Perché gli USA non utilizzano droni in Siria?

Valentin Vasilescu Réseau International 8 settembre 2013

67552Negli ultimi dieci anni, gli statunitensi si sono concentrati sulla progettazione e costruzione in serie di aerei da ricognizione (UAV), chiamati droni. Questi velivoli utilizzano una tecnologia aerospaziale meno costosa di quella dei caccia, con rischio zero per chi la usa. I droni si sono dimostrati estremamente efficaci nella ricognizione per le truppe statunitensi in Iraq e in Afghanistan, fornendogli un reale vantaggio in battaglia. Parallelamente, gli Stati Uniti iniziarono ad effettuare raid aerei teleguidando droni con armamenti leggeri. Questi droni sono diventati un mezzo per impedire gli attacchi contro gli Stati Uniti e i loro alleati da parte di al-Qaida, taliban e altri nemici classificati terroristi dalla Casa Bianca. La maggior parte delle missioni dei droni, seguendo la dottrina degli Stati Uniti, sono attacchi preventivi e controllo dei territori già occupati dall’esercito degli Stati Uniti.
Gli aerei da ricognizione (UAV) armati degli Stati Uniti dipendono dalla 24.ma Divisione ISR, con sede alla Lackland Air Force Base, in Texas. 360 di essi sono MQ-1B Predator, propulsi da un motore a pistoni di 1300 cc, della potenza di 115 CV, una velocità massima di 217 km/h e una di crociera di 150 km/h, un raggio di azione massimo di 1100 km, una quota operativa di 7.620 m ed un’autonomia di 24 ore. Il Predator ha due piloni sotto le ali che possono trasportare due missili  laserguidati AGM-114 Hellfire (peso 45 kg, di cui 9 kg di esplosivo). Al posto degli AGM-114 possono essere montati sei missili AGM-176 Griffin (peso 20 kg, di cui 5 kg di esplosivo). L’US Air Force possiede anche 77 droni MQ-9 Reaper, propulsi da una turboelica da 800 CV, una velocità massima di 482 chilometri all’ora e una di crociera di 313 chilometri all’ora, un raggio di azione massimo di 1.850 km, una quota operativa di 7.500 m con un’autonomia di 14 ore. Il Reaper ha 7 punti di attacco per 4 missili laserguidati AGM-114 Hellfire e due bombe laserguidate GBU-12 Paveway II (230 kg) o due bombe guidate dal GPS GBU-38 (227 kg).
Finora, i droni armati sono stati utilizzati in Paesi privi di difesa antiaerea e dell’aeronautica, per proteggere il proprio spazio aereo (Somalia, Mali, Afghanistan) o in casi come Yemen e Pakistan, dove i governi hanno dato agli Stati Uniti il permesso di usarli. Tuttavia, i droni erano praticamente assenti nelle ultime due guerre, in Libia e in Siria. Quando l’esercito dello Stato attaccato ha una difesa antiaerea efficiente in grado di reagire, l’uso di droni armati è estremamente rischioso ed equivale a una dichiarazione di guerra. Gli Stati Uniti potrebbero non intervenire con la loro flotta di droni armati per punire il regime siriano, secondo la dichiarazione del presidente Barack Obama?  La risposta è no nella prima fase. I droni sono lenti e rumorosi, volano a bassa quota e hanno bisogno di sorvolare a lungo i potenziali obiettivi prima di un attacco, diventando a loro volta bersagli della difesa antiaerea siriana. Anche i droni armati hanno dei limiti, sono utili solo se la superiorità aerea degli Stati Uniti viene acquisita avendo accesso illimitato allo spazio aereo siriano. L’esercito siriano non è dotato di droni, anche se ne ha molto bisogno.
Anche se è stato detto più volte che l’intervento militare in Siria sarebbe limitato, durante le udienze alla Commissione Esteri del Senato, funzionari della Casa Bianca e del Pentagono si comportano come se l’obbiettivo degli attacchi aerei sia ben altro che punire il regime di Damasco per aver usato armi chimiche, vale a dire deporre Assad supportando gli insorti islamisti. Questo è il motivo per cui la durata dei raid aerei statunitensi, autorizzati dal Senato, è stata estesa da 10 a 60-90 giorni. In queste condizioni, su ordine di Obama, l’esercito statunitense aggiunge molti altri obiettivi di quanto originariamente previsto. Pertanto, nei primi 10 giorni dell’intervento statunitense in Siria, si prevede che i principali bersagli dei missili da crociera, dei  bombardieri strategici e dei missili a bordo delle portaerei degli Stati Uniti, sarebbero il sistema di difesa antiaerea, comprendente batterie di artiglieria e di missili antiaerei, e l’aviazione militare, come in Libia. Il 19 marzo 2011, un totale di 124 Tomahawk furono lanciati dalle navi statunitensi (122) e inglesi (2) contro 20 obiettivi libici presso Tripoli e Misurata. Tre giorni dopo, il 22 marzo 2011, gli USA lanciarono 159 missili Tomahawk contro batterie antiaeree e basi aeree. Attualmente l’esercito statunitense ha circa 3.000 missili da crociera Tomahawk, ma ne può utilizzare solo 800 in Siria. Solo dopo che l’aviazione militare, l’artiglieria e i missili antiaerei siriani saranno stati neutralizzati, i droni avranno via libero allo spazio aereo siriano, per 50-70 giorni di missioni estremamente minuziose di caccia degli obiettivi per identificare e attaccare blindati, colonne motorizzate, missili superficie-superficie e artiglieria dell’esercito siriano. Ma questa equazione inventata dagli statunitensi dipende da due variabili terribili, controllate dalla Russia, che potrebbe completamente rovinare i piani di Obama in poche ore, e subito far degenerare e ampliare il conflitto, il cui esito sarà diverso da quello previsto dagli Stati Uniti. Ma questo in un altro articolo.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare di Otopeni, laureatosi in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il primo Drone-Killer della Cina?

David Axe Wired 10 maggio 2013

942114Un paio di foto sgranate prese da da lontano potrebbero essere ora la migliore prova del primo drone aereo militare, a getto e presumibilmente armato, di Pechino. Le immagini, una delle quali ritagliate e zummate dagli utenti di Internet, è stata qui riprodotta per la prima apparizione nel mondo anglofono, sul forum Web Secretprojects.co.uk. Le foto seguono a ruota l’altrettanto ambigue prime foto dei due prototipi di caccia stealth della Cina (nel 2010 e nel 2012) e del suo aereo da trasporto pesante (quest’anno). Una foto sfocata e presa da lontano, ancora più ambigua, forse raffigurante il nuovo drone, è apparsa su un sito russo a marzo.
Ancora i cinesi, ‘Ci risiamo?‘”, il giornalista Bill Sweetman di Aviation Week così ha scherzato, dopo aver visto le immagini dei presunti droni armati. C’è consenso tra gli osservatori della Cina sul fatto che il velivolo raffigurato nelle foto sia il Lijian, ossia “Spada affilata”, un Unmanned Combat Aerial Vehicle nato dalla collaborazione tra le aziende aerospaziali cinesi Shenyang e Hongdu. Propulso da un singolo motore a reazione e dotato di un carrello di atterraggio triciclo, l’UCAV Lijian sembra sfoggiare una cellula ad ala volante, condivisa da diversi prototipi di droni-killer made in USA. La cellula ad ala volante, utilizzata anche dal bombardiere stealth B-2, è ideale per i velivoli  radar-furtivi. Oltre alla sua fusoliera e alle possibili qualità radar-eludenti, non si sa molto del nuovo drone. Ma questo non significa che l’aspetto del robot sia inedito. La Cina ha già presentato un rudimentale drone armato ad elica. E nell’ultima edizione della relazione annuale del Pentagono (.pdf) sulle capacità militari cinesi, pubblicata all’inizio di questa settimana, ha previsto che un più sofisticato UCAV cinese avrebbe presto fatto la sua apparizione. “L’acquisizione e lo sviluppo di un Unmanned Aerial Vehicles a lungo raggio… e di un Unmanned Combat Aerial Vehicle, aumenterà la capacità della Cina di condurre ricognizioni a lungo raggio ed operazioni di attacco“, afferma il rapporto. Vale la pena notare che la Cina è l’ultima grande potenza aerospaziale a presentare un primo prototipo di drone armato a reazione e furtivo (con bassa firma radar). Gli Stati Uniti sono in testa, avendo testato non meno di cinque UCAV dalla fine degli anni ’90 e avendo anche una versione non armata, l’RQ-170, in servizio operativo. L’Europa ha i modelli Taranis e Neuron in fase di sviluppo e la Russia sta lavorando a una versione del MiG Skat.
Come i progettisti di droni di tutto il mondo hanno scoperto, le cellule sono spesso la parte più facile del sistema da realizzare. Ciò che è difficile sono il software, la trasmissione dati, i sistemi di controllo e i carichi utili che rendono quel che sono essenzialmente dei grandi aeromodelli efficaci armi robotiche. Ed è con questi sottosistemi principali che la Cina probabilmente avrà più problemi. Il rapporto sulla Cina del Pentagono elenca specificamente “elettronica a stato solido, microprocessori e sistemi di guida e controllo” le tecnologie che Pechino trova più facile comprare o rubare da Stati Uniti, Europa e Russia, piuttosto che sviluppare da sola. Gli esperti statunitensi temono che la Cina possa avere accesso alla tecnologia dei droni statunitensi grazie all’RQ-170 atterrato in Iran nel 2011.
Finora il Lijian sembra esser stato avvistato solo in fase di rullaggio lungo una pista, durante i test a terra. Non è chiaro se i suoi sviluppatori possano tentare un primo volo. Ancora meno chiaro è se e quando il drone armato cinese possa entrare in servizio.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il missile balistico anti-nave cinese e la cattura del drone RQ-170 Sentinel

AviationIntel 26 gennaio 2012

Dong Feng 21D missiles
Il misterioso programma dei missili balistici antinave della Cina Dongfeng-21D, presumibilmente è in grado di colpire portaerei e le loro navi di scorta statunitensi fino a circa 4.000 km. Il DF-21D utilizza il concetto balistico inviando il suo carico mortale a grande gittata e con un veicolo manovrabile di rientro nella fase terminale di attacco. Se ne è comprovata l’operatività, il DF-21D ha il potenziale di interdire i gruppi di portaerei degli Stati Uniti, negandogli totalmente l’accesso strategicamente imperativo nel Mar Cinese Meridionale. Questo sistema d’arma potenzialmente rivoluzionario, è descritto nel seguente articolo di The Diplomat.
La grande domanda è quanto sia realmente efficace questo sistema d’arma “killer di portaerei”? È un mortale missile strategico anti-portaerei verso cui gli Stati Uniti hanno scarsa difesa, o è solo un sogno, solo un’altra parte della partita strategica giocata dalla Cina contro gli Stati Uniti? E’ molto difficile cercare di stimare l’affidabilità reale e provata del missile “stando fuori a guardare”; ma possiamo dare un’occhiata all’altro meno glamour ma altrettanto importante pezzo di questo sistema missilistico balistico anti-nave, nella capacità della Cina di colpire con precisione i Gruppi di portaerei statunitensi oltre l’orizzonte, per valutare la validità di un tale concetto di così vasta portata. Inoltre, i recenti avvenimenti che riguardano la fuga della tecnologia di avanguardia statunitense degli Unmanned Aerial Vehicles, può aiutarci a meglio prevedere esattamente quanto realisticamente possa diventare efficace il sistema d’arma. Inizialmente il rilevamento dei Gruppi di portaerei statunitensi può essere fatto utilizzando una varietà di metodi, come un avanzato radar ‘oltre l’orizzonte’ (che la Cina sta sviluppando attivamente), il tradizionale velivolo da pattugliamento marittimo, pattugliamenti di sottomarini, navi di sorveglianza e da combattimento di superficie, sorveglianza satellitare e forse dai più efficienti e resistenti Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Per aumentare la possibilità di trovare ciò che equivale ad un ago in un pagliaio, un velivolo da pattugliamento marittimo utilizzerebbe il radar per rilevare inizialmente una flottiglia statunitense, mentre i satelliti potrebbero utilizzare gli infrarossi o i radar di sorveglianza ad apertura sintetica, e i sottomarini potrebbero utilizzare i sonar sia nel ruolo passivo che attivo. Inoltre, quasi tutte le piattaforme di cui sopra potrebbero teoricamente essere in grado di rilevare, inizialmente su un piano generale, un gruppo di battaglia, utilizzando sistemi di rilevamento elettronici (ESM), che potrebbero passivamente rilevare un gruppo di portaerei “ascoltandone” le emissioni elettroniche. In realtà esiste un cocktail iniziale di capacità di rilevamento dei bersagli, quando si tratta di localizzare le flotte statunitensi in navigazione nella vastità del Pacifico. Tuttavia, la capacità che sembra essere di grande interesse per i militari cinesi, così come in tutto il Mondo, è l’uso di un sistema di sorveglianza di ampie aree marittime (BAMS), impiegndo dei Unmanned Aerial Vehicles del tipo High Altitude Long Endurance (HALE). Qualcosa di simile allo statunitense RQ-4 Global Hawk, una piattaforma che con un radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione e capacità Moving Target Indicator (MTI), e con potenti sistemi elettro-ottici per seguire e condurre la scansione di fasce massicce del Pacifico, in cui navigano le navi da combattimento di superficie statunitensi. Inoltre, questo aereo, volando a oltre 20.000 metri, sarebbe in grado di controllare a grandi distanze le zone in cui si sospetta operi la flotta degli Stati Uniti, rendendolo un mezzo capace di sopravvivere al contrario dei prevedibili satelliti e dei meno efficienti aeromobili da pattugliamento marittimo con equipaggio, che sono più facili da distruggere durante una guerra.
La realtà è che la Cina ha costruito e fatto volare una cellula simile all’RQ-4 Global Hawk, così come una versione a getto analogo al Predator-B, altrimenti noto come MQ-9 Reaper statunitense, così come altre versioni di UAV più piccoli. Sembrerebbe che la progettazione e la produzione di cellule per la Cina non sia un problema, quanto utilizzare le funzionalità avanzate dei velivoli senza equipaggio. In realtà, sembrerebbe che sia il Global Hawk della Cina che l’UAV HALE simile al Predator-B, siano in realtà più avanzate aerodinamicamente rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Questo può essere visto dall’impiego nell’UAV HALE cinese di un avanzata e sfalsata ala a forma romboidale, ottimizzata per l’efficienza aerodinamica ad alta quota, contrariamente alla semplice sottile ala diritta in stile U-2 del Global Hawk. Inoltre, un piccolo UAV, simile al ben noto MQ-9, viene testato attivamente dalla PLAAF. La principale differenza tra questo e il suo cugino statunitense, sembra essere l’utilizzo di un motore a reazione e di una cellula dalla resistenza aerodinamica inferiore, che pone l’aereo tra l’MQ-9 Reaper e il nuovo Predator-C a getto e furtivo, noto anche come Avenger, della General Atomics (creatrice dei velivoli della serie Predator), e questo per quanto riguarda la sola progettazione della cellula. Sono apparse delle foto di quello che sembra essere un UAV cinese molto simile, nella configurazione, al furtivo RQ-170 Sentinel e al relativo P-175 Polecat, anche se non ci sono informazioni interne di dominio pubblico in merito alla situazione dei test, o perfino delle vere dimensioni di questa macchina. Dove la Cina sembra avere carenze tecnologiche riguardo gli UAV, è nel campo delle trassmisioni dati avanzati, dei controlli di volo autonomi e, nel caso del concetto BAMS, di un potente radar di sorveglianza a bassa probabilità di intercettazione (LPI).
Cioè laddove il RQ-170 Sentinel, atterrato in modo morbido nel territorio iraniano, può rivelarsi estremamente utile per i cinesi. L’Iran ha già dichiarato che i russi e i cinesi hanno esaminato il drone, più di un mese prima, ma ci si può immaginare che ci sarà una vera e propria guerra delle offerte su chi, effettivamente, metterà le mani sul Sentinel per eseguire una ‘reverse engineering’. Visto che i cinesi sono davvero i migliori retro-ingegneri del Mondo ed hanno portafogli capienti, è quasi un dato certo che otterranno dati di prima mano, facendo tesoro di ciò che è nascosto all’interno della liscia carlinga a boomerang della “Bestia di Kandahar”. Indipendentemente da quanto sia invisibile ai radar il design dell’RQ-170, è ciò che vi è impacchettato all’interno che gli permette di realizzare delle missioni uniche e altamente stimolanti, e potrebbe essere proprio ciò di cui la Cina ha bisogno per produrre un suo UAV, attualmente, mentre sviluppa i giochi strategici per il Teatro del Pacifico, soprattutto se esso viene abbinato al nascente programma di missili balistici anti-nave. I data link furtivi dell’RQ-170 sono molto probabilmente i pezzi più avanzati in dotazione che permettono al velivolo di rischiare missioni clandestine altamente sensibili, essendo in grado di operare in modo semi-autonomo, mentre rinvia continuamente e in tempo reale informazioni ai controllori di terra, molto probabilmente in tutto il mondo, senza essere rilevato dalle postazioni nemiche in ascolto. Si tratta davvero di uno dei più grandi aspetti del Sentinel. Non vi può essere dubbio che come minimo, l’hardware che permette ciò, compreso ciò che si trova sotto le sue due “gobbe” per le telecomunicazioni, siano rimasti in gran parte intatti dopo la sua sfortunata caduta dietro le linee nemiche. Tale hardware sarà prezioso per gli ingegneri cinesi, che hanno un grande bisogno di integrare il data link LPI nel BAMS del loro HALE/UAV, al fine di consentirgli di rimanere inosservato mentre vola lontano da casa, permettendogli così di sopravvivere in un  conflitto.
Come abbiamo detto in passato, l’RQ-170 molto probabilmente utilizza la stessa architettura di controllo dell’RQ-4 Global Hawk, in particolare la sua avanzata stazione di terra costruita dalla Northrop Grumman. Poter comprendere da un lato questo collegamento circolare delle comunicazioni, senza dubbio aiuterà i cinesi a produrre l’interfaccia umano dall’altro lato. Eppure, per i cinesi, il pezzo più importante dell’hardware a bordo dell’RQ-170 caduto, molto probabilmente è il radar miniaturizzato ad apertura sintetica a bassa probabilità di intercettazione ed il suo avanzato indicatore di movimento dei bersagli. Un pezzo dell’equipaggiamento che può veramente permettere al DF-21D la distruzione di una portaerei. L’RQ-170 ha avuto dei lontani predecessori, come il Tacit Blue  e il Darkstar (molto di più si può leggere, riguardo all’oscuro albero genealogico del Sentinel, alla fine di questo articolo), che certamente sono stati costruiti per sfuggire ai radar di sorveglianza di o presso un territorio interdetto. Che cosa ha a che fare tutto ciò con il missile balistico antinave della Cina DF-21D? Molto in realtà. Se, infatti, l’RQ-170 sfoggia un così efficiente radar, come sembra essere dalle ultime foto ad alta risoluzione scattate mentre operava fuori dalla sua base a Kandahar, che si tratti di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), o anche un più datato radar a scansione passiva dotato di funzionalità LPI, può solo far compiere un salto necessario alla Cina nella capacità d’intercettazione oltre l’orizzonte e di quasi invisibilità del suo programma dei missili balistici antinave DF-21D. Ciò che è più sorprendente, nella possibilità dei cinesi d’impadronirsi del drone RQ-170 perduto, non sono necessariamente i singoli sistemi di bordo, ma  il sistema di targeting in tempo reale e le capacità di collegamento dati che possiede e che potrebbero essere quasi direttamente adattati alla cellula dei loro droni HALE/BAMS. Un velivolo senza dubbio concepito per supportare il missile balistico anti-nave DF-21D in tempo reale, capace di restare in volo in modo continuo, con capacità avanzate di poter inseguire i movimenti degli obiettivi, e di cui hanno un così disperato bisogno per rendere efficace l’intero sistema. Quando si tratta di inseguire oggetti in movimento a grande distanza, l’alta qualità dei dati forniti su un bersaglio remoto è in grado di fornire la migliore possibilità che l’arma colpisca tale bersaglio, soprattutto se lanciato da migliaia di chilometri di distanza e centrandolo. Se la Cina ha infatti accesso ai sistemi di collegamento dati, di controllo del volo e ai sensori dell’RQ-170, non ci può essere alcun dubbio che la qualità dei dati sarà tale che la capacità dei loro UAV di raccogliere e trasmetterli farà un balzo in vanti di anni, se non di decenni.
Nel caso del DF-21D non è chiaro come il missile, volando a velocità ipersonica con testate indipendenti (un singolo missile DF-21D sarebbe in grado di trasportare più veicoli di rientro (MRV)) mentre punta verso le sue vittime marittime in movimento, possa in realtà individuare o agganciare gli obiettivi. Inizialmente, una sorgente di targeting, in questo caso un UAV di sorveglianza marittima a lungo raggio ad alta quota, ritrasmetterebbe le precise coordinate del bersaglio al centro comando e controllo, passando le coordinate a un sistema di lancio mobile terrestre, o possibilmente navale, di un DF-21D. Minuti dopo il lancio, mentre il missile è al suo apogeo e prima che la testata si separi, un aggiornamento dei dati in fase di volo può essere trasmesso dall’UAV collegandosi al missile tramite un satellite, per rendere più precisa la regolazione della fase finale del volo. Prima che la testata si separi, deve continuare a manovrare verso il suo obiettivo, cosa che equivale a colpire un francobollo che galleggia in uno dei Grandi Laghi. Un dispositivo di tracking terminale a bordo della testata, quindi entra in azione. Questo è il momento in cui le capacità reali del DF-21D diventano un mistero. Un attacco terminale guidato potrebbe essere realizzato utilizzando un sensore a infrarossi nel naso della testata o ‘veicolo di rientro’, che guiderebbe la fase finale dell’attacco. Avverrebbe così, dopo che le coordinate iniziali del target sono state inviate al momento del lancio e aggiornate, possibilmente, nel corso della fase di volo a “metà percorso” del missile. Il sistema di ricerca a infrarossi passivo di bordo, non essendo ad energia elettromagnetica, dovrebbe essere utilizzato per illuminare il bersaglio. Il sensore a infrarossi acquisirebbe l’area in cui la nave è più probabile che navighi, durante gli ultimi secondi di volo, nella speranza di bloccarsi sulla firma di calore della portaerei che manovra rapidamente. La portaerei statunitense cambierebbe rapidamente rotta e velocità, mentre i satelliti di allerta precoce per il rilevamento del lancio di missili balistici sicuramente rileverebbero la fase di spinta iniziale del DF-21, allertando il gruppo della portaerei del missile in arrivo, o più probabilmente, dei missili. Anche gli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili classe AEGIS, del gruppo d’attacco della portaerei, tenterebbero di monitorare e inseguire il missile con le loro limitate capacità di difesa antimissili balistici.
Un altro modo per agevolare la fase finale dell’attacco del missile balistico antinave DF-21D è utilizzare i collegamenti dei dati non solo riportando le coordinate iniziali del bersaglio al lanciatore del missile, ma trasmettendone continuamente la posizione esatta mentre si muove nel tempo e nello spazio, via satellite, al missile, finché avvia l’attacco finale sul suo bersaglio. Ciò massimizza il data-linking e il radar dell’UAV, e la loro tecnologia per tracciare il movimento dei bersagli. Una piccola antenna che può resistere ai violenti effetti atmosferici al rientro di una testata, può essere in grado di fornire, in tempo reale, i dati necessari inviati da un UAV che utilizzi tecnologia derivata dal RQ-170, per colpire con precisione una portaerei in manovra, e con un elevato grado di affidabilità. In questo caso l’UAV, o qualsiasi altra piattaforma per il rilevamento a distanza, potrebbe letteralmente dire alla testata dove andare, tramite il collegamento dati, fino a quando non trapassa il ponte della portaerei volando a Mach 10. Un altro metodo, molto probabilmente, potrebbe utilizzare un sistema di ricerca radar attivo o passivo. Un ricercatore radar attivo, in pratica un piccolo radar come quello utilizzato per i missili aria-aria a medio raggio, potrebbe essere efficace, anche se la sensibilità del sistema è limitata, essendo fragile e complesso e suscettibile di inceppamenti. Un’alternativa più probabile, in questa fase della capacità tecnologica della Cina, almeno sarebbe di far puntare la testata, nella sua fase finale, sul bersaglio mentre attraversa l’atmosfera usando un vecchio, ma più robusto, sistema di guida radar terminale, noto come radar homing “semi-attivo”. Il radar homing “semi-attivo”, a volte chiamato “fascio a onda”, funziona in modo simile al già accennato radar dei missili aria-aria, come l’AIM-7 Sparrow, resosi popolare in Vietnam e con Desert Storm. Questa forma di targeting via radar utilizza una potente fonte radio per “dipingere” un bersaglio con una certa banda e frequenza di energia elettromagnetica. Poi lo stesso missile, dotato di una rudimentale testata di ricerca, sintonizzata per “vedere” l’energia riflessa del radar d’inseguimento lontano, semplicemente riconosce e insegue le onde radar riflesse dal target “dipinto”, fino al punto d’impatto o fino a quando si attiva il radar di bordo. Questa forma semplice, collaudata e affidabile di puntamento richiederebbe una fonte secondaria, in questo caso un UAV HALE/BAMS dotato di un radar potente, che traccia l’obiettivo per la testata attaccante, durante gli ultimi momenti del volo d’attacco. Utilizzando tecnologia ad alta potenza, ma compatta, AESA o ESA, dove un fascio di energia molto potente può individuare un bersaglio a grande distanza, si consentirebbe a un tale sistema di operare in modo efficiente. Inoltre, il potente radar degli UAV armati dovrebbe solo “dipingere” un obiettivo per un periodo di tempo continuo molto breve, solo pochi secondi, mentre la testata compie l’avvicinamento finale a velocità ipersonica.
Una volta che l’attacco è completato, il sistema di puntamento dell’UAV può passare alle “emissioni silenziose” e cambiare rotta per sfuggire alla rappresaglia, anche se sarebbe molto probabilmente oltre la portata di una squadra statunitense, in primo luogo. Inoltre, se la Cina può rigenerare i sistemi derivati dall’hardware del Sentinel per un tale compito, le informazioni da tale cellula furtiva permetterebbero al velivolo di avvicinarsi ulteriormente a una squadra statunitense. Anche se l’UAV venisse abbattuto da ciò che resta di un gruppo di portaerei, dopo un massiccio tiro di sbarramento di DF-21D, sarebbe un prezzo esiguo da pagare per quello che sarebbe l’attacco antinave di maggior successo in 70 anni. Tra le possibilità di targeting di cui sopra, alla fine, tra una decina di anni si potrà vedere un DF-21D dotato di una serie variabile di sistemi di guida terminale e di targeting, al fine di aumentarne le probabilità di successo quando ne viene sparata una raffica contro delle unità di superficie nemiche. In effetti, questo renderebbe più difficile per la nave presa di mira sapere quale tipo di attacco verrebbe perseguito contro di essa. Inoltre, l’uso di diversi metodi di guida terminale complicherebbe gravemente l’attuazione delle contromisure, come razzi direzionali agli infrarossi, dispositivi “accecanti” per le testate dotate di homing IR, o di chaff per testate dotate di homing radar.
Alla fine, la bassa probabilità di intercettazione dei collegamenti dati, sia per per il funzionamento dell’UAV che per indirizzare il missile nella fase iniziale e per guidarne la testata durante la sua fase terminale di volo, sarebbe il “Sacro Graal” di tale sistema d’arma, molto difficile da ingannare o confondere. A quel punto, solo una difesa basata su armi laser attive o “hit to kill” sarebbe in grado di respingere un attacco del genere, che potrebbe essere efficace contro un DF-21DS in rientro, e durante una bella giornata, ma inutile contro uno sbarramento massiccio. Un targeting a lungo raggio che utilizzi un UAV tipo High Altitude Long Endurance (HALE) in operazioni semi-autonome di tipo sorveglianza marittima su grandi aree (BAMS), dotato di data link a bassa probabilità di intercettazione (LPI) e radar di acquisizione ad alta potenza e ad alta risoluzione, sarebbe senza dubbio l’attivatore e il moltiplicatore di forza definitivo che permetterebbe al missile balistico antinave cinese DF-21D di raggiungere il suo pieno potenziale. Con la recente perdita di un avanzatissimo drone degli Stati Uniti, che quasi certamente era dotato di tutti i componenti sopra citati, i cinesi potrebbe compiere l’enorme salto tecnologico di cui hanno bisogno proprio al momento giusto, rendendo efficace tale pericolosa sistema d’arma d’interdizione di area. Un sistema volto a colpire al cuore la potenza degli Stati Uniti: i loro gruppi di portaerei.
Con tutta la sua potenza, un gruppo di portaerei statunitense è efficace solo se i suoi obiettivi rientrano nella gittata dei suoi aerei da combattimento e missile cruise. Un arsenale operativo di DF-21D, accoppiato a una efficace assistenza di targeting oltre l’orizzonte, negherebbe agli statunitensi la prossimità utile per colpire le coste cinesi e i mari circostanti, e con un margine enorme. La necessità di una robusta e resiliente forza di puntamento e sorveglianza a lungo raggio è così importante per il sistema DF-21D, che mi spingerei a dire che l’RQ-170 catturato dagli iraniani si presenta come una grande opportunità per la difesa della Cina, e un enorme aumento del rischio potenziale per la Marina degli Stati Uniti, di cui non c’è davvero alcun precedente noto. In sostanza, le capacità del RQ-170, se riprodotte in modo esatto, o anche in modo più rudimentale, possono benissimo aver dato ai progettisti cinesi il prezioso “anello mancante” che cercavano di avere per fare del loro pregiato DF-21D un vero “Carrier Killer” realmente operativo.

Potete leggere tutta la mia copertura sul RQ-170, nel link seguente, compresa la mia analisi fotografica e la serie sulle “Origini dell’RQ-170“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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