Le forze nucleari strategiche e la deterrenza della Russia

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 18.02.2013

tumblr_m1tqlvfNqp1r84pkto1_500Rose Gottemoeller, Assistente del segretario di Stato al dipartimento per il controllo, la verifica e la conformità delle armi degli Stati Uniti e anche Vice Sottosegretaria per controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha visitato Mosca di recente. La visita si è svolta nel quadro del secondo turno della politica del reset russo di Obama, che pone la questione del controllo degli armamenti strategici in cima alle priorità. “Coinvolgeremo la Russia in ulteriori riduzioni dei dei nostri arsenali nucleari”, ha detto Obama nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione. Secondo Foreign Policy, “Le riduzioni, così come ha espresso nel suo discorso a Praga 2009, nell’ambito del suo compito… potrebbero essere incluse nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti. Non c’è chiarezza su quali tipi di armi potrebbero essere inclusi nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti, ma l’amministrazione ha detto di essere aperta a colloqui su armi nucleari strategiche schierate, armi nucleari strategiche non schierate, armi nucleari tattiche e la difesa missilistica”. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Vicepresidente Biden hanno discusso del controllo degli armamenti alla 49° conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera all’inizio di febbraio.
L’amministrazione Obama ritiene che le due parti possono proteggersi contro un’aggressione con un arsenale nucleare strategico pari alla metà o addirittura a un terzo del livello previsto dal Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche – 3 (START-3), in vigore dal febbraio 2011. In base ad esso, ad ogni parte è concesso schierare non più di 1.550 testate strategiche. Nell’ottobre 2012 la Russia era già entro il termine con 1.499 testate, mentre gli Stati Uniti ne avevano 1.737 nell’arsenale. Ulteriori riduzioni possono minacciare la sicurezza della Russia. I partner statunitensi della Russia continuano a percepire le forze nucleari strategiche come un mezzo per colpire un potenziale nemico. Da questo punto di vista, gli arsenali che possiedono le due parti sono davvero ridondanti. E’ da molto tempo che il pensiero strategico contemporaneo ha abbandonato l’idea prevalente negli anni ’60 e ’70, secondo cui migliaia di testate erano necessarie per infliggere danni inaccettabili alla controparte. Non è colpendo le aree protette, ma piuttosto importanti obiettivi infrastrutturali, economici e militari, che si distrugge il potenziale di resistenza del nemico, oggi.
Le proposte, che hanno portato ad Obama il Premio Nobel, erano state elaborate da 68 premi Nobel della Federazione degli scienziati americani. Consigliavano di puntare i missili strategici sulle aree densamente popolate delle 12 più grandi strutture economiche russe: Omsk, Angara, le raffinerie di petrolio di Kirishi, gli impianti metallurgici di Cherepovets, Magnitogorsk, Norilsk Nickel e Nizhnij Tagil, gli impianti di alluminio di Novokuznetsk e Bratsk e le centrali elettriche del Surgut, di Berezovskaja e Sredneuralskaja. I vincitori del Premio Nobel hanno detto che colpendo quelle strutture si paralizzerebbe l’economia russa e il Paese perderebbe la capacità di resistere. Secondo gli esperti della Federazione, il numero di silo russi presi di mira è diminuito di tre volte (660-220) e scenderà in futuro.
Nel 1960 Robert McNamara pensava che la perdita di almeno il 30% della popolazione, del 70% della produzione industriale e di circa 1000 strutture militari chiave equivaleva a subire danni inaccettabili. Oggi la distruzione delle infrastrutture potrebbe essere raggiunta con molte meno  testate. Ciò rende la potenzialità russa e degli Stati Uniti ridondante. Eppure il quadro è molto diverso se le armi strategiche sono viste non come strumento di distruzione, ma piuttosto come un elemento di deterrenza. Secondo la posizione della Russia, un Paese commettendo un atto di aggressione contro di essa dovrà affrontare ritorsioni garantite. Le forze strategiche russe hanno raggiunto la fase critica: la difesa missilistica degli Stati Uniti è in grado di intercettare 600-700 missili balistici ed è in fase di aggiornamento. Le stime indicano che solo il livello di 1.500 testate garantisce la capacità di colpire. Ulteriori riduzioni degli armamenti strategici, senza raggiungere un accordo sulla difesa missilistica, svaluteranno il potenziale di deterrenza della Russia, creando nuove minacce alla sicurezza della Russia e della sicurezza internazionale in generale… Mosca non vede la riduzione come una “questione da discutere nel prossimo futuro”. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, “Non abbiamo ancora ricevuto proposte specifiche su ulteriori riduzioni dei nostri arsenali nucleari strategici. Se tali proposte vengono, sicuramente saranno studiate attentamente. La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Nella fase attuale, la nostra priorità è la piena attuazione del nuovo Trattato Russia-USA START. Dopo l’implementazione del trattato, saremmo pronti a discutere di possibili ulteriori iniziative nel settore del disarmo nucleare. Allo stesso tempo, prenderemo in considerazione tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica, ivi compresi i piani per implementare il sistema di difesa missilistico globale degli Stati Uniti, l’assenza di progressi nella ratifica del CTBT (Trattato sul bando totale esperimenti nucleari) negli Stati Uniti e negli altri Paesi della cosiddetta lista dei 44, la mancanza di volontà nel rinunciare alla possibilità di dispiegare armi nello spazio, la presenza di squilibri quantitativi e qualitativi nelle armi convenzionali in Europa, e altro”. Nelle condizioni attuale, la concentrazione sulle forze nucleari è una cosa naturale da fare.
Il Capo di Stato Maggiore russo Colonnello-Generale (tre stelle) Valerij Gerasimov, che ha presentato la sua relazione a un convegno dal titolo “La sicurezza militare della Russia nel 21° secolo” organizzato dalle commissioni per la sicurezza e la difesa della Duma e del Consiglio della Federazione di Russia, ha detto che “le forze nucleari strategiche rimangono una priorità per lo sviluppo delle forze armate russe nel prossimo futuro”. Ha sottolineato, “fino al 2030 è prevista l’espansione delle sfide e delle minacce a seguito della formazione del sistema multipolare.” Secondo lui, “La priorità è stata data alle forze nucleari strategiche per sostenere la loro capacità di contenimento strategico nucleare”. Ha citato i missili balistici intercontinentali terrestri a testata nucleare Topol-M e Jars, i nuovi sottomarini strategici e i Tu-160 e Tu-95MS come pilastri delle forze strategiche russe. Gerasimov ha detto che entro il 2015 la quota dei moderni armamenti russi potrebbe raggiungere il 30 per cento. Ha ricordato anche le forze aerospaziali come elemento del sistema di contenimento nucleare strategico e ha definito lo spazio informatico una nuova dimensione della guerra.
Affrontare la questione del controllo degli armamenti richiede un approccio globale. Gli Stati Uniti colloquiano sulla riduzione delle armi strategiche, ma si rifiutano ostinatamente di parlare di ridurre le potenzialità nucleari tattiche, disponendo al momento di circa 500 munizioni nucleari sul suolo europeo. Possono colpire la Russia e infliggere gli stessi danni delle armi strategiche. L’altro problema sono le munizioni convenzionali ad alta precisione, come i missili da crociera navali, per esempio. La loro forza d’urto è paragonabile alle armi nucleari, ma sono più mobili e non coperti da un qualsiasi accordo internazionale, rendondoli particolarmente pericolosi. Gli Stati Uniti hanno sui  missili da crociera navali un vantaggio di 30 a uno!

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le forze strategiche dell’India

Alessandro Lattanzio, Eurasia 16 maggio 2012

image descriptionSecondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.

Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.

Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.

Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.

Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.

SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.

Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
Ilyushin_Il-78MKI_(RK-3452)

Riferimenti:
Bharat-rakshak
FAS.org

Qual è l’equazione della Siria, ora che i suoi nemici hanno usato armi chimiche per punirne i cittadini?

Amin Hoteit, Global Research, 22 marzo 2013

427666Nella sua ultima intervista al Sunday Times[1], pubblicata il 3 marzo 2013, il presidente siriano Bashar al-Assad ha detto: “Tutto ciò che è stato menzionato dai media e dalle retoriche dichiarazioni dei politici sulla questione delle armi chimiche siriane, è speculazione. Non abbiamo mai parlato, e non abbiamo mai discusso, con nessuno delle nostre armi. Ciò di cui il mondo deve preoccuparsi, sono le sostanze chimiche finite nelle mani dei terroristi. Le sequenze video già diffuse mostrano che attualmente testano tali sostanze tossiche sugli animali, e anche che oggi  minacciano il popolo siriano di farlo morire in questo modo! Abbiamo diffuso questo video in altri Paesi. Ecco dove il mondo dovrebbe concentrarsi invece di sprecare sforzi inventandosi titoli elusivi sulle armi chimiche siriane per giustificare un intervento in Siria.”
Non c’è dubbio che i video in questione sono stati visti e la loro autenticità verificata dai servizi competenti di Francia, Spagna e altrove [2]. Vi è il dubbio che la minaccia contro il popolo siriano sia stata spietatamente applicata il 19 marzo [3], a Khan al-Assal nella regione di Aleppo, dove il presidente francese vuole integrare le sue pretese agognate “zone liberate” degli “ammirevoli rivoluzionari“, che fanno il lavoro sporco che invoca e che “normalmente” ignora bellamente. Nessuno dubita delle ragioni per cui il ministro degli Esteri francese vuole “rapidamente armare” la cosiddetta opposizione siriana [4], ovvero che a suo parere non solo “Assad non merita di restare sulla terra” [5], ma neanche i recalcitranti cittadini siriani, civili e fedeli alla loro patria. Nessuno dubita che il Presidente siriano, le autorità siriane, non si siano mai nascoste “rifiutando la realtà” orribile e terrificante dei cittadini siriani, e infamante e nauseante per i cittadini occidentali ingannati dai loro leader bugiardi, rapaci e sciacalli. Senza dubbio perché è oramai chiaro, anche ad alcuni media da tempo disonesti[6], che lo Stato e il popolo siriani devono essere sacrificati sull’altare delle ambizioni egemoniche di certe “grandi” potenze e dei loro mediocri alleati. Ma ora l’uso criminale di armi chimiche, dopo tanti crimini non meno barbari, cambia l’equazione per il popolo e lo Stato siriani? Il Generale Hoteit risponde alla domanda.
[Nota di Mouna Alno-Nakhal].

Alcuni sono stati sorpresi dall’uso di armi chimiche da parte delle bande terroristiche che imperversano in Siria, suscitando addirittura la reazione di disapprovazione dei governi occidentali, che non si accontentano più di falsare i fatti prima di usarli per propagare ulteriormente la loro aggressività, ma si arrogano il diritto di nominare uno statunitense di origine siriana [un tale Ghassan Hitto, ignoto ai siriani [7] NdT] a capo di un governo dell’opposizione siriana, chiamato “governo ad interim”! Siamo quindi di fronte ad una “escalation pianificata dell’aggressione anti-siriana” e per individuare il livello effettivo di questi eventi, dobbiamo tornare ai fondamenti della questione. Uno di questi aspetti riguarda naturalmente l’identità di coloro che hanno utilizzato le armi chimiche; identità evidente a qualsiasi osservatore disposto a vedere l’ovvio. Il primo è dato dal fatto che il missile a testata chimica, lanciato sul Khan al-Assal nei pressi di Aleppo, ha preso di mira una zona interamente controllata dall’Esercito nazionale siriano, la cui popolazione ha respinto all’unanimità i presunti ribelli armati sia siriani che stranieri, e ha dimostrato il suo supporto costante allo Stato e al suo governo siriano legittimamente eletto. Il secondo è legato al “timing” dell’attacco, avvenuto in un momento critico che svela l’incapacità delle bande di cambiare i rapporti di forza a loro favore, tanto che non possono effettivamente riuscire a controllare nemmeno una parte del Paese, negandone l’accesso alle forze governative, non avendo così alcuna legittimità nonostante tutte le loro armi e la logistica a loro disposizione! Senza dimenticare un ovvio terzo aspetto: che la crisi vissuta dalla famigerata cosiddetta opposizione siriana, divisa dentro e fuori,  uniti solo nella sua “ostilità nei confronti del regime”, per disperdersi immediatamente davanti alla “sete di potere”.
Tutto questo ci permette di dire che i terroristi hanno usato armi chimiche su decisione del Comando Supremo [degli USA], con la collaborazione e la complicità di un triangolo regionale [Qatar, Arabia Saudita, Turchia] e di un binomio europeo [Francia, Gran Bretagna], che quindi non sono che degli esecutori per poter giungere ai seguenti obiettivi:
1. Superare la crisi strutturale e l’incapacità sul terreno subite dalla presunta opposizione siriana e introdurre una nuova arma nella battaglia, per raggiungere l’equilibrio agognato dal “fronte degli aggressori”, come ha detto il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, che “non può accettare l’attuale squilibrio” tra uno Stato sovrano e i mercenari asserviti agli stranieri, e che ritiene che la “revoca dell’embargo sulle armi [destinate all'opposizione siriana] sia l’unico modo per giungere a una soluzione politica!” [4]. Ma le regole di guerra hanno sempre insegnato che un avversario, incapace di raggiungere i suoi obiettivi, chiede rinforzi e/o introduce una nuova arma sul campo di battaglia. E questo è proprio il caso dei mercenari, incapaci di controllare la situazione generale nonostante che gli incessanti rinforzi umani siano arrivati a 135.000 uomini armati, ridottisi a 65000 sotto i colpi dell’esercito nazionale siriano e anche dai cambiamenti nella loro situazione, non potendo più ingannare sulle loro vere motivazioni. Bloccati politicamente e militarmente, non gli rimane che usare armi chimiche per mutare la situazione sul campo e recuperare l’equilibrio agognato.
2. Soddisfare i leader della NATO, in particolare della Turchia, inviando un forte messaggio alla Siria dicendole che le loro ripetute minacce di fornire “armi letali” alla cosiddetta opposizione siriana, sono serie e che le autorità siriane farebbero bene a prendere in considerazione e a rivedere i loro calcoli, come affermato da più di un funzionario occidentale… a loro avviso, la Siria dovrebbe rivedere i calcoli che hanno portato alla determinazione del governo siriano e del Presidente al-Assad a non fare affidamento che esclusivamente sulle decisioni del popolo, respingendo i dettami stranieri, dovunque provengano, compresi quelli volti a designare dei leader saltando le urne. Inoltre, la nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a primo ministro di un governo fantoccio, è solo un assaggio di ciò che gli occidentali imporrebbero alla Siria se il popolo siriano , così come le sue autorità nazionali e patriottiche, si rifiutassero. Anche in questo caso, gli è rimasto solo l’uso di armi chimiche per fare pressione, intimidire o terrorizzare le autorità siriane affinché rinuncino ai loro principi di governo, sovranità e indipendenza.
3. Permettere ai leader statunitensi di testare concretamente la coesione e la compostezza della leadership siriana, soprattutto mentre la spinge a rispondere a questo crimine commesso dalle bande al loro soldo, commettendo un crimine della stessa natura. In altre parole, spingendo la leadership siriana a contrattaccare con armi chimiche, nel caso in cui non riescano ad accusarla di averlo fatto.  E gli Stati Uniti avranno il pretesto sufficiente per intervenire militarmente sotto la copertura di diversi organismi internazionali e regionali e, infine, di riuscire a “far cadere il regime” che si è opposto ed è ancora in grado di resistere, nonostante il considerevole numero di attaccanti e dell’estrema violenza dell’aggressione; così spingendo la Russia ad avvertire chiaramente che “la sua caduta è impossibile!
La decisione di utilizzare il sarin è stata adottata dalla dirigenza USA due mesi fa, al fine di sfruttarla come pretesto per l’intervento. Gli articoli della CNN sul preteso impiego del gas da parte di Damasco messa alle strette, sono aumentati dall’inizio dell’anno [8] e dimostrano che quest’ultimo argomento è evaporato come i precedenti, poiché la coerenza siriana sul piano politico e mediatico ha fatto fallire alcuni dei principali obiettivi dei suoi nemici. Anche se i risultati di questo atto criminale hanno avuto gravi conseguenze, tra cui il numero delle vittime in Siria [26 morti, tra cui 16 soldati e 86 feriti, al 20 marzo 2013, nota del traduttore]. Tuttavia, i suoi effetti vanno nella direzione opposta alla volontà degli Stati Uniti. Infatti:
1.  La condanna internazionale di questo attacco chimico dei presunti oppositori per la libertà, ha creato imbarazzo tra i leader occidentali, in particolare rivelando l’ipocrisia dei leader degli Stati Uniti che, dopo aver detto di non sapere se i ribelli o le autorità siriane avessero usato queste armi, si sono impegnati in una fuga in avanti affermando: “non accetteremo che il regime usi armi chimiche“, il che equivale a un’implicita ammissione di averne accettato, incoraggiato e ordinato l’utilizzo da parte dei ribelli! Anche se riteniamo che i leader degli Stati Uniti non abbiano limiti legali, morali o umanitari, tuttavia crediamo che la situazione in cui si sono invischiati potrebbe impedirgli d’invocare l’uso di armi chimiche, chiedendo alla comunità internazionale d’intervenire militarmente in Siria.
2. Per quanto riguarda la cosiddetta opposizione siriana, si può dire che tale crimine supera il semplice imbarazzo e costituisce uno scandalo enorme che, sicuro, la dividerà ancor più di quanto già lo sia, soprattutto quando le vittime sono per lo più donne e bambini, tra cui una ragazza che non poteva non sentire: “Questa è la libertà? Possa Dio impedirla per sempre!“.
3. Rimangono gli “urbani” che ancora si incontrano sotto l’egida della presunta Lega araba e su cui  non mi soffermo, se non per dire che il loro silenzio è un’ammissione di complicità in questo crimine condannabile e riprovevole da parte di qualsiasi persona sana di mente e dotata di un minimo di nobiltà, tutti termini assenti dal loro vocabolario.
Infine, anche se l’uso di armi chimiche da parte del “fronte degli aggressori” guidato dagli Stati Uniti”, è un’escalation della violenza contro la Siria, non è riuscito a fare breccia nella difesa e non ha in nessun modo assicurato l’equilibrio delle forze che gli Stati Uniti cercano disperatamente prima di sedersi al tavolo dei negoziati. Invece, gli Stati Uniti hanno perso delle carte che non saranno compensate certamente dalla nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a “capo di un governo provvisorio.” Né lui, né il criminale attacco con armi chimiche, sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, in quanto non alterano i parametri essenziali dell’equazione su cui poggiano lo Stato siriano e la sua legittimità.

Amin Hoteit 21/03/2013 Articolo originale: al-Tayyar
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Intervista completa con il presidente siriano con il Sunday Times
[2] I terroristi testano l’effetto di gas tossici di fabbricazione turca, in territorio siriano
[3] Siria: i terroristi di al-Qaida, sostenuti da USA-NATO, armati di ADM. Armi chimiche contro il popolo siriano
[4] Siria: Fabius vuole armare l’opposizione “velocemente”
[5] Siria: Fabius, “Assad non merita di restare sulla terra”
[6] In Siria, armi a doppio taglio.
[7] Siria: il primo ministro dell’opposizione rifiuta ogni dialogo con Assad
[8] Il potenziale bellico chimico della Siria: Cosa son e quali sono i rischi per la salute?

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare ed Generale di brigata in pensione libanese.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La mafia di Bush e l’armamento di Saddam Hussein

Dean Henderson – 20 marzo 2013

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La lega criminale di Bush
Nel 1984 il vicepresidente George Bush fece pressione sul presidente dell’Export-Import Bank (BEI) William Draper affinché fornisse al governo di Saddam un miliardo di dollari dei contribuenti  USA in prestiti garantiti per il progetto di un gasdotto in Iraq. Bush ricevette una nota segreta dall’assistente per il Medio Oriente del segretario di Stato Richard Murphy, la cui Murphy Associates poi ripulì il Kuwait, che diceva: “liberalizzare i controlli sulle esportazioni, aiutare l’Iraq a costruire il gasdotto per il porto giordano di Aqaba, organizzare il finanziamento Ex-Im“. [580] Il gasdotto fu costruito dalla Bechtel, dove il segretario di Stato di Reagan e membro del CFR, George Pratt Schultz, era direttore. Nel 1987 Bush incontrò l’ambasciatore iracheno negli USA Nizar Hamdoon per promettere agli iracheni tecnologia militare. Bush intervenne sul presidente della BEI John Bohn, convincendolo a fornire altri 200 milioni di dollari a Saddam. Bohn era titubante perché l’Iraq aveva un ben noto record d’insolvenza sui prestiti. A partire dal 1986, doveva oltre 100 miliardi di dollari ai governi occidentali. Gran Bretagna, Francia e Giappone avevano sospeso tutti i prestiti all’Iraq.
A Bush non importava se l’Iraq era in default, lasciando i contribuenti statunitensi in asso, fin quando i suoi compari del petrolio e della difesa ci avrebbero guadagnato anche un dollaro con l’Iraq. Nel 1984-1989 5miliardi di dollari finirono nei prestiti della Commodity Credit Corporation e della BEI all’Iraq. Le imprese dalle capaci casse, oggetto del finanziamento della BEI tramite la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), includevano Snap-On, Bristol Meyers, Dow Chemical, John Deere, Warner Lambert, Singer e Cyanamid International. Nel 1989, due anni dopo che Saddam aveva gasato i curdi, Bush firmò l’NSD-26 che impegnava gli Stati Uniti a “migliorare e ampliare i nostri rapporti con l’Iraq“. L’Iraq era entrato a far parte dell’effimero Consiglio di cooperazione arabo, orchestrato dagli USA, assieme a Egitto, Yemen del Nord e Giordania. Gli iracheni ebbero armi e grano dagli Stati Uniti, mentre i quattro cavalieri ebbero del petrolio iracheno a buon mercato. Nel 1988 gli Stati Uniti acquistavano solo 80.000 barili di greggio al giorno dall’Iraq. Nel momento in cui Saddam attaccò il Kuwait, la cifra era salita a un milione di barili/giorno, secondo una nota del dipartimento di Stato, in “condizioni favorevoli”. Poco prima della mossa di Saddam in Kuwait, gli Stati Uniti aumentarono drasticamente le importazioni di petrolio dal Kuwait a 1,1 milioni di barili/giorno. L’Exxon ne era il più grande acquirente. Nei mesi precedenti la guerra del Golfo, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti acquistò 3,4 milioni di barili/giorno dal Kuwait. Nel 1991, i prestiti della BEI cominciarono ad invadere il Kuwait per finanziare il partito della ricostruzione dei Fortune 500.
Nel gennaio 1990 Bush approvò lo status commerciale preferenziale per il regime iracheno, poco dopo che il Congresso aveva votato per vietare ogni prestito all’Iraq. Quello stesso mese l’Harken Energy si aggiudicava la più grande concessione petrolifera off shore al largo delle coste del Bahrain. L’Harken era controllata da George W. Bush, che aveva ricevuto 50.000 dollari in capitali di avviamento, possibilmente dallo sceicco saudita bin Ladin, per lanciare il predecessore dell’Harken, l’Arbusto Energy con il supporto della Halliburton e del Vicepresidente di Bush Jr. Dick Cheney. [581] Il procuratore Allen Quasha girò l’affare alla Harken di Bush Jr., così come l’insider alla Nugan Bank, suo padre William, aveva fatto nel 1961 aiutando George Bush Sr. ad ottenere i diritti per perforare il primo pozzo petrolifero in Kuwait, per conto della narco-impresa Zapata Offshore Oil. [582] Bush Jr. vendette la sua quota del 66% della Harken, con il 200% di profitto, giusto prima che “esplodesse” l’operazione Desert Storm. Secondo il procuratore di Pittsburgh Marion Gasior, molte aziende che fornivano armi all’Iraq avevano legami con gli aristocratici della Brown Brothers Harriman, dove nonno Prescott Bush aveva lavorato. Dopo la guerra del Golfo, il presidente Bush firmò un ordine esecutivo, esentando undici alti membri del suo gabinetto dai conflitti d’interesse generati dalle loro partecipazioni azionarie nelle imprese che avevano tratto profitto dalla guerra. Tra di loro c’era il segretario di Stato James Baker, che deteneva azioni di Exxon, Texaco, Amoco e altre compagnie petrolifere che ebbero enormi profitti durante la Guerra del Golfo. Baker controllava azioni di Chemical Bank, Salomon, Smith Barney e dell’industria della difesa United Technologies. Inoltre furono esentati Eagleburger e Scowcroft della Kissinger Associates, che ne uscirono egualmente puliti. Scowcroft aveva portafoglio di un milione di dollari di azioni in 40 società, tra cui gli 11 principali appaltatori della difesa e diversi giganti petroliferi. Le sue partecipazioni più rilevanti erano di Mobil, Westinghouse, Monsanto, Lockheed, ITT, Halliburton, Bank of America, Lehman Corporation, General Motors, General Electric e Royal Dutch/Shell. [583]

Armi di distruzione di massa a chiunque?
map_of_iraq.gifLa BNL era il canale principale attraverso cui si finanziavano le vendite di veicoli della General Motors all’Iraq. Una buona fetta di Wall Street agiva con la BNL in modo simile. Più inquietante è il fatto che la BNL stesse segretamente fornendo a Saddam Hussein una vasta gamma di alta tecnologia militare, un know-how approfondito per la sua ricerca di armi di distruzione di massa. Saddam ricevette software militare sensibile, saldatrici a fascio di elettroni per l’arricchimento dell’uranio, computer mainframe per la difesa, rari lubrificanti per l’arricchimento dell’uranio e un processore in fibra di vetro per produrre ogive per i missili Scud. Brett Coulson, che sedeva nell’NSC di Bush nel 1989-1991, disse poi, “Sapevamo che l’Iraq stava progredendo sul nucleare, e nei programmi di armi biologiche e chimiche“. [584] Bechtel e Lummus Crest costruirono gli impianti PC-1 e PC-2 in Iraq, che producevano ossido di etilene e glicole etilenico, componenti chiave per produrre thiodiglicole, da cui Saddam traeva il gas mostarda usato contro i curdi nel 1987. Soldati statunitensi che combatterono nell’operazione Desert Storm testimoniarono che barili di agenti chimici che si trovano in bunker iracheni, avevano la dicitura “Made in America”. Nel 1988-1989, Reagan/Bush inviarono il gas nervino binario VX in Iraq, in violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 598. Dopo l’invasione dell’Iraq, nel 2003, le truppe statunitensi trovarono taniche di VX nel deposito di armi Alcaca. Le polizze di carico  dimostravano che il Carlyle Group aveva effettuato le spedizioni. [585]
I doganieri europei tenevano d’occhio Euromac, che attraverso i suoi uffici italiani e britannici agiva come ente per l’acquisizione di armamenti dell’Iraq in quel continente. L’Euromac una volta cercò di ottenere un circuito per una bomba nucleare dalla CSI Technologies, una società californiana. La CSI informò la CIA ma non ebbe risposta. Bryan Seibert, capo dell’Ufficio classificazione e tecnologia del dipartimento dell’Energia, ebbe una risposta simile dall’unità di intelligence del dipartimento, quando gli disse delle sospette proposte irachene. L’Euromac era diretto dal dr. Safa Haji al-Habobi, che guidava il ministero della produzione industriale e militare iracheno e supervisionava il complesso militar-industriale iracheno NASSR. Al-Habobi gestiva anche la Matrix-Churchill del Regno Unito e la Babil International di Parigi, due delle principali facciate irachene per l’acquisizione di armi della BNL. Armi, spesso finanziate dalla BNL, vennero contrabbandate in Iraq attraverso i contatti della BNL in Europa orientale, che venivano compensati con lo stesso tipo di prestiti versati dalla CCC all’agente del Mossad Gerald Bull e alla Cargill continental. [586] La CIA sapeva di almeno cinque offerte, finanziate dalla BNL nel 1985-1990, vincolate all’industria della difesa irachena, ma Bush e il segretario al commercio, l’insider della Texas Commerce Bank Robert Mosbacher, dissero alla propria gente di approvare i contratti da 1,5 miliardi di dollari. [587] Rockwell International, Hewlett-Packard e Tektronix furono tra quelli che beneficiarono dell’empatia di Mosbacher per Saddam Hussein. Una volta che la BNL si accordò con la Banca centrale irachena, vi furono oltre 3.000 righe di telex sui detonatori nucleari tra le due.
La CIA disse al segretario di Stato James Baker delle capacità nucleari irachene, nel settembre 1989. Un mese dopo, Baker assicurò il ministro degli Esteri iracheno che i controlli sulle esportazioni verso il suo Paese non sarebbero stati irrigiditi, approvando anche un pacchetto da un  miliardo di dollari in aiuti alimentari a Baghdad. Nel luglio del 1989 la task force di monitoraggio sui rapporti dell’intelligence sull’Iraq del dipartimento dell’Energia, venne improvvisamente sciolta. La CIA non solo sapeva che gli esportatori statunitensi di materiale sensibile in Iraq erano società di copertura irachene, ma che gestivano anche molte di queste facciate. Secondo il Senate Intelligence Committee, sia la RD&D che la Rexon Tecnology erano facciate usate dalla CIA per armare l’Iraq. Dale Toler, capo della RD&D, aveva lavorato alla NSA. William Muscarella, presidente di XYZ Options, disse che la CIA era pienamente consapevole che la sua ditta addestrava tecnici iracheni a Topeka, Kansas, per gestire una fabbrica di armi segreta da costruire nel complesso iracheno di al-Atheer. Nel 1987, il dr. Richard Fuisz fu invitato a visitare un impianto della Terex a Motherwell, in Scozia. La Terex era stata scorporata l’anno prima dal membro dell’US/Iraqi Business Forum e cliente della BNL, General Motors. Fuisz testimoniò al Congresso che vide autocarri fuoristrada i cui cassoni ribaltabili erano stati sostituiti con lastre di metallo forate. Il direttore dello stabilimento gli disse che i camion sarebbero diventati dei “lanciarazzi per l’esercito iracheno“. In seguito furono dotati di missili Scud lanciati contro le forze USA e Israele durante la guerra del Golfo. [588]
La Canira Technical Corporation irlandese fu un’importante facciata per l’acquisto di armamenti iracheno, come la Kintex della Bulgaria. La Kintex, come la milanese Stibam Corporation che gestì l’affare del rilascio degli ostaggi degli iraniani, era una società di copertura dei fascisti turchi dei Lupi grigi, che usavano questo conglomerato di Sofia per il contrabbando dell’eroina della mezzaluna d’oro in Europa attraverso la Bulgaria. Quando lo Scià di Persia fu deposto, i Lupi grigi trovarono un nuovo fornitore nei mentori dei mujahidin afghani e pakistani. Ora usavano la loro facciata della Kintex per armare Saddam, con strizzatina d’occhio e cenni del capo di Langley. Bert SerVass, un amico di Indianapolis della famiglia Quayle e principale sostenitore dei reverendi Pat Robertson e Robert Schuler, ottenne dalla BNL i finanziamenti per la sua Servass Inc. per costruire un impianto per il riciclaggio dei bossoli di ottone in Iraq. SerVass ebbe l’aiuto del vicepresidente Dan Quayle, la cui famiglia controlla la Eli Lilly, in cui il capo di Dan, George Bush, era stato amministratore delegato. La nomina di Quayle a vicepresidente era presumibilmente un rimborso per il finanziamento dal gigante farmaceutico della carriera politica di Bush. Servass era presidente del Consiglio comunale di Indianapolis, proprietario del Saturday Evening Post, agente dell’OSS in Cina e sostenitore del regime dell’apartheid sudafricano. Un autore del Post una volta raccontò di come SerVass volesse scrivere un articolo, su richiesta di Richard Helms, esaltando le virtù della CIA. Lo scrittore disse che quando SerVass chiamava Helms, “andava subito dritto avanti“. Indianapolis è anche la sede del killer della CIA John Hull. La BNL si assunse un prestito della American Bank & Trust Company (ABTC) di Tulsa alla società metalmeccanica di Stato dell’Iraq. Il presidente della ABTC, Fred Henke, portò l’Utica National Bank & Trust a prestare dei milioni alla Global International Airways di Farhad Azima, fondamentale nello sforzo di Reagan per armare gli ayatollah. L’ex presidente della ABTC, Victor Thompson, fu costretto a dimettersi a causa di irregolarità mentre guidava la Synthetic Fuels Corporation di Reagan. Il figlio di Robert Thompson formò una società di consulenza con Prescott Bush nel 1983. Agì come factotum nelle amministrazioni di Reagan e Bush padre. Entrambi erano sotto inchiesta da parte del Congresso per traffici con l’affarista e saccheggiatore di risparmi dell’Arizona, dall’appropriato nome di James Fail. [589]
Anche i tedeschi presero parte all’affare. Krupp-Widia e Hertel vendettero all’Iraq utensileria in carburo di tungsteno per produrre proiettili di artiglieria, fabbricata dalla Kennametal di Latrobe, Pennsylvania. Ironia della sorte, quando un missile Scud iracheno colpì una caserma statunitense a Dhahran, Arabia Saudita, durante la Guerra del Golfo, la maggior parte dei 28 soldati statunitensi rimasti uccisi era di Latrobe. La Kennametal ebbe a che fare con la Matrix-Churchill e il trafficante d’armi cileno Carlos Cardoen, nel rifornire il complesso per le munizioni iracheno NASSR. Altre società tedesche che contribuirono alla costruzione del complesso militare iracheno sono Daimler-Benz, Messerschmitt, Gildemaster, Ferrostaal, Thyssen, SMS Hasenclever, Karl Kolb e Siemens. Karl Kolb controllava l’impianto pilota costruito per il complesso per la produzione di armi chimiche di Samarra, che produsse l’iprite usata contro i curdi. La Siemens fornì a Saddam tecnologia nucleare sensibile. [590] Il progetto Condor II era un programma militare congiunto tra Argentina, Egitto e Iraq finanziato dalla BNL, con contratti con Mack Truck, Hewlett Packard, Halliburton Dresser Industries, Caterpillar, Ingersoll Rand e Mannesmann Demag. La BNL finanziava la vendita di armi francesi all’Iraq, nel 1984, per conto della Luchaire, il più grande produttore privato di armi della Francia. Nel 1989 la BNL era uno dei due principali istituti di credito in Messico, dove il presidente Carlos Salinas e suo fratello Raul erano occupati nel riciclaggio di denaro della droga attraverso la Texas Commerce Bank di James Baker. La BNL era diventata un canale della NATO per l’attività della massonica P-2 e per le vendite di missili Sidewinder all’Italia, finanziate dagli Stati Uniti nel 1986. L’agente doppiogiochista Aldrich Ames aveva un conto presso la BNL di Roma.
Quando scoppiò lo scandalo BNL, 68 documenti del dipartimento del Commercio furono modificati sostituendo “commerciale” a “militare”. Il sottosegretario al Commercio Dennis Kloskie, cui fu ordinato di modificare i documenti, poi disse che le sue azioni furono approvate da un organo inter-agenzie. Norman Bailey della NSA ammise, “...le autorità sapevano tutto e approvavano. Usavano questo canale per il finanziamento di talune attività.” L’Iraq acquistò armi per un valore di 46,7 miliardi dollari negli anni ’80, la più grande acquisizione di armi moderne di un Paese del Terzo Mondo. Tale acquisizione fu finanziata dalla BNL, con la tacita approvazione del governo degli Stati Uniti. Quando l’Iraq andò in default sui mutui della BNL, i contribuenti statunitensi de facto pagarono Saddam Hussein nella sua corsa allo sviluppo di armi di distruzione di massa.

Note
[580] “Bush Lobbied to Aid Saddam for Years”. Los Angeles Times. 3-3-92
[581] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993. p.226
[582] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92
[583] “Kissinger Associates, Scowcroft, Eagleburger, Stoga, Iraq and BNL”. Chair Henry Gonzalez. H2694. Senate House Banking Committee. 4-28-92
[584] “US Contributed Significantly to Saddam’s Bomb Arsenal”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 11-1-92. p.1
[585] “Paranote”. Paranoia. #41. Spring 2006. p.64 (waynemadsenreport.com)
[586] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92 p.5
[587] “CIA Knew about Defense Sales to Iraq”. Rocky Mountain News. 10-30-92
[588] Shell Game: A True Story of Banking, Spies, Lies, Politics and the Arming of Saddam Hussein. Peter Mantius. St. Martin’s Press. New York. 1995. p.80
[589] American Banker/Bond Buyer. 4-27-92
[590] “My Advice to the Privileged Orders”. Chairman Henry Gonzalez (D-TX) H206. Senate House Banking Committee. 2-3-92

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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