Il velivolo a decollo corto e atterraggio verticale statunitense F-35B ha origine nella collaborazione segreta tra la russa Jakovlev e la statunitense Lockheed
Rakesh Krishnan Simha Indrus 10 giugno 2013
L’F-35B statunitense, la versione navale del Joint Strike Fighter, non è stato progettato a Fort Worth, Texas, ma a Mosca, in Russia. La turboventola con un solo ugello per il decollo e il volo che permette al caccia stealth F-35B di eseguire decolli e atterraggi verticali (VTOL) è stata progettata quasi tre decenni fa dall’ufficio progettazione Jakovlev in URSS, per il caccia multiruolo supersonico Jak-141.
Più veloce ancora…
Lo Jak-141 fu un riuscito sviluppo del vecchio jet a decollo verticale Jak-38. Buon esempio degli scarsi risultati della Russia nel settore dell’aviazione navale, lo Jak-38 era un simulacro di caccia, essendo superato in ogni ambito dal suo rivale occidentale dal grande successo, il Sea Harrier inglese. Nell’ambito della massiccia espansione della Marina sovietica con l’Ammiraglio Gorshkov, nel 1975 la Jakovlev ricevette l’ordine di sviluppare un aereo estremamente versatile. Doveva avere un mix senza precedenti di velocità supersonica, capacità di decollo e atterraggio verticale e un raggio d’azione esteso, il cui ruolo principale era difendere la flotta navale sovietica e le sue rotte. L’aereo non solo poteva operare dalle portaerei, ma anche da piattaforme di atterraggio e decollo che potevano essere collocate in tutto il Paese, consentendo all’aviazione sovietica di entrare in scena.
I progettisti della Jakovlev abbandonarono la configurazione del doppio motore, popolare a quei tempi, come lo Jak-38 e il Sea Harrier. Afferma MilitaryToday: “Invece hanno ideato un progetto con un singolo motore, che poteva flettersi per 95 gradi verso il basso con due ulteriori motori per la spinta verticale, situati al centro della fusoliera, appena dietro il centro di gravità. Questi sarebbero stati accesi solo durante il decollo verticale, l’atterraggio verticale e l’hovering. Gli ingegneri dovettero allungare la fusoliera per la stabilità aerodinamica“.
Un vero aereo: 12 record mondiali per rimanere a terra
Nel 1977, l’aereo ottenne il via libera per il pieno sviluppo. Nel marzo 1987 compì il primo volo e il primo sorvolo nel dicembre 1989. Nell’aprile 1991 il pilota collaudatore Andrej Sintsyn ottenne 12 record mondiali per aeromobili a decollo e atterraggio verticale, riconosciuti dalla FAI. Ma presto si abbatterono i guai su questo caccia molto promettente. Il 5 ottobre 1991 un prototipo si schiantò mentre tentava un atterraggio verticale. Poi arrivò la crisi finanziaria a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ciò significava che la Jakovlev era ormai sola e doveva ottenere finanziamenti da qualche parte.
Entra Lockheed
Cercando di rimanere in volo nei cieli turbolenti di un impero crollato, Jakovlev iniziò a cercare un partner straniero. Un’impresa riuscita fu lo sviluppo dell’aereo da addestramento Jak-130 in collaborazione con l’italiana Aermacchi. Un’altra associazione fu con Lockheed Martin. Nei primi anni novanta, i militari degli Stati Uniti decisero di sostituire i loro cacciabombardieri F-16, F-18 e A-10 con una famiglia comune di aerei per le tre armi che impiegano aeromobili ad ala fissa. Lockheed Martin era una delle aziende che cercavano di strappare il contratto multimiliardario per il Joint Strike Fighter. Ma l’azienda statunitense non aveva alcuna esperienza pregressa nello sviluppo dei VTOL e l’inglese Jaguar era vecchio, perciò vide del potenziale nel progetto della Jakovlev. Secondo l’analista dell’aviazione Bill Gunston, la partnership Lockheed-Jakovlev iniziò alla fine del 1991, anche se non venne rivelato pubblicamente dalla Jakovlev che il 6 settembre 1992. Lockheed-Martin lo rivelò solo nel giugno 1994. Lockheed portò quasi 400 milioni di dollari. Per la Jakovlev i frutti della collaborazione furono tre nuovi prototipi e un aereo per prove statiche per testare i miglioramenti nel progetto e nell’avionica. Due prototipi furono esposti all’air show di Mosca del 1993. Nessuno volò. Il vero vincitore fu Lockheed. I suoi progettisti avevano trovato l’oro, ne avevano imparato abbastanza della tecnologia “di maggior decollo e maggior crociera” dei russi per progettare il loro prototipo del Joint Strike Fighter, conosciuto come X-35, in preparazione del confronto con il Boeing X-32. Il vantaggio russo pagò profumatamente. Nella corsa serrata al traguardo, l’X-35 ispirato dallo Jak ottenne il contratto.
Le somiglianze
Le analogie tra l’F-35B e lo Jak-141 non sono solo nei motori, negli ugelli e nella turboventola. I due aerei si assomigliano anche esternamente, come gemelli separati alla nascita. Non è certo una coincidenza, perché sotto la carlinga dell’aereo statunitense, vi è un cuore russo. Vi è un altro indizio sul DNA comune dei due aerei. Strategy Page riferisce che negli ultimi cinque anni, i test della versione “B” del nuovo caccia statunitense F-35 hanno dimostrato che il suo motore genera calore sufficiente a danneggiare le piattaforme delle portaerei. Lo Jak-141 ebbe un problema stranamente simile, era noto per danneggiare piattaforme e ponti da cui operava. MilitaryToday dice che Lockheed-Martin “ha forse utilizzato l’esperienza maturata da questo progetto per sviluppare il proprio caccia multiruolo F-35“. La verità arriverà tra anni, quando qualcuno, russo o statunitense, si siederà per scrivere le proprie memorie. Fino ad allora, tutto ciò che possiamo dire è che se sembra uno Jak, vola come uno Jak e opera come uno Jak, quindi deve essere uno Jak.
Secondo fonti, il sistema missilistico superficie-aria russo S-300 deve essere consegnato e distribuito in Siria. Israele ha risposto con velate minacce. Secondo il ministro israeliano per gli Affari Militari Moshe Ya’alon: “È evidente che questa mossa è una minaccia per noi… In questa fase non posso dire che ci sia una escalation. Le spedizioni non sono state inviate ancora. E spero che non lo saranno… Dio non voglia che raggiungano la Siria, sapremo cosa fare“. Il presidente Assad ha confermato che gli S-300 sono stati consegnati. E’ importante inserire queste notizie nel contesto storico. L’annuncio di Mosca è stato casualmente descritto come un’improvvisata “rappresaglia” per la revoca dell’embargo sulle armi dell’Unione europea. Questa interpretazione eruttata dai media mainstream ignora la natura della pianificazione militare. Il dispiegamento dei missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria era previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. Mosca ha annunciato nel giugno 2006 che avrebbe schierato i sistemi di difesa aerea S-300PMU per proteggere la sua base navale di Tartus nella Siria meridionale. Si era capito che questo dispiegamento potrebbe anche proteggere lo spazio aereo siriano. La notizia evidenzia lo schieramento degli S-300PMU, pur confermando che “i sistemi [s-300] non saranno consegnati ai siriani. Saranno equipaggiati e gestiti da personale russo. (Kommerzant)”.
L’intento dichiarato di Mosca, tuttavia, è “implementare un sistema di difesa aerea attorno alla base. Fornire una copertura aerea alla base stessa e a una parte consistente del territorio siriano“. Secondo le nostre fonti, la Russia e Damasco hanno raggiunto un accordo sulla modernizzazione delle difese aeree siriane. I suoi sistemi di difesa aerea a medio raggio S-125 saranno aggiornati allo fase Pechora-2A. L’aggiornamento certamente migliorerà la difesa aerea siriana, che utilizza equipaggiamenti in dotazione alla Siria dagli anni ’80. Mosca è pronta ad offrire alla Siria anche i più sofisticati sistemi a medio raggio Buk-M1. I sistemi Strelets a distanza ravvicinata, venduti a Damasco lo scorso anno, sono tutti dei sistemi di difesa aerea siriani che si dimostrano essere degli equipaggiamenti sofisticati, a questo punto (questi sistemi utilizzano il SAM Igla). (Kommerzant 28 luglio 2006)
Sviluppi recenti
Vi è ragione di credere che i principali componenti del sistema di difesa aerea S-300 siano stati consegnati e schierati in Siria nel corso degli ultimi 18 mesi. Vi sono indicazioni che i componenti del sistema S-300 siano già operativi. Secondo Arun Shavetz (24 novembre 2011), consiglieri tecnici russi sono arrivati in Siria nel novembre 2011, per “aiutare i siriani a gestire una batteria di missili S-300″. La relazione indica inoltre che un sistema radar avanzato è stato installato in tutte le installazioni chiave siriane, militari e industriali. “Il sistema radar copre anche le aree a nord e a sud della Siria, dove sarà in grado di rilevare il movimento di truppe o di aeromobili in direzione del confine siriano. I radar coprono gran parte d’Israele, così come la base militare di Incirlik in Turchia, utilizzata dalla NATO.” (Ibid)
Quasi un anno fa, nel giugno 2012, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak fece pressione su Mosca per annullare la vendita degli S-300 alla Siria. Il presidente russo Vladimir Putin, durante la sua visita in Israele, ha confermato la sospensione della vendita di S-300 (vedasi Israele convince la Russia ad annullare l’accordo siriano sui missili S-300: ufficiale, Xinhua 28 giugno 2012). Mentre non vi è alcuna conferma ufficiale che gli S-300 siano già operativi, la Siria possiede il sistema di difesa aerea Pechora-2M, che fonti militari statunitensi ammettono costituire “una minaccia”, vale a dire un ostacolo nel caso che una “no fly zone” sia attuata sulla Siria. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema di puntamento multiplo che può essere utilizzato anche contro missili da crociera. Se questo sistema di difesa aerea non fosse attivo, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO, senza dubbio sarebbe stata già prevista in precedenza.
Il sistema missilistico di difesa aerea SA-3 Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli a terra e aerei, a basse e medie altitudini.
Inoltre, in risposta all’installazione dei missili Patriot di USA-alleati in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, ora pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“. L’Iskander può volare alla velocità ipersonica di oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) e ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.
L’Iskander
Allegato
Portiamo all’attenzione dei lettori di Global Research una relazione che descrive la natura del sistema missilistico superficie-aria russo S-300V. Nota: questo sistema è diverso da quello installato in Siria.
Da MissileThreat:
L’S-300V, noto anche con la designazione NATO SA-12, è un avanzato sistema missilistico superficie-aria russo. Due sono le versioni attualmente esistenti: il Gladiator (NATO: SA-12A), in grado di distruggere i missili balistici, e il Gigant (NATO: SA-12B), per l’uso contro aerei e missili da crociera. Dall’inizio degli anni ’90, i russi hanno venduto migliaia di S-300V in Asia, Europa e Medio Oriente.
S-300V (SA-12A Gladiator, SA-12B Gigant)
Utente: Russia
Testata: HE (Alto Esplosivo)
Gittata: A: 6 – 75 km; B: 13 – 100 km
Basato: mobile terrestre
Stato: operativo
Fonte: Pravda
L’S-300V è stato sviluppato dalla Antej Corporation, una delle maggiori società della difesa dell’ex Unione Sovietica. E’ stato progettato principalmente come sistema antimissile balistico, anche se ha anche la possibilità di individuare e distruggere aerei e missili da crociera, come il Patriot degli Stati Uniti. L’S-300V è stato schierato nel 1986 ed ebbe un tale successo che, alla fine degli anni ’80, l’esercito sovietico ordinava una media di tre-quattro battaglioni ogni anno. (1) Negli anni ’90, l’Antej migliorò la capacità dell’S-300V, dando al sistema la possibilità di ingaggiare bersagli che volano fino a 100 chilometri di distanza. (2) Fin dall’inizio, l’S-300V è stato progettato come un sistema missilistico duplice, incorporando due missili che differiscono per dimensione, portata e finalità. Il più piccolo dei due, il Gladiator, è soprattutto un missile antiaereo. Con una lunghezza di 7 metri, 0,72 metri di larghezza e un peso di 2.500 chilogrammi, vola a 1,7 chilometri al secondo e può distruggere aerei a 6-75 chilometri di distanza che si trovano a quote tra i 25 e i 25000 metri. Ogni Gladiator ha una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (3)
Al contrario, il Gigant è progettato per distruggere missili balistici tattici e missili da crociera, anche se può anche abbattere aerei. Con una lunghezza di 8,5 metri, 0,9 metri di larghezza e un peso di 4.600 chilogrammi, si avvicina al bersaglio a 2,4 chilometri al secondo. Può ingaggiare missili da crociera e velivoli a distanze tra i 13 e i 100 chilometri a quote tra 1 e 30 chilometri (20-40 km contro i missili balistici). Come il Gladiator, ogni Gigant è dotato di una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (4)
Entrambi i missili S-300V sono guidati dal radar a scansione phased-array russo 9S19M2, in grado di eseguire la scansione per una superficie di 90 gradi ogni secondo. Secondo i funzionari dell’Antej, il radar rileva obiettivi tra i 20 e i 175 km di distanza con una precisione di 200-300 metri. Il 9S19M2 è in grado di inseguire fino a 16 missili balistici, aerei o missili da crociera e contemporaneamente gestire fino a sei dispositivi di jamming. Entrambe le varianti dei missili S-300V più il sistema radar, vengono trasportati su lanciatori mobili.
Nel corso degli anni, i russi hanno testato l’S-300V contro una vasta gamma di obiettivi. I funzionari dell’Antej sostengono che, in una serie di test nel 1997, gli intercettori Gladiator e Gigant distrussero più di 60 missili balistici e da crociera. Tra i missili bersaglio vi erano Scud-B modificati per simulare il missile balistico a corto raggio al-Hussein usato dall’Iraq nella Guerra del Golfo. In una serie di test, l’S-300V con un colpo singolo ha 0,4-0,7 probabilità di distruggere missili balistici tattici. Una media di 1,5-1,75 intercettori è sufficiente per abbattere un singolo bersaglio. (6) Nel 1998, l’Antej presentò una versione dell’S-300V, soprannominato “Antej-2500″. Conosciuto come S-300VM, mentre era in fase di sviluppo, il modello aggiornato adotta due tipi di missili con velocità massime di 1,7 e 2,6 chilometri al secondo. Il sistema modificato è in grado di ingaggiare contemporaneamente 24 bersagli a una distanza di 40-200 km e a quote dai 25 metri ai 30 chilometri. E’ in grado di rilevare, inseguire e distruggere missili balistici tattici fino a 2.500 km di distanza, da qui il suo nome, Antej-2500. (7)
Negli ultimi dieci anni, la Russia ha dispiegato migliaia di S-300V e Antej-2500 presso i suoi complessi militari e industriali chiave. Inoltre, ha esportato questi sistemi in Asia, Europa e Medio Oriente per finanziare la propria economia in difficoltà, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Secondo Aviation Week & Space Technology, “nella competizione mondiale per la vendita dei sistemi di difesa missilistica, l’S-300V della russa Antej Corp. è il principale concorrente“. (8) Il vantaggio per gli acquirenti dei missili terra-aria russi è che, a differenza degli Stati Uniti, non vi sono allegati obblighi politici e, molto spesso, le armi sono molto più economiche rispetto a quelle statunitensi. (9) Nel 1996, per esempio, la Russia commercializzò il sistema S-300V negli Emirati Arabi Uniti, in diretta concorrenza con gli Stati Uniti, che vendevano missili Patriot agli Emirati Arabi Uniti da diversi anni. La Russia offrì i missili S-300V agli Emirati Arabi Uniti a prezzi pesantemente scontati, in sostanza li vendettero a metà del prezzo normale, in cambio della risoluzione del debito a lungo termine con l’UAE. L’accordo Russia-Emirati Arabi Uniti, tuttavia, fece arrabbiare gli Stati Uniti che inasprirono le loro relazioni con la Russia. (10)
L’S-300V ha anche svolto un ruolo nei più grandi e più redditizi accordi sugli armamenti tra la Russia e altre potenze nucleari. Nel febbraio 2002, il viceprimo ministro russo Ilja Klebanov guidò una delegazione a New Delhi, in India, per negoziare un accordo sulle armi pesanti, il cui punto focale fu la vendita di missili S-300V. (11) Nel corso degli anni, essendo uno dei più importanti e maggiori acquirenti di armamenti della Russia, l’India ha dotato quasi i due terzi delle sue forze armate di equipaggiamenti russi. (12) Nel febbraio 2004, la Russia ha formalmente offerto di vendere il sistema di difesa all’India. (13) Le recenti tensioni tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari, garantisce che i sistemi missilistici antibalistici S-300V, ed altri, saranno predominanti nei futuri accordi sugli armamenti. (14)
Allo stesso modo, è stato indicato nel dicembre 2003 che Mosca intendeva fornire all’Iran, una potenziale potenza nucleare, 1,6 miliardi dollari di dollari in armamenti, per la maggior parte missili terra-aria S-300V o Antej-2500. L’Iran ha fatto pressioni sulla Russia per vendergli lo scudo difensivo dalla fine degli anni ’90. Si prevede che utilizzerà i missili per proteggere la sua importante regione industriale di Esfahan, la sua base navale di Bandar Abbas (sul Golfo Persico), i terminali petroliferi di Abadan e Khorramshahr e la centrale nucleare di Bushehr. (15) Gli Stati Uniti, manco a dirlo, espressero forti obiezioni all’accordo Russia-Iran e, ad un certo punto, minacciarono persino sanzioni. Nonostante queste obiezioni, sembra che la Russia non abbia intenzione di fermare la commercializzazione dei propri missili S-300V, così come di altre armi, in Asia, Europa e Medio Oriente nei prossimi anni.
Note 1. Nikolay Novichkov e Michael A. Dornheim, “Russian SA-12, SA-10 On World ATBM Market”, Aviation Week & Space Technology, 3 marzo 1997.
2. Robert Wall, “Russia’s Premier SAMs Seen Proliferating Soon”, Aviation Week & Space Technology, 27 settembre 1999.
3. Novichkov, et al.; Missile.index.
4. Ibid.
5. Novichkov, et al.
6. Lbid.
7. “Russia’s Antey Offers Upgraded SA-12 For Export”, Aerospace Daily, 28 maggio 1998.
8. Novichkov, et al.
9. Carlo Kopp, “Next-Generation SAMs For Asia A Wake-Up Call For Australia”, Australian Aviation, 1 ottobre 2003.
10. “Russian/U.S. Tussle Over UAE Air Defence System Intensifies”, Flight International, 24 marzo 1999; GlobalSecurity.org.
11. “Russia: Moscow Begins Arms Trade Negotiations With New Delhi”, Periscope Daily Defense News Capsules, 6 febbraio 2002.
12. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports,” Inter Press Service, 1 liglio 2002.
13. “Russia Offers S-300V SAM Anti-Missile System To India”, The Press Trust of India Limited, 5 febbraio 2004.
14. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports”, Inter Press Service, 1 luglio 2002; Rajat Pandit, “India Wants Info On Patriot Missile System”, The Times of India, 14 agosto 2003.
15. Aleksandr Reutov, “Iran Yields To IAEA To Gain Time”, Kommersant, 19 dicembre 2003.
Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov, sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.
Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la seconda guerra mondiale, possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto del 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi strapparono i loro piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.
Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917. Alcune cose davvero terribili stavano succedendo lì: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante la quale l’esercito tedesco arrivò a 500 km da St. Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la seconda guerra mondiale). Vedendo il vicino gigante in difficoltà, i giapponesi occuparono le sue province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le loro forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei russi, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anti-comunista firmato nel 1936 tra la Germania e il Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, tra cui Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.
Motivazioni e paure del Giappone I giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Grande Asia Orientale-Sfera di coprosperità, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante.
Essendo potenze sul Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone aveva affondato l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il Gruppo dei generali per l’Attacco a Nord dell’esercito giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’Attacco al Sud, sostenuto dalla Marina giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, che erano sotto il dominio traballante di potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.
Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’Attacco a Nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I russi, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, il Giappone e l’URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra Mongolia (alleato dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aero-terrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare la Russia. L’esercito giapponese era fiducioso che la propria forza d’attacco avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo“.
Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, che era sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50.000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 veicoli blindati tra cui carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponesi era mai stata sottoposta“, scrive Stuart D. Goldman in Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la seconda guerra mondiale. “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano.”
Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti“. Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno“. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevettero il liquido dei radiatori dei loro veicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu un assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi. Nell’11.mo giorno della battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma coloro che rimasero furono finiti dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne dichiarata finita.
Cambiare il corso della storia Khalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie della Russia. I militaristi imperialisti del Giappone si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e la pressione di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che la Germania e il Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso la Russia. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, tre divisioni di cavalleria, 1.700 carri armati e 1.500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941 (Ma non è vero! NdT). La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti in tempo di guerra. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì la sua offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’Attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie uno a uno, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135.000 truppe inglesi. L’umiliazione degli ufficiali e dei soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati, giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. La marcia d’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, con il susseguente brillante, anche se in definitiva controproducente, attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.
Philip Coppens New Dawn Magazine 13 dicembre 2008 La Russia si è sempre percepita come un Paese eurasiatico.
Presidente V. V. Putin, novembre 2000
Una epocale, grandiosa e rivoluzionaria ammissione che, in generale, cambia tutto. La profezia del [cospirazionista francese] Jean Parvulesco si è avverata… ci sarà il millennio eurasiatista.
Aleksandr Dugin, pensatore e autore russo
Il principale agente del visionario scrittore francese Jean Parvulesco, se non la speranza, del cambiamento del mondo è Vladimir Putin. Parvulesco sostiene che, ne siamo consapevoli o meno, ci troviamo al crocevia della “grande storia”, in cui una nuova era sta per nascere. Affinché un nuovo periodo inizi, il vecchio deve morire prima. Per Parvulesco, questo vecchio è il “sistema democratico” del politicamente corretto, che ha ormai raggiunto i suoi limiti e non è più sopportabile. E’ diventato “un incubo permanente e totale“.
Molti si chiederanno come il “nuovo mondo” si svilupperà. Il miglior esempio di ciò sembra essere l’improvviso segno del quasi istantaneo collasso dell’Unione Sovietica, due decenni fa. Ciò dimostra che imperi potenti possono, da un giorno all’altro, sparire completamente, necessitando che una nuova società e struttura debbano essere costruite dal basso. Quando la notizia del crollo dell’Unione Sovietica apparve sugli schermi televisivi, il sistema era già imploso. Era solo la rivelazione pubblica della sua morte, la disintegrazione del sistema comunista era già avvenuta. Secondo Parvulesco, il crollo della “democrazia” ha già avuto luogo da tempo, e ora siamo negli anni tra il suo crollo e l’accettazione pubblica della sua scomparsa, e l’inizio di una nuova Europa.
Per Parvulesco, l’evidenza del crollo di questo sistema è evidente nella recente storia politica dell’Italia e della Germania, e in parte in quella di Francia e Gran Bretagna. Ma in ogni caso, sente che la stessa situazione terribile stia avverandosi: l’”immenso deserto vuoto” della “socialdemocrazia”. Una versione locale di ciò che vede come “cospirazione mondiale”, ma che non è riuscita e che presto finirà nel “buco nero” da dove è venuta. Parvulesco sa cosa scrivere sul certificato di morte, ma sente anche che cosa sarà la nuova Europa: L’”Impero eurasiatico della Fine dei Tempi“. Così etichetta il nostro periodo, l’interregno in cui quello che è successo in Russia è in realtà la prova che un drastico cambiamento politico è possibile. L’Unione Sovietica è stata la prima tessera del domino a cadere, con altre in Europa che presto seguiranno. Potrebbe aver ragione? Nel 1976, Parvulesco pubblicò “La ligne de l’URSS géopolitique et le ‘projet océanique fondamental’ de l’Amiral G.S. Gorchkov” (La linea geopolitica dell’Unione Sovietica e il ‘progetto oceanico fondamentale’ dell’Ammiraglio G. S. Gorshkov), che definiva “ricerca politico-rivoluzionaria”, in cui scrisse che l’Unione Sovietica avrebbe finito per cambiare il corso della storia. E cambiare il corso della storia è, per Parvulesco, l’unico vero obiettivo politico che si dovrebbe avere.
Parvulesco quindi fornisce un interessante tipo di profezia. Considerando che la maggior parte dei profeti predicono la fine del mondo in un dato momento, il suo tipo di profezia comporta maggiori dettagli sul tipo di cambiamento e su come. Per quanto riguarda questo momento, assomiglia “al momento giusto.” Allora, cosa starebbe accadendo? Parvulesco sostiene che in tutta Europa ci sono gruppi geopolitici al lavoro, spesso clandestinamente, per gettare le basi dell’ordine del giorno eurasiatista. Come il Progetto per un Nuovo Secolo Americano, ci sono altri gruppi di riflessione al lavoro e, a giudicare dalla scarsa quantità dei titoli nei giornali al riguardo, molto più riservati, per giungere a una nuova Eurasia. Nonostante la loro segretezza, Parvulesco è stato in grado di mettere le mani su un articolo dal titolo “Il Patto imperiale eurasiatico“.
Simile al concetto espresso dai neocon dopo l’11 settembre 2001 (un’agenda che affermava di voler portare la pace nel mondo usando il potere della forza militare statunitense), questo gruppo dichiara che, “Si tratta del confronto della nostra dottrina imperiale e cattolica [universale] verso la corrente realtà politico-storica [...], che vedrà la nascita definitiva del Grande Impero cattolico che costituisce il nostro obiettivo finale, l’ultimum Imperium, il Sanctum Regnum che dovrebbe seguire, in linea di massima, tre fasi operative [...].” La prima fase è la creazione di un’asse Parigi-Berlino-Mosca, considerato l’asse lungo cui questo cambiamento si verificherà. Quest’asse legherà insieme il destino delle tre nazioni (Francia, Germania e Russia). La seconda fase è l’integrazione di ciò che erano tradizionalmente conosciute come Europa occidentale e orientale a Russia, Siberia, India e Giappone. La fase finale consiste in ciò che viene definita distruzione del “complotto globale democratico” guidato dagli Stati Uniti, compresa la liberazione rivoluzionaria del suo popolo, dopo di che tutta l’America (Nord e Sud) diventerà un’unica entità. Possiamo solo chiederci se l’attuale corsa degli Stati Uniti ad espandere il NAFTA e creare un’Unione Nord Americana siano dei passi in questa direzione.
La fine della superpotenza planetaria degli Stati Uniti è prevista con un atto di auto-distruzione, una guerra civile continentale molto simile alla prima guerra civile. L’insoddisfazione estrema negli Stati Uniti, l’estrema sproporzione tra la comunità ultraconservatrice religiosa e quella più liberale; ciò significa che essere eletto presidente sulla base di un vero e proprio programma (piuttosto di uno solo forma, ma niente sostanza) è quasi impossibile. Per Parvulesco, sarà principalmente l’America cattolica, l’ex-comunità europea che porteranno l’America verso il suo nuovo destino, sventando l’attuale “cospirazione globale”. Ci sarà una nuova Europa, ma anche una nuova America.
Nella variazione finale vi è un processo sociale, ma ciò richiede spesso un simbolo. Hitler divenne il volto della seconda guerra mondiale, Lenin, più di Marx, quello del comunismo, ecc. Allora, chi sarà il volto della nuovo Europa, e chi sarà il creatore di questo nuovo impero eurasiatico? Per Parvulesco il “messia” è già qui: Vladimir Putin. Anche se Putin non è più Presidente, la sua influenza come primo ministro rimane praticamente onnipresente. Vladimir Putin rimane il volto della nuova Russia, un Paese con vasti territorio e risorse naturali, in grado di tenere in ostaggio l’Europa, tramite l’energia, se mai volesse. Chi è Vladimir Vladimirovich Putin? Questa è una domanda che molti nell’universo estraneo a Parvulesco, si sono posti. Visto come una pedina del successore del KGB, nel mondo di Parvulesco, Putin è l’emanazione diretta dei gruppi rivoluzionari segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. A suo parere, stanno cercando di rendere aperta e pubblica la loro decennale battaglia segreta, passando dal tipo sinarchico, del governo occulto, al tipo di dominio aperto.
Mentre alcuni teorici della cospirazione sostengono che la CIA e le varie società segrete come la Skull & Bones siano i veri burattinai della politica statunitense, Parvulesco afferma che la situazione in Unione Sovietica non era molto diversa. Hanno governato per lungo tempo dei poteri segreti i cui agenti sono ora usciti allo scoperto, dirigendo il corso della politica russa nella direzione in cui cercavano di orientarla occultamente, per un certo numero di decenni. A differenza degli Stati Uniti, dove la “cospirazione” è spesso senza volto, Parvulesco indica due persone quali principali cospiratori in Russia. Uno era il capo del servizio di sicurezza militare sovietico (GRU) ed ex-Comandante in Capo del Patto di Varsavia, il Generale S. M. Shtemenko (morto nel 1976), l’altro era il Maresciallo N. V. Ogarkov, ex-Capo di Stato Maggiore sovietico. Il Maresciallo Ogarkov, morto nel 1994, sarebbe stato dietro a un fallito colpo di Stato, che a sua volta istigò la contro-cospirazione che portò al potere Mikhail Gorbaciov. Parvulesco è convinto che se questa contro-cospirazione non fosse riuscita, la fine dell’Unione Sovietica sarebbe avvenuta alcuni anni prima, con una transizione dall’Unione Sovietica alla nuova Russia che sarebbe stata molto più dura. Infatti, sottolinea che anni prima della scomparsa effettiva dell’Unione Sovietica, il regime era in coma, pronto alla caduta, proprio come, secondo Parvulesco, l’Europa occidentale (e gli Stati Uniti d’America) oggi.
Parvulesco non è solo nella sua valutazione di questi due uomini. L’esperto d’intelligence francese Pierre de Villemarest, che ha scritto la storia del GRU etichettandola come “il servizio sovietico più segreto“, dice che il Generale Sergej Matveevich Shtemenko è stato “uno dei primi geopolitici dell’Unione Sovietica, forse anche il primo.” Anche se de Villemarest definisce Shtemenko un sovietico, si considerava un vero e proprio “grande russo.” “Per questa casta“, scrive de Villemarest, “l’Unione Sovietica era un Impero chiamato a dominare il continente eurasiatico, non solo dagli Urali a Brest, ma anche dagli Urali alla Mongolia, dall’Asia centrale al Mediterraneo.” Il “sogno” della Russia di Stemenko può essere visto semplicemente come un ritorno ai giorni in cui la Russia era un vero impero, prima dei giorni della Rivoluzione Bolscevica. Ma per Parvulesco, ciò fa è parte di un grande e interessante puzzle; una missione.
Philip Coppens era un autore e giornalista investigativo della politica, della storia antica e del mistero. Era redattore capo della rivista olandese Frontier e frequente presenza in varie riviste. Il suo sito è PhilipCoppens.com.
Il 2 febbraio ricorre il 70° anniversario della fine della battaglia di Stalingrado, la più dura battaglia della seconda guerra mondiale, che trasformò Stalingrado in un paesaggio di rovine apocalittiche. I duecento giorni e notti d’inferno che fecero della battaglia di Stalingrado la svolta del corso della guerra, con l’Armata Rossa che strappò l’iniziativa strategica al nemico, e non l’abbandonò fino a Berlino stessa. “Per la Germania, la battaglia di Stalingrado è stata una delle peggiori sconfitte della storia, mentre per la Russia è stata una delle sue più grandi vittorie“, Hermann Doerr, un generale di Hitler, scrisse nelle sue memorie dopo la guerra.
Terminata con l’accerchiamento, la sconfitta e la cattura delle forze scelte naziste, la vittoria di Stalingrado ha dato origine al primo saluto nel Paese sovietico e al primo grave lutto ai tedeschi. Diede al mondo forti emozioni e speranze e, naturalmente, causò confusione e sconcerto nel campo degli alleati di Hitler. Il Giappone abbandonò suoi piani per attaccare l’Unione Sovietica e la Turchia decise di restare neutrale nella guerra, a dispetto di una crisi isterica di Hitler.
Molte, molte persone in tutto il mondo guardavano a Mosca, in questa poco compresa nazione dai mille volti che vivevano in un Paese vasto e in possesso di uno stoicismo incredibile, con una luce diversa. Allo stesso tempo, disegni cominciarono ad apparire sui muri delle case della Varsavia occupata, un cuore con la parola “Germania” trafitto da un pugnale di grandi dimensioni, sulla lama del quale vi era la parola “Stalingrado!”
A Parigi, lo scrittore antifascista Jean-Richard Bloch si rivolse ai suoi connazionali: “Sentite, parigini! Le prime tre divisioni che avevano invaso Parigi nel giugno 1940, le tre divisioni che avevano profanato la nostra capitale, queste tre divisioni, la 100.ma, 113.ma e 295.ma, non esistono più! Sono state distrutte a Stalingrado: i russi hanno vendicato Parigi. I russi vendicano la Francia!”
In un telegramma a Stalin, Roosevelt definì la Battaglia di Stalingrado “una grande battaglia epica, per il cui risultato decisivo ogni americano è in festa“, ed inviò una lettera ai cittadini della città con parole di ammirazione. Churchill descrisse la vittoria dell’Armata Rossa “magnifica”.
“In verità, avevano un cuore d’acciaio.” Queste parole furono pronunciate da Roosevelt nel 1943 in occasione dell’apertura della Conferenza di Teheran, preceduta da una cerimonia in cui Churchill presentò a Stalin “La spada di Stalingrado“. Il cerimoniale “della spada del crociato” con una “Tudor Rose” d’oro, che fu forgiata a mano per ordine del re d’Inghilterra Giorgio VI, con acciaio di prim’ordine Sheffield e decorato con gioielli. Lungo la lama vi è incisa un’iscrizione che recita: ‘Ai Cittadini dal cuore d’acciaio di Stalingrado, dono del Re Giorgio VI in segno d’omaggio del popolo britannico’. E… la spada fu presentata ai “cittadini di Stalingrado” con buona ragione.
Complessivamente, 48 divisioni e tre brigate tedesche furono respinte nel corso della battaglia di Stalingrado, che vide la partecipazione del 20% delle forze globali combattenti sul fronte sovietico-tedesco. La vittoria dell’esercito sovietico a Stalingrado ha segnato l’inizio della svolta radicale nella Seconda guerra mondiale.