L’accordo sulle armi Russia-Egitto: importante passo avanti mentre gli USA arretrano in Medio oriente

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/09/2014putin-sisi2Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi nella località del Mar Nero di Sochi, in Russia, il 12 agosto 2014. Era la sua prima visita ufficiale nella Federazione Russa in qualità di presidente. E Vladimir Putin è stato il primo leader ad invitarlo al di fuori del mondo arabo, dopo il suo giuramento come capo di Stato. L’ordine del giorno prevedeva la presentazione di materiale militare russo da vendere. (1) I due leader decisero di ampliare la cooperazione nelle esportazioni di armi all’Egitto oltre a studiare l’istituzione di un centro logistico a Masri, sulle coste del Mar Nero. Gli Stati Uniti hanno sospeso parte delle forniture di armi alla caduta dell’ex-presidente egiziano Muhammad Mursi, nel luglio 2013, seguita dalla repressione di Sisi del precedente governo islamico. Il 17 settembre Russia ed Egitto raggiungevano un accordo preliminare per l’acquisto di armi da parte di Cairo del valore di 3,5 miliardi dollari. Aleksandr Fomin, capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare, ha detto che l’accordo è stato raggiunto nel corso di una mostra sulle armi in Sud Africa. (2)

Sanzioni occidentali: nessun impatto sull’industria militare russa
La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo dopo gli Stati Uniti. Il direttore di Rosoboronexport, ente statale che si occupa dell’esportazione di armi, ha detto che il valore degli ordini dell’agenzia era alto nonostante le sanzioni occidentali contro Mosca per l’Ucraina. “Oggi il nostro portafoglio ordini è di 38,7 miliardi di dollari. Uno dei dati più forti di Rosoboronexport negli ultimi anni“, ha detto Anatolij Isajkin a una conferenza stampa all’expo sulle armi. L’azienda aveva firmato 1202 ordini l’anno scorso con 60 Paesi. Tra i maggiori importatori di armi e attrezzature militari russe vi sono India, Cina, Vietnam, Indonesia, Venezuela, Algeria e Malaysia. V’è grande interesse da parte degli acquirenti stranieri per i sistemi di difesa aerea, il MiG-29 o il nuovo caccia Su-35, così come per l’aereo da addestramento Jak-130, gli elicotteri da trasporto e da combattimento e i missili anticarro. Stati Uniti ed Unione europea hanno preso di mira l’industria degli armamenti della Russia nel quadro delle sanzioni contro Mosca, accusandola di aver avuto un ruolo nel fomentare i disordini separatisti in Ucraina. Ma la Russia è uno dei pochi Paesi al mondo quasi autosufficiente nella produzione per la difesa, secondo l’esperto di IHS Jane, Guy Anderson. (3) Nel breve termine, il divieto sulle armi non dovrebbe avere un impatto significativo sulla potenza militare della Russia. “L’embargo di per sé non cambia nulla delle capacità militari russe al momento“, ha detto Siemon Wezeman, ricercatore del SIPRI. (4) Le nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Russia non avranno alcun impatto serio sulle esportazioni di armi russe, ha detto il 12 settembre un alto funzionario della società high-tech statale Rostec. (5) “Secondo le nostre previsioni e conclusioni, nonché i nostri compiti nel quadro (del programma) di sostituzione delle importazioni, non ci aspettiamo un impatto serio dalle nuove sanzioni”, ha detto Sergej Goreslavskij Vicedirettore generale di Rostec. Rostec è una società industriale russa composta da 663 organizzazioni di 60 regioni della Federazione Russa. I prodotti dell’azienda arrivano ai mercati di oltre 70 Paesi.

Russia-Egitto: grandi prospettive per la cooperazione militare
Dal 1979, gli Stati Uniti hanno fornito all’Egitto quasi 70 miliardi di dollari in finanziamenti, più della metà dei quali per l’acquisto di attrezzature militari statunitensi. Gli aiuti da 1,3 miliardi di dollari l’anno per l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti, rappresentavano l’80 per cento del bilancio annuale militare egiziano. Oltre a standardizzare l’arsenale di Cairo e accrescerne l’interoperabilità con le forze statunitensi, le vendite di armi diedero a Washington una significativa leva politica. Nell’ottobre 2013, Washington prese una decisione importante. In un drammatico cambio verso l’importante alleato arabo, l’amministrazione Obama annunciava la sospensione di una parte rilevante degli aiuti militari all’Egitto, per via della repressione sanguinosa dei Fratelli musulmani, elementi assai vicini ai militanti dello Stato islamico che gli USA combattono in Iraq oggi. La mossa, che interessa centinaia di milioni in aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano, si ebbe al culmine di mesi di dibattito nell’amministrazione su come rispondere alla cacciata dell’ex-presidente Muhammad Mursi, capo per la prima volta eletto in Egitto ed incline a un regime autoritario. L’Egitto da tempo cerca di diversificare i fornitori di armamenti per non dipendere da Washington. Cerca nuovi aerei da combattimento da un altro fornitore che non gli Stati Uniti, per sostituire i sistemi sovietici e cinesi obsoleti. In particolare, ha urgente bisogno di elicotteri d’attacco per combattere la crescente insurrezione islamista nel Sinai. Gli Apaches statunitensi sono un problema. I programmi di manutenzione ordinaria in genere occupano più di un terzo dei 35 velivoli esistenti. A complicare le cose, le fonti della difesa egiziana notano che gli avvisi sui viaggio del dipartimento di Stato e l’evacuazione temporanea di personale statunitense “non essenziale” dall’Egitto, negli ultimi tre anni, hanno interrotto la manutenzione cruciale fornita dagli appaltatori statunitensi. Gli elicotteri d’attacco Mi-35 e/o gli elicotteri multiruolo Mi-17 russi farebbero parte dell’accordo concluso. L’Egitto ha già quasi 100 di questi velivoli ad ala rotante e di vecchi elicotteri Mi-8 dell’epoca sovietica, nelle versioni trasporto truppe, cargo, intelligence elettronica e attacco, quest’ultima attrezzata con cannoni da 23mm e 500 kg di bombe o missili anticarro. Alcuni di questi sistemi operano nel Sinai. Gli Stati Uniti inoltre affrontano un altro problema. L’Arabia Saudita è disposta ad essere generosa per colpire Washington. Insieme con gli Emirati Arabi Uniti, Riyadh sottoscrive l’acquisto dell’Egitto di armi russe. Questo contributo segue l’annuncio di dicembre secondo cui il regno avrebbe fornito alle Forze Armate libanesi, la maggior parte del cui budget era già finanziato da Washington, 3 miliardi di dollari per acquistare armi francesi. La decisione di Riyadh di finanziare con 5 miliardi di dollari l’acquisto di armi russe e francesi da clienti tradizionali degli Stati Uniti, è un segno inequivocabile del malcontento saudita verso la politica degli Stati Uniti su questioni regionali sensibili, in particolare Iran, Siria ed Egitto. Inoltre, il finanziamento saudita delle armi egiziane annulla la politica di Washington nel vincolare gli aiuti militari a riforme politiche. In ogni caso, dato che la leadership attuale dell’Egitto vede il conflitto con i Fratelli musulmani e l’insurrezione jihadista nel Sinai come minacce esistenziali, gli sforzi degli Stati Uniti per sfruttare le vendite di armi a favore di un governo inclusivo hanno scarse probabilità di successo.
L’ex-ambasciatore egiziano in Russia ed onnipresente figura mediatica, Rauf Sad, ha sostenuto che i due governi condividono una visione comune del terrorismo e che la stretta relazione di Mosca con l’Etiopia aiuterà Cairo a gestire le preoccupazioni nella costruzione della diga della Rinascita sul Nilo. (6) Gli ufficiali egiziani hanno anche osservato che l’assenza da parte della Russia di condizioni sulle vendite di armi, ne fa un partner più affidabile di Washington, che ha trattenuto le armi in attesa della riforma politica. Egitto e Russia furono alleati strategici. Il rapporto che emerge ricorda l’era del Presidente Gamal Abdal Nasser, il grande leader egiziano che guidò il Paese dopo che l’esercito rovesciò la monarchia nel 1952. Nasser forgiò stretti legami con l’Unione Sovietica fino al 1970. La cooperazione militare era molto stretta in quei giorni, consentendo al Paese di difendere l’indipendenza nella politica mondiale.
L’accordo concluso tra Russia ed Egitto il 17 settembre, presagisce la progressiva riduzione della capacità di Washington nel controllare qualità e quantità delle armi che Cairo riceve e mantenere il vantaggio regionale militare qualitativo d’Israele. Stretti legami commerciali agricoli e militari fra Cairo e Mosca difficilmente aiuteranno Washington nel congelare efficacemente le relazioni Est-Ovest sulla crisi ucraina. La Russia ha risposto all’isolamento diplomatico degli Stati Uniti e dei loro alleati europei stipulando il massiccio accordo sul gas con la Cina e invitando i Paesi latino-americani a vendere i loro prodotti agricoli alla Russia a condizioni preferenziali. L’accordo con Cairo illustra come le sanzioni occidentali contro il complesso militare industriale russo siano inefficaci. L’accordo in questione è un importante passo avanti della Russia in Medio Oriente e un chiaro successo della politica russa.

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà i rifornimenti di armi

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà gli aiuti militari

Note di chiusura:
1. Youtube
2. RG
3. Youtube
4. Siemon Wezeman
5. ITAR-TASS
6. Washington Institute

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principio di Newton russo: Mosca si prepara alla chiamata alla guerra occidentale

VestiReseau International 12 settembre 2014

7999e60b815e24bffbdc478aa7923fb9La Russia deve essere pronta a qualsiasi provocazione bellica. S’è parlato al Cremlino delle nuove armi per l’esercito nel prossimo futuro. Vladimir Putin ha avuto una riunione sul programma degli armamenti del governo entro il 2025, mentre l’infrastruttura militare della NATO si avvicina ai confini della Russia. Mosca non ha intenzione di rimanere inerte, come negli anni ’90. Il presidente ora dirigerà personalmente i lavori del complesso militare-industriale.
Spettacolo affascinante: il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, decollava da sotto il mare e scompariva all’orizzonte. Questo è il primo lancio dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco. E il primo lancio riuscito, come annunciato dallo Stato Maggiore Generale, dopo pochi minuti le testate del missile raggiungevano il loro obiettivo in Kamchatka. “Nell’ambito dei test del sottomarino lanciamissili strategico ‘Vladimir Monomakh’ è stato lanciato con successo un missile strategico dal Mar Bianco“, annunciava con orgoglio il comandante della Marina militare Victor Tshirkov. Ciò è servito a introdurre il grande incontro al Cremlino sul nuovo programma degli armamenti del governo.
Al fine di valutare il numero di missili, sottomarini, carri armati e armi varie necessari alla Russia, Putin ha riunito i vertici militari e finanziari, iniziando con questa notizia: “È stato firmato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Questo comitato riferisce al Presidente. Abbiamo discusso la questione con il governo e il capo del governo. Abbiamo convenuto che in questo modo il lavoro sarà più efficace, considerando che la commissione supervisionerà una parte significativa della sostituzione delle importazioni. Su tale punto devono concordare non solo il governo ma anche le varie strutture direttamente sotto l’autorità del presidente“, ha spiegato il presidente ai partecipanti alla riunione. Il Vicepresidente del Comitato sarà il vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisionerà i lavori del complesso militare-industriale. La sua prima preoccupazione sarà il nuovo programma degli armamenti del governo per il periodo 2016-2025. Questo programma ha una base finanziaria solida; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000 e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari. Il presidente ha sottolineato che si tratta di enormi spese necessarie. “Questa concentrazione di risorse si spiega con il fatto che dobbiamo ri-equipaggiare l’Esercito e la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa. Non è collegata ad alcuna corsa agli armamenti. Questo perché il nostro armamento principale, il nostro sistema difensivo e i nostri sistemi offensivi sono in esaurimento o obsoleti, sostituendoli con equipaggiamenti avanzati e moderni, dall’affidabilità solida. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, quando la nuova tecnologia passò a una produzione ridotta e le fabbriche hanno perso le loro capacità e i loro dirigenti“, ha proseguito il presidente russo.
Il Capo di Stato Maggiore fornisce dati sulla situazione di agosto. L’esercito ha ricevuto 3600 armamenti di base e 241000 pezzi. Quali esattamente, non l’ha specificato. I dettagli probabilmente furono riportati nella riunione a porte chiuse. Vladimir Putin ha impostato la nuova missione del Consiglio del complesso militare-industriale e i punti cui prestare attenzione: “Bisogna misurare in modo affidabile e completo le potenziali minacce alla sicurezza militare del nostro Paese. Ciascuna di tali minacce deve essere definita adeguatamente come un’efficace risposta. Come sappiamo, da un paio di anni gli Stati Uniti hanno violato unilateralmente il trattato ABM, attivando il loro sistema di difesa antimissile. I colloqui al riguardo non funzionano, tanto che il sistema viene sviluppato in Europa e Alaska, presso i nostri confini”, ha avvertito il capo dello Stato. “L’espansione della NATO a Est è una seria preoccupazione. Le promesse su ciò di Stati Uniti e loro alleati sono dimenticate. Sapete che è stato deciso recentemente di aumentare la presenza della NATO in Europa orientale. La Crisi ucraina, causata e creata dai nostri partner occidentali, viene ora utilizzata per rilanciare il blocco militare della NATO. Tutto ciò deve essere preso in considerazione e considerato nel processo decisionale per garantire la sicurezza del nostro Paese. Faremo tutto ciò che è necessario affinché la sicurezza sia affidabile e completamente garantita. abbiamo già annunciato e ripetuto che, se saremo costretti, dico costretti, adotteremo misure adeguate per garantire la nostra sicurezza. L’abbiamo detto più e più volte, e vedremo che ne conseguiranno reazioni isteriche quando saranno adottate definitivamente tali decisioni ed agiremo. Voglio sottolineare che tutto ciò che facciamo è una risposta“, ha ripetuto il presidente. “Un’ulteriore minaccia alla Russia è il rapido colpo globale (Prompt Global Strike), studiato e attivamente sviluppato dagli Stati Uniti, e che dovrebbe annientare tutti i centri di comando delle forze strategiche. La Russia non rimarrà semplice spettatrice“. Come annunciato dal viceministro della Difesa e dal segretario del nuovo comitato, la Russia svilupperà la propria risposta. “Possiamo, se saremo costretti dal materializzarsi della minaccia, prima di tutto sviluppare la risposta a tale nuova arma“, è stata la risposta ai giornalisti del viceministro della Difesa russo Jurij Borisov. “I finanziamenti per questi programmi si baseranno sull’economia russa e non sarnno a scapito dello sviluppo“.
Alcuni vorrebbero riprendere la corsa agli armamenti, ovviamente non rientrano in tale quadro, è assolutamente escluso. Agiremo secondo le reali prospettive di sviluppo economico“, ha detto Vladimir Putin. “Se il programma del governo precedente era basato sulla modernizzazione delle armi esistenti, il nuovo programma sarà anticipare“, afferma Dmitrij Rogozin. “La posta in gioco sono le armi intelligenti ad alta tecnologia“. “Questo programma degli armamenti deve garantire la piena possibilità difensiva del nostro grande Paese, con l’uso di armi ‘intelligenti’ che, dice, trasformeranno il soldato e l’ufficiale in operatori degli armamenti; queste armi saranno attivate a distanza dagli operatori militari, lontano dalle zona di combattimento. De facto, dobbiamo vedere il nemico prima che lui ci veda, sentirlo prima che ci senta, rilevarlo, seguirlo e distruggerlo“, ha detto Dmitrij Rogozin sulle nuove armi intelligenti. Un altro compito attuale è la sostituzione delle importazioni in risposta alle possibili sanzioni economiche degli occidentali. “Non abbiamo intenzione di disturbare indebitamente la cooperazione con i nostri partner stranieri, ma dobbiamo comprendere i rischi esistenti, la nostra industria deve essere pronta a fornire attrezzature e materiali critici necessari e disporne la produzione, come di conseguenza tecnologie, sviluppo e base tecnica”, questo è il compito specificato da Vladimir Putin ai dirigenti del complesso militare-industriale. Oltre all’indipendenza, ciò sarà uno stimolo per l’industria degli armamenti. Tali ordini erano attesi da tempo nel settore.
Il secondo incontro s’è svolto a porte chiuse, costituendo la prima riunione della nuova commissione militare-industriale guidata da Vladimir Putin. Qui il Cremlino ha finalmente approvato il nuovo principio delle Forze Armate russe, il principio della non-aggressione, del non intervento e dell’autosufficienza militare.

BulavaMonomakhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La lotta per il potere in Russia

Philippe Grasset Dedefensa 13 settembre 2014

_76359220_023108303-1Igor Strelkov, questo ex-colonnello del FSB (ex-KGB) distintosi in diverse battaglie post-moderne (il post-comunismo dell’ex-Unione Sovietica ridiventata Russia) prima di organizzare la prima resistenza della Novorussia a Kiev, per poi lasciare (costretto a lasciare) questa posizione un paio di settimane fa. Tornato in Russia, Strelkov ha fatto la sua prima apparizione pubblica a Mosca. “Saker” ha pubblicato il 12 settembre 2014 un video (sottotitolato) dell’intervento (conferenza stampa). La presentazione ha riassunto la posizione di Strelkov suggerendo l’importanza della battaglia in corso a Mosca per il potere e la direzione politica della Russia. Ciò implica pure, e certamente conferma, che la crisi ucraina e la battaglia tra Kiev e Novorussia sono per la Russia l’inizio di una crisi o l’avvio di una crisi assai più profonda… “L’ex ministro della Difesa della RPD, Repubblica Popolare di Donetsk, è decisamente un sostenitore di Putin e contrario alla quinta colonna liberale in Russia. Mette in guardia dai falsi patrioti del gruppetto Altra Russia, “nessuno userà il mio nome” e che il “fronte centrale è in Russia…”
Il 12 settembre 2014, Saker aveva pubblicato un lungo commento sulle ragioni storiche e la spiegazione delle complesse ramificazioni del potere russo, dei rapporti di Putin con gli oligarchi (russi), sulla situazione degli oligarchi in generale sostenitori della cosiddetta “quinta colonna” (o “liberal-atlantisti”), e di certi sostenitori di Putin presentati come oppositori dei “liberal-atlantisti”, ecc. Saker è chiaramente un forte sostenitore di Putin e ritiene Strelkov, personalità che ritiene acquisirà notevole peso politico a Mosca, un alleato di Putin senza condividerne tutte le opzioni. Ancora più importante, mette la “lotta per il potere”, in cui lo scopo dei “liberal-atlantisti” sostenuti dal blocco BAO è chiaramente la caduta di Putin (cambio di regime), anche su istigazione di falsi ultra-nazionalisti; nel contesto globale dello scontro in atto, ciò riporta alla nostra equazione antisistema contro sistema. Riportiamo la conclusione del testo di Saker, che naturalmente è centrato sulla personalità di Strelkov ma entro un contesto assai ampio, planetario.
Ero stupito e tremendamente incoraggiato dalla presentazione molto sofisticata di Strelkov della sua posizione. Anche se potrebbe essere troppo presto per concludere, e potendo essere insolitamente ottimista su ciò, credo che Strelkov possa divenire il leader della Novorussia che speravo emergesse. Se è così, allora sarò lieto di dichiararmi colpevole di averlo sottovalutato.  Eppure, voglio anche ammettere di esser molto preoccupato. Il fatto che a quanto pare i media russi non abbiano seguito o trascurato la sua conferenza stampa, in combinazione con la voce che era stato ucciso, è un chiaro messaggio inviatogli dalla 5° colonna, mostrando quanto sia potente ancora. In particolare, ritengo che la voce del suo suicidio sia una seria minaccia di morte. Ancora peggio, e forse è la mia inclinazione paranoica a parlare, vi sono molto che potrebbero essere interessati a vedere Strelkov morto. Gli integrazionisti atlantici e la loro 5° colonna lo vorrebbe morto perché li denuncia apertamente, ma non per sbagliare, potrebbe anche esserci qualche sovranista eurasiatico che lo vorrebbe morto per farne un martire e simbolo dell’eroismo russo. È cinico e brutto? Sì. E così è la lotta per il potere in Russia. La maggior parte degli occidentali non ha idea di quanto spietata possa essere tale lotta. A differenza di Putin, Strelkov non è protetto da un potente apparato di sicurezza statale e, visto che può essere colpito da entrambi i lati, è meglio essere molto molto attenti. Solo per aver accettato di svolgere il ruolo che gioca ora (e lui, essendo un ex-colonnello dell’FSB, ne conosce perfettamente i rischi) lo considero un eroe ed ha la mia sincera ammirazione. “Loro” cercheranno di usarlo, minacciarlo, manipolarlo, screditarlo, usando  ogni sporco trucco possibile per controllarlo o schiacciarlo. In verità, il suo destino è già tragico e il suo coraggio straordinario. Combattere i nazisti ucraini, i wahabiti ceceni o gli ustascia croati è una vacanza rilassante rispetto al tipo di “guerra” in corso per il controllo della Russia. Dato che la Russia è de-facto il leader dei BRICS e della SCO, la lotta per la Russia è in realtà la lotta per il futuro del pianeta. Credo che Strelkov lo sappia.
tamn815Non prenderemo certo posizione su orientamenti, complessità, manovre, ecc., ben descritti ed esplorati dal commento di Saker. Se il famoso termine storico “oriente complesso” viene utilizzato per il Medio Oriente, certo può anche esserlo per la Russia, oggi come ieri… la formula di Churchill è ancora valida (“un enigma, avvolto nel mistero e nascosto in un segreto”); ma se fu detta (nel 1939) per descrivere il potere sovietico, soprattutto in riferimento alla posizione detenuta dalla struttura di una polizia segreta straordinariamente potente, come avrebbe descritto oggi una situazione molto più aperta, più identificabile nei suoi componenti, con battaglie a cielo aperto e comunque in ogni caso estremamente evidenti e comprensibili. Questo è un altro tipo di “enigma…”, completamente postmoderno, con fattori assai importanti direttamente costitutivi dell’evoluzione del potere in generale (in particolare nel blocco BAO), nell’inaudita crisi di potere generale che vediamo. (La prova migliore di tale aspetto della situazione è la famosa “quinta colonna”, diretta emanazione a Mosca delle componenti fondamentali del sistema di potere del blocco BAO). Semplicemente (si fa per dire), la complessità russa paradossalmente fornisce una percezione più realistica dello scontro, e la potenza della corrente antisistema in Russia chiarisce le questioni all’ordine del mondo, il famoso scontro antisistema – sistema. Ironia della sorte, ancora una volta, il grande scontro di potere in Russia è molto più aperto (più “democratico” si potrebbe dire, perché c’è la percezione popolare del problema attraverso il sostegno a Putin) che nella situazione del potere nel blocco BAO, dove il confronto è difficilmente politico ed è appena noto alla masse per via del trionfo del sistema, esprimendosi segretamente nel risultante continuo inasprirsi delle crisi psicologiche (anche del potere). Paradossalmente, diciamo che la Russia è completamente integrata nella crisi generale o collasso del sistema, con la versione di crisi generale del potere molto più attiva e viva a Mosca (“più democratica” ripetiamo ancora più ironicamente) che nei Paesi del blocco BAO, in cui si manifesta con debolezze, paralisi, schizofrenie e quindi  conseguente devastante “crisi psicologica” ad ogni livello, ufficiale, di “dissenso”, popolare, ecc.  Infine, è chiaro che la Russia è il tramite fondamentale tra il blocco BAO completamente intrappolato dal sistema e le forze in formazione nel resto del mondo, la cui consapevolezza anti-sistema è notevolmente risvegliata fino a comprendere attivamente lo svilupparsi reale della crisi del sistema, crisi di civiltà, di più, del collasso del sistema e della sua civiltà. Ciò comporta la graduale comprensione che non c’è solo uno scontro tra “modelli”, ma piuttosto una crisi esplosiva e il collasso sia tra le componenti, alcune completamente sottomesse, altre tra sottomissione imposta e crescente tentazione alla rivolta, uno scenario senza dubbio sotto il controllo e l’influenza del sistema, in crisi anch’esso.
Vediamo come questa complessità russa permette paradossalmente di chiarire, mettere a nudo l’artificio e i simulacri, semplificandone gli elementi fondamentali in gioco nella crisi generale.  Ancora una volta, ribadiamo che la Russia è meno un “modello” antisistema, frase assurda per definizione in quanto l’antisistema necessariamente dipende dall’evoluzione del sistema cui si oppone, che punto detonante delle dinamiche fondamentali antisistema. Guida la rivolta, senza sapere dove porta (e ci porta) subendo la formidabile portata di inganni e manovre del sistema. Il grande contributo della crisi ucraina e delle interpretazioni di Strelkov e Saker che evidenziano quest’ultimo punto, illuminano e aumentano la consapevolezza della sua importanza. E’ ben noto che vi sia una crisi di potere a Mosca, come altrove, con le sue specificità, ma s’inizia a comprenderne forza, potenza e ruolo essenziale nella crisi generale mondiale. La versione di Mosca della crisi generale dell’autorità, creando la crisi del collasso del sistema, è ora più pericolosa, più esplosiva ma anche il più illuminante, più educativa nel comprendere il problema fondamentale dello schema antisistema contro sistema al vertice politico. La crisi di potere in Russia illumina completamente la crisi generale del mondo, il collasso del sistema fino a sostantivare i fondamenti metafisici e spirituali di tale evento, soprattutto per il carattere e l’anima russa che giungono ad esprimersi, malgrado tutto. E’ solo in Russia la crisi di potere oppone direttamente le posizioni di principio ai fondamenti anti-principio, in cui i fattori spirituali (o anti-spirituali) sono presentati apertamente come tali dai vertici delle autorità. Il blocco BAO, annebbiato dal bombardamento continuo della dialettica sui “valori”, imprigionando e terrorizzando il pensiero, ha una crisi di ritardo e la consapevolezza del ritardo sulla crisi del potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sul cessate il fuoco in Ucraina

Vineyard Saker 6 settembre 2014

10346054Vi sono così tante voci e opinioni sull’ultimo cessate il fuoco concordato tra i leader novorussi e i rappresentanti della junta che ho deciso di presentare una piccola indagine in formato domanda e risposta. Vorrei scrivere una vera e propria analisi, la prossima settimana. Sfrutterò questa opportunità per spiegarvi quale sia la mia posizione personale. Quindi ecco:

D: è favorevole o contrario all’ultimo piano di pace?
R: Per nulla. In primo luogo, non ho ancora visto i 14 punti concordati e, cosa più importante, non credo che questo piano terrà.

D: Perché no?
R: Perché contrario ai seguenti gruppi: Stati Uniti, NATO, nazisti, la maggior parte dei comandanti novorussi e un ampio segmento dei nazionalisti russi. Inoltre, Poroshenko è così debole che probabilmente non può imporre la sua volontà agli altri. Infine, gli ucraini e i loro sostenitori occidentali hanno rinnegato ogni accordo firmato.

D: Quindi pensi che questo accordo sia irrilevante?
R: Per nulla. Per prima cosa, con perfetto tempismo favorisce la banda antirussa al vertice della NATO che, dopo tutto, non ha prodotto che aria fritta e vuote minacce.

D: Stai dicendo che è una vittoria della Russia?
R: Difficilmente, ma è stato un modo efficace per disinnescare temporaneamente una situazione potenzialmente pericolosa. Inoltre, il fatto stesso che UE, NATO e Stati Uniti non fossero presenti a Minsk è un potente simbolo del fatto che la “nazione indispensabile” e i suoi strumenti di dominio coloniale non sono indispensabili, dopo tutto.

D: Ma questo cessate il fuoco non permette alla Forza di Repressione della Giunta (JRF) di riorganizzarsi?
R: Sì, ma non è così rilevante per via della profondità strategica; la junta può riorganizzarsi e raggrupparsi comunque. La maggior parte delle unità della JRF al fronte è così malconcia che “raggruppare” non aiuterà molto. Nella migliore delle ipotesi (“migliore” per le JRF ovviamente), questo cessate il fuoco si trasformerà in una ritirata più o meno organizzata, seguita da una pausa tanto necessaria. Ma la cosa fondamentale da ricordare sempre è questa: le guerre si vincono con forza di volontà, forza morale e spirito combattivo. A differenza dei russi, gli ucraini hanno uno spirito combattivo completamente spezzato dalle FAN. Si guardi l’immagine che circola su RuNet, postata qui. C’è un soldato russo ferito nella guerra contro la Georgia e un soldato ucraino catturato in Novorussia (reso celebre dai suoi video militaristi e neo-nazisti pubblicati sui social media ucraini). Questa immagina mostra qualcosa di fondamentale: basta confrontare l’espressione determinata e imbattuta del soldato russo gravemente ferito con l’espressione totalmente distrutta e terrorizzata del “paracadutista” ucraino. La differenza qui non è “russo” contro “ucraino” in senso etnico (non c’è nulla come “etnia russa” o “etnia ucraino”, sono tutti etnicamente frammisti), ma la differenza di spirito combattivo del soldato russo e di quello ucraino. E nessun aiuto USA/NATO può cambiarlo: a differenza degli ucraini, i russi sanno per cosa lottano e sono determinati.

_D: Su Marjupol?
R: E allora? La città è ancora circondata e le Forze Armate della Novorussia (NAF) non si ritireranno. Tale cessate il fuoco non fa che “congelare” la situazione intorno alla città. Se non altro, gli ucraini ne approfitteranno per tagliere la corda.

D: Le FAN beneficeranno del cessate il fuoco?
R: Sì. Ci sono diverse “sacche” nella retroguardia che infastidisco le retrovie, e si spera siano eliminate con un mutuo accordo con cui le unità JRF se ne vanno lasciando le armi. Altrimenti si ricordi che le FAN controllano il confine russo-novorusso e che il “Voentorg” (l’invio coperto di armi e specialisti) continuerà senza sosta.

D: Stai dicendo che tutto va bene e dovremmo gioirne?
R: Per niente. In primo luogo ci sono chiari segni di lotte intestine in Novorussia. Non solo Strelkov era apparentemente ricattato ma ci sono state voci di un tentativo di colpo di Stato da parte di Antjufeev, ieri. I novorussi negano, altri dicono che il colpo di stato è fallito, ma non c’è dubbio che ci siano tensioni in Novorussia e che, mentre alcuni sostengono la strategia attuale dei negoziati (riferendosi a loro come “clan Zakharchenko”) altri si oppongono (il “clan Mozgovoj”). Allo stesso modo, in Russia vi è chi è a favore di questa strategia (la maggior parte del circolo “prossimo al Cremlino”) e coloro che vi si oppongono (Dugin, Colonel Cassad, al-Murid e molti altri blogger e attivisti in genere para-marxisti).

D: Quindi è d’accordo che sia un male per la Novorussia?
R: No, non l’ho detto. Penso che sia probabilmente una fase temporanea inevitabile e forse indispensabile del conflitto, con non è né un trionfo né un disastro ma conseguenza naturale della situazione sul terreno.

D: Che vuol dire?
R: Contrariamente alla maggior parte dei commentatori, non credo che le FAN siano state “fermate a tradimento in ciò che avrebbe potuto essere la loro marcia trionfale su Kiev”. I successi incredibili nel sud hanno totalmente oscurato la mente di molti sul fatto innegabile che le forze JRF a nord di Lugansk sono ancora grandi e potenti, e controllano il terreno, che gli ucraini hanno compiuto una (piccola e inutile) controffensiva nel regione di Dukuchaevsk e, contrariamente alle prime notizie, l’aeroporto di Donetsk non è ancora sotto il pieno controllo delle FAN. Coloro che avevano immaginato che le FAN sarebbero andate avanti fino a Odessa, Kharkov, Dnepropetrovsk o addirittura Kiev, semplicemente non capiscono la situazione militare. In questo momento, le FAN non possono nemmeno ritornare a Slavjansk, altro che riconquistare tutta la Novorussia.

D: Sull’idea che gli oligarchi russi e ucraini siano la vera forza dietro questo accordo?
R: Quali oligarchi? Akhmetov non solo ha perso il Donetsk per sempre, ma anche l’infrastruttura materiale è in rovina. Kolomojskij ha avuto il suo patrimonio in Crimea nazionalizzato ed ora è bloccato nella lotta contro Akhmetov e Poroshenko. Gli oligarchi russi non hanno nessuna esigenza nel Donbass e sono troppo intelligenti per investire in una regione pericolosa, instabile e in rovina. Almeno nel breve periodo, solo lo Stato russo fornirà aiuti per motivi politici, ma gli oligarchi russi hanno opzioni molto più sicure e redditizie rispetto al Donbas in rovina.

D: Va bene, allora che dire dell’accusa che piuttosto che permettere la creazione di una Novorussia vitale e indipendente, Putin voglia creare un’altra Transnistria?
R: E su cosa si basa tale tesi? Su un piano di 14 punti che nessuno ha visto e che presto sarà violato?

D: No, sul fatto che invece di combattere Poroshenko e i nazisti, i novorussi sono costretti a negoziarci.
R: Oh, andiamo! Quante volte dovrò spiegare che, a differenza degli occidentali, i russi non hanno alcun problema a parlare con i nemici? Studiate la storia delle invasioni tataro-mongole della Russia, quando i principi russi “negoziavano” sempre con i Khan dell’Orda d’Oro, ma senza impedirgli di sollevarsi e combattere regolarmente. I russi sono più asiatici che europei e in Asia parlare con il nemico è normale, parte integrante della guerra. Se in occidente si parla o negozia con il nemico è segno di debolezza, in Asia parlare o negoziare con il nemico non è segno di debolezza.

D: Allora, cosa pensi voglia Putin da questa guerra?
R: Quello che ha sempre detto di volere: un’Ucraina unita, indipendente, neutrale, prospera e amichevole, in altre parole il “cambio di regime” a Kiev.

D: Quindi “vende” la Novorussia per raggiungere questo obiettivo?
R: A differenza di molti generali da poltrona dal chiaro di Luna da telepati e profeti, non riesco a leggere la mente di Putin o a predire il futuro. Ciò che posso dire è che finora non vedo alcun segno che Putin tradisca o “svenda” nessuno. In realtà, ci vuole un sorprendente grado di cecità o disonestà intellettuale nel non notare che la prima ed immediata conseguenza di ciò che molti ritengono un cambio ordinato dal Cremlino della leadership novorussa, sia stata l’enorme offensiva riuscita che ha schiacciato le JRF. Se Putin volesse “vendere” la Novorussia ai nazisti, avrebbe potuto facilmente farlo prima che la contro-offensiva venisse lanciata.

D: Quindi bisogna avere fiducia in Putin?
A: No, ma devo ammettere che ciò che ho visto fare a quest’uomo per la Russia e il mondo mi riempie di ammirazione sincera, spesso confinante con il timore reverenziale, e non vedo alcun segno di un suo cambio di rotta. Ciò che vedo è un leader i cui metodi e strategie sono semplicemente troppo sottili e complessi per essere compresi dalla maggior parte di “Capi di Stato da poltrona”. La stessa folla anti-Putin che ora urla istericamente al tradimento diceva esattamente le stesse cose riguardo la Siria, quando Putin fermò l’attacco degli Stati Uniti. E quando i russi hanno detto ai siriani di sbarazzarsi delle armi chimiche (pericolose e inutili), gli stessi detrattori di Putin gridavano con tutti i polmoni che questa era la prova definitiva della pugnalata alle spalle russa. Ora Assad se non ha vinto la guerra civile, è stato rieletto e l’occidente ora ingoia meditando su come aver aiuto da Assad in Iraq. Così, mentre io non sono “innamorato” di Putin, sono sicuro che i detrattori disprezzano Putin non solo per miopia e inesperienza, ma per una strabiliante disonestà intellettuale. Sono come un disco rotto che ripete costantemente “Putin ha tradito, Putin ha tradito, Putin ha tradito”. In Russia questo tipo di nazionalisti fanatici sono chiamati “patrioti del dolore”. Sono il tipo che non farà mai qualcosa di utile, sono i più rumorosi su ciò che dovrebbe essere fatto. Voglio chiarire che non mi riferisco a Strelkov, Mozgovoj o qualsiasi altro patriota autentico, che non sono d’accordo con Putin. Mi riferisco agli anti-Putin fini a se stessi a cui fondamentalmente non frega niente purché colpiscano l’uomo.

D: Ancora, la Novorussia vuole l’indipendenza, mentre Putin vuole un’Ucraina unita. Non ci vedi una contraddizione?
R: Certo, e quindi? Ciò non significa che un lato è “cattivo” e l’altro è “buono”, dimostra solo la verità degli Stati Uniti nel dire che “dove mi siedo è laddove mi trovo”. La vera domanda è come sarà risolta tale contraddizione. Finora non so e mi riservo il giudizio proprio perché, a differenza delle “furie professionali e a tempo pieno anti-Putin” mi piace basare le mie opinioni sulla realtà, non su telepatia o visioni profetiche.

D: Hai sempre parlato di “detrattori di Putin”, è offensivo per molti!
R: Indovinate un po? Non sono educato, sono diretto nel dire come la vedo e se ciò offende qualcuno, può abbracciarsi l’orsacchiotto e singhiozzare sul lettuccio. Il mio messaggio è crescete e ricordate che non vi devo niente. Questo è il mio blog e scrivo per gli adulti che apprezzano sincerità e onestà, e non affermazioni zuccherose.

vladimir-putin-755x490D: Su Poroshenko, non ha avuto un grande pausa, se non la vittoria?
R: Ieri guardavo l’ultima puntata dell’inestimabile show propagandistico ucraino “Shuster Live” e vedevo un funerale. Il padrone di casa e gli ospiti erano cupi, tristi e depressi. Anche se non volevano ammettere la grandezza della botta che il loro “esercito ucraino invincibile” aveva preso, era maledettamente chiaro che la festa non era più all’ordine del giorno. Un funzionario ucraino ha anche detto “quando si parla di 30-40000 uomini armati si ‘deve’ parlare di “terroristi”, divertente davvero. Quindi no, Poroshenko è lungi dall’avere “vinto” qualcosa, invece è in serie difficoltà. Per cominciare, il suo primo ministro Jatsenjuk è assolutamente indignato per l’accordo e non ci spera. Idem per la Timoshenko. Non voglio nemmeno passare ai freaks nazisti. Il fatto è che la protezione di Poroshenko sarà ormai una delle maggiori preoccupazioni per la stazione CIA di Kiev: il ragazzo è in serie difficoltà e l’unica speranza è che alle prossime elezioni vada meno peggio degli altri. Ciò presume che tali elezioni si svolgano e che Jarosh e Tjagnibok non si limitino a prendere il potere e giustiziare Poroshenko per “alto tradimento o in quanto agente dell’FSB” (che non è, ma chissenefrega?!). Il regime è tanto sulla difesa che, anche se tutti sanno che il piano è davvero il piano di Putin, la junta s’è impegnata in uno sforzo di PR massicce per convincere il pubblico che è davvero il piano di Poroshenko. I russi, in genere, sorridono e sono contenti di dargli credito (ricordate, siamo in Asia, si applicano regole diverse).

D: Quindi cosa succederà dopo?
R: Come ho detto, non sono un profeta. Ma ciò che so è questo: Putin ha chiaramente il pieno controllo di Russia e Novorussia, ciò che dice accade, può farlo. Poroshenko non ha alcun controllo, nemmeno sulla “sua” coalizione di governo. Non vi è alcun reale potere nel Banderastan, nemmeno per la stazione CIA locale. Per tale semplice ragione non vedo come il cessate il fuoco possa continuare. Non vedo cambiamenti nell’equilibrio militare. Le FAN sono molto più capaci delle JRF, il cui unico vantaggio è nella grande profondità strategica del territorio. Le JRF avevano (in passato!) l’enorme vantaggio in materiali ed effettivi, ma anche questo è cambiato. In termini di materiali, la maggior parte di quello migliore è perso o nelle mani delle FAN. Sì, hanno ancora enormi riserve ma di attrezzature vecchie e in pessime condizioni. Sugli effettivi, la junta ha chiaramente sempre più difficoltà a trovare un numero sufficiente di uomini nel compensare le enormi perdite. Basta porsi una domanda fondamentale: se tu fossi ucraino, anche nazionalista, vorresti arruolarti nelle JRF e combattere le FAN. Sì, se la NATO ha promesso 15 milioni di dollari con cui acquistare per gli ucraini forse 10 vecchi e usati T-72 o 3 T-80? È uno scherzo, davvero. Ma anche se gli Stati Uniti inviano 150 milioni di aiuti segreti, non pregiudicherebbero l’equilibrio, non importa dir quanto. Le FAN, che operano bene e probabilmente avranno ancora più uomini e attrezzature moderne con il “Voentorg”, non andranno troppo lontano. Come un comandante delle FAN ha detto, “finora siamo stati i liberatori, ma non vogliamo diventare occupanti”. La regola è semplice: più ad ovest avanzano le FAN, meno sostegno avranno e più si esporranno alla guerriglia insurrezionale locale, una strategia molto più intelligente è tenere duro e guardare gli ucraini spararsi tra loro.

D: Pensi che accadrà?
R: Non importa quanto tutto questo sia ancora vero: l’Ucraina è sempre stato un Paese artificiale, il Banderastan è anche peggio. Non vi è alcun reale potere, e la junta ha solo “un pò” di potere. Il Paese è economicamente morto. La crisi economica è solo al suo primo stadio, e da ora in poi peggiorerà. Socialmente, le persone sono sempre più isteriche, disilluse e tradite, allo stesso tempo hanno sempre meno paura di parlare. I nazisti sono di gran lunga il gruppo più unito e meglio armato del Paese, ad eccezione di un teorico “esercito ucraino” che finora non ha un leader e di conseguenza non è unito (ciò potrebbe cambiare in futuro? Forse). Fondamentalmente, ogni laureato in scienze sociali vi dirà che gli ucraini si scanneranno, e a Dio piacendo, solo con parole e idee, ma la violenza è sempre più probabile. Per le FAN è molto meglio aspettare che Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kharkov o addirittura Odessa diventino città senza legge che nessuno controlla davvero che cercare di prenderle con la forza. Vi è anche la reale possibilità che le FAN siano viste come liberatrici di queste città dal caos a livelli da “Mad Max”.

D: Cosa succede se la NATO invia forze in sostegno della junta?
R: Fantastico! In primo luogo vorrei caldamente consigliare i nostri “partner” anglo-sionisti (come si dice in Russia) di consultarsi prima con i loro colleghi tedeschi, francesi e polacchi per vedere se questi ultimi hanno piacevoli ricordi sull’Ucraina. In secondo luogo, vorrei ricordare ai nostri partner anglo-sionisti che la loro mossa in Iraq e in Afghanistan doveva essere una festa di amore autogratificante. In terzo luogo, vorrei anche suggerirgli che se non gradiscono un Maliqi, potrebbe non piacergli neanche uno Jarosh. Naturalmente, l’invio di una forza simbolica per certe manovre con tutto ciò che resta dei militari ucraini è una buona idea, si chiama “mostrare bandiera”, ma per fare qualcosa di significativo, cercando di utilizzare le forze militari della NATO in Ucraina, sarebbe molto, molto, pericoloso anche se la Russia non facesse nulla per peggiorare le cose.

D: E l’UE?
R: Penso che abbia perso forza di volontà (non che ne abbia mai avuto tanta!). Uno spettacolo ridicolo schiaccia Hollande: si scopre che la sua forte dichiarazione era un'”opinione individuale” senza alcun valore. Ora, naturalmente, l’asilo dell’UE (Polonia, Lituania, ecc) continuerà a essere quello che è, un asilo di cui gli adulti (Germania, Francia, ecc), mostrano esserne stufi. Non mi aspetto che facciano una svolta in una notte, no, ma mi aspetto che smettano di peggiorare le cose. Uno dei possibili segnali potrebbe essere la riduzione del ruolo dell’UE e un aumento del ruolo dell’OSCE.

D: E riguardo lo Zio Sam?
R: E’ totalmente bloccato nel suo ciclo: richieste, minacce, condanna, richieste, minacce, condanna, ecc ecc ecc. Normalmente l'”aggressione” fa parte del mantra, tranne che né Stati Uniti né NATO hanno ciò che serve per attaccare militarmente la Russia. Riguardo lo ‘Stato profondo’ anglo-sionista, continuerà a cercare di sovvertire e paralizzare economicamente la Russia, ma fino a quando Putin è al Cremlino non vedo come tale strategia abbia successo.

D: Sembri ottimista.
R: Se è così, sono solo molto cauto. Non vedo un grande dramma, tanto meno un disastro, in quello che è appena successo, penso che la Russia abbia tutte le carte buone del gioco, e non vedo alcun pericolo per il popolo di Novorussia. Per chi vuole cavalcare un carro armato fino a Majdan posso solo dire che, anche se condivido loro speranze e sogni, la politica è l’arte del possibile e che la politica intelligente è spesso lenta e richiede tempo. Il massimalismo è buono per gli adolescenti, non per i Capi di stato la cui decisione influenza la vita di milioni di persone. Quindi, la mia conclusione temporanea e provvisoria è questa: finora, tutto bene, le cose sono meglio di quel che sembravano essere solo due mesi fa, e non vedo alcuna ragione di aspettarsi un cambiamento importante nel prossimo futuro.

D: Quale consideri essere il maggior pericolo per la Novorussia in questo momento?
R: Le lotte politiche. Non so se sia possibile in questo momento, ma mi piacerebbe vedere la nascita di un leader indiscusso novorusso che avrebbe l’appoggio ufficiale e pieno di Strelkov, Zakharchenko, Borodaj, Mozgovoj, Kononov, Khodakovski, Tsarjov, Bolotov, Gubarjov e tutti gli altri leader politici e militari. Dovrebbe essere un leader davvero novorusso, non solo un “proconsole di Putin”, una persona in grado di negoziare con Putin per gli interessi del popolo della Novorussia. Non intendo suggerire che questi negoziati non possano essere amichevoli, se non altro perché non può essistere una Novorussia contraria alla Russia, ma questo leader deve rappresentare gli interessi del popolo novorusso, e non del popolo russo i cui interessi sono (molto bene) rappresentati da Putin stesso. In questo momento, il motivo principale per cui Putin ha così tanto potere in Novorussia è, in primo luogo, perché non vi è ancora alcuna reale leadership politica. C’è una leadership militare, che probabilmente ha a che fare più o meno con ciò che gli dice l’esercito russo. Lungi dall’essere indebolita dalla nascita di un leader veramente indipendente novorusso, penso che l’alleanza russa-novorussa ne sarebbe notevolmente rafforzata. La Novorussia non deve, e non può, essere microgestita dal Cremlino. In altre parole, quello che spero è un “Nasrallah della Novorussia”, un alleato leale e fedele, ma sovrano e indipendente da Putin (come Nasrallah lo è dall’Ayatollah Ali Khamenei), non un barboncino come Blair o Hollande. La Novorussia ha bisogno di un portavoce e negoziatore che possa davvero avere il mandato per parlare a nome del popolo di Novorussia. Finché ciò non accadrà, sarò sempre preoccupato dal futuro del popolo di Novorussia.

14091326999741Questo è tutto per ora. Spero che con questa serie di domande-risposte in proprio risponda a molte, se non alla maggior parte, domande, commenti ed e-mail cui non ho semplicemente avuto il tempo di rispondere. Spero anche di aver chiarito i miei punti di vista, costantemente e sistematicamente malamente illustrate da persone disoneste o semplicemente stupide. Se sono riuscito a offendere e scoraggiare gli anti-Putin, bene. Sono stanco di trattare i loro sproloqui da analfabeti. Idem per gli anti-Saker (ho detto: non sono un tipo educato), a cui aggiungerò questo messaggio personale: smettetela di dirmi cosa dovrei fare, dire, pensare o scrivere. Questo blog è come un supermercato: “prendi quello che ti piace e lascia il resto”. Ma non aspettatevi che cambi o cambi le mie opinioni, a meno che non si possa dimostrare con fatti e logica che ho torto (nel qual caso sarò riconoscente per l’opportunità di correggere il mio errore). Gli insulti m’infastidiscono, soprattutto quelli razzisti, ma non non diverrò un vostro clone. Scusate se ho dimenticato molte domande o punti e non esitate a postare commenti o domande; cercherò di rispondere a quelle che a) non travisano le mie opinioni (non più spaventapasseri) o b), cui ho già risposto ad nauseam altrove. Per quelli di voi che hanno correttamente rilevato la mia irritazione e/o frustrazione su alcuni commenti mi limito a dire “colpevole” (ho detto: non sono un tipo educato). Non voglio nemmeno giustificarmi, non riesco a immaginare quanto sia frustrante per me affrontare, diciamo, certi “tipi di personalità”. Ma in ogni caso non c’è niente che potrei aggiungere. Per i molti solidali, rispettosi, generosi, educati, saggi, interessanti, divertenti, sofisticati, compassionevoli, intelligenti, di principio, onesti, onorevoli e altrimenti meravigliosi membri della nostra comunità, voglio esprimere la mia gratitudine più sentita e sincera: semplicemente non so come avrei potuto trascorrere questi mesi terribili e tragici senza il vostro aiuto, sostegno e gentilezza.
Ora avremo una buona sessione di brainstorming su ogni argomento di cui sopra.
Cordiali saluti, The Saker

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la resa di Kiev

Alessandro Lattanzio, 4/9/2014

10467055Ai primi di agosto delle manifestazioni si svolgevano nella regione di Transcarpazia, soprattutto contro la mobilitazione indetta da Kiev. I residenti locali bloccavano strade, treni e punti strategici. La città di Mukachevo era al centro della ribellione, che si estese anche alle regioni di Mukachevo, Beregove e Hustskij. Perciò il 19 agosto Kiev inviava 3000 elementi armati in Transcarpazia per controllare la situazione. Il 21 agosto la Transnistria mobilitava l’esercito e tutti i dipendenti statali si addestravano al combattimento. Dopo il suo incontro con la leadership di Transnistria, il vicepremier russo Dmitrij Rogozin osservava che la Russia avrebbe continuato a sostenerla.
Il 29 agosto il 3.zo battaglione della 51.ma brigata meccanizzata ucraina, oltre a diversi battaglioni territoriali, tentarono di rompere l’accerchiamento presso Ilovajsk, dividendosi in due colonne, una di 77 mezzi militari e l’altra consistente in autoveicoli dei battaglioni territoriali. Nell’operazione l’artiglieria della milizia distrusse le colonne majdaniste. Complessivamente 300-500 guardie majdaniste furono eliminate, di cui 350 fatte prigioniere, mentre tutte le loro armi pesanti, come carri armati, artiglieria e MLRS furono abbandonate nella sacca.
Il 30 agosto, le truppe majdaniste iniziavano a ritirarsi da Donetsk a Zaporozhe mentre le milizie di Novorossija distruggevano circa 20 tra carri armati e blindati nei pressi di Marjupol. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, le milizie di Novorossija catturavano 198 guardie majdaniste a Starobeshevo, dopo averne eliminate altre 22, distrutto 2 carri armati e 2 BMP e catturato altri 6 carri armati della guardia nazionale ucraina. Sempre a Starobeshevo, la brigata dei minatori aveva accerchiato 14 veicoli blindati, di cui 5 carri armati, e circa 100 soldati ucraini. Dopo due ore di combattimento, gli ucraini accettavano di lasciare 5 carri armati e 1 BMP alle milizie, in cambio di un corridoio da cui fuggire. Un altro BMP era già stato distrutto nei combattimenti. Volnovakha, 45 km a sud di Donetsk, veniva liberata dalla milizia. A Donetsk, il Primo Ministro della Repubblica popolare di Donetsk Zaharchenko era oggetto di un attentato che feriva il suo autista.
Il 31 agosto, i miliziani di Donetsk affondavano due pattugliatori ucraini nel Mare d’Azov, che dal Golfo di Taganrog cercavano di bombardare Shirokino e Bezimennoe, a 10/20 chilometri ad est di Marjupol. Ad Ilovajsk, 200 neonazisti del battaglione “Donbass” di arrendevano alla milizia. L’artiglieria della Milizia distruggeva una batteria di Grad ucraini presso Shastie.
10525778 Il 1 settembre, la milizia liberava la città di Vesjolaja Gora, presso Lugansk, “punto chiave che permette di controllare il passaggio sul fiume Severskij Donets, presso Shastie, sulla strada Lugansk-Starobelsk”. L’Esercito di Novorossija liberava Novoamvrosevskoe, Blagodatnoe, Semjonovskoe, Artjomovka, Mnogopole, Metallist, Tretjaki, Kobzarij, Zeljonoe, Shirokoe, Pavlogradskoe e Grabskoe. A Svetloe, la milizia eliminava 20 guardie majdaniste e catturava un centinaio di soldati ucraini. L’esercito di Novorossija, presso Marjupol, eliminava 100 guardie ucraine, abbatteva 1 aereo d’attacco Su-25 e 2 elicotteri Mi-8 e catturava 2 T-64, 6 MLRS, 2 blindati, 4 pezzi d’artiglieria e mortai, 24 autoveicoli e 2 depositi di munizioni. Dopo una settimana di combattimenti, le milizie respinsero le truppe ucraine da Novosvetlovka, nella regione di Lugansk, aprendo la strada ai rifornimenti per Lugansk. I majdanisti abbandonavano Elenovka, Konstantinovka e Telmanovo, lasciando armamenti e munizioni e perdendo 1 BTR, 2 MLRS e 20 soldati. A Novosjolovka 35 militari ucraini si arrendevano e 5 loro MLRS furono distrutti. Ad Amvrosievka, 45 km a sud-est di Donetsk, l’esercito ucraino subiva gravi perdite ed abbandonava numeroso materiale, tra cui 1 cannone semovente da 152mm ‘Gjatsint’. Tra Amvrosievka e Starobeshevo, le unità della difesa aerea della milizia abbattevano un caccia Su-27 ucraino. A Malonikolaevka, 20 km a sud-ovest di Lugansk, la milizia danneggiava 2 elicotteri Mi-8 ucraini, distruggeva una batteria di MLRS Smerch, 6 cannoni D-30 da 122mm e 2 depositi di munizioni. A Lutugino, 10 km a sud-ovest di Lugansk, il contrattacco della milizia sulle posizioni majdaniste distruggeva 1 MLRS BM-21 Grad, blindati e 2 autocarri Ural, infliggendo 17 tra morti e feriti agli ucraini. La milizia occupava l’aeroporto di Lugansk, dopo un assalto in cui 5 soldati ucraini furono eliminati e altri 13 fatti prigionieri. Durante i combattimenti, il battaglione naziatlantista Ajdar si ritirava assieme a gruppi di mercenari polacchi, svedesi e baltici. A marzo, la NATO aveva inviato a Kiev un’unità di 16 ufficiali del centro cibernetico estone per svolgervi attività antirusse. A luglio, 6 di tali ufficiali crearono a Marjupol un centro per la guerra d’informazione contro la Russia, mentre gli altri continuavano le attività a Kiev presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin dichiarava: “I nostri colleghi statunitensi ci dicano cosa fanno decine di consiglieri statunitensi negli uffici del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina. Ci dicano quanti mercenari statunitensi delle cosiddette “società di sicurezza” combattono a migliaia di miglia da casa, e come i militari ucraini sono riusciti ad avere armi e tecnologia militare statunitensi“.
w590 Il 2 settembre, le milizie di Novorossija liberavano Rodnikovoe, Stila, Kommunarovka, Andreevka, nel Donetsk, e Uspenka, Lenina, Belorechenskij, Beloe, Gaevo, Sabovka, Sukhdol, Rodakov, Aleksandrovka, Zemlanoe, Shishkovo, Tsvetnie Peski e Vesjola Tarasovka nel Lugansk. La Milizia riprendeva il pieno controllo dell’aeroporto di Donetsk. A Georgievka Uspenka furono eliminati 5 terroristi neofascisti. Nel complesso, i majdanisti avevano perso nel corso della giornata 6 carri armati, 12 BMP, 6 MLRS BM-21 Grad e 21 autoveicoli diversi. 94 effettivi furono eliminati e 18 arrestati.
Ai primi di settembre, l’offensiva a sud dell’Esercito di Novorossija continuava da Georgievka e Karlovka al Mar d’Azov, seguendo le due direttrici di Selidovo e di Krasnoarmejsk-Konstantinovka, tentando una profonda manovra d’avvolgimento del gruppo ucraino che assediava Donetsk. Marjupol era accerchiata mentre i tentativi di rifornimenti via mare furono sventati sventati dall’affondamento dei 2 pattugliatori ucraini al largo di Marjupol. L’esercito di Novorossija inviava i gruppi di sabotaggio-ricognizione (SRG) verso Berdjansk e Zaporozhe. La disfatta costringeva la junta di Kiev a ritirare le riserve dal Donetsk, e le forze dai salienti circondati dall’esercito di Novorossija, e a ritirarsi dall’aeroporto di Donetsk. Gli ucraini si ritiravano anche dall’aeroporto di Lugansk e da Lutugino. La junta aveva perso la maggioranza dei propri carri armati a luglio e agosto, e le ultime unità operative furono distrutte nei pesanti combattimenti di Khrjashevatoe e Novosvetlovka. La ritirata da queste cittadine e dall’aeroporto mettevano fine al piano della junta naziatlantista di circondare Lugansk. In quel momento, per via delle perdite, la junta disponeva di non più di 40000 soldati contro i 33000 di Novorossija, mentre nel corso dell’offensiva la junta perse il vantaggio numerico in personale e materiale, e la superiorità aerea, mentre la milizia riequilibrava a proprio favore la differenza in blindati e artiglieria rispetto le forze majdaniste. Kiev non aveva potuto, in un mese, mobilitare e ripristinare le propria capacità di combattimento dopo le sconfitte estive. Ciò era dovuto alla strategia dei consiglieri militari di NATO e Washington, che si concentrava sugli attacchi aerei e d’artiglieria contro le città, ma evitando di entravi. Grazie a tale strategia le truppe ucraine si ritrovarono circondate a loro volta, venendo poi distrutte. Intanto la Germania inviava velivoli cargo a Kiev per prelevare i miliziani ucraini e curarli negli ospedali militari tedeschi.
Il 3 settembre, il Presidente Vladimir Putin proponeva a Pjotr Poroshenko un piano di stabilizzare, articolato in sette punti:
1. L’esercito ucraino e le forze di autodifesa popolari devono interrompere le operazioni offensive intorno Donetsk e Lugansk;
2. Le forze ucraine devono ritirarsi ad una distanza tale che i sistemi di artiglieria e lanciarazzi multipli non raggiungano le località;
3. La comunità internazionale dovrebbe monitorare il cessate il fuoco e controllare la situazione in questa nuova area di sicurezza;
4. Rinunciare all’uso di aerei contro i civili e luoghi nella zona del conflitto;
5. Le autorità ucraine e le forze di autodifesa devono scambiarsi i prigionieri “tutti contro tutti” e senza condizioni;
6. Aprire corridoi umanitari per i rifugiati e l’assistenza umanitaria per città e villaggi delle regioni di Donetsk e Lugansk;
7. Inviare squadre per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel conflitto, presso le comunità del Donbas colpite dalle ostilità ed aiutare i residenti a prepararsi per l’inverno.
La NATO si preparava all’esercitazione Rapid Trident 2014, prevista per il 15-26 settembre con la partecipazione di 1300 militari di 15 nazioni: Ucraina, Azerbaigian, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti. L’esercitazione sarà condotta in prossimità di Javorov, dall’International Peacekeeping and Security Center (IPSC), a 60 km da Lvov, nel nord-ovest dell’Ucraina. L’IPSC è un centro volto all’addestramento multinazionale e alle esercitazioni ucraine con la NATO. Intanto, il 4 settembre il cacciatorpediniere dell’United States Navy, USS Ross, entrava nel Mar Nero, “Per dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nel rafforzare la sicurezza collettiva di alleati e partner della NATO nella regione“.

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La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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