Le guerre perdute di Obama. Il Fronte dei Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/08/2014
petrocaribeI Caraibi sono il ventre dell’America, estremamente vulnerabile per la sicurezza della superpotenza.  Basti citare le attività dei cartelli della droga nella regione, che trafficano in decine di tonnellate di droga negli Stati Uniti, aggirandone il sistema di difesa a strati della DEA e delle altre agenzie d’intelligence, e senza particolari problemi. Il confine dei Caraibi degli USA potrebbe diventare altrettanto vulnerabile alla penetrazione di organizzazioni terroristiche. Le guerre combattute dall’impero in Asia hanno fallito, e gli USA saranno costretti ad affrontare per moltissimo tempo le conseguenze negative di tali imprese. Vi sono sempre più organizzazioni terroristiche che agiscono per vendetta contro l’impero, a qualsiasi prezzo. L’amministrazione Obama porta avanti le misure complesse e costose dei servizi di sicurezza per impedire attacchi di rappresaglia sul suolo statunitense. Solo nei Paesi dei Caraibi centinaia di dipendenti delle agenzie d’intelligence lavorano nelle ambasciate statunitensi, utilizzando ogni risorsa operativa, dalla penetrazione di agenti al controllo elettronico. Tuttavia, non vi è alcuna fiducia nell’efficacia di tali misure. Da qui la ben  nascosta ma profonda paura della preparazione di attentati su larga scala, massicci sequestri di ostaggi o sabotaggi di impianti chimici o centrali nucleari. Briefing ufficiali su tali temi sono regolarmente trasmessi alle stazioni degli Stati Uniti: non trascurare, non consentire, fermare in tempo… Questo è esattamente il motivo per cui le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti hanno iniziato ad usare metodi provocatori per spingere “potenziali criminali” ad atti illegali.
Il personale addetto alle operazioni d’intelligence statunitensi, in prima linea nel proteggere il Paese dalle minacce terroristiche, è sottoposto a grave stress. Non tutti i dipendenti possono sopportarlo, con conseguente licenziamento, nel migliore dei casi, e suicidio nel peggiore. L’incidente di George Gaines, 50enne funzionario responsabile della sicurezza regionale presso l’ambasciata statunitense nelle Barbados, è particolarmente rilevante. S’è sparato alla testa sulla spiaggia di Christ Church a Dover. I giornalisti locali hanno interpretato la scelta di un luogo pubblico, per tale atto, in modo inequivocabile: Gaines ha voluto assicurarsi che il suo suicidio avesse la maggiore risonanza dai media e dal pubblico. Inutile dire che l’ambasciata statunitense ha fatto tutto il possibile per assicurarsi che ciò non accadesse. Il corpo del diplomatico è stato portato nell’ambasciata, senza il consenso delle autorità locali o i risultati preliminari degli esperti forensi, e poi trasferito a Miami con il primo volo di una compagnia aerea statunitense. Ad ogni domanda posta dai media delle Barbados, l’ambasciata ha risposto che la morte di Gaines è una “questione privata”, chiedendo di “rispettare la privacy della famiglia“. L’ambasciata degli Stati Uniti nelle Barbados, la più grande delle Piccole Antille, si ‘occupa’ anche delle altre nazioni insulari, Saint Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda, Saint Vincent e Grenadine, Dominica e Santa Lucia. Date le numerose richieste di servizio, problemi dei trasporti, restrizioni finanziarie su viaggi e regole severe relative alla sicurezza personale, Gaines non poteva sempre affrontare tali compiti ed è stato criticato dall’ambasciatore davanti a un collega, restandoci estremamente male. Secondo i blogger delle Barbados, il diplomatico era preoccupato che un qualsiasi incidente alla sicurezza ponesse fine alla  carriera. Ha risolto tutte le sue paure con il suicidio.
douglasAl fine di limitare l’influenza di Cuba e Venezuela nei Paesi dei Caraibi, le agenzie d’intelligence ricorrono ampiamente ai metodi della guerra fredda. Sono sempre in corso le operazioni contro l’alleanza Petrocaribe, istituita nel 2005 su iniziativa di Hugo Chavez per fornire petrolio e prodotti derivati all’America Centrale e ai Caraibi a prezzi ridotti. Uno dei piani dell’alleanza Petrocaribe è creare una nuova zona economica. Secondo il Presidente Nicolás Maduro: “Lo scopo dell’alleanza  sono investimenti, commercio e sviluppo dei progetti di produzione congiunti, anche relativi al turismo. Siamo pronti a questa alleanza a livello governativo e privato“. Gli sforzi di Caracas per consolidare i Paesi dei Caraibi sono percepiti da Washington come “comportamento conflittuale“. La posizione degli USA sui piani di Petrocaribe è stata chiarita da Alex Sokoloff, funzionario politico ed economico dell’ambasciata degli Stati Uniti alle Bahamas. Ha avvertito il governo delle isole contro lo sviluppo di legami economici con il Venezuela, dato che non vi è “alcuna cosa come petrolio economico. Lo scenario più probabile (dei venezuelani) è un gravoso credito a lungo termine o altre corde politiche legate a un qualsiasi accordo”. Senza battere ciglio, Alex Sokoloff ha suggerito che le Bahamas usino pannelli solari, in quanto migliore fonte di energia. I reparti speciali del governo degli Stati Uniti non riducono l’intensità delle operazioni per destabilizzare Cuba. Washington non può in alcun modo conciliarsi con il fatto che dopo 50 anni di tentativi falliti per rovesciare il regime di Castro, Cuba mantiene l’indipendenza e continua ad andare per la sua strada. La politica di riforme sociali ed economiche è sostenuta dalla stragrande maggioranza dei cubani. I tentativi di CIA e USAID di creare gruppi per una ‘rivoluzione colorata’ sull’isola, invariabilmente continuano a fallire, e l’ultimo tentativo ha ottenuto pubblicità… Attraverso l’organizzazione statunitense Creative Associates International, studenti provenienti da Costa Rica, Perù e Venezuela sono stati inviati a Cuba per reclutare. Il controspionaggio cubano ha denunciato il tentativo degli agenti ‘studenti’ della CIA d’infiltrare la gioventù di Cuba in tempi relativamente brevi. Le rivelazioni sono state fatte da Associated Press che, credendo che coinvolgere dei giovani in operazioni dubbie fosse un crimine, ha svolto una propria indagine che ha reso pubblica. Le agenzie d’intelligence statunitensi non rifuggono da metodi più radicali. A detta di tutti, furono coinvolti nell’attacco al consolato venezuelano di Willemstad (Curaçao). Un attivista dell’opposizione anti-bolivariana, in contatto con i rappresentanti degli Stati Uniti sull’isola, usò un veicolo per danneggiare l’ingresso e l’interno dell’edificio. A seguito di ordini da Caracas, i diplomatici venezuelani furono temporaneamente ritirati da Curaçao, Aruba e Bonaire per la minaccia di ulteriori attacchi. A Basseterre, capitale di Saint Kitts e Nevis, l’edificio dell’ambasciata venezuelana fu incendiato. La capitale considera l’azione come una sorta di avvertimento al Primo ministro Denzil Douglas, che ammira le riforme in Venezuela e le conquiste sociali di Cuba. Non molto tempo fa, Douglas ha aperto ambasciate del suo Paese a Caracas e l’Avana, e dichiarato nelle cerimonie: “Continueremo ad essere accanto a Cuba nella lotta per l’integrazione in America Latina e nei Caraibi.”
Nel maggio 2013, Helmin Wiels, il leader del partito Pueblo Soberano, che vinse le elezioni nell’ottobre 2012, fu ucciso nell’isola di Curaçao. Wiels voleva la carica di primo ministro e creare una coalizione di centrosinistra. Condivise le idee politiche di Hugo Chavez e aveva relazioni amichevoli con Nicolás Maduro. Wiels sosteneva una politica estera indipendente per l’isola e l’espulsione delle forze armate statunitensi che, con il pretesto di combattere il traffico di droga, effettuavano (e ancora svolgono) operazioni d’intelligence contro il Venezuela. La stazione della CIA operante a Willemstad, nel Consolato Generale, credeva che Wiels fosse un politico estremamente pericoloso per gli interessi degli Stati Uniti. Fu quindi sottoposto a costante sorveglianza. I suoi viaggi furono accuratamente documentati, soprattutto a Caracas e l’Avana, e le sue conversazioni telefoniche registrate, come i suoi contatti internet. Il politico fu ucciso dopo essere stato colpito più volte in un villaggio sulla costa, dove di solito andava a rilassarsi. Non aveva guardie del corpo e gli assassini ne approfittarono. Secondo i media, praticamente tutti coloro coinvolti nell’attentato furono arrestati a seguito di una indagine di polizia. Uno di questi poi si uccise in cella. Un altro, il conducente della vettura che portò gli assassini nel luogo dell’assassinio, fuggì negli USA. Non vi è ancora nessuna informazione su chi esattamente ha ordinato l’assassinio. E’ dubbio che si saprà. Tuttavia non si può ignorare il fatto che scarsa attenzione è stata data al ‘caso Wiels’, come se si stesse cercando di dimenticarlo al più presto possibile. Le teorie sul coinvolgimento della CIA nell’omicidio originariamente apparvero su internet e scomparvero come a un segnale: evidentemente opera di specialisti della NSA.
Al fine di proteggersi, Cuba, Venezuela e alleati lanciano misure aggressive per denunciare le operazioni segrete statunitensi volte a minare i processi d’integrazione nei Caraibi, comprometterne commercio ed economia, così come i legami energetici e militari con Paesi come Cina, Russia e Brasile. La sfiducia negli obiettivi della politica statunitense nella regione ha raggiunto il picco, e l’opposizione dei Caraibi ai diktat imperiali è sempre più netta.

Helmin Wiels, Curacao2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cuba: USAID voleva usare twitter per provocare la “Primavera cubana”

L’Associated Press ha avuto accesso a quasi un migliaio di documenti che dimostrano come l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha tentato tra il 2009 e il 2012 d’implementare una rete sociale segreta a Cuba, per eludere le restrizioni imposte nel Paese alle comunicazioni e volto a minare il governo comunista cubano.

5C4C73C4-3041-4C35-A917-E57FDA5CBDEB_mw1024_n_sUn funzionario statunitense USAID, Joe McSpedon, ebbe l’ordine dall’USAID d’implementare una rete twitter segreta a Cuba. Utilizzando varie società di facciata finanziate da banche estere, per evitare il controllo del governo cubano, il piano era volto ad attrarre i cubani in una rete dove  comunicare anonimamente su varie notizie. Tuttavia, quando il sito avesse raggiunto la massa critica avrebbero diffuso contenuti politici per provocare disordini a Cuba e minare il governo. Tale “tumulto dell’intelligence” avrebbe dovuto produrre la “primavera cubana” con la “rinegoziazione dei poteri tra Stato e società”, secondo i documenti visti dall’Associated Press. Una delle condizioni per il successo dell’operazione era che Cuba non sapesse che governo ed aziende degli Stati Uniti lavorassero sul programma. Le aziende statunitensi raccolsero dei dati da poter usare per scopi politici. L’obiettivo era considerato “critico”. Normalmente le azioni illegali adottate dalle agenzie federali devono avere l’approvazione della Casa Bianca, ma i documenti non indicano tale approvazione rendendo dubbia la legalità del programma. Soprattutto perché i capi dei comitati  competenti del Congresso non furono informati da certi membri di tali comitati.
Al suo apice, la rete ZunZuneo raccolse circa 40000 cubani, ma il programma fu concluso nel 2012 per mancanza di fondi. “I documenti raccontano la storia di come agenti statunitensi, lavorando nel più grande segreto, si spacciassero per imprenditori delle telecomunicazioni“. Tutto iniziò con la fuga di 500000 numeri di telefono di Cuba organizzata da un “partner privilegiato” di Cubatel, l’operatore nazionale. Tali numeri furono trasmessi da un ingegnere cubano che vive in Spagna e inviati all’USAID e a un’azienda privata, Creatives Associates. Una rete esterna a Cuba fu organizzata per creare un sistema di comunicazione non rilevabile dal governo cubano. Un ulteriore servizio di messaggistica, in cui era possibile registrare il programma, iniziò ad essere commercializzato con cautela presso i giovani cubani, indicati come più aperti al cambiamento politico. Fu deciso di presentare programma e sito come un vero e proprio business. Il personale dell’USAID identificò in diversi documenti il ruolo degli sms nelle rivolte politiche, in Moldova e nelle Filippine. Fu anche sottolineato il loro ruolo in Iran dopo l’elezione di Ahmadinejad e la loro utilità come strumento della politica estera. I documenti affermano con chiarezza l’obiettivo della “transizione” e del “cambio democratico”. La società cubana fu divisa dall’USAID in 5 categorie, dal “movimento democratico” (embrionale) a “partigiani del sistema” o “taliban” (paragone molto inquietante). L’obiettivo era raggiungere il maggior numero possibile di persone della categoria del movimento democratico, in modo inosservato dal governo. Secondo uno dei tecnici che lavoravano al piano, “non era un problema“, perché il governo cubano “non ha la possibilità di monitorare un programma efficace“. Questo fu confermato dall’analisi delle risposte ‘timide’ del governo cubano, nel tentativo di penetrare la rete. Lo scopo era annegare gli oppositori nella massa degli utenti per renderne difficile la sorveglianza. La squadra dell’USAID lavorò occultamente, senza essere responsabile verso i funzionari competenti a Washington e sotto una relativamente rischiosa facciata diplomatica. Fu detto ai capi del Congresso che non potevano parlarne perché della gente “potrebbe morire”. Il team arruolò un artista cubano per trasmettere messaggi nello “stile” corretto (l’artista ha detto che non sapeva fossero del governo degli Stati Uniti, ma non si dispiace). Con domande politicamente orientate, gli ideatori poterono raccogliere importanti informazioni sull’orientamento politico degli utenti e la loro “reattività”, per indirizzare efficacemente i susseguenti messaggi.
Gli utenti dei programmi furono relativamente sorpresi dalla novità sul mercato e dalla popolarità dei loro messaggi. All’inizio del 2010 fu deciso di ampliare la squadra e di replicare su scala ridotta Twitter. Tale espansione fu proiettata attraverso una complessa rete di società di comodo. Un tecnico che ha lasciato il programma, ha detto che l’obiettivo principale era usurpare la rete. Ingegneri che conoscevano i protocolli di Cubatel furono assunti per evitare il rilevamento da parte dell’operatore. Diventava sempre più complesso gestirlo senza essere scoperti. Un co-fondatore di Twitter fu in contatto con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Al momento, alla luce degli eventi in Tunisia, il dipartimento di Stato era molto sensibile a tutto ciò che riguardava le reti sociali da poter deviare per scopi diplomatici, portando a un processo rivoluzionario. Vi fu il tentativo di rinnovare il direttore del programma, per apparire “indipendenti” pur mantenendo segreta la struttura e gli obiettivi del “cambio democratico”. Non ci doveva essere il “dubbio” del coinvolgimento del governo degli Stati Uniti. I funzionari furono contattati per completare il processo, ma era troppo complesso e il progetto decadde. Il progetto entrò in stallo e il programma cominciò a non funzionare, e all’inizio del 2012 i finanziamenti si erano prosciugati.
Commento: per molto tempo il ruolo dell’USAID fu imputato da diversi osservatori come profondamente politico e diretto dagli interessi diplomatici statunitensi. Non si tratta di “Medici Senza Frontiere”, come un oratore ha detto. Dietro tutto ciò vi è la sempre più crescente compenetrazione tra diplomazia, programmi di spionaggio, interessi statunitensi, aziende internet e servizi di intelligence. La diffusione di informazioni mirate su una certa classe di popolazione, scelta per affinità politiche dall’intelligence, può chiaramente suscitare profondi cambiamenti e rivolte. Personalmente non ho dubbi che tali metodi da Soft Power siano stati utilizzati per sostenere le rivoluzioni arabe… L’unica giustificazione per tale interferenza è il ragionamento loro cattivi e noi buoni. Molto limitato.

USAIDPoints-de-vue-alternatifs - Reseau International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le FEMEN legate all’estrema destra ucraina e ai think tank degli USA

Joe Lecorbeau 22 gennaio 2014

femen cavalleTale articolo è una bomba per tutti gli appassionati e sostenitori del controverso movimento delle FEMEN. In primo luogo, Joelecorbeau.com loda il lavoro eccezionale di Olivier Pechter che ha contribuito ad evidenziare il passato “nauseante” (riprendendo i mass media) di tali attiviste femministe. Lavoro che presenteremo con informazioni aggiuntive.

image002Inizio comunista
Come abbiamo visto nella prima parte del suo articolo “la faccia nascosta delle FEMEN”, queste attiviste sono delle note transfughe, passate dai movimenti giovanili comunisti a quelli ultranazionalisti, ma anche come “tecnologia politica: una manipolazione politica estrema. Gli strumenti sono familiari: narrazione, disinformazione, e interpolazione...” marketing ed organizzazione dei media sarebbe il termine oggi appropriato. Tra costoro troviamo Oksana Chashko (co-fondatrice delle FEMEN), Anna Hutsol (co-fondatrice delle FEMEN) e Viktor Svjatskij (l’uomo presentato come uno dei burattinai nell’ombra del movimento FEMEN ).

Il passaggio alla Grande Ucraina
In seguito ai risultati catastrofici del Partito comunista ucraino nel 2006, Anna Hutsol e Viktor Svjatskij, che crearono nel frattempo “due movimenti studenteschi alla fine del 2005, il Centro per le prospettive della gioventù (un sindacato) e Nuova Etica, prefigurando l’organizzazione delle FEMEN (che sarà guidata da Sasha Shevchenko, altra co-fondatrice delle FEMEN), si avvicinarono al partito della Grande Ucraina di Igor BerkutLa “Grande Ucraina” è un partito social-patriottico e vagamente di sinistra, quindi appartenente come il Partito Comunista al campo filo-russo. Il suo supporto deciso alla pena di morte gli valsero la mediatizzazione, e le proposte anti-immigrati (comprendenti il posizionamento al confine di “circoli militari-patriottico”) interessarono i forum di destra. Nel 2010, si dichiarò (sul serio) per una “buona dittatura democratica”.”

24103_3_image002-33741Viktor Svjatskij (Centro di prospettiva/Grande Ucraina), Sasha Shevchenko (che poi diresse Nuova Etica, e futura co-fondatrice delle FEMEN) e Igor Berkut (Grande Ucraina) ottobre 2007.

Quando le FEMEN furono avviate a Kiev, nella primavera 2008, Andrej Kolomets (“Andrew Kolomyjec”), uno dei quadri di Grande Ucraina (movimento rosso-bruno da cui provengono le FEMEN) entrò subito nel consiglio d’amministrazione. Sarà uno dei più “costanti sostegni finanziari” delle attiviste. “Al fine di garantirne l’indipendenza”, disse molto seriamente … aggiungendo che il movimento “non era mai scaduto nel razzismo”. Vedasi Mickael Orlyuk un altro quadro del partito, e anche partecipe delle proteste delle FEMEN.
Un certo numero di tesi della Grande Ucraina viene ripreso delle FEMEN. Immigrazione: l’esenzione dei visti per i cittadini europei che visitano l’Ucraina è un disastro, dovrebbero chiudere le frontiere. La Grande Ucraina denuncia le “centinaia di migliaia di immigrati clandestini (che) ci minacciano”. Le FEMEN si ponevano al suo fianco, con l’aiuto dell’influenza aviaria “all’ingresso di stranieri nel nostro Paese.” “Xenofobia? Forse”, rispose Anna Hutsol. Sull’esempio della Grande Ucraina, le FEMEN sostengono la pena di morte per i ‘sadici’.” Infine, ci sono i turchi contro cui Igor Berkut (leader di Grande Ucraina) ritiene che la guerra sia inevitabile. Le FEMEN, da parte loro, li hanno avuti a lungo come primi nemici, in nome della lotta al turismo sessuale.”

Il riavvicinamento con l’estrema destra ucraina
Tra le reclute del movimento FEMEN, troviamo Darija Stepanenko, membro del gruppo identitario  Confraternita di San Luca, che sostiene “la rivoluzione nel mondo ortodosso”, ramo del partito Bratstvo (“Fratellanza”).

24103_11-19962Inna e Sasha Shevchenko tengono per mano Darija Stepanenko, altra figura pubblicizzata dalla confraternita.

Le FEMEN appaiono accanto a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso “di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica“.

24103_13-e3d2aDa sinistra a destra: l’ultra-destra Anna Sinkova (a capo della Confraternita di San Luca), Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, un’attivista delle FEMEN e Bogdan Titskij (responsabile del Comitato Nero), all’uscita da un interrogatorio della polizia (agosto 2013)

Le FEMEN sostengono un poster del partito di estrema destra Svoboda, fondato come Partito Nazionalsocialista d’Ucraina (in riferimento ai nazisti.) Il partito ottenne 36 seggi nelle elezioni parlamentari del 2012, divenendo il quarto del Paese. Membro del Fronte Nazionale Europeo che comprende, tra gli altri, l’NDP (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito neo-nazista  tedesco.

24103_14-ff16f“Viva la Bielorussia indipendente! Viva la libera Ucraina!” “No al terrore rosso!”

Le FEMEN manifestano soprattutto con l’UNA-UNSO o Assemblea Nazionale ucraina – Autodifesa ucraina, il maggiore partito di destra, difensore della Chiesa ortodossa in Ucraina (Patriarcato di Kiev). Conoscendo l’odio delle FEMEN verso la religione, non c’è una contraddizione?

24103_15-d411cInna e Sasha Shevchenko, sullo sfondo Viktor Svjatskij

Concludiamo questa lista sui collegamenti tra FEMEN e le organizzazioni di estrema più radicali osservandone le connessioni trans-atlantiche.

24103_8-65ebdCollegamento con l’Open World Leadership Center
Il movimento delle FEMEN avrebbe ricevuto sostegno estero (soprattutto da Washington) per sviluppare il movimento? L’articolo di Olivier Pechter indica la strada. “Anna Hutsol (fondatrice delle FEMEN) fu infatti invitata negli Stati Uniti da un’agenzia del Congresso degli Stati Uniti, l’Open World Leadership Institute, che descrisse come “una studentessa”.” Nel report del 2008, Anna Hutsol viene chiaramente menzionata sulla settima pagina (link PDF):
Coordinate del centro:
The Library of Congress, 101 Independence Avenue., SE Camera LM 611, Washington DC, 20540-1026, USA Tel: (202) 707-8943 Fax: (202) 252-3464 E-mail: RLP@loc.gov, sito http://www.openworld.gov

Qual è l’obiettivo del centro?
L’Open World Leadership Center è descritto come: “Il programma Open World permette ai leader russi di sperimentare la democrazia e la libera impresa in azione nelle comunità degli Stati Uniti in una visita di 10 giorni. I partecipanti al World Open studiano ruoli e relazioni tra i tre diversi livelli e rami del governo degli Stati Uniti. Esaminano anche in che modo il settore privato e no-profit negli Stati Uniti contribuiscano a soddisfare le esigenze sociali e civiche.”

Billington-2A pagina 3 del report del 2008, trovate il discorso del presidente del consiglio d’amministrazione dell’Open World Leadership Center, l'”onorevole” James H.  Billington. Chi è costui? Secondo  Wikipedia, James Hadley Billington è un accademico e bibliotecario statunitense, fu membro del consiglio del comitato di redazione della rivista Foreign Affairs. Un bimestrale internazionale, pubblicato a New York dal Council on Foreign Relations, che appartiene a David Rockefeller! Ecco, trovato il think tank statunitense dietro le FEMEN. Poche righe dopo, gli ultimi dubbi scompaiono quando viene confermato che James Hadley Billington è membro del Council on Foreign Relations!

James H. BillingtonIl presidente George W. Bush consegna la Presidential Citizen Medal a James H Billington. Questa decorazione viene assegnata a qualsiasi cittadino degli Stati Uniti “che ha compiuto un servizio esemplare per il Paese o i cittadini di questo Paese.”

Associated Press, una seconda connessione?
Il 24 febbraio 2013, durante le elezioni presidenziali in Italia, tre membri delle FEMEN avviarono un’operazione mediatica per colpire, senza successo, Silvio Berlusconi mentre andava a votare a Milano. L’operazione mediatica riuscì potendosi avvicinare a Berlusconi con lo slogan sul petto “Basta Berlusconi”. Tuttavia, come poterono le FEMEN arrivare così vicino al loro obiettivo?
Le FEMEN avevano documenti contraffatti dell’agenzia di stampa statunitense Associated Press. Legalmente dovrebbero essere perseguite per falsificazione e uso di falsi. Tuttavia, nessuna inchiesta preliminare è stata aperta. Perché Associated Press non ha presentato una denuncia contro tale usurpazione? Forse la risposta è nel nome del proprietario di tale agenzia? In un articolo pubblicato nel maggio 2011, Fox News rivelava che l’Associated Press è di proprietà del miliardario George Soros! George Soros, oltre che per le speculazioni nelle valute estere è noto come il burattinaio delle rivoluzioni colorate in Serbia nel 2000, in Georgia nel 2003, Kirghizistan nel 2005 e anche in Ucraina nel 2004, passata al campo russo nel 2010 con la vittoria di Viktor Janukovich alle elezioni presidenziali.
Il ruolo dell’Open Society Institute di Soros è determinante nel passaggio degli ex-satelliti dell’URSS al campo atlantista. Vedasi il documentario: Gli USA alla conquista dell’Est. Open Society Institute finanzia Reporters Sans Frontières di Robert Ménard. Leggasi il libro di Maxime Vivas “La face cachée de Reporters sans frontières : de la CIA aux faucons du Pentagone

george_soros_4_13_2012George Soros, specialista in sovversioni e interferenze. Le FEMEN furono appoggiate dall’Associated Press di George Soros? Resta da determinare. Ma i primi tesserini (della stampa) furono gettati via.

In conclusione
E’ ormai chiaro che le FEMEN sono agenti delle sovversione per imporre l’ideale liberal-libertario anti-religioso e anti-tradizionale. Ideale nel servire interessi stranieri, se non atlantisti. Un servizio per la sovversione e la destabilizzazione invocando diritti umani, democrazia e libertà in Paesi come la filo-russa Ucraina e la Russia di Vladimir Putin, nell’ambito della partita geopolitica statunitense contro questi Paesi, grandi principi che portarono alla “guerra contro il terrorismo” e all’attacco all’Iraq nel 2003, con il risultato che tutti conosciamo.
Abbiamo sintetizzato il lavoro di Olivier Pechter combinandolo con le informazioni di Joelecorbeau.com, indicando il passato di transfughi ed estremisti delle FEMEN che, misteriosamente, non viene affrontato nel documentario di Foufou (Caroline Fourest): “I nostri seni, le nostre armi”, dove dice di ospitare Inna Shevchenko, la leader più estremista del movimento, Fufu s’è bruciata! Manuel Valls ha vietato lo spettacolo di Dieudonné in nome della dignità umana, mentre concede asilo politico alle FEMEN, gruppo affiliato all’estrema destra ucraina! Dire che i merdia hanno fatto tutto un gran baccano sul presunto antisemitismo e razzismo di Dieudonné, mentre puntano i riflettori sulle FEMEN, dimostra dove sia l’odio. Amici, non esitate a inviare queste informazioni a tutti coloro che sostengono le FEMEN. Tale organizzazione deve smetterla di danneggiare il nostro Paese e il mondo. Facciamo presente il loro passato “nauseante”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “rivoluzioni colorate” sono spontanee?

Vladimir Platov New Oriental Outlook 23/01/2014

1017542Per oltre 3 anni, i Paesi del mondo arabo hanno vissuto sotto l’influenza delle “rivoluzioni” che hanno scosso le fondamenta politiche di numerosi Stati regionali, determinando il cambio della classe dirigente e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Nei media locali, ed esteri, si discute instancabilmente della domanda fondamentale: chi ha avvantaggiato tali “rivoluzioni” e chi ne è il vero istigatore? Queste domande vengono poste dai giornalisti seguendo la nascita e lo sviluppo delle “rivoluzioni colorate” in altre regioni del mondo, in particolare in Ucraina, che vede una recrudescenza ultimamente. Gli esperti sono particolarmente perplessi di fronte alle azioni dei politici europei e statunitensi, che chiedono all’opposizione ucraina maggiori azioni contro il governo legalmente eletto del Paese, con il quale, per inciso, l’Unione europea e i mandatari degli Stati Uniti hanno relazioni diplomatiche, come ufficialmente attestato dai governanti di Kiev. La questione non si limita solo agli appelli del senatore John McCain degli Stati Uniti, & company, a rovesciare il regime ucraino attuale, ma si estende anche al sostegno finanziario organizzato per i singoli “leader” dell’opposizione, che indubbiamente sono ospitati negli Stati Uniti e nei Paesi dell’UE, “per servizi rivoluzionari”.
Un primo esempio di ciò è il “leader” dell’opposizione ucraina Klischko, che ha la residenza negli Stati Uniti e in Germania. In tale contesto, le conclusioni degli esperti del noto Centro francese per la ricerca sull’Intelligence (CF2R) possono rivelarsi particolarmente interessanti: domandandosi se le “rivoluzioni colorate” siano spontanee o il risultato di operazioni coordinate. Gli esperti francesi ritengono che gli attivisti rivoluzionari nei Paesi dell’Europa orientale e del mondo arabo, in particolare il movimento giovanile 6 aprile che spodestò il presidente egiziano Hosni Mubaraq, e persino in Sud America, furono istruiti nei seminari sulla strategia della “rivoluzione nonviolenta”, tenuti in Serbia dalla celebre organizzazione CANVAS (Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies), nata nel 2001 dal soggetto politico serbo Otpor!, diventando un centro di formazione per l'”azione nonviolenta” dopo l’abbattimento del regime di Slobodan Milosevic. Gli esperti del  CF2R hanno rintracciato le attività dei “consiglieri” di CANVAS nel preparare la rivoluzione delle rose in Georgia e la rivoluzione arancione in Ucraina, così come i loro stretti legami con l’organizzazione bielorussa Zubr (“Bisonte“) fondata nel 2001 con l’obiettivo di rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Hanno anche scoperto i legami di CANVAS con l’opposizione venezuelana.
Durante l’inverno del 2011 le bandiere con gli emblemi di CANVAS, ereditate da Otpor!, furono sventolate dagli studenti egiziani del movimento giovanile 6 aprile, giocando un ruolo attivo nelle manifestazioni per le strade del Cairo. CF2R presta particolare attenzione alle fonti del finanziamento dichiarato da CANVAS, dato che le attività di questa struttura necessitano di un sostegno finanziario sostanziale. Secondo il direttore di CANVAS, Srda Popovic, l’organizzazione opera “esclusivamente con donazioni private”. Gli autori dello studio, tuttavia, dipingono un quadro abbastanza diverso. Secondo fonti francesi informate, due organizzazioni statunitensi finanziano attivamente CANVAS, l’International Republican Institute (IRI) e Freedom House. L’International Republican Institute è un’organizzazione politica associata al Partito Repubblicano degli Stati Uniti, fondata nel 1983 dopo il discorso del presidente statunitense Ronald Reagan al parlamento inglese  a Westminster, dove offrì a partiti politici e organizzazioni estere aiuto nel creare “infrastrutture per la democrazia”. E’ ben noto che l’IRI sia finanziato dal governo degli Stati Uniti (in particolare, da dipartimento di Stato, Agenzia per lo sviluppo internazionale – USAID e National Endowment for Democracy). Le sue attività comprendono “fornire ampia assistenza ai partiti politici e formazione dei loro attivisti”. Gli esperti francesi, tuttavia, indicano chiaramente che l’International Republican Institute, infatti, non sia altro che una copertura della CIA. In tali circostanze, vale la pena notare che il famoso attivista di Euromaidan a Kiev, il senatore statunitense John McCain, non è solo un rappresentante del Partito Repubblicano degli Stati Uniti, ma anche un campione dell’IRI. Alla  domanda su chi possa guidare le sue azioni, le informazioni rispondono da sé.
Riguardo la Freedom House, la sua attività principale è l'”esportazione dei valori americani”. Tale  organizzazione non governativa fu fondata nel 1941 e svolge attività di ricerca sullo stato delle libertà politiche e civili in diversi Paesi. Tra il 60 e il 80 per cento del suo bilancio è costituito da sovvenzioni del governo degli Stati Uniti (principalmente dipartimento di Stato e USAID). Fino al 2005 il suo direttore era l’ex capo della CIA James Woolsey indicando chiaramente, secondo il parere degli esperti di CF2R, il coinvolgimento dell’intelligence USA nelle attività di Freedom House. Un fatto molto notevole, trovato dai francesi, è l’invito di Freedom House al famoso blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento giovanile 6 aprile, a partecipare a un evento organizzato dall’organizzazione, dove seguì un programma di addestramento alle “riforme politiche e sociali”. Tutte le attività erano finanziate da USAID.
La partecipazione finanziaria di IRI e Freedom House, così come delle forze speciali statunitensi dietro di esse, può essere rintracciata nelle “attività rivoluzionarie” non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, Libia, Siria e altri Stati del Medio Oriente. Come notato dai francesi, è estremamente difficile in tali condizioni non notare il ruolo degli Stati Uniti e la loro manipolazione degli eventi in Medio Oriente in questi ultimi anni, anche in mancanza di riferimenti diretti in tali attività dell’amministrazione Obama. Ancora più sorprendente è il fatto che la stampa occidentale sia stata e continui ad essere assai discreta sul tema (con rare eccezioni), e taccia sul rapporto tra gli eventi in corso nel mondo arabo e i “consiglieri” degli Stati Uniti. “Anche coloro che di solito sono prossimi alle “teorie del complotto”, restano stranamente silenziose“, rilevano gli esperti francesi. Dato che le attività di IRI, Freedom House, l’USAID e le altre organizzazioni fortemente utilizzate da Washington nelle “riforme politiche”, continuano ad essere sfruttate (e non solo in Medio Oriente), non possiamo aspettarci un rapido declino dei movimenti “rivoluzionari” nel mondo, neanche in Medio Oriente, Ucraina e altrove.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verdoni per dei secchi blu: il supporto dell’USAID all’instabilità in Russia

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/01/2014

usaidUna “rivoluzione a tema”, per le quali l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e i suoi alleati del National Endowment for Democracy (NED) e dell’Istituto Open Society di George Soros sono famigerati, è praticamente passata inosservata nei media occidentali anglofoni. Nel 2010, provocatori antigovernativi russi, finanziati da organizzazioni non governative occidentali (ONG), organizzarono una serie di proteste caratterizzate da secchi di plastica blu. I secchi dovevano simboleggiare le luci lampeggianti blu portatili, note in russo come migalkij, utilizzati su molti veicoli dei vip russi, tra cui funzionari governativi e imprenditori privati. Il tema della protesta dei secchi blu era direttamente collegato alle attività “pro-democrazia” dell’USAID in Russia. I provocatori filo-americani misero dei secchi blu sul tetto delle loro automobili per deridere l’uso delle luci blu da parte dei funzionari. In risposta, tre partiti rappresentati nella Duma di Stato, Russia Unita, Russia Giusta e Partito Liberal-Democratico, proposero un disegno di legge per reprimere l’uso dei secchi blu dei manifestanti intenti a causare problemi di traffico, a volte con conseguenti incidenti stradali. Il sostegno delle ONG degli Stati Uniti alla rivoluzione dei “secchi blu” precedeva di un anno la nomina da parte del presidente Barack Obama dell’attivista anti-russo Michael McFaul ad ambasciatore degli Stati Uniti in Russia. McFaul iniziò il suo mandato a Mosca aprendo l’ambasciata degli Stati Uniti a ogni sorta di attivista, provocatore e disturbatore anti-russo. Questi provocatori, tra cui il leader del Partito della Libertà e popolare blogger Aleksej Navalnij, del “Fronte di sinistra” Sergej Udaltsov, la celebrità degli scacchi Garry Kasparov, la “ragazza copertina” russa Ksenija Sobchak, i co-leader di “solidarietà” Ilja Jashin e Boris Nemtsov, il capo neo-fascista del partito nazionalbolscevico Eduard Limonov, i capi del partito Jabloko Sergej Mitrokhin, e Lev Ponomarev, furono ben istruiti all’uso di vari dispositivi e accorgimenti per attrarre l’attenzione dei media sulle loro cause e proteste. Le proteste a tema di piazza furono usate dagli attivisti addestrati da Gene Sharp in diverse avanzate operazioni della CIA-Soros. Il primo di questi gruppi a cacciare con successo un governo fu OTPOR, che guidò le proteste che abbatterono Slobodan Milosevic da presidente della Serbia. Altri gruppi sostenuti da attivisti addestrati dagli USA furono Kmara in Georgia, Pora in Ucraina, Kelkel in Kirghizistan e Zubr in Bielorussia.
L’arte di usare simboli come il pugno e trucchi come il secchio blu fu sviluppata dal “guru” della disobbedienza civile Gene Sharp dell’Albert Einstein Institution e di Harvard. Il lavoro di Sharp sulle azioni “non violente” per abbattere i governi fu adottato dalla CIA per fomentare rivolte nei Paesi dello spazio post-sovietico. Sharp nega che la sua opera sia collegata ai servizi segreti degli Stati Uniti, tuttavia, fu finanziato dai maggiori pensatoi utilizzati dalla CIA per operare nel mondo accademico. Sharp fu direttamente finanziato da RAND Corporation, Ford Foundation e NED. Il suo lavoro fu finanziato dall’International Republican Institute, ramo del Partito Repubblicano degli Stati Uniti. L’idea di Sharp di usare icone culturali, religiose e storiche da ridicolizzare in piccole e grandi proteste di massa, ha spesso comportato reazioni violente, smentendo la tesi di Sharp che il suo piano per il cambiamento politico sia “non violento”.
McFaul fu reclutato dai neo-conservatori dell’Hoover Institution presso la Stanford University, per agire da inviato di Obama in Russia. McFaul lavorò presso la direzione di numerose ONG orientate alla Guerra Fredda, tra cui Freedom House, l’Eurasia Foundation di Soros e la NED finanziata dall’USAID. Il coordinatore della “campagna dei secchi blu” era Peter Shkumatov. Le attività di Shkumatov e dei suoi sabotatori del traffico videro i frequenti ospiti dell’ambasciata di McFaul, in particolare Nemtsov e Udaltsov. Un manifestante con il secchio e che indossa una t-shirt con Obama appare in un video caricato su YouTube il 5 maggio 2010. Il video fu prodotto da Nikita Tatarskij, un russo al servizio di Radio Free Europe/Radio Liberty controllata da CIA e Soros. Altri manifestanti dei secchi blu confusero la polizia mettendo i secchi sul tetto dei loro veicoli, causando un ingorgo nel centro di Mosca. Se si scoprisse che l’ambasciata russa a Washington organizza  manifestanti da infiltrare nell’apparato governativo tramite finti veicoli ufficiali, vi sarebbero due reazioni immediate: l’incriminazione per travisamento da agenti delle forze dell’ordine e una forte protesta diplomatica contro il governo russo.
Fu nel settembre 2012, oltre due anni dopo i secchi blu dell’USAID, che il Presidente Vladimir Putin ordinò l’espulsione dell’USAID dalla Russia. 57 ONG in Russia ricevevano ufficialmente finanziamenti dall’USAID, senza contare il supporto non ufficiale dell’USAID ad altri gruppi, alcuni strettamente legati ai terroristi nel Caucaso russo, particolarmente Cecenia e Daghestan. In linea con la formula del gruppo di protesta di Sharp, la campagna dei secchi blu venne suddivisa in “colombe” e “falchi” sotto un organismo ufficiale con il sito web RU-verderko.ru, che in inglese si si traduce “ru-pail.ru”. Per non chiamare il sito “secchio blu”, i provocatori lasciarono aperta la possibilità di cambiare i loro bersagli con gli altri colori dei migalkij, tra cui il rosso usato dai veicoli di emergenza e della polizia, nel caso i manifestanti avessero deciso di alzare la posta delle loro attività anti-governative. L’organizzazione dei secchi blu fu attenta ad informare di essere finanziata da quote e donazioni in modo da non essere collegata a McFaul e all’ambasciata degli Stati Uniti. Tuttavia, un certo numero di organizzazioni rivoluzionarie russe ricevette “donazioni” da entità legate direttamente a Soros, USAID e NED. I “secchi blu” furono registrati dal governo russo come organizzazione pubblica, pagando la tariffa standard di 35.000 rubli, poco più di 1000 dollari. I manifestanti dei secchi blu ostacolarono i veicoli ufficiali con i “migalkij” anche sulla Piazza Rossa. Comparativamente, se dei manifestanti assaltassero veicoli dell’US Secret Service presso la Casa Bianca, vi sarebbe la probabilità che vengano uccisi dalle forze dell’ordine. Le autorità russe hanno mostrato moderazione nel trattare i secchi blu.
Il gruppo anti-cristiano e anti-musulmano delle FEMEN, creato in Ucraina da finanzieri sionisti statunitensi, adottò la causa dei secchi blu. Le manifestanti in topless delle Femen furono viste in varie manifestazioni dei secchi blu a Mosca, facendo gesti osceni con i secchi. L’uso di chincaglieria come i secchi blu, in Russia, e di fogli bianchi e bende per occhi in Cina sono esempi dei sotterfugi di Sharp/Soros/NED per manipolare l’opinione pubblica. In Indonesia, sandali di gomma e plastica furono il simbolo di un movimento popolare antigovernativo abortito. Nel 2012, un ragazzo di 15 anni su condannato a una pena detentiva di cinque anni con l’accusa di aver rubato i vecchi sandali logori di un agente di polizia presso una stazione di polizia di Palu, nel Sulawesi centrale. La sentenza provocò una grande protesta dove la gente lasciava sandali e infradito davanti le stazioni di polizia in tutta l’Indonesia. Il movimento, legato ai manipolatori di USAID, Soros e NED, non decollò e il presidente Susilo Bambang Yudhoyono non fu abbattuto.
Mentre i manipolatori della democrazia vantano i loro successi, non hanno mai voglia di scrivere o parlare dei loro fallimenti, che sono molti. Le rivoluzioni dei secchi blu, bianca, dei sandali, loto, gelsomino, cedro, verde, arancione 2 e dei capperi in Russia, Cina, Indonesia, Egitto, Tunisia, Libano, Iran e Ucraina, sono stati tutti errori miserabili… Finché Obama, Soros, McFaul e compagnia cercheranno di tornare alla Guerra Fredda, i loro agenti provocatori continueranno a subire fallimenti dopo fallimenti finché la “borsa dei trucchi”, con secchi blu, fogli bianchi, sandali, vagabonde in topless, non avrà più l’attenzione del pubblico…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli aiuti umanitari vanno ad al-Qaida

Aangirfan 11 agosto 2013

mi6C’è una teoria secondo cui i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito utilizzano parte del loro denaro per gli ‘aiuti all’estero’ finanziando milizie come al-Qaida. Dal novembre 2011 al febbraio 2012, terroristi di al-Qaida in Somalia riuscirono ad ottenere il controllo su 480.000 sterline di aiuti britannici. Il ‘furto’ degli aiuti e delle attrezzature ‘venne nascosto nell’ultimo rendiconto pubblico del Regno Unito.’ Dailymail
Ci si potrebbe chiedere perché il governo del Regno Unito ha aumentato la spesa per gli aiuti all’estero, mentre riduce la spesa in altri settori. Il denaro degli aiuti viene utilizzato per corrompere dittatori amichevoli, finanziare gruppi terroristici e destabilizzare i Paesi che progrediscono?

justin-forsythJustin Forsyth, ex-direttore per la comunicazione strategica di Tony Blair. Forsyth poi è diventato direttore generale di Save the Children UK. Secondo l’eccellente Andrew Gilligan del Telegraph:Gli aiuti all’estero della Gran Bretagna sono caduti nelle mani di al-Qaida, ammette il Dipartimento per lo sviluppo internazionale:
1. In Somalia, “gli al-Shabaab di al-Qaida hanno ‘confiscato’ le apparecchiature dei contractors del Dipartimento per lo sviluppo internazionale in molteplici episodi negli ultimi tre mesi, prima di prendere una qualsiasi azione.”
2. “Gli aiuti finanziari inglesi furono spesi sovvenzionando ospiti in hotel a cinque stelle l’anno scorso, durante le Olimpiadi.”
3. “La percentuale degli aiuti inglesi spesi presso i Paesi più poveri è scesa dall’80 per cento a poco più del 65 per cento…
4. “Molti cittadini inglesi si sono recati in Somalia per addestrarsi con il gruppo (al-Qaida).

Alan-Duncan-2_1986189bAlan Duncan

Alan Duncan è il ministro inglese per lo Sviluppo internazionale. Dal 1982 al 1988 ha lavorato per il famigerato Marc Rich. Alan Duncan è stato membro del Circolo Pinay. In altre parole, sembra avere collegamenti con alcuni sionisti e fascisti? Gran parte degli aiuti per l’estero del governo viene consegnata ad associazioni di beneficenza come l’USAID. “L’USAID è ‘il braccio umanitario della CIA’ e Americares lo è anche. World Vision è anch’essa una copertura della CIA.” I molti volti della CIA
Sembra che le grandi associazioni di beneficenza internazionali come World Vision siano in realtà operazioni dell’intelligence nell’ambito delle attività per le operazioni clandestine di controllo mentale ed altre attività di disinformazione in tutto il mondo… Molti enti di beneficenza sono  facciate della CIA e dei suoi amici. Ai primi di settembre 2012, il Pakistan ha ordinato agli stranieri che lavoravano per Save the Children di lasciare il Pakistan. Il Pakistan ha dichiarato che Save the Children viene utilizzata dalle spie occidentali. Un medico accusato di aiutare la CIA ha affermato che Save the Children l’aveva introdotto presso gli ufficiali d’intelligence statunitensi. Il Pakistan ordina ai lavoratori stranieri di Save the Children di andarsene
Oxfam, come molti altri enti di beneficenza, è stata accusata di essere una copertura del servizio di sicurezza MI6 del Regno Unito. “Nei primi anni ’70, le Tigri Tamil cominciarono a stabilire campi di addestramento e depositi segreti di armi sotto la copertura di una rete di fattorie per la riabilitazione dei rifugiati della Società gandhiana. I fondi per le aziende agricole provenivano da Oxfam, una delle più potenti e segrete organizzazioni d’intelligence britanniche che agiscono sotto la copertura di organizzazione non governativa… John Glover, un autore inglese, ha scritto sul Western Mail del Galles degli attuali e futuri programmi di addestramento dei giovani tamil da parte dei mercenari inglesi. Una banda di mercenari reclutati nel sud del Galles addestra l’esercito dei Tamil che lotta per uno Stato separato nello Sri Lanka. Circa 20 mercenari furono arruolati dopo una riunione a Cardiff e trascorsero gli ultimi due mesi nel sud dell’India, preparando un esercito segreto per combattere la maggioranza sinhala, per la causa dello Stato tamil indipendente nello Sri Lanka’, aveva detto...” (LarouchePUB)

david-miliband_1487254cDavid Miliband, il cui fratello Ed sarebbe il prossimo Primo ministro del Regno Unito.
David Miliband è stato il ministro del governo britannico responsabile del servizio segreto inglese MI6. Ora è a capo dell’International Rescue Committee (IRC), un ente di beneficenza degli Stati Uniti d’America attivo in oltre 40 Paesi. L’IRC fornisce “aiuto di emergenza, sviluppo post-conflitto e servizi di reinsediamento.” L’IRC sarebbe un’organizzazione di facciata della CIA. L’IRC è “un collegamento della rete coperta della CIA.Questia
Negli ultimi 60 anni almeno 1.000 miliardi dollari di aiuti per lo sviluppo sono stati trasferiti dai Paesi ricchi all’Africa. Eppure il reddito reale pro-capite è oggi inferiore a quello che degli anni ’70, e più del 50% della popolazione – oltre 350 milioni di persone – vive con meno di un dollaro al giorno… I Paesi africani pagano ancora quasi 20 miliardi di dollari in rimborso annuo del debito, un duro monito, l’aiuto non è gratuito… Jeffrey Winters, professore alla Northwestern University, ha sostenuto che la Banca Mondiale ha partecipato alla corruzione con circa 100 miliardi di dollari dei suoi fondi destinati al finanziamento dello sviluppo.” Perché l’aiuto estero danneggia l’Africa
In altre parole, il denaro degli aiuti all’estero va ai ricchi governanti fantoccio e ai leader delle milizie impiegate da Stati Uniti e Regno Unito?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria? Parte III

Valentin Vasilescu, AVIC, 15 giugno 2013

480653Nel paragrafo precedente abbiamo visto come questi ribelli sono stati selezionati, addestrati e coinvolti nelle “guerre sporche” dalle forze speciali degli Stati Uniti, quelle stesse che gli statunitensi hanno vissuto in Vietnam, nei Paesi dell’America centrale e nell’Iraq. Ci soffermiamo ora su altri aspetti che ci permettono di rispondere a molte domande.

1.  Come si realizza una “primavera araba”? O si telecomanda una rivoluzione ‘colorata’ come se si fosse presenti.
La parte più sensibile dell’operazione, dove la probabilità di un fallimento è molto alta, è la fase di avvio. Questo è il motivo per cui molto spesso la “scintilla” che innesca il movimento è assai ben nascosta. Insisteremo sulle sue caratteristiche. La cosiddetta “primavera araba”, con spontanee adunate “rivoluzionarie” in piazza Tahrir a Cairo, fu in realtà un’operazione attentamente pianificata dagli Stati Uniti. Molti anni fa, attraverso l’ambasciata statunitense a Cairo, dei “dissidenti” egiziani furono addestrati in Serbia presso il Centre for Applied Nonviolent Action and Strategy (CANVAS: Centro per l’azione nonviolenta applicata e strategie). Il centro è gestito da attivisti di Otpor, un movimento serbo di disobbedienza civile e resistenza pacifica, creato nel 1998 dalla CIA a Belgrado per rovesciare il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Otpor è attualmente attivo in 37 paesi e si è trasformato in una sorta di fortezza della rivoluzione mondiale “non violenta”.
La ‘guida alla lotta nonviolenta in 50 punti’ è una creazione del colonnello statunitense Robert Helvey, veterano dei Berretti Verdi, ed è alla base di tutte le rivoluzioni nell’ex Unione Sovietica. La “rivoluzione delle rose” in Georgia, nel 2003, “arancione” in Ucraina nel 2004, dei “tulipani” in Kirghizistan nel 2005, nella Repubblica di Moldova nel 2009 e nella “primavera araba”. La guida ha lo scopo di descrivere i metodi utilizzati da manifestanti professionisti per superare la paura ed eccitare le folle. Grazie alla Freedom House Foundation, a George Soros e all‘International Republican Institute, finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dall’USAID, le truppe delle operazioni  speciali degli USA furono pronte alle riforme “politiche e sociali” e alla guerriglia urbana. Prendiamo come esempio la manifestazione pacifica del 7 aprile 2009 a Chisinau, che “spontaneamente” si trasformò in un movimento devastante saccheggiando e incendiando il palazzo del Parlamento moldavo. L’evento fu trasmesso in diretta dalla maggiore rete televisiva rumena e si poteva osservare quello che accadeva in diretta. Si potevano vedere, in particolare, le squadre per le speciali operazioni seguite da piccoli gruppi, infiltrarsi a intervalli regolari e in silenzio nella massa dei manifestanti pacifici. I punti d’infiltrazione nella massa, le posizioni di partenza per l’offensiva e le tattiche di tutti i gruppi si svilupparono con precisione. Ogni gruppo aveva il suo obiettivo tattico, una struttura ben definita, una missione separata, segni e segnali di riconoscimento e gruppi di sostegno tra gli organizzatori della protesta.
Il primo gruppo, Alfa, è addestrato a saper generare un contagio emotivo nella massa dei manifestanti. Nella prima fase, il suo ruolo è lanciare per 2 ore vari slogan, difatti dei già noti simboli della guerra psicologica per influenzare e motivare i manifestanti. Da un punto di vista psicologico, il ruolo del gruppo Alfa è trasformare gli individui in un gregge disposto a seguire ciecamente ogni esortazione, senza usare il filtro della ragione. Una volta che ciò viene compiuto, il gruppo Alfa avvia la fase 2, cioè l’assalto frontale, di tipo dimostrativo, al fine di costringere il comandante della polizia ad ordinare un raggruppamento per concentrare le forze contro di loro, continuando a posizionarsi scaglionando le linee e spostando l’attenzione delle forze dell’ordine. La sequenza più importante e meglio eseguita dell’operazione viene condotta contemporaneamente da altri due gruppi (Bravo e Charlie), composti da veterani degli scontri di strada. Avviano un’azione estremamente veloce e ben coordinata avvolgendo da entrambi i lati il nuovo schieramento della polizia antisommossa. Nel frattempo, altri due gruppi distinti (Delta e Echo), fanno pressione infiltrandosi in profondità nella massa dei manifestanti (mettendosi a circa 50-70 m dalla polizia). Poi spingono con forza i giovani al centro per  incanalare il movimento in direzione delle zone di rottura dei due gruppi Bravo e Charlie. Il risultato è folgorante: lo schieramento della polizia antisommossa va in frammenti, dividendosi in piccoli gruppi facili da attaccare da tutte le direzioni e impossibilitati a reagire o far intervenire le riserve.
A Belgrado, nel 2000, a Chisinau nel 2009 e a Cairo nel 2011, l’occupazione e l’incendio del Palazzo del Parlamento e del Palazzo Presidenziale fu sufficiente ad avviare le dimissioni del governo e ad indire nuove elezioni. In Libia e in Siria, regimi più autoritari, bisognava occupare i locali della polizia e delle unità militari. A tal fine, a fianco dei professionisti delle proteste, si  unirono i combattenti armati islamici il cui obiettivo era sequestrare i depositi di armi e munizioni delle unità militari.

2. Quali sono i punti deboli di questi ribelli islamici?
Come accennato in un precedente articolo: “I mujahidin reclutati dagli statunitensi in Siria sono quasi analfabeti, non hanno idea della tattica e della strategia, e hanno imparato solo a condurre la guerra psicologica contro  la popolazione siriana. La loro unica possibilità è ridotta all’approssimativo uso degli AK-47, dei lanciagranate portatili AG-7 e dell’esplosivo, verso cui i civili siriani non hanno difese. Dall’altro lato, abbiamo le forze armate della Siria (aviazione, forze per operazioni speciali, marina, fanteria di marina ed esercito). Sono esperti nella progettazione e realizzazione delle strategie militari, sono laureati nelle scuole ufficiali e sottufficiali dell’arma di appartenenza (l’addestramento dura da due 3 a 5 anni) e diventano specialisti  dei materiali bellici.” La prima osservazione è che i mujahidin non sanno pilotare aeroplani o elicotteri, o utilizzare i sistemi missilistici antiaerei o terra-terra a medio raggio. Anche se mai recuperassero le armi dell’esercito siriano. Al contrario, l’esercito siriano ha già condotto attacchi aerei e utilizzato con successo missili tattici. L’unico modo per superare questo handicap è l’intervento statunitense. In Libia, gli statunitensi imposero all’inizio della guerra civile una “no-fly zone”, distruggendo gli aerei libici negli aeroporti e le forze di terra di Gheddafi. Come fecero in Jugoslavia nel 1999. In Siria, in un primo momento, gli statunitensi erano troppo fiduciosi nella rapida vittoria dei ribelli islamici. Poi, quando si sono ripresi e volevano creare una ‘no-fly zone’, si scontrarono con l’opposizione dei russi.
Un’altra vulnerabilità dei ribelli, come dimostra la battaglia di al-Qusayr, è la mancanza di strutture di comando efficaci, con esperti ufficiali di comando e stato maggiore. Lo schieramento dell’esercito siriano, che guidò  l’accerchiamento, poteva essere facilmente penetrato con forti attacchi. Ma i ribelli non hanno mai avuto unità altamente mobili che conoscessero il terreno per i contrattacchi. La direzione dell’attacco della brigata ribelle doveva concentrarsi in 2-3 battaglioni, con manovre perfettamente sincronizzate nel tempo e nello spazio, e una riserva della dimensione di un battaglione per introdursi nella breccia creata. Ad al-Qusayr, i comandanti ribelli guidavano in battaglia l’equivalente di un battaglione, dove ogni gruppo agiva indipendentemente. Questo è comprensibile, in quanto il comandante dell’esercito libero siriano, il generale Salim Idriss di 54 anni, è un ex professore di elettronica presso l’Accademia tecnica militare di Aleppo. Infine, un altro aspetto va sottolineato. Il curriculum della maggior parte degli ufficiali che compongono lo Stato Maggiore dell’esercito siriano, fedeli a Bashar al-Assad, dimostra che hanno iniziato la loro carriera militare nelle scuole militari in Romania, e diversi ufficiali anche in URSS. Nel periodo 1979-1985 nelle scuole militari (raggruppate a Sibiu) della Romania di Ceausescu furono inviati annualmente gruppi di 5-6 allievi siriani che seguivano lo stesso corso dei futuri ufficiali dell’esercito rumeno. Molti di loro tornarono in Romania nel periodo 1987-1990 per seguire corsi sul comando e stato maggiore presso l’Accademia. “Furono addestrati sulla base della dottrina militare della Difesa Nazionale della Romania, dove il compito principale era proteggere la popolazione civile e le proprietà. Applicando le regole dell’arte militare, sovrastarono i mercenari in motivazione e forza morale.”
Con l’entrata nella NATO, l’esercito romeno ha abbandonato i manuali di strategia militare AN-1 e AN-2, le cui operazioni, pianificate all’epoca di Ceausescu, furono applicate dagli ufficiali siriani di al-Qusayr. Questi manuali vennero sostituiti da traduzioni di libri di testo statunitensi, gli stessi utilizzati per addestrare i ribelli islamisti.

3. Gli statunitensi entrano in scena in Siria per riprodurre le guerre arabo-israeliane?
L’Operazione Badr, con cui l’esercito egiziano ottenne lo stesso successo del presidente Bashar al-Assad nel 2013. Se l’esito della guerra non fu favorevole agli egiziani, gli statunitensi misero a punto l’operazione Valiant, indicando agli israeliani un corridoio in una zona paludosa al tergo delle 3° e 4° armata egiziane, rilevato da un aereo da ricognizione strategica SR-71. In questa breccia, nella notte del 15/16 ottobre 1973, gli israeliani riuscirono a infiltrarsi attraversando il canale con 20 carri anfibi e 7 veicoli della fanteria, entrando in Egitto. Ciò non cambiò le sorti della guerra, ma permise agli Stati Uniti d’intervenire dichiarando una tregua per pareggio.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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