La Russia studia il nuovo caccia MiG-41

mig_41s_by_abiator-d33ho27L’industria aerospaziale russa lavora sul MiG-41, un nuovo caccia supersonico basato sul MiG-31 Foxhound. La velocità del nuovo caccia-intercettore dovrebbe superare Mach 4, secondo il pilota collaudatore Anatolij Kvochur. “Questo aggiornamento doveva aver luogo 20 anni fa. Tuttavia, ciò non è accaduto e così ora le richieste sono aumentate, compresa la velocità dell’intercettore accresciuta a Mach 4,3“, aveva detto Kvochur a RIA Novosti, il 28 febbraio. Ciò renderebbe l’aereo più veloce dell’ex-ricognitore strategico supersonico dell’USAF Lockheed SR-71, che raggiungeva una velocità di Mach 3,2. Il nuovo MiG-41 sarà sviluppato sulla base del caccia-intercettore MiG-31, aveva detto ai giornalisti, presso il Centro Culturale delle Forze armate russe, il vicepresidente del Comitato della Difesa della Duma di Stato Aleksandr Tarnaev, secondo ITAR-TASS. “La decisione è stata presa dal Capo di Stato Maggiore Generale che ha già firmato il documento per la realizzazione dei lavori di ricerca del programma MiG-41″. Secondo il deputato il MiG-41 “incarnerà tutti i vantaggi dell’aviogetto“.
Tuttavia, mentre sviluppano il sostituto da Mach 4 del Foxhound, i russi continueranno il programma di modernizzazione dei Foxhound, revisionando oltre un centinaio di MiG-31, rimettendoli in servizio presso le forze aeree russe. Tarnaev aveva detto alla riunione di esperti della Difesa aerospaziale che il Capo di Stato Maggiore ha firmato anche un ordine per la profonda modernizzazione dei caccia-intercettori MiG-31. “Il governo ha deciso di aggiornare e rendere operativi i caccia-intercettori MiG-31. Un centinaio di aviogetti sarà assegnato alle forze aeree russe dopo essere stato revisionato“.
Il MiG-31 Foxhound è un caccia-intercettore biposto supersonico a lungo raggio, basato sulla cellula del MiG-25 Foxbat. Vola a Mach 2,8 ed ha un raggio di combattimento di 720 km. Un gruppo di quattro Foxhound può controllare una zona di 1200 km di ampiezza. Inizialmente destinato ad intercettare missili da crociera e satelliti a bassa quota, il MiG-31 venne sviluppato nella prima metà degli anni ’70 dall’OKB-155 (attualmente RAC MiG). Il MiG-31 è destinato all’intercettazione e distruzione di bersagli aerei a basse, medie e alte quote in qualsiasi condizione di luce e atmosferica. L’aviogetto ha efficaci contromisure radar elettroniche attive e passive e infrarossi, ed è armato con un cannone a sei canne da 23 millimetri con 260 colpi, ed infine è dotato di sei punti d’attacco per missili aria-aria di vario tipo. La versione aggiornata MiG-31BM può rilevare bersagli fino a 320 km di distanza e colpirli a 280 km. Il numero totale di MiG-31 delle diverse versioni nelle Forze Aeree della Russia è di circa 190 unità. La produzione degli intercettori venne interrotta nel 1994, ma solo recentemente è iniziato l’aggiornamento di questi velivoli nella versione MiG-31BM.

v_dmitrenko_savasleyka_08Fonti:
ITAR-TASS
RuAviation
The Aviationist

Alessandro Lattanzio, 14/3/2014

L’oligarchia globale finanziaria vuole distruggere la Russia

FT.comSons of Malcolm

Russian President Putin gestures during an awards ceremony for achievments in culture and science in Moscow's KremlinUn alleato di Vladimir Putin ha accusato gli Stati Uniti e l’”oligarchia finanziaria globale” di aver organizzato il rovesciamento violento del potere in Ucraina per “distruggere” la Russia, loro oppositore geopolitico. Vladimir Jakunin, ex-diplomatico e direttore delle Ferrovie Russe, il monopolio delle Ferrovie dello Stato, ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno da decenni intenzione di separare l’Ucraina dalla Russia e sottoporla all’occidente. “Assistiamo al grande gioco geopolitico il cui obiettivo è la distruzione della Russia quale avversario geopolitico degli Stati Uniti e dell’oligarchia finanziaria globale“, ha affermato Jakunin in un’intervista. “Un’analisi della CIA… descrive tre possibili scenari per la situazione geopolitica. Lo scenario più accettabile è quello in cui viene creato un certo governo mondiale, e la realizzazione di tale piano è in linea con il concetto di dominio globale adottato dagli Stati Uniti. L’abbiamo visto in Iraq, Afghanistan, Jugoslavia e  Nord Africa. Oggi i limiti di questa dottrina arrivano in Ucraina.”
Le osservazioni di Jakunin offrono un’idea della mentalità dei sostenitori della linea dura vicini a Putin, mentre il Cremlino reagisce al rovesciamento di Viktor Janukovich, il presidente ucraino pro-Mosca. I suoi commenti rivelano che parte della dirigenza della sicurezza di Putin è ancora scottata dal crollo dell’Unione Sovietica, un evento che Putin ha definito la più grande catastrofe geopolitica del 20° secolo, e teme che la recente rivoluzione in Ucraina miri a trascinare la repubblica ex-sovietica nell’UE e nella NATO. Jakunin si era detto speranzoso verso l’appello di Putin del fine settimana per l’approvazione da parte del Consiglio della Federazione, la camera alta del parlamento, del dispiegamento di truppe russe in Ucraina, dando ai capi occidentali “una doccia fredda”. Questo, ha aggiunto, dovrebbe farli indietreggiare dal sostenere i “combattenti” che, secondo lui, avevano scatenato la sparatoria in piazza Maidan a Kiev, causando decine di morti e che accusa di essere responsabili dell’estromissione di Viktor Janukovich. L’occidente deve ora contribuire a garantire elezioni democratiche in Ucraina per creare “legittimi organi di potere senza la presenza di uomini armati e di fascisti“. Tuttavia, ha aggiunto che il 25 maggio, data fissata per le elezioni presidenziali, è troppo vicino per garantire un vero processo democratico. “Il sangue sull’asfalto non è ancora nemmeno asciutto,” ha detto. “Sarebbe bello se questa doccia fredda che Putin ha fatto ai capi occidentali, intendo i politici statunitensi, avesse effetto e faccia capire che non è decente sporcare con gli stivali la casa di qualcun altro“.
Jakunin ha detto che l’occidente ha sempre rinnegato le rassicurazioni verso Mosca, del 1991, di non aver alcuna intenzione di circondarla ampliando la NATO ai Paesi confinanti con la Russia. Dal crollo dell’Unione Sovietica, i tre Stati baltici hanno aderito all’alleanza così come i Paesi dell’Europa orientale, tra cui Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romania, la maggior parte dei quali facevano parte una volta del Patto di Varsavia. “Se si guarda oggettivamente, (l’ex-cancelliere tedesco Helmut) Kohl giurò al (leader sovietico Mikhail) Gorbaciov che l’uscita delle truppe sovietiche dalla Germania non comportava l’avvicinarsi della NATO ai confini della Russia. Ma in realtà tutto ciò che è accaduto è stato l’esatto contrario. “Oggi ho sentito che la NATO intende  raddoppiare il contingente di caccia che pattuglia il territorio degli Stati baltici. Mi sembra abbastanza comico (ma) difatti è patetico e disgustoso”. Washington ancora combatte battaglie da guerra fredda volte a frantumare e castrare la Russia. “Zbigniew Brzezinski (l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti) ha scritto nel 1996 che con l’Ucraina la Russia è una grande potenza e senza di essa non lo è, e non è una nuova idea (negli Stati Uniti). Più di 40 anni fa, quando gli Stati Uniti idearono piani per la distruzione dell’Unione Sovietica, documenti della CIA  dicevano che ciò doveva essere accompagnato dalla separazione dell’Ucraina dalla Russia. Da qualche parte sugli scaffali dei capi della CIA vi sono dossier con questi progetti, che attivano ogni tre anni.
Definendo qualsiasi minaccia di sanzioni “secondaria”, ha detto che la decisione di Putin di chiedere l’approvazione parlamentare del dispiegamento di truppe russe in Ucraina è “assolutamente corretta”. “Da un lato ha creato un equilibrio mostrando al mondo che la Russia non lascia i popoli in difficoltà preda di ladri folli e (in stato di) anarchia, quando praticamente non esistono autorità. D’altra parte, conta assolutamente su ciò quale serio fattore di contenimento di simili idioti. Qui parliamo di persone che hanno avuto una civiltà da quando i popoli scrivono libri di storia”, ha detto riferendosi ai legami tra Rus’ di Kiev, apparsa oltre 1000 anni fa, e lo Stato russo moderno. “La Russia non poteva non reagire. Il presidente non poteva non reagire. I suoi non glielo avrebbero perdonato, per non parlare dell’Ucraina“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Olimpiadi di Sochi: Resurrezione della Russia millenaria

Chems Eddine Chitour, Global Research, 11 febbraio 2014

“La critica è facile, ma l’arte è difficile”
Philippe Néricault (Destouches), attore e drammaturgo francese (1680-1754)

1901863Ecco, Sochi scintillava di mille luci! Nonostante le critiche infondate, e anche sprezzanti dell’occidente, per guastare la festa. I media francesi non sono da meno. Guidati dal quotidiano Le Monde, di cui ci si rende conto essersi allineato, i media attaccano in supporto dell’impero. Tale quotidiano si permette di sentenziare: Vladimir Putin non salirà sul podio. E’ stato esattamente il contrario! Un grande spettacolo su misura della grande Russia, che l’impero aveva seppellito troppo in fretta. In 12 scenografie abbiamo avuto la storia dell’Impero russo, con la grande rivoluzione del 1917 come suo passaggio. La Russia di Gorkij, Pushkin, Dostoevskij, Tolstoj e Shostakovich che scrisse in pieno blocco di Leningrado la sua celebre sinfonia in omaggio alle centinaia di migliaia di combattenti della resistenza che, in ultima analisi, sconfissero l’esercito tedesco del feldmaresciallo  Paulus. Abbiamo avuto il “Lago dei Cigni” di Chajkovskij. Abbiamo avuto la conquista dello spazio, conquista dell’animo russo indipendentemente dal regime. La stampa francese rivaleggia in malizia, gelosia e imparzialità nel sminuire la bellezza e la perfezione di questi giochi. Come al solito, i giornalisti francesi, senza dubbio frustrati dal fatto che la Francia sia stata rimossa dai giochi quando venne nominata sette anni fa, fanno di tutto per svalutarli pur sperando nelle medaglie. Attaccano Putin confrontandolo a Pietro il Grande: “I russi hanno speso 37 miliardi di euro per Sochi, quattro volte più degli inglesi per le olimpiadi di Londra. In questo caso, meno la Russia che il suo iperpresidente Putin. Quest’ultimo ha voluto Sochi per incoronarne il suo regno, il trionfo di una presidenza che ha l’ambizione di manifestare il ritorno della Grande Russia.” (1)
E allora? Che male c’è? Naturalmente, la politica nazionale russa non mi piace. Nessuno rimpiange l’impero sovietico, ma si pensava che lo smantellamento di quell’impero avrebbe fatto della Russia un mercato per l’occidente. L’OCSE ha recentemente sottolineato numerosi punti neri: la Russia importa quasi tutto, investe assai poco e le sfuggono i capitali. Fare il Grande Inquisitore è un lavoro ricercato. È un editoriale sulle Olimpiadi o sulla personalità di Putin? Inoltre, viene detto per caso che i Paesi occidentali finanziano il jihadismo sunnita? Che incoraggiano la guerra civile in Siria? Che incoraggiano e finanziano i teppisti dell’opposizione in Ucraina? La Libia è colpa di Putin? L’Iraq è colpa di Putin? Le Monde è una delle voci dell’imperialismo/colonialismo occidentale. Le Monde va oltre: nessuna di queste realizzazioni troverebbe grazia ai suoi occhi: “Montagne di rifiuti e di stagni contaminati intorno a ciò che prima era una pittoresca località balneare subtropicale dall’ecosistema fragile. Migliaia di persone sono state sfollate, case e interi quartieri demoliti. Le regioni confinanti del Caucaso, tra cui il Daghestan, sono focolai del terrorismo dove non passa settimana senza un attentato o un suicidio”. (2) Nello stesso ordine e sempre sul giornale sussiegoso Le Monde, questa volta con il compare Agence France Presse, per la giusta causa dettano le regole agli altri, si legge: “Nonostante la notevole assenza di diversi leader, gli organizzatori hanno potuto vantarsi di aver attirato quarantaquattro rappresentanti politici, tra cui il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il presidente ucraino Viktor Janukovich che sfida la piazza di Kiev, i suoi omologhi cinese (Xi Jinping) e afghano (Hamid Karzai), il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo giapponese Shinzo Abe.” (3) “Più controversi, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e Leonid Tibilov, presidente della regione separatista georgiana dell’Ossezia del Sud, riconosciuta da Mosca, erano anche tra gli ospiti. Basti ricordare che i boicottatori valgono meno di 500 milioni di dollari su oltre 7 miliardi dei rappresentati. La tecnica dei due spiedi è quella dei Paesi che non vogliono ipotecare il futuro svolgimento dei giochi a casa loro. E tuttavia, questo è lo sport, l’Olimpismo.” (3)
Minimizzando lo spettacolo, si passa alla pozione magica: “Tutto questo bel mondo, senza dubbio, avrà apprezzato le varie animazioni e coreografie che, attraverso i secoli, hanno tracciato la gloriosa storia della Russia Eterna. Iniziando dal Medio Evo, poi del zarista e del bolscevismo e, infine, largo al Paese come viene ora visto dal Cremlino: la Russia trionfante.” (3) Al colmo del disprezzo, nella convinzione di dare lezioni, si legge: “Se ancora si sarà degnato di guardare l’evento in televisione, il presidente Obama non avrebbe mancato di notare che solo quattro dei cinque anelli olimpici si sono aperti durante la cerimonia. (…) Fortunatamente, la cerimonia non è stata disturbata dall’intrusione di un’orda di cani randagi. Per le strade di Sochi se ne trovano a migliaia, condannati. Ma uno è riuscito a penetrare in tribuna prima di essere inseguito dalla sicurezza dello stadio.” (3) Triste debacle morale di tale quotidiano. Gli occidentali che fanno la morale, dimostrano un’amnesia selettiva. Tra costoro Pierre de Coubertin, fondatore del concetto dei Giochi Olimpici, presente alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Informazioni non verificate ci dicono fosse in buoni rapporti con il Führer che gli avrebbe offerto una pensione. Inoltre, in fatto di razzismo, a de Coubertin non piacevano i neri e le donne… pensava fossero indegni di partecipare ai giochi. Credere che un boicottaggio una geometria variabile possa traviare Putin significa ignorare l’animo russo dei Puskin, Tolstoj (c’era un balletto ripreso da Guerra e Pace durante la cerimonia inaugurazione, grandiosa sotto tutti i punti di vista). Con 11 scenografie con 3500 soggetti, l’epopea russa viene raccontata. Una delle scene più commoventi è quella in cui si vede Valentina Tereshkova, la prima donna dell’umanità, russa e sovietica, decollare dalla terra e conquistare le stelle come fece Jurij Gagarin.

Il debito dell’occidente verso l’Unione Sovietica
Una critica così facile è caratteristica dell’impero che scaglia la sua muta giornalistica anche contro la storia, l’Unione Sovietica ha salvato l’occidente dalla debacle sconfiggendo le armate naziste. Fu il capo dell’esercito sovietico Zhukov ad entrare per primo a Berlino. Inoltre, l’epopea di Stalingrado è un esempio: “Il 2 febbraio 1943 si legge in un articolo di Laurent Brayard, la lotta cessò tra le rovine di Stalingrado, il neofeldmaresciallo Paulus si arrese con i resti della sua 6° Armata. Il tuono che risuonò 70 anni fa (2 febbraio 1943) fu considerato il punto di svolta della Seconda Guerra Mondiale, la battuta d’arresto delle forze dell’Asse che definitivamente persero l’iniziativa” (4). “Questa vittoria fu opera di tutto il popolo sovietico, che rende omaggio, oggi, a coloro che sono caduti affinché il mondo viva libero. 841000 soldati tedeschi, rumeni, ungheresi, italiani e croati, di cui 91000 prigionieri alla capitolazione tedesca, furono le perdita delle forze dell’Asse. Da parte sovietica vi furono 1129619 vittime, di cui circa 478000 morti, 650000 feriti e prigionieri e più di 40000 civili. Ciò fu il saldo finale della fornace di questa battaglia titanica combattuta sulle rive del Volga tra il 17 luglio 1942 e il 2 febbraio 1943. Il 30 gennaio, Hitler nominò Paulus feldmaresciallo per incoraggiarlo a non mollare. A Stalingrado l’umanità sarà riconoscente alle migliaia di soldati sovietici che persero la vita in battaglia. Il loro sacrificio incredibile in quella guerra, che poi  permise la totale sconfitta della Germania nazista, che quasi contemporaneamente subì un’altra grande sconfitta ad al-Alamayn in Nord Africa. Gli Eroi dell’Unione Sovietica non sono caduti per niente e il mondo libero se ne ricorderà per sempre.” (4)

Realtà economica
Un altro attacco dai media francesi presenta l’assenza dell’impero e dei suoi vassalli come “punizione”, e l’impero sicuramente ama punire i recalcitranti presentando la situazione finanziaria russa come arretrata. Leggiamo in un articolo su Challenges.fr il contenuto oggettivo dell’”arretratezza”, secondo i sussiegosi: “Con potere d’acquisto simile, le prime quattro potenze emergenti hanno superato la Francia. Alla fine del dicembre 2012, il Centro di ricerca per l’Economia e il Business (CEBR) ha annunciato che il Brasile è diventato nel 2011 la sesta maggiore economia superando il Regno Unito. La Francia, al quinto posto, avrebbe ancora qualche anno di respiro. (…) La Francia si ritrova, secondo il FMI, in nona posizione con 2,217 miliardi di dollari di PIL (PPP). Il Brasile è già al settimo posto con 2,309 miliardi di dollari di PIL (PPA). (…) L’esagono è indietro anche rispetto agli altri tre BRIC: Cina (2) India (3) e Russia (6). Che il PIL sia in dollari correnti o misurato a parità di potere d’acquisto, Cina, India, Brasile, Russia e altri continueranno ad avanzare in futuro.” (5)

Perché tanto accanimento sul nuovo “zar di tutte le Russie”?
I contrasti con l’occidente sono molti, come ospitare il criminale Edward Snowden. Laid Seraghni cerca un’altra spiegazione che vada nella stessa direzione: “Gli eventi attuali in Siria non sono in alcun modo legati alla democratizzazione della società o a una maggiore libertà per i siriani. È  l’ordine mondiale che gli Stati Uniti e i loro vassalli predoni occidentali cercano d’imporre sul resto del mondo che, guidato dalla Russia, chiede maggiore partecipazione alla gestione degli affari internazionali da cui è stato escluso per decenni. Il punto di partenza della nuova configurazione geopolitica nel mondo di oggi è Damasco. Il futuro della Russia si gioca lì. Putin, come Caterina II, ritiene che “Damasco sia la chiave della Russia”, poiché comprende che “Damasco è la chiave di una nuova era.” Dall’avvio delle proteste in Siria, la Russia, sostenuta in particolare da Cina e Iran, ha deciso di contrastare ogni tentativo di cambio di regime, perché convinto che se il piano occidentale fosse riuscito, sarebbe stata emarginata e minacciata nell’integrità territoriale. Questo è il motivo per cui, dall’inizio della crisi, la Russia è decisa ad opporsi a qualsiasi intervento militare, (…) ad ogni tentativo di riproporre lo scenario libico o yemenita, opponendo un rifiuto categorico” (6). Karl Muller spiega anche perché l’occidente accusa la Russia “di non allinearsi dalla caduta dell’impero sovietico.” Colpevole anche di favorire Assad, di essere contro lo scudo missilistico alle sue porte. (…) La ragione di tutte queste manovre si trova nel libro La Grande Scacchiera. L’America e il mondo, pubblicato nel 1997 e scritto da Zbigniev Brzezinski, consigliere personale di vari presidenti statunitensi. “A differenza dell’occidente, che si concentra su una politica utilitaristica e materialista, il governo russo sembra basarsi su fondamenta orientate dalla chiesa cristiana, cioè mettendo l’uomo e il mondo al centro dell’azione. In quale altro luogo si trova in occidente? Quale governo occidentale sostiene ancora queste ragioni a favore della famiglia, della religione e delle nazione per il bene dei popoli e del progresso?” (7) (8) All’altra estremità dello spetto, la confessione di un deputato australiano. Per lui: “L’ex-presidente e attuale Primo ministro della Russia Vladimir Putin è il miglior leader russo da Pietro il Grande, ha detto l’ex-deputato australiano Ross Cameron sul Sydney Morning Herald. Precedentemente agente segreto in Germania, Putin poté vedere i chiari vantaggi del libero mercato, ha ricordato Cameron, indicando che l’occidente ha sbagliato ad insistere sul fatto che Putin provenga dal KGB (servizio d’intelligence dell’ex-Unione Sovietica). Con Putin il potere degli oligarchi s’è indebolito, mentre sono cresciuti i contrappesi, come Parlamento, Stato di diritto e una classe media passata  precipitosamente da 8 a 55 milioni di persone“, ha detto Cameron. Il deputato australiano ha inviato  anche a non sospettare la Russia di ambizioni imperialiste. “Pertanto, conclude, le persone di buona volontà non possono deplorare l’influenza continua di Vladimir Putin in Russia e nel mondo.” (9)
Vediamo che, nonostante tutti i disturbi, la Russia avanza e che le Olimpiadi saranno senza dubbio un successo, mentre l’occidente che pensa ancora di dettare ordini non ha capito che il centro di gravità del mondo gli è finalmente sfuggito. L’occidente ha perso la sua autorità morale, di cui s’è vista essere aria. L’occidente in tempi di abbondanza si permette il lusso di essere un buon principe  dando qua e là lezioni di democrazia che, curiosamente, applica sempre meno a casa usando ogni metodo moralmente riprovevole, controllando le masse e tracciando il DNA per colpire, in definitiva, i deboli. La vera lotta è la lotta globale per la dignità umana ovunque, e i pochi giornali obiettivi vengono soffocati dalla cacofonia dei media governativi sempre più preoccupati di avere  visibilità sociale che d’informare onestamente i cittadini, come promise ad esempio uno dei fondatori di Le Monde, Hubert Beuve-Mery, 60 anni fa…

1780806Professore Chems Eddine Chitour Ecole Polytechnique PEV-edu.dz

1. LeMonde
2.  Les Jeux Potemkine de Poutine Le Monde 08/02/2014
3. LeMonde
4. RUVR
5. Challenges
6. Le Grand Soir
7. Karl Müller Perché non smette di attaccare la Russia?  Mondialisation.ca 23 dic 2013
8. Chems Eddine Chitour L’Expression 16 gennaio 2014
9. Aleksey Druzhinin: Poutine meilleur leader depuis Pierre le Grand, RIA Novosti 11/01/2010

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Leningrado Invitta

Jurij Emeljanov (Russia) Stoletie  31 gennaio 2014 – tradotto da Oriental Review

45Ai primi di settembre 1941 le truppe tedesche avanzanti tagliarono le linee ferroviarie per Leningrado. L’8 settembre la città era completamente circondata ed iniziò un blocco senza precedenti nella storia moderna sia nella durata che negli effetti disastrosi. La situazione di Leningrado fu straordinariamente difficile fin dall’inizio. Dopo che i nazisti bruciarono i depositi di alimentari del magazzino Badaevskij, le razioni furono estremamente limitate. Il 12 settembre, Leningrado aveva grano e farina per nutrire i suoi abitanti solo per 35 giorni, cereali e pasta per 30 giorni, carne per 33 giorni, olio per 45 giorni e zucchero per 60 giorni. Per questo motivo la quantità di cibo distribuita tramite le carte annonarie cominciò a diminuire fin dai primi giorni dell’assedio.  Inoltre, vari tipi di sostanze estranee vennero presto aggiunti al pane. Anche il grano affondato quando furono bombardate dai tedeschi le chiatte che lo trasportavano, fu recuperato. I palombari poterono recuperare il carico dalle chiatte sul fondo del lago Ladoga, e il grano fradicio fu aggiunto al pane. A partire dal 20 ottobre, il pane disponibile era di farina di segale al 63%, 4% di semi di lino, 4% di crusca, 8% di farina di avena, 4% farina di soia, 12% di farina di malto e il 5% muffa.  Entro un paio di giorni, quando la fornitura di farina di malto cominciò a diminuire, si cominciarono ad utilizzare altre alternative, come la cellulosa trattata adeguatamente e semi di cotone. La prima riduzione delle razioni di cibo a Leningrado fu effettuata il 2 settembre, la seconda il 10 settembre, la terza il 1 ottobre, la quarta il 13 novembre e la quinta il 20 novembre. L’assegnazione giornaliera di ciò che si chiamava ancora “pane” variava tra i 125 e 250 grammi. Il giornalista inglese Alexander Werth osservò, “Già dopo la quarta riduzione, la gente iniziò a morire di fame.”
Secondo le informazioni di Werth, nel novembre 1941 11000 persone morirono nella città, a dicembre 52000, e nel gennaio 1942 3500-4000 persone morivano ogni giorno. Tra dicembre 1941 e gennaio 1942 200000 persone morirono. Anche quando la scarsità di cibo finì, molti continuarono a soccombere alle malattie causate dalla fame prolungata. Secondo varie stime, 1-1,5 milioni di abitanti di Leningrado morirono durante il blocco. Werth osservò, “Il patriottismo locale e una disciplina di ferro, in parte imposta dalle autorità, sono da attribuire alla virtuale assenza di tumulti o sommosse per la fame. … Ci fu inevitabilmente del racket, ma nel complesso la disciplina era buona. … Il morale, anche nelle condizioni terribili della carestia al culmine, venne mantenuto in tutti i modi: vi furono molti spettacoli teatrali per tutto l’inverno, con attori che quasi svenivano per la fame, indossando (come il pubblico) tutto il possibile per tenersi al caldo.” La composizione di Dmitrij Shostakovich della sua famosa Settima Sinfonia nella città assediata fu la prova dello spirito inflessibile di Leningrado. Shostakovich disse: “Dedico la mia Settima Sinfonia alla nostra lotta contro il fascismo, alla nostra prossima vittoria sul nemico, alla mia città natale, Leningrado“. Nonostante le condizioni particolarmente difficili, gli abitanti di Leningrado continuarono a vivere e a lavorare per difendere la città. Nella primavera del 1942, 57 aziende della difesa operavano a Leningrado. Durante quel periodo produssero 99 cannoni, 790 mitragliatrici, 214000 proiettili e 200000 mine. E i lavoratori dei cantieri navali erano occupati a riparare le navi da guerra. Anche i capi del Reich furono impressionati dallo spirito eroico di Leningrado. Nel suo diario, Goebbels ammise che i difensori della città fecero qualcosa di inaudito nella storia moderna.
136402162_86dad16abc_oTentativi vennero compiuti dai primi giorni dell’assedio per rifornire la città attraverso una rotta sul Lago Ladoga. Ma le chiatte e altre navi che navigavano da e per Leningrado furono sotto costante bombardamento da parte dei tedeschi. Molte donne e bambini su queste barche morirono mentre venivano evacuati dalla città. Durante il primo mese di attività, la rotta sul lago per Leningrado  poté trasportare solo 9800 tonnellate di rifornimenti, sufficienti a fare sopravvivere per otto giorni i residenti della città. Poi i rifornimenti alimentari iniziarono ad aumentare. Tra il 12 settembre e il 15 novembre, 25000 tonnellate di merce arrivarono a Leningrado, permettendo ai residenti di resistere per altri 20 giorni. Ma il 15 novembre 1941, i rifornimenti di cibo si fermarono perché il lago Ladoga cominciò a congelarsi. I milioni di abitanti nella città poterono ora essere riforniti soltanto per via aerea. Da fine novembre 1941, tentativi furono fatti per trasportare cibo sul lago Ladoga ghiacciato. Cercare di rifornire la città da questa “strada della vita”, come veniva chiamata a Leningrado, era estremamente pericoloso. I tedeschi la bombardarono incessantemente ed autoveicoli sprofondarono con passeggeri e merci. Un autista che trasportò rifornimenti lungo la strada della vita sul Ladoga, durante gli anni dell’assedio, disse che lasciava la portiera aperta mentre guidava e, a volte, addirittura era in piedi sul predellino per poter avere la possibilità di saltare dall’auto prima di scivolare sotto l’acqua gelida. E tuttavia, i rifornimenti di cibo attraverso la Strada della Vita permisero di aumentare le razioni di Leningrado da fine gennaio 1942, a 200-350 grammi di “pane.” Alla fine del gennaio 1942 si vide anche l’inizio dell’evacuazione organizzata di donne, bambini, anziani e malati da Leningrado attraverso la Strada della Vita sul Ladoga e anche per via aerea. Un milione di persone fu evacuato da Leningrado nel 1942. Nel novembre 1942 solo 550000 civili rimasero in città.
Ora alcuni si domanderanno: “Non sarebbe stato possibile arrendersi e impedire ai cittadini di Leningrado di morire di fame così?” Hitler aveva condannato Leningrado e i suoi residenti al totale annientamento. Le note stenografiche della riunione del Comando militare supremo del 25 settembre 1941, presso Rustenburg, mostrano l’ordine di Hitler al feldmaresciallo Erich von Manstein “di cancellate Leningrado dalla faccia della terra“. Chiaramente anche i capi militari tedeschi furono sorpresi da tale direttiva e, quindi, Hitler commentò quel giorno, dopo cena, “Probabilmente molte persone si saranno messe le mani sui capelli, cercando di rispondere alla domanda, ‘Come può il fuhrer distruggere una città come San Pietroburgo?’ Ma quando sento che la nostra razza è in pericolo, i miei sentimenti lasciano il posto a calcoli molto freddi.” Ora i documenti tedeschi venuti alla luce indicano che le unità militari che circondarono la città avevano l’ordine di sparare a qualsiasi residente affamato che cercasse di fuggire dalla città. Nel gennaio1943, il blocco di Leningrado fu parzialmente rotto, e l’assedio completamente finito il 27 gennaio 1944, giorno in cui i sopravvissuti del blocco, felici, festeggiano la loro straordinaria vittoria sotto le salve di 24 cannoni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da Mosca a Stalingrado la grande svolta dell’Armata Rossa

Jacques Pauwels Global Research 6 dicembre 2011

1536736La seconda guerra mondiale iniziò, almeno per quanto riguarda il “Teatro Europeo”, con l’esercito tedesco che spianava la Polonia nel settembre 1939. Circa sei mesi dopo, altre vittorie spettacolari seguirono, questa volta sul Benelux e la Francia. Entro l’estate 1940, la Germania sembrava invincibile e destinata a governare il continente europeo a tempo indeterminato. (La Gran Bretagna si rifiutò di gettare la spugna, ma non poteva sperare di vincere la guerra da sola, e dovette temere che Hitler avrebbe presto rivolto la sua attenzione su Gibilterra, Egitto e altri gioielli della corona  imperiale inglese). Cinque anni più tardi, la Germania subì il dolore e l’umiliazione della sconfitta totale. Il 20 aprile 1945 Hitler si suicidava a Berlino mentre l’Armata Rossa si spianava la strada verso la città ridotta a un cumulo di macerie fumanti, e l’8/9 maggio i tedeschi si arresero incondizionatamente. Chiaramente, tra la fine del 1940 e il 1944 vi fu una svolta piuttosto drammatica. Ma quando e dove? In Normandia nel 1944, secondo alcuni, a Stalingrado, nell’inverno del 1942-43 secondo altri. In realtà, la svolta avvenne nel dicembre 1941 in Unione Sovietica, più precisamente nell’arida pianura davanti Mosca. Come uno storico tedesco, esperto della guerra contro l’Unione Sovietica, disse: “Quella vittoria dell’Armata Rossa (di fronte Mosca) fu senza dubbio la grande svolta (Zäsur) di tutta la guerra mondiale.”(1)
Che l’Unione Sovietica fu teatro della battaglia che cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale, non dovrebbe sorprendere. La guerra contro l’Unione Sovietica era la guerra che Hitler aveva voluto fin dall’inizio, come rese assai chiaro sulle pagine del Mein Kampf, scritto a metà degli anni ’20. (Ma un Ostkrieg, una guerra a est, cioè contro i sovietici, fu anche l’oggetto del desiderio dei generali tedeschi, degli industriali più importanti della Germania e di altri “pilastri” della dirigenza  della Germania.) In realtà, come uno storico tedesco ha appena dimostrato (2), fu la guerra contro l’Unione Sovietica, e non contro Polonia, Francia o Gran Bretagna ciò che Hitler aveva voluto scatenare nel 1939. L’11 agosto dello stesso anno, Hitler spiegò a Carl J. Burckhardt, un funzionario della Lega delle Nazioni, che “tutto ciò era diretto contro la Russia” e che “se l’occidente (cioè i francesi e gli inglesi) è troppo stupido e cieco per comprenderlo, sarebbe stato costretto a raggiungere un’intesa con i russi, girarsi a sconfiggere l’occidente e poi rivoltarsi con tutte le forze per sferrare il colpo contro l’Unione Sovietica“.(3) Questo infatti fu ciò che successe. L’occidente si rivelò “troppo stupido e cieco”, come Hitler vide, per dargli “mano libera” ad est, così fece un accordo con Mosca, il famigerato “patto Hitler-Stalin”, scatenando la guerra contro Polonia, Francia e Gran Bretagna. Ma il suo obiettivo rimase lo stesso: attaccare e distruggere l’Unione Sovietica al più presto possibile. Hitler e i generali tedeschi erano convinti di aver appreso una lezione importante dalla I Guerra Mondiale. Priva di materie prime necessarie per vincere una guerra moderna, come petrolio e gomma, la Germania non poteva vincere una guerra lunga ed estenuante. Per vincere la prossima guerra, la Germania avrebbe dovuto vincerla subito, in modo assai veloce. Così nacque il concetto di Blitzkrieg, cioè l’idea della guerra (Krieg) veloce come “fulmine” (Blitz). Blitzkrieg significava guerra motorizzata, quindi in preparazione della guerra la Germania, durante gli anni trenta, puntò su un massiccio numero di carri armati e aerei, nonché di camion per il trasporto delle truppe. Inoltre, quantità gigantesche di petrolio e gomma furono importate e stoccate. Gran parte del petrolio fu acquistato da imprese statunitensi, alcune delle quali misero gentilmente a disposizione la “ricetta” per la produzione del carburante sintetico dal carbone.(4) Nel 1939 e nel 1940, questo sistema consentì alla Wehrmacht e alla Luftwaffe tedesche di sopraffare le difese polacche, olandesi, belghe e francesi con migliaia di aerei e carri armati, in poche settimane; le Blitzkriege, “guerre velocissime”, furono invariabilmente seguite dalle Blitzsiege, “vittorie lampo”. Queste vittorie furono abbastanza spettacolari, ma non diedero alla Germania granché cme bottino di vitale importanza quali petrolio e gomma. Invece, il “fulmine di guerra” esaurì le scorte accumulate. Fortunatamente per Hitler, nel 1940 e nel 1941 la Germania poteva continuare a importare petrolio dagli ancora neutrali Stati Uniti, non direttamente, ma attraverso altri Paesi neutrali (e amici) come la Spagna di Franco. Inoltre, secondo i termini del patto Hitler-Stalin, l’Unione Sovietica stessa fornì alla Germania in modo piuttosto generoso, gasolio! Tuttavia, era più preoccupante per Hitler che la Germania in cambio dovesse fornire all’Unione Sovietica prodotti industriali di alta qualità ed avanzata tecnologia militare, utilizzati dai sovietici per modernizzare il loro esercito e migliorare le loro armi.(5)
E’ comprensibile che Hitler avesse già resuscitato il suo vecchio piano per la guerra contro l’Unione Sovietica subito dopo la sconfitta della Francia, cioè nell’estate 1940. Un ordine formale per elaborare piani per un attacco del genere, dal nome in codice Operazione Barbarossa (Unternehmen Barbarossa) fu dato un paio di mesi dopo, il 18 dicembre 1940.(6) Già nel 1939 Hitler aveva voglia di attaccare l’Unione Sovietica, essendosi volto contro l’occidente solo, come uno storico tedesco afferma, “al fine di godere della sicurezza nelle retrovie  (Rückenfreiheit) quando sarebbe stato finalmente pronto a regolare i conti con l’Unione Sovietica“. Lo stesso storico conclude che nel 1940 non era cambiato nulla di ciò che preoccupava Hitler: “Il vero nemico è ad est“.(7) Hitler semplicemente non voleva aspettare oltre prima di realizzare la grande ambizione della sua vita, cioè distruggere il Paese che aveva definito suo acerrimo nemico nel Mein Kampf. Inoltre, sapeva che i sovietici stavano freneticamente preparando le proprie difese contro l’attacco tedesco che, come sapevano fin troppo bene, prima o poi sarebbe arrivato. Dato che l’Unione Sovietica diveniva sempre più forte, di giorno in giorno, il tempo non era ovviamente dalla parte di Hitler. Quanto ancora poteva aspettare prima che la “finestra delle opportunità” si chiudesse? Inoltre, conducendo una guerra lampo contro l’Unione Sovietica, avrebbe rifornito la Germania delle risorse virtualmente illimitate di questo enorme Paese, compresi il frumento ucraino per alimentare la popolazione della Germania con cibo in abbondanza, anche in tempo di guerra, minerali come il carbone, da cui gomma e benzina sintetica potevano essere prodotte e, ultimo ma certamente non meno importante!, i ricchi giacimenti petroliferi di Baku e Groznij, dove i Panzer e gli Stuka dagli elevati consumi di carburante avrebbero potuto riempire i serbatoi fino all’orlo e in qualsiasi momento. Tempratosi con tali attività, sarebbe stata una questione semplice, per Hitler, regolare i conti con la Gran Bretagna, a partire, ad esempio, dalla cattura di Gibilterra. La Germania sarebbe stata finalmente una vera potenza mondiale, invulnerabile nella “fortezza” europea dall’Atlantico agli Urali, in possesso di risorse illimitate e quindi in grado di vincere ulteriori lunghe guerre  contro qualsiasi antagonista, come gli Stati Uniti! In una delle future “guerre dei continenti” evocata dalla febbrile fantasia di Hitler.
Hitler e i suoi generali erano sicuri che la Blitzkrieg che si preparavano a scatenare contro l’Unione Sovietica sarebbe stato un successo come le precedenti “guerre lampo” contro Polonia e Francia. Ritenevano l’Unione Sovietica un “gigante dai piedi d’argilla”, il cui esercito, presumibilmente decapitato dalle purghe staliniane alla fine degli anni ’30, era “Null’altro che uno scherzo“, come lo stesso Hitler ammise una sola volta. [8] Per combattere, e naturalmente vincere le battaglie decisive,  pianificarono una campagna di 4-6 settimane, forse seguita da alcune operazioni di rastrellamento, durante i quali i resti dei sovietici sarebbero “stati inseguiti in tutto il Paese come un gruppo di cosacchi battuti“. (9) In ogni caso, Hitler si sentiva a proprio agio e alla vigilia dell’attacco “credeva di essere sul punto del più grande trionfo della sua vita“.(10) (A Washington e Londra, gli esperti militari erano altresì convinti che l’Unione Sovietica non avrebbe opposto una resistenza significativa al colosso nazista, le cui gesta militari nel 1939-40 gli guadagnarono la reputazione dell’invincibilità. I servizi segreti inglesi erano convinti che l’Unione Sovietica sarebbe stata “liquidata entro otto-dieci settimane” e il Feldmaresciallo sir John Dill, Capo di Stato Maggiore Generale Imperiale, affermò che la Wehrmacht avrebbe tagliato l’Armata Rossa “come un coltello caldo nel burro“, e che l’Armata Rossa sarebbe stata rigettata “come bestiame”. Secondo gli esperti di Washington, Hitler avrebbe “schiacciato la Russia (sic) come un uovo“).(11)
L’attacco tedesco iniziò il 22 giugno 1941, nelle prime ore del mattino. Tre milioni di soldati tedeschi e quasi 700000 alleati della Germania nazista attraversarono il confine, e i loro equipaggiamenti consistevano in 600000 autoveicoli, 3648 carri armati, più di 2700 aerei e poco più di 7000 pezzi d’artiglieria. (12) In un primo momento, tutto andò secondo i piani. Enormi brecce furono aperte nelle difese sovietiche, impressionanti conquiste territoriali furono fatte rapidamente e centinaia di migliaia di soldati dell’Armata Rossa furono uccisi, feriti o fatti prigionieri in una serie di spettacolari battaglie di “accerchiamento” (Kesselschlachten). Dopo una tale battaglia, combattuta nei pressi di Smolensk, verso la fine di luglio, la strada per Mosca sembrava aperta. Tuttavia, subito divenne evidente che la Blitzkrieg in Oriente non sarebbe stata la passeggiata che  prevista. Di fronte alla più potente macchina militare sulla terra, l’Armata Rossa prevedibilmente subì gravi colpi ma, come il ministro della Propaganda Joseph Goebbels confidò sul suo diario già il 2 luglio, ne ammise la dura resistenza e che aveva risposto piuttosto duramente in più di un’occasione. Il generale Franz Halder, per molti versi il “padrino” del piano di attacco dell’Operazione Barbarossa, riconobbe che la resistenza sovietica era molto più dura di qualsiasi altra cosa i tedeschi avessero affrontato in Europa occidentale. I rapporti della Wehrmacht citano una “dura” e anche “selvaggia” resistenza che causava pesanti perdite in uomini e mezzi tra i tedeschi.(13) Più di quanto si aspettassero, le forze sovietiche riuscirono a lanciare contro-attacchi che rallentarono l’avanzata tedesca. Alcune unità sovietiche entrarono in clandestinità nelle vaste paludi del Pripet e altrove, organizzando una mortale guerra partigiana minacciando le lunghe e vulnerabili linee di comunicazione tedesche. (14) Inoltre, si scoprì che l’Armata Rossa era molto meglio attrezzata del previsto. I generali tedeschi furono “stupiti”, scrive uno storico tedesco, dalla qualità delle armi sovietiche come il lanciarazzi Katjusha (“Organi di Stalin”) e il carro armato T-34. Hitler era furioso dal fatto che i suoi servizi segreti non fossero a conoscenza dell’esistenza di queste armi.(5) La maggiore preoccupazione dei tedeschi era il fatto che la maggior parte dell’Armata Rossa riuscisse a ritirarsi in buon ordine eludendo relativamente la distruzione con un’importante Kesselschlacht, ripetendo Canne o Sedan, come Hitler e suoi generali avevano sognato. I sovietici sembravano aver attentamente osservato e analizzato i successi della Blitzkrieg tedesca del 1939 e 1940, e ne trassero lezioni utili. Dovevano aver notato che nel maggio 1940 i francesi avevano ammassato le loro forze sul confine, così come in Belgio, rendendo così possibile alla macchina da guerra tedesca circondarle in una grande Kesselschlacht. (Le truppe inglesi furono  catturate in tale accerchiamento, ma riuscirono a fuggire via Dunkerque). I sovietici lasciarono alcune truppe al confine, naturalmente, e queste truppe prevedibilmente subirono gravi perdite durante le fasi iniziali di Barbarossa. Ma contrariamente a quanto sostenuto da storici come Richard Overy (16), il grosso dell’Armata Rossa venne trattenuto nelle retrovie evitando l’accerchiamento. Fu questa “difesa in profondità” che frustrò l’ambizione tedesca di distruggere l’Armata Rossa interamente. Come il maresciallo Zhukov scrisse nelle sue memorie, “l’Unione Sovietica sarebbe stata distrutta se avessimo organizzato tutte le nostre forze alla frontiera“.(17)
A metà luglio, mentre la guerra di Hitler in oriente iniziava a perdere le sue Blitz-qualità, alcuni dirigenti tedeschi iniziarono a esprimere grande preoccupazione. L’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto della Wehrmacht, l’Abwehr, per esempio confidò il 17 luglio a un collega al fronte, il generale von Bock, che vedeva “solo nero”. Sul fronte interno, molti civili tedeschi iniziarono a capire che la guerra in Oriente non stava andando bene. A Dresda, Victor Klemperer scrisse nel suo diario, il 13 luglio: “Soffriamo perdite immense, abbiamo sottovalutato i russi…“(18) In quel periodo Hitler abbandonò la sua fede in una vittoria rapida e facile, e ridimensionò le sue aspettative; ora esprimeva la speranza che le sue truppe potessero raggiungere il Volga entro ottobre e catturare i giacimenti petroliferi del Caucaso in un mese circa.(19) Entro la fine di agosto, nel momento in cui Barbarossa avrebbe dovuto essere alla fine, un memorandum del Comando della Wehrmacht (Oberkommando der Wehrmacht, OKW), ammise che poteva non essere più possibile  vincere la guerra nel 1941.(20) Uno dei problemi principali era il fatto che, quando Barbarossa iniziò il 22 giugno, le scorte disponibili di carburante, pneumatici, pezzi di ricambio ecc, erano sufficienti per circa due mesi. Ciò fu ritenuto sufficiente, perché ci si aspettava che entro due mesi l’Unione Sovietica sarebbe stata in ginocchio e le sue risorse illimitate, prodotti industriali, nonché materie prime, sarebbero state quindi disponibili ai tedeschi.(21) Tuttavia, alla fine di agosto le punte di lancia tedesche non s’erano avvicinate alle lontane regioni dell’Unione Sovietica dove c’era il petrolio, la più preziosa di tutte le merci militari, da poter predare. Se i panzer continuarono ad avanzare, anche se sempre più lentamente, sulle distese russe e ucraine apparentemente infinite, fu in gran parte per mezzo del carburante e della gomma importati attraverso Spagna e Francia occupata, dagli Stati Uniti. La quota statunitense delle vitali importazioni tedesche di lubrificanti per motori (Motorenöl), ad esempio, aumentò rapidamente durante l’estate del 1941, vale a dire dal 44 per cento di luglio a non meno del 94 per cento di settembre.(22)
136409982_3f16f578fd_oLe fiamme dell’ottimismo si riaccesero a settembre, quando le truppe tedesche catturarono Kiev, accerchiando 650000 prigionieri e più a nord, compiendo progressi in direzione di Mosca. Hitler credeva, o almeno faceva finta di credere, che la fine fosse ormai vicina per i sovietici. In un discorso pubblico a Berlino, al Sportpalast, del 3 ottobre, dichiarò che la guerra orientale era praticamente finita. E alla Wehrmacht fu ordinato di dare il colpo di grazia con il lancio dell’Operazione Tifone (Unternehmen Taifun), un’offensiva volta a prendere Mosca. Tuttavia, le probabilità di successo sembravano sempre più scarse mentre i sovietici stavano alacremente portando unità della riserva dall’Estremo Oriente. (Furono informati dal loro capo dello spionaggio a Tokyo, Richard Sorge, che i giapponesi, il cui esercito era di stanza nel nord della Cina, non avevano più intenzione di attaccare i vulnerabili confini sovietici nella zona di Vladivostok). A peggiorare le cose, i tedeschi non godevano più della superiorità aerea, in particolare su Mosca.  Inoltre, insufficienti forniture di munizioni e cibo venivano trasportate dalle retrovie del fronte, dato che le lunghe linee di rifornimento furono gravemente ostacolate dalle attività partigiane.(23) Infine, stava facendo freddo in Unione Sovietica, anche se non più del solito per quel periodo dell’anno. Ma l’alto comando tedesco, sicuro che la Blitzkrieg orientale sarebbe finita entro la fine dell’estate, non aveva fornito alle truppe l’attrezzatura necessaria per combattere sotto pioggia, fango, neve, gelo e a temperature autunnali e invernali russe. La presa di Mosca si profilava come un obiettivo estremamente importante per Hitler e i suoi generali. Credevano, a torto, che la caduta di Mosca avrebbe “decapitato” l’Unione Sovietica, provocandone il crollo. E sembrava anche importante evitare il ripetersi dello scenario dell’estate del 1914, quando l’avanzata tedesca, apparentemente inarrestabile, fu fermata in extremis alla periferia est di Parigi, durante la battaglia della Marna. Tale disastro dal punto di vista tedesco vietò alla Germania una quasi certa vittoria nelle fasi iniziali della “Grande Guerra”, costringendola a una lunga, estenuante lotta che, in mancanza di risorse sufficienti e con il blocco dalla marina inglese, era destinata a perdere. Questa volta, nella nuova Grande Guerra, combattuta contro un nuovo nemico, l’Unione Sovietica, non ci doveva essere un “Miracolo della Marna” cioè, nessuna sconfitta davanti la capitale, e la Germania quindi non avrebbe più combattuto, senza risorse e bloccata, un lungo, interminabile conflitto che avrebbe perso. A differenza di Parigi, Mosca sarebbe caduta, la storia non si sarebbe ripetuta e la Germania ne sarebbe uscita vittoriosa.(24) O almeno così speravano al quartier generale di Hitler.
La Wehrmacht continuò ad avanzare, anche se molto lentamente, e da metà novembre alcune unità erano a soli 30 chilometri dalla capitale. Ma le truppe erano ormai completamente esaurite ed a corto di rifornimenti. I loro comandanti sapevano che era semplicemente impossibile prendere Mosca, per quanto vicino potesse essere la città, e che anche così facendo non avrebbero avuto la loro vittoria. Il 3 dicembre, numerose unità abbandonarono l’offensiva di propria iniziativa. In pochi giorni, però, l’intero esercito tedesco davanti a Mosca fu semplicemente costretto sulla difensiva. Infatti, il 5 dicembre, alle 3 del mattino, in condizioni di freddo e neve, l’Armata Rossa lanciò improvvisamente una grande e ben preparata controffensiva. Le linee della Wehrmacht furono sfondate in molti punti e i tedeschi furono respinti di 100 – 280 km con pesanti perdite in uomini e mezzi. Fu solo con grande difficoltà che un accerchiamento catastrofico (Einkesselung) poté essere evitato. L’8 dicembre, Hitler ordinò al suo esercito di abbandonare l’offensiva e di trasferirsi su posizioni difensive. Addebitò questa battuta d’arresto all’arrivo inaspettatamente anticipato dell’inverno, rifiutandosi di ritirarsi oltre, come alcuni dei suoi generali suggerirono, e propose di attaccare di nuovo in primavera.(25) Così finì la Blitzkrieg di Hitler contro l’Unione Sovietica, la guerra che, se fosse stata vittoriosa, avrebbe realizzato la grande ambizione della sua vita, la distruzione dell’Unione Sovietica. Ancora più importante, almeno dal nostro punto di vista, una vittoria avrebbe inoltre fornito alla Germania nazista petrolio ed altre risorse sufficienti a farne una potenza mondiale praticamente invulnerabile. Così la Germania nazista sarebbe molto probabilmente stata in grado di finire la testarda Gran Bretagna, anche se gli Stati Uniti si fossero affrettati ad aiutare la cugina anglosassone che, per inciso, non era ancora in ballo all’inizio del dicembre 1941. Una Blitzsieg, cioè una rapida vittoria contro l’Unione Sovietica, poi avrebbe reso impossibile la sconfitta tedesca, e lo sarebbe stato con ogni probabilità. (Probabilmente è giusto dire che se la Germania nazista avesse sconfitto l’Unione Sovietica nel 1941, la Germania sarebbe oggi ancora la potenza egemone dell’Europa, e forse del Medio Oriente e del Nord Africa). Tuttavia, la sconfitta nella battaglia di Mosca, nel dicembre 1941, impedì che la Blitzkrieg di Hitler portasse alla Blitzsieg sperata. Nella nuova “battaglia della Marna”, appena ad ovest di Mosca, la Germania nazista subì la sconfitta che ne rese impossibile la vittoria, non solo contro l’Unione Sovietica, ma anche contro la Gran Bretagna e della guerra in generale. Tenendo conto delle lezioni della Prima guerra mondiale, Hitler e i suoi generali riconobbero fin dall’inizio che, per vincere la nuova “Grande Guerra” che avevano scatenato, la Germania doveva vincere rapidamente, alla velocità del lampo. Ma il 5 dicembre 1941, era evidente a tutti i presenti al quartier generale di Hitler che una Blitzsieg contro l’Unione Sovietica non era imminente, e che la Germania era destinata a perdere la guerra, se non prima, poi. Secondo il generale Alfred Jodl, Capo di stato maggiore delle operazioni dell’OKW, Hitler si rese conto che non poteva più vincere la guerra.(26) E così si può sostenere che le sorti della Seconda Guerra Mondiale furono decise il 5 dicembre 1941. Tuttavia, come le maree reali non cambiano all’improvviso, ma gradualmente e impercettibilmente, la marea della guerra non cambiò in un solo giorno, ma in giorni, settimane, addirittura mesi, cioè nei tre mesi tra la tarda estate del 1941 e l’inizio di dicembre dello stesso anno. La marea della guerra in Oriente mutò poco a poco, ma non impercettibilmente. Già nell’agosto del 1941, mentre i successi tedeschi non imposero la capitolazione sovietica e già la Wehrmacht rallentava notevolmente, gli osservatori più acuti cominciarono a dubitare che la vittoria tedesca, non solo in Unione Sovietica, ma nella guerra in generale, fosse ancora una possibilità. Il Vaticano, ben informato per esempio, inizialmente fu assai entusiasta della “crociata” di Hitler contro la patria sovietica del bolscevismo “senza Dio” e fiducioso che i sovietici sarebbero crollati immediatamente, iniziò ad esprimere gravi preoccupazioni circa la situazione orientale, nella tarda estate del 1941, ed alla metà di ottobre giunse alla conclusione che la Germania avrebbe perso la guerra.(27) Allo stesso modo, a metà ottobre, i servizi segreti svizzeri riferirono che “i tedeschi non possono più vincere la guerra”; tale conclusione si basava sulle informazioni raccolte in Svezia da dichiarazioni di ufficiali tedeschi.(28) Da fine novembre, una sorta di disfattismo aveva iniziato a infettare i vertici della Wehrmacht e del partito nazista. Proprio mentre sollecitavano le loro truppe ad avanzare su Mosca, alcuni generali opinarono che sarebbe stato preferibile fare aperture per la pace e rallentare la guerra senza raggiungere la grande vittoria che sembrava così certa all’inizio dell’Operazione Barbarossa. E poco prima della fine di novembre, il ministro degli Armamenti Fritz Todt chiese a Hitler di trovare una via d’uscita diplomatica alla guerra, in quanto sul piano militare, nonché industriale, era persa.(29)
Quando l’Armata Rossa lanciò la sua devastante controffensiva il 5 dicembre, lo stesso Hitler si rese conto che avrebbe perso la guerra. Ma ovviamente non era disposto a lasciare che il pubblico tedesco lo sapesse. Le brutte notizie dal fronte di Mosca furono presentate al pubblico come una sospensione temporanea, accusandone l’inaspettato inverno anticipato e l’incompetenza o codardia di alcuni comandanti. (Fu solo un anno più tardi, dopo la catastrofica sconfitta nella battaglia di Stalingrado, nell’inverno 1942-1943, che il pubblico tedesco e il mondo intero capirono che la Germania era condannata, è per questo che ancora oggi molti storici credono che la svolta avvenne a Stalingrado). Anche così, non fu possibile mantenere segrete le implicazioni catastrofiche della debacle di fronte Mosca. Ad esempio, il 19 dicembre 1941, il console tedesco a Basilea riferì ai  superiori di Berlino che (l’apertamente filo-nazista) capo della missione della Croce Rossa svizzera, inviato al fronte in Unione Sovietica per assistere solo i feriti tedeschi, ovviamente violando le regole della Croce Rossa, era tornato in Svizzera con la notizia, sorprendente per il console, che “non credeva che la Germania possa vincere la guerra“.(30) Il 7 dicembre 1941, nel suo quartier generale nelle foreste della Prussia orientale, Hitler non aveva ancora completamente digerito l’inquietante notizia della controffensiva sovietica di fronte Mosca quando seppe che dall’altra parte del mondo i giapponesi avevano attaccato gli statunitensi a Pearl Harbour, portando gli Stati Uniti a dichiarare guerra al Giappone, ma non alla Germania, che non aveva nulla a che fare con l’attacco e non era nemmeno a conoscenza dei piani giapponesi. Hitler non aveva alcun obbligo nel correre in aiuto degli amici giapponesi, come sostenuto da molti storici statunitensi, ma l’11 dicembre 1941, quattro giorni dopo Pearl Harbor, dichiarò guerra agli Stati Uniti. Tale decisione apparentemente irrazionale deve essere intesa alla luce della situazione tedesca in Unione Sovietica. Hitler quasi certamente ipotizzò che tale gesto di solidarietà del tutto gratuita avrebbe indotto l’alleato orientale a ricambiare con una dichiarazione di guerra contro il nemico della Germania, l’Unione Sovietica, e questo avrebbe costretto i sovietici nella situazione estremamente pericolosa di una guerra su due fronti. Hitler sembra aver creduto che potesse esorcizzare lo spettro della sconfitta in Unione Sovietica, e della guerra in generale, convocando una sorta di deus ex machina giapponese sulla vulnerabile frontiera siberiana dell’Unione Sovietica. Secondo lo storico tedesco Hans W. Gatzke, il führer era convinto che “se la Germania non si univa al Giappone (nella guerra contro gli Stati Uniti), sarebbe stata la … fine di ogni speranza di un aiuto giapponese contro l’Unione Sovietica“. Ma il Giappone non abboccò all’amo di Hitler. Tokyo disprezzava lo Stato sovietico, ma la terra del sol levante, ora in guerra contro gli Stati Uniti, non poteva permettersi il lusso di una guerra su due fronti, tanto quanto i sovietici, e preferì puntare tutto sulla strategia a “sud”, sperando di vincere il grande premio del sud-est asiatico, tra cui l’Indonesia ricca di petrolio, piuttosto che imbarcarsi in una joint venture nell’inospitale Siberia. Solo alla fine della guerra, dopo la resa della Germania nazista, ci sarebbero state le ostilità tra l’Unione Sovietica e il Giappone.(31) E così, a causa di Hitler, il campo dei nemici della Germania includeva non solo la Gran Bretagna e l’Unione Sovietica, ma anche i potenti Stati Uniti, le cui truppe sarebbero comparse prossimamente sulle coste della Germania, o almeno sulle rive dell’Europa occupata tedeschi. Gli statunitensi avrebbero infatti sbarcato le truppe in Francia, ma solo nel 1944, e questo indubbiamente importante evento è ancora spesso presentato come la svolta della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, ci si dovrebbe chiedere se gli statunitensi sarebbero mai sbarcati in Normandia o, se per questo, se mai avrebbero dichiarato guerra alla Germania nazista, se Hitler non l’avesse dichiarata a loro l’11 dicembre 1941, e ci si dovrebbe chiedere se Hitler non avrebbe mai compiuto un atto disperato, suicida, decidendo di dichiarare guerra agli Stati Uniti, se non si fosse trovato in una situazione disperata in Unione Sovietica. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra contro la Germania poi, che per molte ragioni non era “previsto” prima del dicembre 1941, fu anche conseguenza della battuta d’arresto tedesca di fronte Mosca. Ovviamente, ciò costituisce ancora un altro fatto che può essere citato a sostegno della tesi “della svolta” in Unione Sovietica nell’autunno e inizio inverno 1941.
998899La Germania nazista era condannata, ma la guerra era ancora lunga. Hitler ignorò il consiglio dei suoi generali, che consigliarono vivamente di cercare di trovare una via d’uscita diplomatica alla guerra, e decise di combattere nella vaga speranza di trarre in qualche modo la vittoria dal cilindro. La controffensiva russa era a corto di potenza, la Wehrmacht sarebbe sopravvissuta all’inverno 1941-1942 e nella primavera del 1942 Hitler avrebbe racimolato tutte le forze disponibili per un’offensiva, nome in codice “Operazione Blu” (Unternehmen Blau), in direzione dei campi petroliferi del Caucaso, via Stalingrado. Hitler stesso riconobbe che “se non abbiamo il petrolio di Majkop e Groznij, avremmo dovuto porre fine a questa guerra“.(32) Tuttavia, l’elemento sorpresa era perduto e i sovietici dimostrarono di disporre di enormi masse di uomini, petrolio e altre risorse, così come equipaggiamenti eccellenti, in gran parte prodotti in fabbriche stabilite oltre gli Urali tra il 1939 e il 1941. La Wehrmacht, d’altra parte, non poteva compensare le ingenti perdite subite nel 1941. Tra il 22 Giugno 1941 e il 31 gennaio 1942, i tedeschi persero 6000 velivoli e oltre 3200 carri armati e veicoli simili, e non meno di 918000 uomini furono uccisi, feriti o dispersi in azione, pari al 28,7 per cento della forza media dell’esercito di 3,2 milioni di uomini.(33) (In Unione Sovietica, la Germania avrebbe perso non meno di 10 milioni del totale di 13,5 milioni di uomini uccisi, feriti o fatti prigionieri durante l’intera guerra, e l’Armata Rossa finì accreditandosi il 90 per cento di tutti i tedeschi uccisi nella Seconda Guerra Mondiale.) (34) Le forze disponibili per una spinta verso i campi petroliferi del Caucaso erano quindi estremamente limitate. In tali circostanze, fu abbastanza notevole che nel 1942 i tedeschi riuscissero a fare quanto fecero. Ma quando la loro offensiva inevitabilmente si esaurì, e cioè nel settembre dello stesso anno, le loro linee debolmente tenute erano tese per centinaia di chilometri, presentando un bersaglio perfetto all’attacco sovietico. Quando l’attacco avvenne, intrappolò un’intera armata tedesca che, infine, distrusse a Stalingrado. Fu dopo questa grande vittoria dell’Armata Rossa che l’ineluttabilità della sconfitta tedesca nella Seconda Guerra Mondiale apparve evidente a tutti. Tuttavia, la sconfitta tedesca apparentemente minore e relativamente sottovalutata di fronte a Mosca, alla fine del 1941, fu il presupposto per la certamente più spettacolare e più “visibile” sconfitta tedesca a Stalingrado. Vi sono altri motivi per proclamare il dicembre 1941 la svolta della guerra. La controffensiva sovietica distrusse la reputazione dell’invincibilità di cui la Wehrmacht si beava fin dal suo successo contro la Polonia nel 1939, alzando così il morale dei nemici della Germania in tutto il mondo. La battaglia di Mosca inoltre assicurò che il grosso delle forze armate della Germania venisse legato ad un fronte di circa 4000 km per un periodo indeterminato di tempo, eliminando ogni possibilità di operazioni tedesche contro Gibilterra, per esempio, e quindi dando un notevole sollievo agli inglesi. Al contrario, il fallimento della Blitzkrieg demoralizzò i finlandesi e gli altri alleati dei tedeschi. E così via…
Di fronte a Mosca, nel dicembre 1941, la marea cambiò perché fu lì che la Blitzkrieg fallì e la Germania nazista fu costretta a combattere senza risorse sufficienti, una lunga, estenuante guerra che Hitler e i suoi generali sapevano che non avrebbero potuto vincere.1CA68VYQSJacques R. Pauwels, autore de Il mito della buona guerra: gli USA nella Seconda Guerra Mondiale, James Lorimer, Toronto, 2002.

309913Note
[1] Gerd R. Ueberschär, “Das Scheitern des, Unternehmens Barbarossa‘”, in Gerd R. Ueberschär e Wolfram Wette (a cura di), Der deutsche Überfall auf die Sowjetunion: “Unternehmen Barbarossa” del 1941, Frankfurt am Main, 2011, p.  120.
[2] Rolf-Dieter Müller, Der Feind steht im Osten: Hitler Geheime für einen Krieg gegen Pläne morire Sowjetunion im Jahr 1939, Berlin, 2011.
[3] Citato in Müller, op.  cit., p.  152.
[4] Jacques R. Pauwels, Il mito della guerra buona: Gli USA nella Seconda Guerra Mondiale, James Lorimer, Toronto, 2002, pp 33, 37.
[5] Lieven Soete, Het Sovjet-Duitse niet-aanvalspact van 23 agosto 1939: Politieke Zeden in het Interbellum, Berchem [Anversa], Belgio, 1989, pp 289-290, compresa la nota 1 a pag.  289.
[6] Cfr. ad esempio Gerd R. Ueberschär, “Hitler Entschluss zum ‘Lebensraum’-Krieg im Osten:? Programmatisches Ziel oder militärstrategisches Kalkül,” nel Gerd R. Ueberschär e Wolfram Wette (a cura di), Der deutsche Überfall auf die Sowjetunion: “Unternehmen Barbarossa” der 1941, Frankfurt am Main, 2011, p.  39.
[7] Müller, op.  cit., p.  169.
[8] Ueberschär, “Das Scheitern …“, p.  95.
[9] Müller, op.  cit., pp 209, 225.
[10] Ueberschär, “Hitler Entschluss …“, p.  15.
[11] Pauwels, op.  cit., p.  62; Ueberschär, “Das Scheitern ...”, pp 95-96, Domenico Losurdo, Stalin: storia e critica di una leggenda nera, Roma, 2008, p.  29.
[12] Müller, op.  cit., p.  243.
[13] Richard Overy,  La Russia in guerra, Londra, 1997, p.  87.
[14] Ueberschär, “Das Scheitern …“, pp 97-98.
[15] Ueberschär, “Das Scheitern ...”, p.  97; Losurdo, op.  cit., p.  31.
[16] Overy, op.  cit., pp 64-65.
[17] Grover Furr, Khrushchev mentì: La prova che ogni ‘rivelazione’ sui “crimini” di Stalin (e Beria) di Nikita Krusciov, nell’infame ‘Discorso Segreto’ al 20° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del 25 febbraio 1956, è manifestamente falsa, Kettering/Ohio, 2010, p. 343: Losurdo, op.  cit., p.  31; Soete, op.  cit., p.  297.
[18] Losurdo, op.  cit., pp 31-32.
[19] Bernd Wegner, “Hitler zweiter Feldzug gegen die Sowjetunion: Strategische Grundlagen und Bedeutung historische“, in Wolfgang Michalka (a cura di), Der Zweite Weltkrieg: Analysen – Grundzüge – Forschungsbilanz, Monaco e Zurigo, 1989, p.  653.
[20] Ueberschär, “Das Scheitern ...”, p.  100.
[21] Müller, op.  cit., p.  233.
[22] Tobias Jersak, “Oil für den Führer,” Frankfurter Allgemeine Zeitung, 11 febbraio 1999. Jersak utilizzò un documento “top secret” prodotto dalla Wehrmacht Reichsstelle für Mineralöl, ora nella sezione militare dei Bundesarchiv (Archivio federale), file di RW 19/2694.
[23] Ueberschär, “Das Scheitern …“, pp 99-102, 106-107.
[24] Ueberschär, “Das Scheitern ...”, p.  106.
[25] Ueberschär, “Das Scheitern ...”, pp 107-111, Geoffrey Roberts, Le Guerre di Stalin dalla prima guerra mondiale alla guerra fredda, 1939-1953, New Haven / CT e Londra, 2006, p. 111.
[26] Andreas Hillgruber (a cura di), Der Zweite Weltkrieg 1939-1945: Kriegsziele und Strategie der Grossen Mächte, quinta edizione, Stuttgart, 1989, p.  81.
[27] Annie Lacroix-Riz, Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la guerre froide, Paris, 1996, p.  417.
[28] Daniel Bourgeois, Affari helvétique et troisième Reich: Milieux d’affaires, politique étrangère, antisémitisme, Losanna, 1998, pp 123, 127.
[29] Ueberschär, “Das Scheitern …“, pp 107-108.
[30] Bourgeois, op.  cit., pp 123, 127.
[31] Pauwels, op. cit, pp 68-69; citazione di Hans W. Gatzke, “Germania e Stati Uniti: Una relazione speciale?”, Cambridge/MA, Londra, 1980, p.  137.
[32] Wegner, op.  cit., pp 654-656.
[33] Ueberschär, “Das Scheitern ...”, p.  116.
[34] Clive Ponting, Armageddon: la Seconda Guerra Mondiale, Londra, 1995, p.  130; Stephen E. Ambrose, Americani in guerra, New York, 1998, p.  72.

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1471285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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