Turchia, il nuovo ordine mondiale sotto attacco

Aangirfan 4 giugno 2013

Turkey-Protest-flag-6-3La Turchia è stata sempre come l’Arabia Saudita e il Qatar. Si potrebbero usare parole come ‘feudale’ e ‘fascista’ per descrivere la Turchia di oggi ed i suoi amici. Il premier turco Erdogan è salito al potere il 14 agosto 2001, poco prima dell’11 settembre. Il nuovo ordine mondiale e la Turchia

erdoganErdogan è un ebreo turco?
Nel maggio 2013, il Sunday Timespubblicò alcuni commenti di un anonimo funzionario israeliano che aveva detto che Turchia, Qatar e Arabia Saudita stavano formando un blocco sunnita in Medio Oriente e che Israele in realtà vorrebbe far parte di questa partnership.” “E’ giunto il momento per il Regno Unito di William Hague d’inviare denaro, e possibilmente armi… Non c’è dubbio che Hague fotocopierà licenze d’esportazione per le attrezzature antisommossa mentre parliamo.” E’ tempo di aiutare i manifestanti in Turchia?

576773Defnesuman scrive: Cosa accade a Istanbul. “L’intero paese viene venduto alle multinazionali dal governo, per costruire centri commerciali, condomini di lusso, autostrade, dighe e centrali nucleari. Il governo cerca (e crea se necessario) ogni scusa per attaccare la Siria contro la volontà del proprio popolo… Lo Stato, con la sua agenda conservatrice, ha approvato molte leggi e regolamenti in materia di aborto, parto cesareo, vendita e uso di alcol e perfino sul colore del rossetto per le hostess delle compagnie aeree.”
Ece Temelkuran scrive: La protesta Istanbul “Con il più alto numero al mondo di giornalisti imprigionati, migliaia di prigionieri politici (sindacalisti, politici, attivisti, studenti, avvocati), la Turchia s’è trasformata in una prigione a cielo aperto… Potete facilmente sentire il vostro droghiere dire ‘Penso che il mio telefono sia intercettato’… Ogni muro in Piazza Taksim è pieno di maledizioni contro il premier… Mentre scrivo, Istanbul, Ankara, capitale della Turchia, Izmir e Adana bruciano. La massiccia violenza della polizia esplode…

2187933187La flottiglia di Gaza è stata una operazione false flag turco-israeliana, secondo fonti. “L’agente che ha coordinato l’operazione NATO/Mossad era Abdelhakim Belhadj, oggi responsabile della creazione del cosiddetto ‘Esercito libero siriano’ della NATO.” Gli islamisti lavorano per Israele

173432-13588133546735928-Michael-FitzsimmonsExxon e KRG hanno bisogno di una pipeline
I disordini sembrano organizzati? “La Turchia ha recentemente stretto un accordo energetico con l’Iraq settentrionale, sfidando gli Stati Uniti: la Turchia ha sfidato Washington e Baghdad accettando un accordo energetico con il nord dell’Iraq che gli statunitensi avvertono possa frammentare ulteriormente il Medio Oriente, ma che Ankara vede come centrale per il proprio futuro…La Turchia sigla l’accordo energetico con il nord curdo dell’Iraq, 13 maggio 2013

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Il nuovo ordine mondiale e la Turchia
Aangirfan 9 novembre 2010

abdullah-gulIl presidente turco Abdullah Gul sarebbe un ‘agente della CIA’. Alcune persone credono che la CIA abbia smesso di sostenere i generali turchi perché sono diventati troppo nazionalisti. Alcune persone credono che la CIA abbia dato il suo sostegno al partito islamico moderato AKP, uno dei cui leader è Abdullah Gul. A quanto pare la CIA vuole utilizzare alcuni musulmani per avere il controllo delle risorse naturali dell’Asia centrale. L’8 novembre 2010 il presidente turco Gül ha dichiarato che la Turchia gioca un ruolo attivo nella formazione del Nuovo Ordine Mondiale. (Presidente Gül: la Turchia gioca un ruolo attivo nella definizione del nuovo ordine mondiale)
Gül parlava a Londra alla Chatham House, nota per essere una copertura dei servizi di sicurezza (Chatham House: facciata dell’MI6 e think tank delle multinazionali)
Chatham House, nota anche come Royal Institute of International Affairs, è l’organizzazione sorella dell’US Council on Foreign Relations. Chatham House ha premito Gül con il suo prestigioso premio Chatham House. Durante il suo discorso Gül aveva suggerito che il sistema mondiale della guerra fredda non era ancora stato sostituito da un nuovo ed efficace sistema, che si realizzerà entro il prossimo decennio. Gül aveva detto che questo nuovo ordine deve concentrarsi su tutto il mondo, rifiutare una visione eurocentrica della storia e degli affari internazionali e che deve essere  multiculturale senza l’egemonia di un’unica potenza. Gül s’incontrò con il primo ministro britannico David Cameron, un convinto sostenitore dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Sul progetto di costruzione del sistema di difesa antimissile della NATO, Gül respinse le affermazioni secondo cui lo scudo è progettato per proteggere Israele da un possibile attacco missilistico iraniano. Gul ha studiato per due anni a Londra e ad Exeter, nel Regno Unito, ed è un Cavaliere di Gran Croce onorario della sezione civile del Molto Onorevole Ordine del Bagno.

fethullah_gulen-acikladi1Fethullah Gulen è il fondatore del movimento Fethullah o Gülen, che sarebbe sospettato di legami con la CIA. Gul e il suo partito AKP sono legati alla setta ‘islamica moderata’ di Fethullah Gulen, che sarebbe collegata alla CIA. La Fethullah prende il nome da Fethullah Gulen, fondatore del gruppo. Il 10 febbraio 2010, Dikran Ego scrisse: “Molti… temono che adesso il governo dell’AKP, insieme ai seguaci della setta di Fethullah, che occupano posizioni in tutte le istituzioni governative e militari, inizino ad abbattere la struttura di potere avversaria, al fine di consolidare le proprie posizioni e avere il pieno controllo dello Stato”. “La questione è se il governo dell’AKP userà ed eliminerà la rete terroristica (dei generali militari)  Ergenekon… per stabilire la propria Ergenekon basata sull’ideologia islamo-fascista“. (Il governo sponsorizza squadroni della morte per assassinare gli assiri ed altre minoranze turche)
Fethullah è considerato da alcuni un’agente della CIA. L’ex agente della CIA Graham Fuller avrebbe aiutato Fethullah Gulen ad ottenere la residenza permanente negli Stati Uniti. Perché Fuller sostenne Gul, che vorrebbe un raggruppamento di Paesi musulmani ‘moderni e moderati’, presumibilmente nell’ambito di un Nuovo Ordine Mondiale? La risposta ci viene data dalle trascrizioni della giornalista investigativa Sibel Edmonds. Secondo quanto riferito, durante l’amministrazione Clinton, la CIA ha iniziato a finanziare Gülen e il suo movimento “con milioni derivanti dal traffico di droga, tra cui proventi accumulati dai personaggi della malavita turca (Buba) grazie al flusso di eroina dall’Afghanistan, attraverso l’Iran settentrionale, alla Turchia“. Gulen ha creato madrasse (scuole islamiche) e cemaat (comunità musulmane) in Uzbekistan, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan e nelle repubbliche russe di nuova costituzione “al fine di avere il controllo del petrolio e del gas di questi Paesi in via di sviluppo.” Abdullah Gul, primo presidente islamista della Turchia, si dice sia un fan di Gulen, insieme al Primo ministro Recep Tayyip Erdogan. La Turchia, sotto l’AKP, ha adottato un approccio più pro-Iran e più anti-Israele. Questo potrebbe non preoccupare Obama e Brzezinski, che si dice vogliano l’Iran come alleato contro la Russia e la Cina. Il partito AKP della Turchia preoccupa Israele che vede la Turchia amichevole verso la Siria. Il movimento Gülen è stato bandito in Russia, forse perché è visto come uno strumento della CIA. La CIA ritiene che il movimento di Gülen “riuscirà a unire i musulmani dell’Asia centrale e, quindi, ad avere il controllo delle risorse naturali di questi Paesi per il cosiddetto ‘bene’ del popolo americano”. (Il Califfato universale arriverà dalla Pennsylvania?)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Unione europea e la McJihad in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 maggio 2013

siria-imperialismo Interessanti sviluppi hanno luogo nell’Unione europea. L’allarme aumenta in tutta l’UE, mentre funzionari dell’Unione europea e di diversi Stati membri dell’UE esprimono timore per il ritorno di loro cittadini combattenti in Siria. L’allarme è iniziato quando sono stati emessi avvisi nei Paesi Bassi su cittadini olandesi che si recano a combattere in Siria, seguiti dal Belgio. Poi, l’Ufficio europeo di polizia (Europol), le forze dell’ordine dell’UE che si occupano d’intelligence criminale, ha riferito che gli scontri in Siria potrebbero creare una futura ondata di terrorismo che potrebbe minacciare i membri dell’Unione europea, nel suo EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) for 2013. Per quanto riguarda la Siria, sul rapporto Europol si legge: “La Siria è divenuta la meta scelta dai combattenti stranieri nel 2012. Un certo numero di cittadini dell’UE è stato arrestato in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito in viaggio da o per la Siria.” (TE-SAT 2013, p.22).
Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kerchove, ha poi precisato che circa cinquecento cittadini europei, soprattutto di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, erano in Siria a combattere a fianco delle forze anti-governative con l’obiettivo di rovesciare il governo di Damasco. De Kerchove esprimerebbe le stesse preoccupazioni di Europol su questi cittadini dell’UE che ritornano nell’UE dai campi di battaglia in Siria. Le sue preoccupazioni sarebbero state riprese a Londra. Anche se il suo governo lavora per legalizzare il trasferimento di armi britanniche alle forze anti-governative in Siria, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha avvertito della minaccia posta alla Gran Bretagna dai combattenti inglesi di ritorno dalla Siria. Poco dopo, la Germania ha confermato che cittadini tedeschi prendono parte alla lotta per rovesciare il governo siriano. In precedenza, si ebbe la notizia che anche un cittadino danese, ex prigioniero di Guantanamo, era stato ucciso negli scontri in Siria.

La McJihad
La situazione è abbastanza paradossale. La Siria viene presentata, ora dall’UE, come preoccupante, per l’”assenza di Stato” e come “covo jihadista”. L’ironia è che i membri dell’UE, a fianco dei loro omologhi di Stati Uniti, Turchia, Giordania Arabia Saudita e Qatar, hanno promosso e agevolato l’intera McJihad in Siria con l’obiettivo finale di un cambio di regime a Damasco. Per più di due anni, gli appelli alla jihad contro Damasco sono stati diffusi in tutto il mondo da personaggi come Yusuf al-Qaradawi e altri pseudo-religiosi e tele-predicatori in Arabia Saudita e nelle tirannie del Consiglio di cooperazione del Golfo. I funzionari dell’UE non hanno detto niente. Inoltre, organizzazioni come i Fratelli musulmani, che reclutano combattenti da mandare in Siria, in realtà lavorano liberamente a Londra, dove hanno sede da molto tempo, così come organizzazioni simili che guardano alla Russia e all’Asia centrale per le fasi successive della McJihad. Dall’Afghanistan controllato dai taliban alla Somalia, i cosiddetti “Stati falliti”, operano per conto degli Stati Uniti, e questi stessi Paesi formano i gruppi degli “Amici della Libia” e degli “Amici del popolo siriano”. Questi Paesi dovrebbero essere chiamati, più correttamente, “Imperialismo SpA”. William Hague e soci hanno bisogno solo di guardarsi allo specchio per trovare i colpevoli che minacciano di terrorismo l’UE.
Il concetto di “ritorno di fiamma” o di conseguenze non intenzionali delle operazioni d’intelligence  diventa vecchio. Da un lato persone provenienti da Paesi come la Gran Bretagna e la Francia inondano la Siria come combattenti anti-governativi, mentre dall’altra parte spaventano la propria popolazione con il loro allarmismo su questi combattenti. Nella maggior parte dei casi, i combattenti dell’UE entrati in Siria hanno sostanzialmente avuto il via libera e il permesso dal proprio governo per andarvi a combattere. La situazione era la stessa in Libia, dove cittadini statunitensi, britannici, canadesi, francesi e irlandesi hanno combattuto per rovesciare la Jamahiriya libica. Un cittadino statunitense dell’Arizona, Eric Harroun, ritornato negli Stati Uniti dalla Siria avrebbe dovuto affrontare un processo per aver combattuto a fianco di al-Nusra, ma suo padre Darryl Harroun ha rivelato il segreto che Eric lavorava per la CIA in Siria.

Punto di svolta?
Un punto di svolta è all’orizzonte, puntando a una rinnovata spinta contro il governo siriano. Richard Ottaway, un parlamentare dello stesso partito conservatore britannico di William Hague e  presidente del comitato ristretto della Commissione Affari Esteri della Camera dei Comuni britannica, ha annunciato che crede che l’annuncio dell’Aja sia legato ai piani britannici per intervenire apertamente in Siria per “minare” i jihadisti stranieri. In termini orwelliani, i combattenti stranieri vengono utilizzati come pretesto per armare ulteriormente le forze anti-governative in Siria. Non sarebbe un caso che le capitali dei Paesi membri della NATO annunciano che il gas nervino sarin sia stato utilizzato dal governo siriano. Annunci circa l’uso di armi chimiche da parte della Siria sono stati fatti da Londra, Parigi, Tel Aviv e Washington DC. Nonostante il fatto che le forze anti-governative abbiano minacciato di usarle, i rapporti sull’uso di armi chimiche in Siria consegnati dal governo siriano alle Nazioni Unite vengono politicizzati con l’obiettivo di incolparne Damasco. Ripetendo lo scenario libico, l’UE ha deciso di iniziare a comprare petrolio siriano dalle forze anti-governative, mentre gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Giordania e Israele per la costruzione di infrastrutture per le forze anti-governative e preparandosi ad inviare droni in Siria dallo spazio aereo giordano.
I combattenti stranieri e le forze anti-governative che combattono in Siria collaborano con gli Stati Uniti e i loro alleati direttamente o indirettamente. Ormai il fallimento della cosiddetta “guerra al terrore” degli Stati Uniti dovrebbe essere evidente ai più. Sin dall’inizio non era una guerra contro il terrorismo, ma una “guerra terroristica.” Coloro che sono stati etichettati terroristi e jihadisti dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati, in molti casi erano proprio la fanteria degli statunitensi nella lenta guerra imperialista di conquista.

Avanti con la McJihad
L’alleanza della guerra fredda tra jihadisti e blocco occidentale, durante la luna di miele anti-sovietica in Afghanistan, è stata ripresa. Ancora una volta i combattenti jihadisti vengono utilizzati come fanteria nella McJihad degli USA. Nella chiamata alle armi, al-Qaradawi e la sua gente hanno dichiarato che la Russia è il nemico numero uno degli arabi e dei musulmani. Ma prima sulla loro lista dei nemici c’è la nemesi degli USA, l’Iran. Questa posizione è politicamente motivata, perché al-Qaradawi aveva proibito ogni combattimento nel 2010 contro la Russia nel Caucaso del Nord. Il pubblico destinato alla revisione della sua posizione sulla Russia e all’animosità verso l’Iran, è composto da battaglioni di combattenti stranieri in Siria, tra cui gruppi militanti del Caucaso del Nord entrati Siria e Libano per combattere attivamente contro il governo siriano, nell’ambito della McJihad degli USA. Le milizie anti-governative in Siria avevano già espresso la loro ostilità verso Mosca e Teheran.
Il Telegraph di Londra, presentato dalla trionfante lingua di Jake Wallis Simons, commenta che la chiamata alle armi di al-Qaradawi è il segnale che una nuova alleanza di interessi si forma tra le forze che la primavera araba ha portato al potere, come ad esempio i Fratelli musulmani, e l’occidente, contro l’asse formato da Russia, Iran e Cina. Simons avrebbe inoltre  implicitamente assegnato Israele a questa nuova alleanza contro Mosca, Teheran e Pechino. Ciò spiegherebbe perché degli israeliani sono stati catturati mentre spiavano le navi russe a Tartus.
La Siria non sarà il capolinea della McJihad. Se la Siria cade, in un modo o in un altro attraverso l’instabilità cronica o un cambiamento di regime, i combattenti stranieri invaderanno dal suo territorio tutto il mondo, utilizzandolo come chiave di volta per colpire Paesi come l’Iran e la Russia. Ciò è quello che è successo in Libia, utilizzata come base per inviare armi e combattenti in Siria dal Nord Africa. Potenzialmente, posti come il Distretto Federale del Caucaso del Nord in Russia e le province di confine iraniane poterebbero vedere l’afflusso di combattenti stranieri ed attentati terroristici. Ma nel breve termine il Libano sarà il prossimo fronte, se la Siria dovesse cadere.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Smascherare i Fratelli musulmani in Siria, Egitto e altrove

Eric Draitser, Global Research, 12 dicembre 2012

546799La complessità della primavera araba e della lotta per la libertà politica in tutto il mondo arabo, non deve far dimenticare ciò che è ormai assolutamente essenziale comprendere per tutti gli anti-imperialisti: la Fratellanza musulmana è una delle armi più potenti della classe dirigente occidentale nel mondo musulmano. Mentre potrebbe essere una pillola difficile da digerire per alcuni, per ragioni emotive o psicologiche, bisogna guardare oltre, sul ruolo insidioso che l’organizzazione sta giocando in Siria e sugli abusi di potere contrari ai diritti umani del governo egiziano.
Nella guerra USA-NATO contro il governo Assad, la Fratellanza musulmana è emersa quale forza dominante sanzionata dall’occidente come avanguardia dell’assalto imperialista. Mentre in Egitto il presidente Morsi e il governo della Fratellanza cercano di distruggere ciò che era stata, poco più di un anno fa, la promessa della rivoluzione.

I Fratelli musulmani in Siria
La creazione, questa settimana, del Comando supremo militare responsabile di tutti gli aiuti militari e del coordinamento ai ribelli, dimostra in modo inequivocabile il ruolo della leadership dei Fratelli musulmani nel cambio di regime in Siria. Come Reuters riferisce: “Il comando unificato comprende molti collegamenti con i Fratelli musulmani e i salafiti… escludendo gli ufficiali che hanno disertato dal campo militare di Assad“. [1] Questa struttura di comando, costituita per volontà e con il patrocinio di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, tra gli altri, non si limita a includere i membri della Fratellanza musulmana ma è, difatti, dominata da loro. E’ possibile che le potenze imperiali occidentali semplicemente non si accorgano che il gruppo che stanno formando sia composto da questi elementi? Suggerire una cosa del genere, equivarrebbe accusare alcuni dei principali “statisti” del mondo (Hillary Clinton, William Hague, Laurent Fabius, Ahmet Davutoglu, ecc) di essere degli stupidi. Ahimè, non è così. Invece, questi individui hanno collaborato per creare una forza delegata alla Fratellanza musulmana in Siria, che può essere controllata ed è dipendente dagli ordini dell’occidente.
Tuttavia, non è sufficiente dire che i Fratelli musulmani dirigano questa nuova struttura militare, perché sarebbe come dire che non hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo tempo. Piuttosto, l’organizzazione è stata fondamentale per la destabilizzazione della Siria dall’inizio del conflitto armato. Il Consiglio nazionale siriano, in origine la facciata dell’”opposizione” sostenuta dall’occidente, era dominato da dietro le quinte dai Fratelli musulmani. Come l’ex leader dei Fratelli musulmani Ali Sadreddin ha dichiarato riguardo il CNS, “Abbiamo scelto questo volto, accetto all’occidente… Abbiamo nominato [l'ex capo del CNS Burhan] Ghalioun come un fronte di azione nazionale. Ora non ci muoviamo come Fratellanza, ma come parte di un fronte che comprende tutte le correnti.”[2]
Essenzialmente, quindi, vediamo che l’organizzazione ha fin dall’inizio mantenuto un elevato grado di controllo dell’opposizione all’estero, nettamente diversa dall’opposizione interna  dei Consigli di coordinamento nazionale e di altri gruppi. La Fratellanza musulmana, una macchina politica internazionale e paramilitare, vuole condurre la battaglia contro il governo Assad. In effetti, la Fratellanza Musulmana ha fornito molte forme di leadership e assistenza all’opposizione estera sostenuta da elementi stranieri, al di là della semplice leadership diretta. Fornendo copertura diplomatica e politica, supporto tattico sul terreno come il contrabbando di armi, il reclutamento di combattenti e altre responsabilità necessarie, l’organizzazione è giunta a permeare ogni aspetto di ciò che, in occidente, convenientemente viene definito come i “ribelli”.
Già nel maggio 2012, i Fratelli musulmani in Egitto, al centro dell’organizzazione, stavano già fornendo sostegno politico e diplomatico ai ribelli, necessario per rovesciare il regime di Assad. Mentre stavano per vincere le elezioni egiziane, la Fratellanza si era impegnata a fare commenti pubblici sulla necessità dell’intervento militare occidentale in Siria. Il portavoce dell’organizzazione, Mahmoud Ghozlan, aveva dichiarato, “I Fratelli musulmani invitano i governi arabi, islamici e internazionali ad intervenire… per far cadere il regime [Assad]“. [3] Questa sfacciata dichiarazione pubblica smentisce tutte le argomentazioni che sostengono che la Fratellanza musulmana sia in qualche modo anti-imperialista, opponendosi al dominio occidentale del mondo arabo. Al contrario, anche se si presentano come avversari dell’occidente, essi sono, difatti, strumenti delle potenze imperiali utilizzati per distruggere le nazioni indipendenti che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente. Questo sostegno politico e diplomatico è solo un aspetto del coinvolgimento della Fratellanza nella distruzione della Siria.
Il New York Times del giugno 2012, scriveva “Agenti della CIA operano segretamente in Turchia meridionale, aiutando gli alleati a scegliere quali combattenti dell’opposizione siriana, oltreconfine, riceveranno armi… per mezzo di un’oscura rete di intermediari dei Fratelli musulmani in Siria“. [4] L’uso dei Fratelli musulmani per contrabbandare armi ai ribelli in Siria, non dovrebbe sorprendere, se si tiene in considerazione il fatto che le monarchie sunnite della regione (Arabia Saudita e Qatar in primo luogo), sono state le voci più rumorose nel sostenere con ogni mezzo necessario il cambiamento di regime in Siria. Il rapporto tra queste monarchie e la Fratellanza musulmana è evidente: condividono convinzioni religiose simili e sono nemici giurati di ogni forma di sciismo. Inoltre, sono parte integrante del sistema egemonico degli Stati Uniti, che stringe tutta la regione nella sua morsa da decenni. Molti hanno sostenuto in passato che, anche se condividono ideologie e “simboli” identici, il ramo siriano della Fratellanza musulmana è in qualche modo indipendente di Fratelli musulmani principali. Questa affermazione assurda si contrappone al semplice fatto che ogni posizione pubblica dei Fratelli musulmani siriani si è allineata direttamente alle dichiarazioni pubbliche di Cairo.
Come l’articolo del Carnegie Middle East Center sui Fratelli musulmani in Siria dimostra, fin dall’inizio della rivoluzione, la “Fratellanza ha sostenuto che l’intervento straniero sia l’unica soluzione possibile alla crisi in Siria. Nell’ottobre 2011, aveva anche invitato la Turchia a intervenire e a stabilire zone umanitarie protette in territorio siriano“. [5] Quando due entità portano lo stesso nome, hanno gli stessi sponsor e prendono le stesse posizioni, è espressione di malafede  sostenere che in qualche modo non sono la stessa entità o, più precisamente, che non prendono ordini dagli stessi padroni. Ma chi sono questi padroni?

Le potenze dietro i Fratelli musulmani
Nell’esaminare il ruolo assolutamente insidioso che la Fratellanza musulmana sta giocando in Siria, si deve cominciare comprendendo il rapporto storico tra i Fratelli musulmani e l’imperialismo occidentale. L’organizzazione è stata fondata da Hassan al-Banna nel 1928 con l’intenzione di ristabilire una forma pura dell’Islam, così come era esistita secoli prima. Tuttavia, questo era solo il rivestimento religioso creato per mascherare le intenzioni politiche dell’organizzazione. Come spiegato nell’articolo di Mother Jones intitolato “Chi sono i Fratelli musulmani e conquisteranno  l’Egitto?“, l’autore spiega che “I Fratelli musulmani servono da ariete contro nazionalisti e comunisti, nonostante l’Islam dei Fratelli sia basato sull’antiimperialismo, il gruppo spesso è finito per fare causa comune con il colonialismo britannico. Ha svolto il ruolo di servizio segreto, infiltrandosi nei gruppi di sinistra e nazionalisti“. [6] Questo fatto è indiscutibile, la Fratellanza musulmana ha operato, fin dai suoi primi giorni, come braccio dei servizi segreti occidentali; ciò è fondamentale per comprendere il suo sviluppo e attuale potere politico.
Tuttavia, ci sono coloro che sostengono che, nonostante questa “coincidenza” di obiettivi e di ordini del giorno, i Fratelli musulmani non potrebbero mai essere collegati direttamente alla comunità d’intelligence. Tuttavia, come Robert Dreyfuss, autore dell’articolo di Mother Jones indica chiaramente, ci sono ampie prove che legano la leadership dei Fratelli musulmani direttamente alla CIA: “Da allora [1954], il capo dell’organizzazione internazionale del gruppo, e il più noto dei dirigenti, era Said Ramadan, genero di Hassan al-Banna. Ramadan sapeva sia della CIA che dell’MI-6, i servizi segreti britannici. Nelle ricerche per il mio libro… mi sono imbattuto in una fotografia insolita che mostrava Ramadan con il presidente Eisenhower nello Studio Ovale. A quel punto, o poco dopo, Ramadan venne probabilmente arruolato come agente della CIA. Ian Johnson del Wall Street Journal da allora ha documentato gli stretti legami tra Ramadan e vari servizi di intelligence occidentali… Johnson scrive: ‘Alla fine del decennio, la CIA sosteneva apertamente Ramadan’“. [7]
Il fatto che la figura centrale nell’organizzazione internazionale fosse un noto agente della CIA, conferma le affermazioni fatte da innumerevoli analisti e investigatori, secondo cui la Fratellanza sia stata usata come arma contro Nasser e, di fatto, contro tutti i leader arabi socialisti che, a quel tempo, facevano parte della crescente ondata del nazionalismo arabo che cercava, come fine ultimo, l’indipendenza dal dominio imperiale occidentale. Al fine di comprendere appieno quanto la Fratellanza sia diventata l’organizzazione che conosciamo oggi, si deve comprendere la relazione tra essa e la famiglia reale dell’Arabia Saudita.
In realtà, i sauditi sono stati i finanziatori principali della Fratellanza per decenni e per gli stessi motivi per cui gli Stati Uniti e le potenze occidentali ne avevano bisogno: l’opposizione al nazionalismo arabo e la crescente “insolenza” degli stati sciiti. Dreyfuss scrive: “Fin dai suoi primi giorni, la confraternita è stata finanziata generosamente dal regno dell’Arabia Saudita, che ha apprezzato la sua politica ultra-conservatrice e il suo odio virulento verso i comunisti arabi“. [8] In sostanza, appena gli Stati Uniti hanno cominciato ad esercitare la loro egemonia in tutta la regione, fin dal dopoguerra, i Fratelli musulmani era già presenti quali beneficiari disponibili ed umili servitori nel seminare l’odio tra sunniti e sciiti, sposando in pieno l’ideologia salafita dell’odio, predicando l’inevitabilità del conflitto e della guerra tra i rami dell’Islam. Naturalmente, a tutto vantaggio delle potenze occidentali, che si sono curate poco della sua ideologia, ma molto con denaro e risorse.

Uno strumento attuale delle potenze occidentali?
Si sostiene spesso che, anche se la documentazione storica dimostra inequivocabilmente che la Fratellanza sia intimamente connessa ai servizi segreti occidentali, in qualche modo l’organizzazione sia cambiata, diventando una forza di pace per il progresso politico nel mondo arabo. Come i recenti avvenimenti in Egitto hanno dimostrato, nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Con la presa del potere non democratica, tentata dal presidente egiziano Morsi, il ridimensionamento delle libertà civili, dei diritti delle donne e delle minoranze religiose ed etniche, la Fratellanza musulmana dimostra di essere poco più che una forza politica reazionaria, spacciata  sotto forme “progressiste”.
Se ci fossero dubbi circa le vere intenzioni e motivazioni dei Fratelli musulmani una volta al potere in Egitto, è necessario guardare oltre, alla sua posizione verso le istituzioni del capitale finanziario globale, in particolare il Fondo Monetario Internazionale. In una delle prime decisioni prese dal governo Morsi e dei Fratelli musulmani, Cairo ha stabilito che avrebbe, di fatto, accolto i prestiti condizionati del FMI [9], per salvarsi dalla prospettiva di una perdurante crisi economica. Tuttavia, nell’ambito delle condizioni del prestito, il governo Morsi dovrà ridurre drasticamente le sovvenzioni, i regolamenti e altri “restrizioni del mercato”, mentre aumenterà le tasse alla classe media. In sostanza, ciò significa che la Fratellanza ha accettato il solito cocktail di austerità che è già stato somministrato dagli agenti del capitale finanziario così tante volte, in tutto il mondo. Questo, naturalmente, pone l’inevitabile domanda: era questo il fine della rivoluzione? Infatti, in molti nelle piazze di Cairo si pongono la stessa domanda. O, per essere più precisi, conoscono già la risposta.
In Egitto, come in Siria, i Fratelli musulmani si sono trasformati in un’appendice della classe dominante imperialista occidentale. Si sono doverosamente serviti di questi interessi, nel corso dei decenni, anche se i nomi, i volti e la propaganda sono cambiati negli anni. Mentre guardiamo le tragiche immagini provenienti dalla Siria o le decine di migliaia di persone per le strade di Cairo, ci si deve chiedere perché ci sia voluto tanto tempo affinché questa perfida organizzazione venisse smascherata o anche compresa. La risposta è, come al solito, perché serve agli interessi del capitale globale mantenere il resto del mondo confuso su chi siano i veri nemici del progresso.
Rivelandone la vera natura, le vere forze della pace e del progresso in tutto il mondo possono respingere la Fratellanza musulmana e il sistema imperiale, in tutte le sue forme palesi o occulte.

Eric Draitser è fondatore di StopImperialism.com. È un analista indipendente di geopolitica di New York City ed assiduo collaboratore di RussiaToday, PressTV, GlobalResearch.ca e altri media.

Note
[1]  [2]  [3]  [5]  [6]  [7]  [8]  [9]

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Hillary, Hague e Fabius: le nuove Pussy Riot

DeDefensa Bloc-Notes 20/08/2012

Va notato con una certa preoccupazione che le eminenze diplomatiche delle nostre potenze tutelari del  blocco BAO, iniziano a suscitare qualche preoccupazione sul loro comportamento. Ciò è davvero notevole, date le solite cose che ci hanno abituato alla cortesia, all’autocontrollo, alla capacità di compromesso e forse all’eleganza di questi maestri della diplomazia. Hanno nel loro lignaggio nomi di onorevoli e famosi, Vergennes, Talleyrand, Tocqueville, Jobert, Wellington, Palmerston, Anthony Eden, Thomas Jefferson, Marshall, Acheson, un bel pedigree che sapevano dannatamente controllarsi… ma che gli è preso?
Di Hillary è già noto che da qualche tempo ha sbroccato. Ha già più di una volta dato in escandescenza, interrogandosi su tutto quello che avrebbe potuto avere da “allucinata”, letteralmente (si veda, ad esempio, 7 luglio 2012 ). Altri, più seriamente, si chiedono se sia una grande segretaria di Stato. Un articolo del New York Times Magazine del 1 luglio 2012, ha risposto mille volte sì, chiamandola “The Diplomat Rock Star” … e forse lì che si trova il problema, nel fare della diplomazia-rock’n'roll. Stephen M. Walt, riprendendo l’articolo in questione, il 10 luglio 2012 (su Foreign Policy), ha detto che effettivamente sì agita dappertutto, la vediamo costantemente parlare, volare, abbracciare un dissidente dopo l’altro, cambiare taglio di capelli, ricevere pomodori come mai nessun diplomatico degli Stati Uniti prima di lei. Hillary è estrema, assolutamente. Beh … Il problema, dice Walt, é che non ha concluso nulla. (E’ estrema e vuota, cosa che bilancia i conti.)
Il problema, tuttavia, non è certo che ha raccolto dei grandi risultati. Il caso di Chen Guangcheng è stato un bel colpo nella gestione volante di una crisi, ma il destino di un singolo dissidente cinese non è esattamente roba di alta politica e, alla fine, non avrà un grande impatto nelle relazioni sino-statunitensi, in ogni caso. Ha giocato un ruolo marginale nel districarci dall’Iraq, ed è difficile vedere le sue impronte digitali sull’approccio degli Stati Uniti in Afghanistan. Ha fatto del suo meglio per ammorbidire il travagliato rapporto con il Pakistan, ma l’antiamericanismo rimane endemico in quel paese, e sembra difficilmente una storia di successo, a questo punto…
E’ davvero utile … intendiamoci, essere un buon diplomatico oggi, è molto utile ottenere qualcosa, risolvere un problema, completare un accordo di pace, ecc.? Non basta essere, prima di tutto,  diabolicamente illuminato ed elegantemente affabile, in questa forma di diplomazia-rock’n'roll (variante umanitaria-BHL) che ha trasformato Laurent Fabius? Ironia della sorte, il misurato, piuttosto sottile e sciccoso della ‘Parigi da bere’, come indicato dal suo colletto e cravatta, Fabius arrivando al Quai d’Orsey è diventato un cacciatore di teste allucinante. E per giustificare il suo stato d’animo, va a visitare gli sfortunati rifugiati siriani in Turchia, dove barcolla completamente, la sensibilità, non l’emozione dei nostri diplomatici, è estrema, ed appare come una bambina viziata, apocalittica e abbastanza scortese, perfetta per riformare il gruppo delle Pussy Riot, in loro assenza…
Così, nell’ultima relazione di una visita in Turchia, presso i profughi siriani (FranceTVInfo, 17 agosto 2012): “Laurent Fabius non usa mezzi termini verso Bashar al-Assad. Il capo della diplomazia francese, che ha visitato il 16 agosto un campo di profughi siriani al confine turco, ha detto che “il regime siriano deve essere abbattuto e rapidamente”, denunciando le “violenze” di Damasco contro i civili. E il ministro degli esteri si spingeva oltre: “Dopo aver ascoltato la testimonianza straziante della gente di qui [...] quanto ho sentito, e sono consapevole della forza di quello che sto per dire, il signor Bashar al-Assad non merita di essere sulla Terra”, ha detto ai giornalisti … [Fabius] ha accusato il presidente siriano di compiere “la distruzione di un popolo”…
Questa sparata turco-siriana di Fabius vale la reazione vigorosa di Webster Griffin Tarpley su PressTV.com, del 18 agosto 2012. “Gli Stati Uniti, gli inglesi, i francesi e gli israeliani sono davvero infartuati”, ha detto Webster Griffin Tarpley in un’intervista anno con Press TV. “Questo è ciò che vedete con Fabius. Vorrei richiamare l’attenzione sul linguaggio che ha scelto, quando dice che il regime siriano dovrebbe esser distrutto velocemente”, ha aggiunto Tarpley riferendosi alle recenti osservazioni del ministro degli esteri francese Laurent Fabius. Venerdì scorso, il ministro degli esteri francese aveva detto: “Il regime siriano deve essere distrutto velocemente … Bashar al-Assad non merita di esistere.” Questo è un linguaggio che non sentiamo in Europa dall’epoca dei fascismi. Questo è il linguaggio di una dittatura fascista e, beh, Fabius ancora non lo è, ma ne avete idea. Sta andando in quel senso”, ha dichiarato Tarpley.”
Ora, tocca al terzo incappucciato, William Hague. Quale zanzara l’ha morso quando ha dato il suo consenso, come se avesse finalmente trovato la soluzione di-plo-ma-ti-ca al caso Assange, con questa lettera con cui minaccia l’Ecuador di un attacco in pieno stile western alla sua ambasciata di Londra? Senza dubbio è la stessa persona che si prende cura di Fabius, e la sorella gemella che non lascia mai Hillary durante i suoi numerosi viaggi alla Elvis, da Rock Star diplomatica. Per cui è importante dare uno sguardo al commento di Gerald Warner, del Scotman del 19 agosto 2012, che conferisce al ministro degli esteri il trattamento che merita, nella sua grande lotta.
William Hague, Segretario di Stato di Sua Maestà per gli affari esteri e del Commonwealth, ha ripreso la sua assunzione giornaliera di 14 pinte di birra Best Bitter, cui aveva presumibilmente rinunciato alle 21? E’ il rilevante problema di quale risposta affermativa fornirebbe la spiegazione più logica per il suo comportamento recente, che culmina con la minaccia di violare l’immunità diplomatica dell’ambasciata dell’Ecuador, perseguendo il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. [...] La buffonata di William Hague che minaccia l’invasione dell’ambasciata ecuadoriana. Anche se ora ha cercato di fare marcia indietro, fatti schiaccianti sono stati esposti nella lettera del governo britannico al governo dell’Ecuador: “Dovreste essere consapevoli che esiste una base giuridica nel Regno Unito – il Diplomatic and Consular Premises Act – che ci consentirebbe di arrestare Assange nei locali dell’ambasciata. Ci auguriamo vivamente di non arrivare a questo punto, se non potete risolvere il problema della presenza del signor Assange nei vostri locali, questa strada è per noi aperta.”
“La lettera è un atto vergognoso di aperta intimidazione. Si tratta di una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. Dovrebbe portare alle dimissioni di William Hague. Dal momento che l’ambasciata di un paese è di per sé una porzione del suo territorio, l’invasione dell’ambasciata dell’Ecuador sarebbe un atto di guerra. E’ un grave atto. Il fatto che il parlamento britannico ha approvato il Diplomatic and Consular Premises Act  nel 1987, non incide sulle leggi sulla diplomazia universalmente riconosciute. Tale legge è stata approvata in reazione agli abusi commessi dall’ambasciata libica a Londra nel 1984. E’ stato adottato senza alcuna modifica della convenzione di Vienna, le conseguenze sull’inviolabilità diplomatica non fanno parte delle sue disposizioni principali, ed è impossibile vedere come potrebbe legittimare l’invasione dell’ambasciata dell’Ecuador. Se le relazioni civili tra le nazioni vengono conservate, l’immunità diplomatica non è negoziabile. Al culmine della Guerra Fredda, il latitante cardinale Mindszenty visse nell’ambasciata statunitense a Budapest per 15 anni, e neanche l’Unione Sovietica ebbe il coraggio di violarne l’immunità diplomatica…
Infine, si pone la domanda, si sarebbe tentati di dire, in un impeto di nobiltà inaspettata, che riguardo il fatto che i “rapporti civilizzati tra le nazioni vanno conservati“, in realtà si parla del sacrosanto principio dell’inviolabilità territoriale diplomatica di un’ambasciata, perché l’ambasciata è segno tangibile della volontà comune, sia del paese che delega il proprio ambasciatore, che di quello che lo riceve e ne garantisce l’immunità, di parlare, scambiare, ascoltare e organizzare, sulla base delle realtà del mondo, i vicinati delle geografie del mondo e gli accomodamenti delle differenti visione del mondo. Questa è l’essenza della diplomazia, si dirà giustamente, e quindi della civiltà così come ci viene descritta; ma questa diplomazia non esiste più, e per di più la diplomazia stessa non c’è più.
Il blocco BAO s’è auto-imposto come blocco chiuso a chiunque altro, come unica fonte, come sola sostanza, come unica rappresentazione della civiltà. Tolta ogni esigenza in merito a quello che dovrebbe essere, non esiste altro che apprezzare, in una misura rigorosamente morale, se gli eventi, i fatti, le azioni, le persone sono in linea con quello che ci dice il blocco BAO stesso, con la sostanza stessa del blocco. La diplomazia non ha quindi motivo di essere. Non si parla più, non si discute più, non si negozia se non per dire “prendere o lasciare”; il punto di non ritorno della civiltà è stato raggiunto. Ognuno è responsabile di rispettarlo o di non rispettarlo, e chi non si conforma è necessariamente soggetto a misure adeguate, e l’assalto western di un’ambasciata va anche bene. Se gli eventi continuano, naturalmente, come Fabius constata, vi sarà una collera sfrenata, l’isteria di una psicologia furiosa verso il mondo materiale che resiste alle pretese del blocco BAO.  Naturalmente, questa rabbia soprattutto non è altro che il segno di una psicologia terrorizzata dalla pressione costante del sistema, che scopre che le istruzioni del sistema non vengono seguite. (Come Assad esiste ancora? Si difende? Contrattacca? Continua a massacrare il suo popolo, per puro disordine morale? Certo non merita di esistere su questa terra … In realtà, non esiste più.)
Abbiamo solo appena fatto una caricatura, ci sembra. La diplomazia non esiste più e sarebbe ingenuo credere che esista ancora, con dei Machiavelli ben vestiti e assetati di conquiste furiose, e che congegnano piani e azioni straordinari. I ministeri degli affari esteri, templi finora della misura, del discorso accomodante, del Congresso di Vienna, dell’incessante ricerca del compromesso, sono diventati fabbriche di anatemi, furie sfrenate, continue minacce, e in una misura sempre più impressionante rispetto ai loro omologhi della difesa e della sicurezza nazionale. Il blocco BAO, minato all’interno dalle buffonate terrificanti del Sistema in modalità autodistruzione, è soggetto esternamente agli ordini di quel Sistema che ignora tutto ciò che non è soggetto ad esso medesimo, annunciando l’eliminazione sistematica di tutto ciò che gli resiste (“Non voglio vedere che una testa“, ecc.); l’altro aspetto della sua attività di autodistruzione, quando si misurano gli innumerevoli danni che si accumulano sul proprio percorso, e contro i propri interessi. Ciò che è particolarmente impressionante nell’esperimento in corso, più ancora dell’osservazione già fatta sull’influenza reale, efficace ed attiva del Sistema non umano sui sapiens che sono al suo servizio, è vedere la velocità con cui i nuovi arrivati s’integrano nella meccanica e reagiscono come se l’avessero sempre vissuto. Il caso di Fabius, una pischelletta apocalittica passata dalla Parigi da bere al Quai d’Orsay e alle Pussy Riot, è davvero notevole; e questo, signora, è “consapevole della forza di quello che sto dicendo“, una volta …

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I responsabili dietro il dramma siriano

Olga Chetverikova Strategic Culture Foundation 17.08.2012

E’ diventato chiaro, recentemente, che il vecchio progetto occidentale per la Siria – la conversione di Aleppo nella Bengasi del paese, un punto di appoggio per una travolgente offensiva contro le forze governative – sia stato sventato in modo irreversibile. Dopo aver modificato la loro tattica, i curatori del processo, che telecomandano l’opposizione siriana da Parigi, Tel Aviv, Londra e Washington, sono passati a una combinazione di 1) pressione costante con lo scopo di spingere la Siria ulteriormente nel caos con attentati terroristici, sovversione, campagne di disinformazione e alimentando ancor più conflitti estremamente settari, 2) compiendo passi seri verso un palese intervento che verrebbe avviato dalla NATO e da un gruppo di suoi vassalli arabi. Il punto, al momento, è che la Siria scivola in un incubo senza una fine in vista, che forse si concluderebbe con un episodio scioccante, come il sequestro dei depositi di armi chimiche siriane da parte delle marionette terroriste internazionali, per aggiungere il tocco finale al quadro, che alla fine dovrebbe fornire una giustificazione credibile per la repressione militare internazionale del regime di Assad.
Il ministro degli esteri britannico William Hague ha inviato il messaggio il 5 agosto, in risposta ai militanti siriani che avevano preso in ostaggio 48 iraniani, tra cui donne e bambini, secondo cui il paese sta sprofondando in un conflitto settario e che le motivazioni che guidano i gruppi di opposizione, in tutto lo spettro, sono dovute soprattutto alle loro rivalità etniche e religiose. “Potrebbe essere solo, con l’ulteriore collasso dell’autorità del regime, che si avrebbe uno spargimento di sangue su scala ancora più grande…”, ha detto Hague. Nel linguaggio della politica occidentale, trasmettere previsioni allarmistiche è una forma tradizionale per rendere pubblico il vero piano. “In assenza di una soluzione pacifica, intensificheremo il nostro sostegno all’opposizione, continuando a fornire aiuti umanitari e continuando a intensificare il nostro lavoro per isolare il regime di Assad, le sue finanze e i suoi membri, rendendogli la vita la più difficile possibile”, ha promesso il capo della diplomazia britannica (1).
Illustrazioni vivaci delle attuali tecnologie anti-Assad, spuntano sui media occidentali. Il 5 agosto, The Sunday Times ha pubblicato un articolo del fotoreporter britannico John Cantley sulla sua prigionia nelle mani dei militanti siriani: nelle sue parole, questi erano un gruppo di jihadisti internazionali che contano nei ranghi persone provenienti da Pakistan, Bangladesh, Gran Bretagna, e Cecenia e, stranamente, nessun siriano (2). Non eludeva, Cantley, che 12 dei 30 membri del gruppo parlassero un fluente inglese, e 9 di loro parlassero con un distinto accento londinese. Il Foreign Office della Gran Bretagna, ha timidamente spiegato nella relazione che la situazione della sicurezza in Siria richiede un’energica azione internazionale.
Allo stesso tempo, The Daily Mail ha pubblicato un documento che indicava che la Gran Bretagna forniva telefoni satellitari avanzati ai militanti siriani. I portatili sono normalmente utilizzati dalle forze speciali britanniche e, secondo il giornale, “l’offerta di addestramento e delle attrezzature all’opposizione, significa che le forze speciali britanniche starebbero operando in Siria”. Ampliando opportunamente il punto di vista politico, The Daily Mail ha detto che “La fornitura di portatili di ultima generazione fa parte della missione del ministero degli esteri, per fondere le milizie in una coalizione in grado di governare il paese” (3).
I media statunitensi, egualmente riversano informazioni curiose su come gli aiuti alimentano gli insorti in Siria. Fino ad oggi, le forniture di armi all’opposizione siriana non sono state ufficialmente autorizzate dagli Stati Uniti, ma vengono elargite dagli alleati degli Stati Uniti – Turchia, Arabia Saudita e Qatar – si tratta di un segreto di Pulcinella. Seth Jones, uno scienziato politico della Rand Corporation ed ex consulente presso il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, ha scritto in un recente numero del Wall Street Journal che “al-Qaida in Siria (che spesso opera come “Fronte al-Nusra del Popolo del Levante”) utilizza i trafficanti – alcuni ideologicamente allineati, alcuni motivati dal denaro – per garantirsi rotte dalla Turchia e dall’Iraq per i combattenti stranieri, molti dei quali provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa … Al-Qaida in Iraq, guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, ha apparentemente inviato armi leggere – tra cui fucili, mitragliatrici leggere, lanciagranate a razzi – al suo contingente in Siria. Ha anche inviato esperti di esplosivi per aiutare il contingente siriano a fabbricare bombe, oltre a combattenti per aumentarne le fila” (4).
Il “triangolo della morte” che comprende Turchia, Arabia Saudita e Qatar, gioca la partita in Siria in stretto coordinamento con la CIA. I ruoli chiave nel concerto sono dati a Hamad bin Jassim bin Jaber bin Muhammad al-Thani, premier e ministro degli esteri del Qatar, e al membro della Casa dei Saud, Bandar bin Sultan, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Arabia Saudita e capo dell’agenzia di intelligence. In realtà, il principe Bandar, ambasciatore negli Stati Uniti nel 1983-2005, di conseguenza ben collegato con Washington, è al tempo stesso una figura centrale nella dirigenza saudita e uomo dalla reputazione di straniero di maggiore influenza negli Stati Uniti. E’ noto per aver versato denaro ai contras del Nicaragua, ai gruppi mercenari in Afghanistan, Bosnia, Libia e Cecenia, ed il suo attuale supporto ai terroristi siriani si presenta come una logica continuazione delle sue attività. Sono alti i sospetti secondo cui Bandar sia stato determinante nell’organizzazione dell’attentato terroristico che è costato la vita a quattro alti funzionari siriani, a Damasco, (5) lo scorso mese.
Mentre l’Arabia Saudita e il Qatar, almeno nominalmente, tendono a rimanere nell’ombra, la Turchia ha scelto la parte più sporca del lavoro contro la Siria, fornendo assistenza in modo definitivo alla campagna anti-Assad, ospitando i campi dei militanti siriani, e mantenendo il loro centro di comando a Adana, a circa 100 km dal confine con la Siria. La lista dei regali turchi all’esercito libero siriano non si limita alle armi da fuoco ma, secondo l’NBC News, comprende anche un gruppo di 20 sistemi antiaerei portatili. Un’istruzione scritta dal presidente degli Stati Uniti sembra aver posto il centro di Adana, situato in prossimità della base aerea di Incirlik, sotto la supervisione della CIA (6). Le infusioni finanziarie all’opposizione siriana, nel periodo di crisi, avrebbero, si stima, superato la boa dei 100 milioni di dollari, anche se la frazione dell’importo, quello dichiarato, arriva a un modesto assegno da 25 milioni di dollari (7).
A partire da questo agosto, la CIA e altre agenzie statunitensi hanno l’autorizzazione del presidente per impegnarsi con l’esercito libero siriano, con l’obiettivo di scacciare Assad; il che significa che le operazioni sono pienamente legittimate. Alla fine di luglio, il governo degli Stati Uniti ha istituito il Gruppo di sostegno siriano (SSG), a cui il Dipartimento del Tesoro ha prontamente rilasciato una licenza per alimentare l’opposizione siriana, sostenendone le informazioni e la logistica e offrendole una gamma di ulteriori e altrimenti illeciti, servizi. Le proporzioni del pacchetto finanziario assegnato al piano sono riservate fino a questo momento, ma il SSG ha già nominato nove commissioni dell’esercito libero siriano, a cui fornire il denaro per le acquisizioni e per pagare il personale.
Capo dell’ONG Centro per la Giustizia e la Responsabilità (CJA), Mohammad Abdallah, un ex portavoce dell’opposizione siriana, ha elogiato le misure di sopra come modo per aumentare la pressione su Assad, e Sayers Brian, un funzionario in pensione della NATO, che ha contribuito con un lobbying significativo alla creazione del SSG, ha spiegato che gli accordi contribuirebbero ad accrescere l’efficienza delle forniture di armi alla Siria, in confronto a quello che era stato raggiunto da Qatar e Arabia Saudita. Ha ammesso che la contabilizzazione della destinazione finale di ogni centesimo del denaro speso sarebbe problematico, ma ha espresso la speranza che l’esercito libero siriano non invii finanziamenti a gruppi marginali.
E’ evidente, nel momento in cui l’opposizione armata siriana si disintegra in un numero sempre crescente di formazioni semi-autonome, che le sue fazioni wahhabite, aperte al  jihadismo, stiano guadagnando peso. L’esercito libero siriano, in gran parte gestito da disertori dalle forze del governo, è già bloccato in una disputa violenta con il Consiglio nazionale siriano, un gruppo di dissidenti siriani, a lungo in esilio dal loro paese d’origine. L’esercito si è allineato con l’SSG, come fronte politico, e sembra aver strappato benefici finanziari dal suo salto della quaglia. La dinamica, invece, ha lasciato gli sponsor arabi della campagna divisi, mentre il SSG è sostenuto dall’Arabia Saudita e il Consiglio nazionale siriano vive delle donazioni del Qatar. Nel frattempo, il ramo in Siria dei pervasivi Fratelli Musulmani si tiene fuori da entrambi ed è in procinto di scatenare propri gruppi armati nel paese.
La moltiplicazione dei marchi militanti in Siria, serve a rafforzare l’impressione che il paese sia sopraffatto e, di conseguenza, rendere più facile all’Occidente vendere ciò che sta accadendo come una vera e propria guerra civile. Il tempo sta per chiamare le cose con il loro nome, e per smascherare coloro che ispirano lo spargimento di sangue siriano, mentre la nazione sta cercando di sopravvivere allo scontro con il male globale.

1. Itar-Tass
2. SANA
3. SANA
4. La Voix de la Syrie
5. La Voix de la Syrie
6. Wars online
7. Digitalmetro 
 
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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