La NATO accelera le attività contro la Russia per giustificare la propria esistenza

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 12/04/2014
1902742Questa settimana la NATO segna un triplice anniversario: i 15 anni dell’adesione all’alleanza di  Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca; i 10 anni dell’adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia e i 5 anni di Albania e Croazia. È il momento in cui la NATO sembra trovare una giustificazione alla propria esistenza. Ecco dove la crisi in Ucraina aiuta…
Parlando l’8 aprile a Parigi, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che ulteriori interventi della Russia in Ucraina avrebbero “gravi conseguenze” sulle relazioni di Mosca con la NATO e “isolerebbero ulteriormente la Russia a livello internazionale“. Rasmussen ha invitato la Russia a ritirare ciò che ha descritto come “decine di migliaia” di soldati ammassati sul confine ucraino. “Abbiamo attuato i piani per garantire la difesa e la protezione dei nostri alleati“, ha detto. “È evidente che l’evoluzione della situazione della sicurezza in Ucraina e alle sue frontiere rende necessario rivedere i nostri piani di difesa e rafforzare la nostra difesa collettiva“. Ha detto che la NATO esamina l’accordo di cooperazione (Atto istitutivo del 1997) con la Russia e la successiva dichiarazione di Roma del 2002 che impediva alla NATO la creazione di basi in Europa orientale e centrale. I ministri degli Esteri dell’alleanza decideranno a giugno. “Queste decisioni saranno influenzate dalla situazione in Ucraina e dal comportamento russo“, ha detto Rasmussen. (1) Il 9 aprile, il generale dell’US Air Force Philip Breedlove, comandante del comando europeo degli Stati Uniti e comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) delle NATO Allied Command Operations, ha detto all’Associated Press (2) che i prossimi piani della NATO prevedono la mobilitazione delle truppe statunitensi. Secondo il generale, non “escluderebbe il coinvolgimento di alcuna nazione, inclusi gli Stati Uniti.” “Essenzialmente ciò che prevediamo è un pacchetto di misure terrestri, aeree e marittime per fornire sicurezza ai nostri alleati orientali“, ha detto Breedlove. “Ho il compito di deciderlo entro la prossima settimana. Intendo adottarlo pienamente e presto”, ha osservato. Le sue parole facevano eco al capo della difesa degli Stati Uniti. Parlando alla CNN, il 9 aprile, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto, “Siamo sempre vigili e guardiamo sempre le opzioni da prendere“. (3) L’assistente del segretario alla Difesa Derek Chollet, testimoniando alla Commissione Forze Armate della Camera l’8 aprile, ha detto che gli Stati Uniti “riesaminano le loro forze in Europa e le nostre esigenze in schieramenti futuri, esercitazioni e formazioni nella regione“. (4) Non ha specificato quale riesame potrebbe comportare quando il Pentagono affronta tagli di bilancio e cerca di ridispiegare parte delle proprie risorse nella regione Asia-Pacifico nell’ambito della strategia del pivot. Tutti questi funzionari degli Stati Uniti non avrebbero fatto tali dichiarazioni minacciose, ovviamente, se non avessero almeno un’opzione sul tavolo. Il giorno dopo la decisione della NATO di porre fine alla cooperazione con la Russia, l’8 aprile la Süddeutsche Zeitung, il maggiore quotidiano per abbonamento tedesco, per dirla chiaramente ha affermato che “la NATO ora vede nella Russia un nemico“. Ha intenzione di attuare il messaggio o è solo una dichiarazione raffazzonata?

I tamburi di guerra si sentono negli USA
I repubblicani della Camera USA chiedono al Pentagono di rivedere la sua strategia. Ad esempio, il presidente del Comitato Forze Armate della Camera Buck McKeon ha presentato, l’8 aprile, una legge volta a stimolare la postura e le capacità di militari degli Stati Uniti in Europa per contrastare “l’aggressione russa all’Ucraina e agli alleati della NATO“. Il disegno di legge, sostenuto dai repubblicani Mike Turner e Mike Rogers, chiede che gli Stati Uniti sospendano l’attività militare con la Russia e forniscano consulenze militare e assistenza tecnica all’Ucraina. I repubblicani hanno criticato il Quadrennial Defense Review, documento strategico recentemente pubblicato dal dipartimento della Difesa per, tra le altre cose, menzionare appena la Russia. Derek Chollet, assistente del segretario alla Difesa per la sicurezza internazionale, ha detto che “non pensiamo di riscrivere il QDR” ma le azioni della Russia spingeranno gli USA a riesaminare la presenza di truppe in Europa. (5) Vi sono voci che chiedono l’espansione della NATO. I senatori John McCain e Lindsey Graham raccomandano d’accrescere “cooperazione e sostegno a Ucraina, Georgia, Moldova e agli altri partner non-NATO“. McCain e Graham esortano l’espansione della NATO in Georgia e Moldavia. L’iniziativa in politica estera ha raggruppato 56 star neoconservatrici a sostegno del Membership Action Plan della Georgia e dell’adesione di Finlandia, Svezia, Ucraina e “altri partner europei della sicurezza“. Un gruppo di 40 membri del Congresso ha chiesto l’ammissione di Macedonia e Montenegro, e infine del Kosovo, avanzando “la prospettiva dell’adesione di Georgia e Bosnia-Erzegovina” e continuando la “stretta collaborazione… con altri Paesi dell’Europa centrale e orientale che vogliono relazioni più strette con Stati Uniti e NATO“.

La NATO intensifica le attività militari
Tra le crescenti tensioni in Ucraina, il governo polacco ha confermato che le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti continueranno a giugno con l’arrivo di altri caccia F-16. Secondo la radio polacca (6) del 10 aprile, aerei da rifornimento saranno inviati in Polonia dal Regno Unito, nello stesso periodo. “Ciò mostra il forte impegno degli alleati e la visibile presenza degli Stati Uniti“, ha detto al notiziario TVN24 il ministro della Difesa Tomasz Siemoniak. “Ci sforziamo di assicurare che le lezioni della crisi (russo-ucraina) portino alla duratura presenza della NATO in Oriente“, ha aggiunto. Alla domanda sulla disponibilità della NATO ad intervenire in caso di  attacco contro uno suo Stato membro, Siemoniak ha detto che “queste forze sono pronte ad un intervento immediato“. Il ministro ha osservato che 18 jet da combattimento F-16 degli Stati Uniti saranno dislocati in una base aerea di Lask, Polonia centrale, dove gli Stati Uniti e le forze armate polacche collaborano da oltre un anno e mezzo. “Per diverse settimane c’erano 12 aerei F-16 ed aerei da trasporto“, ha detto il ministro della Difesa aggiungendo che le forze della NATO nella regione sono interessate ad “attività a lungo termine che potrebbero durare anni o decenni“, anche se ha riconosciuto che un tale accordo non può essere concluso “in pochi giorni“. Nel frattempo l’USS Donald Cook e la nave-spia francese Dupuy de Lome sono nel Mar Nero. L’USS Donald Cook è la terza nave da guerra statunitense inviata nel Mar Nero. A febbraio, gli Stati Uniti hanno inviato la fregata USS Taylor nelle acque del mare per garantire la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi. Il mese scorso, l’USS Truxtun aveva attraversato il Bosforo per condurre esercitazioni congiunte nel Mar Nero con Bulgaria e Romania. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha già detto che la presenza di navi statunitensi nel Mar Nero ha superato il limite della convenzione. Le precedenti visite navali statunitensi nel Mar Nero avvenivano nell’arco di mesi.
Le aeronautiche di NATO e Partenariato per la Pace hanno appena terminato le esercitazioni offensive e difensive in Olanda nell’ambito delle manovre Frisian Flag. L’esercitazione olandese, nella base aerea di Leeuwarden, s’è svolta dal 31 marzo all’11 aprile 2014. Circa 50 aerei hanno partecipato alla missione. I jet della NATO parteciperanno ai pattugliamenti aerei nella regione, dopo l’esercitazione che gli analisti dicono aver assunto ulteriore significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Francia hanno offerto altri aerei militari. Gli Stati Uniti hanno aggiunto sei F-15C in Lituania e una dozzina di F-16 e 300 truppe in Polonia, e previsto ulteriori forze per le esercitazioni in Polonia e Paesi baltici, aumentando i voli d’intelligence in Polonia e Romania. Nella riunione di marzo, la NATO ha ordinato lo studio di misure per sostenere i membri dell’alleanza dell’Europa orientale, tra cui l’invio di altre truppe e attrezzature sul posto, ulteriori esercitazioni militari, miglioramento della forza di rapido dispiegamento e revisione dei piani militari. Il comandante dell’alleanza generale Philip Breedlove ha detto che le opzioni per tale “pacchetto di assicurazione” include l’aumento delle potenza aerea e delle navi nel Mar Baltico, la creazione di una forza navale nel Mar Nero e il dispiegamento dal Texas di una brigata di 4500 effettivi dell’esercito. Ma gli europei orientali vogliono altro ancora. Il ministro della Difesa polacco Tomasz Siemoniak ha insistito: “Gli Stati Uniti devono aumentare la propria presenza in Europa centrale e orientale, anche in Polonia“. Il presidente della Romania Traian Basescu ha citato “la necessità di riposizionare maggiori risorse militari della NATO” in Romania. L’ambasciatore alla NATO dell’Estonia, Lauri Lepik, ha dichiarato: “ciò che i Paesi baltici vogliono è la presenza sul campo degli alleati”. Un ex-ministro lettone ha detto all’Economist: “Vorremmo vedere un paio di squadroni statunitensi qui, soldati e anche una portaerei“. (7) Tutti questi passaggi sono una chiara violazione del Trattato del 1997 sulla cooperazione NATO-Russia, incrementando le proprie forze in Europa orientale, la NATO ha promesso di rafforzare la difesa collettiva piuttosto che l’ulteriore stazionamento permanente di sostanziali forze da combattimento in basi regolari.

La Russia chiama alla ragione
Il Ministero degli Esteri russo ha detto che Ucraina e Stati Uniti non hanno “alcun motivo di preoccupazione” per la presenza accresciuta di forze nella regione, e che “la Russia ha ripetutamente dichiarato che non conduce attività insolite o non pianificate militarmente significative sul proprio territorio al confine con l’Ucraina“. Le autorità russe considerano le accuse del segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen contro Mosca un tentativo di rafforzare l’importanza dell’alleanza, ha detto il ministero degli Esteri russo in un commento sul suo sito del 10 aprile (8). “Le continue accuse del segretario generale contro di noi suggeriscono che l’alleanza stia cercando di usare la crisi in Ucraina per “consolidare le fila” di fronte a minacce  immaginarie presumibilmente rivolte contro Paesi della NATO, come pure di rafforzare l’importanza dell’alleanza nel 21° secolo“, dice la nota. Le recenti dichiarazioni del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen sulla situazione in Ucraina, così come il doppio standard dell’alleanza in Crimea, ostacolano la riduzione delle tensioni, ha detto il Ministero degli Esteri russo. La Russia nega le accuse d’ingerenza in Ucraina e ha detto che vorrebbe dei colloqui sulla crisi politica ucraina coinvolgendo Stati Uniti, Unione Europea e “tutte le forze politiche in Ucraina”. La riunione di aprile dei capi degli Esteri della NATO ha dimostrato che i sostenitori dell’escalation hanno il sopravvento nell’alleanza. Truppe e forze aeree vengono concentrate in prossimità dei confini russi. La presenza e le attività militari vengono intensificate con la scusa delle esercitazioni.  L’alleanza avanza accuse infondate su un’imminente invasione dell’Ucraina dalla Russia come pretesto per ammassare forze in Europa orientale ed elaborare piani di guerra contro la Russia. La politica estera antirussa si acutizza nello spazio post-sovietico, in particolare in Ucraina, Moldova e Georgia. La NATO approfitta della situazione in Ucraina per giustificare la sua ragione d’essere, comprese le sue spese militari pari alla metà della spesa militare mondiale e superiore di decine di volte a quelle della Russia. I piani comporteranno la militarizzazione dell’Europa. L’escalation aggressiva della NATO minaccia la guerra tra NATO e Russia, una grande potenza militare nucleare. La minaccia di un disastro incombe.

nushi20130328193534277La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco perché le cosiddette sanzioni occidentali contro la Russia sono un grande bluff

Una lezione di geostrategia di Jean-Paul Pougala, ex-scaricatore illegale, CameroonVoice Bandjoun (Camerun) 20/03/2014
Jean-Paul Pougala insegna “geostrategia africana” presso l’Istituto Superiore di Management (ISMA) al Rue des Ecoles di Douala, Camerun.

vladimir-putin-valery-gerasimov-sergei-shoiguParte 1/4 – Sul piano militare, la minaccia dell’occidente è un bluff
A – La Russia è inevitabile nelle strategie militari occidentali
Durante la crisi in Africa centrale, il popolo del Camerun inveiva perché le truppe francesi passarono sul territorio camerunese per arrivare in Africa Centrale. Le malelingue arrivarono a dire che la Francia voleva usare questa operazione per destabilizzare il Camerun. La vera ragione di tale transito, che radio e televisione francesi che trasmettono anche nell’Africa francofona furono attente a non svelare, era che la Francia, che si pretende così potente, non ha aeromobili di grandi dimensioni per il suo esercito. La Francia, che ha un deterrente nucleare molto costoso, paradossalmente non ha soldi per permettersi un aereo di tipo “jumbo”. Così è costretta a noleggiarli, e anche allora i costi sono proibitivi. E secondo voi, da chi affitta aerei di grandi dimensioni per trasportare le proprie truppe e materiale bellico? Dalla Russia. Proprio perché i grandi aerei meno costosi sono gli Antonov russi. Questo è lo stesso problema di tutti gli altri Paesi dell’Unione europea che di giorno giurano di torcere il collo della Russia, ma di notte spiegano a Mosca che stanno solo scherzando, affinché non si arrabbi. L’Unione europea la scorsa settimana ha firmato un accordo di associazione con il governo provvisorio (golpista) dell’Ucraina. Si tratta di un accordo che è di per sé un vero e proprio bluff, perché il grosso dell’economia ucraina è nella parte territoriale di lingua russa. Gli impianti industriali militari di epoca sovietica sono ancora legati a Mosca. E nessun accordo per salvare l’Ucraina può fare a meno della parte in cui si concentrano principalmente le industrie della Difesa ucraine. Vale a dire che l’Unione europea, sostenendo i manifestanti di Maidan fino all’accordo per emarginare i russofoni in Ucraina, ritiene di costruire un’alleanza strategica contro coloro che detengono l’industria delle armi necessaria anche per una piccola guerra. Si ha sempre l’impressione che i capi europei non ne sappiano molto della vera geopolitica di Ucraina e Russia. Da un lato, vogliono emarginare la Russia, mentre nei fatti non possono farne a meno. I cittadini europei non sanno che non c’è solo la Francia priva di mezzi per trasportare i suoi militari da un punto ad un altro. La NATO, che pretende di bombardare la Russia se cerca di riconquistare le regioni russofone dell’Ucraina, fa trasportate alla Russia il grosso delle sue truppe ed attrezzature nella maggior parte dei teatri non solo di guerra, ma anche di addestramento. Attraverso la sua agenzia, la Namsa, la NATO ha stipulato il contratto confidenziale SALIS (Strategic Air Lift Interim Solution) con la società russa Ruslan Salis GmbH di Lipsia, in Germania e che riguarda i grandi velivoli da trasporto di due aziende russe: l’Antonov Design Bureau (ADP) di Kiev, Ucraina e le Volga Dnepr Airlines (VDA) di Uljanovsk in Russia. Senza l’aiuto dei russi, la NATO dovrebbe rimanere a terra per mancanza di fondi. Per un confronto, il maggiore aereo cargo statunitense, il Boeing C-17, è 30 volte più costoso dell’Antonov. Questo spiega perché i 18 Paesi della NATO, tra cui la Francia, affittino aerei russi oggi. E anche se mostrano le loro zanne e danno l’impressione agli ignoranti di essere duri con la Russia, si nasconderanno con cura ogni volta che il Presidente russo Putin tossirà un po’. Secondo un articolo del 5 agosto 2009 sulla pagina Secret Défense del quotidiano francese Libération, la Francia paga ogni anno 30 milioni di dollari per l’affitto di aerei russi. Li ha usati per 1195 ore nel 2008, se ne calcoli l’ammontare con i 25000 euro per ogni ora di noleggio. Il giornale ha confrontato l’aereo dell’Antonov con quello dei partner statunitensi, e ha detto che per le stesse ore la Francia avrebbe dovuto pagare 600 milioni di euro se avesse scelto di affittare dagli statunitensi piuttosto che dai russi. Non importa, 25000 euro all’ora è una buona cifra, 16,4 milioni di FCFA per ogni ora di noleggio di un Antonov An-124 che trasporta un carico di 390 tonnellate in 1000 mc. La Francia può giocare a braccio di ferro facendo credere alla Polonia di inviare 4 caccia per proteggerla dalla Russia, ma tale iniziativa fa ridere gli asili in Russia. E chi finanzierebbe la guerra contro la Russia, se ancora non ha idea di chi finanzia le sue operazioni in Africa centrale, avendo l’Unione europea fatto alla Francia la vaga promessa di 50 milioni di euro mentre gli statunitensi erano riusciti a garantirsi che il voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non facesse di tale intervento un intervento delle Nazioni Unite, in modo che non lo pagassero. Quindi si capisce perché la Francia deve risparmiare mentre la decisione del trasporto via terra dal porto di Douala si rivela una soluzione imposta. Non si tratta quindi di una manovra per destabilizzare il Camerun, ma di una scelta dettata dalle tasche vuote di un Paese in crisi che pretende di sloggiare i russi dalla Crimea.

B – L’esercito statunitense ha un bisogno vitale della Russia
Senza l’aiuto della Russia, i marines statunitensi avrebbero mille volte più difficoltà in Afghanistan.  Questo Paese non ha accesso al mare e confina con la Comunità degli Stati Indipendenti, la Cina, il Pakistan e l’Iran. Gli statunitensi, non sentendosi al sicuro in Pakistan dove bin Ladin si nascose per 10 anni, hanno scelto di passare attraverso la Russia per arrivare in Afghanistan. Così, quando si parla del costo della guerra in Afghanistan, il contribuente statunitense non sa che finanzia il nemico russo. Basta sgranare i conti del Pentagono per capire che la Russia si sta già fregando le mani a mano a mano che il conflitto si trascina. Nel 2012, per esempio, una dichiarazione del Pentagono ha reso ufficiale il numero di soldati statunitensi transitati dalla Russia dall’inizio del conflitto: 379000 soldati e 45000 tonnellate di materiale statunitensi. Quando il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama s’incontrarono a margine del vertice G-20 di Los Cabos, in Messico, nel giugno 2012, i media statunitensi sferzarono il demonio della Russia che sostiene Assad e assiste l’Iran nel costruire la bomba atomica. Ciò che non poterono commentare era il comunicato stampa ufficiale che accompagnava l’incontro, rilasciato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che diceva: “Gli Stati Uniti ringraziano la Russia per il suo contributo a plasmare il futuro dell’Afghanistan. I nostri Paesi hanno stabilito una fruttuosa cooperazione e pianificazione nel sostenere gli sforzi di Kabul per ripristinare ambiente tranquillo e società stabile libere da terrorismo e droga. Ai sensi degli accordi, la Russia ha visto transitare sul suo territorio più di 379000 soldati, più di 45000 container di merci militari e più di 2200 sorvoli aerei“. Quindi perché le sanzioni verbali del presidente Obama alla Russia si limitano a un miserabile divieto di visto, ora si capisce. Perché è la Russia che ha le carte per impedire, ad esempio, che le truppe statunitensi in Afghanistan non possano passare sul suo territorio; ciò sarebbe un serio disastro finanziario per il Pentagono e per il ministero della Difesa degli Stati Uniti che dovrebbe trovarvi una soluzione alternativa. Si tratta quindi solo di propaganda per l’opinione pubblica statunitense, per definizione guerrafondaia.

Perché gli equipaggiamenti militari russi sono superiori a quelli della NATO in una guerra convenzionale?
Ci fu una battaglia presso il Congresso degli Stati Uniti d’America nel giugno 2012, quando il Pentagono annunciò di voler comprare un secondo ordine di 10 elicotteri russi. Che sacrilegio che i potenti USA chiedano armi ai nemici per combattere in Afghanistan. Non funziona. I generali degli Stati Uniti in Afghanistan preferiscono gli elicotteri russi a quegli statunitensi, se vogliono ottenere una vittoria sui taliban, anche se ufficialmente si tratta di dotarne l’esercito afgano. La storia comincia all’inizio dell’avventura militare afghana della NATO. Il contingente canadese della Forza internazionale di sicurezza si rende conto, molto presto, che i loro mezzi non sono adatti. Rapporti confidenziali vengono inviati a Ottawa, infine, permettendo ai generali canadesi che occupano il sud dell’Afghanistan di affittare elicotteri russi in segreto, con risultati positivi sul campo. I generali statunitensi in Afghanistan ne vengono informati. E invece di trattare direttamente con i russi, su richiesta del Pentagono, compiono la scelta completamente insensata di acquistare da trafficanti di armi elicotteri da combattimento russi. È la Repubblica ceca ad avere la possibilità di vendere ai militari degli Stati Uniti i suoi vecchi elicotteri dell’era sovietica, tra cui i Mi-8 per i quali gli Stati Uniti spendono molti soldi, mentre quelli nuovi sono più convenienti. Non si deve trattare con il nemico russo. Non si deve offendere il popolo statunitense. Tale situazione diventa insopportabile perché la Russia si rifiuta di fornire pezzi di ricambio ad acquirenti anonimi e chiede la tracciabilità del venditore e dell’acquirente di questi elicotteri. La situazione permane fino al 2011 quando i generali statunitensi decidono di bucare l’ascesso che si era formato troppo a lungo, e trattano direttamente con i russi. Questa è la versione ufficiale del Pentagono nell’annunciare lo storico accordo per l’acquisto di 21 elicotteri Mi-17B-5 versione da combattimento, per 375 milioni dollari, da impiegare in Afghanistan. Nel giugno 2012, il Pentagono  decise di ordinare 10 nuovi elicotteri da combattimento alla Russia per 217 milioni dollari. Questa volta alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti d’America decisero di non arrendersi senza combattere prima del passaggio a Mosca di ciò che viene considerato il più potente esercito del mondo. Fu il senatore Richard Shelby dell’Alabama ad aprire le ostilità accusando il presidente Obama di vendere il Paese ai russi, acquistando, disse, “aeromobili non appropriati, senza coordinamento nell’acquisto” dicendo, secondo lui, che “gli Stati Uniti hanno i migliori aerei del mondo“. Ma i generali che combattono in Afghanistan passano a velocità massima in prima linea per parlare direttamente al pubblico statunitense per spiegare che non sono in Afghanistan per fare numero, ma per combattere e spesso morire. Quindi, se dobbiamo morire, lo facciamo con le armi migliori per combattere. Non fu che il generale dell’US Air Force Michael Boera, responsabile dell’addestramento della forza aerea afgana, davanti alla caparbietà dei senatori statunitensi, a dimenticarsi la segretezza parlando direttamente alla stampa. Ecco cosa disse al giornale Washington Post: “Se venite in Afghanistan e farete un volo sul Mi-17, capirete subito perché questo elicottero è così importante per il futuro dell’Afghanistan (…) Dimenticate che il Mi-17 è russo, vola alla perfezione in Afghanistan“. La cosa più divertente di tale storia è che per contrastare il Pentagono e tutti i suoi generali che preferiscono gli aerei russi, come rivelato dal giornalista Konstantin Bogdanov dell’agenzia di stampa russa RIA Novosti il 15 giugno 2012, 17 senatori statunitensi scrissero una lettera al segretario alla Difesa Leon Panetta, nell’aprile 2012, per legare l’accordo sulle armi con la Russia alla crisi siriana. Ecco quello che scrissero: “Non possiamo permettere che i contribuenti statunitensi finanzino indirettamente l’uccisione di civili siriani (…) il denaro dei contribuenti viene speso per l’acquisto di elicotteri russi invece che per comprare attrezzature degli Stati Uniti per i militari afgani“. Non funzionò, i generali preferivano gli elicotteri russi e così fu. Questa informazione supera ogni commento. Se solo per il teatro di guerra ancora aperto gli Stati Uniti debbono usare le armi di coloro che sostengono di combattere, e sul loro territorio, la Russia, è probabile che sarebbe un vero suicidio politico e militare attaccare la Russia sul suolo ucraino.

C – La Francia può dichiarare guerra alla Russia? No
Quando l’11 gennaio 2013 le truppe francesi in Mali iniziarono l’offensiva contro i jihadisti, i maliani credevano che fosse sufficiente dimostrare gratitudine alla Francia agitando piccole bandiere tricolori per le strade di Bamako. Quello che non potevano sapere è che, allo stesso tempo, al palazzo dell’Eliseo vi fu un vero rompicapo: come finanziare l’operazione militare in Mali? Quattro giorni dopo, il 15 gennaio 2013, l’aereo del presidente francese Hollande atterrò alle 06:30 (03:30 ora locale di Yaoundé), sulla pista dell’aeroporto di Abu Dhabi. Il presidente Hollande doveva trovare il denaro per le operazioni in Mali. Perciò, (secondo AFP) incontrò il Presidente della Federazione degli Emirati Arabi, Qalifa bin Zayad al-Nahyan, e il principe ereditario di Abu Dhabi, Muhammad bin Zayad al-Nahyan. Poi andò a Dubai dove incontrò l’emiro shaiq Muhammad bin Rashid al-Maqtum. E’ quindi evidente che, se per sconfiggere 4 jihadisti nel deserto del Mali, la Francia deve cercare i soldi nella penisola arabica per sconfiggere il vero esercito di un Paese come il Camerun, con la Russia andrà a bussare in paradiso? Ma cos’è realmente accaduto in Mali? Cosa non ci hanno detto delle operazioni militari francesi in Mali, e che potrebbe illuminarci sulle finte zanne che la Francia di oggi mostra alla Russia?

Le informazioni della missione parlamentare sull’operazione Serval in Mali
Il 17 luglio 2013, 2 deputati francesi presentano la relazione delle informazioni sulla missione dell’operazione Serval in Mali, una missione cognitiva promossa dall’Assemblea nazionale francese.  Costoro erano:
- Philippe Nauche, nato il 15 luglio 1957 a Brive (Corrèze), deputato socialista del 2° distretto del dipartimento di Corrèze. Vicepresidente della Commissione della Difesa nazionale e delle forze armate francesi.
- Christophe Guilloteau, nato il 18 giugno 1958 a Lione (Rodano), deputato UMP del 10° distretto del Rodano e membro della Commissione per la Difesa nazionale e delle forze armate francesi.
Come ben si può vedere, non due avventurieri che passavano di lì per divertire la platea con cose  imbarazzanti. No. Sono due veri deputati all’altezza della serietà dei loro propositi. E poi, trattandosi di due partiti opposti, non si può dubitare l’obiettività e l’imparzialità del loro lavoro che credo fosse ben fatto. La prima parte spacciava qualche piccolo successo indiscutibile dell’intervento militare francese in Mali, ma ciò che interessa è la seconda parte della loro relazione, quando, senza perifrasi, indicano le debolezze dell’esercito francese in un teatro di guerra in Africa, che sono particolarmente di due tipi: logistica e tattica. Philippe Nauche e Christophe Guilloteau parlano senza reticenze delle attrezzature obsolete dell’esercito francese. Sostengono che l’elicottero Gazelle sia molto vulnerabile in uno scontro reale con un vero esercito. E inoltre aggiungono che questo fu il problema che causò la morte del pilota Damien Lame, l’11 gennaio 2013, cioè nel primo giorno dell’intervento. L’altro elicottero usato in Mali soffre di un male maggiore: la sua scarsa autonomia. Si tratta dell’elicottero Puma. Tatticamente, i 2 deputati evidenziato due gravi carenze. Il primo è l’incapacità dell’esercito francese nel raccogliere informazioni affidabili. Ad oggi, i servizi segreti francesi si affidano in modo sproporzionato ai loro ex-studenti di Saint Cyr, divenuti generali o colonnelli africani, per avere le informazioni di cui hanno bisogno. Questo fu molto utile in molte situazioni per dare l’ordine di non combattere ad interi eserciti che rapidamente caddero o fuggirono senza combattere solo per via delle informazioni diffuse al mattino su alcune Radio molto ascoltate in Africa. Ma in Mali non combattevano contro l’esercito del Mali, in cui la Francia ha molti informatori, ma piuttosto un avversario invisibile dove la Francia non si era infiltrata. In questo caso, i droni sono generalmente utilizzati per raccogliere quante più informazioni sulle posizioni e i movimenti dei nemici. E la Francia non ha soldi per comprare droni militari. Ma senza droni in Mali, la Francia avanzava alla cieca mettendo la vita dei propri soldati a rischio. Così sostenevano in ogni caso i due deputati. Non è chiaro come la Francia, che non addestra i generali russi e non ha informatori nell’esercito russo, possa combattere in Ucraina o in Crimea. Un’altra breccia nel Mali fu, secondo questi due deputati, la scarsa autonomia per il rifornimento degli aerei francesi. In Mali, la Francia ha bisogno vitale degli altri eserciti europei per rifornire in volo i suoi aerei, perché non può farlo da sola, non ha gli aerei necessari. In conclusione, i due deputati deplorano la subordinazione della Francia ai suoi alleati europei nel minuscolo teatro di guerra del Mali, definendolo “grande freno all’autonomia strategica della Francia”.

D – L’Europa può dichiarare guerra alla Russia? No
Mentre tutti gli occhi erano puntati alla Conferenza dei Capi di Stato africani e francesi sulla sicurezza in Africa, del 6 e 7 dicembre 2013, conferenza priva d’importanza strategica secondo me, qualcosa di più importante accadde invece due giorni prima, il 4 dicembre 2013 alle ore 9.30 presso la “Commissione della Difesa nazionale e delle forze armate francesi”. Sotto la presidenza di una nostra conoscenza, Philippe Nauche, assistemmo alla presentazione di due nuove persone: Danjean, presidente della sottocommissione “sicurezza e Difesa” del Parlamento europeo, e Maria Eleni Koppa, relatrice sui temi del Consiglio europeo, nel dicembre 2013, che affrontarono questioni su Difesa e sicurezza. Si parlò, tra l’altro, dell’intervento francese in Africa Centrale.
Ecco cosa dichiara Arnaud Danjean: “Il problema politico si aggiunge al problema di leadership in Europa. La difficoltà non sta tanto nelle persone quanto nell’autocensura delle strutture di Bruxelles: anticipando il blocco di certi Stati, non osano prendere iniziative su sicurezza e Difesa. Questo è il motivo per cui, in questi ultimi anni, le istanze della Difesa europea appaiono piatte. La Repubblica Centrafricana soffre per tale inazione. È probabile che l’UE si accontenterà del consueto ruolo di principale fornitore di aiuti umanitari. Kristalina Georgieva, Commissario per l’azione umanitaria, s’è già recata più volte nel Paese. Certi Paesi potrebbero fornire aiuti logistici, come del caso del Mali dove lo sforzo francese, segnato dall’invio di truppe da combattimento, fu possibile solo grazie al sostegno dei nostri alleati europei e nordamericani. Infatti, l’invio di un aereo da trasporto belga o olandese può essere determinante. Si tratta di una scommessa sicura in Africa Centrale, dove gli sforzi saranno condivisi nello stesso modo: i francesi inviano uomini di nuovo, e alcuni partner europei, nessuno dei quali mostra il desiderio d’inviare contingenti sostanziali, forniranno il supporto logistico e la Commissione firmerà un assegno umanitario“. (…) riguardo lo stato d’animo dei nostri partner europei, mi si permetta una metafora. Affinché le cose funzionino nella Difesa europea bisogna allineare tre pianeti: Francia, Gran Bretagna e Germania. Ma al momento, anche se l’immagine è assurda da un rigoroso punto di vista scientifico, non ne sono allineati nemmeno due! La Francia ha sempre tenuto una posizione da leader nel caso della Difesa europea, ma il dialogo con i suoi alleati resta complicato. Infatti, Francia e Germania, suo partner privilegiato, non usano la stessa lingua; quando parliamo di operazioni e istituzioni, i nostri amici tedeschi rispondono industria. Tuttavia, la loro visione industriale differisce profondamente dalla nostra: lungi dal basarsi su una politica industriale attiva a livello europeo, danno priorità alle loro aziende nazionali,  approfittando parecchio dei fondi europei. Per la Germania, il consolidamento dei mercati della Difesa deriva dalla corretta applicazione delle direttive europee sulla libera concorrenza“.
Ecco ciò che dice il deputato UMP Bernard Deflesselles del comitato: “Come voi, non mi aspetto molto dal Consiglio europeo del dicembre 2013. I dati sulla crescita dei bilanci militari nel mondo sono illuminanti: l’aumento è stato del 71% per la Cina, 65% per la Russia, 60% per l’India e 40% per il Brasile. Tutti gli Stati-continente aumentano a dismisura le spese per la Difesa. E l’Europa?  Siamo consapevoli della mancanza di volontà politica. Il Parlamento europeo ha cercato di farlo emergere e i rapporti del vostro sottocomitato sono eccellenti, ma non comportano nulla nella volontà dei governi. Ne abbiamo un esempio con il Mali. Sono lieto di apprendere che il contingente olandese di 380 uomini è stato inviato in questo Paese, ma ho visto con i miei colleghi della missione d’inchiesta sull’operazione Serval, che l’impegno dell’UE sul campo, cioè un contingente di 500 uomini assegnati all’addestramento dei nuovi battaglioni in Mali, non era all’altezza né delle aspettative, né della volontà dell’Europa. (…) Riguardo l’Agenzia europea per la Difesa (EDA), dobbiamo riconoscere che non è cambiato nulla dalla sua nascita, dieci anni fa.  L’unico progetto di difesa europea era l’A400M. Possiamo dire che per la cyber-difesa e l’industria spaziale non vi è alcun progetto o budget. L’Agenzia deve ancora affrontare l’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR). In breve, non c’è nulla. Temo che l’Europa sia destinata a rimanere uno spazio economico con un po’ di solidarietà, forse, ma di certo non diventerà una potenza in grado di influenzare il mondo di domani“.
Philippe Folliot, del partito UDI (Unione dei democratici ed indipendenti) e segretario della commissione per la Difesa nazionale e le forze armate francesi, s’è interessato: “Abbiamo appena parlato del progressivo ritiro degli Stati Uniti dalla NATO: il centro d’interesse geostrategico degli statunitensi passa dal Nord Atlantico al Pacifico, senza rendersi conto che potrebbe essere devastante per la nostra capacità nel garantirci la sicurezza e la nostra Difesa, dato che ci saranno, se così posso dire, più fori nell’”ombrello statunitense“.

E – Parziale conclusione della prima di quattro parti:
E’ chiaro che in caso di aperto conflitto diretto con la Russia, su Crimea e Ucraina, l’Unione europea avrebbe più di un motivo per preoccuparsi. L’Europa è assai impigliata nei suoi problemi sulla Difesa per via degli Stati Uniti che hanno deciso di abbandonare la NATO, cioè di non finanziare più la Difesa dell’Europa per avvicinarsi al Pacifico, dove si gioca tutto adesso. E chi c’è nel Pacifico? Due Paesi: Russia e Cina, con altri quattro Paesi riuniti nella nuova alleanza strategica da quasi 3 miliardi di persone, cioè il 40% della popolazione della Terra, su 32 milioni di kmq dell’organizzazione intergovernativa regionale asiatica chiamata Shanghai Cooperation Organization che comprende Russia, Cina, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L’India ne è un osservatore così come Pakistan, Iran, Mongolia e dal 2012 anche Afghanistan. Altri Paesi come Turchia e Sri Lanka hanno chiesto di aderirvi e le loro richieste sono ancora in fase di elaborazione. Gli europei non vedono quanto di reale accade in Oriente, essendo impigliati nelle loro solite bugie finendo con il mentire a se stessi, cioè a credere nelle proprie bugie. Sebbene non contino più granché, subitaneamente di sono auto-proclamati comunità internazionale. S’è visto in Costa d’Avorio, e poi in Libia. Hanno inaugurato un nuovo modo di nascondere la propria debolezza militare con le sanzioni contro Costa d’Avorio e Libia e, avendo l’illusione che abbiano funzionato, oggi le brandiscono contro la Russia. Immaginate di dare il vostro raccolto di miglio al vicino di casa, che ha un grande granaio, affinché lo conservi. E il giorno in cui si arrabbiasse contro di voi, piuttosto che dire che non vuole tenere il vostro miglio e che dovete riprendervelo, vi dice che essendo arrabbiato vi blocca il raccolto, tenendoselo. Potreste chiamarlo bandito, si capisce. È il famoso congelamento dei capitali. Ed è così che Obama ha congelato 30 miliardi dollari di denaro libico detenuto in banche statunitensi. Oggi, nessuno sa cosa sia successo di quel grande bottino di guerra della Libia. Io ho una mia idea: forse Paul Bismuth, alias Don Sarko, ne sa qualcosa? Obama ed amici europei hanno voluto giocare alla Russia il colpo a Gheddafi. Solo che questa volta, come si dice ad Abidjan, hanno incontrato per strada un tizio. Un tizio con gli attributi di nome Putin. Ciò che fa tremare i capi europei è che il tizio non ha detto l’ultima parola e nessuno, nemmeno sua moglie, sa cos’ha in testa. Sulla testa di Gbagbo, in onore della Guida libica Gheddafi, vorrei dirgli: Parlate ancora!
Qui ci sono persone che si spacciano per “potenti” e che in ultima analisi sono forti con i deboli. Mi aspetto che Obama, Cameron e Hollande assemblino una coalizione dei volenterosi difensori del diritto internazionale per imporre una no-fly zone sulla Crimea. Là, sapremo chi sono i veri difensori del diritto internazionale.

644228Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Ucraina: puzza di Psyops

Gordon Duff New Oriental Outlook 10/03/2014

General-Paul-VallelyNel gennaio 2014, il generale Paul Vallely, ritiratosi dall’US Army 21 anni fa, s’incontrò con i capi di al-Qaida in Siria, con la “copertura” di “analista militare” della Fox News, il “giornaletto” propagandistico di ciò che può essere chiamato solo Nuovo Ordine Mondiale. Vallely non era lì per informare ma per gestire “aiuto e conforto” e molto altro. L’Ucraina è un’altra preoccupazione di Vallely. Chi è costui? La maggior parte degli statunitensi è abituata a vedere le email citare le opinioni di Vallely, secondo cui i non ebrei in Israele dovrebbero essere privati della cittadinanza e inviati nei campi di concentramento. È assai disponibile su ciò. Sostiene inoltre che il presidente Obama sia nato in Kenya, dicendo di averne le prove, ma quando gli vengono chieste, come gli è successo molte volte, non le ha mai. Forse il suo cane le ha mangiate o le ha lasciate negli altri suoi pantaloni finiti in lavatrice. Sono cose che capitano. C’è un motivo di preoccupazione per Vallely, non per via delle sue buffonate su Fox News, ma perché dietro quella faccia da ottuso Vallely ha una storia. Nel 1980, Vallely e Michael Aquino, sì, lo stupratore seriale di minorenni e capo del Tempio di Set, culto satanico dall’immenso potere nella comunità militare statunitense e nelle élite di Washington, scrisse un articolo sorprendente sulla guerra psicologica. Pochi sanno del lungo sodalizio di Vallely con Aquino, una volta capo della NSA, comunemente noto come “l’uomo più cattivo d’America.” Il loro testo, Dalla Psyop alla Guerra mentale, descriva come il controllo totale su ogni forma d’informazione potrebbe raggiungere qualsiasi obiettivo militare semplicemente con l’inganno. Così, quando vediamo Vallely sulla scena dell’attacco false flag con armi chimiche in Siria o lo scopriamo coinvolto in Ucraina, dove gangster utilizzano tattiche terroristiche falsa bandiera, impiegando cecchini per uccidere propri sostenitori, ci vuole poco per ipotizzare che il suo sodalizio con il figuro satanista Aquino sia “vivo e vegeto”.

Ucraina
L’analisi degli eventi in Ucraina, dei protagonisti, del loro svolgersi e dell’attuale “sfruttamento” portano a una conclusione. Il golpe in Ucraina è un’operazione segreta che usa diverse squadre, alcune del posto, altre da Stati Uniti ed Europa occidentale. Una parte importante di questa operazione rientra nella Guerra Psicologica, una specialità di Vallely e Aquino. Tiratori,  propagandisti, “agenti” e stampa controllata vi svolgono ruoli cruciali. Il golpe in Ucraina e le successive mosse per screditare Putin e Obama, coprendo la sconfitta della destabilizzazione in Medio Oriente, fanno tutti parte della “ricetta”. Si tratta di un’operazione globale con molti attori e battaglie. Mettendo l’Ucraina al “centro della scena” hanno occultato le loro gravi sconfitte.
• Sui tempi, si osservi lo slancio contro Israele, l’opinione pubblica statunitense, le sanzioni UE, le richieste sugli insediamenti palestinesi di Kerry.
• Aggiungetevi la riuscita rimozione delle armi chimiche dalla Siria e l’infinita serie di aziende in fila per concludere accordi con l’Iran.
• Poi guardate il tracollo del Consiglio di cooperazione del Golfo, del “lettone” del Qatar con i Fratelli musulmani, nemici giurati dei principini sauditi. L’”Ucraina” è semplicemente una parte del “grande gioco”.

L’operazione ucraina quale “Bengasi redux
1f9632816fd6728492162f270eddc482L’”Ucraina” è una sceneggiata “PSYOP” accuratamente pianificata ed eseguita, scopriamo, da molti attori presenti anche nell’”operazione Bengasi.” Per coloro che hanno seguito solo le notizie “consentite”, mancano gli aspetti chiave di Bengasi, in particolare il coordinamento dell’attacco con un video di Terry Jones. Per coloro che l’hanno dimenticato, Jones, come Aquino, era un satanista con vecchi legami con la comunità d’intelligence. Jones ama bruciare testi religiosi, generalmente in concomitanza con operazioni clandestine, spesso “false flag” da cui distrarre. Jones è noto per la sua “inconsapevolezza”. Jones ha trascorso 12 anni in Germania come agente di Gladio prima di diventare la più celebre figura religiosa nel mondo, nonostante il fatto che rappresenti una piccola chiesa in una zona rurale, con solo 12 parrocchiani. Per chi non lo sapesse, “Gladio” era un’operazione segreta della NATO, presumibilmente sfuggita di mano e metastatizzata, proprio come al-Qaida. Il giorno dell’attacco a Bengasi, apparvero notizie sul video amatoriale di Terry Jones che attacca l’Islam, in vista dell’assassinio dell’ambasciatore degli Stati Uniti e del suo servizio di sicurezza. Il video di Jones era prodotto da PJ Media, un gruppo “PSYOP” legato a gruppi estremisti statunitensi, cui dietro vi sono gli Istituti Hudson e Potomac, scherzosamente definiti “serbatoi di puzza” (stink thank) dagli addetti politici. La vera puzza a Washington è emanata da organizzazioni come American Enterprise Institute, Heritage Foundation, Camera di Commercio degli Stati Uniti, National Association of Manufacturers e altri. Vallely dirige diverse organizzazioni “odorose”. I loro nomi sembrano innocui. Ma sono ciò che eravamo abituati a chiamare “facciate”. Gli attori in Ucraina sono, sorprendentemente, gli stessi di Bengasi, con stessi obiettivi, in particolare, minare la politica estera degli Stati Uniti che, con il secondo mandato del presidente Obama, era diventata quasi razionale. I leader razionali di Stati Uniti e Russia che lavorando in tandem, comunicano e dirigono, non potrebbero essere più pericolosi per “certi interessi globalisti”.

Le registrazioni telefoniche
La scorsa settimana, la registrazione di una conversazione tra il ministro degli Esteri estone Urmas Paet e il ministro degli Esteri dell’Unione europea Catherine Ashton rivelava una serie di questioni interessanti. L’UE ha voluto inondare l’Ucraina di contante, nonostante il fatto che appaia chiaro che il “nuovo governo” sia semplicemente una banda di criminali. Paet, nella telefonata sembra una figura onesta e simpatica, da ammirare. Non posso dire la stessa cosa di Ashton, dal mio esame piuttosto personale sul suo tono e le sue risposte. La voce di Ashton tradiva il cinismo di qualcuno che magari già sapeva degli omicidi, chiamiamoli per quello che sono, crimini di guerra, una parte molto importante dell’operazione per cui hanno speso 15 miliardi di dollari “dopo i fatti”. Quali coinvolgimenti “prima dei fatti?” Il riconoscimento “svogliato” della necessità d’”indagare”, di per sé “racconta” molto. Se le informazioni di Paet sono vere, e sembrava certo che lo fossero, allora l’UE ha appena aperto la via a criminali di guerra, assassini e gangster. L’indifferenza di Ashton dimostra la stessa curiosa “flessibilità morale” così spesso vista nei politici europei. La seconda telefonata vede Victoria Nuland, sottosegretaria del dipartimento di Stato usare un linguaggio deplorevole pianificando l’acquisizione dell’Ucraina da parte di criminali di guerra e gangster. Per chi non lo sapesse, Nuland è la moglie di John Kagan del Progetto per un Nuovo Secolo Americano, il gruppo che spinse gli Stati Uniti nelle guerre in Iraq e in Afghanistan. Si può supporre che, a causa del suo matrimonio, ci possa essere un ordine del giorno occulto?

Preparare la scena
93222760070479189993a0ec7765160bLe cose non “accadono” per caso, non nel mondo reale. C’è troppa sorveglianza, troppo controllo sui media, sulle reti sociali, troppi “attori” affinché movimenti politici reali abbiano il sopravvento invece di essere schiacciati. Occupy Wall Street subì il trattamento completo, arresti, pistole elettriche e armi chimiche, infiltrazioni, “gatekeepers” e agenti provocatori. Il movimento contro la guerra negli Stati Uniti durante il “Vietnam” potrebbe essere stato l’ultimo successo dei movimenti politici veri, ma ci sono dubbi anche su ciò. Molti nastri del Watergate e registrazioni successive sulle discussioni tra Nixon e Kissinger, indicano un’attenzione singolare alla soppressione del dissenso, componente chiave del testo di Aquino/Vallely. Dai primi anni ’80, gli Stati Uniti hanno sviluppato un’ampia capacità nella guerra psicologica. Una delle prime vittime fu il proprio esercito.  Lo strumento principale utilizzato per riorganizzare la società, eliminando gruppi di affinità normali, come sindacati e piccole imprese, ognuna con programmi razionali su questioni come fiscalità e politica economica, rendendole inefficaci, è la religione. Non è un caso che  bizzarre sette estremiste ed eretiche delle regioni più arretrate degli USA meridionali, divennero potenti a Washington. Le loro credenze basate essenzialmente su profezie bibliche, antichi alieni e pessime traduzioni di testi religiosi, estrapolandone gli “errori” nel fanatismo e nel dogma che impazzano tra i militari e, grazie all’influenza della famiglia Bush, a Washington. Il passo verso satanismo, sacrifici umani e continui abusi sessuali su bambini, i cui scandali riaffiorano continuamente ogni volta che si esaminano gli anni di Reagan/Bush/Bush, è facilmente documentabile in modo convincente. L’attuale “pulizia domestica” nelle forze nucleari statunitensi è una risposta a tale “problema”.

Terra d’ipocrisia
Oggi, il panorama degli USA è costellato da migliaia di “mega-chiese,” certe vaste congregazioni il cui ministero è composto da buffoni e ciarlatani. Il messaggio è sempre lo stesso, odio per  omosessuali, Islam, “liberali”, il tutto confezionato nella confusa “religione parlata”, un pasticcio di “parole in codice” nell’ambito di un’operazione psicologica avviata da gruppi dell’intelligence dell’esercito negli anni ’60. Uno sguardo più ampio sugli USA ne rivela il “lato oscuro”, un popolo “disposto” a farsi governare da criminali di guerra. Il modello ucraino compare più volte. L’11 settembre 2001 è un’anticipazione delle metodologie di Aquino/Vallely. L’Ucraina n’è sicuramente un’altra. Ci sarà altro.

nsa ii parteGordon Duff è un marine veterano della guerra del Vietnam, che ha operato per decenni sulla questione dei veterani e dei prigionieri di guerra, consultato sulla sicurezza da governi minacciati. E’ caporedattore e presidente del consiglio di VeteransToday, per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scudo missilistico statunitense: ‘l’orso russo dorme con un occhio aperto’

F. William Engdahl (FWE), RussiaTodayNsnbc

La spiegazione di Washington secondo cui il rafforzamento del suo scudo antimissile in Europa avviene contro la minaccia nucleare iraniana, non è più credibile di quanto non lo fosse 10 anni fa.

030420-N-6141B-009Nonostante i recenti sforzi della Russia per mediare una soluzione pacifica nella crisi delle armi chimiche siriane, così come i buoni uffici nel risolvere il contrasto nucleare iraniano con Washington, l’amministrazione Obama porta avanti l’assai provocatorio dispiegamento della ‘Difesa’ Antimissile Balistico (BMD) intorno la Russia. Ciò che non viene detto dai politici occidentali è il fatto che tale azione, tutt’altro che pacifica, avvicina il mondo più che mai alla guerra nucleare per errore di calcolo. L’11 febbraio, il primo di quattro avanzati cacciatorpediniere statunitensi è arrivato a Rota, in Spagna. Costituiranno una parte fondamentale dello “scudo” antimissile balistico degli USA. Lo scudo viene spacciato come protezione dell’Europa contro un possibile attacco missilistico nucleare iraniano. Le quattro navi rimarranno sul posto per i prossimi due anni, trasportando sistemi di rilevazione avanzata e missili intercettori in grado di abbattere missili balistici, secondo la NATO a Bruxelles. L’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti, equipaggiato con il sistema di combattimento ad alta tecnologia Aegis Ballistic Missile Defense, ha attraccato nel porto meridionale di Rota. Rota, nominalmente comandata da un ammiraglio spagnolo, è totalmente finanziata dagli USA. E’ la maggiore comunità militare statunitense in Spagna, che ospita personale dell’US Navy e dell’US Marine Corps. Vi si baseranno in modo permanente, secondo il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Fogh Rasmussen, che evidentemente capisce poco di strategia nucleare, ha detto alla stampa “L’arrivo dell’USS Donald Cook segna un passo in avanti per la NATO, la sicurezza europea e la cooperazione transatlantica.” Al vertice NATO del novembre 2010 di Lisbona, i governi membri convennero che la NATO sviluppasse la difesa missilistica per “proteggere le popolazioni e il territorio europei della NATO… la piena operatività è prevista per la prima metà del prossimo decennio.”

Obiettivo Russia
Washington continua ad insistere che lo schieramento degli Stati Uniti del BMD in tutta Europa sia volto contro possibili attacchi missilistici iraniani all’Europa. La realtà, come Mosca ha dichiarato più e più volte dal 2001, quando l’amministrazione Bush annunciò il piano, è colpire l’unico arsenale nucleare sulla Terra in grado di contrastare un attacco nucleare degli Stati Uniti, cioè quello della Russia. Infatti, la BMD era prioritaria per il segretario della Difesa Don Rumsfeld e per George W. Bush fin dai primi giorni della loro amministrazione nel 2001. Sei mesi prima degli eventi scioccanti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush pronunciò un discorso volutamente ingannevole sul motivo per cui il mondo avesse bisogno del sistema BMD degli Stati Uniti. Il presidente insistette allora, quasi 13 anni fa, che lo scopo del suo impegno nel costruire lo scudo missilistico statunitense non era volto contro la Russia: “La Russia di oggi non è il nostro nemico“, disse Bush. Invece, insisté, il sistema BMD era necessario solo contro i “terroristi” e gli Stati “canaglia” come Iraq, Iran o Corea democratica. In realtà, come esperti militari di Mosca, Pechino e Berlino si affrettarono a sottolineare, i “terroristi” o i piccoli Stati canaglia non avevano la capacità di lanciare missili nucleari. Né l’hanno oggi, secondo l’intelligence statunitense. Perché allora Washington spende decine di miliardi, se non centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti per sviluppare il suo sistema BMD? I dettagli delle relazioni ufficiali politico-militari statunitensi dimostrano, oltre ogni dubbio, che si tratta della politica deliberata e incrollabile di Washington dal crollo dell’Unione Sovietica, con cui sistematicamente e inesorabilmente le amministrazioni di quattro presidenti degli Stati Uniti perseguono la supremazia nucleare (distruzione unilaterale assicurata) e l’assoluto dominio militare globale, ciò che il Pentagono chiama Full Spectrum Dominance.

Supremazia nucleare degli Stati Uniti
In un’intervista del 2006 al Financial Times di Londra, l’allora ambasciatrice statunitense alla NATO, l’ex-consigliere di Cheney Victoria Nuland, la stessa persona oggi in disgrazia per la registrazione della sua telefonata all’ambasciatore degli USA in Ucraina Pyatt per il cambio del governo di Kiev (“Si fotta l’UE”), dichiarò che gli Stati Uniti volevano una “forza militare dispiegabile globalmente” e attiva in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente e oltre, “su tutto il nostro pianeta.” Nuland poi dichiarò che avrebbe incluso Giappone e Australia, nonché i Paesi della NATO. Aggiunse ,”E’ un animale completamente diverso“, riferendosi ai piani della BMD del Pentagono di Rumsfeld. Gli esperti di strategia nucleare avvertirono, all’epoca, più di otto anni fa, che lo schieramento anche minimo della difesa missilistica, sotto l’allora nuovo CONPLAN 8022 del Pentagono, darebbe agli Stati Uniti ciò che i militari chiamano “Escalation Dominance“, la capacità di vincere una guerra di qualsiasi grado di violenza, anche nucleare.
Come notarono gli autori di un chiaro articolo su Foreign Affairs dell’aprile del 2006: “Il continuo rifiuto di Washington di astenersi dal primo attacco e lo sviluppo della difesa antimissile limitata assume un nuovo e forse più minaccioso aspetto… La capacità di condurre una guerra nucleare  resta componente fondamentale della dottrina militare degli Stati Uniti e il primato nucleare resta un obiettivo degli Stati Uniti.” I due autori dell’articolo, Lieber e Press, continuavano delineando le reali conseguenze dell’attuale escalation della BMD in Europa (e anche contro la Cina in Giappone): “…Le difese antimissile che gli Stati Uniti potrebbero plausibilmente sviluppare sarebbero utili soprattutto in un contesto offensivo, non difensivo, combinandosi alla capacità di Primo Colpo statunitense, e non come mero scudo difensivo. Se gli Stati Uniti lanciano un attacco nucleare contro la Russia (o la Cina), al Paese bersaglio rimarrebbe solo una piccola parte dell’arsenale superstite, se non nulla del tutto. A quel punto, anche un sistema di difesa missilistico relativamente modesto o inefficiente potrebbe anche bastare per proteggersi da eventuali attacchi di rappresaglia“. Conclusero: “Oggi, per la prima volta in quasi 50 anni, gli Stati Uniti sono sul punto di raggiungere la supremazia nucleare. Sarà probabilmente presto possibile agli Stati Uniti distruggere gli arsenali nucleari strategici di Russia o Cina con un primo colpo. Tale drammatico cambiamento dell’equilibrio nucleare deriva da una serie di miglioramenti dei sistemi nucleari degli Stati Uniti, dal rapido declino dell’arsenale russo e dal ritmo glaciale della modernizzazione delle forze nucleari della Cina.”
Non c’è da meravigliarsi quindi che la Russia insista sul fatto che lo schieramento della BMD di Washington, basi missilistiche che essa sola controlla, sia aggressivo. Alle serie proteste russe, Washington risponde con la bugia ancora più vacua che lo “scudo” missilistico europeo sia rivolto contro l’Iran. Oggi, oltre al lanciamissili USS Donald Cook a Rota, gli Stati Uniti hanno basi BMD in Turchia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, tutti puntate contro la Russia. Avendo il comando militare russo fin dal 1991 rifiutato di smantellare completamente la sua potenza nucleare, finché non si fosse assicurato che gli Stati Uniti facessero altrettanto, ogni passo verso il pieno dispiegamento della Ballistic Missile Defense degli Stati Uniti avvicina la possibilità di un attacco nucleare preventivo russo contro Turchia, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e ora Spagna, così come ai silos nucleari statunitensi, anche in Germania. Quanto sono stupidi i governi dell’UE? E quanto lo è Washington? Significativamente, poi, da ministro della Difesa polacco nel 2007, Radek Sikorski negoziò con gli Stati Uniti il posizionamento dei missili della sua BMD sul territorio polacco. Oggi, da ministro degli esteri, Sikorski, insieme all’assistente agli affari europei del segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, svolge un ruolo chiave nel tentativo di staccare l’Ucraina dalla Russia per isolare ulteriormente la Russia. Ciò che evidentemente non riescono a capire è che, anche se l’orso russo dorme, dorme con un occhio aperto.
L’agenda dei neo-conservatori di Washington nel ridurre la Russia a una nazione frammentata e caotica non è la strategia più intelligente per Washington. Ma difatti, i falchi neo-conservatori non sono mai stati famosi per la loro intelligenza, ma per la loro brutale strategia bellica in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e ora, forse, per una possibile terza guerra mondiale innescata dalla loro insistenza sulla BMD contro la forza d’attacco nucleare russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Georgia: scomparso il laboratorio di bio-armi a Tbilisi

Henry Kamens New Oriental Outlook 15/02/2014

800px-Biolab_Tbilisi_02Una cosa curiosa è accaduta in Georgia l’anno scorso. Dopo le diffuse speculazioni sui media nell’aprile 2013, secondo cui la Georgia ospitava un laboratorio di armi biologiche, il Richard G. Lugar Center for Public and Animal Health Research di Tbilisi, che gli Stati Uniti avevano a lungo negato esistesse, la struttura, recentemente riconosciuta, fu visitata dal premier della Georgia, dal ministro della Salute georgiano e dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Poche ore dopo il governo georgiano annunciava formalmente la liquidazione di tale centro, senza spiegazioni. La maggior parte dei Paesi è orgogliosa del proprio sviluppo scientifico e avrebbe esposto un centro di ricerca sulla salute pubblica e degli animali con orgoglio, in particolare se creato e finanziato dai più prestigiosi degli alleati, gli Stati Uniti. Pertanto, l’improvvisa chiusura di tale impianto nel maggio 2013, solleva molte domande su quale fosse il suo vero scopo, e quali negoziati hanno avuto luogo per installarlo in Georgia e quindi chiuderlo. Sarebbe facile rispondere a queste domande se il laboratorio fosse stato effettivamente chiuso. Ma questo non è successo. Secondo il decreto del governo georgiano 422 del 7 maggio 2013, le attività del Centro dovevano essere trasferite al Centro Nazionale per il controllo delle malattie della Georgia e una commissione per la liquidazione sarebbe stata istituita e presieduta dai rappresentanti di vari enti governativi. Tuttavia, come già riportato, quando i giornalisti interrogarono il personale del Center for Disease Control di Atlanta (CDC) fu detto che “il laboratorio è gestito dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti” suggerendo di contattare l’USAMIRID (US Army Medical Research Institute di Infectious Diseases). Nulla s’è saputo di ciò da allora. Si potrebbe pensare che il neo-eletto governo georgiano si sia preoccupato del mancato adempimento di un suo ordine o, se ciò fosse stato fatto con il suo consenso, spiegare perché il laboratorio rimaneva sotto il controllo delle forze armate statunitensi, almeno secondo il CDC, quando la sua esistenza era oggetto di tanta speculazione sui media.
Quando il laboratorio è stato chiuso è stato affermato che non era attivo e che mai lo era stato. Allora qual è il problema? Perché improvvisamente liquidarlo e consegnarne il patrimonio implicitamente inesistente a un’altra agenzia, se in realtà non aveva mai iniziato ad operare? Fu a lungo ipotizzato che la Georgia conducesse esperimenti pericolosi con agenti biologici. Voce della Russia, funzionari della sanità pubblica russi e media di diversi Paesi l’avevano segnalato. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE, Organisation Mondiale de la Santé Animale), in Georgia microbiologi e virologi georgiani e statunitensi conducono una ricerca congiunta sul virus del colera. Gli enti che partecipano a tale progetto sono USAMRIID, Fort Detrick e l’Istituto di Batteriologia, Microbiologia e Virologia georgiano. Dato l’equilibrio delle risorse tra questi due organi, il progetto può quindi essere meglio descritto come militare, piuttosto che di natura civile. Molti articoli indicano che gli Stati Uniti sono impegnati nella ricerca su armi biologiche illegali, indicandola come violazione della Convenzione sulle armi biologiche (BWC).
Ci sono anche molti statunitensi ed altri che trafficano con Tbilisi, che si possono incontrare nei soliti luoghi di ritrovo per stranieri, e che chiaramente lavorano in questo laboratorio, presumibilmente non attivo. Uno dei suoi dipendenti ha recentemente detto, per difendersi: “Ho già detto che non ci sono agenti biologici in tutto l’edificio? Questo è ciò che rende così divertente queste storie. Ho letto di tutti questi pericoli e che possa accadere qualcosa in Georgia, coincidenza? E’ ridicolo. Non voglio lavorare in un edificio carico di germi pericolosi“. Infatti, giornalisti e fonti esteri suggeriscono che sia stato usato come centro di comando e controllo, non come laboratorio, per numerosi anni, rientrando in un progetto da 40 milioni di dollari, che poi è finito per costarne quasi 300, come al solito in Georgia.

Lo sfondo di questa storia
BioIl Richard G. Lugar Center for Public and Animal Health Research fu aperto con l’assistenza del governo statunitense nel quadro del programma di riduzione della Difesa. Il presunto scopo di tali programmi è mettere sotto controllo nazionale le scorte di armi e agenti biologici rimasti dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ufficialmente, gli specialisti vi studiano la genetica dei batteri e dei virus, nonostante non fosse attivo secondo queste stesse fonti ufficiali. I contribuenti statunitensi potrebbero avere qualcosa da dire su come i loro fondi vengono spesi impiegando squadre di scienziati, che non costano poco, che vivono in un Paese straniero e presumibilmente s’impegnano in certi lavori per conto proprio. L’ex-consulente mediatico del presidente, Jeffrey Silverman, ritiene che il laboratorio fosse probabilmente impegnato nello sviluppo di un virus, piuttosto che studiarli. Ha anche affermato che il centro esisteva quando veniva negato, e da allora s’è dimostrato come una grande quantità di armi, comprese quelle biologiche, furono spedite dalla Georgia in zone calde del mondo, a sostegno delle posizioni degli Stati Uniti. Vi sono anche i piani di un impianto del Centro che sembrava essere progettato per lo smaltimento di corpi. Del personale che lavorava presso il centro rispose a queste affermazioni, quando fu ricoverato nel novembre scorso per una mattonata sulla fronte. Silverman ritiene che una delle attività del centro sia iniettare nuovi ceppi di agenti biologici in animali utilizzati per la nutrizione, per vedere come il sistema immunitario dei georgiani funziona e come reagisce quando esposto a tali agenti. Cose simili sono state anche sostenute da Ragnar Skre, un giornalista norvegese che fu aggredito da cinque uomini mascherati, poche ore dopo una visita sul posto. Queste affermazioni oltraggiose su atrocità nazistoidi sarebbero incredibili se non fosse per due fattori. Uno, si tratta della Georgia, dove la storia recente ha dimostrato che le affermazioni più estreme sono anche le più probabili a dimostrarsi vere. Due, Silverman finora ha avuto ragione.
Molti media russi e statunitensi hanno affermato che la diffusione di tali malattie pericolose, come l’influenza suina e la febbre del coniglio in Georgia, sia collegata agli esperimenti con agenti biologici. Un improvviso scoppio inspiegabile di morbillo, non limitato ai bambini come avviene di solito, fu collegato a tale programma. Si è anche affermato che in Georgia gli statunitensi abbiano una scorta segreta del mortale virus del vaiolo, anche se puramente a scopo di ricerca. Paata Imnadze, Vicedirettore del Centro Nazionale per il controllo delle malattie della Georgia, che doveva rilevare le attività del laboratorio, ha cercato di smentire l’aumento di influenza e morbillo affermando specificatamente che non aveva “nulla a che fare con il laboratorio“. “Allo stato attuale, gli anziani sono sempre malati perché la loro immunità è bassa. Nel 2008 abbiamo lanciato una vasta campagna per vaccinare un milione di persone, ma ne abbiamo vaccinati solo 500000, e ora ne vediamo le conseguenze“, ha detto. Tuttavia, Imnadze non ha potuto spiegare perché il vaccino per la malattia dei bambini fosse stato donato dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, piuttosto che da un ente della sanità pubblica come il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, in Georgia. Inoltre, non ha spiegato perché il “consenso informato” non era stato ottenuto dai vaccinati, compresi gli adulti, come la legge richiede. Silverman sostiene che alcuni componenti di questo vaccino non fossero così innocui, e la sua donazione fosse probabilmente parte di un esperimento oscuro.
Nell’ambito della stessa esercitazione sul controllo dei danni, il 13 settembre dello scorso anno, l’ufficio di Voice of America di Mosca parlò del laboratorio finanziato dagli Stati Uniti in Georgia e respinse la tesi che fosse parte di un programma per armi biologiche. Inoltre affermò che queste accuse erano di carattere politico, dato che il Cremlino presumibilmente li fabbricava per avere “un motivo per bloccare l’importazione di frutta e verdura georgiane“. Tali importazioni sono state effettivamente riprese. Il governo georgiano ha descritto come “assurda” la dichiarazione secondo cui un laboratorio alla periferia di Tbilisi sviluppasse virus pericolosi per la salute, testati sugli abitanti della zona. La deputata Irina Imerlishvili ha detto che “il laboratorio fu aperto dal governo del presidente Saakashvili. Lui stesso partecipò alla cerimonia. E’ ben noto che Saakashvili non ama il proprio popolo e ama condurre esperimenti su di esso, naturalmente. Tuttavia, credo che ciò non abbia nulla a che fare con questo caso.” La chiusura del Centro è stato minimizzato dalle fonti ufficiali. Secondo il Georgian Times, un settimanale in lingua inglese, Amiran Gamkrelidze, responsabile del Centro Nazionale per il controllo delle malattie (NCDC) della Georgia , sostiene che il decreto di liquidazione riguardi soltanto lo status giuridico del centro. “Il centro di ricerca è una persona giuridica di diritto privato, e il NCDC è una persona giuridica di diritto pubblico.  Abbiamo dovuto cambiare il suo status giuridico per renderlo proprietà del NCDC“, ha detto al Georgian Times. “Questo non significa che il laboratorio sarà venduto o che il suo profilo sarà cambiato. Manterrà il vecchio nome, ma sarà fuso con il NCDC e avrà un consiglio di sorveglianza multi-settoriale, presieduto dal ministero della Salute“, ha aggiunto. Non ha spiegato però il motivo per cui un centro non funzionante sarebbe descritto in “liquidazione”, piuttosto che messo sotto nuova gestione.
E non finisce qui. Ci sono prove che il Richard Lugar Lab sia una delle tante strutture il cui riconoscimento dell’esistenza sia fondamentalmente un inganno. Tutti i laboratori finora identificati sono collegati al programma Biological Weapon Proliferation Prevention (BWPP) e a vari progetti nel suo ambito. Un altro laboratorio che si occupa di malattie delle piante opera a Kobuleti, sulla costa del Mar Nero, sotto gli auspici del ministero della Difesa del Regno Unito. C’è anche un laboratorio biologico minore a Kutaisi, nella Georgia centrale.

Inventare il futuro
Ci sono anche collegamenti non-così-segreti tra i bio-laboratori in Georgia, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e i Lincoln Labs del MIT, in particolare il Research Group 48, (biometria forense) impegnato in operazioni in Iraq e in Afghanistan e in stretta collaborazione con il Team di vigilanza persistente (Gruppo 99). Un altro vaso di Pandora in attesa di aprirsi e la tempistica per farlo può essere quella giusta, con tutto ciò che succede nella regione. Fonti dell’intelligence georgiano affermano che non sia un caso che ci siano molti collegamenti ai vertici dell’intelligence fra Boston (non solo MIT e Lincoln Labs, ma altre strutture) e il programma del laboratorio di Tbilisi. La struttura di Boston lavora a stretto contatto con l’Army DA G2 (intelligence) sulla biometria e le applicazioni dell’intelligence. Sviluppando congiuntamente specificamente tecnologia biometrica (DNA, voce, viso), politica forense e concetti operativi. Il laboratorio di Boston è impegnato in molti programmi del dipartimento dell’Homeland Security e del dipartimento della Difesa, in queste aree. Sulla base delle relazioni della Fondazione per la Cultura Strategica russa alla fine dell’anno scorso, gli agenti dell’intelligence georgiani “più favorevoli” al primo ministro Bidzina Ivanashvili hanno collegato i punti tra la fine del presunto attentatore della maratona di Boston, Tamerlan Tsarnaev, la Jamestown Foundation della CIA e l’addestramento di operatori daghestani e ceceni, come Tsarnaev, nei seminari del 2012 co-sponsorizzati dall’Ilia State University di Tbilisi. Anche qui vi è un chiaro collegamento Tbilisi-Boston.
L’intelligence georgiana infatti è ormai diventata una continua fonte di informazioni sulle attività nel Caucaso e zone circostanti di CIA e Mossad, e dei collegamenti con programmi a Boston riguardanti Tbilisi. C’è una ragione, è ovvio che l’accordo con DTRA e Defense Intelligence Agency relativo al Lugar Center, fatto dal presidente pro-USA e filo-israeliano Mikheil Saakashvili, non sia accettabile per il nuovo governo georgiano. Non vi è dubbio che la TV e la stampa filo-governativi siano strumentali nel cambiare la direzione del laboratorio, fornendo una copertura concertata alle accuse su “qualcosa di sinistro che vi  accade” e che “il bene pubblico” o “la salute pubblico” non ne siano mai state le vere mansioni. La Russia a lungo ha sostenuto che, anche quando tale struttura non esisteva ufficialmente, la Georgia diffondeva virus dannosi tra i cittadini della Russia, e questo è il vero motivo tacito per cui la Russia impose l’embargo sui prodotti agricoli georgiani nel 2006. Ora, con il ritorno della democrazia in Georgia, le barriere sono state abbattute e si è avuto rapidamente un miglioramento delle relazioni. Per mostrarsi seria, anche a lungo, come la Russia e altri hanno sempre sostenuto, la Georgia ha deciso tranquillamente di mettere il laboratorio in naftalina, chiedendo che tale struttura sia ricostruita per il suo scopo originale operando come centro di ricerca per la salute pubblica e veterinaria.

Bechtel Nazionale
Il laboratorio di Tbilisi era effettivamente gestito dalla Bechtel Nazionale, un appaltatore della difesa statunitense implicato in una vasta serie di traffici di armi e riciclaggio di denaro. Stipulò un accordo con la Technology Company Management (TMC) georgiana sulla non proliferazione biologica, sotto l’apparente veste di un programma civile. Un generale fu inizialmente incaricato di dirigere tale programma dagli Stati Uniti, nonostante la sua totale mancanza di formazione scientifica o specializzazione nella salute umana o animale. L’ambasciata statunitense in Georgia rispose agli articoli della ricista Georgian Times sul laboratorio, rilasciando una dichiarazione nell’aprile dello scorso anno, che diceva: “Gli Stati Uniti sostengono con forza la libertà di parola e di stampa e da tempo sostengono un ambiente libero e pluralistico nei media, in Georgia e altrove. Tuttavia, la libertà giornalistica comporta responsabilità, ivi compresa la responsabilità di confermare le informazioni prima di segnalarle. I brani dell’intervista a Kviris Palitra, pubblicata oggi sul suo sito web e pagina facebook, contengono una serie di dichiarazioni sulla politica degli Stati Uniti assolutamente prive di fondamento e che, purtroppo, si riflettono sulla veridicità della loro fonte apparente“. Mai l’ambasciata degli Stati Uniti, in realtà, ha presentato una sola prova per confutare le affermazioni fatte sul laboratorio. Le interviste sulla potenziale minaccia rappresentata da tale laboratorio furono trasmesse su quasi tutte le principali reti televisive georgiane, con la notevole eccezione di Rustavi2, portavoce dell’ex-regime di Saakashvili strettamente legato all’intelligence degli Stati Uniti e all’US National Security New Reporting Service.
Se accettiamo che il Richard Lugar Center sia effettivamente funzionante e faccia un buon lavoro, identificando agenti infettivi nocivi per gli animali e la salute, lavorando per combatterli, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ma il centro è stato attivo per circa 10 anni, e in tutto questo tempo non abbiamo mai sentito parlare delle sue ricerche, o che abbiano mai prodotto un qualche risultato positivo. Le uniche cose che sappiamo è che si trattava di un presunto laboratorio di bio-armi che il nuovo governo georgiano ha ritenuto di liquidare dopo che la sua esistenza non poteva più essere apertamente negata.

Cosa succederà dopo?
Ora, per molti non è un brutto momento per finirla con questa bio-infezione. Così tante persone cercano in tante altre direzioni, guidate dai media di qui. Una bella epidemia potrebbe agire da  spinta politica e aiutando lo sforzo bellico della NATO e degli Stati Uniti nel mondo arabo. La loro macchina di PR non funziona molto bene in questo momento, corrosa dalla Flack delle conseguenze non intenzionali delle operazioni militari degli Stati Uniti e dei diversi attacchi sotto falsa bandiera, e quando la persuasione non funziona, l’unica opzione rimasta è usare le brutte maniere. Tutto è possibile per gli statunitensi e i loro partner strategici, anche scatenare attacchi con l’antrace. Se si verificassero, naturalmente si supporrà che uno di quei leader arabi pazzi che hanno intrapreso un programma biologico, abbiano trovato un paio di capsule di Petri dimenticate. Anche se ciò fosse vero, c’è solo un posto da cui potrebbero averle ottenute. Basta guardare chi finanzia i laboratori in cui sappiamo si fanno tali ricerche.

mag-article-largeHenry Kamens, giornalista, esperto di Asia centrale e Caucaso, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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