Cos’è la “Novorossija”?

Alain Benajam, Rete Voltaire, Parigi (Francia) 10 settembre 2014

La presentazione degli eventi a Lugansk e Donetsk da parte dei media atlantisti ignora le richieste del popolo. Tuttavia, non si tratta di una semplice rivolta contro il potere a Kiev, ma dell’affermazione di un particolare ideale. Alain Benajam, che ha viaggiato nel Paese per 40 anni, ci parla dei simboli del nuovo Stato di “Novorossjia.”

10325601“Novorossija”, il cui nome esatto è “Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija” è l’ultimo arrivato tra gli Stati democraticamente costituiti, anche se non è riconosciuto dalla comunità internazionale, esiste ed opera. L’esistenza dell'”Unione delle Repubbliche del Popolo della Nuova Russia” è una piccola rivoluzione, va capito perché. Tutti i termini e simboli della Nuova Russia sono stati accuratamente scelti ed hanno un significato profondo. La Nuova Russia o Novorossija ha cultura e lingua russa, ma non pretende di integrarsi nella Federazione russa. La Federazione Russa è uno Stato federale multietnico che si estende dal Baltico all’Oceano Pacifico e comprende numerose repubbliche autonome e popoli culturalmente non russi.

Come si può definire un’identità nazionale?
I confini statali sono tracciati dalla storia e dai suoi conflitti e non sempre tengono conto dei confini culturali e linguistici. Gli Stati moderni sono definiti da qualcosa di diverso da etnia o cultura, e se l’etnia non è molto precisata ed è valida solo per descrivere isolati gruppi tribali, la cultura indica essenzialmente una lingua e riferimenti storici comuni. Lo Stato moderno viene definito dal territorio delimitato da confini riconosciuti internazionalmente. Come tutti sanno il primo trattato sul reciproco riconoscimento dei confini fu il Trattato di Westfalia del 1648, a seguito della terribile Guerra dei Trent’anni che devastò l’Europa. Nel territorio degli Stati riconosciuti internazionalmente si applicano leggi e tasse specifiche. La definizione dello Stato moderno si sovrappone a quella di nazione, oggi si parla di Stato-nazione, dove la cittadinanza è definita dalla legge e nient’altro. L’appartenenza ad uno spazio culturale e linguistico e l’appartenenza a uno Stato-nazione oggi sono completamente separate. Molti Stati hanno popolazioni di cultura e lingua diversa come Svizzera, Belgio, Spagna, Regno Unito, Finlandia in Europa. In Africa e Oriente la colonizzazione ha plasmato Stati indipendentemente dalle differenze storico-culturali, ma ognuno ha accettato questi confini giuridici tenendoseli e componendo nuove nazioni sulla base dei nuovi Stati. Popolazioni con la stessa cultura e lingua possono trovarsi in Stati diversi, come lo Stato francese e la provincia del Quebec del governo federale canadese. Le popolazioni di lingua inglese di origini europee dell’ex-impero britannico si trovano in diversi Stati distinti come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e lo stesso vale per il mondo ispanico, in America Latina. Anche la Germania fu divisa in due Stati per diversi anni. Il reciproco riconoscimento degli Stati dalla comunità internazionale non significa che i popoli riconosciuti nazionalmente dagli Stati siano culturalmente e linguisticamente ignorati. Ad esempio i popoli colonizzati dagli altri Stati dovettero lottare per avere la possibilità di formare uno Stato indipendente, come l’Algeria che si separò dalla Francia. La Carta delle Nazioni Unite ha definito giusto, nel dopoguerra, l’autodeterminazione dei popoli che vogliono divenire Stati indipendenti tramite il referendum. Il diritto dei popoli, caro al Generale de Gaulle, è un aspetto importante del diritto internazionale. Così ogni Stato nazione riconosciuto dalla comunità internazionale non può in alcun modo essere definitivo, ma dovrebbe essere sempre soggetto alla volontà di coloro che lo compongono. Tornando alla nostra Nuova Russia, si tratta di un nuovo Stato russo. Se culturalmente è russo, giuridicamente è diverso dalla Federazione russa, come se la provincia canadese del Quebec, divenendo indipendente, formasse un nuovo Stato francese, anche se non si parlerebbe di “Nuova Francia”, come la “Nuova Russia”.

Cosa significa “Repubblica Popolare”?
2a28b7242039947c814c3843aa429610 La Nuova Russia (Novorossia) è uno Stato federale che incorpora repubbliche popolari. Oggi comprende solammente due repubbliche, la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk, i cui confini seguono quegli degli ex-oblast ucraini dallo stesso nome. La Nuova Russia dovrà riunire nell’autodeterminazione gli altri oblast dell’ex-Ucraina che scegliessero democraticamente, con il referendum, di costruire la loro Repubblica popolare e di aderire all’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia. Ricordiamo da subito che l’Ucraina è sempre stata una provincia russa, perfino il luogo in cui venne fondata la Russia, Rus’, e l’ex-Ucraina fu arbitrariamente creata dall’Unione Sovietica senza mai contemplare le assai diverse popolazioni che abitano questa regione. Oggi, la democrazia è tornata ed è pienamente in linea con il diritto internazionale, chiedendo l’opinione dei diversi popoli che compongono questo recente Stato artificiale. I fondatori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk insistono sul termine “popolare”. Fu usato storicamente dagli Stati sotto l’influenza sovietica, dopo la seconda guerra mondiale, definendosi sulla via della costruzione del socialismo. Il socialismo nella sua definizione marxista-leninista disciplina la proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio. Il socialismo non è certo il comunismo, secondo la definizione marxista-leninista, poiché nel comunismo descritto dal Manifesto di Marx ed Engels nel 1848, non c’è la proprietà, la proprietà sociale, né il governo, né i salari. La parola “comunista” per descrivere questi Stati fu usata dalla propaganda statunitense. Nessuno Stato finora ha affermato di essere comunista. Nella sua conferenza stampa via skype del 6 settembre, a Parigi, Pavel Gubarjov, uno dei fondatori della Repubblica popolare di Donetsk ed ex-governatore “popolare”, precisava che il regno degli oligarchi era finito in Novorossija, adempiendo a una delle principali pretese di “Majdan”. Chi sono questi oligarchi dilaganti in Ucraina, Russia e negli altri Paesi che hanno abbandonato la via socialista? Tali persone sono soprattutto ex-burocrati della nomenklatura precedente, ma anche mafiosi, che si accaparrarono con la forza e illegalmente le industrie pubbliche divenendo immensamente ricchi. Ciò fu in qualche modo ostacolato in Russia e gli oligarchi che stavano estinguendo lo Stato russo sotto Boris Elstsin furono fermati da Vladimir Putin, che ha imprigionato qualche soggetto. In Ucraina, il fenomeno oligarchico è particolarmente devastante, enormi fortune sono state accumulate da pochi individui, mentre la gente è sempre più povera. L’Ucraina è il Paese europeo dai salari più bassi (inferiori a quelli in Cina). Il termine “popolare” non significa che si torna ai giorni dell’URSS, dove furono nazionalizzate tutte le attività economiche. Questo termine significa che solo le grandi industrie, come energia, l’industria pesante e degli armamenti saranno sotto il controllo del popolo che costituisce gli Stati federali. L’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia non mira a ricostruire l’URSS antidemocratica del partito unico, ma riconosce alcuni aspetti positivi della URSS, dove tutti avevano il diritto a salute, alloggio e lavoro.

Il motto e la bandiera della Novorossija
Il motto dell’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è “Libertà e Lavoro”, indicando chiaramente il desiderio di assicurare la libertà degli individui e una particolare attenzione per i lavoratori, cosa che non appartiene agli oligarchi. I valori di libertà e lavoro sono simboleggiati anche dalla bandiera, la bandiera rossa dei lavoratori, della Comune di Parigi di cui una si trova nel mausoleo di Lenin, una bandiera rossa con la croce di Sant’Andrea, il santo patrono della Russia, fondatore della Chiesa di Costantinopoli e all’origine dell’evangelizzazione, simboleggiata dalla bandiera bianca con la croce blu (chiamata di S. Andrea, ricordandone le torture). Questa bandiera sarebbe, non necessariamente, fregiata dalle armi della Novorossija simboleggiate dell’aquila a due teste delle antiche monarchie slave, coronata da una muratura industriale, indicando il carattere slavo e russo della Nuova Russia. Al centro vi è inserito lo scudo con la figura di un cosacco, ricordando che questa regione è anche la terra dei cosacchi. A sinistra vi è il martello dei metallurgici. A destra un’ancora, perché la nuova Russia ha il porto di Mariupol sul Mar d’Azov, accedendo al Mar Nero attraverso lo Stretto di Kerch. La zampa destra serra una spiga di grano, simbolo di pace, e la zampa sinistra un fascio di frecce, simbolo della guerra, indicando che la Nuova Russia vuole vivere in pace ma che si difenderà se necessario, come ha dimostrato. Sulla muratura a corona appare il cartiglio su cui è inciso “Novorossia” in cirillico e sotto l’aquila il motto “Lavoro e Libertà” in russo.

Il valori sincretici di Novorossija
E la bandiera dell’Unione delle Repubbliche del Popolo della Russia crea un nuovo sincretismo esprimendo due valori. Quella del lavoro e delle organizzazioni politiche dei lavoratori passate e presenti, volte a liberare il mondo dal sistema capitalistico, simboleggiato dalla bandiera rossa. Poi vi è la croce di Sant’Andrea che simboleggia i valori tradizionali e storici a cui i russi sono attaccati e senza cui non possono vivere. La storia segnata dal cristianesimo ortodosso ricorda anche le feroci battaglie della Grande Guerra Patriottica contro i nazisti e i collaborazionisti ucraini di Stepan Bandera. Questa lotta al fascismo ucraino e al nazismo tedesco è simboleggiata dal nastro di San Giorgio, che commemora il grande sacrificio dei russi nel salvare la Patria. Ora è indossato dai soldati di Novorossija che combattono la giunta di Kiev messa al potere dagli Stati Uniti con colpo di Stato particolarmente sanguinoso. Colpo attuato da gruppi e partiti neonazisti come Pravij Sektor (Fazione Destra) e il partito ex-nazista ucraino Svoboda. Tali partiti esibiscono apertamente simboli nazisti ed antisemitismo, definiscono i russi come facevano i nazisti, chiamandoli “subumani” (untermenshen), occupando lo Stato nonostante i loro scarsi risultati alle elezioni. Tali teppisti costituiscono la maggior parte dei battaglioni che combattono contro le Forze Armate di Novorossija (FAN), come il battaglione Azov che ha lo stesso simbolo dell’infame divisione SS Das Reich in Francia. Tali gruppi sostengono di essere nazionalisti, ma agiscono per conto degli Stati Uniti, Stato straniero che non vuole nulla di buono per l’Ucraina ma che cerca d’imporre il proprio potere economico e politico della regione. Tale caratterizzazione “nazionalista”, di cui si compiacciono, non li descrive per nulla, ma quella di “collaborazionista”, come il loro mentore Stepan Bandera, gli si adatta assai meglio. Tali neonazisti violenti, razzisti ed assassini sono fortemente supportati da media ed élite politiche dei Paesi soggetti agli Stati Uniti, laddove il comico Dieudonné viene condannato per la quenelle in cui ridicolmente vedono il saluto nazista invertito.

La resistenza all’imperialismo
Ciò che caratterizza il popolo della Nuova Russia è il desiderio di non essere integrato nel sistema euro-atlantico dominato dagli Stati Uniti tramite NATO ed Unione Europea. Tale sistema s’è ampiamente dimostrato inefficace e dannoso. Le nazioni che vi aderiscono declinano e sprofondano nella stagnazione economica e nel declino morale. È storicamente la prima volta che una nazione europea prende le armi per non farsi integrare nel sistema imposto dagli USA, rifiutandone non solo il sistema economico, ma anche i valori morali. Tale rifiuto è simile a quello di sempre più europei e francesi che, davanti al disastro, cercano di sbarazzarsi di tale infamia e di riprendere il controllo del proprio destino. Nella lotta dei popoli per recuperare l’indipendenza, i concetti di destra e sinistra non hanno più senso, le forze politiche che sostengono la dipendenza dal sistema degli Stati Uniti tramite Unione europea e NATO, si dichiarano di sinistra e di destra, quelli qualificati dai media come “estremisti” di destra e di sinistra sostengono il ritorno all’indipendenza. Egualmente con la sottomissione al sistema capitalista, che ha perso il carattere industriale di un tempo divenendo nient’altro che un sistema finanziario e globalista. Le forze politiche di destra e di sinistra che vi si oppongono, sono ovviamente demonizzate dai media ufficiali e da una stampa sovvenzionata dallo Stato. Così presso i media, l’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è odiata perché giustamente rappresenta la sintesi necessaria della rivoluzione anticapitalista, che è anche rivoluzione antiglobalizzazione, con la volontà dei popoli di recuperare le proprie tradizioni contro il sistema culturale globalista che non fornisce che il comun denominatore dell’edonismo più misero al posto dei valori del lavoro e del sacrificio. Perciò, le Repubbliche federate popolari della Nuova Russia sono un esempio per gli altri e l’inizio di qualcosa di nuovo che cambierà il mondo?

10653501raduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi in Ucraina e le sue profonde radici

Gennadij Zjuganov PCFR 5 settembre 2014

00-hands-off-novorossiya-and-zyuganov-22-08-14Oggi, la guerra infuria nei territori delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. Per la prima volta dalla liberazione dell’Ucraina dai nazisti, 70 anni fa, città e villaggi vengono bombardati. Migliaia di morti e feriti e decine di migliaia di profughi, interi quartieri, orfanotrofi e scuole, ambulatori e ospedali, impianti di produzione dell’energia e di approvvigionamento idrico sono stati distrutti. Numerose città, dove centinaia di migliaia di persone vivono, sono strangolate dal blocco. I banderisti al potere, i loro mandati occidentali e gli yes-men liberali russi tacciono apertamente sui crimini di guerra commessi in Novorossija. Questo perché la continua distruzione di città e villaggi è la diretta violazione di norme e consuetudini di guerra internazionali. Le convenzioni di Ginevra del 1949 vietano specificamente l’uso di artiglieria e aerei da combattimento contro aree popolate ed indifese. Nel frattempo, la junta che ha preso il potere con un colpo di Stato a Kiev, persegue la strategia più vile e codarda con i suoi squadroni della morte sempre perdenti nei combattimenti diretti con le Forze di Auto-Difesa di Novorossija. Forze ed eserciti privati degli oligarchi distruggono deliberatamente la popolazione civile. Questa è pulizia etnica. La popolazione di lingua russa viene scacciata dalla patria storica, è un grave crimine contro l’umanità.

Le radici storiche dei recenti sviluppi
L’attenzione della Russia agli sviluppi ucraini e l’angoscia che sentiamo in connessione con la guerra sono ovvi. L’Ucraina non è solo parte del mondo slavo. La terra ucraina e il suo popolo sono parte integrante della coscienza russa, della storia russa. Soprattutto il profondo legame spirituale e culturale tra i nostri popoli, la reciproca inalienabilità storica. Quando si tenta di metterci ai ferri corti per gli interessi occidentali, v’è una lacerazione che provoca profonde ferite alla società russa e ai cittadini ucraini, anche a coloro confusi dalla propaganda anti-russa. Perché solo con l’alleanza con la Russia l’Ucraina può raggiungere le vette della prosperità che molte persone, in Ucraina, considerano possibili solo in alleanza con l’Europa. Un’alleanza che ha sempre portato guai. E’ sempre stato così. Dal 12° al 14° secolo quando la Chermnaya (Rossa) Rus, presso Lvov si scisse dal nucleo storico della Russia e fu fatta a pezzi dai suoi vicini occidentali, e nel 16° e 17° secolo, quando la nobiltà polacca cercò di spazzare via dal suolo ucraino, con il fuoco e la spada, lo spirito di libertà e il cristianesimo ortodosso insieme alla memoria della grande unità di tutta la Russia. E’ successo anche nel 18° secolo, quando un manipolo di traditori riunitisi intorno a Mazepa (cui Pietro il Grande sul serio intendeva assegnare la “Medaglia di Giuda”, una pietra da indossare come ricompensa per il tradimento). All’inizio del 20° secolo, durante la guerra civile, i samostijtsij locali (separatisti ucraini) invocarono le baionette tedesche. Tutto ciò fece della terra ucraina scena di battaglie cruenti. Il salvataggio avvenne solo con l’aiuto della Russia. Gli attuali formidabili sviluppi confermano l’affermazione di Lenin che un’Ucraina libera è possibile solo se i proletari della Grande Russia e dell’Ucraina si uniscono nell’azione, e che ciò è fuori questione senza tale unità. È opportuno ricordare che tutte le principali industrie ad alta tecnologia dell’Ucraina, non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma anche a Kharkov, Dnepropetrovsk, Kiev e altre regioni, sono state costruite nell’epoca sovietica a spese del bilancio dell’Unione, di cui il 70% proveniente dalla Russia, cioè dal popolo russo. Quindi un’alleanza fraterna con il popolo ucraino, al momento di prove terribili, è la nostra causa comune e il nostro dovere comune.
Potrebbe sembrare che la guerra civile sia scoppiata in Ucraina in una notte. Sei mesi fa, il Paese era uno dei tanti Stati dai seri problemi economici e sociali, ma che conservava stabilità politica. Il malcontento del popolo si accumulava. Tuttavia, non vi erano segni di urti violenti prossimi. Ma sarebbe errato presumere che l’esplosione sociale si sia verificata all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. La leadership russa, è vero, ha risposto a tale minaccia in modo adeguato riportando la Crimea in Russia, in tempo per il 70° anniversario della liberazione della penisola dai nazisti e impedendo, di fatto, un focolaio di una grande guerra. Per capire meglio le origini della tragedia ucraina, è necessario vederne le radici storiche per comprendere i meccanismi della grave crisi originate nel Paese fratello. E’ necessario vedere i recenti sintomi esterni della sanguinosa guerra fratricida emersa in Ucraina, così come le profonde radici storiche economiche, di classe, etniche, culturali, religiose ed altro, di tali sviluppi. Soltanto un’analisi integrata consentirà la corretta identificazione delle forze motrici nella crisi in Ucraina, la previsione del corso degli eventi e l’elaborazione di strategie e tattiche per la risoluzione di tale terribile conflitto. Per noi comunisti, ciò che accade nella repubblica sorella non è un mero interesse teorico. Non siamo scienziati politici che guardano impassibili gli eventuali sviluppi. Abbiamo l’obbligo di trarre insegnamenti dal grave scontro sociale in cui il Paese vicino è precipitato. E’ quindi necessario analizzare gli eventi in Ucraina, tenendo presente che eventi simili potrebbero anche ripetersi in una forma o nell’altra in Russia. Naturalmente, la nostra attenzione e simpatia si concentra principalmente sulla Novorossija, che emerge nella lotta. Tuttavia, è altrettanto importante capire fonti e forze motrici del lato opposto, il risorgente neo-nazismo. A questo scopo, è necessario analizzare le origini storiche e la formazione del movimento banderista come forma di nazionalismo etnico ucraino nelle sue forme più estreme. E’ necessario capire su quali basi ideologiche il movimento posa e in che modo il nazionalismo assieme alla russofobia sia alimentato in Ucraina, oggi.

Le origini del nazionalismo radicale
E’ fondamentale capire che l’Ucraina, ad eccezione del periodo sovietico, non ha mai avuto una propria statualità e nessun periodo storico identico per tutto il popolo ucraino. Nel corso dei secoli, quando le potenze europee emergevano, l’Ucraina non fu mai uno Stato indipendente, né un’entità unitaria, secondo la struttura di altri Stati. Il moderno territorio ucraino è stato sempre diviso tra diverse potenze europee. A metà del 17° secolo, a seguito dell’unione volontaria con la Russia, la sua metà orientale si trovò sotto l’ala della Russia, la cui storica Malorossija o piccola Russia iniziò a prendere forma, mentre i territori ucraini occidentali erano sotto il dominio della Polonia e poi dell’Austro-Ungheria. La politica della Polonia verso la popolazione ucraina era estremamente crudele, spesso sadica. Gli ucraini occidentali, come popolazione dello Stato polacco, erano cittadini di seconda classe. Questa fu la ragione principale per cui il nazionalismo ucraino radicale emerse in Ucraina occidentale; similmente alle idee esclusiviste razziali sancite nel “Terzo Reich”. Gli allora i banderisti non solo ebbero un’alleanza strategica con gli occupanti tedeschi, ma parteciparono attivamente alle loro azioni punitive, anche contro la popolazione ucraina. Attuarono gli stessi metodi in Ucraina occidentale dopo la guerra, clandestinamente. Non solo più di 25mila soldati sovietici ed agenti di sicurezza, ma anche più di 30mila ucraini inermi furono uccisi nelle battaglie con i seguaci di Bandera fino alla metà degli anni ’50. Questi scontri ebbero un costo elevato per i banderisti: persero più di 60 mila uomini nel corso degli anni. Il nazionalismo banderista non s’è evoluto nell’idea di liberazione nazionale, ma in una setta totalitaria di fanatici impazziti che uccisero soprattutto ucraini. Caratteristiche da setta totalitaria analoghe sono inerenti alla chiesa uniate ucraino-occidentale, formalmente in comunione con Roma. In connessione vi sono i banderisti che non vogliono prendere in considerazione il fatto che la stragrande maggioranza degli ucraini ha abbracciato il cristianesimo ortodosso orientale. L’ideologia uniate (di rito cattolico orientale) ha in realtà assai poco a che fare con il cattolicesimo. Si tratta piuttosto di una forma estrema di protestantesimo settario mescolato con il battismo. Non sono accidentali le relazioni con i settari ai vertici di Kiev, il battista Turchinov e lo scientologo Jatsenjuk.
Ogni vittoria degli estremisti nazionalisti istintuali ha portato ad una profonda crisi di governo, la cui società è sempre più consapevolmente ostile reagendo con grevi manifestazioni radicali. L’unico modo per le forze al potere di restare a galla è l’alleanza con il nazionalismo radicale, grazie a cui gli ex-capi potranno mantenere i loro posti sotto nuove bandiere. Le nuove “élite” nate dalle precedenti, usano i banderisti come “carne da cannone” per ingannare, ancora una volta, milioni di persone, dopo essersi arroccati nei circoli interni del potere. Quindi, gli oligarchi non solo restano ma rafforzano le loro posizioni. Ora adotteranno le stesse o peggiori politiche economiche sotto le bandiere banderiste, con la grave tutela occidentale, in un “patto con il diavolo” contro Mosca, che non allevierà i problemi dell’Ucraina ma certamente li aggraverà. Un approccio scientifico imparziale porta alla conclusione che i politici occidentali e i governanti di Kiev attuali, cercando di tagliare i legami secolari con la Russia, vogliono evitare in ogni modo. Questa conclusione è che il popolo dell’Ucraina centrale ed orientale è difatti legato alla Russia in modo assai più forte che con l’Ucraina occidentale. Qualsiasi tentativo di portare l’Ucraina in una direzione pro-occidentale e anti-russa è diretta non solo contro la Russia, ma contro la maggioranza del popolo ucraino, essendo intrinsecamente azioni anti-ucraine ed anti-nazionali ammantate di demagogia nazionalista. Oggettivamente è proprio così, anche se non tutti i residenti delle regioni centrali e occidentali dell’Ucraina ne sono ancora consapevoli. La storia del movimento banderista ha già rivelato il tragico paradosso, oggi giocato dai nuovi banderisti al potere. Mentre presuntamente difendono gli interessi del popolo ucraino, costoro violano gli interessi della maggioranze degli ucraini, interessi che non possono essere rispettati senza gli stretti legami con la Russia; ciò che i banderisti non volevano capire e che l’attuale “élite” dell’Ucraina, sotto l’egida di Washington, non vuole sentir parlare.

Il nazionalismo banderista come manifestazione di russofobia estrema
La scelta dei nazionalisti radicali ucraini a favore della lotta all'”occupazione sovietica” non era né colpa loro, né forzata, né una mossa tattica temporanea. Era naturale ed inevitabile, e per i nazionalisti ucraini rimane ancora tale oggi. Per loro, l’unica scelta possibile è a favore di un’alleanza anti-russa con chiunque, anche il peggior nemico dell’Ucraina. Senza una tale unione innaturale nessuna Ucraina “indipendente” è possibile senza la Russia. Certo, in passato si sono avuti squilibri politici e culturali nelle azioni delle autorità centrali della Russia nei territori ucraini, nell’ambito dell’Impero russo. Ma la lingua e la vicinanza culturale dei nostri popoli, la somiglianza di pensiero, tradizioni e costumi hanno mitigato il problema. E’ impossibile descrivere quel periodo storico come occupazione dell’Ucraina. Le descrizioni di tale genere si basano sull’ignoranza e vile speculazione. E’ giusto parlare di storia comune secolare tra Russia ed Ucraina orientale e centrale, e, in conseguenza alla nostra unione, una nazione politica uniforme fu creata. Ma Bandera e i suoi seguaci trasferirono il loro odio per gli ex-oppressori al regime sovietico, quando si affermò in Ucraina occidentale. Non volevano vedere che i principi del governo sovietico non avevano nulla a che fare con l’ordine coloniale imposto dai pan polacchi. Non volevano vedere che la struttura dello Stato sovietico dell’Ucraina orientale e centrale aveva più indipendenza di fatto che nell’impero russo, e l’avvento del regime sovietico nell’Ucraina occidentale non fu una sorta di neocolonizzazione ma di liberazione dalla colonizzazione. Ma perché gli ideologi russofobi riescono, ancora oggi, ad ingannare una grossa parte della società? La spiegazione rientra nel fatto che molti ucraini vedono il nazionalismo radicale come panacea dei loro mali, alternativa al loro passato di oppressi e umiliati. Ma i loro problemi ed umiliazioni sono ora associati alla nuova realtà. Non si tratta dell’oltraggiosa violenza polacca degli ultimi secoli, ma della tirannia di oligarchi e gangster capitalisti. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, crisi economica e morale permanente s’imposero in Ucraina approfondendo ingiustizia e disuguaglianza sociale, divenendo catalizzatori dei sentimenti nazionalisti radicali schizzati fuori già nel 2004 e nel 2013-2014. Senza tali fattori, sentimenti del genere non avrebbero trovato terreno fertile in Ucraina, così come non l’ebbero nel periodo di massimo splendore del Paese sovietico, nella cui struttura gli interessi degli ucraini venivano attuati nella massima misura. Basti dire che per la maggior parte della seconda metà del XX secolo, l’Unione Sovietica fu guidata da figure strettamente legate all’Ucraina: Nikita S. Khrushjov e Leonid I. Breznev. Tuttavia, i russofobi occidentali, i liberali antisovietici in Russia e i nuovi ideologi del nazionalismo ucraino diffusero la falsa idea che anche se il governo sovietico diede più libertà al popolo ucraino, era ancora solo una forza d’occupazione, l’Ucraina era rimasta sotto il controllo di un impero, questa volta dell’impero sovietico. Di conseguenza, la lotta dei banderisti contro le autorità sovietiche, era sempre la stessa lotta per la liberazione. Oggi, nel tentativo di liberarsi finalmente dell’influenza russa, i nuovi nazionalisti ucraini seguono presumibilmente gli stessi principi della lotta per l’indipendenza e sono guidati dal desiderio di consolidare l’indipendenza nel quadro di una statualità ucraina. La falsità fondamentale di tale tesi è resa evidente dalla storia, ed oggi la storia si ripete. Il fatto è che i nazionalisti radicali non hanno mai agito come forza politica nazionale indipendente. La liberazione dell’Ucraina occidentale dall’oppressione polacca non fu una loro conquista, ma del governo sovietico. La lotta contro di esso dei nazionalisti ucraini portò direttamente all’alleanza con gli occupanti nazisti. Ma non appena l’idea di statualità ucraina si unì all’orientamento verso l’occidente e all’allontanamento dalla Russia, quella sorta di statualità si rivelava una finzione e l’unità traballante generò disordini. La ragione di ciò è che l’Ucraina aveva poca esperienza come Stato indipendente. Al giorno d’oggi, non può semplicemente esistere al di fuori della zona di influenza di Stati più potenti. Nel frattempo, con l’alleanza anti-russa con i nemici assoluti dell’Ucraina, che possono nascondere le loro vere intenzioni ostili solo per un breve periodo, il popolo ucraino non ha alcuna possibilità di una vera indipendenza. “Il movimento nazionale” in Ucraina è su un sentiero che non conduce a nessuna liberazione, ma in direzione opposta, su una via antinazionale. Ciò è compreso da milioni di ucraini, molti dei quali sono in armi contro il neobandersimo. La loro lotta è un vero e proprio movimento nazionale di resistenza perché hanno detto un deciso “no” all’intenzione di rompere i legami secolari con la Russia, con il popolo russo. In risposta sono stati bombardati con aerei e artiglieria, nei quartieri residenziali. I banderisti agiscono allo stesso modo del periodo 1930-1950 contro gli ucraini consapevoli della natura distruttiva del loro “nazionalismo”. Coloro che sono mossi da una idea veramente nazionale e veramente attenta al popolo, non possono far ciò ai loro compatrioti.

Le cause immediate del colpo di Stato in Ucraina
Lo spartiacque che divide la storia contemporanea dell’Ucraina si ebbe con la decisione del Presidente Janukovich lo scorso autunno, di rinunciare all’associazione all’Unione europea e puntare all’unione doganale con la Russia e altri Paesi. La decisione era abbastanza giustificata dal punto di vista economico. I negoziatori russi con la parte ucraina sostennero per molti mesi, senza riuscire a convincerla, che l’unità con l’occidente portava alla rovina totale dell’economia ucraina, ancora strettamente legata all’economia russa. Tuttavia, i circoli dominanti a Kiev vollero aggregarsi al corso ideologico puramente filo-occidentale. Fu solo all’ultimo momento, quando la decisione finale doveva essere presa, che la dirigenza ucraina riconobbe le realtà economica annunciando l’intenzione di aderire all’Unione doganale. Da quel momento l’opinione pubblica, grazie agli sforzi di numerose “organizzazioni sociali” e dei media creati dall’occidente e sotto suo controllo, fu portata su una direzione pro-europea. Le persone non ebbero informazioni affidabili sulle inevitabili dure conseguenze di un’adesione di seconda classe all’Unione europea. Ma il sogno della “riunificazione con l’Europa” era stata ficcata nelle teste di intellettuali e gente comune che, con passione e affetto, speravano che l’appartenenza all’UE avrebbe automaticamente dato agli ucraini un livello di benessere europeo. La decisione di aderire all’Unione doganale con la Russia, disprezzata dagli “zapadenskoi”, l’intellighenzia filo-occidentale ucraina, fu percepita da molti in Ucraina come fine dei loro fragili sogni. L’irritazione si riversò per le strade della capitale, cedendo a lungo all’influenza dei rumorosi attivisti dell’Ucraina occidentale. Tuttavia, Maidan, divampata a novembre, appassì gradualmente. A gennaio, due o trecento fanatici e vagabondi erano ancora lì, in gruppi sparsi, avendo trovato un modo di esprimersi e avere un piatto di lenticchie nel centro della capitale. Nel frattempo, una riduzione della passione dell’opposizione non era chiaramente nei piani di coloro che, effettivamente, gestivano gli sviluppi in Ucraina. Politici e agenti dei servizi d’intelligence occidentali gettarono una quantità considerevole di combustibile nel fuoco in dissolvenza del malcontento pubblico, creando una miscela incendiaria di radicalismo sapientemente diretto contro la Russia. Ma sarebbe sbagliato vedere la situazione dalla visuale ristretta risultante solo dalle macchinazioni dei politici occidentali e delle agenzie d’intelligence. Janukovich e il suo team hanno una parte considerevole di colpa per l’incendio. Dopo essere salita al potere, la “squadra”, ovvero la famiglia dell’ex-presidente, cominciò aggressivamente a convertire il potere politico in denaro. L’avidità dei “donetskisti”, come erano soprannominati da molti, non aveva limiti. Un enorme numero di piccole e grandi imprese fu tartassato. Le acquisizioni commerciali divennero un luogo comune. Così il malcontento popolare per la situazione economica in costante peggioramento si fuse con il risentimento tagliente della parte di popolazione molto attiva, le piccole e medie imprese, in connessione con la “grabilovka” (saccheggio) di amici e parenti di Janukovich. Nel frattempo, Janukovich, per scopi tattici diligentemente si presentava come sostenitore del riavvicinamento alla Russia, anche se il suo vero atteggiamento era apertamente filo-occidentale. Nell’opinione pubblica Janukovich fu quindi associato alla Russia. Quindi i toni antirussi di Majdan. Ma abbiamo il diritto morale di condannare il popolo ucraino se in maggioranza è privo della consapevolezza della necessità di rilanciare l’unione fraterna con la Russia? Potremmo avere tale diritto se la Federazione Russa fosse un esempio di Stato sociale, se avesse sradicato oligarchia, corruzione totale e i principi da gangster del capitalismo. Così il popolo ucraino avrebbe resistito senza esitazione sotto le stesse bandiere della Russia, le bandiere che avevano portato alla salvezza, in passato. La miscela esplosiva, che ha portato all’esplosione sociale in Ucraina, include alcuni elementi fondamentali: le legittime rimostranze della maggior parte delle persone per il costante deterioramento delle condizioni finanziarie; risentimento di piccole e medie imprese sulle incursioni della squadra di Janukovich; il desiderio degli “zapadenskoe”, intellettuali ucraino-occidentali, d’inasprire l’opinione pubblica ancora più e gli intrighi dei politici filo-statunitensi e dei servizi segreti che miravano ad approfondire la frattura tra Ucraina e Russia. Nel frattempo, il gruppo dirigente della Russia ha visto e vede ancora l’Ucraina principalmente come territorio su cui far passare i gasdotti. Pertanto, la politica delle autorità della FR si era concentrata quasi esclusivamente nel garantire un flusso regolare di gas all’Europa. I sentimenti pubblici in Ucraina non erano che mero oggetto di interesse e influenza delle “elite” russe, ma furono completamente ignorati come fattore irrilevante sullo sfondo degli intrighi sul gasdotto delle autorità dei due Paesi, per le quali le popolazioni delle repubbliche sorelle hanno successivamente pagato un prezzo pesante.

Il colpo di Stato e le sue conseguenze
I tentativi della dirigenza ucraina di ristabilire l’ordine per le strade della capitale, anche attraverso i negoziati, incontrarono forte resistenza dai combattenti ben addestrati reclutati nelle regioni occidentali. A metà febbraio, la tecnica delle rivoluzioni pseudo-popolari statunitense venne utilizzata a Kiev, con la presa del potere di bande di strada con massiccio supporto estero, testata nei colpi di Stato in Jugoslavia, Georgia, Ucraina (2004) e Libia, così come nella “primavera araba” in numerosi Paesi in Medio Oriente e Nord Africa. Allo stesso tempo, la dirigenza ucraina fu oggetto di pressioni dall’occidente. L’Unione europea minacciava la creazione di una “lista nera” di funzionari, contro cui avrebbe imposto sanzioni. I membri del clan Janukovich pensavano ai conti nelle banche occidentali ed offshore. Ciò rese la dirigenza ucraina particolarmente vulnerabile al ricatto occidentale. La debolezza del capo di Stato provocò la paralisi delle forze dell’ordine e il tradimento della classe politica, che non riusciva ad adempiere ai suoi obblighi costituzionali. Nel frattempo, i rappresentanti dell’opposizione, che si suppone lottassero per la democrazia contro un regime autoritario e per un futuro luminoso per l’Ucraina sotto gli auspici dell’Unione Europea, mostrarono infatti le abitudini dei loro predecessori banderisti fascisti. Manifestanti “pacifici” occuparono edifici governativi e attaccarono le forze di polizia con bottiglie molotov. Il Presidente Janukovich respinse l’azione decisiva e consegnava il potere, passo dopo passo, ai neo-nazisti. Il processo culminò nel colpo di Stato. Scontri con armi da fuoco si ebbero per le strade di Kiev il 18 febbraio. In tre giorni il numero di morti raggiunse le 100 vittime e oltre 600 furono ricoverati in ospedale. Il 23 febbraio, Janukovich fuggì da Kiev. Gli eredi dello scagnozzo nazista Bandera presero il potere e subito lanciarono la repressione contro gli avversari politici e la popolazione russofona. I deputati intimiditi della Verkhovna Rada decidevano l’abrogazione della legge che consente l’uso del russo come seconda lingua di Stato in numerose regioni dell’Ucraina. I pogrom furono avviati contro la sede del Partito Comunista di Ucraina, e il Partito comunista fu vietato in alcune regioni. I parlamentari del Partito comunista e del Partito delle Regioni furono aggrediti assieme ai poliziotti rimasti fedeli al giuramento. I banderisti attaccavano la memoria storica distruggendo i monumenti a Lenin e ai soldati sovietici caduti per la liberazione dell’Ucraina dall’occupazione nazista. Con l’abbattimento dei monumenti a Lenin, i rivoltosi distruggono non solo il patrimonio storico, ma anche i simboli della sovranità ucraina, perché il decreto sulla costituzione della Repubblica ucraina fu firmato da Lenin. L’orgia di distruzione ha portato alla nascita del movimento di resistenza nel sud-est del Paese e, in ultima analisi, alla guerra civile.

10372629La natura di classe del conflitto in Ucraina
La natura intrinseca degli eventi in Ucraina è difficile da capire senza l’analisi dell’allineamento delle forze di classe. Si deve innanzi tutto rilevare che, a seguito della selvaggia privatizzazione distruttiva dell’economia dell’Ucraina, nel 1990 – 2000, e gli interessi degli oligarchi e la deindustrializzazione nell’interesse dei concorrenti occidentali, il proletariato industriale è diminuito drasticamente. Di conseguenza, il livello della sua organizzazione s’è ridotto. Con la distruzione di fattorie collettive e statali il proletariato rurale è stato praticamente debellato. Ciò ha cambiato l’equilibrio delle forze di classe. Tuttavia, le autorità filo-occidentali ucraine non sono riuscite a distruggere completamente la classe operaia, in particolare nelle regioni del sud-est più industrializzate. Non è dunque un caso che la junta banderista sia stata rifiutata nettamente in queste regioni. I proletari industriali di Novorossija sono ben consapevoli del fatto che il taglio dei legami storici con la Russia, a cui sono orientati i prodotti delle loro imprese, inevitabilmente comporta disoccupazione di massa e povertà. Non solo i sentimenti nazionali, ma anche la coscienza di classe di milioni di persone della Novorossija, anche se non espresso in modo rilevante, sono alla base della resistenza all’usurpazione del potere oligarchico. Una caratteristica importante delle azioni rivoluzionarie popolari nel sud-est dell’Ucraina, e in precedenza in Crimea, è che sono dirette contro gli usurpatori neo-fascisti del potere a Kiev, strettamente legati al capitale transnazionale globale, e contro il clan oligarchico di “Donetsk”, che ha imposto la dittatura politica ed economica in queste regioni. Per inciso, la “prima” Majdan (novembre-dicembre 2013) fu in questo senso non tanto contro la Russia ma antioligarchica. Tuttavia, mentre la protesta delle masse non aveva carattere di classe, fu utilizzata nella battaglia dei due clan della borghesia. Tale scontro è stato vinto dal gruppo che aveva riunito le forze filo-occidentali della destra nazionalista ed estrema, sfruttando il malcontento del popolo per il colpo di Stato.
Di solito il grande capitale controlla i Paesi tramite i suoi garzoni, funzionari statali. In Russia nel 1990 gli oligarchi inizialmente dominavano i burocrati. Poi i funzionari governativi ebbero la primazia, ma in seguito la grande burocrazia e l’oligarchia si fusero. In Ucraina anche ci fu la lotta tra due gruppi di classe correlati, burocrazia statale ed oligarchia. E lì, come in Russia, emerse una simbiosi tra questi due gruppi di classi. Ma dopo la rivoluzione del febbraio 2014, gli oligarchi sottomisero i burocrati. Di fronte alla resistenza delle popolazioni di Crimea, Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Dnepropetrovsk e altre città, l’élite al potere a Kiev adotta la dittatura del grande capitale. Gli oligarchi, in precedenza nascostisi all’ombra dei politici della “patria”, di “udar” e delle “regioni” furono nominati governatori in diverse regioni. Poi la malvagia dittatura diretta dell’oligarchia, non più ammantata da un qualche ninnolo “democratico”, regna sovrana in Ucraina. I miliardari Poroshenko, Kolomojskij e simili non hanno solo occupato immediatamente il governo, ma anche creato i loro eserciti privati e forze di polizia segreta impegnate in rapimenti e torture. L’Ucraina diveniva la repubblica delle banane “in guerra intestina”, senza legge e con la completa arbitrarietà di un “presidente” politicamente temporaneo che fa affidamento sugli “squadroni della morte”, così come sul sostegno politico e militare degli Stati Uniti. I popoli dell’America Latina perdono l’etichetta di repubblica delle banane grazie a una lotta continua. Purtroppo, questo tipo di “governo” arriva in Ucraina. Il carattere di classe del nuovo governo in Ucraina è attestato in particolare da I. Kolomojskij, che finanzia, secondo la stampa, il partito pro-fascista antisemita “Svoboda”. Ciò conferma la disponibilità dell’oligarchia globale, come è successo molte volte nella storia europea, a far valere i nazisti più irriducibili nel sopprimere il desiderio del popolo di giustizia sociale. Un ruolo molto attivo fu svolto a Majdan dalla piccola borghesia, particolarmente colpita dagli eccessi del clan Janukovich e dagli elementi lumpen apparsi in grandi quantità in Ucraina a causa dell’impoverimento causato dalle politiche economiche del regime borghese. Ricordiamo che, storicamente, la piccola borghesia e il “lumpen-proletariato” rappresentano la parte più mobile della società. La storia dimostra che, in determinate circostanze, come quelle attuali in Ucraina, la piccola borghesia e gli elementi lumpen possono diventare la chiave del supporto di massa del fascismo. Così fu in Germania negli anni ’30, e così potrebbe accadere in Ucraina oggi. Gli elementi lumpen costituiscono la base dei vari eserciti privati banderisti degli oligarchi.

L’attacco contro i comunisti come segnale della rinascita del nazismo
Il contenuto di classe del governo attuale è confermata dal fatto che il Partito Comunista di Ucraina è stato scelto come primo obiettivo da perseguitare. I comunisti sono stati accusati di partecipare alle proteste nelle regioni sud-orientali. È stato inoltre affermato che la leadership del Partito Comunista era impegnata a screditare l’Ucraina nel Paese e all’estero attraverso i media russi. Su tale base è stato chiesto il bando del Partito comunista quale presunta minaccia alla sicurezza nazionale. Era particolarmente evidente che le accuse di violare la Costituzione provenissero da coloro che avevano preso il potere con il colpo di Stato. Per lo stesso motivo, il governo accusa il Partito Comunista di violazione della normativa vigente, adottando misure illegittime. Non vi è alcun motivo di vietare uno dei più antichi partiti politici in Ucraina. Il programma del Partito comunista non contiene disposizioni volte a violare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese. Il Partito Comunista non è coinvolto in alcun tentativo di prendere il potere. Nessuno ha fornito dati su finanziamenti da Paesi stranieri. Il PCU è un partito parlamentare votato da circa tre milioni di elettori. Rappresentanti del partito facevano parte del governo. I suoi membri lavorano nelle associazioni parlamentari internazionali. Quindi, chi tenta di rappresentare il partito comunista come un’organizzazione estremista difficilmente sarà capito dalla comunità mondiale. In realtà, lo scopo degli sforzi per bandire il partito comunista è garantire la soppressione del dissenso in Ucraina, di cui il PCU è l’unica forza politica che ha apertamente dichiarato l’opposizione alla politica di rigida unità del gruppo dirigente attuale. I preparativi per eliminare il Partito Comunista non sono altro che un tentativo di privare i cittadini ucraini del diritto costituzionale della libertà di parola, dimostrazione e riunione. Dietro tali mosse c’è l’intenzione di mettere a tacere tutte le forze politiche e sociali in disaccordo con il corso politico del gruppo dirigente, complicando notevolmente la possibilità di un dialogo ucraino, l’unico modo per uscire dalla crisi e ristabilire pace e armonia. Il divieto di una delle più antiche e influenti organizzazioni politiche in Ucraina può segnare solo un passo verso il rafforzamento del totalitarismo. Il divieto di un partito comunista nella storia d’Europa, ha sempre testimoniato l’avvento del fascismo.

Politica occidentale
Non c’è dubbio che la crisi che ha causato la guerra civile in Ucraina sia stata in gran parte provocata dagli Stati Uniti e dai loro alleati. La politica occidentale nei confronti dell’Ucraina ha avuto il carattere di palese interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, con l’allora “Maidan-1″ (2004). Tale politica è cambiata, non molto, verso solo una maggiore arroganza. Pochi mesi fa, l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti Victoria Nuland disse, in un impeto di sincerità o piuttosto desiderosa di mostrare il vero punto di forza dell’influenza degli Stati Uniti, che avevano speso non meno di cinque miliardi di dollari per avere il sostegno interno alle mosse politiche degli USA in Ucraina. Quelle enormi (in qualsiasi misura) somme di denaro costituirono un potente sistema di “organizzazioni sociali” e media “indipendenti”. Secondo alcune stime, il sistema creato dalle autorità statunitensi per manipolare l’opinione pubblica coinvolge circa 150mila persone che, in un modo o nell’altro, ricevono sovvenzioni e indennità occidentali. Non c’è dubbio che la politica aggressiva delle autorità banderiste non solo goda del pieno sostegno degli Stati Uniti. La giunta attuale è uno strumento diretto degli USA, che cerca di spezzare i secolari legami tra i nostri popoli e trascinare l’Ucraina nella loro orbita politico-militare. L’obiettivo principale dei burattinai stranieri non può rendere l’Ucraina democratica e prospera, ma solo derubarle delle risorse naturali: carbone, ferro, gas di scisto scoperto di recente, così come avere il controllo dei suoi mercati. La rivoluzione in Ucraina era vitale per gli Stati Uniti, il cui debito colossale di 17000 miliardi di dollari soffoca i loro leader, rendendo sempre più difficile la ricerca di una via d’uscita dalla situazione economica disastrosa. La leadership degli Stati Uniti vede una via d’uscita con la conquista dei mercati europei o alimentando una guerra, per cui il conflitto in Ucraina può servire da fusibile. E’ chiaro che tale tipo di politica comporterà l’eventuale collasso dell’economia ucraina. Ha già causato quasi un milione di profughi. L’Ucraina cesserà di essere uno Stato amico della Russia e sarà assorbita dalla NATO, portandone le installazioni della difesa missilistica e delle armi di prima colpo assai vicino ai confini della Russia. L’ipocrisia dell’occidente è chiara quando, da un lato con la forza stacca le province serbe del Kosovo e Metohija con l’aggressione diretta e la pulizia etnica dalla Serbia. Dall’altra è cinica non riconoscendo l’espressione della volontà dei cittadini di Crimea e Novorossija di riunirsi alla Russia. Infatti, l’occidente ha ostinatamente ignorato gli misura crimini di guerra commessi dalle bande della junta di Kiev che hanno distrutto città e paesi con l’artiglieria. Secondo le Nazioni Unite, hanno ucciso oltre 2200 civili in Novorossija. In realtà, il numero delle vittime è molto più alto. Ma gli “umanisti” occidentali e i media che controllano cercano ostinatamente di nascondere il disastro umanitario nelle zone una volta prospere. E’ significativo che l’esplosione d’indignazione in occidente per l’incidente del “Boeing” malese con centinaia di passeggeri a bordo, si sia spento rapidamente quando è apparsa la notizia che l’aereo era stato evidentemente abbattuto dalle difese aeree dell’Ucraina. L’inchiesta dell’incidente è stata chiusa con il pretesto del pericolo per la vita degli esperti. Tutto è stato fatto in modo da lasciare indenni i veri colpevoli, che potrebbero trovarsi a Washington e Kiev. La politica estera statunitense è ancora dominata dai cosiddetti neo-conservatori che pur ignorando completamente le nuove realtà del mondo, cercano il dominio globale degli Stati Uniti. Non sono stati fermati dai gravi fallimenti della politica estera statunitense in Iraq e Afghanistan, o in Siria. Nel frattempo, sarebbe sbagliato non notare alcune differenze evidenti nel campo occidentale sulla “questione ucraina”. L’Europa, già nella morsa di una crisi politica ed economica sempre più profonda, assume una posizione assai meno attiva sull’Ucraina rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, i politici e uomini d’affari occidentali si oppongono alle sanzioni contro la Russia, sapendo che è un’arma a doppio taglio e che le sanzioni economiche, in particolare, potrebbero avere un impatto assai negativo sull’Europa, che già soffre seriamente. Ci sono persone in Europa che capiscono anche che gli statunitensi non sono contrari a spingere i loro partner e rivali europei in un’altra crisi, come è avvenuto nei Balcani negli anni ’90, indebolendo l’Unione europea e preservando la dipendenza dell’UE dagli USA. Quindi, una politica più realistica dell’Unione europea verso l’Ucraina. D’altra parte, non dobbiamo illuderci e pensare che il conflitto di interessi tra Stati Uniti ed Unione europea si traduca nell’indebolimento delle politiche antirusse occidentali. In definitiva, gli oligarchi mondiali fanno sì che i politici europei rispettino le ambizioni più aggressive degli USA.

Il PCFR e la politica russa
Il colpo di Stato in Ucraina e le successive operazioni contro la popolazione di Novorossija sono gravi segnali per i responsabili della politica estera della Russia, per il nostro governo. Il PCFR a lungo ha sottolineando che le relazioni prioritarie con l’occidente erano a scapito dello sviluppo delle relazioni con i popoli fratelli dell’URSS, contraddicendo gli interessi a lungo termine della Russia. Le politiche della Federazione russa verso l’Ucraina da molti anni erano volte unicamente ad assicurare il transito di gas verso l’Europa. Il Partito Comunista ha ripetutamente messo in guardia il governo sui pericoli di emarginare dalle nostre preoccupazioni in politica estera l’Ucraina e sulla nomina di Zurabov, già ministro fallimentare, ad ambasciatore della Russia. Gli sviluppi in Crimea e Novorossija sono un esempio concreto di come il corso liberale sia disastroso per la Russia. Con il settore pubblico ridotto al 10 per cento, sulla scia della totale privatizzazione, il nostro Paese trova estremamente difficile contrastare le sfide del momento. Il suo potenziale economico, per esempio, è appena sufficiente ad integrare la Crimea. La posizione dominante del capitale privato nel settore finanziario lascia il Paese senza i dovuti fondi quando è necessario mobilitare le risorse. Deve prendere i soldi dai fondi pensione privati e con grandi sforzi formare il pugno armato richiesto nelle attuali circostanze, perché l’esercito è stato quasi paralizzato dai liberali. Quando si sente parlare dei problemi sorti con i traghettamenti per la Crimea nella stagione estiva 2014, è triste ricordare per esempio le potenti unità di costruzione sovietica dell’esercito, quasi completamente cancellate “come inutili” dai liberali al governo. Ma noi comunisti, per anni non solo abbiamo avvertito sui costi che la frattura liberale di tutto ciò comporterebbe, ma abbiamo anche avanzato un programma concreto e multilaterale di misure urgenti per rafforzare la potenza dello Stato. L’indifferenza delle autorità e persino l’ostilità verso le nostre proposte, in gran parte hanno predeterminato i problemi di oggi. Recentemente, la dirigenza federale russa ha preso una posizione molto più coerente sugli interessi nazionali strategici del Paese. Fondando una posizione molto più solida in relazione agli eventi in Siria, dove la Russia non lascia che i Paesi della NATO intervengano e rovescino il governo amico di Bashar al-Assad. Il passo successivo fu l’azione decisiva di Mosca sulla questione della reintegrazione della Crimea in Russia. Il Partito Comunista ha sostenuto tutte queste azioni. Noi crediamo che la netta ripulsa delle sanzioni economiche occidentali sia un segnale importante che la leadership russa continua a seguire il corso del realismo, tutelando gli interessi nazionali del Paese. Naturalmente, sappiamo del contrasto dei liberali che controllano il blocco economico nel governo. Ma le minacce dall’occidente sono così forti ed evidenti che gli alti dirigenti del Paese devono semplicemente seguire il corso che il Partito Comunista ha fortemente suggerito per anni. Ad esempio, le autorità hanno finalmente capito quanto sia pericolosa la situazione in cui il 60% del mercato alimentare russo sia occupato da prodotti importati. E hanno cominciato a dire che la sospensione delle forniture agricole dall’Unione europea potrà beneficiare i produttori nazionali, in quanto solo loro possono alimentare il Paese sotto sanzioni estere.
Partiamo dal fatto che gli sviluppi in Ucraina rappresentano una minaccia oggettiva per la sicurezza della Federazione Russa. Non si può assistere passivamente al modo in cui il regime neo-nazista russofobo ed antisemita si forma con l’appoggio degli occidentale ai nostri confini. Anche negli Stati Uniti, analisti avvertiti come Steve Cohen e Katrina Vanden Heuvel, ben noti nel nostro Paese, mettono in guardia dalle pagine della famosa rivista statunitense “The Nation” che cose impensabili possono accadere rapidamente in Ucraina: non solo una nuova “guerra fredda”, già iniziata, ma una vera e propria guerra tra la NATO guidata dagli Stati Uniti e la Russia”. Ciò che è necessario è una drastica revisione della politica ucraina della Russia, necessitando un carattere molto più complesso delle nostre relazioni con il popolo fratello, in modo da rafforzare la cooperazione nei campi dell’economia, scienza, cultura e istruzione. La situazione richiede un forte supporto da forze politiche e associazioni non governative che sostengono la storica amicizia tra i nostri popoli. Dobbiamo dare il via libera a tutti gli sforzi per sostenere i nostri compatrioti in Ucraina. I comunisti fin dall’inizio hanno aiutato e continuano ad aiutare la Novorossija nella sua lotta. Fino ad oggi, abbiamo inviato più di 1200 tonnellate di beni umanitari. Ed è solo l’inizio. Il Partito Comunista della Federazione Russa è attivamente coinvolto nel lavoro politico e diplomatico. Facciamo del nostro meglio per attirare l’attenzione dei governi europei sulla minaccia di una nuova guerra mondiale. Ho avvertito della minaccia, in particolare, con una lettera ai leader di Francia, Germania e Italia, le nazioni più colpite dagli orrori del fascismo e della seconda guerra mondiale. Il PCFR sostiene attivamente l’idea di organizzare una riunione dei capi di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina a Minsk. Questo passaggio è molto importante alla vigilia del 70° anniversario della Grande Vittoria che apparentemente aveva sepolto per sempre il fascismo.
Il Partito Comunista della Federazione Russa esprime solidarietà a tutti i partecipanti della resistenza popolare: russi, ucraini e persone di tutte le nazionalità che coraggiosamente e vigorosamente si oppongono ai neo-nazisti banderisti. Esprimiamo solidarietà ai comunisti ucraini sottoposti alle violenze degli estremisti. Una delle caratteristiche più importanti dei cittadini ucraini è la loro riluttanza a sostenere gli usurpatori dell’autorità, la loro costante attenzione alle proteste interne, la volontà di abbattere i dirigenti che hanno perso fiducia. Queste caratteristiche del popolo ucraino hanno reso molto più facile ai burattinai organizzare “Majdan” e “rivoluzioni arancioni”, cioè azioni di protesta fittizie che perseguono altri obiettivi rispetto a quelli degli slogan e dichiarati alle riunioni. Ma queste caratteristiche degli ucraini suggeriscono anche che l’attuale regime a Kiev non avrà lunga vita e che la fiera resistenza nel Donbas e a Lugansk si diffonderà in Ucraina rovinandolo. Ma c’è anche il pericolo che, a seguito delle “elezioni politiche” di ottobre, l’attuale “élite” ucraina passi ai nazisti russofobi. Per poi istituire un nazionalismo banderista in Ucraina come ideologia dominante. E la società ucraina, alla fine divisa in campi inconciliabili, sprofonderà in un conflitto civile ancora più violento di quello attuale. Un cambiamento completo del sistema socio-economico in Ucraina e il ritorno ai principi dello Stato sociale, con cui l’Ucraina raggiunse la prosperità in epoca sovietica, possono essere l’unica salvezza, presentando un’alternativa alla situazione attuale. Siamo convinti che le forze sane della società ucraina prevarranno e scacceranno i banderisti nella grotta da cui sono strisciati fuori.

gal_8062Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni del successo della controffensiva di Novorossija

Reseau International 2 settembre 2014

10517974Le forze armate dell’Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija hanno liberato ieri sera l’aeroporto di Lugansk, circondato Ilovajsk, preso il controllo di quasi tutto il confine con la Russia (il valico di frontiera di Novoazovsk è stato preso il 30 agosto), circondato la capitale del Donbas meridionale, Marjupol. La controffensiva di questa settimana è un successo clamoroso, dovuto a due fattori:

985538181. L’atteggiamento di Kiev verso il convoglio umanitario russo
Infatti, le tattiche dilatorie del governo “ucraino” per bloccare il convoglio russo al confine ha portato il governo russo ad ordinarne il passaggio per salvare Lugansk e Donetsk dal disastro umanitario, convincendo Vladimir Putin a far passare i volontari russi bloccati durante la seconda metà di agosto al confine russo verso Novorossia, in vista dei negoziati di Minsk, istituendo una zona di sicurezza umanitaria e facilitando l’erogazione degli aiuti russi. Infatti, era convinzione di Putin che le truppe di Kiev ricorressero al blocco e al disastro umanitario per piegare la popolazione locale e spingere la resistenza ad evacuare le città per evitare sofferenze alle popolazioni civili, come nel caso di Slavjansk.

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Aleksandr Zakharchenko

2. Il cambio nella leadership dei governi delle RP di Lugansk e Donetsk
Alla fine di agosto, i cambiamenti nella leadership della Repubblica popolare di Donetsk e della Repubblica popolare di Lugansk davano i primi risultati. Infatti, le nuove élite locali emerse dal conflitto sono andate al potere al posto degli specialisti russi:
– Aleksandr Zakharchenko ha sostituito il cittadino russo Aleksandr Borodaj come Presidente del Consiglio dei Ministri di Donetsk;
– Igor Plotnitskij ha sostituito Valerij Bolotov a capo della Repubblica e il cittadino russo Marat Bashirov a Primo ministro in Lugansk.
Questi due nuovi leader hanno molto in comune:
– Sono figli del Paese in cui sono nati, il Donbas, dove sono cresciuti ed hanno lavorato;
– Sono ex-imprenditori ed ufficiali: Zakharchenko ha diretto un’azienda elettrica (iniziando come elettricista nelle miniere di carbone) e poi fu ufficiale della polizia di Donetsk; Plotnitskij era grossista di prodotti petroliferi e possedeva un stazione di servizio a Lugansk (1996-2004) prima di divenire nel 2004 Vicecapo dell’Ispettorato Regionale per la difesa dei diritti dei consumatori di Lugansk;
– Sono i comandanti delle unità più combattive e disciplinate delle loro repubbliche. Plotnitskij era comandante di un reggimento d’artiglieria nell’esercito sovietico (1982-1991) ed è a capo del Battaglione di Liberazione Popolare “Zarja” (Alba) e Zakharchenko era a capo del battaglione “Oplot“;
– Sono i rappresentanti della sinistra della Novorossia: il battaglione di Plotnitskij usa ampiamente simboli sovietici ed è vicino ad Arsen Klinchaev (attualmente agli arresti domiciliari a Kiev) e all’organizzazione “Guardia di Lugansk”, sezione locale dell’ala sinistra del Partito delle Regioni. Quanto a Zakharchenko, era il leader della sezione locale del movimento politico-sportivo di Kharkov “Oplot“, guidato dall’ex-agente di polizia Evgenij Zhilin, in prima linea nella battaglia anti-Maidan a Kiev (dove era un efficiente ausiliario di “Berkut“), molto vicino al Governatore di Kharkov ed attuale leader “duro” filo-russo del Partito delle Regioni Mikhail Dobkin, difendendo un’ideologia antifascista intransigente (Oplot era nota per i suoi scontri ricorrenti con gli attivisti del partito “Svoboda” e dell’organizzazione neo-fascista “Patrioti ucraini”), e promuovendo la storia e i valori sovietici.
Senza dubbio, questi nuovi leader sapranno motivare le truppe ed imporre un unico comando alle varie milizie, rimuovendo personalità assai tendenti al conservatorismo monarchico russo come lo stesso Igor Strelkov, ex-ministro della Difesa della RP di Donetsk, ufficialmente “in vacanza” da un mese. Inoltre, hanno lavorato alla strutturazione dello Stato, ripristinando l’ordine pubblico sul territorio nel modo più duro: creando corti marziali che condannano alla pena capitale ogni soldato colto a rapinare. Nel riordino sono stati aiutati dai dirigenti della Transnistria (come il Generale Antjufeev, ex-ministro della Sicurezza dello Stato della Transnistria e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri della RP di Donetsk, responsabile dell’ordine), con esperienze in tale tipo di conflitti.

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Igor Plotnitskij

Vladimir Antjufeev

Vladimir Antjufeev

Fonti:
Vesti
Novaja Gazeta
DNR Today
Le Monde Russe98553879

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intervento di Putin sullo Stato di Novorussia

Danielle Bleitrach, Histoire et Societé 1 settembre 2014

14706320352_f898126b56_oDobbiamo partire, riguardo ai propositi di Putin, dalla situazione creatasi in Ucraina con la spedizione punitiva, le atrocità commesse da Kiev e la perdita totale di legittimità del governo golpista esterodiretto e sospettato di voler consegnare il Donbas agli appetiti oligarchici e della Chevron, in cui il figlio del vicepresidente Biden s’è già installato al vertice, e alla NATO. Novorossija nasce dalla negazione del sistema oligarchico, da 23 anni al potere, avendo questo progetto riunito le forze politiche e culturali più diverse, dai comunisti ai nazionalisti. Ma questo raggruppamento è antifascista, che pur denominandosi slavo e russo non ha una visione esclusivista paragonabile a quella di Kiev, ma quella del raggruppamento di popoli simile all’Unione Sovietica. Quindi è un movimento progressista. Perciò l’appello a Putin è anche quello attuale della società russa: un sistema dominato dagli interessi degli oligarchi può essere patriottico, antifascista, nazionale e popolare? Putin senza dubbio affronta tali problemi.
I negoziati con i golpisti di Kiev sono impossibili, ha detto Aleksej Mozgovoj comandante di brigata e portavoce di Novorussia
Avete in programma di recarvi a Kiev…?
Li abbiamo sempre avuti, e abbiamo sempre cercato di chiarire a Vladimir Vladimirovich Putin, uomo saggio e statista, che negoziare, come intendiamo, è un crimine, perché non possiamo mai riconoscere il governo di Kiev… Il nostro massimo obiettivo è rovesciare il sistema oligarchico di Kiev e creare la Nuova Russia. Spero che il 31 dicembre Vladimir Vladimirovich brinderà a champagne alla nascita dello Stato di Nuova Russia, congratulandosi con gli ucraini per la fine dell’oligarchia.

Il contesto dell’intervento di Putin
Putin, a nostro avviso, affronta tale problema in un contesto in cui si misura davvero la malafede occidentale. Il fatto è che gli Stati Uniti non si accontenteranno della sola Ucraina, ora che la battaglia è iniziata. Il piano è asservire la Russia e sostituire l’attuale regime con uno compatibile come quello di Eltsin. L’obiettivo di Stati Uniti e NATO è l’attacco frontale al progetto eurasiatico e oltre, contro la trasformazione del sistema finanziario proposto da Cina e BRICS. Sul piano politico, Putin sa che non ha nulla da guadagnare dalla resa all’occidente, anche se dice di non voler un conflitto internazionale e di non voler ridurre i rapporti con l’Unione europea, che non ha nulla da guadagnare seguendo gli Stati Uniti e la NATO. É uno statista e un uomo saggio, ha detto non senza ragione Mozgovoj, che non è solo un soldato, ma anche un politico. Cioè Putin ha molta pazienza, moderazione emotiva e favorisce innanzitutto l’avanzamento degli elementi del suo gioco nei rapporti di forza. Finora s’era concentrato sul fatto che il Donbas, a differenza della Crimea, appartiene all’Ucraina e sulla necessità di una soluzione negoziata, e si vedrà che, nonostante le interpretazioni date alle sue osservazioni, non ha cambiato. Ma c’è anche in Putin un carattere contraddittorio molto più sentimentale che non emerge, ma dalle “idee” vibranti da ragazzino, come lui stesso ha detto, sottrattosi al crimine inventandosi in una sorta di James Bond che ripristina la gloria perduta dell’amata Russia. Ecco perché in uno degli articoli di questo blog, ho indicato l’importanza dell’analogia tra ciò che è successo nel Donbas e l’assedio di Leningrado. Putin non abbandonerà il popolo del Donbas, con cui perderebbe l’adesione del Paese alla sua politica. E il numero di russi che parte per combattere volontariamente nel Donbas, dimostra che questa corrente è potente.

Un errore di traduzione, ma un cambio nella continuità
Diciamo subito del suo discorso di domenica che vi era in realtà un errore di traduzione, come notato da un lettore di questo blog: Putin non ha detto “gosudarstvo” (Stato), ma “gosudarstvennost” (“status amministrativo”, regione decentrata, autonomia, stato federale, ecc). Il quotidiano La Tribune ha pubblicato un articolo in cui si parla anche di organizzazione dello Stato. Ho appena ascoltato l’intervista a Putin, e parla di organizzazione amministrativa e non di Stato. Ciò sarebbe stato in contrasto con la linea adottata dall’inizio. Ci sarà ulteriore propaganda russofoba nella stampa di domani. Sono d’accordo con questo chiarimento, e a supporto di ciò si noterà che nella stessa intervista ha parlato di soluzione negoziata tra Kiev e Novorossija. Questa è una guerra civile di un Paese, e la Russia non dovrebbe occuparsene, e ancor meno i Paesi occidentali causa di tale disastro. Ma c’è un ma, finora Putin ha sostenuto l’idea del federalismo, ma senza avanzare alcuna forma di federalismo. Qui fa riferimento a una disposizione amministrativa ereditata dall’Unione Sovietica e ancora in vigore in Russia e in Ucraina. Abbiamo già sottolineato che la Crimea e la base di Sebastopoli avevano uno status speciale. Sebastopoli aveva lo status di città autonoma e la Crimea di regione autonoma con un proprio parlamento, convalidando il referendum per l’autodeterminazione deciso dal presidente del parlamento. Si è detto molto, e con ragione, della provocazione del regime golpista di Kiev abolendo lo status del russo di lingua amministrativa regionale, ma poco è stato detto del tentativo di eliminare l’autonomia della Crimea. Le azioni antigolpiste delle autorità della Crimea rispondevano a tali disposizioni, come il referendum. Ma non è il caso del Donbas, come i “dipartimenti” del sud-est dipendenti dallo Stato centrale. Quindi non vi è un cambiamento nel discorso di Putin, è stato solo male interpretato. Putin non pregiudica da subito l’appartenenza di Novorossija all’Ucraina, ma ritiene che a differenza della Crimea le popolazioni del sud-est siano ucraine di cultura e lingua russe, ciò che viene chiamato popolo fratello come i bielorussi, dei russi di un’altra repubblica. Non ha cambiato idea, e questo è ciò che gli impedisce d’intervenire. Ma per la prima volta, tenendo conto della posizione dei combattenti di Novorossija, pur decidendo d’indirizzarsi sul negoziato tra loro e il governo a Kiev, avanza la formula di una regione autonoma con un proprio parlamento.

L’intervento ufficiale
Si noti che il riferimento male interpretato è stato rimosso.
Putin: impossibile sapere quando la crisi politica in Ucraina finirà.
Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto a Kiev di avviare colloqui sostanziali sulla de-escalation della crisi in Ucraina orientale. Ha aggiunto che è un’illusione credere che i ribelli rimangano in silenzio guardando le loro case distrutte. “Abbiamo concordato un piano, in modo che l’attuazione sia perseguita”, ha detto Putin sul Primo canale TV, aggiungendo che “il governo ucraino deve iniziare immediatamente colloqui sostanziali, non discussioni tecniche, sull’organizzazione politica della società e dello Stato nel sud dell’Ucraina, tutelando gli interessi delle popolazioni che vi abitano“. Il piano, secondo il leader della Russia, è mettere i negoziati al centro del processo di pace. Con un chiaro riferimento al rovesciamento di Viktor Janukovich del movimento Maidan a febbraio, Putin ha detto che errori, come i colpi di Stato, dovrebbero essere evitati essendo causa principale della crisi attuale. Il presidente russo ha invitato Kiev a considerare il prossimo autunno e inverno, pensando al riscaldamento. “L’infrastruttura devastata nel meridione richiederà piena riparazione, altrimenti la popolazione potrebbe anche morire assiderata“, ha detto. “Sembra che solo la Russia se ne preoccupi. La prima condizione essenziale è terminare i combattimenti ed iniziare a ricostruire le infrastrutture, al ripopolamento, eseguire le necessarie riparazioni e manutenzioni per affrontare la stagione fredda“. Putin ha detto che “anche se la soluzione della crisi dipende principalmente da Kiev, è impossibile dire quando finirà”. Ha detto che ciò potrà essere definito nelle prossime elezioni parlamentari in Ucraina. Il presidente ucraino Poroshenko ha sciolto il parlamento del Paese il 25 agosto e ha indetto le elezioni parlamentari per il 26 ottobre. “Tutti i partecipanti alla competizione elettorale vorranno mostrare quanto siano bravi”, ha detto Putin. “Tutti vorranno dimostrare che sono uomini decisi o “strongwomen”, e che in periodo di lotta politica acuta. è difficile aspettarsi che qualcuno cerchi una soluzione pacifica e non militare. Allo stesso tempo, è un’illusione pensare che i ribelli si siedano aspettando pazientemente l’avvio dei negoziati promessi”, ha detto Putin, “soprattutto quando vedono le città e i villaggi dell’Ucraina del sud-est bombardati e distrutti dal tiro diretto“.
C’è sicuramente un’evoluzione in Putin, ma non così rozza e ignorante come nei nostri media.

2ni_7960_copy_si_-e1400451164957Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, prova generale dell’unione tra liberali e neo-nazisti in Europa

S. Naylor Slavjangrad 28/05/14
A. I. Fursov è storico politico e sociologo, Capo del dipartimento dell’Università Statale di Mosca (MGU). 0008a348-642Gli anglo-sassoni continuano a sostenere l’Ucraina, sperando di farne un suo Stato neo-nazista, un nuovo Terzo Reich contro la Russia, quando incitarono Hitler contro l’Unione Sovietica a metà del secolo scorso. Questa l’ipotesi controversa che molti, ovviamente, non osano evocare. Cosa cerca l’occidente in Ucraina? Lo storico Andrej Fursov ritiene che il compito principale dell’occidente sia destabilizzare l’Eurasia. Ma dopo la “Vittoria in Crimea”, secondo Fursov, la Russia vive la fine dell’era delle sconfitte storiche. Dopo la vittoria più importante del 20° secolo, la nostra vittoria contro i fascisti tedeschi, affrontiamo il nuovo Terzo Reich da combattere in questo secolo?

D: Di recente, ha detto che oggi la Russia supera l’era delle sconfitte storiche. La vittoria più importante del 20° secolo fu la sconfitta del fascismo tedesco, ma c’è la sensazione incombente che affronteremo un nuovo Terzo Reich, questo secolo.
R: Nella storia non ci sono ripetizioni identiche e naturalmente possiamo confrontarla alla situazione attuale, ma non dobbiamo dimenticare che è molto diversa dal 1939-1941. C’era un aggressore evidente che si avvicinava ai nostri confini. La situazione attuale è diversa, laddove gli Stati avviano, dopo il fronte siriano (e la Siria è terreno di confronto tra Russia e Stati Uniti), il confronto in Ucraina. Arriverei a definirlo “Fronte ucraino” del confronto russo-statunitense. E gli statunitensi in Ucraina tentano di utilizzare la rivolta americanista-banderista per risolvere una situazione molto semplice. Volevano creare un punto d’appoggio politico, e se necessario, una provocazione armata, per respingere la Russia. Hanno cercato di creare una società slava ancora più russofoba di quella polacca, da poter utilizzare, quando necessario, contro la Russia creando focolai di tensione ai confini nazionali e strategici della Russia.

D: L’ascesa dei moderni governi russofobi è artificiale come l’ascesa di Hitler, che fu sponsorizzata dai clan finanziari di USA e Gran Bretagna. É la stessa situazione?
R: Tutto si riduce a questo: i nemici della Russia hanno sempre ampliato le proprie forze, pensando di scagliarle come entità armate contro la Russia, ma in ogni caso l’attuale Ucraina non potrà mai assomigliare al Terzo Reich, neanche come potenziale economico. Inoltre, in Ucraina la metà della popolazione si oppone ai neonazisti di Bandera, quindi è una situazione assai diversa.

D: Se vogliamo portare il discorso sul neo-nazismo in Ucraina, e nell’Europa in generale… nell’ultima elezione del Parlamento europeo. Qui osserviamo la vittoria dei nazionalisti e degli “euro-scettici” nelle elezioni francesi e inglesi. Ritiene che modifichino la direzione dell’UE?
R: L’elezione parla della profonda crisi dell’Unione europea, dimostrando come tale struttura, inizialmente praticabile, stia esaurendosi. E l’ascesa dei partiti di destra e di sinistra che non vogliono aderire all’UE e non vogliono perdere l’identità, ci dimostra la situazione attuale.

D: Iniziamo con i partiti di estrema destra; finiranno con riabilitare il nazismo?
R: La correlazione è parziale. Non credo che persone come Marine Le Pen riabiliteranno il nazismo. Ma naturalmente una delle conseguenze del crollo dell’Unione europea può essere la riabilitazione del nazismo. Il fatto è che la riabilitazione del nazismo è, in primo luogo, legata non alla crisi europea, ma agli obiettivi dell’attuale élite occidentale, che non può più risolvere i problemi con metodi liberali, ricercando nel neo-nazismo una soluzione alla propria crisi. A tal proposito, l’Ucraina è una chiara prova; qui si osserva il tentativo di unire i liberali, che non sono riusciti a staccare l’Ucraina dalla Russia con la rivoluzione “arancione” (nel 2004), ai neo-nazisti banderisti.

88E755D4-7A59-42C3-A0ED-5754D1FCEDDF_mw1024_n_sD: Cosa pensa, ci sarà una grande guerra?
R: Non nel prossimo futuro. Ma la storia dimostra che gli anglosassoni hanno sempre piani lungimiranti, e il loro compito costante è creare tensioni ai confini russi. Inoltre, tale nuovo Stato (l’Ucraina) sarebbe un esempio di “democrazia” e “libertà” in contrapposizione alla Russia “totalitaria”. Senza dubbio, ciò è un focolaio di tensione il cui scopo è creare tensioni lungo i nostri confini. Chiaramente, gli strateghi statunitensi non nascondono il fatto che gli USA vogliano disperatamente destabilizzare l’Eurasia. Per destabilizzare l’Eurasia bisogna destabilizzare la Russia.

D: Che ruolo ha giocato la Crimea in tale confronto?
R: La “Vittoria della Crimea” ha posto fine all’umiliazione iniziata il 2 dicembre del 1989, quando Gorbaciov, dopo il suo incontro con il noto russofobo Papa Giovanni Paolo II, a Malta tradì e consegnò il campo socialista a Bush. Dopo, la Russia subì l’umiliazione di Eltsin e del suo governo, continuando a cedere le proprie posizioni. E ora, finalmente, abbiamo iniziato a raccoglierci ed è evidente che l’occidente non abbia un piano per incontrare la Russia. Inoltre, la crisi ucraina ha mostrato una posizione occidentale del tutto inadeguata e l’incapacità di avere un ruolo nella politica mondiale. Non ha nulla da opporre alla Russia.

D: E cosa abbiamo? Abbiamo veri alleati di cui possiamo fidarci?
R: Il nostro alleato tattico è la Repubblica popolare cinese, i nostri interessi, in questo momento, coincidono su una serie di questioni. Ma quando si parla degli alleati dei russi, dobbiamo sempre ricordare la frase di Alessandro III: “La Russia ha solo due alleati: l’esercito e la flotta”, ed oggi aggiungerei anche le agenzie d’intelligence. Dobbiamo essere forti, altrimenti gli alleati saranno inutili.

D: Cina e Russia si avvicinano, e ciò è un fatto ben noto. Cosa significa?
R: Si dice che nel mondo non ci siano alleati o amici permanenti. Nei prossimi 10 anni avremo interessi e un nemico geostrategico comuni, quindi è difficile indovinare, tutto cambia rapidamente.

D: Dopo la visita ufficiale di Joe Biden a Pechino, nel dicembre 2013, tutti specularono che il fattore decisivo della politica mondiale sarebbe stato il rapporto USA-Cina. Che USA e Cina negoziassero la “divisione” del mondo. Ma oggi le cose sono cambiate?
R: Beh, prima di tutto non c’è mai stata una situazione del genere, dove Stati Uniti e Cina si sarebbero “spartiti” il mondo. Ricordiamo che l’unico Paese che può causare danni irreparabili agli Stati Uniti è la Russia. Questo, naturalmente, è assai evidente. Beh, la situazione attuale, dopo la crisi ucraina, è completamente cambiata: ora abbiamo una situazione bloccata, mentre l’occidente è preda di complessi processi disorganizzativi; e una certa tattica, e alcuni sostengono strategica, unione tra Cina e Russia.

D: Quindi, la Cina ha ridimensionato gli Stati Uniti rifiutandosi di collaborare?
R: A questo punto sì. Ma i cinesi sanno bene che gli statunitensi, che hanno costantemente ingannato l’Unione Sovietica e ancora la Russia, cercheranno d’ingannare la Cina. I cinesi non si fidano degli Stati Uniti, ed è giusto sia così.

russia-china-GRAPHICTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morte dell’industria della difesa ucraina

Il giornalista televisivo ucraino Maksim Ravreba descrive storia e prospettive dell’industria della difesa ucraina.
Colonel Cassad - VoicesevasKharkov-armor-repair-facility-in-UkraineQuando vedo su facebook le foto del ministro degli interni ucraino Avakov abbracciare un modello di aereo radiocomandato, che questo ignorante definisce “drone”, sono amareggiato e divertito. Quando vedo la confusione sulle industrie nella rubrica “I costruttori navali di Nikolaev consegnano ai militari dell’operazione ATO il blindato “Buganka“, mando giù valeriana. Ma quando sento che l’esercito ucraino non ha nulla per combattere, dal presidente dell’Ucraina… come i politici di Majdan chiedano alla NATO armi, capisco quali usurpatori e parassiti pericolosi siano al potere in Ucraina, pronti a qualsiasi umiliazione del Paese, che vendeva e continua a vendere i mezzi più sofisticati e le armi migliori del mondo, per salvarsi la pelle. L’Ucraina ha una potente e moderna industria militare. Solo poco prima, sei mesi prima. Ora l'”industria militare” è stata uccisa e seppellita. Non lo sapevate? Ve lo dico io. La gente della mia età ricorda come l’industria ucraina sia morta una prima volta. Un quarto di secolo fa lavoravo come installatore di radio nella fabbrica Artjom di Kiev. Lo stesso luogo dove mio padre ha lavorato per quasi 50 anni. La maggior parte degli inquilini del mio palazzo vi lavorava, e del mio quartiere. Per tutta la vita ho vissuto nella casa costruita dalla fabbrica Artjom per i suoi lavoratori, come l’intero quartiere. Il profilo principale della fabbrica, per tutto il “periodo sovietico”, fu militare. L’ufficio progettazione in cui mio padre lavorava ideò complessi sistemi di guida elettronica per missili “terra-aria” e “aria-aria”. La Perestrojka prima distrusse il profilo della fabbrica, e quindici anni furono necessari ai vecchi partner sovietici per ritrovarla e ristabilire i legami precedenti. Non vi era alcuna politica, solo aspiratori e utensili da cucina che la fabbrica iniziò a fabbricare attraverso un inutile programma di conversione (c’era una cosa del genere molto tempo fa). Negli anni ’90 la fabbrica dava uno spettacolo molto triste, e gli ex-ingegneri del design bureau “Luch“, che progettavano i cervelli dei missili, frequentavano i mercatini delle pulci, negoziando la vendita di effetti personali vecchi e usati. Fuggendo dalla povertà, mio padre andò all’estero, e lo Stato ucraino gli inviò l’ultimo saluto sotto forma di notifica che gli toglieva la pensione, e questo dopo aver lavorato per lo Stato per tutta la vita! All’inizio del XXI secolo la situazione della fabbrica iniziò a migliorare. I dirigenti di fabbrica, dipartimenti, laboratori, uffici di progettazione, in realtà quasi tutti chiusi, trovarono un aggancio: ristabilire i collegamenti con vecchi partner e industrie connesse, tutte in Russia, e fino ai nostri giorni “maledetti” chi rimase da operaio, era un occupato grazie agli ordini del Ministero della Difesa della Russia. Non c’è nessun altro per cui lavorare: il ministero della Difesa dell’Ucraina non ordina alcunché, e non può ordinare, non ha soldi. E tutte le unità e i dispositivi che le fabbrica produce sono utili solo per il materiale militare dell’URSS.
A quanto ho capito, ora la fabbrica Artjom è minacciata di una seconda morte. Non ne conosco ancora i dettagli, ma ultimamente ho letto un titolo secondo cui la fabbrica ZAZ ha annunciato chiusura e tagli; è un evento atteso. A causa di crisi politica, agitazioni, colpo di Stato e guerra civile, la vendita di nuove automobili in Ucraina (in generale, non solo della ZAZ) è dimezzata. Le prime vittime della catastrofe sono le linee di montaggio, laddove oggi anche Daewoo e Chevrolet vengono assemblate. Ma la ZAZ è la prima vittima, il motivo è semplice, nessuno compra più le sue auto. La chiusura della ZAZ crea 21000 disoccupati, assieme a 120000 funzionari statali che Jatsenjuk licenzia. Più altri 20000 assistenti sociali di cui lo Stato fascista si sbarazza. Anche i giganti “Turboatom”, “Motor Sich” sono orientati verso la Russia, come “Juzhmash” e molte aziende che hanno la Russia come loro cliente? Mi urtano i media majdastardi, che oggi sostengono questo schifoso regime fascista con la sua discarica di teste di legno. Nel 1991 c’erano 3594 imprese ucraine, dove circa 3 milioni di persone lavoravano. 700 erano impegnate nella produzione strettamente militare, tra cui 205 associazioni di produttori e 139 associazioni scientifiche e produttive, per un totale di 1,45 milioni di lavoratori. L’Ucraina ha ereditato quasi un terzo dell’industria spaziale dell’ex-Unione Sovietica, comprese 140 imprese e istituti che davano lavoro a 200000 persone. Le industrie ucraine producevano 350 aerei all’anno. Nei primi cinque anni d’indipendenza, nel 1997, il numero di imprese della Difesa scese di cinque volte. E la quota della produzione militare ucraina scese dal 35 al 6%. Circa 550 imprese e uffici di progettazione relativi all’industria della difesa chiusero o cambiarono profilo. In particolare, l’ufficio di progettazione “Luch” fu preservato soltanto perché la fabbrica Artjom fu dichiarata impresa strategica e non fu oggetto di privatizzazione. I lavoratori del design bureau, che lavorava a causa della vecchia abitudine solo per un paio d’ore, a poco a poco scoprirono i vecchi subappaltatori, e vissero grazie ai loro ordini finora. Tuttavia, non tutti sono sopravvissuti (letteralmente). La stessa cosa è successa per tutta l’industria della difesa. Il numero di posti di lavoro nel ramo si ridusse di sette volte. Nel 2010, secondo i dati del ministero della politica industriale dell’Ucraina, 143 imprese del Paese operavano nell’interesse della difesa. E nel 2011 l’Ucraina uscì dai primi dieci venditori di armi del mondo, con il 12.mo posto. Perché e come è potuto accadere? Fin dalla proclamazione dell’indipendenza l’industria fu sacrificata alla politica. La necessità di spogliare l’industria della difesa dai clienti russi dominava. Il colpo più dannoso, se non mortale, fu la decisione di Kuchma e Jushenko dell’integrazione con la NATO, con l’obiettivo di una successiva adesione a tale unione militare. Pertanto, con inaudita generosità e leggerezza, i capi ucraini rigettarono i progetti ucraino-russi. Nel 2008, durante la guerra russo-georgiana, il presidente Jushenko vietò alla Russia l’uso del poligono “Nitka” in Crimea. E nel 2009 Mosca decise di costruire un poligono analogo a Ejsk, che sarà pronto quest’anno. Tuttavia, ora la Crimea è territorio della Russia, e in precedenza al Cremlino fu rifiutato l’uso delle stazioni radar di Sebastopoli e Mukachevo. Invece della cooperazione militare e tecnica con i partner tradizionali, l’Ucraina si precipitò a costruire castelli in aria sui progetti congiunti con la NATO e i Paesi occidentali. Uno degli esempi spiacevoli di tale cooperazione: la corvetta ucraina sviluppata da un centro di progettazione navale pilota di Nikolaev. La costruzione della corvetta doveva iniziare nel 2010 e doveva entrare in servizio quest’anno. Ma la prima nave fu varata solo il 17 maggio 2011, ma effettivamente non è mai stata realizzata. Per salvare il progetto, il governo Azarov previde di rivederlo e sbarazzarsi della collaborazione con le imprese occidentali, perché armi ed equipaggiamenti russi erano più adatti. Ma gli “ideologi”, in particolare il direttore del Centro di ricerca dell’esercito per la conversione e il disarmo, Badrak, annunciarono: “La corvetta la dobbiamo costruire con i partner occidentali, l’elicottero con i partner francesi… la Russia non può partecipare alla nostra modernizzazione“. Simile situazione nel tentativo di collaborazione tra l’ufficio “Antonov” e la società europea “Airbus” per fabbricare l’aereo da trasporto A400M. Il tutto s’è concluso con gli europei che ricevettero la documentazione tecnica dell’aereo per poi produrlo in proprio, sospettosamente simile al prototipo ucraino. Naturalmente, senza la partecipazione ucraina. I motivi furono rivelati dal Primo ministro Nikolaj Azarov. “Nonno” era ridicolizzato presso gli ucraini, tutti ne risero, pochi ascoltarono quello che aveva da dire. Ed ecco cosa disse, rivelando che Airbus aveva apertamente annunciato i piani per ostacolare l’entrata del velivolo ucraino An-70 sul mercato. “Ho avuto un incontro con la dirigenza francese e la leadership della società aeronautica Airbus, e mi hanno detto che “il vostro aereo è migliore del nostro, ma faremo di tutto affinché il vostro aereo non trovi un mercato”.” Non è forse questa una notizia per voi? Non è forse vero che siete sotto l’effetto di droghe spacciate dai media ucraini? Va tutto bene, giusto? Secondo loro, la NATO è pronta ad accettare l’Ucraina nei suoi ranghi, più o meno in questo momento. E ieri dissero che le merci ucraine già arrivavano sui mercati europei! Non so però da quali appunti (l’articolo parlava solo di atti normativi), ma penso che sia una bufala. La crisi non è finita da nessuna parte, colpisce l’economia mondiale, i cavalli da battaglia UE e USA. Nessun Paese ha i soldi per sovvenzionare l’economia ucraina, l’economia di un Paese devastato dalla guerra.
Nel frattempo, la Russia ha iniziato a produrre il nuovo missile balistico “Topol-M” e il suo analogo navale “Bulava” senza l’ufficio di progettazione “Juzhnoe”. Nella realizzazione del nuovo elicottero Ka-60, la Russia ha rifiutato i motori realizzati da “Motor Sich” (tuttavia, i suoi prodotti sono ancora in vendita in Russia, fino ad oggi)! L’holding statale “Industrie Dnepr”, che ha partecipato alla produzione dell’S-300, a un certo punto è stato escluso dalla produzione del complesso della difesa aerea S-400. Il missile balistico intercontinentale su ferrovia SS-24 Scalpel, creato dai costruttori della “Juzhmash” di Dnepropetrovsk, non è più necessario alla Russia. Lo sviluppo del nuovo complesso missilistico ferroviario viene effettuato dall’Istituto di Mosca per la Tecnologia Termica, che già aveva partecipato alla realizzazione dei missili “Bulava”, “Topol” e “Jars”. La Russia ha inoltre acquistato i diritti per la produzione della versione militare dell’aereo da trasporto An-70, assemblato a Samara dalla fabbrica “Aviakor”. Nell’ambito del programma di sviluppo della Federazione Russa per il periodo 2007-2015, s’è deciso di impostare la produzione di massa dei motori per elicotteri sul territorio russo, inclusi i motori TVZ-117 e VK-2500 prodotti da “Motor Sich“. La produzione dovrebbe essere messa a punto dalla OAO “Klimov” di San Pietroburgo, raggiungendo una capacità prevista di 450 motori entro il 2015. La partecipazione di imprese ucraine alla dotazione tecnica di aerei militari e mezzi della difesa aerea russi è stata ridotta. La “Sistemi Informativi Satellitari” (Zheleznogorsk, regione di Krasnodar), la PO “Volo” (Omsk) e la DB “Progress” (Samara) effettivamente si sono rifiutate di cooperare ulteriormente con la “Kievpribor” ed hanno iniziato ad ordinare esclusivamente a società nazionali. La fabbrica in cui ho lavorato, “Artjom”, affronta una situazione analoga. Fino a tempi recenti, nonostante la situazione estera ed interna deludente, la mia fabbrica aveva un posto significativo sul mercato russo dei missili “aria-aria”, ma ora le società russe hanno iniziato a modernizzare i missili tipo R-77 con un ciclo di produzione completamente chiuso. Anche prima del colpo di Stato, analisti economici scrissero che se Kiev non avrà significativi progressi nella cooperazione militare e tecnica con la Russia, le imprese russe potranno produrre la maggior parte dei pezzi ucraini in due-tre anni, e i complessi in otto-dieci anni, ma ora è assai peggio. Con il colpo di Stato, politici assolutamente ostili sono al potere a Kiev. Dichiarano una guerra contro “l’aggressione russa”, anche se non l’annunciano ufficialmente, e ciò significa morte dell’industria nazionale, disoccupazione e povertà per i lavoratori delle imprese della difesa.

1406461768813_wps_7_KIEV_UKRAINE_JULY_26_UkraPS. In linea di principio le tendenze nell’industria ucraina erano piuttosto evidenti anche prima del colpo di stato, che le ha solo accelerate decisamente. E’ assolutamente chiaro che i resti dell’industria ex-sovietica ucraina non sono utili a nessuno nella NATO (tutta la documentazione più o meno preziosa ha da tempo lasciato l’Ucraina), magari solo per la produzione di materiale per i Paesi del Terzo Mondo, dove gli Stati Uniti e i loro satelliti intraprenderanno le loro prossime guerre. Il conflitto con la Russia chiude il mercato principale della produzione industriale locale, anche se non direi che in questo momento il taglio dei legami sia totale, e coma “la figlia dell’ufficiale”, mi piace dire non tutto qui è irrevocabile. Recentemente ho parlato con un alto funzionario di una grande impresa della difesa, quindi ero sorpreso dall’apprendere che, nonostante la guerra, la sua azienda lavora ancora efficacemente con una joint venture stipulata con la Russia, senza cui l’azienda assai probabilmente chiuderebbe. Naturalmente, la Russia ha ridotto la dipendenza dalle forniture ucraine negli ultimi 10 anni, ma alcuni aspetti per la Federazione russa fisicamente rimangono scoperti; non nei specialisti (proprio come fu per la progettazione delle portaerei, stilando un progetto su cui iniziarono a porre domande: dimenticate il denaro, ma dove sono gli specialisti per questo, questo e questo). Ma ancora una volta è questione di tempo, quando tale produzione sarà avviata nella Federazione russa o si riorienterà all’acquisto di parti di ricambio e sistemi esteri. Non importa per quanto, ma l’Ucraina sarà superflua data l’inevitabile morte dei resti della sua industria, completando la deindustrializzazione finale dei resti dell’Ucraina.

030412_An-70_01Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incubo di Washington diventa realtà: Il partenariato strategico russo-cinese diventa globale

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 21 agosto 2014

La partnership strategica russo-cinese (RCSP), ideata nel 1996, è l’ancora geopolitica dell’Eurasia del 21° secolo, plasmandone evoluzione ed ingresso nel mondo multipolare. Nessun altro rapporto politico tra attori dei due continenti vi si avvicina, facendo della RCSP l’unico formidabile rivale degli Stati Uniti con le loro alleanze militari privilegiate con NATO, regni del Golfo e Giappone. Nella lotta di questo secolo per il supercontinente, l’interazione tra RCSP e Stati Uniti definirà la politica mondiale.

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Detrattori o distrattori?
Molto rumore proviene dai media occidentali sulla RCSP, con qualche illuminazione dell’importanza sfida al Washington Consensus, e altro, presentata come null’altro che l’aggravarsi  della dipendenza di Mosca da Pechino. Tali vedute vengono spesso strombazzate sia per spaventare gli statunitensi e giustificare l’aggressione del loro governo a Russia e Cina, che per alimentare la disinformazione volta a dividere Russia e Cina. Solo raramente la RCSP viene citata come avvertimento agli Stati Uniti nel moderare le proprie politiche, modo più competente di presentare tali fatti all’elettore occidentale. L’intento dell’articolo è sostenere provocatoriamente che la RCSP è già una realtà nel mondo in divenire, manifestazione dell’incubo di Washington che si estende dall’Eurasia al Nord Africa e America Latina, sfidando l’ordine occidentale, ma solo per guidarne la transizione al mondo multipolare, obiettivo di entrambi i Paesi nella loro solidarietà dal 1997. La riluttanza degli Stati Uniti nel riconoscere i cambiamenti radicali verificatisi nel mondo, da allora, e l’insistenza nel prolungare il momento unipolare in dissoluzione, sono le maggiori cause della destabilizzazione globale attuale. Nonostante i detrattori che cercano di suscitare paure e le tattiche divisive dei distrattori, la RCSP è solida, difensiva e più unita che mai. Esplorando le convergenze della politica russo-cinese nei settori chiave dell’Eurasia e altrove, l’articolo dimostrerà che la RCSP è viva e in crescita, e che attivamente avvicina il mondo al multipolarismo.

Parte I: Struttura
Prima di passare ai dettagli geopolitici della RCSP, occorrerà identificarne le basi strutturali: il ruolo di Russia e Cina, le basi della loro cooperazione e le azioni istituzionali per la ristrutturazione dell’ordine internazionale.

Contrappeso russo e porta cinese
Ci sono ruoli definiti che entrambi i partner svolgono nella loro interazione. La Russia agisce come equilibratore militar-politico in Eurasia, divenendo un’alternativa (che siano Stati Uniti o Cina) per  grandi potenze, Stati emergenti ed entità interessate. Verrà mostrato come funziona la stretta collaborazione della Russia con la Cina nell’assicurarsi che questo equilibrio raggiunga gli obiettivi strategici di entrambi, a volte riproducendo la dinamica del ‘poliziotto buono, poliziotto cattivo’. La Cina, da parte sua, è sulla via del sorpasso degli Stati Uniti quale prima economia mondiale in termini di PIL, quest’anno, ed è la potenza economica predominante nel mondo in via di sviluppo. I suoi profondi e privilegiati legami nei mercati in via di sviluppo dell’agricoltura e delle materie prime di Africa, America Latina e Stati del filo di perle ne fa la porta economica della Russia, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi. Così, ciò che la Russia può fornire alla Cina in termini di equilibrio militar-politico nelle regioni chiave, la Cina lo ricambia con opportunità economiche e agevolazioni negli scambi tramite i suoi contatti e reti di elitarie. Naturalmente, il tandem tra Russia e Cina è ben lungi dall’essere perfetto, come lo è l’applicazione strategica nel mondo, ma questa è la teoria generale dell’approccio cauto: la Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più agiscono  assieme, per esempio in Medio Oriente e America Latina, più se ne intravedono gli obiettivi multipolari puri e lo stretto coordinamento; allo stesso modo, più si avvicinano questi due nuclei eurasiatici, più il rapporto appare complesso e difficile da comprendere.

La culla della cooperazione
La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è la culla in cui la RCSP è nata e cresciuta.  Originariamente fondata come i Cinque di Shanghai nel 1996, fu riformata come SCO nel 2001 con l’inclusione dell’Uzbekistan. Da allora, ha stabilito la cooperazione con osservatori come Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran, così come il dialogo per la collaborazione con Sri Lanka, Turchia e  Bielorussia. Questi Paesi rientrano direttamente nella sfera immediata della RCSP, in cui  Russia e Cina esercitano un certo grado d’importante influenza su vari livelli. Inoltre, la SCO fonda  le basi della RCSP, indicando la lotta contro “terrorismo, separatismo ed estremismo in tutte le loro manifestazioni” (quindi anche le rivoluzioni colorate), in quanto nemici principali. Si dà il caso che gli Stati Uniti siano impegnati in tali attività nella campagna per il caos e il controllo in Eurasia, mettendosi così in contrasto esistenziale con Russia e Cina, così come con gli altri aderenti. Non va dimenticato che la SCO conduce anche regolarmente esercitazioni militari congiunte.

Il bastione dei BRICS
Nella forma più visibile della RCSP, i due Paesi cooperano come forza nell’ambito dei BRICS. A  maggio Putin aveva dichiarato che con la Cina “abbiamo priorità comuni, sia globali che regionali… Abbiamo deciso di coordinare più strettamente la nostra politica estera, anche in seno a Nazioni Unite, BRICS e APEC… Non abbiamo divergenze. Al contrario, abbiamo grandi piani che siamo  determinati a tradurre in realtà”. Questa innovativa dichiarazione d’intenti globale s’è tradotta nel passaggio indispensabile all’azione al vertice BRICS di luglio in Brasile, in cui i cinque membri hanno fondato la nuova Banca di Sviluppo confrontandosi direttamente con il predominio economico istituzionale occidentale. Memorandum importanti sulla comprensione multipolare e la creazione di una riserva di valuta hanno conformato gli altri importanti risultati del vertice. Si può dunque vedere che i BRICS sono divenuti il baluardo istituzionale del coordinamento mondiale russo-cinese.

Sintesi strutturale
Russia e Cina hanno ruoli distinti nel loro tandem del potere, e ancora ne perfezionano l’interazione reciproca. La SCO, pur essendo un quadro multilaterale, opera essenzialmente come ente bilaterale della grande cooperazione russo-cinese, con l’Asia centrale come campo di attuazione di future applicazioni esterne. La continua collaborazione istituzionale tra Russia e Cina appare chiaramente nei BRICS, in particolare nell’ultimo vertice. Una volta analizzati unitariamente, entrambi i Paesi uniscono le forze nelle istituzioni appropriate, perseguendo l’obiettivo comune della multipolarità.

Parte II: Applicazione geopolitica
Ora è il momento di seguire le applicazioni geopolitiche della RCSP.  Questa sezione inizierà con l’Asia nordorientale e poi procederà in senso antiorario esplorando il doppio approccio verso Asia centrale, Asia meridionale e sud-est asiatico. Poi passerà all’Europa prima di guardare a Medio Oriente/Nord Africa (MENA) e America Latina. Solo in Africa la RCSP deve ancora maturare, anche se ci sono sicuramente possibilità per la Cina di bilanciare l’influenza della Russia nel continente, in futuro, e d’influenzare i leader regionali espandendone i legami commerciali con Mosca. Infine, la conclusione unificherà l’articolo dimostrando che la RCSP è veramente il rapporto più importante del 21° secolo e veicolo definitivo del multipolarismo. Al lettore si consiglia di tenere a mente quanto segue durante la lettura di questa sezione: ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte nelle regioni/Stati in cui sarebbe in svantaggio rispetto al partner, con lo scopo finale di stabilire un vero multipolarismo globale. Con ciò premesso, l’esame della geopolitica della RCSP inizia.

Asia orientale
L’essenza della RCSP in Asia nordorientale è affrontare con attenzione la “portaerei inaffondabile” degli Stati Uniti e neutralizzarne la letalità. Russia e Cina avevano già dispute territoriali con il Giappone, prima dell’avvio della RCSP, ma il Giappone non ha aggravato tali tensioni che nei primi anni 2010. Il problema giapponese potrebbe più accuratamente essere visto come un problema statunitense, a causa dell’occupazione e della mutua sicurezza reciproca con il Paese, quindi tramite un delegato, la RCSP effettivamente affronta l’ostruzione statunitense al processo di pacificazione del Nordest asiatico. Tokyo ha sempre la ‘clausola per optare’ per la normalizzazione dei rapporti con Mosca (nell’interesse nazionale di entrambi gli attori), ma ciò non sembra apparire nell’orizzonte dell’amministrazione Abe. L’occupazione statunitense è troppo forte e influente perché il Paese se ne liberi nel prossimo futuro; sarebbe un colpo di fortuna una sua frattura e l’avvio di una vera politica estera indipendente, permettendo a Mosca di svolgere un ruolo positivo nel moderare le azioni di Tokyo verso Pechino. Nel contesto attuale, tuttavia, Russia e Cina sanno che il Giappone, e non la Corea democratica (entrambi i Paesi s’impegnano ai colloqui multilaterali per la denuclearizzazione), pone il forte rischio della destabilizzazione del nord-est asiatico, per via dell’aggressività delle rivendicazioni territoriali, in ciò aiutato e spalleggiato dagli Stati Uniti al fine di avere un partner regionale eterodiretto volto a sabotare la prospettiva della cooperazione pan-regionale. Così, per quanto improbabile possa sembrare al momento, nel caso in cui scoppiasse una guerra, Russia e Cina potrebbero cooperare militarmente o userebbero i più forti strumenti diplomatici e politici a disposizione per spingere il Giappone a fare marcia indietro e fermare le ostilità al più presto possibile.

Asia centrale
Molto è stato scritto su una presunta rivalità russo-cinese in Asia centrale, ma in realtà non è così, e non è altro che un pio desiderio di coloro che intendono dividere la RCSP e vedere Russia e Cina scornarsi sulla regione. La Russia guida il processo d’integrazione politica ed economica con  Kazakistan e Kirghizistan sotto gli auspici dell’Unione eurasiatica, ed ha accordi di mutua sicurezza con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e nella CSTO (anche partecipando regolarmente alle esercitazioni militari). La Cina, d’altra parte, è più di un leader dal basso profilo in Asia centrale, dopo aver stipulato lucrosi contatti commerciali in questi anni ed accordi energetici estremamente strategici con la maggior parte degli Stati della regione, in primo luogo il Turkmenistan. La situazione in Asia centrale è la seguente: la Russia consolida l’influenza sulla sfera ex-sovietica, con gli Stati con cui già coltivava rapporti profondi, mentre la Cina colma il vuoto in alcuni aspetti economici. E’ della massima importanza per la Cina poter diversificare le rotte d’importazione delle risorse, al fine di evitare lo stretto di Malacca, occupato e controllato dagli USA, da cui l’interesse per l’energia dell’Asia centrale. Tramite l’accettazione implicita della Russia del coinvolgimento della Cina, la RCSP procede senza intoppi, essendo nell’interesse della Russia avere un forte partner in una Cina il più possibile energeticamente indipendente. L’espansione fulminea dell’influenza energetica della Cina in Asia centrale è anche utile alla Russia, comunque. I legami che ha favorito con l’Uzbekistan, che negli ultimi anni s’era allontanato dalla Russia (lasciando la CSTO nel 2012 e programmando di acquistare molte avanzate attrezzature militari della NATO in Afghanistan) e  prossimo a divenire il socio eterodiretto degli Stati Uniti dopo la ritirata afghana, potrebbe temperarne le politiche regionali. Non è detto che la Cina possa convincerlo ad astenersi da una maggiore cooperazione militare con gli Stati Uniti, ma potrebbe esercitare l’influenza economica e il forte impatto energetico sull’Uzbekistan cercando di evitare un catastrofico confronto militare con il Tagikistan, che probabilmente coinvolgerebbe la Russia attraverso le sue responsabilità nella CSTO.

Asia meridionale
Questa è una regione in cui la RCSP assume una natura molto complessa, estremamente difficile discernere, fatta eccezione per i più attenti osservatori. Tracciando accordi politici, la Russia è il più stretto alleato dell’India, con il nuovo Primo ministro Nahrendra Modi che ha recentemente proclamato che “Se chiedete a qualcuno tra l’oltre miliardo di persone che vive in India, chi sia il più grande amico del nostro Paese, ogni persona, ogni bambino dirà la Russia. Tutti sanno che la Russia è sempre stata a fianco dell’India nei momenti più difficili, e senza chiedere nulla in cambio”. Questo è un rapporto politico di per sé intriso di titaniche implicazioni globali, ma nel contesto della RCSP, permette alla Russia di esercitare una forte influenza sull’India, mantenendo la pace con la Cina, tanto più che quest’ultima ha aumentato drasticamente la retorica sulla disputa di confine, negli ultimi due anni, con uno stile ironicamente simile a quello che il Giappone usa con la Cina. A differenza del Giappone, però, la Cina ha indicato due mesi fa di essere disposta a risolvere finalmente tale disputa, dando così alla Russia il ruolo di stabilizzatore da svolgere da dietro le quinte, in modo che nessuna delle parti agisca incautamente e metta in pericolo i colloqui. Sempre in tale senso, la Cina ha un rapporto strategico assai stretto con il Pakistan, rivale mortale dell’India, e i due Paesi interagiscono su base militare ed economica. La Cina è interessata a un corridoio energetico verso l’Oceano Indiano, saldamente sotto il suo controllo, e il Pakistan ha bisogno del suo grande vicino per coprirsi contro la minaccia indiana. Questo rapporto minaccia ovviamente l’India, trovandosi in cima alle considerazioni della politica estera dell’élite diplomatica della nazione, così come la strategia navale della collana di perle della Cina nell’Oceano Indiano. Questo è il nome dato alla politica cinese volta a stabilire rapporti navali preferenziali con Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar, aumentando l’azione nel cortile dell’India e assicurandosi le rotte energetiche che attraversano la regione. Con tale rivalità geopolitica tra India e Cina, il ruolo della Russia verso entrambi gli attori assume un’importanza fondamentale nel garantire pace e stabilità e, a differenza dell’Asia nord-orientale con il Giappone, in Asia del Sud la Russia ha l’alta probabilità di poter influenzare gli eventi in misura più incisiva. Proseguendo nella strategia della collana di perle della Cina, si aprono anche le porte alle opportunità della Russia. Grazie al rapporto di Pechino con Islamabad e la sensibilità politica sull’invio di armi al suo partner, la Russia può agire per delega e vendere elicotteri da combattimento con la pretesa della lotta antidroga del Pakistan. Anche se irrita l’India, ciò rappresenta un “cambio di paradigma” in più di un senso: non solo Russia e Pakistan snobbano l’occidente, ma la Russia può utilizzare la fiducia dell’India per fare accettare (o comunque sopportare) agli indiani questa nuova relazione militare. La vendita aiuta il Pakistan a bilanciare la Cina in quanto delegato verso l’India (non importa quanto sia secondario), e aiuta indirettamente la Russia sulla situazione in Afghanistan nel dopo 2014. Tale sviluppo monumentale è interamente attribuibile all’intercessione della Russia, in quanto se la Cina avesse venduto apparecchiature simili al Pakistan, avrebbe potuto creare una crisi nelle relazioni bilaterali con l’India e affondato i possibili colloqui sulla definizione della disputa sui confini. Inoltre, tangenzialmente, la Russia potrebbe in futuro utilizzare i legami commerciali preferenziali della Cina con i suoi partner della collana di perle, per la diversificazione economica dei prodotti agricoli, obiettivo intrapreso da quando le contro-sanzioni sono state emanate ai primi di agosto. Ciò sarebbe soltanto un ricambio per quanto la Russia ha permesso alla Cina in Asia centrale, con la diversificazione energetica, per esempio; quindi ha un senso nella struttura della RCSP che la Cina aiuti la Russia nel fare questo per la sua agricoltura e la bassa diversificazione commerciale verso l’Asia meridionale. Come è stato sottolineato all’inizio della seconda parte dell’articolo, Russia e Cina sono complementari in tutti i modi possibili, essendo ciò la spina dorsale del partenariato strategico. Se uno apre la porta alla cooperazione con un certo Stato o regione a proprio vantaggio, poi permette all’altro di entrarvi, se non anche dal retro, lontano dal controllo pubblico.

Sud-Est asiatico
Questa regione è una delle più deboli per la RCSP, ma è ancora un’opportunità per entrambi gli Stati. La Cina è coinvolta nell’aspro battibecco con i vicini sui reclami nel Mar Cinese Meridionale, in particolare con il Vietnam. E’ qui che si presenta l’occasione per la Russia di svolgere il ruolo di bilanciamento strategico e di adoperarsi per promuovere la grande partnership con la Cina. Russia e Vietnam hanno un rapporto lungo e cordiale risalente all’epoca sovietica, Mosca fornisce ad Hanoi sottomarini dandogli una relativa tranquillità verso la Cina.  Anche se la rivalità cino-vietnamita nel sud-est asiatico non è strutturalmente feroce come quella indiano-pakistana in Asia meridionale, in entrambi i casi la Russia può fungere da mediatore tra i due grazie alla sua posizione unica. E’ ironico che il rapporto russo-vietnamita, costruito durante la guerra fredda per contrastare la Cina, possa ora essere utilizzato per aiutare Pechino in modo contorto. Russia e Cina, come già accennato, hanno bisogno l’uno dell’altro per restare forti e stabili, raggiungendo l’obiettivo a lungo termine del multipolarismo globale, quindi l’invio di armi della Russia al Vietnam non dovrebbe essere visto come un tentativo d’indebolire la Cina, ma piuttosto di ancorare l’influenza di Mosca in un Paese che s’è già dimostrato problematico per Pechino. Attraverso questa profonda presenza, la Russia può quindi influenzare le decisioni dell’élite politica vietnamita operando verso una soluzione costruttiva (o almeno non militare), anche se ciò si traduce in un ‘conflitto congelato’ o prolungamento dell’attuale stallo. Naturalmente, vi sono altri attori che influenzano il Vietnam (in particolare gli USA), ma l’influenza russa ad Hanoi non va sottovalutata, in quanto entrambi i Paesi parlano anche di maggiore cooperazione economica nell’ambito dell’Unione Eurasiatica, mostrando così che il fattore Russia ancora ha un peso nella capitale vietnamita.

Europa
Alla luce dell’attuale spirale nelle relazioni Russia-UE, non c’è praticamente nulla che la Russia possa fare nella RCSP per aiutare la Cina, ma la Cina può offrire un’opportunità alla Russia. Così, uno dei grandi disegni strategici della Cina è facilitare il commercio accelerato con l’UE attraverso un triplice approccio: Nuova Via della Seta (con componenti terrestri e marittime), Ponte Eurasiatico e Rotta Artica. Gli ultimi due passano direttamente sul territorio russo, marittimo o terrestre, aumentando così la prominenza geopolitica della Russia tra Europa e Cina, che piaccia o no all’UE. Non importa se l’Europa ricambia trasportando i propri prodotti attraverso il territorio russo o meno, dato che la Cina ancora prevede nettamente di farlo, consegnando ancora alla Russia una posizione economica più forte e guadagni più tangibili rispetto a prima.

Medio Oriente e Nord Africa (MENA)
Dalla rivoluzione colorata della Primavera araba del 2011, il MENA è il punto focale dell’intenso coordinamento politico russo-cinese. Sergej Lavrov aveva dichiarato nel maggio 2011, dopo un incontro con il ministro degli Esteri cinese, che “Abbiamo deciso di coordinare le nostre azioni utilizzando le capacità di entrambi gli Stati per facilitare una prima stabilizzazione e impedire ulteriori conseguenze negative imprevedibili”. Fu la risposta ovvia alla violazione occidentale della UNSC 1973, quando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza fu palesemente violata per giustificare la guerra della NATO alla Libia e il successivo cambio di regime. Chiaramente, Russia e Cina compresero che tale violazione potrà un giorno verificarsi anche più vicino ai loro confini, se non perfino affrontare destabilizzazione interna e relativo indebolimento dello Stato, e quindi anche nei loro stessi Paesi. Nel Medio Oriente si può anche facilmente vedere che entrambi i Paesi adempiono ai loro ruoli specifici nel partenariato. L’interazione della Russia con Siria e Iran, e più recentemente Egitto, visibilmente ne illustra il ruolo di equilibratore militare e politico. La Cina è profondamente coinvolta nel commercio energetico dal MENA, con il 60% del petrolio proveniente da qui. Entra anche nell’economia non-energetica della regione, in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Così, oltre al coordinamento politico generale e l’assoluto accordo tra Russia e Cina nel MENA, la regione ne definisce i rispettivi ruoli.

America Latina
Questa regione, più del MENA, mostra senza dubbio che la RCSP è attiva in condizioni di quasi-laboratorio. L’America Latina è lontana dagli intrighi geopolitici dell’Eurasia, rendendo in tal modo la cooperazione tra Russia e Cina comprensibile anche per l’occhio inabituato ad osservare. Negli ultimi dieci anni la Russia è tornata in America Latina, sia nello stile che nella sostanza. Le sue navi hanno visitato porti ed attuato esercitazioni congiunte con il Venezuela, bombardieri russi l’hanno sorvolato e vi si sono riforniti. Il Nicaragua ospiterà una base russa a guardia del canale finanziato dai cinesi, ora in costruzione nel Paese. Gazprom ha iniziato ad investire in Bolivia e Argentina, e Rosneft è attiva in Venezuela. Medvedev e Putin hanno anche visitato la regione, ed è stato ipotizzato che la Russia abbia accettato di riaprire la base spionistica sovietica a Cuba, nella visita di quest’ultimo a luglio. Si può quindi affermare che la Russia è più influente in America Latina oggi di quanto lo sia mai stata durante la Guerra Fredda. La Cina, essendo la porta economica, è l’investitore in più rapida crescita in America Latina, ed è destinata a diventarne il secondo maggiore partner commerciale. Come già accennato, finanzia il rivoluzionario canale del Nicaragua, diversificando la rotta trans-oceanica dal cliente panamense degli Stati Uniti, invitando ulteriori investimenti e commerci non-statunitensi nella zona. Questo in realtà già accade anche senza il canale. La Russia capitalizza un decennio di contatti ristabiliti con l’America Latina, diversificando il commercio agricolo dall’occidente per via delle recenti contro-sanzioni. Ciò rivela l’ampia strategia della Russia, spezzando il predominio occidentale su taluni mercati agricoli e fornendo ai produttori un’opzione alternativa. La Russia vuole anche migliorare la propria sovranità statale e quindi diminuire l’influenza economica occidentale sulla sua economia interna, da cui l’espansione commerciale verso i mercati non-occidentali delle ultime settimane. Complessivamente, l’America Latina è la base più adatta nel far progredire il mondo multipolare nel cortile del gigante unipolare in dissoluzione. Russia e Cina non hanno assolutamente alcun interesse a una qualche competizione in questo teatro, senza dubbio dimostrando così i grandi obiettivi strategici generali della RCSP. Il coinvolgimento russo e cinese nella regione avanza a ritmo spettacolare e multiforme, aprendo così la possibilità di una drammatica trasformazione geopolitica proprio sulla porta di casa degli Stati Uniti. L’America Latina è in molti sensi per gli Stati Uniti ciò che è l’Europa dell’Est per la Russia, una regione dall’intensa antipatia verso il suo grande vicino e quindi da gestire in modo flessibile partecipando anche ad azioni dannose per il suo ex-egemone.

Pensieri conclusivi
Il partenariato strategico Russia-Cina (RCSP) è veramente di portata globale, comprendendo il mondo intero su vari livelli. Gli assiomi presentati devono essere riesposti al fine di ricordarne al lettore l’essenza: Ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte in regioni/Stati in cui può essere in svantaggio rispetto al partner, allo scopo di stabilire vero multipolarismo globale. La Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più cooperano per esempio in Medio Oriente e America Latina, più si possono vederne i puri obiettivi multipolari e lo stretto coordinamento tra questi Stati; allo stesso modo, più questi due nuclei eurasiatici si avvicinano, più appare complesso il rapporto e più sarebbe difficile capirlo.
Con ciò in mente, la RCSP è più facile da comprendere, e le sue ambizioni multipolari appaiono evidenti. Tornando all’inizio del testo, dove sono citati detrattori e distrattori, è ormai dimostrato che i distrattori gettano fumo cercando di nascondere l’ovvio, la RCSP è una forza reale e tangibile nel mondo. I detrattori a loro volta, avevano torto quando affermavano che questa partnership è aggressiva. Sicuramente sfida il Washington Consensus, ma lo fa con mezzi pacifici e politici, soprattutto con un approccio che combina contatti militari-diplomatici e contrappeso politico della Russia al ruolo di porta economica della Cina. Così è indiscutibile che, nel 21° secolo, la RCSP sarà il partenariato più dinamico nella costruzione della multipolarità mondiale, respingendo i disperati tentativi degli Stati Uniti di preservarsi l’anacronismo unipolare.

xi_putin3Andrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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