The International parte II: The Offshore Petroleum Standard

Dean Henderson  27 febbraio 2014
Henry-Kissinger-e-David-RockefellerIl mercato degli eurodollari controllato da Londra è un veicolo comodo per riciclare gli enormi fondi neri dei petrodollari generati dai Quattro Cavalieri. Un eurodollaro è semplicemente una qualsiasi valuta convertibile esistente in un Paese diverso dal suo Paese di origine. Una caratteristica fondamentale del mercato degli eurodollari è la mancanza di regolamentazione e la segretezza. La forza della sterlina inglese, ingiustificata per motivi puramente economici, ha a che fare con il fondo multi-miliardario in petroeurodollari che Londra attira, in tandem con la serie di banche off-shore nei protettorati inglesi che facilitano il commercio di eurodollari e i mercati di narcotici, diamanti, oro, platino, plutonio e armi. I principali centri bancari offshore come le Isole Cayman, le Bahamas, Bermuda, Turks & Caicos, Antigua, l’isola di Jersey, Isola di Man, Hong Kong, Dubai e Liberia sono tutti sotto il controllo della Corona inglese. La Casa dei Windsor ospita ogni loggia massonica del mondo, sfruttando la segretezza offerta nel guidare i tentativi della nobiltà nera. Gli Stati Uniti hanno miliardi di dollari di debito dovuti al loro esercito spedito in  tutto il mondo a proteggere questi monarchi e il loro bottino. Nel Sud-est asiatico la CIA ha protetto e diffuso le rotte dell’oppio della HSBC della Corona. Dopo la guerra del Vietnam, gli investitori internazionali persero fiducia nel dollaro, scommettendo sul fatto che gli Stati Uniti avrebbe avuto difficoltà nel ripagare il loro enorme debito di guerra ai banchieri internazionali. Nel 1968 il presidente francese Charles de Gaulle aggravò la crisi quando chiese pagamenti in oro al posto dei dollari, per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam. Quando Nixon fece uscire gli Stati Uniti dal Gold Standard, enormi quantità di capitale fluirono dalle banche statunitensi ai mercati off-shore di Londra degli eurodollari. Il dollaro s’era diffuso in tutto il mondo durante la guerra del Vietnam, creando un enorme eccesso di offerta non compensata da una domanda altrettanto robusta. Alcuni surplus di dollari furono rastrellati attraverso programmi di prestito, organizzati dalle mega-banche statunitensi tramite la vendita di buoni del Tesoro USA, che contribuirono a sostenere il debito degli Stati Uniti. Ma il surplus del debito di guerra e del dollaro costrinsero gli Stati Uniti a perdere il controllo dell’offerta di moneta nazionale e Nixon fu costretto a svalutare il dollaro dell’11% nel 1971. Le perdite continuarono. Nel 1973 Nixon svalutò il dollaro di un altro 6%. Dato che anche le multinazionali statunitensi, come oggi, producevano all’estero la maggior parte dei loro beni per l’esportazione, i prezzi all’importazione salirono e l’inflazione si aggravò. Nixon rispose imponendo controlli sui prezzi, ma le multinazionali deviarono le scarse materie prime, come il grano, nei mercati d’esportazione in cui poter avere maggiori profitti. I banchieri internazionali persero la pazienza con Nixon.
Subito l’esistenza dei nastri del Watergate fu svelata alla stampa dall’informatore della CIA Alexander Butterfield, il cui compito ufficiale era collegare la Casa Bianca al servizio segreto, ufficialmente un ramo della Federal Reserve. Le trascrizioni dei nastri del Watergate furono consegnate ai giornalisti investigativi Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post da una fonte della Casa Bianca, identificatasi solo come Gola Profonda. I ricercatori concordano sul fatto che Gola Profonda dovesse essere il segretario di Stato Henry Kissinger o il generale Alexander Haig, che sostituì HR Haldeman a capo dello staff di Nixon negli ultimi giorni della presidenza. Haldeman fu licenziato dal capo del servizio segreto Robert Taylor, che ora comanda la rete di sicurezza privata degli interessi economici della famiglia Rockefeller. Kissinger, che ha sposato un’assistente dei Rockefeller e deposita i suoi preziosi documenti presso la Rockefeller Pocantico Hills, immobiliare di New York, raccomandò Haig a successore di Haldeman. Haig più tardi divenne presidente della Chase Manhattan Bank di David Rockefeller. Il direttore della CIA di Nixon, Richard Helms, fu licenziato da vicedirettore operativo della CIA poco prima che il suo ex-presidente Kennedy venisse assassinato. [781] Gli idraulici del Watergate Hunt, Sturgis, Quintero, Barker, Diego e Martinez che causarono le difficoltà di Nixon, erano tutti coinvolti nell’Operazione 40 della CIA, da cui provenivano gli assassini di JFK. Fu Kissinger, non Nixon, che ideò gli idraulici del Watergate quale unità speciale d’indagine della Casa Bianca. Il procuratore generale di Nixon, John Dean, disse più tardi che fu David Rockefeller a suggerire che Kissinger creasse gli idraulici. Nixon usò la collusione di Helms nell’assassinio di JFK per estorcere il sostegno della CIA al CREEP (Comitato per rieleggere il presidente) e utilizzò Haldeman per controllare Helms. Helms affermò che voleva che Nixon “scomparisse”, mentre la CIA si chinò sui nastri forniti da Butterfield, sperando di sapere che la “pistola fumante” potesse essere usata per sbarazzarsi di Nixon, senza un altro bagno di sangue in stile Dallas. L’assistente della Casa Bianca di Nixon, Charles Colson, voleva che il presidente licenziasse Helms e facesse indagare sul “complotto della CIA contro il presidente”. Colson poi disse che Nixon era un prigioniero dei luogotenenti di Rockefeller, Kissinger e Haig, durante gli ultimi mesi della presidenza. [782] Spinsero Nixon a dimettersi. Quando si rifiutò, il presidente del Joint Chiefs of Staff inviò un messaggio ai comandanti delle forze militari statunitensi nel mondo, dichiarando: “Al ricevimento di questo messaggio non sarà più possibile eseguire alcun ordine della Casa Bianca. Accusare ricevuta“. [783] Nixon si dimise cinque giorni dopo. Il massone 33.mo e talpa dell’FBI nella Commissione Warren, Gerald Ford, di una ricca famiglia del Michigan, fu nominato presidente. Il vice-presidente di Ford fu Nelson Rockefeller. Il suo direttore della CIA fu George Bush Sr. Kissinger rimase segretario di Stato, mentre Alexander Haig venne nominato Comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa. Il colpo di palazzo Rockefeller era compiuto.

Petroleum standard
president-richard-nixon-and-dr-kissingerLa notte dell’infame massacro di Nixon, quando licenziò Archibald Cox, Elliot Richardson e William Ruckleshaus, solo tre giorni prima i membri dell’OPEC si riunirono a Quwayt City per lanciare l’embargo petrolifero del 1973. Quando ministri del petrolio dell’OPEC si riunirono a Teheran, per discutere dei nuovi prezzi del greggio, il fantoccio di Rockefeller, lo Shah dell’Iran, sostenne l’aumento del prezzo del petrolio. Mentre il re saudita Faisal ordinava la riduzione del 25% delle esportazioni di petrolio del suo Paese, per sostenere l’embargo, lo Shah firmò l’accordo di Teheran, che garantì ai Quattro Cavalieri una quantità illimitata di petrolio. Re Faisal fu assassinato poco tempo dopo. Lo stesso Henry Kissinger si diede da fare creando l’Agenzia internazionale dell’energia, cui i francesi si rifiutarono di aderire definendola una macchina da guerra. [784] La scomparsa di Nixon, l’IAE di Kissinger e l’improvviso desiderio dello Scià di alzare il prezzo del petrolio coincisero con l’introduzione nel 1973 del mercato dei futures petroliferi e il rafforzamento del mercato londinese degli eurodollari. I banchieri internazionali potevano manipolare i prezzi del petrolio attraverso il mercato, mentre incanalarono un nuovo torrente di petrodollari dall’embargo ai paradisi fiscali offshore. Ma come potevano i banchieri internazionali fermare il crollo del dollaro? Kissinger guidò un piano del NSC volto a recuperare 20 miliardi di dollari che gli Stati Uniti spesero in petrolio del Medio Oriente. Questo sforzo dei Rockefeller portò alla riunione del FMI del 1973 a Nairobi, in Kenya, dove i funzionari di Morgan Guaranty Trust convinsero il capo della  SAMA, Anwar Ali, a lanciare una banca d’affari saudita con sede a Londra, potendo essere una forza importante nel mercato degli eurodollari. Un secondo incontro voluto dai Rockefeller ebbe luogo a Lagos, in Nigeria nel 1979. Anch’esso coincise con un boicottaggio del petrolio arabo. Il  presidente della Federal Reserve Paul Volcker, che in seguito presiedette la Commissione Trilaterale, andò a Lagos e poi a Quwayt City. Istruì i dittatori nigeriani e kuwaitiani a ridurre il prezzo del loro greggio di alta qualità e ad accettare in pagamento solo dollari statunitensi. Il Bonny Light nigeriano è considerato il migliore greggio del mondo, e il Light Sweet Crude del Quwayt divenne il greggio di riferimento per tutto il mondo. Altri Paesi furono costretti alla dollarizzazione dei loro mercati petroliferi. [785]
Il dollaro USA fu salvo. Attraverso i nodi mercantili del petrolio di New York e Londra i banchieri potevano controllare non solo il prezzo del greggio, ma il valore del dollaro, il cui default veniva ancorato al prezzo del greggio. Big Oil smise di reinvestire i proventi del petrolio in Medio Oriente.  Invece agli sceicchi del GCC dissero di acquistare certificati di dollari di 20 e 30 anni depositati nelle mega-banche controllate dai Quatto Cavalieri, i cui profitti vengono depositati nelle stesse banche come crediti a nome degli sceicchi. Le banche adottarono la politica del prestito a riserva frazionaria, per cui potevano prestare 1 dollaro ogni 66,6 centesimi coniati. Le banche poterono prestare 60 milioni di dollari ai Paesi latino-americani al costo di soli 70000 dollari annui in pagamenti per gli interessi dei titoli posseduti dagli arabi. Il governatore del Texas John Connolly, i fratelli Hunt e il miliardario saudita sceicco Qalid bin Mahfuz, seppero di questa truffa. Raggiunsero il banchiere inglese Jon May nel tentativo di accaparrarsi il mercato dell’argento e utilizzarne il ricavato per lanciare la Banca del Texas, indipendente dai truffatori della Federal Reserve. May nacque in una famiglia inglese benestante e viaggiò per il mondo creando oltre 4000 conti fiduciari. Scoprì la “piccola intesa” che controllava scambio e tassi d’interesse e le politiche bancarie globali. Scoprì che “il prestito o meno del denaro era controllato del tutto“. [786] Il  presidente di Citibank Walter Wriston una volta precisò il gioco pesante svolto dall’intesa quando  dichiarò, senza mezzi termini: “Se Exxon paga l’Arabia Saudita 50 milioni di dollari, tutto ciò che accade è che noi addebitiamo l’Exxon e accreditiamo l’Arabia Saudita. Il bilancio della Citibank rimane lo stesso. E se dicono che non gli piacciano le banche americane, saranno messi nel Credit Suisse. Tutto ciò che facciamo è assegnarlo all’Arabia Saudita e accreditarlo al Credit Suisse. Il nostro bilancio rimane lo stesso. Così, quando le persone corrono in attesa che il cielo cada, non c’è alcun modo che il denaro possa lasciare il sistema. E’ un circuito chiuso“. [787] May cercò d’istituire strutture di finanziamento alternative. Venne molestato dalla polizia in tutto il mondo. A Londra fu perseguitato dall’ispettore generale Goldsworthy. Gli mise un uomo alle costole e scoprì che era coinvolto nel traffico di droga. Andò negli Stati Uniti dove fu incarcerato con accuse fasulle. Molti governi del Terzo Mondo, consapevoli della truffa della FED, contattarono May cercando un nuovo modo con cui prendere in prestito denaro. Lo Scià di Persia aveva appena ottenuto l’aiuto di May quando venne estromesso. May dice che lo Scià era in buona salute fin quando fu portato in una base dell’US Air Force. [788]
Il presidente della Deutsche Bank Alfred Herrhausen fu coinvolto nel tentativo del mercato dell’argento e fu subito assassinato. La versione ufficiale della morte segue la formula P-2 e Gladio, fu accusata la fazione Baader-Meinof dell’Armata Rossa della Germania, ma il colonnello degli Stati Uniti ed assistente di Edward Lansdale al Polo Sud, Fletcher Prouty, pensa che Herrhausen sia stato ucciso dalla CIA per volere dei banchieri internazionali. Herrhausen era un sostenitore della remissione del debito del Terzo Mondo. Aveva ideato un piano di riduzione del debito in una riunione di FMI/Banca Mondiale a Washington due mesi prima della morte. Alla riunione Herrhausen imbarazzò il presidente di Citibank Walter Reed, subendo da lui diverse taglienti critiche pubbliche. [789] Un industriale austriaco che lavorò con Jonathan May fu dichiarato pazzo. La CIA addestrò dei mercenari in Belize, molto probabilmente su un terreno di proprietà dell’amico di Bush e socio di Carlos Marcello Walter Mischer, per assassinare il dittatore nigeriano con cui Volcker stipulò un contratto, perché avevano paura che avrebbe parlato. Jonathan May, che rimane in un carcere del Minnesota, dice che questi stessi mercenari addestrati in Belize furono usati per assassinare Herrhausen. [790] Il 3 ottobre 2005, il Wall Street Journal riportò che i sauditi e le altre nazioni del GCC avevano ancora una volta sorpassato la Cina e il Giappone come maggiori acquirenti di titoli del Tesoro degli Stati Uniti, per via del drammatico aumento dei prezzi del petrolio a quasi 70 dollari al barile. L’alto prezzo del petrolio era necessari per sostenere il traballante dollaro degli Stati Uniti? Nel giugno 2007 le sei nazioni del GCC spesero 1600 miliardi dollari in attività estere. Dubai diventava centro finanziario internazionale rivaleggiante con Londra e aveva acquistato le partecipazioni di Standard Charter, HSBC e Bank Veuthes. Halliburton  trasferì la propria sede a Dubai, nel 2007.

Eurodollari e debito del Terzo Mondo
Con tutti questi meccanismi in atto, una marea di liquidità in petrodollari scorreva nei mercati off-shore degli eurodollari controllati da Londra, cementando il “rapporto speciale” anglo-statunitense che puntella la Casa di Windsor. L’embargo petrolifero arabo del 1973 fu il colpo di grazia al piano. Nel 1976 l’American Jewish Congress individuò JP Morgan e Citibank nei loro “ruoli cardine nella realizzazione del boicottaggio arabo“. I dirigenti di Chemical Bank e Morgan si batterono duramente contro la legislazione anti-boicottaggio al Congresso. [791] Nel 1963 il mercato degli eurodollari era di circa 148 milioni di dollari. Nel 1982 ne valeva 2000 miliardi di dollari. La capacità delle corporazioni e dei ricchi di nascondere i loro miliardi nei mercati dell’euro è un problema cronico sia per il Tesoro degli Stati Uniti che per le sue controparti del Terzo Mondo. Nel 1950 le società statunitensi coprivano il 26% del prodotto fiscale totale degli Stati Uniti. Nel 1990 ne coprivano solo il 9%, contribuendo al massiccio deficit di bilancio e ai 2400 miliardi di dollari di debito degli Stati Uniti. E’ peggio nei Paesi poveri, che prendono in prestito i soldi degli sceicchi dai banchieri internazionali a tassi d’interesse esorbitanti, per poi guardare impotenti mentre i compari degli oligarchi dell’FMI fanno bottino attraverso gli assalti di bankster tipo BCCI, rinviando il denaro di nuovo nel vortice del grande mercato degli eurodollari. Il New York Times ha stimato che nel 1978-1987, la sola America Latina abbia perso 600-800 miliardi di dollari con tale tipo d’evasione dei capitali, un importo quasi pari al debito combinato del Terzo Mondo. Il grande leader rivoluzionario africano e presidente della Tanzania Julius Nyerere, si chiese, “Dovremmo lasciare che la nostra gente muoia di fame per ripagare i nostri debiti?” La risposta dei banchieri internazionali fu un “sì” inequivocabile. Il loro Club di Roma, tra un caviale e un patè, sostiene lo spopolamento del mondo degli indesiderabili poveri. Nel 1982 il debito estero totale del Terzo Mondo era di 540 miliardi di dollari, il 70% del quale dovuto alle mega-banche occidentali. Le prime nove banche statunitensi detengono un debito del Terzo Mondo al 233% del patrimonio iniziale. Nel 1974-1982 il credito bancario internazionale si moltiplicò per cinque, fino a oltre il trilione di dollari. Gli utili derivanti dal prestito di petrodollari al Terzo Mondo delle sette maggiori banche degli Stati Uniti, andavano dal 22% al 60% dei guadagni totali. Le maggiori vittime furono Argentina, Brasile, Messico e Jugoslavia. [792]
Le banche centrali degli Stati Uniti con il loro denaro formarono la Financial Services Holding Company, presentando il fronte unito del cartello dei creditori verso i debitori del Terzo Mondo. Il suo consiglio comprendeva il presidente della Federal Reserve Allen Greenspan della Morgan Guaranty, John LaWare di Chase Manhattan e William Rhodes di Citigroup. Cartelli simili includono l’Istituto per la Finanza Internazionale, il Club di Parigi e la Banca Mondiale, il cui capro espiatorio FMI sfilò via per imporre le condizioni di prestito dell’oligarchia finanziaria. Se i Paesi non possono rimborsare tali prestiti usurari, le loro risorse sono consegnate alle multinazionali clienti delle banche, come nel caso della crisi del debito messicano del 1995. Le banche virarono milioni di dollari nei loro sforzi ardui per la rinegoziazione del debito dal basso tasso messicano di 50 milioni di dollari. I colossi bancari d’investimento Lehman Brothers, UBS Warburg, Lazard Freres, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Merrill Lynch e CS First Boston presero l’iniziativa nell’ambito del proficuo default, come consulenti dei governi debitori. Quando le prospettive non sembrano rosee per il recupero di crediti in sofferenza, i banchieri hanno l’abitudine di scaricare i loro crediti inesigibili sui contribuenti statunitensi, tramite il Piano Brady, formulato dal segretario del Tesoro di Bush e banchiere di investimenti della Dillon Read, Nicholas Brady. Il Piano Brady comportava un piccolo ripianamento dei debiti dei Paesi debitori del Terzo Mondo, volto ad attrarre nuovi prestiti ad alto tasso d’interesse. Quantità maggiori di debito furono indicati come oneri speciali nei bilanci delle banche, consentendogli di rivendicare enormi vantaggi fiscali come perdita di capitale, mentre da subito le inutili obbligazioni di Brady furono spacciate all’inconsapevole pubblico statunitense.
Il Gold Standard mondiale fu sostituito da quello del petrolio. Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, nel 1974-1980 l’OPEC gettò 117 miliardi di dollari nel mercato degli eurodollari. SAMA prestava direttamente alle multinazionali statunitensi. Nel 1975 AT&T ebbe un prestito di 100 milioni dollari dalla Banca Centrale saudita. Il FMI salì sul succulento treno dei petrodollari, prendendo a prestito 10 miliardi di dollari dalla SAMA nel 1980. [793] I banchieri internazionali si muovevano in mare aperto, spesso in joint-venture, per sfruttare la miniera d’oro dei petrodollari che avevano costruito.  La Manufacturers Hanover Trust si legò via off-shore alla NM Rothschild & Son. La Chase Manhattan a Deutsche Bank, National Westminster Bank e Mitsubishi Bank per formare l’attore degli eurodollari del Gruppo Bancario Orion. Nel 1982 il mercato dell’euro aveva un patrimonio di 2000 miliardi dollari, mentre negli Stati Uniti, l’offerta di moneta M-1 era pari a 442 miliardi di dollari. Il debito degli Stati Uniti saliva alle stelle, mentre i grassi banchieri dispiegano le forze statunitensi per proteggere la loro “crapulenza”. Un anno dopo gli eventi del 1973, le banche centrali internazionali videro i loro asset aumentare del 72%. [794] L’economista John Maynard Keynes raccomandò la creazione di un “pool internazionale monetario”. Il mercato degli eurodollari offshore è la piscina olimpionica dei banchieri illuminati che vi nuotano.

[781] Plausible Denial: Was the CIA Involved in the Assassination of JFK? Mark Lane. Thunder’s Mouth Press. New York. 1991
[782] The Rockefeller File. Gary Allen. 76’ Press. Seal Beac, CA. 1977. p.175
[783] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.219
[784] The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power. Daniel Yergin. Simon & Schuster. New York. 1991. p.608
[785] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Press. Sedona, AZ. 1991. p.333
[786] Ibid
[787] The Money Lenders: The People and Politics of the World Banking Crisis. Anthony Sampson. Penguin Books. New York. 1981
[788] Cooper. p.333
[789] “CIA Kills Progressive German Banker”. Executive Intelligence Review. 7-17-92. p.36
[790] Cooper. p.333
[791] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.609
[792] The Confidence Game: How Un-Elected Central are Governing the Changed World Economy. Steven Solomon. Simon & Schuster. New York. 1995. p.194
[793] The World’s Money: International Banking from Bretton Woods to the Brink of Insolvency. Michael Moffitt. Simon & Schuster. New York 1983 p.126
[794] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.50

rockefeller-pyramidDean Henderson è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Iscrivetevi al suo sito DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi o cosa sono le “Pussy Riot?”

La copertura mediatica occidentale delle “Pussy Riot” peggio della propaganda “sovietica”.
Tony Cartalucci Land Destroyer 6 agosto 2012

Accuratamente descritte come bigotte e teppiste, i tre membri della band musicale conosciuta come “Pussy Riot” sono ora sotto processo per “atti di teppismo motivato da odio religioso”. Ciò dopo aver fatto irruzione in una chiesa a Mosca, disturbando la quiete pubblica, mentre deridevano le credenze dei presenti nel tentativo di protestare contro il presidente russo Vladimir Putin. Se degli skinhead avessero fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente, sicuramente avrebbero già da tempo pagato multe salate e cominciato un lungo periodo di carcerazione per “insulti in pubblico sulla base dell’origine, appartenenza religiosa, razza o origine etnica” (e qui).
L’articolo del Guardian intitolato “Pussy Riot trial ‘worse than Soviet era’“, si svela subito una palese propaganda, descrivendo il tribunale e la bandiera russa come “squallidi” e un cane poliziotto come “in cerca di sangue.” Il giornale britannico tenta di ritrarre la Russia stessa come “fortemente divisa” tra conservatori e liberali, con questi ultimi che combattono contro lo Stato “con ogni mezzo possibile“.
Già il Guardian si mette nei guai – ritraendo la Russia come “divisa”, cosa respinta dalle recenti elezioni che hanno concesso a Vladimir Putin e al suo partito Russia Unita il mandato per la guida del Paese. E se è vero che in realtà, tra l’affluenza alle urne e Putin che raccoglie il sostegno del 63% di quelli che hanno votato (in una elezione con 5 partecipanti), solo il 40% degli elettori totali della Russia registrati ha effettivamente votato per Putin, il suo mandato è ancora più solido di quello del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con il suo 32% in una corsa a due, o la vittoria dello scorso anno, qui in Thailandia, di Yingluck Shinawatra con un tenue 35%, una vittoria salutata dai media occidentali come “travolgente” .


Foto
: Screenshot tratto dal sito del National Endowment for Democracy sui finanziamenti statunitensi per la ONG Golos. Golos” presumibilmente era alla ricerca di “irregolarità elettorali” nelle recenti elezioni russe. Golos e altre ONG e partiti di opposizione appoggiati dagli USA, stanno ora cercando di attivare una “primavera araba” in Russia.

Va inoltre sottolineato che le recenti elezioni in Russia sono state funestate dal monitoraggio dell’ONG “Golos“, nel tentativo di screditare i risultati come fraudolenti. Si sarebbe in seguito rivelato che questa ONG, definita “indipendente” dalla stampa occidentale, era in realtà finanziata e diretta dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy (NED).  Tentativi da parte di Wall Street e di Londra d’inquadrare le elezioni fraudolente, sono volte a porre le basi per una più ampia campagna di destabilizzazione politica, e la campagna per le “Pussy Riot” ne è ormai un elemento chiave.

Un’insipida campagna pubblicitaria per conto del Dipartimento di Stato USA
The Guardian è comunque assolutamente corretto quando chiama il processo alle “Pussy Riot” un “processo show”. Tuttavia, sostiene a torto che la spettacolarità sia opera della Federazione russa. Invece, è una messinscena dei media occidentali e della vasta rete di false ONG del Dipartimento di Stato USA. L’Intero articolo del Guardian è propaganda scritta con tono letterario, piuttosto che giornalismo. Lo stesso articolo cita l’avvocato delle convenute, i cui commenti costituiscono il fondamento stesso del titolo dell’articolo. E mentre il Guardian può depredare con successo le emozioni dei lettori male informati, ignari, ma ben intenzionati, non si lascia sfuggire alcuni indizi che ci dicono chi ci sia realmente dietro lo spettacolo. Secondo il Guardian, la difesa “ha cercato di chiamare 13 testimoni, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navalny.” Navalny, naturalmente, è un vecchio agente che riceve sostegno politico e finanziario dall’occidente, nel tentativo di minare il governo della Russia e riportarla ai tempi in cui Wall Street e Londra la saccheggiavano senza ostacoli, come è successo negli anni ’90.
Alexey Navalny è stato Yale World Fellow, e nel suo profilo si legge: “Navalny è la punta di diamante delle sfide legali per conto dei soci di minoranza nelle grandi società russe, tra cui Gazprom, VTB Bank, Sberbank, Rosneft, Transneft e Surgutneftegaz, attraverso l’Unione degli azionisti di minoranza. Ha costretto con successo le imprese a fornire informazioni ai propri azionisti e ha citato in giudizio singoli manager di diverse grandi aziende, per presunte pratiche di corruzione. Navalny è anche co-fondatore del movimento democratico alternativo ed è stato vice-presidente della sezione moscovita del partito politico Jabloko. Nel 2010, ha lanciato RosPil, un progetto sovvenzionato con una raccolta di fondi pubblici senza precedenti, in Russia. Nel 2011, ha avviato RosYama, che combatte le frodi nel settore delle costruzioni stradali.”
Alternativa democratica, anche scritta DA!, è invece destinataria dei fondi del National Endowment for Democracy, il che significa che Alexey Navalny è un agente della sedizione finanziata dagli USA. E nonostante posi da campione della “trasparenza”, Navalny nasconde volontariamente tutto questo ai suoi seguaci. Lo stesso Dipartimento di Stato USA lo indica come operativo dei “movimenti giovanili” in Russia: “DA!: Marija Gajdar, figlia dell’ex primo ministro Egor Gajdar, guida DA! (Alternativa Democratica) Lei è un’ardente promotrice della democrazia, ma realista, per gli ostacoli che incontra. Gajdar ha detto che DA! è focalizzata sull’attività non-partigiana volta a sensibilizzare il mondo politico. Ha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for Democracy, un fatto che non pubblicizza per timore di apparire compromessa con una connessione statunitense”.
Navalny è coinvolto direttamente nella fondazione del movimento finanziato dal governo degli Stati Uniti, e ad oggi sono le stesse persone che finanziano DA! che lo difendono su tutti i media occidentali. La menzione della co-fondatrice Marija Gajdar rivela anche come lei abbia collaborato a lungo e, occasionalmente, sia stata arrestata con Ilija Jashin, un altro leader di un gruppo “attivista” d’opposizione russo finanziato dal NED.
Se la difesa delle “Pussy Riot” chiama un noto agente degli interessi occidentali come “testimone”, ci si chiede in quale contesto e in che misura Navalny, e di conseguenza, la National Endowment for Democracy, sia impegnato con le imputate. Navalny ammette che “conosce” una dei membri della band, ma non è in realtà un “testimone”, ma piuttosto avrebbe testimoniato al fine di “difendere la legge e la giustizia.” Appare quindi chiaro che i tentativi della difesa di includerlo nel processo siano politicamente motivati, non avendo nulla a che fare con la legge o la giustizia, e servendo semplicemente come mezzo per collegare le “Pussy Riot” all’opposizione sovversiva del Dipartimento di Stato USA, molti dei cui leader sono stati colti entrare nell’ambasciata statunitense a Mosca, all’inizio di quest’anno.
Inoltre, Oksana Chelysheva, membro del consiglio del Forum Civico russo-finlandese e membro del comitato direttivo del NED, il FIDH finanziato dall’Open Society del criminale riconosciuto George Soros, l’Open Society, la Ford Foundation, la Defenders Front Line finanziata dal Sigrid Rausing Trust e il Forum della società civile UE-Russia affiliato ad Amnesty International, a sua volta diretta dal Dipartimento di Stato USA, dirigono la campagna di sostegno alle “Pussy Riot“.

Foto: la campagna di supporto alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Russian-Chechen Friendship Society“, una stanza di compensazione per la propaganda terroristica cecena, finanziata dal Dipartimento di Stato USA. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato dal Dipartimento di Stato USA, e appoggiate dai media occidentali, le teppiste anti-establishment “punk rockers” ora sotto processo a Mosca, dispongono di un supporto decisamente “di regime“. (Cliccare sulle immagini per ingrandire).

Chelysheva era anche “Vicedirettore esecutivo” della Società per l’amicizia russo-cecena, interamente finanziata dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy. La “Società per l’amicizia” era essenzialmente una facciata per le pubbliche relazioni dei terroristi ceceni filo al-Qaida che devastano la regione caucasica della Russia, offrendo un nuovo esempio rilevante di come gli Stati Uniti, la NATO e gli Stati del Golfo sostengono apertamente gruppi di terroristi simili a quelli che ora devastano la Siria. La “Società per l’amicizia” svolge una funzione simile a quella dell’ormai screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani“.
Mentre non si sa, finora, se i membri delle “Pussy Riot” siano stati contattati da uno di questi gruppi, o dal Dipartimento di Stato o da sue controllate, per svolgere il loro vandalismo, è chiaro che questi gruppi e lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, hanno trasformato un’altrimenti stupida violazione della quiete pubblica e dei diritti dei praticanti una fede ad andare in Chiesa senza subire le molestie, in un punto di leva politica contro la Russia.
Aiutando ad abbassare la leva politica, arnesi della propaganda come il Guardian raffigurano il processo come il caso di un gruppo di opposizione liberale russo che lotta contro il ritorno al sistema giudiziario dell’Unione Sovietica. In realtà, è un altra produzione Wall Street-Londra, in linea con il movimento Otpor finanziato dagli USA, alla frode Kony 2012 e alla “primavera araba” ideata dagli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’enorme balzo dei prezzi del petrolio? “Peak Oil” o speculazione di Wall Street?

F. William Engdahl, Global Research, 16 marzo 2012

Da ottobre dello scorso anno, il prezzo del petrolio greggio sui mercati mondiali dei futures è esploso. Persone diverse danno diverse spiegazioni. La più comune è la convinzione dei mercati finanziari che una guerra tra Israele e l’Iran o gli Stati Uniti e Iran, o tutti e tre, sia imminente. Un altro campo sostiene che il prezzo sta salendo inevitabilmente perché il mondo ha superato quella che chiamano “Peak Oil”, il punto di una immaginaria curva gaussiana a campana (vedi grafico sopra) in cui la metà di tutte le riserve mondiali accertate di petrolio si sarebbero esaurite e la restante quantità di petrolio diminuirà a ritmo accelerato, con il prezzo che aumenta.
Le spiegazioni sia del pericolo di guerra che del picco del petrolio sono senza fondamenta. Dopo il balzo astronomico dei prezzi nell’estate del 2008, quando il petrolio nei mercati dei futures brevemente raggiunse i 147 dollari al barile, il petrolio oggi aumenta di prezzo a causa della pressione speculativa sui mercati dei fondi speculativi petroliferi a termine e delle grandi banche come Citigroup, JP Morgan Chase e più in particolare, Goldman Sachs, la banca onnipresente quando vi sono parecchi soldi in palio da avere con un piccolo sforzo, scommettendo sul sicuro. Strappano generosi aiuti dall’agenzia del governo degli Stati Uniti preposta alla regolamentazione dei derivati finanziari, la Commodity Futures Trading Corporation (CFTC).

Fonte: oilnergy.com

Dall’inizio dell’ottobre 2011, circa sei mesi fa, il prezzo del Brent Crude Oil Futures sulla borsa ICE Futures è passato da poco meno i 100 dollari al barile a oltre 126 dollari al barile, con un aumento di oltre il 25%. Nel 2009 il petrolio era a 30 dollari.
Eppure, la domanda di greggio a livello mondiale non aumentava, ma diminuiva nello stesso periodo. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) riporta che l’offerta mondiale di petrolio è aumentata di 1,3 milioni di barili al giorno negli ultimi tre mesi del 2011, mentre la domanda mondiale è aumentata di poco più di metà durante quello stesso periodo. La benzina era diminuita negli Stati Uniti dell’8%, in Europa del 22% e persino in Cina. La recessione in gran parte dell’Unione europea, l’aggravarsi della recessione/depressione negli Stati Uniti e il rallentamento del Giappone hanno ridotto la domanda globale di petrolio, mentre nuove scoperte si hanno ogni giorno, e paesi come l’Iraq aumentano la produzione dopo anni di guerra. Un breve picco degli acquisti di petrolio della Cina, a gennaio e febbraio, aveva a che fare con una decisione dello scorso dicembre, volta a costituire una sua Riserva Strategica di Petrolio, e dovrebbe tornare ai livelli d’importazione più normali entro la fine di questo mese.
Perché allora il picco vertiginoso del prezzo del petrolio?

Giocando con il ‘petrolio di carta’
Un breve sguardo a come oggi il “petrolio di carta” operi sui mercati è utile. Da quando la Goldman Sachs ha comprato la J. Aron & Co., un operatore in materie prime negli anni ’80, il commercio di petrolio greggio è passato dal campo degli acquirenti e venditori di spot o petrolio fisico, a un mercato dove la speculazione non regolamentata in futures del petrolio, le scommesse sul prezzo del greggio in una determinata data futura, di solito a 30 o 60 o 90 giorni, e un’irreale domanda di petrolio fisico, determinano i prezzi del petrolio ogni giorno.
Negli ultimi anni, un Congresso degli Stati Uniti amichevole verso Wall Street (e da Wall Street finanziato) ha approvato diverse leggi per aiutare le banche  interessate ai futures commerciali del petrolio, tra le quali una che ha permesso alla bancarottiera Enron di uscirsene, grazie allo schema finanziario Ponzi, con un valore miliardi nel 2001, prima che andasse in bancarotta.
Il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (CFMA) è stato redatto da un tizio che oggi è il Segretario al Tesoro del Presidente Obama, Tim Geithner. Il CFMA in effetti ha dato troppo peso alla libera negoziazione dei derivati dei futures energetici (degli istituti finanziari), in assenza di una qualsiasi supervisione dal governo degli Stati Uniti, a seguito della pressione della lobbying finanziariamente influente delle banche di Wall Street. Petrolio e altri prodotti energetici erano esenti grazie a quello che veniva chiamato “cavillo Enron”.
Nel 2008 nel corso dell’indignazione popolare contro le banche di Wall Street per aver causato la crisi finanziaria, il Congresso aveva finalmente approvato una legge sul veto del presidente George Bush per “chiudere la falla Enron“. E a partire da gennaio 2011, sotto il Dodd-Frank Wall Street Reform Act, la CFTC ebbe il potere di imporre dei massimali sul traffico di titoli sul petrolio, a partire dal gennaio 2011.
Curiosamente, questi limiti non sono ancora stati attuati dalla CFTC. In una recente intervista, il Senatore Bernie Sanders del Vermont, ha dichiarato che la CFTC non “ha la volontà” di mettere in atto questi limiti e “deve obbedire alla legge.” E aggiungeva: “Quello che dobbiamo fare è … limitare la quantità di petrolio che una qualsiasi azienda può controllare sul mercato dei futures petroliferi. La funzione di questi speculatori non è usare il petrolio, ma di realizzare profitti dalla speculazione, alzare i prezzi e vendere.” (1) Mentre sparge la voce di voler cercare di colmare le lacune, il presidente della CFTC Gary Gensler deve ancora farlo. In particolare, Gensler è un ex dirigente di, avete indovinato, Goldman Sachs. L’azione della CFTC rimane ineffettiva.
Il ruolo delle banche principali con le major del petrolio, come BP, nella manipolazione di una nuova bolla del prezzo del petrolio dallo scorso autunno, distaccata dalla realtà fisica dei calcoli sulla domanda-offerta di barili di petrolio reali, viene notato da un certo numero di fonti.

Un ‘casinò…’
Le stime attuali affermano che gli speculatori, cioè i trader dei future come le banche e gli hedge funds, che non hanno alcuna intenzione di occuparsene fisicamente ma solo di ricavarne un profitto di carta, oggi controllano l’80 per cento del mercato energetico dei futures, in crescita del 30 per cento, rispetto a dieci anni fa. Il presidente della CFTC Gary Gensler, forse per mantenere una patina di credibilità, mentre la sua agenzia ignora il mandato legale del Congresso, ha dichiarato l’anno scorso, in riferimento ai mercati del petrolio, che “ingenti afflussi di denaro speculativo creano una profezia che si autoavvera, facendo lievitare i prezzi delle materie prime.” (2) Ai primi di marzo, il ministro del petrolio kuwaitiano Hani Hussein ha detto in un’intervista trasmessa dalla televisione di stato, “Sotto la teoria dell’offerta e della domanda, i prezzi del petrolio oggi non sono giustificabili.” (3)
Michael Greenberger, professore presso l’Università del Maryland School of Law ed ex-dirigente della CFTC, che aveva cercato di attirare la pubblica attenzione sulle conseguenze delle decisioni del governo statunitense nel consentire la speculazione sfrenata e la manipolazione dei prezzi dell’energia a grandi banche e ai fondi, ha recentemente osservato, “Ci sono 50 studi che dimostrano che la speculazione aggiunge un premio incredibile al prezzo del petrolio, ma in qualche modo non viene percepita dalla saggezza convenzionale”. “Una volta che avete il mercato dominato da speculatori, ciò che veramente avrete sarà un casinò per giochi d’azzardo.” (4)
Il risultato di una regolamentazione permissiva del governo degli Stati Uniti, dei mercati del petrolio, ha creato le condizioni ideali in cui una manciata di banche e istituzioni finanziarie strategiche, le stesse che in modo interessato dominano il commercio mondiale dei derivati del petrolio, e le stesse che possiedono le azioni dell’importante borsa del petrolio a Londra, ICE Futures, sono in grado di manipolare le enormi oscillazioni a breve termine del prezzo che paghiamo per il petrolio, la benzina o innumerevoli altri prodotti petroliferi.
Siamo nel mezzo di una di quelle oscillazioni ora, aggravata dalla minaccia della retorica bellicista israeliana sul programma nucleare iraniano. Lasciatemi affermare categoricamente la mia ferma convinzione che Israele non si impegnerà in una guerra diretta contro l’Iran, e la medesima volontà di Washington. Ma l’effetto della retorica bellicista è creare lo scenario ideale per un massiccio picco speculativo sul petrolio. Alcuni analisti parlano di petrolio a 150 dollari entro l’estate.
Hillary Clinton ha appena assicurato che il prezzo del petrolio continuerà a fluttuare alto per mesi, per i timori di una guerra con l’Iran, fornendo un nuovo ultimatum all’Iran sulla questione nucleare nei colloqui con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, “entro la fine dell’anno, altrimenti…” (5)
Curiosamente, uno dei piloti reali della bolla attuale del prezzo del petrolio è l’amministrazione Obama, che ha recentemente imposto sanzioni economiche sulle transazioni petrolifere della Banca centrale dell’Iran. Facendo pressione su Giappone, Corea del Sud e UE per non importare petrolio iraniano o affrontare azioni punitive, Washington chiaramente costringe a un calo enorme del petrolio dall’Iran sul mercato mondiale, nelle ultime settimane, dando una turbospinta ai giochi sui derivati petroliferi di Wall Street. Recentemente sul Financial Times di Londra, Ian Bremmer e David Gordon del gruppo Eurasia hanno scritto: “…sottrarre troppo petrolio iraniano dalle forniture energetiche mondiali, potrebbe causare un picco del prezzo del petrolio che fermerebbe la ripresa anche se producesse qualche danno finanziario all’Iran. Forse per la prima volta, le sanzioni hanno il potenziale di avere ‘troppo successo’, danneggiando i sanzionatori tanto quanto il sanzionato“.
L’Iran spedisce da 300.000 a 400.000 barili al giorno in meno ai consueti 2,5 milioni di barili al giorno, secondo Bloomberg. La scorsa settimana, l’US Energy Information Administration ha detto in un rapporto che gran parte del petrolio iraniano non viene esportato, perché gli assicuratori non emettono le polizze per la spedizione. (6)
La questione della speculazione non regolamentata e sfrenata sui derivati del petrolio di una manciata di grandi banche, non è un problema nuovo. Nel luglio 2006 la sottocommissione permanente del Senato USA sulle indagini in relazione a “Il ruolo della speculazione nel mercato del petrolio e dei prezzi del gas“, ha osservato, “… ci sono prove sostanziali a sostegno della conclusione che la grande quantità di speculazioni nel mercato attuale, ha notevolmente aumentato i prezzi.”
Il rapporto ha sottolineato che la Commodity Futures Trading Commission Trading aveva il mandato dal Congresso per garantire che i prezzi sul mercato dei futures riflettesse le leggi della domanda e dell’offerta, piuttosto che le pratiche manipolative o le speculazioni eccessive. Il US Commodity Exchange Act (CEA) afferma: “la speculazione eccessiva di una merce qualsiasi, nel quadro dei contratti di vendita di tali merci per consegne future. … provoca fluttuazioni improvvise o irragionevoli o cambiamenti ingiustificati del prezzo della tale merce, è un onere eccessivo e inutile per il commercio interstatale delle materie prime di tale genere.” Inoltre, il CEA impone alla CFTC di stabilire tali limiti operativi “mentre la Commissione ritiene necessario diminuire, eliminare o impedire tale onere.” (7)
Dov’è la CFTC, ora che abbiamo bisogno di tali limiti? Come ha giustamente rilevato dal senatore Sanders, la CFTC sembra ignorare la legge a vantaggio della Goldman Sachs e degli amici di Wall Street, che dominano il commercio dei futures sul petrolio.
Nel momento in cui diventa chiaro che l’amministrazione Obama ha agito per evitare la guerra con l’Iran, aprendo vari canali diplomatici secondari, e che Netanyahu sta semplicemente cercando di utilizzare le minacce di guerra per migliorare la sua posizione tattica nelle trattative con un’amministrazione Obama che disprezza, il prezzo del petrolio è destinato a cadere come un sasso in pochi giorni. Fino ad allora, i principali addetti ai lavori sui derivati del petrolio se la ridono lungo tutta la strada per la banca. L’effetto dei prezzi del petrolio sulla fragile crescita economica mondiale, soprattutto in paesi come la Cina, è anche assai negativo.

Note:
1 Morgan Korn, Oil Speculators Must Be Stopped and the CFTC “Needs to Obey the Law”: Sen. Bernie Sanders, Daily Ticker, 7 marzo 2012
2 Ibid.
3 UpstreamOnline, Kuwait’s oil minister believes current world oil prices are not justified, adding that the Gulf state’s current production rate will not affect its level of strategic reserves, 12 marzo 2012
4 Peter S. Goodman, Behind Gas Price Increases, Obama’s Failure To Crack Down On Speculators, The Huffington Post, 15 marzo 2012
5 Tom Parfitt, US ‘tells Russia to warn Iran of last chance’, The Telegraph, 14 marzo 2012
6 Steve Levine, Obama administration brushes off oil price impact of Iran sanctions, Foreign Policy, 8 marzo 2012
7 F. William Engdahl, ‘Perhaps 60% of today’s oil price is pure speculation’, Global Research, 2 maggio 2008

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA coprono goffamente le tracce della loro sedizione in Russia

I propagandisti di Wall Street si attivano a coprire i legami degli USA con i manifestanti russi
Tony Cartalucci - Landdestroyer

11 dicembre 2011 – Mentre le prove cominciano a uscire, puntando il dito accusatore contro i sempre più illegittimi occupanti finanziario-corporativi dei governi dell’Occidente, che hanno costruito i movimenti di opposizione russi e sono dietro i continui disordini che ora riempiono le strade della Russia, i media corporativi hanno già iniziato a riscrivere gli avvenimenti mentre si svolgono.

Foto: Wall Street e la macchina mediatica di Londra sostengono che le proteste in Russia sono “senza leader” e non sono organizzate da movimenti di opposizione politica – anche se intervista gli organizzatori della protesta, come il leader dell’opposizione nella foto, Boris Nemtsov, ripreso mentre costruisce una apparentemente “spontanea” protesta, con una troupe di leader di ONG e partiti di opposizione finanziati dalla NED degli USA, che tifano per quello che è chiaramente un’altra rivoluzione colorata finanziata dall’occidente.

Uno straordinario pezzo del revisionismo negli eventi, è intitolato “Mosca brucia mentre le protesta per le elezione si diffondono“, cercando disperatamente di dipingere le proteste come “senza guida“, anche se lo stesso articolo intervista degli “organizzatori“. Citando degli anonimi e molto probabilmente inesistenti manifestanti, l’articolo presente sul Sydney Morning Herald insiste sulle affermazioni dei manifestanti: “Sono venuto da solo. L’ho saputo sul web.” Ma l’articolo poi afferma (enfasi aggiunta), “e ieri sera, grazie al web, gli organizzatori si aspettavano più di 30.000 persone a manifestare contro quello che considerano i risultati truccati delle elezioni di domenica scorsa, perché è così che molti si sono iscritti in una lista di adesione su Facebook.”
Mentre l’articolo sostiene che nessun partito politico ha reclutato i manifestanti, precedenti servizi dei media occidentali contraddicono tutto ciò, come il Telegraph di Londra che riproduce un post del blog del leader dell’opposizione, finanziato dalla statunitense NED, Boris Nemtsov, che dichiarava prima delle proteste del 10 dicembre: “Parlo dei picchetti a Petrovka 38 (la principale stazione di polizia) e al Simferopol Boulevard, dove i fermati sono detenuti, e di altre azioni ancora. Iniziamo da oggi. Prenderò parte a tutto ciò io stesso. Sabato, 10 dicembre, un incontro generale si terrà a Piazza della Rivoluzione (a Mosca) alle due, per protestare contro queste elezioni false.
Il Daily Mail ha inoltre riferito, “e l’organizzatore del raduno di Mosca, il politico dell’opposizione Vladimir Ryzhkov, ha annunciato che ci sarà un’altra protesta il 24 dicembre che, dice, sarà due volte più grande“, e RIA Novosti riferisce “su un palcoscenico blasonato con il logo “Power Return to the People” degli esponenti dell’opposizione più noti della Russia, dai leader culturali come Navalny e al critico musicale dell’opposizione Artèmij Troitsky, ai politici dell’opposizione Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov e il giovane leader di Solidarnost, Ilija Jashin, si rivolgono a una folla saltellante“.

Immagini: il leader del movimento dell’opposizione Vladimir Ryzhkov non è solo un beneficiario dei finanziamenti statunitensi, ma è lui stesso un tesserato del Movimento Mondiale per la democrazia (WMD) della NED statunitense. La pagina “Chi siamo” di WMD indica chiaramente che il gruppo è una filiale del National Endowment for Democracy finanziato dal Dipartimento di Stato.

Va notato che il consigliere politico di Boris Nemtsov, Vladimir Kara-Murza, è anche membro “attivista” del gruppo di Ilija Jahsin, Solidarnost, e un partecipante di un recente seminario, finanziato dal NED, dal titolo “Elezioni in Russia: sondaggi e prospettive“. Il gruppo Solidarnost di Ilija Jahsin appoggia la campagna “Strategia 31” finanziata dal NED degli USA, in tandem con il Gruppo Helsinki di Mosca, una ONG finanziata da NED, Ford Foundation, USAID e Open Society di Soros. Da segnalare anche i legami di Alex Navalny con la National Endowment for Democracy, come anche che egli è uno dei co-fondatori di DA! (Democratic Alternative), un movimento attivista finanziato dal NED, come afferma il suo curriculum su Yale World Fellows.

Immagine: Una schermata dal “Gruppo Helsinki di Mosca” chiaramente  sovvenzionato da proventi dall’estero. Il significato di questo gruppo e delle sue proteste, indicano niente meno il finanziamento estero della sedizione dispiegantesi nelle strade della Russia.

Quasi senza guida, appena disorganizzata, quasi anche indigena, la presenza di gruppi e leader dell’opposizione, così come appelli per proteste future già fatte da agenti come Vladimir Ryzhkov e il suo partner Boris Nemtsov, membro del comitato direttivo del Wold Democracy Mouvement finanziato dal NED degli Stati Uniti, getta dubbi molto gravi non solo sulle indicazioni senza senso del Sydney Morning Herald sulla natura spontanea della protesta e la sua legittimità, ma sull’integrità giornalistica dell’Herald stessa, adattandosi a trovare tali assurdità per la stampa. Alla fine dell’articolo, l’Herald scrive “Washington Post“, un nome già sinonimo di propaganda e di interessi compromessi impigliati con all’agenda delle élite corporative-finanziarie di Wall Street e Londra.
E anche se il tentativo del Sydney Morning Herald e Washington Post di rappresentare le proteste russe come spontanee, rivolte apolitiche contro i brogli elettorali “dichiarati” da Golos, finanziato da USAID e NED statunitensi, un’agenzia di monitoraggio elettorale che è stata presa mentre inviava e-mail al suo sponsor statunitense, cospirando contro leadership della Russia, la vera leadership centralizzata di queste proteste dalla chiara motivazione politica, ha già fatto appello a un altro giro di disordini per il 24 dicembre. Non solo le proteste e le loro illegittime leadership sono finanziate dagli USA, ma distorcono spudoratamente la percezione pubblica facendole vedere come qualsiasi cosa, tranne che come sedizione finanziata dall’estero, i media copeorativi hanno ancora una volta ingannato il pubblico cercando di adempiere all’agenda-guida corporativo-finanziera di Wall Street e di Londra.

Immagine: Uno screenshot dal sito web dell’US National Endowment for Democracy (NED) che indica i suoi finanziamenti all’agenzia “indipendenti” di monitoraggio del voto Golos. Anche l’USAID finanzia Golos fondi. Le accuse urlate da Golos di brogli elettorali, sono state citate come giustificazione retorica per la troupe dei gruppi di opposizione finanziati dalla NED, per convergere sulle strade della Russia.

Guardatevi da questi revisionisti e dalle sempre più infondate, e anche ridicole piatte affermazioni fatte dai media. Fare i nomi, seguire le affiliazioni, le organizzazioni di ricerca, cliccare su “Chi siamo”, seguire i soldi, e scoprire la verità che i media aziendale volontariamente nascondono al pubblico. Esporre sia questa doppia agenda perseguita in Russia, così come i bugiardi malafede, che viene spacciata in tutti i media occidentali. E soprattutto, boicottare e sostituire gli interessi corporativi di questa agenda, per cominciare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BOMBA: Gli USA invischiati nelle elezioni russe!

Putin paragona le ONG finanziate dagli Stati Uniti a Giuda Iscariota
Tony Cartalucci, Global Research, 6 Dicembre 2011 
Landdestroyer – 05-12-2011

4 Dicembre 2011 – Che cosa direbbero gli statunitensi, trovassero i loro seggi elettorali e certi partiti politici completamente infiltrati dal denaro cinese, da osservatori cinesi e da candidati dei cinesi che promuovono gli interessi della Cina, nelle elezioni statunitensi? La risposta varia dall’incarcerazione a processi con accuse che vanno dalla truffa, alla sedizione e al tradimento, anche con pene che vanno da decenni in carcere all’ergastolo, e forse anche alla pina di morte, così come una possibile azione militare per ciò che potrebbe facilmente essere considerato un atto di guerra.
Infatti, il tentativo di sovversione di una nazione straniera e/o ingerenza nelle sue elezioni sono atti di guerra, un atto di guerra del governo degli Stati Uniti attraverso le sue varie “organizzazioni non governative” (ONG) sono stati commessi per decenni nel mondo. In effetti, la stessa “Primavera araba” è una conflagrazione geopolitica innescata da questa vasta rete di organizzazioni non governative filo-occidentali.
Il New York Times nel suo articolo, “Gruppi degli Stati Uniti aiutano a sostenere le rivolte arabe“, dichiara chiaramente quanto riferisce, “un certo numero di gruppi e individui direttamente coinvolti nelle rivolte e nelle riforme radicali della regione, incluso il movimento dei Giovani del 6 aprile in Egitto, il Centro per i diritti umani del Bahrain e i militanti di base come Entsar Qadhi, un giovane leader nello Yemen, hanno ricevuto addestramento e finanziamento da gruppi come l’International Republican Institute, il National Democratic Institute e la Freedom House, una organizzazione senza scopo di lucro sui diritti umani di Washington.
Il Times continuava spiegando, “gli istituti repubblicani e democratici sono liberamente affiliati ai partiti repubblicano e democratico. Sono stati creati dal Congresso e sono finanziati attraverso il National Endowment for Democracy, che è stato istituito nel 1983 per canalizzare le borse di studio per la promozione della democrazia nelle nazioni in via di sviluppo. Anche il National Endowment riceve circa 100 milioni di dollari US l’anno dal Congresso. La Freedom House ottiene la maggior parte dei suoi fondi dal governo statunintense, in particolare dal Dipartimento di Stato“.
Queste stesse ONG hanno anche recentemente svolto un ruolo centrale in Myanmar, bloccando la costruzione di una mega-diga che avrebbe avviato lo sviluppo delle zone rurali del paese, fornito energia elettrica per l’esportazione e l’uso domestico e contribuito a irrigare i terreni agricoli circostanti. Queste ONG stanno attualmente creando un divario sociale in Thailandia per sovvertire un anno istituzione politica indipendente vecchia  di 800 anni, che ha resistito per secoli all’invasione occidentale. Vi sono anche prove documentate che queste ONG tentano di destabilizzare il governo della Malesia e di reinstallare di nuovo al potere il servitore del FMI Anwar Ibrahim.
Nel vicino e alleato della Russia, la Bielorussia, questa rete di ONG finanziate dagli USA ha tentato di iniziare una “Primavera bielorussa” per rovesciare il leader Aleksandr Lukashenko, che si è fermamente opposto all’insinuarsi della NATO verso le frontiere sue e della Russia. E ora la stessa Russia ha appena sradicato un complotto di queste stesse ONG insinuantesi dentro e intorno alle istituzioni politiche della nazione, nel tentativo di sovvertirle e sostituirle.

La lunga lotta della Russia contro la sovversione finanziata dagli Stati Uniti.
Questa non è la prima volta che la Russia ha affrontato questa insidiosa infiltrazione dall’estero. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, si procedette a una libertà senza legge, dove gli stranieri iniziarono a infilarsi nel tentativo di creare il proprio ordine dal caos. Alla guida di questa carica vi era il miliardario oligarca Mikhail Khodorkovsky, che creò la “Fondazione Open Russian” e che aveva anche i finanzieri elitari corporativi occidentali Jacob Rothschild e Henry Kissinger seduti nel suo consiglio di amministrazione. In uno scenario ormai a tutti troppo familiare, Khodorkovsky e le sue reti di ONG dai finanziamenti stranieri, hanno tentato di consolidare e trasferire la ricchezza e il potere della Russia, e il destino del suo popolo, nelle mani della “corporatatorship” globale di Wall Street e di Londra.

Khodorkovsky, al sicuro dietro le sbarre. In Russia, i bankster mafiosi di Wall Street e di Londra vanno in prigione.

La Russia, tuttavia, non era del tutto indifesa. In una reazione devastante, Khodorkovsky è stato gettato in una prigione siberiana, dove rimane fino ad oggi, mentre gli altri oligarchi che servono gli interessi occidentali si sono sparsi come scarafaggi tornandosene a Londra e a New York. In un vuoto tentativo di ritrarre gli sforzi della Russia per preservare la sua sovranità nazionale, come “violazioni dei diritti umani,” Wall Street e Londra hanno assemblato una difesa legale guidata dall’avvocato globalista Robert Amsterdam, che pur rappresentando Khodorkovsky, difende anche un altro perdente del gioco di Wall Street nel collocare i suoi burattini in posizioni di potere in tutto il mondo, Thaksin Shinawatra in Thailandia.
Più di recente, mentre si avvicinano le elezioni in Russia, AFP ha affermato che le ONG, come Golos’ e Times New’slon.ru finanziate dal NED degli Stati Uniti, che presentano regolarmente gli articoli del detenuto di cui sopra, Khodorkovsky, sono state attaccate in modo da impedire la diffusione delle “frode elettorale massiccia“. Perché i gruppi di opposizione e le ONG finanziate dall’estero hanno interesse diretto nell’impedire che il partito Russia Unita di Putin ottenga una vittoria netta alle urne, dovendo credere soprattutto alla rivelazione della “frode elettorale massiccia“, non è mai spiegato da AFP.
Il sito ufficiale del NED elenca un numero incredibile di ONG impiccione che svolgono attività in tutta la Federazione russa, e che nessun statunitense sano di mente avrebbe permesso sul proprio suolo. Golos’ è solo una delle numerose ONG finanziate dal governo degli Stati Uniti, sotto la supervisione dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Russia, e utilizzata per interferire negli affari interni della loro nazione sovrana.
AFP ha riferito, “il primo ministro Vladimir Putin, il cui partito Russia Unita ha vinto nei sondaggi di domenica, ma con una maggioranza ridotta, ha denunciato le organizzazioni non governative come Golos, accostandole a Giuda, il discepolo che tradì Gesù“. E infatti, Golos’ certamente tradisce il popolo russo prendendo soldi stranieri e perseguendo un’agenda straniera, mascherata da crociata “pro-democrazia“.
Le attività di Golos’, che ricalcano quelle della primavera araba progettata dagli USA, comprendono il sito della “Mappa delle violazioni” online, i cui dettagli “affermano” la frode in tutta la Russia, nel tentativo di minare la legittimità di Putin e del suo partito nelle prossime elezioni, che prevedibilmente vincerà facilmente. Lilija Shibanova di Golos’ ha descritto il loro progetto della “Mappa delle violazioni” come un luogo dove le persone possono caricare qualunque informazione o prove di violazioni elettorali. Ciò, essendo lontano da dati di fatto, rispecchia ancora una volta la stessa tattica di manipolazione dell’opinione pubblica nel bel mezzo delle rivolte in tutto il mondo, alimentata dalle  identiche organizzazioni finanziate dall’estero, in cui indicazioni infondate di abuso, violenza e violazioni dei “diritti umani” compongono la totalità delle accuse che vengono poi utilizzate dai governi occidentali per prendere di mira diplomaticamente e militarmente le nazioni da mettere sotto pressione (nel caso della Libia e ora della Siria).
Come in Bielorussia, dove il vicepresidente dalla FIDH finanziata dal NED, e leader dell’anello della sedizione finanziata dall’estero nel paese dell’Europa orientale, fu imprigionato per oltre 4 anni, in Russia, il governo sta indicando apertamente il nemico per nome. Questo è accaduto anche in Malesia, dove il governo dirigente ha eliminato il movimento “Bersih Pulito e Giuste Elezioni” come una cospirazione di aziendal-finanziaria straniera i cui interessi erano volti a destabilizzare il paese e installare un più favorevole regime di procura, guidato dall’agente del FMI Anwar Ibrahim.

La sovversione russa coordinata dall’ambasciatore degli Stati Uniti, Michael McFaul
Russia avrebbe anche saggiamente rivolgere la sua attenzione all’Ambasciata degli Stati Uniti e al recentemente confermato ambasciatore Michael McFaul, che fa parte del consiglio di amministrazione di Freedom House e del National Endowment for Democracy, ora implicato nelle interferenze dirette negli affari sovrani della Russia.


Foto: Michael McFaul, confermato a novembre ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, immediatamente al lavoro, non per rappresentare gli interessi, le aspirazioni e la buona volontà del popolo statunitense, ma per eseguire l’ordine del giorno corporativo-finanziario oligarchico, che a ottobre ha cantato lodi per quanto riguarda il suo background in fatto di agitazioni estere e delle possibilità che la sua presenza in Russia potrebbe produrre. Dovrebbe anche essere notato che McFaul è un Senior Associate del Carnegie Endowment for International Peace, interamente finanziato da società come Fortune 500, Open Society di Soros e da altre fondazioni finanziate da corporations.

Vi è stato l’avvertimento, nell’ottobre 2011, in “Agitator Nominated for Next US “Ambassador” to Russia“, che gli interessi corporativo-finanziari hanno espresso le loro raccomandazioni per McFaul, che:
La Brookings Institution ha recentemente pubblicato una “lettera di raccomandazione” per McFaul, dal titolo “Dare al prossimo ambasciatore in Russia un potente strumento per tutelate i diritti umani.” Fuor di metafora, l’articolo utilizza in malafede il concetto di ” diritti umani” per far leva sugli interessi degli Stati Uniti in Russia. Scritto dall’arci-neo-conservatore Robert Kagan della Brookings e dal presidente di Freedom House David Kramer, il brano inizia da subito invitando il Senato degli Stati Uniti a confermare McFaul.
Kagan e Kramer sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero poi armare McFaul con un disegno di legge per “sanzionare” i funzionari russi accusati di “violazioni dei diritti umani.” A giudicare dalle precedenti relazioni USA-Russia, e in particolare, la trasparente e quasi grottesca crociata di Robert Amsterdam per il suo cliente in carcere, Mikhail Khodorovsky, si può presumere che questi “abusi” si riferiscano all’incarcerazione di operatori politici per gravi attività criminali compiuti per contro degli interessi aziendali-finanziari statunitensi.
Il pezzo della Brookings continua a enumerare i “meriti” di McFaul che includono, la “promozione della democrazia” (leggi: ingerenza extraterritoriale), incontro con i rappresentanti della “società civile” sia in Russia che nelle nazioni limitrofe (leggi: cospirare con le organizzazioni non governative e i leader dell’opposizione politica finanziati dagli USA), oltre ad avere un buon rapporto con gli attivisti dell’opposizione russa che operano a Washington. Brookings rileva in particolare quanto sia importante avere McFaul in Russia, per il fatto di dare la sua “valutazione” delle prossime elezioni russe. Non detto, ma che sicuramente filtrerà dai titoli dei giornali nei prossimi mesi, McFaul farà la “promozione della democrazia” per conto di selezionati partiti di opposizione nel panorama politico della Russia.
Come per togliere ogni dubbio in merito proprio quello che la Brookings intende per “violazioni dei diritti umani“, Kagan e Kramer poi citano il caso del finanziere britannico Sergej Magnitsky di Mangement Hermitage Capital, un’impresa che pur operando principalmente nei mercati russi, ha mantenuto la sua sede nelle Isole Cayman.
Magnitsky è stato arrestato e imprigionato per evasione fiscale e frode fiscale, e sarebbe morto di malattia mentre era in prigione. Gli Stati Uniti e Gran Bretagna prevedibilmente si inventeranno le circostanze della morte di Magnitsky, con la fondazione finanziata dalle aziende Redress (page 28) del Regno Unito, con la presentazione di un “rapporto” all’ONU di in un altro classico esempio di sfruttamento della questione dei “diritti umani” contro una nazione, allo scopo di servire gli interessi occidentali. Questo è solo un assaggio di quello che verrà con McFaul che presiederà la prossima tappa della destabilizzazione globale anglo-statunitense.
Kagan della Brookings e Kramer di Freedom House hanno nominato McFaul con l’intenzione di immischiarsi ulteriormente negli affari sovrani della Russia, così come nella destabilizzazione dei suoi vicini, nel tentativo di coprire il riemergere della Russia come potenza mondiale sovrana, o forse anche nel tentativo di riprodurre un grande strategia della tensione globale, costringendo l’assediato mondo in via di sviluppo a consolidarsi, sotto i sempre più evidenti  attacchi dell’Occidente, solo nell’”unione” per cooptazione ed integrazione all’”ordine internazionale” di Wall Street-Londra, in un secondo momento. In entrambi i casi, McFaul non rappresenta gli ideali, i principi o le leggi del popolo statunitense o la Costituzione degli Stati Uniti, né rappresenta i valori universali del rispetto della sovranità nazionale.
La sua conferma da parte del Senato degli Stati Uniti, indicherà la doppiezza tra il Comitato per le Relazioni Estere del Senato statunitense e un’ulteriore divergenza tra le loro azioni e la volontà e le aspirazioni del popolo statunitense, che li ha eletti. McFaul rappresenta l’elite corporativo-finanziaria e la loro agenda per costruire un “ordine internazionale” (leggi: impero) al costo di altre risorse e vite statunitensi, lasciando una élite immensamente ricco più spadroneggiare su una maggioranza statunitense indigente.
Esponendo sia le vere “credenziali” che le intenzioni di McFaul, così come per chi lavora davvero e perché, e sistematicamente boicottato e sostituendo le mangiatoie  consumistiche che alimentano questa oligarchia corporativo-finanziaria, possiamo  rettificare questa divergenza evidente e in continua espansione, tra ciò che è meglio per l’America e ciò che viene perseguito dall’oligarchia, che vuole il dominio su di noi.
La Russia e un numero crescente di altre nazioni indicano apertamente e controllano gli agenti responsabili della sedizione che operano nel loro paese, inviati e finanziati col denaro dei contribuenti statunitensi. E’ tempo di togliersi il sassolino dalla scarpa, e per il popolo occidentale di controllare i propri governi. Mentre le nazioni prese di mira cominciano a scoprire e incarcerare i membri di questa cospirazione globale, anche l’Occidente deve cominciare a indicare gli spacciatori in malafede di questa agenda, e cioè i consigli di amministrazione e gli amministratori che organizzano questo complotto e riprendersi i fondi utilizzati in questa destabilizzazione globale, e tenerli debitamente responsabili dell’uso del denaro dei contribuenti nel finanziare il caos politico all’estero, mentre il decadimento economico e sociale interno rovina gli statunitensi e gli europei. 

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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