USAID: destabilizzazione e spionaggio, pilastri della guerra globale

Un miliardo di dollari investiti annualmente in operazioni d’interferenza di USAID/CIA
Jean-Guy Allard, Mondialisation, 2 ottobre 2012, michelcollon.info

Gli Stati Uniti investono un miliardo di dollari, ogni anno, in operazioni “umanitarie” in America Latina e nei Caraibi attraverso la sua Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha rivelato Mark Feierstein, direttore dell’agenzia dello stato nordamericano accusata di essere una facciata della dirigenza nordamericana. Feierstein, un impiegato federale con un passato legato alle attività d’interferenza, ha detto a Miami che Haiti, dove l’USAID ha compiuto attività controverse – Colombia, Messico, America Centrale e Perù sono nella “lista delle priorità” dell’organizzazione.

In un momento di eccessiva gioia celebrativa del “successo” di questa società controllata del Dipartimento di Stato, Feierstein ha apertamente dichiarato che “cinque milioni” saranno destinati  per la “democrazia” in Venezuela, quest’anno. Tuttavia, l’USAID si è ritirata dal paese per paura della legge per la difesa della sovranità e l’autodeterminazione politica nazionale. Questa legge vieta, dalla fine del 2010, i finanziamenti esteri ai partiti politici. Un “settore molto importante di questa agenzia è legato alla democrazia e ai programmi sviluppati per rafforzare le istituzioni nella maggior parte dei paesi della regione“, si giustifica, senza riferirsi alla violazione della legge. Nel caso del Venezuela, cinque milioni di dollari saranno stanziati all’assistenza tecnica per la “promozione e tutela della democrazia e dei diritti umani“, ha insistito Feierstein.

“Stratega” di un candidato assassino
Nel 2002, il capo regionale dell’USAID, specialista in interferenze, è stato lo stratega della campagna dell’ex presidente boliviano Gonzalo “Goni” Sánchez de Lozada e del suo Movimento rivoluzionario nazionalista (MNR). “Goni” è colui che ordinò un massacro durante la famosa “guerra del gas” nell’ottobre 2003. Risultato: 67 morti e 400 feriti, per lo più civili. Latitante fuggito dalla giustizia boliviana, ora vive negli Stati Uniti. Gli ideali di Feierstein sono così umanitari che è stato successivamente nominato, negli anni ’90, “Project Manager” in Nicaragua, nell’operazione del National Endowment for Democracy (NED), filiale dell’USAID; direttore per l’America Latina e i Caraibi del National Democratic Institute, un altro strumento di interferenza imperiale finanziato dall’USAID; e Consigliere speciale dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS).
Lo stesso giorno della conferenza stampa dell’ufficiale statunitense, il presidente boliviano Evo Morales ha denunciato gli Stati Uniti che, attraverso l’USAID, spiano “la Bolivia e altri paesi dell’America Latina“. “Sono convinto che alcune ONG, in particolare quelle finanziate dall’USAID, siano la quinta colonna dello spionaggio, non solo in Bolivia, ma in tutta l’America Latina“, ha accusato Evo Morales nel corso di una conferenza stampa ad Oruro.

In Messico, il potenziale impatto sugli Stati Uniti
Per quanto riguarda Colombia e Messico, Feierstein ammette che la sua organizzazione “fornisce assistenza su questioni di sicurezza”, senza esplicitare. “In Messico, dice, la battaglia è contro il traffico di droga“, mentre in Colomba cerca “di consolidare i progressi in termini di sicurezza.” “Questi problemi sono diventati prioritari per l’USAID“, ha confessato Feierstein. In Messico, l’organismo degli Stati Uniti moltiplica le attività, “perché il potenziale impatto può essere importante per gli Stati Uniti, in caso di instabilità dovuta alle violenze criminali“. Non ha menzionato l’onnipresenza, nel paese azteco, confermata da queste stesse agenzie di sicurezza, di FBI, DEA e CIA… l’USAID destina circa 180 milioni dollari in Colombia e 50-60 milioni in Perù, Messico, Honduras e Guatemala, secondo il funzionario. “Siamo molto soddisfatti” per i progressi compiuti ad Haiti, ha detto, affermando che “nel campo della produzione agricola, l’USAID ha lavorato con gli agricoltori” (sic). L’USAID “potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare la produzione degli ultimi due anni.” Ha mostrato grande entusiasmo per un parco industriale che sarà avviato nel nord di Haiti da società statunitensi. Tuttavia, evita di ricordare che l’USAID, prima e dopo il terremoto, ha organizzato, diretto e finanziato diverse organizzazioni politiche del paese, in coordinamento con il Dipartimento di Stato e in parallelo alla presenza di 10000 uomini del Comando Sul del Pentagono.  L’USAID ha anche giocato un ruolo chiave nel rovesciamento del presidente Jean-Bertrand Aristide, nel 2004.
A Cuba, dove l’USAID spende i suoi milioni in operazioni di destabilizzazione che affida ad imprenditori, i fondi sono distribuiti da Mark Lopes, vice amministratore e “rappresentante personale” del senatore cubano-statunitense Bob Menendez, degno esponente della mafia cubano-americana del Campidoglio di Washington, complice di tutte le “iniziative” legislative ostili a Cuba e Venezuela. Negli ultimi anni è stata segnalata, nell’America Latina, la presenza dell’USAID in Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Venezuela. In molte occasioni, è stato dimostrato che l’USAID oltre a fornire una copertura ai funzionari della CIA, ha reclutato, addestrato e finanziato elementi che si sono poi dimostrati agenti al servizio degli interessi degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio –  SitoAurora

La fine della rete spionistica dell’USAID in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 26/09/2012

L’espulsione dell’USAID dalla Russia era uno sviluppo a lungo atteso e gradito. Mosca ha ripetutamente messo in guardia i suoi partner statunitensi, attraverso una serie di canali, che la tendenza dell’USAID ad interferire negli affari interni della Russia era inaccettabile e che, in particolare, il radicalismo delle sue ONG presenti nel Caucaso non sarebbe stato tollerato. Quando il 1° ottobre, la decisione presa dalla leadership russa avrà effetto, il personale dell’USAID di Mosca, che aveva ostinatamente ignorato tali segnali, dovrà fare le valigie e trasferirsi in altri paesi accusati di avere un regime autoritario…
In America Latina, l’USAID ha da tempo la reputazione di organizzazione nei cui uffici ospita, difatti, i centri di intelligence che progettano l’indebolimento dei governi legittimi di un certo numero di paesi del continente. La verità è che l’USAID quale ospite di operativi della CIA e delle agenzie di intelligence della difesa degli Stati Uniti, non è poi così ignota, così come quello di aver avuto un ruolo in ogni colpo di stato in America Latina, così come nel sostegno finanziario, tecnico e ideologico delle rispettive opposizioni. L’USAID cerca anche, in genere, d’infiltrare le forze armate e le forze dell’ordine locali, reclutandovi degli agenti pronti a dare una mano all’opposizione, quando ce ne sia l’occasione.
In diversa misura, tutti i leader populisti latinoamericani sentono la pressione dell’USAID. Senza dubbio, il Venezuela di H. Chavez è l’obiettivo numero uno della lista dei nemici dell’USAID. Il supporto agli oppositori del regime del paese si è ridotto notevolmente, a partire dalle enormi proteste del 2002-2004, mentre la nazione ha visto il governo concentrarsi sui problemi socio-economici, l’assistenza sanitaria, l’edilizia residenziale e le politiche giovanili. L’opposizione ha dovuto iniziare a fare affidamento sempre più sulle campagne nei media, circa l’80% dei quali sono gestiti dal campo anti-Chavez.
Stimolando il panico con voci su imminenti interruzioni dell’approvvigionamento alimentare, con relazioni che esagerano il livello di criminalità in Venezuela (dove, in realtà, c’è meno criminalità che nella maggior parte dei paesi amici degli Stati Uniti), e con accuse di incompetenza del governo nel rispondere alle catastrofi tecniche, divenute sospettosamente frequenti mentre le elezioni si avvicinano, che poi vengono diffuse presso il pubblico nell’ambito di uno scenario sovversivo che coinvolge la rete di organizzazioni non governative venezuelane. In alcuni casi, l’appartenenza a queste ultime si limita a 3-4 persone, ma assieme al forte sostegno dei media, l’opposizione è in grado di dimostrare di essere una forza inquietante. I commentatori pro-Chavez temono che gli agenti dell’USAID contenderanno l’esito della votazione e, in modo sincronico, gruppi paramilitari trascineranno le città venezuelane nel caos, per dare agli Stati Uniti un pretesto per l’intervento militare.
L’USAID è nota per aver contribuito al recente fallito colpo di Stato in Ecuador, nel corso del quale il presidente R. Correa era scampato a un attentato. Le forze di elite della polizia, fortemente sponsorizzate dagli Stati Uniti e dai media che hanno strumentalizzato la legislazione liberale sulla libertà di espressione siglata da Correa, sono stati gli attori chiave della sollevazione. Successivamente, ci sono voluti i seri sforzi di Correa per fare approvare in parlamento un codice multimediale riveduto, contrastando le pressioni delle lobby dell’USAID.
Diversi tentativi per rovesciare il governo di Evo Morales, hanno chiaramente utilizzato il potenziale operativo dell’USAID in Bolivia. Secondo la giornalista e autrice Eva Golinger, l’USAID ha speso almeno 85 mioni di dollari per destabilizzare il regime del paese. Inizialmente, gli Stati Uniti speravano di ottenere il risultato desiderato sollevando i separatisti, in prevalenza bianchi, della provincia di Santa Cruz. Quando il piano fallì, l’USAID passò a corteggiare le comunità indigene con cui le ONG didattico-ambientaliste avevano iniziato a mettersi in contatto, alcuni anni prima. Resoconti disorientanti furono forniti agli indiani, secondo cui la costruzione di una superstrada nella loro regione avrebbe lasciato le loro comunità senza terra, e le conseguenti marce di protesta indiane nella capitale, erosero la posizione pubblica di Morales. Ma poco dopo emerse che molte di quelle marce, tra cui quelle inscenate dal gruppo TIPNIS, erano state coordinate dall’ambasciata degli Stati Uniti. Il lavoro era stato svolto da un funzionario dell’ambasciata, Eliseo Abelo, un elemento dell’USAID che si occupava della popolazione indigena boliviana. Le sue conversazioni telefoniche con i leader della marcia furono intercettate dall’agenzia del controspionaggio boliviana e furono rese pubbliche, così dovette fuggire dal paese, mentre l’inviato diplomatico statunitense in Bolivia si lamentava delle intercettazioni telefoniche.
Nel giugno 2012, i ministri degli esteri dei paesi del blocco ALBA hanno approvato una risoluzione sull’USAID, che dice: “Citando la pianificazione e il coordinamento degli aiuti stranieri come pretesto, l’USAID s’intromette apertamente negli affari interni di paesi sovrani, sponsorizzando le ONG e le attività di protesta volte a destabilizzare quei governi legittimi che non sono amichevoli dal punto di vista di Washington. I documenti resi pubblici dagli archivi del Dipartimento di Stato, sono la prova che il sostegno finanziario veniva fornito ai partiti e gruppi di opposizione nei paesi dell’ALBA, una pratica equivalente ad aperte e audaci interferenze per conto degli Stati Uniti. Nella maggior parte dei paesi dell’ALBA, l’USAID opera attraverso le sue estese reti di ONG, che gestisce al di fuori del quadro normativo, e anche finanziando in modo illecito media e gruppi politici. Siamo convinti che i nostri paesi non hanno bisogno del sostegno finanziario esterno per mantenere la democrazia stabilita dagli Stati latino-americani e caraibici, o di organizzazioni guidate esternamente che tentano di indebolire o mettere da parte le nostre istituzioni governative”. I ministri hanno chiesto alla leadership di ALBA di espellere immediatamente i rappresentanti dell’USAID, poiché minacciano la sovranità e la stabilità politica dei paesi in cui operano. La risoluzione è stata firmata da Bolivia, Cuba, Ecuador, Repubblica Dominicana, Nicaragua e Venezuela.
Lo scorso maggio Paul J. Bonicelli è stato confermato, dal Senato degli Stati Uniti, assistente amministratore dell’USAID per l’America Latina e i Caraibi. L’ex capo della USAID, Mark Feuerstein, acquisì una tale notorietà, in America Latina, come cervello dietro i golpe contro i legittimi capi di Stato di Honduras e Paraguay, che i politici del continente hanno semplicemente dovuto imparare a evitarlo. La credibilità dell’USAID si riduce sempre più, ed è improbabile che Bonicelli, un ricercatore e un conservatore, sarà in grado di invertirne la tendenza. Il suo curriculum comprende la guida di diverse divisioni dell’USAID e la ‘promozione della democrazia’ di concerto con il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. La visione di Bonicelli si riflette nelle pagine della rivista Foreign Policy. Per Bonicelli, Chavez non è un democratico, ma un capo ansioso di sbarazzarsi di tutti i suoi avversari. Il nuovo capo dell’USAID sostiene che, a parte la minaccia della droga, la visione di Chavez ispira i suoi seguaci populisti in Ecuador, Bolivia e Nicaragua, ponendo la più grande sfida agli interessi degli Stati Uniti in America Latina. Bonicelli esorta, pertanto, gli Stati Uniti a sostenere l’opposizione venezuelana in ogni modo possibile, fornendole supporto materiale e addestramento, in modo che possa  prendere parte a pieno alle elezioni e alle attività civili. Un altro articolo di Bonicelli ritrae l’attuale evoluzione della Russia come una cupa regressione e uno scivolamento verso il ‘neo-zarismo’. Sulla base di tale percezione, Bonicelli sostiene che l’occidente dovrebbe ritenere la Russia e i suoi dirigenti responsabili di tutto ciò che riguarda la libertà e la democrazia, anche se la libertà nel paese è importante solo per una manciata di persone, e cita il caso della Polonia, dove gli Stati Uniti supportarono Lech Walesa.
Sono scarse le probabilità che una riforma della USAID possa ripristinarne la credibilità in America Latina. Attenendosi a una ristretta lista di priorità, l’USAID punta su pochi programmi secondari e chiude i suoi uffici in Cile, Argentina, Uruguay, Costa Rica, Panama e prossimamente Brasile. L’USAID ritiene che questi paesi abbiano già una forma ragionevole di democrazia, e che non hanno più bisogno di assistenza, in modo che l’agenzia possa scagliare tutta la sua forza contro i suoi nemici principali: i populisti e Cuba, e fare del suo meglio per far abbattere i politici ostili a Washington in tutto l’emisfero occidentale. Il bilancio dichiarato dell’USAID per l’America Latina è di circa 750 milioni di dollari, ma le stime indicano che la parte segreta dei finanziamenti, che viene sfruttata dalla CIA, potrebbe arrivare a due volte tale importo.

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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