L’attacco chimico a Ghuta: dove sono finiti i bambini?

Oriental Review 20 settembre 2013

al-ghoutaIl rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato all’inizio di questa settimana, sul presunto utilizzo di armi chimiche nella zona di Ghuta a Damasco, il 21 agosto 2013, ha chiarito molte questioni ma ha lasciato senza risposta le domande fondamentali: chi ha compiuto l’attacco e chi sono le vittime?
Il gruppo di ispettori delle Nazioni Unite guidato dal prof. Ake Sellstrom, sostiene di aver raccolto “prove convincenti dell’utilizzo di razzi superficie-superficie contenenti gas nervino Sarin...”, razzi del calibro di 140 mm sarebbero stati lanciati da una località non specificata, da qualche parte “nel nord-ovest.” Il rapporto indica che il gruppo di ispettori fosse protetto da forze dell’opposizione nei siti di indagine e che tali aree “…erano state visitate da altri individui, sia prima che durante l’indagine“. Si afferma inoltre che “frammenti e altre possibili prove sono chiaramente state manipolate prima dell’arrivo della squadra investigativa.” Gli esperti si sono inoltre lamentati del “periodo di tempo assai limitato per condurre un’indagine dettagliata”.
Secondo una ricerca di New Oriental Outlook, il calibro dei razzi suggerisce che un lanciarazzi multiplo di fabbricazione sovietica BM-14, da 140 mm, sia stato probabilmente utilizzato per bombardare Ghuta orientale. Questo lanciarazzi, progettato nel 1951, in precedenza faceva parte dell’arsenale dell’esercito siriano, fino a quando non fu sostituito decenni fa dai più recenti lanciarazzi BM-21 (Grad, calibro 122 mm, progettato nel 1963) e Tipo 63 (da 107 mm) di fabbricazione cinese. Tuttavia, solo i vecchi BM-14 sono ampiamente disponibili nella regione e sono stati utilizzati, per esempio, dai ribelli algerini negli anni ’90 e dai taliban nel 2000. Sono molto compatti e potrebbero facilmente esser stati segretamente trasportati in una qualsiasi posizione, quella notte fatale, anche nella zona controllata dalle forze governative. Pertanto la posizione presunta della piattaforma di lancio è insignificante, quando si sarebbe potuto utilizzare un qualsiasi punto della periferia abbandonata di Damasco, che si trovasse entro il suo raggio d’azione.
Un altro dettaglio è stato reso pubblico, l’etichetta trovata su una testata. Mikhail Barabanov, esperto del Centro russo per l’analisi delle strategie e delle tecnologie, ha commentato che questa etichetta corrisponde a quelle dei razzi prodotti nel 1967 a Novosibirsk (Russia). Ci si potrebbe giustamente chiedere perché l’esercito siriano avrebbe lanciato un razzo vecchio di 46 anni, quando ha abbondanti scorte di armi moderne e molto più affidabili. E’ anche interessante notare che la produzione di armi chimiche in Siria ha avuto inizio nel 1990, quando impianti chimici furono costruiti presso Damasco, Homs, Hama e Aleppo. Così, quei razzi, pieni di agenti chimici, devono essere datati alla stessa epoca o successiva. Se la data di produzione di un razzo non corrisponde alla data di produzione del suo agente chimico, è ovvio che la testata sia stata riempita in un laboratorio sotterraneo, o anche in un luogo improvvisato. Ciò è pienamente in linea con la prima prova riguardante l’uso di armi chimiche rudimentali da parte dei ribelli in Siria. Quindi, nonostante le affermazioni affrettate di Washington secondo cui il Rapporto delle Nazioni Unite accusa le forze governative siriane quali unici possibili responsabili dell’attacco chimico a Ghuta orientale, il 21 agosto, i veri dati del rapporto sembrano dimostrare il contrario: l’attacco è stato condotto dai ribelli e dai loro mandanti, in un classica operazione false flag volta ad attirare le forze militari straniere in un intervento in Siria. Elaborando le notevoli osservazioni di George Galloway durante la storica sessione del parlamento inglese sulla Siria, a fine agosto, vorremmo affermare che “lanciare un attacco con armi chimiche a Damasco, il giorno in cui il gruppo di ispettori chimici delle Nazioni Unite arrivava a Damasco, usando un lanciarazzi obsoleto, dovrebbe portare a una nuova definizione della follia.”
E ora, le vittime chi sono? Il rapporto della Squadra di Supporto Internazionale di Musalaha (Riconciliazione), in Siria (ISTEAMS), sostiene che basandosi sulle testimonianze oculari e prove video, le zone colpite fossero state in gran parte abbandonate dai residenti locali, nei giorni precedenti l’attacco. Eppure, il filmato diffuso mostra un gran numero di vittime molto giovani. Il rapporto analizza a fondo quasi tutti i video rilevando che furono postati su YouTube il giorno dell’attacco, rivelando anche una serie di fatti che sfidano la versione nota di questa tragedia. Per esempio, perché ci sono così tanti bambini non identificati tra coloro che furono colpiti, in quei video? Perché non ci sono quasi donne? Perché alcuni dei video mostrano chiari segni di sofisticate sovrapposizioni? Perché, in molti casi, gli stessi individui vengono indicati sia morti che vivi? Dove sono i 1458 cadaveri, oltre agli otto la cui sepoltura è stata documentata? Finora non abbiamo avuto dirette e chiare risposte a queste domande. Tuttavia, la relazione dell’ISTEAMS fornisce la prova terribile che potrebbe far luce sulla vera storia oscura dietro la spaventosa manipolazione mediatica di Ghuta orientale. Si parla del rapimento di decine di civili alawiti poco prima degli attacchi chimici, a Lataqia, da parte di Jubhat al-Nusra, la più potente organizzazione terroristica che opera in Siria. Il 4 agosto, circa 150 donne e bambini furono rapiti da 11 villaggi nelle montagne di Lataqia. Finora non c’è stata alcuna informazione sulla loro condizione e il loro destino. Di seguito è riportato l’elenco completo dei nomi dei bambini sotto i 15 anni rapiti:
Muhammad Qamal Shihad (9), Rand Qamal Shihad (11), Nasr Qamal Shihad (7), Nagham Jawdat Shihad (13), Nathalie Jawdat Shihad (5), Bashar Jawdat Shihad (2), Hamza Ahmad Shihad (9), Amer Ghassan Yahya (8), Haydar Nazim Shihad (12), Zein Nazim Shihad (3), Mehrez Baraqat Shihad (13), Bachar Imad al-Sheiq Ibrahim (12), Ahmad Imad al-Sheiq Ibrahim (13), Jafar Imad al- Sheiq Ibrahim (14), Jafar Adam Ismail (2), Yazan Haydar Haydar (11), Dua Wail Mariam (neonato), Ala Wail Mariam (neonato), Ahamad Ayman Mariam (neonato), Farah Ayman Mariam (neonato), Marah Ayman Mariam (neonato), Mohammad Ayman Mariam (neonato), Dala Ayman Mariam (neonato), Haydar Fayyad Mariam (neonato), Qodor Mazen Traybush (neonato), Dina Munzer Darwish (neonato), Bana Munzer Darwish (neonato), Sham Munzer Darwish (neonato), Ali Baraqat Darwish (neonato), Abdel Qarim Baraqat Darwish (neonato), Abir Baraqat Darwish (neonato), Taym Hani Shquhi (1), Luqman Bassam Fatim (9), Nibal Bassam Fatim (8), Sylvia Bassam Fatim (6), Ghaydak Wafiq Ibrahim (10), Moqdad Wafiq Ibrahim (14), Alaa Nazim Selim (neonato), Rima Nazim Selim (neonato), Rasha Nazim Selim (neonato), Limar Ramiz Selim (neonato), Salim Ramiz Selim (neonato), Shamas Ramiz Selim (neonato), Sali Ramiz Selim (neonato), Tim Azab Selim (neonato), Batul Samir Selim (14), Luqain Talal Selim (15), Wajad Talal Selim (neonato), Jawa Talal Selim (neonato), Hanin Talal Selim (neonato), Rima Talal Selim (neonato), Hussein Ayman Ibrahim (3), Zahra Ayman Ibrahim (8), Mariam Ayman Ibrahim (5), Batul Ghassan al-Qusayb (15), Wakar Ghassan al-Qussayb (14), Sandas Ghassan al-Qussayb (13), Zeina Adnan Fatima (6), Hussein Adnan Fatima (4).
Nel caso in cui almeno uno di loro sia identificato da parenti sopravvissuti, nel materiale video di Ghuta orientale, ci dovrebbe essere una base legale sufficiente per includere Jabhat al-Nusrah e altri gruppi ribelli in Siria, nelle liste per le sanzioni dell’ONU e per una procedura giudiziaria nazionale ed internazionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco chimico in Siria opera degli alleati degli Stati Uniti

Prove contrarie emergono mentre gli USA vogliono punire il regime di Assad
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Jerome R. Corsi, Harvard Ph.D., è un reporter di WND ed autore di molti libri, tra cui i best-seller “The Obama Nation” e “Unfit for Command”, L’ultimo libro è “What Went Wrong?: The Inside Story of the GOP Debacle of 2012… And How It Can Be Avoided Next Time.
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Mentre gli Stati Uniti ritengono che una risposta a ciò che definiscono attacco con armi chimiche del regime siriano di Bashar al-Assad, che avrebbe ucciso centinaia di civili, fonti affidabili mediorientali dicono di avere le prove che i colpevoli in realtà sono le forze ribelli che tentano di abbattere il governo. Il segretario di Stato John Kerry ha accusato il governo di Assad di nascondere l’uso di armi chimiche, “un crimine vile” e “un’oscenità morale” che ha scosso la coscienza del mondo. Kerry ha affermato che l’amministrazione Obama aveva le prove “inoppugnabili”, “che il governo di Assad è colpevole dell’uso di armi chimiche sui civili“, nell’attacco del 21 agosto alla periferia di Damasco. I rapporti secondo cui l’amministrazione Obama valuta un attacco contro il governo di Assad, continuano a circolare. Nel frattempo, gli ispettori delle Nazioni Unite in Siria vengono presi di mira dai cecchini mentre cercano d’indagare sul sito dell’attacco del 21 agosto.
Assad ha respinto l’accusa, secondo cui le forze del suo governo hanno usato armi chimiche, come “assurde” e “completamente politicizzate”, ha riferito il Los Angeles Times. Sostiene che le forze siriane erano nell’area colpita. “Come è possibile che un Paese usi armi chimiche, o armi di distruzione di massa, in una zona in cui si trovano proprie forze?” si è chiesto Assad in un’intervista alle Izvestija, secondo la traduzione fornita dall’agenzia stampa ufficiale della Siria e pubblicata da Los Angeles Times. “Questo è assurdo! Queste accuse sono completamente politicizzate e giungono dopo l’avanzata compiuta dall’esercito siriano contro i terroristi“.

Attacco dei ribelli?
Con l’aiuto dell’ex-membro dell’OLP, Walid Shoebat, WND ha raccolto da varie fonti mediorientali, le prove che mettono in dubbio le affermazioni dell’amministrazione Obama secondo cui il governo di Assad è responsabile dell’attacco della scorsa settimana. Un video pubblicato su YouTube, linkato qui sotto, mostra le forze ribelli dell’esercito libero siriano, o ELS, lanciare un attacco con il gas Sarin su un villaggio siriano.

Un altro video postato su YouTube mostra quelle che sembrano essere forze ribelli siriane caricare una bombola di gas nervino su un razzo da lanciare presumibilmente sui civili e, eventualmente, sulle forze governative. Come si vede qui sotto, una ripresa dal video mostra le forze ribelli porre un contenitore blu sospetto su di un lanciarazzi.

Un video di YouTube tratto dalla televisione siriana mostra l’arsenale, catturato dalle forze del governo, di quelle che sembrano essere armi con gas nervino, sequestrate in una roccaforte dei ribelli a Jubar, in Siria.

L’immagine sotto mostra taniche nell’arsenale sequestrato ai ribelli di Jubar, che assomigliano al contenitore lanciato dalle forze ribelli nell’immagine qui sopra.

syrian-rebels-2Rapporto dei telegiornali siriani sulle armi dei ribelli sequestrate a Jubar, Siria.

syrian-rebels-31Un primo piano del telegiornale siriano, qui sotto, mostra un agente chimico prodotto da una “fabbrica saudita”.

I rapporti dei telegiornali siriani dimostrano che gli agenti chimici sono stati fabbricati in Arabia Saudita.

Un rapporto del canale russo RT in lingua araba araba, mostra l’arsenale dei ribelli catturato, a quanto pare contenenti agenti chimici fabbricati in Arabia Saudita e maschere antigas, sostenendo  che i ribelli sono colpevoli nel presunto attacco chimico.

Il 23 agosto, LiveLeak. ospitava la registrazione audio di una telefonata trasmessa sulla TV siriana, tra un terrorista affiliato alla milizia ribelle “battaglione Shuhada al-Bayada” a Homs, in Siria, e il suo capo saudita, identificato come “Abulbasit”. La telefonata indica che i terroristi in Siria, e non il governo di Assad, hanno lanciato l’attacco con armi chimiche a Deir Ballba, nella provincia di Homs, in Siria.

Il terrorista diceva che il suo gruppo, formato da 200 terroristi fuggiti da al-Bayadah ad Daar al-Kabera attraverso un tunnel, avevano bisogno di comprare armi per attaccare Homs. Il finanziere saudita, che era a Cairo, aveva chiesto al terrorista siriano di fornirgli i dettagli del suo gruppo e come riceve denaro. L’Arabia Saudita ha ammesso il suo sostegno ai terroristi di Daraa e nella provincia di Damasco. Il terrorista siriano gli ha detto che uno dei successi del suo “battaglione” è stato l’uso di armi chimiche a Deir Ballba. La registrazione della chiamata al telefono cellulare, svela la cooperazione tra i gruppi terroristici in Siria nel trasportate contenitori di gas Sarin dal quartiere Barzah a Damasco.
I media russi hanno costantemente segnalato che i militari siriani hanno scoperto magazzini dei ribelli contenenti armi chimiche, ed hanno documentato gli attacchi dei ribelli con armi chimiche contro civili e militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: l’arte di essere sempre dalla parte giusta della storia

Oriental Review 27 giugno 2013

Steve Bell 18.6.2013La crisi siriana sarà sicuramente vista dalle generazioni future come un classico esempio di realtà del tutto falsata, presentata dalla classe politica dominante occidentale e dai media aziendali, che imperscrutabilmente ha comportato il rafforzamento morale e politico della parte avversa, che  disperatamente difende i principi del diritto e della giustizia contro l’inaudita pressione del partito transnazionale della guerra. Nonostante il malcelato scetticismo espresso alla vigilia del vertice di Lough Erne da alcuni leader del G8 verso la posizione russa sulla crisi siriana, i colloqui si sono rivelati una vittoria diplomatica di Putin. Restando fermo sulle sue posizioni sulla Siria, i leader occidentali hanno dovuto accettare l’ovvio: non c’è modo di cacciare il Presidente Assad con mezzi legali. Il vertice del G8 a Lough Erne non è riuscito a fare pressioni politiche su Bashar al-Assad per un suo presunto uso di armi chimiche contro i ribelli, né poteva avere il consenso della Russia per ulteriori azioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a favore dell’opposizione siriana.
La dura posizione russa sulla Siria è sempre più in linea con l’approccio di alcuni sobri politici  occidentali. Zbignew Brzezinski, noto analista politico e statista statunitense di origine polacca,  difficilmente sospettabile di sostenere le politiche russe altrimenti, ha detto letteralmente in un’intervista alla MSNBC, proprio alla vigilia del vertice del G8: “L’occidente è assolutamente impegnato in una massiccia propaganda per presentare il conflitto siriano come la lotta per la democrazia, quando molti ribelli vogliono tutt’altro. Hanno giurato fedeltà ad al-Qaida, chiedendo esplicitamente la Sharia, l’assassinio di migliaia di cristiani, usando anche tattiche terroristiche, mentre i nostri corrotti media e la nostra corrotta classe politica pretendono che armarli porterebbe alla democrazia”.
Non c’è da meravigliarsi che l’impegno di Putin a portare tutte le parti del conflitto al tavolo dei negoziati a Ginevra, senza condizioni preliminari, nonché le sue risposte semplici durante la memorabile conferenza stampa con il Primo ministro britannico David Cameron, abbia ricevuto una risposta positiva da un ampio spettro della società civile occidentale. Boris Johnson, conservatore inglese e sindaco di Londra, ha specificatamente dichiarato in un articolo per il Telegraph:Questo è il momento per un cessate il fuoco totale, per la fine della follia. E’ tempo che gli Stati Uniti, la Russia, l’Unione europea, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita e tutti gli attori convochino una conferenza intergovernativa per tentare di fermare la carneficina. Non possiamo usare la Siria come arena per vantaggi geopolitici o dimostrazioni di forza, e non vogliamo avere un cessate il fuoco per fornire armi a dei maniaci.” Il suo punto di vista è condiviso da un gran numero di parlamentari britannici, sia conservatori che laburisti, che spingono Cameron a non avviare l’invio di armi all’opposizione siriana senza l’approvazione del Parlamento. Gerald Warner del Scotsman ha scritto che Putin è sempre più ammirato in occidente per il suo atteggiamento fermo nella difesa dei principi del diritto internazionale, in generale, e sulla questione siriana, in particolare: “La ritrovata ammirazione per Putin s’è consolidata nell’apprezzamento del contrasto che presenta davanti agli imbranati del politicamente corretto che guidano l’Unione europea e gli Stati Uniti. Le foto del G8 della scorsa settimana dicono tutto. Le posture da “statisti” ordinate dai consulenti di PR, tirandone le fila nel patetico tentativo di apparire “rilevanti”, come un branco di paparini che balla nella discoteca della scuola, invita a quella derisione e a quel disprezzo che hanno debitamente ricevuto. Putin ha partecipato alla farsa, ma quando s’è trattato della sostanza, la richiesta di una sua approvazione dell’ambizione di Obama/Cameron/Hollande di armare al-Qaida in Siria, la risposta è stata un intransigente, ‘Niet!’ in stile Molotov.
I ripetuti riferimenti della stampa mainstream occidentale alle reti filo-al-Qaida che dominano l’insurrezione anti-Assad, sono stati ulteriormente sostanziati nelle ultime settimane. Per esempio, pochi giorni fa Hans – Georg Maassen, capo dell’ufficio del controspionaggio tedesco (BFF), ha detto al Rheinische Post che circa 20 sospetti jihadisti erano da poco tornati in Germania dalla Siria. Ha detto che era preoccupante che negli ultimi otto mesi più di 60 auto-proclamati “guerrieri santi” avessero lasciato la Germania per partecipare alla jihad in Siria. “Quando ritornano, vengono celebrati come eroi dalla loro cerchia. Nello scenario peggiore, tornano con una missione di combattimento diretta“, ha sottolineato il capo del BFF. Un certo numero di siti jihadisti, tra cui Kavkaz Center gestito in Finlandia, hanno recentemente elogiato due “syahids” ceceni liquidati dalle forze governative siriane presso Aleppo, parecchi giorni fa. Coloro che sono interessati a comprendere la reale motivazione delle “forze pro-democratiche” in Siria, possono leggere la traduzione in inglese del loro “martirologio”, lontano dagli obiettivi proclamati dall’occidente. Il numero di atrocità e crudeltà contro la popolazione civile siriana commesse da questi “guerrieri santi” è senza precedenti. YouTube è pieno di video di questi crimini, con prove sufficienti per convocare un tribunale internazionale speciale per le indagini e il perseguimento dei colpevoli. Ma invece, i sedicenti “Amici della Siria” sono impegnati nella politica d’insabbiamento dell’ELS e inviano armi ai jihadisti. L’amministrazione di Obama ovviamente spera di mantenere il controllo sul comando dell’ELS “moderato” di Salem Idris, ma l’inutilità di tali aspettative è stata dimostrata già nella lontana guerra in Vietnam (ad es dallo scandalo di Ngo Dinh Diem). Si comportarono egualmente in Afghanistan. La Casa Bianca pone dei paletti su un rinnegato che non ha supporto tangibile da qualsiasi importante settore della società siriana. Persistendo nella cieca ambizione di un cambio di regime in Siria, l’amministrazione statunitense non otterrà alcun risultato, ma solo un’altra zona devastata dalla guerra con i marines degli Stati Uniti che proteggono un loro tirapiedi a Damasco.
L’eco del conflitto siriano già alimenta tensioni religiose in Libano e in altri Paesi della regione. La prolungata resa dei conti settaria in Iraq ha acquisito nuovo slancio. E’ assai probabile che una nuova guerra tra sunniti e sciiti sia stata pianificata dalle élites globali che hanno innescato il conflitto in Siria, più di due anni fa. L’impatto che avrebbe in Europa e negli Stati Uniti è indubbiamente previsto e sarà utilizzato per stringere ulteriormente la morsa della sorveglianza elettronica su queste società. La reazione del pubblico occidentale al comportamento di Putin al G8, suggerisce che esiste una consapevolezza cosciente o forse no di tutto ciò. Putin ha adottato con successo la tendenza a riformattare la matrice imposta alle menti occidentali. I politici occidentali sono così invischiati nella loro rete di bugie, in particolare sulla questione siriana, che un discorso ragionevole e diretto del leader russo sulla base di fatti inconfutabili e del senso comune li lascerebbe muti, disorientati e storditi. Le persone sanno riconoscere chi si trova dalla parte giusta della storia.

VOhHf5kkAwETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Britamgate: inscenare attacchi false flag in Siria

Andrej Fomin Strategic Culture Foundation 31/01/2013

20110202_CIAMBIl 22 gennaio una notizia è stata diffusa su Internet. Il server della BRITAM, ditta appaltatrice della difesa britannica, è stato violato e megabyte di file classificati interni della ditta sono stati pubblicati. Ora il caso della Britamgate è diventato noto a causa della sua pubblicazione su Prison Planet.
Qual è la storia dietro la fuga? Perché questo scandalo rischia di mutare la situazione in Siria?
Una breve descrizione dei file. La scoperta chiave è una mail datata 24 dicembre 2012, inviata dal Business Development Director della Britam Defense, David Goulding, al Direttore operativo dell’azienda Doughty Phillip, un ex ufficiale delle SAS:

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Phil Abbiamo una nuova offerta.
Si tratta di nuovo della Siria. Il Qatar propone un affare interessante e giuro che l’idea è stata approvata da Washington. Dovremo consegnare delle CW a Homs, proiettili (g-shell) di origine sovietica dalla Libia, simili a quelli che dovrebbe avere Assad. Vogliono che prendiamo il nostro personale ucraino, che dovrebbe parlare russo, per girare un video. Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?

Cordiali saluti
David

Per chiarire le cose, CW è un’abbreviazione standard per armi chimiche, ‘g-shell’ è una bomba composta da un proiettile esplosivo riempito di gas tossici. Tenendo conto del memorabile avvertimento di Barack Obama che l”uso o anche il trasporto di armi chimiche da parte del regime di Assad sarebbe una “linea rossa” che precipiterebbe l’intervento militare’, un messaggio che ha ribadito il mese scorso dopo l’elezione al secondo termine. L’operazione tracciata, se attuata, fornirebbe un pretesto ideale per l’intervento straniero in Siria. Israele ha espresso gli stessi avvertimenti la scorsa settimana.
Chi interpreterebbe il video della consegna di CW a Homs? Il testo della email indica chiaramente che avrebbero usato personale ucraino della Britam per fabbricare il video. Scorrendo uno dei file craccati, (Britam HRM Expat Data Load Sheet August 2012.xlsx) abbiamo scoperto i dati personali di 58 cittadini ucraini che lavorano per la Britam Defence Ltd. in Iraq. Diversi dipendenti potrebbero non essere indicati nella cartella sul personale in Iraq, che conteneva le fotocopie dei passaporti di diversi altri ucraini. Ci sono anche alcuni serbo-croati e georgiani nella lista, che potrebbero anche loro passare per dei ‘russi’.

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Dalla fine di dicembre 2012, fonti occidentali, israeliane e del Golfo hanno diffuso ‘voci’ su ‘truppe russe che combattono con Assad’ e ‘forze russe che assumono il controllo delle armi chimiche siriane’. Il giornale kuwaitiano al-Seyassah ha recentemente pubblicato un paio di “rapporti dell’intelligence occidentale che affermano che Assad ha già passato armi chimiche ai terroristi”. Il 15 gennaio l’US Foreign Policy Gazette pubblicava un ‘cablo segreto del dipartimento di Stato’ giungendo alla conclusione che ‘i militari siriani avrebbero utilizzato armi chimiche contro il proprio popolo, in un attacco mortale del mese scorso’. Molto probabilmente l’opinione pubblica viene preparata a dei figuranti in uniforme russa o di ‘soldati’ che parlano russo, che in un “video mozzafiato” presumibilmente commettono atrocità contro i civili nelle città siriane, o che vi impiegano gas tossici. In questo contesto non dobbiamo dimenticare i rapporti che circolano dall’anno scorso secondo cui i combattenti ribelli in Siria erano stati dotati di maschere antigas, e che erano disposti a scatenare un attacco chimico da attribuire poi al regime di Assad, per spianare la strada all’intervento militare della NATO.
Le informazioni sul reclutamento da parte dei servizi speciali occidentali e mediorientali di militanti dalle caratteristiche slave, per svolgere il ruolo di ‘mercenari russi presumibilmente catturati dai combattenti dell’opposizione siriana’, sono state pubblicate dai media russi a metà gennaio. Citavano una fonte bene informata che diceva che degli “attori” erano stati selezionati in Russia, Bielorussia e Ucraina. Tutti dovevano saper maneggiare armi e saper operare sistemi antiaerei. Secondo la sceneggiatura, dovrebbero riconoscere di fronte alle telecamere di esser stati reclutati dai servizi speciali russi con l’obiettivo di sostenere l’esercito di Bashar Assad. Inoltre, avrebbero dovuto dire di esser presumibilmente sbarcati in Siria da navi da guerra russe. Secondo la fonte, tutto questo sarà girato in Turchia o in Giordania, dove finte città in rovina siriane sono già state costruite per delle scenografie in scala reale. Scenari dello stesso tipo di quello che sarebbe stato utilizzato in Qatar, durante la guerra d’informazione contro la Libia nel 2011.
Sommando questi dati si può concludere che una provocazione in Siria è l’unica opzione rimasta ai guerrafondai. Avendo informazioni esaustive sulla reale situazione in Siria ed essendo consapevoli della incapacità dei corrotti gruppi ribelli di apportare una qualsiasi modifica significativa a Damasco, non avrebbero altra possibilità che assumere una mediocre agenzia di sicurezza privata inglese per svolgere un altro lavoro sporco. Non abbiamo alcun dubbio che le numerose tragiche “rivelazioni” sulle atrocità commesse dall’‘esercito pro-Assad’, che vengono ripetutamente diffuse su YouTube neegli ultimi due anni, siano state anch’esse ‘ordinate’ l’enorme contributo dei ‘berretti’ inglesi. L’ultima scoperta merita un’indagine approfondita e attenta considerazione dai vertici politici internazionali. E’ tempo che il Britamgate sia rimesso in scatola.

Vedi anche: Britam HRM Expat Data Load Sheet August 2012

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

‘Pussy Riot’, CIA e terrorismo culturale

Oriental Review 22 agosto 2012

Venerdì scorso il famigerato ‘punk-group’ Pussy Riot è stato condannato a due anni di carcere dal tribunale penale di Mosca. Nelle ultime settimane il destino di tre mediocri pagliacci russi è stato al centro dell’attenzione del pubblico in tutto il mondo. La galassia delle celebrità mondiali e ufficiali, da McCartney al Bundestag tedesco hanno sprecato il loro tempo scrivendo lettere che richiedevano il loro rilascio. Decine di arrapate mascherate si sono mostrate in luoghi pubblici per sostenere le loro copie russe. Molto probabilmente le isterie intorno alle Pussy Riot saranno alimentate per qualche tempo. Nel frattempo un’analisi sobria di questo scandalo viene ovviamente sospesa.
Ricordiamo la cronologia della storia per coloro che per fortuna non l’hanno seguita fin dall’inizio. Lo scorso febbraio un gruppo di ragazze e di loro sostenitori, sono entrati nella maestosa Cattedrale di Cristo Salvatore, nel cuore di Mosca. Si erano avvicinate all’altare, e indossando mantelli fantasiosi e passamontagna, iniziarono ad agitare le gambe, gridando versi osceni e blasfemi. Formalmente avevano offeso intenzionalmente i fedeli. La performance è durata meno di un minuto mentre il gruppo di sostegno ai rivoltosi stava filmando l’azione sui telefoni cellulari, e il loro servizio di sicurezza era occupato a respingere i tentativi degli ecclesiastici di fermarli. Più tardi, quel giorno un video-clip della ‘performance’ con una traccia musicale sovrapposta, appariva su YouTube .
E’ ancora opinabile se la decisione di perseguire i bestemmiatori sia corretta. Hanno perso la libertà,  ma per un po’ hanno avuto ‘fama’ mondiale. Senza dubbio non è stato il singolo atto spontaneo di un gruppo di individui dissoluti, ma un episodio di una campagna globale molto più ampia, volta a scuotere e alla fine rovinare società e istituzioni tradizionali. E’ attuato dagli stessi potenti ambienti che hanno ispirato, per esempio, le caricature offensive del Profeta Maometto su un giornale danese nel 2005. Il lavaggio del cervello della macchina mediatica internazionale ha trasformato un misero incidente a Mosca in uno scandalo globale. Queste tre troie, precedentemente conosciute in Russia esclusivamente per un disgustoso atto di sesso di gruppo, esibendosi in pubblico con i loro partner nel Museo Zoologico di Mosca, nel 2008 (quelli non troppo esigenti, possono vedere una foto di quell’orgia qui), sono stati scelti come simbolo della ‘protesta civile’ e dell”abuso di potere’ in Russia! Per i russi, è stata un’azione ridicola e anche grottesca. Tuttavia, per i cosmopoliti post-moderni, occupati a plasmare le future società globale, apparentemente non è così.
Si tratta di un segreto di Pulcinella che l’avanguardismo sia diventato popolare in Occidente negli anni ’50-’60, grazie al sostegno inusitato della CIA, e che è stato usato dagli Stati Uniti come potente arma ideologica. Donald Jameson, ex funzionario della CIA, ha confessato a The Independent nel 1995: “Per quanto riguarda l’Espressionismo Astratto, mi piacerebbe poter dire che la CIA l’ha inventato solo per vedere cosa succedesse a New York e a SoHo l’indomani! È stato riconosciuto che l’espressionismo astratto era il tipo di arte che ha fatto sembrare il realismo socialista ancora più stilizzato, più rigido e limitato di quanto non fosse. E quel rapporto è stato sfruttato in alcune mostre“.
Nelson Rockefeller (1908-1979), che agiva come assistente speciale del Presidente degli Stati Uniti per la guerra psicologica e come direttore del New York Museum of Modern Art negli anni ’50, comprese chiaramente che l’arte moderna non è solo business, ma un potente strumento di formazione della coscienza umana, secondo la dovuta (proiettata) direzione. Tra l’altro, il Consiglio di fondazione del museo includeva alti ufficiali della CIA come William Paley (un caro amico di Allen Dulles) e Henry Luce (creatore dell’impero mediatico Time/Life).
Non c’è da stupirsi che un tale rispettoso patrocinio dell’Arte Moderna (naturalmente insieme ad iniezioni dai grandi sponsor) abbia ben presto portato alcuni frutti maleodoranti. Nel 1961 lo scandaloso scultore italiano Pietro Manzoni ha scioccato il pubblico con un nuovo capolavoro, chiamato “Merda d’Artista”. Ha spiegato l’idea in questo modo: “Se un collezionista vuole ottenere qualcosa in cui l’artista ci ha messo tutto se stesso, dategli la sua merda, che al 100% è personale“. Così ha fatto sigillare i suoi escrementi in lattine etichettate come ‘Merda d’Artista’ in italiano, inglese, tedesco e francese. Era riuscito a produrre 90 lattine autografate prima che un infarto al miocardio lo seppellisse due anni dopo. La realtà devastante è che ha usato, per vendere queste lattine da 30 grammi, la stessa misura per l’oro. Nel 2000. la famosa Tate Gallery di Londra ha comprato la lattina N° 4 per £ 22.300, e nel 2007 un altro capolavoro è stato venduto da Sotheby per 124.000 euro! In effetti, l’arte contemporanea non è piuttosto un arte, ma il simbolo di un’ideologia politica incarnata in certi artefatti. Il suo valore è proporzionale al rateo con cui l’ideologia si propaga. Dagli anni ’50 il degrado culturale globale è stato uno dei progetti più riccamente pagati in occidente. Questi semi sono stati coltivati anche in Russia come lo show escrementizio delle Pussy Riot. L’oltraggiata reazione pubblica all”arte occidentale moderna’, che improvvisamente è stata vomitata dall’underground radicale sull’altare della Cattedrale, era naturale e comprensibile. La risposta delle autorità, conseguente a tali sfide, deve essere più intelligente la prossima volta.
Per illustrare la reazione del pubblico russo alla provocazione delle pussy, postiamo un frammento della lettera aperta a Sir Paul McCartney, scritta da un sacerdote russo. (Che ha risposto al recente toccante messaggio della star inglese a sostegno delle ‘rivoltose’).
Caro Sir Paul,
Alcuni mesi fa la Russia ha visto un atto malvagio. Noi, credenti russi, percepiamo l’evento in questo modo. Nella chiesa, costruita in onore della liberazione della Russia dall’invasione di Napoleone, nella chiesa che per noi è il più grande santuario nazionale, quattro ragazze hanno iniziato a ballare proprio davanti all’altare del giuramento, cantando canzoni sacrileghe e offensive verso il Patriarca, che è per tutti di noi un leader spirituale e un uomo d’onore. Tutto questo Baccanale è stato filmato e diffuso nel mondo. Inutile dire che shock e insulto nell’animo è stato per noi, religiosi ortodossi russi, averlo subito.
Diverse settimane prima di questo evento, le Pussy Riot hanno cercato di fare qualcosa di simile in un’altra chiesa di Mosca. Gli è stato gentilmente chiesto di andarsene senza dare un simile spettacolo pubblico. Hanno condotto una azione simile nella Piazza Rossa, esattamente dove voi, caro Sir Paul, avete dato il vostro concerto. E ancora, il sacrilegio e la distorsione sono rimasti senza conseguenze. Alla fine, prima dell'”azione” nella Chiesa di Cristo Salvatore, i membri delle Pussy Riot hanno ripreso ed eseguito un atto di sesso di gruppo con i loro partner al Museo zoologico di Stato, in pieno giorno e in presenza di visitatori, compresi dei bambini. Video e foto di questa sfrontatezza sono stati diffusi su Internet e mostrati sui canali televisivi centrali russi.
Sir Paul, vorrei chiederle se considera queste azioni normale? Cosa potrebbe accadere in futuro, se questi cosiddetti artisti punk rock, che in realtà non hanno nulla a che vedere né con il movimento punk, né con la musica rock, non saranno fermati? Certo, i tempi stanno cambiando e nel “mondo civilizzato” questo è probabilmente considerato normale, ma non riesco a immaginare che i musicisti del gruppo dei Beatles, anche con la loro non conformità, consentirebbero qualcosa di simile in presenza di bambini in un museo. Esistono alcune norme di morale, decenza, etica, bene e male, non necessariamente connessi con questa o quella religione, che nessuno può trascurare. Perché se la gente oltrepassa questi limiti, perderà il carattere di Homo Sapiens e diventerà un animale.
Caro Sir Paul, sono sicuro che voi e altri musicisti famosi, siete stati indotti in errore circa l’essenza di quest’ultimo evento, ed avete parlato in favore delle Pussy Riot senza conoscere questi dettagli. Questo è il motivo per cui mi sono avventurato a farvi conoscere la posizione dei credenti russi.  Nella vostra lettera indirizzata alle Pussy Riot, lottate per la libertà d’arte e l’autoespressione.  Nessuno vi è contrario. Tutto, la libertà, l’arte e la libera espressione, sono diritti elementari che Dio ha dato ad ogni uomo. Come Nostro Signore Gesù Cristo ci insegna, Conoscerete la verità, e la Verità vi renderà liberi (Il Vangelo secondo Giovanni, cap. 8 par. 32). Il cristianesimo è la religione delle persone amanti della libertà e del libero pensiero.
E nella Russia di oggi, il nostro desiderio di essere liberi è moltiplicata dall’esperienza di vita nello stato totalitario comunista che noi, russi, abbiamo avuto. Sir Paul, si ricordi che la Chiesa ortodossa russa non invita a punire le Pussy Riot: il procedimento giudiziario ha avuto luogo su petizione di privati che sono stati profondamente offesi dal loro gesto. E capisco queste persone. Quando le Pussy Riot bestemmiano in strada, è un loro affare privato. Molte persone fanno lo stesso. Ma se  irrompono nella nostra chiesa disturbando la gente che prega, insultando il nostro Dio, la nostra fede, il nostro patriarca, offendono personalmente ognuno di noi.
Vi prego, ditemi, Sir Paul, quale sarebbe la vostra reazione se qualcuno durante un vostro concerto irrompesse sul palco e iniziasse a rompere i vostri strumenti, ostacolando le vostre prestazioni, per poi prendere il microfono e con parolacce offendere tutto ciò che è caro e sacro per voi, cioè vostra moglie, i vostri genitori, la vostra arte, i vostri valori morali? La chiamereste auto-espressione e libertà di arte o la considererete una condotta distorta? E che cosa fareste in una situazione del genere? Penso che come uomo in possesso di dignità, non avreste aspettato la guardia, ma avreste reagito voi stessi contro tale persona.
Probabilmente la condanna delle Pussy Riot è severa. Ma è stato emessa dagli organi giudiziari. Volendo il bene di queste giovani donne, vi prego di capire anche noi, credenti ortodossi. A nessuno si vuole fare del male, o dare il carcere, molto tempo in carcere, ma allo stesso tempo desideriamo che i nostri santuari, per i quali i nostri padri e nonni hanno versato il sangue, e non in un così lontano passato, non siano sottoposti ad un affronto. Non siamo stati noi che abbiamo preso i membri del gruppo Pussy Riot, ma sono loro che sono entrati nella nostra chiesa e insultato profondamente le persone presenti, e migliaia di utenti di Internet che hanno visto il video di questo sacrilegio. Ci hanno preso in giro davanti all’altare di Dio. E non vogliamo che queste donne ignoranti e disturbate passino molto tempo in carcere, ma solo che qualcosa del genere non avvenga in una delle nostre chiese.

Con tutto il rispetto,
Igumeno Sergej (Ribko),
Rettore della Chiesa dello Spirito Santo di Mosca, negli anni ’70 batterista di un gruppo rock e membro del movimento hippy“.

In realtà siamo in grado di comprendere i motivi di Sir Paul e di altre pop-star internazionali che hanno espresso sostegno a questi pagliacci. Prima di tutto erano solo male informati. In caso contrario, non si può spiegare come Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers potrebbe concordare mettendosi una t-shirt  favore di uno sconosciuto gruppo ‘porno-punk’ che non sa suonare, cantare o ballare, e non c’è speranza che mai acquisirà tali abilità. Se avesse ascoltato la loro ‘musica’, avrebbe richiesto la pena capitale. Lui e gli altri hanno solo detto che ‘Putin opprime un gruppo femminista che ha bisogno di aiuto’ e hanno fatto quello che potevano. Chi l’ha detto? Alcuni tizi prendono sempre in giro le attività musicali. Ogni produttore intelligente, sa bene che deve fare attenzione con questi tizi, se non vuole avere problemi con la polizia; cronicamente drogati, ubriachi, che distruggono auto e stanze di hotel, e che hanno rapporti sessuali con minorenni.
Sono a conoscenza del fatto che perdono popolarità in Russia, sostenendo un gruppo porno-‘punk’ marginale? Probabilmente no. Ma un tale degrado della consapevolezza risulterebbe da una ben pagata campagna mediatica internazionale? Improbabile. Temiamo che il prezzo della merda in lattina sarebbe solo ancora più elevato. I burattinai dell’arte moderna e del terrorismo culturale continuano a svolgere la loro missione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fantocci “Pussy Riot” supportati dal Dipartimento di Stato USA

Tony Cartalucci, Global Research, 18 agosto 2012 – Land Destroyer

La troupe di “attivisti” statunitensi continua con i tentativi di dividere e indebolire la società russa.
Quando gli Stati Uniti sostengono apertamente l’invasione terroristica della Siria, vede morte, profughi e rovina di milioni di vite all’estero, mentre ospita un dittatore genocida latitante, allora a cosa mira sostenendo un atto di teppismo in una chiesa russa, mirato contro un rivale geopolitico?
Il cosiddetto “gruppo punk” sostenuto dal Dipartimento di Stato USA, noto con il nome di “Pussy Riot”, ha fatto irruzione in una chiesa di Mosca per diffamare il governo russo, mentre prendeva in giro le credenze dei fedeli con volgarità e comportamento violento. Commercializzato come atto di “libertà di espressione” dai media occidentali e dalla manica di ministri degli esteri occidentale, in realtà si tratta di ciò che verrebbe chiamato crimine dell’odio e condotta violenta, in occidente. Inoltre, sempre in occidente, un tale atto sarebbe colpito da multe salate e da lunghe condanne.
In realtà, casi simili si sono avuti in occidente, con una scarsa finta indignazione su una presunta  violazione della libertà di parola di presunti bigotti, razzisti e teppisti che hanno preceduto le “Pussy Riot.” In molti casi, l’occidente ha perseguito attivamente non solo delle persone, ma ne ha vessato altre, provocando disordini pubblici, e anche coloro che diffondono materiale di persone che pensavano cose che venivano semplicemente percepite come “socialmente pericolose”.
L’occidente ha imprigionato molte persone per reati simili o minori:
– 3 anni di carcere per Revisionismo Storico: nel 2006, la BBC riferiva che lo “storico britannico David Irving era stato condannato a Vienna per negazione dell’Olocausto degli ebrei europei e condannato a tre anni di carcere”. La BBC aveva anche riferito che “il giudice nel processo per le  2000 denunce di diffamazione, lo aveva dichiarato un negatore attivo dell’Olocausto… antisemita e razzista.” Le credenze di Irving, per quanto impopolari possano essere, sono state espresse nei suoi scritti e discorsi, non irrompendo in una sinagoga.
– 4 anni e 2 anni di carcere per la gestione di un sito web “razzista”: Per il reato di gestione di un sito web “razzista” statunitense con l’intento di distribuire “materiale razzista,” due inglesi, Simon Sheppard e Stephen Whittle sono stati condannati a 4 anni e 2 anni rispettivamente nel Regno Unito, nel 2009. Il giudice, secondo la BBC, “disse agli uomini che il loro materiale era “sconveniente e ingiurioso” e poteva causare “gravi danni sociali.””A differenza delle Pussy Riot, tuttavia, questi 2 uomini avevano solo messo i loro volantini sulla porta di una sinagoga, invece di irrompervi, ed hanno avuto 2-4 anni in prigione.
– 5 anni di carcere per disaccordo con la storia ufficiale: anche nel 2009, un uomo è stato condannato a 5 anni per “propagare idee naziste o per negazione dell’Olocausto” in Austria, afferma la Reuters. Gerd Honsik avrebbe scritto libri e riviste che aveva tentato di distribuire nelle scuole, anche se era il contenuto del materiale, e non il modo in cui ha cercato di distribuirlo, che gli è valsa la sua lunga detenzione. Per quanto impopolari possano essere le sue idee, secondo l’ultima tirata dall’occidente, non solo avrebbe dovuto avere il permesso di pubblicizzarle, ma anche di farlo in un luogo di culto di coloro che disprezzava.
– 3 anni di carcere per molestie a un ebreo e incitamento all’odio pubblico: Nel 2011, un australiano ha pubblicato un video “antisemita” su YouTube, prendendosi 3 anni di carcere. Il video a quanto pare, mostrava l’uomo condannato insultare un ebreo prima di darsi a una filippica “di fronte alla Perth Bell Tower“, riferiva ABC of Australia. Chiaramente insultare qualcuno e provocare disturbo pubblico  in Australia è un reato punibile, ma in qualche modo il governo australiano vede le ingiurie ai fedeli in Russia una “libertà di espressione”. Altrettanto chiaro è che questa ipocrisia e selettività dei principi sono liberamente esercitati.
– Detenzione per disturbo di quiete pubblica per “odio”: Quest’anno, il britannico Daily Mail, nel suo articolo, “Elmo in manette: Uomo vestito come il personaggio di Sesame Street viene portato via da Central Park dopo uno sfogo antisemita di fronte a bambini“, e che “l’aspetto di un uomo che diffonde odio travestito da Elmo era una cosa stridente per molti abitanti di New York che hanno visitato Central Park, nel pomeriggio di domenica.” L’articolo diceva che se l’uomo era stato ammanettato e portato via, non era stato arrestato. Mentre nessun arresto o condanna è stato emesso, la storia indica chiaramente che vi è una linea tra ciò che è “libertà di parola” e ciò che è “disturbo della quiete pubblica” negli Stati Uniti.
– Arresti per gravi commenti “religiosi e razziali” su Facebook: Per il reato di pubblicazione di osservazioni “antisemite” su Facebook; la BBC ha riferito che “cinque uomini e un 15enne” sono stati arrestati nel maggio 2012. La BBC avrebbe proseguito, “le sei persone arrestate sono state accusate di violazione della pace con aggravanti religiose e razziali.”

Ipocrisia politicamente orientata e posa dei fantocci
Indipendentemente dalle proprie convinzioni su cosa possa essere la “libertà di espressione”, e quali linee esistono tra l’uso responsabile e irresponsabile di questa libertà, non si può ignorare la stupefacente ipocrisia esibita dall’occidente, che ora si torce le mani in segno di finta disapprovazione per l’incarcerazione delle “Pussy Riot”, mentre le loro carceri sono piene di “incitatori all’odio”, molti dei quali non hanno nemmeno specificamente preso di mira o disturbato i soggetti del loro presunto disprezzo.


Foto: la campagna di sostegno alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Società per l’amicizia russo-cecena” finanziata dal Dipartimento di Stato USA, una stanza di compensazione della propaganda dei terroristi ceceni. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato Dipartimento di Stato USA e dai media dell’Occidente dalla loro parte, le “punk rockers” hooligan anti-establishment ora sotto processo a Mosca, hanno un supporto decisamente di “regime”.

La vera ragione per cui i media occidentali si sono così appassionati nel seguire il processo delle “Pussy Riot” non ha nulla a che fare con la “libertà di parola”.
L’occidente, e più specificamente, gli interessi finanziario-corporativi di Wall Street e Londra, vedono l’attuale governo della Russia come una barriera non solo al ritorno dell’implacabile saccheggio del popolo russo, cosa di cui avevano goduto negli anni ’90, ma un controllo ed equilibrio che inibisce le loro ambizioni egemoniche globali. L’Occidente ha appoggiato con denaro e sostegno politico il movimento di opposizione da cui le “Pussy Riot” promanano.
L’ultima prodezza è volta specificamente a dare nuovo respiro alla fatiscente “opposizione” sostenuta apertamente dall’estero; un tentativo di dividere e indebolire la Russia e il governo del presidente Vladimir Putin, prima, durante e dopo il suo ritorno alla presidenza. Invece, quest’ultima prodezza non fa altro che esporre ulteriormente l’ipocrisia sempre più visibile e l’ingiustizia pervasiva di tutte le componenti della società occidentale.
Infine, le “Pussy Riot” non sono punk rockers. Sono strumenti sostenuti dal Dipartimento di Stato USA dell’egemonia corporativo-finanzieria, utilizzati come leva contro il governo russo che si oppone all’ordine mondiale della corporatocrazia internazionale di Wall Street e Londra. La cultura punk, rappresenta l’antitesi di un tale ordine internazionale, ironicamente, infatti, molti hanno superficialmente difeso le “Pussy Riot” presentate più “punk” di quanto esse lo siano sostanzialmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’insurrezione di al-Qaida in Siria: Reclutare jihadisti per le “guerre umanitarie” della NATO

PARTE III
Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 2 Settembre 2011

Parte I
Una “guerra umanitaria” contro la Siria? Escalation militare. Verso una guerra nel grande Medio Oriente-Asia Centrale?

Parte II
L'”Opzione Salvador” del Pentagono: Lo schieramento degli squadroni della morte in Iraq e in Siria

Cosa ha provocato la crisi in Siria?
Non è il risultato delle divisioni politiche interne, ma piuttosto la conseguenza di un piano deliberato dell’alleanza USA-NATO per innescare il caos sociale, screditare il governo siriano di Bashar al-Assad e infine destabilizzare la Siria come Stato Nazione. Dalla metà del marzo 2011, i gruppi armati islamici segretamente supportati da servizi segreti occidentali e israeliani, hanno condotto attacchi terroristici contro edifici governativi e appiccato incendi dolosi. Come ampiamente documentato, uomini armati e cecchini addestrati hanno preso di mira la polizia, le forze armate e civili disarmati. L’obiettivo di questa insurrezione armata è innescare la reazione della polizia e delle forze armate, compreso il dispiegamento di carri armati e mezzi blindati, al fine di giustificare un eventuale intervento “umanitario” militare della NATO, sotto il mandato della “responsabilità di proteggere“.

La natura del sistema politico siriano
Vi è certamente motivo di tensioni sociali e per la protesta di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli ultimi anni, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione, nel 2006, di radicali riforme economiche sotto la guida del FMI. Che poi hanno incluso misure di austerità, il congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e la privatizzazione.(Vedasi IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement, 2006).
Inoltre, vi sono gravi divisioni all’interno del governo e dei militari. Il quadro politico populista del partito Baath è stato in gran parte eroso. Una fazione all’interno dell’establishment politico al potere ha abbracciato l’agenda neoliberista. A sua volta, l’adozione del FMI come “medicina economica” è servito ad arricchire l’elite economica dominante. Le fazioni filo-USA si sonno radicate anche ai più alti gradi delle forze armate e dell’intelligence siriane. Ma il movimento “pro-democrazia” integrato dagli islamisti e sostenuto dalla NATO e dalla “comunità internazionale“, non proviene dal pilastro della società civile siriana.
Le proteste, in gran parte dominate dagli islamisti, rappresentano una frazione molto piccola dell’opinione pubblica siriana. Hanno una natura settaria. Lo fanno senza affrontare le questioni più ampie della disuguaglianza sociale, i diritti civili e la disoccupazione. La maggioranza della popolazione siriana (compresi gli oppositori al governo al-Assad) non supportano il “movimento di protesta“, che è caratterizzato dall’insurrezione armata. In realtà tutto il contrario. Ironia della sorte, nonostante la sua natura autoritaria, vi è un notevole sostegno popolare al governo del presidente Bashar al-Assad, cosa confermata dalle grandi manifestazioni filo-governative. La Siria costituisce l’unico (rimanente) stato indipendente laico nel mondo arabo. La sua base populista, anti-imperialista e laica è ereditata dal dominante partito Baath, che integra musulmani, cristiani e drusi. Sostiene la lotta del popolo palestinese.
L’obiettivo dell’alleanza USA-NATO è in ultima analisi di spostare e distruggere lo Stato laico siriano, eliminare o cooptare l’elite economica nazionale ed infine sostituire il governo siriano di Bashar al-Assad con un sceiccato arabo, una repubblica islamica pro-USA o che adotta una “democrazia” pro-Stati Uniti. Il ruolo dell’alleanza militare USA-NATO-Israele nello scatenare l’insurrezione armata, non viene  indicato dai media occidentali. Inoltre, diverse “voci progressiste” hanno accettato il “consenso della NATO” quale valore nominale: “una protesta pacifica“, che viene “violentemente repressa dalla polizia e dalle forze armate siriane“.

L’insurrezione è integrata dai terroristi
Al-Jazeera, la stampa israeliana e libanese confermano che “i manifestanti” avevano bruciato il quartier generale del partito Baath e il tribunale di Daraa a metà marzo, mentre allo stesso tempo, sostengono che le manifestazioni fossero “pacifiche“. I terroristi hanno infiltrato il movimento di protesta civile. Simili azioni di incendi dolosi sono stati effettuati a fine luglio ad Hama. Edifici pubblici, tra cui il Palazzo di Giustizia e la Banca Agricola, sono stati dati alle fiamme. Questa insurrezione è diretta contro lo Stato laico. Il suo obiettivo ultimo è la destabilizzazione politica e il cambio di regime. Le squadre d’assalto di uomini armati sono coinvolte in atti terroristici diretti contro le forze e i civili siriani.
I civili che appoggiano il governo sono oggetto di minacce e intimidazioni. I civili filo-governativi sono anche oggetto di omicidi mirati da parte di uomini armati: “A Karak, un villaggio vicino Dara’a, i salafiti hanno costretto gli abitanti ad unirsi alle proteste anti-governative e a rimuovere le foto del Presidente Assad dalle loro case. Testimoni hanno riferito che un giovane musulmano che si era rifiutato di rimuovere una foto è stato trovato impiccato nel suo portico, la mattina successiva. La gente vuole uscire e chiedere pacificamente alcune riforme, ma i gruppi musulmani salafiti perseguono furtivamente il loro obiettivo, che non è quello di apportare modifiche per il miglioramento della Siria, ma conquistare il paese alla loro agenda.” (International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Alla fine di luglio, i terroristi hanno attaccato un treno in viaggio tra Aleppo e Damasco: “Il treno trasportava 480 passeggeri… I terroristi hanno smantellato i binari causando l’incidente … Il locomotore è stato bruciato … le altre carrozze sono deragliate e si sono capovolte su un fianco …” (citato in Terrorists attacked a train traveling from Aleppo to Damascus – YouTube, Truth Syria) La maggior parte dei passeggeri del treno “erano bambini, donne e pazienti che erano in viaggio per sottoporsi a interventi chirurgici.” (Saboteurs Target a Train Traveling from Aleppo to Damascus, Driver Martyred – Local – jpnews-sy.com, 24 luglio 2011)

Il reclutamento dei Mujahidin: la NATO e la Turchia
Questa insurrezione in Siria ha caratteristiche simili a quelle della Libia: è integrata da brigate paramilitari affiliate ad al-Qaida. I recenti sviluppi indicano una vera e propria insurrezione armata, integrata da islamisti “combattenti per la libertà” sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, armare i ribelli con armi anticarro ed anti-elicotteri per contrastare il giro di vite del regime di Assad verso il dissenso. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando più in termini di invio di grandi quantità di missili anticarro e antiaerei, mortai e mitragliatrici pesanti, nei centri di protesta, per controbattere ai blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
Secondo fonti militari e di intelligence, la NATO, la Turchia e l’Arabia Saudita hanno discusso “la forma che questo intervento avrebbe preso“.

Il cambiamento della struttura del comando militare della Turchia
Alla fine di luglio, il comandante in capo dell’esercito e capo dello stato maggiore congiunto della Turchia, il generale Isik Kosaner, si è dimesso insieme ai comandanti della Marina e dell’Aeronautica. Il Generale Kosaner rappresentava una posizione ampiamente laica all’interno delle Forze Armate. Il Generale Necdet Ozel è stato nominato suo sostituto a comandante dell’esercito e capo capo dello stato maggiore congiunto. Questi sviluppi sono di importanza cruciale. Indicano un cambiamento nel comando militare della Turchia in favore dei Fratelli Musulmani, tra cui un supporto migliore all’insurrezione armata nel nord della Siria. Fonti militari confermano anche che i ribelli siriani “sono stati addestrati all’uso delle nuove armi da ufficiali militari turchi negli impianti di fortuna nelle basi turche, vicino al confine siriano.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco …. In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto scorta militare turca e trasferiti ai leader della  ribellione a rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Questi vari sviluppi puntano verso la possibilità di un coinvolgimento diretto delle truppe turche nel conflitto, che potrebbe potenzialmente portare ad un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, così come al coinvolgimento diretto delle truppe turche in territorio siriano. “Una guerra che coinvolgesse le truppe di terra turche, comporterebbe l’invio di truppe in Siria del Nord e il ritagliarsi una sacca militare da cui i ribelli siriani sarebbero assistiti con l’aiuto militare, logistico e medico“. (Assad may opt for war to escape Russian, Arab, European ultimatums, Debkafile, 31 agosto 2011).
Come nel caso della Libia, il sostegno finanziario è apportato alle forze ribelli siriani dall’Arabia Saudita. “Ankara e Riad forniranno ai movimenti anti-Assad grandi quantità di armi e fondi da contrabbando dall’esterno della Siria” (Ibid). Il dispiegamento di truppe saudite e del GCC è anche contemplato per il sud della Siria, in coordinamento con la Turchia (Ibid).

Il reclutamento di migliaia di jihadisti
La NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di una jihad diretta al reclutamento di migliaia di “combattenti per la libertà“, ricordando l’arruolamento di mujahideen nella jihad (guerra santa) pagata della CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Si è anche discusso a Bruxelles e a Ankara, nostre fonti ci dicono, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani in paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, il loro addestramento e un passaggio sicuro in Siria“. (Ibid)
Questo reclutamento di mujahidin per combattere le guerre umanitarie della NATO (tra cui Libia e Siria) è ben avviato. Circa 1500 jihadisti dell’Afghanistan, addestrati dalla CIA, furono inviati a combattere con i ribelli “pro-democrazia” sotto la guida dell'”ex” comandante del Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG), Abdel Hakim Belhadj: “La maggior parte degli uomini sono stati reclutati dall’Afghanistan. Sono uzbeki, hazara e persiani. Secondo il filmato, questi uomini vestiti nello stile usbeco di Shalwar e hazara-uzbeko di Kurta, si trovano tra i combattimenti nelle città libiche.” (The Nation, Pakistan)
Il modello libico delle forze ribelli integrate dalla brigate islamiche e dalle forze speciali della NATO, dovrebbe essere applicato in Siria, dove i combattenti islamici, sostenuti dai servizi segreti occidentali e israeliani, sono già stati schierati.

L’attivazione di divisioni tra fazioni all’interno della società siriana
La Siria è uno Stato laico in cui musulmani e cristiani hanno un patrimonio comune fin dal periodo paleocristiano ed hanno convissuto per secoli. Il sostegno segreto viene incanalato ai combattenti jihadisti, che a loro volta sono responsabili di atti di violenza settari contro alawita, cristiani e drusi. Ai primi di maggio, come parte del “movimento di protesta” antigovernativo, uomini armati sono stati segnalati per aver attaccato case di cristiani a Daraa, nel sud della Siria:
In un villaggio cristiano presso Dara’a, nel sud della Siria, testimoni oculari hanno riferito che venti uomini mascherati in moto, hanno aperto il fuoco su una casa cristiana, gridando insulti contro i cristiani per strada. Secondo un’altra fonte della ICC in Siria, le chiese hanno ricevuto lettere minatorie durante le vacanze di Pasqua, dicendogli o di unirsi ai manifestanti salafiti o di andarsene.” La scorsa settimana a Duma, un sobborgo di Damasco, i salafiti cantavano “alawiti nella tomba e cristiani a Beirut!” Secondo una fonte della ICC e Tayyar.org, una agenzia di stampa libanese. I cristiani in Siria sono preoccupati che l’agenda di molti estremisti islamici in Siria, tra cui i salafiti, sia di espellere i cristiani dal governo e cacciarli dal paese. “Se i  musulmani salafiti ottengono influenza politica, faranno in modo che non ci sia più nessuna traccia di cristianesimo in Siria“, ha detto alla ICC un leader cristiano siriano. “Vogliamo migliorare la vita e i diritti in Siria sotto questo presidente, ma noi non vogliamo il terrorismo. I cristiani saranno i primi a pagare il prezzo del terrorismo. … Ciò che i cristiani chiedono è la consapevolezza che mentre i cambiamenti stanno avvenendo, non dovrebbe accadere per certe agende o certe persone, ma per il popolo della Siria, in modo pacifico e sotto il governo attuale“. Aidan Clay, Direttore Regionale della ICC in Medio Oriente, ha detto: “A differenza dell’Egitto, dove i cristiani hanno prevalentemente sostenuto la rivoluzione che ha rimosso il presidente Hosni Mubarak dal potere, i cristiani siriani vogliono la pace, mentre esigono una maggiore libertà con il governo attuale. I cristiani prevedono che solo caos e spargimento di sangue seguiranno, se le richieste dei salafiti saranno soddisfatte. Esortiamo il governo statunitense ad agire con saggezza e con attenzione, durante lo sviluppo di politiche che hanno profonde implicazioni politiche per le minoranze della Siria, e non sostengano indirettamente un punto d’appoggio che possa essere utilizzato dai salafiti per attuare la loro agenda radicale.” (Syrian Christians Threatened by Salafi Protestors, Persecution News, International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Gli attacchi ai cristiani in Siria ricordano le uccisioni degli squadrone della morte contro i cristiani caldei in Iraq.

La formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN) sul modello del Consiglio transizione della Libia (CNT)
Un primo passo verso l’instaurazione di un governo provvisorio in esilio è stato previsto nella cosiddetta Conferenza di Salvezza Nazionale di Istanbul (16 luglio 2011), alla presenza di circa 300 siriani in esilio. Questo conferenza ha portato alla formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN), composto da 25 membri, sul modello del Consiglio di transizione della Libia.
“I presenti alla fine hanno concordato un’iniziativa che selezionerà 25 membri da più di 300 presenti a Istanbul e 50 dalla Siria, creando un consiglio di 75 membri per rappresentare la rivolta in corso. Il consiglio lavorerà anche verso la formazione di un governo di unità nazionale che possa guidare la Siria in un periodo transitorio, in caso di caduta del regime. In questo periodo transitorio, cercherà di amministrare una road-map che ristrutturi lo stato siriano da una dittatura, smantellando lo stato di polizia, a una democrazia rappresentativa. Tuttavia, i presenti hanno rifiutato l’idea di formare un governo ombra in questo momento….” (Syrian opposition conference in Istanbul and the formation of a joint council Syria Revolts, 18 luglio 2011)
Il CSN ha previsto la formazione di un “Gabinetto” di 11 membri, che potrebbe agire come  governo de facto provvisorio in caso di “crollo del regime“. Il CSN è dominata dall’illegale Fratellanza musulmana siriana e dai liberali della comunità degli esuli siriani. (Syrian exiles vote for ‘transitional government’, Sidney Morning Herald, 19 luglio 2011)

Il ruolo centrale del generale David Petraeus: il nuovo capo della CIA  del Presidente Obama
Recentemente nominato capo della CIA da Obama, David Petraeus che ha guidato il programma di “Countroinsurrezione” MNSTC a Baghdad, nel 2004, in coordinamento con l’ambasciatore John Negroponte, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’intelligence in relazione alla Siria – tra cui il sostegno segreto alle forze di opposizione e ai “combattenti della libertà“, l’infiltrazione dei servizi segreti e delle forze armate siriani, ecc. I lavori saranno eseguiti in collaborazione con l’Ambasciatore Robert S. Ford. entrambi gli uomini hanno lavorato insieme in Iraq, dove facevano parte del grande team di Negroponte a Baghdad, nel 2004-2005.
Secondo i rapporti, il generale Petraeus si è recato in Turchia a metà luglio per incontrare i membri del Consiglio di Salvezza Nazionale. L’incontro organizzato dal ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, ha avuto luogo subito dopo la Conferenza della Salvezza Nazionale (16-18 luglio 2011): “La fonte ha notato che Petraeous ha sottolineato il suo sostegno durante la riunione all’idea di creare un governo in esilio, un governo che sia guidato dai Fratelli Musulmani e dai loro alleati, e assistito da funzionari militari statunitensi...” (Vedasi The Syrian Opposition and the CIA – Another Evidence of Treason – YouTube).
Mentre la visita ufficiale della segretaria di Stato Hillary Clinton in Turchia, è coincisa con lo svolgimento della Conferenza di Salvezza Nazionale, non ci sono conferme che Clinton abbia incontrato i membri del CSN. Ufficialmente, Hillary Clinton ha incontrato i membri dell’opposizione siriana “per la prima volta” il 2 agosto. (Syria Opposition Meets With Clinton – WSJ.com, 3 agosto 2011).

Il ruolo dei media occidentali
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifica” rivolto contro il governo di Bashar al-Assad, quando le prove confermano ampiamente che i gruppi paramilitari islamici sono coinvolti in atti terroristici. Questi stessi gruppi islamici si sono infiltrati nelle manifestazioni di protesta. Le distorsioni dei media occidentali abbondano. Le grandi manifestazioni “filo-governative” (comprese le fotografie) sono casualmente presentato come “prova” di una movimento di protesta di massa contro il governo. I rapporti sulle vittime sono basate su “testimonianze oculari” non confermate o sulle fonti dell’opposizione siriana in esilio.
Sham News e il londinese Syria Observatory for Human Rights sono abbondantemente citati dai media occidentali come “fonti affidabili” con il solito disclaimer. Il notiziario di intelligence d’Israele, Debka, mentre evita la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane affrontano una organizzazione paramilitare: “[Le forze siriane] stanno ora affrontando una forte resistenza: In attesa di loro vi sono trappole anticarro e barriere fortificate presidiato da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” (DEBKAfile).
Da quando dei pacifici manifestanti civili sono armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anticarro“? Abbiamo a che fare con paramilitari addestrati. Sebbene Shaam News sia citata come fonte dei rapporti di Associated Press e delle foto, Sham News (SNN) non è una agenzia di stampa riconosciuta. SNN si descrive come “un gruppo di patriottici giovani attivisti siriani che chiedono libertà e dignità per il popolo siriano…” con pagine su Facebook e Twitter. (Vedasi Shaam News Network)
Una foto dell’Associated Press di un raduno di massa a Hama, reca il seguente avviso: “L’Associated Press non è in grado di verificare in modo indipendente l’autenticità, contenuto, luogo o data di questa foto. Foto: HO/Shaam News Network.”
Eppure queste stesse foto non confermate vengono usate abbondantemente nei media mainstream. L’assenza di dati verificabili, tuttavia, non ha impedito che i media occidentali di pubblicare “dati autorevoli” sul numero di vittime: “Oltre 1600 morti, 2000 feriti (al-Jazeera, 27 luglio) e quasi 3.000 sparizioni (CNN, 28 luglio).” Quali sono le fonti di questi dati? Chi è responsabile delle vittime? L’ambasciatore statunitense Robert S. Ford ha candidamente dichiarato, ad una audizione presso la commissione del Senato, che: “L’arma più pericolosa che ho visto era una fionda“. E con questo slogan della fionda, una bugia, è stato citato continuamente a sostegno del carattere non violento del movimento di protesta e nel fornire un “volto umanitario” all’ambasciatore Robert S. Ford che, non dimentichiamolo, fece parte del piano di Negroponte per istituire gli squadroni della morte in Iraq, sul modello di quelli di El Salvador e Honduras. La menzogna diventa la verità.

La responsabilità del governo siriano
Il governo siriano, i suoi militari e le sue forze di polizia, portano un fardello di responsabilità nel modo in cui hanno risposto alla rivolta causando morti tra i civili e la polizia. Ma questo problema, che è oggetto di una discussione aperta in Siria, non può essere significativamente affrontato senza analizzare come gli Stati Uniti e i loro alleati, hanno sostenuto e finanziato l’insurrezione islamista integrata da gruppi paramilitari e dagli squadroni della morte. La responsabilità primaria per le morti civili spetta a Washington, Bruxelles e Ankara, che hanno sostenuto la creazione e l’incursione di “combattenti per la libertà” islamici. Hanno anche facilitato il finanziamento e la consegna di armi agli insorti.
Dal momento che l’esistenza di una insurrezione armata (sostenuta da potenze straniere) non è riconosciuta dai governi della NATO e dai media, parimenti, queste morti vengono attribuite, senza ulteriori spiegazioni, esclusivamente alle forze del governo che “sparano sui civili indifesi” o alle forze governative che sparano ai disertori della polizia …

Bivio pericoloso: verso una guerra nel grande Medio Oriente – Asia centrale
L’escalation è parte integrante del programma militare. La destabilizzazione di Stati sovrani attraverso il “cambio di regime” è strettamente coordinata con la pianificazione militare. C’è una roadmap militare caratterizzata da una sequenza di teatri di guerra USA-NATO. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “uno stato avanzato di preparazione” da diversi anni. I pianificatori militari di Stati Uniti, NATO e Israele, hanno delineato i contorni di una campagna “umanitaria” militare, in cui la Turchia (la seconda più grande forza militare nella NATO), avrebbe giocato un ruolo centrale.
Nei recenti sviluppi, la Turchia ha lasciato intendere che Ankara sta prendendo in considerazione un’azione militare contro la Siria, se il governo al-Assad non cessa “immediatamente e senza condizioni” le sue azioni contro i “contestatori“.  In una amara ironia, i combattenti islamici che operano in Siria, che stanno terrorizzando la popolazione civile, sono addestrati e finanziati dal governo turco di Erdogan. Queste minacce velate puntano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche nel territorio siriano, che potrebbe evolvere verso un vero e proprio intervento “umanitario” militare della NATO.
Siamo ad un bivio pericoloso. Dove una operazione militare USA-NATO sta per essere lanciata contro la Siria, e che inghiottirebbe la grande regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, dal Nord Africa al Mediterraneo orientale e al confine di Afghanistan-Pakistan con la Cina, nel turbine di una guerra estesa regionale.
Ci sono attualmente quattro distinti teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia. Un attacco alla Siria porterebbe alla integrazione di questi teatri di guerra separati, portando infine alla grande guerra del Medio Oriente-Asia Centrale. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra USA-NATO promossa contro l’Iran comporterebbe, come primo passo, una campagna di destabilizzazione (“cambio di regime“), comprese operazioni segrete di intelligence a sostegno delle forze ribelli contrarie al governo siriano.
Una guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO diretta contro l’Iran, in cui Turchia e Israele verrebbero direttamente coinvolte. Contribuirebbe anche alla destabilizzazione in corso del Libano.
E’ fondamentale diffondere le notizie e rompere i canali di disinformazione dei media. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza, per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru 

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