NATO e Gladio-B in azione in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 21/4/2014

628x471Su invito di un consigliere per la sicurezza nazionale ucraina e di un deputato di Kiev, l’ex-generale statunitense Wesley K. Clark, (ex-comandante NATO) e il dottor Phillip A. Karber, (ex-consigliere per la strategia del segretario della Difesa USA Caspar Weinberger), nell’ambito della Potomac Foundation (un’organizzazione che supporta l’adesione nella NATO dei Paesi dell’Europa orientale e delle repubbliche ex-sovietiche), hanno intrapreso una missione militare segreta in Ucraina. Clark e Karber hanno avuto 35 riunioni con alti ufficiali e politici locali; Karber ha visitato le unità di prima linea sui fronti settentrionale, orientale e meridionale. Secondo costoro, i golpisti di Kiev affrontano gravi minacce militari da Bielorussia, Russia, Crimea, Mar Nero e Transnistria. Clark e Karber confermano che l’esercito ucraino attua la più grande mobilitazione nell’ambito della NATO dalla seconda guerra mondiale. Inoltre, i due consigliano all’Ucraina di acquisire ulteriori velivoli e sistemi antiaerei e anticarro dai Paesi della NATO che hanno materiale compatibile a quello delle forze armate ucraine, come caccia MiG-29, carri armati T-72, sistemi di difesa aerea ed armi anticarro. Inoltre, sempre secondo i due ‘consulenti’, gli USA dovrebbero inviare giubbotti antiproiettili per gli ufficiali ucraini, visori notturni, sistemi di comunicazione, radio satellitari e carburante avio. Inoltre, chiedono all’amministrazione Obama di nominare immediatamente un alto ufficiale dotato di pieni poteri per poter avviare i rifornimenti militari statunitensi per l’Ucraina. Infine i due ‘consiglieri’ statunitensi, sospettando dell’inaffidabilità dei vertici militari ucraini, chiedono di porre al fianco dei golpisti di Kiev dei ‘consulenti militari ed esperti della sicurezza’ statunitensi. I due ‘consulenti’ statunitensi puntualizzavano nel loro documento: “Il presente resoconto è focalizzato sull’invio di armi non letali. Successivamente offriremo riflessioni sulla necessità di prepararsi ad inviare Aiuti Letali”.
Gli Stati Uniti avevano promesso razioni militari (MRE), sacchi a pelo e nafta per l’esercito ucraino, ma i due ‘consulenti’ statunitensi si lamentano che tutto ciò non è arrivato alle truppe ucraine “limitando l’addestramento e la mobilità delle forze ucraine nell’est del Paese”. In conclusione, il documento della fondazione Potomac elenca le unità ucraine che supportarono “con onore” le forze statunitensi in Afghanistan e in Iraq: le brigate meccanizzate 24.ma, 30.ma, 72.ma e 93.ma e le brigate aeroportate 20.ma, 25.ma e 95.ma. Nel 2013, gli Stati Uniti fornirono alla 95.ma Brigata apparecchiature di comunicazione e comando digitali, in modo che operasse in coordinamento con le forze degli Stati Uniti. E’ chiaro che gli statunitensi e la NATO puntano su tali forze per inasprire la situazione in Ucraina meridionale e orientale, con l’ausilio dei vari strumenti atlantisti* chiamati a raccolta tramite le reti Stay Behind (Gladio II e Gladio B) per agire in Ucraina. Un esempio è stato l’assalto all’ambasciata della Federazione russa di Varsavia, nel novembre 2013, proprio mentre Polonia e NATO addestravano i terroristi e sabotatori nazi-atlantisti poi attivati a Piazza Majdan a Kiev, nel dicembre 2013 – febbraio 2014.
La Fondazione Potomac, con sede a Vienne, in Virginia, assai vicino Langley, sede della CIA, è sovvenzionata da Smith Richardson Foundation, Soros/Open Society Fund, Boeing e Georgetown University. La Fondazione Potomac gestisce anche l’ente di beneficenza China Vitaefondata nel 2001 con due obiettivi: migliorare la qualità e la quantità delle informazioni biografiche in lingua inglese sui vertici della Cina, e creare una centrale per mettere tali informazioni a disposizione del pubblico mondiale“. China Vitae è gestita dai coniugi David e Susan Gries. David Gries fa parte del CdA del Washington Institute for Foreign Affairs collegato a CIA e Georgetown University.
Dato che Obama supporta i golpisti a Kiev, gli USA hanno inviato nel Paese denaro, armi e consiglieri (mercenari), come è accaduto in Libia e Siria. In Ucraina quindi sono presenti mercenari, consulenti ed operativi dell’US Special Operations Command che integrano il personale di sicurezza ucraino. Diverse operazioni segrete e palesi sono in corso, in particolare le operazioni di supporto  informativo militare (MISO), per la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso il cyber-spazio e i media, e che vede coinvolti funzionari della sicurezza nazionale. membri del Congresso degli Stati Uniti, media e varie ONG. Ciò rientra nelle direttive indicate dal Documento Congiunto 3-22 della Foreign Internal Defense del 12 luglio 2010: “… Le operazioni congiunte prevedono l’applicazione di tutti gli strumenti di potere nazionale, negli sforzi della nazione ospite per costruire la capacità di liberare e proteggere la propria società da sovversione, illegalità e insurrezione… Un Programma di difesa e sviluppo interno (IDAD) che coinvolge quattro funzioni interdipendenti nell’impedire o contrastare le minacce interne. Uno sviluppo equilibrato per raggiungere gli obiettivi nazionali attraverso programmi politici, sociali ed economici, consentendo a tutti gli individui e  gruppi della società di condividere i frutti dello sviluppo, alleviando la frustrazione. La funzione della sicurezza comprende tutte le attività volte a proteggere la popolazione dalle violenze e a creare un ambiente sicuro per lo sviluppo nazionale. La sicurezza dovrebbe creare un ambiente in cui il governo provveda alla propria sicurezza con un supporto limitato dagli Stati Uniti. La neutralizzazione è un concetto politico che fisicamente e psicologicamente emargina un ribelle o un criminale dalla popolazione, rendendo in tal modo gli elementi minacciosi irrilevanti nel processo politico. Ciò comprende le misure legali (ad eccezione di quelle che degradano la legittimità del governo) per screditare, distruggere, impedire, disorganizzare e sconfiggere l’organizzazione degli insorti. La mobilitazione fornisce risorse umane organizzate e materiali necessarie alle attività per motivare e organizzare il sostegno popolare al governo. La mobilitazione permette al governo di rafforzare le istituzioni esistenti e di svilupparne di nuove per rispondere alle richieste promuovendo la propria legittimità…”

Il Capo della CIA John Brennan

Il Capo della CIA John Brennan

Nota:
*Come i movimenti neonazisti dell’Europa occidentale, da sempre serbatoio delle operazioni di guerra psicologica, terrorismo, guerriglia e guerra a bassa intensità istigate ed alimentate dalla NATO in Romania nel 1989, in Jugoslavia dal 1991 in poi, nel Caucaso nel periodo 1992-2008, e quindi in Iraq dal 1991, Afganistan dagli anni ’80, Libia nel 2011 e Siria dal 2011. In Italia, tali formazioni di supporto al sovversivismo atlantista sono Casa Pound Italia, Black Bloc, Forza Nuova e un nugolo di gruppi e gruppetti mimetizzati che sfoggiando una superficiale simpatia verso le forze ‘anti-americane’, hanno il solo scopo di disinformare, infiltrare, influenzare, sabotare e confondere le poche forze anti-atlantiste e anti-egemoniche esistenti in Europa occidentale.

Fonti:
Cryptome
DTIC
4.th Media

I fascisti di CasaPound spacciano la propaganda NATO/Soros in Italia

Il pollo di Kiev: Obama fa marcia indietro sulla Crimea

Mike Whitney Counterpunch 18 marzo 2014

Non ho mai pensato che avrei visto il giorno in cui il dipartimento di Stato degli Stati Uniti rivaluta i neo-nazisti e l’eredità di una banda di teppisti che ha preso il potere con un cruento colpo di Stato. In Iraq, Libia e Siria i politici statunitensi mettono al potere islamisti radicali di un tipo o dell’altro. Già questo è stato abbastanza brutto. Oggi, però, in Ucraina sostengono gli eredi di Adolf Hitler. Non è scandaloso?
Justin Raimondo, Dall’Iraq all’Ucraina: il modello del disastro

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Rispettare la volontà popolare è contrario ai nostri principi

L’amministrazione Obama ha subito la peggiore sconfitta politica estera in 5 anni, quando il popolo della Crimea ha votato in modo netto contro il governo della giunta nazista pro-Washington a Kiev e per aderire alla Federazione russa. Il ballottaggio, in cui oltre il 93 per cento degli elettori “ha approvato la scissione e l’unione alla Russia” riflette i forti legami etnici, culturali e storici del popolo con Mosca, come pure la comprensibile paura che essere “liberati” dagli Stati Uniti comporti povertà da terzo mondo e caos dilagante stile Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. L’amministrazione Obama ha respinto il referendum quasi unanime affermando che non avrebbe accettato i risultati e avrebbe sostenuto sanzioni economiche contro la Russia già il giorno dopo. In risposta, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il referendum è “conforme al diritto internazionale” e che avrebbe onorato la volontà del popolo. Putin, che frequentava i giochi paraolimpici di Sochi, saggiamente è rimasto al di sopra della mischia per tutta la crisi, spazzando via accuse isteriche e minacce lanciate quasi quotidianamente dal presidente Obama o dalla sua spalla del vaudeville John Kerry, il buffone più incompetente di sempre nel ruolo di segretario di Stato. Tra Obama, Kerry e l’irascibile John McCain, che saltella da un media all’altro gettando strali da guerra fredda, come un vecchio che scaccia dei bambini dal prato di fronte, gli Stati Uniti hanno compiuto uno spettacolare schianto mettendo nei casini la politica estera degli Stati Uniti. Il fiasco della Crimea mostra che, mentre il team di Obama sarà zeppa di fantasisti, spin-doctors e aruspici, è decisamente carente di pragmatisti geopolitici dalla solida comprensione del modo in cui il mondo gira. Obama ogni volta che ha incontrato Putin veniva stracciato. Ecco l’estratto da un articolo di Associated Press: “Mosca… ha invitato l’Ucraina a divenire uno Stato federale per risolvere la polarizzazione tra regioni dell’Ucraina occidentale, favorevoli a legami più stretti con l’UE, e quelle orientali, che hanno solidi legami con la Russia. Una dichiarazione del ministero degli Esteri russo, esorta il parlamento dell’Ucraina ad indire un’assemblea costituzionale che possa redigere una nuova costituzione per la federazione del Paese, consegnando maggior potere alle regioni. Ha anche detto che il Paese dovrebbe adottare uno “status politico e militare neutrale”, una domanda che riflette la preoccupazione di Mosca sulla prospettiva dell”Ucraina nella NATO.” (La Crimea dichiara l’indipendenza, e si prende gli immobili, AP)
Quindi, è così che Putin intende giocare, eh, utilizzando le istituzioni democratiche per impedire a Washington d’attuare il suo piano per installare le basi missilistiche della NATO e USA in Ucraina? Mi sembra una mossa intelligente. Ancora una volta, Putin ha fatto di tutto per minimizzare il suo ruolo nelle decisioni politiche, in modo da non mettere in imbarazzo la claque di pasticcioni di Obama, determinati ad apparire sciocchi e impotenti ad ogni occasione. Ecco come l’analista Michael Scheuer riassume il comportamento di Putin in un articolo sul sito di Ron Paul: “La differenza dell’intervento in Ucraina rispetto alle altre, è che l’occidente è guidato da capi politici bimbiminkia che hanno fatto cozzare l’occidente contro un adulto deciso, realista e nazionalista, Vladimir Putin, e si sentono persi. Apprendono che l’Ucraina non è la Libia o l’Egitto e che Putin non lascerà che l’occidente crei in Ucraina, o almeno in Crimea, la stessa demoniaca confusione che gli ingiustificati interventi precedenti hanno creato in Egitto e Libia. Putin ha una visione molto chiara e genuina degli interessi nazionali della Russia, e l’accesso sicuro alla base di Crimea della Flotta del Mar Nero ne è uno: lo è stato per secoli, e rimarrà tale in futuro… i capi statunitensi ed occidentali dovrebbero fare la fila per ringraziare Vladimir Putin della lezione dolorosa ma profonda su come i leader adulti di una nazione proteggono i veri interessi nazionali del Paese“, (L’annessione della Crimea alla Russia è il costo dell’intervento USA/UE in Ucraina, Michael Scheuer, Ron Paul Institute)
Putin si rende conto che sabotando la strategia di Washington per controllare la Crimea, subirà gravi conseguenze. Ora deve prepararsi alla tipica litania degli attacchi asimmetrici, tra cui operazioni segrete, operazioni speciali, armamento dei jihadisti tartari per istigare le violenze in Crimea, appoggiare le ONG per fomentare disordini a Mosca, ecc., nonché intensificare supporto logistico e militare degli Stati Uniti al fiorente fascismo a Kiev, che s’è già mutato nell’apparato di sicurezza del governo impostore, un pauroso remake della Gestapo di Hitler. Ecco la carrellata di World Socialist Web Site: “Il parlamento ucraino ha votato per creare una guardia nazionale di 60000 elementi reclutati tra gli “attivisti” delle proteste anti-russe e dalle accademie militari. La forza sarà supervisionata dal nuovo capo della sicurezza, Andrej Parubij, fondatore nei primi anni ’90 del Partito Social-Nazionale ucraino neo-nazista. Il suo vice, Dmtrij Jarosh, è il capo dei paramilitari di Fazione Destra, l’equivalente ucraino delle truppe d’assalto di Hitler. Oltre ad aiutare l’occidente nelle sue provocazioni contro Mosca, la responsabilità principale di tali elementi sarà condurre a termine l’attacco sociale contro la classe operaia ucraina per volere del capitale internazionale…” (Quello che il regime filo-occidentale pianifica per i lavoratori ucraini, World Socialist Web Site)
Ed ecco sullo stesso articolo il programma di austerità radicale del FMI, che prevede d’imporre all’Ucraina, tramite il governo, riduzione delle pensioni e taglio dei servizi sociali, lasciando il Paese in uno stato di depressione permanente: “Dietro le incessanti invocazioni retoriche sulla “rivoluzione democratica”, il neogoverno ucraino di ex-banchieri, fascisti e oligarchi predispone misure di austerità draconiane. I piani in corso sono apertamente descritti come “modello greco”, cioè il programma di tagli selvaggi imposto alla Grecia da Fondo monetario internazionale (FMI) e Unione Europea (UE) che ha fatto crollare l’economia della Grecia di quasi il 25 per cento in cinque anni, producendo un’ondata di disoccupazione e povertà...” (Quello che il regime filo-occidentale pianifica per i lavoratori ucraini, World Socialist Web Site)
Certo, Putin ha sicuramente il suo bel da fare, ma fortunatamente sembra essere ben consigliato dai suoi assistenti politici e militari che evitano le inutili spacconate o le sparate incendiarie eruttate ogni giorno da Casa Bianca e dipartimento di Stato. Nonostante il fatto che il Cremlino non vuole che Washington “perda la faccia”, a volte gli eventi lo rendono impossibile, come l’acuto analista politico Moon of Alabama ha sottolineato. Ecco un trafiletto da un post di MoA che mostra come Washington abbia sostanzialmente capitolato verso Mosca accettando il suo piano per risolvere la crisi, tentando d’ingannare il pubblico facendogli credere che sia una sua idea. Ecco l’estratto: “C’è stata un’altra telefonata oggi tra il segretario di Stato Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov. La chiamata s’è avuta dopo una riunione strategica sull’Ucraina alla Casa Bianca. Durante la chiamata Kerry ha accettato le richieste russe per una federalizzazione dell’Ucraina in cui gli Stati federati avranno una forte autonomia nei confronti del governo centrale e la finlandizzazione dell’Ucraina. Putin aveva offerto questa “via d’uscita” dall’escalation e Obama l’ha presa. L’annuncio russo: (Reuters) – “Lavrov, Kerry è d’accordo a lavorare sulla riforma costituzionale in Ucraina: il ministero russo… Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato USA John Kerry hanno concordato nel cercare una soluzione alla crisi in Ucraina spingendo per le riforme costituzionali, ha detto il ministero degli Esteri russo. Non hanno dettagliato il tipo di riforme necessarie, se non per dire che dovrebbe seguire “una forma generalmente accettabile, tenendo conto degli interessi di tutte le regioni d’Ucraina”. “Sergej Viktorovich Lavrov e John Kerry hanno deciso di continuare a lavorare per trovare una risoluzione sull’Ucraina attraverso la rapida introduzione della riforma costituzionale, con il sostegno della comunità internazionale”, ha detto il ministero in un comunicato.” (Ucraina: gli USA prendono la via d’uscita concordata con la Russia, Moon of Alabama)
Riuscite a crederci? La squadra di fessi di Obama vuole che il pubblico creda che la “riforma costituzionale” sia una sua idea, come se la gente non si accorga che un’amministrazione scalcagnata e un presidente imbelle hanno alzato bandiera bianca battendo in ritirata. È il classico Barack “guardati le spalle” Obama che cerca di fare apparire una sconfitta come una vittoria. Patetico!

8440Mike Whitney vive nello Stato di Washington. Coautore di Senza Speranza: Barack Obama e la politica dell’illusione (AK Press). Hopeless è disponibile anche in versione Kindle.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la NSA spia le telecomunicazioni dell’America Latina

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 26.10.2013

NSA_CHIEF_AP-thumb-570x321-123773Grazie ai documenti forniti dall’informatore della National Security Agency (NSA) Edward Snowden, le attività di un ramo poco noto della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, il Servizio di Raccolta Speciale (SCS), diventano sempre più note. Un’organizzazione ibrida composta per lo più personale della NSA, ma anche della Central Intelligence Agency (CIA), il SCS, noto come F6 nella NSA, ha sede a Beltsville, Maryland. La sede del SCS, in un edificio per uffici con le iniziali “CSSG”, è adiacente al Servizio Diplomatico delle Telecomunicazioni del dipartimento di Stato (DTS). Un cavo sotterraneo corre tra i due edifici, permettendo al SCS di comunicare in sicurezza con le postazioni di ascolto clandestine della NSA, create nelle ambasciate USA in tutto il mondo. Queste “stazioni estere” della NSA, note anche come “Elementi di raccolta speciale” e “Unità di raccolta speciali” si trovano nelle ambasciate USA da Brasilia a Città del Messico, da New Delhi a Tokyo… Come sappiamo dai documenti di Snowden, il SCS inoltre è riuscito a infiltrare le comunicazioni via Internet e cellulare, e le infrastrutture delle telecomunicazioni su rete fissa di un certo numero di nazioni, specialmente quelle dell’America Latina. Collabora con il SCS è il Communications Security Establishment del Canada (CSEC), il “Quinto Occhio” dell’agenzia partner della NSA, nell’intercettazione di obiettivi particolari, come ad esempio il ministero delle Miniere e dell’Energia del Brasile. Per molti anni, nell’ambito di un’operazione denominata Pilgrim, il CSEC teneva sotto controllo le reti delle telecomunicazioni di Caraibi-America Latina con le stazioni estere nelle ambasciate e nelle alte commissioni canadesi dell’emisfero occidentale. Queste strutture avevano nomi in codice come Cornflower per Città del Messico, Artichoke per Caracas, ed Egret per Kingston, Giamaica.
La capillare raccolta della NSA di dati digitali dalle linee in fibra ottica, dagli Internet Service Provider, dagli switch delle rete per telecomunicazioni aziendali e dai sistemi cellulari in America Latina, non sarebbe stata possibile senza la presenza di agenti dell’intelligence nelle società per  telecomunicazioni e altri fornitori di servizi di rete. Tra i Cinque Occhi della Signals Intelligence (SIGINT) di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda tale cooperazione nella  condivisione con le aziende commerciali era relativamente facile. Cooperando con le rispettive agenzie SIGINT delle loro nazioni, favorirono vantaggi ed evitarono rappresaglie da parte dei rispettivi governi. Negli Stati Uniti, la NSA gode della collaborazione di Microsoft, AT&T, Yahoo, Google, Facebook, Twitter, Apple, Verizon ed altri nell’analizzare la massa di metadati raccolta dal programma PRISM. Il Government Communications Headquarters della Gran Bretagna (GCHQ) ha assicurato la collaborazione di British Telecom, Vodafone e Verizon. Il CSEC del Canada ha rapporti con aziende come Rogers Wireless e Bell Aliant, mentre il Defense Signals Directorate dell’Australia (DSD), può contare su un flusso costante di dati provenienti da aziende come Macquarie Telecom e Optus. E’ inconcepibile che la raccolta di 70 milioni di intercettazioni delle comunicazioni della NSA, tra telefonate e messaggi di testo francesi, in un solo mese, sia stata possibile senza avere proprie agenti collocati negli staff tecnici delle due società di telecomunicazioni francesi prese di mira: l’Internet Service Provider Wanadoo e la ditta per telecomunicazioni Alcatel-Lucent. È anche improbabile che l’intelligence francese non fosse a conoscenza delle attività della NSA e del SCS in Francia. Allo stesso modo, è improbabile che l’intercettazione della NSA delle reti di telecomunicazioni tedesche non fosse nota alle autorità tedesche, soprattutto da quando il Bundesnachrichtendiesnt (BND), il Servizio federale dell’intelligence della Germania aveva fornito i due programmi per l’intercettazione delle telecomunicazioni Veras e Mira-4 e i dati raccolti, in cambio dell’accesso del BND alle intercettazioni SIGINT delle comunicazioni tedesche contenute nel database della NSA noto come Xkeyscore. NSA e BND ancor più certamente hanno agenti inseriti nella società di telecomunicazioni tedesca Deutsche Telekom. Dati classificati del GCHQ confermano l’uso di prodotti e personale di supporto nell’infiltrare la rete BELGACOM in Belgio. Una pagina sul piano d’infiltrazione Merion Zeta della rete classificata descrive il funzionamento del GCHQ: “L’accesso all’Internal CNE (Network Certified Engineer) continua a espandersi, avvicinandosi nell’accedere al fondamentale router GRX (General Radio Packet Services (GPRS) Roaming Exchange), attualmente su host con accesso”. Un’altra pagina rivela l’obiettivo dell’infiltrazione del router centrale di BELGACOM: “puntare sul roaming che utilizza smart phones”.
Nei Paesi in cui la NSA e i suoi partner non hanno un’alleanza formale con le autorità nazionali d’intelligence, elementi della Fonte per Operazioni Speciali della NSA (SSO) e unità per le Operazioni di Accesso Mirate (TAO) operano per il SCS e i suoi partner della CIA infiltrando agenti negli staff tecnici delle aziende di telecomunicazioni o facendoli reclutare come lavoratori dipendenti, in particolare quando si tratta di amministratori di sistema, assumendoli come consulenti o acquisendo dei dipendenti con denaro o altri favori, o ricattandoli con imbarazzanti informazioni personali. Le informazioni personali che possono essere utilizzate nei ricatti, vengono raccolte dalla NSA e dai suoi partner con messaggi di testo, ricerche web, visite ai siti web, rubriche ed elenchi di webmail, ed altre comunicazioni mirate. Le operazioni SIGINT del SCS s’incontrano con l’HUMINT, o “intelligence umana”. In alcuni Paesi come l’Afghanistan, la penetrazione della rete cellulare GSM Roshan è facilitata dalla grande presenza di militari e servizi segreti di Stati Uniti ed alleati. In Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, l’infiltrazione della rete mobile satellitare Thuraya è facilitata dal fatto che la grande azienda della difesa degli Stati Uniti, Boeing, ha installato la rete.  Boeing è anche un’importante azienda della NSA. Quest’interfaccia SIGINT/HUMINT è apparsa  con i dispositivi d’intercettazione clandestini immessi su fax e computer di varie missioni diplomatiche a New York e Washington DC. Invece di irrompere nelle strutture diplomatiche sotto la copertura delle tenebre, il metodo utilizzato dalle squadre operative dalla “borsa nera” del SCS  ottiene assai facilmente l’ingresso a tali impianti, con il di supporto tecnico del personale delle telecomunicazioni o di appaltatori a contratto. Il SCS ha collocato con successo dispositivi di intercettazione nei servizi dai seguenti nomi in codice: missione europea delle Nazioni Unite (Perdido/Apalachee); l’ambasciata italiana a Washington (Bruneau/Hemlock); la missione francese all’ONU (Blackfoot), la missione greca alle nazioni unite (Powell); l’ambasciata francese a Washington DC (Wabash/Magothy); l’ambasciata greca a Washington DC (Klondyke); la missione brasiliana all’ONU (Pocomoke) e l’ambasciata brasiliana a Washington DC (Kateel).
Il Designatore per la Signals Intelligence “US3273” Silverzephyr della NSA, è l’unità di raccolta del SCS situata nell’ambasciata statunitense a Brasilia, capitale del Brasile. Oltre a sorvegliare le reti di telecomunicazioni del Brasile, Silverzephyr può anche monitorare via satellite (FORNSAT) le trasmissioni dell’ambasciata e possibilmente altre unità clandestine operanti al di fuori della copertura diplomatica ufficiale su territorio brasiliano. Un tale punto di accesso alla rete clandestina si trova nei documenti forniti da Snowden, il cui nome in codice è Steelknight. Vi sono circa 62 simili unità del SCS che operano da altre ambasciate e missioni degli Stati Uniti in tutto il mondo, tra cui New Delhi, Pechino, Mosca, Nairobi, Cairo, Baghdad, Kabul, Caracas, Bogotà, San Jose, Città del Messico e Bangkok. E’ attraverso l’infiltrazione clandestina delle reti del Brasile, utilizzando una combinazione di mezzi tecnici SIGINT e HUMINT, che la NSA poteva ascoltare e leggere le comunicazioni della Presidentessa Dilma Rousseff e dei suoi consiglieri e ministri del Governo, tra cui il ministro delle Miniere e dell’Energia. Le operazioni d’intercettazione nei confronti di questi ultimi sono state delegate al CSEC, progetto Olympia era il nome in codice per l’infiltrazione del ministero delle Miniere e dell’Energia, così come della compagnia petrolifera di Stato Petrobras.
Le operazioni della NSA Rampart, Dishfire e Scimitar si rivolgevano specificamente alle comunicazioni personali dei capi di governo e di Stato come Rousseff, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping, il presidente ecuadoriano Rafael Correa, il presidente iraniano Hasan Rouhani, il presidente boliviano Evo Morales, il primo ministro Turco Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro indiano Manmohan Singh, il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e il presidente venezuelano Nicolas Maduro, tra gli altri. Un’unità speciale SIGINT della NSA, il “Mexico Leadership Team”, ha in modo simile infiltrato la Telmex e la Satmex del Messico per poter condurre la sorveglianza delle comunicazioni private dell’attuale presidente Enrique Peña Nieto e del suo predecessore Felipe Calderon, nell’operazione dal nome in codice Flatliquid. La sorveglianza della NSA della Segreteria della pubblica sicurezza messicana aveva il nome in codice Whitetamale, e doveva utilizzare collaboratori interni, in considerazione del fatto che a un certo livello, i funzionari della sicurezza messicana usano metodi di comunicazione criptati. Il SCS certamente richiede insider ben piazzati per monitorare le comunicazioni delle reti cellulari messicane, nel piano segreto dal nome in codice Eveningeasel. Mentre vi è un certo numero di correzioni tecniche e contromisure che possono contrastare la NSA e i Cinque Occhi nelle sorveglianza delle comunicazioni governative e aziendali, la semplice valutazione della minaccia e della vulnerabilità che si concentra sul personale e sulla sicurezza fisica, sono la prima linea di difesa contro le orecchie e gli occhi intrusivi del “Grande Fratello” USA.

nsa_the_world_by_kelevra2k9-650x406La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA sconfessano i ribelli siriani

Ljuba Lulko, Pravda.ru 26.08.2013

1236755Il Presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale Martin Dempsey, ha detto che i ribelli siriani non potrebbero promuovere gli interessi statunitensi in questa fase. Il “falco” che recentemente aveva proposto cinque opzioni per l’intervento in Siria s’è arreso. La dichiarazione segna la posizione dei militari, che non consiglia un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto in Siria. CBS ha citato Dempsey, che in una lettera al membro del Congresso dello Stato di New York Eliot Engel, ha scritto che oggi in Siria, gli Stati Uniti dovrebbero scegliere non tra due, ma tra molti partiti. Ha aggiunto che il partito scelto dagli USA deve essere pronto a difendere sia i propri interessi che quelli degli Stati Uniti, quando la situazione sarà a suo favore. Oggi, nessuna delle parti è pronta a ciò, ha detto il generale. Il membro del Congresso Engel ha chiesto un chiarimento sulla possibile azione militare degli Stati Uniti in Siria. In particolare, ha chiesto della possibilità di attacchi missilistici sulle basi aeree siriane che, a suo parere, aiuterebbero in maniera significativa i “ribelli” senza il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nelle operazioni di terra. Dempsey ha detto che gli Stati Uniti potrebbero distruggere l’aviazione siriana ed eliminare la capacità del ‘regime di Assad’ di bombardare dall’aria l’opposizione. Tuttavia, secondo lui, questa mossa potrebbe potenzialmente aumentare l’impegno degli Stati Uniti entrando direttamente in un conflitto senza affrontarne le cause alla radice.
Il generale ha scritto che l’uso della forza militare può modificare l’equilibrio militare in vari modi, ma non risolverà le principali questioni etniche, storiche, religiose e tribali che alimentano il conflitto. Ha detto che credeva che gli Stati Uniti potrebbero aggravare notevolmente la crisi umanitaria. Sembrano pacifismo e saggezza stupefacenti per un militare. Secondo Dempsey, Washington ritiene che qualsiasi opposizione che ora potrebbe teoricamente sostituire Bashar al-Assad, infatti, non migliorerebbe le cose, e potrebbe anche peggiorarle. Sembra che la brutta esperienza dell’Afghanistan, dove gli Stati Uniti hanno cercato di combinare l’azione militare con corruzione, costruzione di una coalizione e sforzi umanitari, al fine di “vincere i cuori e le menti del popolo afghano”, sia servita da buona lezione. Le autorità statunitensi temono una ripetizione dell’Afghanistan, diventato terreno fertile per Usama bin Ladin e al-Qaida. Engel non era soddisfatto della risposta del generale. Il membro del Congresso ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto siriano sia una scelta tra l’accelerazione della fine del regime di Bashar al-Assad e la sua continuazione, più che una scelta tra i gruppi ribelli.
Dempsey ha presentato la posizione ufficiale del Pentagono sulla questione dell’intervento in Siria, e lo ha fatto solo una settimana dopo la pubblicazione delle cinque opzioni per tale intervento. Oltre a limitati attacchi aerei, aveva proposto la creazione di una no-fly zone su tutta la Siria, l’addestramento delle forze di opposizione in aree di sicurezza, la creazione di zone cuscinetto come santuari per i militanti, e la distruzione o il sequestro di armi chimiche. Chi ha influenzato il parere del generale? Le dichiarazioni sono state pubblicate quasi subito dopo un’altra provocazione, una strage di siriani inermi in un presunto attacco chimico delle truppe governative. Possiamo supporre che gli Stati Uniti abbiano le prove di chi utilizza armi chimiche in Siria. Questi sospetti sono rinforzati da semplici pensieri sulle ragioni per cui il Presidente della Siria avrebbe bisogno di usare armi chimiche il secondo giorno della missione degli ispettori ONU. Damasco non ha bisogno di un tale attacco con gravi perdite di vite umane, mentre la sua superiorità nel conflitto armato è evidente.
Nel corso degli ultimi dodici anni, i “neo-conservatori” e altri “falchi” guerrafondai statunitensi hanno presentato l’intervento militare in Medio Oriente come l’unico modo per combattere il terrorismo, promuovere la stabilità nella regione e salvaguardare i valori democratici. Il mese scorso, i taliban aprivano un ufficio a Doha (Qatar) per avviare trattative di pace con gli Stati Uniti, tuttavia, l’intervento in Afghanistan fu attuato per distruggerli. Quando gli Stati Uniti hanno lasciato l’Iraq, il Paese era immerso nel caos, con infrastruttura distrutte e una guerra inter-religiosa, due milioni di profughi sull’orlo di un disastro umanitario, antiche comunità cristiane distrutte, e il governo iracheno che intende cooperare con l’Iran. L’intervento degli Stati Uniti in Libia ha portato alla nascita di un governo nominale che non controlla il Paese e invia islamisti in tutta l’Africa. Un ex alleato, l’Egitto, oggi è controllato da una giunta militare dotata della tecnologia militare più recente degli Stati Uniti. Il governo democraticamente eletto è stato rovesciato, e i “Fratelli musulmani” hanno scelto di collaborare non con gli Stati Uniti, ma con l’Iran. Ovunque si sono svolte elezioni democratiche dopo la “primavera araba”, sono stati eletti governi dalle dubbie prospettive di sostegno a Stati Uniti o Israele. In dodici anni di guerra attiva, gli Stati Uniti non hanno potuto affermare i propri interessi nella regione, al contrario, perdono influenza con la prospettiva del rafforzamento del sentimento anti-americano. Se le truppe governative siriane riprendono ai terroristi le importanti città di Homs e Aleppo, la guerra in Siria si concluderà con la vittoria di Bashar al-Assad. Questo sarà il primo caso di vittoria anti-americana sul campo dal crollo dell’Unione Sovietica, e si tratterebbe di un colpo senza precedenti al potere geopolitico degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS sono in ottima forma

Rakesh Krishnan Simha RIR 21 novembre 2012

Contrariamente alle previsioni circa la loro imminente fine, i BRICS sono sempre più forti; i loro problemi economici attuali possono essere liquidati come dolori di crescita. Una tendenza osservata nei media occidentali in questi giorni è l’ondata di necrologi sui BRICS. Si ha la sensazione che i commentatori stiano sbavando sulle loro tastiere mentre pompano le attuali difficoltà economiche nei paesi emergenti. Vi è una sorta di “si-sapeva-questo-era-troppo-bello-per-essere-vero” nei loro reportage, che si riallaccia perfettamente con il loro compiacimento “si-sono-ancora-da terzo mondo”. La maggior parte di questi “esperti” attacca direttamente i paesi BRICS per un presunto eccesso di promesse poi non mantenute. Il londinese Financial Times sostiene che l’India soffra di “depressione clinica”, che la Russia sia traballante e la Cina sia una bolla in attesa di esplodere.
In un articolo intitolato ‘La frenata dei paesi BRICS’, Forbes ha attaccato lo scrittore indiano Pankaj Mishra – che chiama ironicamente Brankaj – per aver osato commentare sul New York Times che il “ridimensionamento dell’America è inevitabile“. Altri cercano di essere più sottili. Un sedicente esperto di un think tank statunitense dice: “Niente di tutto questo dovrebbe sorprendere, perché è difficile sostenere una rapida crescita per più di un decennio.” Forse il suo editore dovrebbe dirgli che, col senno di poi, non c’è nulla di sorprendente. Ve lo dico io cosa è sorprendente, che questi commentatori si concentrano sui problemi economici dei paesi BRICS, in un momento in cui le bottiglie molotov illuminano le città europee. E qui c’è qualcosa di ancora più sorprendente, che questi giornalisti continuano a parlare di “recessione economica globale“, quando in realtà si tratta di una recessione economica occidentale.

Come non sbagliarsi
La visuale diventa distorta se ci si basa esclusivamente sulle tendenze. Questo perché le tendenze sono spesso solo un segmento di una storia più grande. Per esempio, se i paesi BRICS subiscono una contrazione, una tendenza in linea con il resto del mondo, questo non significa che la loro  crescita sia finita. Qui voglio porre ai commentatori occidentali una domanda: mentite a voi stessi o mentite al vostro pubblico? Comunque mentite. Infatti, non vi sono dati sufficienti per sostenere l’opinione che i paesi BRICS siano un’idea superata. Per prima cosa, diamo un’occhiata alle dimensioni della crescita dei mercati emergenti, e poi vediamola in prospettiva. In un rapporto intitolato ‘Ballando con i Giganti’, la Banca mondiale, che  essenzialmente è una banca statunitense, dice che la rivoluzione industriale fu per gli Stati Uniti il periodo di massimo splendore, il reddito era più che raddoppiato in una sola generazione. Per quanto impressionante e senza precedenti fosse, ciò impallidisce davanti ai BRICS. Il rapporto afferma che in Cina e in India, “gli attuali tassi di crescita, le aspettative di vita, e i redditi aumenteranno di cento volte in una generazione.”
I dati forniti dal Fondo monetario internazionale mostrano il drammatico cambiamento della ricchezza e dei redditi nei BRICS, in confronto con la più ricca nazione occidentale. Poco più di un decennio fa, il PIL pro capite della Russia era di 1775 dollari, rispetto ai 35252 negli Stati Uniti. Nel 2013 questo è destinato ad aumentare a 16338. Così, il rapporto USA-Russia sul reddito che era di 1 a 20, sarà nel prossimo anno di 1 a 3. Tra tutti i paesi BRICS, l’economia russa ha ricevuto la peggiore stampa, “l’Arabia Saudita con gli alberi“, come un ex funzionario della NATO ha descritto il paese. Secondo i rapporti, l’economia russa è gonfiata artificialmente dal petrolio e dal gas, cosa che la danneggia di più rispetto ai suoi partner dei BRICS. Mark Adomanis, un consulente di Washington DC, avverte che il racconto di una Russia al collasso e decrepita è “estremamente fuorviante e incredibilmente persistente“. E aggiunge: “Se si guarda a cose come la produzione di energia elettrica, produzione alimentare e standard di vita, la Russia è molto più vicina alle norme occidentali di quanto lo siano gli altri paesi BRICS“. Questo ottimismo è supportato da Bloomberg che ha segnalato, la scorsa settimana, che quasi tutti gli indicatori economici in Russia attualmente sono positivi. Allo stesso modo, una decina di anni fa il PIL pro capite della Cina era a un abissale 945 dollari, o in un rapporto di 1 a 37.
Il FMI prevede che il rapporto USA-Cina si ridurrà a 1 a 8 il prossimo anno. Nel complesso, anche se il PIL dei paesi BRICS è aumentato dal 15 per cento del reddito globale, di una decina di anni fa, al 25 per cento di oggi; il PIL combinato dei paesi del G7 – Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia, Canada e Italia – è sceso dal 70 per cento del totale del PIL mondiale di due decenni fa, al 50 per cento di oggi. Questa è una buona notizia per tutti. “La crescita dei paesi BRICS e di altre economie emergenti, ha promosso la distribuzione e lo sviluppo della ricchezza e del potere globali in modo più equilibrato“, dice Tao Wenzhao, un ricercatore presso l’Istituto di Studi Americani dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, un think-tank di Pechino.

Il commercio intra-BRICS
Mentre l’Europa e gli Stati Uniti rimuginano sulla perdita di posti di lavoro e di industrie manifatturiere, i BRICS siglano mega-accordi. In una riunione tenutasi a New Delhi il 9 novembre, l’ambasciatore del Brasile in India, Carlos Duarte, ha detto che gli scambi tra l’India e il Brasile crescono con un sorprendente “35 per cento l’anno, nonostante un rallentamento economico in entrambi i paesi e la distanza fisica tra di essi“. Le grandi aziende brasiliane già collaborano con imprese indiane, la Reliance con la società petrolifera brasiliana Petrobras e la Tata con l’azienda brasiliana Marco Polo. Il volume del commercio bilaterale ha superato i 10 miliardi di dollari nel 2011-12. “Il Brasile e l’India si sono uniti in un abbraccio gigantesco“, ha detto Deepak Bhojwani, ex console generale indiano a San Paolo.
La Cina, che sta svolgendo un grande gioco nelle vaste risorse naturali del Brasile, ha messo in guardia dall’utilizzare il Canale di Panama per inviare tali risorse. Il canale, anche se gestito da una ditta cinese di Hong Kong, è strettamente monitorato dai militari degli Stati Uniti. Si è, pertanto, proposto un nuovo percorso attraverso la Colombia, con una ferrovia da 7,6 miliardi dollari, per collegare il Brasile e le coste dei Caraibi con il Pacifico. Nel 2010 la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India, con scambi bilaterali aumentati incredibilmente di 28 volte negli ultimi dieci anni. E per fare un confronto, nel dicembre dello stesso anno, quando il premier cinese Wen Jiabao ha visitato l’India, i due paesi siglarono un accordo del valore di 16 miliardi di dollari, il mese prima che, con un assai pubblicizzato viaggio, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama siglasse un accordo di soli 10 miliardi di dollari.
L’anno scorso, la Rusal della Russia, il più grande produttore di alluminio al mondo, ha scelto di lanciare la sua offerta pubblica iniziale non a Londra o a New York, ma alla borsa di Hong Kong, diventando la prima azienda russa a farlo. Un altro enorme cambiamento strategico è che l’infrastruttura petrolifera della Russia ora punta ad est, la pipeline ESPO della Russia, tra la Siberia orientale e l’Oceano Pacifico, offre petrolio russo a una Cina energivora, ribaltando decenni di dipendenza russa dai mercati europei. Nei prossimi anni, le infrastrutture per il gas russo saranno anch’esse rivolte ad est. Time Magazine dice che “se il commercio e gli investimenti supersonici tra le economie emergenti continuano, l’importanza degli Stati Uniti e dell’Europa, economicamente e politicamente, diminuirà“.

Aumenta l’angoscia
Com’era prevedibile, tali stretti legami tra i paesi BRICS non va giù ad alcuni ambienti. Assieme al costante flusso di storie sulla “Frenata dei BRICS“, un’altra nuova tendenza sono le storie relative alle fratture nei BRICS. Il quotidiano conservatore di Sydney The Australian dice: “La nostra missione deve essere attirare la Russia fuori dai BRICS e offrirle una posizione alternativa nel mondo come partner dell’UE, pronta ad accettare le sue radici europee e ad impegnarsi nei valori europei… abbandonando i BRICS, perderebbe la faccia, ma sarebbe una liberazione per la Russia. I suoi politici non si sono mai sentiti a loro aggio con il ‘modello di sviluppo asiatico’.”
Io lavoro in una società mediatica di proprietà australiana, quindi questo pezzo mi fa rabbrividire non solo perché mi preoccupo per il degradarsi degli standard del giornalistici, ma anche perché fa appello ai più vili istinti razziali. La Russia non è stata trascinata nei BRICS, ma ne è invece all’origine. Questo brillante articolo di Sergej Radchenko, docente di storia delle relazioni asiatico-americane presso l’Università di Nottingham di Ningbo, in Cina, dimostra che non è Goldman Sachs, ma l’ex presidente russo Mikhail Gorbaciov, ad aver proposto un nuovo ordine mondiale con Russia, Cina, Brasile e India dentro. The Australian, con una bizzarra inversione della realtà, spera che la piccola minoranza di moscoviti che è insorta dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, forzerà l’uscita della Russia dall’Asia. “Ancoriamo la Russia all’Europa, piuttosto che incoraggiare le sue confuse idee d’utilizzare i paesi BRICS come una nuova versione dell’Internazionale. E parliamo con il Brasile di cooperazione per la difesa, ad esempio, scartandolo dall’imbroglio BRIC“.
Bene, questo è giornalismo zombie. E’ sintomatico della scarsa comprensione della realtà in occidente. Perché, tra tutti gli occidentali, gli australiani hanno raggiunto la maggior parte dei mercati emergenti, in particolare la Cina. E’ l’appetito vorace di Pechino per i metalli e minerali dell’Australia, che ha salvato il paese caldo e polveroso dalla peggiore recessione degli ultimi decenni. Ma no, The Australian non lascerà che i fatti ostacolino la strada della bella storiella, anche se passa molto lontana dalla realtà.

Constatare la realtà
C’è una innegabile sacca di corruzione e arretratezza nei BRICS. Per esempio, la Russia è classificata solo 43.ma nell’indice delle 50 principali economie nell’Indice del Dinamismo Globale pubblicato dalla società di consulenza Grant Thornton, la scorsa settimana. L’economia indiana  ruggiva al 9 per cento, prima che la recessione la rallentasse al 5 per cento. Tuttavia, nessuno di questi problemi è unico per i paesi BRICS. In realtà, il loro reddito e la loro influenza avanzano nelle classifiche, mentre gli standard di vita in Occidente sono in calo. Come afferma ‘Ballando con i Giganti’ i paesi BRICS sono stati in grado di togliere centinaia di milioni di persone dalla povertà negli ultimi decenni, e non è solo un dato di fatto, ma fornisce anche una speranza al resto del Mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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