Banchieri svizzeri, BRI e i Rockefeller

Dean Henderson 23 gennaio 2014

Tre anni fa Rudolf M. Elmer, l’ex-capo dell’ufficio Isole Cayman dell’importante banca svizzera Julius Baer, annunciava di aver consegnato a Wikileaks informazioni su 2000 individui e aziende di primo piano impegnati in evasioni fiscali e altre attività criminali. Elmer li descrisse come “pilastri della società”.

1349644678_story_xlimage_2010_06_R6039_courts_chase_bank_homeless_robber_692010L’utilizzo di eurodollari nei conti bancari off-shore per le costose ragalie dei super-ricchi a governi a corto di liquidi nel mondo, fattura ogni anno migliaia di miliardi di dollari. Nel 1963 il mercato degli eurodollari era di circa 148000000 di dollari. Nel 1982 ne valeva quasi 2000 miliardi dollari, mentre l’offerta monetaria M-1 degli Stati Uniti era pari a 442 miliardi dollari. Nel 1950 le società statunitensi coprivano il 26% della fattura fiscale totale degli Stati Uniti. Nel 1990 era solo il 9%, contribuendo al massiccio deficit del bilancio e agli attuali 14000 miliardi dollari di debito degli Stati Uniti. Nel 2009 i leviatani aziendali Bank of America, General Electric e Exxon Mobil non pagavano le tasse federali degli Stati Uniti. L’utile netto di Exxon per quell’anno fu di oltre 45 miliardi di dollari. Ed utilizzavano le filiali nelle Bahamas, Bermuda e isole Cayman controllate dalla corona inglese per schivare l’IRS. Questi opachi mercati off-shore degli eurodollari riciclano anche i petrodollari sauditi, i narcodollari e i profitti sulle vendite di armi della CIA e del Mossad. Fondi illeciti escono pulitissimi sui bilanci delle mega-banche globale. Le discrete banche svizzere giocano un ruolo chiave. La più potente è la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). BRI fu fondata a Basilea, in Svizzera, nel 1930. E’ la banca più potente del mondo, la banca centrale globale delle otto famiglie che controllano le banche centrali private di quasi ogni nazione. Il primo presidente della BRI era il banchiere dei Rockefeller Gates McGarrah, funzionario presso la Chase Manhattan e la Federal Reserve. McGarrah era il nonno dell’ex-direttore della CIA Richard Helms. Rockefeller e Morgan avevano stretti legami con la City di Londra. David Icke afferma in Children of the Matrix che i Rockefeller e i Morgan erano solo le “controfigure” statunitensi dei Rothschild europei. La BRI è di proprietà di Federal Reserve, Bank of England, Banca d’Italia, Banca del Canada, Banca nazionale svizzera, Nederlandsche Bank, Bundesbank e Banca di Francia. Lo storico Carroll Quigley dice che BRI fa parte di un piano “per creare un sistema mondiale di controllo finanziario privato in grado di dominare il sistema politico di ogni Paese e l’economia del mondo intero… controllato in modo feudale dalle banche centrali del mondo che agiscono di concerto con  accordi segreti.”
bank-for-international-settlements-300x215Il governo degli Stati Uniti storicamente diffidava della BRI, facendo vanamente lobbying per la sua scomparsa nella Conferenza di Bretton Woods del 1944. Invece il potere delle otto famiglie “aumentò con la creazione a Bretton Woods del FMI e della Banca mondiale”. La Federal Reserve ebbe le azioni della BRI solo nel settembre 1994. La BRI detiene almeno il 10% delle riserve monetarie di almeno 80 banche centrali, del Fondo monetario internazionale e di altre istituzioni multilaterali. È l’agente finanziario degli accordi internazionali, raccoglie informazioni sull’economia globale ed è prestatore di ultima istanza per evitare il collasso finanziario globale. La BRI promuove l’agenda fascista del monopolio capitalista. Diede un prestito ponte all’Ungheria nel 1990 per garantirne la privatizzazione dell’economia. Fu il tramite del finanziamento degli Illuminati di Adolf Hitler, guidati da J. Henry Schroeder della Warburg e dalla Mendelsohn Bank di Amsterdam. Molti ricercatori sostengono che la BRI è il nadir del riciclaggio mondiale di narcodollari. Non è un caso che la BRI abbia sede in Svizzera, nascondiglio favorito delle ricchezze dell’aristocrazia mondiale e quartier generale della P-2, della loggia massonica Alpina e del nazismo internazionale. Bretton Woods fu una manna per le otto famiglie. FMI e Banca Mondiale sono al centro di tale “nuovo ordine mondiale”. Nel 1944 le prime obbligazioni della Banca Mondiale furono quotate da Morgan Stanley e First Boston. La famiglia francese Lazard venne coinvolta negli interessi dei Morgan. La Banca è il maggiore investimento di Lazard Freres-France, di proprietà delle famiglie Lazard e David-Weill, vecchi rampolli bancari genovesi rappresentati da Michelle Davive. Un recente presidente e CEO di Citigroup era Sanford Weill. Nel 1968 Morgan Guaranty lanciò Euro-Clear, un sistema di compensazione bancario di Bruxelles per i titoli in eurodollari. Fu il primo tentativo automatizzato. Alcuni presero a chiamare Euro-Clear “La Bestia”. Bruxelles funge da quartier generale della nuova Banca centrale europea e della NATO. Nel 1973 i funzionari della Morgan s’incontravano segretamente alle Bermuda per far risorgere illegalmente la vecchia casa dei Morgan, 20 anni prima che la legge Glass-Steagal venisse abrogata. Morgan e Rockefeller finanziarono Merrill Lynch, aumentando gli investimenti bancari dei Big 5 degli USA. Merrill oggi fa parte di Bank of America.
John D. Rockefeller impiegò la sua ricchezza petrolifera per l’acquisizione di Equitable Trust, che aveva inghiottito alcune grandi banche e multinazionali dagli anni ’20. La Grande Depressione ha contribuito a consolidare il potere dei Rockefeller. La loro Chase Bank si fuse con Manhattan Bank di Kuhn Loeb formando Chase Manhattan, cementando un rapporto familiare di lunga data. Kuhn-Loebs e Rothschild finanziarono i tentativi di Rockefeller di diventare il re del petrolio. La National City Bank di Cleveland diede a John D. i soldi necessari per intraprendere la monopolizzazione dell’industria petrolifera statunitense. La banca fu identificata nelle udienze del Congresso come una delle tre banche negli Stati Uniti di proprietà dei Rothschild, negli anni 1870, quando Rockefeller creò la Standard Oil of Ohio. Un partner della Standard Oil di Rockefeller era Edward Harkness, la cui famiglia controllava la Chemical Bank. Un altro era James Stillman, la cui famiglia controllava la Manufacturers Hanover Trust. Entrambe le banche fanno oggi parte di JP Morgan Chase. Due delle figlie di James Stillman sposarono due dei figli di William Rockefeller. Queste due famiglie controllano Citigroup. Nel settore assicurativo, i Rockefeller controllano Metropolitan Life, Equitable Life, Prudential e New York Life. Le banche dei Rockefeller controllano il 25% di tutte le attività delle 50 maggiori banche commerciali degli Stati Uniti e il 30% di tutte le attività delle 50 maggiori compagnie di assicurazione. La prima Compagnia di assicurazione degli Stati Uniti fu avviata da dei massoni con la Woodman di of America, che svolge un ruolo chiave nella lavanderia dei narcodollari alle Bermuda. Mentre la ricchezza petrolifera si accumulava la famiglia passò ad investimenti a valle, acquistando aziende che fabbricavano prodotti a base di petrolio. Ad esempio, secondo la rivista Nexus New Times, i Rockefeller controllano il 40% del settore farmaceutico globale. Altre aziende sotto controllo dei Rockefeller sono Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco, Marathon Oil, Freeport McMoRan, Quaker Oats, ASARCO, United, Delta, Northwest, ITT, International Harvester, Xerox, Boeing, Westinghouse, Hewlett-Packard, Honeywell, International Paper, Pfizer, Motorola, Monsanto, Union Carbide e General Foods. La Fondazione Rockefeller ha stretti legami finanziari con le fondazioni Ford e Carnegie. Altre opere filantropiche di famiglia: Rockefeller Brothers Fund, Rockefeller Institute for Medical Research, General Education Board, Rockefeller University e University of Chicago, che sfornano di continuo economisti di estrema destra come Milton Friedman, apologeti del capitale internazionale. La famiglia possiede il Rockefeller Plaza 30, dove l’albero di Natale nazionale è illuminata ogni anno, e il Rockefeller Center. David Rockefeller fu decisivo nella costruzione del World Trade Center. La principale residenza della famiglia Rockefeller è un complesso nello Stato di New York, conosciuto come Pocantico Hills. Possiede anche un appartamento di 32 camere al 5th Avenue di Manhattan, una villa a Washington DC, il Monte Sacro Ranch in Venezuela, piantagioni di caffè in Ecuador, diverse aziende in Brasile, una tenuta a Seal Harbor, nel Maine e resort nei Caraibi, Hawaii e Puerto Rico.
imagesLe famiglie Dulles e Rockefeller sono cugine. Allen Dulles ha creato la CIA, ha assistito i nazisti, coperto l’omicidio Kennedy dal suo trespolo nella Commissione Warren e raggiunto un accordo con i Fratelli musulmani per creare assassini mentalmente controllati. Il fratello John Foster Dulles  presiedette i falsi fondi della Goldman Sachs prima del crollo del mercato azionario nel 1929 ed ha aiutato il fratello a rovesciare governi di sinistra in Iran e Guatemala. Entrambi erano Skull&Bones, membri del CFR e massoni di 33.mo grado. I Rockefeller contribuirono a formare il Club di Roma volto a spopolare il pianeta, nella loro tenuta di famiglia a Bellagio, Italia. Nella loro tenuta di Pocantico Hills diedero vita alla Commissione Trilaterale. La famiglia è uno dei principali finanziatori del movimento eugenetico che produsse Hitler, la clonazione umana e l’ossessione attuale per il DNA negli ambienti scientifici statunitensi. John Rockefeller Jr. ha diretto il Population Council fino alla morte. Il suo figlio omonimo è senatore del West Virginia. Il fratello Winthrop Rockefeller era Governatore dell’Arkansas e l’uomo più potente dello Stato. Nell’ottobre  1975 nell’intervista alla rivista Playboy, il vice-presidente Nelson Rockefeller, che fu anche governatore di New York, diede un’articolata visione paternalistica della famiglia, “Sono un grande credente nella pianificazione economica, militare, sociale, politica e totale mondiale.” Ma di tutti i fratelli Rockefeller, è il fondatore della Commissione Trilaterale (TC) e presidente della Chase Manhattan, David che ha guidato l’agenda fascista globale della famiglia. Difese lo Scià di Persia, l’apartheid sudafricano e la giunta cilena di Pinochet. Fu il più grande finanziatore di CFR, TC e (durante la guerra del Vietnam) del Comitato per la pace effettiva e duratura in Asia, una miniera d’oro di contratti per i profittatori di guerra. Nixon gli chiese di essere il segretario del Tesoro, ma Rockefeller rifiutò sapendo che il suo potere era assai maggiore al timone della Chase. Secondo l’autore Gary Allen, nel 1973 “David Rockefeller incontrò ventisette capi di Stato, tra cui i governanti della Russia e della Cina rossa.” Dopo il 1975 il colpo di Stato della Nugan Hand/CIA contro il Primo ministro nazionalista australiano Gough Whitlam, il successore designato dalla corona inglese Malcolm Fraser schizzò negli Stati Uniti, incontrando il presidente Gerald Ford solo dopo aver conferito con David Rockefeller.
I documenti che Elmer ha dato a Wikileaks faranno luce su alcuni “pilastri della società”. Ma non stupitevi sei i pesci grossissimi nuoteranno via con l’esca.

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

11 Settembre 2001: Inside job o Mossad job?

Laurent Guyenot – Voltairenet

Il ruolo d’Israele negli eventi dell’11 settembre 2001, che hanno determinato il XXI.mo secolo, è oggetto di aspre polemiche, o piuttosto di un vero tabù, anche nel “movimento per la verità sull’11 settembre” (9/11 Truth Movement), ignorando l’autore che ne ha suscitato lo scandalo: Thierry Meyssan. La maggior parte dei gruppi militanti, mobilitatisi sotto lo slogan “l’11/9 è stato un lavoro  interno” resta scettica di fronte alle prove che accusano i servizi segreti dello Stato ebraico. Laurent Guyenot fa il punto su dati incontestabili ma sconosciuti, e analizza il meccanismo della negazione.

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Mentre il ruolo d’Israele nella destabilizzazione mondaile dopo l’11 settembre diventa sempre più evidente, l’idea che una fazione di Likudnik, aiutata dai suoi alleati infiltrati nell’apparato statale statunitense, sia responsabile dell’operazione false flag dell’11 settembre è sempre più difficile da respingere, e alcuni personaggi hanno avuto il coraggio di dichiararlo pubblicamente. Francesco Cossiga, presidente dell’Italia tra il 1985 e il 1992,  dichiarò il 30 novembre 2007 al Corriere della Sera: “Ci fanno credere che bin Ladin abbia confessato l’attacco dell’11 settembre 2001 alle due torri di New York, in realtà gli Stati Uniti e i servizi segreti europei sanno bene che questo disastroso attentato fu pianificato e realizzato dalla CIA e dal Mossad, al fine d’incolpare i Paesi arabi del terrorismo e quindi poter attaccare l’Iraq e l’Afghanistan [1].” Alan Sabrosky, ex professore dell’US Army War College e dell’US Military Academy, non ha esitato a proclamare la propria convinzione che l’11 settembre sia un'”operazione tipicamente orchestrata dal Mossad” eseguita con complicità nel governo degli Stati Uniti. Le sue idee vengono riprese con forza da alcuni siti dei veterani dell’US Army, disgustati dalle guerre ignobili che gli hanno fatto combattere in nome dell’11 settembre o in nome delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein [2].
Gli argomenti a favore dell’ipotesi Mossad non si basano solo sulla reputazione del servizio segreto più potente del mondo. Un rapporto dell’US Army School for Advanced Military Studies (citato dal Washington Times, alla vigilia dell’11 settembre), lo descrive “Sornione, spietato e scaltro. In grado di effettuare un attentato contro le forze americane e di camuffarlo da attentato commesso dai palestinesi/arabi [3].” Il coinvolgimento del Mossad, associato ad altre unità d’elite israeliane, è reso evidente da un certo numero di fatti poco noti.

Gli israeliani danzanti
Si sa, per esempio, che le sole persone arrestate quello stesso giorno, in relazione agli attentati terroristici dell’11 settembre, sono israeliane? [4]. L’informazione fu diffusa il giorno dopo dal giornalista Paulo Lima su The Record, quotidiano della contea di Bergen del New Jersey, seguendo fonti della polizia. Subito dopo il primo impatto sulla torre Nord, tre individui furono visti da diversi testimoni sul tetto di un furgone parcheggiato al Liberty State Park di Jersey City, “esultando”, “saltando di gioia” e fotografandosi con le torri gemelle sullo sfondo. In seguito si spostarono con il loro furgone in un altro parcheggio di Jersey City, dove altri testimoni li videro dedicarsi alle medesime ostentate esultazioni. La polizia emise immediatamente un’allerta BOLO (be-on-the-look-out):Veicolo possibilmente correlato all’attentato terroristico a New York. Un furgone Chevrolet 2000 bianco con targa del New Jersey e la scritta ‘Urban Moving Systems’ sul retro, è stato visto al Liberty State Park, Jersey City, NJ, al momento del primo impatto dell’aereo di linea sul WTC. Tre individui nel furgone sono stati visti esultare dopo il primo impatto e la conseguente esplosione [5]“. Il furgone venne fermato dalla polizia poche ore dopo, con a bordo cinque giovani israeliani: Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari. Costretti con la forza ad uscire dal veicolo e stesi a terra, l’autista Sivan Kurzberg disse questa strana frase: “Siamo israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema [6].” Le fonti della polizia che informarono Paulo Lima, erano convinte del coinvolgimento degli israeliani negli attentati di quella mattina: “C’erano mappe della città nel furgone, con certi punti evidenziati. Si potrebbe dire che fossero al corrente [...] sapessero cosa sarebbe successo quando erano al Liberty State Park [7].” Gli abbiamo anche trovato passaporti di varie nazionalità, quasi 6000 dollari in contanti e biglietti aerei in bianco per l’estero. I fratelli Kurzberg furono formalmente identificati quali agenti del Mossad. I cinque israeliani lavoravano ufficialmente per una società di traslochi denominata Urban Moving Systems, i cui dipendenti erano soprattutto israeliani. “Piangevo, questi tizi ridevano e ciò mi turbava” [8], rivelò al Record uno dei pochi impiegati non israeliani. Il 14 settembre, dopo aver ricevuto la visita della polizia, l’imprenditore Dominik Otto Suter (il proprietario dell”Urban Moving System‘) lasciò il Paese per Tel Aviv.
Le informazioni divulgate dal Record, confermate dal rapporto della polizia, furono riprese da siti d’indagine come Wayne Madsen Report (14 settembre 2005) e Counterpunch (7 febbraio 2007). Inoltre furono anche riprese da alcuni grandi media, ma in modo da minimizzarne la portata: il New York Times (21 novembre 2001) omise di menzionare la nazionalità degli individui, proprio come Fox News e l’Associated Press. The Washington Post (23 novembre 2001), disse che erano israeliani, ma passò sotto silenzio la loro apparente preveggenza degli eventi di quel giorno. Tuttavia, The Forward (15 marzo 2002), la rivista della comunità ebraica di New York, rivelò, da una fonte anonima dell’intelligence statunitense, che l’Urban Moving Systems era un’emanazione coperta del Mossad (cosa che non gli impedì di ricevere un prestito federale di 498.750 dollari, come risulta dagli archivi del fisco) [9]. L’FBI effettuò un’indagine al riguardo, consegnata in un rapporto di 579 pagine parzialmente declassificato nel 2005 (sarà completamente declassificato solo nel 2035). Il giornalista indipendente Hisham Hamza ha analizzato in dettaglio il rapporto nel suo libro “Israël et le 11-Septembre: le Grand Tabou”. Ne trae diversi elementi decisivi. In primo luogo, le foto scattate da questi giovani israeliani, li mostrano effettivamente in atteggiamenti esultanti davanti alla torre Nord in fiamme: “Sorridono, si abbracciano e si stringono la mano a vicenda.” Per spiegare tale comportamento, le parti interessate hanno dichiarato di essere semplicemente felici “che gli Stati Uniti avrebbero da ora adottato misure per fermare il terrorismo nel mondo” (anche se, a quel punto, la maggioranza delle persone pensava ad un incidente piuttosto che a un atto terroristico). Peggio, un testimone li ha notati presenti almeno alle 8:00, prima che il velivolo colpisse la prima torre, mentre altri certificano che stessero già fotografando cinque minuti dopo, e tutto ciò viene confermato dalle loro foto. Un ex dipendente confermò all’FBI l’atmosfera fanaticamente pro-israeliana e anti-americana che regnava nell’azienda, attribuendo anche allo stesso direttore Dominik Otto Suter queste parole: “Dateci venti anni, e noi ci impadroniremo dei vostri media e distruggeremo il vostro Paese”. I cinque israeliani arrestati erano in contatto con un’altra azienda di traslochi chiamata Classic International Movers. Quattro dipendenti furono interrogati separatamente per i loro legami con i 19 presunti dirottatori. Uno di loro aveva telefonato a “un tizio che in Sud America aveva veri contatti con militanti islamici mediorientali.” Infine “un cane anti-esplosivi indicò la presenza di tracce di esplosivo nel veicolo [10].”
Come nota Hamza, le conclusioni del rapporto insospettiscono, l’FBI informò la polizia locale che trattiene i sospetti, che “l’FBI non ha più alcun interesse ad indagare sui detenuti e che dovrebbero essere avviate adeguate procedure sull’immigrazione [11].” Una lettera del Servizio federale immigrazione e naturalizzazione prova, infatti, che la direzione dell’FBI aveva raccomandato la chiusura dell’indagine il 24 settembre 2001. Tuttavia, i cinque israeliani trascorsero 71 giorni in carcere a Brooklyn, durante cui si rifiutarono, e poi non superarono per diverse volte, i test della macchina della verità. Quindi furono rimpatriati con la semplice accusa di violazione del permesso del visto.

ThreeOfFiveDancingIsraelisOmer Marmari, Oded Ellner e Yaron Shmuel tre dei cinque “israeliani danzanti” furono invitati in una trasmissione israeliana, quando rientrarono nel novembre 2001. Tutti negarono di essere membri del Mossad, ma uno di loro candidamente disse: “Il nostro obiettivo era registrare l’attentato“.

Dobbiamo, infine, menzionare un dettaglio essenziale di questo caso, che può fornire forse una spiegazione aggiuntiva al comportamento esuberante di quei giovani israeliani: certi testimoni precisavano, nelle loro telefonate alla polizia, che gli individui visti esultare di gioia sul tetto del loro furgone sembravano “arabi” o “palestinesi”. In particolare, poco dopo il crollo delle torri, una telefonata anonima alla polizia di Jersey City, riferita quello stesso giorno dalla NBC News, parlava di “un furgone bianco con due o tre persone dentro, che sembravano palestinesi, che girava intorno ad un edificio“; uno di loro “rovistava cose, e aveva questa tenuta da ‘sceicco’. [...] Era vestito come un arabo [12].” Tutto porta a credere che questi individui fossero proprio i cinque israeliani arrestati più tardi. Due ipotesi vengono in mente: o questi falsi traslocatori erano effettivamente impegnati in una messa in scena per sembrare arabi/palestinesi, o il testimone o i testimoni che li descrissero tali, erano dei complici. In un caso come nell’altro, è chiaro che il loro obiettivo era avviare la voce mediatica che fossero stati avvistati dei musulmani non solo gioire per gli attentati, ma che ne fossero a conoscenza già  prima. La notizia fu effettivamente trasmessa su alcune radio a mezzogiorno, e dalla NBC News nel pomeriggio. Propendo per la seconda ipotesi (informatori complici invece che un travestimento da arabi), perché il rapporto della polizia non parla di abbigliamento esotico trovato nel furgone, ma soprattutto perché l’informatore citato, che insisteva sul particolare dell’abbigliamento, sembrava aver voluto ingannare la polizia sulla posizione esatta del furgone; quest’ultimo venne fermato perché la polizia, invece che di accontentarsi della localizzazione, sbarrò tutti i ponti e le gallerie tra New Jersey e New York. Ma l’importante è questo: se gli israeliani non fossero stati fermati nel tardo pomeriggio, la storia probabilmente sarebbe finita sui giornali, con il titolo ‘Gli Arabi Danzanti’. Invece, fu totalmente ignorata e circolò confidenzialmente come gli ‘Israeliani danzanti’ o i ‘cinque danzatori’.

ehud-barak2Ehud Barak, l’ex capo dell’intelligence militare israeliana (Sayeret Matkal) fu Primo ministro dal luglio 1999 al marzo 2001. Sostituito da Ariel Sharon, si trasferì negli Stati Uniti come consulente dell’Electronic Data Systems e della SCP Partners, una società schermo del Mossad specializzata in problemi di sicurezza che, con i suoi partner Metallurg Holdings e Advanced Metallurgical, poteva produrre nano-termite. SCP Partners aveva un ufficio a dieci chilometri dall’Urban Moving Systems. Un’ora dopo la disintegrazione delle torri, Ehud Barak era negli studi della BBC World a indicare bin Ladin quale principale sospettato (Bollyn, Solving 9-11, pag. 278-280).

200 spie esperte in esplosivi
Pochi, anche tra i ricercatori della verità sull’11 Settembre, conoscono la storia degli “israeliani danzanti” (siamo ancora in attesa, per esempio, che l’associazione Reopen 9/11 ne parli sul suo sito francofono, pur essendo molto puntuale su tutti gli altri aspetti del caso). Pochi sanno, inoltre, che al momento degli attentati, le polizie federali degli Stati Uniti erano impegnate a smantellare la più grande rete spionistica israeliana mai identificata sul territorio statunitense. Nel marzo 2001, il National CounterIntelligence Center (NCIC) pubblicò questo messaggio sul suo sito web: “Durante le ultime sei settimane, i dipendenti degli uffici federali negli Stati Uniti hanno riferito attività sospette relative a individui che si spacciano per studenti stranieri che vendono o consegnano opere d’arte.” Il NCIC precisava che questi individui erano cittadini israeliani. “Si sono presentati nelle abitazioni private di funzionari federali con il pretesto di vendere oggetti artistici [13].”
Nell’estate seguente, la Drug Enforcement Agency (DEA) compilò un rapporto che venne svelato al pubblico dal Washington Post il 23 Novembre 2001, e poi da Le Monde il 14 marzo 2002, prima di essere reso completamente accessibile dalla rivista francese Intelligence Online. Questo rapporto elencava 140 israeliani arrestati dal marzo 2001. Di età compresa tra i 20 e i 30 anni e organizzati in squadre di 4-8 membri, avevano visitato almeno “36 siti sensibili del dipartimento della Difesa”. Molti di loro furono identificati come membri del Mossad e di Aman (l’intelligence militare israeliana), e sei erano in possesso di telefoni comprati da un ex-viceconsole israeliano. Sessanta furono arrestati dopo l’11 settembre, portando a 200 il numero di spie israeliane catturate. Furono tutte poi rilasciate.

DualBannerMichael Chertoff, cittadino israeliano, figlio di un rabbino ortodosso e di una pioniere del Mossad, dirigeva la divisione criminale del dipartimento della Giustizia nel 2001, e come tale fu il responsabile della conservazione e della distruzione di tutti i dati che riguardano l’11 settembre, dalle videocamere del Pentagono alle travi del World Trade Center. E’ a lui che gli “israeliani danzanti” devono il loro discreto rimpatrio. Nel 2003 fu nominato a capo del nuovo dipartimento per la Sicurezza interna, incaricato dell’antiterrorismo nel territorio statunitense, permettendogli di controllare il dissenso, pur continuando a limitare l’accesso ai dossier dell’11 settembre grazie alla legge Sensitive Security Information.

Il rapporto della DEA conclude che “la natura del comportamento di questi individui [...] ci porta a credere che gli incidenti costituissero forse un’attività di raccolta delle informazioni [14].” Ma la natura delle informazioni raccolte è ignota. Può darsi che lo spionaggio fosse una copertura secondaria, un paravento, di questi studenti d’arte israeliani, considerando l’addestramento militare ricevuto da alcuni di loro, ad esempio su demolizioni, esplosivi, preparazione di ordigni, disinnescare bombe, intercettare segnali elettronici secondo il rapporto della DEA. Uno degli agenti arrestati, Peer Segalovitz, “riconobbe di saper far esplodere edifici, ponti, automobili, tutto quello che voleva [15].” Perché questi agenti israeliani avrebbero dovuto distogliere l’attenzione dalla loro vera missione con un’operazione di spionaggio così ostentata quanto inutile, curiosamente concentrata sulla Drug Enforcement Agency? La risposta a questa domanda è suggerita dal legame inquietante, di natura geografica, tra questa rete di persone e gli attentati dell’11 settembre.
Secondo il rapporto della DEA, “la località di Hollywood in Florida sembra essere il punto focale di questi individui [16].” In realtà, più di trenta falsi studenti spia israeliani, arrestati poco prima dell’11 settembre, vivevano  vicino Hollywood in Florida, dove si erano appositamente riuniti 15 dei 19 presunti dirottatori islamici (9 a Hollywood altri 6 dei dintorni). Uno di loro, Hanan Serfaty, da cui passarono almeno un centinaio di migliaia di dollari in tre mesi, aveva preso in affitto altri due appartamenti ad Hollywood, vicino all’appartamento e alla cassetta postale di Mohamed Atta, che ci presenteranno quale capo della banda dei dirottatori. Quali furono i rapporti tra le “spie israeliane” e i “terroristi islamici”? Secondo le spiegazioni imbarazzate dei media allineati, i primi sorvegliavano i secondi. Ascoltiamo ad esempio David Pujadas presentare l’articolo di ‘Intelligence Online‘ al telegiornale del 5 marzo 2002 di France 2: “Sempre a proposito d’Israele, ma riguardante l’Afghanistan ora, questo caso di spionaggio, che suscita preoccupazioni; una rete israeliana è stata smantellata negli Stati Uniti, in particolare in Florida: una delle sue missioni sarebbe stata monitorare degli uomini di al-Qaida (questo prima dell’11 settembre). Certe fonti vanno anche oltre: indicano che il Mossad non avrebbe fornito tutte le informazioni in suo possesso.” Questa spiegazione eufemistica è un esempio di limitazione dei danni. Israele ne esce appena scalfito, poiché non si può accusare un servizio segreto di non condividere le proprie informazioni. Tuttalpiù si può accusare Israele di “aver lasciato correre”, garantendosi l’impunità. Questo spiega, a mio parere, la sotto-copertura di spie dei falsi studenti israeliani, in effetti esperti di attentati false flag. In realtà, la loro volontariamente grossolana copertura da studenti era volta ad attirare l’attenzione sulla copertura secondaria, quella di spie, che serviva da alibi per la loro vicinanza ai presunti terroristi.
La verità è probabilmente che non spiavano i terroristi, ma li manipolavano, li  finanziavano e probabilmente li hanno eliminati poco prima dell’11 settembre. Un articolo del New York Times del 18 febbraio 2009, riferisce che la Ali al-Jarrah, cugino del sospetto terrorista sul Volo 93 Ziad al-Jarrah, fu per 25 anni una spia del Mossad infiltrata nella resistenza palestinese e in Hezbollah dal 1983. E’ attualmente in carcere in Libano. Ricordiamo inoltre che il Mohamed Atta della Florida era finto. Il vero Mohamed Atta, che ha chiamò suo padre dopo gli attentati (come questi confermò alla rivista tedesca Bild am Sonntag, alla fine del 2002), era descritto dalla famiglia come devoto, riservato, puritano e spaventato dall’idea di volare. Gli avevano rubato il  passaporto nel 1999, mentre studiava architettura ad Amburgo. Il falso Mohamed Atta della Florida viveva con una spogliarellista, mangiava carne di maiale, amava le auto veloci, i casinò e la cocaina. Come riportato dal South Florida Sun-Sentinel del 16 settembre (con il titolo “Il comportamento dei sospettati non si giustifica”), seguito da molti quotidiani nazionali, questo Atta veniva descritto come un ubriacone e drogato che pagava diverse prostitute nelle settimane e nei giorni precedenti gli attentati dell’11 settembre, e altri quattro terroristi suicidi ebbero un comportamento simile, poco compatibile per degli islamisti che si preparano a morire [17].

La rete di New York
Secondo l’agente rinnegato Victor Ostrovsky (Attraverso l’inganno, 1990), il Mossad deve la sua efficienza alla rete internazionale di Sayanim (“collaboratori”), termine ebraico che descrive gli ebrei che vivono fuori da Israele e pronti ad eseguire su richiesta azioni illegali, senza necessariamente conoscerne lo scopo. Si contano a migliaia negli Stati Uniti, in particolare a New York, dove si concentra la comunità ebraica degli Stati Uniti. Larry Silverstein, l’affittuario delle Torri Gemelle nell’aprile 2001, appare come l’archetipo del sayanim dell’11 settembre. È membro di spicco della United Jewish Appeal Federation of Jewish Philanthropies of New York, il più grande collettore di fondi per Israele degli Stati Uniti (dopo il governo degli Stati Uniti, che versa ogni anno tre miliardi di aiuti a Israele). Silverstein era anche, al momento degli attentati, intimo amico di Ariel Sharon e Benjamin Netanyahu con cui intratteneva conversazioni ogni domenica, secondo il quotidiano israeliano Haaretz. Il socio di Silverstein nel contratto di locazione del WTC per un centro commerciale al piano seminterrato, Frank Lowy, era un altro “filantropo” sionista vicino ad Ehud Barak ed Ehud Olmert, e un ex-membro dell’Haganah. Il capo della New York Port Authority, che privatizzò il WTC concedendolo in affitto a Silverstein e Lowy era Lewis Eisenberg, membro dell’United Jewish Appeal Federation ed ex-vicepresidente dell’AIPAC. Silverstein, Lowy ed Eisenberg erano indubbiamente tre uomini chiave nella pianificazione degli attentati contro le Torri Gemelle.
Altri membri della rete di New York poterono essere identificati. Secondo il rapporto del NIST, il Boeing che si schiantò sulla torre Nord “fece uno squarcio ampio più della metà della larghezza del palazzo, dal 93° al 99° piano. Tutti questi piani erano occupati dalla Marsh & McLennan, una compagnia di assicurazione internazionale che occupava anche il 100° piano [18].” L’amministratore delegato di Marsh & McLennan era Jeffrey Greenberg, membro di una ricca famiglia ebraica che aveva contribuito notevolmente alla campagna di George W. Bush. I Greenberg erano anche tra gli assicuratori delle Torri Gemelle, e il 24 luglio 2001 presero la precauzione di rinegoziare i contratti presso i concorrenti che dovevano indennizzare Silverstein e Lowy. Essendo il mondo dei neocon piccolo, proprio nel novembre 2000 il Consiglio di Amministrazione di Marsh & McLennan accolse Paul Bremer, presidente della Commissione nazionale sul terrorismo al momento degli attentati, poi nominato nel 2003 a capo della Coalition Provisional Authority (CPA).
Complicità dovranno essere ricercate anche negli aeroporti e nelle compagnie aeree coinvolte negli attentati. Gli aeroporti da cui partirono i voli AA11, UA175 e UA93 (aeroporto Logan di Boston e aeroporto di Newark nei pressi di New York) avevano subappaltato le loro sicurezza alla società ‘International Consultants on Targeted Security (ICTS)’, una società con capitale israeliano guidata da Menachem Atzmon, un tesoriere del Likud. Un’approfondita indagine permetterebbe certamente di trovare altre complicità. Per esempio dovrebbe interessare la Zim Israel Navigational, un gigante del trasporto marittimo controllato per il 48% dallo Stato ebraico (noto per servire da copertura del servizio segreto israeliano), la cui antenna statunitense lasciò i suoi uffici nel WTC, con relativi 200 dipendenti, il 4 Settembre 2001, una settimana prima degli attentati; “come per atto divino [19]“, disse l’amministratore delegato Shaul Cohen-Mintz.

E’ il petrolio, stupido!
Tutti questi fatti danno un nuovo senso ai propositi del membro della Commissione sull’11 settembre Bob Graham, che citava nell’intervista alla PBS nel dicembre del 2002, “Abbiamo la prova che governi stranieri supportarono almeno le attività di certi terroristi negli Stati Uniti [20].” Graham, ovviamente, si riferiva all’Arabia Saudita. Perché la famiglia Saud avrebbe finanziato Usama bin Ladin, nonostante gli avesse revocato la cittadinanza saudita e messogli una taglia dopo gli attentati realizzati sul proprio territorio? La risposta di Graham, formulata nel luglio 2011, fu “le minacce di Usama di fomentare tumulti sociali contro la monarchia, guidati da al-Qaida [21].” I Saud avrebbero supportato bin Ladin temendo le sue minacce di fomentare rivolte. Questa ridicola teoria (Graham, a corto di argomenti, ne fece un romanzo) [22] non ha che uno scopo: distogliere i sospetti dal solo ‘governo straniero’ i cui legami con i presunti terroristi vengono dimostrati, Israele, piuttosto che la sua nemica Arabia Saudita. Vien da ridere, leggendo la presentazione del libro La Guerre d’après (2003) dell’anti-saudita Laurent Murawiec, secondo cui “Il potere regale (saudita) è riuscito negli anni ad infiltrare agenti d’influenza ai vertici del governo degli Stati Uniti organizzando un’efficace lobby intellettuale che controlla diverse delle università più prestigiose del Paese [23].” Afferma inoltre che la pista saudita è stata insabbiata per via dell’amicizia tra i Bush e i Saud. Graham e i suoi amici neocon usano George W. Bush come fusibile o parafulmine. Una strategia che paga, in quanto il movimento 9/11 Truth, nel suo complesso, s’accanisce contro di lui e vieta di pronunciare il nome d’Israele. Si riconosce l’arte di Machiavelli: fare svolgere il lavoro sporco a terzi, e poi esporli al verdetto popolare.
Il giorno in cui, sotto la pressione dell’opinione pubblica, i grandi media saranno costretti ad abbandonare la tesi ufficiale, il movimento dissidente sarà stato ampiamente infiltrato e gli slogan sull’11 settembre, come Inside Job, avranno già preparato le menti a scatenarsi contro Bush, Cheney ed altri, mentre i neocon rimarranno fuori dalla portata della giustizia. E se il giorno delle grandi rivelazioni, i media sionisti non riuscissero a tenere Israele fuori dall’attenzione, lo Stato ebraico potrà sempre giocare la carta chomskiana: America made me do it. Noam Chomsky [24], rimasto nell’estrema sinistra dopo che il trotskista Irving Kristol è passato all’estrema destra formando il movimento neocon, continua a rilanciare inesorabilmente l’argomento trito che Israele non fa altro che eseguire la volontà degli Stati Uniti, di cui non sarebbe che il 51° Stato e il gendarme in Medio Oriente. Secondo Chomsky e le figure mediatizzate della sinistra radicale statunitense come Michael Moore, la destabilizzazione del Medio Oriente sarebbe volontà di Washington piuttosto che di Tel Aviv. La guerra in Iraq? Per il petrolio: “Certo che era per le risorse energetiche dell’Iraq. La questione non si pone [25].” Segno dei tempi che cambiano, ecco che Chomsky riprende il ritornello di Alan Greenspan, direttore della Federal Reserve, che nel suo libro ‘L’età della turbolenza’ (2007) fa finta di rivelare “ciò che tutti sanno: una dei principali motivi della guerra all’Iraq, è il petrolio della regione.”
A ciò bisogna rispondere con James Petras (Zionism, Militarism and the Decline of US Power), Stephen Sniegoski (The Transparent Cabal) e Jonathan Cook (Israel and the Clash of Civilizations): “Big Oil non solo non ha incoraggiato l’invasione, ma non è riuscito nemmeno a controllare un singolo pozzo di petrolio, nonostante la presenza di 160.000 soldati statunitensi, di 127.000 mercenari pagati dal Pentagono e dal dipartimento di Stato e di un governo di fantocci corrotti [26].” No, il petrolio non spiega la guerra in Iraq, né spiega la guerra in Afghanistan, né spiega l’assalto alla Siria per mezzo dei mercenari, e neanche spiega la prevista guerra contro l’Iran. E non è certamente la lobby del petrolio che ha il potere d’imporre il “grande tabù” a tutta la sfera mediatica (da Marianne a Echoes, nel caso della Francia).

La cultura israeliana del terrorismo false flag
Un breve promemoria è necessario per collocare meglio l’11 settembre nella Storia. Gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione di produzione di falsi pretesti di guerra. Potremmo risalire al 1845 con la guerra espansionistica contro il Messico, scatenata dalle provocazioni statunitensi sulla contesa zona al confine con il Texas (il fiume Nueces per i messicani, il Rio Grande per i texani) finché gli scontri diedero al presidente James Polk (un texano), la possibilità di dichiarare che i messicani avevano “versato sangue di americani sul suolo americano‘”. Dopo la guerra, un deputato di nome Abraham Lincoln fece riconoscere al Congresso la menzogna di questo casus belli. Da allora in poi, tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti lo furono per falsi pretesti: l’esplosione dell’USS Maine per la guerra contro la Spagna a Cuba, l’affondamento del Lusitania per l’ingresso nella Prima guerra mondiale, Pearl Harbor per la Seconda e il Golfo del Tonchino per la guerra al Vietnam del Nord. Tuttavia, solo per l’esplosione dell’USS Maine, che causò qualche morto, c’è ancora la possibilità di non parlare propriamente dello stratagemma della false flag.
Tuttavia, è un dato di fatto che Israele abbia un passato gravido ed esperienza di attentati false flag. La storia mondiale di tali stratagemmi, indubbiamente dovrebbe consacrare la metà delle sue pagine ad Israele, pur essendo la più giovane delle nazioni moderne. Tale piega fu presa anche prima della creazione d’Israele, con l’attentato al King David Hotel, il quartier generale delle autorità inglesi a Gerusalemme. La mattina del 22 luglio 1946, sei terroristi dell’Irgun (la banda terroristica comandata da Menachem Begin, futuro Primo ministro), travestiti da arabi furono visti entrare nell’edificio e depositare presso il pilastro centrale dell’edificio 225kg di tritolo nascosto in bidoni del latte, mentre altri terroristi dell’Irgun piazzavano esplosivo nelle strade di accesso all’edificio, per impedire l’arrivo dei soccorsi. Quando un ufficiale inglese s’insospettì, esplose uno scontro a fuoco nell’hotel e i membri del commando fuggirono accendendo gli esplosivi. L’esplosione uccise 91 persone, in maggioranza inglesi, ma anche 15 ebrei.
Lo schema venne ripetuto in Egitto nell’estate del 1954, con l’operazione Susannah, il cui scopo era compromettere il ritiro degli inglesi dal Canale di Suez, come richiesto dal colonnello Gamal Abdel Nasser con il supporto del presidente Eisenhower. Quest’operazione fu sventata ed è nota come “Affare Lavon”, dal nome del Primo ministro israeliano responsabile degli attentati. L’attacco sotto falsa bandiera israeliano più famoso e più catastrofico  riguardò la nave statunitense della NSA USS Liberty, l’8 giugno 1967 al largo delle coste dell’Egitto, due giorni prima della fine della guerra dei Sei giorni; già si assisteva alla profonda collaborazione tra Israele e gli Stati Uniti, quando l’amministrazione Johnson coprì e forse perfino incitò questo crimine contro i propri tecnici e soldati. Ho citato questi due casi in un precedente articolo e non ne parlerò più [27].
Nel 1986, il Mossad tentò di far credere che una serie di ordini terroristici fossero stati trasmessi dalla Libia alle varie ambasciate libiche nel mondo. Secondo l’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky (Attraverso l’inganno, 1990), il  servizio segreto israeliano utilizzò un sistema di comunicazioni speciale chiamato “Cavallo di Troia”, installato da un commando nel territorio nemico. Il sistema fungeva da stazione di trasmissioni di falsi comunicati inviati da una nave israeliana, e immediatamente inserite sulle frequenze utilizzate dallo Stato libico. Come aveva sperato il Mossad, la NSA captò e decifrò le trasmissioni che furono interpretate come prova che i libici sostenessero il terrorismo; cosa che i rapporti del Mossad opportunamente confermarono. Israele sfruttava la promessa di Reagan di attuare ritorsioni contro qualsiasi Paese colto a sostenere il terrorismo. Gli statunitensi caddero nella trappola e si trascinarono gli inglesi e i tedeschi. Il 14 aprile 1986, centosessanta aerei statunitensi sganciarono oltre sessanta tonnellate di bombe sulla Libia, mirando principalmente ad aeroporti e basi militari. Tra le vittime libiche vi fu la figlia adottiva di Gheddafi, di quattro anni. La missione fece saltare un accordo per il rilascio degli ostaggi statunitensi trattenuti in Libano.

isserharelIsser Harel, fondatore dei servizi segreti israeliani, avrebbe predetto al cristiano sionista Michael Evans, nel 1980, che il terrorismo islamico infine avrebbe colpito gli Stati Uniti. “Nella teologia islamica, il simbolo fallico è molto importante. Il vostro simbolo fallico più grande è l’edificio più alto di New York, e sarà quel simbolo fallico che colpiranno”. Nel riferire ciò in un intervista nel 2004 Evans, autore di “The American Prophecies, Terrorism and Mid-East Conflict Reveal a Nation’s Destiny“, sperava di far passare Harel per un profeta. Le menti razionali vedranno che l’11 settembre è maturato 30 anni prima, nel seno dello Stato profondo israeliano.

La capacità di manipolazione del Mossad, oggi possono essere ulteriormente illustrate da due fatti analizzati da Thomas Gordon. Il 17 aprile 1986 una giovane irlandese di nome Ann-Marie Murphy imbarcò, a sua insaputa, 1,5 chili di Semtex su un volo da Londra a Tel Aviv. Il suo fidanzato, un pakistano di nome Nezar Hindawi, fu arrestato mentre cercava di fuggire verso l’ambasciata siriana. Entrambi erano stati effettivamente ‘gestiti’ dal Mossad, che ottenne il risultato desiderato: il governo della Thatcher ruppe le relazioni diplomatiche con la Siria. Ma l’inganno fu sventato dai vertici (come Jacques Chirac confessò al Washington Times) [28]. Nel gennaio 1987, il palestinese Ismail Sowan, una talpa del Mossad infiltrata nell’OLP a Londra, ricevette da uno sconosciuto che diceva di essere un inviato dei capi dell’OLP, due valigie piene di armi ed esplosivi. Ismail avvertì i suoi contatti del Mossad, che l’inviarono a Tel Aviv e che, al suo ritorno, denunciarono presso Scotland Yard come sospetto di un possibile attentato islamista a Londra. Ismail venne arrestato al suo ritorno a Heathrow e accusato sulla base delle armi trovate a casa sua. Risultato: il Mossad fece un favore al governo Thatcher [29].
Dopo l’attentato del 26 febbraio 1993 contro il World Trade Center, l’FBI  arrestò il palestinese Ahmed Ajaj e lo identificò quale terrorista legato ad Hamas, ma il giornale israeliano Kol Ha’ir dimostrò che Ajaj non ebbe mai a che fare con Hamas o l’OLP. Secondo il giornalista Robert Friedman, autore di un articolo su The Village Voice del 3 agosto 1993, Ajaj era in realtà un piccolo truffatore arrestato nel 1988 per falsificazione di dollari, condannato a due anni e mezzo di carcere e rilasciato dopo un anno grazie al suo accordo con il Mossad, per conto del quale infiltrò alcuni gruppi palestinesi. Dopo il suo rilascio, Ajaj venne arrestato e imprigionato di nuovo per breve tempo, questa volta per aver cercato di contrabbandare armi per Fatah in Cisgiordania. Fu quindi con l’attentato al WTC nel 1993 che vennero attuate le stesse tattiche utilizzate dagli israeliani nel 2001: compiere attentati terroristici da attribuire ai Palestinesi.

Atentado_AMIA-635x357L’attentato contro l’ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1992, che causò 29 morti e 242 feriti, fu immediatamente attribuito a un kamikaze di Hezbollah che avrebbe usato un camion bomba. Ma il magistrato incaricato delle indagini svelò le pressioni dei delegati statunitensi ed israeliani, così come le manipolazioni delle prove e le false testimonianze volte a orientare le indagini verso l’ipotesi del camion-bomba, mentre i fatti indicavano che l’esplosione avvenne dall’interno dell’edificio. Quando la Corte Suprema argentina confermò questa tesi, il portavoce dell’ambasciata israeliana accusò i giudici di antisemitismo.

E’ interessante ricordare ciò che scrissero Philip Zelikow e John Deutch nel dicembre 1998, in un articolo per Foreign Affairs dal titolo “terrorismo catastrofico”, immaginando a proposito di quella del 1993, che la bomba fosse stata nucleare, evocando già una nuova Pearl Harbour. “Tale atto di ‘terrorismo catastrofico’, che ucciderebbe migliaia o decine di migliaia di persone, e influenzerebbe i bisogni vitali di centinaia di migliaia, forse milioni, di persone, sarebbe il punto di non ritorno nella storia degli Stati Uniti.  Potrebbe causare perdite umane e materiali senza precedenti in tempo di pace, e avrebbe certamente pregiudicato il senso di sicurezza degli USA entro i propri confini, come accadde similmente con il test atomico sovietico nel 1949, o forse peggio. [...] Come Pearl Harbor, questo evento dividerebbe la nostra storia tra un prima e un dopo. Gli Stati Uniti, in un caso del genere, potrebbero rispondere con misure draconiane, riducendo le libertà individuali, consentendo un maggiore controllo sui cittadini, la detenzione dei sospetti e l’uso letale della forza [30].” Il 12 gennaio 2000, secondo il settimanale indiano The Week, ufficiali dell’intelligence indiana arrestarono all’aeroporto di Calcutta undici predicatori islamisti che stavano imbarcandosi su un volo diretto in Bangladesh. Erano sospettati di appartenere ad al-Qaida e di voler dirottare l’aereo. Si  spacciarono da afghani soggiornanti in Iran prima di trascorrere due mesi in India a predicare l’Islam. Ma si scoprì che avevano tutti passaporti israeliani. L’ufficiale dei servizi segreti indiani disse a The Week che Tel Aviv “esercitò forti pressioni” su Delhi per assicurarsene il rilascio.
Il 12 ottobre 2000, nelle ultime settimane del mandato di Clinton, il cacciatorpediniere USS Cole, in rotta verso il Golfo Persico, ricevette l’ordine dalla sua base di partenza a Norfolk, di fare rifornimento nel porto di Aden nello Yemen, una procedura insolita dal momento che questi cacciatorpediniere vengono generalmente riforniti da una petroliera della Marina in mare aperto. Il comandante della nave espresse sorpresa e preoccupazione: l’USS Cole era stato già rifornito all’ingresso del Canale di Suez, e lo Yemen era una zona ostile. L’USS Cole stava attraccando quando fu avvicinato da un dinghy assegnato, apparentemente, alla rimozione dei rifiuti, che esplose contro lo scafo uccidendo 17 marinai e ferendone 50. I due “kamikaze” alla guida della barca morirono in questo “attentato suicida”. L’attentato fu subito attribuito ad al-Qaida, anche se bin Ladin non lo rivendicò e i taliban negarono che il loro ospite potesse esservi coinvolto. L’accusa diede agli Stati Uniti il pretesto per costringere il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh a cooperare nella lotta contro l’islamismo anti-imperialista, chiudendo, per cominciare, tredici campi paramilitari sul suo territorio. Inoltre, qualche settimana prima delle elezioni, l’attentato fu la ‘sorpresa d’ottobre’ che portò al potere Bush. John O’Neill era a capo delle indagini nello Yemen. Agente dell’FBI da 20 anni con esperienza specialistica nell’antiterrorismo, aveva indagato sull’attentato al WTC del 1993. La sua squadra arrivò a sospettare che Israele avesse lanciato un missile da un sottomarino: il buco indicava una carica perforante, non spiegabile dalla sola esplosione del dinghy. I sospetti furono condivisi anche dal presidente Saleh che evocò in un’intervista a Newsweek la possibilità che “l’attentato fosse opera d’Israele che cercava di danneggiare le relazioni USA-Yemen [31].” O’Neill e la sua squadra subirono l’ostilità dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Barbara Bodine. Ebbero il divieto d’immergersi per ispezionare i danni. Infine, approfittando del loro rientro a New York per il Ringraziamento, Bodine ne impedì il ritorno nello Yemen. I membri dell’equipaggio del Cole ricevettero l’ordine di non parlare dell’attacco al Naval Criminal Investigative Service (NCIS). Nel luglio 2001, O’Neill si dimise dall’FBI e si vide subito offrire l’incarico di capo della sicurezza al WTC, che doveva occupare a partire dall’11 settembre 2001. Il suo corpo fu rinvenuto tra le macerie del WTC, disperso da due giorni. Invece Barbara Bodine entrò a far parte, nel 2003, nella corrotta squadra della Coalition Provisional Authority (CPA) di Baghdad.

mossad_mottoDove si ferma la lista dei falsi attentati islamici d’ideazione sionista? Il “New York Times” e altri giornali hanno riferito che il 19 settembre 2005, due agenti delle forze speciali britanniche (SAS) vennero arrestati dopo aver forzato un posto di blocco su un’auto carica di armi, munizioni, esplosivi e detonatori, che guidavano travestiti da arabi. Si sospetta che progettassero   attentati mortali nel centro di Bassora, nel corso di un evento religioso, per fomentare il conflitto tra sciiti e sunniti. La sera stessa, unità SAS liberarono i due agenti distruggendo il carcere, con il supporto di una decina di carri armati e di elicotteri. Il capitano Masters, incaricato delle indagini su questa vicenda imbarazzante, morì a Bassora il 15 ottobre.

Note
[1] Osama-Berlusconi? “Trappola giornalistica”; Demystifying 9/11: Israel and the Tactics of Mistake — Alan Sabrosky
[2] “Wildcard. Ruthless and cunning. Has capability to target U.S. forces and make it look like a Palestinian/Arab act” (Rowan Scarborough, “U.S. troops would enforce peace Under Army study”, The Washington Times, 10 settembre 2001).
[3] Oltre al libro di Hisham Hamza e quello di Christopher Bollyn, consultare su questo tema: Justin Raimondo, The Terror Enigma: 9/11 and the Israeli Connection, iUniversal 2003, così come l’articolo di Christopher Ketcham “What Did Israel Know in Advance of the 9/11 Attacks?” Counterpunch, 2007, vol. 14, pag. 1-10.
[4] «Vehicle possibly related to New York terrorist attack. White, 2000 Chevrolet van with New Jersey registration with ’Urban Moving Systems’ sign on back seen at Liberty State Park, Jersey City, NJ, at the time of first impact of jetliner into World Trade Center. Three individuals with van were seen celebrating after initial impact and subsequent explosion» (Raimondo, The Terror Enigma, p. xi).
[5] «We are Israelis. We are not your problem. Your problems are our problems. The Palestinians are your problem » (Hicham Hamza, Le Grand Tabou, ch. 2).
[6] «There are maps of the city in the car with certain places highlighted. It looked like they’re hooked in with this. It looked like they knew what was going to happen when they were at Liberty State Park» (Raimondo, The Terror Enigma, p. xi).
[7] «I was in tears. These guys were joking and that bothered me» (Raimondo, The Terror Enigma, p. 19 ). Hamza, Le Grand Tabou, ch. 2.
[8] «They smiled, they hugged each other and they appeared to ‘high five’ one another»; «the United States will take steps to stop terrorism in the world»; «Give us twenty years and we’ll take over your media and destroy your country»; «an individual in South America with authentic ties to Islamic militants in the middle east»; «The vehicule was also searched by a trained bomb-sniffing dog which yielded a positive result for the presence of explosive traces» (Hamza, Le Grand Tabou, ch. 2).
[9] «that the FBI no longer has any investigative interests in the detainees and they should proceed with the appropriate immigration proceedings» (Hamza, Le Grand Tabou, ch. 2).
[10] “Our purpose was to document the event” (su Youtube, «Dancing Israelis Our purpose was to document the event»).
[11] «Yes, we have a white van, 2 or 3 guys in there, they look like Palestinians and going around a building. […] I see the guy by Newark Airport mixing some junk and he has those sheikh uniforms. […] He’s dressed like an Arab» (Bollyn, Solving 9-11, p. 278-80).
[12] «Yes, we have a white van, 2 or 3 guys in there, they look like Palestinians and going around a building. […] I see the guy by Newark Airport mixing some junk and he has those sheikh uniforms. […] He’s dressed like an Arab» (Bollyn, Solving 9-11, p. 278-80).
[13] “In the past six weeks, employees in federal office buildings located throughout the United States have reported suspicious activities connected with individuals representing themselves as foreign students selling or delivering artwork.” “these individuals have also gone to the private residences of senior federal officials under the guise of selling art.” Il rapporto completo della DEA
[14] “The nature of the individuals’ conducts […] leads us to believe the incidents may well be an organized intelligence gathering activity” (Raimondo, The Terror Enigma, p. x).
[15] “acknowledged he could blow up buildings, bridges, cars, and anything else that he needed to” (Bollyn, Solving 9/11, p. 159).
[16] The Hollywood, Florida, area seems to be a central point for these individuals” (Raimondo, The Terror Enigma, p. 3).
[17] David Ray Griffin, 9/11 Contradictions, Arris Books, 2008, p. 142-156, cita Daily Mail, Boston Herald, San Francisco Chronicle e Wall Street Journal.
[18] «The aircraft cut a gash that was over half the width of the building and extended from the 93rd floor to the 99th floor. All but the lowest of these floors were occupied by Marsh & McLennan, a worldwide insurance company, which also occupied the 100th floor» (p. 20). Elementi analizzati da Lalo Vespera su La Parenthèse enchantée, capitolo 10.
[19] «Like an act of God, we moved» (USA Today, 17 settembre 2001).
[20] “evidence that there were foreign governments involved in facilitating the activities of at least some of the terrorists in the United States” (Raimondo, The Terror Enigma, p. 64).
[21] «the threat of civil unrest against the monarchy, led by al Qaeda» («Saudi Arabia: Friend or Foe?», The Daily Beast, 11 juillet 2011).
[22] The Keys to the Kingdom, Vanguard Press, 2011.
[23] Presentazione su Amazon (http://www.amazon.ca/Guerre-Dapres-La-LAURENT-MURAWIEC/dp/2226137548)
[24] «Le contrôle des dégâts: Noam Chomsky et le conflit israélo-israélien» e «Contrairement aux théories de Chomsky, les États-Unis n’ont aucun intérêt à soutenir Israël», Jeffrey Blankfort, Traduzione di Marcel Charbonnier, Réseau Voltaire, 30 luglio e 21 agosto 2006
[25] “Of course it was Iraq’s energy resources. It’s not even a question” (cité dans Stephen Sniegoski, The Transparent Cabal: The Neoconservative Agenda, War in the Middle East, and the National Interest of Israel, Enigma Edition, 2008, p. 333).
[26] «‘Big Oil’ not only did not promote the invasion, but has failed to secure a single oil field, despite the presence of 160,000 US troops, 127,000 Pentagon/State Department paid mercenaries and a corrupt puppet régime» (James Petras, Zionism, Militarism and the Decline of US Power, Clarity Press, 2008, p. 18).
[27] Voltairenet
[28] Gordon Thomas, Histoire secrète du Mossad: de 1951 à nos jours, Nouveau Monde éditions, 2006, p. 384-5.
[29] Thomas, Histoire secrète du Mossad, p. 410-41.
[30] “An act of catastrophic terrorism that killed thousands or tens of thousands of people and/or disrupted the necessities of life for hundreds of thousands, or even millions, would be a watershed event in America’s history. It could involve loss of life and property unprecedented for peacetime and undermine Americans’ fundamental sense of security within their own borders in a manner akin to the 1949 Soviet atomic bomb test, or perhaps even worse. […] Like Pearl Harbor, the event would divide our past and future into a before and after. The United States might respond with draconian measures scaling back civil liberties, allowing wider surveillance of citizens, detention of suspects and use of deadly force” (Griffin, 9/11 Contradictions, p. 295-6).
[31] “Trying to spoil the U.S.-Yemeni Relationship

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Thierry Meyssan: “I terroristi siriani sono stati addestrati dall’UCK in Kosovo”

Intervista alla rivista serba Geopolitika
Thierry Meyssan risponde alle domande della rivista serba Geopolitika. Ritornando sulla sua interpretazione dell’11 settembre, degli eventi in Siria e della situazione attuale in Serbia
Rete Voltaire Belgrado (Serbia) 2 dicembre 2012

LibyaSyriaGeopolitika: signor Meyssan, siete diventato famoso in tutto il mondo quando è stato pubblicato il libro L’Incredibile Menzogna, che mette in discussione la versione ufficiale delle autorità statunitensi sull’attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Il suo libro ha incoraggiato altri intellettuali ad esprimere i loro dubbi su questo tragico evento. Potrebbe brevemente dire ai nostri lettori che cosa è realmente accaduto l’11 settembre, cosa è successo o cosa è esploso sul Pentagono: si trattava di un aereo, che vi si è schiantato, o di qualcosa d’altro? Che cosa è successo con gli aerei che si sono schiantati contro le torri gemelle, e in particolare nel terzo edificio vicino alle torri? Qual è il contesto più profondo dell’attacco, che ha avuto un impatto globale e ha cambiato il Mondo?
Thierry Meyssan: E’ sorprendente che la stampa mondiale abbia ripreso la versione ufficiale, da un lato perché è assurdo, dall’altra parte perché non riesce a spiegare alcuni fatti. L’idea che un tossicodipendente, nascosto in una grotta in Afghanistan, e venti individui, armati di taglierini, possano distruggere il World Trade Center e colpire il Pentagono prima che l’esercito più potente del Mondo avesse il tempo di reagire, non è nemmeno degna di un fumetto. Ma la storia più grottesca è che pochi giornalisti occidentali si pongono delle domande. Inoltre, la versione ufficiale ignora la speculazione sul mercato azionario sulle aziende vittime degli attacchi, l’incendio di un edificio annesso alla Casa Bianca, o il crollo della terza torre del World Trade Center, quel pomeriggio. Tutti eventi che non sono nemmeno menzionati nella relazione finale della Commissione presidenziale d’inchiesta.
Nel merito, non si parla della cosa più importante di quel giorno: dopo l’attacco al World Trade Center, il piano di continuità del governo è stato attivato illegalmente. Esiste una procedura in caso di guerra nucleare. Se vi fosse l’annientamento delle autorità civili e militari, verrebbe instaurato un governo alternativo. Intorno alle 10:30, il piano venne attivato anche se le autorità civili erano ancora in grado di esercitare le loro responsabilità. Il potere passò ai militari che lo restituirono ai civili solo intorno alle 16:30. Durante questo periodo, dei commando raccolsero quasi tutti i membri del Congresso e i funzionari di governo, per metterli in salvo nei rifugi nucleari. Quindi ci fu un colpo di stato militare di un paio d’ore, giusto il tempo per i golpisti per imporre una propria linea politica: uno stato di emergenza permanente all’interno e l’imperialismo globale all’estero. Il 13 settembre, il Patriot Act venne presentato al Senato. E non si tratta di una legge, ma di un sostanzioso codice antiterrorismo la cui redazione venne effettuata in segreto per due o tre anni. Il 15 settembre, il presidente Bush approvò il piano della “matrice mondiale”, che istituiva un sistema globale di rapimenti, prigioni segrete, torture e omicidi. Nella stessa riunione, venne approvato un piano di attacchi in successione a Afghanistan, Iraq, Libano, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Iran. Si può vedere che la metà del programma è già stata completata.
Questi attacchi, il colpo di stato e i crimini successivi sono stati organizzati da quello che dovrebbe essere chiamato Stato profondo (questa espressione viene usata per descrivere il potere segreto militare in Turchia o in Algeria). Questi eventi sono stati progettati da un gruppo molto ristretto: gli straussiani, vale a dire, i discepoli del filosofo Leo Strauss. Queste sono le stesse persone che hanno indotto il Congresso degli Stati Uniti al riarmo nel 1995, e che ha organizzato lo smembramento della Jugoslavia. Dobbiamo ricordare, ad esempio, che Alija Itzetbegovic ebbe come consulente politico Richard Perle, come consigliere militare Usama bin Ladin e come consulente mediatico Bernard-Henri Lévy.

Geopolitika: Il suo libro e il suo atteggiamento anti-americano, espresso liberamente sulla rete indipendente Voltaire, sono stati la fonte di problemi che avete avuto personalmente con l’amministrazione dell’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy. Puoi dirci un po’ di più? Infatti, nell’articolo che ha scritto su Sarkozy, dal titolo “Operazione Sarkozy: come la CIA ha messo uno dei suoi agenti alla presidenza della Repubblica francese“, ha inserito informazioni sensibili che ricordano dei thriller politico-criminali.
Thierry Meyssan: Non sono antiamericano. Io sono un antiimperialista e penso che anche il popolo degli Stati Uniti sia una vittima dei suoi leader politici. Ho scoperto che Nicolas Sarkozy ha vissuto la sua adolescenza a New York, presso l’ambasciatore Frank Wisner Jr. Questo personaggio è uno dei più grandi dirigenti della CIA, che è stata fondata dal padre, Frank Wisner Sr. Ne consegue che la carriera di Nicolas Sarkozy è stata interamente determinata dalla CIA. Non vi è quindi da stupirsi che, diventato presidente della Repubblica francese, abbia difeso gli interessi di Washington e non quelli francesi. I Serbi hanno familiarità con Frank Wisner Jr., è lui che ha organizzato l’indipendenza unilaterale del Kosovo come rappresentante speciale del Presidente degli Stati Uniti. Ho spiegato tutto questo in dettaglio nel corso di un discorso al Media Forum Euroasiatico (in Kazakistan) e mi è stato chiesto di svilupparlo in un articolo per Odnako (Russia). Accadde che, per un capriccio del momento, venisse pubblicato durante la guerra in Georgia, quando Sarkozy si recò a Mosca. Il primo ministro Vladimir Putin mise la rivista sul tavolo prima di iniziare a chiacchierare con lui. Questo, ovviamente, non ha migliorato il mio rapporto con Sarkozy.

Geopolitika: signor Meyssan, qual è la situazione attuale in Siria, la situazione sul fronte e la situazione nella società siriana? L’Arabia Saudita e il Qatar, così come i paesi occidentali, che vogliono rovesciare il sistema politico del presidente Bashar Assad con forza, sono vicine a realizzare il loro obiettivo?
Thierry Meyssan: dei 23 milioni di siriani, 2-2,5 milioni sosterrebbero i gruppi armati che cercano di destabilizzare il paese e indebolire il suo esercito. Hanno preso il controllo di diverse città e vaste zone rurali. In ogni caso, questi gruppi armati non saranno in grado di rovesciare il regime. Il piano prevedeva che le prime azioni terroristiche occidentali creassero un ciclo di provocazione/repressione per giustificare un intervento internazionale, sul modello terrorismo dell’UCK e repressione di Slobodan Milosevic, seguito dall’intervento della NATO. Indichiamo di passaggio, che è stato dimostrato che dei gruppi che combattono in Siria sono stati addestrati al  terrorismo dai membri dell’UCK in Kosovo. Questo piano non è riuscito perché la Russia di Vladimir Putin non è quella di Boris Eltsin. Mosca e Pechino non hanno permesso alla NATO di intervenire e da allora la situazione marcisce.

Geopolitika: Che cosa otterrebbero Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita e Qatar, abbattendo il presidente al-Assad?
Thierry Meyssan: ciascuno Stato membro della coalizione ha un suo interesse in questa guerra, e ritiene di poterlo soddisfare, anche se questi interessi sono talvolta contraddittori. A livello politico, c’è il desiderio di spezzare l'”Asse della resistenza al sionismo” (Iran-Iraq-Siria-Hezbollah-Palestina). C’è anche il desiderio di continuare il “rimodellamento del Grande Medio Oriente.” Ma la cosa più importante è di natura economica: si sono scoperte enormi riserve di gas naturale nella parte sud-orientale del Mediterraneo. Il centro di questo giacimento è vicino Homs in Siria (più precisamente, Qara).

Geopolitika: Puoi dirci un po’ di più della ribellione di al-Qaida in Siria, i cui rapporti con gli Stati Uniti sono in contraddizione, a dir poco, se si guardano le loro azioni sul campo? Lei ha detto in un’intervista che il rapporto tra Abdelhakim Belhadj e la NATO è stato quasi istituzionalizzato. Al-Qaida per chi combatte in realtà?
Thierry Meyssan: Al-Qaida era in origine il nome dei database, dei file di computer, dei mujahidin arabi inviati a combattere in Afghanistan contro i sovietici. Per estensione, si sono denominati al-Qaida gli ambienti jihadisti in cui sono stati reclutati questi mercenari. Poi con al-Qaida è stata designata la cerchia di bin Ladin e, per estensione, tutti i gruppi che nel Mondo sostengono l’ideologia di bin Ladin. Secondo il momento e le esigenze, questo movimento è stato più o meno numeroso. Durante la prima guerra in Afghanistan, la guerra in Bosnia e le guerre in Cecenia, questi mercenari erano dei “combattenti per la libertà”, poiché combattevano contro gli slavi. Poi, durante la seconda guerra in Afghanistan e l’invasione dell’Iraq, erano dei “terroristi” perché stavano attaccando i GI. Dopo la morte ufficiale di bin Ladin, sono ancora una volta diventati “combattenti per la libertà” durante le guerre in Libia e Siria, perché combattono a fianco della NATO. In realtà, questi mercenari sono sempre stati controllati dal clan Sudeiri, la fazione pro-USA e arci-reazionaria della famiglia reale saudita, e più in particolare, dal principe Bandar bin Sultan. Uno che George Bush padre ha sempre presentato come il suo “figlio adottivo” (vale a dire, il figlio intelligente che il padre avrebbe voluto avere), che non mai smesso di lavorare per conto della CIA.
Anche quando al-Qaida combatteva i soldati in Afghanistan e in Iraq, lo era ancora nell’interesse degli Stati Uniti perché poteva giustificarne la presenza militare. Si scopre che negli ultimi anni, i libici hanno formato l’ossatura di al-Qaida. La NATO naturalmente li ha utilizzati per rovesciare il regime di Muammar al-Gheddafi. Una volta che questo è stato fatto, hanno nominato il numero due dell’organizzazione, Abdelhakim Belhaj, governatore militare di Tripoli, anche se è ricercato dalla giustizia spagnola per la sua presunta responsabilità negli attentati di Madrid. In seguito, hanno mandato i suoi uomini a combattere in Siria. Per trasportarli, la CIA ha usato le risorse del Commissariato per i Rifugiati di Ian Martin, rappresentante speciale di Ban Ki-Moon in Libia. I cosiddetti rifugiati sono stati portati in Turchia, nei campi che servono come basi per attaccare la Siria e il cui accesso è stato vietato ai parlamentari e alla stampa turchi. Ian Martin è noto anche ai vostri lettori: è stato il Segretario Generale di Amnesty International e Alto rappresentante del Commissario per i diritti umani in Bosnia-Erzegovina.

Geopolitika: La Siria è al centro non solo di una guerra civile, ma della manipolazione e della guerra mediatica. Vi chiediamo come testimone diretto, presente sul terreno, cosa è realmente accaduto a Homs e Hula?
Thierry Meyssan: Non sono un testimone diretto di ciò che è successo a Houla. Per contro, mi sono fidato di terze parti, nei negoziati tra le autorità siriane e francesi, durante l’assedio dell’emirato islamico di Bab Amr. I jihadisti erano trincerati in questa zona di Homs, da cui avevano cacciato gli infedeli (cristiani) e gli eretici (sciiti). In effetti, solo 40 famiglie sunnite sono state lasciate tra circa 3.000 combattenti. Avevano introdotto la sharia, e un “tribunale rivoluzionario” ha condannato più di 150 persone, che furono uccise in pubblico. Quest’auto-proclamato emirato era segretamente gestito da ufficiali francesi. Le autorità siriane volevano evitare il bombardamento e negoziarono con le autorità francesi affinché i ribelli si arrendessero. In definitiva, i francesi poterono lasciare la città di notte e fuggire in Libano, mentre le forze lealiste entravano nell’emirato e i combattenti si arrendevano. Lo spargimento di sangue fu evitato, ci furono meno di 50 morti, in ultima analisi, durante l’operazione.

Geopolitika: A parte gli alawiti, anche i cristiani vengono presi di mira in Siria. Puoi dirci un po’ di più sulla persecuzione dei cristiani in questo paese e perché la cosiddetta civiltà occidentale, le cui radici sono cristiane, non si mostra solidale con i propri correligionari?
Thierry Meyssan: I jihadisti per primo aggrediscono coloro che sono più vicini a loro: in primo luogo i sunniti e sciiti (compresi alawiti) progressisti, e solo dopo i cristiani. In generale, torturano e uccidono pochi cristiani. Per contro, li espellono e li derubano sistematicamente. Nella regione in prossimità del confine con il nord del Libano, l’esercito libero siriano ha concesso una settimana ai cristiani per fuggire. C’è stato un esodo di 80.000 persone. Coloro che non sono fuggiti in tempo sono stati massacrati. Il cristianesimo è stato fondato da San Paolo a Damasco. Le comunità siriane sono più antiche di quelle occidentali. Hanno mantenuto gli antichi riti e una fede molto forte. La maggior parte è ortodossa. Coloro che sono legati a Roma hanno mantenuto i loro riti ancestrali. Durante le Crociate, i cristiani d’Oriente combatterono con gli altri arabi contro i soldati inviati dal Papa. Oggi, stanno combattendo con i loro compagni contro i jihadisti inviati dalla NATO.

Geopolitika: E’ possibile aspettarsi un attacco contro l’Iran il prossimo anno, e in caso di un intervento militare, quale sarà il ruolo di Israele? Un attacco nucleare è il vero scopo di Tel Aviv, o  Israele viene spinto in questa avventura da una struttura globalista, interessata a una ampia destabilizzazione delle relazioni internazionali?
Thierry Meyssan: L’Iran supporta una rivoluzione. Questo è l’unico grande paese che offre un modello alternativo di organizzazione sociale all’American Way of Life. Gli iraniani sono un popolo mistico e perseverante. Ha insegnato agli arabi l’arte della resistenza e dell’opposizione al progetto sionista, non solo nella regione, ma in tutto il Mondo. Detto questo, nonostante la sua furia, Israele non è in grado di attaccare l’Iran. E gli Stati Uniti hanno rinunciato ad attaccarlo. Si tratta di una nazione di 75 milioni di abitanti, dove tutti aspirano a morire per il proprio paese. Mentre l’esercito israeliano è composto da giovani la cui esperienza militare si limita al tormento dei palestinesi, e l’esercito statunitense è composto da disoccupati che non hanno intenzione di morire per una paga  misera.

Geopolitika: Come vede il ruolo della Russia nel conflitto siriano e come vede il ruolo del presidente della Russia, Vladimir Putin, che viene ampiamente demonizzato dai media occidentali?
Thierry Meyssan: La demonizzazione del presidente Putin sulla stampa occidentale è l’omaggio del vizio alla virtù. Dopo aver raddrizzato il suo paese, Vladimir Putin intende rimetterlo al suo posto nelle relazioni internazionali. Ha basato la sua strategia sul controllo di quello che dovrebbe essere la principale fonte di energia nel XXI secolo: il gas. Già Gazprom è diventata la prima società gasifera mondiale e la Rosneft è la prima petrolifera. Ovviamente, non ha intenzione di lasciare che gli Stati Uniti mettano le mani sul gas siriano, e non lascerà che l’Iran utilizzi il proprio gas senza controllo. Di conseguenza, è dovuto intervenire in Siria e allearsi con l’Iran. Inoltre, la Russia sta diventando il principale garante del diritto internazionale, mentre gli occidentali sostengono, in nome della paccottiglia moralistica, di poter violare la sovranità delle nazioni. Quindi non bisogna temere la potenza russa, perché serve la legge e la pace. A giugno, Sergej Lavrov ha negoziato un piano di pace a Ginevra. E’ stato rinviato unilateralmente dagli Stati Uniti, ma in definitiva dovrebbe essere attuato da Barack Obama durante il suo secondo mandato. Esso prevede il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, composto prevalentemente da truppe della CSTO. Inoltre, permette la continuazione del potere di Bashar al-Assad, se il popolo siriano lo decide attraverso le urne.

Geopolitika: Cosa ne pensa della situazione in Serbia e del difficile cammino percorso dai serbi negli ultimi due decenni?
Thierry Meyssan: la Serbia è stata esaurita da una serie di guerre che ha affrontato, in particolare la conquista del Kosovo da parte della NATO. E’ davvero una guerra di conquista, in quanto si concluse con l’amputazione del paese e il riconoscimento unilaterale da parte della NATO dell’indipendenza di Camp Bondsteel, vale a dire di una base della NATO. La maggioranza dei serbi ha pensato a un avvicinamento all’Unione europea. Ignorando che l’Unione europea è la faccia civile di un’unica entità di cui la NATO è la faccia militare. Storicamente l’UE è stata creata in riferimento alle clausole segrete del Piano Marshall, che precedette la NATO, ma è comunque parte dello stesso piano di dominio anglosassone. Può essere che la crisi dell’euro porti alla dissoluzione dell’Unione europea. In questo caso, Stati come Grecia e Serbia si volgeranno spontaneamente verso la Russia, con la quali condividono molti elementi culturali e la stessa domanda di giustizia.

Geopolitika: Si consiglia alla Serbia, in modo più o meno diretto, a rinunciare al Kosovo per poter  entrare nell’Unione europea. Lei ha una grande esperienza delle relazioni internazionali, e noi sinceramente Le chiediamo se può darci consigli su cosa dovrebbero fare i serbi in politica interna ed estera?
Thierry Meyssan: Non ho consigli da dare a nessuno. Da parte mia mi dispiace che alcuni Stati abbiano riconosciuto la conquista del Kosovo da parte della NATO. Dal momento che il Kosovo è diventato il fulcro, per lo più, della diffusione in Europa della droga coltivata in Afghanistan sotto la vigile protezione delle truppe statunitensi. Nessun popolo otterrà nulla da questa indipendenza e di certo non i kosovari, ormai ridotti in schiavitù dalla mafia.

Geopolitika: Esisteva tra la Francia e la Serbia una forte alleanza che ha perso senso, quando la Francia ha partecipato al bombardamento della Serbia nel 1999, nel quadro della NATO. Tuttavia, in Francia e Serbia vi sono ancora persone che non hanno dimenticato “l’amicizia delle armi” della prima guerra mondiale, e che pensano che dovrebbero ripristinare la vita spezzata di queste relazioni culturali. Lei condivide questo punto di vista?
Thierry Meyssan: Sapete che uno dei miei amici, con i quali ho scritto Pentagate: L’attacco al Pentagono dell’11 settembre con un missile e non con un aereo fantasma, è il comandante Pierre-Henri Bunel. Venne arrestato durante la guerra della NATO per spionaggio a favore della Serbia. Successivamente, è stato estradato in Francia, processato e condannato a due anni di carcere, invece che a vita. Questo verdetto dimostra che in realtà ha agito su ordine dei suoi superiori. La Francia, membro della NATO, è stata costretta a partecipare all’attacco alla Serbia. Ma lo ha fatto di malavoglia e spesso aiutando segretamente la Serbia che ha bombardato. Oggi, la Francia è in una situazione ancora peggiore. E’ governata da una élite che per proteggere i propri vantaggi economici, si è posta al servizio di Washington e Tel Aviv. Spero che i miei compatrioti, che hanno una lunga storia rivoluzionaria, alla fine caccino queste élite corrotte. E nello stesso tempo, la Serbia riacquisti un’indipendenza effettiva. Così i nostri due popoli si ritroveranno spontaneamente.

Geopolitika: La ringrazio molto per il tempo concessoci.

Documenti di accompagnamento (PDF – 199,1 kb)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti trascinano il mondo verso la III guerra mondiale: Il Presunto Compound di Osama. Quanti SEAL sono morti?

Paul Craig Roberts Global Research, 21 maggio 2011

In un sensazionale ed esplosivo rapporto TV, la Pakistani News Agency ha fatto un’intervista in diretta con un testimone oculare dell’attacco degli Stati Uniti sul presunto compound di Usama bin Ladin. Il testimone oculare, Mohammad Bashir, descrive l’evento come qui spiegato. Dei tre elicotteri, “Uno solo ha sbarcato degli uomini ed è tornato a prenderli, ma mentre [l'elicottero] li stava riprendendo, è esploso ed ha preso fuoco.” Il testimone dice che non ci sono stati superstiti, cadaveri e resti di corpi erano ovunque. “Abbiamo visto l’elicottero bruciare, abbiamo visto i corpi, poi è stato rimosso tutto e ora non c’è nulla“.
Mi sono sempre chiesto come un elicottero potrebbe schiantasi, come la Casa Bianca ha riferito, senza almeno produrre danni. Eppure, nel racconto originale della Casa Bianca, i SEAL non solo sono sopravvissuti allo scontro a fuoco di 40 minuti con al-Qaida, “i più altamente addestrati, i più pericolosi, i più feroci killer del pianeta“, senza un graffio, ma sono anche sopravvissuti ad un incidente di elicottero senza avere un graffio.
Il report dell’agenzia pakistana è disponibile su YouTube. Il sito Internet Veterans Today ha registrato la traduzione del video dell’intervista. Informazioni Clearing House l’ha messo a disposizione il 17 maggio.  
Se l’intervista non è una bufala e la traduzione è corretta, ora abbiamo la risposta alla domanda inespressa: Perché non c’è stata nessuna cerimonia alla Casa Bianca, con il presidente Obama che appunta le medaglie agli eroici SEAL che hanno rintracciato e giustiziato il Nemico Pubblico Numero Uno?
L’idea che Obama dovesse mantenere segreta l’identità del SEAL, al fine di proteggerne l’eroica immagine dalle diffamazioni di al-Qaida, e che pretende che i curatori politici di Obama non avrebbero approfittato per nulla dell’occasione, non sta in piedi.
Altro che sui siti Internet Veterans Today e ICH, non ho visto alcuna menzione della notizia pakistana. Se l’ufficio stampa della Casa Bianca è a conoscenza della relazione, nessuno ha chiesto al presidente Obama o al suo portavoce, di parlarne. Helen Thomas è stata l’ultima reporter statunitense sufficientemente coraggiosa da fare una domanda simile, ed è stata spacciata dalla lobby israeliana.
Negli Stati Uniti d’America abbiamo raggiunto il punto in cui chi dice la verità viene tacciato di “teoria del complotto” ed emarginato. Recentemente, un professore di nano-chimica presso l’Università di Copenaghen, ha fatto un giro di conferenze presso importanti università canadesi, per spiegare la ricerca condotta da lui stesso e da un team di fisici e ingegneri, che ha scoperto piccole particelle di nano-termite non esausta in campioni di polvere dalle macerie del World Trade Center, oltre ad altri elementi di prova che, il professore e il team di ricerca, ritengono come prove scientifiche conclusive secondo cui le torri sono state abbattute da una demolizione controllata.
Nessuna università statunitense ha osato invitarlo, e per quanto ne so, non si è mai fatto menzione del rapporto di ricerca sull’esplosivo sulla stampa statunitense.
Trovo sorprendente che 1.500 architetti e ingegneri, che in realtà sapranno qualcosa degli edifici, della loro costruzione, delle loro forza e debolezza, e che hanno ripetutamente chiesto una vera indagine sulla distruzione dei tre edifici del WTC, siano considerati come gufi della cospirazione che non sanno nulla di architettura o ingegneria edile. Lo stesso vale per il gran numero di piloti che contestano le manovre di volo effettuate durante gli attacchi, ed i pompieri superstiti e del “pronto intervento” che hanno relazionati di aver udito e sperimentando personalmente esplosioni nelle torri, alcune delle quali si sono verificate nei sotterranei.
Un gran numero di figure politiche di alto livello, all’estero, non credono a una parola della storia ufficiale dell’11/9. Ad esempio, l’ex presidente dell’Italia e decano del Senato italiano, ha detto al più antico giornale d’Italia, il Corriere della Sera, che i servizi segreti dell’Europa “sanno bene che il disastroso attacco [del 11/9] è stato progettato e realizzato dalla CIA e dal Mossad [israeliano]. … al fine di mettere sotto accusa i Paesi arabi e indurre le potenze occidentali a prendere parte [alle invasioni]“.
Anche le persone che riferiscono di opinioni divergenti, come ho fatto io, sono marchiati quali teorici della cospirazione e banditi dai media. Questo si estende su Internet, oltre sui giornali e le TV. Non molto tempo fa un giornalista del sito Internet The Huffington Post, ha scoperto che Pat Buchanan ed io siamo critici verso le invasioni dell’Iraq e dell’Afghanistan. Era affascinato dal fatto che ci sono alcuni funzionari dell’amministrazione Reagan che dissentivano dalla posizione bellicista del Partito repubblicano e chiese di intervistarmi.
Dopo aver postato l’intervista su The Huffington Post, qualcuno gli disse che non ero in linea sul 9/11. In preda al panico il giornalista mi ha contattato, chiedendo di sapere se credessi alla storia ufficiale dell’11/9. Ho risposto che non essendo né architetto, ingegnere, fisico, chimico, pilota, né pompiere, ho potuto contribuire poco alla comprensione dell’evento, ma che mi avevano riferito che diversi esperti avevano sollevato delle domande.
Il giornalista era terrorizzato che potesse, in qualche modo, aver dato credibilità a un scettico sul 9/11 e di essere licenziato per avermi intervistato, per conto dell’Huffington Post, sulla mia opinione sulla guerra.  Ha subito aggiunto delle parole, all’inizio e, se la memoria non mi inganna, alla fine dell’intervista pubblicata, secondo cui il mio mancato allineamento sull’11/9 potessero far sì che le mie opinioni sulle guerre potessero essere ignorate. Se solo avesse saputo che non ero sicuro della storia ufficiale sul 9/11, non ci sarebbe stata nessuna intervista.
Uno non deve essere scienziato, architetto, ingegnere, pilota o pompiere per notare le anomalie sorprendenti nella storia sull’11/9. Si supponga che la storia ufficiale è corretta e che una banda di terroristi a messo nel sacco, non solo la CIA e l’FBI, ma anche tutte le 16 agenzie di intelligence statunitense e quelle dei nostri alleati della NATO e d’Israele, il famigerato Mossad, insieme al Consiglio di Sicurezza Nazionale, al NORAD, al controllo del traffico aereo e alla sicurezza aeroportuale, e per quattro volte in un’ora della stessa mattina. Di accettare che questo gruppo di terroristi hanno compiuto una prodezza degna da film di James Bond e inferto un colpo umiliante all’unica superpotenza del mondo.
Se qualcosa di simile è realmente accaduto, il presidente, il Congresso e i media non si chiederebbero di sapere come una cosa così improbabile possa essere successa? Le indagini e le responsabilità sarebbero all’ordine del giorno. Eppure il presidente Bush e il Vice Presidente Cheney hanno resistito alle motivazioni e alle richieste per un’inchiesta delle famiglie colpite dall’11/9, per un anno, o erano due, prima di nominare infine un comitato di politici non-esperti per ascoltare ciò che il governo ha scelto di dir loro. Uno dei politici si è dimesso dalla commissione sulla base del fatto che “è già deciso“.
Anche i due presidenti e il consulente legale capo della Commissione sul 9/11, hanno scritto dei libri in cui hanno dichiarato che ritengono che i militari e altre parit del governo hanno mentito alla Commissione, e che la Commissione ha ritenuto di adire ad indagini e a prosecuzioni penali.
Thomas Kean, presidente della della Commissione 9/11, ha dichiarato: “Ufficiali della FAA e del NORAD hanno raccontato fatti dell’11/9 falsi… Noi, fino ad oggi, non sappiamo perché il NORAD ci ha detto quel che ci ha detto. … Siamo proprio lontani dalla verità.”
Il Vice Presidente Lee Hamilton, ha dichiarato: “Abbiamo avuto un periodo di tempo molto breve. … non avevamo abbastanza soldi. … Abbiamo avuto molta  gente fortemente contraria a quello che facevamo. Abbiamo avuto parecchi problemi ad accedere a documenti e persone. … Quindi c’erano tutti i tipi di ragioni per pensare che la cosa fosse impostata per fallire“.
Per quanto ne so, non un solo membro del governo o dei media ha posto una sola domanda sul perché i militari avrebbero mentito alla Commissione. Questa è un’altra anomalia per la quale non abbiamo alcuna spiegazione.
Il più grande puzzle è la conclusione tratta dal pubblico nazionale mentre guardava sui suoi schermi televisivi il crollo delle torri del WTC. La maggior parte sembrano soddisfatti per il fatto che le torri siano cadute a causa dei danni strutturali causati da aerei di linea e da limitati incendi dalla bassa temperatura. Ma ciò che le immagini mostrano non sono edifici che cadono, ma edifici che esplodono. Gli edifici che vengono distrutti da incendi e danni strutturali non si disintegrano in 10 secondi, o meno, in polvere fine, con massicce travi di acciaio affettate a ogni piano da alte temperature che gli incendi degli edifici non possono aver raggiunto. Non è mai successo, e non succederà mai.
Fate un esperimento. Liberate la vostra mente dalla spiegazione programmata della distruzione delle torri, e cercate di discernere ciò che i vostri occhi vi dicono mentre guardate i video delle torri disponibili online. È questo il modo di crollare di edifici danneggiati? O è così che il modo con cui degli edifici vengono abbattuti tramite esplosivi? Pochi dubbi, molti statunitensi preferiscono la versione ufficiale, per via delle implicazioni che deriverebbero dal concludere che la versione ufficiale è falsa.
Se i rapporti sono corretti, il governo USA sta gestendo la percezione del pubblico delle notizie e degli eventi. A quanto pare, il Pentagono ha messo in atto Operazioni Psicologiche per la Gestione delle Percezioni. Ci sono anche rapporti secondo cui il Dipartimento di Stato e altre agenzie governative, usano Facebook e Twitter per fomentare problemi ai governi siriano, iraniano, russo, cinese, e del Venezuela, nello sforzo di rovesciare dei governi non controllati da Washington. Inoltre, ci sono rapporti secondo cui governi e organizzazioni private impiegano “troll” per navigare su Internet e per tentare di screditare i blog e le sezioni dei commenti a notizie e scrittori che intralciano i loro interessi. Credo di aver incontrato io stesso dei troll.
Oltre a gestire le nostre percezioni, è molto più semplice non riferirne mai. Il 19 maggio 2011, il bisettimanale britannico The Statesman, affermava che Press Trust of India aveva riferito che il governo cinese mise in guardia Washington “in termini inequivocabili che un qualsiasi attacco contro il Pakistan potrebbe essere interpretato come un attacco alla Cina“, e consigliava al governo degli Stati Uniti “di rispettare la sovranità del Pakistan“. Come l’interprete dei trend Gerald Celente e io abbiamo avvertito, i guerrafondai di Washington stanno portando il mondo verso la Terza Guerra Mondiale. Una volta che un paese viene occupato dal suo complesso di sicurezza/militare, la domanda di profitto trascina il paese verso altre guerre. Forse questa notizia dall’India è una bufala, o forse gli scadenti media mainstream ne parleranno in ritardo con i notiziari di domani, ma finora questo straordinario avvertimento dalla Cina non è stato riportato dai media statunitensi. [L'avevo postato su OEN.]
I media mainstream e una porzione significativa di Internet sono contenuti che le nostre percezioni siano gestite dalle psy-ops e dalla mancanza d’informazione. Per questo ho scritto, non molto tempo fa, che gli statunitensi oggi stanno vivendo il 1984 di George Orwell.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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