Note sull’RQ-170 e le vertigini nebbiose sull’Iran

Dedefensa 9.12.2011

Così, sembra che gli iraniani abbiano mostrato al mondo il RQ-170 in condizioni superbe, la prova della qualità della macchina, mentre era parcheggiata in un hangar, lontano dalla ricognizione  elettronica di un altro RQ-170 che volasse nel cielo iraniano (la CIA ne ha un numero). Il DVD ormai famoso può essere trovato, per rintracciare la fonte, su PressTV.com dell’8 dicembre 2011:
«L’Iran ha pubblicato il video del più avanzato drone da ricognizione statunitense, abbattuto dall’esercito iraniano nella parte orientale della Repubblica islamico all’inizio di questa settimana».
Il filmato ha immediatamente innescato una valanga di commenti, valutazioni e ipotesi. Il sospetto si confonde con lo scetticismo, il catastrofismo con le suggestioni dei cambiamenti enormi che questo evento potrebbe causare nei piani del blocco BAO, e naturalmente, negli Stati Uniti in particolare.

L’RQ-170 dell’Iran è un “falso autentico“?
Uno degli assi originali(?) dei commenti era: Questo è un RQ-170 “falso”. In questo caso, tanto di cappello agli iraniani per sapere cosi rapidamente realizzare un “falso” di così buona fattura, oppure, un’altra ipotesi, ciò dimostrerebbe che loro stessi hanno un proprio pseudo RQ-170, vero o falso, chi lo sa… È particolarmente la Danger Room, l’8 Dicembre 2011, che sviluppa questa tesi. Ci sono vari argomenti che vengono sviluppati, tra cui il famigerato tradimento degli iraniani (in contrasto con il comportamento leale del blocco BAO), sempre pronti a ingannare il blocco BAO.
«Avvertenze. Quando si tratta di notizie dall’Iran – in particolare in materia di imprese militari – le false e sciocche storie ufficiali devono essere prese con una sana dose di scetticismo quale ingrediente necessario».
AOL.Defense.com dell’8 dicembre 2011 va nella stessa direzione. Il sito, tuttavia, ha i suoi esperti, e parlano anche della pittura stessa per mostrare l’inganno iraniano.
«Il nostro esperto è, beh, molto esperto. Ecco cosa ha detto in una e-mail dopo che gli ho inviato il link al filmato iraniano. “Sembra un falso”, ha scritto. “Non sembra un velivolo che ha perso il controllo. Colore è anche sbagliato, e non mostrano il carrello di atterraggio o la parte inferiore del velivolo … e le saldature sulle giunture delle ali sono difficilmente furtive…” Al fine di evitare i radar, le saldature sugli aerei stealth deve essere molto vicino alla superficie della struttura ed estremamente lisce».

L’RQ-170 è “autenticamente reale“?
Oltre a questo, o piuttosto il contrario, per molti altri commentatori si tratta, infatti del vero RQ-170. Intervistato dalla CNN, Bill Sweetman di Aviation Week & Space Technology, ha detto che gli sembrava che questo sia il vero RQ-170. La stessa CNN ha rilasciato un breve messaggio del suo giornalista Chris Lawrence, il 9 dicembre 2011, per noi in Europa, dove ha fornito un primo risultato della sua indagine – dal momento che è su Tweeter, è necessariamente  conciso – su questo nuova polemica nella polemica: “Ufficiale degli Stati Uniti dice @clawrencecnn “Non vi è ragione di ritenere il drone del video iraniano  falso“.
Tutti hanno un esperto e un “ufficiale”, così sappiamo anche che la CIA sta studiando attentamente il video iraniano. Per il colmo della villania, il video mostra che gli iraniani hanno avvolto la parte inferiore dell’unità (carrello di atterraggio) con una strana bandiera statunitense, necessariamente smisurata, allungata per la sua lunghezza. Così si perdono dettagli preziosi.
Va notato tuttavia che il prestigioso esperto Loren B. Thompson che aveva annunciato che gli iraniani, con questa “preda”, avevano in mano un mucchio di rottami senza valore, non mette in discussione l’autenticità della cosa mostrata dal video iraniano (su Forbes, l’8 dicembre 2011).
«Tuttavia, la televisione iraniana ha oggi trasmesso le prime immagini di quello che dice di essere il drone abbattuto, e l’aereo sembra essere quasi del tutto intatto. In effetti, uno dei funzionari militari nel film si vede far scivolare una parte delicata, dentro e fuori dai suoi slot sulla cellula, indicando praticamente l’assenza di alcun danno. A prima vista, sembra che gli iraniani siano davvero in possesso del drone, e saranno in grado di esaminarlo attentamente per capire come la comunità dell’intelligence USA ha spiato la loro nazione. Se è così, questo è un colpo significativo per la comunità dell’intelligence statunitense, cosa che porterà sicuramente ad un’indagine prolungata in cui un tale sensibile sistema di raccolta di intelligence sia letteralmente caduto nelle mani dell’Iran…»
(Seguendo un numero di argomenti per mostrarci che questo “terribile colpo” inflitto al segreti degli Stati Uniti, non è granché, per motivi numerosi quanto le argomentazioni.)

Il caso del raid per distruggere l’RQ-170
Oltre a questa controversia nella controversia, un’altra polemica nella polemica, che riguarda la reazione dell’amministrazione Obama. In una parola, l’amministrazione Obama prevedeva di lanciare un raid delle forze speciali “con l’aiuto di agenti statunitensi infiltrati nelle forze iraniane” (che è una ammissione inedita), o un attacco aereo per distruggere il RQ-170 catturato, abbandonando infine l’idea dicendo che questa azione sarebbe considerata “un atto di guerra”, con possibili conseguenze incalcolabili. Il Wall Street Journal aveva riferito della questione il 4 dicembre. Il New York Times l’ha confermato, il 7 dicembre 2011: «Due funzionari hanno detto che gli Stati Uniti hanno brevemente considerato di recuperare il drone abbattuto, o di distruggerlo, come per primo è stato riportato dal Wall Street Journal, ma l’operazione è stata ritenuta troppo rischiosa» – ciò, prima di dare ulteriori dettagli.
Questi sono i dettagli di particolare interesse per DEBKAFiles.com dell’8 dicembre 2011. Il sito israeliano riferisce le informazioni del New York Times e, in particolare, ne espone stati, secondo esso, le conclusioni tratte dagli israeliani che avrebbero “seguito intensamente” le deliberazioni statunitensi sulla questione. DEBKAFiles.com ritiene che questa decisione dell’amministrazione Obama abbia rafforzato il partito dei duri in Israele, e convinto i leader israeliani che non dovrebbero contare sugli Stati Uniti per attaccare l’Iran.
«Le discussioni interne all’amministrazione Obama su come gestire la perdita dell’importante drone da ricognizione sono intensamente seguite a Gerusalemme. Le decisioni adottate contro l’avvio di una missione per recuperare o distruggere il top-secret Sentinel, sono percepite in Israele come sintomatico della più ampia decisione di annullare la guerra occulta che gli USA stanno conducendo da alcuni mesi contro il programma per la bomba nucleare dell’Iran – almeno fino a quando i danni causati dall’incidente del  RQ-170 saranno pienamente valutati. Un alto funzionario della sicurezza israeliana ha detto questo: “Tutto quello che è successo riguardo il RQ-170 dimostra che quando si tratta di Iran e del suo programma nucleare, l’amministrazione Obama e Israele hanno obiettivi diversi. Su questo problema, ogni paese ha bisogno di andare per la sua strada.”»

L’RQ-170 e i piani per attaccare l’Iran
Ma l’aspetto più interessante nell’articolo di DEBKAfiles, sono le affermazioni sul carico operativa dell’RQ-170, una compilation del possibile piano di attacco attraverso gli obiettivi che sono stati identificati nelle informazioni a disposizione del drone.
«Alti diplomatici e di sicurezza israeliani che seguono la discussione a Washington, hanno concluso che, non agendo, l’amministrazione ha lasciato all’Iran non solo i segreti dei rivestimento furtivi del Sentinel, i suoi sensori e telecamere, ma anche i dati memorizzati nel computer di bordo sugli obiettivi segnalati per l’attacco degli Stati Uniti e/o d’Israele. Le fonti militari dicono che questa conoscenza costringe Stati Uniti e Israele a rivedere i loro piani di attacco per interrompere il programma nucleare iraniano…»
…Quindi, secondo la stessa analisi, la vera “catastrofe” di questa avventura (oltre alla necessità di rivedere i piani di attacco), che ha rivelato una enorme debolezza del sistema, quale sarebbe il fallimento dell’autodistruzione in caso di perdita di controllo. In questo caso di presenza di queste informazioni, è necessaria la revisione completa di questi sistemi a bordo dei droni statunitensi; “in questo caso”, si direbbe con un certo scetticismo, se il caso è confermato; ma la stessa ipotesi rimane un’incertezza e la burocrazia dell’intelligence del blocco BAO potrebbe basarsi sull’incertezza, anche se estremamente esigua? Il mondo del sistema tecnologico, nel grado di affermazione e di eccesso in cui si trova, non può essere soddisfatto che della perfezione in tale campo. Si tratta allora, per esempio, dell’ossessione per la perfezione, che è comprensibilmente una ricerca senza fine, dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…
Contro la tesi di DEBKAfile, ci sono quelli, come mostrato dalla Danger Room, che minimizzano questo aspetto delle informazioni trasportate dall’RQ-170, affermando che la “crittografia” delle informazioni che aveva, è assolutamente inviolabile per gli iraniani. Oppure … In questo argomento, si opporrà lo stesso argomento dell’”ossessione per la perfezione [...] dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…” Si deve essere perfettamente sicuri (che gli iraniani non possano decifrarli) ebbene, quindi, nulla è certo.

L’ossessione per la perfezione, o l’ossessione contro la perfezione
Il caro Loren B., nell’articolo citato, “ride bene” al pensiero degli innumerevoli esperti nella burocrazia dell’intelligence che si fanno una “bella risata” dopo aver letto tutte queste congetture e le ipotesi del sistema di comunicazione (esperti ‘indipendenti’, giornalisti, propagandisti, ecc), incluso i propri, in realtà – mentre tutte queste brave persone sanno poco dei vasti segreti di questa stessa burocrazia. Quindi, non ci sarebbe, in ultima analisi, nulla da temere…
«Gli operativi dell’intelligence statunitense devono essersela spassata alla grande vedendo la della copertura mediatica di questa settimana, riguardante il supposto abbattimento dall’Iran di un drone da ricognizione statunitense top-secret. Il governo ha rivelato alcuni dettagli sul velivolo senza pilota RQ-170 Sentinel, ad esempio la quantità di cui ne possiede o che tipo di missioni il di sistema è in grado di eseguire. Dal momento che i giornalisti non sono titolari di una qualsiasi delle autorizzazioni di sicurezza pertinenti, la loro copertura è necessariamente congetturale».
… Beh, non condividiamo la sana gioia di Loren B., sempre in virtù della famosa equazione che abbiamo proposto tra “perfezione” e “ossessione”. Il sistema del tecnologismo, nella sua  maestosa superpotenza, può infatti, come abbiamo detto, andare sul sicuro non lasciando spazio ad alcuna ipotesi, a caso, probabilità, anche estremamente limitata, anche infinitamente minima. Il sistema del tecnologismo abbraccia il mondo, quindi, può essere soddisfatto solo dalla perfezione nel suo campo, che deve  controllare in modo assoluto, la ricerca della perfezione è necessariamente una ricerca senza fine, perché non c’è un riferimento assoluto che assicuri la perfezione, e la ricerca della perfezione diventa ossessione, cioè una patologia della psicologia, che implica confusione, ansia e così via, sviluppandosi in misura inversa al progresso nella riduzione del dubbio implicito che questa ricerca della perfezione richiesta dal sistema del tecnologismo… Più si crede di avvicinarsi alla perfezione nella sua ricerca, che comporta la certezza del compimento perfetto della superpotenza del sistema del tecnologismo, più questa ricerca alimenta la paura del dubbio che non possiamo eliminare completamente, alla fine, il più piccolo granello di sabbia che, in ultima analisi, vi farà dubitare di questa stessa perfezione, esattamente quando la ragione vi dice che l’avete raggiunta… Dio Dubita di Dio, per così dire.
Certo, la nebbia iraniana, non rende le cose più facili.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo siriano ha ragione, gruppi armati operano in Siria

Infosyrie

Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato il 3 agosto sul blog di Joshua Landis, Syria Comment, uno dei più acuti sulla questione, assai  consultato dai giornalisti statunitensi e anglosassoni, Landis ha scritto per i media e i giornali più prestigiosi degli Stati Uniti – CNN, New York Times, Wall Street Journal, Washington Post, ecc. Joshua Landis, uno statunitense sposato con una siriana, affronta qui il problema dei gruppi armati, la cui esistenza è costantemente negata in generale – o ignorata – dai media occidentali. Il suo articolo è stato scritto dopo l’uscita del famosa e terribile video che mostra dei manifestanti chiaramente islamiti e certamente anti-regime, appendere dei cadaveri insanguinati dal ponte sul fiume Oronte, ad Hama. Si riferisce anche a un altro video – pubblicato il 3 agosto da Infosyrie.fr - che mostra due camion dell’esercito siriano cadere in un’imboscata a Banias, ad aprile: è uno dei nove soldati uccisi in questa occasione era un cugino della moglie di Landis, il tenente colonnello Yasser Qash’ur. Questo dramma familiare, ma anche attento esame degli elementi esistenti di altre prove del coinvolgimento di gruppi armati dell’opposizione a Jisr al-Shoughour o Hama, porta Joshua Landis a concludere che le versioni fornite dalle autorità siriane su questi incidenti sanguinosi sono corrette, e che la stampa occidentale ha sempre rifiutato di vedere la verità in faccia, per motivi legati alla buona coscienza e alla conformità ideologica. Sì, ripete Landis, ci sono gruppi armati che operano in Siria, che tentano, con successo finora, di coinvolgere il noto e fatale ciclo “provocazione-repressione“, ben noto ai professionisti delle rivolte e della destabilizzante.
Questa conclusione di un esperto riconosciuto di questioni siriane, tanto più che la seconda parte dell’articolo di Landis non è altro che favorevole al regime baathista: afferma che troppi siriani attualmente soffrono la povertà e un totale mancanza di prospettive, e sono quindi ideali per essere reclutati dai gruppi armati eversivi: avremo riserve sul quadro molto desolante di Landis sul regime che ha comunque suscitato molti anni di progresso sociale ed economico.  Ma la sua tesi, preoccupante, sulla frangia radicale degli oppositori e dell’irrigidimento parallelo dei sostenitori del regime è credibile: lo spettro della guerra civile in Iraq è iniziata ha profilarso in Siria, nei pressi di Hama e Homs. I pompieri piromani della France – il tandem Juppé-Sarkozy – e altrove – che spalleggiano l’Unione europea o, talvolta precedono i desideri del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca – ne devono essere ben consapevoli.

La controversia sui gruppi armati
Joshua Landis 4 agosto 2011

Ho parlato della “polemica sui gruppi armati” nei miei ultimi due articoli. Nella sezione commenti, i siriani hanno discusso se l’opposizione  accoglie nelle sue fila elementi attivisti che uccidono i soldati siriani. Un certo numero di analisti, tra cui un tale Majd Eid, si univano al dibattito di ieri su France24, sostengono che è una rivolta non violenta. Essi insistono sul fatto che le truppe siriane uccidano altri soldati, non elementi dell’opposizione.  Questi massacri avvengono quando le forze di sicurezza rifiutano gli ordini di sparare sulla folla, insistono. Ad oggi, non ci sono prove che l’esercito siriano abbia ucciso suoi commilitoni per aver rifiutato un ordine diretto. Al contrario, la maggior parte delle prove disponibili rafforza le affermazioni del governo, secondo cui elementi armati dell’opposizione sparano alle forze di sicurezza.
Questa polemica è nata ad aprile durante le proteste di Banias, quando nove soldati sono stati uccisi sulla strada principale, su due veicoli al di fuori della città. Gli attivisti hanno annunciato che i soldati erano stati assassinati a Banias da altri soldati per essersi rifiutati di sparare sulla folla. Questa storia s’è dimostrata falsa, ma è stata trasmessa dalla maggior parte della stampa occidentale e non è mai stata corretta. Ho scritto un articolo su questa polemica il 14 aprile con il titolo: La stampa occidentale esagera – Chi ha ucciso i nove soldati di Banias? Non le forze di sicurezza siriane. La ragione per cui mi sono interessato a questo caso è che il cugino di mia moglie, il tenente colonnello Yasir Qash’ur, è stato uno dei nove soldati uccisi quel 10 aprile. Noi lo conoscevamo bene. Abbiamo parlato con il fratello di Yasser, il colonnello ‘Uday Ahmad, che era seduto nella parte posteriore del camion in cui sono stati uccisi Yasir e diversi soldati. ‘Uday ci ha detto che i loro due camion militari sono stati attaccati mentre stavano attraversando un cavalcavia, da uomini bene armati nascosti dietro le barriere e le piante, sui tetti degli edifici, lungo la strada. Hanno tempestato il convoglio con armi da fuoco automatiche, uccidendo nove persone. L’incidente non aveva niente a che fare con soldati che rifiutano gli ordini. La sua descrizione dei fatti era in contraddizione con tali le storie che ho letto sulla stampa, ed ho iniziato a scavare sull’argomento. Un video successivo sullo scontro a fuoco è stato trovato e mostrato alla televisione siriana. Ha confermato il racconto di ‘Uday. La stampa occidentale e gli analisti non sono disposti a riconoscere che elementi armati sono diventati attivi. Hanno preferito raccontare una bella favola di “buoni” che combattono dei “cattivi”. Non vi è dubbio che la maggior parte dell’opposizione è pacifica ed è stata presa di mira da soldati e da cecchini egualmente assassini. Ci si chiede solo perché questa storia non poteva essere raccontata tenendo conto della realtà – che elementi armati che sono venuti per uccidere, hanno anche un ruolo.
Durante gli scontri sanguinosi di Jisr al-Shoughour, la stampa occidentale per la maggior parte ha ripetuto le affermazioni dell’opposizione, che aveva annunciato che 100 soldati erano stati uccisi, non da elementi dell’opposizione, ma da altri soldati. I giornali hanno insistito che i militari siriani erano stati uccisi in questa città da altri soldati per aver rifiutato gli ordini di sparare sulla gente. Le dichiarazioni del governo, che dicono che i soldati sono stati uccisi da elementi armati che hanno teso un agguato, furono sistematicamente ignorate. Oggi, ecco un video che supporta la versione  degli eventi del governo: i soldati di stanza in città sono stati attaccati da un’opposizione armata e organizzata. Ecco un video che mostra alcuni di questi soldati prima che fossero uccisi. I primi minuti mostrano i soldati dopo che sono stati uccisi. Ecco il video originale, inedito, i corpi prima di essere messi sul camion.
Nella battaglia di Hama, il video che mostra i corpi gettati da un ponte in un fiume è stato oggetto di controversie. Questo video, realizzato mettendo a confronto la vista del ponte da Google Earth con quello che abbiamo visto nel video, dimostra che il film è nuovo, viene da Hama e mostra elementi dell’opposizione gettare i corpi dei soldati dal ponte autostradale sul fiume ‘Asi, a nord di Hama, sull’autostrada per Aleppo.
Qual è il significato dell’emergere degli elementi dell’opposizione armata? Un dei principali attivisti anti-governativi, parlando alla CNN, l’ha ben spiegato. Ecco la storia di Arwa Damon e Nada Husseini, trasmessa alla CNN il 2 agosto:
Un importante attivista anti-governativo, che ha chiesto di non essere nominato a causa dei pericoli associati alla divulgazione di queste informazioni, ha detto alla CNN che la relazione sulla televisione di stato siriana era corretta. I corpi sono quelli dei membri della polizia segreta uccisi da miliziani siriani provenienti dall’Iraq per unirsi alla lotta contro il governo, ha spiegato l’attivista, che ottiene informazioni relative agli eventi da una vasta rete di corrispondenti.
“L’attivista stesso ha sottolineato che questi estremisti non sono rappresentativi del movimento di protesta. Elementi marginali violenti sono emersi per fomentare i torbidi in Siria. Secondo uno studio dell’International Crisis Group, rilasciata il mese scorso, alcuni elementi anti-governativi hanno preso le armi. Tuttavia, afferma il rapporto, “la stragrande maggioranza delle perdite riguarda manifestanti pacifici, e la stragrande maggioranza della violenza è stata perpetrata dai servizi di sicurezza. L’attivista ha anche detto che la pubblicazione di questo video è come una spada a doppio taglio per gli avversari.
“Da un lato, dice, i manifestanti pacifici devono essere consapevoli dell’esistenza di questi elementi marginali. Questo dovrebbe incoraggiare più persone a rifiutare sia il regime che questo tipo di aggressione armata, e conservare gli obiettivi di una protesta pacifica. Ma a llo stesso tempo, ha detto, gli incidenti danno credito alle affermazioni del governo siriano, secondo cui attacca solo “bande armate”. Una tale violenza (da parte degli attivisti, ndr), dice ancora una volta, potrebbe far sì che la comunità internazionale sia riluttante nell’aumentare la pressione sul regime siriano“.
Molti sostenitori del movimento rivoluzionario hanno risposto a questi video, chiedendo: “Cosa si aspettavano? I siriani aspetterebbero di farsi uccidere? Naturalmente la violenza genera violenza. Questo è normale e l’unica sorpresa è che si ci sia voluto tanto tempo per scoppiare.”
E’ un argomento incontestabile. L’opposizione siriana è stata lenta a prendere le armi nel tentativo di rovesciare il regime baathista. Il Movimento degli ufficiali liberi è sempre più importante. Il video più recente pubblicato dal MUL mostra che il numero dei membri è cresciuto, anche se l’organizzazione è ancora balbettante. Il suo leader dice che difenderà i civili contro le “azioni barbariche del regime e dei suoi Shabbiha (giovani delinquenti della comunità alawita nella regione costiera del nord del paese, che si ritiene abbiano avuto un ruolo nella repressione di determinate manifestazioni dell’opposizione, ndr) “. Altre organizzazioni armate sono scese in strada, ma nessuno ha ufficialmente dichiarato la loro esistenza o obiettivi politici definiti. Questo dovrebbe certamente essere fatto nei prossimi mesi.
Fin dall’inizio, abbiamo avuto una guerra dei video. Quello di una donna che dice addio al marito, ucciso a Hama il 2 agosto, è patetico. Questi video sono come una chiamata alle armi.
Il regime si batterà fino alla fine e ha ancora uno spirito combattivo. I militari hanno molti vantaggi rispetto ad un’opposizione divisa. E’ improbabile che il sistema “collassi“, come previsto da alcuni attivisti, o evapori alla maniera di quello di Ceaucescu. Se deve essere sconfitto, sarà sul terreno e con la forza. E’ difficile immaginare un esito diverso. Naturalmente, se Damasco e Aleppo manifestano in massa assieme, la rottura potrebbe essere accelerato, ma l’esercito e il Baath non rinunceranno alla partite. Le divisioni della Siria sono troppo profonde. La paura della vendetta e della pulizia etnica rafforzerà la determinazione di tutti coloro che hanno sostenuto il regime in vigore per decenni. Se la leadership siriana avesse voluto passare il potere pacificamente e  stabilire una sorta di accordo costituzionale, lo avrebbe fatto.
La povertà e la perdita di dignità sperimentata da molti siriani sono una dimensione molto pesanti della realtà in questo paese. Il 22% dei siriani vive con due dollari al giorno o meno. Questo è un fatto sorprendente. Sarà molto peggio quando le difficoltà economiche e la perdita di posti di lavoro cominceranno a moltiplicarsi. La Siria è piena di persone che hanno poco da perdere, che hanno un basso livello di istruzione e poche prospettive per una vita migliore e più dignitosa. Il potenziale di violenza e criminalità è importante. Ancora più preoccupante è la mancanza di leadership delle forze dell’opposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Squadroni della morte assassinano personaggi del regime libico a Bengasi

Patrick O’Connor WSWS 12 maggio 2011

Il New York Times ha riportato ieri di un’ondata di omicidi da esecuzione di ex personale della sicurezza interno del governo libico, a Bengasi. Gli omicidi, ha osservato il Times, “hanno sollevato lo spettro di uno squadrone della morte che perseguita gli ex funzionari di Gheddafi a Bengasi, roccaforte dell’opposizione“. I corpi di due uomini, Nasser al-Sirmany e Hussein Ghaith, sono stati trovati a pochi giorni l’uno dall’altro, in terreni agricoli alla periferia di Bengasi, seconda città più grande della Libia e centro della cosiddetta leadership ribelle. Sirmany è stato scoperto con le mani e i piedi legati. E’ stato colpito due volte alla testa, dopo che era  scomparso nel corso della giornata, dopo aver visitato un mercato. Ghaith è stato rapito da casa sua  da uomini mascherati e armati durante la notte, e successivamente è stato trovato morto con una pallottola nella fronte. Entrambi gli uomini  avrebbero lavorato nei brutali interrogatori dekle agenzie di sicurezza interna di Muammar Gheddafi.
Almeno quattro attentati analoghi sono ora indagati dalle autorità di Bengasi, mentre non è chiaro quanti altri omicidi non siano stati dichiarati. Il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (TNC), ha negato che le sue forze di sicurezza ne siano responsabili, anche se il New York Times ha riconosciuto che “le autorità ribelli hanno passato settimane a cercare di eliminare le persone sospettate di essere fedeli a Gheddafi“.
Questa campagna porta alla responsabilità del TNC per le squadre della morte adesso attive a Bengasi. I media internazionali mentengono un particolare silenzio sul numero di persone  “eliminate” nella parte orientale della Libia, e su come coloro che sono accusati di non sostenere la leadership “ribelle“, vengono trattati nella detenzione.
Secondo il Times, i pubblici ministeri a Bengasi che indagano sugli omicidi dello  squadrone della morte “stanno studiando il possibile coinvolgimento degli islamisti che sono stati imprigionati dal governo Gheddafi, ed ora hanno vecchi conti da regolare“.
La relazione non ha spiegato quali forze islamiste sono sospettate esserne responsabili. Vari gruppi fondamentalisti sono affiliati al CNT, lavorando fianco a fianco con ex-membri del regime Gheddafi, uomini d’affari espatriati e gli agenti dell’intelligence degli statunitense. I combattenti islamisti, tra cui alcuni già detenuti a Guantanamo Bay, sono attivi nelle fila delle cosiddette forze di sicurezza del CNT. Contrariamente al quadro fornito dal New York Times, se islamisti armati hanno formato una squadra di assassini a Bengasi, questo rende il coinvolgimento delle forze del CNT più, non meno, probabile.
La situazione smentisce di nuovo il falso pretesto “umanitario” dei bombardamenti USA-NATO sulla Libia. Washington e i suoi alleati in Europa, ha sollevato lo spettro che il regime di Gheddafi avrebbe scatenato uccisioni di massa a Bengasi, al fine di giustificare il loro intervento militare in uno stato petrolifero. Il vero obiettivo della guerra è quello di cacciare Gheddafi, installare un regime cliente a Tripoli, e usare la Libia come base di operazioni contro i movimenti rivoluzionari nei vicini Egitto e Tunisia, che minacciano di minare gli interessi economici delle potenze imperialiste e la loro posizione strategica nel Nord Africa e Medio Oriente.
Le segnalazioni delle operazioni degli squadroni della morte a Bengasi, sono emerse mentre rapporti ancora più stretti sono stati instaurati tra il CNT e l’amministrazione Obama e le potenze europee. Il presidente del CNT, Mustafa Abdel Jalil, ha trascorso gli ultimi due giorni in Europa e negli Stati Uniti, chiedendo più soldi e sostegno militare.
Oggi ha incontrato  il Primo Ministro britannico David Cameron, il segretario agli esteri William Hague e il ministro delle finanze George Osborne. Ieri, Jalil e il “ministro delle finanze” del CNT Ali Tarhouni, che ha vissuto negli Stati Uniti dagli anni ’70, erano a Washington per colloqui con numerosi funzionari dell’amministrazione Obama. Tra questi, il Consigliere della Sicurezza Nazionale Tom Donilon, e funzionari del Tesoro e Dipartimento di Stato.
Jalil e Tarhouni hanno anche incontrato  il senatore John Kerry e gli altri membri della Commissione Esteri del Senato. Kerry ha poi indicato che avrebbe sponsorizzato una legislazione che facilitasse il potenziale trasferimento dei miliardi di dollari in beni congelati libico ai cosiddetti ribelli. La Segretaria di Stato Hillary Clinton ha annunciato, il 5 maggio, al secondo “gruppo di contatto” che si terrà in Italia, che “qualche parte” degli oltre 30 miliardi di dollari in beni libici congelati, sarebbe stata incanalata al CNT.
La legislazione di Kerry è volta a fornire una copertura pseudo-legale a un simile furto sfacciatamente illegale a spese di un paese sovrano.
I negoziati tra il CNT e l’amministrazione Obama per la liberazione di questi soldi, sottolineano il carattere venale e mercenario  della cosiddetta leadership ribelle. Il Wall Street Journal ha riportato che una proposta “sostenuta” dal CNT “prevede d’istituire un fondo fiduciario internazionale per sorvegliare l’erogazione dei fondi … nell’ambito del piano, il fondo sarà amministrato dalla comunità internazionale, e i fondi erogati in ultima analisi, saranno restituiti dal Consiglio.” Questi svariati miliardi di dollari in prestiti, senza dubbio includono dei termini segreti, comprese garanzie sul petrolio della Libia per le principali compagnie petrolifere occidentali.
Le forze NATO hanno intensificato la loro campagna di bombardamenti negli ultimi giorni. Martedì scorso, una serie di raid aerei ha colpito quattro città, compresa la capitale Tripoli e la città natale di Gheddafi di Sirte. Il Washington Post ha osservato che “il nuovo assalto sembrava riflettere una maggiore cooperazione tra la NATO e l’esercito ribelle“, con “il miglioramento dell’individuazione delle forze lealiste trincerate, resa possibile, in parte, dalla presenza dei droni aerei statunitensi, Predator.
La NATO ha affermato che il bombardamento pesante mirava ai centri  “comando e controllo“. I precedenti attacchi su questi cosiddetti centri sono stati, infatti, dei tentativi di assassinio di Gheddafi. Un attacco del 30 aprile ha ucciso il figlio minore del leader e tre dei suoi nipoti. Il dittatore libico, ieri, ha fatto la sua prima apparizione televisiva dopo questo incidente, a quanto pare registrato in un albergo che alloggia a Tripoli giornalisti internazionali, al fine di scoraggiare un altro attacco.
Il direttore delle operazioni della missione in Libia della NATO, il generale di brigata Claudio Gabellini, ha assurdamente detto, in una conferenza stampa, Martedì, che “non siamo molto interessati a ciò che egli [Gheddafi] sta facendo“. Ieri, però, sembra che il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, si sia lasciato sfuggire la vera agenda, Al-Jazeera riferisce che avrebbe detto che “Gheddafi è un bersaglio legittimo, se è all’interno di una installazione militare.”
Le forze anti-Gheddafi a Misurata hanno affermato di avere il controllo dell’aeroporto della città contesa, che se vero, segnerebbe un significativo progresso. Alcuni rapporti della zona parlano di combattimenti ancora in corso, tuttavia, e il portavoce del governo hanno negato di aver perso l’aeroporto. I combattimenti sono anche ripresi prersso la città, e importante porto petrolifero, di Brega, controllata dalle forze di Gheddafi dall’inizio di aprile. In un chiaro segnale della crescente integrazione delle milizie del CNT con il comando NATO, Al Jazeera afferma: “Piuttosto che tentare di prendere la città durante il loro assalto, Martedì, le forze ribelli si sarebbero ritirate per consentire agli aerei della NATO di colpire qualsiasi veicolo governativo che partecipasse a un contrattacco.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Canali di bugie e disinformazione, Continua l’Istigazione Mediatica contro la Siria, fabbricando bugie e manipolando foto

H. Sabbagh – SANA 30 Aprile 2011

Damasco, (SANA) – Un certo numero di canali satellitari stranieri continua la campagna contro la “malvagia” Siria, fabbricando fatti e distorcendo notizie per servire i loro scopi. In questo contesto, al-Jazeera ha ripreso la sua campagna di istigazione. Non contenta di diffondere bugie, il canale ha incitato la gente ad andare in piazza quando durante la loro copertura delle proteste in Yemen, hanno detto che “i manifestanti in Siria continueranno il loro movimento di protesta a sostegno della città di Daraa, prima della preghiera del Venerdì, che a volte sono state seguite da raduni di decine o centinaia in una serie di governatorati siriani“.
In questo modo, il canale ha predetto cosa sarebbe successo, abbandonando credibilità e professionalità. Ciò è stato reso evidente quando il canale ha parlato di in un ampio schieramento delle truppe siriane al confine libanese, mentre le immagini trasmesse in diretta, da lì, non ha mostrato nulla a sostegno di questa storia inventata. Il canale, inoltre, ha diffuso una relazione su ciò che ha affermato essere delle proteste, mostrando delle foto e in seguito, facendo un passo indietro, dicendo che sono “immagini animate“, nel tentativo di aggiungere una sorta di credibilità alla loro copertura fuorviante.
Il loro ultimo arrivato nella gamma dei testimoni fabbricati, un “giurista attivista” della città di Daraa, chiamato Abazeed Abdullah. ha detto che la “forte pioggia caduta sui luoghi dove la sicurezza e l’esercito siriano si trovavano“, trascurando quello che aveva detto prima, a proposito un’intensa presenza dell’esercito nella città e dintorni, portando a chiedersi come la pioggia  abbia deciso di cadere solo sulle posizioni dell’esercito che era disperso in tutta Daraa, come Abazeed stesso ha detto.
Un altro “testimone oculare” chiamato Fadel Abu Muhammad da Kanaker, ha detto che le forze di sicurezza hanno arrestato 19 persone e ha sostenuto che trattavano la gente del villaggio come un “vero nemico“, solo per contraddirsi rispondendo a un’altra domanda, dicendo che “nulla è successo tra noi e le forze di sicurezza finora, ma non sappiamo cosa accadrà.”
Ayham al-Zoabi, ancora un altro presunto testimone oculare, ha parlato delle proteste di migliaia di persone in tutta Daraa, e che ci sono cecchini sui tetti in città, solo per poi rispondere ad una domanda circa la sua posizione, dicendo che aveva lasciato Daraa tre giorni fa, sollevando la questione di come egli fosse “testimone” di queste migliaia di protestanti e cecchini, mentre era lontano dalla città da tre giorni.
Si deve tenere presente che, in base a questi canali, le comunicazioni con Daraa sono interrotte e la città è circondata, e a nessuno è permesso entrare o uscire. Alla domanda su una protesta a Sheikh Meskin, al-Zoabi ha detto che non ci sono stati scontri tra manifestanti e personale di sicurezza, ma si aspettava che “un massacro sarebbe successo”, quando la protesta avrebbe raggiunto i punti di controllo della sicurezza, senza dare nulla per confermare questa supposizione.
Al-Jazeera ha mostrato le foto dei raduni che sosteneva avessero avuto luogo a Damasco, in cui il cielo era limpido, mentre Damasco aveva subito forti piogge e grandinate.
Un testimone oculare da Banyas si è contraddetto, quando ha affermato che l’esercito e le forze di sicurezza hanno bloccato la città e impedito alla gente di lasciarla per andare a lavorare, dicendo allo stesso tempo che un “numero massiccio” di manifestanti era giunto dai villaggi vicini per sostenere Banyas, che ha spinto il conduttore del programma di cercare di evitare la contraddizione con una domanda nuova, e quindi interrompendo il collegamento.
Al-Arabiya ha mostrato quello che affermava di essere una protesta che avrebbe avuto luogo a Damasco, il Venerdì, ma l’immagine che essi hanno usato diceva altrimenti, a causa di una bandiera nell’immagine… la bandiera di un altro paese arabo.
In risposta alle accuse da parte di alcuni canali, l’Associazione della Comunità siriana in Egitto, ha rilasciato una dichiarazione confutando la notizia che dei siriani in Egitto stavano protestando davanti all’ambasciata siriana di Cairo. La dichiarazione afferma che “alcuni media arabi o in lingua araba, primo fra tutti al-Jazeera, hanno assunto un altro tipo di incitamento e istigazione contro la Siria, quando le cose in Siria hanno iniziato a muoversi verso la calma e al ripristino della sicurezza.” “Nel corso della sua politica di menzogne e distorsioni, che contraddicono i più vitali principi del giornalismo, al-Jazeera ha affermato che centinaia di siriani hanno protestato contro l’ambasciata del loro paese a Cairo, mentre i manifestanti erano solo decine e la maggior parte di loro, non-siriani“, aggiungeva la dichiarazione.
L’associazione ha rilevato che al-Jazeera è stata tra i primi ad ignorare la manifestazione organizzata dalla comunità siriana il 13/3/2011, per dimostrare il loro amore verso il proprio paese e la loro fede nella loro dirigenza, affermando che la comunità siriana in Egitto è con la leadership e il popolo siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Nota Bene
Storify gratis per scrivere news e articoli aggiornati e interattivi senza saper programmare
Tutti gli utenti della Rete possono produrre e distribuire storie dinamiche confezionate sulla base delle informazioni, delle immagini e dei video veicolate tramite social media. Storify è disponibile in beta pubblica. Tutti gli utenti di Internet, quindi, possono ora creare un account Storify per raccontare storie sfruttando le informazioni veicolate attraverso i social media.
Storify permette di trovare news, immagini e video caricati sulle molteplici piattaforme di social networking disponibili online e di trascinare i singoli elementi di proprio interesse all’interno di un’unica storia, alla quale è possibile aggiungere ulteriori informazioni per fornire un contesto ai lettori. La storia prodotta, inoltre, risulta aggiornata ad ogni nuovo elemento correlato che andrà ad aggiungersi allo sviluppo della stessa. E il tutto può essere distribuito attraverso un un codice embed da inserire all’interno del proprio sito web, blog o altro spazio online a propria disposizione.
Storify è già stato provato ed è tuttora impiegato nelle redazioni di alcune delle principali testate giornalistiche, quali il New York Times, il Wall Street Journal, il Washington Post, il Los Angeles Time, il Guardian, la BBC e la CBC. Al Jazeera ha sfruttato Storify per realizzare un talk show denominato “The Stream” e focalizzato sui social media.
Sono oltre 21.000 le storie confezionate attraverso Storify, e le stesse sono state incorporate in più di 5.000 siti web. A partire da settembre 2010, quando è stata lanciata la prima beta privata del servizio, le storie realizzate con Storify sono state viste oltre 13 milioni di volte, e lo scorso marzo si sono registrati 4 milioni e 200 milioni di visitatori. Oltre mezzo milione di utenti si sono rivolti a storie confezionate con Storify l’11 marzo scorso, in occasione del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Giappone.

Autore: Andrea Galassi – Webmaster Point

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 142 follower