Il terrorismo in Tunisia: Hamas s’infiltra nel Maghreb

Lilia Ben Rejeb, Tunisie Secret 17 marzo 2014

Oggi s’annuncia il tragico futuro tunisino con l’offensiva contro i terroristi islamici a Jinduba e Sidi Buzid, con la scoperta di un campo di addestramento jihadista a Monastir, e rivelazioni sui piani di criminali di ritorno dalla Siria… Che “belle” notizie da una Tunisia una volta pacifica e prospera.
map_of_tunisiaProve fotografiche in mano, il portavoce del ministero degli Interni, Muhammad Ali Larui, ha rivelato il 17 marzo 2014 l’esistenza di un campo di addestramento dei terroristi islamici nel governatorato di Monastir, la città natale di Burguiba! Più esattamente a Menzel Nur, dove un’operazione antiterrorismo è stata condotta il 13 marzo. È il risultato di questa operazione contro il campo di addestramento dei terroristi ad essere rivelato. “Abbiamo prove, documenti e foto di questo campo di addestramento dove giovani si allenano prima di essere inviati in Siria“, ha detto Muhammad Ali Larui. Secondo le nostre informazioni, 13 persone sono state arrestate, tra cui lo  sceicco Tawfiq, proprietario del “ristorante islamico” di Susa. Che in effetti si chiama Tawfiq al-Aisi ed è accusato di cospirazione e terrorismo, essendo un leader della rete di terroristi addestrati in Siria. Per ogni contingente inviato, prendeva 30000 dinari. Ma il portavoce degli Interni ha mentito su due punti. In primo luogo, non è l’unico campo di addestramento jihadista in Tunisia. Ve ne sono molti altri, soprattutto nella regione di Tatawin, Sfax, Biserta e Qalibia presso Huaria. In secondo luogo, i jihadisti non sono destinati alla Siria, dove la derattizzazione è al massimo. Si addestrano per la futura guerra santa che inghiottirà Tunisia, Libia e Algeria. E’ grazie a due operazioni antiterrorismo condotte congiuntamente a Jinduba e Sidi Buzid, la città natale del falso “martire” Tariq Buazizi, che il campo paramilitare Menzel Nur è stato scoperto. Nell’operazione a Jinduba, vi sono stati sei feriti tra le forze di polizia, tre morti tra gli islamo-terroristi e sei arresti: tre donne con niqab, tra cui Salwa Fijari, collegamento tra i finanziatori jihadisti e i terroristi nel Shambi. I tre terroristi eliminati erano Raqib Hanashi, Rabi Saydani e un terzo, non algerino contrariamente a quanto annunciato, ma palestinese di Hamas.
Secondo i nostri colleghi di Business News nella casa sequestrata la polizia ha trovato due Kalashnikov, due caricatori, una granata, una cintura esplosiva, una Smith & Wesson, un computer portatile, due pulci telefoniche e due documenti appartenenti a due agenti uccisi durante gli eventi di Uled Mana. Alla conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Interni ha anche confermato la notizia che il fratello della “rappresentante del popolo” di al-Nahda, Sonia Ben Tumia, è uno dei capi delle bande terroriste che Ghanuchi e Marzuqi inviano in Siria. Secondo Muhammad Ali Larui, il fratello della poetessa dell’ANC attualmente è sul fronte siriano. È falso, ha detto la poetessa in una dichiarazione ad al-Sabah News, “Mio fratello è in Libia, dove lavora come meccanico!” Infatti, non è in Siria, essendo troppo codardo per andarci, ma a Tripoli dove gioca al meccanico con quei fratelli terroristi libici agli ordini dei loro mandanti del Qatar.
L’ultimo raccolto nella terra della “rivoluzione dei gelsomini”: jihadisti tunisini di ritorno dalla Siria hanno ideato un piano per attaccare, con il supporto di terroristi di varie nazionalità, una città tunisina e prendere il controllo dei suoi istituti di sicurezza. Ciò è almeno quello che ha confessato durante l’interrogatorio Qantari Salim (alias Abu Ayub), numero 2 del gruppo terroristico Ansar Sharia, ramo di al-Qaida, arrestato a Gabes, nella Tunisia meridionale. Secondo i nostri colleghi di Kapitalis, che citano il settimanale arabo al-Musawarterroristi di varie nazionalità arabe presenti sul territorio tunisino hanno ricevuto numerose armi dalla Libia. Pianificano lo scontro con l’esercito e la polizia e attendono rinforzi dalla Libia“.
Tali informazioni, diffuse in un solo giorno, indicano quanto la situazione sia pericolosa in Tunisia, un Paese una volta pacifico e prospero e il cui futuro è sempre più oscuro ed esplosivo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina verso la dissoluzione, la NATO verso la sconfitta

Alessandro Lattanzio, 18/3/2014
RTR3HK8P_bIl 18 marzo, il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro di Crimea Sergej Aksjonov hanno firmato il trattato di riunificazione della repubblica autonoma ex-ucraina alla Russia. Il trattato di adesione recita: “Dopo l’adozione da parte della Federazione Russa, della Repubblica di Crimea nella struttura della Federazione Russa, due nuove entità, la Repubblica di Crimea e la città federale di Sebastopoli, sono state create”. Putin aveva già firmato il decreto che riconosceva la Crimea come Stato indipendente, a seguito del referendum del 16 marzo. Nel suo discorso, Putin ha dichiarato che la decisione di Mosca è volta a proteggere la Crimea e che l’inazione della Russia sarebbe stato un tradimento. “I residenti di Crimea e Sebastopoli hanno rivolto alla Russia la richiesta di proteggerne i diritti e la vita. Non avremmo potuto respingere il loro appello e abbandonarli. Abbiamo sempre rispettato l’integrità territoriale dello Stato ucraino, a differenza di coloro che ne hanno sacrificato l’unità per le loro ambizioni politiche. Hanno apertamente ostentato il loro impegno a una grande Ucraina, ma sono loro in realtà responsabili della frattura del Paese“. Putin ha affermato che la crisi politica ucraina è opera di un “esercito di militanti addestrati e ben equipaggiati“, il cui compito era minare i legami dell’Ucraina con la Russia e le altre repubbliche ex-sovietiche. Putin ha continuato dicendo che la Russia tutelerà sempre gli interessi dei russofoni dell’Ucraina “con mezzi politici, diplomatici e legali. Vogliamo la pace e la conciliazione in Ucraina e, insieme ad altri Paesi, siamo pronti a fornire ogni tipo di sostegno. In Ucraina i nostri partner occidentali hanno però superato il segno con azioni gravemente irresponsabili e poco serie, sanno bene che più di un milione di russi vive in Crimea. La Russia non poteva ritirarsi. Vogliamo che la pace e l’armonia tornino nella terra d’Ucraina, anche se è il popolo ucraino che deve ristabilire l’ordine interno. L’Ucraina stessa dovrebbe essere la prima ad avere interesse a garantire diritti e interessi di queste persone. Questa è la premessa alla stabilità dello Stato ucraino e all’integrità territoriale del Paese. E’ strano sentire certe accuse. Nella storia non c’è mai stato un caso d’invasione senza un solo colpo. Minacciano la Russia di sanzioni cercando di vendicarsi perché mantiene una posizione indipendente; quindi il Paese affronterà restrizioni sostanziali all’economia. Molti divieti restano e abbiamo tutte le ragioni per credere che la politica di contenimento verso la Russia, applicata nei secoli XVIII, XIX e XX continui ancora oggi. Si sforzano sempre di prevalere su di noi perché difendiamo una posizione indipendente, chiamiamo le cose con il loro nome e non abbiamo ipocrisie. … La Russia ha interessi legittimi che devono essere rispettati“. Riguardo alle relazioni con la NATO, Putin ha detto di esser contrario a “che tale organizzazione militare si comporti da padrone in casa nostra e nelle nostre province, non posso immaginare che le navi russe si rechino a Sebastopoli a visitare i marinai della NATO. Sono bravi ragazzi, ma è meglio che siano loro venirci a trovare a Sebastopoli”. “La Russia s’è esposta e a quel punto non poteva ritirarsi. La Crimea ha chiaramente espresso la sua volontà. Vuole unirsi alla Russia. I politici occidentali ci minacciano non solo con le sanzioni, ma anche con il deterioramento dei problemi interni. Mi piacerebbe sapere cosa significano le azioni della quinta colonna dei diversi traditori o sperare di far peggiorare la situazione socio-economica in Russia per provocare l’indignazione del popolo in questo modo? Riteniamo tali dichiarazioni irresponsabili e chiaramente aggressive, e noi vi risponderemo in modo adeguato“, ha detto Putin durante un indirizzo speciale alla Duma, al Consiglio della Federazione, ai dirigenti delle regioni e ai rappresentanti della società civile, sulla riunificazione della Repubblica di Crimea con la Russia e la formazione di nuove entità costitutive in Russia. “Nel frattempo, non cercheremo mai lo scontro con i nostri partner in Oriente e in Occidente. Al contrario, faremo di tutto per costruire civili relazioni di buon vicinato, essendo normale nel mondo moderno. Noi evidentemente affronteremo contromisure estere, ma dovremmo decidere se proteggere costantemente i nostri interessi nazionali o sacrificarli per sempre“. Vladimir Putin ha anche sottolineato il sostegno della Cina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, “Siamo grati a tutti coloro che hanno capito le nostre azioni in Crimea. Siamo grati al popolo della Cina, la cui leadership vede la situazione in Crimea in tutta la sua integrità storica e politica. Apprezziamo la moderazione e l’obiettività dell’India“. Dopo la sessione al Parlamento, Putin ha chiamato il premier indiano Manmohan Singh per informarlo sull’evoluzione della crisi in Ucraina e “dell’attuazione di una scelta informata da parte della popolazione multietnica di Crimea, fatta con il referendum del 16 marzo”. Manmohan Singh “ha espresso la speranza che tutte le parti diano prova di moderazione e di cooperazione costruttiva nel trovare soluzioni politiche e diplomatiche che proteggano gli interessi legittimi di tutti i Paesi della regione e garantiscano la pace e la stabilità in Europa e oltre”. “Il signor Singh ha espresso interesse nel promuovere la cooperazione multidimensionale, non solo su base bilaterale, ma in forma multilaterale, anche attraverso l’Unione doganale e lo Spazio economico comune“, ha detto il servizio stampa del Cremlino. Singh e Putin “hanno espresso ferma determinazione nel rafforzare le relazioni con un partenariato strategico privilegiato“. L’India ricorda anche il sostegno di Mosca nel 1975, quando New Delhi visse la stessa situazione con il Sikkim, uno Stato dell’Himalaya. All’epoca l’India fu sottoposta a pesante pressione diplomatica dall’occidente, in particolare dagli Stati Uniti. Il Sikkim divenne il 22.mo Stato dell’India quando il 97,5% degli abitanti votò a favore della riunificazione con Nuova Delhi. Anche la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner sostiene la Federazione Russa ricordando che “la Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto dei popoli all’autodeterminazione, il che significa che questa regola dovrebbe essere applicata a tutti i Paesi, senza alcuna eccezione“, paragonando la situazione in Crimea con quella delle isole malvinas, dove si ebbe un referendum un anno fa. L’ONU non mise in discussione la legittimità di quel voto.
Sull’83,1 per cento degli elettori di Crimea andati alle urne il 16 marzo, il 96,77 per cento s’è detto a favore dell’adesione alla Federazione russa. I media occidentali hanno sottolineato che i tartari e gli ucraini della Crimea erano contro l’adesione. Se i non russi costituiscono il 41,7 per cento della popolazione della Crimea, i russi costituiscono il restante 58 per cento; quindi se ucraini e tatari avessero rifiutato di partecipare al referendum, l’afflusso ai seggi sarebbe stato sensibilmente inferiore all’83,1% registrato. “Contrariamente ai 135 osservatori internazionali di 23 Paesi, i media occidentali in coro suggeriscono, senza uno straccio di prova, che le elezioni sono state truccate e che la Crimea è sotto occupazione militare russa”. Nella missione degli osservatori erano presenti membri del parlamento europeo, casualmente ignorati dai media occidentali. Mateus Piskorski, il capo della missione degli osservatori europei e deputato polacco: “I nostri osservatori non hanno riscontrato alcuna violazione delle regole del voto“. Ewald Stadler, membro del Parlamento europeo: “Non ho visto nulla di simile a una pressione… le persone volevano dire la loro“. Pavel Chernev, deputato bulgaro del parlamento: “Organizzazione e procedure sono al 100 per cento in linea con gli standard europei“. Johann Gudenus, del Consiglio municipale di Vienna: “La nostra opinione è che se la gente vuole decidere del proprio futuro, dovrebbe avere il diritto di farlo e la comunità internazionale dovrebbe rispettarla. Le persone in Crimea hanno votato sul proprio futuro. Naturalmente, Kiev non ne è felice, ma deve accettare e rispettare il voto del popolo di Crimea“. L’osservatore serbo Milenko Baborats “La gente ha liberamente espresso la propria volontà nel modo più democratico, dove eravamo… non abbiamo visto una sola violazione seria della legittimità del processo“. Srdja Trifkovic, osservatore dalla Serbia: “La presenza di truppe per le strade era praticamente inesistente e l’unica cosa che vi assomigliava erano cosacchi disarmati davanti al palazzo del Parlamento a Simferopoli. Rispetto alle persone nei seggi e per le strade, come in riva al mare a Jalta, francamente penso che si sarebbe vista più tensione nel sud di Chicago o ad Harlem, a New York, che qui“.
f073efba33901d357eb2449060eafd2f_LPiù del 90 per cento dei russi supporta l’adesione della Crimea alla Russia e l’83 per cento degli intervistati ha detto che Mosca dovrebbe tutelare gli interessi dei russi e degli altri popoli che vivono in Crimea, anche se ciò peggiorasse i rapporti con altri Paesi. La Crimea avrà tre lingue ufficiali: russo, ucraino e tartaro. Anche la Transnistria ha chiesto alla Russia di prevedere legislativamente la possibilità dell’adesione della repubblica. Tale richiesta è stata inviata dal Presidente Mikhail Burla al Presidente della Duma di Stato Sergej Naryshkin, a nome del Consiglio Supremo della Transnistria. In effetti, il governo russo prevede di discutere le misure di sostegno alla Transnistria per via del blocco che l’Ucraina ha dichiarato contro questa repubblica, il 20 marzo. Secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, “Il Presidente della Transnistria era a Mosca la scorsa settimana. Ci siamo incontrati e ci rivedremo a Mosca a breve. L’Ucraina ha effettivamente annunciato il blocco della Transnistria. Il confine tra l’Ucraina e la Transnistria è stato chiuso ai cittadini russi. È una flagrante violazione dello status dell’Ucraina di garante della pace”. Rogozin ha detto che l’isolamento della Transnistria, popolata da 200000 cittadini russi e 70000 cittadini ucraini è inaccettabile. “Ne discuteremo, naturalmente, nel governo e con il presidente. Il 20 marzo si terrà un incontro serio e rappresentativo di tutti i ministeri e le agenzie per far sapere alla leadership della Transnistria che un gruppo di consulenti del governo russo studia come affrontare il blocco economico“. La situazione in Transnistria potrebbe deteriorarsi ancora di più se la Moldova dovesse firmare l’accordo con l’Unione europea. In occasione della seduta del Consiglio politico del partito “Unità” dell’Ossezia del Sud, sono state condannate le illegalità commesse dai radicali ucraini, invitando a sostenere il partito impedendo la diffusione del neonazismo nel 21° secolo. Il presidente del consiglio politico Zurab Kokoev ha notato che il partito “Unità” ha inviato il parlamentare Inal Bazaev in Crimea ad incontrare i rappresentanti della penisola e le unità “Berkut” della Repubblica autonoma. Ha sottolineato il calore con cui è stato accolto e il sincero ringraziamento al popolo dell’Ossezia del sud. A loro volta, i presenti hanno ringraziato la direzione del partito sottolineando l’importanza del sostegno al popolo di Crimea in questa difficile situazione. “L’Ossezia del Sud segue gli sviluppi in Ucraina, dove a seguito del colpo di Stato, Kiev e molte città dell’Ucraina occidentale sono sequestrate dagli estremisti armati le cui azioni sono sempre più aggressive”, ha dichiarato il ministro degli Esteri dell’Ossezia del Sud, David Sanakoev. “La situazione è andata ben oltre il quadro giuridico e costituzionale, con massacri, monumenti distrutti, slogan antirussi e la Verkhovna Rada che adotta decisioni che limitano i diritti delle minoranze linguistiche e vietano i partiti politici, vi è una grave interferenza negli affari della chiesa e l’instaurazione di una chiara dittatura nazista. A mio parere, il Paese è sull’orlo del collasso economico e del disastro umanitario che in un modo o nell’altro toccherà il continente europeo. Non è un segreto che nell’escalation delle tensioni, un ruolo primario è giocato dalla palese interferenza di certi politici occidentali e statunitensi negli affari interni dell’Ucraina, che vogliono usarla per i loro giochi geopolitici e creare le condizioni per una nuova divisione dei confini regionali. Il popolo dell’Ossezia del Sud, come nessun altro, può capire ciò che accade in queste regioni dell’Ucraina, avendo sperimentato le gravi conseguenze del nazionalismo georgiano nell’agosto 2008 che, tra l’altro, fu sostenuto dalle organizzazioni fasciste ucraine. Indubbiamente, è necessario dire che esprimiamo la nostra piena solidarietà alla Federazione russa che sostiene i suoi compatrioti in Ucraina, al fine di impedire l’escalation delle tensioni ed evitare spargimenti di sangue. Seguiamo la situazione in Ucraina e chiediamo a tutte le forze politiche di fermare le violenze, ripristinare lo stato di diritto, riportare pacificamente la situazione al quadro costituzionale e giuridico, senza spargimento di sangue, per risolvere la situazione“.
Il 17 marzo il “parlamento” ucraino votava il decreto di Aleksandr Turchinov per la mobilitazione parziale dei riservisti a seguito del voto in Crimea. Il decreto accusa la Russia di aver violato la sovranità ucraina collaborando con i gruppi armati della Crimea nell’occupare infrastrutture e basi militari della penisola. Nel frattempo, la maggior parte del contributo finanziario degli Stati Uniti all’Ucraina si concentrerà sull’addestramento di nuovi militari, affermava una fonte del ministero della Difesa ucraino; “Kiev non ha in programma di finanziare esercito e marina. Lo status della Guardia Nazionale, insieme al suo diritto di controllare i comandi militari, riducono significativamente il prestigio dell’esercito e della marina, assegnandogli un ruolo secondario. Così il governo ucraino lascia la questione della Difesa nazionale dello Stato, scommettendo sulla soppressione dell’anticonformismo politico interno”. La mobilitazione di 10-15000 elementi dovrebbe essere completata entro 45 giorni, secondo il decreto. In Crimea, intanto, almeno 20 navi da guerra e ausiliarie della marina ucraina faranno parte della Flotta russa del Mar Nero a seguito della riunificazione della Crimea con la Russia. Secondo l’Ammiraglio  Vladimir Komoedov, presidente della commissione per la Difesa della Duma di Stato, la Marina ucraina comprende circa 40 navi, 20 delle quali dislocate nelle basi navali in Crimea di Sebastopoli e Donuzlav. “Ora possiamo supporre che le navi che rimangono in Crimea faranno parte delle forze di autodifesa della Crimea e successivamente della Flotta del Mar Nero della Russia“, ha detto Komoedov. Le navi ucraine che potrebbero essere assegnate alla Russia includono due corvette, una nave comando, diverse motomissilistiche, dragamine e l’unico sottomarino ucraino. La marina russa assumerà anche il controllo delle infrastruttura navali della Crimea, compresa la base aeronavale di Belbek e le fortificazioni costiere.
1395149412_867119_53Nel frattempo, sono stati attivati gli squadroni della morte neonazisti della rete atlantista Gladio in Ucraina: un cecchino ha ucciso un miliziano delle forze di autodifesa della Crimea a Simferopoli, secondo l’agenzia Krim-inform: “Le Forze di Auto-Difesa della Crimea hanno appreso che un gruppo di uomini armati s’era insediato in un edificio in via Kubanskaja. Dei combattenti delle forze di auto-difesa, incaricati di verificare queste informazioni, sono stati colpiti. Un uomo è stato ucciso e altri due feriti“. Il terrorista in seguito è stato arrestato, risulta essere un militante di Fazione Destra di Leopoli, forse uno dei terroristi neonazisti addestrati dalla NATO nel Baltico. Materiale ed effettivi militari ucraini, compresi blindati e veicoli da combattimento della fanteria, sarebbero stati diretti verso il confine con la Russia, mentre nelle regioni di Kharkov, Donetsk e Lugansk la popolazione ostacolava l’ingresso dei militari ucraini. Nel Donbass la milizia popolare ha costretto le truppe ucraine a ritirarsi, mentre gli attivisti di Lugansk hanno fermato le colonne dei militari ucraini. Questo mentre i golpisti hanno chiuso parzialmente i confini con la Russia. Le milizie popolari del Donbass avevano bloccato una convoglio di 20 autocarri con armamenti pesanti, “Gli attivisti locali hanno indicato che la colonna era stata avvistata nei pressi della città di Volovaga Valerjanovka. L’unità di autodifesa popolare “Pavel Gubarev” (il governatore locale attualmente sequestrato a Kiev) hanno subito imposto il blocco ai 20 autocarri pesanti, alcuni dei quali trasportavano veicoli da combattimento per le truppe aviotrasportate. “Dal momento che non vogliamo una carneficina fratricida, abbiamo proposto all’esercito di non usare la forza. Eravamo senza maschere, senza alcun mezzo di auto-difesa. Gli abbiamo chiesto di andarsene, perché le attrezzature militari erano davvero pesanti e se la colonna attraversava la città avrebbe aumentato la tensione creando shock e panico”. Le truppe di Kiev decisero di ritirarsi. Altri 58 veicoli da combattimento aeroportati avevano tentato di attraversare le regioni di Donetsk e Lugansk in direzione del confine orientale. A Lugansk gli abitanti avevano fermato un treno che trasportava veicoli da combattimento e carri armati verso il confine. Rispondendo alle domande sui loro scopi, i soldati ucraini dissero che erano arrivati a Lugansk per una missione nota solo al loro comandante. La popolazione, usando una locomotiva, trascinava il treno su un binario morto, nonostante le proteste dei militari, e bloccava le rotaie con rottami. I soldati hanno dichiarato che non avrebbero usato violenza contro i civili. Tuttavia, sette individui in uniforme ucraina, ma senza distintivi, armati di Kalashnikov con silenziatori, minacciarono il comandante dell’unità di “obbedire agli ordini”, disperdendo la gente e smantellando le barricate. Quindi scoppiava una rissa quando gli individui mascherati hanno minacciato i residenti dicendo che “tradivano l’Ucraina” e poi ferivano il comandante ucraino. Dopo l’incidente, i residenti hanno organizzato una pattuglia permanente sul posto per controllare l’equipaggiamento militare. “Attualmente vi sono diverse organizzazioni estremiste nella nostra regione. Ma non vogliamo che accada ciò che è successo a Kiev. Tali organizzazioni cercano di infiammare la situazione nella regione“, affermava Sergej Rizhavskij, leader delle milizie popolari del Donbass. A Kharkov, la seconda città ucraina, 3000 manifestanti si radunavano nella piazza centrale chiedendo il referendum per la federalizzazione dell’Ucraina. “La nostra città, anche se in Ucraina è russa e rimarrà russa. Siamo pronti a vivere nello stesso Paese, ma alle nostre condizioni“, annunciava Jurij Apukhtin, leader del Movimento Piattaforma Civica. Dopodiché i manifestanti si diressero al Consolato Generale della Russia per consegnare una lettera al Presidente Vladimir Putin, chiedendogli di “garantirne diritti e libertà” e di presentare alle Nazioni Unite le loro richieste per un referendum sulla federalizzazione, prevista per il 27 aprile. Inoltre, gli attivisti hanno chiesto il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace russa nella regione di Kharkov, aggiungendo di temere per le loro vite e proprietà. I manifestanti si sono poi diretti verso il consolato polacco per protestare contro le interferenze occidentali negli affari ucraini. I manifestanti di Kharkov hanno anche saccheggiato gli uffici delle organizzazioni neonaziste, tra cui Fazione Destra, bruciandone i libri e i simboli. Altre migliaia di manifestanti filo-russi sono scesi in piazza a Donetsk, la maggiore città industriale dell’Ucraina. I manifestanti hanno chiesto che il parlamento “rimuova il governo illegittimo e annulli la sua decisione” chiedendo la creazione di un nuovo governo di coalizione, la cui composizione sia approvata dal popolo. I manifestanti hanno detto che è necessario tornare all’accordo del 21 febbraio firmato dal Presidente Viktor Janukovich, che la lingua russa abbia lo status di seconda lingua ufficiale e infine l’avvio di indagini sugli omicidi in piazza Majdan a Kiev. 2000 persone poi hanno assaltato l’ufficio del procuratore regionale, chiedendo il rilascio del “governatore del popolo” Pavel Gubarev sequestrato il 6 marzo dai golpisti di Kiev. I manifestanti hanno fatto irruzione nell’edificio, strappando e gettando la bandiera nazionale ucraina e sostituendola con quella russa, per poi assaltare gli uffici di una società dell’oligarca Sergej Taratuta, il capo della amministrazione regionale nominato dai golpisti di Kiev.
Il 18 marzo, il primo ministro fantoccio ucraino, lo scientologo israelita Jatsenjuk, ha affermato che “la questione della Crimea passa da una fase politica a una militare per colpa della Russia“, in una dichiarazione congiunta con il “presidente” dell’Ucraina Aleksandr Turchinov. In risposta a ciò la Crimea si dichiara pronta a fornire assistenza militare alle regioni russofone ucraine minacciate dai nazi-atlantisti. Il Viceprimo ministro della Repubblica Autonoma di Crimea, Rustam Temirgalev avvertiva che i distaccamenti dell’autodifesa della Crimea sono ora dotati di armi e blindati abbandonati dalle unità ucraine sbandatesi. “Nel caso dell’invasione dall’Ucraina della Crimea, abbiamo una posizione molto comoda, solo un sottile istmo ci separa dalla terraferma. Vi sono concentrate grandi forze di autodifesa popolare ben armate ed equipaggiate. Abbiamo i carri armati lasciati dalle unità militari ucraine dissoltesi. Possiamo non solo difenderci ma anche eliminare le autorità illegittime a Kherson, Nikolaev e Odessa”. Inoltre, il primo ministro della Crimea Sergej Aksjonov escludeva che “Un solo militare ucraino possa entrare nel territorio della Crimea. Escludo assolutamente tale opzione. Gli ingressi alla Crimea sono bloccati dalle unità di autodifesa, e quindi non un solo militare ucraino farà un passo sul suolo della Crimea. Questo è impossibile anche teoricamente, per non parlare praticamente“. Le dichiarazioni di Kiev sono “nient’altro che intimidazione. Hanno l’abitudine d’intimidire, ma non possono farci nulla. È stata presa una decisione irreversibile. Nessuno può spaventarci. Tutto questo parlare di mobilitazione a Kiev è un bluff. Sono sicuro che il popolo dell’Ucraina e di Kiev non vuole combattere contro la Crimea. Noi non consigliamo a nessuno di dichiarare una qualsiasi mobilitazione. Niente potrà entrare e vincere sul nostro suolo. I tizi a Kiev dovrebbero svegliarsi prima che sia troppo tardi. I nazisti ucraini cercando di presentarsi pronti a tutto ed assetati di sangue umano, ma vi assicuro che non ci riusciranno. Oltre un centinaio di personale è in servizio ai posti di blocco sulle vie che portano alla Crimea. L’aeroporto e la stazione ferroviaria sono controllati come i porti, e tutto questo sotto il nostro stretto controllo, e quindi non posso nemmeno immaginare come questi tizi a Kiev possano tentare di entrare in Crimea. I cittadini della Crimea sono pienamente tutelati“. Infine, le forze di autodifesa di Crimea occupavano il quartier generale della marina militare ucraina di Sebastopoli. Il comandante della Flotta del Mar Nero della Russia, Viceammiraglio Aleksandr Vitko ha negoziato con il suo omologo ucraino, l’Ammiraglio Sergej Hajduk, poi trattenuto dai procuratori crimeani per indagini.
sevAST1-e1394360285445Nel frattempo, un altro successo veniva coltro dalle forze armate russe: il capo dei terroristi ceceni Doku Umarov, cui si sono rivolti i nazi-atlantisti galiziani chiedendogli supporto con operazioni terroristiche contro la Russia, è stato ucciso in un’operazione delle forze speciali cecene. Infatti il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov confermava la liquidazione del sedicente “emiro del Caucaso” e “presidente della Repubblica cecena di Ichkeria”. Il duce di Pravy Sektore, Dmitrij Jarosh, aveva anche invocato il sabotaggio di gasdotti e oleodotti, “Non possiamo permettere al nemico di effettuare una blitzkrieg sul territorio ucraino. Non dobbiamo dimenticare che la Russia fa i soldi inviando verso occidente il suo petrolio attraverso i nostri oleodotti. Distruggeremo questi gasdotti e priveremo il nemico della sua fonte di reddito“; un’azione in  perfetta contiguità con le minacce delle sanzioni avanzate dalla NATO e dall’UE.
Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen e il “ministro degli Esteri” ucraino Andrej Deshitsja hanno deciso di stringere i legami tra NATO e Ucraina e d’intensificare gli aiuti militari al Paese. “Il segretario generale ha ribadito il fermo impegno dell’alleanza nel sostenere la sovranità e l’indipendenza ucraina, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina“. I due funzionari hanno discusso anche dell’intenzione della NATO d’intensificare la cooperazione con l’Ucraina “rafforzando gli sforzi per costruire le capacità militari ucraine ed avviando ulteriori esercitazioni congiunte“. Deshitsja ha anche detto che l’Ucraina presenterà presto una richiesta alla NATO per “attrezzature tecniche non specificate”. La NATO ha definito “illegale e illegittimo” il referendum in Crimea, gli “alleati non ne riconoscono i risultati”. Ma mentre Stati Uniti ed UE impongono sanzioni alla Russia per la Crimea, nessun capo politico occidentale ha chiesto la presenza di truppe USA o NATO in Ucraina. La settimana precedente Merkel minacciava Mosca di “enormi” sanzioni economiche e altre conseguenze, durante un discorso al Reichstag, sottolineando che percepiva la Russia come “una minaccia”. Tale delirio ha spinto l’ambasciatore cinese in Germania a fare attenzione a una possibile guerra valutaria globale. Già a gennaio il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev aveva avvertito del pericolo di una guerra valutaria globale. In un’intervista, alla TV Vesti24, afferma che la Russia avrebbe protetto se stessa dalle sanzioni occidentali aumentando gli scambi in valute diverse dal dollaro USA: “Dobbiamo aumentare il volume degli scambi in moneta nazionale. Perché verso Cina, India, Turchia e altri Paesi dovremmo negoziare in dollari? Perché dovremmo farlo? Dovremmo usare valute nazionali per energia, petrolio, gas e tutto il resto“. In relazione a ciò, il rublo russo è passato al cambio di 36,30 per un dollaro e 50,54 per un euro, recuperando dal minimo storico all’inizio di marzo, mentre la TV cinese CCTV annunciava la doppia circolazione del rublo e dello yuan nella città di Suyfenhe. Pagamenti in rubli saranno permessi nei ristoranti e nei centri commerciali, dove il più delle volte fanno la spesa cittadini russi, ma anche i cittadini cinesi avranno diritto a pagare in rubli. Il governatore della regione Lu Hao ha anche detto che gli uffici del cambio e le banche emetteranno 540 miliardi di rubli all’anno, in modo che garantiscano il pagamento di beni e servizi.
Il presidente Obama aveva sentito la cancelliera Merkel sulla “violazione russa della sovranità ed integrità territoriale ucraina”, dopo aver condannato la Russia promettendo ritorsioni, convenivano sulla necessità d’inviare immediatamente osservatori internazionali dell’Organizzazione per la cooperazione per la sicurezza in Europa e delle Nazioni Unite (leggasi spie e agenti provocatori di Washington) nell’Ucraina meridionale e orientale. Infine, hanno discusso dei modi per sostenere l’Ucraina per stabilizzarne l’economia e preparare le elezioni di maggio, rilevando l’importanza degli accordi bilaterali, nonché il sostegno multilaterale all’Ucraina, attraverso il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione europea. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Obama ha decretato le sanzioni contro sette alti funzionari russi e quattro ucraini, tra cui due leader della Crimea e il Presidente Viktor Janukovich. Tra i russi appaiono Vladislav Surkov e Sergej Glazev, consiglieri del Presidente Vladimir Putin, il Presidente del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko e il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. Obama ha approvato un altro ordine esecutivo contro i funzionari russi “responsabili o complici nella minaccia alla sovranità e integrità territoriale” dell’Ucraina. Nel frattempo, anche i ministri degli esteri dell’Unione europea hanno deciso di sanzionare 21 russi e ucraini. Il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin ha detto che il governo russo non pensa a sanzioni contro gli Stati Uniti e l’Unione europea, perché non prende sul serio il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare. “Cercare conti e proprietà di persone che non possono averli, per definizione è uno scherzo pessimo“. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha invece detto a Kerry: “Le sanzioni introdotte da Stati Uniti e Unione Europea sono assolutamente inaccettabili e avranno conseguenze“.

Fonti:
El espia digital
Global Research
RIR
ITAR-TASS
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Kremlin
Moon of Alabama
Nsnbc
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Reseau International
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RussiaToday
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RUVR
RIAN
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RusVesna
StopNATO
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Voice of Russia
Vineyard Saker

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Il mistero del Boeing 777 delle Malaysia Airlines non è forse un mistero?

Malaysia Airlines: a bordo 20 ingegneri legati alla difesa degli Stati Uniti
Ariane Walter Reseau International

2010-11-15-electronic-warfareQuindi c’era una ventina di dipendenti del gruppo Freescale a bordo del Boeing 777 delle Malaysia Airlines. Erano in viaggio per una riunione di lavoro a Pechino. L’Amministratore Delegato del Gruppo, Greg Loewe, l’ha annunciato in un comunicato stampa affermando che dodici di loro erano di nazionalità malese, otto cittadini cinesi. La Freescale Semiconductor è un’azienda di Austin. Ha un team di specialisti dedicato alla Difesa. Prodotti commerciali Freescale coprono diverse aree:
•  Comunicazioni sul campo di battaglia
•  Avionica
•  Bande radar HF, L e S
•  Missili
•  Guerra elettronica
•  Identificazione amico o nemico (IFF)
OK…
Nessuno ne parla nei media mainstream. E’ lì la ragione di ciò? Sembra chiaro che non si tratta di lavavetri in viaggio, ma ingegneri esperti. Allora?
Le Cronache di Rorschach approfondiscono l’argomento:
“Sul mistero del volo MH370 due informazioni importanti non sono state diffuse.
1.  Con le armi elettroniche di oggi, un aereo può sembrare scomparso.
2. Venti passeggeri della Freesacle sono legati ad aziende della difesa degli Stati Uniti nel campo degli armamenti elettronici ad alta tecnologia.
Le funzioni della guerra elettronica consentono di occultare aeromobili. Queste armi elettroniche non sono solo disponibili, ma anche in corso di schieramento. Ne hanno usata una per nascondere o mascherare l’aereo scomparso? Ma vediamo quali sono queste nuove tecnologie: “Nuove armi elettroniche permettono interferenze, accecamento, silenzio e oltre, in modo che un aereo possa scomparire dai radar senza che i sistemi di sicurezza siano attivati”. Al livello di radar le strategie delle contromisure elettroniche di base utilizzate nella guerra elettronica sono:
1. Interferenza radar
2. Modifiche del bersaglio
3. Modifica delle proprietà elettriche dell’aria
Ad esempio, una relazione di valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti ha concluso che un attacco israeliano contro l’Iran sarebbe andato ben oltre i bombardamenti con aerei da combattimento e probabilmente avrebbe visto il dispiegamento di armi elettroniche contro rete elettrica, internet, reti mobili e frequenze utilizzate dal pronto soccorso dell’Iran. Un altro esempio, Israele ha sviluppato un’arma in grado di mimare un segnale di manutenzione che ordina alla rete mobile “di spegnersi” e fermare le trasmissioni in modo efficiente. Nel 2007, l’esercito siriano ha avuto un assaggio di questa guerra quando i radar della difesa aerea del Paese furono ingannati dalle forze israeliane. In un primo momento, fecero in modo che nessun aereo apparisse in cielo e poi un attimo dopo fecero in modo che il radar mostrasse centinaia di aerei. L’anno scorso fu annunciato che la nuova tecnologia degli aerei stealth non solo li rende invisibili ai radar, ma anche all’occhio umano come un mantello dell’invisibilità.
Hanno compiuto un dirottamento per uccidere o catturare quei cervelli? Questa mattina un nuovo elemento rivelato dal Nouvel Obs propone questa tesi:
Due fonti vicine alle indagini hanno detto a Reuters che i dati radar indicano che il volo MH370, scomparso senza lasciare traccia era diretto verso le Isole Andamane. Un aereo non identificato che poteva essere il Boeing 777 in questione era su una rotta definita “waypoint“, il che significa che qualcuno con esperienza di volo era al comando quando fu avvistato l’ultima dai radar militari al largo della costa nord-occidentale della Malesia, dicono le stesse fonti.
Tutto questo non è noto da tempo ai governi? Perché perdere tempo alla ricerca di rottami che non esistono? Ci sono trattative segrete? Si sacrificano 219 passeggeri per eliminare 20 studiosi? O hanno catturato 20 cervelli per utilizzarne le conoscenze? Che cosa è successo agli altri passeggeri?
É il singolo episodio di una grande guerra tecnologica? Chi manovra? È questo un modo, dopo l’attentato alla stazione ferroviaria di Kunming che ha fatto 30 morti e 133 feriti, per dire alla Cina di tenersi lontano dal conflitto USA-Russia? Implicito: “Possiamo avvelenarvi la vita facilmente...”
Chiediamoci perché hanno chiesto agli internauti di cercare rottami in mare. Ma se non in mare… ma nella grande marea d’internet molti indizi sollevano anche interrogativi.

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Les Chroniques de Rorschach
Mediapart

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli interessi aziendali dietro il golpe in Ucraina

JP Sottile ConsortiumNews 16 marzo 2014

Dietro il colpo di Stato sostenuto dagli USA che ha spodestato il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina vi sono gli interessi economici delle multinazionali, da Cargill a Chevron, che vedono il Paese come potenziale “miniera d’oro” di profitti nello sfruttamento agricolo ed energetico, afferma JP Sottile.
0,,17488968_303,00Il 12 gennaio si disse che 50000 ucraini “pro-occidentali” scesero in piazza Indipendenza a Kiev per protestare contro il governo del Presidente Viktor Janukovich. Alimentato in parte da un attacco al capo dell’opposizione Jurij Lutsenko, la protesta segnava l’inizio della fine del governo di Janukovich. Quello stesso giorno, il Financial Times riportava un importante accordo del gigante agroalimentare statunitense Cargill. Nonostante le turbolenze della politica ucraina, dopo che Janukovich aveva respinto l’importante accordo commerciale con l’Unione europea, appena sette settimane prima, Cargill era abbastanza fiduciosa sul futuro da sborsare 200 milioni di dollari per acquistare una partecipazione nell’UkrLandFarming dell’Ucraina. Secondo il Financial Times, UkrLandFarming è l’ottavo maggiore coltivatore di terra del mondo e secondo produttore di uova.  E quelle non sono le uniche uova nel sempre più ampio cesto della Cargill. Il 13 dicembre, Cargill annunciava l’acquisto della partecipazione di un porto del Mar Nero. Il porto di Cargill a Novorossijsk, ad est della strategicamente e storicamente importante base navale in Crimea della Russia, fornisce un importante punto di accesso ai mercati russi e aggiungendosi alla lista delle aziende Big Ag che investono nei porti del Mar Nero, in Russia e Ucraina. Cargill per oltre due decenni in Ucraina ha investito in silo e acquisito un’importante società di mangimi ucraina nel 2011. E in base al suo investimento nell’UkrLandFarming, Cargill era decisamente fiduciosa nel  caos post-accordo UE. E’ un accostamento stridente con l’allarme suonato dai media statunitensi, dai politici bellicosi di Capitol Hill e dai politici perplessi della Casa Bianca. E’ ancora più netto rispetto all’ansia espressa da Morgan Williams, Presidente e CEO dell’USA-Ukraine Business Council, che “promuove i rapporti commerciali USA-Ucraina dal 1995”. Secondo il suo sito Williams, intervistato dall’International Business Times il 13 marzo, nonostante la buona volontà dimostrata di Cargill, disse: “L’instabilità ha costretto le imprese a seguire solo le attività quotidiane e a non fare progetti per futuri investimenti, espansione e assunzione di altri dipendenti”. In realtà, Williams, che è anche direttore degli affari governativi della società di private equity SigmaBleyzer, ha affermato: “I business plan sono a un punto morto“. A quanto pare non sapeva degli investimenti di Cargill, il che è strano dato che avrebbe potuto semplicemente chiamare Van A. Yeutter, vicepresidente per gli Affari Societari di Cargill, e chiedergli dell’assai attivo business plan della sua azienda. Non c’è dubbio che Williams ne abbia il numero di telefono, perché Yuetter fa parte del Comitato Esecutivo dell’USA-Ukraine Business Council. Un piuttosto accogliente club per investimenti. Secondo il suo profilo sul sito di SigmaBleyzer, Williams “ha iniziato a lavorare sull’Ucraina nel 1992” e da allora ha comunicato che gli agro-alimentari statunitensi “investono nell’ex-Unione Sovietica“. Da esperto agente di Big Ag, deve essere abbastanza vicino a suoi CdA.

I luminari di Big Ag
E il comitato è il vero e proprio gotha di Big Ag. Tra i luminari che lavorano instancabilmente e senza dubbio disinteressatamente per una migliore e più libera Ucraina, vi sono:
- Melissa Agustin, Direttrice, International Government Affairs & Trade di Monsanto
- Brigitte Dias Ferreira, Consigliere, International Affairs per John Deere
- Steven Nadherny, Direttore, Institutional Relations for agriculture equipment-maker CNH Industrial
- Jeff Rowe, Direttore regionale per DuPont Pioneer
- John F. Steele, Direttore Affari Internazionali di Eli Lilly & Company
E naturalmente Van A. Yeutter della Cargill. Ma Cargill non è il solo ad avere caldi sentimenti verso l’Ucraina. Come Reuters ha riferito nel maggio 2013, Monsanto, la maggiore azienda di sementi al mondo, progetta di costruire un impianto di sementi di mais “non-GM (non geneticamente modificati) in Ucraina”  da 140 milioni dollari. E subito dopo l’accordo commerciale dell’UE, Jesus Madrazo, Vicepresidente per la Corporate Engagement della Monsanto ha ribadito “l’impegno verso  l’Ucraina” della sua azienda e “l’importanza nel creare un ambiente favorevole che incoraggi l’innovazione e favorisca il continuo sviluppo dell’agricoltura“. La strategia di Monsanto comprende anche pubbliche relazioni per “cuori e menti”. Sulla scia delle affermazioni di Madrazo, la Monsanto ha annunciato “un programma di sviluppo sociale dal titolo “Grain Basket of the Future” per aiutare gli abitanti dei villaggi rurali del Paese a migliorare la loro qualità di vita“. L’iniziativa elargisce sovvenzioni per 25000 dollari per sviluppare programmi che offrano “opportunità d’istruzione, rafforzamento della comunità e sviluppo delle piccole imprese“. Il ben congegnato nome “Grain Basket of the Future” dice perché, una volta, l’Ucraina fosse nota come “il granaio” dell’Unione Sovietica. La CIA indicava, durante l’era sovietica, che l’Ucraina era seconda solo alla Madre Russia come “componente economicamente più importante dell’ex-Unione Sovietica“.
In molti modi, i terreni agricoli dell’Ucraina furono la spina dorsale dell’URSS. La sua “terra nera fertile” generava più di un quarto dell’agricoltura dell’URSS. Esportava “notevoli quantità” di cibo nelle altre repubbliche e le sue aziende erano quattro volte più produttive della “repubblica prima in classifica”. Sebbene la produzione agricola dell’Ucraina sia crollata nel primo decennio dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il settore agricolo è cresciuto in modo spettacolare negli ultimi anni. Mentre l’Europa lotta per scrollarsi dalla Grande Recessione, il settore agricolo dell’Ucraina è cresciuto del 13,7% nel 2013. L’economia agricola dell’Ucraina è attiva. Quella della Russia no.  Ostacolata dagli effetti del cambiamento climatico e da 25 milioni di ettari di terreno agricolo incolto, la Russia è in ritardo rispetto il suo antico granaio. Secondo il Centro per gli Studi Orientali, le esportazioni agricole ucraine sono aumentate da 4,3 miliardi di dollari nel 2005 a 17,9 miliardi nel 2012 e come nell’apogeo dell’URSS, l’agricoltura rappresenta attualmente il 25 per cento del totale delle esportazioni. L’Ucraina è anche il terzo maggiore esportatore mondiale di grano e mais. E il mais non è solo cibo. E’ anche etanolo.

Nutrire l’Europa
1207Ma la gente deve mangiare, in particolare in Europa. Come Frank Holmes dell’US Global Investors ha stimato nel 2011, l’Ucraina è pronta a diventare la macelleria dell’Europa. La carne è difficile da spedire, ma l’Ucraina è in posizione perfetta per sfamare l’Europa. Appena due giorni dopo che la Cargill ha acquistato l’UkrLandFarming, Global Meat News (sì, “Global Meat News” esiste) ha riferito di un possibile enorme picco in “tutte” le esportazioni di carne ucraina, con un incremento dell’8,1% complessivo e un sconcertante picco del 71,4% nelle esportazioni di carne di maiale. Non c’è da stupirsi che Eli Lilly sia rappresentata nel Comitato Esecutivo dell’US-Ukraine Business Council. La sua unità Elanco Animal Health è un importante produttore di integratori alimentari. Ed è anche noto che l’impianto dei semi previsto da Monsanto sia non-OGM, forse anticipando l’emergente mercato europeo no-OGM e il crescente appetito dell’Europa per gli alimenti biologici. Quando si parla del futuro redditizio di Big Ag in Europa, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Per la Russia e la sua economia agricola ostacolata, è un’altra di una lunga serie di perdite dovute all’invasione degli Stati Uniti, dall’espansione della NATO verso l’Europa orientale alla presenza militare degli Stati Uniti nel sud e all’importante accordo di sviluppo del gas di scisto recentemente firmato dalla Chevron in Ucraina.
Quindi, perché Big Ag è così fiduciosa sull’Ucraina, anche di fronte a tanta incertezza e alla prevedibile reazione della Russia? La risposta è che i semi della svolta dell’Ucraina dalla Russia furono piantati negli ultimi due decenni dalla persistente alleanza da guerra fredda tra aziende e politica estera. Si tratta di una versione dello “Stato profondo”, di solito associata alle industrie del petrolio e della difesa, ma esiste anche nell’altro settore fortemente sovvenzionato degli USA, l’agricoltura. Morgan Williams è il nesso dell’alleanza tra Big Ag e la politica estera degli Stati Uniti. Cioè, l’agente di SigmaBleyzer Williams collabora con “varie agenzie del governo degli Stati Uniti, membri del Congresso, commissioni del Congresso, l’ambasciata dell’Ucraina negli Stati Uniti, istituzioni finanziarie internazionali, think tank e altre organizzazioni US-Ucraina dedite a imprese, commercio, investimenti e sviluppo economico“. In qualità di presidente dell’USA-Ukraine Business Council, Williams ha accesso al cortigiano del Consiglio David Kramer, presidente di Freedom House. Ufficialmente organizzazione non governativa, è palesemente collegata ai segreti tentativi “democratici” in luoghi dove la porta non è aperta agli interessi statunitensi, cioè alle aziende statunitensi.
Freedom House, National Endowment for Democracy e National Democratic Institute finanziarono e sostennero la “rivoluzione arancione” ucraina nel 2004. Freedom House è finanziata direttamente dal governo degli Stati Uniti tramite National Endowment for Democracy e dipartimento di Stato USA. David Kramer è un ex-vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici e, secondo la sua pagina web di Freedom House, “ex-senior fellow presso il Progetto per il Nuovo Secolo Americano”.

Il ruolo della Nuland
Ciò mette Kramer e, a una certa distanza, l’agente di Big Ag Morgan Williams in compagnia del co-fondatore del PNAC Robert Kagan, che casualmente è sposato con Victoria “Fottiti UE” Nuland, l’assistente dell’attuale segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Curiosamente Nuland parlò alla Fondazione USA-Ucraina il 13 dicembre esaltando le virtù del movimento Euromajdan quale incarnazione dei “principi e valori capisaldi di tutte le democrazie libere“. Nuland ha anche detto al gruppo che gli Stati Uniti avevano investito oltre 5 miliardi di dollari a sostegno delle “aspirazioni europee” dell’Ucraina, cioè nel sottrarre l’Ucraina alla Russia. Commentava da una pedana dallo sfondo decorato dal logo della Chevron. Inoltre, il suo collega e compare di telefonata, l’ambasciatore USA in Ucraina Geoffrey Pyatt ha aiutato Chevron a stipulare l’accordo 50.ennale sul gas shale proprio nel cortile della Russia. Anche se Chevron ha sponsorizzato l’evento, non è indicato quale sostenitore della fondazione. Ma la fondazione indica Coca-Cola Company, ExxonMobil e Raytheon come suoi sponsor principali. E per chiudere il cerchio dell’influenza, l’USA-Ukraine Business Council è anche elencata come sostenitrice.

Cosa porta la storia dell’agente Big Ag Morgan Williams
Anche se era cupo sullo stato attuale degli investimenti in Ucraina, sfuma nel roseo quando guarda al futuro, quando dice ad International Business Times che “Il potenziale per agricoltura/agroalimentare è incredibile… la produzione potrebbe raddoppiare. Il mondo ha bisogno del cibo che l’Ucraina potrebbe produrre in futuro. L’agricoltura dell’Ucraina potrebbe essere una vera miniera d’oro“. Naturalmente la sua priorità è garantire che il pane delle imprese ben ammanicate sia generosamente imburrato nell’ex-granaio della Russia. E niente è meglio ammanicato nel gruppo collegato alle società interessate all’Ucraina che l’agroalimentare statunitense. Data l’entità del coinvolgimento ufficiale degli Stati Uniti nella politica ucraina, tra cui il fatto interessante che l’ambasciatore Pyatt abbia promesso l’assistenza degli Stati Uniti al nuovo governo nelle indagini per sradicare la corruzione, la strategia degli investimenti apparentemente rischiosa di Cargill, probabilmente non lo è dopo tutto.

004JP Sottile è un giornalista freelance, co-conduttore radio, documentarista ed ex-produttore di notiziari di Washington, DC. Il suo show settimanale, Inside the Headlines w/The Newsvandal, co-ospitato da James Moore, va in onda ogni venerdì su Kruu-FM a Fairfield, Iowa ed è disponibile online. Il suo blog è Newsvandal.com e lo si può seguire su Twitter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco come la Russia ha intrappolato l’occidente e recuperato la Crimea senza sparare un solo colpo

Jean-Paul Pougala (ex-scaricatore clandestino) Cameroon Voice Yaoundé, 8 marzo 2014

Come vincere una guerra combattendo secondo Sun Tzu? L’esempio della Russia in Crimea. Ecco come la Russia ha intrappolato l’occidente e recuperato la Crimea senza sparare un solo colpo.

LM-EODE-TT-GEOPOL-pmr-et-crimee-2014-03-09-FR-1Cosa ci viene insegnato nelle scuole di strategia militare? Accomodatevi, vi porterò in viaggio sui banchi di una scuola di strategia militare. Studieremo la crisi ucraina dal libro di strategia militare ampiamente utilizzato nell’addestramento dei militari russi e cinesi. Ma anche in alcune scuole del business. Questo libro è “l’arte della guerra” del pensatore e stratega militare cinese Sun Tzu (544-496 aC). L’idea centrale della strategia militare di Sun Tzu è utilizzare l’inganno per indurre il nemico a deporre le armi e arrendersi ancor prima di cominciare a combattere. In altre parole, per Sun Tzu il miglior stratega militare vince la guerra senza dover combattere, semplicemente usando trucchi, bluff, false informazioni diffuse in tempo per confondere il nemico, infondendo false speranze al nemico all’inizio delle ostilità, prima di disilluderlo completamente alla fine. Ora analizziamo il caso della crisi ucraina, come si fa nelle scuole militari. Useremo le 10 principali strategie raccomandate da Sun Tzu per vincere una guerra senza combattere, per sapere chi in Ucraina ha le migliori possibilità di vincere il braccio di ferro tra Stati Uniti d’America e Russia.
1- “Quando si può, fingere incapacità. Quando si agisce, fingere inattività. Quando si è vicini, fingere distanza. Quando si è lontani, fingere prossimità”. Quando s’identificano i piani del nemico da combattere, bisogna dare sempre l’impressione di agire contrariamente all’atteggiamento bellicoso atteso in tali circostanze. Quindi è necessario sapersi rendere invisibili nella controffensiva, cioè mentire e soprattutto non dare al nemico alcuna possibilità d’individuare le vere reazioni al suo intento bellicoso, è necessario fingere costantemente di non sapere. In questo caso, l’obiettivo degli occidentali è l’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea, raggiungendo l’obiettivo dell’adesione pura e semplice dell’Ucraina all’UE. Ma ancora più importante, fare aderire l’Ucraina alla NATO escludendo completamente la Russia e quindi non rinnovare il contratto di affitto della base navale di Sebastopoli, in Crimea, alla marina russa; cioè privare la Russia della possibilità di un intervento rapido nel Mediterraneo, in caso di guerra con la NATO, come le recenti operazioni d’intimidazione nei porti siriani, quando il presidente Hollande voleva bombardare il Paese e quando, caduto il presidente egiziano Mursi, gli Stati Uniti minacciarono di sanzionare i rifornimenti ai militari egiziani. Il Presidente Janukovich, l’uomo di Mosca che finse di non capire le conseguenze negative degli accordi di associazione, si fermò all’ultimo minuto. Ed è a questo punto che gli occidentali entrarono in gioco, inventando la rivoluzione popolare. Secondo la TV Euronews, nell’intercettazione tra il ministro degli Esteri estone Urmas Paet e Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, gli 88 morti di piazza Indipendenza non sono opera del Presidente Janukovich, ma dei paramilitari dell’opposizione sponsorizzati dalla coalizione del governo attuale a Kiev, per assestare un colpo fatale alla presidenza ostile all’Unione Europea e alla NATO. Ma come ne siamo sicuri? Ecco cosa dice Euronews: “Uno o più cecchini che spararono sui manifestanti di Euromaïdan, stavano nella Banca d’Ucraina, dove gli investigatori di Kiev hanno scoperto i bossoli dei proiettili trovati nei corpi delle vittime. Sono gli stessi proiettili utilizzati per attaccare le forze della polizia antisommossa e gli oppositori“. In totale 88 morti. Prima di tutto, la Russia sapeva tutto quello che succedeva ma si finse invisibile, impercettibile, assente. E così rimase. Ciò che interessava era prendersi l’intera penisola di Crimea, senza combattere. Come? Gli occidentali l’aiutano giocando una partita a scacchi senza mai considerare le pedine che l’avversario avanza in segreto. E questa è la seconda strategia di Sun Tzu che ci porterà maggiori chiarimenti sul comportamento del presidente russo Putin in questa crisi.
2- “Un esercito è vittorioso ancor prima della battaglia. Un esercito sconfitto si lancia per primo in battaglia e poi cerca la vittoria“. Secondo questo principio, Sun Tzu dice che in guerra si attacca solo quando si è certi di vincere. In caso contrario, si deve aspettare il momento per ribaltare la situazione a proprio vantaggio. Su piazza Maidan a Kiev, capitale dell’Ucraina, sfilarono durante la rivolta molti politici occidentali, come il senatore statunitense McCain, il 15 dicembre 2013, per sostenere e incoraggiare la folla inferocita, una rabbia ben tenuta e guidata. Il 19 febbraio, i nostri cosiddetti manifestanti pacifici assaltarono la polizia. Alla fine degli scontri vi furono 26 morti, tra cui nove poliziotti. Questo è ciò che il presidente Obama disse, dal Messico che visitava: “Voglio essere molto chiaro, osserviamo attentamente gli sviluppi in Ucraina nei prossimi giorni e ci aspettiamo che il governo ucraino si moderi, non faccia ricorso alla violenza contro manifestanti pacifici“. Più tardi, sul volo di ritorno dal Messico secondo un dispaccio AP, fu la volta di Ben Rhodes, consigliere speciale del presidente Obama, che in un briefing sull’Air Force One disse: “Siamo contrari alla violenza, da qualunque parte provenga, ma il governo deve rimuovere la polizia antisommossa, dichiarare una tregua e avviare colloqui seri con l’opposizione (…) E’ ovvio che gli ucraini credano che il loro governo non risponda alle loro legittime aspirazioni in questo momento“. Queste tre figure statunitensi erano quindi già cadute nella trappola del Presidente Putin: chiaramente presero posizione. Attraverso le loro azioni e parole, senza rendersene conto, firmarono la paternità delle dimostrazioni a piazza Indipendenza di Kiev. Questa firma sarà poi utilizzata dalla Russia per screditare gli interlocutori occidentali negli eventi apparentemente del tutto inaspettati per entrambe le parti, ma in che misura? Vedremo la prossima strategia enfatizzare il risultato finale ricercato tra molteplici vittorie di Pirro.
3- “Per il buon stratega, la chiave è nella vittoria, non in prolungate operazioni“. Ciò significa che per un buon stratega militare, ciò che conta sono gli elementi nella loro totalità, il risultato finale di tutte le operazioni e non le sporadiche piccole vittorie di ogni giorno. Iniziando dagli obiettivi dei contendenti, in sostanza l’occidente vuole l’adesione dell’Ucraina alla NATO, privando la Russia del suo accesso al Mediterraneo. Mentre la Russia vuole semplicemente annettersi la Crimea data tale eventualità. La Crimea è infatti l’unico accesso della Russia ai mari caldi. Altrove nel nord, ci sono i mari freddi e se l’occidente iniziasse una guerra contro la Russia in inverno, tutte le navi resterebbero bloccate nelle acque ghiacciate del Mar Baltico o del Mare del Nord. Sarebbe sconfitta ancor prima di combattere. Nelle operazioni che a Kiev hanno portato al rovesciamento del presidente, è l’occidente che sembra avere le migliori carte in mano, in quanto detta il ritmo degli eventi scegliendo i nuovi capi, riconosciuti alla velocità della luce. Anche se ha solo rovesciato un presidente democraticamente eletto dal popolo, la democrazia è la grande bugia che vive a spese di coloro che ci credono. Soprattutto dato che le elezioni erano state programmate entro un anno. E ai negoziati, il Presidente Janukovich aveva accettato di anticiparle. Ma non bastava all’occidente, che lo rovesciò appena 24 ore dopo la firma dell’accordo con l’opposizione. Qui è l’occidente che avvia operazioni prolungate. Mosca tace. Il Presidente Putin è bloccato a Sochi per le Olimpiadi Invernali. Questa è la sequenza degli eventi che farà capire che questo silenzio era ben calcolato. A quanto pare, ciò che l’interessa è la vittoria finale e non le operazioni intermedie.
4- “Colui che spinge il nemico a muoversi, facendogli balenare l’occasione, s’assicura la superiorità“. Per Sun Tzu, bisogna sempre spingere il nemico a una maggiore mobilità, al fine di indirizzarlo laddove si desidera, per finirlo. Il 6 febbraio 2014, l’assistente del segretario di Stato USA Victoria Nuland arrivava a Kiev e incontrava i tre principali capi ucraini Oleg Tjagnibok, Vitali Klishko e Arsenij Jatsenjuk, divenuto poi primo ministro. Il giorno dopo, in un’intervista a Kommersant Ukraina, il consigliere speciale del Presidente Putin, Sergej Glazev dice: “Per quanto ne sappiamo, Victoria Nuland ha minacciato gli oligarchi ucraini di metterli nella lista nera degli Stati Uniti se il Presidente Janukovich non cedeva il potere all’opposizione. Questo non ha nulla a che fare con il diritto internazionale. (…) Sembra che gli Stati Uniti abbiano eseguito un colpo di Stato. (…) Gli statunitensi spendono 20 milioni dollari alla settimana per finanziare l’opposizione e i ribelli, comprese le armi“. Commentando la visita del senatore McCain a piazza Indipendenza, il 15 dicembre 2013, Aleksej Pushkov del Parlamento russo (Duma) dice al quotidiano ucraino Kievskij Telegraf: “I rappresentanti di Unione europea e Stati Uniti sono direttamente coinvolti nel rivolgimento politico dell’Ucraina. (…) Vogliono istituire un nuovo regime coloniale?” Abbiamo già visto qui che la Russia sfrutta una deviazione perfetta. Dopo aver spinto l’occidente a muoversi, compiendo diversi viaggi a Kiev, mentre Mosca non si muove di un millimetro, costringe gli statunitensi a scegliere una priorità: il cambio di potere a Kiev. E’ in questa trappola che i russi lo portano e schiacciandovelo a lungo, mentre preparano in libertà e segretezza l’invasione della Crimea.
5- “Il buon stratega è così sottile da non avere forma visibile. Il buon stratega è talmente discreto da essere impercettibile. Così diventa padrone del destino del nemico”. Il buon stratega deve essere sfuggente al nemico. Deve comunicare il meno possibile e controllare le informazioni. E quando comunica trasmettere al nemico informazioni inutili o false. In Crimea, su cui Putin ha svolto l’unica conferenza stampa, il 5 marzo, ammessa solo ai giornalisti russi, giura sulla testa del bisnonno di non avere truppe in Crimea. Non avendo insegne militari sulle divise, sono davvero forze di autodifesa locali. Per l’occidente è una bugia. Ma a ben guardare, il Presidente Putin ha appena cominciato a cuocerlo nel suo brodo. Fornendo informazioni vitali incomprensibili per gli strateghi occidentali. Infatti, quando nega che vi sono militari russi, quindi stranieri in Crimea, invece proprio in quel momento dice ufficialmente che in Crimea sono già presenti forze russe, che non possono essere considerate d’invasione, ma una forza già nel suo Paese, nella sua repubblica, quindi una forza di autodifesa locale. Questo messaggio subliminale non è purtroppo stato adeguatamente analizzato e compreso dagli “strateghi” occidentali, che invece di un’immediata attenzione sulla Crimea, continuano come al solito a fare numero parlando di escalation della tensione da parte russa, mentre questa mostra di esser già passata alla seconda metà dello scontro a cui era stata invitata la Russia. A Parigi, hanno trasformato la conferenza dedicata al Libano nella conferenza delle sanzioni contro la Russia, se non sarà abbastanza gentile da ritirare i suoi militari dalla Crimea. Il giorno dopo a Roma, trasformano la conferenza sul caos lasciato dalla NATO in Libia, in un dibattito per spiegare ai cittadini europei che l’Europa conta ancora qualcosa. Hanno continuato ad organizzare convegni inutili, viaggiando tra le capitali europee e Kiev, mentre il centro di gravità della crisi si sposta da Kiev alla Crimea. Anche uno speciale mini-vertice sull’Ucraina fu organizzato a Bruxelles il 6 marzo e durante tale incontro, il Presidente Putin inviò ai partecipanti un piccolo regalo, un dispaccio lanciato a Bruxelles alle 12 che afferma che il Parlamento della Crimea ha votato all’unanimità l’annessione della Crimea alla Russia e che il referendum per convalidare questa scelta, viene organizzato in soli 10 giorni.
6- “Vincere un centinaio di vittorie in cento battaglie non è abilità. Ma lo è vincere senza combattere. Un buon stratega non è violento, non umilia l’avversario, lo porta a riconoscere la propria inferiorità. Così non ha bisogno di combattere”. In Crimea, le forze speciali russe sono arrivate con un uniformi senza distintivi circondando le basi militari ucraine, ma senza costringere ad abbandonarle. Il problema è che gli occupanti di queste basi non possono più essere liberi di entrare e uscire. Era quindi necessario scegliere: o attendere stoicamente che gli eventi a Kiev facciano il miracolo di sloggiare i russi, o arrendersi. Molti hanno preferito mollare senza nemmeno provare a difendersi. In ogni caso, non sono stati attaccati. Allo stesso tempo, anche prima del referendum, presso l’aeroporto di Sebastopoli la pressione psicologica aumentava: tutti i voli per Kiev, secondo il voto del parlamento di Crimea, divennero voli internazionali. La valuta ucraina gradualmente esce di circolazione sostituita dal rublo russo. È la prima volta nella storia che si assiste alla netta applicazione delle teorie di Sun Tzu: vincere senza combattere. Gli Stati Uniti non hanno visto che fumo.
7- “Una volta, i guerrieri abili diventano invincibili ed aspettano il momento in cui il nemico è vulnerabile. L’invincibilità si trova in se stessi. La vulnerabilità nel nemico”. Un vero stratega gioca sui tempi per vincere tutte le battaglie. Raddoppia i trucchi per non essere colpito da minacce o azioni del nemico belligerante. Così, in primo luogo diventa invincibile, ma non è sufficiente. Deve poi vincere. Per questo un buon stratega deve sapere attendere fin quando i nemici diventano deboli ed intervenire per dargli il colpo di grazia. Una volta garantitasi l’annessione della Crimea, la Russia sa che tale operazione indebolirà drasticamente gli occidentali nelle operazioni successive. Ma mentre questi credono erroneamente che il Presidente Putin si fermerà alla Crimea, si sbagliano. Sa che ha grandemente destabilizzato gli avversari incapaci di iniziative innovative. Il presidente Obama ha annunciato una serie di sanzioni sui visti. Si ha l’impressione che si tratti di un brutto scherzo. Nel 1994, costrinsero l’Ucraina a sbarazzarsi delle armi nucleari promettendogli che se veniva attaccata, l’avrebbero aiutata. Ed ora che il suo territorio viene smembrato, minacciano di non dare dei visti? Scherzano? In realtà, il presidente Obama non può fare molto. In questo momento è il Presidente russo l’unico padrone del gioco con tutte le carte giuste. Fa ciò che vuole, quando vuole e come vuole. Il peggio è che l’atteggiamento occidentale ne tradisce l’incapacità totale. In primo luogo, perché non ha i soldi per una guerra contro una potenza come la Russia, ma anche perché eventuali sanzioni economiche gli si rivolterebbero contro immediatamente. Ad esempio, secondo il quotidiano economico francese Challenges del 7 marzo 2014, alla sola minaccia del presidente Obama di congelare i beni russi, la Banca Centrale della Russia ha spostato in un solo giorno, il 6 marzo, un gigantesco importo da decine di miliardi di dollari dai conti bancari negli Stati Uniti a quelli in Russia e nei paradisi fiscali. Tali operazioni, se continuano a medio termine, possono causare un vero terremoto finanziario e bancario negli Stati Uniti. Questa è la classica storia del calunniatore. Inoltre il 7 marzo 2014, l’agenzia Bloomberg fornisce ulteriori analisi e previsioni. Secondo essa il 1 settembre 2013 la Russia aveva nelle banche di 44 Paesi 160 miliardi di dollari, mentre alla stessa data, 24 Paesi avevano depositato nelle banche russe 242 miliardi di dollari. I Paesi occidentali possono congelare 160 miliardi dollari russi. E la Russia può congelare 242 miliardi di dollari occidentali. Secondo Bloomberg, dopo Washington, chi ha più da perdere sarebbe la Francia, le cui banche hanno investito 50 miliardi di dollari in Russia, seguita dagli Stati Uniti le cui banche hanno investito 35 miliardi dollari nel Paese più grande del mondo, la Russia, con i suoi 17 milioni di kmq. Il peggio è detto dal consigliere del presidente russo Sergej Glazev, secondo la stessa agenzia Bloomberg: “Con le sanzioni degli Stati Uniti, la Russia sarebbe costretta ad abbandonare il dollaro per altre valute, creando un proprio sistema di pagamenti. (…) Se gli Stati Uniti congelano i beni di aziende di Stato ef investitori privati russi, Mosca consiglierà a tutti di vendere i titoli del Tesoro USA. Inoltre, le sanzioni, se imposte, porteranno la Russia a rinunciare al rimborso dei prestiti delle banche degli Stati Uniti“. Amen. La Russia è invincibile ed ha persino individuato il punto debole del nemico. Possiamo quindi scommettere che dopo la Crimea, per prima cosa annetterà gli ex-territori georgiani dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, prima di incamerare le regioni russo-ucraine che hanno votato per il Presidente Janukovich nelle ultime elezioni presidenziali. Senza dimenticare, naturalmente, la regione separatista della Transnistria in Moldova, al confine con l’Ucraina, dalla maggioranza russa, che fin dalla proclamazione dell’indipendenza nel 1992 chiede l’annessione alla Russia. E qui arriviamo a un’altra strategia di Sun Tzu.
8 – “Per avanzare irresistibilmente, attaccare i punti deboli del nemico. Per ritirarsi senza essere catturati, essere più veloci del nemico”. Per avanzare dobbiamo evitare il corpo a corpo con il nemico e limitarsi a colpirlo solo nei punti scoperti. E nella ritirata strategica bisogna mettersi negli angoli che sfuggono al controllo del nemico. La blitzkrieg dell’agosto 2008 contro l’alleato degli Stati Uniti, la Georgia di Saakashvili, conquistò territori nel punto debole dell’occidente. Tutto aveva fatto credere alla Georgia che sarebbe stata aiutata in caso di guerra con la Russia, facendo ciò che le venne raccomandato. Quando fu bombardata, non arrivò nessuno. Allora, qual è la sua parola? L’umiliazione della piccola Georgia da parte della Russia è una grande macchia alla credibilità degli Stati Uniti, e ancora oggi i due territori contesi sono controllati dalla Russia. Questo è il motivo per cui è facile prevederli come i primi territori che la Russia annetterà dopo la Crimea. Questa vittoria così facile, in soli quattro giorni, contro la Georgia non deve essere ripetuta oggi in Ucraina, secondo Sun Tzu. E il presidente russo Putin l’ha capito.
9- “Non ripetere le stesse tattiche vittoriose, ma adattarsi alle circostanze specifiche di ciascun caso“. Adeguare sempre tattiche e strategie alle nuove situazioni. Una soluzione che ha funzionato ieri non è detto funzionerà ancora. Se si ripetono le tattiche vittoriose del passato, si rischia di trovare un nemico esperto, che ha studiato la nostra strategia e sa come rispondervi correttamente. Ogni situazione, per un buon stratega, è unica e merita una strategia unica. Mentre gli statunitensi hanno ripetuto in Iraq e in Afghanistan la stessa formula rovinosa del Vietnam, la Russia ha evitato di ripetere in Ucraina le sue tattiche vittoriose bombardando la Georgia con centinaia di carri armati ed elicotteri da combattimento. Perché è chiaro che se gli alleati della Georgia, gli Stati Uniti, erano allora impreparati, nulla dice che ancora una volta restino passivi perché sorpresi. Infatti, ci viene detto che F-16 statunitensi volano sui cieli estoni e polacchi. Allo stesso modo, come quando il Presidente Putin ha taciuto sugli eventi di Kiev prima di annettersi la Crimea oggi, nessuno sa quale strategia abbia preparato per le regioni orientali russofone dell’Ucraina. Come Sun Tsu suggerisce di non ripetere le stesse strategie vittoriose, c’è da scommettere che abbia preparato dell’altro per le regioni orientali, ma cosa?
10- “Chi conosce l’altro e conosce se stesso, può combattere cento battaglie senza mai essere in pericolo. Chi non conosce l’altro ma conosce se stesso, per ogni vittoria subirà una sconfitta. Chi non conosce l’altro né se stesso, inevitabilmente perderà ogni battaglia“. Il buon stratega deve sempre tenere a mente tre preoccupazioni: padroneggiare l’ambiente, il campo di battaglia, conoscere il nemico in dettaglio e conoscere se stesso, soprattutto per nascondere al nemico le proprie debolezze. Per far parte dei servizi segreti russi, si deve saper parlare diverse lingue, come l’inglese. Allo stesso tempo, tutti i testi e le comunicazioni tra i membri del FSB sono esclusivamente in russo. La CIA ha un reparto sulla Russia che non può affrontare l’imponente strategia russa basata sulla conoscenza dell’inglese delle sue spie, mentre conosce gli Stati Uniti nei loro minimi dettagli. C’è anche una rete composta da russo-statunitensi, con passaporto statunitense e accesso a tutte le posizioni dell’amministrazione statunitense. Questo spiega perché sembra che qualsiasi cosa dica la controparte statunitense, nulla sorprende il presidente russo. In termini ambientali, la Russia è grande 17 milioni di kmq, gli Stati Uniti la metà. Mentre gli statunitensi in Russia sono concentrati in poche grandi città nell’occidente, i russi negli Stati Uniti sono presenti in tutti gli Stati Uniti. Sono statunitensi a tutti gli effetti. A Mosca basta studiarne il comportamento per sapere tutto degli statunitensi. Tornando sull’Ucraina, le regioni d’interesse per la Russia sono quelle dove si parla russo, dove la popolazione è russa, quindi con un perfetto controllo sociologico dalla Russia. Non è il caso degli Stati Uniti per cui l’Ucraina è come l’Afghanistan o l’Iraq, dando sempre l’impressione d’impegnarsi in potenziali teatri di guerra senza mai dominare il campo, il pianeta è un videogioco dove è sufficiente sostituire una scheda con un altra e continuare a sparare, trascinandosi in guerre inutili che hanno letteralmente rovinato gli Stati Uniti d’America. E il Presidente Putin ha capito che dall’altra parte si naviga a vista, sui dossier iraniano, siriano e ucraino. Infine, davanti allo sbandamento del presidente degli Stati Uniti con le sue minacce generiche e la totale incapacità di avviare qualsiasi iniziativa sul caso ucraino, c’è nel mondo di oggi un campione di strategia militare, il maestro Vladimir Putin. Conosce il nemico, gli Stati Uniti, conosce il terreno, l’Ucraina, e conosce la forza del suo nuovo Paese, delle nuove risorse militari del Paese dopo la guerra in Libia, che cita ogni volta per deridere gli strateghi statunitensi che dichiaravano d’imporre la democrazia in Libia e che ora fanno una conferenza a Roma per chiedere l’aiuto russo per mettervi un po’ d’ordine. Obama da parte sua dà l’impressione di non capire né il suo omologo russo né la complessità ucraina, altrimenti non avrebbe suggerito a coloro che hanno messo al potere a Kiev, quale prima azione, di bandire la lingua russa. Peggio, sembra non conoscere le proprie debolezze, un Paese in rovina che non può offrire nulla ai 47 Paesi africani invitati a Washington, solo per imitare gli incontri biennali tra i leader cinesi e africani.
1901550Quali lezioni per l’Africa?
Il 22 gennaio di quest’anno, la Casa Bianca, in un comunicato stampa, annunciava che il presidente Obama aveva invitato a Washington 47 capi di Stato africani, prendendosi cura di escludere CAR, Egitto e Guinea Bissau, accusati di aver preso il potere senza passare per le urne, ma con colpi di Stato. Come spiegare che sull’Ucraina l’amministrazione statunitense cerca di forzare la mano della Russia nel riconoscere il nuovo governo di Kiev nato da un colpo di Stato? Un colpo di Stato in Europa è diverso da un colpo di Stato in Africa? Il 17 febbraio 2008 il Kosovo dichiarò unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia. Gli occidentali festeggiarono. La Serbia portò il caso alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), l’organo giudiziario delle Nazioni Unite che convalidò la secessione del Kosovo con la sua decisione del 22 luglio 2010, in questi termini: “la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo non viola il diritto internazionale generale e la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza, e il quadro costituzionale“. Tuttavia, la Corte Internazionale di Giustizia ha aggiunto che “non è vincolata dalla domanda di pronunciarsi sulla questione, di dire se il diritto internazionale conferisce un diritto positivo al Kosovo di dichiarare unilateralmente l’indipendenza. La Corte non è incaricata di dire se il Kosovo ha la qualifica di Stato“. L’allora ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner accolse la decisione della Corte Internazionale di Giustizia in tali termini: “L’indipendenza del Kosovo è irreversibile (…) Ciò indica chiaramente che la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo non è contraria alla legge internazionale e alla risoluzione 1244, come la Francia ha sempre sostenuto, e io ne sono felice“. Domanda: Perché l’occidente è lieto della secessione di Kosovo e Sud Sudan e fa finta di giocare al fervente difensore del diritto internazionale e dell’inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina? La Crimea è diversa dal Sud Sudan o dal Kosovo? La risposta è che questa equazione a geometria variabile della buona volontà di certi i Paesi, degli stessi che si sono arrogati il diritto di sorvegliare il mondo dividendolo in cattivi e buoni  ingenui candidati alla democrazia, solo per derubarli. A differenza di quanto accade regolarmente in Africa, Eritrea, Sud Sudan, la Russia non ha aiutato la Crimea a dichiarare la propria indipendenza, ma piuttosto ad aderire a un insieme più grande. Ogni nuova indipendenza indebolisce il Paese che perde un pezzo della sua terra. Ma indebolisce anche il nuovo Stato esanime. Coloro che oggi lottano contro la frammentazione dell’Ucraina, sono gli stessi che lavorano dietro le quinte per smembrare il Mali, che finanziano le ribellioni nella RDC orientale per creare la nuova repubblica del Kivu.
La Russia non ha smesso di sorprendere gli statunitensi. Che messaggio mandano i russi agli statunitensi facendo coincidere la data della fine delle para-olimpiadi invernali di Sochi, il 16 marzo 2014, con il referendum per convalidare l’annessione della Crimea alla Russia? A differenza della Russia, gli africani sono più o meno prevedibili nelle loro strategie da parte dei nemici occidentali. Devono ancora capire che l’occidente è il nemico dell’Africa. C’è una vera e propria arretratezza culturale e intellettuale nella popolazione africana, che dovrebbe già poter capire che deve imporre un equilibrio di potere con l’occidente affinché le sue opinioni siano prese in considerazione. Ma non possiamo arrivarvi in una relazione convenzionale dall’accattonaggio istituzionalizzato, in cui chi tende la mano per ricevere è sempre colui che obbedisce all’altro. Ecco perché finora nessun Paese africano ha un piano serio per spiare l’occidente. Gli africani credono erroneamente di essere amici degli europei e non si chiedono mai come li vedono gli europei: semplici schiavi anche se molto alfabetizzati. Le TV occidentali possono dare l’impressione di odiare il Presidente Putin o la Russia, ma c’è qualcosa che nessuno può mettere in dubbio, qualunque sia il loro rapporto in futuro, sono destinati a rispettare la Russia. Hanno già cominciato a provarlo, procrastinando le pseudo-sanzioni che non arrivano mai. Ed è in questo rapporto di rispetto che sono paradossalmente ottimista sul futuro delle relazioni tra questi due nemici di oggi. Non posso dire lo stesso per l’Africa. Per avere questo rispetto, dobbiamo smettere di mendicare, è una condizione essenziale prima di parlare di strategia militare o di spionaggio degli europei da parte degli africani.

988815Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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