Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra irregolare contro l’Eurasia

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/06/2014
Gerassimov3Oceania era in guerra con l’Eurasia: quindi Oceania era sempre stata in guerra con l’Eurasia. Il nemico del momento rappresentava sempre il male assoluto, e ne conseguiva che qualsiasi accordo passato o futuro fosse impossibile”. Queste sono le parole di ’1984′, il romanzo di George Orwell dalla stranamente corretta prognosi degli eventi futuri, dalla geopolitica alla perdita della privacy e alla nascita dello Stato di sorveglianza. Oceania fittiziamente rappresentava le isole britanniche, Nord e Sud America, Africa meridionale e Australasia. Nel mondo di Orwell, Eurasia era composta da Russia ed Europa, mentre un’altra potenza, Estasia, includeva Cina, Corea e Giappone. Oggi, una forma modificata della futuristica cartina del mondo distopico di Orwell diventa realtà con Russia e Cina che sempre più collaborano economicamente, politicamente e militarmente impedendo che le forze dell’Oceania, centrata su Washington, Londra, Berlino e Parigi, invadano l’Eurasia.
Alla terza conferenza internazionale sulla sicurezza del mese scorso a Mosca, un conclave patrocinato dal Ministero della Difesa russo, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, il Generale Valerij Gerasimov, dichiarava che le “rivoluzioni colorate” finanziate e organizzate dagli occidentali, come quelle impiegate per due volte in Ucraina e una volta in Georgia, rappresentano una forma di guerra irregolare contro l’Eurasia. La dichiarazione di Gerasimov sui Paesi del North Atlantic Treaty Organization (NATO), che assomigliano all’Oceania di Orwell, che lanciano la guerra irregolare contro Eurasia, avrebbe potuto essere strappata da ’1984′. Gerasimov ha citato la guerra d’informazione, le sanzioni economiche e il sostegno alle “organizzazioni criminali fantoccio” e gruppi estremisti, come componenti irregolari della guerra occidentale contro l’Eurasia. Gerasimov ha anche detto che le rivoluzioni colorate sono parte integrante della strategia militare occidentale contro l’Eurasia dato che le tattiche non militari impiegate, sono spesso seguite dalla forza militare per compiere il cambio di regime. Oggi è il caso dell’offensiva militare del governo ucraino, sostenuta dalla NATO, contro i federalisti dell’Ucraina orientale, così come del sostegno della NATO ai ribelli islamici che combattono contro il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. L’intervento militare, compresi gli attacchi aerei, fu impiegato dalla NATO dopo la rivolta islamista in Libia orientale, che alla fine abbatté il leader libico Muammar Gheddafi. I commenti di Gerasimov sulle rivoluzioni colorate sono state supportate da nientemeno che Anthony Cordesman del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), un think tank no-profit che spesso riflette le opinioni della Central Intelligence Agency e del dipartimento di Stato USA. Cordesman ha detto che le rivoluzioni colorate sponsorizzate dall’occidente sono una nuova forma di guerra contro Russia e Cina. Il Ministro della Difesa bielorusso Jurij Zhadobin ha citato il “padrino” delle rivolte e rivoluzioni finanziate da George Soros e CIA, Gene Sharp, direttore dell’Albert Einstein Institution di Boston, quale sponsor principale delle rivolte in Europa e Medio Oriente. Le forze armate di Russia, Cina e Bielorussia ora considerano il sostegno dell’occidente al cambio di regime con le rivoluzioni colorate, parte della dottrina militare di Stati Uniti e NATO. I pianificatori militari di Mosca, Pechino e Minsk vedono anche i contractor militari privati, i mercenari occidentali, come l’ex-Blackwater ed ora Academi, parte dello scenario del cambio di regime occidentale dopo lo scoppio delle rivoluzioni colorate. Le ragioni occidentali per la rivoluzione colorata e il cambio di regime in Eurasia sono chiare. Con Russia e Cina in prima linea nello sviluppare nuovi regimi energetici eurasiatici riguardanti gas e nuove rotte che evocano la vecchia Via della Seta, l’occidente si sente minacciato dalla comparsa in Eurasia di un nuovo mercato dinamico, che non solo sarebbe il rivale, ma eclisserebbe il Trans-Pacific Partnership (TPP) di Unione europea e Washington. L’emergere di una nuova identità eurasiatica allarma i capi politici de facto di Oceania. L’Eurasia oppone sviluppo economico e rispetto per le tradizioni a ciò che molti in Russia, Cina, Kazakistan, Bielorussia e altri Paesi della regione vedono come ‘cultura’ occidentale che enfatizza la cultura pop, l’omosessualità, la distruzione delle reti di sicurezza sociale, l’assenza di rispetto per la religione, la distruzione del nucleo familiare tradizionale e il capitalismo predatorio sfrenato che promuove austerità draconiane.
La conferenza di sicurezza di Mosca s’è svolta quando il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati alla quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA), tenutasi a Shanghai. Xi vi ha sottolineato che l’Asia è entrata nel 21° secolo, e che la mentalità da guerra fredda dovrebbe essere abbandonata. Gli osservatori di Giappone e Stati Uniti videro come i delegati asiatici hanno nettamente respinto il “perno in Asia” da Guerra Fredda del presidente Barack Obama e il rafforzamento militare imperiale revanscista del primo ministro giapponese Shinzo Abe in Asia orientale. Per molti aspetti, le forze nel Pacifico di Stati Uniti, Giappone, Filippine e Corea del Sud rappresentano la militarista “Estasia” di ’1984′, alleata per un certo periodo all’Oceania. Non solo il metanodotto “Potenza della Siberia” inizierà a pompare gas dalla Siberia alla Cina nel 2018, come concordato a Shanghai, ma ci sono piani per ripristinare la vecchia Via della Seta come grande autostrada trans-eurasiatica che collegherà la Cina all’Europa attraverso l’autostrada trans-siberiana e l’E-30 europea. Alla fine, un’autostrada di classe A collegherà Amsterdam con Pechino attraverso l’Asian Highway Network. Tale rete di moderne autostrade ripristinerà l’antica Via della Seta dell’Asia inviando merci e passeggeri in tutta l’Eurasia e, nel processo, costruendo nuove infrastrutture nelle zone più remote del cuore eurasiatico. Questa prospettiva preoccupa le banche di Europa e America dato che verranno escluse dalle lotterie finanziari. I leader dell’Eurasia, da Putin e Xi al presidente iraniano Hassan Ruhani e al presidente afgano Hamid Karzai, sono ben consapevoli che le rivoluzioni colorate che hanno fratturato Ucraina, Georgia e Kirghizistan furono finanziate dall’Open Society Institute di George Soros, e che la Fondazione e l’impero degli hedge fund di Soros non sono altro che una facciata del cartello bancario internazionale dei Rothschild. La NATO e l’amministrazione Obama, che rappresentano gli interessi di Soros e Rothschild, non si fermerà davanti a nulla pur di distruggere l’iniziativa eurasiatica. Il rovesciamento con ‘Euromaidan’ del presidente ucraino Viktor Janukovich, che respinse l’adesione all’Unione europea e sembrava pronto a stringere legami con l’Eurasia, fa parte della prima aggressione militare indiretta dell’occidente (od Oceania) contro l’Eurasia. Alcuni leader eurasiatici sanno che l’occidente cerca di sabotare lo sviluppo dell’Unione Eurasiatica. Il presidente kazako Nursultan Nazarbaev ha proposto di trasformare la CICA in una nuova Organizzazione per la sicurezza e lo sviluppo in Asia (OSDA), che sarebbe simile alla controparte eurasiatica della NATO. Sottolineando il rifiuto dell’Eurasia dei ‘valori’ occidentali, Nazarbaev ha sottolineato che OSDA verrebbe costruita su “tradizioni e valori” asiatici. Nazarbaev sembra parlasse per conto di numerosi leader eurasiatici, respingendo il lassismo della cultura occidentale testimoniata dalle volgarità gratuite di Femen e Pussy Riot nei luoghi religiosi in Russia, Ucraina e altri Paesi.
Una nuova concorrente alla versione statunitense di Oceania emerge nell’Eurasia di Orwell. L’”Heartland Theory” di Halford John Mackinder adottata nel libro “Il Pivot geografico  della Storia”, postula che la potenza che controllava il cuore dell’Eurasia, tra Volga, Yangtze, Mare Artico e Himalaya, controllerà il destino del mondo. Se l’Unione eurasiatica diventa un’unione politica ed economica riuscita, Stati Uniti, Gran Bretagna, Europa occidentale e Giappone saranno confinati ad un anemico ed economicamente e socialmente decadente “Rimland” costiero in cui le ultime risorse saranno combattute dagli affamati sciacalli bancari di Wall Street, City di Londra e Francoforte. Lo scoppio della guerra in Siria, Ucraina e Iraq non sono che i primi colpi della guerra imminente tra “Oceania” ed “Eurasia”.

41d34043e88e6a906cb1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trascurata alleanza strategica tra Russia e Cina

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 29/05/2014

10170842La visita del presidente russo Vladimir Putin a Shanghai, il 20-21 maggio, ha attirato l’attenzione di tutto il mondo ma per una serie di motivi, il suo significato non è stato ancora pienamente apprezzato. Sembra che l’occidente s’illuda sulla propria supremazia globale e preferisca non vedere l’alternativa emergente nella forma dell’alleanza russo-cinese. A differenza delle pratiche passate però, Mosca e Pechino non vogliono avvisare gli avversari con forti, ma non sempre specificate, dichiarazioni, preferendo lavorare tranquillamente e metodicamente fornendo alle loro relazioni bilaterali un contenuto completo e pratico. La maggior parte delle notizie sulla visita di Putin  è incentrata sul contratto sul gas, mentre gli aspetti militari, politici e strategici del vertice a Shanghai passano per lo più inosservati agli esperti. I critici riducono tutto alla fornitura di materie prime della Russia e alla “penetrazione” della Cina del mercato russo, ma il vero significato della visita è molto più profondo e può essere pienamente apprezzato solo dagli storici futuri.
Se leggiamo attentamente la “Dichiarazione congiunta della Federazione Russa e della Repubblica popolare cinese sulla una nuova fase dell’ampia partnership e delle relazioni strategiche” adottata dai capi di Stato, non è difficile vedere che il documento contiene numerosi elementi simili ad un accordo per la creazione di un’alleanza militare e politica, ma senza attuazione giuridica definitiva.  Dopo tutto, se la procedura di attuazione forse può essere svolta assai rapidamente, è molto più difficile mettersi d’accordo sui principi. Una sorta di accordo in standby è sempre pronto a partire, però. Russia e Cina hanno parlato del “nuovo tipo” di relazioni interstatali, sottolineando che “il risultato di un partenariato globale e della parità nella fiducia e cooperazione strategica ad un livello assai più elevato, sarà un fattore chiave nel garantire gli interessi vitali di entrambi i Paesi nel 21° secolo, con la creazione di un ordine mondiale giusto, armonioso e sicuro”. E questo dovrà ora essere preso in considerazione da tutti. La dichiarazione congiunta delinea la filosofia generale dell’atteggiamento dei due Paesi verso i problemi globali attuali, indicando la natura fondamentalmente sana e biologica, piuttosto che opportunistica, della partnership. Dice, ad esempio, che “entrambi i Paesi continueranno a fornirsi un forte sostegno su questioni relative ad interessi fondamentali come sovranità, integrità territoriale e sicurezza. Si oppongono a qualsiasi attentato e interventismo negli affari interni, e sostengono la stretta aderenza alle disposizioni fondamentali del diritto internazionale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, al rispetto incondizionato dei diritti dei loro partner a scegliere autonomamente la propria via di sviluppo, e al diritto di preservare e difendere i propri valori culturali, storici, etici e morali”. Si tratta del tristemente noto modello liberale ad ogni costo universalmente imposto dall’occidente. Entrambi i Paesi sottolineano la necessità “di respingere il linguaggio delle sanzioni unilaterali, od organizzazione, favoreggiamento, finanziamento o incoraggiamento di attività volte a modificare il sistema costituzionale di un altro Paese oa  trascinarlo in un qualsiasi blocco multilaterale o unione.” In altre parole, il rifiuto categorico delle numerose ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate nel mondo dall’occidente e dell’espansione dei blocchi militari e politici tradizionali tipo NATO. Il “nuovo tipo” di rapporti scelti da Mosca e Pechino è anche conveniente, perché non fornsice agli Stati Uniti alcun motivo o giustificazione per espandere il blocco. Nel processo, tuttavia, Cina e Russia permettono l’espansione della propria ‘proto-unione’ attraverso l’inserimento di un’altra potenza  mondiale, l’India. Considerano l’interazione delle tre potenze “un fattore importante per garantire sicurezza e stabilità sia nella regione che nel mondo. Russia e Cina continueranno gli sforzi per rafforzare il dialogo strategico trilaterale aumentando la fiducia reciproca, sviluppando posizioni comuni su importanti questioni regionali e globali, e promuovendo una reciprocamente vantaggiosa cooperazione pratica”. Va notato che il neo-primo ministro dell’India Narendra Modi, a giudicare dalle sue dichiarazioni, è pronto a lavorare in quest’ambito. “Rimane la necessità di riformare l’architettura finanziaria ed economica internazionale, riallineandola alle esigenze dell’economia reale e aumentando rappresentanza e diritto di voto dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nel sistema di governance economica globale, al fine di ripristinare la fiducia nel sistema”. È stato osservato che i Paesi considerano il ‘G20′ principale forum di cooperazione economica internazionale, piuttosto che il noto ‘G7′, intendendo impegnarsi attivamente per rafforzare l’Unione e aumentare l’efficacia delle sue attività. Manifestazioni come l’espulsione della Russia dal ‘G8′ sono quindi vane. Inoltre si dà una chiara prospettiva a un’altra unione, i BRICS, che Russia e Cina intendono trasformare “in un meccanismo di cooperazione e coordinamento su una vasta gamma di questioni finanziarie, economiche e politiche globali, tra cui l’istituzione di un partenariato economico più stretto, la rapida creazione di una Banca di sviluppo dei BRICS e la formazione di un pool di riserve valutarie”.
Importanti accordi sono stati raggiunti sul corridoio dei trasporti della Via della Seta, la cui creazione anche l’occidente sostiene, credendola un’alternativa alla via di transito eurasiatica della Russia, così come pomo della discordia nelle relazioni russo-cinesi. Questo progetto, che ha preoccupato la Russia a lungo, si rivela vantaggioso per la cooperazione russo-cinese. Mosca ha dichiarato che “considera importante l’iniziativa della Cina per lo sviluppo economico della ‘Silk Road Belt’, e apprezza la volontà della Cina di prendere in considerazione gli interessi russi nei suoi sviluppo e realizzazione. Entrambi i Paesi continueranno a cercare modi possibili per aderire al progetto della cintura economica della Via della Seta e all’Unione economica eurasiatica attualmente in fase di creazione”. Così la nuova Via della Seta non serve gli interessi geopolitici occidentali. Invece, risponderà alle richieste urgenti di entrambi i Paesi, anche in termini di presenza strategica nelle regioni che si affacciano lungo la Via della Seta. Attraverso sforzi congiunti, Mosca e Pechino possono sottrarre la zona all’occidente; ancora un’altra grande sconfitta strategica di Washington. La partecipazione di Putin con il leader cinese Xi Jinping all’avvio delle esercitazioni navali congiunte nella base navale di Woosung, aggiunge una tonalità particolarmente simbolica alla visita di Putin a Shanghai. È opportuno ricordare che qualcosa di simile è avvenuto all’inizio di ciò che divenne l’intesa franco-russa, segnata dall’arrivo della squadra francese a Kronstadt. I Paesi hanno inoltre deciso di effettuare esercitazioni congiunte per commemorare il 70° anniversario della vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese nei teatri europeo ed asiatico della seconda guerra mondiale, così come a continuare la “risoluta opposizione ai tentativi di falsificare la storia e minare l’ordine mondiale del dopoguerra”. Questo problema ha un notevole significato strategico, nonché storico. Effettivamente Mosca e Pechino riconoscono il reciproco ruolo decisivo nella vittoria sulla Germania da parte dell’URSS e del Giappone da parte della Cina. Dopo tutto, l’occidente sminuisce continuamente il ruolo svolto da Russia e Cina nell’ultima guerra. Gli Stati Uniti hanno imposto al mondo la visione secondo cui il loro contributo alla vittoria nella seconda guerra mondiale sia stato decisivo, se non in Europa, certamente in Asia. Tuttavia, le truppe di terra del Giappone furono per lo più decimate in Cina, mentre la Wehrmacht fu decimata sul fronte orientale. Gli statunitensi per lo più spazzarono via le popolazioni civili delle isole giapponesi attraverso i bombardamenti, comprese le bombe atomiche. Non è un mistero il motivo per cui l’esercito giapponese del Kwantungnon di un milione di soldati non avanzò verso la Siberia; non lo fece perché non poteva lasciare la Cina combattere dietro le sue linee. Trentacinque milioni di cinesi morirono in guerra, rispetto al mezzo milione di statunitensi. Gloria a tutti coloro morti per una giusta causa, ma da queste cifre è chiaro che sulle spalle di quali nazioni è stato sostenuto il peso della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Ciò definisce non solo il contenuto della memoria storica, ma anche il ruolo specifico svolto dalle due potenze, Russia e Cina, nel determinare l’ordine mondiale del dopoguerra.
Degli accordi economici concreti sottoscritti dai due Paesi, così come dai piani energetici, l’accordo per lo sviluppo congiunto di aeromobili wide-body a lungo ricercato è di particolare interesse. Si prevede che nell’estate del 2014, la russa United Aircraft Corporation (UAC) e la cinese Commercial Aircraft Corporation, COMAC, presenteranno uno studio di fattibilità del progetto ai loro governi. Gli investimenti dei Paesi nella società mista non sono stati ancora specificati, ma UAC ha sottolineato che sarà paragonabile ai progetti Boeing 787 (quasi 32 miliardi di USD) e Airbus 350. Considerato il fatto che la Russia ha già gestito il jet a corto raggio Sukhoj Superjet 100 e che dovrebbe prossimamente lavorare sull’ala dell’aeromobile intermedio MS-21, Russia e Cina e più tardi forse India, avvieranno la produzione di una serie di aerei passeggeri con motori migliori e un’alta percentuale di materiali compositi avanzati. Inoltre, potranno anche avere un vantaggio competitivo rispetto a Boeing e Airbus, in quanto saranno orientati verso un mercato interno di circa 2,5 miliardi di persone. Inoltre vi sarà lo sviluppo congiunto di un elicottero pesante, successore del già impareggiabile Mi-26. E non è solo il successo commerciale atteso da questi progetti ad essere importante; la loro importanza principale risiede nella creazione di un nuovo centro globale di produzione di tecnologie chiave, indipendente dall’occidente.
L’analista statunitense Robert Parry ha definito storico il riavvicinamento tra Russia e Cina, credendo che la crisi ucraina abbia dato alla Cina, un Paese dalla rapida crescita economica, e alla Russia con la sua abbondanza di risorse naturali, ulteriori impulso e significativo. “Cina e Russia hanno fatto blocco di recente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire le iniziative occidentali. Ciò significa che invece di isolare la Russia alle Nazioni Unite, l’approccio duro del dipartimento di Stato sull’Ucraina ha avuto l’effetto opposto. La Russia ha ora un nuovo e potente alleato”. Ciò significa, però, che Mosca e Pechino uniscono le forze per lanciare una potente controffensiva ad occidente? Difficile, non ne hanno bisogno. Ciò che serve è una concorrenza leale, senza manipolazioni, senza doppi standard e senza attività sovversive. Allora sarà chiaro quale sarà il modello migliore e più riuscito. Al passare di ogni anno, sarà sempre più difficile per l’occidente ignorare le giuste esigenze avanzate dai nuovi poli della politica globale.

0022190dec451227eb7e3cLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza Russia-Cina contro l’aggressione USA-NATO

Alexander Clackson, Global Research, 26 maggio 2014
10288770Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping, all’inizio di questa settimana a Shanghai, segna una nuova tappa nelle relazioni Russia-Cina, e che i due Paesi estenderanno una piena cooperazione. Cina e Russia hanno firmato un accordo per la fornitura del gas da 400 miliardi di dollari, garantendo al primo utente energetico del mondo una delle principali fonti del combustibile più pulito e l’apertura di un nuovo mercato per Mosca, che rischia di perdere i clienti europei per la crisi in Ucraina. Inoltre, i due Paesi hanno iniziato le esercitazioni militari congiunte nel Mar Cinese orientale, chiara dimostrazione di forza contro il Giappone, alleato occidentale. Il presidente cinese ha anche apertamente dimostrato la volontà di creare un’alleanza contro gli Stati Uniti. Parlando il 20 maggio, il Presidente Xi Jinping ha invocato la creazione di una nuova struttura asiatica per la cooperazione nella sicurezza basata su un gruppo regionale che comprenda Russia e Iran ed escluda gli Stati Uniti. Chiaramente accusa gli Stati Uniti quando definisce la NATO obsoleto pensiero da Guerra Fredda. Secondo lui, “Non possiamo avere la sicurezza solo per uno o pochi Paesi, lasciando gli altri nell’insicurezza“. Nel suo discorso, Xi Jinping ha offerto la visione alternativa di un quadro per la sicurezza regionale completa, piuttosto che alleanze individuali con attori esterni come gli Stati Uniti. La proposta della Cina di portare avanti l’ambiziosa zona di libero scambio dell’Asia-Pacifico ha incontrato un’accoglienza particolarmente fredda dagli Stati Uniti, che si concentra sull’accordo commerciale tra 12 Paesi conosciuto come Trans-Pacific Partnership, escludendo la Cina. La mossa ha chiaramente sconvolto le istituzioni occidentali. L’ex-segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ha detto che Cina e Russia sono sempre più aggressive vedendo gli Stati Uniti ritirarsi dagli affari mondiali. In altre parole, Russia e Cina si oppongono all’egemonia statunitense e reagiscono alle aggressioni degli Stati Uniti, a cui il mondo assiste negli ultimi decenni.
L’alleanza Cina-Russia dovrebbe essere accolta come un blocco contrario al fallimentare e disperato  dominio occidentale concentrato a Washington. Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, gli USA hanno imposto il loro modello economico che favorisce multinazionali ed élite finanziarie, mentre schiaccia i popoli. Qualsiasi Paese che s’è rifiutato di piegarsi alle pressioni statunitensi è stato attaccato militarmente sotto falsi pretesti come “protezione dei civili” e “problemi di sicurezza nazionale”. Purtroppo le potenze regionali come Russia e Cina non poterono impedire agli USA d’imporre il loro autodistruttivo ordine neo-liberista ad altri Paesi. Tuttavia, recentemente la Cina e soprattutto la Russia hanno iniziato a reagire. La Russia ha scongiurato un altro intervento disastroso in Siria e contrasta il colpo di Stato filo-occidentale in Ucraina. Ora, con Cina e Russia strettamente allineate, i due Paesi potranno impedire agli Stati Uniti e alle loro marionette occidentali di portare avanti la loro agenda economica imperialista. Con l’Unione europea che si sgretola sotto il peso dell’euroscetticismo dell’opinione pubblica, come dimostrano i risultati delle elezioni europee, gli Stati Uniti perdono il loro più stretto alleato. L’UE dovrà scegliere se continuare ad essere un burattino di Washington, rischiando così l’ira dei cittadini europei e raggiungendo infine la completa autodistruzione, o costruire legami più stretti con la Cina e la Russia.
La nuova alleanza fermerà l’espansione militare statunitense ed europea, così come le influenze economiche globali. Sarà un passo positivo, mentre il dominio occidentale negli ultimi decenni ha portato solo altra insicurezza e un sistema economico che avvantaggia pochi e punisce i molti. Le nazioni occidentali, e i loro padroni di Washington, dovrebbero riconsiderare la loro dura posizione sulla Russia. Nel prossimo futuro la nuova alleanza detterà le nuove regole del gioco, quindi l’occidente dovrebbe trattare Cina e Russia con rispetto e abbandonare l’atteggiamento arrogante che l’ha dominato per tanti anni.

Xi Jinping, Vladimir PutinAlexander Clackson è fondatore di Global Political Insight, organismo di ricerca e supporto politico. Ha un Master in Relazioni Internazionali. Alexander è consulente politico e spesso collabora con think-tank e media.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

Il Vertice Russia-Cina di Shanghai: innegabile successo

Aleksandr Salitzki Strategic Culture Foundation 24/05/2014
xijinping-putin-0520-netLa visita del Presidente Putin in Cina è finita. Senza dubbio è stato un evento d’importanza storica.  I leader russi e cinesi dovrebbero conoscersi meglio, hanno una lunga strada da percorrere nel rafforzare la cooperazione bilaterale. Il livello di comprensione reciproca è senza precedenti. Le prospettive per l’Eurasia sono potenziate in modo incredibile dalla cooperazione globale tra la Russia e la Cina…
I progressi nello sviluppo delle relazioni bilaterali sono parte dell’estremamente complicato processo internazionale che prevede il passaggio dal mondo occidentocentrico a uno mondo policentrico. Sono passati 20 anni dal crollo dell’Unione Sovietica. Ora la Russia apre una nuova pagina della sua storia. Chiunque abbia giudizio si rende conto che questo passo è obbligato. Il rapporto Russia-Cina è un altro passo per fare vedere all’occidente la realtà e tornare al dialogo costruttivo. Uno degli obiettivi perseguiti dalla politica estera russa è facilitare la creazione di relazioni internazionali tra Russia, Stati Uniti e Cina sulla base di obblighi reciproci, tra cui il controllo degli armamenti e la gestione delle crisi in cooperazione con altri Stati. Ad esempio, la comparsa dell’alleanza dei “tre grandi” Russia, Stati Uniti e Cina servirebbe allo scopo. Il “triangolo dell’amicizia USA-Russia-Cina” a vantaggio di tutto il mondo era il sogno ambito di Franklin Delano Roosevelt. La Russia persegue una politica estera equilibrata, che presuppone relazioni normali con Stati Uniti, Unione europea e Giappone. India, Corea del Sud e ASEAN sono interessati. Il rapporto speciale con la Cina facilita l’attuazione di questo concetto. Il corso in linea di massima corrisponde alla politica di Pechino. L’apparizione degli Stati falliti sottolinea l’importanza della completa cooperazione internazionale nel superare gli aspetti negativi della globalizzazione. La profonda crisi della statualità dell’Ucraina è probabilmente una delle sfide internazionali più pericolose. E’ importante per Russia e Cina allineare le posizioni sulla questione.
La visita ha portato alla tanto attesa svolta nella cooperazione energetica bilaterale. Gazprom aiuta il drago cinese afflitto dallo smog del carbone. La Cina avvia un grande sforzo per ripulire la propria aria. Prevede di cambiare drasticamente la situazione in 20 anni. Aleksej Miller, a capo di Gazprom, ha detto che è solo l’inizio, “Grande impulso sarà dato ad interi settori economici, in particolare metallurgia, gasdotti e metalmeccanica. Oggi abbiamo iniziato la prima pagina di un grande libro, la storia affascinante della cooperazione russo-cinese nell’industria del gas, e molti capitoli essenziali devono ancora essere scritti”. Riempire le pagina significa creare circa 12 mila nuovi posti di lavoro nel territorio russo, a est degli Urali, 55 miliardi di dollari di investimenti nello sviluppo dei nuovi giacimenti di gas e nuovi contratti nella metallurgia, ingegneria e costruzione di gasdotti russi.
Pepe Escobar ha coniato il termine Pipelineistan nella sua relazione dedicata al corridoio energetico (gasdotto chiave) dal Mar Caspio all’Europa attraverso Georgia e Turchia, e il Grande Gioco di accordi, diplomazia e guerra per procura tra Russia e Stati Uniti che l’accompagna. Oggi la Pipelineistan dell’Eurasia lega saldamente i membri della Shanghai Cooperation Organization e un processo di ulteriore integrazione è in pieno svolgimento. I flussi degli investimenti cinesi nell’economia russa sono intensificati. La casa automobilistica di Tula avrà oltre mezzo miliardo di dollari di investimenti da Chancheng. Il maggiore accordo energetico della storia prevede investimenti nelle infrastrutture economiche della parte orientale della Russia. Le case automobilistiche russe trarranno grandi vantaggi dalla cooperazione con la Cina. La società petrolchimica russa Sibur ha firmato l’accordo sul secondo progetto di ampia cooperazione per stabilire una joint venture nella produzione di nitrile e gomma isoprene nella zona di Shanghai, in Cina. La joint venture utilizzerà brevetti e tecnologie della Sibur. Non ci sono dubbi, la cooperazione Russia-Cina ha un grande futuro. La Russia deve proteggersi dall’espansione commerciale dei produttori asiatici. L’amicizia presuppone lo scambio di osservazioni critiche e  rimostranze giustificate. L’industria russa è troppo debole in alcuni aspetti e deve essere protetta. Un problema più acuto va notato quando aspetti sfavorevoli influiscono sul rapporto. Le agenzie cinesi incontrano difficoltà nel trovare controparti in Russia. Ad esempio, la Commissione Nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina non riesce a trovare un interlocutore. Vi sono altri organi dello Stato che si occupano di scienza e industria che possono indicare con chi stabilire contatti. La Banca della Cina popolare ha una controparte russa, formalmente un ente indipendente anche se è difficile dire cosa significhi questa indipendenza e da chi esattamente sia indipendente. La lista può andare avanti. La Russia ha bisogno di modifiche per cogliere le opportunità offerte dalla rapida crescita della collaborazione con il suo partner numero uno.
La pianificazione e la capacità di fare valutazioni e previsioni, ciò di cui il mondo contemporaneo ha bisogno e di cui è privo, laddove la Russia ha ancora molta strada da fare. L’esperienza della Cina in questo campo ne fa un leader e un’alternativa al caos che imperversa in altri Paesi. Da tempo la Cina ha abbandonato la politica di distinzione tra aziende pubbliche e private o tra economie amministrativamente pianificata e di mercato. E’ tutto passato e dimenticato. Uno Stato forte, pianificazione ed economia di mercato sviluppata possono ben coesistere, ma è opportuno agevolare il progresso delle grandi imprese nazionali, mentre la supervisione delle loro attività deve renderle funzionali agli interessi dell’economia nazionale.
Il mondo avanza rapidamente a grandi passi nel XXI secolo. Il modello costruito sulla base “centro-periferia” è spezzato lasciando larghe crepe che possono influenzare negativamente l’occidente. Ciò incrementerà il ruolo degli Stati nazionali e dello loro relazioni, rendendo l’umanità più responsabile. Può essere opportuno guardare ciò che furono i venti anni del secondo dopo-guerra. Giorni di forte crescita economica, aiuti ai Paesi con economie deboli e concorrenza tra progetti sociali di diverso tipo. Con tutte le irregolarità, era un modello equilibrato di progresso comune.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

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Gazprom firma con la Cina un contratto 30ennale da 400 miliardi di dollari
Aleksej Lossan, RIR, 22 maggio 2014

GETTY_52114_RussiaChinaLa visita in Cina di questa settimana della delegazione russa, s’è rivelata un enorme successo, portando alla firma di decine di accordi economici. I titoli sono dominati dall’enorme contratto stipulato da Pechino e il gigante del gas russo Gazprom, ma i colloqui hanno prodotto anche piani per creare un concorrente di Boeing e Airbus, la costruzione di un primo grande ponte e forniture energetiche record. Ma è stato l’enorme accordo con Gazprom che ha avuto i maggiori titoli. Durante la visita della delegazione russa a Shanghai, il 21 maggio, Gazprom e CNPC hanno firmato un accordo 30ennale del valore di 400 miliardi di dollari per l’acquisto e la vendita di gas naturale. Le esportazioni dovrebbero iniziare nel 2018, e vedranno 38 miliardi di metri cubi all’anno inviati  in Cina a 350 dollari per 1000 metri cubi. “Questo è il più grande contratto della Gazprom. Un contratto del genere non è mai stato firmato da alcuna società“, ha detto il capo esecutivo del gigante gasifero russo Aleksej Miller, secondo Interfax.

Co-produzione nel settore del trasporto aereo
L’accordo più importante dopo l’affare della Gazprom è il progetto congiunto russo-cinese per la realizzazione congiunta di un aeromobile a lungo raggio, futuro concorrente di Boeing e Airbus. Secondo i partecipanti ai negoziati, il progetto richiederà un investimento di 10 miliardi di dollari, ma è ancora nelle prime fasi di sviluppo. I dati di base preliminari del progetto saranno presentati ai ministeri dell’economia dei due Paesi nell’estate del 2014. Il progetto dovrebbe svilupparsi in joint venture, in cui le quote dei diritti verranno distribuite equamente tra Russia e Cina. La Russia ha già maturato esperienza nella collaborazione internazionale per la realizzazione di nuovi aerei passeggeri: il Sukhoj SuperJet 100 prodotto da una joint-venture russo-italiana con la Finmeccanica, gruppo aziendale italiano. Un altro progetto congiunto prevede il lancio di un impianto in Russia. Nel 2017, un produttore cinese di autoveicoli fuoristrada, Great Wall Motors, lancerà un impianto nella parte europea della Russia, nella regione di Tula. Gli investimenti nel progetto ammonteranno a 18 miliardi di rubli (522 milioni dollari) all’anno, e la società potrà produrre fino a 150000 veicoli con il marchio Haval. Inoltre, il nuovo impianto creerà 2500 posti di lavoro. Un’altra iniziativa in cantiere riguarda la costruzione di una fabbrica di gomma in Cina. La società petrolchimica russa Sibur e la compagnia petrolifera cinese Sinopec apriranno un impianto di produzione di gomma a Shanghai, con una capacità produttiva di 50000 tonnellate all’anno. La quota maggiore del progetto sarà di proprietà della Sinopec (74,9 per cento), mentre Sibur avrà una quota del 25,1 per cento.
Nella joint venture, la società russa fornirà principalmente tecnologia. Nel 2013, i partner hanno aperto una joint venture a Krasnojarsk per la produzione di gomma in Siberia: la partecipazione di Sinopec nel progetto è del 25 per cento più una azione del patrimonio netto. Al momento, la gomma prodotta dall’impianto viene fornita al mercato cinese.

Forniture per la Cina
Nonostante l’ampliarsi della cooperazione bilaterale in vari settori, l’esportazione principale della Russia in Cina continuerà ad essere l’energia, principalmente petrolio e gas. Pechino è già il maggiore acquirente di petrolio russo: nel 2009-2038, Rosneft, la prima compagnia petrolifera pubblica del mondo, consegnerà circa 665 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina. Inoltre con l’accordo blockbuster della Gazprom, la Russia fornirà alla Cina anche gas liquefatto. Jamal LNG ha siglato un accordo con CNPC per la fornitura di 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Il progetto prevede la costruzione dell’impianto GNL nel nord russo, con una capacità produttiva di 16,5 milioni di tonnellate, e lo sviluppo del giacimento di Sud Tambejskoe. Come base, Gazprom prevede di concentrarsi sui prezzi del GNL fornito al Giappone attraverso lo sviluppo di Sakhalin-2, nell’Estremo Oriente russo. Lo scorso anno il prezzo del GNL in Giappone era circa 512 dollari per 1000 metri cubi. Inoltre, Gazprom ha offerto alle imprese cinesi la partecipazione a un altro simile progetto russo, Vladivostok GNL, e contratti per acquistare gas naturale liquefatto. Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg TV che gli investitori cinesi possono anche partecipare alla privatizzazione della statale Rosneft. Tuttavia, la dimensione del pacchetto che può essere acquistato deve ancora essere divulgata. Gli investitori cinesi sono già inclusi nel capitale di Rosneft dal 2006, quando CNPC acquistò una quota dello 0,6 per cento nella società russa durante l’offerta pubblica iniziale.

Ponti e strade
Uno dei principali settori della cooperazione con la Cina attrarrà le imprese cinesi nei progetti infrastrutturali. Nel 2013, il volume annuale del traffico attraverso i valichi di frontiera tra Russia e Cina è aumentato dell’8 per cento, per un totale di 30,5 milioni di tonnellate. Nei prossimi mesi inizierà la costruzione del primo ponte sul fiume Amur, in Siberia, tra la Russia e la Cina. Sarà il primo collegamento di questo tipo tra Russia e Cina: non ci sono ponti tra i due Paesi, né su strada né per ferrovia. Secondo la parte russa, il nuovo ponte consentirà il trasporto di 21 milioni di tonnellate di merci ogni anno e accorcerà le distanze di 700 chilometri. A sua volta, il monopolio russo sul mercato ferroviario, le Ferrovie Russe, e l’operatore ferroviario dello Stato cinese, la China Railway Corporation, hanno concordato la costruzione di centri logistici, lo sviluppo del traffico passeggeri e la riduzione delle tariffe.
La Cina aiuterà la Russia a ridurre la dipendenza dal dollaro nei pagamenti: i Paesi prevedono di aumentare i pagamenti in valuta nazionale secondo l’accordo firmato dalla VTB Bank russa e dalla corporation bancaria cinese Bank of China. Attualmente, i banchieri cinesi hanno emesso prestiti per la Rosneft in rubli, riducendo la dipendenza dell’economia russa dai tassi di cambio. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, il volume totale dei progetti congiunti russo-cinesi nei settori prioritari è di circa 40 miliardi di dollari. Tuttavia, il Paese prevede di aumentare questa cifra a 200 miliardi entro il 2020.

china russia flagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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