Chi o cosa sono le “Pussy Riot?”

La copertura mediatica occidentale delle “Pussy Riot” peggio della propaganda “sovietica”.
Tony Cartalucci Land Destroyer 6 agosto 2012

Accuratamente descritte come bigotte e teppiste, i tre membri della band musicale conosciuta come “Pussy Riot” sono ora sotto processo per “atti di teppismo motivato da odio religioso”. Ciò dopo aver fatto irruzione in una chiesa a Mosca, disturbando la quiete pubblica, mentre deridevano le credenze dei presenti nel tentativo di protestare contro il presidente russo Vladimir Putin. Se degli skinhead avessero fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente, sicuramente avrebbero già da tempo pagato multe salate e cominciato un lungo periodo di carcerazione per “insulti in pubblico sulla base dell’origine, appartenenza religiosa, razza o origine etnica” (e qui).
L’articolo del Guardian intitolato “Pussy Riot trial ‘worse than Soviet era’“, si svela subito una palese propaganda, descrivendo il tribunale e la bandiera russa come “squallidi” e un cane poliziotto come “in cerca di sangue.” Il giornale britannico tenta di ritrarre la Russia stessa come “fortemente divisa” tra conservatori e liberali, con questi ultimi che combattono contro lo Stato “con ogni mezzo possibile“.
Già il Guardian si mette nei guai – ritraendo la Russia come “divisa”, cosa respinta dalle recenti elezioni che hanno concesso a Vladimir Putin e al suo partito Russia Unita il mandato per la guida del Paese. E se è vero che in realtà, tra l’affluenza alle urne e Putin che raccoglie il sostegno del 63% di quelli che hanno votato (in una elezione con 5 partecipanti), solo il 40% degli elettori totali della Russia registrati ha effettivamente votato per Putin, il suo mandato è ancora più solido di quello del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con il suo 32% in una corsa a due, o la vittoria dello scorso anno, qui in Thailandia, di Yingluck Shinawatra con un tenue 35%, una vittoria salutata dai media occidentali come “travolgente” .


Foto
: Screenshot tratto dal sito del National Endowment for Democracy sui finanziamenti statunitensi per la ONG Golos. Golos” presumibilmente era alla ricerca di “irregolarità elettorali” nelle recenti elezioni russe. Golos e altre ONG e partiti di opposizione appoggiati dagli USA, stanno ora cercando di attivare una “primavera araba” in Russia.

Va inoltre sottolineato che le recenti elezioni in Russia sono state funestate dal monitoraggio dell’ONG “Golos“, nel tentativo di screditare i risultati come fraudolenti. Si sarebbe in seguito rivelato che questa ONG, definita “indipendente” dalla stampa occidentale, era in realtà finanziata e diretta dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy (NED).  Tentativi da parte di Wall Street e di Londra d’inquadrare le elezioni fraudolente, sono volte a porre le basi per una più ampia campagna di destabilizzazione politica, e la campagna per le “Pussy Riot” ne è ormai un elemento chiave.

Un’insipida campagna pubblicitaria per conto del Dipartimento di Stato USA
The Guardian è comunque assolutamente corretto quando chiama il processo alle “Pussy Riot” un “processo show”. Tuttavia, sostiene a torto che la spettacolarità sia opera della Federazione russa. Invece, è una messinscena dei media occidentali e della vasta rete di false ONG del Dipartimento di Stato USA. L’Intero articolo del Guardian è propaganda scritta con tono letterario, piuttosto che giornalismo. Lo stesso articolo cita l’avvocato delle convenute, i cui commenti costituiscono il fondamento stesso del titolo dell’articolo. E mentre il Guardian può depredare con successo le emozioni dei lettori male informati, ignari, ma ben intenzionati, non si lascia sfuggire alcuni indizi che ci dicono chi ci sia realmente dietro lo spettacolo. Secondo il Guardian, la difesa “ha cercato di chiamare 13 testimoni, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navalny.” Navalny, naturalmente, è un vecchio agente che riceve sostegno politico e finanziario dall’occidente, nel tentativo di minare il governo della Russia e riportarla ai tempi in cui Wall Street e Londra la saccheggiavano senza ostacoli, come è successo negli anni ’90.
Alexey Navalny è stato Yale World Fellow, e nel suo profilo si legge: “Navalny è la punta di diamante delle sfide legali per conto dei soci di minoranza nelle grandi società russe, tra cui Gazprom, VTB Bank, Sberbank, Rosneft, Transneft e Surgutneftegaz, attraverso l’Unione degli azionisti di minoranza. Ha costretto con successo le imprese a fornire informazioni ai propri azionisti e ha citato in giudizio singoli manager di diverse grandi aziende, per presunte pratiche di corruzione. Navalny è anche co-fondatore del movimento democratico alternativo ed è stato vice-presidente della sezione moscovita del partito politico Jabloko. Nel 2010, ha lanciato RosPil, un progetto sovvenzionato con una raccolta di fondi pubblici senza precedenti, in Russia. Nel 2011, ha avviato RosYama, che combatte le frodi nel settore delle costruzioni stradali.”
Alternativa democratica, anche scritta DA!, è invece destinataria dei fondi del National Endowment for Democracy, il che significa che Alexey Navalny è un agente della sedizione finanziata dagli USA. E nonostante posi da campione della “trasparenza”, Navalny nasconde volontariamente tutto questo ai suoi seguaci. Lo stesso Dipartimento di Stato USA lo indica come operativo dei “movimenti giovanili” in Russia: “DA!: Marija Gajdar, figlia dell’ex primo ministro Egor Gajdar, guida DA! (Alternativa Democratica) Lei è un’ardente promotrice della democrazia, ma realista, per gli ostacoli che incontra. Gajdar ha detto che DA! è focalizzata sull’attività non-partigiana volta a sensibilizzare il mondo politico. Ha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for Democracy, un fatto che non pubblicizza per timore di apparire compromessa con una connessione statunitense”.
Navalny è coinvolto direttamente nella fondazione del movimento finanziato dal governo degli Stati Uniti, e ad oggi sono le stesse persone che finanziano DA! che lo difendono su tutti i media occidentali. La menzione della co-fondatrice Marija Gajdar rivela anche come lei abbia collaborato a lungo e, occasionalmente, sia stata arrestata con Ilija Jashin, un altro leader di un gruppo “attivista” d’opposizione russo finanziato dal NED.
Se la difesa delle “Pussy Riot” chiama un noto agente degli interessi occidentali come “testimone”, ci si chiede in quale contesto e in che misura Navalny, e di conseguenza, la National Endowment for Democracy, sia impegnato con le imputate. Navalny ammette che “conosce” una dei membri della band, ma non è in realtà un “testimone”, ma piuttosto avrebbe testimoniato al fine di “difendere la legge e la giustizia.” Appare quindi chiaro che i tentativi della difesa di includerlo nel processo siano politicamente motivati, non avendo nulla a che fare con la legge o la giustizia, e servendo semplicemente come mezzo per collegare le “Pussy Riot” all’opposizione sovversiva del Dipartimento di Stato USA, molti dei cui leader sono stati colti entrare nell’ambasciata statunitense a Mosca, all’inizio di quest’anno.
Inoltre, Oksana Chelysheva, membro del consiglio del Forum Civico russo-finlandese e membro del comitato direttivo del NED, il FIDH finanziato dall’Open Society del criminale riconosciuto George Soros, l’Open Society, la Ford Foundation, la Defenders Front Line finanziata dal Sigrid Rausing Trust e il Forum della società civile UE-Russia affiliato ad Amnesty International, a sua volta diretta dal Dipartimento di Stato USA, dirigono la campagna di sostegno alle “Pussy Riot“.

Foto: la campagna di supporto alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Russian-Chechen Friendship Society“, una stanza di compensazione per la propaganda terroristica cecena, finanziata dal Dipartimento di Stato USA. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato dal Dipartimento di Stato USA, e appoggiate dai media occidentali, le teppiste anti-establishment “punk rockers” ora sotto processo a Mosca, dispongono di un supporto decisamente “di regime“. (Cliccare sulle immagini per ingrandire).

Chelysheva era anche “Vicedirettore esecutivo” della Società per l’amicizia russo-cecena, interamente finanziata dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy. La “Società per l’amicizia” era essenzialmente una facciata per le pubbliche relazioni dei terroristi ceceni filo al-Qaida che devastano la regione caucasica della Russia, offrendo un nuovo esempio rilevante di come gli Stati Uniti, la NATO e gli Stati del Golfo sostengono apertamente gruppi di terroristi simili a quelli che ora devastano la Siria. La “Società per l’amicizia” svolge una funzione simile a quella dell’ormai screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani“.
Mentre non si sa, finora, se i membri delle “Pussy Riot” siano stati contattati da uno di questi gruppi, o dal Dipartimento di Stato o da sue controllate, per svolgere il loro vandalismo, è chiaro che questi gruppi e lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, hanno trasformato un’altrimenti stupida violazione della quiete pubblica e dei diritti dei praticanti una fede ad andare in Chiesa senza subire le molestie, in un punto di leva politica contro la Russia.
Aiutando ad abbassare la leva politica, arnesi della propaganda come il Guardian raffigurano il processo come il caso di un gruppo di opposizione liberale russo che lotta contro il ritorno al sistema giudiziario dell’Unione Sovietica. In realtà, è un altra produzione Wall Street-Londra, in linea con il movimento Otpor finanziato dagli USA, alla frode Kony 2012 e alla “primavera araba” ideata dagli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’enorme balzo dei prezzi del petrolio? “Peak Oil” o speculazione di Wall Street?

F. William Engdahl, Global Research, 16 marzo 2012

Da ottobre dello scorso anno, il prezzo del petrolio greggio sui mercati mondiali dei futures è esploso. Persone diverse danno diverse spiegazioni. La più comune è la convinzione dei mercati finanziari che una guerra tra Israele e l’Iran o gli Stati Uniti e Iran, o tutti e tre, sia imminente. Un altro campo sostiene che il prezzo sta salendo inevitabilmente perché il mondo ha superato quella che chiamano “Peak Oil”, il punto di una immaginaria curva gaussiana a campana (vedi grafico sopra) in cui la metà di tutte le riserve mondiali accertate di petrolio si sarebbero esaurite e la restante quantità di petrolio diminuirà a ritmo accelerato, con il prezzo che aumenta.
Le spiegazioni sia del pericolo di guerra che del picco del petrolio sono senza fondamenta. Dopo il balzo astronomico dei prezzi nell’estate del 2008, quando il petrolio nei mercati dei futures brevemente raggiunse i 147 dollari al barile, il petrolio oggi aumenta di prezzo a causa della pressione speculativa sui mercati dei fondi speculativi petroliferi a termine e delle grandi banche come Citigroup, JP Morgan Chase e più in particolare, Goldman Sachs, la banca onnipresente quando vi sono parecchi soldi in palio da avere con un piccolo sforzo, scommettendo sul sicuro. Strappano generosi aiuti dall’agenzia del governo degli Stati Uniti preposta alla regolamentazione dei derivati finanziari, la Commodity Futures Trading Corporation (CFTC).

Fonte: oilnergy.com

Dall’inizio dell’ottobre 2011, circa sei mesi fa, il prezzo del Brent Crude Oil Futures sulla borsa ICE Futures è passato da poco meno i 100 dollari al barile a oltre 126 dollari al barile, con un aumento di oltre il 25%. Nel 2009 il petrolio era a 30 dollari.
Eppure, la domanda di greggio a livello mondiale non aumentava, ma diminuiva nello stesso periodo. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) riporta che l’offerta mondiale di petrolio è aumentata di 1,3 milioni di barili al giorno negli ultimi tre mesi del 2011, mentre la domanda mondiale è aumentata di poco più di metà durante quello stesso periodo. La benzina era diminuita negli Stati Uniti dell’8%, in Europa del 22% e persino in Cina. La recessione in gran parte dell’Unione europea, l’aggravarsi della recessione/depressione negli Stati Uniti e il rallentamento del Giappone hanno ridotto la domanda globale di petrolio, mentre nuove scoperte si hanno ogni giorno, e paesi come l’Iraq aumentano la produzione dopo anni di guerra. Un breve picco degli acquisti di petrolio della Cina, a gennaio e febbraio, aveva a che fare con una decisione dello scorso dicembre, volta a costituire una sua Riserva Strategica di Petrolio, e dovrebbe tornare ai livelli d’importazione più normali entro la fine di questo mese.
Perché allora il picco vertiginoso del prezzo del petrolio?

Giocando con il ‘petrolio di carta’
Un breve sguardo a come oggi il “petrolio di carta” operi sui mercati è utile. Da quando la Goldman Sachs ha comprato la J. Aron & Co., un operatore in materie prime negli anni ’80, il commercio di petrolio greggio è passato dal campo degli acquirenti e venditori di spot o petrolio fisico, a un mercato dove la speculazione non regolamentata in futures del petrolio, le scommesse sul prezzo del greggio in una determinata data futura, di solito a 30 o 60 o 90 giorni, e un’irreale domanda di petrolio fisico, determinano i prezzi del petrolio ogni giorno.
Negli ultimi anni, un Congresso degli Stati Uniti amichevole verso Wall Street (e da Wall Street finanziato) ha approvato diverse leggi per aiutare le banche  interessate ai futures commerciali del petrolio, tra le quali una che ha permesso alla bancarottiera Enron di uscirsene, grazie allo schema finanziario Ponzi, con un valore miliardi nel 2001, prima che andasse in bancarotta.
Il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (CFMA) è stato redatto da un tizio che oggi è il Segretario al Tesoro del Presidente Obama, Tim Geithner. Il CFMA in effetti ha dato troppo peso alla libera negoziazione dei derivati dei futures energetici (degli istituti finanziari), in assenza di una qualsiasi supervisione dal governo degli Stati Uniti, a seguito della pressione della lobbying finanziariamente influente delle banche di Wall Street. Petrolio e altri prodotti energetici erano esenti grazie a quello che veniva chiamato “cavillo Enron”.
Nel 2008 nel corso dell’indignazione popolare contro le banche di Wall Street per aver causato la crisi finanziaria, il Congresso aveva finalmente approvato una legge sul veto del presidente George Bush per “chiudere la falla Enron“. E a partire da gennaio 2011, sotto il Dodd-Frank Wall Street Reform Act, la CFTC ebbe il potere di imporre dei massimali sul traffico di titoli sul petrolio, a partire dal gennaio 2011.
Curiosamente, questi limiti non sono ancora stati attuati dalla CFTC. In una recente intervista, il Senatore Bernie Sanders del Vermont, ha dichiarato che la CFTC non “ha la volontà” di mettere in atto questi limiti e “deve obbedire alla legge.” E aggiungeva: “Quello che dobbiamo fare è … limitare la quantità di petrolio che una qualsiasi azienda può controllare sul mercato dei futures petroliferi. La funzione di questi speculatori non è usare il petrolio, ma di realizzare profitti dalla speculazione, alzare i prezzi e vendere.” (1) Mentre sparge la voce di voler cercare di colmare le lacune, il presidente della CFTC Gary Gensler deve ancora farlo. In particolare, Gensler è un ex dirigente di, avete indovinato, Goldman Sachs. L’azione della CFTC rimane ineffettiva.
Il ruolo delle banche principali con le major del petrolio, come BP, nella manipolazione di una nuova bolla del prezzo del petrolio dallo scorso autunno, distaccata dalla realtà fisica dei calcoli sulla domanda-offerta di barili di petrolio reali, viene notato da un certo numero di fonti.

Un ‘casinò…’
Le stime attuali affermano che gli speculatori, cioè i trader dei future come le banche e gli hedge funds, che non hanno alcuna intenzione di occuparsene fisicamente ma solo di ricavarne un profitto di carta, oggi controllano l’80 per cento del mercato energetico dei futures, in crescita del 30 per cento, rispetto a dieci anni fa. Il presidente della CFTC Gary Gensler, forse per mantenere una patina di credibilità, mentre la sua agenzia ignora il mandato legale del Congresso, ha dichiarato l’anno scorso, in riferimento ai mercati del petrolio, che “ingenti afflussi di denaro speculativo creano una profezia che si autoavvera, facendo lievitare i prezzi delle materie prime.” (2) Ai primi di marzo, il ministro del petrolio kuwaitiano Hani Hussein ha detto in un’intervista trasmessa dalla televisione di stato, “Sotto la teoria dell’offerta e della domanda, i prezzi del petrolio oggi non sono giustificabili.” (3)
Michael Greenberger, professore presso l’Università del Maryland School of Law ed ex-dirigente della CFTC, che aveva cercato di attirare la pubblica attenzione sulle conseguenze delle decisioni del governo statunitense nel consentire la speculazione sfrenata e la manipolazione dei prezzi dell’energia a grandi banche e ai fondi, ha recentemente osservato, “Ci sono 50 studi che dimostrano che la speculazione aggiunge un premio incredibile al prezzo del petrolio, ma in qualche modo non viene percepita dalla saggezza convenzionale”. “Una volta che avete il mercato dominato da speculatori, ciò che veramente avrete sarà un casinò per giochi d’azzardo.” (4)
Il risultato di una regolamentazione permissiva del governo degli Stati Uniti, dei mercati del petrolio, ha creato le condizioni ideali in cui una manciata di banche e istituzioni finanziarie strategiche, le stesse che in modo interessato dominano il commercio mondiale dei derivati del petrolio, e le stesse che possiedono le azioni dell’importante borsa del petrolio a Londra, ICE Futures, sono in grado di manipolare le enormi oscillazioni a breve termine del prezzo che paghiamo per il petrolio, la benzina o innumerevoli altri prodotti petroliferi.
Siamo nel mezzo di una di quelle oscillazioni ora, aggravata dalla minaccia della retorica bellicista israeliana sul programma nucleare iraniano. Lasciatemi affermare categoricamente la mia ferma convinzione che Israele non si impegnerà in una guerra diretta contro l’Iran, e la medesima volontà di Washington. Ma l’effetto della retorica bellicista è creare lo scenario ideale per un massiccio picco speculativo sul petrolio. Alcuni analisti parlano di petrolio a 150 dollari entro l’estate.
Hillary Clinton ha appena assicurato che il prezzo del petrolio continuerà a fluttuare alto per mesi, per i timori di una guerra con l’Iran, fornendo un nuovo ultimatum all’Iran sulla questione nucleare nei colloqui con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, “entro la fine dell’anno, altrimenti…” (5)
Curiosamente, uno dei piloti reali della bolla attuale del prezzo del petrolio è l’amministrazione Obama, che ha recentemente imposto sanzioni economiche sulle transazioni petrolifere della Banca centrale dell’Iran. Facendo pressione su Giappone, Corea del Sud e UE per non importare petrolio iraniano o affrontare azioni punitive, Washington chiaramente costringe a un calo enorme del petrolio dall’Iran sul mercato mondiale, nelle ultime settimane, dando una turbospinta ai giochi sui derivati petroliferi di Wall Street. Recentemente sul Financial Times di Londra, Ian Bremmer e David Gordon del gruppo Eurasia hanno scritto: “…sottrarre troppo petrolio iraniano dalle forniture energetiche mondiali, potrebbe causare un picco del prezzo del petrolio che fermerebbe la ripresa anche se producesse qualche danno finanziario all’Iran. Forse per la prima volta, le sanzioni hanno il potenziale di avere ‘troppo successo’, danneggiando i sanzionatori tanto quanto il sanzionato“.
L’Iran spedisce da 300.000 a 400.000 barili al giorno in meno ai consueti 2,5 milioni di barili al giorno, secondo Bloomberg. La scorsa settimana, l’US Energy Information Administration ha detto in un rapporto che gran parte del petrolio iraniano non viene esportato, perché gli assicuratori non emettono le polizze per la spedizione. (6)
La questione della speculazione non regolamentata e sfrenata sui derivati del petrolio di una manciata di grandi banche, non è un problema nuovo. Nel luglio 2006 la sottocommissione permanente del Senato USA sulle indagini in relazione a “Il ruolo della speculazione nel mercato del petrolio e dei prezzi del gas“, ha osservato, “… ci sono prove sostanziali a sostegno della conclusione che la grande quantità di speculazioni nel mercato attuale, ha notevolmente aumentato i prezzi.”
Il rapporto ha sottolineato che la Commodity Futures Trading Commission Trading aveva il mandato dal Congresso per garantire che i prezzi sul mercato dei futures riflettesse le leggi della domanda e dell’offerta, piuttosto che le pratiche manipolative o le speculazioni eccessive. Il US Commodity Exchange Act (CEA) afferma: “la speculazione eccessiva di una merce qualsiasi, nel quadro dei contratti di vendita di tali merci per consegne future. … provoca fluttuazioni improvvise o irragionevoli o cambiamenti ingiustificati del prezzo della tale merce, è un onere eccessivo e inutile per il commercio interstatale delle materie prime di tale genere.” Inoltre, il CEA impone alla CFTC di stabilire tali limiti operativi “mentre la Commissione ritiene necessario diminuire, eliminare o impedire tale onere.” (7)
Dov’è la CFTC, ora che abbiamo bisogno di tali limiti? Come ha giustamente rilevato dal senatore Sanders, la CFTC sembra ignorare la legge a vantaggio della Goldman Sachs e degli amici di Wall Street, che dominano il commercio dei futures sul petrolio.
Nel momento in cui diventa chiaro che l’amministrazione Obama ha agito per evitare la guerra con l’Iran, aprendo vari canali diplomatici secondari, e che Netanyahu sta semplicemente cercando di utilizzare le minacce di guerra per migliorare la sua posizione tattica nelle trattative con un’amministrazione Obama che disprezza, il prezzo del petrolio è destinato a cadere come un sasso in pochi giorni. Fino ad allora, i principali addetti ai lavori sui derivati del petrolio se la ridono lungo tutta la strada per la banca. L’effetto dei prezzi del petrolio sulla fragile crescita economica mondiale, soprattutto in paesi come la Cina, è anche assai negativo.

Note:
1 Morgan Korn, Oil Speculators Must Be Stopped and the CFTC “Needs to Obey the Law”: Sen. Bernie Sanders, Daily Ticker, 7 marzo 2012
2 Ibid.
3 UpstreamOnline, Kuwait’s oil minister believes current world oil prices are not justified, adding that the Gulf state’s current production rate will not affect its level of strategic reserves, 12 marzo 2012
4 Peter S. Goodman, Behind Gas Price Increases, Obama’s Failure To Crack Down On Speculators, The Huffington Post, 15 marzo 2012
5 Tom Parfitt, US ‘tells Russia to warn Iran of last chance’, The Telegraph, 14 marzo 2012
6 Steve Levine, Obama administration brushes off oil price impact of Iran sanctions, Foreign Policy, 8 marzo 2012
7 F. William Engdahl, ‘Perhaps 60% of today’s oil price is pure speculation’, Global Research, 2 maggio 2008

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA coprono goffamente le tracce della loro sedizione in Russia

I propagandisti di Wall Street si attivano a coprire i legami degli USA con i manifestanti russi
Tony Cartalucci - Landdestroyer

11 dicembre 2011 – Mentre le prove cominciano a uscire, puntando il dito accusatore contro i sempre più illegittimi occupanti finanziario-corporativi dei governi dell’Occidente, che hanno costruito i movimenti di opposizione russi e sono dietro i continui disordini che ora riempiono le strade della Russia, i media corporativi hanno già iniziato a riscrivere gli avvenimenti mentre si svolgono.

Foto: Wall Street e la macchina mediatica di Londra sostengono che le proteste in Russia sono “senza leader” e non sono organizzate da movimenti di opposizione politica – anche se intervista gli organizzatori della protesta, come il leader dell’opposizione nella foto, Boris Nemtsov, ripreso mentre costruisce una apparentemente “spontanea” protesta, con una troupe di leader di ONG e partiti di opposizione finanziati dalla NED degli USA, che tifano per quello che è chiaramente un’altra rivoluzione colorata finanziata dall’occidente.

Uno straordinario pezzo del revisionismo negli eventi, è intitolato “Mosca brucia mentre le protesta per le elezione si diffondono“, cercando disperatamente di dipingere le proteste come “senza guida“, anche se lo stesso articolo intervista degli “organizzatori“. Citando degli anonimi e molto probabilmente inesistenti manifestanti, l’articolo presente sul Sydney Morning Herald insiste sulle affermazioni dei manifestanti: “Sono venuto da solo. L’ho saputo sul web.” Ma l’articolo poi afferma (enfasi aggiunta), “e ieri sera, grazie al web, gli organizzatori si aspettavano più di 30.000 persone a manifestare contro quello che considerano i risultati truccati delle elezioni di domenica scorsa, perché è così che molti si sono iscritti in una lista di adesione su Facebook.”
Mentre l’articolo sostiene che nessun partito politico ha reclutato i manifestanti, precedenti servizi dei media occidentali contraddicono tutto ciò, come il Telegraph di Londra che riproduce un post del blog del leader dell’opposizione, finanziato dalla statunitense NED, Boris Nemtsov, che dichiarava prima delle proteste del 10 dicembre: “Parlo dei picchetti a Petrovka 38 (la principale stazione di polizia) e al Simferopol Boulevard, dove i fermati sono detenuti, e di altre azioni ancora. Iniziamo da oggi. Prenderò parte a tutto ciò io stesso. Sabato, 10 dicembre, un incontro generale si terrà a Piazza della Rivoluzione (a Mosca) alle due, per protestare contro queste elezioni false.
Il Daily Mail ha inoltre riferito, “e l’organizzatore del raduno di Mosca, il politico dell’opposizione Vladimir Ryzhkov, ha annunciato che ci sarà un’altra protesta il 24 dicembre che, dice, sarà due volte più grande“, e RIA Novosti riferisce “su un palcoscenico blasonato con il logo “Power Return to the People” degli esponenti dell’opposizione più noti della Russia, dai leader culturali come Navalny e al critico musicale dell’opposizione Artèmij Troitsky, ai politici dell’opposizione Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov e il giovane leader di Solidarnost, Ilija Jashin, si rivolgono a una folla saltellante“.

Immagini: il leader del movimento dell’opposizione Vladimir Ryzhkov non è solo un beneficiario dei finanziamenti statunitensi, ma è lui stesso un tesserato del Movimento Mondiale per la democrazia (WMD) della NED statunitense. La pagina “Chi siamo” di WMD indica chiaramente che il gruppo è una filiale del National Endowment for Democracy finanziato dal Dipartimento di Stato.

Va notato che il consigliere politico di Boris Nemtsov, Vladimir Kara-Murza, è anche membro “attivista” del gruppo di Ilija Jahsin, Solidarnost, e un partecipante di un recente seminario, finanziato dal NED, dal titolo “Elezioni in Russia: sondaggi e prospettive“. Il gruppo Solidarnost di Ilija Jahsin appoggia la campagna “Strategia 31” finanziata dal NED degli USA, in tandem con il Gruppo Helsinki di Mosca, una ONG finanziata da NED, Ford Foundation, USAID e Open Society di Soros. Da segnalare anche i legami di Alex Navalny con la National Endowment for Democracy, come anche che egli è uno dei co-fondatori di DA! (Democratic Alternative), un movimento attivista finanziato dal NED, come afferma il suo curriculum su Yale World Fellows.

Immagine: Una schermata dal “Gruppo Helsinki di Mosca” chiaramente  sovvenzionato da proventi dall’estero. Il significato di questo gruppo e delle sue proteste, indicano niente meno il finanziamento estero della sedizione dispiegantesi nelle strade della Russia.

Quasi senza guida, appena disorganizzata, quasi anche indigena, la presenza di gruppi e leader dell’opposizione, così come appelli per proteste future già fatte da agenti come Vladimir Ryzhkov e il suo partner Boris Nemtsov, membro del comitato direttivo del Wold Democracy Mouvement finanziato dal NED degli Stati Uniti, getta dubbi molto gravi non solo sulle indicazioni senza senso del Sydney Morning Herald sulla natura spontanea della protesta e la sua legittimità, ma sull’integrità giornalistica dell’Herald stessa, adattandosi a trovare tali assurdità per la stampa. Alla fine dell’articolo, l’Herald scrive “Washington Post“, un nome già sinonimo di propaganda e di interessi compromessi impigliati con all’agenda delle élite corporative-finanziarie di Wall Street e Londra.
E anche se il tentativo del Sydney Morning Herald e Washington Post di rappresentare le proteste russe come spontanee, rivolte apolitiche contro i brogli elettorali “dichiarati” da Golos, finanziato da USAID e NED statunitensi, un’agenzia di monitoraggio elettorale che è stata presa mentre inviava e-mail al suo sponsor statunitense, cospirando contro leadership della Russia, la vera leadership centralizzata di queste proteste dalla chiara motivazione politica, ha già fatto appello a un altro giro di disordini per il 24 dicembre. Non solo le proteste e le loro illegittime leadership sono finanziate dagli USA, ma distorcono spudoratamente la percezione pubblica facendole vedere come qualsiasi cosa, tranne che come sedizione finanziata dall’estero, i media copeorativi hanno ancora una volta ingannato il pubblico cercando di adempiere all’agenda-guida corporativo-finanziera di Wall Street e di Londra.

Immagine: Uno screenshot dal sito web dell’US National Endowment for Democracy (NED) che indica i suoi finanziamenti all’agenzia “indipendenti” di monitoraggio del voto Golos. Anche l’USAID finanzia Golos fondi. Le accuse urlate da Golos di brogli elettorali, sono state citate come giustificazione retorica per la troupe dei gruppi di opposizione finanziati dalla NED, per convergere sulle strade della Russia.

Guardatevi da questi revisionisti e dalle sempre più infondate, e anche ridicole piatte affermazioni fatte dai media. Fare i nomi, seguire le affiliazioni, le organizzazioni di ricerca, cliccare su “Chi siamo”, seguire i soldi, e scoprire la verità che i media aziendale volontariamente nascondono al pubblico. Esporre sia questa doppia agenda perseguita in Russia, così come i bugiardi malafede, che viene spacciata in tutti i media occidentali. E soprattutto, boicottare e sostituire gli interessi corporativi di questa agenda, per cominciare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BOMBA: Gli USA invischiati nelle elezioni russe!

Putin paragona le ONG finanziate dagli Stati Uniti a Giuda Iscariota
Tony Cartalucci, Global Research, 6 Dicembre 2011 
Landdestroyer – 05-12-2011

4 Dicembre 2011 – Che cosa direbbero gli statunitensi, trovassero i loro seggi elettorali e certi partiti politici completamente infiltrati dal denaro cinese, da osservatori cinesi e da candidati dei cinesi che promuovono gli interessi della Cina, nelle elezioni statunitensi? La risposta varia dall’incarcerazione a processi con accuse che vanno dalla truffa, alla sedizione e al tradimento, anche con pene che vanno da decenni in carcere all’ergastolo, e forse anche alla pina di morte, così come una possibile azione militare per ciò che potrebbe facilmente essere considerato un atto di guerra.
Infatti, il tentativo di sovversione di una nazione straniera e/o ingerenza nelle sue elezioni sono atti di guerra, un atto di guerra del governo degli Stati Uniti attraverso le sue varie “organizzazioni non governative” (ONG) sono stati commessi per decenni nel mondo. In effetti, la stessa “Primavera araba” è una conflagrazione geopolitica innescata da questa vasta rete di organizzazioni non governative filo-occidentali.
Il New York Times nel suo articolo, “Gruppi degli Stati Uniti aiutano a sostenere le rivolte arabe“, dichiara chiaramente quanto riferisce, “un certo numero di gruppi e individui direttamente coinvolti nelle rivolte e nelle riforme radicali della regione, incluso il movimento dei Giovani del 6 aprile in Egitto, il Centro per i diritti umani del Bahrain e i militanti di base come Entsar Qadhi, un giovane leader nello Yemen, hanno ricevuto addestramento e finanziamento da gruppi come l’International Republican Institute, il National Democratic Institute e la Freedom House, una organizzazione senza scopo di lucro sui diritti umani di Washington.
Il Times continuava spiegando, “gli istituti repubblicani e democratici sono liberamente affiliati ai partiti repubblicano e democratico. Sono stati creati dal Congresso e sono finanziati attraverso il National Endowment for Democracy, che è stato istituito nel 1983 per canalizzare le borse di studio per la promozione della democrazia nelle nazioni in via di sviluppo. Anche il National Endowment riceve circa 100 milioni di dollari US l’anno dal Congresso. La Freedom House ottiene la maggior parte dei suoi fondi dal governo statunintense, in particolare dal Dipartimento di Stato“.
Queste stesse ONG hanno anche recentemente svolto un ruolo centrale in Myanmar, bloccando la costruzione di una mega-diga che avrebbe avviato lo sviluppo delle zone rurali del paese, fornito energia elettrica per l’esportazione e l’uso domestico e contribuito a irrigare i terreni agricoli circostanti. Queste ONG stanno attualmente creando un divario sociale in Thailandia per sovvertire un anno istituzione politica indipendente vecchia  di 800 anni, che ha resistito per secoli all’invasione occidentale. Vi sono anche prove documentate che queste ONG tentano di destabilizzare il governo della Malesia e di reinstallare di nuovo al potere il servitore del FMI Anwar Ibrahim.
Nel vicino e alleato della Russia, la Bielorussia, questa rete di ONG finanziate dagli USA ha tentato di iniziare una “Primavera bielorussa” per rovesciare il leader Aleksandr Lukashenko, che si è fermamente opposto all’insinuarsi della NATO verso le frontiere sue e della Russia. E ora la stessa Russia ha appena sradicato un complotto di queste stesse ONG insinuantesi dentro e intorno alle istituzioni politiche della nazione, nel tentativo di sovvertirle e sostituirle.

La lunga lotta della Russia contro la sovversione finanziata dagli Stati Uniti.
Questa non è la prima volta che la Russia ha affrontato questa insidiosa infiltrazione dall’estero. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, si procedette a una libertà senza legge, dove gli stranieri iniziarono a infilarsi nel tentativo di creare il proprio ordine dal caos. Alla guida di questa carica vi era il miliardario oligarca Mikhail Khodorkovsky, che creò la “Fondazione Open Russian” e che aveva anche i finanzieri elitari corporativi occidentali Jacob Rothschild e Henry Kissinger seduti nel suo consiglio di amministrazione. In uno scenario ormai a tutti troppo familiare, Khodorkovsky e le sue reti di ONG dai finanziamenti stranieri, hanno tentato di consolidare e trasferire la ricchezza e il potere della Russia, e il destino del suo popolo, nelle mani della “corporatatorship” globale di Wall Street e di Londra.

Khodorkovsky, al sicuro dietro le sbarre. In Russia, i bankster mafiosi di Wall Street e di Londra vanno in prigione.

La Russia, tuttavia, non era del tutto indifesa. In una reazione devastante, Khodorkovsky è stato gettato in una prigione siberiana, dove rimane fino ad oggi, mentre gli altri oligarchi che servono gli interessi occidentali si sono sparsi come scarafaggi tornandosene a Londra e a New York. In un vuoto tentativo di ritrarre gli sforzi della Russia per preservare la sua sovranità nazionale, come “violazioni dei diritti umani,” Wall Street e Londra hanno assemblato una difesa legale guidata dall’avvocato globalista Robert Amsterdam, che pur rappresentando Khodorkovsky, difende anche un altro perdente del gioco di Wall Street nel collocare i suoi burattini in posizioni di potere in tutto il mondo, Thaksin Shinawatra in Thailandia.
Più di recente, mentre si avvicinano le elezioni in Russia, AFP ha affermato che le ONG, come Golos’ e Times New’slon.ru finanziate dal NED degli Stati Uniti, che presentano regolarmente gli articoli del detenuto di cui sopra, Khodorkovsky, sono state attaccate in modo da impedire la diffusione delle “frode elettorale massiccia“. Perché i gruppi di opposizione e le ONG finanziate dall’estero hanno interesse diretto nell’impedire che il partito Russia Unita di Putin ottenga una vittoria netta alle urne, dovendo credere soprattutto alla rivelazione della “frode elettorale massiccia“, non è mai spiegato da AFP.
Il sito ufficiale del NED elenca un numero incredibile di ONG impiccione che svolgono attività in tutta la Federazione russa, e che nessun statunitense sano di mente avrebbe permesso sul proprio suolo. Golos’ è solo una delle numerose ONG finanziate dal governo degli Stati Uniti, sotto la supervisione dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Russia, e utilizzata per interferire negli affari interni della loro nazione sovrana.
AFP ha riferito, “il primo ministro Vladimir Putin, il cui partito Russia Unita ha vinto nei sondaggi di domenica, ma con una maggioranza ridotta, ha denunciato le organizzazioni non governative come Golos, accostandole a Giuda, il discepolo che tradì Gesù“. E infatti, Golos’ certamente tradisce il popolo russo prendendo soldi stranieri e perseguendo un’agenda straniera, mascherata da crociata “pro-democrazia“.
Le attività di Golos’, che ricalcano quelle della primavera araba progettata dagli USA, comprendono il sito della “Mappa delle violazioni” online, i cui dettagli “affermano” la frode in tutta la Russia, nel tentativo di minare la legittimità di Putin e del suo partito nelle prossime elezioni, che prevedibilmente vincerà facilmente. Lilija Shibanova di Golos’ ha descritto il loro progetto della “Mappa delle violazioni” come un luogo dove le persone possono caricare qualunque informazione o prove di violazioni elettorali. Ciò, essendo lontano da dati di fatto, rispecchia ancora una volta la stessa tattica di manipolazione dell’opinione pubblica nel bel mezzo delle rivolte in tutto il mondo, alimentata dalle  identiche organizzazioni finanziate dall’estero, in cui indicazioni infondate di abuso, violenza e violazioni dei “diritti umani” compongono la totalità delle accuse che vengono poi utilizzate dai governi occidentali per prendere di mira diplomaticamente e militarmente le nazioni da mettere sotto pressione (nel caso della Libia e ora della Siria).
Come in Bielorussia, dove il vicepresidente dalla FIDH finanziata dal NED, e leader dell’anello della sedizione finanziata dall’estero nel paese dell’Europa orientale, fu imprigionato per oltre 4 anni, in Russia, il governo sta indicando apertamente il nemico per nome. Questo è accaduto anche in Malesia, dove il governo dirigente ha eliminato il movimento “Bersih Pulito e Giuste Elezioni” come una cospirazione di aziendal-finanziaria straniera i cui interessi erano volti a destabilizzare il paese e installare un più favorevole regime di procura, guidato dall’agente del FMI Anwar Ibrahim.

La sovversione russa coordinata dall’ambasciatore degli Stati Uniti, Michael McFaul
Russia avrebbe anche saggiamente rivolgere la sua attenzione all’Ambasciata degli Stati Uniti e al recentemente confermato ambasciatore Michael McFaul, che fa parte del consiglio di amministrazione di Freedom House e del National Endowment for Democracy, ora implicato nelle interferenze dirette negli affari sovrani della Russia.


Foto: Michael McFaul, confermato a novembre ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, immediatamente al lavoro, non per rappresentare gli interessi, le aspirazioni e la buona volontà del popolo statunitense, ma per eseguire l’ordine del giorno corporativo-finanziario oligarchico, che a ottobre ha cantato lodi per quanto riguarda il suo background in fatto di agitazioni estere e delle possibilità che la sua presenza in Russia potrebbe produrre. Dovrebbe anche essere notato che McFaul è un Senior Associate del Carnegie Endowment for International Peace, interamente finanziato da società come Fortune 500, Open Society di Soros e da altre fondazioni finanziate da corporations.

Vi è stato l’avvertimento, nell’ottobre 2011, in “Agitator Nominated for Next US “Ambassador” to Russia“, che gli interessi corporativo-finanziari hanno espresso le loro raccomandazioni per McFaul, che:
La Brookings Institution ha recentemente pubblicato una “lettera di raccomandazione” per McFaul, dal titolo “Dare al prossimo ambasciatore in Russia un potente strumento per tutelate i diritti umani.” Fuor di metafora, l’articolo utilizza in malafede il concetto di ” diritti umani” per far leva sugli interessi degli Stati Uniti in Russia. Scritto dall’arci-neo-conservatore Robert Kagan della Brookings e dal presidente di Freedom House David Kramer, il brano inizia da subito invitando il Senato degli Stati Uniti a confermare McFaul.
Kagan e Kramer sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero poi armare McFaul con un disegno di legge per “sanzionare” i funzionari russi accusati di “violazioni dei diritti umani.” A giudicare dalle precedenti relazioni USA-Russia, e in particolare, la trasparente e quasi grottesca crociata di Robert Amsterdam per il suo cliente in carcere, Mikhail Khodorovsky, si può presumere che questi “abusi” si riferiscano all’incarcerazione di operatori politici per gravi attività criminali compiuti per contro degli interessi aziendali-finanziari statunitensi.
Il pezzo della Brookings continua a enumerare i “meriti” di McFaul che includono, la “promozione della democrazia” (leggi: ingerenza extraterritoriale), incontro con i rappresentanti della “società civile” sia in Russia che nelle nazioni limitrofe (leggi: cospirare con le organizzazioni non governative e i leader dell’opposizione politica finanziati dagli USA), oltre ad avere un buon rapporto con gli attivisti dell’opposizione russa che operano a Washington. Brookings rileva in particolare quanto sia importante avere McFaul in Russia, per il fatto di dare la sua “valutazione” delle prossime elezioni russe. Non detto, ma che sicuramente filtrerà dai titoli dei giornali nei prossimi mesi, McFaul farà la “promozione della democrazia” per conto di selezionati partiti di opposizione nel panorama politico della Russia.
Come per togliere ogni dubbio in merito proprio quello che la Brookings intende per “violazioni dei diritti umani“, Kagan e Kramer poi citano il caso del finanziere britannico Sergej Magnitsky di Mangement Hermitage Capital, un’impresa che pur operando principalmente nei mercati russi, ha mantenuto la sua sede nelle Isole Cayman.
Magnitsky è stato arrestato e imprigionato per evasione fiscale e frode fiscale, e sarebbe morto di malattia mentre era in prigione. Gli Stati Uniti e Gran Bretagna prevedibilmente si inventeranno le circostanze della morte di Magnitsky, con la fondazione finanziata dalle aziende Redress (page 28) del Regno Unito, con la presentazione di un “rapporto” all’ONU di in un altro classico esempio di sfruttamento della questione dei “diritti umani” contro una nazione, allo scopo di servire gli interessi occidentali. Questo è solo un assaggio di quello che verrà con McFaul che presiederà la prossima tappa della destabilizzazione globale anglo-statunitense.
Kagan della Brookings e Kramer di Freedom House hanno nominato McFaul con l’intenzione di immischiarsi ulteriormente negli affari sovrani della Russia, così come nella destabilizzazione dei suoi vicini, nel tentativo di coprire il riemergere della Russia come potenza mondiale sovrana, o forse anche nel tentativo di riprodurre un grande strategia della tensione globale, costringendo l’assediato mondo in via di sviluppo a consolidarsi, sotto i sempre più evidenti  attacchi dell’Occidente, solo nell’”unione” per cooptazione ed integrazione all’”ordine internazionale” di Wall Street-Londra, in un secondo momento. In entrambi i casi, McFaul non rappresenta gli ideali, i principi o le leggi del popolo statunitense o la Costituzione degli Stati Uniti, né rappresenta i valori universali del rispetto della sovranità nazionale.
La sua conferma da parte del Senato degli Stati Uniti, indicherà la doppiezza tra il Comitato per le Relazioni Estere del Senato statunitense e un’ulteriore divergenza tra le loro azioni e la volontà e le aspirazioni del popolo statunitense, che li ha eletti. McFaul rappresenta l’elite corporativo-finanziaria e la loro agenda per costruire un “ordine internazionale” (leggi: impero) al costo di altre risorse e vite statunitensi, lasciando una élite immensamente ricco più spadroneggiare su una maggioranza statunitense indigente.
Esponendo sia le vere “credenziali” che le intenzioni di McFaul, così come per chi lavora davvero e perché, e sistematicamente boicottato e sostituendo le mangiatoie  consumistiche che alimentano questa oligarchia corporativo-finanziaria, possiamo  rettificare questa divergenza evidente e in continua espansione, tra ciò che è meglio per l’America e ciò che viene perseguito dall’oligarchia, che vuole il dominio su di noi.
La Russia e un numero crescente di altre nazioni indicano apertamente e controllano gli agenti responsabili della sedizione che operano nel loro paese, inviati e finanziati col denaro dei contribuenti statunitensi. E’ tempo di togliersi il sassolino dalla scarpa, e per il popolo occidentale di controllare i propri governi. Mentre le nazioni prese di mira cominciano a scoprire e incarcerare i membri di questa cospirazione globale, anche l’Occidente deve cominciare a indicare gli spacciatori in malafede di questa agenda, e cioè i consigli di amministrazione e gli amministratori che organizzano questo complotto e riprendersi i fondi utilizzati in questa destabilizzazione globale, e tenerli debitamente responsabili dell’uso del denaro dei contribuenti nel finanziare il caos politico all’estero, mentre il decadimento economico e sociale interno rovina gli statunitensi e gli europei. 

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Occupare Wall Street e l’”autunno americano”: si tratta di una “rivoluzione colorata”?

Parte I
Michel Chossudovsky Global Research, 13 ottobre 2011

C’è un movimento di protesta popolare che si diffonde in tutta l’America, che comprende persone di ogni ceto sociale, di tutte le età, consapevoli della necessità di un cambiamento sociale e impegnate a invertire il corso. La base di questo movimento costituisce una risposta all’”agenda di Wall Street” di frodi e di manipolazioni finanziarie che sono servite a innescare la disoccupazione e la povertà in tutto il paese.
Questo movimento costituisce, nella sua forma attuale, uno strumento di riforma significativa e di cambiamento sociale in America? Qual è la struttura organizzativa del movimento? Chi sono i suoi principali artefici? Il movimento o segmenti di questo movimento sono stati cooptati?
Questa è una domanda importante, che deve essere affrontata da coloro che fanno parte del Movimento ‘Occupare Wall Street’ così come da coloro che, in tutta l’America, sostengono la democrazia reale.

Introduzione
Storicamente, i movimenti sociali progressisti sono stati infiltrati, i loro leader cooptati e manipolati, attraverso il finanziamento aziendale di organizzazioni non governative, sindacati e partiti politici. Lo scopo ultimo del “finanziamento del dissenso” è impedire al movimento di protesta di contestare la legittimità delle élite economiche:
Con una amara ironia, una parte dei guadagni fraudolenti finanziari di Wall Street, negli ultimi anni, sono stati riciclati nelle fondazioni esenti da tasse e nella beneficenza delle élite. Questi disonesti guadagni finanziari non sono stati utilizzati solo per acquistare i politici, ma sono anche stati convogliati a ONG, istituti di ricerca, centri sociali, gruppi religiosi, ambientalisti, media alternativi e per i diritti umani, ecc.
L’obiettivo interno è “fabbricare il dissenso” e stabilire i confini di una opposizione “politicamente corretta”. A sua volta, molte ONG sono infiltrate da informatori che spesso agiscono per conto di agenzie di intelligence occidentali. Inoltre, un segmento sempre più ampio dei media progressisti e dei notiziari alternativi su internet, è diventato dipendente dai finanziamenti di fondazioni private ed enti di beneficenza.
L’obiettivo delle élite aziendali è quello di frammentare il movimento popolare in un vasto mosaico “fai da te”.” (Vedi Michel Chossudovsky, Manufacturing Dissent: the Anti-globalization Movement is Funded by the Corporate Elites, Global Research, 20 settembre 2010)

“Produrre il Dissenso”
Allo stesso tempo, “il dissenso fabbricato” è intento a promuovere divisioni politiche e sociali (ad esempio all’interno e tra i partiti politici e i movimenti sociali). A sua volta, s’incoraggia la creazione di fazioni all’interno di ogni organizzazione.
Per quanto riguarda il movimento anti-globalizzazione, questo processo di divisione e frammentazione risale ai primi giorni del Forum Sociale Mondiale. (Vedasi Michel Chossudovsky, Manufacturing Dissent: The Anti-globalization Movement is Funded by the Corporate Elites, Global Research, 20 settembre 2010)
La maggior parte delle organizzazioni progressiste del periodo post-II Guerra Mondiale, compreso la “sinistra” ufficiale europea , nel corso degli ultimi 30 anni, è stata trasformata e rimodulata. Il sistema del “libero mercato” (neoliberismo) è il consenso della “sinistra“. Questo vale, tra gli altri, per il Partito socialista in Francia, il partito laburista in Gran Bretagna, i socialdemocratici in Germania, per non parlare del partito dei Verdi in Francia e Germania.
Negli Stati Uniti, il sistema bipartisan non è il risultato dell’interazione della politica dei partiti al Congresso. Una manciata di potenti gruppi di lobby aziendali controlla sia i repubblicani che i democratici. Il “consenso bi-partisan” è stabilito dalle élites che operano dietro le quinte. E’ applicata dai principali gruppi di lobby aziendali, che esercitano una morsa su entrambi i maggiori partiti politici. A sua volta, i leader della AFL-CIO sono stati cooptati dall’establishment aziendale contro la base del movimento operaio degli Stati Uniti. I leader delle organizzazioni dei lavoratori partecipano alle riunioni annuali del Forum economico mondiale di Davos (WEF). Collaborano con la Business Roundtable. Ma al tempo stesso, la base del movimento operaio degli Stati Uniti ha cercato di apportare delle modifiche organizzative che contribuiscano a democratizzare le leadership individuali dei sindacati. Le élite promuoveranno un “dissenso rituale” con un alto profilo sui media, con il supporto delle reti televisive, dei notiziari aziendali così come di internet.
Le élite economiche – che controllano grandi fondazioni – supervisionano anche il finanziamento di numerose organizzazioni della società civile, che storicamente sono state coinvolte nel movimento di protesta contro l’ordine stabilito economico e sociale. I programmi di molte organizzazioni non governative (comprese quelle coinvolte nel movimento ‘Occupare Wall Street‘) si basano molto sui finanziamenti di fondazioni private tra cui le fondazioni Tides, Ford, Rockefeller, MacArthur, tra le altre.
Storicamente, il movimento anti-globalizzazione che è emerso negli anni ’90 si è opposto a Wall Street e ai giganti del petrolio del Texas, controllati da Rockefeller, e altri. Eppure, le fondazioni e le associazioni di beneficenza di Rockefeller, Ford et altri, hanno, nel corso degli anni, generosamente finanziato reti progressiste anti-capitaliste e ambientaliste (opposte a Big Oil), al fine di sorvegliare e, in ultima analisi, l’elaborarne le varie attività.

“Rivoluzioni colorate”
Nel corso dell’ultimo decennio, “rivoluzioni colorate” sono emerse in diversi paesi. Le “rivoluzioni colorate” sono operazioni di intelligence degli Stati Uniti che consistono nel sostenere segretamente i movimenti di protesta, al fine di innescare “cambi di regime” sotto la bandiera di un movimento pro-democrazia.
Le “rivoluzioni colorate” sono supportate dal National Endowment for Democracy, dall’International Republican Institute e dalla Freedom House, tra gli altri. L’obiettivo di una “rivoluzione colorata” è quella di fomentare disordini sociali e utilizzare il movimento di protesta per rovesciare il governo esistente. L’obiettivo finale della politica estera è quella di instaurare un compiacente governo filo-USA (o “governo fantoccio“).

“La primavera araba”
Nell’Egitto della “primavera araba“, le principali organizzazioni della società civile, comprese Kifaya (Basta) e il Movimento Giovanile 6 aprile, non erano supportati solo da fondazioni degli Stati Uniti, hanno anche avuto l’avallo del Dipartimento di Stato americano. (Per i dettagli si veda Michel Chossudovsky, Il movimento di protesta in Egitto: “I dittatori” non dettano, obbediscono agli ordini, Global Research, 29 gennaio 2011)
Con amara ironia, Washington ha sostenuto la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocità, ma ha anche sostenuto e finanziato i suoi detrattori, … sotto gli auspici della Freedom House, i dissidenti e gli oppositori egiziani di Hosni Mubarak (vedi sopra) sono stati ricevuti nel maggio 2008 da Condoleezza Rice … e alla Casa Bianca dal consigliere per la Sicurezza Nazionale. Stephen Hadley.” (Si veda Michel Chossudovsky, Il movimento di protesta in Egitto: “I dittatori” non dettano, obbediscono agli ordini, Global Research, 29 gennaio 2011)

OTPOR e il Centro per l’applicazione dell’azione non violenta e strategie (CANVAS)
I dissidenti egiziani del Movimento Giovanile 6 aprile che, per diversi anni, erano in collegamento permanente con l’ambasciata USA al Cairo, sono stati addestrati dal Centro Serbo per l’applicazione dell’azione non violenta e strategie (CANVAS), una società di consulenza e formazione specializzata in “rivoluzioni” sostenuta da FH e dalla NED. CANVAS è stata fondata nel 2003 da OTPOR, un’organizzazione serba sostenuta dalla CIA che ha svolto un ruolo centrale nella caduta di Slobodan Milosevic, in seguito ai bombardamenti NATO del 1999 sulla Jugoslavia. Appena due mesi dopo la fine dei bombardamenti della Jugoslavia 1999, OTPOR ha svolto un ruolo centrale nell’installazione di un governo “ad interim” in Serbia, promosso da USA-NATO. Questi sviluppi hanno anche aperto la strada verso la secessione del Montenegro dalla Jugoslavia, l’istituzione della base militare statunitense Bondsteel e alla fine la formazione di uno stato mafioso in Kosovo.
Nell’agosto 1999, la CIA avrebbe creato un programma di formazione per OTPOR in Bulgaria, nella capitale Sofia:
Nell’estate del 1999, il capo della CIA George Tenet, apriva un ufficio a Sofia, in Bulgaria per “educare” l’opposizione serba. Lo scorso 28  agosto [2000], la BBC ha confermato che uno corso speciale di 10 giorni era stato seguoto dai militanti di Otpor, anche a Sofia. Il programma della CIA è un programma in fasi successive. Nella fase iniziale, lusingano il patriottismo e lo spirito di indipendenza dei serbi, in agendo come se rispettassero queste qualità. Ma dopo aver seminato confusione e spezzata l’unità del Paese, la CIA e la NATO farebbero molto di più.” (Gerard Mugemangano e Michel Collon, “To be partly controlled by the CIA ? That doesn’t bother me much”, Interview with two activists of the Otpor student movement, International Action Center (IAC), 6 Ottobre 2000. Vedasi anche “CIA is tutoring Serbian group, Otpor“, The Monitor, Sofia, tradotto da Blagovesta Doncheva, Emperors Clothes, 8 settembre 2000)

“Il business della rivoluzione”
Il Centro per l’applicazione dell’azione non violenta e strategie (CANVAS) di OTPOR, si descrive come “una rete internazionale di formatori e consulenti” coinvolti nel “Il business della rivoluzione“. Finanziato dal National Endowment for Democracy (NED), costituisce un paravento nella consulenza e formazione dei gruppi di opposizione sponsorizzati dagli Stati Uniti in oltre 40 paesi.
OTPOR ha giocato un ruolo chiave in Egitto. Egitto, Tahir Square: quello che sembrava essere un processo di democratizzazione spontaneo, era una operazione di intelligence accuratamente pianificata. Vedasi il video qui sotto.

Il “Movimento Giovanile 6 aprile” dell’Egitto, ha lo stesso pugno come logo; fonte Infowars. Sia il Movimento 6 aprile che Kifaya (Basta!) hanno ricevuto una formazione preventiva dal CANVAS a Belgrado, “nelle strategie per una rivoluzione non violenta“. “Secondo Stratfor, la tattica utilizzata dal Movimento 6 aprile e da Kifaya “deriva direttamente dal curriculum formativo di CANVAS.” (Citato in Tina Rosenberg, Revolution U, Foreign Policy, 16 febbraio 2011)
Vale la pena notare la somiglianza dei loghi e dei nomi coinvolti nelle “rivoluzioni colorate” sponsorizzate da CANVAS-OTPOR. Il Movimento Giovanile 6 Aprile in Egitto ha usato il pugno chiuso come suo logo, Kifaya (“Basta!“) ha lo stesso nome del movimento di protesta giovanile supportato da OTPOR in Georgia, che è stato chiamato Kmara! (“Basta!“). Entrambi i gruppi sono stati formati da CANVAS.

Il ruolo di CANVAS-OTPOR nel Movimento ‘Occupare Wall Street’
CANVAS-OPTOR è attualmente coinvolto nel Movimento ‘Occupare Wall Street‘ (#OWS). Diverse importanti organizzazioni attualmente coinvolte con Occupare Wall Street (# OWS) il movimento ha svolto un ruolo significativo nella “primavera araba“. Significativo, “Anonymous“, il social media del gruppo “hacktivista“, è coinvolto negli attacchi informatici aisiti web del governo egiziano, al culmine della “primavera araba“. (Anonops, vedi anche Anonnews)
Nel maggio 2011, “Anonymous” ha condotto attacchi informatici contro l’Iran e, lo scorso agosto, ha condotto simili attacchi informatici diretti contro il Ministero della Difesa siriano. Questi attacchi informatici sono stati intrapresi a sostegno dell’”opposizione” in esilio siriana, che è in gran parte integrata dagli islamisti. (Vedasi Syrian Ministry Of Defense Website Hacked By ‘Anonymous’, Huffington Post, 8 agosto 2011). Le azioni di “Anonymous” in Siria e Iran sono coerenti con il quadro delle “rivoluzioni colorate“. Cercano di demonizzare il regime politico e creare instabilità politica. (Per l’analisi sulle opposizioni siriane, si veda Michel Chossudovsky, SIRIA: Chi c’è dietro il movimento di protesta? Fabbricare un pretesto per un “intervento umanitario” USA-NATO, Global Research, 3 maggio 2011)
Sia CANVAS che Anonymous sono ora attivamente coinvolti nel Movimento ‘Occupare Wall Street’. Il ruolo preciso di CANVAS nel Movimento ‘Occupare Wall Street’ resta da valutare. Ivan Marovic, uno dei leader di CANVAS si è recentemente rivolto al movimento di protesta ‘Occupare Wall Street‘, a New York City. Ascoltate attentamente il suo discorso. (Tenete a mente che la sua  organizzazione CANVAS è supportata dal NED).

Clicca sul link qui sotto per ascoltare Ivan Marovic che parla a ‘Occupare Wall Street’, a New York
Ivan Marovic addresses Occupy Wall Street

Marovic riconosceva, in una precedente dichiarazione, che non c’è nulla di spontaneo nella progettazione di un “evento rivoluzionario“: “Sembra che le persone siano appena andate in strada. Ma è il risultato di mesi o anni di preparazione. E’ molto noioso fino ad un certo punto, quando potete  organizzare manifestazioni di massa o scioperi. Se è attentamente pianificata fin dall’inizio, tutto finisce nel giro di settimane“. (Citato in Tina Rosenberg, Revolution U, Foreign Policy, 16 febbraio 2011)
Questa dichiarazione del portavoce di OTPOR Ivan Marovic, suggerisce che i movimenti di protesta nel mondo arabo non si sono diffuso spontaneamente da un paese all’altro, come ritratto dai media occidentali. I movimenti di protesta nazionale sono stati pianificati con largo anticipo. La cronologia e la sequenza di questi movimenti di protesta nazionali, sono stati pure previsti. Allo stesso modo, la dichiarazione di Marovic suggerisce anche che il movimento ‘Occupare Wall Street‘ sia anch’esso oggetto di una attenta avanzata pianificazione, da parte un certo numero di organizzazioni chiave, tatticamente e strategicamente.
Vale la pena notare che una delle tattiche di OTPOR è “non cercare di evitare gli arresti“, ma piuttosto a “provocarli e usarli a vantaggio del movimento” come strategia di pubbliche relazioni. (Ibid)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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