Guerra in Oriente: come Khalkhin-Gol ha cambiato il corso della seconda guerra mondiale

Rakesh Krishnan Simha Indrus 7 maggio 2013

Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov, sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.

soldat_0Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la seconda guerra mondiale, possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto del 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi strapparono i loro piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.

Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917.  Alcune cose davvero terribili stavano succedendo lì: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante la quale l’esercito tedesco arrivò a 500 km da St. Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la seconda guerra mondiale). Vedendo il vicino gigante in difficoltà, i giapponesi occuparono le sue province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le loro forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei russi, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era  alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anti-comunista firmato nel 1936 tra la Germania e il Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, tra cui Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.

Motivazioni e paure del Giappone
GV8UG2aTTupiNDOYTZNOZHaV20kI giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Grande Asia Orientale-Sfera di coprosperità, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante.
Essendo potenze sul Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone aveva affondato l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il Gruppo dei generali per l’Attacco a Nord dell’esercito giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’Attacco al Sud, sostenuto dalla Marina giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, che erano sotto il dominio traballante di potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.

Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’Attacco a Nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I russi, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, il Giappone e l’URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra  Mongolia (alleato dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aero-terrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare la Russia. L’esercito giapponese era fiducioso che la propria forza d’attacco avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo“.
Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, che era sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50.000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 veicoli blindati tra cui carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponesi era mai stata sottoposta“, scrive Stuart D. Goldman in Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la seconda guerra mondiale. “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano.”
Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti“.  Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno“. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevettero il liquido dei radiatori dei loro veicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu un assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi.  Nell’11.mo giorno della battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma coloro che rimasero furono finiti dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne dichiarata finita.

Cambiare il corso della storia
Georgi-ZhukovKhalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie della Russia. I militaristi imperialisti del Giappone si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e la pressione di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che la Germania e il Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso la Russia. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, tre divisioni di cavalleria, 1.700 carri armati e 1.500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941 (Ma non è vero! NdT). La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti in tempo di guerra. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì la sua offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’Attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie uno a uno, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135.000 truppe inglesi. L’umiliazione degli ufficiali e dei soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati, giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. La marcia d’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, con il susseguente brillante, anche se in definitiva controproducente, attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Vladimirovich Putin e l’impero eurasiatico della Fine dei Tempi

Philip Coppens New Dawn Magazine 13 dicembre 2008 CSTO leaders meet in KremlinLa Russia si è sempre percepita come un Paese eurasiatico.
Presidente V. V. Putin, novembre 2000

Una epocale, grandiosa e rivoluzionaria ammissione che, in generale, cambia tutto. La profezia del [cospirazionista francese] Jean Parvulesco si è avverata… ci sarà il millennio eurasiatista.
Aleksandr Dugin, pensatore e autore russo

Il principale agente del visionario scrittore francese Jean Parvulesco, se non la speranza, del cambiamento del mondo è Vladimir Putin. Parvulesco sostiene che, ne siamo consapevoli o meno, ci troviamo al crocevia della “grande storia”, in cui una nuova era sta per nascere. Affinché un nuovo periodo inizi, il vecchio deve morire prima. Per Parvulesco, questo vecchio è il “sistema democratico” del politicamente corretto, che ha ormai raggiunto i suoi limiti e non è più sopportabile. E’ diventato “un incubo permanente e totale“.
Molti si chiederanno come il “nuovo mondo” si svilupperà. Il miglior esempio di ciò sembra essere l’improvviso segno del quasi istantaneo collasso dell’Unione Sovietica, due decenni fa. Ciò dimostra che imperi potenti possono, da un giorno all’altro, sparire completamente, necessitando che una nuova società e struttura debbano essere costruite dal basso. Quando la notizia del crollo dell’Unione Sovietica apparve sugli schermi televisivi, il sistema era già imploso. Era solo la rivelazione pubblica della sua morte, la disintegrazione del sistema comunista era già avvenuta. Secondo Parvulesco, il crollo della “democrazia” ha già avuto luogo da tempo, e ora siamo negli anni tra il suo crollo e l’accettazione pubblica della sua scomparsa, e l’inizio di una nuova Europa.
Per Parvulesco, l’evidenza del crollo di questo sistema è evidente nella recente storia politica dell’Italia e della Germania, e in parte in quella di Francia e Gran Bretagna. Ma in ogni caso, sente che la stessa situazione terribile stia avverandosi: l’”immenso deserto vuoto” della “socialdemocrazia”. Una versione locale di ciò che vede come “cospirazione mondiale”, ma che non è riuscita e che presto finirà nel “buco nero” da dove è venuta. Parvulesco sa cosa scrivere sul certificato di morte, ma sente anche che cosa sarà la nuova Europa: L’”Impero eurasiatico della Fine dei Tempi“. Così etichetta il nostro periodo, l’interregno in cui quello che è successo in Russia è in realtà la prova che un drastico cambiamento politico è possibile. L’Unione Sovietica è stata la prima tessera del domino a cadere, con altre in Europa che presto seguiranno.
Ammiraglio S. G. GorshkovPotrebbe aver ragione? Nel 1976, Parvulesco pubblicò “La ligne de l’URSS géopolitique et le ‘projet océanique fondamental’ de l’Amiral G.S. Gorchkov” (La linea geopolitica dell’Unione Sovietica e il ‘progetto oceanico fondamentale’ dell’Ammiraglio G. S. Gorshkov), che definiva “ricerca politico-rivoluzionaria”, in cui scrisse che l’Unione Sovietica avrebbe finito per cambiare il corso della storia. E cambiare il corso della storia è, per Parvulesco, l’unico vero obiettivo politico che si dovrebbe avere.
Parvulesco quindi fornisce un interessante tipo di profezia. Considerando che la maggior parte dei profeti predicono la fine del mondo in un dato momento, il suo tipo di profezia comporta maggiori dettagli sul tipo di cambiamento e su come. Per quanto riguarda questo momento, assomiglia “al momento giusto.” Allora, cosa starebbe accadendo? Parvulesco sostiene che in tutta Europa ci sono gruppi geopolitici al lavoro, spesso clandestinamente, per gettare le basi dell’ordine del giorno eurasiatista. Come il Progetto per un Nuovo Secolo Americano, ci sono altri gruppi di riflessione al lavoro e, a giudicare dalla scarsa quantità dei titoli nei giornali al riguardo, molto più riservati, per giungere a una nuova Eurasia. Nonostante la loro segretezza, Parvulesco è stato in grado di mettere le mani su un articolo dal titolo “Il Patto imperiale eurasiatico“.
Simile al concetto espresso dai neocon dopo l’11 settembre 2001 (un’agenda che affermava di voler portare la pace nel mondo usando il potere della forza militare statunitense), questo gruppo dichiara che, “Si tratta del confronto della nostra dottrina imperiale e cattolica [universale] verso la corrente realtà politico-storica [...], che vedrà la nascita definitiva del Grande Impero cattolico che costituisce il nostro obiettivo finale, l’ultimum Imperium, il Sanctum Regnum che dovrebbe seguire, in linea di massima, tre fasi operative [...].” La prima fase è la creazione di un’asse Parigi-Berlino-Mosca, considerato l’asse lungo cui questo cambiamento si verificherà. Quest’asse legherà insieme il destino delle tre nazioni (Francia, Germania e Russia). La seconda fase è l’integrazione di ciò che erano tradizionalmente conosciute come Europa occidentale e orientale a Russia, Siberia, India e Giappone. La fase finale consiste in ciò che viene definita distruzione del “complotto globale democratico” guidato dagli Stati Uniti, compresa la liberazione rivoluzionaria del suo popolo, dopo di che tutta l’America (Nord e Sud) diventerà un’unica entità. Possiamo solo chiederci se l’attuale corsa degli Stati Uniti ad espandere il NAFTA e creare un’Unione Nord Americana siano dei passi in questa direzione.
La fine della superpotenza planetaria degli Stati Uniti è prevista con un atto di auto-distruzione, una guerra civile continentale molto simile alla prima guerra civile. L’insoddisfazione estrema negli Stati Uniti, l’estrema sproporzione tra la comunità ultraconservatrice religiosa e quella più liberale; ciò significa che essere eletto presidente sulla base di un vero e proprio programma (piuttosto di uno  solo forma, ma niente sostanza) è quasi impossibile. Per Parvulesco, sarà principalmente l’America cattolica, l’ex-comunità europea che porteranno l’America verso il suo nuovo destino, sventando l’attuale “cospirazione globale”. Ci sarà una nuova Europa, ma anche una nuova America.
Nella variazione finale vi è un processo sociale, ma ciò richiede spesso un simbolo. Hitler divenne il volto della seconda guerra mondiale, Lenin, più di Marx, quello del comunismo, ecc. Allora, chi sarà il volto della nuovo Europa, e chi sarà il creatore di questo nuovo impero eurasiatico? Per Parvulesco il “messia” è già qui: Vladimir Putin. Anche se Putin non è più Presidente, la sua influenza come primo ministro rimane praticamente onnipresente. Vladimir Putin rimane il volto della nuova Russia, un Paese con vasti territorio e risorse naturali, in grado di tenere in ostaggio l’Europa, tramite l’energia, se mai volesse. Chi è Vladimir Vladimirovich Putin? Questa è una domanda che molti nell’universo estraneo a Parvulesco, si sono posti. Visto come una pedina del successore del KGB, nel mondo di Parvulesco, Putin è l’emanazione diretta dei gruppi rivoluzionari segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. A suo parere, stanno cercando di rendere aperta e pubblica la loro decennale battaglia segreta, passando dal tipo sinarchico, del governo occulto, al tipo di dominio aperto.
Mentre alcuni teorici della cospirazione sostengono che la CIA e le varie società segrete come la Skull & Bones siano i veri burattinai della politica statunitense, Parvulesco afferma che la situazione in Unione Sovietica non era molto diversa. Hanno governato per lungo tempo dei poteri segreti i cui agenti sono ora usciti allo scoperto, dirigendo il corso della politica russa nella direzione in cui cercavano di orientarla occultamente, per un certo numero di decenni. A differenza degli Stati Uniti, dove la “cospirazione” è spesso senza volto, Parvulesco indica due persone quali principali cospiratori in Russia. Uno era il capo del servizio di sicurezza militare sovietico (GRU) ed ex-Comandante in Capo del Patto di Varsavia, il Generale S. M. Shtemenko (morto nel 1976), l’altro era il Maresciallo N. V. Ogarkov, ex-Capo di Stato Maggiore sovietico. Il Maresciallo Ogarkov, morto nel 1994, sarebbe stato dietro a un fallito colpo di Stato, che a sua volta istigò la contro-cospirazione che portò al potere Mikhail Gorbaciov. Parvulesco è convinto che se questa contro-cospirazione non fosse riuscita, la fine dell’Unione Sovietica sarebbe avvenuta alcuni anni prima, con una transizione dall’Unione Sovietica alla nuova Russia che sarebbe stata molto più dura. Infatti, sottolinea che anni prima della scomparsa effettiva dell’Unione Sovietica, il regime era in coma, pronto alla caduta, proprio come, secondo Parvulesco, l’Europa occidentale (e gli Stati Uniti d’America) oggi.
Parvulesco non è solo nella sua valutazione di questi due uomini. L’esperto d’intelligence francese Pierre de Villemarest, che ha scritto la storia del GRU etichettandola come “il servizio sovietico più segreto“, dice che il Generale Sergej Matveevich Shtemenko è stato “uno dei primi geopolitici dell’Unione Sovietica, forse anche il primo.” Anche se de Villemarest definisce Shtemenko un sovietico, si considerava un vero e proprio “grande russo.” “Per questa casta“, scrive de Villemarest, “l’Unione Sovietica era un Impero  chiamato a dominare il continente eurasiatico, non solo dagli Urali a Brest, ma anche dagli Urali alla Mongolia, dall’Asia centrale al Mediterraneo.” Il “sogno” della Russia di Stemenko può essere visto semplicemente come un ritorno ai giorni in cui la Russia era un vero impero, prima dei giorni della Rivoluzione Bolscevica. Ma per Parvulesco, ciò fa è parte di un grande e interessante puzzle; una missione.

Quanto sopra è collegato all’articolo dello stesso numero di New Dawn: Men of Mystery: Raymond Abellio & Jean Parvulesco – Their Vision of a New Europe 

Philip Coppens era un autore e giornalista investigativo della politica, della storia antica e del mistero. Era redattore capo della rivista olandese Frontier e frequente presenza in varie riviste. Il suo sito è PhilipCoppens.com.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
- La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
- Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
- Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Accerchiamento militare e Dominio Globale: La Russia contrasta dal mare lo scudo antimissile degli USA

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 4 novembre 2012

Il Pentagono sta lavorando per circondare l’Eurasia e la Triplice Intesa eurasiatica formata da Cina, Russia e Iran. Per ogni azione, tuttavia, vi è una reazione. Nessuna di queste tre potenze eurasiatiche resterà un obiettivo passivo davanti gli USA. Pechino, Mosca e Teheran prendono le proprie contromisure per contrastare la strategia del Pentagono dell’accerchiamento militare. Nell’Oceano Indiano i cinesi stanno sviluppando le loro infrastrutture militare secondo quello che il Pentagono chiama “collana di perle” cinese. L’Iran procede nell’espansione navale, che vede il dispiegamento delle sue forze marittime sempre più lontano dalle acque nazionali, nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Tutte e tre le potenze eurasiatiche, insieme a molti loro alleati, inviano anche navi da guerra al largo delle coste dello Yemen, di Gibuti e della Somalia nel contesto geo-strategico dell’importante corridoio marittimo del Golfo di Aden. Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti è una componente della strategia del Pentagono per circondare l’Eurasia e queste tre potenze. Nel primo caso, il sistema militare è volto a stabilire il primato nucleare degli Stati Uniti, neutralizzando qualsiasi risposta nucleare russa o cinese a un attacco dagli Stati Uniti o dalla NATO. Lo scudo missilistico globale è volto a impedire qualsiasi reazione o “secondo attacco” nucleare dei russi e dei cinesi ad un “primo colpo” nucleare del Pentagono.

Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti contro l’espansione navale russa
Tutti i nuovi rapporti sulle ramificazioni dello scudo missilistico degli Stati Uniti, trasferitesi in altre parti del mondo, sono sensazionalistici, in quanto ritraggono la sua espansione geografica come un nuovo sviluppo. Questi rapporti ignorano il fatto che lo scudo antimissile è stato progettato per essere un sistema globale, con le componenti posizionate strategicamente in tutto il mondo fin dall’inizio. Il Pentagono aveva previsto questo nel 1990 e forse molto prima. Il Giappone e gli alleati della NATO del Pentagono sono più o meno partecipi del piano militare fin dall’inizio. Anni fa sia i cinesi che i russi erano già a conoscenza delle ambizioni globali del Pentagono per lo scudo missilistico, e resero dichiarazioni comuni che lo condannavano come progetto destabilizzante che potrebbe turbare l’equilibrio di potere strategico globale. Cina e Russia rilasciarono congiuntamente anche dichiarazioni multilaterali, nel luglio 2000, assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan,  mettendo in guardia sulla creazione dello scudo missilistico globale del Pentagono, che avrebbe danneggiato la pace internazionale e violato il trattato Anti-Ballistic Missile (ABM). Il governo degli Stati Uniti è stato più volte avvertito che le misure che prendeva avrebbero polarizzato il mondo nelle ostilità che avrebbero ricordato la guerra fredda. L’avvertimento è stato ignorato con arroganza.
I russi ora contrastano lo scudo missilistico globale del Pentagono attraverso passi molto concreti. Questi passaggi implicano l’ampliamento della presenza del loro paese negli oceani e nell’aggiornamento delle loro capacità navali. Mosca prevede di aprire nuove basi navali al di fuori delle proprie acque interne e al di fuori delle coste del Mar Nero e del Mar Mediterraneo. La Federazione russa ha già due basi navali al di fuori del territorio russo: una è nel porto ucraino di Sebastopoli, nel Mar Nero, e l’altra è nel porto siriano di Tartus, nel Mar Mediterraneo. Il Cremlino ora guarda a Mar dei Caraibi, Mar Cinese Meridionale e alla costa orientale dell’Africa (in prossimità del Golfo di Aden) come luoghi adatti per delle nuove basi russe. Cuba, Vietnam e le Seychelles sono i principali candidati ad ospitare le nuove basi navali russe in queste acque. I russi erano già presenti in Vietnam, a Cam Ranh Bay, fino al 2002. Il porto vietnamita ospitava i sovietici dal 1979 e poi ha ospitato le forze russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La Russia ha continuato ad avere una presenza militare post-sovietica a Cuba fino al 2001, attraverso la base di sorveglianza elettronica di Lourdes, che monitorava gli Stati Uniti. Il Cremlino sta inoltre sviluppando le sue infrastruttura militari della costa artica. Nuovi basi navali nel nord artico stanno per essere aperte. Ciò fa parte della strategia russa, attenta ad includere il Circolo Polare Artico. È stata redatta in funzione di un duplice scopo. Uno è proteggere gli interessi territoriali ed energetici russi contro gli Stati della NATO, sul Lomonosov Ridge. L’altro è sostenere la strategia marittima mondiale russa.
Mosca si rende conto che gli Stati Uniti e la NATO vogliono espellere le sue forze navali dal Mar Nero e dal Mar Mediterraneo. Le mosse degli Stati Uniti e dell’UE volte a controllare e a limitare l’accesso marittimo russo in Siria, sono un indicatore di tali tendenze ed obiettivi strategici. Le mosse strategiche per limitare le forze marittime russe sono uno dei motivi per cui il Cremlino vuole delle basi navali nei Caraibi, nel Mar Cinese Meridionale e nelle coste orientali dell’Africa. Lo sviluppo delle infrastrutture navali della Russia artica e l’apertura di basi navali russe in luoghi come Cuba, Vietnam e Seychelles virtualmente garantirebbero la presenza globale delle forze navali russe. Le navi russe avrebbero diversi punti da cui accedere alle acque internazionali e fissare delle basi di appoggio all’estero. Queste basi forniranno le strutture di attracco permanente ai russi sia nell’Oceano Atlantico che nell’Oceano indiano. Le future basi navali all’estero, come quella in Siria, non vengono indicate come “basi navali” dai funzionari russi, ma con altri termini. Mosca chiede dei “punti di rifornimento” o basi logistiche, per farle sembrare assai meno minacciose. La nomenclatura non ha molta importanza. Le funzioni di queste strutture navali, tuttavia, hanno gli scopi militari strategici che vengono descritti.
I russi al momento hanno soltanto le basi permanenti di attracco delle loro coste nazionali sul Mar Glaciale Artico e sull’Oceano Pacifico. Inoltre, le infrastrutture navali nell’Estremo Oriente russo, sulle rive dell’Oceano Pacifico, hanno il più ampio accesso alle acque internazionali. Le infrastrutture navali di Mosca sul Baltico, geograficamente un ambiente limitato potrebbero essere immobilizzate, come le infrastrutture navali russe nel Mar Nero, nel caso di un confronto con gli Stati Uniti e la NATO. Aggiungendo delle infrastrutture navali in luoghi come Cuba, si potrebbe effettivamente garantire alle forze navali della Russia la libertà di navigazione, ed evitare di essere circondate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

La Nuova Postura Nucleare navale della Russia
Storicamente, il mandato delle forze navali russe è stato quello di proteggere le coste russe. Sia la Russia che l’Unione Sovietica hanno basato le loro strategie difensive sulla lotta contro una grande invasione terrestre. Per questo motivo le caratteristiche delle forze navali russe e sovietiche si sono sempre basate su funzioni volte ad appoggiare il contrasto ad una invasione terrestre. Così, la flotta navale russa non è stata strutturata come una forza d’attacco offensivo. Ciò, tuttavia, sta cambiando nell’ambito della reazione di Mosca alla strategia di accerchiamento del Pentagono. La Russia, come la Cina e l’Iran, si concentra sulla potenza navale. La Russia potenzia ed espande la sua flotta navale nucleare. I media russi ne riferiscono come di una nuova possibilità per il “predominio navale” del loro Paese. L’obiettivo di Mosca è stabilire la superiorità nucleare della sua flotta navale, basandosi sulle relative capacità di attacco nucleare. Questa è una reazione diretta allo scudo missilistico globale del Pentagono e all’accerchiamento della Russia e dei suoi alleati. Più di 50 nuove navi da guerra e più di 20 nuovi sottomarini saranno aggiunti alla flotta russa, entro il 2020. Circa il 40% dei nuovi sottomarini russi avranno letali capacità di attacco nucleare. Questo processo è iniziato dopo che Bush jr. ha cominciato a prendere le misure per creare lo scudo missilistico USA in Europa. Negli ultimi anni, le contromisure della Russia allo scudo antimissile degli Stati Uniti hanno cominciato a manifestarsi. Le prove in mare del sottomarino classe Borej nel Mar Bianco della Russia, dove si trova il porto di Arcangelo (Arkhangelsk), hanno avuto inizio nel 2011. Nello stesso anno è stato annunciato lo sviluppo del missile balistico nucleare sublanciato Liner, che sarebbe in grado di penetrare lo scudo antimissile statunitense. Un sottomarino russo avrebbe segretamente testato il Liner dal Mare di Barents, nel 2011.

Verso una futura crisi dei missili a Cuba?
Se si raggiunge un accordo con L’Avana, c’è sempre la possibilità che la Russia possa schierare missili a Cuba, come già fecero  i sovietici. Parlando ipoteticamente, questi missili russi avrebbero molto probabilmente delle testate nucleari. Semplificando, questo può presentarsi come un replay dello scenario che aveva portato alla crisi dei missili tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Cuba, nel 1962. C’è molto di più, però, sullo sfondo di questa storia da guerra fredda e dei relativi cause ed effetti. L’autore principale della crisi dei missili di Cuba fu il governo degli Stati Uniti. Il dispiegamento di missili nucleari sovietici a Cuba era stata una mossa strategica asimmetrica per controbilanciare l’impiego segreto di missili nucleari degli USA in Turchia, da cui avrebbero colpito le città e i cittadini sovietici. Il governo degli Stati Uniti non fece sapere ai suoi cittadini che i suoi missili nucleari erano in Turchia puntati contro la popolazione sovietica, perché ciò avrebbe portato a molte domande da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, su chi fossero i veri aggressori e su chi ricadesse per davvero la colpa di aver avviato la crisi nel 1962. L’utilizzo delle armi nucleari russe, a Cuba, sarebbe stata anche una reazione alle armi nucleari con cui il Pentagono stava circondano la Russia e i suoi alleati.
Come nel 1962, il governo degli Stati Uniti sarebbe il responsabile ultimo, ancora una volta, se i missili nucleari venissero schierati a Cuba, giungendo a una crisi. Finora, non ci sono trattative in corso, ma solo una rinnovata presenza russa a Cuba. Nulla è stato concordato in termini concreti tra i governi di L’Avana e Mosca, e non vi è stata alcuna menzione di voler schierare missili russi a Cuba. Eventuali commenti sulle mosse russe a Cuba sono solo speculazioni. Gli aggiornamenti nucleari cui la Russia sottopone la sua marina sono molto più significativi di qualsiasi futura base russa a Cuba o altrove. La nuova postura nucleare navale della Russia permette effettivamente di dislocare armi nucleari in postazioni, molto più mobili, attorno agli Stati Uniti. In altre parole, la Russia ha diverse “Cuba” sotto la forma della sua flotta navale nucleare in grado di schierarsi in tutto il Mondo. Questo è anche il motivo per cui la Russia sta sviluppando delle infrastrutture navali all’estero. La Russia avrà la possibilità di circondare o di contrastare gli Stati Uniti con le proprie forze di attacco nucleare navale. La strategia navale della Russia ha lo scopo di contrastare abilmente lo scudo antimissile globale del Pentagono. In questo processo è compresa l’adozione di una politica di attacco nucleare preventivo da parte del Cremlino, in reazione all’aggressiva dottrina dell’attacco nucleare preventivo post-Guerra Fredda del Pentagono e della NATO.
Nello stesso anno, mentre veniva testato il Liner dai russi, il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche della Federazione Russa, Colonnello-Generale Karakaev, ha detto che i missili balistici intercontinentali della Russia sarebbero diventati “invisibili” nel prossimo futuro. Il Mondo è sempre più militarizzato. Le mosse e le azioni degli Stati Uniti costringono gli altri attori internazionali a ridefinire e rivalutare le loro dottrine militari e strategie. La Russia è semplicemente solo uno di loro.

Per saperne di più sul piano dello scudo antimissile globale degli Stati Uniti e sulla militarizzazione degli Oceani, vedasi il recente libro di Mahdi Darius Nazemroaya: La globalizzazione della NATO (Clarity Press). Può essere ordinato direttamente da GlobalResearch  Online Store, è disponibile anche su Amazon e nelle migliori librerie.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia costruirà un cacciatorpediniere per la difesa antimissile e un nuovo bombardiere strategico

Daniel Besson, Zebra Station Polaire 26 luglio 2012

Di fronte al fallimento evidente dei negoziati con gli Stati Uniti sulla questione dello schieramento europeo dello scudo missilistico e dei cacciatorpediniere dotati di missili SM-3 per le forze navali della NATO e del Giappone, leader politici e militari della Russia come Dmitrij Rogozin e Leonid Ivashov, hanno citato più volte, negli ultimi mesi, la necessità per la Russia di creare un sistema navale con capacità ABM. Gli studi sono già stati avviati e l’inizio della costruzione della prima nave è prevista per il 2016. Il programma nella sua definizione attuale prevede la costruzione di sei cacciatorpediniere che saranno schierati globalmente. Come Roman Trotsenko specifica, se la configurazione del sistema antimissile non è stata decisa, si può legittimamente pensare che il missile intercettore apparterrà alla serie S-000 e sarà molto probabilmente un missile del tipo S-500.
I sistemi S-000 sono stati progettati fin dall’inizio per l’uso comune da parte della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare sovietiche. Una versione navale del famoso sistema S-300, l’S-300FM Fort-M è attualmente operativa, ma con solo capacità antiaeree. I sistemi S-500 sono progettati per eseguire l’intercettazione di obiettivi balistici endoatmosferici. Oltre alla scelta del sistema antimissile, si pone la questione della piattaforma. Il sito Intelligence RusNavy ha lanciato una riflessione su questo, e perciò non ci tornerò!
Questi sono giorni cruciali per il futuro dell’industria aerospaziale russa, come a giugno, dopo le dichiarazioni del 10 e 11 giugno del primo ministro e del presidente russi sul programma PAK-DA, il bombardiere strategico russo di V° generazione. Il PAK-DA è il progetto del futuro bombardiere russo per sostituire la flotta di Tu-22M3, Tu-95MS e Tu-160. L’aviazione strategica russa è attualmente composta da 32 bombardieri Tu-95MS-6, 31 bombardieri Tu-95MS-16 e 13 Tu-160. Sono in grado di trasportare più di 850 missili da crociera a lunga gittata. Nonostante la riluttanza del Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, molto critico nei confronti del progetto, il presidente e il primo ministro russi hanno annunciato il lancio del programma.
Di fronte alla posizione di Dmitrij Rogozin, i sostenitori del PAK-DA sottolineano il fatto che un bombardiere strategico non è anacronistico nell’era nucleare e dei droni: un bombardiere strategico può trasportare munizioni convenzionali e non-nucleari, e servire da forza di proiezione. La sua capacità  di rimanere in volo per diverse ore permette di mantenere un “pattugliamento aereo nucleare armato” per garantire la deterrenza nucleare durante le tensioni diplomatiche e militari. Si tratta di un elemento complementare ai missili terrestri e navali, dimostrando a un potenziale aggressore la determinazione della Russia ad usare armi nucleari in caso di attacco: si tratta di mostrare la sua “colt nucleare sguainata“, l’ultimo passo prima del lancio effettivo di un attacco. Ovviamente, degli “esperti” occidentali [e soprattutto francesi, ce ne sono molti in tutti i settori...] hanno subito applaudito la posizione di Rogozin e criticato le decisioni del Presidente e del Primo Ministro russi, come ha fatto l’inarrivabile Pavel Felgenhauer, ma qui ci si sorprende dall’essere ancora sorpresi!
Il lavoro di progettazione di questo velivolo è cominciato in Russia. Si è già stimato che il velivolo potrebbe essere creato nel 2025, ma ora si parla già del 2020“, ha detto Aleksandr Sharavin, direttore dell’Istituto per l’analisi politiche e militari russo, nel corso di una tavola rotonda del 25 luglio sulla creazione di un futuro sistema aereo per l’aviazione a lungo raggio d’azione [PAK-DA]. I prototipi del bombardiere di quinta generazione saranno prodotti nel 2018-2020, ha stimato da parte sua Igor Korochenko, direttore della rivista nazionale di difesa. “Secondo gli esperti, la Russia costruirà diversi prototipi tra il 2018 e il 2020, per avere 35-40 bombardieri strategici operativi nel 2025 o 2030“, ha osservato Korochenko.
Da molti anni, i modelli 3D del futuro PAK-DA circolano sul web, ma è difficile dire quale sarà l’aspetto del bombardiere e quali saranno le sue caratteristiche. Secondo diverse fonti, le caratteristiche e la scelta delle soluzioni tecnologiche sono già state scelte.
Va notato che il costruttore certamente sarà Tupolev e sarà sviluppato a Kazan, nel Tatarstan, sottolineando il carattere strategico di questa repubblica, dove convivono cristiani e musulmani, per la Russia. I recenti attentati che hanno preso di mira i leader religiosi musulmani in Tatarstan, assumono una risonanza più forte!
Il PAK ci sarà, e decollerà dal tavolo da disegno [o meglio dal suo schermo CAD] senza offesa per gli Ariel Cohen di ogni pelo; degno discendente del velivolo che può essere considerato il primo bombardiere strategico nella storia, che era russo e che celebrerà il suo centenario nel 2013: L’Ilija Murometz. Mentre l’immaginazione occidentale associa il bombardiere strategico alla Boeing e agli Stati Uniti, si può parlare di una cultura – centenaria – del bombardamento strategico del mondo russo-sovietico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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