MH17, ulteriori sospetti

Alessandro Lattanzio, 22/7/2014

malaysia-mh-17-and-mh-370-as-9m-mrd-9m-mro-bVi sono numerosi sistemi che consentono di rintracciare rotta e posizione di un Boeing 777 in ogni momento: “Rolls Royce e Malaysian Airlines avrebbero una partnership secondo cui i motori di bordo trasmettono ogni 30 minuti i propri dati al centro globale di monitoraggio delle turbine di Derby, Regno Unito”. Si tratta del sistema ACARS. Inoltre, esiste un dispositivo di bordo noto come Boeing Uninterruptible Autopilot (BUAP), presente sui velivoli Boeing dal 1995, “Questa informazione è stata divulgata, a quanto pare, solo nel marzo 2007, a seguito di una causa. La modifica fu segnalata a FAA, NTSB e ALPA (Associazione dei piloti di linea). … Boeing avrebbe dichiarato che entro il 2009 tutti gli aerei Boeing avrebbero avuto i BUAP, rendendo impossibile dirottare manualmente dall’interno l’aeroplano, ma rendendone possibile il controllo teleguidato dai militari”.


Nel video viene indicata la presenza di un sistema utilizzato dagli aerei militari per ingannare i radar nemici, chiamato ‘chaff’. Al secondo 11, nel video si vedono le strisce chiare di ‘chaff’ galleggiare sul sito dell’impatto. Basandosi sui video dei relitti, sembrerebbe che l’aereo si sia schiantato planando, con superfici mobili ancora attive. Inoltre, l’esplosione e l’incendio al suolo confermerebbero che il velivolo aveva i serbatoi di carburante ancora intatti prima dell’impatto.

flight-radar-mh-17-cancelled-on-7-17-2014-aFlight Radar-24, il giorno dopo l’incidente (18 luglio) indicava che il 17 luglio il volo MH-17 (9M-MRD) era stato “annullato”. Perché il volo “condannato” veniva indicato “cancellato” prima che accadesse l”incidente’? E perché le Malaysia Airlines ripresero la normale programmazione dei voli il giorno successivo (18 luglio), prima di determinare un qualsiasi rischio del ripetersi dell’incidente, facendo decollare il loro aereo 9M-MRL?

a-fateful-thunderstorm-may-have-doomed-flight-mh17Dal 12 giugno al 17 luglio 13 diversi B-777-200 furono assegnati al piano di volo MH-17 per un totale di 36 voli da Amsterdam a Kuala Lumpur. Di particolare interesse è l’ultimo volo di 9M-MRD su questa rotta, prima dell’incidente, cioé il 18 giugno 2014, dopo un intervallo di un mese. Durante tale periodo solo altri 3 aerei seguirono la rotta solo una volta:
1) 9M-MRM il 16 giugno
2) 9M-MRF il 5 luglio
3) 9M-MRC l’11 luglio
Due velivoli volarono lungo la rotta a 12 e a 6 giorni d’intervallo rispettivamente, con la probabilità che entrambi i velivoli volassero nuovamente lungo la rotta prima dei 30 giorni d’intervallo. 9M-MRD e 9M-MRM sono i soli due, dei tredici velivoli, a superare l’intervallo di 3 settimane nel servizio di linea programmato per il Volo MH-17.

mh-17-schedule-completeIl 17 luglio 2014, la sequenza dei notiziari flash sull’Ucraina appare sospetta:
Ultime notizie
17:49 – da fonte classificata: Un aereo passeggeri è stato abbattuto nella regione di Donetsk.
17:26 – Il SNBO [Consiglio di Sicurezza Nazionale] ucraino sostiene che i ribelli hanno attrezzature con cui possono abbattere aerei ad alta quota.
17:23 – L’UEFA separa i club di calcio russi e ucraini tra diverse sezioni europee.
17:12 – Poroshenko presiede la riunione del SNBO ucraino.

BsyD69DCYAAyCPhL’immagine la dice lunga. Si osservi l’orario delle notizie! @anatoliishariiValentina Lisitsa,17 luglio 2014

Riferimenti:
Global Research
Pissin on the Roses
Veterans Today
Vineyard Saker

Il ritorno del principe Bandar

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 12/07/2014

ISIScaliphateIl principe Bandar bin Sultan bin Saud bin Abdulaziz è il padrino della Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL), ora chiamato “Stato islamico” o “Califfato islamico”. Senza il sostegno saudita alle forze più radicali dell’opposizione islamica che combattono il presidente siriano Bashar al-Assad, è dubbio che il SIIL sarebbe stato altro che una frangia in Siria. Anche se Bandar è stato cacciato dalla politica saudita prima, ora sembra che le speranze dell’eliminazione del vecchio ex-ambasciatore saudita negli Stati Uniti e amico personale della famiglia Bush fossero semplicemente un “wishful thinking” di coloro che l’hanno incrociato in passato. Bandar è tornato nell’influente posizione di consulente di re Abdullah dopo essere stato licenziato da capo dell’intelligence saudita lo scorso aprile. Il nuovo titolo di Bandar è “consigliere del re e suo inviato speciale”. Bandar in realtà non ha mai lasciato la cerchia interna saudita. Dopo essere stato dimesso dalla guida dei servizi segreti ad aprile, ha mantenuto la posizione di segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale saudita, una posizione analoga a quella di Susan Rice alla Casa Bianca, di consigliera per la sicurezza nazionale e direttrice del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il ritorno di Bandar nella Casa dei Saud avviene mentre re Abdullah nomina il viceministro della Difesa, appena licenziato, principe Qalid bin Bandar bin Abdul Aziz a nuovo capo dell’intelligence saudita. Il principe Qalid ora occupa quella posizione di collegamento con i ribelli siriani che il principe Bandar aveva quando i sauditi organizzarono l’invio di milioni di dollari in contanti e armi ai salafiti radicali e ai taqfiri che combattono Assad in Siria. Anche se sembra che Bandar sia coinvolto in una sorta di scisma interno alla Casa dei Saud, ci sono voluti appena due giorni a Qalid per perdere la carica di viceministro della Difesa, tenuta per soli 45 giorni, ed essere nominato capo dell’intelligence saudita. Anche se condividono lo stesso nome, il capo dell’intelligence saudita Qalid bin Bandar non deve essere confuso con l’imprenditore saudita Qalid bin Bandar bin Abdulaziz al-Saud, figlio del principe Bandar.
1131L’importante posizione di viceministro della Difesa resta vacante, costringendo il ministro della Difesa Salman bin Abdulaziz, il principe ereditario, a gestire le operazioni quotidiane del ministero della Difesa. Il riordino del governo saudita è volto a garantire che i funzionari della Difesa e dell’intelligence saudite siano allineati nel riaffermare il controllo sul SIIL che avanza su Baghdad avvicinandosi al confine iracheno-saudita, dove alcune scaramucce di confine tra guerriglieri del SIIL e truppe di frontiera saudite si sono già svolte. Senza dubbio, la Casa dei Saud è un importante finanziatore del SIIL dall’inizio della guerra civile in Siria. Il fronte al-Nusra (Jabhat al-Nusra), finanziato principalmente dal Qatar, ha promesso sostegno alle forze del SIIL sparse nel settentrione e occidente dell’Iraq, estendendone la portata nel nord-est della Siria. L’obiettivo dell’Arabia Saudita è sempre destabilizzare l’Iraq e la Siria, nella speranza che i governi Nuri al-Maliqi e Bashar al-Assad, siano rovesciati e sostituiti con i regimi sunniti radicali grati ai sauditi. Bandar vuole anche limitare l’influenza del Qatar, che ritiene sostenere la fratellanza musulmana, acerrimo nemico della Casa dei Saud. Il ritorno al potere di Bandar segnala il congelamento della distensione tra l’Arabia Saudita e l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani. Bandar fu originariamente dimesso da capo dell’intelligence saudita dopo che il presidente Barack Obama incontrò re Abdullah a Riyadh il 28 marzo. I compiti di Bandar quale interlocutore dei sauditi con i ribelli siriani, furono passati al ministro degli Interni saudita principe Muhammad bin Nayaf. Tali oneri sono ora assunti dal principe Qalid. Il principe Muhammad ha contribuito nel sostegno saudita all’esercito libero siriano (ELS) filo-USA, ora attore secondario e debole nella guerra civile siriana. I funzionari dell’ELS, molti ex-funzionari governativi in esilio, vivono più nei comodi alberghi e ristoranti d’Istanbul che in prima linea in Siria. Tuttavia, dopo il successo del SIIL in Siria orientale e Iraq, i sauditi hanno deciso di richiamare l’interlocutore principale del SIIL, il principe Bandar, mettendo la leadership del gruppo sotto un più sodo controllo saudita.
Bandar ha forti legami con il terrorismo jihadista. Bandar, in un viaggio a Mosca prima delle Olimpiadi di Sochi, offrì alla Russia un lucroso affare sulle armi se la Russia cessava il sostegno ad Assad. Bandar disse anche a Putin che se la Russia respingeva l’offerta dell’Arabia Saudita, i terroristi islamici filo-sauditi nel Caucaso sarebbero stati liberi di compiere attacchi terroristici contro le Olimpiadi invernali di Sochi. Putin cacciò Bandar dal suo ufficio al Cremlino. Vi sono  rapporti secondo cui i terroristi islamici finanziati dai sauditi in Cecenia e Daghestan siano attivi in Ucraina contro i separatisti russofoni dell’Ucraina orientale. In alcuni casi, i terroristi islamici si sono uniti alle unità paramilitari israeliane in Ucraina a sostegno delle azioni militari del governo di Kiev contro l’Ucraina orientale. In Siria vi sono state segnalazioni del coordinamento del Mossad con le unità del SIIL negli attacchi contro le forze governative siriane, anche nella regione nord delle alture del Golan. Il direttore della CIA John O. Brennan, saudofilo ex-capo della stazione della CIA a Riyadh, avrebbe dato una mano al ritorno di Bandar a una posizione chiave nel governo saudita. 1000 tra truppe e consiglieri statunitensi sono stati inviati in Iraq non per evitare che il governo Maliqi cada, ma per contribuire alla transizione verso un governo post-Maliqi dalla forte rappresentanza sunnita pro-saudita. I militari statunitensi in Iraq proteggono anche i beni degli Stati Uniti, tra cui l’imponente complesso dell’ambasciata a Baghdad, nonché gli interessi dell’industria petrolifera statunitense. Vi furono diversi rapporti infondati, al momento del licenziamento di Bandar ad aprile, secondo cui era stato assassinato o ferito durante una visita alle posizioni ribelli in Siria. Altri rapporti hanno dichiarato che Bandar, affettuosamente noto dalla famiglia Bush come “Bandar Bush” per via dei suoi stretti legami con la dinastia politica statunitense, sia stato avvelenato in una faida interna saudita volta ad eliminarne l’influenza quale capo del clan Sudayri nella Casa dei Saud. Il clan comprende anche il principe Turqi, ex-capo dell’intelligence saudita, e il principe ereditario Salman, ministro della Difesa e erede al trono.
mccainhopelessIl SIIL dà ad Israele il potente argomento di essere responsabile della Cisgiordania e imporre un più stretto controllo militare su Gaza. L’obiettivo di Bandar è eliminare gli attuali governi di Siria e Iraq, privando così l’Iran dei suoi due alleati regionali… Con un califfato sunnita radicale a Baghdad, il SIIL sarà pronto a varcare il confine iraniano e iniziare la ribellione presso la minoranza araba nella provincia iraniana del Khuzestan, il centro dell’industria petrolifera iraniana. Con il SIIL che controlla i giacimenti petroliferi del sud dell’Iraq, nonché parte dei campi che confinano con il Kurdistan iracheno, l’acquisizione da parte del fantoccio saudita della provincia petrolifera iraniana darebbe all’Arabia Saudita l’effettivo controllo su gran parte delle riserve di petrolio del Medio Oriente. A febbraio, il senatore dell’Arizona John McCain disse alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, “Grazie a Dio per i sauditi e il principe Bandar”. McCain fece eco a commenti analoghi fatti in precedenza sulla CNN. Nel 2012, McCain s’infiltrò segretamente in Siria dalla Turchia facendosi fotografare con gli islamisti radicali, alcuni dei quali ora combattono con il SIIL in Iraq. McCain sostiene fermamente fascisti e neo-nazisti ucraini. In McCain, “Bandar Bush” trova un compagno d’armi fervido fan del terrorismo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Lugansk, Berlino e Washington

Alessandro Lattanzio, 12/7/201460Secondo il ministero degli Interni ucraino, i miliziani majdanisti avrebbero subito 173 morti e 446 feriti nell’operazione contro l’Ucraina orientale. Il 7 luglio, le truppe golpiste bombardavano con l’artiglieria Lugansk, “Si ritiene che i militari ucraini puntassero sull’accademia dell’aeronautica, utilizzata dalla milizia popolare. Nel giro di un’ora la milizia rispondeva aprendo il fuoco con i  mortai“. Le forze di autodifesa della Repubblica Popolare del Donetsk inoltre si dotavano di artiglieria antiaerea. In Ucraina occidentale, nella regione di Volin, opera un campo di addestramento per i volontari del Partito nazionaldemocratico bielorusso, inviati nell’est del Paese a combattere contro le repubbliche popolari. Il distaccamento bielorusso si chiama “Caccia” e adotta la bandiera dei collaborazionisti nazisti, vietata nel 1996 da Aleksandr Lukashenko ed utilizzata dall’opposizione naziatlantista bielorussa. L’organizzazione giovanile ucraina Alleanza Nazionale da 10 anni collabora con le organizzazioni bielorusse Young Front e Gioventù BPF addestrandole nei campi ‘patriottici’. L’opposizione bielorussa ha partecipato attivamente ad euromajdan fin dall’inizio, ed almeno 200 ‘oppositori’ bielorussi hanno aderito ai gruppi armati di Pravyj Sektor, come i battaglioni Ajdar e Azov. Young Front è registrata nella Repubblica Ceca. Inoltre la Lituania, aderente alla NATO, dichiarava di fornire assistenza medica alle truppe majdaniste attive contro i federalisti ucraini. Vilnius aveva già fornito cure alla teppa golpista a Kiev.
Le truppe ucraine avrebbero subito gravi perdite presso le alture strategiche di Savr Mogila, nella regione del Donetsk, da cui si può controllare la strada Donetsk – Lugansk. Il battaglione di mercenari ucraini Azov, composto da 300 elementi, in tre giorni di combattimento avrebbe perso il 70 per cento del personale, tra morti e feriti, oltre a un carro armato T-64. Il quartier generale della milizia affermava “Gravi perdite inflitte al nemico dagli obici presso le alture di Savr Mogila“. I difensori del Donbas poterono respingere il nemico grazie a nuove armi, come corazzati ed artiglieria costituita da mortai, obici e sistemi lanciarazzi multipli Grad. Nel frattempo, un migliaio di volontari si univa all’esercito della Repubblica Popolare del Donetsk, “Non c’è una mobilitazione forzata, contiamo sui volontari“, aveva detto il capo del dipartimento mobilitazione del Ministero della Difesa della RPD. “Durante la scorsa settimana, oltre un migliaio di volontari s’è arruolato nel nostro esercito“. In una conferenza stampa congiunta, Igor Strelkov, Aleksandr Borodaj e Vladimir Antjufeev (rispettivamente responsabili delle forze militari, questioni politiche e sicurezza dello Stato) annunciavano la formazione del consiglio dei comandanti militari incaricato di tutte le unità militari della Novorossija.
Il 10 luglio, le milizie della Repubblica Popolare del Donetsk respingevano l’esercito ucraino a 10 km da Karlovka, presso il villaggio Galitsinovka. Le truppe majdaniste avevano cercato di occupare Karlovka per più di una settimana, utilizzando anche l’artiglieria pesante. Un altro battaglione di Pravyj Sektor, il ‘Donbas’, veniva distrutto.
L’11 luglio, la milizia della Repubblica Popolare di Lugansk abbatteva un aereo da attacco al suolo ucraino Su-25, presso la città di Perevalsk. Sempre presso Luganskj, a Zelenopolja, il 24.mo battaglione meccanizzato della 79.ma brigata ucraina veniva completamente distrutto, subendo 400 tra morti e feriti. L’unità era stata attaccata da MLRS e fanteria dell’esercito di Novorossija. A Slavjansk, una colonna di carri armati e BTR ucraini subiva un’imboscata, perdendo 2 T-64, 3 BTR e 18 soldati. Pesanti combattimenti nei pressi di Kramatorsk contro un battaglione corazzato majdanista, che perdeva 4 carri armati T-64: 3 distrutti e 1 catturato. A Krasna Zarija, a 25 km da Donetsk, 1 BTR-80 e 1 BMP-2 majdanisti saltavano su delle mine, causando la morte di 2 soldati e il ferimento di altri 11.
Le autorità statunitensi avviavano indagini sulle operazioni di Commerzbank e Deutsche Bank con Paesi sotto l’embargo degli Stati Uniti, un’offensiva che inaspriva le tensioni tra Berlino e Washington. Commerzbank, la seconda banca tedesca, è posseduta al 17% dallo Stato. Come la banca francese BNP Paribas, Commerzbank è accusata di aver effettuato operazioni in dollari USA per conto di gruppi che operano in Iran e Sudan. Il 1° luglio la filiale messicana di Deutsche Bank, Banamex Citigroup, e altre due grandi banche francesi, Societé Generale e Credit Agricole sono state sottoposte ad indagini dal dipartimento della Giustizia dagli Stati Uniti, e quindi multate per presunto riciclaggio di denaro o violazione delle sanzioni. La Germania infine espelleva il capo della stazione CIA di Berlino, reagendo così ai ricatti di Washington. “Al rappresentante dei servizi segreti degli Stati Uniti presso l’ambasciata degli Stati Uniti è stato chiesto di lasciare la Germania. La richiesta s’è avuta in conseguenza delle indagini dei procuratori federali come pure delle domande sulle attività delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti in Germania“. L’azione avviene dopo che la polizia di Berlino ha arrestato un agente dell’intelligence militare tedesco sospettato di aver spiato per conto degli Stati Uniti, a cui avrebbe venduto 218 documenti segreti tedeschi per 25000 dollari, e di aver raccolto informazioni su un’indagine parlamentare tedesca sulla sorveglianza dei leader della Germania da parte della NSA statunitense.

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10514909Fonti:
Alawata
Gazeta
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
NTV
Reseau International
RussiaToday
Space Daily
Telegraph
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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Russia Delenda Est

Philippe Grasset Dedefensa 10 luglio 2014
Vladimir-Putin-3E’ stato confermato ieri da un funzionario statunitense a Novosti che la Russia ha accettato la nomina del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia John F. Tefft. (Novosti 9 luglio 2014). Presentato a fine febbraio dalla Casa Bianca, e confermato dal Congresso, Tefft è stato nominato ambasciatore il 30 giugno. Sembra che la Russia abbia subito accettato la nomina, anche se la conferma arriva dieci giorni dopo. La nomina di Tefft e l’accettazione immediata di Mosca offrono una sola spiegazione: Stati Uniti e Russia convengono di essere ora “nemici”, ma il timing è significativo perché è la prima scelta di Washington: gli Stati Uniti offrono o impongono tale antagonismo, ora dichiarato ed ufficiale. (Altre iniziative o interventi nelle relazioni USA-Russia negli ultimi mesi, in realtà mostrano che si tratta di un’iniziativa americanista, ampiamente confermata da estremisti di ogni tipo, neocon, R2P o d’obbedienza, che controllano senza ostacoli la “diplomazia” degli Stati Uniti). Tefft è un personaggio ampiamente discusso, che non lascia dubbi su ciò che farà a Mosca. Il predecessore di Tefft, Michael McFaul, fu senza dubbio un attivista della sovversione, in particolare presso l’opposizione anti-Putin, organizzando l’opposizione attiva “civile”, ecc., Ma lo fece presentandosi sorridente, con una politica di apertura verso la Russia e il governo russo, protestando le sue vere intenzioni o meglio non vedendo tali intenzioni come ostili nei confronti della Russia, ma piuttosto intenzionato ad “aiutare” la Russia ad avanzare verso la “democrazia” dell’inevitabile globalizzazione. Tefft è il contrario, mostra le sue intenzioni aggressive, necessarie al burocrate della sovversione brutale; fu lui che in Georgia, durante la guerra nell’agosto 2008, con mano molto pesante diresse Saakashvili, trattato da tirapiedi, nell’organizzazione dell’invasione del Ossezia del Sud che scatenò il conflitto. I commenti russi sono unanimi nel considerare la situazione: meglio affrontare un avversario scoperto, da cui si sa che non c’è nulla da aspettarsi se non combatterlo…
Tra i vari commenti che accompagnano la sua nomina, in primo luogo notiamo John Robles su Novosti il 30 giugno 2014 (l’annuncio della nomina definitiva di Tefft) che dettaglia la carriera del personaggio e il significato della sua nomina. “La scelta del presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dei falchi della guerra fredda neo-con che dirigono la politica estera degli Stati Uniti, di John F. Tefft a nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, dovrebbe far suonare i campanelli di allarme al Cremlino e in effetti in tutti i Paesi oggi presi di mira delle operazioni di cambio di regime e destabilizzazione degli Stati Uniti, tra cui Venezuela, Brasile, Siria e tutti gli altri Paesi che perseguono una politica estera indipendente. Con la catastrofe umanitaria e l’ascesa delle forze fasciste in Ucraina, il fatto che il capo architetto dell’operazione in Ucraina sia ora inviato in Russia, è agghiacciante e prevedibile. Dopo il clamoroso fallimento dell’ambasciatore statunitense Michael McFaul nell’istigare la rivoluzione colorata in Russia, liquidandolo come specialista delle rivoluzioni colorate/destabilizzazioni degli Stati Uniti, al solito piuttosto che ammettere di aver sbagliato e perseguire un cammino di pace e cooperazione reciproca, gli USA hanno deciso di snobbare ostinatamente il Cremlino e proseguire lungo la via del confronto. Con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti incline a dichiarazioni come quel famoso “si fotta l’UE” di Victoria Nuland, l’organo diplomatico è sempre sul piede di guerra ed organizzazioni come USAID, cooptate dalla CIA e coinvolte in operazioni di destabilizzazione di ogni Paese che non sia già stato “annesso” da Washington, dovrebbero osservare molto da vicino chi permettono di operare nel proprio Paese. Lo scorso aprile ho riassunto la sua nomina così: “John F. Tefft, odia la Russia ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Georgia e Lituania, promosse l’invasione dell’Ossezia del Sud, quando era in Georgia, l’attuale crisi e rinascita delle forze fasciste in Ucraina e la russofobia rabbiosa e demonizzante in Lituania, è stato scelto come prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia. Tefft è estremamente attivo e partecipe, e si potrebbe dire abbia contribuito a realizzare le suddette azioni antirusse. Se McFaul non è riuscito ad organizzare la destabilizzazione della Russia e la cacciata del presidente Putin, Obama sembra cercare mani più esperte”. [...] Gli Stati Uniti sono decisi a distruggere la Russia ed impedire che sia una potenza globale competitiva. Ciò è documentato, apertamente dichiarato e non è più un segreto. L’Ucraina ha reso più che evidente anche ai più convinti apologeti di Washington che l’idea di un “reset” o cooperazione pacifica degli Stati Uniti sia nient’altro che una fantasia...”
La situazione che simboleggia l’arrivo di Tefft a Mosca e la strategia della Russia verso tale nomina in linea con la sua accettazione, è riassunta da Karine Bechet-Golovko sul suo blog (Russiepolitic) del 9 luglio 2014, in termini netti e inequivocabili. “L’uomo forte della diplomazia statunitense, in Russia viene utilizzato per preparare e analizzare le rivoluzioni nello spazio post-sovietico. In Georgia al momento giusto, e in Ucraina fomentando una situazione esplosiva, il suo arrivo ufficiale a Mosca è un segnale per Stati Uniti e Russia: “Lanciamo l’attacco frontale alla Russia”. “Ne siamo consapevoli e pronti ad accogliervi.” I giochi sono fatti. [...] Per un po’ gli Stati Uniti erano riluttanti ad inviare tale individuo, John Tefft, inasprendo il conflitto con la Russia, proprio perché così poteva essere interpretato, data la sua carriera “dolosa”. Ma con l’accelerazione della sconfitta politica degli Stati Uniti davanti la Russia, la necessità di radicalizzare non lascia  tempo a una revisione, e le apparenze amichevoli sono l’ultima preoccupazione. In guerra come in guerra. E naturalmente la Russia accetta l’ambasciatore. Almeno sa come affrontarlo. È un nemico puro, tradizionale, classico e competente. Così il confronto è possibile…” Dal punto di vista dei commentatori statunitensi, c’è quasi la stessa analisi, notando che con l’ambasciatore Tefft in realtà “i giochi sono fatti” e tutti sanno cosa aspettarsi. Ecco cosa scrive Marc Champion, su Bloomberg News del 9 luglio 2014, dopo aver semplicemente legato introduzione e conclusione… “per capire quanto poco Stati Uniti e Russia si aspettino in questi giorni dalla loro relazione, considerate ciò: L’amministrazione di Barack Obama ha presentato John Tefft, una sorta di spauracchio per i russi, come prossimo ambasciatore a Mosca, e il Cremlino ha detto oggi che va bene [...] Gli Stati Uniti abbandonano qualsiasi idea di legami positivi con la Russia che accetta con una freddezza che ricorda la guerra fredda. Ciò si si adatta all’antiamericanismo di Putin utilizzato per costruirsi il sostegno interno. I due Paesi vogliono smetterla di fingere di essere amici. Ciò che cercano nell’ambasciatore degli Stati Uniti è qualcuno sicuro con cui avere rapporti senza illusioni. Tefft è perfetto nel ruolo“.
Si osserverà che, nella sua analisi, Champion si riferisce alla Guerra Fredda (“Gli Stati Uniti hanno rinunciato ad avere legami positivi con la Russia che ha accettato con una freddezza che ricorda la guerra fredda“), come fondamentalmente errata e misura della gravità della situazione ai vertici della politica aggressiva degli Stati Uniti (nessun altra parola si adatta a tale estrema “politica aggressiva”). Come abbiamo già detto (20 marzo 2014), la guerra fredda diede alle potenze (le due superpotenze) senso di responsabilità. Gli ambasciatori statunitensi a Mosca, Harriman (1945), Malcolm Toon (1976-1979), Jack Matlock (1986-1991) erano tutti diplomatici che cercavano di migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, di capire la politica sovietica, creare accordi, evitare qualsiasi retorica aggressiva e interferenze nella sovranità del Paese ospitante. (Lo stesso vale per gli ambasciatori sovietici a Washington, in particolare con il grande Dobrynin nel 1962-1986, che svolse un ruolo fondamentale nel mantenere relazioni accettabili e migliorarle, avendo un ruolo quasi equivalente al ministro degli Esteri, con Kennedy, Nixon e Kissinger, ecc.) Oggi, con Tefft, è l’opposto, ma è anche un’eccezione nella storia diplomatica: l’ambasciatore nominato con l’esplicito scopo di esercitare una pressione aggressiva sul Paese ospitante. Un rovesciamento totale dell’ambasciatore nella tradizione diplomatica, e quindi un evento che rientra perfettamente nella tendenza generale del Sistema. E’ un momento di completa inversione, dove le attività umane della leadership politica del Sistema sono soggette alla costante ricerca di disintegrazione e dissoluzione. E’ anche necessario vedere il caso dell’ambasciatore Tefft non come eccezione, essendoci casi più estremi d’aggressione americanista al servizio del Sistema, naturalmente. Potremmo e dovremmo anche aggiungere  ictoria Nuland, la cui isteria attivista, sappiamo a volte apparire moderata nel clima generale di Washington… Per esempio, in un’udienza al Senato davanti la commissione Esteri, la povera Victoria “si fotta l’UE” ha disperatamente cercato di apparire una “dura” davanti l’assalto dei senatori. Facendo dichiarazioni assolutamente incredibili (i russi consegnano carri armati, artiglieria pesante, aerei da combattimento alle milizie del Donbas che massacrano sempre più), promettendo nuove sanzioni ai russi, ma niente funzionava venendo travolta dalla marea di critiche dei senatori che l’accusavano di compiacenza e debolezza… Spettacolo più che surreale; di un altro pianeta, un altro mondo. (The Daily Times 10 luglio 2014).
“Siamo pronti ad imporre sanzioni maggiori, anche sanzioni mirate e specifiche per settore, molto presto, se la Russia non decide di cambiare rotta e rompere i legami con i separatisti”, ha detto Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici ai membri del Comitato per le Relazioni Estere del Senato. Nuland accusa i separatisti di aver usato il recente cessate il fuoco di 10 giorni per condurre “violenze, spargimento di sangue e sottrazione di territorio”, e che “la Russia ha permesso il flusso di carri armati, artiglieria pesante e combattenti” in Ucraina e inviato proprie forze sul confine tra Russia e Ucraina. Ha detto che Washington lavora strettamente con gli alleati europei sulle sanzioni, e che una decisione al più presto potrebbe aversi il 16 luglio, quando i leader europei s’incontreranno prima della pausa estiva. [...] Ma in una serie di scambi tesi, il capo repubblicano della commissione, senatore Bob Corker, ha detto a Nuland che gli Stati Uniti si “comportando come una tigre di carta”, nell’adottare misure specifiche contro Mosca. “Ne sono imbarazzato”, ha detto. “Vorrei solo che l’amministrazione smetta di parlare (e che gli Stati Uniti intervengano duramente) agendo”. Il presidente del comitato, senatore Robert Menendez, un democratico, ha anche espresso la preoccupazione che Washington non faccia pressione sulla Russia. Indicando che l’UE chiede alla Russia di por fine al supporto ai separatisti, controllare i confini, restituire i checkpoint sequestrati alle forze ucraine, rilasciare gli ostaggi e iniziare negoziati sul piano di pace del presidente ucraino Petro Poroshenko. “Non vedo avanzare alcuna di queste proposte. Allora, cosa aspettiamo?” chiese a Nuland. Nuland disse che anche se la nuove sanzioni sarebbero più efficaci se concertate con l’Europa, “il presidente ha sempre chiarito che, se necessario, agiremo da soli”.
Per descrivere la situazione, ancora una volta serve il giudizio dell’ex-capo dei servizi segreti sovietici Shebarshin (“L’unica cosa che l’occidente si aspetta dalla Russia è che la Russia non esista più”). Nonostante la sua politica sia oggetto di critiche dai principali circoli nazionalisti, la leadership politica russa è senza dubbio consapevole dei progressi irresistibili verso il confronto, perché è semplicemente impossibile negarlo ed ignorarlo, ecc. Siamo al punto in cui anche la capitolazione, sebbene impensabile, la leadership russa non fermerebbe probabilmente per nulla tale aggressione, visto come nuovo stratagemma ed incentivo per accendere altri incendi. La politica di Putin è volta ancora ad esercitare tutte le pressioni possibili per allontanare i Paesi europei dagli Stati Uniti d’America, con dei risultati. (Per esempio, la telefonata Fabius-Lavrov del 9 luglio, dove i due ministri concordano sul fatto che il potere a Kiev non rispetta il cessate il fuoco ottenuto a Berlino il 2 luglio). S’è parlato in questo sito del punto di confronto dei combattimenti nel Donbas, che potrebbero essere una sorta di “battaglia di Donetsk, e dell’ipotesi che il potere a Kiev sia in pericolo. C’è un’altra possibilità, l’ipotesi di un attacco alla Crimea. (La cosa è possibile, per esempio, se il potere a Kiev, di fronte alle difficili condizioni o minacce interne scelga la fuga in avanti lanciando un attacco per occupare la Crimea, come promesso dal nuovo ministro della Difesa ucraina). Nel corso di una conferenza stampa congiunta con la ministra degli Esteri italiana Federica Mogherini, Lavrov ha osservato, rispondendo a una domanda: “Suggerisco a chiunque (di non tentare una tale azione). Abbiamo una dottrina della sicurezza nazionale che illustra chiaramente quali azioni sarebbero decise in quel caso…” In un modo o nell’altro, e indipendentemente dalla località scelta, i russi non ignorano quindi che potrebbero trovarsi davanti alla scelta suprema, e Lavrov indica che non indietreggeranno in quel caso.

Vladimir PutinUn “estremismo assoluto automatizzato”
Esaminiamo ora di cosa si tratta. A tale livello di impegno, pressione, irresponsabilità, mancanza d’interesse nel conflitto tra decisione e dichiarazione, le verità della situazione, ecc., sembra sempre più chiaro che ciò che avviene non ha nulla in comune con la politica estera, neanche con la pressione d’ambizione egemonica o un complotto per l’aggressione di una potenza, ecc. La dinamica in corso va oltre la consueta attività umana. La nostra valutazione è che siamo al di là di concezioni e inganni umani, e l’angoscia di Nuland che ha trovato gente più estremista di lei nel Comitato per le Relazioni Estere del Senato, ne è un grave indicatore. Nella frase “estremisti di ogni tipo, neocon, R2P o d’obbedienza, ecc. chi controlla la ‘diplomazia’ degli Stati Uniti non ha più alcun ostacolo” si dovrebbe cassare “controllare”, poiché la “politica” degli Stati Uniti è divenuta estremismo puro. L’attuale spinta furiosa, irresistibile, senza interessi ad un accordo politico, né regole o verità della situazione, sovrasta esseri umani e progetti rientrando nella dimensione metastorica da noi pensata. Oramai il sistema è scoperto e ciò che attiva direttamente sembra “politica”, ma non è che “aggressione”, il potere di scatenare esplosioni di rabbia, forza, sfogo cieco e nichilista, la cui logica ovviamente riporta alla nostra discussione iniziale sulla sequenza metastorica dello “scatenamento della Materia“, accompagnata dall’involucro concettuale della “potenza perfetta“. Tale dinamica si precipita su ciò che ritiene, giustamente, essere il principale ostacolo sulla via della disintegrazione e dissoluzione, cioè la Russia.
Si tratta di un’attiva dinamica che consideriamo quasi-autonoma dal sistema, o che appare tale, infatti identificabile come tale in vari casi in cui attori o comparse umani rinunciano ad ogni logica e ragione nei loro giudizi, perfino abbandonando proprie posizioni ideologiche sviluppando semplicemente un estremismo incontrollato. Tale attività è assai più probabile negli Stati Uniti che altrove, soprattutto per ragioni economiche, che rendono difficile sviluppare le solite polemiche come l’indebolimento del ruolo contraddittorio svolto dai “dissidenti” antisistema, che nella crisi ucraina trovano meno alimento alla loro critica al sistema politico e guerrafondaio imperialista dell’americanismo; abbiamo già notato che la crisi ucraina crea assai meno eco delle crisi in Medio Oriente, perché istintivamente identificata con la complessità europea, storicamente sospetta agli Stati Uniti, senza sollevare quell’interesse per le crisi in Medio Oriente, poiché fortemente legate alla narrativa sul terrorismo che governa la sequenza storica degli Stati Uniti dall’11 settembre. D’altra parte, vediamo l’estrema potenza e persistenza del riflesso antirusso negli Stati Uniti, per via degli oneri della storia e relativa narrazione (Russia socialista/comunista/statalista, ecc.), riducendo anche la possibilità che la crisi in Ucraina possa essere motivo di polemica tra sostenitori e oppositori della politica di Washington, e che la tensione estremista si quindi denunciata o rivolta contro se stessa dai dissidenti decisi. (Gli europei hanno un modo diverso di vedere e comprendere la crisi ucraina, essendo molto più vicini alla verità della situazione, e forse più sensibili alle sfumature apprese nella storia). In tali condizioni, gli Stati Uniti hanno sviluppato in particolare la loro tradizionale estrema sensibilità, come gruppo umano, al potere nebbioso e conformista della comunicazione del sistema, divenendo assai più facilmente trascinabili dall’impulso del Sistema. La psicologia americanista, che si basa sui caratteri di incolpevolezza e invincibilità, è di un’estrema vulnerabilità allo slancio del sistema, dato che tale dinamica è assimilata all’eccezionalismo americanista. (Si noti che tale psicologia s’è preparata all’estrema sensibilità che mostra oggi allo scatenarsi della dinamica del sistema, rinnovando dall’autunno del 2013, per via di Putin e del suo articolo sul New York Times, il dibattito sull’eccezionalità degli Stati Uniti, divenuto subito un’operazione comunicativa per riabilitare il concetto. L’azione del sistema può rafforzare tale orientamento). Il comportamento della leadership politica degli Stati Uniti in tutte le sue componenti, appare molto più automatizzato all’estremismo come costante, possibile interpretazione dell’estremismo assoluto automatizzato che comporta, nel modo più efficace, un’ipotesi così quasi auto-evidente da non aver nemmeno bisogno di essere espresso: la scomparsa della Russia (“L’unica cosa che l’occidente si aspetta dalla Russia è che la Russia non esista più“); tale “estremismo assoluto automatizzato” non ha più alcun rapporto con la solita etichettatura ideologica. L’episodio di Nuland al Congresso, scoperto per caso e che non pone alcuna domanda o interesse negli Stati Uniti, ci sembra particolarmente rivelatore. Il capo indiscusso della fazione neocon nella “diplomazia” degli Stati Uniti (dipartimento di Stato, NSC, ecc.) si trova quasi sotto accusa in quanto moderata, come lo furono durante la Guerra Fredda i sostenitori della deterrenza davanti le fazioni estremiste di destra. Ciò non perché la commissione per gli affari esteri abbia cambiato opinione, ma semplicemente perché cede alle dinamiche in questione, essendo particolarmente ben posizionato per farlo. Non c’è nemmeno bisogno di McCain (McCain presidente della minoranza repubblicana nel Comitato Forze Armate). Evolve, come sembra, pensando a “ruota libera”, cioè con un pensiero ridotto alle dinamiche in questione.
Siamo consapevoli che in tale caso continueremo a giudicare la crisi ucraina molto più grave della crisi irachena, che si dispiega in parallelo, mentre negli Stati Uniti la crisi irachena compare sui titoli della stampa così come negli attacchi al sistema dei critici delle reti antisistema, mentre l’accento sulla crisi ucraina è minimo. (In realtà le due crisi sono complementari e dovrebbero interferire sempre più se i russi si avvicinano marcatamente a iracheni e iraniani, in base a un giudizio chiaramente influenzato dall’antagonismo del blocco BAO subito nella crisi ucraina). Riteniamo infatti che l’episodio decisivo del sistema, più che mai, nascerà nel cuore della crisi ucraina e nelle sue varie estensioni, piuttosto che dalla crisi in Iraq e Medio Oriente. Tale episodio sarà esplosivo e necessariamente determinante negli USA sul piano della comunicazione e della psicologia, affrontando una psicologia ridotta agli elementi del disinteresse alla crisi e dell’estremismo antirusso assoluto, con la possibilità che si avveri brutalmente la possibilità del confronto con la Russia, con un possibile conflitto nucleare. Allora, quando si realizzerà tale potenziale, potremo notare gli estremamente brutali e completamente incontrollabili estensioni ed effetti indiretti di un episodio che potrebbe attivare l’ultima fase della crisi di collasso del sistema.

bigTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rivolta araba contro Obama

M K Bhadrakumar, 9 luglio 2014

bahrein_1L’espulsione dal Bahrayn di un alto funzionario del dipartimento di Stato USA, assistente del Segretario Tom Malinowski, durante le previste consultazioni a Manama, è un enorme affronto diplomatico che insulta e imbarazza l’amministrazione Obama senza spiegazioni. Che un tale piccolo Paese del Golfo, il più piccolo, potesse insultare così audacemente la superpotenza, era impensabile. Il Bahrayn vive sotto la copertura politica, economica e difensiva di Riyadh, ed è inconcepibile che il suo bellicoso snobbare l’amministrazione Obama non abbia avuto un qualche assenso saudita. Il punto è che a Manama sapevano che il lavoro di Malinowski presso Foggy Bottom è illuminare inesorabilmente i regimi autoritari che nel mondo calpestano i diritti umani e non adottano valori democratici, oggi è il Bahrayn, domani potrebbe essere l’Arabia Saudita. È vero, il Bahrain non poteva impedire che Malinowski arrivasse a Manama per un ‘giro d’ispezione’, quando Washington ha accettato la ‘pre-condizione’ che un mentore locale fosse presente in tutti i suoi incontri con attivisti dei diritti umani. Non sappiamo esattamente cosa sia successo, se Malinowski ha schivato il suo mentore, se ha articolato idee incendiarie mentre a Manama l’emiro è preda del panico, se ha incontrato persone che non doveva, e così via. In ogni caso, ad un certo punto il Bahrayn ha deciso che non poteva continuare. I governanti del Bahrayn sono assai sensibili sulla repressione sostenuta dai sauditi contro la popolazione a maggioranza sciita del Paese, che chiede a gran voce giustizia e responsabilità. Ciò è particolarmente vero oggi, quando le fratture settarie compaiono in tutta la regione. Infatti, il Bahrayn traccia una ‘linea rossa’ per l’amministrazione Obama. Washington s’interroga su “una serie di opzioni” in risposta all’affronto del Bahrayn, ma Riyadh e Manama non avrebbero sbagliato se hanno pesato i pro e i contro e concluso che gli Stati Uniti semplicemente non possono permettersi di reagire in modo eccessivo; la Quinta Flotta degli Stati Uniti è ancorata in Bahrayn, dopo tutto.
L’episodio sottolinea i sovrapposti modelli strategici degli Stati Uniti in Medio Oriente. Il Bahrayn ha sfidato l”eccezionalismo’ USA. La regione osserverà come Washington risponde alla sfida. Almeno in parte, i governanti del Golfo arabo mostrano assertività per via della polarizzazione nella politica statunitense. Obama è nel mirino per le sue politiche in Medio Oriente e i repubblicani lo criticano per aver abbandonato gli alleati tradizionali degli Stati Uniti nel mondo arabo, come l’egiziano Hosni Mubaraq e il saudita re Abdullah. L’affronto del Bahrayn non è isolato. In poche parole, gli alleati arabi degli Stati Uniti sono sempre più rudi e fuori controllo. I nervi sono tesi per la ‘primavera araba’. In Siria ed Egitto c’è una sfida strategica. Anche in questo caso, Washington ha dichiarato che avrebbe incrementato la potenza aerea di Baghdad per combattere lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante solo con un cambio di governo, e il primo ministro Nuri al-Maliqi ha semplicemente ignorato la richiesta e ricevuto gli aviogetti d’attacco da Russia e Iran, invece. Israele, naturalmente, è sempre un fatto a sé, caso particolare di coda che guida il cane, ma gli arabi del Golfo non possono sperare di arrivare ai livelli d’Israele. Gli oligarchi del Golfo sono irrimediabilmente compromessi, delegittimati e, quando in difficoltà, si aspettano la protezione statunitense. Inoltre, i petrodollari sono anche il cordone ombelicale che li lega al sistema bancario occidentale. Intreccio bidirezionale e reciproco dovuto dal riciclaggio dei petrodollari. Negli ultimi anni, anche la Turchia ha mostrato segni di autonomia ignorando i consigli degli Stati Uniti, anche questa è una sfida calibrata volta più ad impressionare il pubblico turco su ciò che un partito islamico potrebbe fare difendendo l’onore nazionale. Ma la linea di fondo è che la Turchia è un membro della NATO ed è acutamente consapevole della propria identità ‘europea’.
Ora, l’Afghanistan è l’ultima istanza del Grande Medio Oriente, dove l’influenza regionale degli Stati Uniti sarà testata. I candidati alle presidenziali Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani ascolteranno i consigli sensati di Washington di dar prova di moderazione o preferiranno fare le cose secondo l’immemore bazar afgano? Bisogna spiegarglielo.

16264812062541467327410Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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