Russia ed Egitto rilanciano la cooperazione strategica

Boris Dolgov Strategic Culture Foundation 19/08/2014
Bu1_rbPIIAEhjXL.jpg largeAbdelfatah Said Husayn Qalil al-Sisi, Presidente dell’Egitto, ha visitato la Russia il 12 agosto. Il vertice è un importante passo dal forte impulso allo sviluppo delle relazioni bilaterali. I presidenti hanno raggiunto accordi per creare una zona di libero scambio con i Paesi eurasiatici e una zona industriale russa in Egitto nell’ambito dell’Asse del Canale di Suez Axis. Il nuovo segmento del canale sarà lungo 45 miglia, diramandosi dal canale attuale di 120 chilometri. L’estensione è necessaria per ridurre i tempi di attesa delle navi da una media di 11 ore a 3. Il rapporto tra Egitto ed Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan si stringe. La cooperazione militare continuerà con l’invio di corazzati e sistemi di difesa aerea in Egitto. I due Paesi uniscono gli sforzi nella ricerca spaziale. Nell’aprile 2014 un missile russo ha posto in orbita un satellite egiziano. L’Egitto aumenterà le esportazioni verso la Russia. Il turismo avrà nuovo impulso. L’agenda internazionale dei colloqui include problemi scottanti come la crisi in Siria, Iraq, Libia e l’aggravamento dello scontro nella Striscia di Gaza tra Israele e Palestina. L’Islam radicale esercita un’influenza crescente utilizzando il terrore come strumento di lotta politica. Egitto e Russia hanno una ricca esperienza nella lotta ai radicali islamici. La maggior parte degli egiziani percepisce al-Sisi come il leader che ha salvato il Paese dal pantano della guerra civile. Un conflitto interno si stava preparando durante la permanenza in carica del presidente islamista Muhammad Mursi. Al-Sisi era ministro della Difesa nel luglio 2013, quando ebbe supporto da forze politiche sinistra e liberali, dal partito salafita al-Nur, da Corte Costituzionale, Ministero degli Interni, Gran Mufti d’Egitto, università musulmana al-Azhar e dal patriarca della Chiesa copta ortodossa. Con questo ampio sostegno al-Sisi depose l’allora presidente Mursi che rappresentava i Fratelli musulmani. Quegli eventi appaiono nella storia dell’Egitto come la “Rivoluzione del 30 giugno” (il 30 giugno 2013 l’esercito inviò un ultimatum a Mursi).
Al-Sisi ha vinto le elezioni presidenziali del maggio 2014. I Fratelli musulmani furono esclusi dalla vita politica del Paese in quanto organizzazione terroristica, secondo la nuova costituzione approvata dal 98% dei votanti nel referendum del gennaio 2014. Abdelfatah al-Sisi, ministro della Difesa e capo dei servizi di sicurezza ebbe oltre il 96% dei voti. La vittoria fu senza precedenti nei 60 anni di storia dell’Egitto repubblicano, da quando il Paese divenne una repubblica nel 1953. Mosca fu la meta del suo primo viaggio all’estero come ministro della Difesa, incontrando il Presidente Putin nel febbraio 2014. Da parte del suo popolo il Presidente russo sosteneva il “successo” dell’alto ufficiale egiziano nella corsa presidenziale della nazione. Il rapporto tra i due Paesi ha radici storiche. Abdelfatah al-Sisi gode di un forte sostegno tra coloro gli eredi dell’ex-Presidente Gamal Abdel Nasser, per esempio il Fronte di salvezza nazionale, tra cui al-Wafd (partito della delegazione), uno dei più antichi ed influenti partiti democratici liberali, il Partito arabo nasseriano e il movimento Tamarod (Ribellione) che rappresentano le forze di sinistra e liberaldemocratiche. In Egitto, al-Sisi viene spesso paragonato a Gamal Abdel Nasser che governò nel 1954-1970.
La politica filo-socialista di Nasser aveva lo scopo di mantenere la leadership dell’Egitto nel mondo arabo, e per contrastare la pressione neo-coloniale occidentale, si alleò all’Unione Sovietica. Luminosi esempi di cooperazione bilaterale sono la costruzione della diga di Assuan e il sostegno all’Egitto dall’URSS quando Gran Bretagna, Francia e Israele intervennero contro questo Paese nel 1956. L’attacco fu fermato dall’Unione Sovietica che sottolineò il diritto d’intervenire e colpire gli aggressori. Il popolo egiziano ricorda il sostegno dell’URSS in quei giorni. Molto spesso i manifestanti di Cairo portano insieme le tre immagini di al-Sisi, Nasser e Putin. Il mondo è assai cambiato dai tempi di Nasser, ma il neo-colonialismo è ancora vivo. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno sospeso gli aiuti finanziari e militari all’Egitto dopo che Mursi fu rovesciato, l’ex-presidente attuava una politica estera filo-occidentale, in particolare verso la Siria. La caduta di Mursi non ha soddisfatto gli interessi degli Stati Uniti, quindi ne hanno etichettato la deposizione come “violazione della democrazia e golpe militare”. L’Unione africana pose fine all’adesione dell’Egitto all’organizzazione. Ma l’Egitto fu irremovibile nel ripristinare la propria posizione di leader del mondo arabo e centro di potere regionale.
Dopo gli eventi in Crimea e Ucraina, la Russia affronta lo stallo con l’occidente. Gli eventi internazionali fanno presumere che non sia l’ultimo confronto. Per contrastare tale sfida, la Russia ha bisogno di alleati esterni al mondo occidentale, in Asia, America Latina e Africa. Con la sua lunga storia di legami con la Russia, l’Egitto, nazione araba leader, può divenire un alleato dei russi.

C95FA882-1E5B-4D41-9DF0-8265588995CD_mw1024_s_nLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Presidente Vladimir Putin: “Scenari per destabilizzare l’attuale ordine mondiale” e minacciare la sovranità della Russia

Vladimir Putin ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza al Cremlino. La discussione era incentrata sul mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale della Russia.
Presidente Vladimir Putin Global Research, 23 luglio 2014

kaletsky-putinDiscorso di apertura in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza
Vladimir Putin: Buon pomeriggio, colleghi.
Oggi prenderemo in considerazione le questioni fondamentali del mantenimento dell’integrità territoriale e della sovranità di questo Paese. Vi annettiamo tutti gli aspetti politici, etnici, giuridiche, sociali, economici ed altri che l’argomento comprende. La sovranità e l’integrità territoriale sono valori fondamentali, come ho già detto. Ci riferiamo al mantenimento dell’indipendenza e dell’unità del nostro Stato, alla protezione efficace del nostro territorio, del nostro sistema costituzionale e della neutralizzazione tempestiva delle minacce interne ed esterne, di cui molte presenti nel mondo di oggi. Vorrei chiarire fin dall’inizio che, ovviamente, non vi è alcuna minaccia militare diretta all’integrità territoriale e alla sovranità di questo paese. In primo luogo, l’equilibrio strategico delle forze mondiali lo garantisce. Noi, da parte nostra, siamo rigorosamente conformi alle norme del diritto internazionale e agli impegni con i nostri partner, e ci aspettiamo che altri Paesi, unioni di Stati e alleanze politico-militari facciano lo stesso, mentre la Russia non è fortunatamente membro di una qualche alleanza. Ciò è anche garanzia della nostra sovranità.
Ogni nazione che faccia parte di un’alleanza cede parte della sovranità. Ciò non sempre soddisfa gli interessi nazionali di un dato Paese, ma è una decisione sovrana. Ci aspettiamo che i nostri legittimi interessi nazionali siano rispettati, mentre eventuali controversie, sempre presenti, siano risolte solo attraverso sforzi diplomatici, per mezzo dei negoziati. Nessuno dovrebbe interferire nei nostri affari interni. Tuttavia, sempre più spesso, oggi, sentiamo parlare di ultimatum e sanzioni. La stessa nozione di sovranità dello Stato viene cancellata. Regimi indesiderati, Paesi che hanno una politica indipendente o che semplicemente si frappongono degli interessi di qualcuno vengono destabilizzati. Gli strumenti utilizzati a tale scopo sono le cosiddette rivoluzioni colorate o, in termini semplici, rivolte istigate e finanziate dall’estero. L’obiettivo naturalmente sono i problemi interni. Ogni Paese ha sempre molti problemi, soprattutto gli Stati più instabili o con un regime complicato. I problemi esistono, ma ancora non è chiaro perché dovrebbero essere utilizzati per destabilizzare e abbattere un Paese, come vediamo piuttosto di frequente in varie parti del mondo. Spesso le forze utilizzate sono radicali, nazionaliste, spesso anche forze fondamentalmente neo-fasciste, com’è avvenuto, purtroppo, in molti Stati post-sovietici, come in Ucraina oggi. Ciò che vediamo è praticamente la stessa cosa. Gente va al potere attraverso l’uso della forza armata e con mezzi incostituzionali. È vero, hanno avuto le elezioni dopo l’avvento al potere, tuttavia, per qualche strana ragione, il potere finisce nuovamente nelle mani di coloro che o finanziano o dirigono tale presa del potere. Nel frattempo, senza alcun tentativo di negoziato, cercano di reprimere con la forza quella parte della popolazione che non è d’accordo con tale piega degli eventi. Allo stesso tempo, presentano alla Russia un ultimatum: o ci lasciate distruggere la parte di popolazione etnicamente, culturalmente e storicamente vicina alla Russia, o introduciamo sanzioni contro di voi. Questa è una logica strana, assolutamente inaccettabile, naturalmente.
Sulla terribile tragedia avvenuta nei cieli di Donetsk, vogliamo ancora una volta esprimere il nostro cordoglio alle famiglie delle vittime; è una terribile tragedia. La Russia farà tutto quanto in suo potere per garantire una corretta un’indagine completa e trasparente. Ci viene chiesto d’influenzare la milizia nel sud-est. Come ho detto, faremo tutto quanto in nostro potere, ma questo è assolutamente insufficiente. Ieri, quando le milizie consegnavano le cosiddette scatole nere, le forze armate ucraine hanno lanciato un attacco corazzato sulla città di Donetsk. I carri armati combatterono fino alla stazione ferroviaria aprendovi il fuoco. Gli esperti internazionali giuntivi per studiare il luogo del disastro, non hanno potuto recarvisi. Chiaramente non erano le milizie a sparare. Dovremmo infine chiedere alle autorità di Kiev di rispettare le norme elementari della decenza umana e introdurre un cessate il fuoco almeno per un breve periodo, per rendere possibile l’indagine. Faremo ovviamente tutto quanto in nostro potere per assicurarci che l’indagine sia approfondita. Questo è esattamente il motivo per cui la Russia ha appoggiato la risoluzione del Consiglio di sicurezza (delle Nazioni Unite) proposta dall’Australia. Continueremo a collaborare con tutti i nostri partner per garantire un’indagine completa ed esauriente. Tuttavia, se torniamo su tali scenari, in generale, come ho detto, sono assolutamente inaccettabili e controproducenti. Destabilizzano l’ordine mondiale esistente.
Indubbiamente, tali metodi non funzionano con la Russia. Le ricette utilizzate per indebolire gli Stati con i conflitti interni, non funzioneranno con noi. Il nostro popolo, i cittadini della Russia, non permetteranno che ciò accada e non potranno mai accettarlo. Tuttavia, tentativi vengono chiaramente fatti per destabilizzare la situazione sociale ed economica, per indebolire la Russia in un modo o nell’altro o per colpire i nostri punti deboli, e continueranno renderci soprattutto più gradevole risolvere le questioni internazionali. I cosiddetti meccanismi internazionali sulla concorrenza vengono utilizzati pure (questo vale per la politica e l’economia); a tale scopo vengono utilizzati i servizi speciali, insieme alle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione e alle organizzazioni non governative dipendenti, marionette dei cosiddetti meccanismi del potere morbido. Ciò ovviamente è il modo con cui certi Paesi percepiscono la democrazia. Dobbiamo dare una risposta adeguata a tali sfide e, soprattutto, continuare a lavorare in modo sistematico nel risolvere i problemi che comportano un rischio potenziale all’unità del nostro Paese e della nostra società. Negli ultimi anni abbiamo rafforzato le nostre istituzioni statali e pubbliche, le basi del federalismo russo, e abbiamo fatto progressi nello sviluppo regionale, nella risoluzione di compiti economici e sociali. Le nostre forze di polizia e dei servizi speciali sono più efficienti nella lotta al terrorismo e all’estremismo; formiamo la base moderna della nostra politica etnica, regolando approcci all’istruzione; lottiamo costantemente contro la corruzione, tutto ciò ci  garantiscono sicurezza e sovranità. Allo stesso tempo, dobbiamo tenere a mente questi problemi. Se necessario, dobbiamo sviluppare rapidamente e attuare misure aggiuntive. Dobbiamo avere un piano a lungo termine per agire in questi settori, documenti e risoluzioni strategici. A questo proposito, vorrei richiamare l’attenzione su alcune sfide prioritarie.
La prima è lavorare costantemente per rafforzare l’armonia interetnica, garantire una politica d’immigrazione competente e reagire rigorosamente ad omissioni e crimini dei funzionari che possono attivare conflitti interetnici. Tali sfide riguardano ogni livello governativo, dal federale al comunale. E naturalmente è estremamente importante per la nostra società civile prendere una posizione attiva e reagire alle violazioni dei diritti umani e delle libertà, evitando radicalismo ed estremismo. Facciamo particolare affidamento all’aiuto efficace della società civile nel migliorare il sistema di governo statale in politica etnica e per educare i giovani allo spirito del patriottismo e della responsabilità per la sorte della Patria, cosa particolarmente importante. Ne abbiamo discusso dettagliatamente nell’ultima riunione del Consiglio per le relazioni interetniche. A proposito, voglio affermare con chiarezza che, anche con l’aiuto della società civile, non riusciremo mai a far pensare di migliorare il nostro lavoro in questi settori solo tramite dei giri di vite, per così dire. Non lo faremo in nessun caso; ci affideremo alla società civile, in primo luogo.
La nostra seconda importante sfida è proteggere l’ordine costituzionale. La supremazia costituzionale e l’unità economica e giuridica devono essere assicurate in tutta la Russia. Le norme federali definite dalla Costituzione sono inviolabili e nessuno ha il diritto di violare la legge e i diritti dei cittadini. E’ importante per tutti i russi, indipendentemente da dove vivano, avere pari diritti e pari opportunità. Questo è il fondamento di un sistema democratico. Dobbiamo rispettare rigorosamente tali principi costituzionali, e per farlo dobbiamo costruire un chiaro sistema di potere statale, cercando di assicurarci che tutti i suoi componenti operino in modo unitario, preciso e sistematico; ciò dovrebbe includere il crescente ruolo delle autorità locali nell’ambito del meccanismo complessivo governativo della Russia. Naturalmente, rafforzando l’efficacia del lavoro del sistema giudiziario, dei procuratori e delle autorità di regolamentazione e vigilanza, si rafforzerà la sovranità della Russia.
La terza sfida è un sostenibile sviluppo economico e sociale equilibrato. Allo stesso tempo, è di fondamentale importanza tener conto dei fattori territoriali e regionali. Voglio dire che dobbiamo garantire lo sviluppo prioritario delle regioni strategicamente importanti, come Estremo Oriente ed altre; dobbiamo ridurre drasticamente e contemporaneamente i divari tra le regioni in termini economici e di tenore di vita. Tutto questo deve essere preso in considerazione nello sviluppo dei programmi federali e industriali, nel miglioramento delle relazioni tra bilanci e piani per lo sviluppo delle infrastrutture, nella scelta dei siti per i nuovi impianti e la creazione di posti di lavoro moderni. Ritengo inoltre che dobbiamo pensare ad ulteriori misure per ridurre la dipendenza dell’economia nazionale e del sistema finanziario da fattori esterni negativi. Non mi riferisco solo all’instabilità dei mercati globali, ma anche a possibili rischi politici.
La quarta sfida, le nostre Forze Armate restano il garante supremo della sovranità e integrità territoriale della Russia. Reagiremo in modo adeguato e proporzionato all’espandersi delle infrastrutture militari della NATO verso i nostri confini, e non mancheremo di notare l’espansione dei sistemi di difesa missilistica globale e l’incremento delle riserve strategiche di armi di precisione non nucleari. Ci viene spesso detto che il sistema ABM è un sistema di difesa. Non è così. Si tratta di un sistema offensivo; fa parte del sistema offensivo periferico degli Stati Uniti. Indipendentemente da ciò che dicono i nostri colleghi stranieri, vediamo chiaramente ciò che accade realmente. Truppe della NATO chiaramente si rafforzano negli Stati dell’Europa orientale, anche nei mari Nero e Baltico. E scala ed intensità delle manovre operative e di combattimento crescono. A tale proposito, è indispensabile attuare tutte le misure previste per rafforzare la capacità della nostra difesa nazionale, pienamente e nei tempi previsti, tra cui ovviamente in Crimea e Sebastopoli, dove in sostanza abbiamo bisogno di ricreare una completa infrastruttura militare.

russia-s-president22 luglio 2014, 15:40 Cremlino, Mosca
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS contro il dominio del dollaro

Gli Stati Uniti piazzaforte del male
Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18/07/2014

modi-brics-story_650_051914125040L’assalto sanguinoso della globalizzazione diventa lentamente un ricordo del passato mentre il risveglio va progressivamente intensificandosi. La guerra lampo degli Stati Uniti volta al dominio globale di Washington con lo slogan della “democrazia unipolare” è considerata un fallimento dal resto del mondo. Ma l’amministrazione Obama non è pronta ad ammettere la sconfitta e continua a cercare pretesti per iniziare guerre con provocazioni e propaganda nera creandosi immaginari nemici. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, i Paesi che compongono il gruppo dei BRICS, cambiano drasticamente il mondo contemporaneo. Una delle tendenze è abbandonare il sistema finanziario emerso dalla seconda guerra mondiale. I BRICS vogliono mettere fine al predominio del dollaro o all’uso del verdone per comprare tutto ciò che abbia valore materiale, accompagnato dal continuo barare degli Stati Uniti. Intervenendo al VI vertice dei BRICS a Brasilia (15-16 luglio), il Presidente Vladimir Putin ha detto che è matura da tempo la riforma di un sistema finanziario-monetario internazionale che svantaggia il gruppo e ostacola il progresso delle nuove economie mondiali, “Nel caso dei BRICS abbiamo una serie di coincidenti interessi strategici. Prima di tutto, la comune intenzione di riformare il sistema monetario e finanziario internazionale. Nella forma attuale è ingiusta verso i Paesi BRICS e le nuove economie in generale. Dovremmo avere un ruolo più attivo nel sistema decisionale di FMI e Banca Mondiale. Il sistema monetario internazionale dipende molto dal dollaro o, per essere precisi, dalla politica monetaria e finanziaria delle autorità statunitensi. I Paesi BRICS vogliono cambiarlo”. Vi è l’urgente bisogno d’includere i BRICS come partner paritari nel processo decisionale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
A Fortaleza i BRICS hanno firmato la dichiarazione e il piano di azione comuni. La dichiarazione riflette la visione comune della situazione politica ed economica nel mondo contemporaneo e definisce i piani di un’ulteriore cooperazione. Il piano definisce le missioni da effettuare entro il prossimo vertice, che si terrà in Russia nel 2015. Tutti i media globali indicano l’attivazione della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) a Shanghai e della Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) da 100 miliardi di dollari dei BRICS, che saranno tolti dalle riserve delle banche centrali dei Paesi membri, mentre il capitale per la banca di sviluppo del gruppo proverrà dai bilanci nazionali.  Secondo il Presidente Putin, “La Banca BRICS sarà una delle principali istituzioni multilaterali finanziarie di sviluppo di questo mondo. In termini di crescente concorrenza internazionale. il compito di attivare la cooperazione commerciale e gli investimenti tra gli Stati membri dei BRICS diventa importante” ha detto il leader russo. Avvicinare le economie emergenti è di vitale importanza nel momento in cui il mondo è colpito dalla crisi finanziaria e i Paesi BRICS non possono rimanere estranei ai problemi internazionali, ha detto la presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, che ha ammonito il mondo a non vedere la proposta dei BRICS come desiderio di dominio. “Vogliamo giustizia e parità di diritti. L’FMI dovrebbe urgentemente rivedere la distribuzione dei diritti di voto riflettendo l’importanza delle economie emergenti globali”, ha detto Rousseff. Secondo la presidentessa brasiliana, il gruppo deve in gran parte attenuare l’impatto negativo della crisi globale sulle finanze mondiali e la crescita economica. La creazione della nuova Banca di sviluppo e la Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) dei BRICS mostrano che, indipendentemente da differenze culturali, etniche e linguistiche, il gruppo è pronto a creare un’alleanza strategica positiva per contrastare l’instabilità internazionale. Dilma Rousseff sottolinea che il gruppo è emerso non per contrastare qualcuno, ma per seguire i propri interessi. Crede che i BRICS faciliteranno la prosperità del pianeta. I cinque Paesi BRICS rappresentano quasi 3 miliardi di persone con un PIL nominale complessivo di 16039 miliardi di dollari e circa 4 miliardi di dollari di riserve in valuta estera combinate. Dal 2014, le nazioni BRICS rappresentano il 21 per cento dell’economia mondiale. I Paesi BRICS rappresentano oggi l’11% degli investimenti globali di capitale, e il fatturato commerciale è quasi raddoppiato negli ultimi 5 anni. Il fatturato del commercio nel gruppo è raddoppiato negli ultimi anni, ed è solo l’inizio. Gli esperti russi hanno preparato la strategia dei BRICS per la cooperazione economica. L’attuazione permetterà al gruppo di occupare le prime posizioni nell’economia mondiale.
Un vertice BRICS-UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) ha avuto luogo. La propaganda anti-BRICS aveva previsto la partecipazione solo dei “leader populisti”, il presidente venezuelano Nicolas Maduro, il leader ecuadoriano Rafael Correa, il presidente della Bolivia Evo Morales e, forse, l’”eccentrico” presidente dell’Uruguay José Mujica. Invece, tutti i leader sudamericani sono andati in Brasile a vedere di persona i capi degli Stati BRICS ed informarsi in prima persona sulle attività del gruppo. Commercio ed economia erano in cima alla agenda. Il Sud America vuole ottenere il massimo dai suoi contatti con i “Big Five”. Il Presidente Maduro ha detto che il vertice era volto a proteggere il mondo multipolare. In Venezuela il concetto si riflette nella politica dello Stato deciso nel Secondo Piano nazionale del Venezuela socialista 2013-2019, o Piano Patria. L’obiettivo è garantire l’afflusso di petrodollari necessari allo sviluppo socioeconomico del Paese senza compromettere il massimo recupero petrolifero a lungo termine. Il documento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale. Il leader venezuelano crede che il suo Paese abbia bisogno di un nuovo ordine economico creato dai latinoamericani sul loro continente. Ha detto che l’incontro è stato d’importanza storica, facendo riunire i sudamericani che scelgono la propria via allo sviluppo e le cinque nazioni dal più rapido sviluppo mondiale. Vi sono stati incontri bilaterali tra le controparti sudamericane. Vladimir Putin ha avuto colloqui fruttuosi con i presidenti di Bolivia, Uruguay e Venezuela.
Washington ha utilizzato il tema dell’Ucraina per intensificare la propaganda contro la Russia sullo sfondo del vertice BRICS-UNASUR. In precedenza, il 15 luglio, Obama aveva esortato gli inviati europei ad imporre misure più severe contro la Russia. Nel caso in cui i capi europei si rifiutassero d’adottare nuove sanzioni, la Casa Bianca avrebbe agito unilateralmente. Gli ambasciatori dell’Unione europea furono invitati alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni dure per spingere i Paesi europei ad adottare misure dure contro la Russia, per “punirne l’aggressione”. Le nuove sanzioni, le prime cosiddette “sanzioni settoriali” degli Stati Uniti contro la Russia, hanno colpito un certo numero di banche come, ad esempio: OAO Gazprombank e VEB, ed alcune aziende energetiche russe, come OAO Novatek, Rosneft, e Kalashnikov limitandone l’accesso ai mercati dei capitali degli Stati Uniti. Alcuni alti funzionari sono sulla lista. Prima dell’annuncio delle sanzioni il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha commentato, il 15 luglio, “E’ triste che il presidente di una grande potenza si avvicini a tali questioni da tale posizione”, ha detto ai giornalisti. “Vorrei ricordare anche che tutti i leader dei BRICS hanno sottolineato che, condannando le azioni unilaterali nella politica globale non cercano lo scontro, ma sostengono  sforzi congiunti con la partecipazione di tutte le grandi potenze, cercando d’individuare una soluzione reciprocamente accettabile ai vari problemi”, ha aggiunto il diplomatico russo. A questo proposito Sergej Lavrov faceva riferimento alle parole del Presidente Vladimir Putin che parlava dell’esperienza positiva nella cooperazione sulla questione siriana, durante l’incontro con i leader BRICS del 14 luglio. “Ecco perché dobbiamo, probabilmente, avere un approccio filosofico ad ogni problema, ma ci opponiamo ad azioni unilaterali ed emotivi con ragione e pragmatismo”, ha detto il ministro. I BRICS e la maggioranza dei membri UNASUR criticano le sanzioni degli Stati Uniti. Stampa e blogger dicono che Washington persegue un solo obiettivo, aggravare la situazione al confine tra Russia e Ucraina e versare benzina sul fuoco del conflitto, con l’aiuto del governo di Poroshenko controllato dagli statunitensi. Obama sottolinea che gli Stati Uniti hanno un ruolo speciale nella ricerca delle soluzioni a tali conflitti. Quale problema è stato risolto dagli Stati Uniti durante, ad esempio, gli ultimi 25 anni? Paesi devastati, migliaia di morti, centinaia di capi politici e militari assassinati perché non soddisfacevano gli standard democratici secondo gli USA, unici autentici, non è un egregio esempio d’irresponsabilità? Le persone normali non sono spaventate dal forte desiderio degli Stati Uniti di creare la Pax Americana sulle rovine di altre più antiche e più perfette civiltà? Cosa rifiutata anche dai più stretti alleati dell’impero. Leader ragionevoli guardano con preoccupazione gli Stati Uniti trasformarsi inesorabilmente nel centro globale del male.

0,,17516185_303,00La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il 777 malese abbattuto sull’Ucraina

Gordon Duff e Jim W. Dean Veterans Today

20Da Global Travel Industry News: ETN ha informazioni da un controllore del traffico aereo a Kiev sul volo MH17 delle Malaysia Airlines. Il controllore del traffico aereo di Kiev è cittadino spagnolo  e lavorava in Ucraina. È stato dimissionato da controllore del traffico aereo civile, insieme ad altri stranieri, subito dopo che l’aereo passeggeri delle Malaysia Airlines è stato abbattuto sull’Ucraina orientale uccidendo 295 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo. Il controllore ha suggerito,  privatamente e basandosi su fonti militari di Kiev, che l’esercito ucraino sia dietro tale faccenda. Le registrazioni radar furono immediatamente sequestrate dopo che apparve chiaro che l’aereo passeggeri è stato abbattuto. I controllori del traffico aereo militari, nelle comunicazioni interne, riconoscono di esservi coinvolti, ed alcune chiacchiere tra militari dicono che non sanno da dove provenisse l’ordine di abbattere l’aereo. Ovviamente è successo dopo una serie di errori, dato che lo stesso aereo era scortato da due caccia ucraini fino a tre minuti prima che sparisse dai radar. Schermate radar mostrano anche un cambio inspiegabile del Boeing malese. Il cambio di rotta dell’aereo direttamente sulla regione in conflitto dell’Ucraina orientale. Alcuni tweet suggeriscono che potrebbe trattarsi di una rivolta militare segreta contro l’attuale presidente ucraino, guidata dall’ex-premier Timoshenko. Secondo altre indiscrezioni, la scatola nera del volo delle Malaysian Airlines schiantatosi è stata presa dai separatisti del Donetsk. Un portavoce dei ribelli ha detto che la scatola nera sarà inviata all’Interstate Aviation Committee di Mosca.

10559678La polemica su Putin continua: l’aereo delle Malaysian Airlines MH17 seguiva quasi la stessa rotta del jet del presidente russo Vladimir Putin, poco prima dell’incidente che ha ucciso 298 persone, afferma Interfax citando fonti. “Posso dire che l’aereo di Putin e il Boeing malese s’intersecano nello stesso punto e nello stesso scaglione. Presso Varsavia, lo scaglione 330-m e alla quota di 10100 metri. Il jet presidenziale era lì alle 16:21 ora di Mosca e l’aereo malese alle 15:44 ora di Mosca”, ha detto una fonte anonima all’agenzia. “Le sagome degli aeromobili sono simili, come le dimensioni, molto simili, e la colorazione che a distanza abbastanza alta, è quasi identica“, aggiunge la fonte. Allo stesso tempo, ci sono segnalazioni contraddittorie da Intefax, prima e unica fonte mediatica a pubblicare la notizia secondo cui l’aereo presidenziale non sorvolava l’Ucraina nello stesso momento. Come ha detto una fonte a Gazeta.ru, l’aereo di Putin decolla da Vnukovo-3 (il terminale per i business jet), ma il presidente non vola sul Paese limitrofo preda del conflitto. “Putin ha un solo jet, Ufficio Uno, che non vola come gli altri aerei. Questo aereo decolla sempre da Vnukovo-3, ma l’aereo presidenziale non sorvola l’Ucraina da tempo“, ha detto la fonte di Vnukovo-3. Il presidente Putin era in viaggio dal Brasile, dove ha partecipato al vertice BRICS, a Mosca.

10521190‘La tragedia non ci sarebbe stata se ci fosse la pace in Ucraina’
L’Ucraina dovrebbe assumersi la responsabilità della tragedia dell’aereo di linea malese, ha detto il capo dello Stato russo in una riunione su questioni economiche, che ha proposto d’iniziare con un minuto di silenzio in memoria delle vittime del disastro.

10463049Dito puntato contro Israele: il primo ministro australiano Tony Abbott, ex-gesuita e noto “mattoide”,  che i suoi gestori israeliani usano, come altri loro “mattoidi”, per lanciare l’allarme anche questa volta. “Loro” hanno scelto il più squilibrato capo occidentale per spacciare una storia bizzarra che riconduce a Tel Aviv, sempre più riconosciuta come burattinaia della giunta a Kiev. Il premier australiano: “I ribelli filo-russi sarebbero dietro l’incidente dell’aereo malese”. Il primo ministro australiano Tony Abbott ha detto che “ribelli filo-russi” sarebbero responsabili dell’abbattimento dell’aereo di linea delle Malaysia Airlines sull’Ucraina orientale. Voci non confermate sull’aereo malese scambiato per il jet di Putin che aveva sorvolato la zona pochi istanti prima, indicano Israele e la giunta di Kiev quali principali sospettati. Potrebbe essere stato un tentativo di assassinare Putin. Persone sulla scena hanno trovato un sacchetto con passaporti e attrezzature mediche.
Con l’avvio dell’attacco terrestre israeliano a Gaza, potrebbero sostenere che l’aereo fosse:
1: una “chiatta per cavalli egiziana”, abbattuta per errore
2: che spiava i movimenti delle truppe israeliane (come le scuse israeliane sull’USS Liberty)

F15C_BaseMike Harris: la Malesia ha ospitato il tribunale sui crimini di guerra che accusa George W. Bush e compagnia, come Israele, di crimini di guerra. Forse è per questo che è presa di mira. Si sostiene che un missile Buk è stato sparato contro l’aereo di Putin. La versione dell’Air Force One del Presidente Putin dispone di ampi moduli ECM che possono ingannare i missili in arrivo. Se un missile gli venisse puntato e sparato contro, l’ECM, come con l'”Air Force One“, l’ingannerebbe. E’ anche probabile che la Russia abbia una “backdoor” nei sistemi che costruiscono, come quelli che gli ucraini hanno schierato presso Donetsk. Non abbiamo alcuna conferma che l’aereo di Putin fosse scortato da caccia, ma si presume di no. Se un missile avesse colpito l’aereo malese, la prova sarà facilmente individuabile e i relitti del missili dovrebbero già esser stati trovati. Quanto alla questione se un missile aria-aria o terra-aria ne sia responsabile, dovremmo saperlo tra ore, a meno che sia soppresso. In entrambi i casi, le minacce infantili di John McCain, di colpire solo se i responsabili dovessero essere i nemici dei suoi “controllori”, è una dichiarazione imprudente.

10544392Storie riconducibili all’intelligence israeliana, secondo cui un jet russo è responsabile dell’incidente del 777 delle Malaysian Airlines vengno diffuse presso chiunque sia abbastanza stupido da ascoltarle. Mostrare il fianco subito è un errore monumentale. Ecco ciò che sappiamo finora, sebbene non confermato. Un caccia F-15 di costruzione statunitense è decollato da un aeroporto in Azerbaigian. Già nel 2010, l’Azerbaigian affermò che questa e un altra base dell’aviazione furono state occupate da militanti armeni. Tuttavia, queste due strutture ospitano aerei israeliani trasferitisi durante le esercitazioni con l’aeronautica militare turca. La Turchia ha permesso ad Israele di addestrare i piloti nei bombardamenti strategici su aree selezionate, perché molto simili ai potenziali bersagli in Iran. Israele avrebbe inviato 8 aeromobili per addestrarsi con i turchi, 6 sarebbero tornati in Israele, 2 andarono in Azerbaijan in vista di un attacco aereo pianificato sull’Iran. Per facilitare la manovra, l’Arabia Saudita diffuse storie fasulle affermando che aveva negato le richieste israeliane di attraversarne il territorio per attaccare l’Iran. Queste basi sono rifornite dal porto georgiano di Poti. Le armi per l'”attacco mai accaduto” furono scaricate a Poti dall’USS Grapple, nel 2010, e spedite con gli aiuti agli estremisti ceceni che lavorano per Fondazione Jamestown e Rand Corporation. Tali organizzazioni sono state recentemente scoperte collaborare in Turchia con i gruppi che sostengono le operazioni del SIIL in Iraq, come riportato da Jeffrey Silverman, capo dell’ufficio di Tbilisi di Veterans Today. La ragione per l’attacco aereo non è chiara e può essere solo ipotizzata. È un episodio estremamente grave. I separatisti filo-russi in Ucraina non hanno sistemi di difesa aerea in grado di operare così in alto, e  la necessità di usarli contro aerei da attacco al suolo, loro principale preoccupazione. La sorveglianza degli Stati Uniti comprende AWACS, droni e satelliti, e può rilevare il lancio di qualsiasi missile della difesa aerea a terra e in grado di raggiungere la quota di 32000 piedi. Una tale arma sarebbe stata avvistata in pochi secondi e, essendo tutti i sistemi della regione sotto costante sorveglianza per via della natura sensibile del conflitto e le affermazioni fatte, facendo sì da aspettarsi dichiarazioni stravaganti.
Alcune domande. Perché due aerei delle Malaysian Airlines? Se qualcuno o qualcosa di così minaccioso come questo atto viene attuato e viene ritenuto “ragionevole e giustificato”, anche per gli israeliani, non sapremo mai la verità. Come minimo, agenti biologici o chimici capaci di un olocausto globale, avrebbero dovuto essere a bordo.
Dopo la scomparsa del volo 370, Chris Bollyn pubblicò le foto di un aereo identico al volo 370 affermando che l’aereo era in Israele e poteva essere utilizzato da quella nazione in un attacco terroristico. La storia affascinante che puzzava di teoria del complotto, dominò i media alternativo per qualche tempo. Vi sono ora seri motivi per rivalutarla e perché sia stata scritta e quali furono le fonti: se era semplicemente una bufala o legata a qualcosa di molto più serio. L’unica altra possibilità è la destabilizzazione della regione per suscitare la guerra mondiale. E’ ragionevole pensare che un aereo israeliano sia coinvolto perché sappiamo che sono gli unici ad agire in clandestina nella regione. Sul motivo, accusare semplicemente Israele non è possibile, come incolpare Hamas per averne ucciso 3 figli poche settimane fa.
Quindi, assumiamo ciò come altamente probabili:
Un aereo è stato utilizzato, molto probabilmente un F-15 di costruzione statunitense, per via del raggio d’azione e delle capacità.
L’Azerbaijan è coinvolto perché sappiamo che vi sono basi clandestine, confermate da ufficiali che disertarono in Iran nel 2013.
Sappiamo che Israele ha un qualche ruolo, ancora da definire, perché diffonde storie che accusano la Russia.
Poiché è un secondo aereo delle Malaysian Airlines a cadere, ricerchiamo false storie riguardanti Israele e gli aerei malesi, e rivalutiamone il significato.
Come sempre, a chi giova?

10547554Chi ha abbattuto il jet malese sull’Ucraina?
Oriental Review 18 luglio 2014

Il 17 luglio 2014 la follia di tre mesi di conflitto militare nell’oriente ucraino ha prodotto la prima scioccante conseguenza internazionale. Alle 15:20 GMT il jet Boeing 777-200 del volo MH-17 delle Malaysian Airlines, da Amsterdam a Kuala Lumpur, scompare nello spazio aereo ucraino proprio sopra l’area degli intensi combattimenti nella regione di Donetsk, schiantandosi vicino al villaggio di Grabovo, a circa 60 km af est da Donetsk. Tutti i 285 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio sono morti. Secondo i dati disponibili l’aereo di linea “volava alla quota di 10600 metri sul 350° livello di volo“. Tale quota di volo era aperto ai voli internazionali nonostante dall’8 luglio 2014 le autorità aeronautiche ucraine “non raccomandassero” voli internazionali sulla zona al di sotto del 302° livello, cioè 9600 metri, per via dell0″operazione antiterrorismo” scatenata nella zona che coinvolge operazioni dell’aviazione ucraina e difesa aerea attiva. Quindi formalmente la compagnia malese ha rispettato i limiti dell’autorità dell’aviazione civile ucraina, anche se il rischio per la sicurezza del volo era evidente.
La zona della catastrofe è infatti l’epicentro di aspri combattimenti tra unità regolari dell’esercito ucraino e milizie armate ribelli della Novorossia contrarie al golpe anticostituzionale di febbraio a Kiev. Una fonte informata che monitora la situazione operativa nella zona, aveva già rivelato che una batteria di sistemi missilistici antiaerei Buk, delle forze armate ucraine, era stata schierata nei pressi di Donetsk. Allo stato attuale, un’altra batteria di stessi sistemi missilistici è attiva a Kharkov. L’aereo che volava a una quota di oltre 10 mila metri può essere colpito solo con armi come S-300 o Buk. Le milizie non hanno tali armi, e non possono permettersi, come è stato riconosciuto anche dal ministro della Difesa ucraino Valerij Galetej in una dichiarazione su un’altra questione, due giorni prima della tragedia del volo MH-17: “… Una “potente arma” deve essere stato utilizzata per abbattere l’aereo in volo a 6.500 metri di quota che i missili a spalla utilizzati dai separatisti non possono raggiungere“. L’esperto militare russo Igor Korochenko sostiene che la catastrofe a Donetsk è stata probabilmente causato da incompetenza degli operatori ucraini dei sistemi Buk, nei test dopo che la batteria è stata schierata nella nuova posizione. Ha detto che l’unità contraerea ucraina non ha avuto alcun tipo di formazione adeguata negli ultimi 23 anni, dal crollo dell’Unione Sovietica.
Quello che è successo oggi non è certo il primo caso di “fuoco sbagliato” dei militari ucraini su bersagli aerei civili. Il 4 ottobre 2001, il volo 1812 Tel-Aviv-Novosibirsk della Siberia Airline russa con 66 passeggeri e 12 membri d’equipaggio venne erroneamente colpito da un missile ucraino sul Mar Nero, durante le esercitazioni militari, cosa infine ammessa dagli ucraini. Nessuno a bordo  sopravvisse. Quindi, indipendentemente se l’incidente MH-17 è stato causato da negligenza criminale e incompetenza dei militari ucraini, o deliberata provocazione (sconsiderata) di Kiev per incolpare la Russia, un forte impegno internazionale a fermare Kiev immediatamente le sue azioni punitive in Novorossia, fino quando le circostanze della tragedia saranno accuratamente studiati, è urgente.

1051921Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 343 follower