Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, logoramento della NATO a Kiev

Alessandro Lattanzio, 31/5/2014donbas-miners-antifascist-strikeL’11 maggio, un aereo polacco atterrava all’aeroporto di Kiev nella massima segretezza, da cui furono sbarcati uniformi militari della NATO, 500 contenitori di anfetamine e altri di sostanze tossiche. Il carico era accompagnato dall’agente della CIA Michael Richard. A bordo dell’aereo c’erano anche elementi di Fazione destra e mercenari della Analizy Systemowe Bartlomiej Sienkiewicz (ASBS) Othago, creata alcuni anni fa dall’attuale ministro degli Interni polacco, B. Sienkiewicz. Nel settembre 2013 il ministro degli Esteri polacco R. Sikorski aveva invitato 86 membri di Fazione destra ad addestrarsi presso il centro di addestramento della polizia di Legionowo, a 23 km da Varsavia. I combattenti si addestrarono per un mese ad organizzare proteste di massa, erigere barricate, occupare edifici governativi, alle tattiche di combattimento urbano, al tiro anche con fucili di precisione. Inoltre, gli elicotteri con i simboli delle Nazioni Unite usati negli attacchi aerei su Kramatorsk erano pilotati da mercenari polacchi, visto che i piloti ucraini si erano rifiutati di utilizzare tali velivoli. Il ministero degli Esteri polacco aveva dichiarato, il 2 febbraio, “Sosteniamo la linea dura adottata da Fazione destra… Le azioni radicali di Fazione destra ed altri gruppi di manifestanti e il relativo uso della forza, sono giustificati… Fazione destra s’è assunta la piena responsabilità delle violenze nelle recenti proteste. È una posizione onesta che rispettiamo. L’unica opzione accettabile sono le azioni radicali di Fazione destra. Non c’è altra alternativa“.
Le unità della Repubblica Popolare del Donetsk (DPR) e l’esercito ucraino si scontravano presso il Sergej Prokofev International Airport di Donetsk, il 28 maggio, le “Forze di autodifesa della repubblica attualmente controllano quasi la metà dell’aeroporto“. Jet da combattimento ucraini pattugliavano lo spazio aereo sopra la città mentre un drone era stato notato nei pressi del dipartimento regionale del servizio di sicurezza dell’Ucraina. Il 29 maggio, 14 miliziani ucraini, tra cui il comandante della Guardia nazionale Sergej Kulchitskij, furono eliminati durante un’operazione speciale contro i sostenitori della federalizzazione nell’Ucraina orientale. Un altro elicottero era stato abbattuto dall’Autodifesa di Slavjansk. Circa 300 mercenari islamisti provenienti dalla Siria combattono nel sud-est dell’Ucraina al servizio delle forze golpiste ucraine. Dopo il ritorno dalla Siria, si sono uniti al battaglione di Fazione Destra che partecipa alla spedizione punitiva contro le regioni del sud-est del Paese. La maggior parte dei mercenari sono galiziani, tra cui cecchini e commando noti per la ferocia. Intanto 80 soldati ucraini asserragliatisi in una base militare di Lugansk si arrendevano alle forze di autodifesa che avevano assalto l’installazione militare della Guardia Nazionale ucraina. L’assalto era durato 10-15 minuti. Il comandante dell’autodifesa Gennadij Tsepkalo confermava che tutti i soldati si erano arresi e che gli avevano promesso che sarebbero stati rimandati a casa. In precedenza altri 10 soldati si erano arresi. Nella zona di Aleksandrovsk le forze di autodifesa catturavano altri 20 soldati di Kiev.
Il 29 maggio, le forze di autodifesa di Slavjansk dichiaravano di detenere 4 spie travestite da osservatori dell’OSCE. “Sono stati arrestati. Li avevamo avvertiti di non andare vicino alle posizioni della difesa, ma non ci hanno dato retta e abbiamo dovuto bloccarli. S’è scoperto che alcuni dei detenuti non appartenevano alla missione dell’OSCE. Saranno trattenuti fin quando tutte le circostanze saranno chiarite“. Secondo il sindaco di Slavjansk Vjacheslav Ponomarjov, circa 1200 soldati ucraini sono morti o feriti nell’operazione speciale contro Slavjansk, ed 8 elicotteri e 15 blindati sono stati distrutti. “Secondo le nostre informazioni, l’esercito ucraino ha subito le seguenti perdite: 1200-1300 effettivi, 8 elicotteri, 15 mezzi di trasporto blindati e 3 pezzi di artiglieria sono stati distrutti solo a Slavjansk“. Il sindaco ha anche osservato che Slavjansk ha avuto “circa 200 persone uccise e 300 ferite“. Diverse abitazioni sono state rase al suolo nei villaggi di Andreevka e Sergeevka, alla periferia della città. A Donetsk, i cecchini golpisti impediscono di evacuare i cadaveri dalla zona dell’aeroporto; in due giorni hanno ucciso sei persone che tentavano di farlo. Il Primo ministro di Donetsk ribellarsi, Aleksandr Borodaj, affermava che le operazioni dei golpisti contro la città erano costate la vita a circa 60 miliziani dell’autodifesa e a circa 200 civili. Aleksej Pushkov, il capo della commissione per gli affari esteri della Duma russa, aveva scritto che le autorità provvisorie di Kiev mentono quando affermano che le zone residenziali in Ucraina orientale non sono colpite dalle loro truppe.
10290632 Il 28 maggio, i minatori della regione di Donetsk entravano in sciopero ad oltranza per protestare contro l’aggressione dell’esercito ucraino e chiedendo la fine dell’”operazione antiterrorismo” nella regione; numerose miniere del Donbas partecipano agli scioperi che si allargano ad altre miniere. Diverse centinaia di minatori hanno dimostrato a Donetsk, sventolando la bandiera della Repubblica e scandendo lo slogan “No al fascismo nel Donbas!“. “Non vogliamo truppe qui. I nostri bambini hanno paura di andare per strada. Nostri concittadini sono stati uccisi e non possiamo semplicemente stare a guardare. Vogliamo la pace e poter lavorare. Vogliamo che i soldati occupanti se ne vadano, che ritornino dalla loro giunta a Kiev“. Il 29 maggio, negli scontri intorno Slavjansk le unità della Guardia nazionale subivano alcune perdite. Attività partigiana nell’oblast di Kharkov, con l’eliminazione di due squadristi di Fazione destra. Il Battaglione Vostok iniziava le operazioni di sicurezza intorno agli edifici amministrativi della Repubblica del Donetsk e presso l’aeroporto. 8 civili sono stati uccisi nel Donbas per mano degli squadristi di Majdan. Il 30 maggio, i golpisti ucraini bombardavano Slavjansk, causando numerose vittime civili, per vendicarsi dell’eliminazione del capo degli squadristi della Guardia nazionale majdanista. Un tentativo di evacuare i bambini da Slavjansk venne impedito delle unità della Guardia nazionale ucraina che bloccano la città. Un centro di accoglienza per rifugiati è stato istituito a Sebastopoli. Diverse centinaia di rifugiati sono arrivati nella Repubblica Autonoma di Crimea della Federazione Russa. Altri centri sono previsti a Simferopol e Kerch. 200 bambini di Slavjansk riuscivano ad essere evacuati nel campo di Artek in Crimea, e altri 300 a Svjatogorsk e altre città del Donetsk e nella regione di Odessa. Infine, il commissario per i diritti dell’infanzia russo indicava che “I territori di Belgorod, Voronezh e Kursk sono pronti ad accogliere i bambini. Siamo anche pronti a inviarli in Crimea“. Sempre in Crimea, gli agenti del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) della Russia arrestavano 4 terroristi di Pravý Sektor che volevano perpetrare attentati in diverse città della penisola, “Il dipartimento di ricerca ha aperto procedimenti penali nei confronti di OS, SA, AC e AK, sospetti membri di un gruppo terroristico che intendeva far detonare esplosivi la notte dell’8-9 maggio nei pressi di siti commemorativi, come la fiamma eterna e il monumento a Lenin di Simferopol” per destabilizzare la penisola russa. Gli agenti della sicurezza hanno sequestrato esplosivi, armi da fuoco, munizioni, maschere antigas e distintivi neofascisti.
In tale situazione, il neoeletto presidente ucraino Poroshenko ha dichiarato, “Dobbiamo creare un nuovo trattato di sicurezza con gli USA. Dovremmo collaborare nell’assistenza tecnica militare e nella consulenza dell’assistenza. Siamo pronti a lottare per l’indipendenza, e dovremmo costruire le forze armate di Ucraina“. La Russia però non riconosce la legittimità di tali elezioni.  Poroshenko ha anche chiesto al presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, e al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di rinviare la firma della parte economica dell’accordo riguardante l’associazione dell’Ucraina con l’Unione europea, e per un periodo indeterminato. Poroshenko ha paura che, dopo la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea, la Russia possa imporre restrizioni all’importazione di beni ucraini, danneggiando  la situazione socio-economica dell’Ucraina, e anche gli interessi di Poroshenko, che possiede attività e proprietà in Russia. Inizialmente era prevista la firma della seconda parte dell’accordo di associazione il 27 giugno. La prima parte era stata firmata il 21 marzo, tra il golpista Arsenij Jatsenjuk e gli eurocrati Barroso e Van Rompuy. Intanto, la Russia ritirava tutte le truppe non coinvolte nelle manovre presso il confine con l’Ucraina, ma migliaia di soldati rimanevano concentrati al confine con l’Ucraina. Il 24 maggio, il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov, dichiarava che il ritiro delle truppe dal confine sarebbe durato almeno 20 giorni. Una fonte dello Stato Maggiore affermava che questi piani sono stati rivisti dopo l’aggressione a Donetsk. La Russia lascerà 5000 soldati al confine con l’Ucraina. “Sarebbe del tutto illogico far ripiegare ora le truppe“, ha detto Aleksandr Perenzhev, dell’Associazione degli analisti militari russi. “Solo dopo la fine dei combattimenti nel sud-est sarà possibile ritirare completamente le truppe”.
Infine, i leader di Russia, Bielorussia e Kazakhstan firmavano ad Astana, il 29 maggio, il trattato sulla costituzione dell’Unione economica eurasiatica (UAE), basata sulla Comunità economica eurasiatica formata da Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan. Il Viceministro degli Esteri del Kazakhstan, Ordabaev Samat, affermava “Abbiamo visto quanto è stato fatto per non permettere l’adesione dell’Ucraina al progetto eurasiatico. Ma tentiamo di stabilizzare la situazione, soprattutto nella regione dell’Asia centrale“.

10292532Riferimenti:
Dedefensa
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Marxist
Nsnbc
RIAN
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RussiaToday
RussiaToday
Vineyard Saker

Siria: Gli Stati Uniti continuano a perdere posizioni

Viktor Titov New Oriental Outlook 28/4/2014

225216Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO continuano le loro ridicole manovre belliche presso i confini occidentali russi, così come nel Mar Nero e nel Mar Baltico, cercando di spaventare Mosca con una manciata di navi da guerra, 600 soldati e sei aerei da guerra che pattugliano i cieli baltici. A quanto pare hanno dimenticato che anche l’invasione dell’Iraq, con 120000 truppe statunitensi sul terreno, non riuscì a spezzare la resistenza di questo Paese arabo, sfociando in una misera ritirata. E ora la storia si ripete in Siria, che fino a poco prima era nel mirino di Washington. Il successo del governo locale nel reprimere la resistenza islamista finanziata in Siria con il denaro di Arabia Saudita e Qatar da tre anni, è ancor più evidente. Oggi, il trionfo politico del regime di Assad non ha bisogno di alcun sostegno internazionale, neanche dagli Stati Uniti. Nella celebrazione della Pasqua, il Presidente Bashar Assad ha visitato l’antica città cristiana di Malula, a circa 60 km da Damasco, recentemente liberata dall’Esercito siriano. Il presidente ha visitato il monastero dei Santi Sergio e Bacco, osservando la distruzione inflitta dagli islamisti. Durante la visita al monastero di Santa Tecla, il Presidente Assad ha dichiarato che nessun terrorismo può cancellare la storia della Siria e della civiltà. Si è congratulato con i siriani a Pasqua, augurando pace, sicurezza e compassione. Sulla via del ritorno, il corteo presidenziale è stato accolto dagli abitanti di Ain al-Tina. Il presidente è sceso dall’auto e si è incontrato con i cittadini, confermando che i tentativi dei cittadini locali di proteggere se stessi e i loro vicini hanno illustrato al mondo la società e la cultura siriane. Molti dicono che questa apparizione pubblica del leader siriano sia l’inizio della sua campagna presidenziale. Le elezioni presidenziali siriani sono indette per il 3 giugno dai parlamentari. La Corte Costituzionale Suprema accetterà le domande dal 22 aprile al 1° maggio. Nessuno ha annunciato i possibili candidati, ma non c’è dubbio che Bashar Assad sarà favorito. Le Nazioni Unite, che avrebbero dovuto accogliere la soluzione politica pacifica al conflitto siriano, hanno già dichiarato che le prossime elezioni contraddicono gli accordi di Ginevra. “Lo svolgimento delle elezioni nelle attuali circostanze, durante un conflitto in corso e numerosi profughi, danneggia il processo politico e ostacola le prospettive di soluzione politica di cui il Paese ha così urgentemente bisogno“, ha detto il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, Stephane Dujarric. Secondo Stephane, questo passaggio non corrisponde all’accordo di Ginevra. Però, ha dimenticato che i colloqui di Ginevra sono stati interrotti dagli Stati Uniti e dai loro alleati wahhabiti. Dopo tutto, in questa fase, Washington cerca di fornire tutto il sostegno possibile alle forze golpiste in Ucraina, al fine di costringerle ad accendervi le fiamme di una guerra civile. Quindi gli Stati Uniti hanno poco o nessuna influenza sugli affari del Medio Oriente, dato che tutte le loro risorse sono già impegnate altrove (contro la Russia). Qualcosa deve essere andato terribilmente storto per le autorità della Casa Bianca, se hanno deciso di provare a molestare una potenza nucleare mondiale e principale fornitrice di risorse energetiche per l’UE. Ma c’è l’ultima risorsa che i funzionari degli Stati Uniti possono ancora utilizzare, le dichiarazioni ufficiali. Un certo numero di Paesi occidentali e del Golfo Persico hanno già annunciato che le prossime elezioni saranno “una presa in giro”. Queste elezioni “mineranno l’accordo di Ginevra e sono una parodia della democrazia“, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti Jennifer Psaki.  Washington e Londra hanno promesso di non riconoscere i risultati delle elezioni, ma queste affermazioni difficilmente fermeranno Damasco. Oggi non troveremo nessuno che dia retta alle minacce di Stati Uniti e Regno Unito, nessuno gli presta attenzione, poiché sono vuote.
Com’è risaputo, il mandato presidenziale di Bashar Assad scade il 17 luglio. C’è ancora una guerra che infuria in Siria, anche se il vantaggio è ora chiaramente dalla parte delle forze governative. Il ministro dell’Informazione siriano Umran al-Zubi ha detto che la Siria non tollererà ritardi o  cancellazione delle elezioni presidenziali con il pretesto della sicurezza, della politica estera o nazionale. Ed è comprensibile, dato che questa volta ci saranno numerosi candidati di diversi partiti, non solo del partito al governo Baath, e quindi ci sarà il più legittimo presidente che ci sia mai stato in Siria. Secondo la Costituzione siriana, i candidati dei diversi partiti e movimenti possono partecipare alle elezioni. Il candidato deve risiedere nel Paese da almeno 10 anni, i suoi genitori e la moglie (se presente) devono essere siriani, dovrebbe aver il sostegno di almeno 35 parlamentari e avere una carta d’identità rilasciata dalle autorità. Una manciata di candidati soddisfa tali criteri, tra loro ci sono i rappresentanti del governo e figure dell’opposizione interna che sono riusciti a trovare un terreno comune con il regime senza lasciare il Paese. I membri dell’opposizione estera siriana e residenti all’estero, non avranno la possibilità di parteciparvi in quanto non c’è modo di avere l’approvazione di 35 parlamentari, anche se tutti i loro parenti stretti sono siriani ed hanno ottenuto denaro dagli Stati Uniti. Assad non ha ancora espresso le sue intenzioni presidenziali, ma i suoi sostenitori hanno più volte affermato che nulla gli impedisce questo passo. “Assad non ha detto se vi sarà di nuovo, ma i suoi alleati in Russia e nel movimento sciita Hezbollah in Libano hanno predetto che parteciperà e vincerà“, ha scritto The Guardian. Le ragioni di tali previsioni sono abbastanza chiare, gli ultimi grandi progressi dell’esercito siriano. La scorsa settimana, il leader siriano ha detto che il conflitto ha raggiunto il “punto di svolta”, anche se le zone di confine nord e nord-est sono ancora sotto il controllo degli islamisti, alcune aree di Aleppo sono occupate da militanti e le forze di opposizione effettuano attacchi verso Damasco e Homs dai loro campi in Giordania. L’opposizione estera è estremamente preoccupata per la rapidità con cui il governo prepara il Paese alle elezioni presidenziali. Infatti, gli oppositori di Assad, soprattutto i monarchici conservatori wahabiti del Golfo Persico usano mercenari e islamisti radicali locali nella guerra per rimuoverlo dal potere. E questo è il principale punto di discordia su cui non era d’accordo a Ginevra la Coalizione Nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane (NKSROS), che vuole  scacciare Assad e i rappresentanti del regime, naturalmente senza riuscirci. Gli avversari di Assad potrebbero dire che l’accordo di Ginevra implica l’instaurazione di un governo di transizione e solo allora, le elezioni. Ma il presidente siriano può anche facilmente rispondere: se non non effettua le elezioni, dal 17 luglio il Paese non avrebbe nessun leader legittimo. Non cederà il potere, soprattutto in tempo di guerra, soprattutto quando la situazione lo favorisce.
Al fine di creare un ambiente mediatico ostile all’interno e all’estero, gli oppositori di Assad hanno cominciato a riprendere il tema dell’utilizzo di armi chimiche. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato che ha i dati su un caso di prodotti chimici tossici industriali usati contro i ribelli, presumibilmente accaduto l’11 e 12 aprile a Qafar Zayt, controllato dagli insorti. I militanti hanno accusato il governo di aver fatto sganciare da un elicottero una bomba al cloro sulle loro teste. Gli Stati Uniti indagano su tale caso con l’aiuto di esperti dell’OPCW. Damasco sostiene che la bomba al cloro artigianale è stata utilizzata dai ribelli. Allo stesso tempo, Damasco termina il trasferimento delle sue scorte chimiche militari sotto il controllo delle Nazioni Unite. Hanno già neutralizzato circa l’80% dell’arsenale siriano, e il resto è sigillato prima della spedizione per la distruzione. Il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, riecheggiando il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, urla di credere ancora che le elezioni presidenziali in Siria siano in contraddizione agli accordi di Ginevra sulla soluzione pacifica del conflitto. L’annuncio ufficiale fatto dal suo portavoce dice: “Si rammarica profondamente della dichiarazione ufficiale delle autorità siriane secondo cui le elezioni presidenziali si terranno in Siria il 3 giugno“, e poi, “eventuali elezioni in Siria dovrebbero aver luogo soltanto nel quadro del comunicato di Ginevra del 2012“.”Le elezioni organizzate dal regime al di fuori di questo quadro, condotte nel pieno di un conflitto e solo nelle zone controllate dal regime e con milioni di siriani sfollati, ignorerebbe i principi fondamentali della democrazia, privandosi di credibilità e minando gli sforzi per raggiungere una soluzione politica“, si legge nella dichiarazione. Ashton invita tutte le parti a fermare violenze, violazioni dei diritti umani e “confermare l’intenzione di partecipare al prossimo round di colloqui a Ginevra”. Le elezioni presidenziali in Siria che si terranno nel giugno 2014 saranno “una parodia della democrazia.” Questo parere è stato espresso il 21 aprile in una conferenza stampa da Jay Carney dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Dal suo punto di vista, il presidente siriano Bashar al-Assad “si fa beffe della pretesa di essere un leader democraticamente eletto“. Secondo lui, Washington continua a considerare la “soluzione politica l’unica via” per uscire dalla crisi siriana. Washington continua a cercare un modo per avviare il processo con cui una possibile transizione politica sia raggiunta attraverso negoziati. Si potrebbe pensare che in Ucraina gli Stati Uniti utilizzino esattamente lo stesso approccio, anche se l’accordo del 17 aprile firmato a Ginevra, implica che gli interessi di tutte le regioni devono essere osservate con il disarmo dei gruppi armati illegali, stabilizzando la situazione nel Paese. Ancora una volta due pesi e due! Ma quando mai Washington agisce diversamente?
Similmente il Regno Unito ha già respinto i risultati delle prossime elezioni presidenziali. “I piani di Assad per le elezioni sono volti solo a sostenerne la dittatura. Saranno condotti sullo sfondo di attacchi continui del regime ai civili“, ha detto Mark Simmonds, sottosegretario di Stato agli Esteri e del Commonwealth. E il terrore esercitato sui civili dalle bande islamiste finanziate dai regimi wahhabiti e occidentali? “I cani possono abbaiare, dice un proverbio arabo, ma la carovana passa“. Analisti politici nel mondo arabo e della Siria hanno pochi dubbi sul fatto che il partito socialista arabo Baath nominerà Bashar Assad suo candidato. E a giudicare dalle opinioni espresse da un certo numero di esperti, Assad otterrà il 75% dei voti. Ciò in sostanza significherebbe che la politica mediorientale degli Stati Uniti ha miseramente fallito, dato che ha già perso l’Iraq, l’Egitto e la Libia, non può impegnarsi nel dialogo con l’Iran, lascia l’Afghanistan e ignora la sua precedente alleanza con l’Arabia Saudita. L’ultima goccia è la legittimazione del governo siriano attuale. La perdita del Medio Oriente è il prezzo da pagare per l’avventura del presidente Obama contro la Russia in Ucraina. Ma non è tutto. Washington dovrà ritirarsi ulteriormente dall’Atlantico ai confini degli Stati Uniti. La fine dell’impero americano non è lontana.

184405Viktor Titov, PhD in Storia, osservatore politico sul Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ricetta segreta ucraina: “Brennan a Kiev”

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 15/04/2014
0107-John-Brennan-CIA.jpg_full_600Il direttore della Central Intelligence Agency, John O. Brennan, prepara una tempesta in Ucraina e “Brennan a Kiev” è l’entrée sul menu. Brennan ha recentemente visitato in segreto la capitale ucraina per discutere con i golpisti su come spezzare la rivolta in Ucraina orientale. Secondo diverse agenzie europee Brennan è arrivato il 12 aprile a Kiev con un passaporto diplomatico sotto falsa identità. Brennan avrebbe esortato i membri del “Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale”, l’autorità suprema creata dai capi che hanno deposto il Presidente Viktor Janukovich nel colpo di Stato di febbraio, a sedare con violenza la ribellione degli ucraini filo-russi a est. Brennan e altri funzionari del governo degli Stati Uniti sono anche responsabili dell’identificazione dei secessionisti dell’est come “terroristi”, nell’ambito di una grande guerra di propaganda statunitense e occidentale contro i leader secessionisti ucraini orientali e il governo russo. La notizia della visita segreta di Brennan a Kiev proviene soprattutto dai lealisti di Janukovich rimasti nel governo ucraino, così come dai funzionari del Partito Comunista ucraino ancora parlamentari. Brennan ha coordinato le attività anti-russe della CIA con i servizi d’intelligence degli alleati della NATO in Europa orientale, in particolare di Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. E’ anche significativo che Brennan, figlio di immigrati irlandesi, sia sposato con Kathy Pokluda, nativa del New Jersey di origine ceca. Tre figli di Brennan, Kyle, Kelly e Jaclyn, sono ceco-irlandesi. I Pokluda non abitano solo nella Repubblica Ceca, ma anche in Slovacchia e Ucraina occidentale. I legami di Brennan con la Repubblica ceca, che ha eletto capi violentemente antirussi, spiega in parte il desiderio di Brennan di aumentare le tensioni con Mosca in Ucraina orientale.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiamato i capi della violenta ribellione che rovesciò Janukovich a febbraio “combattenti per la libertà” e “forze pro-democrazia”, anche se le milizie nazionaliste di  destra hanno sparato sui manifestanti di piazza Majdan con i cecchini annidati negli edifici intorno al luogo delle proteste. I “combattenti per la libertà” dell’occidente hanno ucciso numerosi manifestanti e agenti di polizia. La CIA, utilizzando prevalentemente i gruppi di facciata della “società civile” di George Soros e le operazioni mediatiche, aveva affermato che i cecchini erano fedelissimi del governo Janukovich e persino unità delle forze speciali russe. Tuttavia, ciò che la CIA accusa facciano Janukovich e la Russia in Ucraina è esattamente ciò ha fatto nelle ultime settimane: dispiegare unità delle forze speciali, tra cui forze di sicurezza private della CIA, come  l’Academi (la famigerata ex-Blackwater), per sparare sui manifestanti filo-russi nell’Ucraina orientale. Brennan, i cui sentimenti filo-sauditi sono così ben noti che viene soprannominato “Shayq Brennan” dagli addetti della CIA, secondo quanto riferito ha contribuito a forgiare la reazione violenta delle forze di sicurezza ucraine nella città di Slavjansk e in altri centri abitati, tra cui Donetsk, Kharkov e Lugansk. Essendo normale routine viaggiare, per i direttori della CIA, Brennan avrebbe fornito consulenza ai funzionari ucraini, assistito da una squadra del servizio nazionale clandestino della CIA, tra cui agenti sul campo della CIA, già presenti in Ucraina e che parlano correntemente l’ucraino. In reazione alla presenza di Brennan nella capitale ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto spiegazioni a Washington su ciò che Brennan fa in Ucraina.  Parlando ad una conferenza stampa, Lavrov ha detto che la Russia non ha ancora ricevuto una risposta ragionevole dagli Stati Uniti sullo scopo del viaggio segreto di Brennan a Kiev.
La CIA ha una lunga tradizione nell’assumere il comando virtuale dei servizi di sicurezza stranieri, come il servizio di sicurezza ucraino o Sluzhba Bezpekij Ukrajinij (SBU). Durante il regno dello Scià dell’Iran, la CIA guidava il temuto servizio di sicurezza SAVAK iraniano e dopo che si dimise  da direttore della CIA, Richard Helms divenne l’ambasciatore degli Stati Uniti a Teheran. Come nelle recenti attività di Brennan in Ucraina, Helms comandava la SAVAK addestrata dalla CIA in Iran. Ciò che seguì all’operato di Helms a Teheran fu la rivoluzione islamica che, in parte, reagì agli  agenti della SAVAK addestrati dalla CIA in tecniche di tortura ed esecuzioni extragiudiziali dei leader dell’opposizione iraniana. La CIA guidava virtualmente i servizi segreti del dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko, del caudillo della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo, del dittatore panamense Manuel Noriega e di quello nicaraguense Anastasio Somoza. Tuttavia, ciò che potrebbe causare una certa apprensione tra i capi provvisori di Kiev, va notato: quando la CIA si stancò di tali dittatori, se ne sbarazzò rapidamente. Mobutu morì in esilio in Marocco, dopo essere stato rovesciato da forze aiutate dalla CIA. Trujillo fu assassinato nella sua Chevrolet Bel Air da congiurati addestrati dalla CIA. Noriega fu arrestato mentre cercava asilo nell’ambasciata del Vaticano a Panama City, dopo l’invasione degli Stati Uniti; fu condannato in Florida e in Francia ed ora marcisce in una prigione nella giungla panamense; e Somoza fu costretto a fuggire in Nicaragua dopo il taglio del sostegno degli Stati Uniti; la sua auto fu poi colpita da un razzo anticarro mentre viveva in esilio in Paraguay. Il presidente temporaneo ucraino Aleksandr Turchinov, il primo ministro Arseniyj Jatsenjuk, il ministro degli Interni Arsen Avakov e gli altri golpisti ucraini, ovviamente, non hanno considerato ciò che la CIA fa dei suoi “amici” diventati inutili e spendibili.
Il deputato del Partito comunista ucraino Vladimir Golub ha detto a RIA Novosti che l’SBU è diventata una “unità della CIA”. Gli agenti della CIA hanno respinto le notizie su Brennan a Kiev come “bugie”. Tuttavia, Brennan è noto per aver mentito in passato sulle operazioni clandestine della CIA e la CIA ha pubblicato la sua risposta standard che “né conferma né smentisce” la presenza di Brennan in Ucraina.
Brennan mentì sul ruolo di sauditi e Qatar nell’operazione della CIA a Bengasi, in Libia, che vide l’ambasciatore USA Christopher Stevens e altri tre diplomatici statunitensi uccisi dai ribelli islamisti nel tentativo di trasferire armi dai depositi del leader libico caduto Muammar Gheddafi ai guerriglieri salafiti in Siria. Brennan era il viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama al momento del disastro di Bengasi. Dopo l’ammissione del direttore della CIA David Petraeus di una relazione extraconiugale con la sua biografa, Brennan, ex-agente del Servizio Nazionale Clandestino della CIA dai solidi legami con l’Arabia Saudita, sostituì Petraeus. Brennan ha supportato la politica dell’invio segreto di armi e tortura dell’amministrazione di George W. Bush, usata contro “al-Qaida” in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro nel 2005, Brennan è diventato l’amministratore delegato di The Analysis Corporation (TAC), il contraente privato favorito dalla CIA. Fin dall’inizio della campagna presidenziale del 2008, i dipendenti del TAC di Brennan presso l’Ufficio passaporti del dipartimento di Stato, si assicurarono che certe informazioni su Obama e i suoi parenti venissero eliminate dai documenti del dipartimento di Stato. Il mini-scandalo riguardava anche le registrazioni dei passaporti degli avversari di Obama, Hillary Rodham Clinton e John McCain, cancellati anch’essi. Brennan fu premiato per il suo lavoro a favore della campagna di Obama con la seconda carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e, infine, con la direzione della CIA dopo la caduta di Petraeus. Brennan prende poche decisioni senza prima discuterne con Obama. Qualsiasi decisione d’inviare agenti della CIA, tra cui mercenari, in Ucraina orientale avrebbe il consenso di Obama, ufficialmente con la firma di un “decreto presidenziale”, o ufficiosamente con una semplice “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” a Brennan. Brennan, definito un “delinquente insopportabile” dai funzionari e pensionati della CIA che lo conoscono, non sarebbe la figura più gradita in Ucraina, se le autorità di Kiev in realtà desiderassero la soluzione pacifica con gli oppositori…

John-Brennan-Confirmed-As-CIA-DirectorLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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