Il Petro-Rublo russo sfida l’egemonia del dollaro USA. La Cina sviluppa il commercio eurasiatico

Peter Koenig Global Research, 8 aprile 2014

La Russia ha appena lanciato un’altra bomba, annunciando non solo il disaccoppiamento del commercio dal dollaro, ma anche che la commercializzazione dei suoi idrocarburi avverrà in rubli e nelle valute dei suoi partner commerciali, non più in dollari, vedasi La Voce della Russia.

BRICS-mapIl commerciale della Russia degli idrocarburi ammonta a circa un trilione di dollari all’anno. Altri Paesi, in particolare BRICS e BRICS-associati (BRICSA) potrebbe presto seguirne l’esempio e unirsi alla Russia, abbandonando il ‘petro-dollaro’ come unità per il trading di petrolio e gas. Ciò  potrebbe ammontare a decine di miliardi di perdite nella domanda annuale di petrodollari (il PIL degli Stati Uniti era circa 17 miliardi di dollari nel dicembre 2013), togliendo quanto meno un dente importante all’economia degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dichiarazione di Press TV secondo cui la Cina riapre la vecchia Via della Seta come nuova rotta commerciale collegando Germania, Russia e Cina e permettendo di collegare e sviluppare nuovi mercati, specialmente in Asia centrale, dove il nuovo progetto porterà stabilità economica e politica, e nelle province occidentali della Cina, dove verranno create “nuove aree” di sviluppo. La prima sarà la Lanzhou New Area nel Gansu, una delle regioni più povere della Cina nordoccidentale. “Durante la sua visita a Duisburg, il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un colpo da maestro da diplomazia economica contrastando direttamente lo sforzo della fazione neo-conservatrice di Washington per suscitare un nuovo confronto tra NATO e Russia.” (Press TV, 6 aprile 2014)
Sfruttando il ruolo di Duisburg quale maggiore porto interno del mondo, snodo storico dei trasporti in Europa e centro dell’industria siderurgica della Ruhr in Germania, propone che Germania e Cina cooperino nella costruzione di una nuova “via della Seta economica” che colleghi Cina ed Europa. Le implicazioni della crescita economica per tutta l’Eurasia sono impressionanti“. Curiosamente i media occidentali hanno finora ignorato entrambi gli eventi. Sembra che ci sia il desiderio di accompagnare la falsità delle illusione e arroganza occidentali assieme al silenzio. La Germania, il motore economico d’Europa e quarta economia del mondo (PIL da 3600 miliardi dollari US), all’estremità occidentale del nuovo asse commerciale sarà la calamita che attirerà altri partner commerciali europei della Germania verso la Nuova Via della Seta. Ciò che appare come un futuro vantaggio per Russia e Cina, comporterà anche sicurezza e stabilità, ciò sarebbe una sconfitta letale per Washington. Inoltre, i BRICS si preparano a lanciare una nuova moneta, composta dal paniere di loro valute locali, da utilizzare nel commercio internazionale, nonché una nuova valuta di riserva, sostituendo un dollaro gravato dal debito e piuttosto inutile, una prodezza benvenuta nel mondo. Insieme con la valuta dei nuovi Paesi BRICS (A) arriverà un nuovo sistema di pagamento internazionale, sostituendo negli scambi SWIFT e IBAN, rompendo così l’egemonia della famigerata manipolatrice di oro e valuta di proprietà privata Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, detta anche banca centrale di tutte le banche centrali. Per esserne sicuri, la BRI è un’istituzione di proprietà privata a scopo di lucro creata nei primi anni ’30, durante la grande crisi economica del 20° secolo. La BRI fu costituita proprio per questo scopo, controllare il sistema monetario mondiale insieme alla FED, anch’essa di proprietà privata dei Banksters di Wall Street, l’epitome della proprietà privata non regolamentata. La BRI è nota ospitare almeno una mezza dozzina di riunioni segrete all’anno, in cui partecipa l’élite mondiale per decidere il destino di Paesi e intere popolazioni. La sua scomparsa sarebbe un altro gradito nuovo sviluppo.
Con la nuova via commerciale e il nuovo sistema monetario in formazione, altri Paesi e nazioni, finora presi dagli artigli della dipendenza dagli Stati Uniti, accorreranno verso il ‘nuovo sistema’, isolando man mano l’economia industriale militare (sic) di Washington e la sua macchina da guerra della NATO. Questo mutamento economico potrà mettere l’impero in ginocchio senza spargere una goccia di sangue. Lo spazio per una nuova speranza di giustizia e maggiore uguaglianza, la rinascita di Stati sovrani, può sorgere trasformando la spirale delle tenebre in una di luce.

Peter Koenig è un economista ed ex-impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, Voce della Russia e altri siti Internet. È autore di Implosion, racconto basato sui fatti e su 30 anni di esperienza in tutto il mondo.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti perseguono il caos generale: ora tocca all’Asia

Dedefensa, 9 aprile 2014

8860548Dato lo stato generale della situazione mondiale, rafforzata splendidamente dalla crisi ucraina, gli Stati Uniti cercano di capitalizzare l’estensione della svolta in Asia. Perché portare il caos anche in Asia? E’ vero che questa zona è un po’ indietro rispetto alla situazione europea, del Medio Oriente ed anche negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla situazione di Washington, dell’amministrazione Obama, del Congresso e della politica degli Stati Uniti, ecc. Si tratta di correttezza ed equilibrio. Questa è l’ipotesi che siamo portati a fare osservando la tensione ottenuta dagli Stati Uniti con le loro ultime dichiarazioni che promuovono solo il peggioramento delle cattive relazioni, in particolare tra Giappone e Filippine, da un lato, e Cina dall’altra. Il risultato è il progressivo indurimento della posizione della Cina contro gli Stati Uniti, con parole e giudizi di durezza mai vista, espresse in occasione della visita di Chuck Hagel in Cina e prima del viaggio  asiatico di Obama. Tyler Durden sviluppa un’osservazione della situazione su Zerohedge del 9 aprile 2014.
A quanto pare mettendo via i convenevoli diplomatici, i cinesi sono stati diretti con Chuck Hagel, mentre pone le basi per il viaggio in Asia del presidente Obama a fine mese (che dovrà visitare Giappone, Malesia e Filippine, tutti con conflitti territoriali diretti con la Cina). Come riporta Reuters, “Obama deve prestare seria considerazione a tale problema quando si tratta di Asia… La Cina ha già inviato questo messaggio durante gli incontri con Hagel”, ha detto Ruan Zongze, ex- diplomatico cinese presso l’Istituto di Studi Internazionali di Pechino, un think tank legato al ministero degli Esteri della Cina. “Gli Stati Uniti prendono una direzione che non vogliamo vedere, schierandosi con Giappone e Filippine, e la Cina è molto scontenta di ciò.” (…) Questi commenti dalla Cina sono senza precedenti… “il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha detto ad Hagel che Washington dovrebbe frenare il Giappone e rimproverare le Filippine. Chang ha detto apertamente ad Hagel che “i cinesi non sono contenti” del sostegno degli Stati Uniti al Giappone e al Sud-Est asiatico, secondo una dichiarazione apparsa sul sito del ministero della Difesa cinese. L’influente tabloid Global Times, pubblicato dall’ufficiale Quotidiano del Popolo del Partito Comunista, ha scritto in un editoriale che tali parole forti “non sono state sentite molto in passato”.” Tyler cita ancora Ruan Zongze: “(I funzionari cinesi) sperano che la visita di Obama non sia usata per radunare altri Paesi contro la Cina. Se si ascolta la dura retorica dei vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti, questa è una vera e propria preoccupazione.” “Loro (i funzionari cinesi) cercano di capire se è la bassa popolarità statunitense a spingere a fare commenti che non può fare il capo, o se ci si muove in un crescendo…” “Penso che ci sia la preoccupazione che tale dibattito possa essere influenzato in modo sostanziale se Obama facesse commenti molto espliciti in questo viaggio, che potrebbero capovolgere l’equilibrio interno e rendere più difficile per Xi sottolineare come fondamentale il rapporto sino-statunitense“.”
Naturalmente, tale atteggiamento degli Stati Uniti in Asia verso la Cina contrasta curiosamente con i loro sforzi per dividere Cina e Russia sulla crisi ucraina, come se non ci fosse un coordinamento tra queste due politiche; ovviamente l’ipotesi più accettabile è che il caos sia particolarmente florido nel governo degli Stati Uniti, come abbiamo visto. Pertanto, si prevede il rafforzamento dei legami tra la Cina e la Russia nelle rispettive crisi, dei BRICS, della Shanghai Cooperation Organization, ecc.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La soluzione Renminbi: l’egemonia del dollaro sfidata da Cina e Germania

Global Research, 1 aprile 2014
PKLa parola dollaro non compare neanche. “Il volume di operazioni che possono essere effettuate in valuta cinese nei centri finanziari internazionali e tedeschi non è commisurato all’importanza della Cina nell’economia globale“, ha spiegato la Bundesbank in modo asciutto a Berlino, dopo aver firmato un protocollo d’intesa con la Banca popolare di Cina. Il Presidente Xi Jinping e la cancelliera Angela Merkel assistevano. Era una faccenda seria, tutti sapevano di cosa si tratta e  nessuno osava dirlo. L’accordo precisa che le due banche centrali dovrebbero cooperare su compensazione e regolamento dei pagamenti in renminbi, allontanandosi dall’egemonia del dollaro quale valuta di pagamento e riserva. Non è un accordo tra la Cina e un centro finanziario prestanome come il Lussemburgo o Londra che lavorano su accordi simili, ma tra due dei più grandi esportatori mondiali, dal commercio bilaterale di quasi 200 miliardi dollari nel 2013. Le società tedesche hanno investito massicciamente in Cina negli ultimi 15 anni. E di recente, le società cinesi, molte delle quali almeno in parte di proprietà statale, hanno iniziato a rastrellare  nuovo denaro in Germania.
La “soluzione dei pagamenti in renminbi”, un meccanismo reale di pagamenti bancari o di camera di compensazione, non è stata ancora decisa, ma sarà un passo importante per la Cina per internazionalizzare il renminbi e affossare la dipendenza dal dollaro. È Francoforte, città “patria di due banche centrali“, come il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato, che ne fa “un luogo particolarmente adatto“. Come valuta dei pagamenti mondiale, il renminbi è ancora piccolo ma cresce a passi da gigante: a febbraio, il cliente ha avviato pagamenti istituzionali in uscita e in entrata in RMB, che rappresentavano solo l’1,42% del traffico, ma fissando un nuovo record, secondo SWIFT, la cooperativa infiltrata dalla NSA che collega oltre 10000 banche, aziende, NSA e altre agenzie d’intelligence di tutto il mondo. Nonostante il peso  della Cina, seconda maggiore economia, lo yuan è solo all’ottavo posto come valuta dei pagamenti, dietro il franco svizzero. Dollaro ed euro primeggiano. A febbraio il dollaro rappresentava il 38,9% e l’euro il 33,0% dei pagamenti. A gennaio dello scorso anno, per esempio, l’euro era al primo posto con il 40,2%, mentre il dollaro solo il 33,5%. Mentre la Cina si allontana dal dollaro, la sua quota nei pagamenti continuerà a scendere. E la Merkel, il cui compito è mantenere insieme la zona euro stringendo nastro adesivo e filo di salvataggio intorno al collo degli altri Paesi, non l’ha dimenticato: “Siamo molto grati alla Cina che, nella crisi dell’euro, la considera una moneta stabile“, ha detto durante la conferenza stampa. “La Cina non ha mai messo in discussione la sua fiducia nell’euro, e trovo che sia molto importante...”
Francoforte quale centro commerciale off-shore del renminbi è attivo dal 2012. Un comitato direttivo è stato istituito nel luglio 2013 comprendente il ministero dell’Economia del land dell’Assia, il ministero delle Finanze federale e la Bundesbank. Nell’ottobre 2013, il “RMB Initiative Group“, che comprende quattro banche cinesi a Francoforte, giganti dei servizi finanziari tedeschi e la Bundesbank, si riunì per la prima volta. Il gruppo di lavoro che si occupa dell’istituzione della soluzione della compensazione in RMB è guidato dalla Bundesbank e conta la SWIFT tra i suoi membri. Società e associazioni di categoria tedesche supportano l’iniziativa. E’ stato “un importante passo in avanti nell’intensificare le relazioni economiche della Germania con la Cina“, ha detto il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Carl-Ludwig Thiele. Seguendo l’evento, la Xinhua News Agency ha delineato la strategia a “tre punte” della Cina nel promuovere l’internazionalizzazione del RMB: “facilitare il commercio internazionale e gli investimenti denominati e stabiliti in RMB, incoraggiare i centri di servizio off-shore sviluppando i prodotti finanziari off-shore denominati in RMB, e incoraggiare le banche centrali a detenere attività in RMB nelle loro riserve di valuta estera“. Una definizione sintetica per rompere l’egemonia del dollaro come valuta di pagamento, d’investimento e di riserva. Strategia della Cina dal 2009.
All’epoca, la crisi finanziaria negli Stati Uniti spaventò il governo della Cina, che finora era seduto su montagne di carta svalutata degli Stati Uniti e che improvvisamente minacciavano di evaporare, come i titoli garantiti dalle ipoteche Fannie Mae e Freddie Mac che la Cina in qualche modo pensava valessero qualcosa, quando in realtà non era così, almeno finché la Cina non fece abbastanza pressioni sull’amministrazione Bush per garantirsi che la Fed ne acquistasse per gonfiarne il valore. La Cina fu salvata dal contribuente statunitense e dalla Fed, ma l’episodio ha insegnato al governo una lezione: sbarazzarsi del dollaro. E così agisce con attenzione e in modo sistematico, passo dopo passo, ma inesorabilmente come ha detto Xinhua, seguendo una strategia “multi-fronte” che comprende accordi in valute bilaterali d’ampio respiro, con un Paese alla volta.
Rispetto alla Cina, la Russia è un pesce piccolo in termini di relazioni commerciali e finanziarie con gli Stati Uniti. Ma anch’essa c’è arrivata. Il primo colpo di avvertimento ufficiale è stato sparato prima che iniziasse l’assalto al sistema del dollaro. Non da un qualsiasi consulente di Putin, ma dal ministro dell’Economia ed ex Vicepresidente della Banca centrale della Russia. Un’escalation importante.

Xi Jinping meets Merkel in BerlinCopyright Blacklisted News 2014 – Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin ordina esercitazioni di “Prontezza al combattimento” delle truppe nelle regioni centrali e occidentali russe

RussiaToday 26 febbraio 2014 2Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato un’improvvisa esercitazione militare per testare la prontezza al combattimento delle forze armate nella Russia occidentale e centrale. L’esercitazione comprende le truppe per la sicurezza interna e dell’antiterrorismo. “Le esercitazioni non sono collegate agli eventi in Ucraina“, ha detto ai giornalisti Sergej Shojgu, ministro della Difesa della Russia. Nell’ambito delle esercitazioni, diverse manovre si terranno ai confini della Russia con altri Paesi, tra cui l’Ucraina. Lo scopo principale di queste esercitazioni è testare la prontezza al combattimento delle forze armate russe, ha detto Shojgu.
L’esercitazione improvvisa riguarda truppe di terra, aeronautica, truppe aviotrasportate e difesa aerospaziale, secondo Shojgu. Putin ha ordinato il “test di prontezza al combattimento delle truppe nell’affrontare situazioni di crisi che minaccino la sicurezza militare del Paese, così come situazioni legate al terrorismo e alla crisi sanitaria ed epidemiologica“, ha detto Shojgu. Secondo il ministro della Difesa, l’esercitazione, iniziata alle 14:00 si terrà dal 26 febbraio al 3 marzo, in due fasi. La seconda fase prevede un’esercitazione contro forze avversarie, con la partecipazione delle flotte del Nord e del Baltico della Russia e bombardamenti aerei.
Circa 150000 soldati, 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati e 1200 pezzi di artiglieria parteciperanno alle esercitazioni, ha detto il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov. Mentre i media occidentali si affrettano a collegare l’esercitazione alla situazione in Ucraina, tali esercitazioni erano previste fin dal settembre scorso, come seguito delle massicce esercitazioni del 2013.
Nel febbraio 2013, l’esercito russo organizzò un’esercitazione a sorpresa di ‘prontezza al combattimento’ nella Russia centrale, per la prima volta dopo 20 anni, seguita da un’esercitazione nel Mar Nero, nel marzo 2013. Un’esercitazione della difesa aerospaziale e dell’aeronautica ebbero luogo nel maggio 2013, coinvolgendo migliaia di soldati con centinaia di aeromobili e veicoli. Nel luglio 2013, una massiccia esercitazione si svolse nel comando orientale. 160000 soldati, 1000 carri armati e veicoli blindati, 130 aerei e 70 navi vi presero parte.
Dopo le esercitazioni del 2013, il Presidente Putin, in qualità di Comandante in capo supremo della Russia, annunciò che le esercitazioni a sorpresa sarebbero continuate. Venne anche ordinato la piena partecipazione alle esercitazioni delle truppe del ministero dell’Interno.

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Gli eventi in Ucraina mettono a rischio l’accordo militare con la Cina
I rapporti militari ed economici potrebbero essere a rischio con la svolta di Kiev verso l’UE
Teddy Ng Beijing  SCMP 25 febbraio 2014

06sino-Ukraine-tmagArticleI rapporti della Cina con l’Ucraina sono ora incerti con la nomina del presidente ad interim filo-occidentale, secondo gli osservatori. La nomina segue i tre mesi di proteste e di contrasti tra Russia e UE che hanno portato Kiev ad un punto morto. La posta in gioco sono i rapporti militari ed economici di Pechino con l’Ucraina, che potrebbero allentarsi nella probabilità che i leader di Kiev si allontanino dalla Russia per avvicinarsi all’Unione europea. “Ciò avrà un impatto negativo sulla cooperazione tra la Cina e l’Ucraina, nel breve periodo“, ha detto Cui Hongjian, direttore degli studi europei presso l’Istituto di Studi Internazionali cinese. La crisi politica ucraina ha avuto una svolta drammatica quando il presidente del parlamento Oleksandr Turchynov è stato nominato capo di Stato ad interim.
Le proteste sono scoppiate dopo che l’ex-presidente Viktor Janukovich, che avrebbe lasciato il Paese ed è ora incriminato, aveva abbandonato l’accordo commerciale con l’UE volgendosi a Mosca, che  offriva miliardi di aiuti a Kiev. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto in una conferenza stampa che la Cina aveva seguito attentamente la situazione in Ucraina e chiesto che la crisi venisse risolta tramite consultazioni. “La Cina non interferisce negli affari interni dell’Ucraina, rispetta la scelta autonoma del popolo ucraino in linea con le condizioni nazionali dell’Ucraina ed è pronta a promuovere la partnership strategica con la controparte ucraina su un piano di parità“, ha detto. L’UE ha imposto l’embargo sulle armi alla Cina nel 1989 per la repressione dei dissidenti a Pechino, venendo esclusa così dai trasferimenti diretti di armi e tecnologie della difesa. Ma la modernizzazione militare della Cina l’ha resa meno dipendente dalle armi straniere. C’è una forte spinta in Ucraina per l’adesione all’UE, e se avviene sarà necessario abbandonare l’accordo bellico con la Cina, conformandosi all’embargo dell’Unione europea. L’Ucraina era il quarto maggiore esportatore di armi nel 2012 dopo Stati Uniti, Russia e Cina, secondo l’agenzia di sicurezza globale Stockholm International Peace Research Institute. L’Ucraina ebbe un ruolo chiave nella produzione di motori e nella manutenzione di aerei da combattimento e altri velivoli della Cina. In realtà, la prima portaerei della Cina, la Liaoning, è stata costruita in Ucraina. La Cina ha inoltre collaborato con l’Ucraina sulle turbine a gas per i cacciatorpediniere Aegis cinesi, e sul motore diesel per il carro armato al-Khalid sviluppato per il Pakistan, secondo il Want China Times di Taiwan.
Kiev e Pechino all’inizio di quest’anno si avvicinarono con un accordo sulla sicurezza. Il trattato firmato dal presidente Xi Jinping e da Janukovich a gennaio, affermava che Pechino garantiva la sicurezza dell’Ucraina se questa subiva una minaccia nucleare. Economicamente, la Cina ha intensificato i rapporti commerciali con l’Ucraina. A dicembre, Janukovich disse di aver assicurato 8 miliardi di dollari di investimenti cinesi nell’economia ucraina in difficoltà, dopo i colloqui con il Presidente Xi Jinping a Pechino. Ma Yang Cheng, vicedirettore del Centro di studi russi della East China Normal Universitydi Shanghai, ha detto che la situazione in Ucraina rimarrà caotica, non importa quale potere, Unione europea o Russia, Kiev scelga. “Il cambio di governo in Ucraina sicuramente creerà incertezza nella cooperazione commerciale tra Kiev e Pechino, rimanendo da stabilire se sarà forte come prima“, ha detto Yang. Ma ha anche detto che l’Ucraina, a prescindere dalle scelte politiche, comunque accoglierà gli investimenti cinesi perché la cooperazione economica solo con l’UE o la Russia non sarà sufficiente a salvarne la malconcia economia. Zhang Shengjun, vicepreside dell’Istituto di Scienze Politiche e Studi Internazionali presso Università Normale di Pechino, ha detto che la Cina farà meno affidamento sull’Ucraina nello sviluppo militare, ma continuerà gli investimenti per mantenervi la propria influenza…

imageTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Di chi ha paura Obama in Russia?

FBII 17 febbraio 2014

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Grazie al possesso della Cina dei titoli del debito USA, con piacere riconosciamo il seguente: Impiegato del mese.

Le delegazioni ufficiali di 60 Paesi, tra cui più di 40 capi di Stato, sono presenti all’apertura delle Olimpiadi di Sochi. Si tratta di un numero maggiore dei Giochi di Londra (2012) e Vancouver (2010). Tuttavia, Barack Obama ha ignorato la festa dello sport internazionale e la sua assenza ha sorpreso tutti per la sua immaturità… Naturalmente, gli scienziati politici hanno le loro spiegazioni.

Il presidente degli USA ha detto che ha scelto di non partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, in parte perché non voleva distrarre dalla gara, ha detto in un’intervista. “Le persone sono realmente interessate a vedere quanto sono incredibili i nostri atleti“, ha detto Obama in un’intervista. I media occidentali implicano l’idea di una versione semi-ufficiale del “boicottaggio”, per il disaccordo della Casa Bianca alla modifica della legge russa “Sulla protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” Ma forse uno dei motivi principali della decisione di Obama è la mancanza di volontà d’incontrare il capo della Repubblica popolare cinese? Per sei mesi Obama ha volutamente evitato gli eventi che coinvolgono Xi. Come molti omologhi stranieri, il presidente degli Stati Uniti ha paura delle domande del leader cinese, perché non non ha risposte chiare.
Il pensiero strategico degli Stati Uniti matura a poco a poco, che sempre risponde alle principali tendenze globali per plasmare un nuovo sistema internazionale, richiedendo una politica più flessibile con l’avanzare della Cina. Gli USA vedono la Cina come loro principale concorrente e partner nel nuovo sistema internazionale, ed utilizzando il supporto giapponese per lanciare la  nuova strategia, le relazioni USA-Giappone saranno sempre più instabili. Nel secondo mandato del presidente Obama, nuove caratteristiche appaiono nella strategia globale degli Stati Uniti, il cui nucleo è il riequilibrio strategico verso la regione Asia-Pacifico. La Cina ha espresso “rammarico” nel dicembre scorso, quando la Corea del Sud estese la sua zona di difesa aerea sovrapponendosi in parte alla zona dichiarata da Pechino due settimane prima, aumentando le tensioni regionali. L’amministrazione Obama annunciava di sostenere le pretese del Giappone sulle contestate isole dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, inasprendo il braccio di ferro tra Cina e Giappone. Aerei da guerra statunitensi e aerei civili giapponesi hanno violato la zona dello “spazio della difesa aerea” che la Cina ha istituito. La Cina ha avvertito che ha il diritto di agire contro violazioni future. La Cina ha condannato le azioni degli Stati Uniti come “irresponsabili” e vi sono timori di scontri sul contenzioso. Tale scontro non avvantaggia chiaramente nessuno, tuttavia, e mentre le tante spacconate sono normali su tutti i lati, un’escalation potrebbe comportare ulteriori notevoli seccature. Attualmente la Cina è il maggiore creditore dell’economia statunitense. Mentre succedeva, decidendo tra l’altro sul problema dell’occupazione dell’enorme popolazione della Cina, Washington chiuse un occhio anche sulle differenze politiche. Tuttavia, nell’autunno del 2013 era evidente che la Casa Bianca non controlla l’economia statunitense e che il default dello Stato è questione di tempo.
Il debito nazionale degli Stati Uniti è l’importo dovuto dal governo federale degli Stati Uniti. Il 12 dicembre 2013, il debito detenuto dal pubblico era di circa 12312 miliardi dollari o il 73% del PIL Q3 2013 intra-governativo, pari a 4900 miliardi dollari (29%), creando un debito pubblico combinato totale di 17226 miliardi di dollari, superiore al 100% del PIL. Dal gennaio 2013, 5000 miliardi dollari o circa il 47% del debito detenuto dal pubblico erano di proprietà di investitori stranieri, soprattutto Repubblica popolare di Cina e Giappone, per poco più di 1100 miliardi di dollari ciascuno. Quando il debito pubblico è in aumento, il presidente va al Congresso. I negoziati cominciano. L’obiettivo è convincere i due rami del Parlamento ad approvare la legislazione per aumentare il tetto del debito. L’anno scorso, ad ottobre, gli Stati Uniti ancora una volta si avvicinarono al precipizio del default del debito, e ancora una volta il mondo chiese perché nessun Paese, tanto meno la maggiore economia del mondo, mettesse a repentaglio la propria reputazione finanziaria e quindi la capacità di prendere prestiti. Anche se una potenziale crisi finanziaria globale venne evitata all’ultimo minuto, s’è notevolmente sviluppata la serie di avvertimenti dai funzionari cinesi. Il Primo ministro Li Keqiang ha detto al segretario di Stato John Kerry che era “molto preoccupato” per un possibile default. Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale cinese, ha avvertito che gli USA “dovrebbero avere la saggezza di risolvere questo problema al più presto possibile.” Un’opinione di Xinhua, l’agenzia statale, affermava “il mondo confuso deve cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Queste dichiarazioni, insolitamente schiette, dei cinesi dimostrano che il ripetersi di crisi evitabili minaccia la posizione privilegiata degli Stati Uniti quale emittente della principale valuta di riserva del mondo e di debito privo di rischio. Xi voleva parlarne personalmente ad Obama al vertice APEC di ottobre. Ma Obama non ci andò con la scusa della discussione sul bilancio. Di conseguenza, il Congresso rinviò la scadenza del tetto del debito al 7 febbraio 2014, il giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici. Le riserve cinesi di titoli del Tesoro USA sono aumentate di 12,2 miliardi dollari, con il record di 1317 miliardi di dollari di novembre, secondo i dati diffusi a gennaio sul sito web del dipartimento del Tesoro. L’aumento delle attuali riserve valutarie della Cina avrebbero raggiunto il record mondiale di 3820 miliardi dollari alla fine di dicembre, sostenendo l’appetito del Paese per il debito degli Stati Uniti.
Da un lato, tali ingenti somme di denaro mostrano il potere economico della Cina. Tuttavia, sono anche un onere pesante, dato che il controllo di tali enormi riserve non fornisce una particolare varietà di opzioni. Se i cinesi vendessero globalmente il dollaro ne abbatterebbero il costo minando le proprie riserve valutarie. Pertanto, Pechino può solo continuare a concedere prestiti all’economia degli Stati Uniti acquistando sempre più titoli di Stato USA con i “loro” dollari. Tutto ciò significa che la Cina e il Tesoro statunitense restano bloccati in un abbraccio da cui è molto difficile per Pechino sottrarsi ora. Stranamente, però, i giornalisti dimenticano cosa accadrebbe se la Cina ne venisse fuori. Anche se lentamente. (“UN percorso di mille miglia inizia con un singolo passo”, ha detto Confucio). Infatti, sebbene le economie cinesi e statunitensi siano interdipendenti, quella cinese è in una situazione molto migliore. Gli Stati Uniti non hanno scelta: non c’è nulla che sostituisca gli investimenti cinesi. Non c’è nessun altro attore nel mercato globale che possa soddisfare la domanda interna dei consumatori degli Stati Uniti. Non c’è Paese al mondo che possa scambiare i suoi prodotti con i dollari e subito reimmetterli nell’economia statunitense in cambio di altri titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Pertanto, non importa se i giornalisti statunitensi si facciano illusioni, il fatto è che gli Stati Uniti sono un tossicodipendente attaccato all’”ago cinese”.
Da tutto ciò, appare chiaro perché Xi Jinping abbia tutte le ragioni per preoccuparsi del prossimo default tecnico degli Stati Uniti, previsto per il 7 febbraio. E’ logico supporre che Obama non vada  a Sochi per paura delle rivendicazioni cinesi. Dopo tutto, con tutti i vantaggi, il primo presidente nero degli Stati Uniti non è un maestro dell’improvvisazione. Tali battibecchi, in presenza di terzi di alto rango, costringerebbero la Casa Bianca ad essere dura, qui e subito. Di conseguenza, una prepotenza potrebbe spingere la Cina ad intraprendere azioni più decise contro il “mondo americanizzato”. In primo luogo, la Cina potrebbe iniziare azioni volte a sbarazzarsi di obbligazioni e dollari statunitensi. Pertanto, il presidente degli Stati Uniti deve limitare significativamente la propria pubblicità estera per evitarlo. Ciò significa che il problema della probabilità del default degli USA ancora non è risolto, ma rinviato. Prima o poi, Pechino, nonostante il tradizionale conservatorismo, abbandonerà la prassi dei leader delle generazioni precedenti e procederà alla diversificazione graduale delle riserve. La domanda è: quando accadrà. In quel caso, il mercato statunitense non potrà affrontare il caos. L’economia statunitense sarà privata dei prodotti cinesi a basso costo e i cinesi del dollaro a basso costo. I prezzi al consumo e i tassi sui prestiti aumenteranno, e milioni di americani andranno in bancarotta in una notte. D’altra parte, il dumping del dollaro nei mercati esteri dei cinesi causerà il deprezzamento della valuta statunitense, che colpirà subito le opportunità del Pentagono, mettendo a repentaglio le ambizioni militari e politiche degli Stati Uniti. In particolare, nella regione Asia-Pacifico… dipende sempre più dalla Casa Bianca, quanto velocemente la Cina sgancerà la sua super-arma economica. Nel frattempo, possiamo dire che un fatto storico è accaduto. Pechino non ha più paura di Washington, ma viceversa. Di conseguenza, il ruolo di partner di maggioranza, infine, diventa la Cina nel tandem delle due potenze.

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Cosa può dirmi del mio futuro? Mmmh, vorrei, ma non so leggere il cinese!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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