Dal Bahrain all’Ucraina, arrivano gli spacciatori della sovversione e dell’inganno occidentali

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 09/12/2013

Chuck Hagel, Sheik Rashid bin Abdullah Al KhalifaIl Dialogo di Manama in Bahrain, tenutosi questo fine settimana in presenza del segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel e del ministro degli Esteri inglese William Hague, oltre ad altri alti funzionari occidentali, si è auto-presentato con gravità e importanza quale forum per discutere  “caldamente” dei “problemi della sicurezza” in Medio Oriente e altrove. In realtà, l’evento tenutosi nella capitale del Bahrein, Manama, non è altro che un ritrovo per chiacchierate false, atteggiamenti vuoti e concetti verbosi. Una vetrina vacua completa di manichini sgargianti, per nascondere il carattere macabro dei veri accordi politici occidentali che operano nel seminterrato della regione petrolifera. Come la posizione generale di Washington e Londra verso i regimi arabi del Golfo Persico, il Dialogo di Manama è volto a spacciare propaganda e inganni per coprire i fatti più brutali della vita, venduti da geniali e virtuosi commessi.
Uno di questi fatti brutali è che i governi occidentali sono pienamente complici della repressione da parte del loro cliente arabo del proprio popolo. Un altro fatto brutale è che i governi occidentali e i loro clienti del Golfo Persico alimentano insicurezza e violenza in tutto il Medio Oriente: in Siria, Iraq e Libano, sostenendo segretamente i mercenari estremisti nei cambi di regime; come al-Nusra e lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, collegati ad al-Qaida. Un altro fatto brutale è che il Golfo Persico è uno dei luoghi più militarizzati e insicuri nel mondo, anche a causa del supporto occidentale ad Israele quale Stato nucleare illegale, e anche a causa delle sconsiderate vendite di armi statunitensi ed inglesi nella polveriera regionale. Tuttavia, gli alti rappresentanti degli Stati  guerrafondai occidentali hanno il coraggio di presenziare ad una conferenza regionale su “pace e sicurezza”. Come in un universo parallelo, portavoce e delegati vengono sistemati in un lussuoso hotel del Bahrain, per sproloquiare di democrazia, Stato di diritto e terrorismo. Nel frattempo, a pochi chilometri, il regime filo-occidentale del Bahrain impiega la polizia antisommossa sparando gas contro i pacifici sostenitori dei club pro-democrazia. I manifestanti cercavano di esercitare il diritto universale alla libertà di riunione pacifica e di espressione, gli stessi diritti umani di cui Washington e Londra ripetutamente affermano esserne i campioni della rivendita. Questi diritti civili sono sistematicamente negati in Bahrein negli ultimi tre anni (e anche prima), dalla monarchia assoluta del Bahrain, sostenuta da statunitensi e inglesi. Dal febbraio 2011, quando il movimento pro-democrazia si riaccese nel regno del Golfo Persico, le forze del regime hanno ucciso quasi 100 civili, alcuni sono morti sotto tortura in prigione; centinaia hanno subito mutilazioni grottesche, come la perdita di arti ed occhi per i proiettili antisommossa; neonati e anziani sono stati avvelenati nelle loro case dal deliberato uso eccessivo di gas lacrimogeni, e migliaia di famiglie sono in miseria perché padri e figli sono rinchiusi nelle carceri senza una parvenza di processo legale. Tutta questa barbarie avviene con l’appoggio tacito di Washington e Londra, e nell’indifferenza vergognosa dei media occidentali.
Per la popolazione di soli 600000 nativi del Bahrein (la popolazione di lavoratori immigrati è della stessa dimensione) le brutalità e le sofferenze inflitte dal regime dei Qalifa sono state immense. E in questa feroce aggressione alla popolazione sciita, i governanti bahraini hanno avuto completa assistenza dall’Arabia Saudita, che aveva inviato truppe nell’isola confinante nel marzo 2011, per schiacciare le manifestazioni pro-democrazia. Le truppe saudite rimasero in Bahrein da allora, seppur discretamente, indossando uniformi del Bahrain. Washington e Londra erano completamente informate della situazione. In realtà, Stati Uniti e Gran Bretagna diedero via libera alla Casa dei Saud nella repressione delle proteste in Bahrain, proprio come i governanti sauditi fanno nella propria provincia orientale e in altre regioni del regno petrolifero. E’ istruttivo confrontare e contrapporre ciò che accade in Ucraina occidentale e la reazione ufficiale. Le proteste a Kiev, evidentemente guidate da una minoranza determinata ad attuare la sovversione violenta e organizzata volta al rovesciamento delle autorità elette. Questo non è l’esercizio dei diritti umani internazionali, come in Bahrain; nel caso dell’Ucraina si tratta di una sedizione. Inoltre, i gruppi d’agitazione in Ucraina, come il Partito Patria e il neo-fascista Partito liberale, sono noti per i loro solidi legami con agenzie straniere impegnate a fomentare i cambiamenti di regime nei Paesi presi di mira. Queste agenzie sono la CIA e l’apparentemente innocua National Endowment for Democracy. Certo, le meticolose tattiche d’assalto recentemente usate contro gli edifici governativi di Kiev, indicano fortemente un’azione militare segreta… Rimproverare lo Stato ucraino per reagire con mano pesante alla sfrenata sovversione contro l’autorità sovrana, come i governi occidentali accusano, è nel migliore dei casi ingenuo e nel peggiore palese propaganda che falsa la situazione reale. A quanto pare, passanti inermi sono stati coinvolti nelle zuffe subendo lesioni. Tuttavia, non vi sono stati morti ed il primo ministro ucraino Mykola Azarov si è pubblicamente scusato per il comportamento della polizia. Dopo il culmine emotivo della settimana prima, le manifestazioni nella capitale ucraina si erano placate. Questa modalità indica che proteste e opinione pubblica vengono manipolati su un’altra agenda, non si tratta semplicemente di esprimere il dissenso verso il rifiuto del governo all’Unione europea, ma di uno scopo più sinistro: destabilizzare lo Stato.
Il contrasto con il Bahrain non potrebbe essere più lampante. Qui l'”autorità” è un regime non eletto in gran parte composto da una famiglia, gli al-Qalifa, guidata da un auto-nominatosi re, Hamad bin Isa al-Qalifa. Il suo successore sarà il primogenito, il principe ereditario Salman. Il regime del Bahrein domina con decreti assoluti e un “parlamento” consultivo “eletto” attraverso un processo fortemente manipolato. Il regime del Bahrain e i suoi sostenitori stranieri, Washington, Londra ed Arabia Saudita, sostengono che gran parte delle pacifiche proteste pro-democrazia sono manipolate da agenti stranieri. Sostengono che tali agenti provengono dall’Iran e dal movimento di resistenza libanese Hezbollah. I governi statunitensi e inglesi non lo ribadiscono troppo forte o spesso, perché sanno benissimo che l’accusa è una fantasia assoluta. Non c’è un briciolo di prova del coinvolgimento di Iran, Hezbollah o qualsiasi altra agenzia straniera nelle manifestazioni del Bahrain. Queste proteste si svolgono da tre anni semplicemente per via del desiderio della popolazione di avere il diritto di eleggere democraticamente un governo, piuttosto che essere dominata da una cricca familiare venale e corrotta. A differenza dell’Ucraina, il Bahrain è un caso semplice e diretto di democrazia brutalmente negata alla popolazione che resta tranquilla nonostante la provocazione implacabile di un regime non eletto.
Il doppio standard e l’ipocrisia dei governi occidentali e dei media mainstream, come dimostrato dalla risposta divergente sugli eventi in Ucraina e in Bahrain, è lampante. Una manifestazione di breve durata per seminare il caos in Ucraina e una dimostrata sovversione estera contro un governo eletto, ottengono la massima attenzione dai governi e dai media occidentali, quale “nobile tentativo democratico contro un regime autocratico“. Considerando che in Bahrain, il continuo movimento pro-democrazia sostenuto da civili disarmati e pacifici contro un brutale autocrate viene, beh, semplicemente ignorato dall’occidente. Infatti, il Bahrain non è semplicemente ignorato dall’occidente. Viene accettato e tacitamente appoggiato, fino in fondo, da Washington e Londra. La presenza di figure di spicco come Chuck Hagel e William Hague al Dialogo di Manama, in Bahrain, durante questo fine settimana, dove disquisivano di luoghi comuni su sicurezza, democrazia e Stato di diritto, serve ai governi statunitense e inglese a rassicurare i regimi del Bahrein e dell’Arabia Saudita sul loro continuo supporto nella repressione della democrazia. Nel frattempo, Chuck Hagel annunciava in tale forum che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di ridurre la propria presenza militare (leggi: vendita di armi) nel Golfo Persico, nonostante la recente distensione diplomatica con l’Iran. “La diplomazia deve essere sostenuta con la forza militare“, ha detto Hagel  ai delegati. Il capo del Pentagono ha anche rivelato che gli Stati Uniti concluderanno la vendita di 15000 missili anticarro all’Arabia Saudita per un miliardo di dollari. Questi missili probabilmente andranno ai militanti di al-Qaida ingaggiati nella guerra terroristica contro la Siria per imporvi un cambiamento di regime filo-occidentale. Ironia della sorte, e ridicolmente, il ministro degli Esteri inglese William Hague ha avvertito che gli “estremisti” che operano in Siria (con il sostegno segreto di Stati Uniti, Gran Bretagna e Arabia Saudita, tra gli altri) rappresentano una grave minaccia alla sicurezza del Medio Oriente e dell’Europa.
Davanti alla conferenza di Manama, dove i manifestanti pacifici hanno avuto le teste spaccate dalla polizia antisommossa del Bahrein, uno striscione della folla diceva: “Perché i governi occidentali non chiedono la democrazia in Bahrain?” Che scherzo crudele. I governi occidentali non sostengono la democrazia in Bahrain, o in qualsiasi altro luogo, perché fanno soldi con la vendita di armi e petrolio sostenendo dittature, e frantumando e sovvertendo la democrazia. Bahrain e Ucraina sono solo due esempi del concetto generale. Nonostante la retorica con cui si pavoneggiano, Washington e Londra non sono altro che spacciatori di sovversione e inganni.

Hagel630La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque bugie sul rapporto dell’ONU sulle armi chimiche in Siria

Cinque bugie inventate per orientare il rapporto dell’ONU sull’attacco con armi chimiche in Siria
Tony Cartalucci Land Destroyer 17 settembre 2013

Come previsto giorni prima che la relazione sulle armi chimiche siriane delle Nazioni Unite fosse pubblicata, l’occidente ha iniziato a manipolarne i risultati per sostenere la propria vacillante storia riguardante i presunti attacchi con armi chimiche del 21 agosto 2013, a Damasco orientale, Siria. L’obiettivo, naturalmente, è continuare a demonizzare il governo siriano e contemporaneamente sabotare il recente accordo siriano-russo per far controllare e disarmare le scorte di armi chimiche della Siria da parte di osservatori indipendenti.

999688Una raffica di titoli sospetti ha tentato di collegare, nella mente dei lettori disattenti, la “conferma” delle Nazioni Unite sull’uso in Siria di armi chimiche e le pretese occidentali che sia stata opera del governo siriano. Inoltre, i governi statunitense, inglese e francese hanno rapidamente stilato una lista di balle volte a fare presentare il rapporto delle Nazioni Unite come favorevole alle loro accuse infondate contro il governo siriano. L’articolo della BBC, “Stati Uniti e Gran Bretagna indicano che il rapporto delle Nazioni Unite ‘incolpa la Siria’“, ancora una volta afferma inequivocabilmente ciò: “Il rapporto delle Nazioni Unite non attribuisce la colpa dell’attacco, non facendo parte del suo mandato”. Tuttavia ciò non ha impedito al ministro degli Esteri inglese William Hague dal sostenere: “Dalla ricchezza di dettagli tecnici nella relazione, anche sulla portata dell’attacco, la coerenza dei risultati dei test dei campioni nei laboratori indipendenti, le dichiarazioni dei testimoni e le informazioni sulle munizioni utilizzate e le loro traiettorie, è del tutto evidente che il regime siriano sia l’unico che avrebbe potuto esserne responsabile”. E l’ambasciatrice statunitense all’ONU Samantha Power ha dichiarato: “I dettagli tecnici del rapporto delle Nazioni Unite evidenziano che solo il regime avrebbe effettuato questo attacco con armi chimiche su grande scala”. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius avrebbe detto: “Quando si guardano i risultati con attenzione, le quantità di gas tossico utilizzate, la complessità delle miscele, la natura e la traiettoria dei vettori, non c’è alcun dubbio sull’origine dell’attacco”. Il Washington Post è andato oltre, e forse stupidamente, ha dato una spiegazione dettagliata di ogni montatura che l’occidente usa per strumentalizzare l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. In un articolo intitolato “Il rapporto delle Nazioni Unite sulle armi chimiche è abbastanza schiacciante per Assad“, dove 5 punti vengono usati per motivare perché il rapporto delle Nazioni Unite “accusi” il governo siriano.

Le 5 bugie
Bugia n°1. Le armi chimiche, consegnate assieme alle munizioni, non sono state utilizzate dai ribelli: questa affermazione fa anche riferimento al “Syria watcher” Eliot Higgins, noto come “Brown Moses“, osservatore, seduto in una poltrona nel Regno Unito, della crisi siriana, che documenta le armi utilizzate nel conflitto sul suo blog. Mentre Higgins spiega che questi razzi, che hanno un calibro particolarmente grande (140 millimetri e 330 millimetri), non sono stati visti (da lui) nelle mani dei terroristi che operano all’interno e lungo i confini della Siria, vecchi suoi post mostrano razzi simili, ma più piccoli, certamente in costruzione e in azione nelle mani dei militanti. Il Washington Post sostiene che in qualche modo questi razzi più grandi richiedano una “tecnologia” cui i militanti non hanno accesso. Questo è decisamente falso. Un razzo viene lanciato da un semplice tubo, ed ai terroristi basterebbe la semplice tecnologia aggiuntiva per i razzi più grandi, quale un camion per montare il tutto. Per un fronte armato che schiera carri armati rubati, trovare un camion su cui montare tubi di metallo di grandi dimensioni sembrerebbe un compito piuttosto elementare, soprattutto se per effettuare un attacco simulato tale da giustificare l’intervento straniero e salvarne la vacillante offensiva.

Bugia n°2. Il sarin è stato lanciato da una zona controllata dal regime. Il Washington Post sostiene che: “La relazione conclude che i proiettili provenivano da nord-ovest del quartiere mirato. Quella zona era ed è controllata da forze del regime siriano ed è terribilmente vicina a una base militare siriana. Se i proiettili fossero stati sparati dai ribelli, probabilmente sarebbero giunti da sud-est, in mano ai ribelli”. Ciò che il Washington Post non cita sono i “limiti” che la stessa squadra dell’ONU ha indicato sulla credibilità delle proprie scoperte, a pagina 18 del rapporto (22 del .pdf), le Nazioni Unite dichiarano: “Il tempo necessario per condurre un’indagine dettagliata su entrambe le posizioni, nonché prelevare campioni, era molto limitato. I siti sono stati visitati da altri individui, sia prima che durante l’inchiesta. Frammenti e altre possibili prove sono stati chiaramente manipolati e spostati prima dell’arrivo della squadra investigativa”. Va inoltre notato che i militanti ancora controllano la zona dopo il presunto attacco e fino all’inchiesta del personale dell’ONU. La manomissione o l’inserimento di prove sarebbero stati effettuati da amici dell'”opposizione”, e sicuramente il governo siriano non punterebbe dei razzi in direzioni che potrebbero implicarlo.

Bugia n°3. L’analisi chimica suggerisce che il sarin probabilmente era parte di un rifornimento controllato, il Washington Post afferma: “Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno analizzato 30 campioni, trovando che contenevano non solo sarin, ma anche “prodotti chimici rilevanti, come stabilizzatori.” Questo suggerisce che le armi chimiche sono state prese da un deposito controllato, dove avrebbero potuto essere trasformate per l’impiego da parte di truppe addestrate al loro uso. Solo, per effettuare un attacco sarebbe anche necessario utilizzare agenti chimici stabilizzati e personale addestrato al loro uso”. Dai depositi saccheggiati in Libia, alle armi chimiche segretamente trasferite da Stati Uniti, Regno Unito o Israele, attraverso l’Arabia Saudita o il Qatar, non vi è scarsità di fonti possibili. Per quanto riguarda i “ribelli” privi del necessario addestramento nell’usare armi chimiche, la politica degli Stati Uniti ha fatto in modo che non solo ricevessero l’addestramento necessario, ma aziende della difesa occidentali, specializzate nella guerra chimica, avrebbero affiancato i militanti in Siria. La CNN ha riferito, nel suo articolo del 2012 “Fonti: gli USA addestrano i ribelli siriani nella sicurezza delle armi chimiche“, che: “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei usano aziende della difesa private per addestrare i ribelli siriani su come proteggere le scorte di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello. L’addestramento, che si svolge in Giordania e in Turchia, comprende come monitorare e proteggere le scorte, e gestire siti e materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni contractor sono in Siria per collaborare con i ribelli nel monitorare alcuni dei siti, secondo uno dei funzionari”.

Bugia n°4. Caratteri cirillici sui proiettili, il Washington Post afferma: “Lettere russe sui proiettili di artiglieria suggeriscono fortemente che siano di fabbricazione russa. La Russia è un importante fornitore di armi del governo siriano, naturalmente, ma non al punto di rifornire direttamente o indirettamente di armi i ribelli”. La logica del Washington Post non vale una cicca. I terroristi che operano in Siria possiedono fucili e perfino carri armati di origine russa, rubati o acquisiti attraverso una vasta rete di trafficanti di armi costruita dalla NATO e dai suoi alleati regionali, per perpetuare il conflitto. Inoltre, inscenando gli attacchi, i terroristi e i loro sostenitori occidentali, in particolare gli attacchi la cui ricaduta dovrebbe suscitare un profondo cambiamento geopolitico a favore dell’occidente, avrebbero speso del tempo per far sembrare che l’attacco fosse opera del governo della Siria. L’uso di armi chimiche da parte di militanti contro una posizione di altri militanti, costituirebbe un attacco sotto “falsa bandiera” e ovviamente ciò richiederebbe una sorta di segno o prova incriminante sulle armi usate nel bombardamento.

Bugia n°5. Le osservazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla relazione, il Washington Post ammette l’esiguità di questo ultimo punto, affermando: “Questo è forse il caso più circostanziale di tutti, ma è difficile ignorare il chiaro sottinteso della conferenza del Segretario Generale Ban Ki-moon nel discutere il rapporto...” Il Washington Post, e gli interessi che guidano il suo comitato di redazione, non riuscivano nemmeno a produrre cinque argomentazioni ragionevolmente convincenti sul perché il rapporto delle Nazioni Unite implichi, in qualche modo, il governo siriano, così mettendo in dubbio le affermazioni relative alla “ricchezza di dettagli tecnici” che accuserebbe il Presidente Bashar al-Assad. Il rapporto delle Nazioni Unite conferma che sono state utilizzate armi chimiche, un punto che non è contestato dalle parti in conflitto, né prima nè dopo che l’inchiesta delle Nazioni Unite avesse inizio. Ciò che l’occidente cerca di fare ora è sfruttare la propria narrativa della relazione e, ancora una volta, creare una giustificazione infondata per continuare la guerra contro la Siria, sia come elemento di una politica estera ufficiale che coperta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una guerra per coprire le prove che la NATO usa armi chimiche

Aleksandr Mezjaev Strategic Culture Foundation 30.08.2013

Steve Bell 15.03.2012Gli Stati Uniti hanno annunciato i loro piani per colpire la Siria al più presto. Mosca ha reagito immediatamente. La dichiarazione del Ministero degli Esteri della Russia era molto risoluta. “Tutto questo ci ricorda gli eventi accaduti 10 anni fa, quando sulla base di informazioni false sul possesso degli iracheni di armi di distruzione di massa, gli Stati Uniti scavalcarono le Nazioni Unite e avviarono un’azione le cui conseguenze sono ben note a tutti”, ha detto il ministero in un comunicato pubblicato sul web. Inoltre sottolineava che la decisione di lanciare un intervento veniva presa ignorando le ampie prove che dimostravano che l’azione fosse una provocazione inscenata dalla cosiddetta ‘opposizione’. Mosca invita l’occidente dall’astenersi da azioni che contrastano con le norme giuridiche internazionali. E’ assai importante rendersi conto che una guerra occidentale contro la Siria si tradurrà in una grave violazione del diritto internazionale. In primo luogo, sarà un’aggressione, il crimine internazionale più grave. In secondo luogo, l’uso della forza a dispetto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, violerà il fondamentale trattato internazionale della Carta delle Nazioni Unite. Questo è il trattato che gode di priorità rispetto a qualsiasi altro accordo. Non importa che il ministro degli Esteri britannico William Hague abbia già dichiarato che l’azione non ha bisogno dell’approvazione del Consiglio di sicurezza.
L’occidente è preda dell’isteria pre-bellica, ma non tutti sono disposti a farne parte. Parlando con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, l’inviato speciale dell’ONU Lakhdar Brahimi ha detto che questo è un momento critico e tutte le parti, compresi gli attori stranieri, dovrebbero agire in modo responsabile per non ripetere gli errori del passato. Nella conferenza stampa del 28 agosto, è stato più esplicito dicendo che è contrario a un intervento militare per principio. Ban Ki-Moon ha sottolineato due punti importanti nella sua dichiarazione sulla Siria. In primo luogo, parlando all’Aja, ha esortato i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a cercare una soluzione diplomatica, dicendo: “Date alla Pace una chance, date una possibilità alla diplomazia, smettete di combattere ed iniziate a parlare”, aveva anche sottolineato la necessità di rispettare le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite. In secondo luogo, ha pronunciato una dichiarazione alquanto straordinaria, nel suo caso, menzionando il fatto che il Tribunale sui crimini internazionali dell’Aja dovrebbe essere preso in considerazione da coloro che vogliono commettere un crimine internazionale. Sembrava molto convincente, non importa se si riferisse agli Stati Uniti d’America e alla Gran Bretagna o meno. E’ assai chiaro chi stia per commettere un altro crimine internazionale, oggi. Nel frattempo, non è chiaro cosa esattamente sia accaduto in una periferia di Damasco il 21 agosto. Il basso livello di consapevolezza è corroborata dalle dichiarazioni rese da persone che ne sanno più di chiunque altro. Per esempio, Brahimi ha detto alla conferenza stampa del 28 agosto che, “in questi ultimi giorni, gli sviluppi sono stati ancora più drammatici, con ciò che è successo il 21 agosto, la settimana scorsa. Sembra che un qualche tipo di sostanza sia stata utilizzata, uccidendo molte persone. Centinaia. Sicuramente diverse centinaia. Alcuni dicono 300, altri 600, forse 1.000, forse più di 1.000 persone. Questo è ovviamente inaccettabile. È scandaloso. Ciò conferma quanto sia pericolosa la situazione in Siria e quanto sia importante per i siriani e la comunità internazionale avere davvero la volontà politica di affrontare seriamente la questione e cercarvi una soluzione”. (1) Questo è un modo ridicolo di parlare di “dettagli” precisi. E’ semplicemente chiaro che non ci sono vere prove in relazione agli eventi del 21 agosto.
Il fatto che Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano tanta fretta nell’accelerare il passo dopo l’incidente del 21 agosto, rivela l’intenzione d’interferire nelle attività degli ispettori delle Nazioni Unite che hanno iniziato a indagare su ciò che è accaduto in loco. Il ministro degli Esteri russo ha detto, “abbiamo una domanda che sorge spontanea: perché i nostri partner occidentali, che ora sono così preoccupati per il rischio della scomparsa degli indizi, non lo furono affatto riguardo la conservazione di testimonianze materiali, quando bloccarono l’invio degli esperti delle Nazioni Unite per indagare sul caso dell’uso di armi chimiche a Khan al-Asal, il 19 marzo”. Credo che non ci sia nulla di clamoroso. Era un modo che l’occidente ha utilizzato per ostacolare le indagini sugli eventi di marzo, e ora ricorre ad altri modi per lo stesso scopo. Questa straordinaria impulsività nel lanciare un’operazione militare, significa solo una cosa: l’occidente cerca di nascondere le prove della propria partecipazione all’uso di armi chimiche in Siria…
Il 28 agosto, il primo ministro David Cameron aveva scritto su twitter che il Regno Unito stava per presentare un proprio progetto di risoluzione sulla Siria ai cinque membri del Consiglio di sicurezza. (2) I tempi per una tale iniziativa davano un intervallo: il lavoro della missione d’ispezione delle Nazioni Unite non è finito e i colloqui di Ginevra-2 vanno avanti. La dichiarazione del ministro degli Esteri inglese William Hague dava qualche indizio. Pur ammettendo che non aveva le prove dell’uso di armi chimiche da parte della Siria, Hague ha detto (per favore, fate attenzione qui!) che era la Siria che doveva dimostrare di non aver usato armi chimiche. Il tweet di Cameron sul progetto di risoluzione è di natura ancora più provocatorio, dicendo che la bozza condannava l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Il progetto viene presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la Russia, a dispetto del fatto che gli esperti russi avessero condotto una propria indagine e che il dossier completo era stato presentato al Segretariato delle Nazioni Unite, il 24 agosto. La prova era ben documentata e forniva la dimostrazione che era stata l”opposizione’ ad aver usato armi chimiche nel distretto di Aleppo di Khan al-Asal. Ciò in realtà significa che la Russia, il Paese che sa di certo chi ha usato esattamente le armi chimiche, dovrebbe riconoscere che le sue constatazioni sono sbagliate e che il crimine è stato commesso da altri.

(1) Registrazione video della conferenza stampa di Brahimi
(2) Tweet del primo ministro David Cameron

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’occidente colpisce ancora in Siria

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 22.08.2013

1146612Non prima che gli ispettori sulle armi chimiche delle Nazioni Unite arrivassero a Damasco, entro 72 ore in realtà, esponenti dell’opposizione siriana di Istanbul, in Turchia, hanno sostenuto che fino a 1400 persone sono state uccise in attacchi con armi chimiche da parte delle forze governative, alla periferia della capitale siriana, mercoledì mattina. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Unione europea e Lega araba hanno chiesto un intervento urgente. Non sorprende che il governo siriano abbia fortemente confutato l’accusa definendola una ‘sporca’ guerra mediatica, che riflette  ‘isteria, disordine e confusione’ dei ribelli che hanno subito una serie di sconfitte militari devastanti negli ultimi giorni e settimane.
Qual è il piano? Un indizio vitale è la nomina del perito svedese Ake Sellstrom a capo del team delle Nazioni Unite atterrato a Damasco tre giorni fa. Sellstrom era nella banda scelta degli ispettori dell’ONU in Iraq… Reuters ha citato Sellstrom sostenere la richiesta che i presunti attacchi nella periferia di Damasco dovrebbero essere studiati e aveva anche messo in discussione un piano d’azione. Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha raccolto l’ottima idea di Sellstrom e ha detto: “Chiedo al governo siriano consenta l’accesso immediato alla zona al team delle Nazioni Unite che attualmente indaga sulle precedenti accuse di uso di armi chimiche”. Francia, Germania e Turchia hanno convenuto subito. È interessante notare che la Casa Bianca di Washington ha riconosciuto la domanda europeo-turca: “Non vi è oggi, mentre parliamo, in Siria, una squadra delle Nazioni Unite con la specializzazione per indagare sull’uso di armi chimiche. Quindi, diamo a questa squadra l’opportunità di studiare cosa esattamente si è verificato e di andare a fondo, in modo che si possa sapere chi ne siano i responsabili”.
In effetti, una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha già avuto luogo a New York. Il Consiglio non ha chiesto esplicitamente un’indagine delle Nazioni Unite, ma ha convenuto che vi è “forte preoccupazione tra i membri del Consiglio” circa le accuse, “con senso generale di voler fare chiarezza su quanto accaduto” e che la “situazione deve essere seguita con attenzione”. Nel frattempo, il portavoce di Ban Ki-Moon ha detto ai giornalisti, a New York, che Sellstrom è già “in trattative con il governo siriano su tutte le questioni relative al presunto uso di armi chimiche, tra cui il più recente episodio”. In sintesi, il gruppo d’ispezione delle Nazioni Unite  ha il compito di rimanere in Siria per 14 giorni, come concordato tra il governo siriano e l’ONU, “con una possibile estensione” per indagare sul presunto utilizzo di armi chimiche a Khan al-Assal e altre due città non indicate, che potrebbe portare a un mandato rafforzato. Se è così, si ha un colpo di Stato diplomatico delle potenze occidentali e dei loro alleati del Medio Oriente, costantemente alla ricerca di una qualche forma di intervento delle Nazioni Unite in Siria. In sostanza, Sellstrom potrebbe avere una missione di tipo aperto, per la ricerca delle armi chimiche del regime di Bashar al-Assad. Chiaramente, il cammello è entrato nella tenda di Bashar. Sellstrom inizierà a stendere relazioni per Ban, che quest’ultimo avrà l’obbligo di portare a conoscenza del Consiglio di Sicurezza che, a sua volta, potrebbe significare l’apertura di un dossier siriano a New York, cosa che l’occidente ha sempre voluto.
A cosa porterebbe tutto questo? Tre cose emergono. Uno, la serie di incredibili successi dell’esercito siriano sui ribelli quasi sicuramente sarebbe messa sotto accusa. Il regime siriano dovrà rivolgere attenzione alla battaglia diplomatica che affronterà. Questa è una cosa. In secondo luogo, le placche tettoniche nella geopolitica del Medio Oriente iniziavano a mostrare un certo movimento nelle ultime settimane, nel corso degli sviluppi in Egitto. La disarmonia tra gli ex alleati che fino a poco tempo prima collaboravano sui piani sulla Siria, diventa troppo evidente per essere nascosta. Per lo meno, la polemica sulle armi chimiche siriane porta a una provvisoria interruzione delle incipienti mosse per l”azzeramento’ degli schieramenti politici in Medio Oriente. Le potenze occidentali hanno messo in circolo i carri e dicono ai recalcitranti alleati regionali che il piano siriano è all’opera. Paradossalmente, la polemica sulle armi chimiche è anche vitale per la Turchia assediata di Recep Erdogan, uscendo dall’isolamento acuto sull’Egitto. Erdogan è stremato nel suo spirito, fronteggiando il problema curdo, diventato ultimamente il filo conduttore del conflitto siriano. I curdi siriani hanno sfidato direttamente la rete segreta di Ankara con gli affiliati di al-Qaida,  mettendo alle corde Erdogan. In terzo luogo, un’allettante domanda si pone. Le potenze europee, Gran Bretagna e Francia in particolare, e la Turchia guidano evidentemente la recente polemica sulle armi chimiche. Ma quanto è reale il coinvolgimento dell’amministrazione Obama in ciò? Il presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale Martin Dempsey, ha messo a verbale di recente che l’amministrazione Obama si oppone anche a un intervento militare limitato in Siria, perché ritiene che i ribelli che combattono contro il regime di Assad non sosterebbero gli interessi statunitensi se prendessero il potere in questo momento. Ha scritto con brutale franchezza in una lettera ufficiale indirizzata al congressista degli Stati Uniti Eliot Engel (Democratico-New York), “In Siria oggi non si tratta di scegliere tra due parti, ma piuttosto una delle molte parti. E’ mia convinzione che il lato che sceglieremo debba essere pronto a promuovere i loro e i nostri interessi, quando l’equilibrio si sposterà in suo favore. Oggi, non lo sono. Si tratta di un radicato conflitto a lungo termine tra più fazioni, e di lotte violente per il potere che continueranno dopo la fine del dominio di Assad.  Dovremmo valutare l’efficacia delle limitate opzioni militari, in questo contesto… L’uso della forza militare degli Stati Uniti può cambiare l’equilibrio militare. Ma non può risolvere le questioni etniche, religiose, tribali e storiche sottostanti che alimentano il conflitto”. Dempsey ha concluso che la politica del focalizzarsi sull’assistenza umanitaria e il rafforzamento dell’opposizione moderata in Siria, dell’amministrazione Obama, “rappresenta il quadro migliore per una efficace strategia degli Stati Uniti verso la Siria”.
Tutto sommato, quindi, la polemica sulle armi chimiche apre una via di uscita alle potenze occidentali (e alla Turchia) in Siria. Le potenze occidentali hanno schivato la questione dell’armamento dei ribelli siriani dopo aver fatto promesse verbali, mentre le forze di Assad avanzano gradualmente avendo il sopravvento militare. L’opposizione siriana è impantanata e la Fratellanza, che ha dominato l’opposizione siriana, è sotto il pesante fuoco di artiglieria saudita in tutta la regione. In sintesi, la bussola del ‘cambio di regime’ previsto per la Siria, punta in favore dei salafiti. Inoltre, siamo a ancora all’inizio in Egitto e ciò che accade sulle rive del Nilo finirà per riscrivere la politica mediorientale. Nella situazione attuale, Assad negozierà da una posizione di forza inattaccabile al tavolo negoziale di ‘Ginevra 2′, cosa insostenibile per l’occidente. Questo è laddove la polemica sulle armi chimiche e l’apertura di un dossier siriano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, offre un attimo di respiro per interrompere l’avanzata dell’esercito di Assad e la spavalderia di Hezbollah e dell’Iran. È questo il preludio di uno scenario tipo Iraq? Senza dubbio, Sellstrom punta pericolosamente verso i depositi di armi WMD di Bashar, qualcosa che gli Stati Uniti (e Israele) hanno sempre voluto.
L’unico compito che ha l’ispettore Sellstrom, da quando è sbarcato a Damasco tre giorni fa con il suo team, è ispezionare tre siti specifici per determinare se armi chimiche sono state utilizzate in Siria. Non ha avuto il mandato neanche per indicarne il responsabile. Ora tutto ciò è diventato storia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Massacrare i curdi per il petrolio e la secessione

Christof Lehmann (Nsnbc)

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Dove sono i miei nuovi agenti?!
Non so… li ho lasciati qui l’ultima volta!!!

Nell’aprile 2013, l’Unione europea ha tolto l’embargo sulle importazioni di petrolio dai territori siriani “tenuti dai ribelli”. L’importazione proviene principalmente dalla regione prevalentemente curda della Siria. Nei mesi di luglio e agosto 2013, voci confermate e non su massacri di curdi commessi dagli insorti filo-occidentali associati ad al-Qaida, aumentano contemporaneamente all’afflusso di insorti provenienti dai Paesi occidentali. Si stima che circa 17.000 combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) siano implementati dalla Turchia alla confinante regione di Irkuk, regione dell’Iraq amministrata dai curdi. La funzione della strategia UE/USA dei massacri per il petrolio, è volta al finanziamento di mercenari e a creare la pretesa della secessione tra i curdi siriani, oltre a creare problemi sulla sicurezza.

L’eliminazione dell’embargo petrolifero UE nell’aprile 2013
Il 22 aprile 2013, l’Unione europea ha tolto l’embargo petrolifero contro la Siria per fornire  maggiore sostegno economico agli insorti che combattono l’Esercito arabo siriano. La revoca dell’embargo sul petrolio è stata adottata dopo l’intenso lobbying inglese e francese presso l’Unione europea. Un comunicato della UE ha detto: “La decisione consentirà esportazioni di greggio dal territorio in mano ai ribelli, l’importazione di petrolio e della tecnologia di produzione del gas, e investimenti nel settore del petrolio siriano.” L’UE ha inoltre dichiarato che i 27 ministri degli esteri dell’UE hanno concordato che qualsiasi iniziativa su esportazione o investimento sarà presa in stretto coordinamento con i leader dell’opposizione siriana. In vista della riunione, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha dichiarato ai media internazionali: “Ci auguriamo lo sviluppo economico nelle zone controllate dall’opposizione, quindi togliamo le sanzioni che ostacolano l’opposizione moderata.” Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha descritto la decisione di revocare il divieto come un mezzo per aiutarli in tutti i modi possibili, dicendo: “La situazione della sicurezza è così difficile, che molto di ciò sarà difficile da compiere, ma è importante per noi  inviare il segnale che siamo pronti ad aiutarli in altri modi, in tutti i modi possibili.
Ricordiamo che l’ex ministro degli Esteri francese, Roland Dumas, ha ammesso pubblicamente di essere stato avvicinato da funzionari britannici, circa due anni prima delle prime proteste nel 2011, che gli chiesero se voleva partecipare alla sovversione della Siria per mezzo dei “ribelli”. La Siria fino alla tentata sovversione, produceva circa 380.000 barili al giorno che esportava quasi esclusivamente verso l’Unione europea. Nel 2010 il gettito di tale esportazione era stimato in 3 miliardi di dollari. La maggior parte delle risorse siriane si trovano prevalentemente nella regione curda della Siria, al confine con la regione amministrata dai curdi dell’Iraq. Inoltre, la possibilità a breve termine di finanziare gli insorti, garantisce l’accesso al petrolio siriano di questa regione e potrebbe avere vantaggi a lungo termine, per l’Unione europea, nel caso di ulteriore destabilizzazione dell’Iraq e di una guerra contro l’Iran.

L’accordo di pace della Turchia con il PKK, nel marzo 2013
La Turchia, confinante con la Siria e i territori siriani a maggioranza curda, dove la maggior parte delle risorse petrolifere siriane si trova, gioca due ruoli importanti nell’attuazione della politica e della strategia dell’UE sul petrolio siriano. Un ruolo è quello di partner regionale riguardo l’importazione e l’esportazione, e le attività connesse. Così Kadi, consigliere economico del Consiglio nazionale siriano, ha detto nell’aprile 2013, “Davvero speriamo che le imprese turche contribuiranno all’importazione ed esportazione del petrolio...” L’altro ruolo della Turchia è probabilmente più importante del primo. La Turchia ha il ruolo di supportare il secessionismo curdo in Siria, e in ultima analisi, anche in Turchia. Ciò che la maggior parte dei media non riescono a riferire e ciò che molti analisti non riescono a riconoscere, è il fatto che il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha collaborato con il Primo ministro R. Tayyip Erdogan e il presidente della Turchia Abdullah Gül, da quando ha adottato il “Progetto di Grande Medio Oriente” della RAND Corporation commissionatogli dal dipartimento della Difesa nel 1996.
In ultima analisi, il compito assegnato all’amministrazione della Fratellanza musulmana (AKP) di Tayyip Erdogan è lo smantellamento della Repubblica Turca e la successiva creazione di piccole entità clienti della NATO e degli USA su basi etniche e settarie. L’accordo di pace tra il Partito dei Lavoratori del Kurdistan e il governo del Primo ministro turco Tayyip R. Erdogan, nel marzo 2013, non è solo significativo, ma è anche un passo strategicamente estremamente attuale verso l’ulteriore attuazione del piano. Inoltre, ha creato l’equilibrio strategico tra le influenze israeliana ed UE/USA sull’insurrezione riguardo i piani geopolitici a lungo termine e per l’accesso alle risorse. L’accordo di pace ha anche liberato 17.000 combattenti veterani e ben armati del PKK dal territorio turco. Secondo le ultime stime, circa 15.000 di questi combattenti sono stati dispiegati nella regione dell’Iraq amministrata dai curdi, in un luogo vicino la città di Irkuk.

Afflusso di ribelli europei-occidentali in Siria e di combattenti di al-Qaida in Iraq
Sorprendentemente, vi è un flusso significativo di insorti dai Paesi occidentali europei in Siria da quando l’Unione europea ha tolto l’embargo sul petrolio ad aprile. Il 6 agosto 2013, il vicedirettore della Central Intelligence Agency, Michael Morell, affermava sul Wall Street Journal, che oggi vi sono più combattenti provenienti dall’occidente, in Siria, a combattere al fianco dei gruppi affiliati ad al-Qaida. Morell ha anche dichiarato che le violenze in Siria rischiano di diffondersi oltre i confini siriani con Libano, Giordania e Iraq. Anche nel rapporto delle Nazioni Unite, la Siria ha visto l’emergere di una forte presenza di al-Qaida, attingendo da al-Qaida in Iraq, attirando centinaia di reclute da fuori la Siria. La rete di reclutamento di mercenari della CIA/NATO, al-Qaida, non manca di fornire i mercenari tanto necessari per la destabilizzazione della regione curda siriana, da cui l’Unione europea prevede di importare petrolio.

Le riuscite operazioni di controinsurrezione dell’Esercito arabo siriano. Massacri e tentativi di fabbricare il pretesto alla secessione tra i curdi siriani per avere sicurezza
Analizzando l’andamento del conflitto armato in Siria, spiccano i seguenti principali sviluppi. La sconfitta decisiva dell’esercito libero siriano dei Fratelli musulmani (Qatar e Turchia) a giugno e luglio 2012, nel corso delle due importanti battaglie per il controllo della città di Homs. Il successivo afflusso di terroristi salafiti-wahabiti legati ad al-Qaida, sostenuti in prevalenza dall’Arabia Saudita, è stato ben documentato dall’International Crisis Group di Soros, che si era occupata a Washington della questione di come far fronte al pantano salafita pur mantenendo una politica di sostegno dell”opposizione siriana’. Il successo dell’attuazione delle strategie di contro-insurrezione da parte dell’Esercito arabo siriano, che in parte si basano sull’esperienza russa nella lotta contro i ribelli ceceni, ha portato ad una situazione in Siria in cui l’insurrezione sarà decisamente sconfitta nel prossimo futuro, a meno che l’alleanza anti-siriana cambi strategia e implementi una nuova campagna per garantirsi almeno una roccaforte regionale, ricca di petrolio, la regione prevalentemente curda della Siria è un determinante fondamentale.
A meno che l’insurrezione non si crei una roccaforte in grado di sopravvivere nel prossimo inverno, è improbabile che la grande campagna militare contro la Siria possa essere sostenuta a lungo. Il Consiglio nazionale curdo della Siria, nel corso degli ultimi 24 mesi, ha partecipato attivamente al dialogo nazionale siriano. Anche se a volte vi sono piccole differenze e conflitti con il PYD, la popolazione curda della Siria è solidamente unita e si oppone a qualsiasi intervento straniero, così come all’assalto dei radicali settari di Jabhat al-Nusrah, al-Qaida in Iraq e delle piccole milizie e brigate sotto la loro bandiera.

Tentativo di applicare la dialettica hegeliana
L’incremento di rapimenti, attentati, esecuzioni sommarie e massacri contro i curdi nella regione curda della Siria da parte delle brigate di al-Qaida sostenute dall’occidente e dai sauditi, vengono commessi con l’esplicito scopo di creare maggiore insicurezza e instabilità nella regione rispetto a quanto la situazione militare reale sul terreno possa giustificare. Il rapimento in massa e il massacro dei curdi siriani, durante la seconda metà del luglio 2013, che hanno suscitato la condanna internazionale, non hanno alcuna effettiva funzione militare se non creare insicurezza e dubbi sulla capacità dell’Esercito arabo siriano di fornire protezione adeguata alla popolazione curda della Siria.
Nuovi, ma in molti casi non confermati rapporti su massacri di curdi durante la prima settimana di agosto 2013, l’improvviso aumento di “voci non confermate” circa rapimenti ed esecuzioni sommarie di curdi nella regione curda della Siria sui principali media occidentali ed arabi, insieme all’attuale aumento delle violenze nella regione, sono tutte caratteristiche di un’operazione d’intelligence militare di supporto, (MISO), anche comunemente nota come PsyOp.
Un tentativo evidente è stato fatto per creare tra i curdi siriani la percezione che l’Esercito arabo siriano non sia in grado di fornire protezione adeguata, o che l’Esercito arabo siriano non fornisca eguale protezione e sicurezza ai curdi rispetto agli altri gruppi etnici. Tale strategia è stata attentamente progettata per giustificare la richiesta di una “soluzione curda”. In altre parole, i massacri commessi dalle truppe filo-NATO di al-Qaida giustificano le richieste di protezione di altri fantocci della NATO, come i 17.000 combattenti del PKK schierati nella regione dell’Iraq amministrata dai curdi. Si tratta di una strategia volta a provocare e apparentemente giustificare la  secessione dei curdi siriani dalla Repubblica araba siriana. La regione curda della Siria è, in altre parole, l’obiettivo di un’operazione congiunta UE/USA/al-Qaida/PKK.
La prospettiva a breve termine potrebbe essere riassunta con le parole “massacri e sangue per il petrolio”. Da una prospettiva di lungo periodo, deve essere percepita nell’ambito del Piano per il Grande Medio Oriente di USA/NATO. L’istituzione di piccoli clienti di USA/NATO dal Mediterraneo alla provincia del Baluchistan del Pakistan, lungo quello che il maggiore pakistano Agha H. Amin chiama “il ventre molle petrolifero della Russia e della Cina“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

Turchia, il nuovo ordine mondiale sotto attacco

Aangirfan 4 giugno 2013

Turkey-Protest-flag-6-3La Turchia è stata sempre come l’Arabia Saudita e il Qatar. Si potrebbero usare parole come ‘feudale’ e ‘fascista’ per descrivere la Turchia di oggi ed i suoi amici. Il premier turco Erdogan è salito al potere il 14 agosto 2001, poco prima dell’11 settembre. Il nuovo ordine mondiale e la Turchia

erdoganErdogan è un ebreo turco?
Nel maggio 2013, il Sunday Timespubblicò alcuni commenti di un anonimo funzionario israeliano che aveva detto che Turchia, Qatar e Arabia Saudita stavano formando un blocco sunnita in Medio Oriente e che Israele in realtà vorrebbe far parte di questa partnership.” “E’ giunto il momento per il Regno Unito di William Hague d’inviare denaro, e possibilmente armi… Non c’è dubbio che Hague fotocopierà licenze d’esportazione per le attrezzature antisommossa mentre parliamo.” E’ tempo di aiutare i manifestanti in Turchia?

576773Defnesuman scrive: Cosa accade a Istanbul. “L’intero paese viene venduto alle multinazionali dal governo, per costruire centri commerciali, condomini di lusso, autostrade, dighe e centrali nucleari. Il governo cerca (e crea se necessario) ogni scusa per attaccare la Siria contro la volontà del proprio popolo… Lo Stato, con la sua agenda conservatrice, ha approvato molte leggi e regolamenti in materia di aborto, parto cesareo, vendita e uso di alcol e perfino sul colore del rossetto per le hostess delle compagnie aeree.”
Ece Temelkuran scrive: La protesta Istanbul “Con il più alto numero al mondo di giornalisti imprigionati, migliaia di prigionieri politici (sindacalisti, politici, attivisti, studenti, avvocati), la Turchia s’è trasformata in una prigione a cielo aperto… Potete facilmente sentire il vostro droghiere dire ‘Penso che il mio telefono sia intercettato’… Ogni muro in Piazza Taksim è pieno di maledizioni contro il premier… Mentre scrivo, Istanbul, Ankara, capitale della Turchia, Izmir e Adana bruciano. La massiccia violenza della polizia esplode…

2187933187La flottiglia di Gaza è stata una operazione false flag turco-israeliana, secondo fonti. “L’agente che ha coordinato l’operazione NATO/Mossad era Abdelhakim Belhadj, oggi responsabile della creazione del cosiddetto ‘Esercito libero siriano’ della NATO.” Gli islamisti lavorano per Israele

173432-13588133546735928-Michael-FitzsimmonsExxon e KRG hanno bisogno di una pipeline
I disordini sembrano organizzati? “La Turchia ha recentemente stretto un accordo energetico con l’Iraq settentrionale, sfidando gli Stati Uniti: la Turchia ha sfidato Washington e Baghdad accettando un accordo energetico con il nord dell’Iraq che gli statunitensi avvertono possa frammentare ulteriormente il Medio Oriente, ma che Ankara vede come centrale per il proprio futuro…La Turchia sigla l’accordo energetico con il nord curdo dell’Iraq, 13 maggio 2013

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Il nuovo ordine mondiale e la Turchia
Aangirfan 9 novembre 2010

abdullah-gulIl presidente turco Abdullah Gul sarebbe un ‘agente della CIA’. Alcune persone credono che la CIA abbia smesso di sostenere i generali turchi perché sono diventati troppo nazionalisti. Alcune persone credono che la CIA abbia dato il suo sostegno al partito islamico moderato AKP, uno dei cui leader è Abdullah Gul. A quanto pare la CIA vuole utilizzare alcuni musulmani per avere il controllo delle risorse naturali dell’Asia centrale. L’8 novembre 2010 il presidente turco Gül ha dichiarato che la Turchia gioca un ruolo attivo nella formazione del Nuovo Ordine Mondiale. (Presidente Gül: la Turchia gioca un ruolo attivo nella definizione del nuovo ordine mondiale)
Gül parlava a Londra alla Chatham House, nota per essere una copertura dei servizi di sicurezza (Chatham House: facciata dell’MI6 e think tank delle multinazionali)
Chatham House, nota anche come Royal Institute of International Affairs, è l’organizzazione sorella dell’US Council on Foreign Relations. Chatham House ha premito Gül con il suo prestigioso premio Chatham House. Durante il suo discorso Gül aveva suggerito che il sistema mondiale della guerra fredda non era ancora stato sostituito da un nuovo ed efficace sistema, che si realizzerà entro il prossimo decennio. Gül aveva detto che questo nuovo ordine deve concentrarsi su tutto il mondo, rifiutare una visione eurocentrica della storia e degli affari internazionali e che deve essere  multiculturale senza l’egemonia di un’unica potenza. Gül s’incontrò con il primo ministro britannico David Cameron, un convinto sostenitore dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Sul progetto di costruzione del sistema di difesa antimissile della NATO, Gül respinse le affermazioni secondo cui lo scudo è progettato per proteggere Israele da un possibile attacco missilistico iraniano. Gul ha studiato per due anni a Londra e ad Exeter, nel Regno Unito, ed è un Cavaliere di Gran Croce onorario della sezione civile del Molto Onorevole Ordine del Bagno.

fethullah_gulen-acikladi1Fethullah Gulen è il fondatore del movimento Fethullah o Gülen, che sarebbe sospettato di legami con la CIA. Gul e il suo partito AKP sono legati alla setta ‘islamica moderata’ di Fethullah Gulen, che sarebbe collegata alla CIA. La Fethullah prende il nome da Fethullah Gulen, fondatore del gruppo. Il 10 febbraio 2010, Dikran Ego scrisse: “Molti… temono che adesso il governo dell’AKP, insieme ai seguaci della setta di Fethullah, che occupano posizioni in tutte le istituzioni governative e militari, inizino ad abbattere la struttura di potere avversaria, al fine di consolidare le proprie posizioni e avere il pieno controllo dello Stato”. “La questione è se il governo dell’AKP userà ed eliminerà la rete terroristica (dei generali militari)  Ergenekon… per stabilire la propria Ergenekon basata sull’ideologia islamo-fascista“. (Il governo sponsorizza squadroni della morte per assassinare gli assiri ed altre minoranze turche)
Fethullah è considerato da alcuni un’agente della CIA. L’ex agente della CIA Graham Fuller avrebbe aiutato Fethullah Gulen ad ottenere la residenza permanente negli Stati Uniti. Perché Fuller sostenne Gul, che vorrebbe un raggruppamento di Paesi musulmani ‘moderni e moderati’, presumibilmente nell’ambito di un Nuovo Ordine Mondiale? La risposta ci viene data dalle trascrizioni della giornalista investigativa Sibel Edmonds. Secondo quanto riferito, durante l’amministrazione Clinton, la CIA ha iniziato a finanziare Gülen e il suo movimento “con milioni derivanti dal traffico di droga, tra cui proventi accumulati dai personaggi della malavita turca (Buba) grazie al flusso di eroina dall’Afghanistan, attraverso l’Iran settentrionale, alla Turchia“. Gulen ha creato madrasse (scuole islamiche) e cemaat (comunità musulmane) in Uzbekistan, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan e nelle repubbliche russe di nuova costituzione “al fine di avere il controllo del petrolio e del gas di questi Paesi in via di sviluppo.” Abdullah Gul, primo presidente islamista della Turchia, si dice sia un fan di Gulen, insieme al Primo ministro Recep Tayyip Erdogan. La Turchia, sotto l’AKP, ha adottato un approccio più pro-Iran e più anti-Israele. Questo potrebbe non preoccupare Obama e Brzezinski, che si dice vogliano l’Iran come alleato contro la Russia e la Cina. Il partito AKP della Turchia preoccupa Israele che vede la Turchia amichevole verso la Siria. Il movimento Gülen è stato bandito in Russia, forse perché è visto come uno strumento della CIA. La CIA ritiene che il movimento di Gülen “riuscirà a unire i musulmani dell’Asia centrale e, quindi, ad avere il controllo delle risorse naturali di questi Paesi per il cosiddetto ‘bene’ del popolo americano”. (Il Califfato universale arriverà dalla Pennsylvania?)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Unione europea e la McJihad in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 maggio 2013

siria-imperialismo Interessanti sviluppi hanno luogo nell’Unione europea. L’allarme aumenta in tutta l’UE, mentre funzionari dell’Unione europea e di diversi Stati membri dell’UE esprimono timore per il ritorno di loro cittadini combattenti in Siria. L’allarme è iniziato quando sono stati emessi avvisi nei Paesi Bassi su cittadini olandesi che si recano a combattere in Siria, seguiti dal Belgio. Poi, l’Ufficio europeo di polizia (Europol), le forze dell’ordine dell’UE che si occupano d’intelligence criminale, ha riferito che gli scontri in Siria potrebbero creare una futura ondata di terrorismo che potrebbe minacciare i membri dell’Unione europea, nel suo EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) for 2013. Per quanto riguarda la Siria, sul rapporto Europol si legge: “La Siria è divenuta la meta scelta dai combattenti stranieri nel 2012. Un certo numero di cittadini dell’UE è stato arrestato in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito in viaggio da o per la Siria.” (TE-SAT 2013, p.22).
Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kerchove, ha poi precisato che circa cinquecento cittadini europei, soprattutto di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, erano in Siria a combattere a fianco delle forze anti-governative con l’obiettivo di rovesciare il governo di Damasco. De Kerchove esprimerebbe le stesse preoccupazioni di Europol su questi cittadini dell’UE che ritornano nell’UE dai campi di battaglia in Siria. Le sue preoccupazioni sarebbero state riprese a Londra. Anche se il suo governo lavora per legalizzare il trasferimento di armi britanniche alle forze anti-governative in Siria, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha avvertito della minaccia posta alla Gran Bretagna dai combattenti inglesi di ritorno dalla Siria. Poco dopo, la Germania ha confermato che cittadini tedeschi prendono parte alla lotta per rovesciare il governo siriano. In precedenza, si ebbe la notizia che anche un cittadino danese, ex prigioniero di Guantanamo, era stato ucciso negli scontri in Siria.

La McJihad
La situazione è abbastanza paradossale. La Siria viene presentata, ora dall’UE, come preoccupante, per l'”assenza di Stato” e come “covo jihadista”. L’ironia è che i membri dell’UE, a fianco dei loro omologhi di Stati Uniti, Turchia, Giordania Arabia Saudita e Qatar, hanno promosso e agevolato l’intera McJihad in Siria con l’obiettivo finale di un cambio di regime a Damasco. Per più di due anni, gli appelli alla jihad contro Damasco sono stati diffusi in tutto il mondo da personaggi come Yusuf al-Qaradawi e altri pseudo-religiosi e tele-predicatori in Arabia Saudita e nelle tirannie del Consiglio di cooperazione del Golfo. I funzionari dell’UE non hanno detto niente. Inoltre, organizzazioni come i Fratelli musulmani, che reclutano combattenti da mandare in Siria, in realtà lavorano liberamente a Londra, dove hanno sede da molto tempo, così come organizzazioni simili che guardano alla Russia e all’Asia centrale per le fasi successive della McJihad. Dall’Afghanistan controllato dai taliban alla Somalia, i cosiddetti “Stati falliti”, operano per conto degli Stati Uniti, e questi stessi Paesi formano i gruppi degli “Amici della Libia” e degli “Amici del popolo siriano”. Questi Paesi dovrebbero essere chiamati, più correttamente, “Imperialismo SpA”. William Hague e soci hanno bisogno solo di guardarsi allo specchio per trovare i colpevoli che minacciano di terrorismo l’UE.
Il concetto di “ritorno di fiamma” o di conseguenze non intenzionali delle operazioni d’intelligence  diventa vecchio. Da un lato persone provenienti da Paesi come la Gran Bretagna e la Francia inondano la Siria come combattenti anti-governativi, mentre dall’altra parte spaventano la propria popolazione con il loro allarmismo su questi combattenti. Nella maggior parte dei casi, i combattenti dell’UE entrati in Siria hanno sostanzialmente avuto il via libera e il permesso dal proprio governo per andarvi a combattere. La situazione era la stessa in Libia, dove cittadini statunitensi, britannici, canadesi, francesi e irlandesi hanno combattuto per rovesciare la Jamahiriya libica. Un cittadino statunitense dell’Arizona, Eric Harroun, ritornato negli Stati Uniti dalla Siria avrebbe dovuto affrontare un processo per aver combattuto a fianco di al-Nusra, ma suo padre Darryl Harroun ha rivelato il segreto che Eric lavorava per la CIA in Siria.

Punto di svolta?
Un punto di svolta è all’orizzonte, puntando a una rinnovata spinta contro il governo siriano. Richard Ottaway, un parlamentare dello stesso partito conservatore britannico di William Hague e  presidente del comitato ristretto della Commissione Affari Esteri della Camera dei Comuni britannica, ha annunciato che crede che l’annuncio dell’Aja sia legato ai piani britannici per intervenire apertamente in Siria per “minare” i jihadisti stranieri. In termini orwelliani, i combattenti stranieri vengono utilizzati come pretesto per armare ulteriormente le forze anti-governative in Siria. Non sarebbe un caso che le capitali dei Paesi membri della NATO annunciano che il gas nervino sarin sia stato utilizzato dal governo siriano. Annunci circa l’uso di armi chimiche da parte della Siria sono stati fatti da Londra, Parigi, Tel Aviv e Washington DC. Nonostante il fatto che le forze anti-governative abbiano minacciato di usarle, i rapporti sull’uso di armi chimiche in Siria consegnati dal governo siriano alle Nazioni Unite vengono politicizzati con l’obiettivo di incolparne Damasco. Ripetendo lo scenario libico, l’UE ha deciso di iniziare a comprare petrolio siriano dalle forze anti-governative, mentre gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Giordania e Israele per la costruzione di infrastrutture per le forze anti-governative e preparandosi ad inviare droni in Siria dallo spazio aereo giordano.
I combattenti stranieri e le forze anti-governative che combattono in Siria collaborano con gli Stati Uniti e i loro alleati direttamente o indirettamente. Ormai il fallimento della cosiddetta “guerra al terrore” degli Stati Uniti dovrebbe essere evidente ai più. Sin dall’inizio non era una guerra contro il terrorismo, ma una “guerra terroristica.” Coloro che sono stati etichettati terroristi e jihadisti dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati, in molti casi erano proprio la fanteria degli statunitensi nella lenta guerra imperialista di conquista.

Avanti con la McJihad
L’alleanza della guerra fredda tra jihadisti e blocco occidentale, durante la luna di miele anti-sovietica in Afghanistan, è stata ripresa. Ancora una volta i combattenti jihadisti vengono utilizzati come fanteria nella McJihad degli USA. Nella chiamata alle armi, al-Qaradawi e la sua gente hanno dichiarato che la Russia è il nemico numero uno degli arabi e dei musulmani. Ma prima sulla loro lista dei nemici c’è la nemesi degli USA, l’Iran. Questa posizione è politicamente motivata, perché al-Qaradawi aveva proibito ogni combattimento nel 2010 contro la Russia nel Caucaso del Nord. Il pubblico destinato alla revisione della sua posizione sulla Russia e all’animosità verso l’Iran, è composto da battaglioni di combattenti stranieri in Siria, tra cui gruppi militanti del Caucaso del Nord entrati Siria e Libano per combattere attivamente contro il governo siriano, nell’ambito della McJihad degli USA. Le milizie anti-governative in Siria avevano già espresso la loro ostilità verso Mosca e Teheran.
Il Telegraph di Londra, presentato dalla trionfante lingua di Jake Wallis Simons, commenta che la chiamata alle armi di al-Qaradawi è il segnale che una nuova alleanza di interessi si forma tra le forze che la primavera araba ha portato al potere, come ad esempio i Fratelli musulmani, e l’occidente, contro l’asse formato da Russia, Iran e Cina. Simons avrebbe inoltre  implicitamente assegnato Israele a questa nuova alleanza contro Mosca, Teheran e Pechino. Ciò spiegherebbe perché degli israeliani sono stati catturati mentre spiavano le navi russe a Tartus.
La Siria non sarà il capolinea della McJihad. Se la Siria cade, in un modo o in un altro attraverso l’instabilità cronica o un cambiamento di regime, i combattenti stranieri invaderanno dal suo territorio tutto il mondo, utilizzandolo come chiave di volta per colpire Paesi come l’Iran e la Russia. Ciò è quello che è successo in Libia, utilizzata come base per inviare armi e combattenti in Siria dal Nord Africa. Potenzialmente, posti come il Distretto Federale del Caucaso del Nord in Russia e le province di confine iraniane poterebbero vedere l’afflusso di combattenti stranieri ed attentati terroristici. Ma nel breve termine il Libano sarà il prossimo fronte, se la Siria dovesse cadere.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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