La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano mai

Valentin Vasilescu Algerie1 29 maggio 2013
Pilota ed ex vicecomandante delle forze militari dell’aeroporto Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

11435_03Siria, un test per la sopravvivenza d’Israele
L’operazione di accerchiamento e conquista di Damasco (che ha avuto inizio nel novembre 2012) da parte di 30.000 ribelli appartenenti a Jabhat al-Nusra e Harakat Ahrar al-Sham al-Islami, terminò il 5 febbraio 2013 in un disastro per il cosiddetto Esercito libero siriano. Le perdite tra i ribelli sono stimate a 1/3 dei loro effettivi. I gruppi affiliati ad al-Qaida erano super-addestrati e armati da Stati Uniti, Turchia, Francia, Croazia, Arabia Saudita, Giordania e Qatar, ed erano composti da mercenari stranieri, per lo più ex ufficiali, ufficiali e soldati contractor assunti come jihadisti che avevano partecipato alla coalizione anti-irachena. Da allora, l’iniziativa è andata all’esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad. Nel marzo 2013, un attacco dell’esercito siriano ha sgretolato e disperso il resto dei gruppi combattenti ribelli, respingendoli a 50-60 km a nord ovest di Damasco. Il loro centro più importante era la città di al-Qusayr (provincia di Homs), situata a 15 km dal confine con il Libano. Al-Qusayr è diventata una roccaforte dei ribelli, istituita per controllare l’autostrada M5 dalla Giordania alla Turchia che attraversa Damasco e rifornisce i ribelli con le armi introdotte in Siria e Libano.
Alla fine di aprile 2013, lo stato maggiore dell’esercito siriano ha preparato un’operazione aero-terrestre completa per proteggere i confini e colpire le vie di rifornimento dei ribelli in reclute, armi e munizioni dal confine con la Giordania e il Libano. La prima operazione (5 maggio 2013) è stata attuata sulla base delle informazioni dei servizi siriani, in modo che coincidesse con l’arrivo in Siria dei trimestrali convogli di armi inviati dagli sponsor occidentali dei ribelli. Ma nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, alle 1:40, l’aviazione israeliana, con la protezione di un aereo da guerra elettronica, aveva lanciato contemporaneamente tre attacchi aerei con 12 velivoli F-15 e F-16  armati di missili AGM-65 Maverick e bombe a guida laser contro tre obiettivi dell’esercito siriano, nel territorio della Siria. Il primo obiettivo era un convoglio corazzato appartenente al 501° Battaglione Carri, colpito da 10 bombe nel distretto di Barzah. Il battaglione faceva parte della 4.ta Divisione della Guardia al comando del Colonnello Maher Assad, fratello del presidente Bashar al-Assad, una forza fondamentale nel dispositivo di al-Qusayr. Il secondo obiettivo è stato il secondo battaglione meccanizzato della 4.ta divisione della Guardia, concentratosi nel quartiere di al-Sabura, a nord di Damasco, che aveva iniziato le sue operazioni verso al-Qusayr. Il terzo obiettivo era la 104.ta Brigata d’artiglieria della Guardia, con un deposito di munizioni sulle alture di Qasyun, a nord est di Damasco. La 104.ta Brigata forniva il supporto di fuoco all’offensiva dell’esercito siriano su al-Qusayr. Negli attacchi aerei israeliani, oltre 300 soldati siriani sono stati uccisi o feriti. Tuttavia, l’offensiva militare siriana è stata eseguita secondo i programmi, vale a dire, oltre ad al-Qusayr, attaccando e conquistando la città di Daraa controllata dai ribelli, che si trova a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km da Israele, oltre a diverse altre città in mano ai ribelli nella provincia di Hama e al-Mayadin, città situata nella Siria occidentale.
Ufficiali israeliani hanno detto di aver utilizzato questa procedura per impedire il trasferimento di armi chimiche in Siria per Hezbollah in Libano, e nello stesso tempo, riuscendo a distruggere i  mezzi in consegna, e cioè i missili Fateh-110. Naturalmente, nessuno gli ha creduto. In sostanza, gli israeliani hanno consapevolmente deciso di interferire nella guerra civile in Siria cercando di contrastare l’imminente offensiva dell’esercito governativo. In tal modo prolungando le sofferenze del popolo siriano. Il ministro degli Esteri russo ha risposto immediatamente, annunciando che Mosca avrebbe ripreso le forniture di armi stipulate nel 2007 con la Siria, senza dire altro. Le consegne non possono essere influenzate da fattori esterni, essendo basate su un accordo bilaterale firmato in precedenza tra Mosca e Damasco, anche se la Siria è da allora oggetto di un embargo sull’invio di armi. E se qualcuno ha da ridire, la Russia è uno dei cinque membri permanenti delle Nazioni Unite che può utilizzare il diritto di veto. Inoltre, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il sistema di difesa aerea S-300 ed altre armi moderne saranno immediatamente trasferiti alla Siria.
Cinque navi della Flotta del Pacifico (il cacciatorpediniere antisommergibile Admiral Panteleev, le navi da trasporto e sbarco truppe Peresvet e Admiral Nevelskoj, una petroliera e una nave appoggio) attraversando il canale di Suez ed entrando nel Mediterraneo per attraccare nella base di Tartus, si sono unite ad altre sette navi della Flotta del Baltico e della Flotta del Mar Nero che già pattugliavano al largo delle coste siriane. Sul posto, nell’esercito siriano, vi sono due battaglioni di difesa costiera con 36 sistemi lanciamissili per missili da crociera antinave P-800 Jakhont resistenti alle interferenze elettroniche e con una gittata di 460 km a Mach 2. Nel contratto firmato nel 2007 tra la Russia e la Siria vi sono quattro batterie di missili S-300, per 144 missili. Ogni batteria di S-300PMU2 può intercettare 12 bersagli aerei su traiettorie balistiche alte o basse, e può lanciare 6 missili in una sola raffica, ogni missile è guidato sul proprio bersaglio. I missili hanno una gittata massima di 195 km contro bersagli come F-16, F-15, F-18 e 40-70 km nel caso in cui il bersaglio sia un missile da crociera che vola a bassa quota o che integri tecnologia ‘Stealth’ (adottata su F-22, F-35 e B-2). Il sistema S-300 non è influenzato da contro-misure e interferenze radio-elettroniche, ed è protetto dal sistema di difesa AA a corta gittata SA-22 Pantsir-S1, di cui l’esercito siriano è già dotato. Il trasporto su ferrovia dei sistemi S-300 dalla fabbrica di Nizhnij Novgorod (vicino a Mosca) a Novorossijsk (sul Mar Nero), l’imbarco su navi e il trasporto fino a Tartus richiedono 3/4 giorni. Perché aver assegnato le navi da trasporto e sbarco truppe Admiral Nevelskoj e Peresvet al gruppo di navi russe al largo delle coste siriane? Per l’addestramento del personale siriano nel familiarizzare con la tecnologia dei missili russi e il loro uso e forse a posizionare istruttori russi anche in condizioni operative sul campo, per non più di un mese.
Il problema di Israele è il terreno svantaggioso, e cioè che dalle colline nel sud della Siria i radar delle batterie S-300 coprono tutto il territorio d’Israele. Subito dopo il decollo, la notizia di una formazione in volo di oltre quattro aerei da combattimento diviene subito nota e un attacco preventivo diventa impossibile prima di entrare nello spazio aereo siriano. I missili S-300 non costituiscono una minaccia per i ribelli siriani, per il semplice motivo che non hanno un’aviazione. Ma l’aviazione israeliana ed eventualmente quella della NATO, non solo non potrebbero raggiungere i loro obiettivi in territorio siriano, ma subirebbero anche pesanti perdite a causa dei sistemi S-300. Il conflitto militare in Libia è servito ai francesi da vetrina per l’esportazione dei Rafale, che fino ad allora non erano stati utilizzati in campagne militari. Il marketing è ora in voga, perché i russi non dovrebbero giovarsi nel consegnare ai siriani le 2 batterie di S-300PMU2 e le 2 batterie di S-400 Trjumf? Tra gli elementi richiesti dalla Siria, nel contratto del 2007 con la Russia, era anche incluso un numero imprecisato di sistemi missilistici Iskander-M. A questo proposito, il missile russo 9K720 Iskander-M è conosciuto per essere quasi balistico, con un margine di precisione di 5 m per una gittata di 500km, volando ad una quota di 50 km, e quindi fuori dalla portata dei missili antibalistici SM-3 statunitensi. Potendo manovrare in altitudine e direzione, e volando a 2,66 km/s (Mach 6-7), sfugge ai missili antibalistici endoatmosferici tipo Patriot, Iron Dome e THAAD. Inoltre, l’Iskander è progettato per ingannare lo scudo missilistico. La cattiva notizia per Israele è che il 9K720 Iskander-M è un missile che trasporta un carico di 6 bombe nell’ogiva, come il sistema JDAM, ognuna programmata con le coordinate GPS del bersaglio. Le 6 bombe sono dirompenti e possono perforare i rifugi degli aerei negli aeroporti. In sostanza, un missile Iskander può distruggere 8-12 aerei da combattimento e 15 Iskander possono lasciare Israele senza un aeromobile in 5 minuti. Tutti questi sistemi, e la presenza di 12 navi da guerra russe, sono volti a tenere lontano un grande gruppo d’assalto anfibio (strutturato intorno a 1-2 portaerei o portaelicotteri) che prenda di mira il territorio siriano, tenendo lontano dalla Siria i suoi aerei. Così, la possibilità per gli Stati Uniti d’imporre una “no fly zone”, come nel caso della Libia nel 2011, diventa un’illusione.

167110038La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano
Ho spiegato nel precedente articolo (“Siria, un test per la sopravvivenza di Israele“), che l’operazione per l’accerchiamento e la conquista di Damasco dal novembre 2012 al 5 febbraio 2013 attuata dai ribelli, s’è conclusa in una grande catastrofe per il cosiddetto Esercito libero siriano. Ciò  ha permesso all’esercito nazionale del presidente siriano Bashar al-Assad di prendere l’iniziativa e di avviare un’offensiva generale che porterà inevitabilmente alla fine della guerra civile. Accanto a queste battaglie terrestri ha avuto luogo, nel Mediterraneo, una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitensi, con manovre e riposizionamenti strategici estremamente rischiosi, secondo ogni regole della moderna arte militare. Senza sparare un solo colpo, questo confronto è stato vinto definitivamente, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, dalla Russia. Ed è per questo che la stampa occidentale è rimasta in silenzio totale su ciò.
In primo luogo, nel Mediterraneo orientale, al largo delle coste siriane, è apparsa la 502.th Task Force Attack Group della Sesta Flotta degli Stati Uniti, con una portaerei (George Bush?) con 80-90 aerei ed elicotteri a bordo. La sua missione era posizionarsi per poter lanciare attacchi aerei contro obiettivi a Damasco, mentre l’esercito siriano era circondato dai ribelli, aiutandoli a superare la resistenza dell’esercito siriano e a prendere il potere. Ma i russi hanno sventato le intenzioni degli Stati Uniti interponendosi subito tra la 502.th Task Force e le coste siriane, con la portaerei Admiral Kuznetsov che trasportava un gruppo di 24 velivoli multiruolo Su-33 e MiG-29KUB, quattro Sukhoj Su-25UTG/UBP, 16 elicotteri antisommergibile Kamov Ka-27PLO. La portaerei Admiral Kuznetsov è armata con 12 missili antinave P-700 Granit, la cui velocità è di Mach 2,5 con una gittata di 625 km, superiore a quella del missile RGM-84 Harpoon (velocità di 864 chilometri all’ora, gittata di 125 km) di cui sono armati i cacciatorpediniere e le fregate statunitensi di scorta alla 502.th Task Force. La Kuznetsov era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili Admiral Chabanenko e dalla fregata Ladnij. Per 40 giorni, il gruppo navale degli Stati Uniti ha cercato di coprirsi con un intenso disturbo radar, per aprire un passaggio verso le coste siriane, bypassando il dispositivo russo, ma invano. Questa prima fase si è conclusa con il ritiro dal teatro di operazioni dei due gruppi formati intorno alla portaerei degli Stati Uniti. Ma gli statunitensi non avevano mollato e in questa parte del Mediterraneo, al largo delle coste siriane, la Sesta Flotta aveva mantenuto in pattuglia tre cacciatorpediniere classe Arleigh Burke armati con 110 missili da crociera BGM-109 (Tactical Tomahawk) con una gittata di 1600 chilometri, progettati per attaccare bersagli terrestri. Questo è il motivo per cui, da gennaio al 4 febbraio 2013, l’incrociatore Moskva, i cacciatorpediniere Severomorsk e Smetlivij (armati con i missili antinave Uran, con prestazioni simili a quelle dei missili RGM-84 Harpoon degli Stati Uniti) e la fregata Jaroslav Mudrij hanno compiuto esercitazioni di combattimento nel Mediterraneo, al largo delle coste della Siria. Vi avevano partecipato anche le navi anfibie Saratov, Azov, Kaliningrad e Aleksandr Shabalin e velivoli da pattugliamento marittimo a grande raggio e bombardieri strategici della 4.ta Armata Aerea russa. L’incrociatore Moskva è armato con lanciamissili 8×8 S-300 PMU Favorit, specializzati nell’abbattere missili da crociera e antinave. Ho scritto nel precedente articolo che quando volano a bassa quota, a causa del terreno irregolare, i missili da crociera possono essere abbattuti dai sistemi S-300 a 40-70 km di distanza. Al di sopra del mare, la loro distanza viene raddoppiata e con essa la portata dei missili S-300. L’incrociatore Moskva è anche dotato di 16 missili antinave P-500 Bazalt con una gittata di 550 km e dalla stessa velocità del P-700 Granit (Mach 2,5). Per questo motivo, se i tre cacciatorpediniere statunitensi avessero sparato la prima salva di missili da crociera contro la Siria, sarebbe stato il loro ultimo atto. In queste condizioni, la penetrazione delle coste della Siria con i missili cruise statunitensi è diventata impossibile.
Ai primi di febbraio 2013, con il crollo del cosiddetto esercito libero siriano, che assediava Damasco, il gioco del gatto col topo tra gruppi navali russi e statunitensi nel Mediterraneo orientale è stato sospeso. Le navi della Flotta del Mar Nero russa, guidate dall’incrociatore Moskva sono ritornate nella loro base in Crimea, e il loro posto nella forza navale russa nel Mediterraneo è stato preso da altre navi, che oggi è costituita principalmente dai cacciatorpediniere antisommergibili Admiral Panteleev e Severomorsk e dalla fregata Jaroslav Mudrij. Ritirando l’incrociatore Moskva (vale a dire i missili S-300PMU Favorit a bordo) dalle coste della Siria, i russi hanno volutamente lasciato indifeso lo spazio aereo siriano, attirando deliberatamente gli israeliani nella trappola, che si sono precipitati nella breccia con le loro incursioni aeree nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, al fine di indebolire offensiva militare del governo siriano. A differenza dei precedenti dispositivi presso la Siria, le navi russe attualmente presenti nel Mediterraneo sono attrezzate per la lotta antisommergibili, con i missili-siluro RPK-2 Vjuga (gittata di 45 km), RU-100 e RPK-6/7 Veter (gittata di 120 km) che in immersione navigano alla velocità di 400 km sfruttando il fenomeno della cavitazione. Sono propulsi da razzi a combustibile solido, e possono facilmente passare dall’ambiente marino all’ambiente aereo volando a Mach 1,5. Esattamente come previsto dal comando della Marina russa, dopo il bombardamento israeliano del 3/4 e 4/5 maggio 2013, le forze navali degli Stati Uniti hanno inviato a pattugliare il Mediterraneo orientale, nei pressi dell’isola di Creta, due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe Ohio (il SSBN-728/SSGN-728 Florida e il SSBN-729/SSGN-729 Georgia), da 18.000 tonnellate. Il sottomarino Florida ha partecipato alle operazioni in Libia nel marzo 2011, quando ha lanciato 93 missili da crociera, di cui 90 avevano centrato il bersaglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I russi avanzano

Dedefensa 14 maggio 2013

942740Osserviamo anzitutto che oggi Netanyahu è andato a presentare i suoi rispetti a Putin, a Sochi-Canossa, come abbiamo visto in altri tempi, quando per problemi di questa portata e di questo settore (la consegna o meno degli S-300 alla Siria dove si svolge una guerra che preoccupa la “comunità internazionale”) ci si rivolgeva agli Stati Uniti, e quando un primo ministro israeliano, se aveva qualcosa da dire a Mosca in questo campo, consultava prima gli USA facendovi affidamento. Ma oggi gli Stati Uniti sono, diciamo, nello spirito dell’”isolazionismo“. Così Netanyahu vedrà direttamente Putin. Putin… che dirige una potenza che diventa sempre più importante nel Medio Oriente. Alcuni possono pensare che la Russia stia cercando di ritrovare il suo posto nel Medio Oriente dei tempi della guerra fredda. Noi tendiamo ad andare oltre, vale a dire, basta considerare che i russi cercano di avere un ruolo di rilievo, mentre gli Stati Uniti scompaiono… Abbiamo dettagliato alcuni fatti che sembrano andare in questa direzione, a favore dei russi, direttamente o indirettamente.
• La flotta russa si è stabilita definitivamente nel Mediterraneo, tornando laddove schierava il 5° Squadrone Navale nel Mediterraneo, attivo dal 1967 fino al suo scioglimento nel 1992. La decisione di trasferire un’unità autonoma russa nel Mediterraneo è stata presa ad aprile e ora abbiamo dettagli sulla flotta permanente, che avrà il proprio stato maggiore e che disporrà possibilmente di sottomarini lanciamissili nucleari. (Novosti 12 maggio 2013.) “La Task Force Mediterraneo della Russia include 5-6 navi da guerra e può essere ampliata includendovi dei sottomarini nucleari, ha detto l’Ammiraglio Viktor Chirkov. “Nel complesso, già da quest’anno abbiamo in programma di disporre 5-6 navi da guerra e da trasporto [nel Mediterraneo], che saranno sostituite a rotazione da navi di ciascuna delle flotte del Mar Nero, del Baltico, del Nord e, in alcuni casi, anche della flotta del Pacifico. A seconda dello scopo e della complessità delle assegnazioni, il numero di navi da guerra della Task Force potrebbe aumentare”, ha detto Chirkov a RIA Novosti. “La marina russa ha detto il comandante, potrebbe anche schierare sottomarini nucleari nel Mediterraneo, se necessario.” “Forse, in prospettiva. I sottomarini erano già presenti all’epoca del 5° Squadrone. C’erano sia sottomarini nucleari che diesel. Tutto dipenderà dalle circostanze”, ha detto.”
• E’ chiaro che dopo gli attacchi israeliani contro la Siria, decisione della Russia di consegnare S-300 alla Siria rafforza i legami tra la Russia e la Siria. Lo stesso potrebbe accadere con l’Iran, se il vecchio accordo tra la Russia e l’Iran sulla consegna agli iraniani di S-300, che la Russia ha finora rifiutato di onorare su richiesta del blocco BAO, venga risolto nella stessa direzione (consegnando gli S-300 all’Iran). Allo stesso modo, i russi hanno intenzione di accelerare le consegne di armi all’Iraq dopo lo sblocco (27 aprile 2013), del grande contratto sulle armi russe ordinate dall’Iraq. Ben inteso, naturalmente, si tratta dell’alleanza Teheran-Baghdad-Damasco che segue una dinamica particolare, godendo del supporto materiale e attivo della Russia.
•… A ciò dobbiamo ora aggiungere Hezbollah. Le notizie sono riprese, commentate e arricchite da Jean Aziz, giornalista libanese del quotidiano al-Akhbar e della stazione OTV, su al-Monitor Pulse del Libano del 12 maggio 2013, sui recenti contatti tra la Russia ed Hezbollah, e le prospettive che si aprono per queste due parti, secondo una nuova dinamica della cooperazione. Si segnala la constatazione che le due parti parlano di equilibrio generale, in cui la Russia verrebbe ora chiamata a svolgere un ruolo di primo piano. “Per la seconda volta in nove giorni, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha compiuto un discorso televisivo, sapendo che le due apparizioni rientrano nello stesso contesto politico, già discusso in precedenza in queste pagine, indicando tre ragioni dietro la tempistica delle due apparizioni e discorsi. La sezione precedente ha dettagliato del primo motivo dietro l’apparizione di Nasrallah, confermando i principi religiosi e la giustificazione ideologica della presa di posizione di Hezbollah sulla situazione siriana. La seconda ragione era direttamente collegata agli sviluppi politici in Libano e nelle regioni vicine, a cominciare dalla visita del viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov a Beirut, il 26 e il 28 aprile. La visita del ministro russo nella capitale libanese dopo Teheran e Damasco non è priva di significato. Chiaramente Russia, Iran, Siria ed Hezbollah si coordinano ad un certo livello e affrontano gli sviluppi regionali e le posizioni, assunte al riguardo, da uno degli elementi di questo nuovo asse [...] Nel frattempo, fonti consapevoli dei risultati della visita di Bogdanov nella capitale libanese, hanno rivelato ad al-Monitor che la conversazione affrontava nettamente il ruolo della Russia nel proteggere le forze che le sono vicine nella regione, così come l’importanza di affrontare Washington e spostare a proprio favore l’equilibrio del sistema globale regionale, nel Medio Oriente almeno. Inoltre, i funzionari hanno commentato sia le prospettive che l’imposizione della delimitazione delle sfere di influenze internazionali in questa regione. In una conversazione netta e diretta hanno chiarito sia le divergenze che le convergenze ideologiche, economiche, geostrategiche e relative alla sicurezza degli interessi di Mosca e delle forze locali nel raggiungimento di tali obiettivi”.
• L’ultimo punto riguarda ciò che potrebbe essere la riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran, una manovra che non dispiacerebbe alla Russia, che ha buoni rapporti con l’Iran e collegamenti decenti  con l’Arabia Saudita. La notizia viene riportata da DEBKAfiles (13 maggio 2013), che ora segue con particolare aggressività la sequenza di eventi che segnano il degrado della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. “L’Arabia Saudita ha deciso di esplorare un dialogo con il suo grande rivale regionale dell’Iran, per porre fine al conflitto siriano e garantendo il futuro politico del Libano, riportano le fonti dal Golfo di DEBKAfile. Hanno rinunciato alla politica degli Stati Uniti verso la Siria, vedendo l’inflessibile supporto russo e iraniano a Bashar Assad, le sue battaglie vinte con l’aiuto di Hezbollah e delle forze iraniane Basij, e l’inazione della Turchia dopo l’attentato terroristico di sabato nella città di Reyhanli vicino al confine siriano, che ha causato 46 morti. Il ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal ha approfittato dell’Organizzazione della Conferenza Islamica-OCI, a Jeddah questa settimana sul conflitto in Mali, per incontrarsi il 13 maggio con il ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi che vi partecipava. Le nostre fonti indicano che la prima priorità di Riyadh è stabilizzare il Libano attraverso un accordo tra Arabia Saudita e Iran sugli equilibri politici a Beirut. Sarebbero i sauditi i prossimi a cercare un accordo con Teheran sulle conseguenze del conflitto civile siriano. I governanti sauditi sono giunti alla conclusione, che l’occidente e Israele tardano a riconoscere, che poiché l’alleanza militare iraniano-siriano-Hezbollah progredisce nel conflitto siriano e raccoglie  vittorie, farebbero meglio a guardare ai loro interessi in Libano, dipendendo pesantemente dal clan sunnita guidato da Saad Hariri. Se aspettano che un Hezbollah vittorioso arrivi marciando prendendo il potere a Beirut, la salvaguardia della comunitaria sunnita del Libano sarebbe molto più difficile...”
Il testo fa riferimento al basso credito presso i sauditi del progetto della conferenza organizzata da Stati Uniti e Russia insieme, soprattutto alla luce della mancanza di entusiasmo dimostrata da Obama sulla cosa, sottolineata dai commenti di Obama nella conferenza stampa del 13 maggio con Cameron sul “persistente sospetto ereditato dalla guerra fredda, tra Russia e Stati Uniti“. Questa osservazione è molto strana, dal momento che questo sospetto non è uno stato persistente, ma ovviamente è una re-invenzione degli Stati Uniti, a colpi dei lobbies, di “attacchi soft”, di accuse umanitarie, ecc. contro la Russia, mentre la Russia ha invece a lungo respinto questo tipo di sospetto di cui Obama parla. La frase di Obama, che potrebbe sorprendere alcuni obamanofili, piuttosto evoca la paranoia persistente negli Stati Uniti, questa paranoia così naturale che non ha bisogno della memoria della guerra fredda per farsi sentire, e che piuttosto è alimentata da quella complessità psicologica di cui gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessuno per farla suscitare nel loro capo… In tutti i casi, la frase evoca la luce meno amichevole dello “spirito dell’isolazionismo” di cui parla Stephen M. Walt, la luce del disincanto scoraggiato da ciò che è in realtà è molto più che un ritiro tattico degli Stati Uniti, ma una posizione sempre più costretta dal proprio declino e del crollo del proprio potere. In questo caso, allora è notevole vedere, nella prospettiva di un possibile fallimento del tentativo russo-statunitense della conferenza sulla Siria, un Paese come l’Arabia Saudita considerare di rivolgersi all’Iran, e quindi per semplice sequenza, in parte alla Russia, per trovare un modo per stabilizzare un pasticcio che sfugge sempre più al controllo degli attori esterni. Se si affermasse, questa dinamica certamente non lascerebbe né la Giordania, né l’Egitto insensibili… In tale interpretazione, c’è anche una considerazione alquanto amena sulla Turchia, le cui sfrenate manovre di destabilizzazione per quasi due anni, hanno portato alla situazione di stallo che affligge il proprio territorio, cosa rimproverata anche da Obama a Erdogan. (Gli Stati Uniti sono particolarmente preoccupati per i grandi progetti di riunificazione del Kurdistan turco, con le sue parti siriani e iracheni, a causa delle minacce che il progetto pone non solo all’Iraq, ma alla Turchia stessa. Ma Erdogan oppone a queste paure l’assicurazione impeccabile di se stesso e delle sue politiche.)
La conclusione è che, dati gli sviluppi in Siria, il campo costituito dal blocco BAO comincia a cedere alle tendenze della disintegrazione in tutte le direzioni, mentre la Russia gestisce la posizione centrale di una possibile mediazione che diventa sempre meno possibile, puntando sull’organizzazione di un nuovo raggruppamento in Medio Oriente definito dai suoi legami con Iran, Siria, Iraq ed Hezbollah, e forse altri che diserteranno il campo BAO. Tutto ciò avviene come se il disordine abbia cominciato a esaurire coloro che hanno contribuito a crearlo, con la dispersione di questa coalizione eterogenea, da cui la Russia necessariamente emergerà quale attore esterno chiave nel Medio Oriente. Questa sarebbe una ricompensa logica, e solo se lo si vuole, del ruolo che ha svolto. E per il momento non è nulla di più che un punto di vista, e il disordine è ben lungi dall’aver detto l’ultima parola, e senza dubbio avrà sempre voce in capitolo nel contesto della sequenze attuali. Ma la tendenza generale è sempre più chiara, e si afferma a partire dal carattere insopportabile del processo di autodistruzione del sistema, che respinge o colpisce tutti coloro che hanno scommesso sul sistema, con qualcuno che già adesso è alla ricerca di una via d’uscita dal gioco. In ogni caso, vi è ora la possibilità di un interessante rovesciamento che darebbe alla “primavera araba” un aspetto inatteso, e questa possibilità, se viene necessariamente caratterizzata dall’apparente caos mediorientale, lo sarà soprattutto in questo caso, dalla gerarchia di influenze esterne, con la Russia che ritorna con forza in questa regione, non essendo lontana dal poter  soppiantare gli USA sempre più amareggiati, impotenti nella loro incomprensione della situazione, più stanchi che dotati di spirito, infine. In questo contesto, è possibile che l’israeliano Netanyahu parli a Putin di qualcosa di molto diverso degli S-300, gli israeliani potrebbero anche valutare che la loro scelta di aver un esclusivo “padrino” americanista, sia diventata discutibile. Infatti, a parte questi eventi che hanno significati diversi e talvolta sorprendenti, compare il fenomeno dell’esaurimento, con conseguente spostamento della politica verso direzioni completamente inaspettate. Questo esaurimento psicologico è un fattore centrale della crisi del collasso del Sistema, mentre continuiamo a sottolinearne le radici storiche fondamentali. Non è che un apparente paradosso se questa stanchezza colpisce gli attori periferici della crisi siriana, più che gli attori diretti, perché questi attori periferici sono collegati direttamente alla crisi del collasso del sistema.  La forte posizione della Russia, che ovviamente tiene alla sua politica di principio, in realtà è basata sulla promozione e la tutela dei principi strutturali, ed è l’unico modo per sfuggire alla stanchezza causata dalle forze di destrutturazione e disintegrazione del Sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: Apocalisse annullata

Andrej Fomin, Oriental Review 21 dicembre 2012

China Marks 60 Years Of The Chinese NavyLa situazione in Siria si è alleggerita negli ultimi giorni. Gli statunitensi ritirano l’USS Eisenhower e il gruppo anfibio dell’USS Iwo Jima dal Mediterraneo orientale. Il presidente Obama si aspetta che questo passo ‘allevi la tensione nella regione’. Che tipo di tensione si è avuto, per divenire motivo di preoccupazione improvvisa per il governo statunitense, dopo 22 mesi di interferenza diretta negli affari siriani? Diamo un breve sguardo ai recenti eventi.
La decisione della NATO di implementare sistemi missilistici Patriot sul confine Turchia-Siria all’inizio di dicembre, è stata affrettata. La giustificazione dello schieramento per la presunta difesa del territorio turco contro granate e proiettili occasionali provenienti dalla Siria, è ridicola. Il sistema Patriot non è in grado di fornire tale protezione. È progettato per scopi antiaerei e ha una limitata capacità anti-missili tattici. Così i Patriot in Turchia dovrebbero contrastare solo i MIG siriani. Ma questo scenario è impossibile in Turchia, nel caso non invada la Siria. Allo stesso tempo, i gruppi d’attacco degli Stati Uniti sono arrivati nel Mediterraneo orientale, indicando la preparazione della NATO a un potenziale intervento terrestre.
In risposta la Russia ha rafforzato la sua flotta nella zona. Un gruppo d’attacco russo guidato dall’incrociatore pesante Moskva sarà affiancato da diverse navi da guerra (incrociatori, navi d’assalto anfibio e cacciatorpediniere) delle flotte russe del Nord e del Baltico, che dovrebbero  arrivare nel Mediterraneo orientale la prossima settimana. Ufficialmente le navi da guerra compiono esercitazioni e rifornimenti nella base russa di Tartus in Siria, sulla via per la missione anti-pirateria in Somalia. Il loro coinvolgimento nel confronto sulla Siria è solo questione della volontà politica della leadership russa. Di conseguenza la concentrazione delle marine che si affrontano al largo della costa siriana da metà dicembre, era quasi minacciosa.
La decisione degli Stati Uniti di ritirare le navi da guerra ha notevolmente irritato la Turchia, rimasta senza il sostegno degli Stati Uniti in caso di escalation militare, ma ciò ha ridotto al minimo la possibilità di un simile scenario. Questa ritirata non è la prima degli Stati Uniti: lo stesso è accaduto quando un jet turco è stato abbattuto a giugno o quando Israele ha suscitato lo spauracchio delle armi chimiche siriane a luglio.
Oltre alla vigorosa posizione russa sulla questione siriana, un altro fattore che ha causato questa tendenza positiva nella situazione siriana è la politica interna degli Stati Uniti. Il ‘virus allo stomaco’ che di recente ha disturbato la signora Clinton, potrebbe essere considerata una malattia diplomatica che le ha permesso di evitare la partecipazione alla seduta aperta alla Camera sugli attentati di Bengasi, dove rimase ucciso l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, a settembre. Questo assassinio è una conseguenza diretta del fallimento della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente, degli ultimi anni, come è stato riconosciuto da Daniel Benjamin, coordinatore per la lotta al terrorismo del Dipartimento di Stato: “…La rivoluzione libica ha liberato le mani a ogni gruppo estremista e ha dato luogo a un terrorismo diffuso. Un altro esempio di ciò è la Siria, dove i membri di al-Qaida in Iraq hanno cercato di ottenere un punto d’appoggio permanente da parte dell’opposizione. Le rivoluzioni che hanno spazzato la regione lo scorso anno, hanno aumentato il pericolo dell’estremismo e diffuso instabilità.”
Un rapporto confidenziale statunitense, elaborato dalla commissione indipendente sull’assalto a  Bengasi merita una particolare attenzione. Le conclusioni hanno ovviamente influenzato la decisione degli Stati Uniti di sospendere l’ulteriore aggravamento della situazione in Siria. Anche se difficilmente porterà gli Stati Uniti ad abbandonare il piano di destabilizzazione regionale, impone sicuramente una maggiore cautela, al fine di non screditare definitivamente la politica estera degli Stati Uniti. Delle rivelazioni indesiderate sui motivi reali dietro la primavera araba, potrebbero gettare nella confusione la società civile statunitense, fiduciosa che Washington combatta contro il terrorismo in tutto il mondo, che gli alleati degli Stati Uniti, appena consapevoli di essersi offerti come pedine del gioco geopolitico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Accerchiamento militare e Dominio Globale: La Russia contrasta dal mare lo scudo antimissile degli USA

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 4 novembre 2012

Il Pentagono sta lavorando per circondare l’Eurasia e la Triplice Intesa eurasiatica formata da Cina, Russia e Iran. Per ogni azione, tuttavia, vi è una reazione. Nessuna di queste tre potenze eurasiatiche resterà un obiettivo passivo davanti gli USA. Pechino, Mosca e Teheran prendono le proprie contromisure per contrastare la strategia del Pentagono dell’accerchiamento militare. Nell’Oceano Indiano i cinesi stanno sviluppando le loro infrastrutture militare secondo quello che il Pentagono chiama “collana di perle” cinese. L’Iran procede nell’espansione navale, che vede il dispiegamento delle sue forze marittime sempre più lontano dalle acque nazionali, nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Tutte e tre le potenze eurasiatiche, insieme a molti loro alleati, inviano anche navi da guerra al largo delle coste dello Yemen, di Gibuti e della Somalia nel contesto geo-strategico dell’importante corridoio marittimo del Golfo di Aden. Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti è una componente della strategia del Pentagono per circondare l’Eurasia e queste tre potenze. Nel primo caso, il sistema militare è volto a stabilire il primato nucleare degli Stati Uniti, neutralizzando qualsiasi risposta nucleare russa o cinese a un attacco dagli Stati Uniti o dalla NATO. Lo scudo missilistico globale è volto a impedire qualsiasi reazione o “secondo attacco” nucleare dei russi e dei cinesi ad un “primo colpo” nucleare del Pentagono.

Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti contro l’espansione navale russa
Tutti i nuovi rapporti sulle ramificazioni dello scudo missilistico degli Stati Uniti, trasferitesi in altre parti del mondo, sono sensazionalistici, in quanto ritraggono la sua espansione geografica come un nuovo sviluppo. Questi rapporti ignorano il fatto che lo scudo antimissile è stato progettato per essere un sistema globale, con le componenti posizionate strategicamente in tutto il mondo fin dall’inizio. Il Pentagono aveva previsto questo nel 1990 e forse molto prima. Il Giappone e gli alleati della NATO del Pentagono sono più o meno partecipi del piano militare fin dall’inizio. Anni fa sia i cinesi che i russi erano già a conoscenza delle ambizioni globali del Pentagono per lo scudo missilistico, e resero dichiarazioni comuni che lo condannavano come progetto destabilizzante che potrebbe turbare l’equilibrio di potere strategico globale. Cina e Russia rilasciarono congiuntamente anche dichiarazioni multilaterali, nel luglio 2000, assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan,  mettendo in guardia sulla creazione dello scudo missilistico globale del Pentagono, che avrebbe danneggiato la pace internazionale e violato il trattato Anti-Ballistic Missile (ABM). Il governo degli Stati Uniti è stato più volte avvertito che le misure che prendeva avrebbero polarizzato il mondo nelle ostilità che avrebbero ricordato la guerra fredda. L’avvertimento è stato ignorato con arroganza.
I russi ora contrastano lo scudo missilistico globale del Pentagono attraverso passi molto concreti. Questi passaggi implicano l’ampliamento della presenza del loro paese negli oceani e nell’aggiornamento delle loro capacità navali. Mosca prevede di aprire nuove basi navali al di fuori delle proprie acque interne e al di fuori delle coste del Mar Nero e del Mar Mediterraneo. La Federazione russa ha già due basi navali al di fuori del territorio russo: una è nel porto ucraino di Sebastopoli, nel Mar Nero, e l’altra è nel porto siriano di Tartus, nel Mar Mediterraneo. Il Cremlino ora guarda a Mar dei Caraibi, Mar Cinese Meridionale e alla costa orientale dell’Africa (in prossimità del Golfo di Aden) come luoghi adatti per delle nuove basi russe. Cuba, Vietnam e le Seychelles sono i principali candidati ad ospitare le nuove basi navali russe in queste acque. I russi erano già presenti in Vietnam, a Cam Ranh Bay, fino al 2002. Il porto vietnamita ospitava i sovietici dal 1979 e poi ha ospitato le forze russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La Russia ha continuato ad avere una presenza militare post-sovietica a Cuba fino al 2001, attraverso la base di sorveglianza elettronica di Lourdes, che monitorava gli Stati Uniti. Il Cremlino sta inoltre sviluppando le sue infrastruttura militari della costa artica. Nuovi basi navali nel nord artico stanno per essere aperte. Ciò fa parte della strategia russa, attenta ad includere il Circolo Polare Artico. È stata redatta in funzione di un duplice scopo. Uno è proteggere gli interessi territoriali ed energetici russi contro gli Stati della NATO, sul Lomonosov Ridge. L’altro è sostenere la strategia marittima mondiale russa.
Mosca si rende conto che gli Stati Uniti e la NATO vogliono espellere le sue forze navali dal Mar Nero e dal Mar Mediterraneo. Le mosse degli Stati Uniti e dell’UE volte a controllare e a limitare l’accesso marittimo russo in Siria, sono un indicatore di tali tendenze ed obiettivi strategici. Le mosse strategiche per limitare le forze marittime russe sono uno dei motivi per cui il Cremlino vuole delle basi navali nei Caraibi, nel Mar Cinese Meridionale e nelle coste orientali dell’Africa. Lo sviluppo delle infrastrutture navali della Russia artica e l’apertura di basi navali russe in luoghi come Cuba, Vietnam e Seychelles virtualmente garantirebbero la presenza globale delle forze navali russe. Le navi russe avrebbero diversi punti da cui accedere alle acque internazionali e fissare delle basi di appoggio all’estero. Queste basi forniranno le strutture di attracco permanente ai russi sia nell’Oceano Atlantico che nell’Oceano indiano. Le future basi navali all’estero, come quella in Siria, non vengono indicate come “basi navali” dai funzionari russi, ma con altri termini. Mosca chiede dei “punti di rifornimento” o basi logistiche, per farle sembrare assai meno minacciose. La nomenclatura non ha molta importanza. Le funzioni di queste strutture navali, tuttavia, hanno gli scopi militari strategici che vengono descritti.
I russi al momento hanno soltanto le basi permanenti di attracco delle loro coste nazionali sul Mar Glaciale Artico e sull’Oceano Pacifico. Inoltre, le infrastrutture navali nell’Estremo Oriente russo, sulle rive dell’Oceano Pacifico, hanno il più ampio accesso alle acque internazionali. Le infrastrutture navali di Mosca sul Baltico, geograficamente un ambiente limitato potrebbero essere immobilizzate, come le infrastrutture navali russe nel Mar Nero, nel caso di un confronto con gli Stati Uniti e la NATO. Aggiungendo delle infrastrutture navali in luoghi come Cuba, si potrebbe effettivamente garantire alle forze navali della Russia la libertà di navigazione, ed evitare di essere circondate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

La Nuova Postura Nucleare navale della Russia
Storicamente, il mandato delle forze navali russe è stato quello di proteggere le coste russe. Sia la Russia che l’Unione Sovietica hanno basato le loro strategie difensive sulla lotta contro una grande invasione terrestre. Per questo motivo le caratteristiche delle forze navali russe e sovietiche si sono sempre basate su funzioni volte ad appoggiare il contrasto ad una invasione terrestre. Così, la flotta navale russa non è stata strutturata come una forza d’attacco offensivo. Ciò, tuttavia, sta cambiando nell’ambito della reazione di Mosca alla strategia di accerchiamento del Pentagono. La Russia, come la Cina e l’Iran, si concentra sulla potenza navale. La Russia potenzia ed espande la sua flotta navale nucleare. I media russi ne riferiscono come di una nuova possibilità per il “predominio navale” del loro Paese. L’obiettivo di Mosca è stabilire la superiorità nucleare della sua flotta navale, basandosi sulle relative capacità di attacco nucleare. Questa è una reazione diretta allo scudo missilistico globale del Pentagono e all’accerchiamento della Russia e dei suoi alleati. Più di 50 nuove navi da guerra e più di 20 nuovi sottomarini saranno aggiunti alla flotta russa, entro il 2020. Circa il 40% dei nuovi sottomarini russi avranno letali capacità di attacco nucleare. Questo processo è iniziato dopo che Bush jr. ha cominciato a prendere le misure per creare lo scudo missilistico USA in Europa. Negli ultimi anni, le contromisure della Russia allo scudo antimissile degli Stati Uniti hanno cominciato a manifestarsi. Le prove in mare del sottomarino classe Borej nel Mar Bianco della Russia, dove si trova il porto di Arcangelo (Arkhangelsk), hanno avuto inizio nel 2011. Nello stesso anno è stato annunciato lo sviluppo del missile balistico nucleare sublanciato Liner, che sarebbe in grado di penetrare lo scudo antimissile statunitense. Un sottomarino russo avrebbe segretamente testato il Liner dal Mare di Barents, nel 2011.

Verso una futura crisi dei missili a Cuba?
Se si raggiunge un accordo con L’Avana, c’è sempre la possibilità che la Russia possa schierare missili a Cuba, come già fecero  i sovietici. Parlando ipoteticamente, questi missili russi avrebbero molto probabilmente delle testate nucleari. Semplificando, questo può presentarsi come un replay dello scenario che aveva portato alla crisi dei missili tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Cuba, nel 1962. C’è molto di più, però, sullo sfondo di questa storia da guerra fredda e dei relativi cause ed effetti. L’autore principale della crisi dei missili di Cuba fu il governo degli Stati Uniti. Il dispiegamento di missili nucleari sovietici a Cuba era stata una mossa strategica asimmetrica per controbilanciare l’impiego segreto di missili nucleari degli USA in Turchia, da cui avrebbero colpito le città e i cittadini sovietici. Il governo degli Stati Uniti non fece sapere ai suoi cittadini che i suoi missili nucleari erano in Turchia puntati contro la popolazione sovietica, perché ciò avrebbe portato a molte domande da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, su chi fossero i veri aggressori e su chi ricadesse per davvero la colpa di aver avviato la crisi nel 1962. L’utilizzo delle armi nucleari russe, a Cuba, sarebbe stata anche una reazione alle armi nucleari con cui il Pentagono stava circondano la Russia e i suoi alleati.
Come nel 1962, il governo degli Stati Uniti sarebbe il responsabile ultimo, ancora una volta, se i missili nucleari venissero schierati a Cuba, giungendo a una crisi. Finora, non ci sono trattative in corso, ma solo una rinnovata presenza russa a Cuba. Nulla è stato concordato in termini concreti tra i governi di L’Avana e Mosca, e non vi è stata alcuna menzione di voler schierare missili russi a Cuba. Eventuali commenti sulle mosse russe a Cuba sono solo speculazioni. Gli aggiornamenti nucleari cui la Russia sottopone la sua marina sono molto più significativi di qualsiasi futura base russa a Cuba o altrove. La nuova postura nucleare navale della Russia permette effettivamente di dislocare armi nucleari in postazioni, molto più mobili, attorno agli Stati Uniti. In altre parole, la Russia ha diverse “Cuba” sotto la forma della sua flotta navale nucleare in grado di schierarsi in tutto il Mondo. Questo è anche il motivo per cui la Russia sta sviluppando delle infrastrutture navali all’estero. La Russia avrà la possibilità di circondare o di contrastare gli Stati Uniti con le proprie forze di attacco nucleare navale. La strategia navale della Russia ha lo scopo di contrastare abilmente lo scudo antimissile globale del Pentagono. In questo processo è compresa l’adozione di una politica di attacco nucleare preventivo da parte del Cremlino, in reazione all’aggressiva dottrina dell’attacco nucleare preventivo post-Guerra Fredda del Pentagono e della NATO.
Nello stesso anno, mentre veniva testato il Liner dai russi, il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche della Federazione Russa, Colonnello-Generale Karakaev, ha detto che i missili balistici intercontinentali della Russia sarebbero diventati “invisibili” nel prossimo futuro. Il Mondo è sempre più militarizzato. Le mosse e le azioni degli Stati Uniti costringono gli altri attori internazionali a ridefinire e rivalutare le loro dottrine militari e strategie. La Russia è semplicemente solo uno di loro.

Per saperne di più sul piano dello scudo antimissile globale degli Stati Uniti e sulla militarizzazione degli Oceani, vedasi il recente libro di Mahdi Darius Nazemroaya: La globalizzazione della NATO (Clarity Press). Può essere ordinato direttamente da GlobalResearch  Online Store, è disponibile anche su Amazon e nelle migliori librerie.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sierra in Florida

Dedefensa 8 novembre 2012

Le informazioni che aveva diffuso la pubblicazione on-line Free Bacon di Washington, lo scorso agosto, firmate da Bill Gantz, sull’incursione di un sottomarino russo tipo Akula nel Golfo del Messico, dovrebbero essere considerate ora molto credibili, data la presenza di due navi da guerra russe, tra cui un sottomarino della classe Sierra, al largo delle coste della Florida durante l’uragano Frankenstorm, più in generale e ufficialmente noto con il nome di Sandy. (Riguardo all’Akula, si veda in particolare 17 agosto 2012 e 22 agosto 2010.) Bill Gantz ha dettagliato il caso di due navi russe il 5 novembre 2012, sempre sul sito Free Bacon di Washington. Vediamo che le inchieste di Gantz sono ampiamente supportate dalle dichiarazioni dei funzionari del Pentagono, con delle informazioni sul rifugio fornito  durante l’uragano ad una delle due unità, una nave di sorveglianza elettronica, in un porto in Florida.
Un funzionario della difesa ha detto che il sottomarino avrebbe condotto un’esercitazione antisottomarino contro i sottomarini lanciamissili balistici e da crociera degli Stati Uniti, di base a Kings Bay, Georgia. Un secondo funzionario ha detto che il sottomarino non navigava presso Kings Bay e non minacciava il gruppo da battaglia di una portaerei statunitense, che svolgeva esercitazioni nell’Atlantico orientale. […] Nel frattempo, i funzionari hanno detto che alla nave per l’intelligence elettronica (AGI) russa è stato concesso rifugio nel porto commerciale di Jacksonville, in Florida, nel raggio di ascolto delle forze di Kings Bay. Alla nave russa AGI, (Intelligence Generale Ausiliaria), è stato permesso di rimanere nel porto per evitare il super-uragano che ha devastato la costa orientale degli USA, la scorsa settimana. A Jacksonville, la portavoce della Port Authority non ha fatto commenti immediati sulla nave AGI russa nel porto. Una nave AGI e un SSN russi nella stessa area geografica, vicino a una delle più grandi basi per sottomarini lanciamissili balistici degli USA, Kings Bay, ricorda le attività della marina sovietica nella Guerra Fredda, per seguire i movimenti dei nostri SSBN”, ha detto un terzo funzionario degli Stati Uniti, riferendosi alla designazione dei sottomarini lanciamissili balistici, SSBN. “Anche se non posso dirvi come li abbiamo scoperti, posso dirvi che tutto ha funzionato nel modo corretto”, ha detto il secondo funzionario, affermando che il sottomarino russo “non costituisce alcuna minaccia…
La notizia è stata ripresa da RussiaToday, che aveva seguito con attenzione le informazioni relative all’Akula, lo scorso agosto. Il 6 novembre 2012, un articolo di RT conteneva le informazioni di Gantz. (RT sembra fare confusione tra la presenza delle due navi, come riportato da Gantz, e la versione secondo cui il Sierra veniva trasformato in nave AGI che avrebbe trovato, quindi essa soltanto, un rifugio in un porto sulle coste della Florida. (“I funzionari della difesa comunica che un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare russo ha navigato entro 200 miglia dagli Stati Uniti, la scorsa settimana, ed è stato accolto in un porto sicuro quando il super-uragano Sandy ha colpito la costa orientale.”) Questi fatti stessi, così come le unità coinvolte, come descritto, non sembrano in alcun modo avere una funzione strategica fondamentale, o anche fondamentalmente nuova nella distribuzione generale teorica dello schieramento delle forze. Pertanto, le disposizioni strategiche adottate dai russi, che sono ben illustrate dagli incidenti descritti, non hanno a loro volta un “carattere strategico fondamentale.” E’ in un altro campo, nel sistema mediatico, che si deve cercare l’importanza di questi eventi e il loro impatto “strategico”, resi più urgenti dalla pubblicazione della cosa, anche se questa descrizione è estremamente moderata, precisamente dal punto di vista mediatico, ma oramai c’è, tanto più che si riflette a livello internazionale con RT, ed è questo ciò che conta. (Si noti ancora una volta come, a tale riguardo, come la strategia, e quindi la geostrategia, dipendano dalla percezione che i media veicolano, e quindi dalla comunicazione.)
Gli incidenti qui descritti rendono pubblica l’esistenza, o meglio più precisamente e più significativamente, la rinascita di una strategia della Russia per affermare il suo potere nei confronti degli Stati Uniti. Il sottomarino tipo Sierra, indipendentemente dalla potenza che rappresenta, era a 200 miglia dalle coste statunitensi e nella zona di manovra della Flotta dell’Atlantico USA. Questa è una conferma diretta, dopo l’incidente dell’Akula, dell’attuale strategia russa. Si tratta di un dispositivo da “guerra fredda” che non ha una particolare specificità politica, non è una recrudescenza della guerra fredda, ma semplicemente la prova che la posizione di potenza della Russia verso gli Stati Uniti, che non hanno cessato di affermare la propria posizione strategica aggressiva, si incontra con l’atteggiamento sovietico durante la Guerra Fredda, nella constatazione che nessun altro dispiegamento strategico è possibile a questo proposito, se non una presenza strategica “vicina” alla massa degli Stati Uniti. La cosa importante, in questo senso, è non vedere solo le cause tecniche di questo “revival”. Le cause sono politiche e senza dubbio rispondono alla dinamica e all’aggressività guerrafondaia degli Stati Uniti che alimentano la reazione strategica russa. L
e reazioni ufficiali del Pentagono questa volta cercano di minimizzare completamente il problema, presentandolo come una circostanza di routine. Ciò fa parte della “politica” del Pentagono di eliminare ogni drammatizzazione delle situazioni strategiche, in particolare verso la Russia. Ciò non esclude l’esistenza di fatti, e questi fatti diventano una nuova (conferma) sull’importante sviluppo delle relazioni strategiche tra gli Stati Uniti e la Russia, dalla prospettiva russa. Gli eventi mediatici che hanno avuto luogo non possono più nascondere questo nuovo fattore nelle relazioni internazionali. Questo fattore ha meno a che fare con il desiderio di affermazione di potenza della Russia che con la realizzazione della preoccupazione russa verso la politica aggressiva e guerrafondaia degli USA, avviata e continuata dalla loro leadership politica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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