. Time Magazine dice che “se il commercio e gli investimenti supersonici tra le economie emergenti continuano, l’importanza degli Stati Uniti e dell’Europa, economicamente e politicamente, diminuirà“.

Aumenta l’angoscia
Com’era prevedibile, tali stretti legami tra i paesi BRICS non va giù ad alcuni ambienti. Assieme al costante flusso di storie sulla “Frenata dei BRICS“, un’altra nuova tendenza sono le storie relative alle fratture nei BRICS. Il quotidiano conservatore di Sydney The Australian dice: “La nostra missione deve essere attirare la Russia fuori dai BRICS e offrirle una posizione alternativa nel mondo come partner dell’UE, pronta ad accettare le sue radici europee e ad impegnarsi nei valori europei… abbandonando i BRICS, perderebbe la faccia, ma sarebbe una liberazione per la Russia. I suoi politici non si sono mai sentiti a loro aggio con il ‘modello di sviluppo asiatico’.”
Io lavoro in una società mediatica di proprietà australiana, quindi questo pezzo mi fa rabbrividire non solo perché mi preoccupo per il degradarsi degli standard del giornalistici, ma anche perché fa appello ai più vili istinti razziali. La Russia non è stata trascinata nei BRICS, ma ne è invece all’origine. Questo brillante articolo di Sergej Radchenko, docente di storia delle relazioni asiatico-americane presso l’Università di Nottingham di Ningbo, in Cina, dimostra che non è Goldman Sachs, ma l’ex presidente russo Mikhail Gorbaciov, ad aver proposto un nuovo ordine mondiale con Russia, Cina, Brasile e India dentro. The Australian, con una bizzarra inversione della realtà, spera che la piccola minoranza di moscoviti che è insorta dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, forzerà l’uscita della Russia dall’Asia. “Ancoriamo la Russia all’Europa, piuttosto che incoraggiare le sue confuse idee d’utilizzare i paesi BRICS come una nuova versione dell’Internazionale. E parliamo con il Brasile di cooperazione per la difesa, ad esempio, scartandolo dall’imbroglio BRIC“.
Bene, questo è giornalismo zombie. E’ sintomatico della scarsa comprensione della realtà in occidente. Perché, tra tutti gli occidentali, gli australiani hanno raggiunto la maggior parte dei mercati emergenti, in particolare la Cina. E’ l’appetito vorace di Pechino per i metalli e minerali dell’Australia, che ha salvato il paese caldo e polveroso dalla peggiore recessione degli ultimi decenni. Ma no, The Australian non lascerà che i fatti ostacolino la strada della bella storiella, anche se passa molto lontana dalla realtà.

Constatare la realtà
C’è una innegabile sacca di corruzione e arretratezza nei BRICS. Per esempio, la Russia è classificata solo 43.ma nell’indice delle 50 principali economie nell’Indice del Dinamismo Globale pubblicato dalla società di consulenza Grant Thornton, la scorsa settimana. L’economia indiana  ruggiva al 9 per cento, prima che la recessione la rallentasse al 5 per cento. Tuttavia, nessuno di questi problemi è unico per i paesi BRICS. In realtà, il loro reddito e la loro influenza avanzano nelle classifiche, mentre gli standard di vita in Occidente sono in calo. Come afferma ‘Ballando con i Giganti’ i paesi BRICS sono stati in grado di togliere centinaia di milioni di persone dalla povertà negli ultimi decenni, e non è solo un dato di fatto, ma fornisce anche una speranza al resto del Mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Lo scenario BRICS e l’ordine mondiale

D. Aurobinda Mahapatra, RIR, 12 novembre 2012

Nonostante l’ordine mondiale economico sia colpito dalla crisi, i cosiddetti BRICS vanno bene economicamente. L’Economist Intelligence Unit (EIU) prevede che entro il 2022, i paesi BRIC domineranno il mercato internazionale del dettaglio, diventando quattro dei sei più grandi mercati al dettaglio. Secondo la relazione, da quell’anno il mercato cinese al dettaglio varrà 8.300 miliardi di dollari. Lo studio suggerisce, inoltre, che l’India rappresenterà i 4 trilioni di dollari di vendite, la Russia 1.500 miliardi di dollari e il Brasile 1.200 miliardi dollari di vendite. Anche se alcuni articoli mettono in dubbio il potenziale di crescita del gruppo, sembra che questi paesi, a meno di qualche drastico ribasso, prenderanno posto in un processo di rapido sviluppo della loro crescita economica, che a sua volta avrà implicazioni globali. Quest’anno testimonia importanti sviluppi nella politica internazionale.
Questo mese, la Cina sarà testimone di un cambiamento della leadership dopo un decennio, con Xi Jinping probabile sostituto di Hu Jintao come leader del paese. Anche se alcuni casi di corruzione evidenti sembrano influenzare l’immagine della classe dirigente, il passaggio della potenza al livello successivo di leadership è probabile che avvenga tranquillamente. All’inizio di quest’anno, la Russia ha visto il cambiamento di leadership con Vladimir Putin sostituire Dmitrij Medvedev alla presidenza del paese. Dall’altra parte dello spettro, l’elettorato negli Stati Uniti, la scorsa settimana, ha deciso di dare al presidente Obama un altro mandato alla Casa Bianca. Quale impatto ciò avrà sugli sviluppi della politica internazionale? I paesi BRICS saranno interessati da questi sviluppi? E quale sarà o dovrebbe essere la loro futura linea di condotta? Ci sono molte possibilità che necessitano di ulteriori studi. I paesi BRICS hanno perso parte del loro slancio negli ultimi mesi, ma sarebbe esagerato scrivere un necrologio del raggruppamento.
Alcuni recenti testi di ben note riviste, tra cui l’attuale numero di Foreign Policy, hanno previsto che il gruppo perderà gradualmente di lucentezza. Le ragioni addotte sono: il gruppo non ha un coordinamento tra i membri, una scarsità di energia che rallenta l’economia di questi paesi, in particolare India e Cina, i paesi dovranno affrontare una graduale carenza di forza lavoro e della crescita della popolazione e, infine, l’Occidente prenderà slancio grazie agli sviluppi tecnologici e all’aumento di forza lavoro qualificata in quei paesi. Ci sono alcuni elementi di verità, da questi dati, ma non possono essere considerati assoluti. Vi sono molti argomenti che possono essere contraddetti. Per esempio, l’argomento secondo cui il commercio bilaterale tra i paesi si indebolisce, non può essere suffragato da dati. Nel complesso gli scambi bilaterali tra questi paesi sono aumentati. Ad esempio, nel periodo 2011-2012, il commercio bilaterale tra l’India e il Brasile hanno registrato una crescita del 34 per cento.
La sicurezza energetica sarà un grande problema per i paesi membri, in particolare per India e Cina, nei prossimi anni. Degli articoli suggeriscono che entro il 2025 i paesi BRIC rappresenteranno quasi il 38 per cento della domanda mondiale di energia primaria, rispetto al 27 per cento nel 2005. Mentre paesi come la Russia e il Brasile sono nella posizione migliore per soddisfare la domanda di energia, l’India e la Cina non sono benedette da ricche risorse energetiche. La rapida industrializzazione e l’accrescersi sempre più veloce della classe media in questi due paesi, aumenta la domanda di energia. I paesi fornitori di petrolio del Golfo Persico hanno aumentato la produzione, ma la crescente domanda interna in questi paesi ha avuto un impatto sulla loro capacità di esportazione. A proposito, il venti per cento del fabbisogno energetico dell’India è soddisfatto dall’Arabia Saudita. Ma il tasso di aumento del consumo di energia spingerà i paesi, l’India e la Cina, alla ricerca di fonti alternative. C’è un un modello possibile di cooperazione tra i paesi BRICS, per poter affrontare queste sfide. Russia e Brasile sono ricchi di risorse energetiche. Vi sono accordi bilaterali tra i paesi BRICS su petrolio e gas, che possono essere ulteriormente rafforzati. La recente offerta della Russia all’India di esplorare le risorse energetiche del campo Madagan-2, nella parte settentrionale del Mare di Okhotsk, è uno sviluppo positivo che deve essere ulteriormente esteso ad altri giacimenti di petrolio e di gas. India e Brasile hanno accordi commerciali bilaterali sul petrolio, che possono essere ulteriormente allargati. La Cina ha perseguito una forte politica d’importazione di petrolio e gas dai paesi dell’Asia centrale e da altre regioni. Lo sviluppo di un approccio politico coerente tra questi paesi, in materia di sicurezza energetica, li aiuterà a vincere le sfide energetiche. Tale cooperazione energetica reciproca aiuterà, inoltre, a sviluppare un’impostazione coordinata in altre aree con ramificazioni internazionali.
La banca centrale dei BRICS non si è ancora materializzata. Il gruppo ha proposto di istituire una nuova banca per lo sviluppo, a sostegno del finanziamento di progetti a lungo termine delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo hanno difficoltà a ottenere prestiti da organismi finanziari internazionali, come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, per finanziare progetti di sviluppo, come strade, ferrovie, elettricità. Nel giugno 2012, il raggruppamento ha istituito un gruppo di lavoro volto a mettere in comune le risorse  valutarie, per 240 miliardi di dollari, per proteggere i membri dalle pressioni a breve termine sulla liquidità. Queste idee non si sono ancora materializzate. La mancata costituzione della banca è percepita, in molti ambienti, come una debolezza del gruppo e una situazione di incertezza economica. I BRICS forniscono una piattaforma alternativa in politica internazionale. Hanno svolto un ruolo cruciale nel processo decisionale nell’ambiente internazionale, sia nel G-20 che presso le Nazioni Unite. La loro debolezza o fallimento indebolirà le prospettive del multilateralismo nel decidere su questioni internazionali critiche, come il cambiamento climatico, la riforma degli organismi internazionali, la pace e la stabilità nelle situazioni di conflitto come l’Afghanistan. La nuova leadership cinese dovrà svolgere un ruolo fondamentale nel dare sinergia al raggruppamento. Il ruolo della Cina nel mantenimento della pace e della stabilità in Asia-Pacifico e nel Mondo, sarà fondamentale nei prossimi anni. E i vicini della Cina, India e Russia, insieme a giocatori come il Brasile e il Sud Africa, dovranno sviluppare un programma coordinato per la pace e lo sviluppo non solo per se stessi, ma anche per altre regioni del mondo.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse includono le relazioni India-Russia, i conflitti, la pace e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 140 follower